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venerdì 4 novembre 2022

Papa Francesco in Bahrein: difesa della libertà religiosa, diritti umani e contro la pena di morte

LaPresse - CorriereTv
Così Papa Francesco giunto in Bahrein per il suo 39mo viaggio apostolico internazionale nel corso del suo discorso ufficiale di fronte alle autorità del luogo. 
"Penso al diritto alla vita, alla necessità garantirla sempre, anche nei riguardi di chi viene punito, la cui esistenza non può essere eliminata."

«Esprimo apprezzamento per le conferenze internazionali e per le opportunità d’incontro che questo Regno organizza e favorisce, mettendo specialmente a tema il rispetto, la tolleranza e la libertà religiosa». 



Sono temi «essenziali» ma anche «impegni da tradurre costantemente in pratica, perché la libertà religiosa diventi piena e non si limiti alla libertà di culto; perché uguale dignità e pari opportunità siano concretamente riconosciute ad ogni gruppo e ad ogni persona; perché non vi siano discriminazioni e i diritti umani fondamentali non vengano violati, ma promossi. Penso anzitutto al diritto alla vita, alla necessità di garantirlo sempre, anche nei riguardi di chi viene punito, la cui esistenza non può essere eliminata».


lunedì 11 aprile 2022

Le parole di Papa Francesco: saldo riferimento per non scivolare nella logica della guerra e cercare la pace in Ucraina

 Blog Diritti Umani - Human Rights

La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia. [Papa Francesco 27 marzo 2022] 

Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie? [Papa Francesco 7 aprile 2022]

27 febbraio 2022 Con il cuore straziato per quanto accade in Ucraina – e non dimentichiamo le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia… –, ripeto: tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. Perché chi ama la pace, come recita la Costituzione Italiana, «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» 

1 marzo 2022 - La guerra è una pazzia. Chi fa la guerra dimentica l'umanità. Com'è triste quando persone e popoli pensano a farsi la guerra. Tacciano le armi. 

13 marzo 2022Vorrei ancora una volta esortare all’accoglienza dei tanti rifugiati, nei quali è presente Cristo, e ringraziare per la grande rete di solidarietà che si è formata. Chiedo a tutte le comunità diocesane e religiose di aumentare i momenti di preghiera per la pace. Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome. Ora preghiamo in silenzio per chi soffre e perché Dio converta i cuori a una ferma volontà di pace.

14 marzo 2022Mi pare che sostanzialmente il mondo abbia continuato e continui a essere governato da criteri obsoleti. Per non parlare dell’ambito geopolitico-militare, dove diverse guerre regionali e specialmente la guerra in corso in Ucraina dimostrano che chi governa le sorti dei popoli non ha ancora recepito la lezione delle tragedie del XX secolo.

16 marzo 2022E adesso vi chiedo di pensare, di fare un pensiero: pensiamo a tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze che sono in guerra, che oggi in Ucraina stanno soffrendo. Sono come noi, come voi: sei, sette, dieci, quattordici anni e voi avete davanti un futuro, una sicurezza sociale di crescere in una società in pace. Invece questi piccoli, anche piccolissimi, devono fuggire dalle bombe. Stanno soffrendo tanto. Con quel freddo che fa lì … Pensiamo. Ognuno di noi pensi a questi bambini, a queste bambine, a questi ragazzi, a queste ragazze.

18 marzo 2022 - Noi siamo abituati a sentire notizie delle guerre, ma lontane. Siria, Yemen… abituali. Adesso la guerra si è avvicinata, è a casa nostra, praticamente. E questo ci fa pensare sulla “selvaticità” della natura umana, fino a dove siamo capaci di arrivare. Assassini dei nostri fratelli. Pensiamo a tanti soldati che sono inviati al fronte, giovanissimi, soldati russi, poveretti. 

Pensiamo a tanti soldati giovani ucraini; pensiamo agli abitanti, i giovani, le giovani, bambini, bambine… Questo succede vicino a noi. Il Vangelo ci chiede soltanto di non guardare da un’altra parte, che è proprio l’atteggiamento più pagano dei cristiani: il cristiano, quando si abitua a guardare da un’altra parte, lentamente diventa un pagano travestito da cristiano. 

Una guerra sempre – sempre! – è la sconfitta dell’umanità, sempre. Noi, colti, che lavoriamo nell’educazione, siamo sconfitti da questa guerra, perché da un’altra parte siamo responsabili. Non esistono le guerre giuste: non esistono!

Nel contesto provocato dalla guerra in Ucraina risalta ancora di più il valore di questo Patto Educativo, in ordine a promuovere la fraternità universale nell’unica famiglia umana, basata sull’amore. La preghiera per la pace va infatti accompagnata da un paziente impegno educativo, affinché i ragazzi e i giovani maturino la decisa consapevolezza che i conflitti non si risolvono con la violenza, non si risolvono con la sopraffazione, ma con il confronto e il dialogo. Ci saranno sempre dei conflitti: insegnare ai giovani come risolvere un conflitto. Non con la violenza, non con la sopraffazione ma con il confronto, il sano confronto, e il dialogo.

20 marzo 2022Non si arresta, purtroppo, la violenta aggressione contro l’Ucraina, un massacro insensato dove ogni giorno si ripetono scempi e atrocità. Non c’è giustificazione per questo! Supplico tutti gli attori della comunità internazionale perché si impegnino davvero nel far cessare questa guerra ripugnante.

E, per favore, non abituiamoci alla guerra e alla violenza! Non stanchiamoci di accogliere con generosità, come si sta facendo: non solo ora, nell’emergenza, ma anche nelle settimane e nei mesi che verranno. Perché voi sapete che al primo momento, tutti ce la mettiamo tutta per accogliere, ma poi, l’abitudine ci raffredda un po’ il cuore e ci dimentichiamo. Pensiamo a queste donne, a questi bambini che con il tempo, senza lavoro, separate dai loro mariti, saranno cercate dagli “avvoltoi” della società. Proteggiamoli, per favore.

21 marzo 2022A che serve impegnarci tutti insieme, solennemente, a livello internazionale, nelle campagne contro la povertà, contro la fame, contro il degrado del pianeta, se poi ricadiamo nel vecchio vizio della guerra, nella vecchia strategia della potenza degli armamenti, che riporta tutto e tutti all’indietro? Sempre una guerra ti riporta all’indietro, sempre. Camminiamo indietro. 

23 marzo 2022L’odio e la rabbia alla guerra io l’ho imparata da mio nonno che aveva combattuto al Piave nel 1914: lui mi ha trasmesso questa rabbia alla guerra. Perché mi raccontò le sofferenze di una guerra. E questo non si impara né nei libri né in altra maniera, si impara così, trasmettendola dai nonni ai nipoti. E questo è insostituibile. La trasmissione dell’esperienza di vita dai nonni ai nipoti. Oggi questo purtroppo non è così e si pensa che i nonni siano materiale di scarto: no! Sono la memoria vivente di un popolo e i giovani e i bambini devono ascoltare i nonni.

