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lunedì 27 marzo 2023

Italia - Il decreto Meloni ferma la nave ong di Banksy "Luise Michel": ha fatto troppi salvataggi.

Il Riformista
Fermata la nave Luise Michel, dell’omonima ong, finanziata dall’artista di fama internazionale Banksy. Il fermo è stato eseguito dall’autorità marittima di Lampedusa. La nave è accsusata di aver violato il nuovo decreto ong del governo Meloni. Le autorità “ci impediscono di lasciare il porto e prestare soccorsi in mare” lamentano gli attivisti. 


Ieri pomeriggio la Guardia Costiera ha diffuso le ragioni del fermo. Soltanto ieri la nave aveva soccorso complessivamente cinque imbarcazioni. Alla nave era stato assegnato Trapani come porto di sbarco ma a causa delle gravi condizioni in cui si trovavano i naufraghi soccorsi la nave era stata autorizzata a raggiungere Lampedusa, dove si trova tutt’ora.

Dopo l’ultimo arrivo al molo l’equipaggio aveva scritto: “Durante lo sbarco a Lampedusa in prima mattinata, eravamo già stati informati che la nostra nave è in stato di fermo per violazione del nuovo decreto italiano”. “24 ore dopo che ci è stato detto che la nostra nave è stata fermata, non abbiamo ancora una giustificazione scritta ufficiale per la detenzione. Sappiamo di dozzine di barche in pericolo proprio di fronte all’isola in questo preciso momento, eppure ci viene impedito di prestare assistenza. Questo è inaccettabile!“, ha scritto in una nota l’equipaggio della Louise Michel. La Guardia Costiera ha diffuso nel pomeriggio una nota sui fatti.

Cinque gli interventi compiuti dalla nave ieri. Alle 2:10 il primo nei confronti di due gruppi di 38 migranti ciascuno, trasbordati successivamente sulla motovedetta Cp273 della Guardia Costiera. Alle 6,30 la nave ha sbarcato sul molo commerciale altre 78 persone che erano su un gommone, ma anche altri 39 (9 donne) che viaggiavano su un’imbarcazione in ferro di circa 7 metri, ed ancora altri 39 (6 donne e 1 minore) e poi 24 (sei donne e un minore). La Louise Michel è stata fermata per violazione del nuovo codice di condotta delle navi ong, entrato in vigore lo scorso gennaio, secondo quanto riporta una nota della Guardia Costiera. “Con la situazione che c’è in mare, trattenere una nave di soccorso in porto mentre donne, uomini e bambini rischiano di morire, è una cosa assurda”, ha detto Luca Casarini, capomissione di Mediterranea Saving Humans.
[...]
Proseguono intanto gli sbarchi. L’hotspot è al collasso, oltre duemila persone, la capacità sarebbe di 400. La Louise Michel era arrivata ieri a Lampedusa con a bordo 178 migranti, soccorsi su quattro diverse imbarcazioni.

Antonio Lamorte

venerdì 17 febbraio 2023

L’Alto commissario Onu sui diritti umani chiede al governo di non approvare il decreto sulle ong - "Saranno a rischio più vite. Non demonizzare azioni umanitarie"

Askanews
“Osserviamo tutti con orrore la difficile situazione di coloro che attraversano il Mediterraneo, e il desiderio di porre fine a questa sofferenza è profondo. Ma questo è semplicemente il modo sbagliato per affrontare la questione”. Così l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, il quale ha rivolto un appello al governo Meloni a non approvare il dl Ong con la stretta per le Navi che salvano i migranti in mare.


“Più persone in difficoltà soffriranno e saranno a rischio più vite in assenza di un aiuto tempestivo, se questa legge verrà approvata. Secondo il diritto internazionale, un capitano ha il dovere di prestare immediata assistenza a persone in pericolo in mare e gli Stati devono proteggere il diritto alla vita. Ma con questa proposta, una nave Sar nelle vicinanze sarebbe obbligata a ignorare le chiamate di soccorso semplicemente in virtù di aver già salvato altri” naufraghi, costringendo “anche vittime di tortura, violenza sessuale e altre violazioni dei diritti umani” a “ulteriori ritardi nell’accesso a cure mediche e riabilitazione adeguate”, ha sottolineato Türk.

“La legge punirebbe sia i migranti che coloro che cercano di aiutarli”, una demonizzazione delle azioni umanitarie che “potrebbe trasformarsi in un deterrente per il lavoro cruciale delle organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani”, ha aggiunto l’Alto Commissario, ricordando il pericolo di incremento dei respingimenti verso la Libia, luogo che “non può essere considerato un porto sicuro di sbarco”.

Türk ha quindi esortato il governo italiano a ritirare la proposta di legge, consultare i gruppi della società civile, in particolare le Ong di ricerca e soccorso, affinché si assicuri che il decreto sia “pienamente conforme al diritto internazionale dei diritti umani, al diritto d’asilo e alle altre norme in materia, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare e la Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio in mare”.

mercoledì 15 giugno 2022

Inghilterra - Corte europea dei diritti dell’uomo blocca in extremis il volo che stava deportando i primi 7 rifugiati in Rwanda

Corriere dalla Sera
Sette richiedenti asilo erano già a bordo del Boeing che stava per trasferirli in Africa quando Strasburgo ha comunicato la decisione. Il piano di Boris Johnson per «delocalizzare» i migranti e le proteste.


La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha bloccato questa sera in extremis un aereo che doveva trasferire dal Regno Unito al Ruanda un gruppo di richiedenti asilo, in base a un piano da tempo annunciato dal governo di Boris Johnson

Quest’ultimo intende «delocalizzare» nel Paese africano la gestione dei rifugiati che approdano al di là della Manica; ma le organizzazioni umanitarie si sono sempre opposte a questo piano. Strappando all’ultimo istante una vittoria legale che ora potrebbe avere forti conseguenze. Il volo, al momento sarebbe comunque solo «sospeso».

Lo stop da parte dei giudici di Strasburgo è arrivata quando già il gruppo di migranti (sette in tutto, di varie nazionalità) era già a bordo del Boeing che stava per decollare da una base militare di Boscombe nei pressi di Salisbury. La partenza era prevista perle 22.30 (ora locale) e le speranze di chi stava per subire il trasferimento forzato in Africa sembravano ormai evaporate: la Corte poche ore prima aveva respinto il ricorso di alcuni richiedenti asilo. Inutili anche le proteste del movimento «Stop Deportations» che avevano bloccato alcune uscite all’aeroporto londinese di Heathrow per impedire ad altri migranti di essere imbarcati. Due manifestanti sono stati arrestati dalla polizia britannica. Il ministro degli Esteri Liz Truss ha insistito sul fatto che lo schema è legale e ha un «ottimo rapporto qualità-prezzo».

