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sabato 14 agosto 2021

Migranti: espulsi in Marocco minori non accompagnati giunti a maggio nell'enclave spagnola di Ceuta

Ansa
Sono stati rimpatriati il 12 agosto dall'enclave spagnola di Ceuta, situata sulla costa del Nordafrica, decine di migranti minorenni arrivati lo scorso maggio nel corso di due giorni caotici in cui circa 10.000 persone entrarono in massa in territorio spagnolo. 

Lo riportano diversi media iberici, che citano fonti in loco. Autorità spagnole affermano che si tratta dell'applicazione di un accordo bilaterale firmato anni fa da Madrid e Rabat in materia di "emigrazione irregolare di minori non accompagnati". 

Le consegne dei minori al Paese nordafricano sono avvenute a piccoli gruppi, di circa 15 persone, secondo le informazioni arrivate da Ceuta.

Secondo la radio Cadena Ser, che ha anticipato la notizia, l'ordine di riconsegnare i giovani migranti a Rabat è partita dal ministro dell'Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, lo scorso 10 agosto. Il Ministero dell'Interno ha affermato all'ANSA che "non conferma né smentisce" quest'informazione. I media iberici sostengono che Madrid e Rabat hanno lavorato per giorni su un accordo di riconsegna dei giovanissimi migranti giunti a Ceuta a maggio senza accompagnatori adulti.

L'emergenza migratoria di tre mesi fa si aprì nelle prime ore del 17 maggio scorso, quando decine di migranti iniziarono a superare il confine tra Spagna e Marocco irregolarmente senza che le guardie di frontiera marocchine intervenissero per fermarli, in contemporanea con notizie di forti tensioni diplomatiche tra i due Paesi sul nodo del Sahara Occidentale (ex colonia spagnola rivendicata da Rabat). 

In poco più di 48 ore arrivarono circa 10.000 persone, tra cui numerose donne e bambini. Nei giorni successivi, vennero respinti o tornarono in Marocco spontaneamente circa 8.000 persone, mentre centinaia di minori rimasero a Ceuta. Alcuni vennero accolti in altre regioni della Spagna, mentre almeno 700, secondo i calcoli de El País, sono rimasti nell'enclave. Le autorità spagnole sostengono che l'accordo con Rabat prevede che il Marocco si faccia carico dei minori nel rispetto dei loro diritti, o consegnandoli ai genitori o attraverso i propri servizi sociali rivolti all'infanzia.

Save the Children e altre ong protestano per quanto sta avvenendo, sostenendo che "qualsiasi espulsione collettiva è illegale", in particolare se gli allontanamenti sono effettuati "contro la volontà dei minori".

lunedì 14 giugno 2021

Migranti - In Europa per i minori non accompagnati compiere 18 anni non è una festa ma l'ansia per la fine di ogni rete di protezione

Globalist
Per la gran parte dei ragazzi in ogni parte del mondo diventare maggiorenni significa festa. Non è così per i minori arrivati in Europa per i quali il compimento del diciottesimo anno è solo fonte di ansia.

Per la gran parte dei ragazzi in ogni parte del mondo diventare maggiorenni significa festa, indipendenza, cambiamento. Non è così per i minori non accompagnati arrivati in Europa per i quali il compimento del diciottesimo anno è solo fonte di ansia
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Per dirla con A., 20 anni, fuggito dall’Eritrea e oggi residente in Olanda: “Entrare nell’età adulta non è per noi una transizione ma la fine di tutto il sistema di supporto e protezione su cui possiamo fare affidamento”. Una situazione fatta di perenne incertezza e ostacoli da affrontare, con cui, presto o tardi, devono confrontarsi migliaia di minori migranti non accompagnati arrivati in Europa. 

Anche se i flussi si sono ridotti negli ultimi anni, ad oggi sono 6.633 quelli accolti in Italia, e paesi come la Francia, ne contano più di 30.000. Si tratta di ragazzi che spesso hanno alle spalle esperienze terribili. Basti pensare a quanto successo negli ultimi mesi nei Balcani e al confine orientale italiano, dove molti minorenni soli sono stati respinti dalle polizie di frontiera e costretti a un viaggio a ritroso verso la Bosnia. A quanto avviene sulle isole greche, dove centinaia di minori senza famiglia sono bloccati da mesi in campi profughi senza accesso a servizi e istruzione. E non ultima, alla situazione delle nostre coste, dove, negli ultimi 5 mesi sono sbarcati oltre 2.600 ragazzi soli.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam, Greek Council for Refugees, Dutch Council for Refugees, Acli Francia in nuovo rapporto che denuncia i rischi che comporta compiere 18 anni per i minori arrivati soli in Europa, nella fase in cui dovrebbero invece progettare il loro futuro nei paesi di accoglienza.

Per tanti neo-maggiorenni sparisce ogni rete di protezione

Dal report emerge chiaramente che nessuno dei 5 paesi presi in esame - Francia, Grecia, Paesi Bassi, Irlanda e Italia - ha adottato politiche sistemiche in grado sostenere i giovani migranti nel loro percorso di integrazione.

“Uno dei capisaldi della legislazione europea è la protezione dei minori a prescindere dal loro status legale, grazie al quale si garantisce una difesa dal rischio di sfruttamento, abusi, abbandono. – rimarca Giulia Capitani, policy advisor di Oxfam Italia su migrazione e asilo – Diventare maggiorenni non vuol dire che questi rischi scompaiano dall’oggi al domani. A sparire improvvisamente è ogni forma di protezione, con ragazzi che rischiano in molti casi di ritrovarsi per strada senza nessuno a cui rivolgersi.”

La norma prevede che i minori rifugiati arrivati in Europa siano ospitati in strutture adeguate e affidati a tutori per tutte le questioni amministrative e legali. L’accesso a strutture di accoglienza per i neo-maggiorenni varia però da Paese a Paese: in Irlanda vengono trasferiti in alloggi per adulti caratterizzati da standard molto bassi, in Grecia possono finire in uno dei campi profughi o per strada, in Italia ci sono diverse opzioni ma anche il rischio, più che concreto, di essere messi semplicemente alla porta. “A 18 anni non diventi improvvisamente adulto – racconta L. 25 anni – in Irlanda dove vivo, molti ragazzi a quell’età vivono ancora in famiglia.”

La sfida di mantenere il permesso di soggiorno nei meandri della burocrazia italiana ed europea
Altro muro da affrontare è la burocrazia labirintica in cui questi ragazzi sono costretti a muoversi. Questo sembra valere un po’ ovunque nei paesi considerati, ma è l’Italia a meritare un’analisi a sé stante, proprio a partire a dalla sfida che un diciottenne migrante deve affrontare per ottenere il permesso di soggiorno.

Una delle difficoltà più serie per i ragazzi neomaggiorenni in Italia, riguarda l’ottenimento di un permesso di soggiorno: a 18 anni il diritto di non essere espulsi decade ed è necessario ottenere un documento che garantisca il diritto a restare. Chi ha fatto richiesta di asilo e diventa maggiorenne mentre è ancora in attesa dell’esito può trovarsi in enorme difficoltà, qualora la sua domanda venga rigettata. A quel punto è infatti preclusa la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno di altro tipo, ad esempio per studio o lavoro, e il rischio di cadere nell’irregolarità è altissimo. Anche per chi ha ottenuto un permesso di soggiorno per minore età, la strada è tutt’altro che in discesa. Diventati maggiorenni, i titolari di questo permesso di soggiorno devono dimostrare il possesso di specifici requisiti per ottenerne la modifica, cioè la conversione in permesso per studio, lavoro o attesa occupazione, e poter quindi restare in Italia regolarmente.

