Pagine

venerdì 6 maggio 2022

La guerra in Yemen, periferia dimenticata dal mondo - 30 milioni di persone in grave sofferenza - A rischio la vita di 2,2 milioni di bambini

Vatican News
La guerra in Ucraina può aggravare la grave crisi umanitaria e la fame nello Yemen: lo spiega il vicario apostolico emerito dell'Arabia meridionale, ricordando che 30 milioni di persone soffrono gravemente nel Paese della penisola in guerra da tempo, nel silenzio dei media. In un'ampia intervista con Vatican News, il vescovo mette anche in guardia dal trarre profitto dalla produzione di armi.


L'emergenza umanitaria nello Yemen che affama milioni di persone, ricordata dal Papa in tante occasioni ma dimenticata dal mondo e da quanti si sono stancati di sentir parlare di conflitto. La considerazione è al centro della lunga intervista a Vatican News del vescovo Paul Hinder, che ha ricoperto per più di un decennio l'incarico di vicario apostolico della penisola arabica, e le cui dimissioni per raggiunti limiti di età, sono state accettate domenica primo maggio dal Papa. 
Tragici i dati del Paese: su una popolazione di 31,9 milioni di persone, 23,4 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria, secondo l'ONU. 17,4 milioni, cioè più della metà del totale, sono in condizioni di insicurezza alimentare acuta, e 2,2 milioni di bambini rischiano la vita.
Deborah Castellano Lubov 

Leggi l'intervista >>>

lunedì 25 aprile 2022

Il Texas sospende, a 24 ore dall'esecuzione, la condanna a morte di Melissa Lucio accusata dell'omicidio della figlia

La Repubblica
La donna ha sempre sostenuto di essere innocente. Madre di 14 figli, i suoi avvocati hanno ottenuto la sospensione della pena dalla Corte d'Appello

Melissa Lucio

E' stata sospesa la condanna a morte in Texas di Melissa Lucio, madre di 14 figli, accusata della morte di una di loro. Lo ha deciso la Corte d'appello secondo quanto riferiscono i suoi avvocati. La donna si è sempre detta innocente e negli ultimi giorni la sua famiglia e gli attivisti hanno moltiplicato gli appelli per fermare la sua esecuzione. 

Lucio è stata condannata con l'accusa di aver ucciso nel 2007 la figlia Mariah, 2 anni, nella contea di Cameron. La bimba, secondo la difesa, è deceduta per le ferite interne riportate due giorni dopo una caduta accidentale, mentre l'accusa sostiene che sarebbe stata picchiata.

domenica 24 aprile 2022

I due confini polacchi: uno aperto ai profughi dall'Ucraina, nell'altro un muro, con respingimenti e arresti, per gli altri rifugiati dalla Bielorussia

Europa Today
Varsavia sta accogliendo milioni di persone in fuga dalla guerra, ma non ha fatto lo stesso con i profughi mediorientali che arrivavano dalla Bielorussia
Rifugiati respinti al confine tra Polonia e Bielorussia 
La Polonia è uno Stato di frontiera dell’Unione europea, nel senso che parte dei suoi confini terrestri “affacciano” su Paesi non-membri. Nella fattispecie, il confine orientale è condiviso con Ucraina e Bielorussia. 
E queste due frontiere sono lo specchio della politica dell'accoglienza di Varsavia. Mentre uno e aperto e i rifugiati ucraini sono accolti calorosamente, nell'altro c'è un muro per bloccare i profughi (in larga parte mediorientali) che arrivano dalle foreste bielorusse.

Infatti, il governo polacco ha avviato la costruzione di una barriera con tanto di filo spinato per tenerli fuori.
Rifugiati ucraini accolti e assistiti al confine tra Polonia e Ucraina
Sono già oltre 2 milioni e mezzo gli ucraini che hanno attraversato il confine polacco per scappare dalla guerra. Varsavia si è dimostrata estremamente disponibile nell’accoglienza di questa massa di rifugiati, al punto che alcuni analisti stanno iniziando a domandarsi se la Polonia abbia le risorse necessarie per mantenere nel proprio territorio tutte queste persone per un periodo di tempo indefinito.

Si è trattata di una pulsione di solidarietà inusuale, per uno dei governi da sempre più restio all'accoglienza di chi scappa da fame o guerre. Anche i cittadini a migliaia si sono recati al confine con l’Ucraina per portare cibo e altri aiuti, caricandosi personalmente nei veicoli i profughi. Le autorità di Varsavia hanno incentivato l’atteggiamento accogliente dei polacchi, incassando i dividendi politici di una mossa che le ha messe sotto una luce migliore a Bruxelles (dove il Pnrr polacco è ancora bloccato a causa delle violazioni degli standard democratici Ue).

E, nel quadro della risposta europea all’emergenza della guerra, i profughi ucraini possono rimanere in Polonia e lavorare fino a 18 mesi (prorogabili), possono usare gratuitamente i mezzi pubblici e hanno accesso al sistema sanitario e a sussidi per i minori. L’Ue ha garantito ai rifugiati dall’Ucraina uno status di protezione speciale per 3 anni.
Ma il trattamento riservato ad altri profughi, sull’altro confine esterno della Polonia, è diametralmente opposto. La frontiera è sorvegliata da migliaia di guardie di confine, agenti di polizia e militari. Ed il governo sta accelerando i lavori per completare una recinzione di metallo e filo spinato lunga oltre 186 chilometri, avviata lo scorso ottobre e che deve diventare “impenetrabile”.
Quando lo scorso autunno il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha invitato decine di migliaia di profughi mediorientali nel proprio Paese per poi spingerli verso i confini Ue, gli Stati membri limitrofi (Polonia, Lettonia e Lituania) hanno risposto chiudendo le frontiere. E non sono mancati i respingimenti illegali, con le autorità polacche che spesso non prendevano neanche in carico le richieste di asilo. Ora la tensione si è allentata e la maggior parte dei migranti sono stati rimpatriati da Minsk, ma ce ne sono ancora lungo il confine, dove hanno passato l’inverno.

Qual è la differenza? Per Stanislaw Zaryn, portavoce del ministero dei Servizi speciali, quello che arriva dalla Bielorussia è “un movimento migratorio artificiale creato dal regime di Lukashenko e orchestrato dai servizi bielorussi”, che è “diverso dal movimento di coloro che fuggono dalla guerra condotta dalla Russia contro l’Ucraina”.

