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domenica 25 settembre 2022

Migranti - La frontiera europea si è spostata in Niger generando un nuovo inferno dopo quello libico. OIM: "Per ogni migrante morto in mare 2 vittime nel deserto"

Il Manifesto
Esternalizzazione dei confini. Impugnata la legge anti-migranti. Due associazioni ricorrono alla Corte Ecowas: la misura approvata su pressioni Ue, ma viola i diritti umani e ostacola l’integrazione dei Paesi dell’Africa occidentale.

Le pressioni europee per contrastare i flussi di migranti sub-sahariani non hanno trasformato in un inferno soltanto la Libia. Lo stesso è avvenuto in Niger. Torture, violenze, stupri, detenzioni arbitrarie contro le persone in transito si sono moltiplicate nel paese crocevia delle rotte che dall’Africa occidentale puntano verso le rive del Mediterraneo. Tra le misure adottate per arrestare il fenomeno la più significativa è la «Legge sul contrabbando illegale di migranti», la numero 36 del 2015.

Adesso l’associazione Jeunesse Nigérienne au Service du Développement Durable, parte del network Alarm Phone Sahara, e l’Association Malienne des Expulsé l’hanno impugnata davanti alla Corte di giustizia della Comunità degli stati dell’Africa Occidentale (Ecowas) chiedendo di dichiararla illegittima. Secondo i ricorrenti viola diverse disposizioni della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, della Convenzione di Ginevra sui rifugiati e del protocollo Ecowas relativo alla libertà di circolazione, residenza e stabilimento in un altro paese.

Le crescenti tensioni a nord di Bamako hanno dirottato molte rotte migratorie verso il Niger, incastonato tra Mali, Burkina Faso, Benin, Nigeria e Ciad e più su confinante con Algeria e Libia. E in particolare verso Agadez e la regione circostante

Il Niger occupa il terzultimo posto nella classifica sullo sviluppo umano delle Nazioni unite, ma nel corso degli anni ha acquisito crescente importanza strategica nel processo di esternalizzazione della frontiera europea. 

Che contro le migrazioni subsahariane conta su due elementi principali: il Mediterraneo, presidiato dai paesi nordafricani e in particolare dalla Libia, e il deserto del Sahara, su cui il Niger gioca un ruolo decisivo. «Abbiamo l’impressione che la frontiera europea inizi ad Agadez», ha detto un informatore qualificato ai ricercatori dell’Organizzazione mondiale contro la tortura (Omct) che per il rapportoTorture roads hanno studiato sul campo gli effetti della criminalizzazione delle migrazioni causata da pressioni e fondi europee.

La legge nigerina contro il traffico non ha fermato i movimenti di persone, ma li ha resi ancora più pericolosi. Le rotte tentano di girare intorno ad Agadez allungandosi, moltiplicando il rischio di perdere la vita e il potere dei trafficanti
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) stima che per ogni morto in mare ci siano due vittime nel deserto, lontanissime da qualsiasi riflettore. All’interno del Paese nigerino i migranti, e persino alcuni cittadini diretti a nord, sono sottoposti a detenzioni arbitrarie, senza aver commesso alcun reato. Ricattati da soggetti statali e non. 
La stessa idea di integrazione regionale attraverso la libera circolazione delle persone, obiettivo dei 15 stati che aderiscono all’Ecowas, è indebolita e ostacolata dalla legge 36.

Le associazioni che la contestano chiedono alla Corte di ordinare al Niger una sua parziale abrogazione e l’adozione di misure che tutelino i diritti dei migranti. La procedura ha diversi limiti giuridici, il principale è che la Corte Ecowas non ha un potere diretto sui Paesi membri ma in caso di mancata applicazione di una sua decisione deve passare attraverso un giudice nazionale. Si tratta comunque di un’azione importante che fa luce su un altro pezzo delle criminali politiche europee e tenta di aprire una breccia contro i muri invisibili che stanno crescendo lungo tutte le rotte migratori.

Degli effetti dell’esternalizzazione dei confini Ue si parlerà approfonditamente il 29 settembre in un convegno organizzato a Roma dall’Asgi. Titolo: «La libertà di circolazione in Africa occidentale e dalla sub-regione verso l’Europa».

Giansandro Merli

sabato 19 gennaio 2019

Ecatombe migranti: superstiti a Oim, sul gommone eravamo 120, 10 donne e 2 bimbi, uno di 2 mesi. Dalle prime notizie si parlava di 20 persone

Ansa
A bordo del gommone avvistato ieri al largo delle coste di Tripoli c'erano 120 persone. A riferirlo è il portavoce dell'Oim, Flavio Di Giacomo. "I tre sopravvissuti arrivati a Lampedusa ci hanno detto che erano in 120 - spiega -. Dopo 11 ore di navigazione hanno imbarcato acqua e hanno cominciato ad affondare e le persone ad affogare. Sono rimasti diverse ore in acqua. Tra i dispersi, al momento 117, ci sono 10 donne, di cui una incinta, e due bambini, di cui uno di 2 mesi".