“I ragazzi si ritrovano di fronte a procedure farraginose, che non sono in grado di affrontare da soli e che non tengono conto delle loro reali esigenze o delle effettive possibilità che i territori offrono. Esponendoli al rischio di perdere il diritto a restare regolarmente in Italia”, aggiunge Capitani.

Umberto De Giovannangeli

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sabato 24 aprile 2021

Migranti - In Europa scompaiono ogni giorno 17 minori non accompagnati. Vittime di sfruttamento lavorativo e sessuale o preda di traffici umani.

Ansa
Diciassette bambini e adolescenti immigrati non accompagnati scompaiono ogni giorno in Paesi europei, comprese Italia, Grecia e Germania, e si teme che molti di loro diventino vittime di sfruttamento lavorativo e sessuale, siano costretti a mendicare o finiscano preda di traffici umani. 


E' quanto risulta da un'inchiesta condotta dal Guardian in collaborazione con il collettivo giornalistico internazionale Lost in Europe. Gli autori dello studio affermano che sono almeno 18.292 i minori scomparsi dal gennaio del 2018 al dicembre del 2020.

Solo nel 2020, si sottolinea ancora nello studio, 5.768 immigrati bambini e adolescenti sono svaniti nel nulla in13 Paesi europei. La maggior parte dei minorenni scomparsi negli ultimi tre anni proveniva dal Marocco, ma molti erano partiti anche da Algeria, Eritrea, Guinea e Afghanistan.

Il 90% di loro erano maschi e uno su sei aveva meno di 15 anni.

L'inchiesta, che si basa su dati raccolti nei 27 Paesi della Ue oltre che in Norvegia, Moldavia, Svizzera e Regno Unito, rileva che i numeri potrebbero essere tuttavia anche molto più alti, perché le informazioni fornite sono spesso incomplete.

Federica Toscano, dell'ong Missing Children Europe, ha detto che "le organizzazioni criminali stanno sempre più prendendo di mira i bambini, specialmente non accompagnati, e molti di loro diventano vittime di sfruttamento lavorativo e sessuale, sono costretti a mendicare o sono vittime di traffici umani".

venerdì 9 aprile 2021

Migranti - Minori non accompagnati arrivati via mare in Italia: 670 da inizio 2021 e 4.687 nel 2020

Il Blog - Minori Stranieri Non Accompagnati
I minori stranieri non accompagnati giunti in Italia via mare da inizio anno sono 670, in tutto il 2020 sono stati 4.687, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017.

Complessivamente le persone migranti arrivate sulle nostre coste da inizio annosono 6042, il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni.

960 sono di nazionalità ivoriana (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (819, 13%), Guinea (598, 10%), Bangladesh (493, 8%), Sudan (381, 6%), Eritrea (343, 6%), Algeria (291, 5%), Mali (271, 4%), Egitto (232, 4%), Camerun (164, 3%) a cui si aggiungono 1.490 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.


Leonardo Cavaliere


venerdì 20 novembre 2020

USA - Migranti - Giudice federale blocca le espulsioni di bambini non accompagnati. Rovesciato il decreto di Trump che ha espulso 13.000 bambini da marzo

Globalist
Erano già stati espulsi 13mila minori fino adesso, ma adesso il giudice federale di Washington ha detto basta, rovesciando un decreto dell'amministrazione Trump.
Il giudice ha ordinato di mettere fine all'espulsione dei minori non accompagnati che attraversano il confine.




Secondo quanto riportato dai media Usa, il giudice ha stabilito che espellere i bambini prima che questi possano fare richiesta di asilo vada oltre l'autorità conferita dal decreto di emergenza sanitaria pubblica emesso lo scorso marzo a causa della pandemia di Covid-19.

"Il decreto dell'amministrazione ha già consentito la pronta espulsione di oltre 13.000 bambini che avevano bisogno di protezione, che avevano diritto di fare richiesta di asilo", ha commentato Lee Gelernt, avvocato dell'American Civil Liberties Union, una delle quattro organizzazioni che hanno promosso la causa.

Complessivamente sono oltre 197.000 i migranti espulsi una volta arrivati al confine in virtù di tale decreto, stando ai dati governativi riportati dal sito Axios.

mercoledì 7 ottobre 2020

Migranti. Fiaccolata per Abou, minore non accompagnato di 15 anni, torturato in Libia e morto in Italia.

Il Dubbio
Proprio quando si riparla di decreti sicurezza, un caso tragico getta pesanti ombre sulla gestione dell'immigrazione. Si tratta della scomparsa di Abou, un ragazzo di 15 anni, migrante della Costa d'Avorio, sbarcato dalla nave quarantena Allegra, in rada a Palermo, e deceduto presso l'ospedale Ingrassia del capoluogo siciliano i primi giorni di ottobre.


Per questo ieri sera si è svolta una fiaccolata organizzata dal Forum Antirazzista di Palermo, per ricordare Abou e mostrare vicinanza "a tutte le persone che sono costrette dopo viaggi ed esperienze terrificanti e dopo le torture e le violenze in Libia a subire respingimenti, odio e rifiuto da parte della nostra Unione europea. Vogliamo dare l'abbraccio che Abou ha cercato e non ha ricevuto".

Tutto comincia l'8 settembre scorso quando la nave della Ong spagnola Open Arms salva e carica a bordo 83 naufraghi partiti da Zuara in Libia. Da quello che è stato ricostruito in quei momenti sembra accertata la presenza di un ragazzo proveniente dalla Costa d'Avorio. I medici di Emergency riscontrano casi di scabbia "problemi di malnutrizione e scabbia. Un altro ragazzo presenta una lesione da decubito sulla natica sinistra a causa di tutto il tempo passato seduto nelle prigioni libiche". Due giorni dopo, mentre la Open Arms è in attesa di un porto dove sbarcare, altre 87 persone vengono tratte in salvo e l'11 settembre se ne aggiungono ben 116 fino a raggiungere 276. Dopo che Malta e Italia rifiutano un attracco sicuro, il 18 i migranti vengono trasbordati sulla nave Allegra per la quarantena. La cosa non avviene in modo tranquillo, 126 persone tentano la fuga gettandosi in acqua, altre 140 rimangono a bordo ma la situazione è tragica. La quarantena inizia in condizioni di salute precarie a causa delle torture subite in Libia e dalle privazioni del viaggio.

Abou è tra loro e il suo stato psico-fisico peggiora velocemente. I suoi compagni si allarmano e chiamano urgentemente un medico che visita il ragazzo. Il referto è chiaro: "Mi riferiscono - afferma il personale sanitario, che (il ragazzo ndr) non parla e non si nutre da circa tre giorni. Il paziente è apiretico, apparentemente disorientato, poco collaborante... all'ispezione sono visibili numerose cicatrici verosimilmente conseguenti a torture subite in carcere... il paziente lamenta dolore in sede lombare bilaterale. Si sospetta un coinvolgimento renale conseguente a stato di disidratazione".

