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mercoledì 22 maggio 2019

Si discrimina anche tra i poveri: bocciato il reddito di cittadinanza ai senzatetto

Globalist
La proposta veniva da un deputato di Fratelli d'Italia, Walter Rizzetto, che ha annunciato che presenterà ricorso.


Contrariamente alla proposta del Presidente dell'Inps Pasquale Tridico, il reddito di cittadinanza non sarà esteso ai senzatetto. L'emendamento era stato presentato dal deputato di Fratelli d'Italia Walter Rizzetto ed è stato dichiarato inammissibile. 

Nell'emendamento si prevedevano due elementi che rendevano possibile l'estensione ai senza fissa dimora: la residenza fittizia o la residenza in base al luogo di nascita.

Pasquale Tridico sosteneva che "il problema della residenza è superabile" in quanto esiste una legge del 1953 che “consente a tutti gli italiani di avere la residenza nel luogo di nascita. Molti cittadini italiani quindi hanno la possibilità di installare la residenza in una via fittizia dove l'individuo viene registrato”. 

Rizzetto, ideatore dell'emendamento, aveva dichiarato: "l'idea mi era venuta già prima perché i senza tetto – in quanto senza residenza – non possono accedere, nonostante siano i poveri tra i più poveri”. 

Rizzetto ha annunciato di aver presentato ricorso e che ripresenterà lo stesso emendamento in Aula alla Camera se si dovesse rendere necessario.

martedì 21 maggio 2019

Porti aperti alle armi, chiusi agli umani

Il Manifesto
Nella visione del governo la guerra è da tempo diventata "umanitaria" e l'accoglienza umanitaria è tout-court "criminale". Quando dovrebbe essere evidente che chi apre i porti ai mercanti di armi e li chiude al soccorso umanitario e all'accoglienza, distrugge la civiltà, cancella il futuro e prepara il campo aperto dell'odio. 


Se volete avere una rappresentazione tangibile e concreta della natura del governo in carica, quello del "contratto" tra sovranismo razzista della Lega e populismo giustizialista del M5S, guardate il Belpaese da nord a sud, nei suoi due porti di Genova e di Lampedusa.

Da una parte, nella capitale ligure, è attraccata la nave saudita Bahri Yanbu, tradizionalmente carica di armamenti; dall'altra nell'estrema isola siciliana rimaneva fino a 48 ore fa confinata al largo la Sea Watch, la nave di soccorso umanitario ai profughi. Porti aperti, per decisione del governo italiano, ai carichi di armi per un paese in guerra come l'Arabia saudita e per il conflitto sanguinoso in Yemen; porti chiusi, sempre per decisione del governo italiano e in particolare del ministro dell'odio Matteo Salvini, invece per i carichi di esseri umani disperati.

Ma per entrambi, ecco la novità, di fronte ai silenzi, alle ambiguità, alla tracotanza del governo che ora si rimpalla le responsabilità, in crisi con se stesso e con la coscienza della società civile italiana, sul fronte dei porti è scesa in campo la protesta. Di chi a Genova, attivisti e sindacalisti, non vuole più contribuire ad insanguinare il mondo con i traffici di armi e blocca una nave la Bahri Yanbu di fatto militare - appartiene infatti alla società saudita che gestisce il monopolio della logistica militare di Riyadh.

A Lampedusa è scesa in strada una lenzuolata di civiltà che vuole accogliere invece che respingere chi fugge disperato dalle troppe nostre guerre e dalla miseria prodotta dal nostro modello di rapina delle risorse energetiche, in Africa e non solo.

È una sintonia di avvenimenti con la quale irrompe nell'Italietta ripiegata su se stessa, la questione internazionale. Perché entrambe le vicende sono casi internazionali e chiamano in causa subito l'Europa, significativamente alla vigilia del voto per le europee. Infatti la nave saudita, che porta armi e/o strumentazioni comunque destinate alle forze armate della monarchia saudita infatti, è partita dagli Stati uniti, passata per il Canada prima di arrivare in Europa, ha come destinazione Gedda e, dopo avere caricato munizioni di produzione belga nel porto di Anversa, ha visitato e cercato di approdare nel Regno unito, in Francia e in Spagna. Sempre accolta dalla protesta dei pacifisti, degli attivisti dei diritti umani e dei portuali locali.

E l'Italia non è un attracco qualsiasi: qui su licenza tedesca sono prodotte bombe dalla Rwm Italia (con sede a Ghedi, Brescia, e nello stabilimento a Domusnovas, in Sardegna) che vengono utilizzate contro la popolazione civile yemenita. È un traffico di morte con il concorso dell'intera Europa: secondo i rapporti della stessa Ue sulle esportazioni di armi, gli Stati membri dell'Ue hanno emesso nel solo 2016 almeno 607 licenze per oltre 15,8 miliardi di euro in Arabia saudita. Ieri il porto di Genova è stato bloccato dalla manifestazione degli attivisti e dei camalli, ma il governo ha aggirato la protesta e fatto attraccare la nave lo stesso.

Anche a Lampedusa alla fine, la nave Sea Watch confinata al largo per giorni è stata fatta approdare e sono stati fatti scendere i migranti. E con l'accoglienza popolare, quasi festosa allo sbarco dei 47 profughi, è andata in onda l'alternativa del "modello Mimmo Lucano", l'ex sindaco di Riace ora al bando ed esiliato perché ha dimostrato che l'integrazione è possibile, è concreta ed è fattore produttivo, di nuovo lavoro e di nuova civiltà. Subito si è scatenata la reazione rabbiosa del ministro dell'Inferno, sponsor di quel "Decreto sicurezza bis" che le Nazioni unite accusano apertamente di "violare di diritti umani". Così la nave umanitaria è stata sequestrata e il comandante è stato denunciato per "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina".

Ecco che le due anime del "contratto di governo" si ritrovano unite negli intenti finali, anche elettorali. Non dimentichiamo però che la loro forza, sempre più fragile, deriva dai disastri provocati dai governi precedenti italiani ed europei, di centrodestra e di centrosinistra, sia per l'accoglienza dei migranti che per le guerre infinite in corso. È così. Questo governo gestisce nient'altro che una vergognosa eredità, quella delle decine di muri eretti alle frontiere di ogni paese europeo e, nel Mediterraneo, della esternalizzazione dei confini alle presunte autorità della Libia.

Che, nonostante sia travolta da mesi da una guerra intestina e per procura, continua ad essere chiamata in causa ogni giorno dal ministro degli interni Salvini perché, con la sua milizia che si chiama "guardia costiera libica", tenga ben aperti ai migranti le carceri e i campi di concentramento. Mentre nella grammatica corrente, la guerra è da tempo diventata "umanitaria" e l'accoglienza umanitaria adesso è tout-court "criminale". Quando dovrebbe essere evidente che chi apre i porti ai mercanti di armi e li chiude al soccorso umanitario e all'accoglienza, distrugge la civiltà, cancella il futuro e prepara il campo aperto dell'odio.

Quella sospensione uno spropositato avvertimento. Il caso di Palermo, questione cruciale per scuola e democrazia

Avvenire
La sospensione della professoressa di Palermo con la motivazione di non aver vigilato sul lavoro degli studenti intorno alle leggi razziali, accostate ai decreti “anti-immigrati” di oggi, presenta molti aspetti paradossali. Uno fra questi è il rischio che migliaia di insegnanti possano in futuro ricevere le stesse sanzioni. 


Il provvedimento – inaudito e sproporzionato, senza la gradualità prevista – sembra infatti un avvertimento a tutta la scuola. L’accostamento tra le leggi razziali e il decreto sicurezza, che ha provocato la sospensione della docente da parte dell’Ufficio Scolastico Provinciale, è stato infatti proposto dai ragazzi stessi, che hanno liberamente espresso la loro opinione. 