Vorrei prendere un minuto per ricordare le vittime della guerra. Le notizie delle persone sfollate, delle persone che fuggono, delle persone morte, delle persone ferite, di tanti soldati caduti da una parte e dall’altra, sono notizie di morte. Chiediamo al Signore della vita che ci liberi da questa morte della guerra. Con la guerra tutto si perde, tutto. Non c’è vittoria in una guerra: tutto è sconfitto. Che il Signore invii il suo Spirito perché ci faccia capire che la guerra è una sconfitta dell’umanità, ci faccia capire che occorre invece sconfiggere la guerra. Lo Spirito del Signore ci liberi tutti da questo bisogno di auto-distruzione, che si manifesta facendo la guerra. Preghiamo anche perché i governanti capiscano che comprare armi e fare armi non è la soluzione del problema. La soluzione è lavorare insieme per la pace e, come dice la Bibbia, fare delle armi strumenti per la pace. 

25 marzo 2022In questi giorni notizie e immagini di morte continuano a entrare nelle nostre case, mentre le bombe distruggono le case di tanti nostri fratelli e sorelle ucraini inermi. L’efferata guerra, che si è abbattuta su tanti e fa soffrire tutti, provoca in ciascuno paura e sgomento. Avvertiamo dentro un senso di impotenza e di inadeguatezza.

27 marzo 2022 - È passato più di un mese dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, dall’inizio di questa guerra crudele e insensata che, come ogni guerra, rappresenta una sconfitta per tutti, per tutti noi. C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono.

La guerra non devasta solo il presente, ma anche l’avvenire di una società. Ho letto che dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina un bambino su due è stato sfollato dal Paese. Questo vuol dire distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli e innocenti tra di noi. Ecco la bestialità della guerra, atto barbaro e sacrilego!

La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia.

Prego per ogni responsabile politico di riflettere su questo, di impegnarsi su questo! E, guardando alla martoriata Ucraina, di capire che ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti. Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace! Preghiamo ancora, senza stancarci

30 marzo 2022 E con questo saluto ai bambini, torniamo anche a pensare a questa mostruosità della guerra e rinnoviamo le preghiere perché si fermi questa crudeltà selvaggia che è la guerra.

3 aprile 2022Ma proprio dall’est Europa, dall’Oriente dove sorge prima la luce, sono giunte le tenebre della guerra. Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano. Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti. E mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà. Ora, nella notte della guerra che è calata sull’umanità, per favore, non facciamo svanire il sogno della pace.

Quanto ci serve una “misura umana” davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una “guerra fredda allargata” che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni! Quell’“infantilismo”, purtroppo, non è sparito. Riemerge prepotentemente nelle seduzioni dell’autocrazia, nei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri. Oggi è tanto difficile pensare con la logica della pace. Ci siamo abituati a pensare con la logica della guerra. Da qui comincia a soffiare il vento gelido della guerra, che anche stavolta è stato alimentato negli anni. Sì, la guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi. Ed è triste vedere come l’entusiasmo per la pace, sorto dopo la seconda guerra mondiale, si sia negli ultimi decenni affievolito, così come il cammino della comunità internazionale, con pochi potenti che vanno avanti per conto proprio, alla ricerca di spazi e zone d’influenza. E così non solo la pace, ma tante grandi questioni, come la lotta alla fame e alle disuguaglianze sono state di fatto derubricate dalle principali agende politiche.

6 aprile 2022Dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi di una nuova storia di pace, ma purtroppo – non impariamo – è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti. E, nell’attuale guerra in Ucraina, assistiamo all’impotenza della Organizzazione delle Nazioni Unite.

Le recenti notizie sulla guerra in Ucraina, anziché portare sollievo e speranza, attestano invece nuove atrocità, come il massacro di Bucha: crudeltà sempre più orrende, compiute anche contro civili, donne e bambini inermi. Sono vittime il cui sangue innocente grida fino al Cielo e implora: si metta fine a questa guerra! Si facciano tacere le armi! Si smetta di seminare morte e distruzione!

7 aprile 2022 Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?

domenica 26 gennaio 2020

Migranti - Mons. Vincenzo Paglia: "I Cpr vanno superati con l'integrazione, ce lo insegna Papa Francesco"

Il Riformista
L’inferno è lasciare le persone al freddo nel Mediterraneo o abbandonate a loro stesse nei centri di accoglienza, alla mercé della disperazione, della noia, della mancanza di prospettive, delle procedure burocratiche infinite, degli altri immigrati o, peggio, di abusi da parte di chi dovrebbe tutelare e proteggere. 


Le condizioni inumane che a volte si verificano nei Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) non rispettano spesso la dignità della persona. Un paese europeo dalla lunga tradizione civile, giuridica e cristiana può e deve garantire uno standard di trattamento degno del valore di ogni singolo individuo.

La dimensione umana di accoglienza dei più deboli è un principio fondante dell’umanità. Se manca, è una tragedia per tutti. La presenza dei migranti crea problemi da affrontare per cui cercare soluzioni condivise tra tutte le forze politiche italiane ed europee. Siamo tutti europei e l’intero continente non potrà esimersi dal sentire la presenza dei migranti anche come una opportunità, non solo come un problema. È ovvio che non c’è alcuna emergenza, non c’è una invasione, se si ha l’onestà di guardare ai dati effettivi. C’è un allarme sociale creato ad arte, amplificato per fini specifici, che sta trasformando l’Italia e gli italiani in un paese inospitale, un paese che dimentica le radici umane e la grande tradizione umanistica. E dimentica di essere stato a sua volta un popolo di migranti.

Serve chiarezza: come essere umano, come vescovo, come credente, sottolineo che l’emigrazione è un fenomeno universale. Gesù e la sua famiglia sono stati emigranti, gli ebrei erano una popolazione nomade, l’Europa del Medioevo è stata fondata dalle popolazione provenienti dalle steppe asiatiche. Le migrazioni, gli spostamenti dei popoli, sono alla base della civiltà umana, della presenza dell’uomo e della donna sul pianeta.

La politica ha una responsabilità nel costruire e garantire modalità di convivenza uguali per tutti, opportunità per tutti. Un salto in avanti sarebbe avere la legge sullo ius culturae. Nelle vicende come il centro di Gradisca, prima di dire che non devono accadere, dobbiamo essere sicuri che la legalità, il rispetto delle persone, la capacità di accogliere, vengano scolpiti come princìpi indelebili negli operatori e in tutti i cittadini. La sfida portata dalle migrazioni ci fa capire che il mondo è complesso e non si risponde con i muri, con le barriere, con i Cpr ma con rapide procedure di identificazione, inserimento, prospettiva lavorativa e integrazione, rispondendo così alle facili scorciatoie del razzismo, del massimalismo, dell’indifferenza.

Un episodio doloroso come questo di Gradisca deve diventare occasione per riflettere sull’Italia che vogliamo costruire. Siamo un paese nominalmente ancora cattolico, dove tuttavia misericordia e pietà vengono meno. Quando Papa Francescoesorta ad accogliere gli altri, dice che prima di tutto dobbiamo aprire la nostra mentalità, dobbiamo renderci disponibili verso gli altri: non solo i migranti ma tutte le persone vicine a ognuno di noi che con uno sguardo cercano aiuto. La politica dal canto suo ha una forte responsabilità: una vera rivoluzione culturale sarebbe poter realizzare una vera unità su alcuni princìpi – né di destra né di sinistra – ma semplicemente umani: accogliere, prendersi cura, guardarsi negli occhi, ascoltarsi. Nessuno è venuto a «rubare» la mia casa, il mio lavoro, il mio denaro.