La Guardia Costiera italiana in una nota spiega che "l'operazione, sotto il coordinamento libico, si è conclusa nella notte di ieri dopo l'intervento di un elicottero della Marina Militare italiana, che ha tratto in salvo tre naufraghi; una nave mercantile dirottata dai libici, giunta in zona, ha effettuato un'attività di ricerca non trovando alcuna traccia del gommone".

Sea Watch, soccorse 47 persone su un gommone - "Abbiamo appena soccorso 47 persone a bordo di un gommone in difficoltà. In precedenza, Alarm Phone (servizio di segnalazione telefonica per imbarcazioni in difficoltà, ndr) e Moonbird (aereo della ong che avvista migranti nel Mediterraneo, ndr) avevano informato l'imbarcazione e le autorità di un possibile caso. Dopo una ricerca, la Sea-Watch 3 li ha trovati. Ora sono tutti in salvo e ci stiamo prendendo cura di loro". Lo scrive la ong Sea-Watch su twitter.

Conte, scioccato da nuova strage - "Sono rimasto scioccato da questa nuova strage". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte a Matera. "Siamo più convinti di prima - ha aggiunto - nel contrastare i trafficanti".

"Come premier non avrò pace fino a quando questi trafficanti, uno a uno, non saranno assicurati alla Corte internazionale penale", ha detto ancora Conte.

De Falco, spero che la Marina chiarisca su naufragio - "Spero che la Marina militare e la Guardia Costiera ci forniscano ogni ragguaglio della situazione: l'Italia non può rinunciare alla propria civiltà, in nessun caso, non abbiamo duemila anni di storia alle nostre spalle per rinunciare alla nostra vera identità". 

Così il senatore e ufficiale di Marina Gregorio De Falco preoccupato per il naufragio tra la costa libica e Lampedusa: "ricordiamoci che esistono obblighi di soccorso derivanti sia da norme di diritto internazionale che interno, oltre al buon senso" dice.
[...]

domenica 4 novembre 2018

Oim: 2 mila morti in mare in primi 10 mesi 2018. Quasi 98 mila gli sbarchi in Europa, aumentano in Spagna

AnsaMed
Non si ferma la tragedia dei migranti morti in mare mentre cercano di raggiungere l'Europa: 1.987 persone hanno perso la vita nei primi 10 mesi del 2018. 


Lo riporta l'Oim, l'organizzazione mondiale per le migrazioni nel suo ultimo report, confermando che l'emergenza dei flussi si è spostata verso la Spagna dove nel solo mese di ottobre sono sbarcati in 10mila, segnando il record degli ultimi cinque anni.

A fine ottobre gli sbarchi via mare in Europa sono stati 97.857 di cui il 48% (47.433) in Spagna, rileva l'Oim.

Il Mediterraneo - si legge nel report dell'Oim - rimane la rotta più 'letale' per i migranti, con i due terzi dei decessi nelle acque tra il Nord Africa e la Sicilia.

Anche se i dati sono in calo: a fronte dei 1.987 morti registrati dal primo gennaio al 28 ottobre del 2018, l'anno scorso nello stesso periodo i decessi furono 2.844 mentre nel 2016 raggiunsero il tragico bilancio di oltre 4 mila.

Nei primi 10 mesi di quest'anno in Italia si sono registrati 22.027 arrivi, in netto calo rispetto agli 111.244 dello stesso periodo dell'anno scorso.

sabato 27 ottobre 2018

L'OIM riferisce che un ragazzo somalo di 20 anni, rimandato indietro in Libia dalla Guardia Costiera si è ucciso dandosi fuoco .

Globalist
Un ragazzo di vent'anni, il cui nome è ignoto, parte di quella moltitudine di avanzi umani riconsegnati alla Guardia Costiera libica nel corso dell'ultimo anno, si è dato fuoco nel centro di detenzione di Triq al Sikka. 


Lo riferisce l'Irish Time, riportando il resoconto della Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). Il ragazzo si è verdato addosso del gasolio e si è ucciso, secondo i testimoni per aver perso le speranze di poter andare in un paese sicuro.

Le fonti contattate da Irish Time parlano di veri e propri campi di concentramento, dove il cibo viene distribuito bene che vada una volta al giorno e comunque sempre a seconda dell'umore dei direttori del centro. Malattie come la tubercolosi trovano terreno fertile a causa delle condizioni igieniche disastrose e torture, violenze e stupri sono all'ordine del giorno.

Queste sono realtà da tempo confermate anche dall'Unhcr, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ma per il nostro governo la Libia è un porto sicuro in cui rispedire i disperati che noi non vogliamo. 