Se il dovere degli insegnanti è quello di far pensare criticamente gli studenti, in che cosa avrebbe sbagliato la professoressa che ha dichiarato di non aver nessun intento politico? La ricerca degli studenti per il Giorno della memoria era stata preceduta dalla lettura dei libri di Lia Levi e di Liliana Segre, oltre che dei giornali dell’epoca. Riflettere sulle leggi razziali porta a capire che toccare i diritti fondamentali delle persone significa incrinare la dignità umana, la convivenza sociale e la stessa vita democratica. 

Non si tratta di paragonare in modo improprio eventi incomparabili, ma di discutere sulla morale che deve orientare le norme, la legge della coscienza come base del diritto positivo e delle scelte dei governi.

Il tema del respingimento di chi bussa alle frontiere si presta al dibattito, non perché la storia si possa ripetere automatica-mente, e tanto meno perché i giovani africani di oggi possano essere paragonati in blocco agli ebrei in fuga dalla persecuzione di allora, ma per riflettere sul rapporto tra “noi” e gli altri, tra lo straniero come nemico oppure come fratello in umanità e soprattutto sul nostro coinvolgimento nelle vicende degli altri: indifferenza o impegno? 
Accogliere o respingere? Ci sono analogie o differenze col passato? Le leggi di oggi sono veramente giuste o no? 

Il miglior modo di preservare la memoria, come insegna Primo Levi, è proprio individuare i meccanismi – di discriminazione, indifferenza, esclusione – che possono ripetersi e colpire singoli e gruppi togliendo loro diritti.
La professoressa di Palermo ha fatto leggere, riflettere e discutere gli studenti, che hanno espresso il loro pensiero con la semplificazione dei quattordicenni. A questo serve la Storia, e a questo dovrebbe servire l’Educazione civica di cui proprio in questi giorni il Parlamento sta approvando la riforma: formare il pensiero critico che fa di noi veri cittadini di una democrazia; a meno che non si voglia, invece, formare dei sudditi che non possono criticare il sovrano. 

L’effetto paradossale di questa punizione “esemplare” è di aver dato l’esempio di come la scuola debba continuare a far pensare gli studenti e lasciarli liberi di andare al nocciolo della difesa dei diritti umani senza cedere alle ipocrisie della politica.

Milena Santerini
Pedagogista, Università Cattolica del S.Cuore

lunedì 20 maggio 2019

Libia, le prove dei crimini di guerra. Oltre 454 persone sono state uccise e 2.154 ferite, tra loro operatori sanitari

Corriere della Sera
A sei settimane dall'inizio dell'offensiva per la conquista di Tripoli, Amnesty International ha denunciato l'esistenza di prove di attacchi indiscriminati contro il quartiere di Abu Salim che potrebbero essere qualificati, di fronte a un tribunale internazionale, come crimini di guerra. 

Il quartiere di Abu Salim - noto soprattutto per il famigerato carcere in cui nel 1996 Gheddafi ordinò una strage di detenuti - è stato attaccato coi missili durante una fase particolarmente aspra di combattimenti, intorno alla metà di aprile. 

A essere colpite sono state soprattutto le zone di Hay al-Intissar, Hay Salaheddin e il complesso residenziale chiamato "Edifici Kikla". Sebbene queste zone siano controllate dalle Forze di sicurezza centrali di Abu Salim, una milizia affiliata al Governo di accordo nazionale di al-Sarraj, le immagini satellitari analizzate da Amnesty International non hanno evidenziato la presenza, al momento degli attacchi, di basi militari, posti di blocco od obiettivi militari nelle aree residenziali colpite o nelle loro immediate vicinanze. 

Non è certo chi abbia effettuato gli attacchi su Hay al-Intissar, Hay Salahaddin e gli "Edifici Kikla". Le forze di al-Sarraj e l'Esercito nazionale libico (Eln) del generale Haftar si sono lanciati accuse a vicenda. Tutti i residenti di Abu Salim sentiti da Amnesty International hanno puntato il dito contro l'Eln. 

Quello che è chiaro è che entrambi gli schieramenti militari sono in possesso di razzi 107mm e lanciatori Grad, le armi impiegate negli attacchi. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità dal 4 aprile, quando è iniziata l'avanzata su Tripoli delle forze del generale Haftar, oltre 454 persone sono state uccise e 2.154 ferite. Tra i morti e i feriti ci sono anche operatori sanitari. Circa 70.000 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case, a volte ricostruite dopo il conflitto del 2011. La situazione umanitaria è inoltre resa difficile dalle frequenti interruzioni della corrente e dalla carenza di forniture mediche ospedaliere.

Riccardo Noury

domenica 19 maggio 2019

Sequestrata la Sea Watch dal procuratore Patronaggio, e i migranti scendono. L'ira di Salvini.

Ansa
La nave al largo dell'isola in acque italiane. Intanto le chiese protestanti fanno sapere di essere pronte a ospitare i migranti.



Scatta il sequestro della Sea Watch ferma da due giorni al largo di Lampedusa e i 47 migranti a bordo vengono fatti sbarcare. La svolta arriva nonostante il no ripetuto per tutto il giorno da Matteo Salvini, e ribadito con forza dopo il sequestro: "Sono pronto a denunciare per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina chiunque sia disponibile a far sbarcare gli immigrati irregolari su una nave fuorilegge. Questo vale anche per organi dello Stato: se questo procuratore autorizza lo sbarco, io vado fino in fondo".
 


Il riferimento è al procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio: il blocco dell'imbarcazione, infatti, è finalizzato a fare i necessari accertamenti e a verificare se la condotta del comandante della nave abbia violato la legge. Ma porta con sé anche lo sbarco dei migranti che "messi in salvo saranno affidati a personale della Questura di Agrigento per la identificazione e per i necessari atti di polizia giudiziaria" ha detto Patronaggio.

Matteo Salvini assiste in diretta tv allo sbarco dei migranti dalla nave Sea Watch 3. E' in diretta a L'Arena su La7, quando una telecamera che trasmette immagini in diretta mostra alcuni migranti, con giubbotto di salvataggio, che scendono in porto da un'imbarcazione della Capitaneria di porto. "Qualcuno l'ordine lo avrà dato. Questo qualcuno ne dovrà rispondere", si irrita il ministro. Il M5s fa sapere che non sono stati i suoi ministri. Ma Salvini insiste: "Chiunque sia stato ne risponderà davanti agli italiani".

I 45 migranti rimasti sulla Sea Watch stanno arrivando a piccoli gruppi su gommoni della capitaneria di porto sul molo del porto di Lampedusa. Le prime persone, fatte salire sui natanti con giubbotto salvagente, dopo la procedura di routine saranno portate al centro di accoglienza dell'isola. Due migranti, un disabile e una donna incinta, erano già stati portati sull'isola perché bisognosi di cure.

"Chi è che li ha autorizzati a sbarcare? Io no, non ho autorizzato niente, deve essere qualcun altro. Io sorrido ma è grave. Perché siamo un Paese sovrano con leggi, regole, una storia e nessuna associazione privata se ne può disinteressare. Qualcuno quell'ordine lo avrà dato. Questo qualcuno ne deve rispondere". Lo dice Matteo Salvini a Non è l'Arena, su La7, commentando le fonti M5s che affermano che nessun ministro pentastellato ha autorizzato lo sbarco della Sea Watch 3.


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Le senatrici a vita Segre e Cattaneo invitano prof sospesa Dell’Aria e studenti al Senato.