E i Centri vanno superati: con l’integrazione, con procedure rapide, efficienti, sicure, si sconfigge la povertà umana ed economica, si danno risposte, si chiude la bocca ai tentativi di sfruttare e strumentalizzare complesse e difficili situazioni. Siamo un grande paese civile. Dobbiamo impegnarci per continuare ad esserlo. Papa Francesco lo ricorda e a noi tocca interrogarci ed impegnarci.

Mons. Vincenzo Paglia

venerdì 27 dicembre 2019

1° gennaio 2020, marcia "Pace in tutte le terre" in ascolto del messaggio di Papa Francesco

santegidio.org
“PACE IN TUTTE LE TERRE”
53° Giornata Mondiale della Pace
Marcia del 1° gennaio 2020
Insieme verso piazza San Pietro per ascoltare le parole di Papa Francesco
mercoledì 1° gennaio 2020, ore 10:30
da Piazza Giovanni XXIII (Castel Sant'Angelo) e manifestazioni in tutti i continenti
 
La Comunità di Sant’Egidio organizza, nel primo giorno del nuovo anno, manifestazioni in tutti i continenti per sostenere il messaggio di Papa Francesco, nella 53° Giornata Mondiale della Pace.
A Roma si terrà il 1° gennaio 2019, a partire dalle 10.30, da Largo Giovanni XXIII (inizio di Via della Conciliazione) a Piazza S. Pietro per ascoltare le parole di Papa Francesco all’Angelus.
 Il messaggio di Papa Francesco -
 LA PACE COME CAMMINO DI SPERANZA: DIALOGO, RICONCILIAZIONE E CONVERSIONE ECOLOGICA >>>

giovedì 19 dicembre 2019

Papa Francesco, un salvagente e una croce, memoria dei migranti morti in mare. "Non è bloccando le navi che si risolve il problema; il Signore ce ne chiederà conto nel momento del giudizio!"

Globalist
Le parole d'accusa del Pontefice durante l'incontro con un gruppo di rifugiati arrivati in Italia con i corridoi umanitari: "Siamo tutti responsabili del nostro prossimo. La nostra ignavia è peccato"


Papa Francesco con i rifugiati arrivati da Lesbo con i corridoi umanitari

Una croce è stata posta all'ingresso del Palazzo Apostolico per volere di Papa Francesco, composta dai giubbotti salvagente dei migranti morti nel Mediterraneo.
"È l'ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l'ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l'ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare". 
Queste le parole di papa Francesco, che prende in mano e mostra un salvagente di un migrante morto a luglio nel Mediterraneo, "un'altra morte causata dall'ingiustizia", dice. 

L'occasione è l'incontro con i rifugiati arrivati da Lesbo nelle scorse settimane attraverso i corridoi umanitari, ospitati dalla Santa Sede e dalla Comunità di Sant'Egidio, durante il quale il Papa ha esitazione a scagliarsi contro le colpe di chi, indifferente, si gira dall'altra parte. 
"Bisogna mettere da parte gli interessi economici - avverte - perché al centro ci sia la persona, ogni persona, la cui vita e dignità sono preziose agli occhi di Dio. Bisogna soccorrere e salvare, perché siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo, e il Signore ce ne chiederà conto nel momento del giudizio".
"Questo è il secondo salvagente che ricevo in dono - racconta Francesco ricordando l'impegno della Chiesa - il primo mi è stato regalato qualche anno fa da un gruppo di soccorritori. Apparteneva a una fanciulla che è annegata nel Mediterraneo. L'ho donato poi ai due sottosegretari della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Ho detto loro: 'Ecco la vostra missione!'". 
"Non è bloccando le navi che si risolve il problema - aggiunge il Pontefice - bisogna impegnarsi seriamente a svuotare i campi di detenzione in Libia, valutando e attuando tutte le soluzioni possibili. Bisogna denunciare e perseguire i trafficanti che sfruttano e maltrattano i migranti, senza timore di rivelare connivenze e complicità con le istituzioni"
Tanta commozione durante l'abbraccio del Papa ai 33 profughi, in maggioranza afghani. Nel gruppo, due ragazzi, poi famiglie e donne vittime di violenza, una delle quali ha lasciato la figlia nel Togo e ha espresso il desiderio di potersi ricongiungere presto con lei. 

Una giovane afghana, appassionata di pittura, ha donato al Papa un ritratto dello stesso Bergoglio ricavato da una fotografia che l'elemosiniere Konrad Krajewski aveva lasciato in occasione di una precedente visita nel campo profughi di Lesbo.
"La nostra ignavia è peccato - tuona Francesco - come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercè di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo 'passare oltre', come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano, il facendoci così responsabili della loro morte?".

martedì 3 dicembre 2019

Il Papa accoglie 43 profughi dall'isola di Lesbo - Portati in Italia da card. Krajewski. Ospitalità con S.Egidio

AnsaMed
Città del Vaticano - Oggi l'elemosiniere del Papa, card. Konrad Krajewski, su mandato di Francesco, si è recato nell'isola greca di Lesbo insieme ad alcuni responsabili della Comunità di Sant'Egidio, e rientrerà in Italia mercoledì con un gruppo di 33 profughi richiedenti asilo politico.

L'operazione si concluderà in dicembre, quando altri 10 profughi saranno accompagnati in Italia, dando così inizio alle procedure per la richiesta di protezione internazionale. L'accoglienza dei profughi sarà a carico della Santa Sede, tramite l'Elemosineria, e della Comunità di Sant'Egidio.


Un comunicato dell'Elemosineria apostolica ricorda che Papa Francesco, in occasione del suo viaggio all'isola di Lesbo nell'aprile 2016, aveva portato con sé in Italia tre famiglie siriane richiedenti asilo, di cui la Santa Sede si assunse l'onere di accoglienza e di sostentamento, mentre l'ospitalità e il percorso di integrazione vennero seguiti dalla Comunità di Sant'Egidio. 

Nello scorso mese di maggio, a tre anni da quell'evento, il Papa ha chiesto all'elemosiniere di tornare nell'isola per rinnovare la solidarietà al popolo greco e ai profughi e, anche in questa occasione, ha espresso il desiderio di compiere un ulteriore gesto di solidarietà e ospitare un gruppo di giovani profughi e alcune famiglie provenienti dall'Afghanistan, dal Camerun e dal Togo.

"Dopo un intenso periodo di trattative ufficiali tra gli organismi competenti al fine di realizzare questo nuovo corridoio umanitario, il Ministero dell'Interno della Repubblica Italiana ha dato l'assenso definitivo a svolgere l'operazione", riferisce la nota. Pertanto oggi, 2 dicembre, l'elemosiniere Krajewski si è recato nuovamente nell'isola di Lesbo, insieme ad alcuni responsabili della Comunità di Sant'Egidio e rientrerà poi in Italia il prossimo 4 dicembre con un gruppo di 33 profughi richiedenti asilo politico".

La Comunità di Sant'Egidio è "felice di ospitare i profughi che Papa Francesco ha deciso di portare in salvezza con un corridoio umanitario da Lesbo, attraverso l'Elemosineria Apostolica, e di facilitarne l'integrazione in Italia", afferma la Comunità in una nota, sottolineando che l'accoglienza a 33 rifugiati di diversa nazionalità, così come quella prevista per altri 10 nei prossimi giorni, "ha l'obiettivo di offrire un futuro a chi vive - molti ormai da lungo tempo - nei campi profughi nell'isola greca".