Poi all’improvviso la situazione si è capovolta. La Cedu ha accolto il ricorso di un cittadino iracheno di 54 anni che aveva chiesto asilo politico a Londra e destinato a essere trasferito in Ruanda: una commissione medica, dopo averlo visitato, aveva confermato che l’uomo aveva subito torture in patria. L’iracheno era arrivato in Gran Bretagna il 17 maggio scorso. La Cedu ha rilevato che è trascorso troppo poco tempo per l’esame della domanda di protezione internazionale .

«Il nostro team legale sta esaminando ogni decisione presa su questo volo e la preparazione per il prossimo volo inizia ora», ha detto il ministro dell’Interno britannico, Priti Patel, Secondo quanto riporta la Bbc, ha definito «sorprendente» che la Corte europea sia intervenuta «nonostante i ripetuti successi ottenuti in precedenza nei tribunali nazionali». «Ho sempre detto che questa politica non sarà facile da attuare e sono delusa dal fatto che i ricorsi legali e le richieste dell’ultimo minuto abbiano impedito al volo di oggi di partire», ha aggiunto il ministro.

Tutti i passeggeri che erano sul volo sono subito stati fatti scendere dopo che la Corte ha notificato la sua decisione. Tra i sette dovrebbero esserci anche persone fuggite da Iran e Vietnam. Il governo di Boris Johnson non sembra però intenzionato ad arrendersi. Lo ha affermato la ministra dell’Interno, Priti Patel, sottolineando che Londra va avanti «imperterrita» sul proprio piano. A questo punto è prevedibile una lunga battaglia legale tra Londra e Strasburgo.

Boris Johnson aveva annunciato il 14 aprile scorso l’accordo sottoscritto con il Ruanda per spedire lì tutti gli immigrati entrati illegalmente nel Regno Unito. «Il Ruanda è uno dei paesi più sicuri e dinamici dell’Africa» aveva dichiarato il premier nell’occasione, proprio mentre il suo governo sottoscriveva con quello di Kigali un piano di cooperazione da 120 milioni di sterline. Quella che attraversa la Manica è diventata d’altra parte una delle rotte più trafficate da parte dei migranti: secondo i dati di Frontex nei primi quattro mesi del 2022 oltre 12.700 sono state le persone sbarcate fuori dalle vie legali, numero di gran lunga superiore a quello registrato su tutte le altre «direttrici» del Mediterraneo.

Claudio Del Frate

sabato 20 novembre 2021

Sono 1236 nel 2021 le persone morte nel Mediterraneo nel tentativo di venire in Europa. Erano 858 nel 2020. Le Ong denunciato: sistematicamente ignorate le richieste di soccorso

Blog Diritti Umani – Human Rights
10 persone trovate morte sul fondo di un barcone dove erano stipate di oltre 100 migranti. La loro richiesta di aiuto è stata ignorata e hanno vagato per 13 ore al largo della Libia.


Queste morti fanno raggiungere al numero di 1236 i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo nel 2021.

La Sea Wath e Alarm Phone ricostruiscono la vicenda e dichiarano:
"Non ne possiamo più di queste morti annunciate e che si potrebbero impedire. Condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari".
La ong tedesca denuncia che aveva avvistato il natante in pericolo "vicino alle navi italiane AssoVenticinque e Almisan che non hanno risposto al Mayday Relay lanciato dal nostro equipaggio".

Sono 1.236 - spiega il portavoce dell'Oim, l'agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, Flavio Di Giacomo - le persone morte nel Mediterraneo centrale nel 2021 (erano 858 nello stesso periodo del 2020).

ES

giovedì 1 aprile 2021

Il futuro incerto dei rifugiati a Lesbo - L'aiuto di Sant'Egidio e la speranza dei corridoi umanitari

www.santegido.org
Il futuro incerto dei profughi di Lesbo. L'aiuto di Sant'Egidio è cibo e la speranza di una porta aperta.
Dal 22 al 26 marzo una delegazione della Comunità di Sant’Egidio è tornata a Lesbo per aiutare i profughi con distribuzioni di cibo e prodotti per l’igiene personale, nella visita in preparazione dei corridoi umanitari.


La primavera inizia con giorni freddi nell’isola di Lesbo, in Grecia, dove migliaia di profughi vivono con pochi vestiti e le loro povere cose, sopravvissute agli incendi del campo. Oltre le recinzioni e i ripari di fortuna, la loro vita è confinata dal lockdown a causa della pandemia: nessuno può uscire liberamente, ogni settimana viene pubblicata la lista dei numeri di tessera che hanno diritto a brevi uscite per motivi di necessità.


Alla distribuzione di generi alimentari, prodotti per l’igiene e buoni spesa portati dalla Comunità si sono recate 450 persone, di cui molte sono arrivate da poco. Sono i capifamiglia, hanno ricevuto l’invito grazie a profughi amici della Comunità, e sono gli unici autorizzati a uscire dal campo recintato.


Nuovi arrivi
Ci sono molti volti nuovi. Negli ultimi tempi sono ricominciati gli sbarchi. Le isole dell’Egeo sono la porta dell’Europa per le migrazioni da Siria, Afghanistan, Congo, Somalia e crescono gli arrivi da altri paesi africani come Sierra Leone, Marocco e Uganda.
Le donne che arrivano, spesso orfane o giovani prese a servizio dalle famiglie già da piccole, fuggono da povertà, matrimoni forzati, violenze e sfruttamento da parte di loro connazionali nei paesi d’arrivo. È il doloroso fenomeno della tratta femminile e delle nuove rotte che si stanno delineando.

Incertezze
Dopo mesi senza servizi igienici nel campo, sono ora funzionanti le docce, dove a turni di sette minuti i profughi possono lavarsi. Le famiglie hanno diritto a delle tende con ambienti separati, che con qualche ironia vengono chiamate ‘appartamenti’.
Se alcuni aspetti della vita del campo stanno migliorando, negli ultimi mesi si sta verificando una nuova situazione: Mitilene, città sull’isola di Lesbo, si sta popolando di occupazioni e alloggi fatiscenti che ospitano le famiglie uscite dal sistema di accoglienza: chi ha ricevuto il diniego dell’asilo e chi un mese dopo aver ottenuto l’asilo non ha più diritto all’assistenza.