Askanews
Iniziativa congiunta Segre e Cattaneo: "lavoro meritorio, vogliamo averli ospiti"
“Nei prossimi giorni provvederemo alla formalizzazione dell’invito alla Professoressa Rosa Maria Dell’Aria affinché con i suoi alunni possa essere nostra graditissima ospite. 
Liliana Segre
Insieme saremo felici di riflettere del valore della memoria e della sua attualizzazione che, pur nella semplificazione che può esservi stata, autonomamente e meritoriamente i ragazzi hanno fatto”. 

Lo hanno annunciato in una dichiarazione congiunta le senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo, in segno di solidarietà con la prof siciliana sospesa dal provveditorato per il dibattito su fascismo neo fascismo e post fascismo consentito a scuola fra i suoi studenti su loro iniziativa. 

“Siamo preoccupate – hanno denunciato congiuntamente le due senatrici a vita- per la vicenda della sospensione di 15 giorni della insegnante di Palermo per “omessa vigilanza” sul lavoro dei suoi giovani alunni che per la giornata della memoria, hanno fatto un raffronto tra le leggi razziali e la nuova disciplina in tema di diritto d’asilo introdotto dal cd. decreto sicurezza. Sono, inoltre, del tutto incomprensibili le ragioni che, stando alle notizie di oggi, vedono gli organi di polizia entrare nella scuola per “ricostruire l’accaduto. 

Alla ferita democratica inferta da una articolazione dello stato deputata all’ordine pubblico che entra in una scuola per interessarsi di un lavoro didattico frutto della libera elaborazione di alcuni studenti nell’ambito delle attività per il Giorno della Memoria vorremmo rispondere con l’invito che rivolgiamo alla Prof.ssa e ai suoi alunni presso il Senato per accoglierli nel cuore dell’istituzione repubblicana che sulla costituzione e i suoi valori trova il suo fondamento.

Il video che ha provocato la sospensione delle prof. guardatelo e giudicate ...

Guerre dimenticate, Yemen. Sauditi bombardano la capitale, 6 morti tra cui donne e bambini, 52 feriti.

Il Post
La coalizione guidata dai sauditi nella guerra in Yemen ha bombardato Sana’a, la capitale del Paese in mano ai ribelli houthi, in risposta agli attacchi che avevano compiuto martedì con droni armati contro due stazioni di pompaggio del petrolio in Arabia Saudita. 


Il ministro della Sanità houthi ha detto che i bombardamenti hanno ucciso sei persone, tra cui donne e bambini, e ne hanno ferite 52, comprese due donne russe che lavoravano in ambito medico.

Reuters scrive che gli attacchi a Sana’a hanno preso di mira nove siti militari dentro e attorno alla città. La coalizione, come riportato dalla tv saudita Al Arabiya, ha detto di aver reagito per «neutralizzare la capacità dei miliziani houthi di compiere atti di aggressione».

sabato 18 maggio 2019

Onu, invia lettera atto di accusa al governo italiano: "Il decreto sicurezza bis viola i diritti umani e fomenta la xenofobia"

La Repubblica
L'Alto Commissariato per i Diritti umani delle Nazioni Unite scrive al ministro degli Esteri, chiedendo di ritirare le circolari di Salvini contro la Mare Jonio e di bloccare il provvedimento che multa le Ong

Roma - Con una lettera di undici pagine, l'Onu chiede all'Italia di ritirare le direttive del Viminale sul salvataggio in mare e di interrompere immediatamente l'iter di approvazione del decreto sicurezza bis, che Matteo Salvini potrebbe portare già nel Consiglio dei ministri di lunedì. Insomma, di arginare la politica anti-immigrazione del ministro dell'Interno italiano. E le motivazioni sono tanto chiare quanto allarmanti: 
"Mette a rischio i diritti umani dei migranti, inclusi i richiedenti asilo"; "fomenta il clima di ostilità e xenofobia", "viola le convenzioni internazionali".
"Salvini fomenta la xenofobia"
L'atto di accusa è contenuto in un testo che Beatriz Balbin, capo delle Special procedures dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani, ha inviato il 15 maggio all'ambasciatore italiano all'Onu Gian Lorenzo Cornado, perché lo trasmetta al ministro italiano degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. E segue due richiami arrivati a Roma nel 2018 ma del tutto snobbati dal governo italiano.

L'oggetto di quest'ultimo richiamo sono le due direttive che Salvini ha emesso tra marzo e aprile, sostanzialmente per ostacolare le attività delle ong e della Mare Jonio, la nave della piattaforma Mediterranea impegnata nel salvataggio in zona Search and Rescue libica.

"La direttiva di marzo - si legge nella lettera di Balbin - è una seria minaccia ai diritti dei migranti, inclusi i richiedenti asilo e le persone vittime di tortura, sequestri, detenzioni illegali. Ci sono ragionevoli elementi per ritenere che sia stata emanata per colpire direttamente la Mare Jonio, vietandole l'accesso alle acque e ai porti italiani. Nella direttiva del 15 aprile la si accusa esplicitamente di favorire l'immigrazione clandestina. Siamo profondamente preoccupati per queste direttive, che non sono basate su alcuna sentenza della competente autorità giuridica".

Non solo. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite osserva anche che tali direttive non sono altro che 
"l'ennesimo tentativo di criminalizzare le operazioni Search and rescue delle organizzazioni civili", e che finiscono per "intensificare il clima di ostilità e xenofobia nei confronti dei migranti".

Violato il principio di non-refoulement
Oltre a richiamare il governo italiano al dovere della tutela delle vite umane in mare, l'Onu osserva come le direttive Salvini e l'esplicito trasferimento alla guardia costiera libica delle responsabilità del salvataggio in realtà possano provocare la violazione del non-refoulement, il principio - stabilito dalla Convenzione di Ginevra - secondo cui a un rifugiato non può essere impedito l’ingresso sul territorio né può esso essere deportato, espulso o trasferito verso territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate. 

"E' stato ampiamente documentato in diversi report dell'Onu che i migranti in Libia sono soggetti ad abusi, torture, omicidi e stupri - scrive l'Alto Commissariato - quindi la Libia non può essere considerata un 'place of safety' (porto sicuro, ndr) per lo sbarco".

"Bloccate il decreto sicurezza bis"
Infine, dopo aver espresso apprezzamento sia per il lavoro della Marina militare italiana sia per l'impegno umanitario delle ong, il documento si conclude con una duplice richiesta al governo italiano. La prima: "Ritirate la direttiva del Viminale del 15 aprile, che colpisce specificatamente la Mare Jonio". La seconda: "Fermate immediatamente il processo di approvazione del Decreto sicurezza bis". Quello, per capirsi, che vorrebbe introdurre maxi multe per le ong che salvano i migranti.

Fabio Tonacci

Milano - La Polizia di Stato rimuove lo striscione con la scritta "Restiamo Umani - #StayHuman"

Globalist
È comparso un uomo vestito da Zorro, in palese riferimento al libro 'Io sono Matteo Salvini' di Chiara Giannini (che scrive nell'introduzione a proposito del vicepremier: "D'ingiustizie, nella vita, ne ha subite anche lui, sin da piccolo, quando racconta ironicamente che all'asilo gli rubarono il suo pupazzetto di Zorro") al balcone di Piazza Duomo da cui era stato srotolato uno striscione con scritto 'Restiamo Umani'. 



L'uomo in questione è Riccardo Germani, storico attivista di sinistra e di Usb di Milano. Lo striscione è stato immediatamente rimosso dalle Forze dell'Ordine, che hanno interpretato l'appello alla solidarietà come una possibile provocazione per una piazza piena di odiatori sovranisti.