Una spiegazione che però non convince l’opposizione. Janina Ochojska, eurodeputata del Partito popolare europeo (che osteggia il partito di governo polacco, l’ultra-nazionalista PiS, che siede con Fratelli d’Italia nel gruppo dei Conservatori e riformisti), ha parlato di una “grossolana ipocrisia”. Secondo lei, la differenza sta nel fatto che gli ucraini sono “bianchi, cristiani e parlano una lingua simile”, al contrario dei profughi iracheni, siriani, afgani e yemeniti che arrivavano dalla Bielorussia.

Le autorità di Varsavia negano anche le pratiche illegali di respingimento: “Se troviamo dei migranti li aiutiamo, non ci sono respingimenti. Se qualcuno vuole chiedere di rimanere in Polonia, lo accettiamo”, ha dichiarato Anna Michalska, portavoce della guardia di frontiera polacca. “Ma la maggior parte di queste persone vuole solo andare in Germania. Vogliono i benefici che ci sono lì. Non siamo un servizio di taxi”.

Ochojska ha smentito anche questa versione. “Abbiamo visto tre siriani respinti otto volte dalle guardie di frontiera polacche”, ha detto. “Stavano chiedendo, in dichiarazioni scritte in polacco, asilo in Polonia. Abbiamo chiamato le guardie di confine e loro sono venuti, ci hanno spinto da una parte, hanno preso i passaporti di quelle persone e le hanno portate via in un camion”, ha aggiunto. “Il giorno dopo il portavoce della guardia di frontiera ha negato che avessero avuto i documenti”.
La guardia di frontiera ha detto che l’anno scorso ha arrestato 2.744 immigrati illegali e ha impedito 33.776 tentativi di attraversare il confine bielorusso. Secondo gli attivisti, oltre 20 persone sono morte tentando la traversata. Droni, telecamere a infrarossi, elicotteri e circa 13mila soldati pattugliano il muro.
Dall’altra parte del filo spinato, chi aiuta i migranti mediorientali a varcare la frontiera viene arrestato e rischia diversi anni di reclusione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (con l’area chiusa a giornalisti e gruppi per la tutela dei diritti umani). E continuano i respingimenti verso un Paese che la Russia usa come base per gli attacchi in Ucraina. Mentre, sull’altro confine, i volontari che aiutano gli ucraini a fare lo stesso sono lodati dal governo, e i militari polacchi forniscono aiuto e materiale ai rifugiati.

Francesco Bortoletto

mercoledì 20 aprile 2022

Nell'Afghanistan dimenticato da gennaio sono morti 13.000 neonati per malnutrizione. Onu: 95% afgani non ha cibo sufficiente

Askanews
Hrw rilancia allarme Kabul; Onu: 95% afgani non ha cibo sufficiente.
Circa 13.000 neonati sono morti dall’inizio dell’anno in Afghanistan per malnutrizione e malattie causate da povertà e cattiva alimentazione. E’ quanto denuncia Human Rights Watch, rilanciando l’allarme del ministero della Sanità afgano sul tasso di mortalità infantile nel Paese.



Nei giorni scorsi, il vice rappresentante speciale Onu per l’Afghanistan, Ramiz Alakbarov, ha denunciato che “il 95% della popolazione non mangia cibo a sufficienza, con questa percentuale che sale a quasi il 100% per i capifamiglia di sesso femminile” e che “i tassi di malnutrizione acuta sono alti in 28 province su 34, con oltre 3,5 milioni di bambini che necessitano di cure nutrizionali”.

“Le persone in Afghanistan si trovano oggi ad affrontare una crisi di insicurezza alimentare e malnutrizione di proporzioni senza precedenti – ha aggiunto Alakbarov, che è anche coordinatore degli aiuti umanitari – il rapido aumento di quanti soffrono la fame acuta, da 14 milioni di luglio 2021 a 23 milioni a marzo 2022 – ha costretto le famiglie a ricorrere a misure disperate come saltare i pasti o a fare debiti senza precedenti per assicurarsi che ci sia del cibo in tavola alla fine della giornata”.



sabato 16 aprile 2022

La decisione di Boris Johnson di "delocalizzare" gli immigrati in Ruanda. Ferma opposizione delle Nazioni Unite. I rifugiati non sono merce!

La Repubblica
La nota dell'UNHCR. "Le persone che fuggono da guerre, conflitti e persecuzioni non dovrebbero essere scambiate come merci". I Paesi ricchi ospitano solo una frazione dei rifugiati globali

Dopo gli annunci pubblici fatti giovedì dal primo ministro britannico, Boris Johnson, a proposito dell'invio in Ruanda dei migranti che si trovano attualmente all'interno dei confine dell'UK, l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, ha espresso "forte opposizione e preoccupazione per i piani di esternalizzare gli obblighi di asilo e ha esortato il Paese ad astenersi dal trasferire i rifugiati in Ruanda per l’esame delle richieste di asilo.

"I profughi non sono merce". “L’UNHCR - si legge in una nota diffusa dall'organismo delle Nazioni Unite e firmata da Gillian Triggs, assistente dell'Alto Commissario dell’UNHCR per la Protezione - rimane fermamente contraria ad accordi che cercano di trasferire rifugiati e richiedenti asilo in Paesi terzi, in assenza di salvaguardie e standard sufficienti. Tali accordi - si legge ancora nel documento - non fanno altro che spostare le responsabilità riguardanti l’asilo, eludono gli obblighi internazionali e sono contrari alla lettera e allo spirito della Convenzione sui Rifugiati. Le persone che fuggono da guerre, conflitti e persecuzioni meritano compassione ed empatia. Non dovrebbero essere scambiate come merci e trasferite all’estero per l’esame della loro richiesta di asilo”.

L'esternalizzazione aumenta i rischi. L’UNHCR ha esortato entrambi i Paesi a ripensare i piani. Ha anche avvertito che invece di dissuadere i rifugiati dal ricorrere a viaggi pericolosi, questi accordi di esternalizzazione non faranno altro che aumentare i rischi, inducendo i rifugiati a cercare canali alternativi, ed esacerbare le pressioni sugli stati in prima linea. 