Grazie a Salvini e compagnia ci stiamo rendendo complici di un nuovo Olocausto di cui prima o poi dovremo pagare il conto alla Storia.

martedì 10 luglio 2018

I dati sui migranti dell'OIM. Solo 46.449 via mare nel 2018 - 101.213 nel 2017 - 231.503 nel 2016. Ma aumentano i morti 1.412

ANSAmed
L'agenzia Onu per le migrazioni Oim ha reso noto che, al 6 luglio, 46.449 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare nel 2018, un numero molto inferiore rispetto ai 101.213 dello stesso periodo dell'anno scorso, e agli oltre 231.503 nel 2016. 



I viaggi irregolari nel Mediterraneo continuano a mietere vittime: il progetto Missing Migrants dell'Oim ha registrato 1.412 persone che hanno perso la vita in mare dall'inizio dell'anno.

Tendenza al ribasso continua Come spiega l'organizzazione in una nota, il rappresentante Oim di Roma, Flavio Di Giacomo, ha riferito che gli arrivi di migranti irregolari in Italia fino al 2018 sono meno di un quinto (19%) del totale di quelli registrati nella prima metà del 2017, e meno di un quarto (24%) degli arrivi dei primi sei mesi del 2016. 

La tendenza al ribasso sembra continua, con gli arrivi mensili in Italia che quest'anno hanno superato la quota di 4.000 persone solo una volta, a gennaio. 

La rappresentante Oim di Madrid, Ana Dodevska, ha riferito che gli arrivi totali in mare nel 2018 hanno raggiunto 15.626 uomini, donne e bambini, migranti irregolari che sono stati salvati nelle acque del Mediterraneo occidentale fino al 4 luglio. 
Quasi la metà di tutti gli sbarchi - 7.476 persone - è arrivata solo negli ultimi 34 giorni. 

Inoltre, gli arrivi via mare in Spagna di migranti irregolari sono già oltre il 70 per cento di tutti gli arrivi del 2017 e superano gli arrivi del 2015 e del 2016.

Quadruplicati arrivi nei Balcani Ivona Zakoska, ricercatrice del Regional Displacement Tracking Matrix dell'Oim, ha riferito che i dati raccolti dai Balcani occidentali indicano che sono quadruplicati gli ingressi irregolari di migranti registrati in Albania, Bosnia ed Erzegovina e Montenegro nel secondo trimestre del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017

Dall'inizio dell'anno, le autorità di questi tre paesi hanno segnalato che quasi 11.000 nuovi migranti entrati irregolarmente nei loro rispettivi paesi. 

La maggior parte degli arrivi - circa il 70 per cento (7.548 persone) - è stata registrata dalle autorità in Bosnia ed Erzegovina. Il Pakistan è il paese d'origine più comune segnalato in Bosnia-Erzegovina quest'anno, seguito da migranti irregolari di nazionalità siriana, afghana e iraniana. 

Le autorità del Montenegro hanno registrato un totale di 2.000 migranti irregolari quest'anno, più di un aumento di dieci volte rispetto ai 187 registrati alla fine del secondo trimestre del 2017. 

In Albania, si stima che 1.233 immigrati irregolari siano stati registrati all'ingresso nel paese tra gennaio e giugno 2018, un aumento di otto volte rispetto ai 146 registrati nello stesso periodo dell'anno scorso.

mercoledì 14 febbraio 2018

Migranti nel Mediterraneo. Dati Oim 2018: diminuiti gli arrivi aumentano i morti. I soccorsi in mare sono meno efficaci?

Faro di Roma
Il numero di decessi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno è di 390 (al 7 febbraio) rispetto ai 258 registrati nello stesso periodo dell’anno scorso, secondo gli ultimi dati resi noti a Ginevra dall’Organizzazione internazionale dell’Onu per le migrazioni (Oim). 


L’Oim ha inoltre riferito che 7.795 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare dall’inizio del 2018, rispetto ai 12.217 arrivi dello stesso periodo del 2017. La maggioranza degli arrivi, circa il 60 %, è segnalata in Italia ed il resto in Grecia e Spagna. 

L’Italia ha infatti registrato 4.723 arrivi dall’inizio dell’anno, un dato in forte calo rispetto ai 9.354 dello stesso periodo del 2017.

domenica 21 gennaio 2018

Oim:1-17 gennaio 2018, oltre 2.500 arrivi e 200 morti nel Mediterraneo, nell'indifferenza generale.

ANSA
Dall'inizio dell'anno, un totale di 2.583 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare.
Nello stesso periodo (1 gennaio - 17 gennaio 2018), 199 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo mentre tentavano la traversata. Lo ha riferito oggi l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).



Meno della metà degli arrivi, 1.093, sono stati registrati in Italia. Il dato non include tuttavia la maggioranza dei 1.671 migranti salvati nelle acque tra la Libia e l'Italia in due giorni: 1.457 martedì e 214 mercoledì corso, precisa la nota dell'Oim,l'agenzia delle Nazioni Unite per migrazioni. In Grecia sono stati notificati 847 sbarchi dall'inizio dell'anno,mentre la Spagna ne ha segnalati 653.

giovedì 9 novembre 2017

Tragedia migranti - Bilancio OIM: 3.000 morti nel Mediterraneo nel 2017 e 150.000 arrivi .