Sea Watch 3 con 47 migranti, per ragioni umanitarie viola il divieto e si dirige verso Lampedusa. Il solito vergognoso rifiuto del Viminale a far sbarcare dei naufraghi

Il Fatto Quotidiano
La nave Sea Watch III con a bordo 47 persone è entrata in acque territoriali italiane nonostante il divieto del ministero dell’Interno. Secondo uno dei membri del team medico a bordo, “alcune delle persone parlano di suicidio” e per questo motivo secondo i membri dell’associazione tedesca ci sono “ragioni umanitarie” che autorizzando lo sbarco. 


L’imbarcazione, bloccata da più di 36 ore al largo di Lampedusa, è diretta verso l’isola. Fonti del ministero dell’Interno hanno ribadito la chiusura dei porti: “Se qualcuno è contrario lo dica”.
Nelle scorse ore sono state fatte scendere 18 persone su 65: il gruppo era stato salvato da un naufragio al largo della Libia il 15 maggio scorso. Il Viminale ha autorizzato il 17 maggio che alcuni soggetti ritenuti tra i più deboli sbarcassero. 

“Siamo molto preoccupati”, ha scritto l’associazione su Twitter rilanciando il video di Karol, uno dei medici, “perché chi è rimasto a bordo è in una condizione psicologica negativa: si sentono privi di valore, come se a nessuno importasse di loro. Una situazione che, assieme al mal di mare e all’assenza di speranza e prospettive sta rendendo le persone davvero vulnerabili”. “Alcuni di loro dicono di voler autoinfliggere delle ferite o addirittura suicidarsi pur di far finire questa situazione. Dal punto di vista medico la situazione non è affatto buona, stiamo mantenendo un equilibrio molto fragile e precario in questo momento”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha però ribadito il divieto: “Abbiamo fatto sbarcare malati e bambini, ma resta il divieto assoluto alla Sea Watch3 di entrare nelle nostre acque territoriali. Non cambiamo idea: porti chiusi per chi non rispetta le leggi, mette in pericolo delle vite, minaccia. Una ong, peraltro straniera, non può decidere chi entra in Italia”. 

Dal Viminale hanno confermato la posizione: “Il ministero dell’Interno non cambia idea e non autorizza lo sbarco, se qualcuno non è d’accordo si prende la responsabilità pubblica di dirlo e di autorizzarlo”. 

La Sea Watch, dicono le fonti, è considerata “non inoffensiva”, anche in base “a quelle stesse convenzioni internazionali che vengono spesso invocate, anche a sproposito”. “Sono complici dei trafficanti – concludono dal Viminale – abbiamo buoni motivi per pensarlo e per dirlo”.

venerdì 17 maggio 2019

Egitto. Al Sisi concede la grazia a 560 detenuti, tanti gli attivisti politici

Nova
Il presidente dell'Egitto, Abdel Fatah al Sisi, ha concesso la grazia a 560 detenuti, in buona parte attivisti politici finiti in carcere tra il 2013 e il 2017. Lo si apprende dalla Gazzetta ufficiale. Il detenuto più noto a essere rilasciato sarà il giornalista Abdel-Halim Qandil, ex direttore del quotidiano "Sawt al Omma".


La maggior parte dei prigionieri graziati erano stati condannati sulla base di una controversa legge sulla regolamentazione delle manifestazioni pubbliche e per altri reati correlati alla situazione politica.
 

Tra i detenuti che verranno rilasciati vi sono anche attivisti che sono stati processati dai tribunali militari, in particolare nell'Alto Egitto.

Migranti: 50 morti da inizio anno in rotta Turchia-Ue - In maggioranza assiderati a confine Iran, 16 annegati nell'Egeo

ANSAmed
Istanbul - Sono almeno 50 i migranti che hanno perso la vita dall'inizio di quest'anno nel tentativo di raggiungere dalla Turchia il territorio dell'Unione europea senza regolari documenti.
 

La maggior parte delle vittime, secondo i dati delle autorità di Ankara elaborati da Anadolu, si registrano al confine turco-iraniano, da cui passano ogni anno decine di migliaia di persone, soprattutto afghani e pachistani.

Almeno 32 sono i corpi assiderati ritrovati nella provincia orientale turca di Van, la maggior parte emersi dopo lo scioglimento delle nevi invernali. Altri 2 migranti sono morti assiderati nella provincia di Edirne, al confine con la Grecia.

Sono invece 16 le vittime accertate in 4 naufragi nel mar Egeo di barconi diretti verso le isole greche.

giovedì 16 maggio 2019

Denuncia Onu: non riportare nessun migrante che fugge dalla Libia. Nell'ultima settimana partiti in 944, 64 morti gli altri di nuovo nei lager

Globalist
L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: nell'ultima settimana almeno 944 persone hanno lasciato le coste libiche, 64 sono morti gli altri riportati nei lager.


Parole fin troppo sagge rispetto a chi sputa solo odio e frasi fatte come ‘la pacchia’ è finita: l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) "torna a ripetere che nessuno dovrebbe essere riportato in Libia". Secondo l'Agenzia Onu, nell'ultima settimana almeno 944 persone hanno lasciato le coste libiche per i viaggi della speranza nel Mediterraneo: 65 sono morte davanti alle coste della vicina Tunisia, mentre il 65% degli 879 superstiti è stato riportato in Libia.

E' necessario, ha detto il portavoce Charlie Yaxley, "un duplice approccio che veda un aumento delle capacità di ricerca e di soccorso", non solo da parte delle ong, "e un immediato aumento delle evacuazioni umanitarie di rifugiati e migranti dai centri di detenzione di Tripoli". 

"Le navi delle ong hanno avuto un ruolo cruciale per salvare vite in mare e chiediamo agli Stati la revoca delle restrizioni logistiche e legali alle loro operazioni - ha insistito - Chiediamo anche agli Stati di offrire modi sicuri e legali per accedere al diritto di asilo".

Vaticano: 3 milioni spesi per pagare le bollette dei poveri nel 2018.

La Repubblica
Tanto ha versato nel 2018 l'elemosiniere del Papa, Krajewski, che l'altro giorno ha riattaccato la luce in uno stabile occupato a Roma. La solidarietà dei francescani: "Se è illegale quello che ha fatto compiendo un gesto di umanità, allora arrestateci tutti”.

Citta' del Vaticano - Tre milioni e mezzo di euro. A tanto, secondo quanto apprende Repubblica, ammonta la spesa che l’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, ha sostenuto nel 2018 per pagare le bollette della luce, del gas, della spazzatura, e diverse rate per spese varie sempre inerenti la gestione di case, che singole persone e famiglie, molte italiane, non sono riuscite a sostenere in tutto il Paese.

Il dato, che filtra dal Vaticano in un momento in cui la stessa comunità ecclesiale si divide sul gesto di «don Corrado» di riattaccare la luce in uno stabile occupatodi Roma, è sostanzialmente il medesimo degli anni passati. Krajewski ha attinto dalle offerte che diversi benefattori inviano per questo scopo al Papa e alla stessa elemosineria, ed anche dalla rendita, significativa, che il dicastero vaticano ha con l’invio a chi ne fa richiesta di benedizioni apostoliche attraverso delle pergamene. Molti soldi vengono inviati in tutta Italia su richiesta delle diocesi che non riescono da sole a far fronte alle esigenze di diversi indigenti.

Ieri il cardinale Pietro Parolin ha difeso l’elemosiniere dicendo che col suo gesto ha voluto «attirare l’attenzione su un problema reale». Il segretario di Stato ha anche replicato al ministro Salvini, commentando quanto detto dal titolare del Viminale, che aveva invitato la Santa Sede a pagare le bollette degli italiani in difficoltà: “La Chiesa lo fa già: aiuta tutti”, ha detto.