Sebbene il Ruanda abbia generosamente fornito un rifugio sicuro ai rifugiati in fuga da conflitti e persecuzioni per decenni, la maggior parte vive in campi con un accesso limitato alle opportunità economiche. L’UNHCR ritiene che le nazioni più ricche debbano mostrare solidarietà nel sostenere il Rwanda e i rifugiati che già ospita, e non il contrario.

Gli obblighi del Regno Unito. Il Regno Unito ha l’obbligo di garantire l’accesso all’asilo a coloro che cercano protezione. Le persone a cui viene riconosciuto lo status di rifugiato possono essere integrate, mentre coloro che non hanno bisogni di protezione internazionale e non hanno altre basi legali per rimanere nel Paese, possono essere rimpatriati in sicurezza e dignità nella nazione d’origine. "L'UK, invece - si legge nella nota dell'UNHCR - sta adottando provvedimenti che abdicano la responsabilità ad altri e quindi minacciano il regime internazionale di protezione dei rifugiati, il quale ha resistito alla prova del tempo e ha salvato milioni di vite nel corso di decenni".

Nei Paesi ricchi solo una porzione dei rifugiati globali. "Eppure, il Regno Unito - prosegue il documento diffuso - ha sostenuto il lavoro dell’UNHCR molte volte in passato, e sta fornendo importanti contributi che aiutano a proteggere i rifugiati e a sostenere paesi in conflitto come l’Ucraina. Tuttavia, il sostegno finanziario all’estero per alcune crisi di rifugiati non può sostituire la responsabilità degli stati e l’obbligo di ricevere i richiedenti asilo e proteggere i rifugiati sul proprio territorio. E questo indipendentemente dalla razza, dalla nazionalità e dal canale di ingresso". Mentre l’UNHCR riconosce le sfide poste dalle migrazioni forzate, i Paesi sviluppati ospitano solo una frazione dei rifugiati globali e sono ben equipaggiati per gestire le richieste di asilo in modo umano, equo ed efficiente.

lunedì 11 aprile 2022

Le parole di Papa Francesco: saldo riferimento per non scivolare nella logica della guerra e cercare la pace in Ucraina

 Blog Diritti Umani - Human Rights

La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia. [Papa Francesco 27 marzo 2022] 

Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie? [Papa Francesco 7 aprile 2022]

27 febbraio 2022 Con il cuore straziato per quanto accade in Ucraina – e non dimentichiamo le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia… –, ripeto: tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. Perché chi ama la pace, come recita la Costituzione Italiana, «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» 

1 marzo 2022 - La guerra è una pazzia. Chi fa la guerra dimentica l'umanità. Com'è triste quando persone e popoli pensano a farsi la guerra. Tacciano le armi. 

13 marzo 2022Vorrei ancora una volta esortare all’accoglienza dei tanti rifugiati, nei quali è presente Cristo, e ringraziare per la grande rete di solidarietà che si è formata. Chiedo a tutte le comunità diocesane e religiose di aumentare i momenti di preghiera per la pace. Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome. Ora preghiamo in silenzio per chi soffre e perché Dio converta i cuori a una ferma volontà di pace.

14 marzo 2022Mi pare che sostanzialmente il mondo abbia continuato e continui a essere governato da criteri obsoleti. Per non parlare dell’ambito geopolitico-militare, dove diverse guerre regionali e specialmente la guerra in corso in Ucraina dimostrano che chi governa le sorti dei popoli non ha ancora recepito la lezione delle tragedie del XX secolo.

16 marzo 2022E adesso vi chiedo di pensare, di fare un pensiero: pensiamo a tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze che sono in guerra, che oggi in Ucraina stanno soffrendo. Sono come noi, come voi: sei, sette, dieci, quattordici anni e voi avete davanti un futuro, una sicurezza sociale di crescere in una società in pace. Invece questi piccoli, anche piccolissimi, devono fuggire dalle bombe. Stanno soffrendo tanto. Con quel freddo che fa lì … Pensiamo. Ognuno di noi pensi a questi bambini, a queste bambine, a questi ragazzi, a queste ragazze.

18 marzo 2022 - Noi siamo abituati a sentire notizie delle guerre, ma lontane. Siria, Yemen… abituali. Adesso la guerra si è avvicinata, è a casa nostra, praticamente. E questo ci fa pensare sulla “selvaticità” della natura umana, fino a dove siamo capaci di arrivare. Assassini dei nostri fratelli. Pensiamo a tanti soldati che sono inviati al fronte, giovanissimi, soldati russi, poveretti. 

Pensiamo a tanti soldati giovani ucraini; pensiamo agli abitanti, i giovani, le giovani, bambini, bambine… Questo succede vicino a noi. Il Vangelo ci chiede soltanto di non guardare da un’altra parte, che è proprio l’atteggiamento più pagano dei cristiani: il cristiano, quando si abitua a guardare da un’altra parte, lentamente diventa un pagano travestito da cristiano. 

Una guerra sempre – sempre! – è la sconfitta dell’umanità, sempre. Noi, colti, che lavoriamo nell’educazione, siamo sconfitti da questa guerra, perché da un’altra parte siamo responsabili. Non esistono le guerre giuste: non esistono!

Nel contesto provocato dalla guerra in Ucraina risalta ancora di più il valore di questo Patto Educativo, in ordine a promuovere la fraternità universale nell’unica famiglia umana, basata sull’amore. La preghiera per la pace va infatti accompagnata da un paziente impegno educativo, affinché i ragazzi e i giovani maturino la decisa consapevolezza che i conflitti non si risolvono con la violenza, non si risolvono con la sopraffazione, ma con il confronto e il dialogo. Ci saranno sempre dei conflitti: insegnare ai giovani come risolvere un conflitto. Non con la violenza, non con la sopraffazione ma con il confronto, il sano confronto, e il dialogo.

20 marzo 2022Non si arresta, purtroppo, la violenta aggressione contro l’Ucraina, un massacro insensato dove ogni giorno si ripetono scempi e atrocità. Non c’è giustificazione per questo! Supplico tutti gli attori della comunità internazionale perché si impegnino davvero nel far cessare questa guerra ripugnante.