ANSAmed
Ginevra - L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha annunciato che il numero di migranti e rifugiati giunti in Europa via mare è salito a 154.609 dall'inizio dell'anno e che un totale di 2.965 persone hanno perso la vita in mare mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l'Europa.


L'agenzia dell'Onu per le migrazioni sottolinea che la settimana scorsa in soli 4 giorni oltre 2.560 migranti sono stati salvati, 34 corpi recuperati con un numero di dispersi di circa 50. 


Tra le vittime quelle che si crede essere 26 donne nigeriane. I dati di questi ultimi giorni rappresentano un'inversione di tendenza, almeno momentanea, rispetto agli arrivi registrati negli ultimi mesi dalla Libia e "in questo momento è più difficile che mai prevedere come andranno i flussi", ha osservato Federico Soda, Direttore dell'Ufficio di Coordinamento dell'Oim per il Mediterraneo citato in una nota pubblicata a Ginevra.

Il momento più drammatico degli ultimi giorni risale a domenica mattina a Salerno, dove la nave della Marina militare spagnola Cantabria ha portato a terra i cadaveri di 26 donne, insieme a 402 migranti soccorsi in 4 diversi operazioni. Il prefetto di Salerno ha aperto un'inchiesta per chiarire le circostanze delle morti.

I cadaveri sono stati recuperati in due distinte operazioni, il 3 novembre la Cantabria ha infatti prestato soccorso a un gommone ormai affondato, traendo in salvo 64 persone e recuperando i corpi di 23 ragazze nigeriane. L'ipotesi è che a bordo ci fossero circa 140 persone.

Nel corso di un'altra operazione i cadaveri di 3 donne sarebbero stati trovati dalla nave "Bergamini" della marina militare Italiana a bordo di un gommone con a bordo 139 migranti, poi trasbordati sulla Cantabria.

Qualche giorno prima altri 8 corpi erano stati trovati dalla Guardia Costiera italiana a bordo di un gommone con 150 persone a bordo. "Questa tragedia colpisce un gruppo di persone particolarmente vulnerabili. E' molto probabile che queste ragazze fossero vittime di tratta per sfruttamento sessuale", ha commentato Federico Soda.

Un recente rapporto dell'Oim ha infatti confermato come l'80% delle ragazze nigeriane che arrivano via mare in Italia sia composta da potenziali vittime di tratta. Il numero di donne nigeriane che giungono in Italia è in crescita ed è passato dalle 1.500 del 2014 ad oltre 11.000 del 2016. Le donne sono sempre più giovani, spesso anche minorenni.

Soda ha osservato che "ci stiamo anche avvicinando a un periodo dell'anno in cui le condizioni meteorologiche sono meno prevedibili e il mare è più pericoloso" ed è in inverno che si sono registrate più vittime. Quest'anno, questo periodo coincide anche con una minore presenza di navi di soccorso nel Mediterraneo, dopo che molte Ong hanno sospeso le loro operazioni", ha aggiunto.

venerdì 23 giugno 2017

Migranti, OIM bilancio catastrofico: 2.100 morti nel Mediterraneo nel 2017

AnsaMed
Oltre 2.100 uomini, donne e bambini sono morti quest'anno nel Mediterraneo mentre tentavano di giungere in Europa via mare: secondo gli ultimi dati resi noti oggi a Ginevra dall'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) dall'inizio del 2017 al 21 giugno scorso un totale di 2.108 migranti e rifugiati hanno perso la vita nel Mediterraneo. 


Di questi, 2.011 sono deceduti sulla rotta del Mediterraneo centrale tra il Nord Africa e l'Italia, si legge in una nota dell'Oim. Sono in totale 15mila i morti dall'inizio dell'emergenza, nel 2013.

Il dato globale sui decessi nel Mediterraneo è inferiore al numero registrato durante lo stesso periodo dell'anno scorso (2.911), ma si tratta 'comunque del quarto anno consecutivo durante il quale la soglia di migranti morti nel Mar Mediterraneo ha superato i 2.000', insiste l'Oim.

Il numero totale di decessi nel Mediterraneo dall'inizio dell'emergenza nei primi mesi del 2013 è ora a quasi 15.000.

mercoledì 17 maggio 2017

Oim, 54.000 migranti via mare in Europa in 2017, 1.316 i morti

AnsaMed
E' salito a 53.912 il numero dei migranti e rifugiati giunti in Europa via mare dall'inizio del 2017 e a 1.316 il dato delle persone morte nel Mediterraneo durante la traversata. Lo riferisce l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) che ha reso noti oggi i dati aggiornati al 14 maggio.



Quasi l'85% degli arrivi è stato registrato in Italia, con circa 45.118 arrivi dal primo gennaio (contro i 32.292 nello stesso periodo del 2016), con una crescente presenza di migranti da Bangladesh e Marocco.