I medici riferiscono anche che il quindicenne rifiuta di bere e qualsiasi terapia gli venga proposta. Il 29 settembre si dichiara necessario lo sbarco e il ricovero urgente. Arrivato in ospedale il 30, è riscontrata la negatività al Covid ma viene curato per polmonite, inoltre è certo uno stress post traumatico, denutrizione e disidratazione. Abou entra in coma e muore due giorni dopo.

Intanto è stato aperto un fascicolo a seguito di una denuncia ed è stata sequestrata la cartella clinica. Sarà quindi la Procura di Palermo a coordinare le indagini sulla morte del minore non accompagnato. Il tutore Rossella Puccio e il legale Michele Calantropo, autori dell'esposto hanno commentato così la loro decisione: "Noi abbiamo rappresentato tutti i fatti, inclusi quelli più anomali a partire dal fatto che i minori non accompagnati devono avere sempre un tutore, anche su una nave quarantena, che è pur sempre territorio italiano".

Alessandro Fioroni

giovedì 16 aprile 2020

Grecia - Appello UNHCR: "Centinaia di bambini profughi non accompagnati detenuti in "custodia protettiva" a rischio COVID-19"

La Repubblica
Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis dovrebbe liberare centinaia di bambini migranti non accompagnati detenuti in celle di polizia antigieniche e centri di detenzione in Grecia. E' l'appello lanciato oggi da Human Rights Watch (HRW) dando così vita ad una campagna per liberare i bambini. Il loro rilascio da condizioni di detenzione offensive li proteggerebbe meglio dalle infezioni in caso di pandemia di coronavirus.


La campagna su #FreeTheKids. Che inizia oggi, il 14 aprile 2020, per sollecitare il Primo Ministro Mitsotakis a rilasciare immediatamente i minori migranti non accompagnati in condizioni di reclusione per trasferirli in strutture sicure e adatte ai bambini. Human Rights Watch sta avviando questa campagna dopo anni di ricerca e sostegno alla pratica della Grecia di rinchiudere i bambini che si trovano in Grecia senza un genitore o un parente in celle di polizia e centri di detenzione, sollecitando i governi successivi a porre fine a queste gravi violazioni dei diritti. 

"Mantenere i bambini rinchiusi in celle di polizia sporche era sempre sbagliato, ma ora li espone anche al rischio di infezione da COVID-19", ha affermato Eva Cossé, ricercatrice greca presso Human Rights Watch. "Il governo greco ha il dovere di porre fine a questa pratica offensiva e assicurarsi che questi bambini vulnerabili ricevano le cure e la protezione di cui hanno bisogno".

Sovraffollamento, bagni in comune, nessun igiene. Secondo il National Center for Social Solidarity, un ente governativo, al 31 marzo, 331 bambini erano in custodia di polizia in attesa di essere trasferiti in un rifugio, un forte aumento rispetto a gennaio, quando 180 bambini non accompagnati erano dietro le sbarre. Malattie infettive come COVID-19 rappresentano un grave rischio per le popolazioni di istituti chiusi come carceri e centri di detenzione per immigrazione. 

Si è scoperto che queste istituzioni forniscono cure sanitarie inadeguate anche in circostanze normali. In molti centri di detenzione, il sovraffollamento, i bagni in comune e la scarsa igiene rendono praticamente impossibile mettere in atto misure di base per prevenire un focolaio di COVID-19.

Detenzione o "regime di custodia protettiva"? Le autorità greche descrivono la detenzione di minori non accompagnati come un "regime di custodia protettiva" e affermano che si tratta di una misura di protezione temporanea nel migliore interesse del minore. 

In pratica, è tutt'altro che protettivo. Secondo la legge greca, i minori non accompagnati dovrebbero essere trasferiti in alloggi sicuri, ma la Grecia ha una carenza cronica di spazio in strutture adeguate come rifugi per bambini non accompagnati. 

La ricerca di Human Rights Watch ha documentato che, di conseguenza, i bambini affrontano detenzioni arbitrarie e prolungate e trattamenti abusivi in condizioni antigieniche e degradanti, tra cui la detenzione con gli adulti e i maltrattamenti da parte della polizia. 

Spesso non sono in grado di ottenere cure mediche, consulenza psicologica o assistenza legale e pochi conoscono persino i motivi della loro detenzione o per quanto tempo resteranno dietro le sbarre. La detenzione ha gravi ripercussioni a lungo termine sullo sviluppo e sulla salute mentale dei bambini, compresi livelli più elevati di ansia, depressione e stress post-traumatico.

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lunedì 9 settembre 2019

Grecia, emergenza migranti: i minori non accompagnati sono 1.100 - Sovraffollamento e grandi difficoltà

Osservatorio Diritti
Sono 1.100 i minorenni migranti e rifugiati non accompagnati che vivono nei centri d'accoglienza e identificazione delle isole greche. Il numero più alto registrato nel paese dall'inizio del 2016. Lo denuncia l'Unicef, che lancia un appello a tutti i paesi europei


1100. È il numero dei bambini non accompagnati e separati, rifugiati e migranti, che vivono nei sovraffollati centri di accoglienza e identificazione in Grecia. Secondo l’Unicef– che lancia così il suo appello agli stati membri dell’Unione europea – si tratta del numero più altro dall’inizio del 2016.

«Non ho potuto studiare perché non c’era sicurezza, la situazione mi ha costretto a lasciare il paese. Penso che giorno dopo giorno abbiano perso la testa. Per questo motivo, a volte si tagliano le mani. Non voglio essere così».

Sono le parole di un sedicenne afghano, che parla degli altri ragazzi che vivono nella stessa struttura che lo ospita. È uno dei ragazzi della sezione B, un’area che accoglie – offrendogli protezione specializzata – i bambini non accompagnati nel centro di accoglienza e identificazione di Moria, sull’isola greca di Lesbo.


L’Unicef ha diffuso un cortometraggio che testimonia proprio la vita dei ragazzi che vivono nella sezione B del centro di accoglienza e identificazione di Moria, dove sono presenti più di 8.700 persone, a fronte di una capacità di accoglienza pari a 3 mila persone.



La sezione B è un’area che accoglie i minori non accompagnati, offrendogli protezione specializzata; qui c’è spazio per 160 bambini non accompagnati, ma attualmente ne sono presenti 520.

Nelle immagini del cortometraggio i bambini protagonisti raccontano da cosa sono fuggiti e i relativi orrori, il viaggio che li ha portati lontani, ma anche le condizioni in cui vivono ora, nel centro di accoglienza. Al loro fianco gli operatoridel centro di accoglienza, anch’essi esausti e sopraffatti.

Felicia Buonomo

domenica 9 dicembre 2018

Migranti dalla Svizzera in Italia: "In due anni respinti 6.286 minori soli, in violazione di tutte le convenzioni ONU firmate»

Corriere della Sera
Non solo Francia. La denuncia dell'avvocato Paolo Bernasconi, l'ex procuratore di Lugano che collaborò con Falcone: "In Ticino negati i diritti».