Dopo la visita dello scorso maggio con l'Elemosineria Apostolica, Sant'Egidio aveva organizzato d'estate (tra luglio e agosto) una presenza di volontari a Lesbo e a Samos per manifestare, attraverso numerose iniziative, la sua solidarietà ai profughi presenti nelle due isole. 

Alle 10.30 di mercoledì 4 dicembre è previsto un benvenuto ai profughi in arrivo da Lesbo e una conferenza stampa all'aeroporto di Fiumicino: interverranno il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski e Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio.

domenica 29 settembre 2019

29settembre - Giornata mondiale del migrante - Papa Francesco inaugura la scultura che rappresenta i migranti di ogni tempo.

Vatican News
Nessuno sia escluso dalla società: lo ripete il Papa all’Angelus poi inaugura e benedice in Piazza San Pietro il monumento al Migrante, "Angel Unwares", perché ricordi a tutti la sfida evangelica dell’accoglienza


Al termine della messa, dal Sagrato di Piazza San Pietro, che in questa occasione ha raccolto gente da ogni dove, il Papa ribadisce il senso dell’Eucarestia celebrata per la 105esima Giornata Mondiale del Migrante, cioè quello di rinnovare non solo la vicinanza ma l’attenzione concreta della Chiesa per le diverse categorie di persone vulnerabili.

In unione con i fedeli di tutte le Diocesi del mondo abbiamo celebrato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, per riaffermare la necessità che nessuno rimanga escluso dalla società, che sia un cittadino residente da molto tempo o un nuovo arrivato.
Non dimenticate l'ospitalità

Per sottolineare tale impegno, dopo la recita dell’Angelus e il lunghissimo giro in papamobile, Francesco inaugura poi una scultura intitolata “Angels Unwares”, Angeli Inconsapevoli, realizzata dall’artista canadese Timothy Schmalz, grazie al suggerimento di padre Michael Czerny sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che verrà creato cardinale nel Concistoro del 5 ottobre prossimo. Il tema di quest’opera rimanda alla Lettera agli Ebrei in cui si legge: “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli”. E Francesco dice il perché l'ha voluta in mezzo alla piazza centro del mondo e della cristianità.

Tale scultura, in bronzo e argilla, raffigura un gruppo di migranti di varie culture e diversi periodi storici. Ho voluto questa opera artistica qui in Piazza San Pietro, affinché ricordi a tutti la sfida evangelica dell’accoglienza.
Angels Unwares
A togliere il telo bianco che copre la statua, una famiglia di camerunensi, che il Papa abbraccia e saluta. Poi il Pontefice si avvicina, tocca l’opera, posta accanto al Colonnato e visibile a tutti e la benedice. “Angels Unwares”, realizzata a grandezza naturale, raffigura appunto un gruppo di migranti e rifugiati, provenienti da diversi contesti culturali e razziali e anche da diversi periodi storici. Sono messi vicini, stretti, spalla a spalla, in piedi su una zattera, coi volti segnati dal dramma della fuga, del pericolo, del futuro incerto. All’interno di questa folla eterogenea di persone, spiccano al centro le ali di un angelo, come a suggerire la presenza del sacro tra di loro.

Cecilia Seppia

lunedì 16 settembre 2019

La vendetta è anti-giustizia. Per questo Papa Francesco chiede di abolire l'ergastolo

farodiroma.it
Nella settimana in cui l'intero Paese esulta per l'ergastolo comminato a Vincenzo Paduano, Papa Francesco, nell'incontro del 14 settembre in Piazza San Pietro con tutti coloro che operano all'interno delle carceri ripete: "L'ergastolo non è la soluzione dei problemi - lo ripeto: l'ergastolo non è la soluzione dei problemi - ma un problema da risolvere. 
Perché se si chiude in cella la speranza, non c'è futuro per la società. Mai privare del diritto di ricominciare! Voi, cari fratelli e sorelle, col vostro lavoro e col vostro servizio siete testimoni di questo diritto: diritto alla speranza, diritto di ricominciare."

Papa Francesco trai detenuti del carcere di Rebibbia
Avevo queste parole nel cuore quando, nel pomeriggio di ieri, ho incontrato Paduano nella Messa che stavo per celebrare nel braccio di Rebibbia dove è rinchiuso. C'è stato solo un abbraccio. Le parole, quelle necessarie, gli erano già state dette il giorno prima da suor Lucia delle Figlie della Santa Croce, una consorella di suor Maria Laura Mainetti, la suora che nel giugno del 2000 venne uccisa a coltellate in Valchiavenna da dei satanisti, e della quale si è aperto il processo di beatificazione nel 2008.

"Non lasciatevi mai imprigionare nella cella buia di un cuore senza speranza, non cedete alla disperazione" aveva detto rivolgendosi alle persone detenute, e questo invito è coerente alla richiesta di togliere l'ergastolo dalle nostre galere, perché, come puoi coltivare la speranza se sai che non uscirai di cella solo in una bara?

Chi applaude superficialmente il Papa, chi superficialmente si interroga sui motivi per cui alcuni non lo comprendano, si interroghino sul profonda differenza di sentire che alberga nel cuore di Bergoglio, e quello che c'è nel nostro.

La differenza sta tutta nel capire la differenza tra giustizia e vendetta. La vendetta non è una "giustizia eccessiva": la vendetta è l'anti-giustizia, la vendetta è il combustibile che fa diventare il carcere una polveriera. "È essenziale garantire condizioni di vita decorose, altrimenti le carceri diventano polveriere di rabbia, anziché luoghi di ricupero".

Nel mio anno a Rebibbia come prete volontario ex art. 17 ho visto, tra tutti coloro che operano all'interno delle carceri, tante brave persone. Sarà stato fortunato ma ho avuto solo incontri con persone che, come dice il Papa, vivono il loro servizio non solo come una vigilanza necessaria, ma anche come un sostegno a chi è debole.

E la forza dell'abbraccio che ho dato nasce dalle parole del Papa. Che non dice di parlare ma fa riferimento solo a dei gesti. "Non dimenticatevi, per favore, del bene che potete fare ogni giorno. Il vostro comportamento, i vostri atteggiamenti, i vostri sguardi sono preziosi. Siete persone che, poste di fronte a un'umanità ferita e spesso devastata, ne riconoscono, a nome dello Stato e della società, l'insopprimibile dignità".

Mauro Leonardi - Sacerdote e volontario in carcere

sabato 14 settembre 2019

I detenuti del carcere di Paliano presentano a Papa Francesco la "Croce della Misericordia" che hanno dipinto. Benedetta dal Papa visiterà le carceri italiane.

www.santegido.org
Nel giorno in cui la Chiesa celebra l'Esaltazione della croce, i detenuti del carcere italiano di Paliano pesentano al papa l'icona di un crocifisso, realizzata da loro stessi in carcere, sul cui sfondo si vedono scene della Scrittura che riguardano i prigionieri.




Hanno levigato per giorni il legno, lo hanno preparato e sotto la direzione di una maestra di iconografia lo hanno dipinto finemente seguendo tecniche millenarie: così è stato realizzato il grande crocifisso realizzato dai detenuti del carcere di massima sicurezza di Paliano (Frosinone). 
Una icona che gli stessi detenuti hanno voluto chiamare la 'Croce della Misericordia' e che, dopo la benedizione del Papa, farà il giro delle carceri italiane in una sorta di pellegrinaggio della speranza. La croce, realizzata nel laboratorio promosso nel carcere dalla Comunità di Sant'Egidio, viene portata oggi all'udienza del Papa della Polizia Penitenziaria, nell'Aula Paolo VI.