La storia di B., da aiutante a senza documenti
Alcuni profughi si nascondono da mesi, senza uscire mai dalla loro “casa”, nella paura di essere rimpatriati. È la storia di B., amico della Comunità dal 2019, che faceva l’interprete per il servizio di asilo greco. Ricevuto il rifiuto alla sua domanda di asilo, ha iniziato a nascondersi, mentre i funzionari del campo che non conoscevano l’esito della sua pratica, continuavano a cercarlo perché avevano bisogno di lui.

Le porte dell’Europa
Nei giorni della visita, gli operatori di Sant’Egidio hanno continuato ad ascoltare le storie dei profughi, in preparazione dei prossimi arrivi dei corridoi umanitari. Molte domande di asilo sono respinte, migliaia di persone, famiglie con bambini non sanno dove andare o dove tornare, non hanno diritto alla ricollocazione in un altro paese dell’Unione europea. Ci si domanda con preoccupazione che fine faranno, mentre si vagliano le condizioni giuridiche che permettono di entrare in Europa. Mentre di discute del futuro del modello di accoglienza dei profughi in Europa e si attende la visita della commissaria europea Ylva Johansson, si consolida il progetto di un nuovo campo chiuso in mezzo alla foresta, al termine di una strada sterrata. Sempre più lontano dagli occhi dell’Europa.


domenica 10 gennaio 2021

Rotta Balcanica - Croazia. Poliziotti a caccia di migranti (tra neve e mine): «Ce lo chiede l'Europa»

Avvenire
«Nessuno di questi vuole fermarsi in Croazia, ma noi dobbiamo fermarli». Sulla rotta balcanica, tra i disperati in fuga dalle guerre (provocate anche dall'Occidente e dai suoi alleati)
Una famiglia di migranti catturata dalla polizia croata 
in una zona boscosa disseminata di mine - Maso Notarianni

La cronaca di un’altra emergenza umanitaria annunciata comincia dalla bufera di neve che per il terzo anno di fila ha quasi sepolto i campi profughi sul confine tra Bosnia e Croazia, trasformati in una trincea d’altri tempi. Pochi tra i migranti bloccati a Bihac e Velika Kladusa si azzardano a sfidare il manto bianco che poco più in là nasconde trappole mortali.

La maggior parte dei tremila accampati, tra cui i 1.200 in cerca di una sistemazione dopo l’incendio nel campo di Lipa, prima di ritentare i 300 chilometri di cammino verso l’Italia attenderanno che le temperature tornino sopra lo zero. Qualcuno però sfida la sorte, nella speranza che anche le guardie croate abbiano freddo.
[...]
Secondo l’accusa, «gli uomini in divisa nera hanno picchiato, umiliato e respinto le vittime dal territorio della Repubblica di Croazia fino alla Bosnia–Erzegovina».

Fonti del ministero dell’Interno hanno reagito sostenendo che potrebbe trattarsi di “civili armati” che sfuggono al controllo della polizia. Intanto l’ufficio del difensore civico presso la Commissione Ue ha avviato il 20 novembre una indagine per accertare se vi siano state omissioni o comportamenti illegali da parte delle polizie sui confini di Italia, Slovenia e Croazia, finalizzati al respingimento verso la Bosnia.

«Nessuno dei migranti è intenzionato a fermarsi in Croazia», ammette un poliziotto al posto di controllo di Veliki Obilaj. «Però dobbiamo fermarli lo stesso per proteggere i nostri confini. Sono gli ordini – dice –. E poi ce lo chiede l’Europa».

Nello Scavo - Inviato a Bojna (confine Croazia–Bosnia)

mercoledì 6 gennaio 2021

Rotta balcanica - Campo in Bosnia, distrutto da un incendio, mille migranti cercano di sopravvivere al gelo e tornano con le braccia rotte dai tentativi di superare il confine con al Croazia.

La Repubblica

Tra i miserabili di Lipa: “Perché l’Europa ci lascia morire così?”
“Chi passa la frontiera torna con le braccia rotte”. Vogliono raggiungere l’Italia e la Germania. Il viaggio, lungo la rotta balcanica, costa 1.400 euro. Lo chiamano “The Game”. Ma non c’è niente di divertente

LIPA (Bosnia) - Si cammina nel fango, che arriva alle caviglie e più su. Avanza uno giovane, dice "Vedi, ma'am, in che condizioni viviamo. E cosa fa l'Europa per noi? Ci lascia morire così?". Dopo lui ne arriva un altro, e poi un gruppetto di uomini giovani e per lo più stracciati, e tra questi uno con il giubbetto targato Rugby Brescia, è molto fiero della sua tuta sporca e dice "Italy, portami in Italy, ti prego signora, mettimi nel bagagliaio della tua macchina, fammi passare il confine". E questi sono i miserabili del campo di Lipa, un posto dove sopravvivono circa mille persone, ché vita questa non è, forse non lo era neanche prima.


Il 23 dicembre è andato a fuoco, e se anche il fuoco lo hanno appiccato questi stessi profughi, il posto non meritava altro, visto che non c'erano acqua né luce, era una tendopoli costruita in fretta su questo altopiano gelato, trenta chilometri da Bihac, 60 dal confine con la Croazia, cioè l'Europa, cioè noi.
[...]
Il viaggio verso l'Europa, attraverso Croazia, Slovenia e Italia, qui si chiama the Game, ma non c'è niente da divertirsi. Said Hullah, 20 anni, conciatore: "Ho pagato 1.400 euro, ma solo perché alcuni pezzi li faccio a piedi". È un viaggio garantito, paghi la cifra e ci provi "again and again", finché non arrivi "in Trst", Trieste, una parola che qui suona magica come "Udin", Udine. In quei 1.400 euro non è compreso il prezzo del kit di sopravvivenza - 100 euro - cioè "un sacco a pelo, le scarpe, un giaccone. Un po' di cibo", che però finisce quasi subito e si va avanti per chilometri a pancia vuota, bevendo l'acqua che c'è.
[...]
Harun, dipendente dell'ong italiana Ipsia, legata alle Acli, è di Bihac: "Li vediamo tornare con le braccia rotte, picchiati a sangue". Il campo? "Era terribile prima, adesso anche di più". Si brucia quello che si può, del poco scampato all'incendio, i migranti accendono piccoli fuochi con le plastiche che bruciano bene, e si vive nel fumo tossico di questi campeggiatori del fango. A mezzogiorno arriva il furgone della Croce rossa di Bihac, con dei pasti caldi. Alle due del pomeriggio un tir sale su per due chilometri di strada sterrata con un carico di legna, viene preso d'assalto perché legna vuol dire scaldarsi, tirare avanti un po'. Poi, si riprova il Game.
[...]