Krajewski ha confidato di aver agito d’istinto, anche dopo aver visto un bambino del palazzo che necessita per vivere dell’ausilio di un apparecchio che si alimenta a corrente. Nei giorni precedenti, fra l’altro, aveva visitato, uscendone particolarmente provato, i profughi di Lesbo, inviato dal Papa per rinnovare la vicinanza ai rifugiati ospitati nei campi di accoglienza.

“Davanti a situazioni di pericolo per una persona non c’è legge che tenga”, ha invece affermato Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma da poco nominato a Siena.

Anche i francescani di Assisi hanno fatto quadrato attorno all’elemosiniere. Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala stampa del Sacro Convento di Assisi, interpellato a margine della presentazione dell’evento voluto dal Papa che per marzo prossimo ha radunato nella cittadella umbra gli economisti di tutto il mondo, ha affermato: “Se è illegale aiutare bambini e persone che soffrono, ditemi che cosa è legale?”. E ha ribadito: “Se è illegale quello che ha fatto Krajewski compiendo un gesto di umanità dettato dal cuore e da quanto dice il Vangelo, allora arrestateci tutti”.

mercoledì 15 maggio 2019

L’ong Sea Watch ha soccorso 65 persone al largo della Libia

Il Post
La nave della ong Sea Watch ha annunciato di aver soccorso 65 migranti da un gommone partito verosimilmente dalle coste della Libia. 
Se i numeri fossero confermati, sarebbe una delle operazioni di soccorso più ingenti delle ultime settimane.

In tutto il 2019 dalla Libia sono sbarcate in Italia circa 1.100 persone, mentre più o meno altrettanti sono stati riportati in Libia dalla cosiddetta Guardia Costiera libica. Le morti registrate in quel tratto di mare sono circa 300.

@SeawatchItaly
BREAKING #SeaWatch ha soccorso 65 persone da un gommone a 30 miglia (60 km ca.) dalle coste libiche, avvistato da aereo civile di ricognizione.
Libia, Malta, Italia, Olanda informate: nessuna risposta.
Nel #Mediterraneo stanno diminuendo i testimoni, non le partenze.

Corte di Giustizia Ue, no a rimpatri rifugiati in Paesi d'origine. E' una protezione maggiore di quella della Convenzione di Ginevra

Ansa
Bruxelles - In base al diritto europeo, un rifugiato in fuga da un Paese in cui rischia la tortura o altri trattamenti inumani vietati dalla Convenzione di Ginevra non può essere rimpatriato o respinto nel sopracitato Paese anche se lo status di rifugiato gli viene negato o revocato dallo Stato ospitante per validi motivi di sicurezza. E' quanto ha chiarito la Corte di giustizia Ue in una sentenza pubblicata oggi.


I giudici della Corte sono stati chiamati a pronunciarsi sulla conformità delle disposizioni della direttiva Ue sui rifugiati con quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra dai colleghi di Belgio e Repubblica Ceca in seguito ai ricorsi presentati da un ivoriano, un congolose e un ceceno a cui è stato revocato o rifiutato lo status di rifugiato per gravi motivi. Una fattispecie prevista dalla stessa Convenzione di Ginevra.


In base alle norme vigenti, secondo la sentenza odierna della Corte, 
"fintanto che il cittadino di un Paese extra-Ue o un apolide abbia fondato timore di essere perseguitato nel suo Paese d'origine o di residenza, questa persona deve essere qualificata come rifugiato indipendentemente dal fatto che lo status di rifugiato sia stato formalmente riconosciuto". 
Fatta questa premessa, la Corte ha stabilito che la direttiva europea va "interpretata e applicata nel rispetto dei diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue" che "escludono la possibilità di un respingimento" verso Paesi a rischio. 

La stessa Carta, hanno ricordato i giudici comunitari, "vieta infatti in termini categorici la tortura nonchè pene e trattamenti inumani e degradanti a prescindere dal comportamento dell'interessato e l'allontanamento verso uno Stato dove esista un rischio serio che una persona sia sottoposta a trattamenti di tale genere". 

In altre parole, secondo le delucidazioni fornire dagli addetti ai lavori, la sentenza della Corte ha stabilito che il diritto Ue dà ai rifugiati una protezione maggiore di quella riconosciuta dalla Convenzione di Ginevra stabilendo che, anche nel caso di rifiuto o ritiro dello status di rifugiato per gravi e validi motivi, costui non può essere rimandato nel Paese d'origine. 

Spetta poi alla magistratura nazionale stabilire se l'interessato è da considerarsi o meno un clandestino con tutte le implicazioni connesse a questo status.

Migranti. Nessuna connessione tra Ong e scafisti. Chiesta archiviazione per Open Arms

Avvenire
Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro non riscontra prove e chiede di chiudere l'inchiesta sull'organizzazione spagnola.
Mentre continuano le partenze e gli sbarchi di migranti in Italia, la procura di Catania dopo due anni di inchieste pone una pietra tombale sul sospetto di collegamenti tra Ong e trafficanti di uomini. 

Il pool di magistrati guidato da Carmelo Zuccaro, dopo avere a lungo sostenuto che vi fossero elementi che potessero far ipotizzare una connessione tra Ong e scafisti, ora esclude questa possibilità e ha chiesto l’archiviazione per il comandante Marc Reig Creus e per il capo missione Ana Isabel Montes Mier della spagnola ProActiva Open Arms.

Erano indagati per associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina per lo sbarco a Pozzallo (Ragusa), il 17 marzo 2018, di 218 migranti soccorsi al largo della Libia. Resta aperto a Ragusa il fascicolo per «violenza privata» per avere disubbidito al ministero dell’Interno. Contestazione destinata a cadere dopo che sarà archiviata l’indagine catanese. La notizia, anticipata da Radio Radicale, è stata confermata da fonti legali.

L'inchiesta è coordinata dal procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Regolo e Andrea Bonomo che dispose il sequestro della nave perché, sosteneva l'accusa, "l'obiettivo primario è salvare migranti e portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente". Veniva contestato a Open Arms il "rifiuto di consegnare i profughi salvati a una motovedetta libica" e che, "nonostante la vicinanza con l'isola di Malta, la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione". 

L'Ong si è sempre difesa sostenendo di avere agito "in stato di necessità per salvare vite umane". Il sequestro della nave fu convalidato dal Gip di Catania, ma soltanto per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il fascicolo, per competenza, fu trasferito alla Procura di Ragusa che reiterò la richiesta di sequestro della Open Arms, rigettata il 16 aprile scorso dal Gip Giovanni Giampiccolo. La stessa Procura di Ragusa nello scorso dicembre ha notificato ai due indagati un avviso di conclusione indagine individuando come parte lesa il ministero dell'Interno.

I riflettori delle organizzazioni internazionali restano puntati su Tripoli. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) ha ribadito che «nessuno dovrebbe essere riportato in Libia». Secondo l’Agenzia Onu, nell’ultima settimana almeno 944 persone hanno lasciato le coste libiche: 65 sono morte, mentre il 65% degli 879 superstiti è stato catturato in mare dalla cosiddetta Guardia costiera libica e riportato nelle prigioni per migranti

Le navi delle organizzazioni non governative «hanno avuto un ruolo cruciale per salvare vite in mare e chiediamo agli Stati la revoca delle restrizioni», ha detto da Ginevra il portavoce Charlie Yaxley, che invoca «un immediato aumento delle evacuazioni umanitarie di rifugiati e migranti dai centri di detenzione di Tripoli».

