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domenica 25 settembre 2022

Migranti - La frontiera europea si è spostata in Niger generando un nuovo inferno dopo quello libico. OIM: "Per ogni migrante morto in mare 2 vittime nel deserto"

Il Manifesto
Esternalizzazione dei confini. Impugnata la legge anti-migranti. Due associazioni ricorrono alla Corte Ecowas: la misura approvata su pressioni Ue, ma viola i diritti umani e ostacola l’integrazione dei Paesi dell’Africa occidentale.

Le pressioni europee per contrastare i flussi di migranti sub-sahariani non hanno trasformato in un inferno soltanto la Libia. Lo stesso è avvenuto in Niger. Torture, violenze, stupri, detenzioni arbitrarie contro le persone in transito si sono moltiplicate nel paese crocevia delle rotte che dall’Africa occidentale puntano verso le rive del Mediterraneo. Tra le misure adottate per arrestare il fenomeno la più significativa è la «Legge sul contrabbando illegale di migranti», la numero 36 del 2015.

Adesso l’associazione Jeunesse Nigérienne au Service du Développement Durable, parte del network Alarm Phone Sahara, e l’Association Malienne des Expulsé l’hanno impugnata davanti alla Corte di giustizia della Comunità degli stati dell’Africa Occidentale (Ecowas) chiedendo di dichiararla illegittima. Secondo i ricorrenti viola diverse disposizioni della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, della Convenzione di Ginevra sui rifugiati e del protocollo Ecowas relativo alla libertà di circolazione, residenza e stabilimento in un altro paese.

Le crescenti tensioni a nord di Bamako hanno dirottato molte rotte migratorie verso il Niger, incastonato tra Mali, Burkina Faso, Benin, Nigeria e Ciad e più su confinante con Algeria e Libia. E in particolare verso Agadez e la regione circostante

Il Niger occupa il terzultimo posto nella classifica sullo sviluppo umano delle Nazioni unite, ma nel corso degli anni ha acquisito crescente importanza strategica nel processo di esternalizzazione della frontiera europea. 

Che contro le migrazioni subsahariane conta su due elementi principali: il Mediterraneo, presidiato dai paesi nordafricani e in particolare dalla Libia, e il deserto del Sahara, su cui il Niger gioca un ruolo decisivo. «Abbiamo l’impressione che la frontiera europea inizi ad Agadez», ha detto un informatore qualificato ai ricercatori dell’Organizzazione mondiale contro la tortura (Omct) che per il rapportoTorture roads hanno studiato sul campo gli effetti della criminalizzazione delle migrazioni causata da pressioni e fondi europee.

La legge nigerina contro il traffico non ha fermato i movimenti di persone, ma li ha resi ancora più pericolosi. Le rotte tentano di girare intorno ad Agadez allungandosi, moltiplicando il rischio di perdere la vita e il potere dei trafficanti
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) stima che per ogni morto in mare ci siano due vittime nel deserto, lontanissime da qualsiasi riflettore. All’interno del Paese nigerino i migranti, e persino alcuni cittadini diretti a nord, sono sottoposti a detenzioni arbitrarie, senza aver commesso alcun reato. Ricattati da soggetti statali e non. 
La stessa idea di integrazione regionale attraverso la libera circolazione delle persone, obiettivo dei 15 stati che aderiscono all’Ecowas, è indebolita e ostacolata dalla legge 36.

Le associazioni che la contestano chiedono alla Corte di ordinare al Niger una sua parziale abrogazione e l’adozione di misure che tutelino i diritti dei migranti. La procedura ha diversi limiti giuridici, il principale è che la Corte Ecowas non ha un potere diretto sui Paesi membri ma in caso di mancata applicazione di una sua decisione deve passare attraverso un giudice nazionale. Si tratta comunque di un’azione importante che fa luce su un altro pezzo delle criminali politiche europee e tenta di aprire una breccia contro i muri invisibili che stanno crescendo lungo tutte le rotte migratori.

Degli effetti dell’esternalizzazione dei confini Ue si parlerà approfonditamente il 29 settembre in un convegno organizzato a Roma dall’Asgi. Titolo: «La libertà di circolazione in Africa occidentale e dalla sub-regione verso l’Europa».

Giansandro Merli

lunedì 8 novembre 2021

Libia - Finalmente dopo un anno di attesa 172 rifugiati trasferiti in Niger con un volo "salvavita".

AnsaMed
Sono ripresi i voli che trasferiscono migranti dalla Libia in altri Paesi africani. "Siamo lieti che l'aereo che ha portato in salvo 172 richiedenti asilo fuori dalla Libia sia appena atterrato in Niger", ha annunciato su Twitter la notte scorsa l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).


"Questo è il primo volo di evacuazione in Niger da oltre un anno", sottolinea l'Unhcr, aggiungendo che il trasferimento "segna la ripresa dei voli salvavita dalla Libia e riporta la speranza ai rifugiati più vulnerabili".

Un totale di 172 "richiedenti asilo", principalmente dai Paesi africani, compresi i minori non accompagnati, sono stati evacuati in Niger dalla Libia, grazie alla ripresa dei voli umanitari.

Lo rende noto l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

"Tra gli sfollati, molti sono stati detenuti in condizioni terribili, sono state vittime delle tratte o hanno subito violenze in Libia", si legge in una nota. "Gli sfollati si sono detti sollevati di lasciare la Libia", aggiunge l'Unhcr, che specifica che il gruppo è composto da famiglie, bambini che viaggiano da soli e un bambino nato poche settimane fa. 

Le 172 persone - principalmente da Eritrea, Sud Sudan e Sudan - sono state evacuate grazie a un meccanismo di emergenza dell'Unhcr che consente ai rifugiati vulnerabili di lasciare la Libia mentre l'agenzia Onu può trovare loro "una sistemazione duratura". A fine ottobre la Libia ha autorizzato la ripresa dei voli umanitari, sospesi da quasi un anno. 

sabato 19 settembre 2020

Niger, 9mila rifugiati senza casa per piogge e inondazioni - Situazione è fuori controllo. Almeno 65 le vittime

LaPresse
Il Niger è uno dei paesi più poveri del continente africano e, da almeno due mesi, si trova a dover affrontare un altro problema. Le forti piogge hanno causato gravi inondazioni. Almeno 65 persone hanno perso la vita e importanti danni sono stati fatti all'agricoltura e alle infrastrutture del Paese. 