L'avvocato è uno che va subito al punto. "Tanto per essere chiari - scandisce - in Ticino è più facile ottenere un permesso di dimora o lavoro come prostituta che come richiedente asilo. C'è qualcosa che non funziona se siamo il Paese più ricco del mondo e non riusciamo a garantire i diritti fondamentali di questa gente che scappa dalla guerra, sì, ma pure dalla fame. Anche questo continuo distinguere fra bombe e pane... Perché? La fame forse è più accettabile?».
[...]
In Francia - Non solo Francia, insomma. Le espulsioni sommarie avvengono anche ai varchi dei confini italosvizzeri (sia pure in misura ridotta dopo il blocco delle Ong) e spesso nel silenzio. "Faccio parte di una rete di avvocati italosvizzeri che si occupa di questi problemi. Siamo una ventina e le posso assicurare che ne abbiamo di persone che ci raccontano di respingimenti discrezionali - conferma Bernasconi.

Le guardie spesso decidono della vita di una persona guardandola in faccia, senza criterio. Ti cacciano e pazienza se hai qui la famiglia, se è qui che volevi venire, se si violano i diritti fondamentali dell'uomo. E poi magari vanno a casa a fare il presepe...». La rete degli avvocati che cita Bernasconi (legata all'Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione) serve a tenersi aggiornati sulle questioni di diritto, a scambiarsi informazioni sulla situazione in Italia e quella in Svizzera.

Ma soprattutto serve per gli accompagnamenti. "Dati i continui casi di espulsioni sbagliate ci siamo chiesti: che possiamo fare? E allora abbiamo pensato a questa faccenda degli accompagnamenti - riassume l'avvocato Bernasconi. Tutto legale, s'intende. L'illegalità è semmai mandar via le persone su due piedi».

Riammesso sei volte - Uno di loro, di recente, è stato "riammesso"(così si chiama un respinto nelle carte elvetiche) per sei volte in Italia. Finché il suo avvocato non si è presentato al confine con lui. E allora finalmente è passato. Dalla casistica di questi avvocati emergono spesso storie di minorenni non accompagnati. "Trovo che sia da criminali prendere una ragazzina e piazzarla su un treno per l'Italia, sola, di notte. E lo dico perché abbiamo casi del genere, in violazione di tutte le convenzioni Onu firmate dalla Svizzera. Chiedo a chi lo fa: ma tu lo faresti con tua figlia?». 
Fra maggio 2016 e aprile 2018 sono stati "riammessi" in Italia 6.286 minori soli (ne sono rimasti in Svizzera 7.049).
Minori o no, tutte le volte che è possibile si fa ricorso. Quest'anno, per dire, il Tribunale amministrativo federale ha valutato finora più di 4.300 casi di chi ha ritenuto di essere stato espulso ingiustamente (in grandissima parte in Italia), e per 267 volte i giudici hanno stabilito che è stato un errore mandarli via. Un altro dato: nel 2017 la Segreteria di Stato della migrazione ha respinto 12.110 migranti (i ricorsi furono 4.354) e anche in quel caso la maggioranza dei respingimenti è stata verso l'Italia. 

Chiude Bernasconi: "Ottenere l'asilo da noi è come scalare l'Everest. Ce la fanno in pochissimi».

Giusi Fasano

mercoledì 26 settembre 2018

USA. I 1.500 bambini immigrati scomparsi. Minori non accompagnati di cui non si conosce più la sorte

Il Fatto QuotidianoIl fallimento dell'ente che doveva vigilare sui minori arrivati soli o divisi dai genitori. In Texas, nella città di Browswille, al confine con il Messico, un centro commerciale dismesso della catena Walmart ospita ben 1.470 minori.


È il centro governativo per ragazzi (la maggioranza tra i 10 e i 16 anni) più affollato degli Usa, sotto la custodia dell'Health and Human service. Molti di questi minori hanno passato il confine da soli, altri sono stati separati dai loro genitori dopo la decisione di Trump di far perseguire dai tribunali chi entra negli Usa senza documenti.

Nel centro i minori hanno due ore di libertà e alcuni sono riusciti a scappare pur di non vivere sotto sorveglianza. Chi riesce a uscire senza fuggire è perché gli incaricati federali sono riusciti a trovare dei parenti residenti negli Usa o i cosiddetti sponsor, persone che hanno mostrato, a sentire gli ufficiali federali, di avere le carte in regola per l'affido temporaneo. Peccato che di 1.500 bambini, tra quelli messi al "riparo" nelle strutture statali, si siano perse le tracce.

L'amministrazione Trump, per la seconda volta in meno di un anno, non è stata in grado di individuare dove e con chi circa 1.500 bambini immigrati irregolarmente abbiano trascorso gli ultimi 3 mesi. La cifra è stata resa nota da un gruppo bipartisan di senatori che hanno messo a punto un disegno di legge per rendere il governo responsabile della custodia di questi bambini anche dopo il loro rilascio.

Negli ultimi 8 mesi la polizia di frontiera ha fermato 32mila minori non accompagnati, 1.300 poco più che neonati. Intanto il numero di quelli accompagnati è sceso a 59mila a partire dall'anno scorso. Dal 1 ° aprile al 30 giugno, l'Hhs ha effettuato chiamate di controllo a 11.254 bambini immigrati rilasciati ma non è stata in grado di sapere dove sia il 13%, rivelano i dati rilasciati dalla sottocommissione investigativa del comitato di senatori. Venticinque sarebbero fuggiti dalle case dove erano stati trasferiti.

Rob Portman, presidente della sottocommissione, si occupa di questo enorme problema dal 2015, quando 8 bambini privi di documenti sono stati scoperti nelle mani di trafficanti di esseri umani in Ohio: "Il nostro disegno di legge garantirà che i minori vengano protetti dalla tratta e dagli abusi di eventuali sponsor e inoltre contribuirà ad assicurare che compaiano davanti alle commissioni incaricate di aiutarli a chiedere l'asilo", ha detto Portman in una nota.

"Non si tratta di essere democratici o repubblicani, è una soluzione pragmatica oltre che umanitaria. I problemi sono iniziati durante la precedente amministrazione e sono continuati sotto l'attuale". Uno dei co-sponsor della legge, il senatore James Lankford, repubblicano dell'Oklahoma, ha detto in un'audizione di martedì che vorrebbe anche che l'Hhs non affidi più bambini senza documenti a nessuno che sia entrato negli Usa illegalmente.

Un funzionario dell'immigrazione e delle dogane che ha testimoniato, Matthew Albence, ha affermato che eliminerebbe circa l'80% degli sponsor. Il numero di bambini immigrati detenuti negli Stati Uniti è salito alle stelle, sebbene il tasso di minori non accompagnati che attraversano illegalmente la frontiera sia relativamente stabile da diversi anni.

Roberta Zunini

venerdì 15 giugno 2018

Ventimiglia, la denuncia di Oxfam: "La polizia francese taglia le scarpe ai bambini migranti"

La Repubblica
Ragazzini di 12 anni cui vengono tagliate le suole o viene rubata la Sim del telefonino. Detenuti in celle senza cibo e coperte. Costretti a tornare in Italia a piedi, o caricati sui treni falsificando la loro età e le loro dichiarazioni sulla volontà di restare Oltralpe. Nel rapporto "Se questa è Europa" le testimonianze sugli abusi alla frontiera italo-francese.

