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martedì 18 aprile 2023

Yemen - Scambio di 900 prigionieri - Ad un passo dalla pace, dopo 150 mila vittime e una tra le peggiori catastrofi umanitarie

Corriere della Sera
In tre giorni sono rilasciati quasi 900 detenuti. Settimana scorsa l’incontro a Sana’a per negoziare la fine del conflitto in corso dal 2015. In molti hanno riso e pianto per la felicità. In tanti sono scesi con dalla scaletta dell’aereo con il pugno alzato. Sono i prigionieri delle milizie ribelli Houthi che in queste ore stanno rientrando a casa, nell’ambito del maxi-scambio di prigionieri concordato dall’Arabia Saudita e dai rappresentanti del gruppo filo Teheran iniziato venerdì per porre fine al conflitto che devasta il Paese da oltre otto anni.
L'arrivo dei prigionieri a Sana'a

Tra chi è sceso dai voli, anche l’ex ministro della Difesa dello Yemen e il fratello dell’ex presidente, trasportati da Aden, controllata dal governo, alla capitale Sana’a. A mediare lo scambio che prevede il rilascio di 900 detenuti in tre giorni, il Comitato della Croce Rossa Internazionale. Si tratta della più grande operazione dopo il rilascio di oltre 1.000 prigionieri nell’ottobre 2020. Ma soprattutto
si tratta del primo concreto segnale che finalmente la guerra in Yemen si avvia alla sua conclusione, dopo aver provocato 150 mila morti tra combattenti e civili e una delle peggiori catastrofi umanitarie che la storia ricordi.

Sono stati 11.000 i bambini uccisi o mutilati nella guerra in Yemen

A contribuire sia ai colloqui sia al rilascio di prigionieri il riposizionamento dell’Arabia Saudita in particolare in relazioni ai rapporti con Teheran. L’intesa sottoscritta il 10 marzo scorso da Iran e Arabia Saudita, con la mediazione della Cina, per ripristinare le relazioni diplomatiche interrotte nel 2016, prevede accordi anche su diverse questioni di sicurezza, tra cui l’accordo sul nucleare iraniano e proprio il conflitto nello Yemen. In particolare l’accordo stabilisce che “l’Iran rispetti gli interessi sauditi nella regione e sostenga i piani di pace”. 


Inoltre, hanno aggiunto le fonti, “L’Iran ha assicurato che i suoi missili balistici non costituiranno una minaccia per l’Arabia Saudita”. Nelle scorse settimane anche il Wall Street Journal, citando fonti americane e saudite, aveva riferito di un’intesa riguardante lo Yemen raggiunta nell’ambito dell’accordo del 10 marzo scorso, secondo cui Teheran avrebbe accettato di mettere fine alle forniture di armi agli Houthi.

Marta Serafini




venerdì 6 maggio 2022

La guerra in Yemen, periferia dimenticata dal mondo - 30 milioni di persone in grave sofferenza - A rischio la vita di 2,2 milioni di bambini

Vatican News
La guerra in Ucraina può aggravare la grave crisi umanitaria e la fame nello Yemen: lo spiega il vicario apostolico emerito dell'Arabia meridionale, ricordando che 30 milioni di persone soffrono gravemente nel Paese della penisola in guerra da tempo, nel silenzio dei media. In un'ampia intervista con Vatican News, il vescovo mette anche in guardia dal trarre profitto dalla produzione di armi.


L'emergenza umanitaria nello Yemen che affama milioni di persone, ricordata dal Papa in tante occasioni ma dimenticata dal mondo e da quanti si sono stancati di sentir parlare di conflitto. La considerazione è al centro della lunga intervista a Vatican News del vescovo Paul Hinder, che ha ricoperto per più di un decennio l'incarico di vicario apostolico della penisola arabica, e le cui dimissioni per raggiunti limiti di età, sono state accettate domenica primo maggio dal Papa. 
Tragici i dati del Paese: su una popolazione di 31,9 milioni di persone, 23,4 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria, secondo l'ONU. 17,4 milioni, cioè più della metà del totale, sono in condizioni di insicurezza alimentare acuta, e 2,2 milioni di bambini rischiano la vita.
Deborah Castellano Lubov 

Leggi l'intervista >>>

sabato 22 gennaio 2022

Nel silenzio del mondo, la strage senza fine in Yemen. Bombe sul carcere: duecento tra morti e feriti

Avvenire
Colpita la struttura nella città di Saada, roccaforte dei ribelli Houthi. Il raid aereo della coalizione militare a guida saudita segna un'ulteriore escalation della guerra
Quel che resta del carcere colpito in Yemen - Ansa

Ennesima strage in Yemen. Almeno duecento persone sono rimaste uccise o ferite la notte scorsa nel nord del Paese in seguito ad un raid aereo della coalizione militare a guida saudita, che segna l'ulteriore escalation di una guerra che ha già causato la morte di centinaia di migliaia di persone. Nel silenzio del mondo.

Il bilancio è ancora parziale. I caccia hanno preso di mira vari obiettivi controllati dagli insorti Huothi filo-iraniani, come hanno riferito fonti sul posto. Difficili anche le comunicazioni, visto che il Paese è rimasto senza alcun collegamento internet, proprio a causa del bombardamento contro installazioni nella città portuale di Hudayda, sul Mar Rosso. 

Nella stessa città, secondo quanto ha riferito Save the Children, tre bambini sono stati uccisi mentre giocavano in un campetto da calcio, quando un missile ha colpito un impianto di telecomunicazioni nella zona. 

Ma la vera carneficina è stata registrata più a nord, nella città di Saada, dove le bombe della coalizione hanno raso al suolo una prigione, causando, secondo l'organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere, la morte di almeno 70 persone e il ferimento di almeno altre 140. 