Anche la maggioranza dei decessi in mare - riferisce l'Oim - è stata segnalata sulla rotta del Mediterraneo centrale tra l'Africa del Nord e l'Italia, con 1.229 decessi (966 nello stesso periodo del 2016).

domenica 30 aprile 2017

Frontex e OIM: "Le Ong sono essenziali, hanno salvato 49.796 vite di migranti nel 2016"

Avvenire
L'Onu: ridefinire le regole. Frontex: i trafficanti sfruttano obblighi internazionali
Le istituzioni internazionali fanno quadrato in difesa delle Ong, dopo le accuse lanciate in questi giorni. Da Frontex all’Oim, in tanti riconoscono il ruolo cruciale svolto dalle imbarcazioni pronte a soccorrere profughi in mare aperto. 


In particolare, è l’Agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne ad aggiustare il tiro. Nello scorso mese di dicembre, infatti, in un report riservato aveva parlato di probabili collusioni delle Ong con i trafficanti del Mediterraneo. Ieri invece Frontex ha sottolineato che i trafficanti in Libia sfruttano gli obblighi internazionali di salvataggio. «È chiaro – ha spiegato la portavoce Izabella Cooper – che i trafficanti che operano in Libia stanno approfittando dell’obbligo internazionale di salvare vite in mare». 

Secondo Frontex, dal 2014 è cambiato il modo in cui i trafficanti libici conducono il loro 'sporco business'. Ma non è una novità. Perchè sono le stesse Ong a confermarlo. Prima le barche che trasportavano i migranti si spingevano fino a Lampedusa – ricordiamo i drammatici grandi naufragi di fronte all’isola siciliana – ora gli scafisti si limitano a spingere barche in legno fatiscenti e gommoni di pessima qualità fino al limite delle acque territoriali libiche. Proprio in quel punto avviene il maggior numero di salvataggi e si consumano purtroppo molte tragedie – alcune delle quali rimangono sconosciute. 

Anche il numero dei migranti imbarcati è cambiato. «Da circa 90 in media nel 2014 per imbarcazioni di 10 metri – aggiunge la portavoce di Frontex – nel 2016 e 2017 sono circa 170». Da inizio anno sono circa 36mila i migranti soccorsi e sbarcati in Italia, con un incremento del 43% circa rispetto a un anno fa.

Intanto anche l’Oim – l’Organizzazione internazionale per le migrazioni – getta acqua sul fuoco delle polemiche politiche legate ai soccorsi e alle attività svolte dalle Ong. In una nota diffusa ieri a Ginevra, il direttore generale per l’Europa, Eugenio Ambrosi, conferma di «non essere a conoscenza di casi comprovati di collusione» tra trafficanti e organizzazioni non governative. Secondo Ambrosi, è importante non «alimentare percezioni che mettono sullo stesso piano o confondono interessi criminali a scopo di lucro di chi mette in pericolo vite umane ed entità senza scopo di lucro che lavorano per salvare vite in mare». 

Ma, aggiunge, «non possiamo essere ingenui. Il fatto che navi di soccorso di Ong operino così vicino alle acque libiche può essere sfruttato dai trafficanti. Questo non costituisce una collusione deliberata, ma richiama l’attenzione sulla necessità di definire meglio il ruolo e le regole delle ong e le risorse dell’Ue per l’obiettivo principale di garantire che nessuno muoia in mare». 

Per l’Oim, inoltre «la presenza di navi nel Mediterraneo non costituisce un fattore di attrazione (pull factor) che incita la migrazione». Tale critica, afferma Federico Soda, capo dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim, ricorda le osservazioni fatte contro l’Operazione Mare Nostrum. «Ma nei fatti quando l’Operazione è stata portata a termine, senza essere sostituita da altre missioni di salvataggio – prosegue Soda – fu registrato un aumento delle partenze dei migranti dalla Libia e, purtroppo, anche un aumento delle morti in mare». L’Oim sottolinea anche che il lavoro di soccorso delle Ong è stato «essenziale per salvare vite umane». 
Nel solo 2016, su un totale di 181.436 migranti soccorsi e portati in sicurezza in Italia, 49.796 è avvenuto da Ong. 
Intanto non si spegne la polemica politica. Anche ieri il vicepresidente della Camera del M5s, Luigi Di Maio, è tornato nuovamente ad attaccare le Ong, i «taxi del Mediterraneo», in un botta e risposta con lo scrittore Roberto Saviano. Mentre Matteo Salvini ha ribadito, prendendosela anche con i grillini, «arrivati con due anni di ritardo», che «le Ong non salvano vite umane ma fanno soldi». 