"Sono persone rimaste folgorate dalla visita del Papa nel Giovedì Santo del 2017. Ad alcuni è davvero cambiata la vita e continuano a dire che il Papa ha insegnato loro che cos'è davvero l'amore", riferisce Stefania Tallei, coordinatrice del servizio ai detenuti della Comunità di Sant'Egidio.

Fonte: Ansa

sabato 7 settembre 2019

Il Papa nel Centro anti-Aids di Sant’Egidio: qui “si dà alla luce la speranza"

La Stampa
Francesco nella struttura del programma Dream della Comunità fondata da Andrea Riccardi: non è impossibile combattere la piaga dell’Hiv.


Non è impossibile combattere la piaga dell’Hiv. Nemmeno nell’Africa flagellata dall’Aids. Papa Francesco lo dice nel Centro di cura del programma Dream della Comunità di Sant’Egidio a Zimpeto, periferia di Maputo, nell’ultimo giorno di visita in Mozambico. Qui «si dà alla luce la speranza», dice.

Dream è un programma avviato nel 2002 per «far fronte ai 30 milioni di malati di Hiv lasciati in Africa senza terapia», spiegano dalla Comunità. I 49 centri (con 530 dipendenti in tutto) sono diffusi in undici paesi: 500mila malati accolti, di cui 18mila bambini. E 130mila bimbi nati sani da mamme sieropositive. Il Centro di Zimpeto è l’ultimo realizzato, inaugurato a giugno 2018. Ci sono 3.800 ammalati.

Il Pontefice arriva è accolto dal fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi.

Bergoglio saluta «cordialmente le autorità, gli operatori sanitari, i malati con le loro famiglie e tutti i presenti. Nel vedere con quanta competenza, professionalità e amore curate e accogliete tanti malati, concretamente persone con Aids/Hiv, soprattutto donne e bambini, mi viene in mente la parabola del Buon Samaritano».

Tutti quelli «che sono passati da qui - dice - tutti coloro che arrivano presi dalla disperazione e dall'angoscia somigliano a quell'uomo abbandonato al bordo della strada. E voi, qui, non siete passati a distanza, non avete proseguito per la vostra strada come avevano fatto altri (il levita e il sacerdote). Questo Centro ci mostra che c'è stato chi si è fermato e ha sentito compassione, chi non ha ceduto alla tentazione di dire “non c'è niente da fare, è impossibile combattere questa piaga” e si è dato da fare con coraggio per cercare delle soluzioni».

Prosegue il Papa: «Voi avete ascoltato quel grido silenzioso, quasi impercettibile, di tante donne, di tante persone che vivevano nella vergogna, emarginate, giudicate da tutti. Ecco perché avete ampliato questa casa - dove il Signore vive con coloro che si trovano al bordo della strada - ai malati di cancro, di tubercolosi e a centinaia di persone malnutrite, in particolare bambini e giovani».

Così «tutte le persone che, a vari livelli, fanno parte di questa comunità sanitaria diventano espressione del Cuore di Gesù, in modo che nessuno pensi “che il loro grido sia caduto nel vuoto”». Secondo Francesco, «non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido. La sollecitudine dei credenti non può limitarsi a una forma di assistenza - pur necessaria e provvidenziale in un primo momento - ma richiede quella attenzione d'amore che onora l'altro in quanto persona e cerca il suo bene».

Ascoltare «questo grido vi ha portato a capire che il trattamento medico, sebbene necessario, non era sufficiente; perciò avete considerato la problematica in tutta la sua integralità per ridare dignità alle donne e ai bambini, aiutandoli a progettare un futuro migliore».

Il programma, «che avete sviluppato e vi ha collegato con altri luoghi del mondo, è un esempio di umiltà per aver riconosciuto i vostri limiti, e di creatività per il lavoro in rete».

L'impegno gratuito e volontario di tante persone «di diverse professioni - dermatologia, medicina interna, neurologia e radiologia, tra le altre; più di cinquemila persone tra medici, infermieri, biologi, coordinatori e tecnici - che da parecchi anni, attraverso la telemedicina, hanno fornito la loro preziosa collaborazione per formare operatori locali, contiene in sé stesso un enorme valore umano ed evangelico. Rinnovate gli sforzi, perché qui si possa continuare a “dare alla luce" la speranza».

Sottolinea: «È meraviglioso vedere come questo ascolto dei più deboli dei poveri, i malati, ci mette in contatto con un'altra parte fragile del mondo: penso ai “sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell'acqua, nell'aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c'è la nostra oppressa e devastata terra, che ‘geme e soffre le doglie del parto’’’», dice citando la sua enciclica «Laudato si’».

Bisogna rendersi conto che «siamo, tutti, parte di uno stesso tronco. Voi siete stati in grado di capirlo e quest'ascolto vi ha portato a cercare i mezzi sostenibili nella ricerca di energia, nonché nella raccolta e riserva di acqua; le vostre opzioni a basso impatto ambientale sono un modello virtuoso, un esempio da seguire vista l'urgenza imposta dal deterioramento del pianeta».

Secondo il Papa, le donne curate nei centri del progetto Dream di San'Egidio, «i circa centomila bambini che possono scrivere una nuova pagina di storia liberi dall'Hiv/Aids e molte altre persone anonime che oggi sorridono perché sono state curate con dignità nella loro dignità, sono parte del pagamento che il Signore vi ha lasciato: presenze-dono, che, uscendo dall'incubo della malattia, senza nascondere la loro condizione, trasmettono speranza a molte persone; con quell”io sogno” contagiano tanti che hanno bisogno di essere raccolti dal bordo della strada».

Dunque «continuate ad accogliere quelli che vengono, andate a cercare i feriti e gli sconfitti nelle periferie... Non dimentichiamo che i loro nomi, scritti nel cielo, hanno accanto un'iscrizione: questi sono i benedetti del Padre mio».

Al termine, Francesco saluta venti malati e visita in forma privata due dei reparti del Centro.
Domenico Agasso JR

martedì 11 giugno 2019

Il Papa striglia l'Europa: "Porti aperti alle armi e chiusi alle persone"

Globalist
Il jʼaccuse del Pontefice: "Lʼira di Dio si scatenerà su chi parla di pace e vende munizioni". Poi rivela: "Il prossimo anno voglio andare in Iraq"

"Gridano le persone in fuga ammassate sulle navi, in cerca di speranza, non sapendo quali porti potranno accoglierli, nell'Europa che pero' apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti, capaci di produrre devastazioni che non risparmiano nemmeno i bambini". 
Lo ha detto il Papa all'udienza con la Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali.
"Non posso qui non menzionare i migranti e i profughi che raggiungono i maggiori aeroporti con la speranza di poter chiedere asilo o trovare un rifugio, o che sono bloccati in transito". Lo ha detto Papa Francesco ai partecipanti all`Incontro mondiale dei Cappellani dell`Aviazione civile. 

"Invito sempre le Chiese locali alla dovuta accoglienza e sollecitudine nei loro confronti, pur se si tratta di una responsabilità diretta delle Autorità civili. Fa parte anche della vostra cura pastorale vigilare che sia sempre tutelata la loro dignità umana e siano salvaguardati i loro diritti, nel rispetto della dignità e delle credenze di ciascuno. Le opere di carità nei loro confronti costituiscono una testimonianza della vicinanza di Dio a tutti i suoi figli".