E, per favore, non abituiamoci alla guerra e alla violenza! Non stanchiamoci di accogliere con generosità, come si sta facendo: non solo ora, nell’emergenza, ma anche nelle settimane e nei mesi che verranno. Perché voi sapete che al primo momento, tutti ce la mettiamo tutta per accogliere, ma poi, l’abitudine ci raffredda un po’ il cuore e ci dimentichiamo. Pensiamo a queste donne, a questi bambini che con il tempo, senza lavoro, separate dai loro mariti, saranno cercate dagli “avvoltoi” della società. Proteggiamoli, per favore.

21 marzo 2022A che serve impegnarci tutti insieme, solennemente, a livello internazionale, nelle campagne contro la povertà, contro la fame, contro il degrado del pianeta, se poi ricadiamo nel vecchio vizio della guerra, nella vecchia strategia della potenza degli armamenti, che riporta tutto e tutti all’indietro? Sempre una guerra ti riporta all’indietro, sempre. Camminiamo indietro. 

23 marzo 2022L’odio e la rabbia alla guerra io l’ho imparata da mio nonno che aveva combattuto al Piave nel 1914: lui mi ha trasmesso questa rabbia alla guerra. Perché mi raccontò le sofferenze di una guerra. E questo non si impara né nei libri né in altra maniera, si impara così, trasmettendola dai nonni ai nipoti. E questo è insostituibile. La trasmissione dell’esperienza di vita dai nonni ai nipoti. Oggi questo purtroppo non è così e si pensa che i nonni siano materiale di scarto: no! Sono la memoria vivente di un popolo e i giovani e i bambini devono ascoltare i nonni.

Vorrei prendere un minuto per ricordare le vittime della guerra. Le notizie delle persone sfollate, delle persone che fuggono, delle persone morte, delle persone ferite, di tanti soldati caduti da una parte e dall’altra, sono notizie di morte. Chiediamo al Signore della vita che ci liberi da questa morte della guerra. Con la guerra tutto si perde, tutto. Non c’è vittoria in una guerra: tutto è sconfitto. Che il Signore invii il suo Spirito perché ci faccia capire che la guerra è una sconfitta dell’umanità, ci faccia capire che occorre invece sconfiggere la guerra. Lo Spirito del Signore ci liberi tutti da questo bisogno di auto-distruzione, che si manifesta facendo la guerra. Preghiamo anche perché i governanti capiscano che comprare armi e fare armi non è la soluzione del problema. La soluzione è lavorare insieme per la pace e, come dice la Bibbia, fare delle armi strumenti per la pace. 

25 marzo 2022In questi giorni notizie e immagini di morte continuano a entrare nelle nostre case, mentre le bombe distruggono le case di tanti nostri fratelli e sorelle ucraini inermi. L’efferata guerra, che si è abbattuta su tanti e fa soffrire tutti, provoca in ciascuno paura e sgomento. Avvertiamo dentro un senso di impotenza e di inadeguatezza.

27 marzo 2022 - È passato più di un mese dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, dall’inizio di questa guerra crudele e insensata che, come ogni guerra, rappresenta una sconfitta per tutti, per tutti noi. C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono.

La guerra non devasta solo il presente, ma anche l’avvenire di una società. Ho letto che dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina un bambino su due è stato sfollato dal Paese. Questo vuol dire distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli e innocenti tra di noi. Ecco la bestialità della guerra, atto barbaro e sacrilego!

La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia.

Prego per ogni responsabile politico di riflettere su questo, di impegnarsi su questo! E, guardando alla martoriata Ucraina, di capire che ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti. Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace! Preghiamo ancora, senza stancarci

30 marzo 2022 E con questo saluto ai bambini, torniamo anche a pensare a questa mostruosità della guerra e rinnoviamo le preghiere perché si fermi questa crudeltà selvaggia che è la guerra.

3 aprile 2022Ma proprio dall’est Europa, dall’Oriente dove sorge prima la luce, sono giunte le tenebre della guerra. Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano. Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti. E mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà. Ora, nella notte della guerra che è calata sull’umanità, per favore, non facciamo svanire il sogno della pace.

Quanto ci serve una “misura umana” davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una “guerra fredda allargata” che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni! Quell’“infantilismo”, purtroppo, non è sparito. Riemerge prepotentemente nelle seduzioni dell’autocrazia, nei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri. Oggi è tanto difficile pensare con la logica della pace. Ci siamo abituati a pensare con la logica della guerra. Da qui comincia a soffiare il vento gelido della guerra, che anche stavolta è stato alimentato negli anni. Sì, la guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi. Ed è triste vedere come l’entusiasmo per la pace, sorto dopo la seconda guerra mondiale, si sia negli ultimi decenni affievolito, così come il cammino della comunità internazionale, con pochi potenti che vanno avanti per conto proprio, alla ricerca di spazi e zone d’influenza. E così non solo la pace, ma tante grandi questioni, come la lotta alla fame e alle disuguaglianze sono state di fatto derubricate dalle principali agende politiche.

6 aprile 2022Dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi di una nuova storia di pace, ma purtroppo – non impariamo – è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti. E, nell’attuale guerra in Ucraina, assistiamo all’impotenza della Organizzazione delle Nazioni Unite.

Le recenti notizie sulla guerra in Ucraina, anziché portare sollievo e speranza, attestano invece nuove atrocità, come il massacro di Bucha: crudeltà sempre più orrende, compiute anche contro civili, donne e bambini inermi. Sono vittime il cui sangue innocente grida fino al Cielo e implora: si metta fine a questa guerra! Si facciano tacere le armi! Si smetta di seminare morte e distruzione!

7 aprile 2022 Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?

domenica 3 aprile 2022

La guerra in Ucraina affama l'Africa, vittima collaterale ma non per questo minore. Di Marco Impagliazzo

La Nuova Sardegna
Ha sorpreso paesi che erano già alle prese con fragilità endemiche come sistemi sanitari ed educativi fortemente precari


E l'Africa? In questi giorni, in cui si parla giustamente quasi solo dell'Ucraina, poco ci si interroga sulle conseguenze che la guerra sta già producendo in quel continente. Terre che sono lontane da Kiev e da Mosca, ma solo geograficamente, perché gli effetti del conflitto hanno cominciato già a pesare, e in modo notevole, dal Cairo a Città del Capo. Si tratta di considerare il punto di partenza: una cosa è l'Europa o l'America del Nord, in cui certamente le economie già subiscono e subiranno duri colpi, ma che mostrano redditi pro capite elevati.