La stessa fonte ha precisato che si tratta di dati parziali, poiché provengono da solo uno degli ospedali di Saada, mentre "anche altri due (ospedali) in città hanno ricevuto molti feriti e tra le macerie sono ancora in corso delle ricerche" per vedere se vi sono sopravvissuti, feriti o vittime. 

I ribelli Houthi hanno prontamente diffuso filmati raccapriccianti che mostrano corpi tra le macerie e cadaveri maciullati, affermando che si tratta di vittime dall'attacco alla prigione. 

Sono stati però probabilmente proprio i ribelli a causare questa nuova escalation della violenza, mettendo a segno lunedì e poi rivendicando un attacco compiuto con i droni contro installazioni nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, che ha provocato la morte di tre persone. 

Già il giorno dopo la coalizione, di cui gli Emirati fanno parte, ha reagito con un raid contro la regione della capitale Sanaa, in cui sono morte 14 persone. Oggi la drammatica e più vasta replica. 
Questo è avvenuto solo nell'ultima settimana, ma sono sette anni che la guerra civile in Yemen va avanti causando un'ondata di milioni di sfollati, oltre ad una crisi umanitaria che l'Onu definisce la peggiore al mondo. Per non parlare delle vittime.
Sempre secondo le Nazioni Unite, la guerra finora ha provocato la morte di oltre 377.000 persone, sia direttamente che indirettamente, a causa della fame e delle malattie. 
Frattanto il Consiglio di sicurezza dell'Onu, riunito su richiesta degli Emirati Arabi Uniti che ne è membro non permanente, ha condannato all'unanimità quelli che ha definito gli "efferati attacchi terroristici degli Houthi ad Abu Dhabi, così come in altri siti dell'Arabia Saudita". 

Allo stesso tempo, la Norvegia, presidente di turno dei Quindici, ha commentato i nuovi raid in Yemen definendoli "inaccettabili".

lunedì 1 novembre 2021

Guerre dimenticate - Yemen: 460 scuola colpite, 400 mila dei bambini (60%) senza istruzione, il 20% rischia la vita

RaiNews
Yemen: Il 60% dei bambini lascia le scuole attaccate. 1 su 5 rischia violenze e la vita Sono 460 le scuole colpite dal fuoco incrociato, nella guerra civile per il controllo dei pozzi di petrolio. 400mila il numero della dispersione scolastica.

'Quando siamo a scuola, sentiamo delle esplosioni. Corriamo dentro la scuola e quando finiscono, usciamo di nuovo a giocare. Uno dei miei amici è rimasto ferito in una delle esplosioni". 

In tre righe un bambino di 8 anni racconta un ordinario giorno di scuola nello Yemen. Ma non c’è nulla di ordinario in un paese dove si combatte, da anni, una guerra civile per il controllo dei pozzi di petrolio. 


Non c’è nulla di ordinario se le scuole sono diventate dei rifugi, dei bersagli e il 60% dei bambini non è tornato tra i banchi. 

 È il quadro del nuovo rapporto di Save the Children, 'Will I see my children again?' pubblicato per la quarta Conferenza Internazionale sulla Dichiarazione delle Scuole Sicure, che si terrà da oggi al 27 ottobre per proteggere l'istruzione durante i conflitti armati. 

I numeri. I pericoli Scorrendo le pagine del rapporto non è solo la scuola il “pericolo” ma anche la strada per arrivarci. 

Un bambino su 5 ha raccontato del rischio di perdere la vita, di violenze e rapimenti. Il 90% va a scuola, ogni giorno a piedi. Negli ultimi cinque anni, più di 460 scuole sono state attaccate, comprese quelle colpite da fuoco incrociato. Più di 2.500 istituti sono stati danneggiati, utilizzati come rifugi per le famiglie sfollate o occupate da gruppi armati. La dispersione scolastica è di 400mila bambini.

 ''La situazione qui è allarmante – racconta Lamia, 30 anni, insegnante a Taiz una delle città al centro dei combattimenti- I gruppi armati si muovono in sicurezza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e gli studenti li vedono ogni giorno. 

In qualsiasi momento, ci aspettiamo che sparino, e spesso accade intorno al cancello in quanto gli uomini armati hanno reso questa scuola un bersaglio militare. Questo mette bambini e ragazzi in grave pericolo. Hanno persino rubato materiali da costruzione. Si studia nella paura studiando nella paura''. La paura Non c’è nulla di ordinario in tetti colpiti dall'artiglieria, in muri e classi ridotte in macerie. 

Non c’è nulla di ordinario in bambini che fanno lezione con il rombo degli aerei da guerra in sottofondo, o in tende improvvisate in campi profughi. Chi non torna a scuola, si legge nel rapporto, è per la paura ma anche perché a scuola, il luogo sicuro, hanno visto morire compagni, amici e insegnanti. Hanno visto volare via pagine di libri e quaderni.

lunedì 27 settembre 2021

Yemen - Gli Houthi eseguono la pena di morte di 9 uomini coinvolti nella morte del leader Samad

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il movimento yemenita Houthi, appoggiato dall'Iran, ha dichiarato sabato che le autorità hanno messo a morte nove uomini condannati per il coinvolgimento nell'uccisione del 2018 di Salehal-Samad, allora principale leader civile del gruppo armato.

Foto: AFP

Samad, che ricopriva la carica di presidente nell'amministrazione controllata dagli Houthi che governa la maggior parte dello Yemen settentrionale, è stato ucciso nell'aprile 2018 da un attacco aereo della coalizione a guida saudita nella città portuale di Hodeidah, sulla costa occidentale dello Yemen.

È stato il funzionario più anziano ad essere ucciso dalla coalizione nella guerra lunga anni in cui gli Houthi stanno combattendo le forze fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale con sede nella città portuale meridionale di Aden.