L'Iraq - ha detto il Papa nell'udienza alla Roaco, la Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali - "possa guardare avanti attraverso la pacifica e condivisa partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della societa', e non ricada in tensioni che vengono dai mai sopiti conflitti delle potenze regionali". 

"E non dimentico l'Ucraina - ha aggiunto il Papa ripercorrendo le aree piu' 'calde' del pianeta -, perche' possa trovare pace la sua popolazione, le cui ferite provocate dal conflitto ho cercato di lenire con l'iniziativa caritativa alla quale molte realta' ecclesiali hanno contribuito. In Terra Santa - ha proseguito il pontefice -, auspico che il recente annuncio di una seconda fase di studio dei restauri del Santo Sepolcro, che vede fianco a fianco le comunita' cristiane dello Statu quo, si accompagni agli sforzi sinceri di tutti gli attori locali ed internazionali perche' giunga presto una pacifica convivenza nel rispetto di tutti coloro che abitano quella Terra, segno per tutti della benedizione del Signore"

giovedì 9 maggio 2019

Papa Francesco a 500 rom in udienza: "Delinquente è chi crea la vendetta. Il cittadino di seconda classe è chi scarta gli altri"

La Repubblica
Il Papa abbraccia idealmente i rom che sono arrivati in udienza a San Pietro, ribadendo gli ideali della fratellanza. 


"E' vero, ci sono cittadini di seconda classe, ma i veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano la gente, perché non sanno abbracciare, sempre con gli aggettivi in bocca, e scartano, vivono scartando, con la scopa in mano buttano fuori gli altri". 
Lo ha affermato papa Francesco durante l'incontro di preghiera in Vaticano con 500 rom e sinti. "Invece la vera strada è quella della fratellanza - ha aggiunto il Pontefice - con la porta aperta".

Francesco ha continuato: 
"Lasciarsi dietro il rancore. Il rancore ammala tutto, ammala la famiglia. Ti porta alla vendetta, ma la vendetta io credo che non l'abbiate inventata voi. In Italia ci sono organizzazioni che sono maestre di vendetta, voi mi capite bene. Un gruppo di gente che è capace di creare la vendetta, di vivere l'omertà: questo è un gruppo di gente delinquente, non gente che vuole lavorare"

venerdì 29 marzo 2019

Il Papa rifiuta di incontrare in udienza privata Salvini: "cambi la sua politica sui migranti"

Globalist
Il no del Papa arriva dopo le considerazioni di ieri sulla nave Open Arms bloccata a Barcellona: "è un'ingiustizia, li tengono fermi per far annegare le persone".
No fermo di Papa Francesco a Matteo Salvini: nessuna udienza privata se non cambia la politica sui migranti. Salvini ci ha provato, più volte, a incontrare il Pontefice, ma dal Vaticano riceve porte chiuse. 


E la cosa, conoscendolo, non deve fargli molto piacere, specie dopo gli sproloqui con il Vangelo e il Rosario in mano.
I rapporti tra la Santa Sede e il Viminale sono molto freddi sin da quando Salvini si è insediato come Ministro. Già dalla sua prima visita ufficiale in Vaticano, in occasione della festa di san Michele Arcangelo in cui hanno festeggiato insieme Gendarmeria Vatinacana e polizia italiana, Salvini aveva avanzato la sua prima richiesta. 

Che era rimasta in sospeso e, tra l'altro, la presenza del Ministro tra le mura vaticane era stata accuratamente celata, tanto da non essere riportata da nessuno dei media del Vaticano.
Ma oggi è arrivato il No fermo, e motivato: se la linea del governo sui migranti non cambia, niente colloquio.
A quanto pare se l'atteggiamento di Salvini nei confronti dei migranti non cambierà, il Papa potrebbe non dargli udienza. Perché lasciare le persone in mezzo al mare o a una strada è disumano". 

Lo dice la senatrice Vanna Iori, capogruppo del Pd nella commissione Istruzione, aggiungendo: "Non basta agitare un rosario per essere buoni cristiani. Non bastano ritualismi formali ma azioni concrete. Dal Papa un'iniziativa di coraggiosa coerenza con il messaggio evangelico".

sabato 2 marzo 2019

Con l’incontro tra il Papa e l’Imam è nata una nuova politica che dice sì alla "Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo". Che merita considerazione

Il Fatto Quotidiano
Il mese di febbraio appena conclusosi ricorda da vicino il gennaio del 2011, quando enormi masse di popolazione araba decisero di sfidare la paura per dire di no, in modo non violento, a regimi tirannici, feroci e cleptocratici. 


Questa che si potrebbe chiamare la “seconda primavera araba” si verifica in due Paesi di segno “politico” opposto: nell’Algeria e nel Sudan. Si presentano come “laici” i primi, “osservanti” i secondi. 

Li qualificano meglio i loro leader: l’algerino Abdelaziz Bouteflika, varcata la soglia degli 81 anni, vuole ancora servire il suo amato Paese, con il quinto mandato presidenziale consecutivo, nonostante l’ictus che lo ha reso invalido. Per il sudanese Omar al Bashir basti ricordare che nel 2010 è stato incriminato per genocidio.

Sono i simboli dei due campi opposti della politica “araba”: militari sedicenti laici i primi e alleati delle petromonarchie del Golfo i secondi. L’ondata di popolo che si riversa contro di loro, nonostante la paura che incutono i loro sistemi e i sanguinosi passati, attestano il fallimento delle due ideologie di cui si sono ammantati per decenni e che hanno finito col fare da potente propellente di un’ideologia, quella dello scontro di civiltà. 

La risposta del sudanese al Bashir è stata all’altezza della sua fama: le forze di sicurezza hanno il diritto di perquisire qualsiasi edificio, limitare i movimenti di persone e trasporti pubblici, arrestare individui sospettati di un crimine legato allo stato di emergenza e sequestrare beni o proprietà durante le indagini. In Algeria invece gli avvocati si sono uniti agli studenti, che hanno occupato i loro campus, si sono uniti ai liceali e hanno tentato più volte di occupare via Didouche-Mourad.

Agli occhi di molti di noi, abituati da decenni a ritenere queste leadership vera espressione di quel mondo, pervaso dalle loro retoriche, queste erano le due alternative in gioco: o l’estremismo religioso o i generali “laici”. La realtà sembra però diversa nelle piazze e dice che la popolazione, con coraggio, le rifiuta entrambe, nell’attesa di un politica nuova. Questa “politica nuova” ha avuto esattamente un mese fa la sua prima manifestazione nella Dichiarazione congiunta sulla fraternità, firmata con papa Francesco dall’imam Ahmad al-Tayyeb, guida della principale istituzione religiosa sunnita, l’Università di al-Azhar in Egitto.

Quel testo, che merita di essere letto con maggiore cura di quanto fatto sin qui, anche alla luce di quanto accade in queste ore, fa perno su due novità importantissime: il principio di cittadinanza e il riconoscimento dei conseguenti diritti non solo per i credenti ma anche per i non credenti: “Questa Dichiarazione sia un invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti, anzi tra i credenti e i non credenti, e tra tutte le persone di buona volontà”. Se si pensa alle condanne per apostasia…

Ma perché questo fosse efficace e credibile non si poteva non dire una parola netta sulla condizione femminile: “È un’indispensabile necessità riconoscere il diritto della donna all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici. Inoltre, si deve lavorare per liberarla dalle pressioni storiche e sociali contrarie ai principi della propria fede e della propria dignità”. 