Brunella Giovara


mercoledì 10 giugno 2020

Immigrati respinti in Libia, carne da cannone nella guerra. Catturati dalla Guardia Costiera, fatti sparire e mandati a morire

Il Manifesto
Nel corso del 2020 sono scomparsi 1.715 rifugiati: catturati dalla Guardia costiera di Tripoli finanziata dall’Italia, vengono portati nel lager di Triq al Sikka dove diventano braccia per il conflitto per le milizie di al-Sarraj.


L’Onu ha segnalato la recente scomparsa di più di 1.700 rifugiati nel sistema dei lager libici. Ha eseguito un rapido calcolo: nei primi cinque mesi del 2020, 3.150 persone in fuga dalla Libia sono state catturate in mare. Sono state tutte sbarcate nel porto di Tripoli. Ma solo 1.400 si trovano nei lager libici sotto il controllo del Governo di accordo nazionale (Gna). 1.715 rifugiati respinti in Libia dal mare e presi in custodia nel 2020 dalla cosiddetta Guardia costiera libica risultano spariti nel nulla.
cv b
In questi mesi tutti i gruppi di attivisti che si occupano di Libia hanno ricevuto appelli e segnalazioni da parte dei parenti degli scomparsi. Molte più di quanto ne ricevono di solito.

In diversi casi c’è stata un’ultima chiamata dal mare, con il telefono satellitare, che avvisava dell’imminente arrivo di una motovedetta della Guardia costiera. Poi più nulla. Fin qui niente di anomalo: la prima cosa che i libici fanno quando intercettano un gommone è requisire il telefono satellitare. Ma poi nessuno dei passeggeri ha mai più contattato i parenti a casa. Questo no, non è normale. I rifugiati deportati in Libia riescono sempre a far pervenire un messaggio a casa.
[...]
È a Triq Al Sikka  che nel 2020 spariscono le persone. Non tutte, solo alcune. Viene fatta una selezione fisica: i più alti, i più forti vengono scelti per la guerra e separati dagli altri È il centro di reclutamento degli schiavi-soldato, ceduti dalle guardie alle terribili milizie che combattono per al-Sarraj (Gna).
[...]
Già nel gennaio 2020 l’Unhcr temeva che i migranti venissero utilizzati come schiavi-soldato.
[...]
Il sistema di Tajoura, come lo descrivono testimonianze del 2019, era semplice, rozzo: chi rifiutava di combattere veniva ucciso.

[...
Nel 2020, in Libia, gli schiavi-soldati sono persone che ufficialmente non esistono. Prima si fanno sparire, poi si fanno combattere. Carne da macello, spedita in prima linea, sfruttata finché si muove, seppellita e sostituita rapidamente quando muore. Nessun nome. Nessuna memoria.

mercoledì 1 aprile 2020

Coronavirus - Regno Unito - Estesi automaticamente di un anno i visti in scadenza per la Brexit per medici, infermieri stranieri e paramedici che stanno combattendo il Covid-19. Provvedimento valido anche per le loro famiglie

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il Regno Unito estende a medici, infermieri e paramedici stranieri i loro visti che sarebbero scaduti nel 2020 in modo che possano "concentrarsi sulla lotta contro il coronavirus".



L'estensione si applicherà a circa 2.800 migranti lavoratori nella sanità dei migranti che lavorano per il SSN e che hanno visti di lavoro nel Regno Unito che dovrebbero scadere prima del 1° ottobre.

Saranno rinnovati automaticamente per un anno gratuitamente in modo da poter continuare a lavorare nel paese, ha affermato il Ministero degli Interni.
Le modifiche si applicheranno anche ai loro familiari.

Sono state inoltre revocate le restrizioni sul numero di ore settimanali che gli studenti medici e infermieri stranieri possono lavorare per il SSN.

Verranno inoltre prorogate le scadenze per gli infermieri stranieri registrati per superare i test di abilitazione in modo che abbiano più tempo per sostenere gli esami mentre lavorano in prima linea.

L'"Home Secretary" Priti Patel ha dichiarato: "Medici, infermieri e paramedici originari da paesi stranieri da tutto il mondo stanno svolgendo un ruolo di primo piano negli sforzi del SSN per combattere il coronavirus e salvare vite umane".
Ha aggiunto: "Dobbiamo loro molta gratitudine per tutto ciò che fanno e non voglio distrarli dalle procedure di rinnovo del visto. Ecco perché ho esteso automaticamente i loro visti - gratuitamente - per un ulteriore anno."

ES

Fonte: ITV

domenica 8 marzo 2020

USA. Cittadinanza negata a un giovane messicano perché non sa leggere in inglese: ma lui è cieco.

AvvenireLucio Delgado aveva chiesto una versione Braille del testo per la prova di inglese. Ma l'ufficio di immigrazione non prevedeva quella modalità. Ora, dopo le polemiche, avrà una nuova occasione.

Lucio Delgado si era preparato a diventare cittadino Usa fin dal momento in cui aveva messo legalmente piede negli Stati Uniti. «Era il 27 agosto 2013 alle 5.30 del mattino», ha raccontato il 23enne messicano. Quel giorno il giovane, cieco dalla nascita, si era trasferito in una fattoria dell’Illinois, per sfuggire alla violenza endemica e avere migliori possibilità di studio. 

Ora, però, Delgado si sente tradito dall’America. L’ufficio di immigrazione Uscis ha respinto la sua richiesta di naturalizzazione per non aver superato il test di lettura in inglese. Peccato che Delgado legga fluentemente la lingua. Solo, a causa della sua disabilità, lo fa se il brano è scritto in Braille. 