Novemila persone, tra rifugiati e richiedenti asilo, sono rimaste senza cibo e un posto dove dormire e a causa della scarsa igene rischiano di contrarre infezioni come Covid19, malaria e colera. 

Le Nazioni Unite stanno facendo il possibile, ma le piogge continuano e la situazione potrebbe peggiorare.

martedì 23 aprile 2019

Guerra in Libia. Centri di detenzione sotto tiro: primi trasferimenti di migranti dell'UNHCR verso il Niger. Porte chiuse in Europa

Il Manifesto
Migranti in trappola. Con l'intensificarsi dei combattimenti intorno a Tripoli l'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni unite (Unhcr) è riuscita a trasferire 163 rifugiati dalla Libia al Niger. Si tratta del primo volo di questo tipo da quando, due settimane fa, è iniziata la battaglia a sud della capitale libica. L'operazione è stata coordinato da Unhcr con il ministero degli Interni libico e le autorità del Niger.
Impresa non facile, che ha comportato prima il rilascio dei rifugiati dai centri di detenzione, poi il trasferimento nel punto di raccolta dell'Unhcr nel centro di Tripoli e quindi il trasferimento in Niger. 

Tutti gli sfollati, tra cui dozzine di donne e bambini risiedevano nei due centri di Abu Selim, sobborgo di Tripoli colpito nei giorni scorsi da missili Grad che hanno causato la morte di 7 civili e almeno 35 feriti, e Ain Zara, anch'esso sotto intensi bombardamenti e al centro del fronte. 

Data la situazione non c'è stata alternativa all'evacuazione, come ha spiegato l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi: "Le evacuazioni umanitarie rappresentano una linea di difesa della vita per i rifugiati la cui esistenza in Libia è in grave pericolo".

Apprezzata e positiva "la solidarietà del Niger nel ricevere i rifugiati, ma - prosegue Grandi - il Niger non può farlo da solo. Ci deve essere una responsabilità condivisa e abbiamo bisogno che altri Paesi si facciano avanti per dare una mano e aiutare a portare in salvo i rifugiati più vulnerabili". 

Prosegue nel contempo il trasferimento dai centri di detenzione più prossimi al fronte ad altri in zone della Libia più sicure, 539 persone sono state spostate negli ultimi dieci giorni. Tuttavia resta forte la preoccupazione per più di 3.000 rifugiati e migranti che restano intrappolati in centri prossimi alle zone di guerra, in particolare nei centri di detenzione di Qasr Bin Ghasheer, Al Sabaa e Tajoura. Ne consegue un misto di preoccupazione e un appello urgente ad altri Paesi della comunità internazionale perché seguano l'esempio del Niger.

Fabrizio Floris

lunedì 18 giugno 2018

Sempre più bambini migranti espulsi verso il Niger. L'Unicef: colpa dell'inasprimento delle frontiere

La Repubblica
Dal novembre dello scorso anno, più di 8000 persone dall’Africa occidentale, tra cui 2000 minori, sono state respinte dall'Algeria. Ad aprile si è registrato un aumento del 14%, per un totale di quasi 500 al giorno.

Roma. Giorni e giorni di viaggio a piedi sotto il caldo cocente senza riparo né acqua, famiglie separate, bambini vittime di violenza. Mentre i Paesi europei e nordafricani cercano di limitare la migrazione irregolare, sono sempre più numerosi i minori che vengono espulsi verso il Niger e i meccanismi transfrontalieri - denuncia l'Unicef - sono insufficienti per proteggere questi piccoli migranti da tratta, sfruttamento e detenzione.

Dal novembre dello scorso anno, più di 8000 persone provenienti dall’Africa occidentale, tra cui 2000 minori, sono state respinte verso il Paese dell'Africa occidentale dall'Algeria, mentre altri 900 richiedenti asilo e rifugiati registrati provenienti dalla parte orientale sono stati trasferiti dalla Libia in Niger per l’esame delle domande.

Bambini in viaggio in condizioni drammatiche. Solo ad aprile si è registrato un aumento del 14% del numero di persone in transito rispetto al mese precedente, per un totale di quasi 500 al giorno, di cui circa un terzo bambini, ma la cifra reale è probabilmente molto più alta, perché molti non vengono individuati oppure si nascondono. I piccoli affrontano il viaggio in condizioni drammatiche, per lo più stremati, vittime di violenza o senza un sostegno e una protezione adeguati per giorni.

"Il Niger ha bisogno di aiuto per sostenere i bambini rifugiati e migranti che arrivano o vengono rimpatriati attraverso i suoi confini", spiega Ted Chaiban, direttore dei programmi del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia. "Le soluzioni devono includere una migliore cooperazione transfrontaliera tra i governi per mantenere i bambini al sicuro, così come maggiori investimenti per aiutare paesi come il Niger a rafforzare i sistemi di sostegno a disposizione di tutti i bambini nel paese, indipendentemente da chi siano o da dove provengano".

Le politiche di gestione delle frontiere. Con i negoziati governativi sui Global Compacts per le migrazioni e i rifugiati attualmente in corso (Global Compact on Migration e Global Compact on Refugees), l'Unicef chiede dunque soluzioni per garantire la sicurezza dei minori, rafforzando la cooperazione transfrontaliera tra i Paesi, attuando politiche di gestione delle frontiere che tengano conto della loro vulnerabilità e garantendo l'accesso a servizi di base quali alloggio, protezione, istruzione e formazione.

Al momento in alcune regioni si applicano i protocolli della Rete dell'Africa occidentale per la protezione dei bambini (West Africa Network for the Protection of Children - WAN) che collega i governi, la società civile e i singoli individui, così da garantire servizi di orientamento per i bambini migranti non accompagnati durante il transito e al momento del rientro a casa.