È come se l’Islam spirituale, illuminato, avesse deciso di rompere i lacci che lo legano a sistemi fallimentari e Stati falliti per dichiarare il proprio sì alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che tanto il panislamismo quanto il panarabismorigettano in radice. Il primo prospettando una superiorità della comunità dei credenti sugli altri, il secondo appellandosi a una superiorità della comunità araba che di fatto nega i non arabi.

Quella che si prospetta è una comunità nazionale, cioè una comunità che si costituisce in uno spazio geografico tra chi lì vive e consapevolmente decide di vivere insieme con tutti gli altri, in base a una costituzione che per porre tutti sulla stesso piano non può che essere laica, né etnica né religiosa. 

Nel documento è importantissimo leggere che “la storia afferma che l’estremismo religioso e nazionale e l’intolleranza hanno prodotto nel mondo, sia in Occidente sia in Oriente, ciò che potrebbe essere chiamato i segnali di una ‘terza guerra mondiale a pezzi’, segnali che, in varie parti del mondo e in diverse condizioni tragiche, hanno iniziato a mostrare il loro volto crudele; situazioni di cui non si conosce con precisione quante vittime, vedove e orfani abbiano prodotto. 

Inoltre, ci sono altre zone che si preparano a diventare teatro di nuovi conflitti, dove nascono focolai di tensione e si accumulano armi e munizioni, in una situazione mondiale dominata dall’incertezza, dalla delusione e dalla paura del futuro e controllata dagli interessi economici miopi”.

Algerini e sudanesi sembra che non abbiano paura di essere loro le cavie sulle quali la resistenza a questa constatazione potrebbe esercitarsi, perché hanno rotto il muro della paura, paura dei fanatici dell’una e dell’altra deviazione. La dichiarazione, come la gente che in queste ore manifesta nelle piazze algerine e sudanesi, afferma anche che “il terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia in Oriente che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico, terrore e pessimismo non è dovuto alla religione – anche se i terroristi la strumentalizzano – ma è dovuto alle accumulate interpretazioni errate dei testi religiosi, alle politiche di fame, di povertà, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza”. La volontà di porre fine alla bancarotta politica fa i conti con la distruzione di ogni soggetto politico da parte di tutti i regimi, ma i popoli non accettano di tornare indietro e accettare modelli costruiti sulla paura.

Riccardo Cristiano  - Vaticanista di RESET, rivista per il dialogo

mercoledì 27 febbraio 2019

Messaggio del Papa al "7° Congresso mondiale contro la Pena di Morte": "E' una grave violazione del diritto alla vita di ogni persona. Non vengano eliminate altre vite, si offra la via del pentimento"

Vatican News
Il Papa, in un videomessaggio, esorta i governanti e tutti coloro che hanno responsabilità nei loro Paesi “a compiere i passi necessari verso la totale abolizione della pena di morte”.



La dignità della persona non si perde mai, anche quando si commette “il peggiore dei crimini”. La vita è un dono da proteggere ed è “fonte di tutti gli altri doni e di tutti gli altri diritti”. “La convinzione di offrire anche al colpevole la possibilità di pentimento non può essere mai abbandonata”. Indicando questa triplice prospettiva, quella della dignità della persona, del dono della vita e della possibilità di pentimento, Papa Francesco rinnova, in un videomessaggio, il proprio appello per la totale abolizione della pena capitale. L’occasione è il settimo Congresso mondiale contro la pena di morte, apertosi oggi a Bruxelles nella sede del Parlamento europeo.


Nessuno può essere uccisoPapa Francesco ricorda che “per proteggere la società dal male che alcuni individui possono causare”, la soluzione non è la pena capitale. Questa non può essere considerata, come è avvenuto “per molto tempo”, “la risposta adeguata alla gravità di alcuni reati a tutela del bene comune”. Il Papa indica poi una porta che non si può mai chiudere: “Nessuno può essere ucciso e privato dell'opportunità di abbracciare nuovamente la comunità che ha ferito e fatto soffrire”. La pena di morte, aggiunge, è “una grave violazione del diritto alla vita di ogni persona”.
Vite da guadagnare per il bene della società
Il Papa osserva anche che ci sono dati incoraggianti: è un fattore positivo, sottolinea, “il fatto che sempre più Paesi scommettano sulla vita e non sulla pena di morte o addirittura l'abbiano completamente eliminata dalla loro legislazione penale”. Per continuare a procedere in questa direzione, Papa Francesco esorta a “riconoscere la dignità di ogni persona” e a “lavorare in modo che non vengano eliminate altre vite, ma guadagnate per il bene della società nel suo complesso”.

Inammissibilità della pena di morte
Il Papa ricorda anche che, recentemente, ha approvato una modifica al testo del Catechismo della Chiesa cattolicarelativo alla pena capitale. “La Chiesa insegna alla luce del Vangelo - si legge tra l’altro in questo documento - che la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo”.
Riparare il danno commesso

Nel videomessaggio, Francesco lega questa inammissibilità anche ad una possibile e decisiva trasformazione interiore: “L'obiettivo dell'abolizione della pena di morte in tutto il mondo - conclude il Pontefice - rappresenta una coraggiosa affermazione del principio della dignità della persona umana e della convinzione che l'umanità può affrontare il crimine, oltre che rifiutare il male, offrendo al condannato la possibilità e il tempo per riparare il danno commesso, pensare alla sua azione e quindi essere in grado di cambiare la sua vita, almeno internamente”.


Pena di morte abolita in 142 Stati
In totale, sono 142 gli Stati che per legge, o nella pratica, hanno abolito la pena di morte. Nel mondo sono quasi 22 mila i detenuti condannati alla pena capitale. Nell’ultimo rapporto sulla pena di morte curato da Amnesty International, si sottolinea che nel 2017 le esecuzioni registrate nel mondo sono state 993. Sono stati inoltre 23 i Paesi in cui sono state eseguite pene capitali. Solo in Iran si è registrato, nel 2017, il 51% di tutte le esecuzioni. Dopo l’Iran, altri Paesi in cui si è registrato il maggior numero di esecuzioni capitali sono Arabia Saudita, Iraq e Pakistan.


Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

lunedì 25 febbraio 2019

Dopo la Conferenza Internazionale "Human Fraternity" di Abu Dhabi, lo Sheykh di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb invia una lettera a Sant'Egidio

santegidio.org
A seguito della Conferenza Internazionale "Human Fraternity" di Abu Dhabi, conclusa con l'importante documento sulla "Fratellanza Umana per la pace e mondiale e la convivenza comune" firmato con papa Francesco, Ahmed al Tayyeb, sheykh di Al Azhar, ha scritto una lettera ad Andrea Riccardi sottolineando l'importanza del lungo rapporto di dialogo e di fraternità con la Comunità di Sant'Egidio. 

Nella lettera, Al Tayyeb esprime la sua gioia e gratitudine per la "fedele amicizia" e per "la perseveranza nel rafforzare i vincoli di fraternità che hanno posto le basi alla realizzazione del documento sulla "Fraternità umana" di Abu Dhabi."