Ma c’è anche chi si indigna per gli attacchi sferrati alle organizzazioni non governative. E dopo gli interventi dei giorni scorsi del Capo dello Stato, del presidente del Consiglio e del ministro della Giustizia, ieri è stata la volta del viceministro degli Esteri Mario Giro, che è sceso in campo per zittire gli attacchi. «Basta ipocrisie strumentali sulle Ong – ha detto –Si tratta di attacchi frutto di ignoranza».

giovedì 27 aprile 2017

Migranti: rapporto Oim, 93% va in Libia per fuggire povertà

AnsaMed
Da Niger i più numerosi (33%). 16% punta a Italia, 5% Germania
Il 93% dei migranti che si trovava negli ultimi mesi in Libia ha detto di aver lasciato il paese di origine per fuggire la povertà e l'assenza di opportunità per migliori condizioni di vita, mentre il 5% lo ha fatto per scappare da guerre, conflitti e condizioni di insicurezza e l'1% per la mancanza di servizi primari in patria. 


Lo riporta l'Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) nel suo ultimo rapporto 'Dtm Libya Migrant Report', sulla base di 1314 interviste sul campo compiute tra dicembre e marzo scorsi.
I dati sono emersi dal Displacement Tracking Matrix, sistema usato dall'Oim - e cofinaziato da Ue e UK Department for International Development (Dfid) - per monitorare i movimenti della popolazione presente in Libia, e sono stati raccolti in con interviste 'random' in nove diverse regioni del Paese.
Il 68% dei migranti intervistati ha riferito che era disoccupato nel Paese di origine. Per quanto riguarda il restante 32%, nel 70% dei casi i principali settori di impiego erano agricoltura, pastorizia, pesca e industria alimentare, nel 9% i settori di costruzioni, fornitura di acqua, energia.

Il 64% dei migranti ha dichiarato che la Libia era il Paese di destinazione, mentre il 16% guardava all'Italia, l'8% alla Francia e il 5% alla Germania. In particolare, il 42% dei nigeriani puntava all'Italia come prima destinazione.

La scelta delle destinazioni era soprattutto legata alle condizioni socio-economiche del Paese di arrivo (83%), mentre l'11% ha scelto in base alle condizioni di accesso all'asilo, ed il 4% per i parenti presenti nei Paesi di destinazione.

Secondo l'indagine, il 53% di chi sceglie l'Italia come destinazione lo fa per motivi economici, il 40% per chiedere asilo, un dato quest'ultimo cresciuto rispetto al 22% del 2016.

Solo il 18% degli intervistati ha preso in considerazione l'idea di tornare nel proprio Paese di origine.

La nazionalità principale tra i migranti intervistati è il Niger con il 33% di persone, seguita dall'Egitto con il 19%, e da Sudan, Mali, Nigeria, Ciad.

La maggioranza dei migranti intervistati era di sesso maschile (98%) e di età compresa tra i 20 e i 29 anni (62%). Il 52% erano single, e nel 76% dei casi avevano completato un percorso di studi: il 25% una scuola coranica, il 22% la scuola primaria, il 12% quella secondaria, il 17% un corso professionale, l'1% un'istruzione superiore.

Per quanto riguarda i viaggi, il 70% degli intervistati ha dichiarato di essere partito da un Paese al confine con la Libia. Nel 90% dei casi il viaggio è stato compiuto in maniera non 'ufficiale' e il 96% degli intervistati ha riferito di essere entrato il Libia via terra. Per il 67.4% il costo per raggiungere la Libia è stato di meno di mille dollari a persona, mentre il 31.7% ha riferito di un costo tra i 1000 e i 5 mila dollari. Cifre che, secondo lo studio, potrebbero coprire il trasporto dei trafficanti, i checkpoint, cibo e alloggio.

Per quanto riguarda la stima dei migranti ora in Libia, tra gennaio e febbraio 2017 l'OIM ha rilevato la presenza di 381,463 migranti sul territorio del Paese, di cui 7,197 in stato di detenzione. Le principali regioni in cui si concentrano quelle di sono Misurata, Tripoli e Sebha. Di questi, il 96% sono adulti, dei quali l'87% uomini e il 13% donne. I minori sono il 4%, il 38% dei quali (uno su tre) non è accompagnato. Sono 38 infine le nazionalità, fra le quali la maggioritaria è egiziana (18%). Seguono migranti del Niger con il 17%, mentre al terzo posto si collocano quelli del Ciad, l'11%.

domenica 6 novembre 2016

OIM - Gli spaventosi numeri della tragedia migranti: saliti a 4.220 i morti nel Mediterraneo nel 2016

Ansa
Ginevra - E' salito a 4.220 il numero di migranti e rifugiati morti nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno nel tentativo di giungere in Europa via mare. Lo ha riferito oggi a Ginevra l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim). Dopo i 240 migranti scomparsi e presunti morti in seguito ai due naufragi di mercoledì tra la Libia e l'Italia, "il fosco conteggio dei migranti morti sale a 4.220 per il 2016, fin d'ora l'anno più letale mai registrato", afferma l'Oim.