Nello Scavo

martedì 14 maggio 2019

Siria, missili su un villaggio cristiano: uccisi 4 bambini durante lezione di catechismo

Rai News 24
In Siria il villaggio cristiano di Al-Sekelbiya, nella provincia di Hama, nel nord-ovest del paese, è stato colpito da un attacco missilistico. Quattro bambini, dai 6 ai 10 anni, e la loro catechista sono stati trucidati durante una lezione di catechismo. 

Altri sei bambini sono stati feriti. Lo riferisce la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, aggiungendo che agenzie locali parlano di azione di "gruppi terroristici". 

Secondo l'Agenzia stampa ufficiale siriana, Sana, i missili sono stati lanciati domenica dai jihadisti ribelli. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che i razzi sono stati sparati dalla vicina regione Idlib, controllata dall'ex affiliata di al-Qaeda, Hayat Tahrir al-Sham.

Reportage. Grecia, campo di Moria (Lesbo) le gabbie dei piccoli profughi siriani. Non siamo in Libia siamo in Europa!

Avvenire
A Moria nel campo greco i minori non accompagnati vivono reclusi. Il governo: «Accoglienza ottimale». E ai bambini invalidi, disabili, ammalati cronici è vietata l’uscita dal reticolato.


L’Europa muore nel petto di Achmad. Basta vederla la lunga cicatrice sul torace: quel bimbo di sei anni non dovrebbe stare in una gabbia per profughi. L’Europa muore negli occhi neri di una bimba afghana: la misera protesi al piede la fa sembrare una bambola rotta che qui non camminerà né guarirà mai.

Nel girone dei bimbi migranti le autorità hanno deciso che andavano trattati come canaglie a cui sorridere al di qua delle inferriate. Dicono che è per la loro sicurezza che devono stare reclusi come le fiere allo zoo. C’è una grata perfino tra loro e il cielo, casomai si arrampicassero fuggendo tra i tetti arroventati dei container che alla stampa vengono raccontati come “residenze”, ma che in realtà sono celle di lamiera.

Nessun essere umano dovrebbe stare qui, che poi è Europa, mica la Libia.

Il campo di Moria è una collina che dall'alto discende verso i gironi dei dannati d’ogni guerra: Yemen, Afghanistan, Iraq, Siria, Palestina. Mani affettuose hanno verniciato con colori vividi le scatolette di ferro dentro a cui alloggiano adulti e bambini. Mani ipocrite hanno ordinato e pagato milioni di euro a un Paese in crisi perché tenesse al confino i migranti che salpano dalle vicine coste turche e poi si arrampicano sulle scogliere dell’arcipelago.
I cantori della favola di Stato sanno di dover mentire ai giornalisti: «In Grecia ci sono 70mila migranti ospitati – lo ha davvero detto incontrandoci un funzionario di Atene – in condizioni del tutto ottimali». Dove per ottimale si intende un solo medico per 4mila persone. Per non dire dei colloqui per esaminare le richieste d’asilo.

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Nello Scavo, inviato a Moria (Lesbo)

lunedì 13 maggio 2019

Mamme che difendono i loro figli da odio e razzismo ieri come purtroppo oggi

Blog Diritti Umani - Human Rights
Mamme che in tempi di guerra, di carestie e di razzismo hanno dovuto fare scudo per difendere i figli dall’odio, dalle bombe, dai proiettili, dalla fame e dalla disumanità.
Ieri come, purtroppo, oggi.

Fonte: Globalist

Allarme nel Mediterraneo. Migranti morti e dispersi, SOS inascoltati. Bloccata al Mare Jonio ma parte la Sea Watch 3. Salvini: "la fermeremo in ogni modo"

La Repubblica
Per una nave umanitaria che riesce a fermare, un'altra torna in mare. Un Matteo Salvini particolarmente nervoso per le oltre 200 persone riuscite a sbarcare in Italia nelle ultime 48 ore nonostante la sua politica dei porti chiusi, inaugura la settimana con un pesante avvertimento alla Ong tedesca Sea Watchma anche ai suoi colleghi di governo.


"La nave ong Sea Watch 3 (bandiera olandese) sta navigando nel Mediterraneo in direzione Libia. Avviso ai naviganti: non pensino di aiutare scafisti, imbarcare immigrati e dirigersi verso l'Italia perché verranno fermati con ogni mezzo lecito consentito. L'avviso -prosegue il ministro dell'Interno - è rivolto anche ai nostalgici dei porti aperti presenti in Parlamento".

[...]
Nell'ultimo fine settimana sono stati 200  (un quinto di tutti quelli arrivati nel 2019) i migranti riusciti a sbarcare nei porti italiani, portati a terra oltre che dalla Mare Jonio anche da una nave della Marina italiana e da motovedette italiane che hanno soccorso imbarcazioni in difficolta' in acque italiane al largo delle coste siciliane e calabresi. E il Viminale ha dovuto arrendersi e farli sbarcare.

La Sea Watch, da parte sua, denuncia "l'uso di assetti aerei europei per facilitare i respingimenti, mentre almeno 70 persone annegano in un naufragio e 240 vengono riportate forzatamente in Libia". Ieri il Moonbird, l'aereo che coadiuva la Sea Watch nei soccorsi in mare, ha annunciato di aver visto migranti cercare di sfuggire a nuoto ad una motovedetta libica che aveva intercettato l'imbarcazione su cui viaggiavano per riportarli in Libia.

Alessandra Ziniti 

Diritti umani: America Latina. L’ong Aula Abierta denuncia 450 detenzioni e 30 uccisioni di studenti universitari nel periodo 2017-2019

SIR
Tra il 2017 e il 2019 almeno 450 studenti universitari sono stati detenuti arbitrariamente in America Latina. I dati sono stati diffusi dall’organizzazione Aula Abierta Latinoamérica, che ha partecipato all’udienza regionale sui diritti umani promossa la scorsa settimana dalla Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) a Kingston, in Giamaica. 

Durante le numerose udienze sono stati dibattute varie tematiche, come per esempio le uccisioni dei leader sociali in Colombia, l’educazione inclusiva dei disabili dei diritti dei malati di Aids, non rispettati in Repubblica Dominicana

David Gómez Gamboa, venezuelano, direttore di Aula Abierta, nel corso della sua audizione ha parlato di situazione allarmante per quanto riguarda le violazioni del diritto degli universitari ad associarsi. In particolare, come riferisce un comunicato pervenuto al Sir, preoccupa la situazione in Venezuela, Nicaragua, Bolivia e Colombia. 

Oltre ai 450 detenuti, nel triennio si registrano 100 espulsioni, più di 30 uccisioni, e altre situazioni di tortura e intimidazione. Anche dirigenti e docenti universitari sono a volte oggetto di minacce o persecuzioni, per promuovere il dibattito libero tra gli studenti. 

E’ stato, in particolare, citato il caso di un docente venezuelano, il prof. Leonardo Zerpa, sospeso dall’insegnamento per aver partecipato alle proteste contro Maduro. Ha concluso Gamboa: “Dal 2010 in Venezuela il potere giudiziario ha proibito la realizzazione delle elezioni studentesche e per il rettorato, impedendo così il rinnovo delle cariche nelle università pubbliche”.

Strage in una chiesa del Burkina Faso: ucciso il parroco e 5 fedeli

Globalist
Un commando di una trentina di armati ha fatto irruzione durante la messa sparando contro i fedeli.

In alcuni paesi ormai le domeniche sono giorno non di festa o di preghiera per i cristiani ma di morte: un gruppo di jihadisti ha fatto irruzione aprendo il fuoco nella parrocchia cattolica di Beato Isidore Bakanja di Bablo, in Burkina Faso.