ES

Fonter: Reuters

lunedì 20 settembre 2021

Migliaia di etiopi in trappola nello Yemen - Vivono in condizioni disastrose e decine sono morti in mare nel tentativo di tornare in Etiopia

Africa Rivista
Quasi 5.000 migranti etiopi sono bloccati in Yemen e stanno cercando di tornare a casa in sicurezza. L’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) ha annunciato in un comunicato che 300 di essi dovrebbero partire da Aden per Addis Abeba questa settimana. 

L’Oim spera di continuare a questo ritmo, operando due voli a settimana fino alla fine dell’anno e prevede di espandere questo tipo di voli in altri luoghi come Ma’rib, dove il conflitto persiste.

“Dall’inizio della pandemia, il problema dei migranti in Yemen è stato trascurato”, ha affermato John McCue, vice capo missione dell’Oim Yemen. Finora, 597 migranti sono tornati volontariamente su cinque voli da Aden e altri 79 su un volo da Sana’a. 

Per sostenere questo programma, l’Oim ha urgente bisogno di tre milioni di dollari dalla comunità internazionale, oltre al continuo sostegno delle autorità yemenite ed etiopi per facilitare i movimenti. “Chiediamo ai donatori di dare un contributo più significativo a questa cruciale ancora di salvezza che fornisce a migliaia di migranti bloccati la loro unica possibilità di sfuggire a una situazione pericolosa e tornare a casa”, ha detto McCue.

La maggior parte dei migranti vive in condizioni disastrose nel Paese, principalmente negli hub di transito urbano, a causa delle restrizioni alla mobilità covid-19 che hanno ostacolato i loro viaggi verso l’Arabia Saudita. 

Molti migranti sono hanno effettuato il pericoloso viaggio di ritorno via mare verso Gibuti o la Somalia, utilizzando la stessa rete di contrabbandieri che usavano per dirigersi verso la penisola arabica. Decine di essi sono annegati quest’anno dopo il capovolgimento di barche sovraffollate.

domenica 27 giugno 2021

Yemen - La guerra dimenticata - 111 morti in 3 giorni e 22 mila sfollati per attacco Houthi su Marib

Blog Diritti Umani - Human Rights
Almeno 111 tra ribelli e forze filogovernative hanno perso la vita negli ultimi giorni nella città yemenita di Marib nel corso di scontri seguiti ad una rinnovata offensiva dei ribelli Huthi: lo hanno reso noto fonti vicine al governo. Da giovedì scorso a oggi, sono morti negli scontri 29 combattenti filogovernativi e almeno 82 ribelli.


Il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha annunciato che più della metà della popolazione dello Yemen affronta l'insicurezza alimentare e 5 milioni di persone sono a un passo dalla fame.

Il conflitto continua senza sosta nello Yemen, compresa la città di Marib, dove la violenza ha provocato lo sfollamento di oltre 22.000 persone dall'inizio di febbraio, ha spiegato Dujarric durante una conferenza stampa tenutasi presso la sede delle Nazioni Unite a New York il 26 giugno.

Il funzionario dell'ONU ha anche osservato:
L'economia dello Yemen è crollata, poiché il valore della sua valuta è sceso a livelli record all'inizio di questo mese, il che significa che più persone non potranno permettersi cibo e beni di prima necessità. Senza finanziamenti aggiuntivi e flessibili per il nostro piano di risposta umanitaria in Yemen, affronteremo una perdita dei finanziamenti e milioni di persone vedranno una riduzione dell'assistenza salvavita di cui hanno disperatamente bisogno.

Marib ha assistito dallo scorso febbraio agli attacchi degli Houthi che puntano a conquistare la città ad ogni costo, in quanto è considerata la più importante roccaforte del Governo yemenita, oltre al fatto che è ricca di petrolio e gas. Ciò avviene nonostante tutti gli appelli internazionali per fermare l'escalation Houthi per il timore delle conseguenza che avrà per quasi un milione di sfollati nel Governatorato.

Settimane fa, è stata lanciata una mediazione dell'Oman sotto gli auspici delle Nazioni Unite per arrivare ad un cessate il fuoco nel Paese, ma la milizia continua ancora i suoi attacchi, minando gli sforzi internazionali per raggiungere questo obiettivo.

Fonte: expartibus.it - Ansa

mercoledì 24 marzo 2021

Guerre dimenticate - Yemen, sei anni di guerra. 18.557 vittime civili, 4,3 milioni di sfollati, sistema sanitario al collasso.

Corriere della Sera
Nel nord del Paese, la situazione più critica riguarda la provincia ricca di petrolio di Marib. A Taiz i civili esposti a mine, ordigni e cecchini. L'inviato Onu: una battaglia inutile. Sei anni di guerra e un conflitto che si allarga mentre i civili sono allo stremo. 


Lo Yemen prosegue nella sua spirale verso una nuova escalation di violenza che sta coinvolgendo sempre più fronti: dallo scontro tra ribelli sciiti Houthi e governo riconosciuto di Aden, al confronto tra filo-sauditi e separatisti del sud, alla guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran. 

Sullo sfondo di questa crisi, il divario sempre più ampio tra l'Arabia Saudita e gli Stati Uniti, in particolare dopo la decisione dell'amministrazione Biden di sospendere il sostegno alla coalizione araba guidata da Riad nella lotta contro i ribelli sciiti e cancellare dalla lista dei gruppi terroristici il gruppo Ansar Allah a cui fanno riferimento gli insorti sciiti filo-iraniani.