La polizia francese che "ferma i bambini stranieri soli e li obbliga a salire su treni diretti in Italia dopo averne alterato i documenti per farli apparire più grandi o facendo sembrare che vogliano tornare". Ragazzini che si vedono tagliare le suole delle scarpe o strappare via la Sim del telefonino. E raccontano "di maltrattamenti fisici e verbali subiti, di notti passate in celle senza cibo, acqua e coperte" in violazione di leggi francesi ed europee. 

È la denuncia del rapporto "Se questa è Europa", diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi: sarebbero decine i minori stranieri, anche dodicenni, vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali da parte della polizia francese, dopo aver superato la frontiera di Ventimiglia.

I bambini fatti passare per maggiorenni
Un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti migranti che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera: uno su 4 è un minore che cerca di raggiungere familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania, cui spesso vengono negati di fatto la protezione e il diritto di chiedere asilo. Il rapporto spiega che la prassi della polizia francese prevede, prima ancora del respingimento in Italia, il fermo dei minori, in violazione delle norme francesi ed europee. E inoltre, di frequente, la loro registrazione come maggiorenni, la falsificazione delle loro dichiarazioni sulla volontà di tornare indietro, la detenzione senza cibo o coperte e senza possibilità di parlare con un tutore legale.

Le scarpe tagliate e il furto della Sim
Molti i ragazzi che raccontano di aver subito abusi verbali o fisici: dal taglio delle suole delle scarpe al furto di carte Sim. Tanti vengono costretti a tornare a Ventimiglia a piedi, lungo una strada senza marciapiede, e con qualunque condizione atmosferica: una giovane donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, con in braccio il suo bambino di 40 giorni. In Italia poi, continua il rapporto, restano gravi carenze nella tutela dei diritti dei minori nei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, o non vengono informati sulla possibilità di richiedere asilo o di ricongiungersi ai familiari in altri Paesi europei.

Alla frontiera più di mille al mese
Stando al rapporto, da gennaio ad aprile 2018 sono stati 4.231 i migranti adulti e minorenni passati da Ventimiglia (16.500 da agosto 2017). Provenivano perlopiù da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero destinato a crescere con l'arrivo dell'estate. Al momento però l'unica struttura di accoglienza è al campo Roja, con 444 posti: qui a fare da deterrente sono l'obbligo di farsi identificare con le impronte digitali e la massiccia presenza di polizia. L'altro campo informale sul Roja, senza bagni e acqua potabile, è stato sgomberato di recente. Col risultato che i migranti più vulnerabili, tra cui molti bambini, continuano a dormire all'aperto.

"Ora un centro per donne e bambini"
Di fronte all'emergenza le tre associazioni chiedono alle autorità locali e al governo italiano di trovare subito gli spazi adeguati per realizzare un centro per i minori non accompagnati in transito e uno per le donne con e senza figli. "La situazione a Ventimiglia - dice Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne dei programmi in Italia di Oxfam - è lo specchio di un'Europa che sta tradendo i propri valori fondanti di solidarietà, non rispettando le norme nazionali ed europee alla base dell'idea stessa di Unione".

Un sistema di asilo europeo
"Per questo - continua Bacciotti - chiediamo al governo francese di intervenire per far cessare immediatamente gli abusi e i respingimenti illegali dei minori. E a quello italiano di attivarsi perché ciò avvenga, sospendendo i trasferimenti forzati verso i centri del Sud Italia". L'appello si rivolge anche all'Unione europea perché assicuri "procedure efficienti di ricongiungimento familiare e potenzi i meccanismi di ricollocamento tra i paesi Ue, assicurando la condivisione dell'accoglienza, anche attraverso la revisione del Trattato di Dublino e la creazione di un sistema di asilo europeo".

Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, con l'unità mobile del progetto Open Europe, da settembre hanno soccorso circa 750 migranti arrivati a Ventimiglia, il 20% minori soli, distribuendo kit d'emergenza ai tanti costretti a vivere sul greto del fiume. E fornendo assistenza legale e informazioni sui servizi locali e sui rischi di attraversare la frontiera.

mercoledì 9 maggio 2018

Migranti. Mille tutori per i minori stranieri non accompagnati

Il Dubbio
È passato un anno dalla legge Zampa sui minori stranieri non accompagnati. Una legge che rivede in maniera organica l'accoglienza dei minori migranti che arrivano in Italia senza genitori: dalle procedure per l'identificazione e l'accertamento dell'età agli standard dell'accoglienza; dalla promozione dell'affido familiare alla figura del tutore, dalle cure sanitarie all'accesso all'istruzione, tutti tasselli fondamentali per favorire l'inclusione sociale dei minori.


Ma delle problematiche ancora persistono, per questo motivo la Garante per l'infanzia e l'adolescenza, Filomena Albano, ha inviato al presidente del Consiglio, ai ministeri coinvolti, ai presidenti delle Regioni, al vicepresidente del Csm e alla Conferenza Stato Regioni una nota sullo stato di attuazione della legge. "L'obiettivo - afferma la Garante - è tutelare e dare piena attuazione ai diritti e al superiore interesse del minore, così come previsto dalla normativa internazionale e nazionale". I nominativi di circa mille tutori sono già stati trasmessi ai tribunali per i minorenni, che sono ora tenuti a designarli.

L'aver trasferito a livello nazionale l'esperienza dei tutori volontari - già sperimentata localmente e in alcuni paesi europei - è una delle novità introdotte dalla legge sui minori non accompagnati, normativa per la quale l'Italia è annoverata tra le buone prassi europee. "Pur nella consapevolezza degli sforzi fatti - avverte la garante Albano -, ad oggi, vi sono però aspetti della legge che ancora non hanno avuto piena attuazione".

L'elenco è ampio. Si va dai regolamenti di attuazione, che avrebbero dovuto esser adottati, alle stesse nomine dei tutori. Filomena Albano sollecita la valorizzazione del contributo di solidarietà di questi cittadini con la nomina tempestiva, da parte dei giudici, dei tutori già formati e inseriti negli elenchi. Tutori per i quali serve istituire una polizza assicurativa per la responsabilità civile, prevedere permessi di lavoro e assicurare il rimborso delle spese sostenute. Le nomine, inoltre, affinché la tutela sia effettiva, dovranno avvenire tenendo conto della vicinanza territoriale tra minorenni e tutori. Secondo la garante va quindi attivata una sinergia tra tutti gli attori del sistema di protezione e accoglienza, i garanti, i tribunali, i servizi sociali, le prefetture e le questure.


Damiano Aliprandi

mercoledì 11 aprile 2018

Migranti, le ong sui minori respinti: Italia e Francia violano i diritti

Redattore Sociale
Una dura condanna nei confronti dei respingimenti di minori stranieri non accompagnati (Msna) effettuati dalle autorità francesi alla frontiera di Ventimiglia,ma anche delle violazioni dei diritti dei Msna perpetrate in Italia. È quanto si legge in una lettera inviata alla Commissione europea e alle autorità italiane dall'organizzazione umanitaria Intersos, Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) Terre des Hommes Italia, Oxfam Italia, Caritas Diocesana di Ventimiglia - Sanremo e Diaconia Valdese.