Nell'attacco sono rimasti uccisi il sacerdote burkinabé Abbé Siméon Yampa, di 34 anni, e altre cinque persone all'inizio della messa. Le autorità locali hanno inviato squadre di sicurezza sul posto.

Gli aggressori "sono stati in grado di immobilizzare alcuni fedeli, hanno ucciso cinque persone e il sacerdote che stava celebrando la messa", ha spiegato il sindaco di Bablo, Ousmane Zongo. Secondo una fonte di sicurezza, l'attacco è stato eseguito da un "circa 20-30 uomini armati". Probabilmente un gruppo jihadista ma mancano conferme.

E' la seconda strage nel Paese in due settimane. Il 29 aprile un gruppo di assalitori ha attaccato una chiesa a Silgadji uccidendo sei persone tra cui il pastore protestante che stava presiedendo la cerimonia e i suoi due figli.

domenica 12 maggio 2019

Roma - L'elemosiniere del Papa, Krajewski, rompe i sigilli e riattacca la corrente al palazzo occupato da 420 persone di cui 98 minori

Ansa
Ad occuparsi dell'operazione l'elemosiniere di Bergoglio: 'E' stato un gesto disperato - ha detto - c'erano 400 persone senza corrente'. Nei giorni scorsi l'appello degli abitanti delle case.


"Sono intervenuto personalmente, ieri sera, per riattaccare i contatori. E' stato un gesto disperato. C'erano oltre 400 persone senza corrente, con famiglie, bambini, senza neanche la possibilità di far funzionare i frigoriferi". 


Lo conferma all'ANSA il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, 'braccio' caritativo del Papa per i casi di disagio a Roma e non solo, dopo aver riattivato la luce elettrica a Spin Time, nel palazzo occupato di via Santa Croce in Gerusalemme, al buio e senza acqua calda dal 6 maggio. 

"Non l'ho fatto perché sono ubriaco", ha aggiunto Krajewski.
"Qui vivono 420 persone (tra cui 98 minorenni) e ci sono 25 realtà culturali. Ma non sarà certo il buio a fermarci. Questo è un'appello alla città di Roma"
, avevano detto in una nota, gli attivisti di SpinTime Labs tra quanti occupano lo stabile ex Inpdap di via Santa Croce di Gerusalemme a Roma.

Lo stabile di Via di Santa Croce è stato occupato il 12 ottobre 2013 dal movimento "Action" a scopo abitativo. Oggi all'interno ci sono anche un'osteria, un laboratorio di birra artigianale, una falegnameria, una sala prove e "un punto di approdo, aperto a tutti, attento ai giovani, agli ultimi e ai più bisognosi". Secondo quanto appreso dagli occupanti, il Campidoglio non salderà le bollette della luce arretrate dovute dagli occupanti della palazzina, dopo che, nei giorni scorsi, la società di fornitura di energia, Hera, ha staccato la corrente per morosità.

Sembra che il debito accumulato dal 2013 - anno di inizio dell'occupazione dell'ex sede Inpdap - sia di oltre 300 mila euro.

"Conto che l'elemosiniere del Papa, intervenuto per riattaccare la corrente in un palazzo occupato di Roma, paghi anche i 300mila euro di bollette arretrate". Il leader della Lega Matteo Salvini interviene così, a un comizio elettorale a Bra (Cuneo), sul caso del palazzo ex Inpdap di Roma e sul gesto del cardinale polacco Konrad Krajewski. "Penso che voi tutti, facendo sacrifici le bollette le pagate - dice rivolgendosi ai presenti -. Se qualcuno è in grado di pagare le bollette degli italiani in difficoltà siamo felici...".

Telefonata tra la sindaca Virginia Raggi e il prefetto Gerarda Pantalone, questo pomeriggio, sull' occupazione dell'immobile SpinTime. A quanto si apprende, le due rappresentanti istituzionali hanno condiviso le informazioni in loro possesso sull'immobile.

Libia - L'Unhcr chiede di portare al sicuro i rifugiati detenuti a Tripoli

articolo21.org
L'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha lanciato un appello affinché i rifugiati e i migranti bloccati nei Centri di detenzione delle zone di Tripoli interessate dal conflitto siano immediatamente evacuati verso aree più sicure, dopo che un attacco aereo ha colpito un edificio a meno di 100 metri dal Centro di detenzione di Tajoura, in cui sono detenuti oltre 500 rifugiati e migranti. 



Le persone detenute attualmente a Tajoura sono più di 500, due delle quali sono ferite e richiedono assistenza medica. Con l'intensificarsi delle ostilità durante la notte di martedì, rifugiati e migranti sono rimasti intrappolati all'interno senza poter fuggire e mettersi in salvo.

Date le violenze ininterrotte in corso a Tripoli e i rischi evidenti per le vite dei civili, è ora più che mai necessario che i responsabili dei Centri interessati autorizzino il rilascio immediato dei detenuti affinché possano essere portati in salvo. 

"A questo punto, i rischi sono semplicemente inaccettabili", ha dichiarato Vincent Cochetel, Inviato Speciale dell'Unhcr per il Mediterraneo Centrale. "Le persone detenute nei Centri di Tripoli sono minacciati da pericoli sempre maggiori, pertanto è di vitale importanza che siano evacuate immediatamente e messe in salvo".

Dallo scoppio del conflitto avvenuto lo scorso 4 aprile a Tripoli, l'Unhcr ha ricollocato oltre 1.200 persone da località ad alto rischio verso aree più sicure. Tuttavia, restano circa 3.460 rifugiati e migranti in Centri di detenzione che si trovano in prossimità di zone interessate dal conflitto. Non sono state effettuate nuove evacuazioni dalla Libia da quando, il 29 aprile, 146 persone sono state portate in Italia. 

L'Unhcr sollecita la comunità internazionale a mettere nuovamente a disposizione di rifugiati e migranti programmi quali corridoi umanitari e ricollocamento. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati esprime, inoltre, preoccupazione per l'utilizzo dei Centri di detenzione quali depositi di armi e attrezzature militari. Un simile utilizzo delle infrastrutture civili costituisce una violazione del diritto umanitario internazionale e deve essere assolutamente evitato.

Decreto Sicurezza-bis, tattica arma di "distrazione" - Colpire in modo vergognoso migranti e Ong ma le priorità del Paese sono altre.

TPI
Decreto Sicurezza bis | Pugno di ferro contro chi soccorre i migranti e contro chi aggredisce le forze dell’ordine: questi i punti centrali del Decreto Sicurezza bis appena varato dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini.


Il leader del Carroccio dà il via libera al seguito del divisivo Decreto Sicurezza, che prevede sanzioni molto alte per coloro che soccorrono i migranti in mare.

Le multe salateLa prima norma prevede multe a chi “nello svolgimento di operazioni di soccorso in acque internazionali, non rispetta gli obblighi previste dalle Convenzioni internazionali”, dunque i comportamenti che Salvini attribuisce alle navi umanitarie.

Le sanzioni riconosciute sono di due tipi: da 3.500 a 5.500 euro per ogni straniero trasportato e, nei casi reiterati, se la nave è battente bandiera italiana la sospensione o la revoca della licenza da 1 a 12 mesi.
La legge del mare Secondo Matteo Salvini, “tutte le navi che trasportino migranti siano una minaccia per la sicurezza nazionale”. L’articolo numero 2 va a modificare il Codice della navigazione. Salvini attribuisce al Viminale il controllo sul divieto di transito nelle acque territoriali di navi qualora sussistano ragioni di sicurezza e di ordine pubblico.

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – Il decreto modifica anche il codice di procedura penale. Come? Non saranno più le procure ordinarie a indagare su minori atti di favoreggiamento all’immigrazione, ma diventeranno con il Decreto Sicurezza bis competenza delle Direzioni distrettuali antimafia.