"Quei bambini che ora sono bloccati in Niger hanno bisogno non solo di aiuto urgente per rimanere al sicuro ma anche di assistenza a lungo termine", continua Chaiban. "Hanno bisogno di un migliore accesso alle informazioni per compiere scelte informate e di un sostegno per il rimpatrio, se possibile, o verso un Paese terzo. Per coloro per i quali il ritorno a casa non è un'opzione, gli Stati devono farsi avanti e offrire posti per il reinsediamento".

L'impegno per riunire le famiglie. Insieme all'Unhcr e all'Oim, l'Unicef sta lavorando con le autorità del Niger per riunire i bambini con le proprie famiglie e offrire supporto nelle valutazioni per il reinsediamento nei Paesi terzi, in particolare Eritrea e Somalia, a coloro che sono stati evacuati dalla Libia.

L'Unicef sta anche lavorando per far ottenere ai bambini nei centri di transizione e orientamento gestiti dal Niamey Directorate of Child Protection un sostegno psicosociale urgente. Nei prossimi mesi verranno istituiti centri di assistenza sociale unici che forniranno servizi di protezione per bambini non accompagnati o separati e famiglie vulnerabili in movimento.

domenica 13 maggio 2018

Dal Niger deportati in Libia 135 richiedenti asilo sudanesi, con seri rischi di subire gravi violazioni dei diritti umani.

Vita
Ne dà notizia il sito d’informazione Irinnews.org che sottolinea inoltre un’inversione della tendenza dei flussi migratori: da dicembre scorso sono 1.700 le persone scappate in Niger dalla Libia per fuggire alle condizioni disumane a cui sono sottoposti i migranti nel Paese.


Rifugiati sudanesi in attesa di essere caricati su camion per essere deportati in Libia.
Nello stesso giorno in cui Unhcr ha annunciato l’evacuazione di 132 persone dai campi di detenzione libici in Niger, è arrivata anche la notizia della deportazione forzata proprio dal Niger di 135 richiedenti asilo sudanesi. A scriverne su Irin, il sito d’informazione specializzato in emergenze umanitarie, il giornalista Eric Reidy, secondo cui il fatto sarebbe stato confermato anche da un rappresentante di Unhcr e da un funzionario del governo nigerino che avrebbe però precisato come le persone deportate “fossero criminali appartenenti alle milizie della Libia meridionale”.

Unhcr ha dichiarato che i deportati facevano invece parte di un gruppo di 160 rifugiati e richiedenti asilo sudanesi arrestati ad Agadez il 2 maggio, la maggior parte dei quali era riuscita a raggiungere il Niger per scappare alle durissime condizioni nei centri di detenzione in Libia e proprio ad Agadezavevano ottenuto assistenza da Unhcr. L’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati avrebbe confermato di aver ottenuto almeno il rilascio di donne e bambini prima della deportazione da parte delle autorità nigerine nel sud della Libia. Irin è riuscito a mettersi in contatto con una delle persone arrestate il 2 maggio: un richiedente asilo di 58 anni, il quale aveva fatto sapere in uno scambio via sms che le persone arrestate con lui erano state trattenute senza avere accesso al cibo. Dalla ricostruzione di Irin risulta che il 7 maggio diversi camion avrebbero poi trasferito le persone arrestate, usando la forza con chi opponeva resistenza. Tre uomini hanno riportato ferite gravi e sono stati trasferiti in ospedale.

I camion sono poi ripartiti nella direzione di Madama, una località al confine con la Libia e circa 900 chilometri da Agadez, costringendo le persone ad un viaggio nel deserto di due o tre giorni in condizioni disperate. Il 9 maggio Unhcr ha confermato la deportazione di 135 sudanesi caricati nei camion, in Libia. Diverse organizzazioni hanno espresso profonda preoccupazione e denunciato la violazione del principio di non respingimento. 


Tra queste Human Rights Watch: «È disumano e illegale rimandare migranti e rifugiati in Libia, dove sono costretti a livelli scioccanti di tortura, violenza sessuale e lavoro forzato», ha commentato Judith Sunderland, associate director dell’organizzazione per l’Europa e l’Asia Centrale. «Questo viola il divieto assoluto della legge internazionale di rimandare le persone in luoghi in cui sono sottoposte a seri rischi di minacce alla propria vita e libertà».

Irin sottolinea inoltre un’inversione della tendenza dei flussi migratori: da dicembre scorso sarebbero 1.700 i sudanesi scappati in Niger dalla Libia per fuggire alle condizioni disumane a cui sono sottoposti i migranti nel Paese.
Unhcr aveva dovuto sospendere il programma di evacuazione dalla Libia al Niger, proprio perché il governo nigerino aveva sollevato perplessità rispetto alla disponibilità di altri Paesi terzi ad accogliere le persone evacuate. Dopo due mesi di stallo, Unhcr ha potuto riavviare il programma solo giovedì scorso. Il Niger ha infatti dichiarato la propria disponibilità ad offrire accoglienza temporanea a 1.500 rifugiati, in attesa di un loro ricollocamento in altri Paesi terzi sicuri.

Ottavia Spaggiari

martedì 5 dicembre 2017

Niger - Acqua garantita nel carcere per minori di Niamey grazie al dono di un grande serbatoio

Blog Diritti Umani - Human Rights
Questo blog pone attenzione a tutti gli sforzi che vengono fatti in vari paesi per umanizzare i luoghi di detenzione, che specialmente nei paesi più poveri, versano in condizioni gravi, con livelli di disagio veramente gravi.
Nell'articolo la realizzazione, della Comunità di Sant'Egidio, di un serbatoio che garantisce la presenza dell'acqua in questa struttura dove sono reclusi dei minori, con un importante miglioramento delle condizioni igienico sanitarie.

www.santegidio.org
Nella prigione di Niamey, nella zona dove sono accolti i “minori” (14-19 anni), un grande serbatoio idrico è stato realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio per far fronte alla penuria d’acqua che tante volte ha causato problemi di igiene e di salute, rendendo ancora più dura la detenzione ai 90 ragazzi. “Da quando è arrivata l’acqua”, ha detto il direttore del carcere, “sono diminuiti i ricoveri in ospedale”.