La lettera si rivolge alla Commissione europea chiedendo di verificare se le competenti autorita' italiane e francesi abbiano violato la normativa europea,valutando se sussistano gli estremi per l'apertura di una procedura d'infrazione. 

Al ministro dell'Interno si richiede di rafforzare le "ispezioni nei centri di accoglienza e di garantire un'adeguata informazione ai Msna in merito al diritto al ricongiungimento", sottolineando in particolare come "solo se le procedure di ricongiungimento diventeranno piu' celeri potra' ridursi il numero di minori che tentano di raggiungere i parenti attraversando irregolarmente le frontiere interne all'Unione europea". Infine, al ministro degli Affari esteri, le organizzazioni rivolgono la richiesta di "adottare nei confronti delle competenti autorita' francesi tutte le misure necessarie affinche' cessino i respingimenti illegittimi di Msna".

Gravi le violazioni registrate nel monitoraggio alla frontiera da parte delle autorita' francesi e gia' oggetto del rapporto "Minori stranieri non accompagnati lungo le frontiere nord italiane" promosso da Intersos con il supporto di Open Society Foundation nel corso del 2017. "Come e' noto - si legge nella lettera - ai sensi del Regolamento Dublino e della giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, i minori non accompagnati che presentano domanda d'asilo in Francia, non possono essere rinviati in Italia: a differenza degli adulti, infatti, ai MSNA non si applica il criterio del paese di primo ingresso. Nel caso in cui invece il minore non manifesti la volonta' di presentare domanda d'asilo in Francia (spesso perche' non adeguatamente informato di tale diritto), e venga fermato nella zona di frontiera, le autorita' francesi potranno respingerlo in Italia. La normativa francese stabilisce pero' precise garanzie che devono essere rispettate nel caso di respingimento di un Msna: in particolare deve essere nominato un tutore provvisorio (c.d. "administrateur ad hoc") e il respingimento non puo' essere effettuato prima del termine di 24 ore (c.d. "jour franc")".

Tali norme e garanzie vengono costantemente disattese dalla polizia di frontiera francese. Non solo i minori fermati non vengono messi nella condizione di presentare domanda di asilo, ma il respingimento viene effettuato immediatamente, senza che sia nominato l'"administrateur ad hoc" e senza attendere la scadenza del termine di 24 ore previsto dalla legge francese. Un comportamento che espone i minori, che tentano nuovamente di attraversare la frontiera, al controllo dei trafficanti e in alcuni casi al rischio della vita.

Il Tribunale di Nizza, con ordinanza del 22 gennaio 2018, ha riconosciuto per le prima volta le violazioni delle garanzie previste dalla normativa francese, ordinanza ribadita in seguito di fronte ad altri 20 ricorsi. "Successivamente alla abbiamo sentenza da parte del Tribunale di Nizza - sottolineano le organizzazioni - osservato da parte della polizia francese l'introduzione di una pratica di identificazione come maggiorenni di persone che si dichiarano minorenni e che erano stati precedentemente identificati come minorenni in Italia".

Gravi le mancanze anche dal lato italiano, legate in particolare all'estrema lunghezza dei tempi di esame delle domande di ricongiungimento famigliare, alla mancata informazione nei confronti d minori e alle condizioni dei centri di accoglienza. "In molte citta' - affermano le organizzazioni - i minori non riescono a presentare domanda d'asilo e quindi avviare la richiesta di ricongiungimento se non dopo molti mesi dall'arrivo, in violazione delle norme italiane ed europee che stabiliscono l'obbligo della questura di formalizzare la domanda di protezione internazionale entro tre giorni dalla manifestazione di tale volonta' da parte del richiedente, prorogabili di dieci giorni lavorativi in presenza di un elevato numero di domande".

Nel monitoraggio effettuato a Ventimiglia, "molti minori, anche dopo diversi mesi dal loro arrivo, non erano stati iscritti a scuola ne' a corsi di formazione, non era stato loro rilasciato un permesso di soggiorno ne' avevano potuto presentare domanda d'asilo, non avevano un tutore ne' altre figure adulte di riferimento che si prendessero cura di loro. Alcuni hanno lamentato addirittura il mancato soddisfacimento di bisogni primari, quali la disponibilita' di cibo, vestiti e spazi adeguati, e l'inadeguata protezione da violenze e abusi".

"Fino a quando non miglioreranno le condizioni di accoglienza - concludono quindi le organizzazioni - un elevato numero di minori continueranno ad allontanarsi dalle strutture, per cercare altrove migliori opportunita'. Si ricorda come, al 28 febbraio 2018, 4.307 Msna risultavano irreperibili, essendosi allontanati dalle strutture di accoglienza in cui erano stati collocati". (DIRE)

mercoledì 8 novembre 2017

Una guida: Come diventare un "Tutore di minore non accompagnato"

Blog Diritti Umani - Human Rights
Sono arrivati in Italia migliaia di minori non accompagnati in fuga da guerra e invisibilità dei loro paesi di origine, e hanno trovato in Italia accoglienza nella Legge 47/2017 che prevede la figura del tutore volontario del minore non accompagnato. 
In questi mesi molti italiani si sono resi disponibile per ricoprire questo ruolo.
L'articolo di Save the Children, pubblicato in questo post, è una utile guida per tutti coloro che vogliano sapere di più su chi è il tutore di minore nono accompagnato e come poterlo diventare.


Save the Children
La nuova legge per la protezione e l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (L.47/2017), fortemente voluta da Save the Children e dalle più autorevoli organizzazioni di tutela dei minori e dei migranti, promuove la figura del tutore volontario del minore non accompagnato e già in diverse regioni è possibile presentare domanda. Ci sono molti buoni motivi per scegliere responsabilmente di diventare tutore volontario di un minore migrante che ne ha bisogno. Ne abbiamo individuati 5 e restiamo a disposizione per ulteriori informazioni, ricordando il numero verde della nostra Helpline Minori migranti 800 14 10 16, attiva dal lunedì al venerdì, dalle h 10,00 alle h 17,00.

1. È un aiuto concreto molto importante per un minore solo.
Essere tutore di un minore straniero non accompagnato significa offrirgli una figura di riferimento e sostenerlo nel suo percorso in Italia: è un aiuto molto importante per un ragazzo o una ragazza che ha affrontato la migrazione senza i genitori o altre figure responsabili per la sua assistenza, un contributo concreto alla sua protezione nei momenti più complessi che dovrà affrontare.
I minori non accompagnati sono soprattutto adolescenti, provengono da paesi esterni all’Unione Europea e si trovano in Italia da soli, senza l’assistenza dei genitori o di altri adulti responsabili per loro. Nonostante il coraggio che hanno avuto nell’affrontare la migrazione, la loro giovane età e gli ostacoli che potranno incontrare li mettono in una condizione di grande bisogno e vulnerabilità. Tra le necessità essenziali di questi ragazzi c’è la tutela legale, cioè la presenza di una persona che abbia la responsabilità di curare i loro interessi e il loro benessere, di garantire l’ascolto del loro punto di vista e di rappresentarli esternamente per gli atti con valore legale che, in quanto minorenni, non possono compiere da soli.