Il messicano lo aveva spiegato con chiarezza al funzionario quel 21 maggio 2019 quando, al termine dell’esame orale, quest’ultimo gli ha sottoposto un foglio stampato. Delgado aveva con sé anche il certificato di un ottico attestante la cecità. Nemmeno questo, però, ha convinto l’incaricato a dargli una versione in Braille. Per un semplice fatto: l’agenzia per l’immigrazione non prevedeva, allora, tale possibilità, a meno che la disabilità non fosse attestata da uno specialista. Condizione che, però, il giovane, senza assicurazione medica, non poteva permettersi di adempiere. A fine febbraio, così, Delgado ha ricevuto la temuta lettera: per lui niente cittadinanza.

Non è la prima volta che l’Uscis ha mancato di garantire pari opportunità a persone disabili. Una palese violazione della legge anti-discriminazione American Disability Act che ha scatenato varie battaglie legali. 

Nel 2017, varie organizzazioni di difesa dei diritti degli immigrati sono riusciti a dare inizio a una causa federale. Proprio grazie a questi precedenti, insieme con la polemica mediatica, ora, potrebbe esserci un lieto fine per Delgado. Lo scorso novembre – sei mesi dopo l’esame del giovane –, l’agenzia per l’immigrazione ha iniziato ad offrire il test di lettura in Braille. E l’ufficio ha deciso di dare al giovane una seconda opportunità: il nuovo test è fissato per venerdì.

sabato 7 marzo 2020

Rapporto Amnesty: “Chi aiuta rifugiati e migranti rischia il carcere”: la criminalizzazione della solidarietà in Europa.

Amnesty International
In un nuovo rapporto presentato oggi a Berna, Madrid, Parigi e Roma, abbiamo passato in rassegna i procedimenti giudiziari e le intimidazioni cui va incontro chi, in Europa, agisce solidalmente verso i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti, ad esempio fornendo vestiti caldi e ospitalità o effettuando salvataggi in mare.


Nella nostra ricerca, intitolata “Punire la compassione: solidarietà sotto processo nella Fortezza Europa“, documentiamo in che modo le forze di polizia e le procure usino impropriamente le già imperfette leggi antiterrorismo e sugli ingressi illegali ai danni di difensori dei diritti umani che aiutano rifugiati, richiedenti asilo e migranti.

“Aver sempre di più dato la priorità alla limitazione e all’impedimento degli arrivi in Europa ha comportato che accogliere i rifugiati e i migranti e farli sentire più sicuri siano diventate azioni minacciose“, ha dichiarato in una nota ufficiale Elisa De Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull’Europa.

“Poiché gli stati europei non vengono incontro ai bisogni fondamentali dei rifugiati e dei migranti, spesso sono le persone comuni a fornire sostegno e servizi essenziali. Punendo chi cerca di colmare questo vuoto, i governi europei stanno mettendo ancora più a rischio rifugiati e migranti“, ha aggiunto De Pieri.

Il rapporto passa in rassegna casi di difensori dei diritti umani che, dal 2017 al 2019, sono stati raggiunti da accuse pretestuose in Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta, Regno Unito, Spagna e Svizzera.

Ore di lavoro delle forze di polizia, risorse giudiziarie e leggi contro le reti criminali del traffico di esseri umani sono ingiustamente destinate a perseguitare chi aiuta i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti.


lunedì 16 dicembre 2019

Natale, un'occasione per lanciare un messaggio di solidarietà all'Italia - Aggiungi un posto a tavola ai pranzi di Sant'Egidio - 45586

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il Natale può essere un momento in cui lanciare un messaggio di solidarietà all’Italia perché le nostre città siano più umane e vivibili per tutti, a partire da chi ha più bisogno.

Appoggiamo le iniziative che si realizzano in varie città italiane dove è presente la Comunità di Sant'Egidio. Si siederanno ai pranzi di Natale, tutti gli amici che durante l'anno sono sostenuti nell'amicizia e nell'aiuto concreto dai volontari di Sant'Egidio. 

Tra loro saranno presenti i rifugiati arrivati con i corridoi umanitari, anziani, famiglie rom, immigrati e tanti altri. Si organizzeranno pranzi all'interno delle carceri coinvolgendo i detenuti più poveri. Per tutti ci sarà un pranzo preparato con cura e un regalo.
Per fare questo c'è bisogno dell'aiuto di tutti, nessuno escluso.
Per aiutare è molto semplice! C'è un numero telefonico a disposizione il 45586 
dal 2 al 25 dicembre.  Grazie !

venerdì 15 novembre 2019

Gli anziani aumentano, ma mancano le badanti: meno 210mila in 7 anni. La chiusura agli immigrati causa disagio agli anziani, lavoro nero e mancato gettito da contributi

Avvenire

Le richieste sono in crescita, ma aumenta il lavoro nero o "grigio". Stranieri penalizzati per la mancanza di "quote" di lavoratori stabili all’interno dei cosiddetti "decreti flussi".


L’«esercito della salvezza» per centinaia di migliaia di anziani (e di loro famiglie) conta oltre 850.000 uomini; anzi, per la maggior parte si tratta di donne... E sono una "legione straniera". Parliamo dei lavoratori domestici, cioè colf e badanti, che a fine 2018 ammontavano esattamente – secondo gli elenchi Inps – appunto a 859.233, di cui 613.269 immigrati: un quarto esatto dei 2,4 milioni di lavoratori stranieri presenti nel Belpaese. 


Eppure le badanti risultano in calo: come mai? Ci sono forse meno anziani da assistere? Tutt’altro: l’utenza è in crescita ma – con essa – è in aumento purtroppo il lavoro nero. «Nel 2012 – spiega infatti Andrea Zini, vice-presidente dell’Associazione nazionale Datori di lavoro domestico (Assindatcolf) – i lavoratori stranieri regolarmente impiegati nel comparto erano 823mila. Quindi in 7 anni si sono persi 210mila contratti, a causa di una politica che non ha saputo riformare il welfare familiare e valorizzare questa forza lavoro, contribuendo al contempo al dilagare del lavoro 'nero' o 'grigio' che nel settore ha percentuali altissime: si stima infatti che 6 domestici su 10 siano irregolari, ovvero 1,2 milioni di lavoratori». 