Una cerimonia bella, emozionante e carica di gratitudine alla quale hanno partecipato i ragazzi con giochi e parole di ringraziamento e che ha messo in risalto il lavoro di umanizzazione, così prezioso, che la Comunità porta avanti in tante carceri. 


Anche mons. Ambroise Ouedraogo, vescovo di Maradi, ha invitato i ragazzi a sognare con Sant’Egidio un mondo senza più prigioni: “Vorrei che ciascuno di voi che abita in questa casa, sogni di uscire da qui ed essere migliore. L’inaugurazione di questo serbatoio inaugura la vita nuova che auguro a tutti voi”.

Da molti anni la Comunità di Sant'Egidio è presente in Niger accanto ai poveri e i carcerati, un lavoro che è stato riconosciuto dal governo, che ieri a Roma ha formalizzato la collaborazione attraverso la firma di un Accordo di Sede tra la Repubblica del Niger e la Comunità di Sant'Egidio.

giovedì 1 giugno 2017

Niger. Morti di sete 44 migranti nel Sahara: anche 5 bambini

Avvenire
Il furgone sul quale viaggiavano si è ribaltato. I sei sopravvissuti sono arrivati a piedi al primo villaggio e hanno dato l'allarme. Solo lo scorso anno 335.000 migranti sono transitati dal Niger


Lo riferisce all'agenzia Reuters la Croce Rossa, tramite il capo dipartimento Lawal Taher della regione di Bilma, spiegando che sei sopravvissuti sono arrivati a piedi fino a un villaggio isolato, dove hanno dato l'allarme raccontando che 44 persone, soprattutto originarie di Ghana e Nigeria e fra cui cinque bambini, sono morte di sete. 

La Croce Rossa fa sapere di avere allertato le autorità e che le ricerche dei corpi sono in corso.

Negli ultimi anni è aumentato il numero di migranti che attraversa il Sahara, con gli abitanti dell'Africa occidentale che rischiano la vita per provare a raggiungere l'Europa. Una delle parti più pericolose del viaggio è quella in cui migliaia di migranti ogni settimana vengono stipati su furgoni per un viaggio di giorni dalla Nigeria alla Libia, spesso con spazio disponibile solo per qualche litro d'acqua.

Le autorità e le organizzazioni umanitarie sono in grado di registrare le migliaia di decessi di migranti nel mar Mediterraneo tra l'Africa e l'Europa, ma è quasi impossibile sapere quanti siano morti nell'immenso deserto del Sahara, dove non esiste nessun controllo di polizia. 

L'anno scorso un rapporto di 4mi, un ente affiliato al Consiglio Danese per i Rifugiati, riferiva che stando alle testimonianze dei migranti è probabile che ci siano più morti nel deserto che nel Mediterraneo.

All'inizio di maggio altri otto migranti, cinque dei quali bambini, vennero trovati morti nel deserto mentre cercavano di raggiungere l'Algeria. Sempre lo scorso maggio, soldati di pattuglia nel Nord del Niger avevano tratto in salvo circa 40 migranti abbandonati nel deserto dai trafficanti che avevano pagato per raggiungere la Libia. Si trattava di migranti provenienti da Gambia, Nigeria, Guinea, Senegal e Niger. Lo scorso anno, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha registrato il transito in Niger di 335.000 migranti diretti a Nord.

venerdì 24 febbraio 2017

Zona del lago Ciad: "la più grande crisi del continente africano". 10 milioni di persone hanno bisogno di assistenza.

Blog Diritti Umani - Human Rights
La conferenza internazionale di Oslo oggi vuole stanziare riunire 1,4 miliardi di euro per aiutare i civili colpiti dalla guerriglia islamista Boko Haram nella regione del lago Ciad che l'ONU ha definito "la più grande crisi nel continente africano."


La zona colpita è quella del lago Ciad comprende il nord-est della Nigeria, l'estremo nord del Camerun, il Ciad e i paesi e Sud-Est del Niger.
Boko Haram ha condotto negli ultimi anni molte incursioni mortali e attacchi suicidi nei quattro paesi.

Lago Ciad ha perso il 90% della sua superficie in pochi decenni, da 25.000 kmq dagli anni sessanta, si è ridotto 2.000 kmq di oggi. Rimane una fonte vitale di acqua e di pesce per la gente di questa regione semi arida.

La regione è stata a lungo uno dei luoghi più poveri e meno sviluppati del mondo, con gli indicatori molto bassi di sviluppo umano in settori come l'istruzione e la sanità.

La rapida crescita della popolazione, gli effetti del cambiamento climatico - il declino del lago e l'estensione del deserto del Sahara e la violenza ha generato quello che le agenzie di aiuto chiamano una "grave crisi".

Il conflitto, che secondo alcune stime ha causato almeno 20.000 morti e oltre 2,6 milioni di sfollati, ha peggiorato una già difficile situazione umanitaria.

Circa 17 milioni di persone vivono nelle zone più colpite dalle violenze e conflitti. I settori maggiormente colpiti sono la pesca e l'agricoltura e costretto centinaia di migliaia di civili a rifugiarsi nei campi di accoglienza o presso amici e parenti.

Secondo le Nazioni Unite, 10,7 milioni di persone nella regione attualmente hanno bisogno di assistenza; 7,1 milioni sono "gravemente colpite insicurezza alimentare". 

Se la conferenza di Oslo raggiunge i suoi obiettivi finanziari, il denaro sarà utilizzato per distribuire cibo e fornire acqua potabile nei luoghi più remoti, ma anche l'accesso alle cure sanitarie, istruzione e abitazioni per aiutare le vittime a ricostruire le loro vite.