Un'altra cosa è l'Africa che nel suo complesso già prima dell'invasione russa dell'Ucraina non poteva certo vantare sicurezza, sviluppo, ricchezza e - in molti casi - anche libertà e democrazia.
In altre parole, la guerra ha sorpreso paesi che erano già alle prese con fragilità endemiche come sistemi sanitari ed educativi fortemente precari, disoccupazione a doppia cifra, disuguaglianze economiche e sociali, senza considerare i danni procurati dall'emergenza climatica e, soprattutto, da conflitti di cui si parla troppo poco ma che a volte esistono da anni.
È evidente quindi che non si possono fare due pesi e due misure tra il Nord e il Sud del mondo. Soprattutto, poi, quando scoppia una guerra che per le sue ripercussioni è già per forza di cose "mondiale" dal punto di vista dei suoi riflessi economici e sociali. 

L'Africa già aveva vissuto, negli ultimi due anni di pandemia, ricadute negative sul suo sistema economico. In molti paesi le misure di prevenzione - adottate con strategie molto diversificate - hanno messo in crisi una parte significativa della popolazione, che vive di economia informale all'80%: i lockdown iniziali e le successive limitazioni hanno costretto alla chiusura molti tra i piccoli mercati che sorgono spontaneamente un po' ovunque e, in particolare, gli ambulanti che vendono da mangiare per le strade delle grandi città.
Ma da quando è cominciata la guerra in Europa si è aggiunto l'aumento, in certi casi il raddoppio, del costo della vita. Il motivo è presto detto: si tratta di paesi importatori di grano e di mais, due prodotti leader di Russia e Ucraina che sono tra i maggiori partner commerciali di molti paesi del continente. 
Basta sapere che se nel 2021 una tonnellata di grano costava 180 euro e quella di mais 175 mentre oggi siamo rispettivamente a 440 e 314 euro. Una crescita esponenziale, che ha portato l'Onu a definire "a rischio" oltre 40 Stati africani, grandi clienti di questi alimenti acquistati dalle terre oggi in conflitto, sia per le popolazioni che per l'allevamento degli animali e per l'agricoltura. Altro grande prodotto di importazione il cui costo sta salendo alle stelle: l'olio di semi. E negli ultimi giorni, come si può immaginare, anche il prezzo della benzina e del petrolio.

Grandi paesi africani - pure in parte produttori di gas e petrolio - come Sudan, Nigeria, Tanzania, Algeria, Kenya e Sudafrica sono tra i maggiormente colpiti dalle ripercussioni della guerra. 

A tutto ciò si deve aggiungere la crisi climatica che continua a creare, in molte aree della fascia subsahariana, notevoli problemi legati alla progressiva desertificazione e al disequilibrio di zone che fino a qualche anno fa davano lavoro e garantivano la sopravvivenza, alle loro popolazioni. 

Ecosistemi che, entrando in crisi, producono anche conflitti sociali e determinano lo spostamento di intere popolazioni, al pari delle piccole e grandi guerre che ancora interessano alcuni paesi, insieme agli attacchi jihadisti che tengono in ostaggio una parte sempre più consistente della fascia del Sahel che va dal Mali alla Nigeria.

Di fronte a questo scenario, che presenta crescenti criticità socio-economiche, viene logico interrogarsi sulla tenuta delle società civili nei paesi più a rischio in un quadro per molti aspetti più difficile e precario dopo la pandemia. 
Per questo la comunità internazionale non dovrebbe dimenticare l'Africa, vittima collaterale ma non per questo minore dell'attuale guerra. Guerra che si dimostra ancora una volta, come ogni guerra, un grande male.

Marco Impagliazzo 

Migranti - Vittime dimenticate - Oltre 90 morti in naufragio di un barcone 4 giorni in mare senza soccorsi. 4 sopravvissuti.

Adnkronos
Ennesimo naufragio nel Mediterraneo centrale. Oltre 90 migranti avrebbero perso la vita in acque internazionali nel naufragio di un barcone sovraffollato partito dalla Libia diversi giorni fa. 
Foto di repertorio

Solo quattro i sopravvissuti soccorsi stamani dalla petroliera Alegria 1. Proprio i naufraghi avrebbero raccontato che a bordo del gommone erano circa un centinaio e che sarebbero rimasti in mare per almeno quattro giorni. 

Nei giorni scorsi proprio Alarm Phone aveva lanciato un sos per un'imbarcazione con una novantina di persone a bordo, le cui ricerche, però, si erano rivelate vane.

lunedì 28 marzo 2022

Texas - USA - Pena di morte - APPELLO URGENTE per salvare la vita di Melissa Lucio, 53 anni, esecuzione fissata il 27 aprile 2022

santegidio.org
Melissa Lucio, 53 anni, è una donna ispanica (messicano-americana nata negli Stati Uniti), di Harlingen, del sud del Texas/Contea di Cameron, nella Valle del Rio Grande, a 30 minuti di macchina dal confine con il Messico. È cattolica e si trova da 14 anni nel braccio della morte di Gatesville in Texas ed ha avuto 14 figli.


Melissa nel 2007 fu arrestata dopo il ritrovamento da parte della polizia del corpo senza vita di sua figlia Mariah (che all’epoca aveva due anni), morta per un trauma cranico contusivo, come era evidente dall’esame del corpo pieno di lividi.

La polizia immediatamente accusò Melissa dell’omicidio, dopo un interrogatorio estenuante durato 7 ore (fino alle 3 del mattino), condotto senza l’assistenza di un avvocato. Alla fine la donna ammise di aver causato i lividi, ma di essere innocente e di non di aver ucciso la bambina, come continua a ripetere ancor oggi.

domenica 20 marzo 2022

Ucraina - Il papà che tenta di fuggire all'arruolamento: "Non voglio uccidere" - L'obiezione di coscienza non è diserzione

Blog Diritti Umani - Human Rights


Un papà tenta di attraversare il confine nascondendosi in auto per sfuggire all'arruolamento forzato degli uomini tra 18 e 60 anni, le sue frasi:
 Lo so che la nostra è legittima difesa, e che se anche dovessi uccidere il nemico per difendere la mia famiglia, mi verrà perdonato. Ma io non prenderò il fucile”. 
Solo che io non voglio sparare a nessuno, non voglio uccidere, ma non voglio neanche morire” 
Quando dovrai scegliere tra la tua vita o quella di chi ti sta di fronte?
“Può darsi che gli tirerò un sasso, oppure avrò così tanta paura da restare paralizzato aspettando che mi ammazzi”. 
Yuri tra le macerie di Kiev:
 “Intanto cerco di dare una mano ai ragazzi che vanno a lottare. Gli spiego che non sono obbligati a farlo, ma che se lo fanno devono farlo per amore della nostra libertà, non per odio”.
Il giovane marito appena sposato con Alessia che viene bloccato alla frontiera con la Moldavia,“Devi combattere per la patria!” e lui risponde tra le lacrime sentendosi un vigliacco: 
“Non andrò a combattere, devo proteggere lei. L’Ucraina è la mia terra, Alessia è la mia patria”.