La stessa Assindatcolf presenta una fotografia aggiornata del settore grazie al Dossier Statistico Immigrazione 2019 elaborato da Idos Centro Studi e Ricerche e presentato ieri a Milano. Gli stranieri sono indispensabili soprattutto nel settore della cura e dell’assistenza domiciliare, dove la loro incidenza supera il 70% del totale, ma di fatto sono penalizzati per la mancanza di 'quote' di lavoratori stabili all’interno dei cosiddetti 'decreti flussi'.

«Dal 2011 in poi – chiarisce Luca Di Sciullo, presidente Idos – l’Italia ha sostanzialmente bloccato i canali d’ingresso legali agli stranieri che intendano venire stabilmente per motivi di lavoro. Tanto che ad oggi, per molti migranti economici, l’unica possibilità di entrare in Italia è quella di unirsi ai flussi di chi arriva come richiedente asilo, pur non avendo i requisiti per il riconoscimento. Una situazione che da una parte penalizza il mercato del lavoro, lasciando scoperti ambiti a forte domanda di manodopera estera e aumentando il lavoro nero, e d’altra parte complica la già critica gestione dell’immigrazione, sciupando un potenziale beneficio per la società e lo Stato».

Da qui l’appello alla politica: «È necessario tornare a una programmazione dei flussi d’ingresso, prevedendo quote dedicate a lavoratori non stagionali e modificando anche il sistema di rilevazione del fabbisogno. Si devono prendere in considerazione, oltre alle esigenze delle imprese, anche quelle delle famiglie, superando così una delle tante contraddizioni di una gestione miope».

domenica 14 luglio 2019

Al via i rastrellamenti anti-immigrati di Trump. Migliaia di irregolari che lavorano da anni saranno separati dalle famiglie e espulsi

ANSA
I raid contro gli immigrati entrati irregolarmente negli Stati Uniti e voluti da Donald Trump sono in corso. 


Lo riportano i media americani citando un funzionario dell'amministrazione, secondo il quale le operazioni sono scattate ad Atlanta, Baltimora, Chicago, Denver, Houston, Los Angeles, Miami, New York e San Francisco. New Orleans, inizialmente nella lista delle autorità, è risparmiata a causa della tempesta tropicale Barry.

venerdì 22 marzo 2019

I giudici smontano il "Decreto Sicurezza" di Salvini. Vinto il ricorso: "I richiedenti asilo possono avere la residenza"

Corriere della Sera - Firenze
Si chiama Yosef, è somalo ed è richiedente asilo, attualmente ospite in un centro di accoglienza a Scandicci. Nell’ottobre dell’anno scorso ha presentato domanda di iscrizione all’anagrafe. Ma il decreto sicurezza varato dal ministro Salvini era appena entrato in vigore. Tra i punti principali (e più contestati) l’esclusione dei richiedenti asilo dall’anagrafe.

Poche settimane dopo, non a caso, il Comune di Scandicci rispondeva a Yosef comunicandogli di «non poter accettare la richiesta di residenza» proprio in base al nuovo decreto sicurezza emanato dal Ministero dell’Interno. 

A questo punto Yosef, assistito dagli esperti avvocati dell’Asgi (associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), ha presentato ricorso. Il senso è questo: «È vero che l’articolo 13 del decreto sicurezza dice che, per i richiedenti asilo, il permesso di soggiorno non è più un documento valido per chiedere la residenza anagrafica. Ma la regolarità del soggiorno non si dimostra soltanto col classico permesso di soggiorno, è sufficiente anche il verbale che viene rilasciato ai migranti in questura al momento della domanda d’asilo, il cosiddetto modello C3»

La notizia è, dunque, che il tribunale di Firenze ha accolto il ricorso e ha ordinato al comune di Scandicci «l’immediata iscrizione nel registro anagrafico del richiedente asilo».
L’ordinanza, firmata dal giudice Carlo Carvisiglia, potrebbe segnare un cambiamento perché rimette in discussione alcuni principi del decreto sicurezza e perché, di fatto, potrebbe aprire le porte dell’anagrafe a tutti i richiedenti asilo. Una vittoria importante per gli avvocati fiorentini dell’Asgi, e in particolare dell’avvocatessa Noris Morandi, che ha redatto il ricorso. Ad uscirne sconfitti sono i tecnici del Viminale che, omettendo una postilla nel decreto sicurezza, hanno reso possibile quest’ordinanza che, di fatto, ha affossato gli intenti del ministro dell’Interno di non concedere l’iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo.

«Il verbale rilasciato dalla questura al momento della domanda di asilo — ribadiscono dall’Asgi — certifica la regolarità del soggiorno in Italia, assolvendo perfettamente alle condizioni previste dalla legge per l’iscrizione anagrafica». Un divieto, quello dell’iscrizione anagrafica, che il ministro Salvini ha giustificato dicendo che «l’eccessivo numero di richiedenti asilo nelle strutture di accoglienza ha spesso determinato un sovraccarico di lavoro per gli uffici anagrafe». Un divieto che però rischia di complicare la vita dei migranti. La mancata iscrizione anagrafica, infatti, non permette loro di avere una carta d’identità, di usufruire del servizio sanitario con un medico di base, di usufruire di un assistente sociale, di trovare un lavoro regolare e di iscriversi al centro per l’impiego, di accedere all’edilizia pubblica.

Secondo il giudice che ha redatto l’ordinanza su Yosef la mancata iscrizione dei richiedenti asilo all’anagrafe, sarebbe anche discriminatoria nei confronti degli stranieri visto che «sul versante del principio di eguaglianza, la parità di trattamento tra stranieri regolarmente soggiornanti e cittadini è considerata fondamentale dalla Corte Costituzionale». Quanto al rifiuto dell’amministrazione di iscrivere il ricorrente alle liste anagrafiche del Comune di residenza, «oltre a costituire una lesione di un diritto soggettivo, impedisce il godimento e l’esercizio effettivo dei diritti di rilievo costituzionale».