Norme sulle forze dell’ordine – Un altro pacchetto di norme inasprisce le sanzioni per chi devasta o danneggia luoghi pubblici nel corso di manifestazioni.

Con un inasprimento delle pene per “le azioni di chi si oppone a pubblici ufficiali con qualsiasi mezzo di resistenza attiva o passiva, dagli scudi alle mazze e ai bastoni”. Il reato per violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale diventa ora molto più grave.

Aumentano i poliziotti – Tre milioni di euro vengono stanziati per l’impiego di poliziotti stranieri in operazioni sotto copertura contro le organizzazioni di trafficanti di uomini.

Veronica Di Benedetto Montaccini

sabato 11 maggio 2019

Iran - Due diciassettenni, Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat, frustati e eseguita la pena di morte in segreto

La Repubblica
Due diciassettenni frustati e poi giustiziati in segreto. Le autorità iraniane hanno frustato e segretamente giustiziato il 25 aprile scorso due ragazzi di età inferiore ai 18 anni, ha appreso Amnesty International. Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat, due cugini, sono stati messi a morte nella prigione di Adelabad a Shiraz, nella provincia di Fars, nel sud dell'Iran. 
Entrambi erano stati arrestati quando avevano 15 anni e condannati per accuse di stupro in un processo iniquo. Secondo le informazioni ricevute da Amnesty International, gli adolescenti non erano a conoscenza di essere stati condannati a morte fino a poco prima delle loro esecuzioni e portavano segni sui loro corpi, a indicare che sono stati fustigati prima dell’esecuzione. Le loro famiglie e gli avvocati non sono stati informati in anticipo delle esecuzioni e sono rimasti scioccati nell'apprendere la notizia.

L'esecuzione senza preavviso. Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat erano stati tenuti in un centro di correzione minorile a Shiraz dal 2017. Il 24 aprile, sono stati trasferiti nella prigione di Adelabad, senza conoscerne il motivo. Lo stesso giorno, le autorità hanno concesso alle loro famiglie di visitare i due ragazzi, senza però dire che era in preparazione delle esecuzioni. Il giorno seguente, il 25 aprile, le famiglie hanno ricevuto una chiamata dall'Organizzazione di Medicina Legale dell’Iran, un istituto forense statale, che li informava delle esecuzioni e chiedeva loro di riprendersi i corpi.

Nuova strage di migranti, almeno 70 annegati al largo di Tunisi e si sequestra le nave per il soccorso Mare Jonio

Ansa
Almeno 70 migranti sono annegati a causa dell'affondamento della loro imbarcazione in acque internazionali, a 40 miglia dalla città di Sfax in Tunisia. 


Sedici finora i sopravvissuti, salvati da pescherecci nella zona. Lo riferisce l'agenzia di stampa tunisina Tap. I migranti di origine subsahariana sarebbero partiti dalla Libia ed il numero delle vittime potrebbe aumentare. 

Intanto la Guardia di Finanza sta procedendo ad un "sequestro d'iniziativa" della Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Human con a bordo i 30 migranti soccorsi ieri al largo della Libia, tra cui due donne incinte e cinque minori. I militari, si apprende da fonti del Viminale, dopo esser saliti a bordo avrebbero rilevato alcune irregolarità e proprio per procedere il sequestro è stato consentito alla nave di entrare nel porto di Lampedusa. L'accusa ipotizzata nei confronti dell'equipaggio è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

venerdì 10 maggio 2019

Mare Jonio salva 30 migranti e si dirige a Lampedusa. Il Viminale sequestrerà la nave.

Ansa
Mare Jonio sbarcherà a Lampedusa i 30 migranti soccorsi ieri al largo della Libia, tra cui due donne incinte e cinque minori. 

Don Mattia Ferrari a bordo della Mare Jonio, con i migranti salvati
Lo rende noto Mediterranea Saving Human che su twitter ha postato un video della nave in movimento scortata da una motovedetta della Guardia di Finanza. 

"Partita in questo momento Mare Jonio per fare ingresso al porto di Lampedusa - scrive Mediterranea - per completare operazioni di salvataggio con lo sbarco dei naufraghi nel porto sicuro, come prevede la legge".

Repubblica
Sbarco dei migranti e sequestro della Mare Jonio d’iniziativa delle forze dell’ordine per alcune irregolarità. La Finanza accusa Mare Jonio anche di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Queste le mosse del Viminale che ha deciso un'altra strada da percorrere. Poi toccherà ancora una volta alla Procura di Agrigento valutare se confermare il sequestro della nave o restituirla a Mediterranea. Intanto dopo gli sbarchi ad Augusta e a Lampedusa i porti italiani evidentemente si sono riaperti ai migranti in fuga dalla Libia.

Twitter 
Viminale annuncia sequestro? Curioso che lo faccia via stampa prima che a noi. Nessuna notifica. Nessuna irregolarità riscontrata. Sequestro è atto per tentare di fermarci. Ma importante per noi è che le persone siano salve. Unico crimine è far morire la gente in mare o in Libia.

Conte apre i porti: 36 migranti salvati dalla Marina Militare sbarcano ad Augusta. Salvini : "Io porti non ne do"

La Repubblica
"I 36 migranti che erano a bordo di una imbarcazione che stava per affondare, sono stati messi in salvo dal personale della nostra Marina militare che era a bordo della nave Cigala Fulgosi e ora sono stati tutti trasferiti sull'unità Stromboli. La nave Stromboli viaggia adesso verso il porto militare di Augusta, dove i migranti verranno fatti sbarcare". Lo rende noto la presidenza del Consiglio dei ministri nella tarda serata di giovedì 9 maggio.


Il premier Giuseppe Conte quindi disinnesca l'ennesimo scontro con il ministro dell'Interno Matteo Salvini
che nella dal palco di un comizio nelle Marche dove si trova, aveva detto: "C'è una nave della Marina militare che in acque libiche ha raccolto 40 immigrati, io porti non ne do. Perché in acque libiche? Peraltro pattugliate dalla guardia costiera libica che ieri in pieno ramadan ha soccorso salvato e portato indietro più di 200 immigrati. O si lavora tutti nella stessa direzione o non può esserci un ministro dell'interno che chiude i poti e qualcun altro che raccoglie i migranti. E' vero che bisogna chiarire alcune vicende all'interno del governo".

In realtà non sembra che la nave italiana sia intervenuta in acque libiche, ma a 43 miglia dalla costa, quindi in acque internazionali. Tant'è che la Marina italiana aveva replicato con una nota: "Il barcone soccorso imbarcava acqua e quindi era in procinto di affondare, con le persone a bordo prive di salvagenti che erano in imminente pericolo di vita. Il soccorso è stato effettuato dalla nave Cigala Fulgosi che in aderenza alle stringenti normative nazionali ed internazionali ha recuperato 36 persone di cui 2 donne e 8 bambini. Nave Cigala Fulgosi, unità della Marina militare italiana, fa parte dell'operazione 'Mare Sicuro' e sta conducendo "attività di presenza, sorveglianza e deterrenza, anche in ragione all'attuale situazione di sicurezza presente in Libia. Tale unità - ricordava la Marina - è posta in particolare a protezione distante di nave 'Capri', anch'essa facente parte dell'operazione 'Mare Sicuro', che si trova ormeggiata in porto a Tripoli per fornire assistenza tecnico-logistica ai mezzi della Marina militare e della Guardia Costiera libica. L'unità è anche a salvaguardia del personale italiano presente a Tripoli nonchè delle piattaforme estrattive dell'Eni presenti al largo delle coste libiche".