ES 

sabato 19 marzo 2022

Usa - South Carolina - Pena di morte shock: non si trovano più i veleni per l'iniezione letale e si ripristina il plotone di esecuzione

Rai News
Metodo di esecuzione approvato l'anno scorso, ora è ufficiale
La misura è stata introdotta per superare le difficoltà nel reperire il mix di veleni necessario per le iniezioni letali, con molte case farmaceutiche che hanno vietato la loro esportazione negli Usa per motivi umanitari.ùVia libera ufficiale in South Carolina, nel sud-est degli Usa, alla fucilazione come uno dei metodi di esecuzione dei detenuti nel braccio della morte.


La misura shock era stata approvata a maggio dell'anno scorso per superare le difficoltà nel reperire il mix di veleni necessario per le iniezioni letali, con molte case farmaceutiche che hanno vietato la loro esportazione negli Usa per motivi umanitari. È per questo che l'ultima volta che il boia è entrato in azione in SouthCarolina risale al 2011.

Fino a oggi i condannati, potendo scegliere tra l'iniezione e la sedia elettrica, avevano optato per la prima, di fatto impedendo la loro esecuzione.

Le autorità carcerarie del South Carolina hanno annunciato che i lavori di ristrutturazione della "camera della morte" di Columbia, la capitale del South Carolina, sono stati completati e di aver notificato al procuratore generale Alan Wilson il via libera ufficiale alla fucilazione come metodo di esecuzione delle condanne a morte.

Secondo la Cbs, adesso nella stanza c'è anche una sedia di metallo sulla quale si dovrà sedere il detenuto che scelga il plotone di esecuzione. A circa quattro metri dalla postazione, un muro con un'apertura rettangolare, attraverso il quale tre tiratori spareranno al condannato. Tra i promotori della misura shock c'è il senatore democratico Dick Harpootlian, ex pubblico ministero, ora avvocato penalista, secondo il quale la fucilazione "è il metodo meno doloroso e più umano che esista".

venerdì 18 marzo 2022

Ucraina: la protesta dei passeggini vuoti, 'basta bimbi uccisi' - Manifestazione in piazza a Leopoli

Ansa
Centonove passeggini vuoti distribuiti su sei file per dire basta all'uccisione di bambini.
Nella centrale piazza del mercato, a Leopoli, gli ucraini hanno inscenato questa silenziosa protesta per denunciare, ancora una volta, le bombe sui civili da parte dell'esercito russo.


I passeggini sono stati distribuiti di fronte al media center che accoglie, nella città dell'Ovest, giornalisti da tutto il mondo. E, con loro, sono stati piantati anche tre cartelli che raccontano la tragedia della popolazione ucraina e ricordano il bombardamento del teatro di Mariupol.


Finora, secondo la Procura Generale ucraina sono stati 109 i bambini uccisi dalle bombe russe, più di 130 quelli feriti.

sabato 12 marzo 2022

Pena di morte. L'Arabia Saudita afferma di aver eseguito la condanna a morte di 81 detenuti in un solo giorno

Blog Diritti Umani - Human Rights
Sabato l'Arabia Saudita ha messo a morte 81 persone condannate per una serie di crimini, inclusi omicidi e appartenenti a gruppi militanti. È la più grande esecuzione di massa condotta dal regno negli ultimi tempi.
 

L'agenzia di stampa saudita statale ha annunciato le esecuzioni, dicendo che includevano coloro "condannati per vari crimini, incluso l'omicidio di uomini, donne e bambini innocenti". Il regno ha anche affermato che alcuni dei giustiziati erano membri di al-Qaida, il gruppo dello Stato islamico e sostenitori dei ribelli Houthi dello Yemen. 

L'agenzai stampa ha comunicato: "Agli accusati è stato concesso il diritto di un avvocato e sono stati garantiti i loro pieni diritti ai sensi della legge saudita durante il processo giudiziario, che li ha giudicati colpevoli di aver commesso molteplici crimini efferati che hanno causato la morte di un gran numero di civili e forze dell'ordine". "Il regno continuerà ad assumere una posizione rigorosa e incrollabile contro il terrorismo e le ideologie estremiste che minacciano la stabilità del mondo intero", aggiunge il rapporto. 

L'ultima esecuzione di massa del regno è avvenuta nel gennaio 2016, quando il regno ha messo a morte 47 persone, incluso un importante religioso sciita dell'opposizione che aveva organizzato manifestazioni nel regno. 
Nel 2019, il regno saudita ha decapitato 37 cittadini sauditi, la maggior parte dei quali minoranze sciite.

ES

Fonte AP

mercoledì 9 marzo 2022

Tragedia migranti. Alarm Phone: naufragio nel Mediterraneo, 50 morti sulle coste della Libia.

Rai News
Allarme per una barca con 60 migranti partita dalla Tunisia giovedì scorso di cui non si è saputo più nulla


Un naufragio davanti alle coste libiche ha causato la morte di 50 migranti, il 27 febbraio scorso: lo ha denunciato Alarm Phone, la linea telefonica di volontari che raccoglie le richieste di soccorso dei migranti. 

Il barcone è affondato all'altezza di Sabrata: "Delle 50 persone a bordo, nessuna è sopravvissuta", ha twittato Alarm Phone, "oltre dieci corpi sono stati trovati sulle coste libiche. Il regime Ue dei confini uccide ancora le persone migranti".