Una storia lunga e complicata, quella di Yosef (il nome è di fantasia). È arrivato in Italia per scappare alla guerra civile che imperversa in Somalia dagli anni Novanta. Ha una moglie e tre figli in Svezia, ma lui ha scelto di presentare domanda di asilo in Italia, sperando di ottenere la protezione internazionale, perché è molto legato alla cultura italiana, già dai tempi della sua vita in Somalia. Sogna il ricongiungimento familiare coi suoi figli e sua moglie. Nelle prossime ore, Yosef tornerà all’anagrafe. E in base all’ordinanza, gli uffici dovranno accogliere la sua domanda d’iscrizione. «Yosef è contento», racconta Davide Arca dalla Diaconia Valdese. Ha ricevuto la notizia ieri sera, mentre si trovava nella struttura di Scandicci, un appartamento che condivide con altri sette migranti. In questi mesi di accoglienza, ha frequentato i corsi d’italiano e un corso di sartoria. «Adesso per lui sarà più semplice trovare lavoro, potrà iscriversi ai centri per l’impiego e potrà avere la carta d’identità, condizione indispensabile per avere credibilità di fronte a potenziali datori di lavoro», spiegano gli operatori sociali della Diaconia Valdese. Come residenza anagrafica, potrà indicare quella del centro d’accoglienza.

Ma Yosef non è l’unico richiedente asilo in provincia di Firenze ad aver presentato ricorso per la mancata iscrizione anagrafica. Anche altre associazioni hanno svolto lavoro di consulenza giuridica per i propri ospiti, permettendogli così di presentare ricorso. Anche per loro, visto l’ultimo responso del giudice, potrebbero vedersi garantita l’iscrizione all’anagrafe. Una questione, quella del divieto alla residenza, che con l’entrata in vigore del decreto sicurezza sollevò il malcontento di numerose associazioni e anche di molti sindaci, alcuni dei quali presentarono ricorso contro il divieto di iscrizione anagrafica. Tra queste anche la Regione Toscana, che presentò ricorso alla Corte Costituzionale anche a nome di sessanta amministrazioni comunali. E tra questi, quasi un paradosso, anche il Comune di Scandicci. Che ora dovrà accettare la richiesta di Yosef.

Jacopo Storni

mercoledì 9 gennaio 2019

Malta ha autorizzato lo sbarco dei migranti sulle navi Sea Watch 3 e Sea Eye, gioia e sollievo dei migranti

Il Post
I 49 migranti a bordo saranno poi accolti da otto diversi paesi europei, tra cui l'Italia: ma Salvini dice di non avere autorizzato alcun arrivo.

Malta ha autorizzato lo sbarco dei migranti a bordo delle due navi Sea Watch 3 e Sea Eye. I migranti, insieme ad alcune delle 280 persone soccorse dalla Guardia costiera maltese nelle ultime settimane, verranno ricollocati in otto diversi stati europei. 

La notizia è stata data mercoledì mattina in conferenza stampa dal primo ministro maltese, Joseph Muscat.
La nave Sea Watch 3, con a bordo 32 persone tra cui 3 minori non accompagnati, 2 bambini piccoli e un neonato, si trovava in mare da diciannove giorni; Sea Eye, con a bordo 17 persone, si trovava in mare da undici giorni. Quando è stato comunicato che Malta aveva autorizzato lo sbarco, la reazione dei migranti a bordo della Sea Watch 3 è stata questa.

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La Sea Watch 3, nave della ong tedesca Sea Watch che batte bandiera olandese, aveva soccorso 32 migranti al largo delle coste libiche il 22 dicembre. Nelle ore successive al soccorso, il comandante della nave aveva chiesto a diversi paesi europei – Italia, Malta, Spagna, Grecia – e alla Tunisia di poter attraccare in uno dei loro porti, ricevendo risposta negativa. Il 29 dicembre un’altra nave umanitaria tedesca, la Sea Eye, aveva soccorso 17 persone al largo della Libia e si era rifiutata di consegnarle alla Guardia costiera libica perché, secondo la ong, sarebbe stata una «violazione delle leggi internazionali».

La situazione era poi rimasta bloccata per giorni, con alcuni sindaci di Paesi Bassi, Germania e Italia che avevano dato la loro disponibilità all’accoglienza. Il 2 gennaio Malta aveva concesso alle navi l’ingresso nelle acque territoriali dell’isola, ma solo per ripararsi da condizioni meteo difficili e in ulteriore peggioramento.

Le condizioni delle persone a bordo erano da giorni piuttosto complicate. Sulle navi, avevano fatto sapere qualche giorno fa le due ong, si trovavano bambini e adulti stremati dalla traversata e dall’inverno, e traumatizzati dalla permanenza nei campi di detenzione della Libia.

martedì 11 dicembre 2018

Strasburgo - Via libera da Eurocamera ai visti umanitari per i rifugiati

ANSA
Strasburgo - L'Eurocamera a Strasburgo ha dato il suo via libera a favore della proposta per introdurre i visti umanitari europei con l'obiettivo di diminuire le morti e migliorare la gestione dei flussi dei rifugiati. 


L'iniziativa legislativa è stata approvata con 429 sì, 194 no e 41 astensioni (maggioranza assoluta). Una simile proposta non aveva raggiunto la maggioranza assoluta necessaria al Parlamento europeo alla plenaria di novembre per un errore tecnico durante le votazioni.

In particolare il Parlamento europeo ha chiesto che la Commissione europea presenti, entro il 31 marzo 2019, una proposta legislativa che istituisca tale visto, che darebbe al richiedente l'accesso al territorio europeo esclusivamente nello Stato membro che lo rilascia e al solo scopo di presentare una domanda di protezione internazionale.

domenica 11 novembre 2018

Sant'Egidio - La mensa di Via Dandolo a Roma compie 30 anni: accolte come in una famiglia 200.000 persone italiani e stranieri insieme

www.santegidio.org
La mensa di Via Dandolo 10, a Roma, è sempre gremita. Ma venerdì 9 novembre era piena fino all'inverosimile. C'erano proprio tutti: quelli che venivano per la prima volta e gli amici di sempre. Tutti riuniti per celebrare i 30 annni di questo luogo dove, come ha detto il presidente di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, nel suo saluto, "si è formata e si forma ogni giorno una famiglia".


Un luogo con una storia particolare, passato attraverso la sofferenza delle leggi razziste del 1938, divenuto, proprio il 9 novembre 1988, a 50 anni da quelle leggi e dalla terribile "Notte dei cristalli", uno dei luoghi più rappresentativi di quell'accoglienza che, come ha recentemente ricordato Andrea Riccardi, è espressione dello Spirito di Dio: quasi 200.000 le persone accolte in 30 anni, più di 3 milioni di pasti consumati attorno a questi tavoli. 


Tante storie di vite perse e ritrovate. Le immagini della festa e le parole di Marco Impagliazzo ci rendono tutti partecipi di questa festa e di questa gioia.