Venire incontro a questo bisogno significa garantire a un adolescente in difficoltà una figura di riferimento, farlo sentire meno solo nelle procedure che dovrà affrontare, proteggerlo e rafforzarlo nelle decisioni che dovrà prendere e nel percorso di integrazione che compirà in Italia. È un ruolo che attualmente esercitano prevalentemente enti locali e avvocati per grandi grup-pi di minori. Ma se sei giovanissimo e solo in un paese straniero, avere una persona che è il tuo tutore esclusivo per scelta volontaria, che ti chiama per nome e che puoi contattare rapidamente in caso di bisogno, fa davvero la differenza.

2. Le responsabilità sono chiare e previste per legge.
La legge sui minori non accompagnati promuove la tutela esercitata da privati cittadini. Le responsabilità sono quelle già chiaramente previste dalle norme di diritto civile per la figura del tutore, che riguardano principalmente i suoi compiti verso il minore. La tutela non implica la convivenza e il supporto economico al minore, regolate invece dall’affidamento.

La nuova legge sui minori non accompagnati (L.47/2017) favorisce l’esercizio della tutela da parte di privati cittadini. A questo scopo prevede la creazione, presso i Tribunali per i Minorenni, di elenchi di persone disponibili ad assumere questo importante incarico. La procedura per la nomina e le responsabilità del tutore restano quelle definite dal Codice civile e dal Codice di procedura civile.

Il tutore viene nominato dal Giudice tutelare ed esercita, a titolo volontario e gratuito, la responsabilità genitoriale. Ha quindi la responsabilità di curare gli interessi e di perseguire il benessere del minore, che rappresenta negli atti e nei procedimenti con valore legale. In concreto, il tutore vigila sulle condizioni di accoglienza, sui percorsi di integrazione, educazione e protezione del minore in coordinamento con le istituzioni responsabili per queste aree, tenendo conto delle sue inclinazioni, promuovendone i diritti e prendendo sempre in attenta considerazione il suo punto di vista. Vi sono atti per compiere i quali il tutore deve chiedere l'autorizzazione del Giudice tutelare o del Tribunale, altri di ordinaria amministrazione che può compiere in autonomia.

Le FAQ dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza riportano un utile elenco esemplificativo delle attività concrete che il tutore può essere chiamato a svolgere, tra cui la presentazione della richiesta di permesso di soggiorno e i rapporti con i servizi sociali che hanno in carico il minore, con le comunità e con le famiglie affidatarie.

La figura del tutore non coincide necessariamente con quella dell’affidatario, che ha la responsabilità diretta dell’accoglienza e del sostentamento del minore e viene nominato secondo un diverso procedimento. Di conseguenza, si può assumere la tutela di un minore senza che siano necessarie la coabitazione e il sostentamento economico, ad esempio di un minore ospitato in un centro di accoglienza.

Al momento della nomina il tutore si impegna ad esercitare il proprio ruolo con “fedeltà e diligenza”, ha quindi l’obbligo di agire responsabilmente nei confronti del tutelato e può essere rimosso dall’incarico in caso di comportamenti gravemente scorretti verso il minore. Il tutore non è invece responsabile per eventuali atti illeciti commessi dal minore verso terzi, salvo la responsabilità civile per i danni prodotti, ma soltanto quando convive con il minore (art. 2048 Cod. Civ). 


3. Presentare la domanda è semplice
Le modalità di presentazione della domanda per diventare tutore volontario sono previste dagli avvisi pubblici emanati su base regionale e non prevedono formalità complesse. Presentare la domanda in questa fase è importante in vista della partenza dei primi corsi di formazione. Gli avvisi pubblici per la presentazione delle domande vengono emanati su base regionale dai Garanti regionali per l’Infanzia e l’adolescenza.

Gli avvisi pubblici emanati in attuazione della L. 47/2017 risultano essere stati pubblicati in Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Marche, Piemonte e Val D’Aosta, Sicilia, Umbria e provincia autonoma di Bolzano. L’Autorità Garante Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ha pubblicato l’avviso per le regioni Abruzzo, Molise, Toscana e Sardegna, sprovviste di un Garante regionale. Non si tratta di un elenco definitivo e potranno essere pubblicati nelle prossime settimane avvisi relativi ad altre regioni. Si segnala inoltre che in alcune regioni non comprese nell’elenco, tra cui, la Puglia il Veneto, sono stati avviati, a livello regionale o provinciale, già prima dell’entrata in vigore della Legge, dei percorsi per l’individuazione e la formazione dei tutori volontari. Per maggiori informazioni su eventuali nuovi bandi in uscita e sulla possibilità di essere iscritti negli elenchi già esistenti si consiglia di far riferimento ai contatti dei singoli Garanti regionali.

Gli avvisi non hanno data di scadenza ma, considerata la prossima partenza dei corsi di formazione, conviene consultare il bando della regione in cui si risiede e, se si decide di presentare domanda, può essere utile farlo in tempi rapidi.

I requisiti per poter diventare tutori sono:
Cittadinanza Italiana o di altro paese dell’Unione Europea, oppure di paese esterno all’Unione Europea purché si sia in possesso di permesso di soggiorno e si abbia conoscenza della lingua e cultura italiana, che verrà verificata in sede di selezione.
Residenza in Italia.
Età non inferiore ai 25 anni.
Godimento dei diritti civili e politici.
Assenza di condanne penali, di procedimenti penali o di procedimenti per l’applicazione di misure di sicurezza o prevenzione.
Assenza delle condizioni di “incapacità all’ufficio tutelare” previste dalla legge”(art. 350 Cod. Civ.).
Ineccepibile condotta.
Disponibilità di tempo ed energie per esercitare la funzione.
Nei singoli bandi, che si invita a consultare con attenzione, sono indicate chiaramente le modalità di presentazione delle domande, che non prevedono formalità complesse. 

4. Si viene selezionati e formati dai Garanti per l’infanzia e l’adolescenza
Il percorso di selezione e di formazione è curato dai Garanti per l’infanzia e l’adolescenza, punta a garantire l’individuazione di persone idonee al ruolo e potrà dare ai futuri tutori i principali strumenti per comprendere ed esercitare al meglio il loro importante compito. Secondo la nuova legge per la protezione dei minori non accompagnati (L.47/2017) sono i Garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza – e l’Autorità Garante Nazionale per le regioni sprovviste di Garanti regionali – a curare la selezione degli aspiranti Tutori volontari, affinché gli elenchi siano formati da persone ritenute idonee ad assumere, a titolo gratuito e volontario, questo importante incarico. Dopo una preselezione sulla base di quanto risulta dalla domanda, come indicato dalle Linee guida dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza è prevista la frequenza di un’apposita formazione multidisciplinare in tre moduli (fenomenologico, giuridico e psico-socio sanitario), a seguito della quale chi ha seguito il corso potrà essere iscritto negli elenchi e così rendersi disponibile alla nomina formale da parte del Giudice tutelare.