Nel caso di fondi insufficienti, le Nazioni Unite e altre agenzie umanitarie hanno avvertito che la situazione potrebbe diventare catastrofica, in particolare, per quasi 75.000 bambini su 515.000 sono affetti da malnutrizione acuta grave e potrebbero morire.

Fonte: Afrique 24 Monde 

ES

domenica 18 settembre 2016

Niger: situazione critica al confine per l'arrivo donne e bambini in fuga da Ciad e Nigeria

Medici Senza Frontiere
Negli ultimi giorni più di 200 famiglie, provenienti da Nigeria e Ciad, hanno raggiunto la città di Toumour, nella zona est della regione di Diffa, in fuga dalla violenza e dalla fame delle loro città d’origine. La maggior parte dei nuovi arrivati sono donne e bambini che, secondo le loro testimonianze, hanno camminato per 4 o 5 giorni, anche se solo di notte per paura di essere attaccati da Boko Haram o arrestati dall'esercito.

Oltre queste 200 famiglie, piccoli gruppi di rifugiati continuano ad arrivare a Toumour, nel distretto di Bosso. Nonostante molte organizzazioni umanitarie abbiano lasciato la zona dopo gli attentati dello scorso giugno, in città ci sono ancora alcuni servizi funzionanti: punti d'acqua e un centro di salute – regolarmente supportato da MSF - in cui le visite mediche sono gratuite per tutta la popolazione. Per i nuovi arrivati il problema principale è l'accesso al cibo: anche se sul mercato sono presenti alimenti di base, gli sfollati non hanno soldi per comprarli.

“Data la situazione critica nelle zone della Nigeria e del Ciad al confine con il Niger, è probabile che Toumour continuerà a ricevere sempre più rifugiati e in condizioni precarie come quelle di quest’ultimo gruppo”, spiega Youssouf Demdelé , vice capo missione di MSF in Niger. “La popolazione non è in grado di coltivare il proprio cibo ed è dipendente dalle distribuzioni di alimenti. Inoltre siamo nel bel mezzo della stagione della malaria. Ci sono diverse agenzie umanitarie che lavorano a Diffa, ma ci sono aree in cui è necessario uno sforzo maggiore”.
[...]
La maggior parte dei nuovi arrivati sono stati ospitati dalle persone del luogo, molte delle quali sfollate e rifugiate a loro volta, e che continuano a dimostrare grande solidarietà verso le nuove ondate di arrivi condividendo le limitate risorse a disposizione. Ciononostante, 77 delle famiglie appena arrivate a Toumour vivevano in pessime condizioni, senza cibo sufficiente e senza generi di prima necessità. Per alleviare questa situazione un’équipe di MSF ha distribuito kit con articoli domestici, coperte, zanzariere e generi per l’igiene personale.

[...]

sabato 25 giugno 2016

Niger: critica governo su Facebook, attivista diritti umani condannato a sei mesi di carcere

Agenzia Nova
Niamey - Il presidente del Quadro di azione per la democrazia e i diritti umani in Niger, Abdoul Ousmane Moumouni, è stato condannato a sei mesi di prigione e a una pena pecuniaria di 50 mila franchi Cfa per avere pubblicato sul suo profilo Facebook un post critico verso il governo. 

Abdoul Ousmane Moumouni
Lo riferisce il sito online della rivista “Jeune Afrique”. L’uomo è stato arrestato lo scorso 14 giugno, dopo avere apertamente criticato “l’incapacità del governo di vincere i gruppi jihadisti”. Il post è stato pubblicato dopo il sanguinoso attacco che ha colpito la città di Bosso lo scorso 3 giugno, provocando la morte di 26 militari.

giovedì 18 giugno 2015

Niger: rinvenuti i corpi di 48 migranti nel deserto del Sahara

Agenzia Nova
Niamey - I corpi senza vita di 48 migranti sono stati rinvenuti negli scorsi giorni nel Sahara nigerino, ma non sono ancora chiare le circostanze della tragedia. 

Lo ha reso noto l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), precisando che le salme sono state trovate in due diverse aree del deserto. “Questa tragedia sottolinea il pericolo enorme ma poco conosciuto cui molti migranti devono far fronte prima di mettere le proprie vite a rischio in mare”, ha osservato William Lacy Swing dell’Oim. “Molte notizie di questo tipo – ha aggiunto – spesso non compaiono sulle pagine dei giornali”.

venerdì 22 maggio 2015

Niger - Gravi violazioni dei diritti umani nell’est del Paese, denuncia della società civile

Agenzia Fides
Niamey - Le forze di sicurezza del Niger stanno commettendo violazioni dei diritti umani nella regione di Diffa, nell’est del Paese, dove a febbraio è stato dichiarato lo stato d’emergenza a causa delle incursioni della setta islamista Boko Haram, provenienti dalla vicina Nigeria. 

Lo denuncia una nota inviata all’Agenzia Fides del Collettivo nigerino delle Associazioni della Società Civile, secondo la quale “un centinaio di migliaia di nostri compatrioti sono stati espulsi a forza dalle isole e dai villaggi del lago, lasciando dietro di sé non solo la loro storia ma anche i loro beni alla mercé di Boko Haram, rifornito in questo modo dal governo che pretende di combatterlo”. 

Alle espulsioni si aggiungono altri provvedimenti coercitivi, come il divieto della vendita di pesce e di peperoncino nella regione, che stanno mettendo in ginocchio coloro che sono rimasti. (L.M.)

venerdì 24 aprile 2015

Niger, provvedimento di grazia. Commutate tutte condanne a morte in ergastolo

Blog Diritti Umani - Huma Rights
Niger - In occasione delle celebrazioni del quarto anniversario di investitura del Presidente della Repubblica il capo di stato Mahamadou Issoufou ha firmato un decreto che prevede provvedimenti di grazia.

L'articolo 2 recita: Tutti coloro che, sono stati condannati a morte avranno la commutazione della pena con quella di reclusione per vita.
Un individuo che, a partire dalla data della firma del decreto di cui al punto precedente, è stato condannato all'ergastolo da sentenza passata in giudicato, vedrà la sua pena commutata in trenta (30) anni di reclusione.
Il decreto prevede anche la liberazione per tutti i detenuti con pene residue inferiori a 12 mesi e riduzioni di pena per tutti i detenuti.