Il saluto di Marco Impagliazzo >>>

martedì 9 ottobre 2018

In Germania mancano lavoratori e Berlino «chiama» 1.600.000 migranti

Corriere della Sera
Accordo tra i partiti di governo: sei mesi di tempo a chi arriva per cercare un impiego. Servono lavoratori qualificati e che conoscano il tedesco. Il ministro: «Soluzione pragmatica».


La Germania è intenzionata a rispedire in Italia 40.000 migranti arrivati illegalmente dall’Italia ma al tempo stesso ha bisogno di almeno un milione di lavoratori stranieri qualificati per tenere il passo della sua crescita economica. 

La riprova di questo atteggiamento «double face» è l’accordo raggiunto ai primi di ottobre tra i due partiti di governo, la Cdu di Angela Merkel e i socialdemocratici della Spd. Entrambi hanno concordato l’adozione nel 2019 di una legge per facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro tedesco di stranieri extracomunitari qualificati. Un atto politico rilevante specie in un periodo in cui la Grosse Koalition deve fronteggiare l’ascesa nei consensi degli estremisti di destra della Afd e l’avvicinarsi delle elezioni europee. Fonti imprenditoriali stimato che il fabbisogno di manodopera straniera oscilla tra 1.200.000 e 1.600.000 unità.

Sei mesi per trovare un impiego
Il provvedimento del governo si rivolge in particolare ai settori trainanti dell’economia, a cominciare da quelli ad alto impatto tecnologico. Il meccanismo prevede la concessione di un permesso di sei mesi a chi arriva in Germania in cerca di lavoro che viene automaticamente esteso nel momento in cui lo straniero sottoscrive un contratto. Unica condizione richiesta: una sufficienza conoscenza della lingua tedesca. «È una soluzione pragmatica che riflette la realtà» ha dichiarato il ministro del lavoro Hubertus Heil. La stima del fabbisogno di 1 milione e 200 mila o 1.600.000 lavoratori era stata formulata a marzo dalla Camera di Commercio e industria nazionale.


Nel 2018 700.000 nuovi posti
Proprio pochi giorni fa era stata diffusa una statistica ufficiale secondo la quale la Germania aveva raggiunto un tasso di disoccupazione del 5%, il più basso dai tempi della riunificazione. Un articolo comparso pochi giorni fa sulla Frankfurter Allgemeine conferma che nell’anno in corso le aziende tedesche hanno creato 700mila nuovi posti di lavoro; di questi 330mila sono stati occupati da cittadini tedeschi, per gli altri è stato necessario fare ricorso a immigrati. 

Il timore è che non sia più sufficiente fare ricorso al tradizionale «serbatoio»di manodopera straniera,rappresentato da Polonia e altri paesi dell’Est; da qui l’idea di fare ricorso al di fuori dei confini della Ue.

mercoledì 26 settembre 2018

USA. I 1.500 bambini immigrati scomparsi. Minori non accompagnati di cui non si conosce più la sorte

Il Fatto QuotidianoIl fallimento dell'ente che doveva vigilare sui minori arrivati soli o divisi dai genitori. In Texas, nella città di Browswille, al confine con il Messico, un centro commerciale dismesso della catena Walmart ospita ben 1.470 minori.


È il centro governativo per ragazzi (la maggioranza tra i 10 e i 16 anni) più affollato degli Usa, sotto la custodia dell'Health and Human service. Molti di questi minori hanno passato il confine da soli, altri sono stati separati dai loro genitori dopo la decisione di Trump di far perseguire dai tribunali chi entra negli Usa senza documenti.

Nel centro i minori hanno due ore di libertà e alcuni sono riusciti a scappare pur di non vivere sotto sorveglianza. Chi riesce a uscire senza fuggire è perché gli incaricati federali sono riusciti a trovare dei parenti residenti negli Usa o i cosiddetti sponsor, persone che hanno mostrato, a sentire gli ufficiali federali, di avere le carte in regola per l'affido temporaneo. Peccato che di 1.500 bambini, tra quelli messi al "riparo" nelle strutture statali, si siano perse le tracce.

L'amministrazione Trump, per la seconda volta in meno di un anno, non è stata in grado di individuare dove e con chi circa 1.500 bambini immigrati irregolarmente abbiano trascorso gli ultimi 3 mesi. La cifra è stata resa nota da un gruppo bipartisan di senatori che hanno messo a punto un disegno di legge per rendere il governo responsabile della custodia di questi bambini anche dopo il loro rilascio.

Negli ultimi 8 mesi la polizia di frontiera ha fermato 32mila minori non accompagnati, 1.300 poco più che neonati. Intanto il numero di quelli accompagnati è sceso a 59mila a partire dall'anno scorso. Dal 1 ° aprile al 30 giugno, l'Hhs ha effettuato chiamate di controllo a 11.254 bambini immigrati rilasciati ma non è stata in grado di sapere dove sia il 13%, rivelano i dati rilasciati dalla sottocommissione investigativa del comitato di senatori. Venticinque sarebbero fuggiti dalle case dove erano stati trasferiti.

Rob Portman, presidente della sottocommissione, si occupa di questo enorme problema dal 2015, quando 8 bambini privi di documenti sono stati scoperti nelle mani di trafficanti di esseri umani in Ohio: "Il nostro disegno di legge garantirà che i minori vengano protetti dalla tratta e dagli abusi di eventuali sponsor e inoltre contribuirà ad assicurare che compaiano davanti alle commissioni incaricate di aiutarli a chiedere l'asilo", ha detto Portman in una nota.

"Non si tratta di essere democratici o repubblicani, è una soluzione pragmatica oltre che umanitaria. I problemi sono iniziati durante la precedente amministrazione e sono continuati sotto l'attuale". Uno dei co-sponsor della legge, il senatore James Lankford, repubblicano dell'Oklahoma, ha detto in un'audizione di martedì che vorrebbe anche che l'Hhs non affidi più bambini senza documenti a nessuno che sia entrato negli Usa illegalmente.

Un funzionario dell'immigrazione e delle dogane che ha testimoniato, Matthew Albence, ha affermato che eliminerebbe circa l'80% degli sponsor. Il numero di bambini immigrati detenuti negli Stati Uniti è salito alle stelle, sebbene il tasso di minori non accompagnati che attraversano illegalmente la frontiera sia relativamente stabile da diversi anni.

Roberta Zunini