La crisi umanitaria dunque non si ferma, con oltre 18.557 vittime civili segnalate tra marzo 2015 e novembre 2020, 4,3 milioni di sfollati e una forte recessione economica che ha lasciato più di 24,3 milioni di persone (80% della popolazione) bisognosa di assistenza umanitaria.
Solo nel 2020 i fronti sono aumentati da 33 a 49, provocando 172mila nuovi sfollati interni in un anno. In totale oggi sono 4milioni gli sfollati interni, di cui il 76% sono donne e bambini. Il conflitto è la causa della povertà e miseria cronica in cui vive il paese da anni, a questo si aggiungono le inevitabili conseguenze di una totale assenza di controllo statale, servizi infrastrutturali inefficaci o inesistenti, carenza di beni primari come acqua, cibo e medicinali. Secondo la comunità internazionale, nel 2021 si prevede che 16,2 milioni di persone nello Yemen dovranno affrontare alti livelli di insicurezza alimentare acuta.

"Il sistema sanitario nazionale è al collasso", è l'allerta lanciata da Medici Senza Frontiere. La popolazione non ha accesso a cure mediche di base e servizi essenziali e la situazione è aggravata dalla crisi economica e problemi di sicurezza. 
[...]
Il conflitto impedisce alla popolazione di accedere ad acqua potabile e cure tempestive, e malattie curabili e prevenibili diventano cause di morte. Tra queste ci sono epidemie di morbillo, colera o decessi in gravidanza.

Marta Serafini

sabato 13 marzo 2021

Guerre dimenticate - Yemen si riaccende il conflitto dopo che la presidenza Biden ha cambiato gli equilibri nella zona

Osservatorio Globalizzazione
Nelle ultime settimane nello Yemen abbiamo assistito ad una forte offensiva delle forze ribelli Houthi. Le forze antigovernative stanno marciando senza sosta verso il governatorato di Marib, provincia ricca di gas e petrolio con l’obiettivo di soggiogare l’intero territorio e poter occupare l’omonima capitale. 

Secondo quanto dichiarato da Arab News le forze houthi che hanno circondato la capitale sono ormai a circa 10 km dalla periferia della capitale Marib.

L’esito dei primi scontri a fuoco tra i ribelli e le forze governative dell’Irg (internationally-recognized government) sta arridendo alle forze di Ansar Allah, le quali dopo aver posto in stato di assedio la prigione di Marib si sono assicurati la liberazione dei ribelli incarcerati. 

Come riporta il centro studi Jamestown la provincia del Marib è considerata strategica per gli interessi di tutte le forze in gioco in terra yemenita. L’eventuale occupazione di Marib sarebbe un duro colpo per il Presidente Abdrabbuh Mansur Hadi alfiere delle mire egemoniche ed imperialiste dell’Arabia Saudita, nonché unico interlocutore ufficiale per la comunità internazionale.

Nonostante le pesanti diffamazioni di Hadi sugli houthi accusati di terrorismo e codardia, gli eventi recenti ci mostrano come la presa di Marib possa causare nel futuro prossimo uno stravolgimento degli equilibri e dei ruoli nel piccolo paese della penisola arabica. E anche oltreoceano dopo l’insediamento dell’amministrazione Biden sia l’Irg che l’Arabia Saudita godono di scarso consenso. Le posizioni bellicose di Riyad, nei confronti degli houthi per voce del ministro degli esteri saudita da lui definiti disprezzanti per i luoghi di culto e i soli responsabili dello spargimento di sangue in Yemen, non trova supporto a Washington. La politica Usa in Medio Oriente con Biden è cambiata.


Nicola Francavilla

martedì 16 febbraio 2021

Guerra in Yemen - ONU: Il dramma malnutrizione minaccia metà bambini sotto 5 anni, sono 2,3 milioni più 16% in un anno

AnsaMed
La malnutrizione acuta minaccia la metà dei bambini sotto i cinque anni nello Yemen e si prevede che quasi 2,3 milioni di bambini sotto i cinque anni nel Paese arabo in guerra soffriranno di malnutrizione acuta nel 2021, hanno ammonito oggi quattro agenzie delle Nazioni Unite.


Di questi, 400.000 dovrebbero soffrire di malnutrizione acuta grave e potrebbero morire se non ricevono cure urgenti.

Secondo Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia), Pam/Wfp (Programma alimentare mondiale) e Oms (Organizzazione mondiale della sanità), i dati sono tra i più alti livelli di malnutrizione acuta grave registrati in Yemen dall'escalation del conflitto nel 2015.

Le nuove cifre segnano infatti un aumento della malnutrizione acuta e della malnutrizione acuta grave rispettivamente del 16% e del 22% tra i bambini sotto i cinque anni dal 2020.

La drammatica situazione yemenita deriva da anni di conflitto armato e declino economico ed è aggravata dalla pandemia di Covid-19 e da una grave carenza di fondi per la risposta umanitaria. Questi fattori "stanno spingendo le comunità esauste sull'orlo del baratro, con livelli crescenti di insicurezza alimentare", deplorano le agenzie Onu in un comunicato congiunto pubblicato a Ginevra.

"Il numero crescente di bambini che soffrono la fame nello Yemen dovrebbe indurci tutti all'azione", dichiara Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell'Unicef. "Più bambini moriranno ogni giorno che passa senza che si agisca. Le organizzazioni umanitarie hanno bisogno di risorse prevedibili urgenti e di accesso senza ostacoli alle comunità sul campo per poter salvare vite umane".

La risposta umanitaria rimane tuttavia gravemente a corto di finanziamenti. Nel 2020, il piano di risposta umanitaria ha ricevuto 1,9 miliardi di dollari dei 3,4 miliardi di dollari richiesti.

domenica 31 gennaio 2021

Dopo 100 mila morti nella guerra in Yemen finalmente l'Italia blocca la vendita di 12.700 ordigni in Arabia Saudita ed Emirati Arabi

Il Manifesto
Bombe disinnescate. Il governo alla fine accoglie la richiesta di revoca definitiva delle esportazioni verso Riyadh e gli Emirati. 12.700 ordigni in meno da scaricare sullo Yemen. La vittoria delle organizzazioni che per anni si sono battute per questo storico risultato. Francesco Vignarca, di Rete Italiana Pace e Disarmo: "Si può fare". E ora riconversione "pacifista" della fabbrica sarda Rwm.