Fonte: 
Célébration du quatrième anniversaire de l’Investiture du Président de la République : Le Chef de l’Etat signe un décret portant remises gracieuses de peines [http://www.tamtaminfo.com]

mercoledì 4 marzo 2015

Nigeria Boko Haram: 1 milione di nigeriani rifugiati in Camerun, Ciad, Niger

La Repubblica
Lagos - Sono almeno un milione i rifugiati nigeriani in Camerun, Ciad, Niger: fuggono dalle violenze di Boko Haram. 

Lo rende noto il ministro della Giustizia nigeriano, Mohammed Bello Adoke, nel suo intervento a Ginevra alla sessione dell'Onu dedicata ai Diritti umani. Adoke sottolinea che contro Boko Haram sta operando una forza internazionale di 8700 uomini, anche con soldati di Ciad, Niger, Camerun e Benin. 

Il ministro ricorda che Boko Haram ha aumentato l'uso di bambini soldato e donne kamikaze. .

martedì 17 febbraio 2015

Niger - Aumenta la violenza, rischio umanitario per migliaia di rifugiati Nigeriani in fuga da Boko Haram

Confini On Line
Dalla vicina Nigeria 150.000 rifugiati in fuga. Dopo i recenti attacchi di Boko Haram l’aumento della violenza nel Niger sudorientale crea preoccupazione per la situazione umanitaria della popolazione.
“Le persone hanno iniziato a fuggire da Diffa e non è ancora chiaro dove si siano stabilite. Centinaia di veicoli hanno lasciato la città dopo gli ultimi attacchi” spiega Mohamed Morchid, capo progetto di MSF in Niger. “Ora temiamo che la preoccupante situazione umanitaria potrebbe spostarsi in altre aree del paese, mentre i rifugiati nigeriani rimasti nell’area di Diffa perché non avevano altri posti dove andare sono del tutto privi di risorse.”

I recenti attacchi del gruppo armato nella città di Diffa e la crescente insicurezza hanno costretto MSF a ritirare temporaneamente le proprie équipe dall’area. “È nostra intenzione tornare il prima possibile per capire dove si siano rifugiate le persone, in quali condizioni si trovino e come possiamo fornire un’assistenza adeguata” ha detto Mohamed Morchid.

[...]

Negli ultimi giorni diverse località nel Niger meridionale sono state colpite da violenti attacchi di Boko Haram, che hanno indotto il governo del paese a lanciare un’offensiva contro il gruppo armato. Molte persone nella regione sudorientale di Bosso hanno iniziato a fuggire in altre aree e si stanno spostando verso l’interno, in località come Garoua, Kabalewa, Toumour e Yebi.

Anche la città di Diffa, dove le équipe di MSF lavoravano in un’area periferica, è stata colpita dall’ultimo picco di violenza. La mattina di domenica 8 febbraio una bomba in un mercato centrale noto come il “mercato del pepe” ha ucciso una persona e ne ha ferite molte altre. Nei sobborghi meridionali della città alcune famiglie hanno iniziato a lasciare le proprie case per spostarsi nei quartieri settentrionali, mentre altri hanno deciso di lasciare la città e dirigersi verso Gouré, Guidimouni and Zinder, come testimoniano le équipe di MSF.

La situazione umanitaria è estremamente preoccupante. La violenza ha causato movimenti di popolazione su ampia scala e agli sfollati interni si aggiungono i rifugiati in fuga dalla violenza di Boko Haram nella vicina Nigeria. Si stima che circa 150.000 persone, soprattutto donne, bambini e anziani da diverse città, abbiano dovuto lasciare la Nigeria. MSF è seriamente preoccupata per le difficili condizioni dei rifugiati e degli sfollati che sono rimasti isolati a causa dei recenti attacchi.

In Niger MSF ha iniziato ad assistere i rifugiati in fuga dalla violenza in Nigeria nel dicembre 2014. Ha avviato attività mediche per rispondere a un’epidemia di colera a Diffa e Chatimari. Questa risposta ha visto la realizzazione di centri di trattamento del colera, la formazione dello staff dei centri sanitari sulla purificazione dell’acqua, i siti di reidratazione e la disinfezione delle case. In collaborazione con il Ministero della Salute nigeriano, MSF ha trattato più di 300 pazienti. MSF ha anche iniziato a supportare i centri sanitari di N’Garwa e Gueskerou e ha avviato la distribuzione di generi non alimentari ai rifugiati appena arrivati nella regione di Diffa.

lunedì 19 gennaio 2015

Nigeria, aumenta il flusso di rifugiati in arrivo in Ciad e Niger

La Repubblica
Dopo gli attacchi sanguinosi di Boko Haram nei due villaggi di Baga e Doron nella regione settentrionale del paese. I profughi sono stati trasportati in 9 autobus a Maiduguri, la capitale dello Stato di Borno in Niger. Hanno raccontato l'estrema violenza che hanno subito o di cui sono stati testimoni durante gli attacchi del 3 e del 7 gennaio scorsi. Libia: nuovi combattimenti e altri flussi migratori
Roma - L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) rende noti i dati che riguardano i rimpatri dal Niger alla Nigeria di centinaia di rifugiati, avvenuti il 14 gennaio nel contesto di un'operazione congiunta, organizzata dal Governatore dello Stato di Borno in Nigeria e dalle autorità in Niger. Secondo le informazioni ricevute dall'UNHCR, i rifugiati - vittime degli attacchi di Boko Haram - sono stati trasportati in 9 autobus a Maiduguri, la capitale dello Stato di Borno in Nigeria. Altri 11 autobus sono attualmente parcheggiati nella città di Gagamari, nella regione di Diffa in Niger, in attesa di trasportare altri rifugiati in Nigeria. Considerate le condizioni di insicurezza presenti nello Stato di Borno e i recenti attacchi dei ribelli, l'UNHCR segnala la natura di questi ritorni ed ha chiesto alle autorità di fermare l'operazione fino a quando non vi saranno garanzie adeguate e un accordo giuridico condiviso tra Nigeria, Niger e UNHCR.