La Comunità di Sant'Egidio esprime la sua gratitudine per questa lettera e per un'amicizia che data da circa 10 anni, in cui sono state numerose le occasioni di incontro e di dialogo, nonchè momenti significativi come la partecipazione agli Incontri Internazionali di Preghiera per la Pace e la visita al luogo dell'attentato al Bataclan, a Parigi.

Il Cairo, 20 febbraio 2019

Mio caro fratello, professor Andrea Riccardi,
le porgo i miei cordiali saluti.

Con l'occasione della visita di padre Vittorio e della nostra sorella la professoressa Paola Pizzo, desidero inviare i miei saluti più calorosi a lei e a quanti lavorano con lei nella Comunità di Sant'Egidio.

Desidero felicitarmi per la vostra fedele amicizia e la vostra fraternità sincera delle quali ci avete ricolmato lungo gli anni passati in cui siamo stati lieti di conoscervi.

Allo stesso modo apprezziamo in voi la perseveranza nel rafforzare i vincoli di fraternità che hanno posto le basi alla realizzazione del documento sulla "Fraternità umana" di Abu Dhabi.

Chiedo a Dio che ci conceda di aiutarci tutti a portare a compimento il cammino dell'incontro, del dialogo e della relazione gli uni con gli altri per aprire vasti orizzonti all'ombra della nostra salda amicizia.

Vi prego di non dimenticarci nelle vostre preghiere.

Ahmed al-Tayyeb
Sheykh di al-Azhar

lunedì 18 febbraio 2019

Papa Francesco si fa fotografare con la spilletta "Apriamo i porti"

Ansa
Durante l'incontro a Sacrofano con le realtà di accoglienza "Liberi dalla paura".

Durante l'incontro a Sacrofano con le realtà di accoglienza "Liberi dalla paura", papa Francesco si è fatto ritrarre con la spilletta che riporta lo slogan "Apriamo i porti". Come raccontato da Avvenire e documentato dalle foto, è successo quando don Nandino Capovilla, parroco a Marghera (Venezia), si è avvicinato al papa Francesco che ha preso la spilla in mano e si è fatto fotografare. Le immagini sono state rilanciate dal parroco sul suo profilo Facebook.

"Saliamo sui tetti! Coraggiosamente papa Francesco non perde occasione, taglia corto con le esortazioni scontate. Si concede una foto che rilancia quell'Apriamo i porti, che sta unendo cittadini dal nord al sud del Paese e che per i cristiani è obbligo evangelico per essere liberi dalla paura", scrive don Capovilla su facebook postando il selfie con il papa e ricordando le parole pronunciate a Sacrofano dal pontefice: 

"La paura è l'origine di ogni schiavitù e di ogni dittatura. Sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatori".

domenica 18 novembre 2018

Giornata mondiale dei poveri. Papa Francesco: "Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato ..."

Rai News
"Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi", ha detto Papa Francesco.


La Giornata Mondiale dei poveri è stata istituita da Papa Francesco con la Lettera apostolica "Misericordia et misera", pubblicata il 21 novembre 2016, a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia. 

Dopo l'Angelus in Piazza San Pietro, il Papa ha partecipato al pranzo con circa 3.000 poveri, offerto da Rome Cavalieri-Hilton Italia in collaborazione con Ente Morale Tabor.

Contemporaneamente, nelle tante parrocchie che hanno aderito all'iniziativa, nei centri di volontariato e in alcuni Collegi e scuole, ognuno secondo le proprie possibilità, viene offerto un pranzo ai bisognosi. 

Il pranzo in Aula Nervi "In occasione dell'odierna Giornata Mondiale dei Poveri, ho celebrato - ha detto il Papa ai fedeli di piazza san Pietro - una Messa alla presenza dei bisognosi, accompagnati dalle associazioni e dai gruppi parrocchiali. 

Tra poco parteciperò al pranzo nell'Aula Paolo VI con tante persone indigenti". "Il grido dei poveri", ha continuato, "diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi". Poi ha chiesto di ascoltare questo grido che è quello "strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli allegri schiamazzi dei giochi, il grido di anziani scartati e lasciati soli, il grido di chi si trova ad affrontare le tempeste della vita senza una presenza amica. 

È il grido di chi deve fuggire, lasciando la casa e la terra senza la certezza di un approdo. È il grido di intere popolazioni, private pure delle ingenti risorse naturali di cui dispongono. È il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre pochi epuloni banchettano con quanto per giustizia spetta a tutti. L'ingiustizia è la radice perversa della povertà".

giovedì 18 ottobre 2018

Papa: carceri per migranti in Libia? Come lager "Quanto facevano comunisti e nazisti oggi si fa con guanti seta"

Ansa
"Sto pensando a un filmato che testimonia la situazione di alcune carceri del nord Africa costruite dai trafficanti di persone. Quando i governi rispediscono indietro chi era riuscito a mettersi in salvo, i trafficanti li mettono in quelle carceri, dove si praticano le torture più orribili": "Noi oggi ci strappiamo le vesti per quello che hanno fatto i comunisti, i nazisti e i fascisti... ma oggi? Non accade anche oggi? Certo, lo si fa con guanti bianchi e di seta!". 
Così il Papa nel colloquio con i gesuiti a Vilnius lo scorso 23 settembre, pubblicato oggi da Civiltà Cattolica.

Un uomo torturato nei campi di detenzione in Libia


domenica 2 settembre 2018

Il Papa: l'accesso all'acqua è un diritto umano, il mondo ha un debito con i poveri

Globalist
La denuncia di Francesco nella IV Giornata mondiale dedicata alla difesa del Creato sul tema del rispetto e dell'accesso all'acqua


Lui è odiato dai cristiani amanti del capitalismo, da quelli che non disdegnano il razzismo e dai fanatici dei muri che non sopportano l'accoglienza.

C'è stata una forte denuncia di papa Francesco nella IV Giornata mondiale dedicata alla difesa del Creato sul tema: 

'L'acqua, particolarmente in due aspetti: il rispetto dell'acqua come elemento prezioso e l'accesso all'acqua come diritto umano': "Dobbiamo riconoscerlo: non abbiamo saputo custodire il creato con responsabilità. La situazione ambientale, a livello globale così come in molti luoghi specifici, non si può considerare soddisfacente".
In particolare, il Papa, nella Giornata da lui voluta che, come ricorda, "la Chiesa Cattolica da alcuni anni celebra in unione con i fratelli e le sorelle ortodossi, e con l'adesione di altre Chiese e Comunità cristiane", richiama l'attenzione sulla questione dell'acqua, "elemento tanto semplice e prezioso, a cui purtroppo poter accedere è per molti difficile se non impossibile. Eppure, 
'l'accesso all'acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l'esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all'acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità'". 
Ricorda il Pontefice, rifacendosi all'enciclica 'verde' Laudato si', che "prendersi cura delle fonti e dei bacini idrici è un imperativo urgente. Oggi più che mai si richiede uno sguardo che vada oltre l'immediato, al di là di 'un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale'". Da qui il monito: 
"Urgono progetti condivisi e gesti concreti, tenendo conto che ogni privatizzazione del bene naturale dell'acqua che vada a scapito del diritto umano di potervi accedere è inaccettabile". Dice Francesco che "dare da bere, nel villaggio globale, non comporta solo gesti personali di carità, ma scelte concrete e impegno costante per garantire a tutti il bene primario dell'acqua".