La gioia esplode di mattina. Lievita rapidamente dopo la pubblicazione del tweet di Rete Italiana Pace e Disarmo che per prima dà la notizia, storica: il governo italiano revoca le esportazioni di armi verso Arabia saudita ed Emirati, principali attori e aguzzini della coalizione sunnita che dal marzo 2015 bombarda lo Yemen per farlo tornare il cortile di casa propria. Centomila morti dopo, l'Italia applica la sua stessa legge, la 185 del 1990 che vieta la vendita di armi a paesi coinvolti in conflitti armati e violatori di diritti umani.

Nello specifico, a essere definitivamente revocate sono le forniture autorizzate dopo l'inizio del conflitto e ancora non consegnate: oltre 12.700 bombe che non finiranno negli arsenali sauditi ed emiratini, spiegano le organizzazioni che da anni si battono per il rispetto della legge, Amnesty Italia, Comitato Riconversione Rwm, Fondazione Finanza Etica, Medici senza Frontiere, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo, Save the Children Italia, European Center for Constitutional and Human Rights e Mwatana for Human Rights.
[...]
La battaglia continua, consapevoli del risultato storico. Che arriva insieme a una buona dose di ironia: giovedì spopolava il video di Matteo Renzi che a Riyadh pronosticava il prossimo "rinascimento" saudita, un one-man-show a favore del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, definito "un grande" (dopotutto riuscì a chiamare al-Sisi un "grande statista"). Dando prova di un incomprensibile senso della democrazia (di cui Conte in Italia, per il senatore di Iv, è un vulnus), Renzi ha cantato dietro lauto compenso le lodi di un paese che più medievale non c'è: attiviste torturate e detenute per aver chiesto di guidare, oppositori in galera, boia sommersi di lavoro, donne cittadine di serie B sottoposte al sistema del guardiano, migranti in condizioni di semi schiavitù (ah, per Renzi è abbassamento del costo del lavoro, parole sue), minoranze religiose sottomesse. E così via.

"Ovviamente è una coincidenza - così ci saluta Vignarca - Il governo non ha revocato l'export perché Renzi è andato a Riyadh: la decisione era stata già presa, c'è stato solo un recepimento formale. Ma va detta una cosa: Matteo Renzi non è solo un ex primo ministro, è un componente della commissione difesa del Senato e fino a pochi mesi fa della commissione esteri. La prima compra e vende armi, la seconda dovrebbe verificare il rispetto della 185. La cosa più grave è questa: Renzi è in carica, rappresenta il popolo italiano in parlamento e fino a poco fa era nella maggioranza di governo".

martedì 24 novembre 2020

Guerre dimenticate - Yemen in arrivo la peggiore carestia nel mondo da decenni, conseguenza della guerra

EuroNews
Lo Yemen è in "pericolo imminente" di cadere nella "peggiore carestia che il mondo
abbia visto da decenni", ha avvertito venerdì il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, chiedendo un'azione immediata per salvare milioni di vite.


Un bambino malnutrito nello Yemen
 Diritti d'autore Hammadi Issa/Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved.

La crisi, secondo le Nazioni Unite, è il risultato della forte riduzione dei fondi forniti alle operazioni umanitarie nel Paese, della mancanza di supporto esterno all'economia yemenita e dell'impatto del conflitto armato e degli ostacoli posti alle agenzie di aiuti umanitari, oltre alle inondazioni e agli effetti di un'infestazione di locuste.

Guterres, in una dichiarazione, ha chiesto un'azione urgente per evitare una "catastrofe" e ha esortato tutte le parti ad astenersi da qualsiasi azione che possa peggiorare la situazione.

"Rischiamo una tragedia non solo per l'immediata perdita di vite umane, ma anche per le conseguenze che si faranno sentire indefinitamente in futuro", ha detto il diplomatico portoghese.

Guterres ha anche messo in guardia contro qualsiasi "iniziativa unilaterale" che potrebbe rivelarsi negativa in un momento così fragile, con il rischio di carestia e con l'ONU che cerca di mediare per arrivare a una soluzione politica al conflitto tra il governo yemenita e i ribelli Houthi.

Quando in conferenza stampa gli è stato chiesto della possibilità che gli Stati Uniti sanzionassero gli insorti, legati all'Iran, Guterres ha risposto: "Penso che non dovremmo smuovere le acque in questo momento", ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite.

Guterres ha sottolineato il fatto che le Nazioni Unite sono in stretto contatto con tutte le parti per cercare di farle incontrare e adottare un cessate il fuoco e stabilire un dialogo politico, in un momento in cui c'è un "drammatico degrado della situazione umanitaria".

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martedì 29 settembre 2020

Segnali positivi nella guerra in Yemen - Scambio di 1081 prigionieri tra il governo yemenita a guida saudita e gli Houthi

Blog Diritti Umani - Human Rights

Il governo yemenita, sostenuto da una coalizione militare a guida saudita, e il movimento Houthi hanno firmato un accordo per scambiare circa 15.000 detenuti.


Le due parti ora libereranno 1.081 detenuti e prigionieri, ha detto Griffiths in un briefing congiunto con il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) dopo gli inceri che si sono protratti per 10 giorni del comitato per lo scambio di prigionieri tenutasi nel villaggio svizzero di Glion presso il Lago di Ginevra.