La fuga in massa verso il Niger e il Ciad. I rifugiati in fuga dal brutale conflitto nel nord-est della Nigeria continuano ad arrivare in Niger e Ciad, raccontando storie strazianti di morte e distruzione. I team dell'UNHCR hanno riferito che i rifugiati hanno raccontato l'estrema violenza che hanno subito o di cui sono stati testimoni durante gli attacchi contro la città di Baga, il 3 e il 7 gennaio scorsi. Una donna, che è scappata da Baga con i suoi cinque figli e il marito, ha detto di aver visto i ribelli che correvano con le proprie auto sopra donne e bambini, che sparavano alle persone e che usavano i coltelli per tagliare la gola delle persone in strada. Si stima che a Baga ci siano stati centinaia di morti. La famiglia terrorizzata è riuscita a fuggire nottetempo, prima di raggiungere Maiduguri, da dove hanno preso un autobus per il Niger.

Un flusso continuo di profughi. Complessivamente, circa 13.000 rifugiati nigeriani sono arrivati in Ciad occidentale dall'inizio di questo mese, quando sono iniziati gli attacchi a Baga. Fino a questo momento l'UNHCR e la Commissione governativa nazionale per l'accoglienza e il reinserimento di rifugiati e rimpatriati (CNARR) hanno registrato oltre 6.000 rifugiati. Ogni giorno continuano ad arrivare decine di rifugiati, molti dei quali in canoa sul Lago Ciad in direzione di aree come Ngouboua e Bagasola, circa 450 chilometri a nord-ovest della capitale ciadiana N'Djamena. Considerato anche l'ultimo afflusso, sono circa 16.000 i rifugiati nigeriani che sono arrivati in Ciad dal maggio 2013. L'UNHCR paventa la possibilità che i rifugiati provenienti da Baga e dalla zona circostante abbiano scelto di fuggire attraverso il lago in Ciad, in quanto ciò potrebbe indicare che la rotta via terra verso il Niger sarebbe bloccata dai ribelli.

Gli attacchi di Baga. I massacri avvenuti a Baga hanno spinto circa 572 persone a fuggire verso la regione di Diffa in Niger: alcuni di essi hanno attraversato il Ciad prima di raggiungere il Niger. Da quando nel maggio 2013 è stato dichiarato lo stato di emergenza negli Stati di Adamawa, Borno e Yobe nel nord-est della Nigeria, si stima che 153.000 persone siano fuggite nei paesi limitrofi. Ad oggi, l'UNHCR ha registrato oltre 37.000 rifugiati nigeriani in Camerun, circa 16.000 persone sono arrivate in Ciad, e le autorità in Niger stimano che più di 100.000 persone - sia rifugiati nigeriani e che cittadini del Niger - siano arrivate dal nord-est della Nigeria devastato dalla guerra. Nel solo 2015, la violenza ha provocato l'esodo di 19.000 persone.

Oltre 100 ragazzini non accompagnati. I team dell'UNHCR in Ciad hanno riferito di aver identificato 104 minori non accompagnati, che sono stati separati dalle loro famiglie mentre fuggivano dagli attentati di Baga. Sono stati collocati in famiglie affidatarie in attesa di ricongiungersi con la propria. Allo stesso tempo, l'UNCHR ha avviato il trasferimento alla volta del sito di recente apertura di Dar Es Salam, nei pressi di Bagasola, di circa 2.000 rifugiati che erano rimasti bloccati sulle isole del Lago Ciad di Koulfoua e Kangalam,. Il sito, che ospita attualmente circa 1.600 rifugiati, si trova a 70 chilometri dal confine con la Nigeria e sarà in grado di ospitare fino a 15.000 persone.

Libia, i nuovi combattimenti e altri flussi migratori. In Libia, dall'inizio dell'anno è in atto una recrudescenza dei combattimenti in diverse città e paesi nella zona orientale, tra cui Bengasi, e ciò ha provocato un incremento delle migrazioni forzate. Molte persone sono dovute fuggire per la quarta o quinta volta, rendendo i numeri difficili da stimare. Tuttavia, nella sola Bengasi il consiglio locale riferisce che sono circa 90.000 le persone che non sono in grado di tornare a casa. Le migrazioni forzate si sono concentrate nelle zone di Bengasi, di Derna, e vicino al Golfo di Sirte a Ben Jawad e Ras Lanuf. Questa è solo una delle zone della Libia in cui si verificano fughe di massa. In tutto il paese si stima che vi siano circa 400.000 persone sfollate. Inoltre, la Libia ospita circa 37.000 rifugiati e richiedenti asilo di nazionalità diverse le cui condizioni umanitarie sono sempre più precarie.

Scarseggia il cibo. Vicino a Tripoli nella zona occidentale, le stime delle ONG, che lavorano nell'area e del Consiglio locale, parlano di circa 83.268 persone che vivono in insediamenti, scuole ed edifici abbandonati. Molti non sono in grado di garantire ai loro figli l'accesso all'istruzione, soffrono della mancanza di assistenza sanitaria e di una limitata capacità di accedere al denaro per procurarsi il cibo. La maggior parte delle persone sono sfollate da oltre 3/6 mesi e un numero crescente di esse vengono ospitate in strutture pubbliche come le scuole. Con l'assottigliarsi dei loro risparmi, non sono più in grado di pagare gli affitti delle abitazioni. I mesi invernali sono particolarmente difficili in quanto le temperature a Tripoli, Bengasi e le città del Sud sono inferiori ai 10 gradi Celsius.