In tutto il 2015, circa 3.770 migranti e rifugiati avevano perso la vita nel Mediterraneo. L'Oim ha precisato che dall'inizio del 2016, circa 335.031 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare arrivando soprattutto in Grecia (169.901) e in Italia (159.496). La maggioranza dei decessi (3.743) è stata segnalata tra il Nord Africa e l'Italia. Il totale degli arrivi del 2016 è nettamente inferiore a quello registrato per lo stesso periodo del 2015, quando erano circa 728.926.

sabato 9 luglio 2016

Migranti: Oim, quasi 3 mila morti nel Mediterraneo nei primi 6 mesi del 2016

Blog Diritti Umani - Human Rights
Secondi i dati dell'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, nei primi sei mesi del 2016 sono morte 2.920 persone nel Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere l'Europa. 
E' un dato drammatico anche perché supera di oltre 1.000 persone il numero dei morti dello scorso anno.


Oim calcola inoltre che fino al 6 luglio scorso, gli arrivi in Europa sono stati 230.885, soprattutto Grecia (158.527) e in Italia (70.978).

domenica 3 luglio 2016

Oim, circa due milioni di rifugiati nel nord-est della Nigeria in fuga da Boko Haram

Agenzia Nova
Ginevra - Circa due milioni di sfollati sono stati identificati negli stati nigeriani di Abuja, Adamawa, Bauchi, Benue, Borno, Gombe, Kaduna, Kano, Nasarawa, Plateau, Taraba, Yobe e Zanfara, nel nord-est della Nigeria. 


E’ quanto emerge da dati raccolti dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), secondo cui lo stato di Borno è quello che conta più sfollati (1,4 milioni), seguito da Adamawa e Yobe. 

Nel paese circa un milione e 600 mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni dopo l’inizio dell’offensiva di Boko Haram. I dati raccolti indicano che l’86 per cento degli sfollati vive nelle comunità ospitanti, mentre il 13 per cento risiede in campi profughi.

domenica 24 maggio 2015

UNHCR e OIM: necessario dare priorità a operazioni di ricerca e soccorso in mare dei rifugiati

Articolo 21
«Salvataggio di vite umane una priorità assoluta». La richiesta congiunta di Unhcr, Ohchr e Oim
Gli alti commissariati delle Nazioni unite per i Rifugiati e per i Diritti umani, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per le Migrazioni e lo Sviluppo si uniscono in un appello che chiede di dare priorità al salvataggio di vite umane in mare. Di seguito il comunicato congiunto.

Esortiamo fortemente i leader di Indonesia, Malaysia e Thailandia, affinché proteggano i migranti e i rifugiati bloccati a bordo di imbarcazioni nel Golfo del Bengala e del mare delle Andamane, ne facilitino uno sbarco sicuro, e diano priorità al salvataggio di vite umane, alla protezione e al rispetto dei diritti e della dignità umana.

I gravi eventi verificatisi nei giorni scorsi nel Golfo del Bengala e nel Mare delle Andamane, che hanno coinvolto migranti e rifugiati – Rohingya e altri – provenienti dal Bangladesh e dal Myanmar, confermano che le persone più vulnerabili nel mondo si muovono alla ricerca di sicurezza e dignità, in fuga da persecuzioni, povertà, privazione, discriminazioni e abusi. Tali pericolose traversate, siano esse via terra, mare o aria, sono diventate un fenomeno globale.

Dal 2014, nel sud-est asiatico, più di 88.000 persone hanno intrapreso la pericolosa traversata via mare, 25.000 di loro nei primi tre mesi di quest’anno. Si stima che quasi 1.000 persone siano morte in mare a causa delle precarie condizioni del viaggio, ed altrettante siano decedute a causa di maltrattamenti e privazioni per mano dei trafficanti e contrabbandieri. Nella baia del Bengala, migranti e rifugiati ricevono solo riso bianco da mangiare e sono soggetti a violenze, compresi abusi sessuali. Le donne vengono violentate. I bambini vengono separati dalle loro famiglie e subiscono abusi. Gli uomini vengono picchiati e gettati in mare.

Esprimiamo profonda preoccupazione per le notizie riguardanti barche piene di donne, uomini e bambini vulnerabili che non possono sbarcare e sono bloccati in mare senza accesso a cibo, acqua e assistenza medica. Esortiamo gli Stati della regione a proteggere la vita di tutte le persone a bordo, consentendo alle persone a bordo di queste barche sovraffollate di sbarcare in condizioni di sicurezza.

Rivolgiamo un appello urgente ai leader affinché si impegnino, con il supporto dell’ASEAN, a:

1.Fare del salvataggio di vite umane una priorità assoluta, rafforzando in modo significativo, inoltre, le operazioni di ricerca e soccorso (SAR);

2.Fermare i respingimenti e le misure volte ad “aiutare” le barche a lasciare le acque territoriali, garantendo al contempo che i nuovi interventi risultino strettamente conformi al principio di non-refoulement e ad altre norme fondamentali sui diritti umani;

3.Garantire sbarchi prevedibili ed efficaci in località sicure e condizioni di accoglienza adeguate e umane;

4.Evitare la detenzione degli immigrati e altre misure punitive, e garantire che i diritti umani di tutti i migranti e rifugiati siano protetti, e che tutte le azioni riguardanti i bambini siano guidate dal principio dell’interesse superiore del minore.