Fonti Houthi hanno affermato che i ribelli avrebbero rilasciato 400 persone, tra cui 15 sauditi e quattro sudanesi, mentre la coalizione avrebbe liberato 681 combattenti Houthi nel più grande scambio dai colloqui di pace a Stoccolma nel dicembre 2018

Fonte: Aljazeera.com - Yemen gov’t, Houthis agree to exchange over 1,000 prisoners

ES

venerdì 26 giugno 2020

Unicef: in Yemen la peggiore crisi umanitaria del mondo. Milioni di bambini rischiano di morire

ANSAmed
Milioni di bambini yemeniti hanno un "disperato bisogno di aiuto umanitario". E' l'allarme lanciato oggi dall'agenzia dell'Onu per l'infanzia (Unicef), secondo cui quattro minori yemeniti su cinque rischiano di non superare l'esame per la sopravvivenza in quella che l'Onu definisce la peggiore crisi umanitaria del mondo.


Lo Yemen è da anni martoriato da una guerra intestina che ha poi assunto dimensione regionale col coinvolgimento di Arabia Saudita e Iran e che si inserisce in un contesto di endemica povertà e penuria di risorse alimentari.

Secondo Unicef, "decine di migliaia di bambini sono morti per cause dirette o indirette del conflitto, come malattie e malnutrizione". Degli oltre 12 milioni di minori yemeniti, circa due milioni hanno abbandonato le loro case e vivono come sfollati in condizioni più che precarie.

"Il numero dei bambini malnutriti può raggiungere i due milioni e 400mila entro la fine dell'anno, ovvero con un incremento del 20%", si legge nel documento dell'Unicef.
La crisi del coronavirus ha esasperato le già disperate condizioni dei servizi sanitari nel Paese, separato da più di 30 line di conflitto tra le diverse parti armate. (ANSAmed).

martedì 26 maggio 2020

Yemen - Allarme ONU - E' arrivata la pandemia Covid in un paese con la sanità collassata da 5 anni di guerra

Internazionale 
Il sistema sanitario yemenita era già duramente colpito da cinque anni di guerra quando è arrivata la pandemia di covid-19. A poco più di un mese dal primo caso, registrato ufficialmente il 13 aprile, il 22 maggio le Nazioni Unite hanno suonato il campanello d’allarme dichiarando che la sanità del paese è “effettivamente collassata”. 

Gli operatori umanitari continuano a lavorare “con la consapevolezza che il contagio sta dilagando nel paese”, ha affermato Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha).

Un numero troppo basso di test, la carenza di dispositivi di protezione e di materiale medico costringono infatti il personale impegnato sul campo a mandare via le persone che non possono curare. 

In due settimane, dal 30 aprile al 17 maggio, l’ong Medici senza frontiere ha registrato 68 morti nel suo centro di Aden, l’unico dedicato ai malati di nuovo coronavirus in tutto il sud del paese. Il personale umanitario è inoltre preoccupato dal fatto che la popolazione yemenita sia più esposta al virus perché la malnutrizione, a cui è gravemente soggetta, abbassa le difese immunitarie.

Due miliardi di dollari è la cifra stimata dalle Nazioni Unite per permettere ai programmi umanitari di continuare a operare. Una conferenza di raccolta fondi promossa dall’Onu è prevista il 2 giugno in Arabia Saudita. “Se non otteniamo questi fondi, quei programmi che possono salvare gli yemeniti e che sono fondamentali per la lotta al covid-19 saranno costretti a chiudere. 

E così il mondo sarà testimone di cosa succede a un paese che combatte il covid-19 senza avere un sistema sanitario efficiente. Credo che nessuno voglia vederlo accadere”, ha avvertito Laerke.

Nello Yemen sono stati ufficialmente registrati 184 casi, con trenta morti, un bilancio gravemente sottostimato secondo molte ong attive nel paese.

lunedì 6 aprile 2020

Apocalisse in Yemen - Guerra, carestia, colera e ora anche l'incubo Covid-19.

Globalist
Una catastrofe che dura da oltre cinque anni, con la complicità di potenze regionali (Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti) e le armi vendute dagli Usa e dall’Europa (Italia compresa).


Guerra, carestia, colera. Ed ora, Coronavirus. In una parola: Yemen. Una catastrofe che dura da oltre cinque anni, con la complicità di potenze regionali (Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti) e le armi vendute dagli Usa e dall’Europa (Italia compresa). Nella Giornata internazionale delle coscienze indetta dall’Onu, ricordare l’apocalisse yemenita è un dovere per quanti, anche nel modo della comunicazione, una coscienza l’hanno ancora. A guidarci nell’inferno yemenita è una delle Ong internazionali più attente e attive nel monitorare la situazione in Yemen: Oxfam, il cui ultimo rapporto traccia un quadro dettagliato dell’apocalisse yemenita



Apocalisse Yemen
La guerra. Il conflitto in Yemen dura ormai da cinque anni, con bombardamenti pesantissimi dei quali fanno le spese soprattutto donne e bambini. 12.366 vittime civili, tra il 26 marzo 2015 e il 7 marzo di quest’anno e oltre 100 mila vittime totali. Oltre 4 milioni di sfollati interni sopravvivono in alloggi di fortuna o nei villaggi, dove la popolazione locale ha offerto loro un riparo.

Il Coronavirus. L’Oms ha da poco attivato un numero verde per informare la popolazione yemenita sull’emergenza, predisponendosi a mandare aiuti immediati. In un contesto umanitario non dissimile da quello siriano, dove si è registrato il primo caso ufficiale di Covid1-9.

Il colera. Da inizio anno sono più di 56 mila le persone contagiate e oltre 2,2 milioni dal 2017: si tratta della più grave epidemia del mondo, aggravata dal collasso del sistema sanitario e delle infrastrutture idriche. Inoltre il numero di contagi potrebbe aumentare con l’arrivo della stagione delle piogge in aprile.