Alarm Phone ha inoltre dato notizia di una barca con 60 migranti partita dalla Tunisia giovedì scorso di cui non si è saputo più nulla: "I parenti ci chiedono di un gruppo di 60 persone che non sono ancora arrivate. Le autorità ci dicono di non avere informazioni su cosa sia accaduto loro. Chiediamo risposte".

domenica 6 marzo 2022

martedì 1 marzo 2022

Accolti gli Ucraini alle frontiere ma gli africani: donne con bambini, studenti, in fuga dall'invasione russa sono bloccati

Europa Today
Diversi video mostrano decine di studenti ma anche madri con bambini fermati dalla polizia e dalle guardie di frontiera, nonostante stessero scappando dalla guerra come gli altri.

Negli ultimi giorni l’Europa ha dato prova di enorme solidarietà nei confronti dei rifugiati ucraini. Tutti gli Stati membri, compresi quelli del gruppo Visegrad come l'Ungheria di Viktor Orban, storicamente restii ad accettare immigrazione, si sono resi disponibili ad accogliere coloro che stanno fuggendo dal conflitto. 



Ma non tutti coloro che scappano, anche in momento come questo a quanto pare c'è chi fa distinzione tra la nazionalità e il colore della pelle di chi scappa dalla guerra.

Negli ultimi giorni si sono moltiplicate suTwitter le testimonianze di studenti di origine africana o araba, che pur vivendo in Ucraina vengono trattati in maniera differente dalle guardie di frontiera dei Paesi confinanti, che li bloccano e gli impediscono di entrare. 

Sotto l'hashtag #AfrikansinUkraine le loro immagini e i loro video sono circolati sul social, immagini che mostrano studenti poco più che ventenni, ma anche madri con i loro bambini appena nati, che vengono abbandonati al loro destino al freddo, a temperature sotto lo zero. 

Senza diritto all'alloggio, senza diritto a viaggiare, con i posti nei bus e nei treni riservati solo agli ucraini.

Eleonora Mureddu

sabato 26 febbraio 2022

Guerra in Ucraina - Appello di Andrea Riccardi, Comunità di Sant'Egidio: Kiev "città aperta", per il cessate il fuoco e salvare la città

santegidio.org
In queste ore drammatiche per la capitale dell’Ucraina, Andrea Riccardi e la Comunità di Sant’Egidio lanciano, con il seguente manifesto - aperto alle adesioni di tutti -, la proposta di giungere ad un immediato cessate il fuoco e di proclamare con urgenza Kiev “città aperta”:


Il testo dell'Appello per la salvezza di Kiev


Kiev, una capitale di tre milioni di abitanti, in Europa, è oggi un campo di battaglia. 

La popolazione civile, inerme, vive in una condizione di pericolo, terrore, mentre trova riparo nei rifugi sotterranei. I più deboli, dagli anziani ai bambini, ai senza dimora, sono ancora più esposti. Ci sono già le prime vittime civili.

Kiev è una città che rappresenta un grande patrimonio culturale. Non si può pensare alla cultura europea, alla storia dell'Europa senza Kiev, così come non si può pensare alla cultura russa, alla storia della Russia, senza Kiev. La città, tra tanti monumenti, ospita siti che sono patrimonio dell’umanità.

Kiev è una città santuario per tanti cristiani, in primo luogo per i cristiani ortodossi del mondo intero. A Kiev ha avuto inizio la storia di fede dei popoli ucraino, bielorusso, russo. A Kiev è nato il monachesimo ucraino e russo. Il grande monastero della lavra delle grotte che sulla collina sovrasta il grande fiume Dnepr è un luogo santo di pellegrinaggio e preghiera millenario. Kiev è una città preziosa per tutto il mondo cristiano. 

Il destino di Kiev non lascia indifferente chi, da oriente e da occidente, guarda con passione e coinvolgimento alla città e alla sua gente. Dopo Sarajevo, dopo Aleppo, non possiamo assistere nuovamente all’assedio di una grande città. Gli abitanti di Kiev chiedono un sussulto di umanità. Il suo patrimonio culturale non può essere esposto al rischio di distruzione. La santità di Kiev per il mondo cristiano esige rispetto.

Imploriamo chi può decidere di astenersi dall’uso delle armi a Kiev, di dichiarare il cessate il fuoco nella città, di proclamare Kiev “città aperta”, di non colpire i suoi abitanti con la violenza delle armi, di non violare una città a cui oggi guarda l’umanità intera. Possa accompagnare questa scelta la ripresa di un percorso negoziale per arrivare alla pace in Ucraina.

Andrea Riccardi
Comunità di Sant'Egidio

venerdì 25 febbraio 2022

Ucraina - La guerra di Putin ma non della Russia - Proteste in 50 città russe contro la guerra, oltre 1700 arresti

RaiNews 24
Proteste contro la guerra in Ucraina si sono svolte dal pomeriggio di ieri in oltre 50 città della Russia. Ma il presidente Vladimir Putin ha ordinato una reazione molto dura. Così, stando a quanto riferisce il sito indipendente Ovd-Info, più di 1700 persone sono state arrestate.

Mobilitazioni ci sono state anche nella capitale Mosca. Un corrispondente di Ria Novosti ha raccontato di aver assistito a oltre una decina di arresti, e a controlli diretti anche su alcuni giornalisti.


Nel Paese non si assisteva a manifestazioni così di massa da quanto tornò in patria l'oppositore Aleksei Navalny, poi arrestato.


domenica 20 febbraio 2022

USA - Louisiana - Vincent Simmons - Libero dopo 44 anni di carcere per l’accusa di stupro - Processo “non equo”: giuria composta da 11 bianchi e un afroamericano

Il Riformista
Ha trascorso 44 anni in una cella di prigione per una accusa pesantissima, quella di un duplice tentato stupro di cui si era sempre dichiarato innocente. È la storia di Vincent Simmons, 69enne afroamericano della Louisiana, che lunedì è stato scarcerato dal penitenziario di Angola, considerato l’Alcatraz del sud degli Stati Uniti e noto anche per le serie tv ‘Dead Man Walking’ e ‘True Detective’.

Il momento della comunicazione della libertà a Vincent Simmons

Ci sono infatti voluti 44 anni per ammettere che il processo subito da Simmons non era stato equo: il 69enne è uscito infatti non perché ritenuto innocente, ma perché secondo il giudice Bill Bennett doveva subirne uno nuovo. Ma il procuratore Charles Riddle III ha rinunciato e in questo modo ha fatto cadere le accuse contro di lui, rendendolo un uomo libero a pochi giorni dal suo 70esimo compleanno.