5.Impostare delle procedure di screening gestite congiuntamente dal governo e dal personale dell’organizzazione internazionale di competenza per valutare la condizione delle persone che arrivano, ed identificare: a) persone che necessitano di protezione come rifugiati, richiedenti asilo, o apolidi, b) vittime di tratta o persone a rischio tortura o altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti se fatti tornare al paese di origine, c) migranti con condizioni di salute precarie e che necessitano cure di emergenza e primo soccorso, e d) migranti o altre persone interessate al rimpatrio volontario.

6.Aumentare le alternative sicure e legali di migrazione, anche per i lavoratori migranti a tutti i livelli di specializzazione.

7.Aumentare l’impegno nel contrasto ai crimini di trafficanti e contrabbandieri, in piena conformità con gli standard internazionali per i diritti umani e nel pieno rispetto dei diritti delle vittime.

8.Raddoppiare gli sforzi, a livello nazionale ed incrementando le attività di cooperazione internazionale, per affrontare i “fattori di spinta” e le cause all’origine dei flussi di migranti e rifugiati, tra cui discriminazione, povertà, persecuzione, e violazioni dei diritti umani.

9.Introdurre provvedimenti atti a combattere la xenofobia e la discriminazione verso qualsiasi gruppo sulla base di razza, sesso, lingua, religione, etnia, nazionalità e nazionalità di origine, o di altra condizione.

martedì 17 febbraio 2015

Org. Int. Migrazioni (Oim) in Libia. Centinaia di migliaia di migranti bloccati, con i confini chiusi tentano il mare

MISNA
“Molti hanno attraversato il deserto e non vogliono tornare a casa senza nulla; di lavoro non ce n’è più, i confini con i paesi vicini sono chiusi e allora tentano il mare”: a parlare con la MISNA è Othman Obelbeisi, responsabile dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) in Libia.

Nel paese nordafricano questo organismo sta continuando a lavorare grazie a una piccola rete di operatori, circa una ventina. Favorisce il rimpatrio di chi vuole tornare a casa, garantendo trasferimenti aerei da Tripoli. Nella consapevolezza che l’infuriare del conflitto civile rende ancora più importante assistere i più deboli. “La situazione dei migranti negli ultimi mesi è peggiorata nettamente” dice Obelbeisi: “Cercano di resistere a tutti i costi, sperando che i combattimenti cessino e le condizioni di sicurezza migliorino, perché non possono accettare di tornare indietro senza aver ottenuto né un lavoro né nulla”.

Le partenze verso l’Europa sono in aumento. Da venerdì, la Guardia costiera italiana ha soccorso nel Canale di Sicilia oltre 2000 persone. Piccola parte di un flusso sempre più consistente. Anche perché, calcola Oim, in Libia i migranti sarebbero circa un milione e mezzo. Molti se n’erano andati dopo l’inizio della rivolta contro Muammar Gheddafi nel 2011 ma, caduto il colonnello, ne sono arrivati altri.

Centinaia di migliaia sono egiziani, connazionali dei 21 lavoratori uccisi dai militanti dello Stato islamico in riva al Mediterraneo; altre centinaia di migliaia sono invece sub-sahariani, arrivati in Libia attraversando il deserto del Niger o del Sudan. La caratteristica che accomuna i migranti è che non vogliono tornare indietro a mani vuote nonostante da Sirte a Derna sventolino le bandiere nere del “califfato”. “Spesso – sottolinea Obelbeisi – sono braccianti e lavoratori giornalieri; più esposti dei libici perché senza amici o parenti, del tutto privi di protezione”.

mercoledì 2 ottobre 2013

Immigrati: Direttore OIM, 25mila morti in ultimi 20 anni nel Mediterraneo

ASCA
Roma, ''25mila morti negli ultimi 20 anni nel Mediterraneo, 2mila nel 2011, 1700 lo scorso anno'': queste le cifre drammatiche presentate da Jose' Angelo Oropeza, Direttore del Coordinamento Mediterraneo OIM durante l'Incontro internazionale ''Il coraggio della speranza'' organizzato dalla Comunita' di Sant'Egidio. 

Oropeza ha annunciato oggi nel mondo almeno un miliardo di persone sono migranti, 220 milioni migranti internazionali e 700 migranti interni. Egli ha anche ricordato che oggi ci sono anche 500 milioni di utenti Facebook e 200 milioni per Twitter: ''Alcuni migranti che arrivano a Lampedusa - ha continuato - mandano un Sms o addirittura un video. Il mondo oggi funziona in tempo reale''. 

Infine Oropeza ha affermato che la realta' della migrazione e' diversa dalla sua percezione: ''Oggi la migrazione e' Sud-Sud. I 26mila giunti in Italia dopo la crisi libica sono solo il 3% delle persone fuggite da quel Paese durante la crisi''. com/mpd