La carestia. Più di 10 milioni di persone sono sull’orlo della carestia. 2 milioni di bambini e 1,4 milioni di donne in gravidanza soffrono di malnutrizione acuta. 24,1 milioni di persone su 30,5 dipendono dagli aiuti umanitari. I prezzi dei beni alimentari sono saliti in media del 47%.

L’isolamento. Le vite di 22 milioni di persone saranno in pericolo se non aumentano le importazioni di cibo, carburante, medicine: il blocco delle importazioni deve essere permanentemente eliminato. Anche il prezzo del petrolio è aumentato enormemente: il prezzo medio al litro è salito del 280% da quando il conflitto è iniziato.

L’infanzia negata. I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. Più di 1.600 scuole sono state distrutte, e fame e debiti spingono molte bambine – anche sotto i 10 anni – verso i matrimoni precoci: nel Governatorato di Amran nel nord del Paese, ad esempio, tante famiglie stremate, rimaste senza cibo e senza una casa, arrivano al punto di dare in matrimonio figlie anche piccolissime, in un caso anche di tre anni, per poter comprare cibo e salvare il resto della famiglia.

Emergenza idrica e sanitaria. Quasi 18 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua pulita e all’assistenza sanitaria di base, rimanendo così inevitabilmente esposte a epidemie mortali. Le scorte di medicine e materiali sanitari si stanno esaurendo.

La situazione a Hodeidah. Oltre 80.000 persone sono state già costrette ad abbandonare la più grande città portuale dello Yemen, in completo assetto da guerra con truppe schierate, trincee e barricate. Le vittime tra i civili rimasti intrappolati in città continuano ad aumentare, e la popolazione non ha la minima possibilità di fuggire o ottenere assistenza medica.
“Se in Italia il Coronavirus sta provocando la più grave emergenza sanitaria ed economica dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, non riusciamo davvero ad immaginare le conseguenze del contagio in un Paese distrutto e poverissimo come lo Yemen 
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Nel caso in cui il Covid-19 dovesse diffondersi in Yemen assisteremmo alla peggiore catastrofe umanitaria del secolo”: a lanciare l’allarme è Abdulrahman Jaloud, direttore di “Yemeni Archive”, associazione umanitaria che riunisce attivisti per i diritti umani, giornalisti, tecnici impegnati a documentare le violazioni e i crimini compiuti da tutte le parti in lotta nel Paese dove infuria una guerra da oltre sei anni.
[...]
Yemen, per non dimenticare. E per dimostrare che siamo capaci ri “restare umani”.

Umberto De Giovannangeli

venerdì 27 marzo 2020

Covid-19 - Rispondendo all'appello di Guterres (ONU), proclamato il cessate il fuoco nei Paesi in guerra per paura della pandemia. Dallo Yemen alla Siria e dal Camerun alle Filippine

La Repubblica
Dallo Yemen alla Siria e dal Camerun alle Filippine, ribelli e eserciti governativi rispondono all'appello per una tregua lanciato dal Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres. E' uno dei pochi effetti positivi del virus.
Dopo tanti lutti e tanto dolore, un effetto virtuoso il coronavirus l’avrà pur prodotto: la proclamazione di cessate il fuoco in diversi Paesi funestati da sanguinari conflitti, dalle Filippine al Camerun e dallo Yemen alla Siria. 

Lunedì scorso, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva lanciato un appello affinché le parti in lotta facessero tacere i loro cannoni e i loro kalashnikov. La sua invocazione, dicono alcuni funzionari del Palazzo di Vetro, era soprattutto destinata a proteggere i civili delle zone di guerra, i più vulnerali di fronte alla furia del Covid-19. Ma nessuno sperava che le sue parole venissero ascoltate sul campo dai vari belligeranti.

Invece, in un Paese in guerra dopo l’altro, le diverse fazioni ribelli e gli eserciti governativi contro cui combattono sono giunti a un accordo di pace temporanea per difendersi da un’altra aggressione, più subdola e potenzialmente altrettanto mortifera, quella della pandemia virale. 

Ora, secondo una fonte diplomatica che preferisce restare anonima, si sarebbe anche parlato del progetto di una risoluzione tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza sull’impatto del coronavirus sulle situazioni di guerra. "Alcuni Paesi dell’Onu hanno pensato a una dichiarazione congiunta per sostenere l’appello di Guterres", ha detto la fonte.

All’origine di quest’operazione ci sarebbe la Francia. Non è un caso se nella notte il presidente Emmanuel Macron ha pubblicato su Twitter la notizia di una “nuova, importante iniziativa” per contrastare la pandemia, concepita durante una sua telefonata con il suo omologo Donald Trump. Tuttavia, tra la Russia che si dice reticente a che il Consiglio di Sicurezza si occupi di sanità e gli Stati Uniti che insistono per imputare la colpa della pandemia alla Cina, l’approvazione di una tale risoluzione appare quantomeno problematica.

Intanto, però, nei teatri di guerra si è subito colta l’opportunità di una tregua. Martin Griffiths, l’inviato dell’Onu nello Yemen, Paese devastato da cinque anni di guerra, ha annunciato le “risposte positive” per un cessate il fuoco e per una pausa umanitaria giunte sia dai ribelli houthi sia dal governo yemenita per meglio lottare contro il coronavirus. 

Lo stesso è accaduto in Camerun, dove i ribelli anglofoni delle Forze di difese camerunensi del Sud (Socadef) hanno proclamato un cessate il fuoco temporaneo. Tre giorni fa, un messaggio analogo è giunto dal Partito comunista delle Filippine, insieme al governo del Paese. E ieri anche le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno sostenuto l’idea di una tregua e si sono dette disponibili «a fermare ogni azione militare» nel nord-est del Paese, mentre il Segreterio generale Guterres ha invitato gli altri protagonisti del conflitto siriano a fare lo stesso. Nella speranza che questi cessate il fuoco "servano da esempio nel mondo intero" per far tacere le armi di fronte alla minaccia del Covid-19.