Vincent Simmons all'uscita dal penitenziario Angola in Louisiana

Simmons era stato giudicato colpevole del doppio tentato stupro ai danni di Karen e Sharon Sanders, gemelle bianche e quattordicenni di Marksville, nella Louisiana rurale, nel 1977: il 69enne fu giudicato da una giuria composta da 11 bianchi e un afroamericano e condannato a anni di reclusione.

Una storia, quella di Simmons, raccontata anche dal documentario del 1998 “The Farm: Angola, Usa”. L’ormai ex detenuto nel corso degli anni aveva provato per ben 16 volte a chiedere un nuovo processo, riuscendo ad ottenere una nuova udienza grazie ad una inchiesta condotta dalla rete Cbs.

I giornalisti del network americano avevano infatti scoperto che all’epoca del processo i suoi avvocati non avevano ricevuto alcune prove fondamentali che avrebbero potuto scagionarlo. Si trattava, aveva reso noto la Cbs, di una testimonianza del medico che aveva esaminato le gemelle Karen e Sharon Sanders in cui dichiarava di non aver riscontrato alcun segno di violenza sessuale; l’altra prova erano dichiarazioni fornite dalle ‘vittime’ due settimane dopo lo stupro, in cui ammettevano alla polizia di non sapere chi le avesse assaltate perché “tutte le persone nere si assomigliano”.

Simmons dopo aver lasciato il carcere ha ringraziato Dio, che “ha tenuto viva in me la speranza, oggi ha fatto questo per me”, ha detto davanti alle telecamere che lo attendevano all’uscita dal penitenziario di Angola. Per il suo avvocato, Justin Bonus, “finalmente il tribunale gli ha reso giustizia”.

Fabio Calcagni

venerdì 18 febbraio 2022

India: ancora è prevista la pena di morte. 38 condannati a morte per gli attentati di Ahmedabad del 2008

Blog Diritti Umani - Human Rights 

Un tribunale indiano venerdì ha condannato a morte 38 persone in relazione al processo per gli attentati dinamitardi di Ahmedabad, nella parte occidentale del Paese, che nel 2008 hanno ucciso 56 persone e ferito più di 200.


L'8 febbraio, 49 persone sono state giudicate colpevoli di omicidio e associazione a delinquere per i diciannove attentati sincronizzati, commessi il 26 luglio 2008 in luoghi affollati di questa città, il principale stato del Gujarat.

La pena capitale fa ancora parte del sistema di giustizia penale in India, dove 488 prigionieri erano in attesa di esecuzione alla fine del 2021, secondo un rapporto dell'organizzazione di difesa della riforma della legge Project 39A.

lunedì 14 febbraio 2022

Carcere: 12esimo suicidio da inizio anno - Uno ogni 3 giorni e mezzo. Segnale di un grave disagio nei luoghi di pena italiani

AGI
Ancora un suicidio nelle carceri italiane, il 12esimo dall'inizio del 2022: un detenuto 24enne originario del Marocco, l'11 febbraio, nel penitenziario romano di Regina Coeli, in carcere per rapina, si è tolto la vita inalando il gas della bomboletta del fornello da campeggio comunemente usato per cucinare.
 

Lo rende noto il segretario generale della Uilpa penitenziari Gennarino De Fazio, rilevando che "la media si porta così a un suicidio ogni tre giorni e mezzo, cui vanno aggiunti anche i due appartenenti alla Polizia penitenziaria che si sono tolti la vita in questo 2022".

"Il Governo vari immediatamente un decreto legge per mettere in sicurezza le carceri, sia sotto il profilo di quella che è una vera e propria emergenza umanitaria, sia sotto l'aspetto della tenuta dell'intero sistema, il quale vede gli operatori di Polizia penitenziaria. Servono, altresì, interventi urgentissimi per migliorare le strutture e le infrastrutture, ma soprattutto per potenziare gli organici della Polizia penitenziaria, mancanti di 18mila unità.".

giovedì 10 febbraio 2022

Confine Afghanistan-Iran. Uccisi in 6 mesi 100 rifugiati afgani diretti all’Iran. Si chiamava Sohrab, aveva 16 anni, ucciso da soldati iraniani

AgenPress
Funzionari locali nella provincia di Nimruz hanno affermato che in meno di sei mesi “quasi 100 rifugiati afgani sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco dalle forze di sicurezza iraniane” ei loro corpi sono stati trasferiti in Afghanistan. Secondo i funzionari, i cittadini afgani che volevano entrare illegalmente in Iran “sono stati uccisi dall’esercito iraniano”.


Ci sono state segnalazioni da ospedali afgani di uccisioni e molti casi di feriti: “Secondo i parenti dei pazienti, i malati e i feriti sono stati picchiati al confine quando volevano attraversare il confine con l’Iran”, ha affermato Jailani Sharifi, direttore infermieristico dell’ospedale Nimruz.

I residenti di Herat e Nimruz hanno chiesto un’indagine.

“La dignità degli afgani deve essere preservata e non disprezzata. Dovrebbero deportarli con dignità”, ha detto Bismillah Sirat, residente a Nimruz.

“Gli afgani non sono visti come esseri umani e sono oppressi”, ha detto Abdul Hakim, residente a Nimruz. 

Il cadavere del sedicenne Sohrab è appena arrivato a Herat dall’Iran.
Secondo i parenti dell’adolescente, è stato colpito e ucciso da soldati iraniani a Isfahan. Sohrab era andato in Iran illegalmente per trovare lavoro.

“Sohrab jan voleva andare in Iran per lavorare lì, mi ha detto ‘Vado in Iran per aiutare mio padre qui in Afghanistan'”, ha detto Mirwais, un parente di Sohrab.

Alcune fonti di Herat affermano che diversi corpi crivellati di proiettili sono entrati nella provincia negli ultimi mesi dal confine di Islam Qala. Secondo i funzionari del Dipartimento per i rifugiati e i rimpatri di Herat, negli ultimi sei mesi, oltre 460 feriti picchiati sono entrati in Afghanistan dall’Iran attraverso il confine di Islam Qala.

“Ci sono persone che sono state picchiate, con braccia e gambe rotte”,ha affermato Mawlawi Abdulhai Manib, capo del Dipartimento per i rifugiati e il rimpatrio di Herat.