Gli sfollati interni. Nel sud-ovest della Libia, gli sfollati interni provenienti dalla città di Awbari si trovano ad affrontare difficoltà nella loro vita quotidiana, dal momento che i servizi sono stati seriamente danneggiati dai continui scontri tra gruppi tribali rivali. I combattimenti in corso hanno fatto sì che scuole, ospedali e mercati rimanessero completamente inaccessibili. I comitati locali di crisi e le ONG segnalano la scarsità di combustibile, elettricità, acqua e cibo, e inoltre riferiscono la presenza di 18.492 persone sfollate provenienti da Awbari in 6 città: Sabha, Wadi Shati, GiFra, Ghat, Murzuq, e Lewenat.

Il lavoro dell'UNHCR. Negli ultimi sette mesi, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha distribuito articoli per far fronte all'inverno e generi non alimentari a 27.940 persone a Tripoli e in altre città occidentali, compresi i membri della comunità Tawarga sfollati dal 2011. Il 5 gennaio, in collaborazione con la ONG Tomazeen in Libia, l'UNHCR ha consegnato beni non alimentari, come materassini, teli di plastica, e set da cucina a 150 famiglie di sfollati nelle città meridionali di Ghat, Lawenat e Tahala, con una particolare attenzione alle famiglie più vulnerabili.

martedì 16 dicembre 2014

Niger: il dramma dei rifugiati dalla Nigeria in fuga da Boko Haram

Toscana News 24
Niamey. In oltre 100mila si sono rifugiati in Niger dal maggio 2013; una migrazione che ha portato migliaia di famiglie lontano dalla loro patria, la vicina Nigeria, per scappare e trovare riparo dal pericolo del gruppo fondamentalista di Boko Haram. Un vero “dramma umanitario”, come ha riferito il primo ministro del Niger, Brigi Rafini, che ha lanciato l’appello alla “solidarietà internazionale”.

In Niger, infatti, l’alto numero di profughi (in continuo aumento di settimana in settimana) sta compromettendo il già di per sé precario sistema di approvvigionamento alimentare e idrico. Il 60% della popolazione del Paese vive al di sotto della soglia di povertà. Ed ulteriori problemi non aiutano certo quella che è una vera e propria sopravvivenza giornaliera.


Gli jihadisti di Boko Haram sono attivi soprattutto nel nord della Nigeria. E è proprio dalle zone di confine col Niger che proviene la maggior parte dei rifugiati. La loro è una vera lotta contro la morte, visto che nel solo 2014 (ancora peraltro non terminato) il gruppo islamista ha ucciso oltre 7mila civili. Tra i loro obiettivi principali vi sono le scuole, il simbolo dell’educazione occidentale, che è il nemico numero uno di Boko Haram.
di Alessandro Marinai

domenica 14 dicembre 2014

Niger: l'impegno di Sant'Egidio con minori detenuti, per una giustizia veramente riabilitativa

www.santegidio.org
Istruzione, cure mediche e amicizia per una giustizia veramente riabilitativa

"Ero carcerato e siete venuti a visitarmi" dice Gesù nel Vangelo di Matteo, e prosegue: "ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". È con questo spirito che gli amici della Comunità di Sant'Egidio in Niger si recano ogni settimana alla prigione di Niamey per visitare i giovani detenuti nella sezione minorile del carcere.

Le condizioni di vita nel carcere sono estremamente precarie, i detenuti, alcuni di loro anche giovanissimi, mancano praticamente di tutto, dai vestiti al sapone. Anche il cibo scarseggia. Quando il sabato mattina si aprono le porte del carcere, per i 40 ragazzi reclusi nella prigione l'ansia dell'isolamento e la monotonia di giornate sempre uguali lasciano il posto alla gioia.

Ogni visita è per questi ragazzi un'occasione preziosa per parlare, raccontare i propri problemi, ma anche per riscoprire la bellezza dell'essere insieme: immancabili ogni settimana la partita di calcio e il pranzo con gli amici di Sant'Egidio, preparato con condimenti portati da casa e che fanno la differenza con il menù degli altri giorni. Il pranzo termina sempre con una tisana fatta con prodotti naturali, acquistati al mercato. Un rimedio che aiuta ad eliminare quei parassiti che sono spesso fonte di malattie. Non mancano poi le feste, che chiudono sempre i momenti di visita.

Visitando regolarmente le carceri, si scopre che le alte mura della prigione non solo impediscono di vedere oltre, ma soffocano anche i sogni e rendono più disumane le persone che vi sono recluse. L'amicizia invece cambia le persone, allevia la sofferenza e, nell'attesa del prossimo sabato, fa sognare una vita migliore.

giovedì 18 settembre 2014

Nigeria - 75.000 in fuga da Boko Haram in Camerun, Ciad e Niger

agccommunication
Nigeria - Lagos - 
Sempre più civili in fuga dai villaggi in cui si sta combattendo nella Nigeria nord-orientale.
Il grido di allarme arriva dall'UNHCR che ha lanciato un appello per le donazioni, servono 34 milioni di dollari per aiutare 75.000 rifugiati in Camerun, Ciad e Niger. 


La situazione dei rifugiati in fuga Boko Haram e la lotta nel nord della Nigeria sta degenerando. Nel solo mese di agosto, più di 11.000 rifugiati sono arrivati ​​in Camerun e Ciad. E ulteriori 15.000 sono fuggiti in Niger .

Decine di persone continuano ad arrivare ogni giorno. «Ci aspettiamo che il numero di persone in fuga nei tre paesi confinanti superi i 95.000 entro la fine dell'anno», ha avvertito Babar Baloch, un portavoce per l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per Rifugiati (UNHCR) a Ginevra.

L'agenzia delle Nazioni Unite ha presentato un piano per i donatori che richiedono l'assistenza per affrontare l'emergenza di 34 milioni di dollari. Si tratta di soldi per far fronte ai bisogni più urgenti dei rifugiati e della popolazione locale. 

Nelle ultime settimane, il gruppo islamico armato Boko Haram ha preso molte città e villaggi nello Stato del Borno, in quello di Yobe e di Adamawa. Il suo progresso fa temere che il governo nigeriano perda il controllo di tutta la regione, al confine con il Camerun, Ciad e Niger.

by Maddalena Ingroia