Pietro Del Re

domenica 19 gennaio 2020

Yemen, nel paese la guerra porta al collasso il sistema sanitario si teme una epidemia di dengue che ha ucciso già 78 bambini

Vatican News
Il sistema sanitario dello Yemen, Paese scosso dalla guerra iniziata nel 2015 e da una gravissima crisi umanitaria, è al collasso. Dopo quasi 5 anni di guerra civile, le città sono distrutte. 
Più di 3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case. Le condizioni di vita nel Paese del Golfo sono sempre più drammatiche. Ricevendo lo scorso 9 gennaio i membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Papa Francesco ha ricordato che lo Yemen "vive una delle più gravi crisi umanitarie della storia recente, in un clima di generale indifferenza della Comunità internazionale". Almeno 18 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. 

Sono più di 24 milioni gli yemeniti, l’80% della popolazione, che necessitano di assistenza umanitaria.
Si teme un’epidemia di dengue


Nello Yemen continuano a diffondersi malattie prevenibili. Nel 2019 sono stati registrati 860 mila casi di colera. A causa di questa malattia, sono morte almeno 1000 persone. In questo drammatico contesto si aggiunge un'altra piaga: almeno 78 bambini sotto i 16 anni sono morti a causa della dengue. 

Lo rende noto l’organizzazione internazionale "Save the Children" sottolineando che, “davanti a numeri così drammatici”, il timore è quello di “una vera e propria epidemia”. In questo periodo, in particolare, le forti precipitazioni, associate al conflitto in corso, ostacolano la fornitura di acqua pulita.
Situazione critica negli ospedali

Le aree più colpite dalla dengue siano quelle di Hodeidah e Aden. Mariam Aldogani, direttrice di Save the Children a Hodeidah, riferisce che “i genitori non possono permettersi di portare i propri figli in ospedale o di acquistare medicine." "Gli ospedali - aggiunge - sono pieni e alcuni pazienti sono costretti a sdraiarsi a terra per la mancanza di letti. È davvero una situazione terribile, anche bambini di otto mesi sono stati colpiti dalla febbre dengue. In alcuni ospedali tutto ciò che puoi sentire sono i bambini che piangono per il dolore”.
Cosa è la dengue

La dengue è una malattia, con sintomatologia simil-influenzale, che colpisce i bambini, i giovani e gli adulti. È trasmessa dalla puntura di una zanzara infetta. È una complicazione potenzialmente letale. Si stima che 500.000 persone colpite da dengue, in prevalenza bambini, vengano ospedalizzate ogni anno.

Amedeo Lomonaco

lunedì 30 dicembre 2019

Yemen, Natale sotto le bombe, colpite anche strutture dell'Ong Oxfam. 80% della popolazione dipende da aiuti umanitari

La Repubblica
Obbligata, per ragioni di sicurezza, la sospensione degli aiuti nell’area per oltre 6 mila persone allo stremo. In questo momento oltre 24 milioni di yemeniti, ovvero circa l'80% della popolazione di un paese devastato, dipende totalmente dagli aiuti umanitari anche solo per bere, mangiare, curarsi.


Intorno all'una di notte del 22 dicembre, due razzi hanno colpito l'ufficio di Oxfam ad Al Dhale'e, nel sud est dello Yemen, danneggiando gravemente il tetto e l'ingresso della struttura. L'attacco per fortuna non ha causato vittime anche se non è il primo nella zona diretto verso strutture gestite da agenzie umanitarie ultimamente.

A causa del bombardamento, Oxfam, per ragioni di sicurezza, è stata costretta a sospendere temporaneamente le operazioni di soccorso nel Governatorato, dove è al lavoro per garantire l'accesso a acqua pulita, cibo e servizi igienico a una popolazione stremata da quasi 5 anni di conflitto.

Di conseguenza, questo Natale circa 1.359 famiglie non potranno ricevere aiuti economici per l'acquisto di beni alimentari e altre 5.000 non potranno usufruire di interventi per il ripristino di infrastrutture essenziali.

martedì 17 dicembre 2019

Produttori di armi e governi (USA ed europei) complici dei crimini di guerra in Yemen

Il Manifesto
La denuncia. Comunicazione alla Corte penale internazionale, che valuterà se aprire un’indagine. Un innovativo passo nella ricerca della giustizia in un conflitto che ha causato quasi 100 mila vittime civili

Un incontro con l’Ufficio del procuratore che vaglia preliminarmente le possibili indagini della Corte penale internazionale (Cpi), con il deposito di una corposa Comunicazione (oltre 350 pagine) per segnalare l’ipotesi che dirigenti delle aziende armiere e funzionari pubblici responsabili delle licenze di esportazione siano complici nei presunti crimini di guerra commessi dalla Coalizione militare guidata da Arabia saudita e Emirati arabi uniti in Yemen.
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«Gli attacchi aerei della Coalizione hanno causato una terribile distruzione nello Yemen. Le armi prodotte ed esportate dagli Stati uniti e dall’Europa hanno permesso questa distruzione. Le innumerevoli vittime yemenite meritano inchieste credibili su tutti gli autori di crimini contro di loro, comprese tutte le potenziali complicità» sottolinea Radhya Almutawakel presidente di Mwatana.
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IL CONFLITTO IN CORSO ha portato a quella che l’Onu definisce la più grande crisi umanitaria dei nostri tempi con quasi 100 mila morti civili e con tutte le parti in conflitto che hanno ripetutamente violato i diritti umani e il diritto internazionale umanitario. Grazie al lavoro dei media e delle organizzazioni della società civile è ormai noto da tempo anche il flusso di armamenti che finisce in Yemen, oggetto di azioni legali a livello nazionale (in particolare in Gran Bretagna, Belgio e Italia).

Francesco Vignarca