5. È un gesto significativo di cittadinanza solidale
Essere tutori volontari di un minore non accompagnato significa anche contribuire, su base volontaria e gratuita, alla costruzione di una cultura di solidarietà e di protezione dei più vulnerabili. Nel momento storico e sociale che stiamo attraversando, le forme di partecipazione e le pratiche di solidarietà come quelle legate all’accoglienza e all’aiuto ai minori e ai migranti, oltre a rappresentare un aiuto fondamentale per le persone vulnerabili che ne beneficiano, hanno il merito di promuovere una cultura dell’accoglienza, rappresentando il segnale di una volontà di politiche inclusive. Costituiscono un’occasione importante di conoscenza reciproca tra settori diversi della società, un momento di arricchimento individuale e un chiaro posizionamento personale rispetto a questioni importanti come quella della protezione dei minori non accompagnati.

15mila i baby migranti sbarcati in Italia, soli e in fuga da casa loro. Si moltiplicato le disponibilità ad essere tutor di minore non accompagnato

Globalist
A questi minori non accompagnati arrivati nel nostro Paese a partire dal gennaio 2017, vanno aggiunti i 18mila già censiti. E intanto si moltiplicano le offerte di chi si propone come tutor


Un esercito disperato. Sono 14.579 i minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle nostre coste da gennaio 2017 al 25 ottobre scorso, più di 18.491 quelli censiti dal sistema di accoglienza italiano. 

Lo rende noto Save the Children che oggi, insieme ad altre organizzazioni e associazioni promotrici della legge 47/2017 e impegnate sul campo a sostegno dei minori soli (ActionAid, Ai.Bi., Amnesty International Italia, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, C.I.R., Cnca, Emergency, Oim, Terre des Hommes, Unhcr e Unicef) ha incontrato i rappresentati delle istituzioni per un confronto a sei mesi dall'entrata in vigore dalla legge per l'accoglienza e la protezione dei minori stranieri non accompagnati che prevede, tra l'altro, la figura di tutor provvisori, ovvero semplici cittadini che si propongono per sostenere i piccoli migranti. 

E fortunatamente sono molte le richieste che arrivano. Segno che forse non siamo poi così razzisti come a Salvini piacerebbe. 

I temi. Tante le questioni affrontate: a cominciare dall'auspicata emanazione del previsto decreto del presidente del Consiglio dei ministri sul primo colloquio con il minore svolto dal personale qualificato del centro di prima accoglienza e la definizione dei contenuti della cartella sociale che lo accompagnerà lungo il suo percorso in Italia. Servono, inoltre, informazioni dettagliate per le Questure sulle modalità per consentire ai minori di presentare autonomamente la richiesta di permesso di soggiorno e va evitata del tutto la permanenza dei minorenni all'interno di strutture hotspot.

Cosa fare. Nei centri di prima accoglienza va garantito ai minori l'inserimento scolastico, l'accesso alla formazione professionale e l'accompagnamento all'inserimento lavorativo, ed è essenziale che i tutori anche provvisori, il personale delle strutture di accoglienza e le altre figure di riferimento del minore lo informino sul suo diritto di partecipare attivamente a tutti i procedimenti giudiziari e amministrativi che lo riguardano e di nominare una difesa tecnica di fiducia nei procedimenti giurisdizionali, come previsto dalla Legge.

Gli obiettivi. L'incontro di oggi è un primo passo per sciogliere i nodi principali che possono ostacolare la piena applicazione delle misure a sostegno delle migliaia di minori soli giunti in Italia. A cominciare dal necessario accompagnamento alle famiglie affidatarie, per favorire il diffondersi del coinvolgimento attivo di privati cittadini nel sostegno ai minori non accompagnati che andranno formati dal personale specializzato.

venerdì 13 ottobre 2017

Palermo, arrivata la "nave dei bambini": a bordo 241 minori, mai così tanti

La Repubblica
La battaglia di Sabratha ha riacceso la rotta libica. Appello di Sos Méditerranée: " Navi dei soccorsi insufficienti" - L'imbarcazione con i 241 minori a bordo ha attraccato nel porto del capoluogo siciliano questa mattina.


E' arrivata nel porto di Palermo nave Aquarius di Sos Mediterranee, con a bordo 606 migranti salvati in sette operazioni di soccorso in meno di 36 ore. La 'nave dei bambini' è stata ribattezzata: sul natante dell'organizzazione franco-italo-tedesca, infatti, 241 minori, 178 dei quali non accompagnati. Sono undici le donne incinte, di cui due al nono mese di gravidanza; e c'è anche un neonato di appena una settimana.

Diversi naufraghi presentano sintomi di malnutrizione e appaiono provati dalla prolungata mancanza di cure, un giovane porta i segni di ferite da arma da fuoco e da machete. Numerose donne di origine subsahariana hanno dichiarato di essere state ripetutamente vittime di violenze sessuali e di essere state imprigionate per diversi mesi.

"Un naufrago su tre è bambino o adolescente", ha confermato Madeleine
Habib,coordinatrice Sar (Search and Rescue) di Sos Mediterranee. I migranti soccorsi martedì e mercoledì provengono da più di 15 Paesi differenti: Siria, Egitto, Mali, Costa d'Avorio, Guinea Bissau, Sudan, Marocco, Somalia, Eritrea, Senegal, Camerun, Nigeria, Liberia, Etiopia, Algeria, Ghana, Benin, Gambia, Yemen. Tra loro anche un migrante originario della Turchia; 50 sono i richiedenti asilo siriani in fuga dalla Libia, tra i quali intere famiglie con bambini.

giovedì 28 settembre 2017

Migranti, in Lombardia 300 "tutori" pronti ad accogliere un minore non accompagnato

La Repubblica - Milano
Le richieste già valutate e ritenute idonee sono 265. Il volontario si fa carico della rappresentanza giuridica del ragazzo e vigila sul suo benessere anche in vista del ricongiungimento con la famiglia.
In Lombardia sono più di 300 le persone che hanno deciso di offrirsi come tutori di minori stranieri non accompagnati. A diffondere i dati è l'ufficio del Garante per l'infanzia e l'adolescenza della Regione al quale, a partire dall'apertura del bando nel luglio scorso, sono arrivate le candidature. 

Secondo l'autorithy guidata da Massimo Pagani, i minori non accompagnati presenti in Lombardia sarebbero almeno mille. "Fatti gli elenchi - ha spiegato Pagani - adesso è il momento di lavorare sodo affinché questo esercito del bene che si è costituito possa essere in grado di dare risposte a un'esigenza sociale che negli ultimi anni è andata sempre più aumentando".

La figura del tutor volontario, introdotta dalla legge 7 aprile 2017, prevede non solo che si faccia carico della rappresentanza giuridica del minore non accompagnato, ma anche lo sviluppo di una sorta di "genitorialità sociale" e cittadinanza attiva. 

Il tutore, infatti, deve vigilare sul benessere psico-fisico del tutelato, amministrare il suo eventuale patrimonio, seguire percorsi formativi, scolastici e di ricongiungimento famigliare dei minori stranieri.

Guardando ai numeri, delle oltre 300 candidature pervenute, 265 sono state valutate e ritenute idonee. Tra queste 141 provengono dalla provincia di Milano, mentre le altre sono arrivate da Bergamo (25), Monza e Brianza (22), Varese (17), Brescia (16), Como (12), Lecco (11), Pavia (8), Lodi (6), Mantova (4), Sondrio (2) e Cremona (1). 

Le domande, tuttavia, con continuano ad arrivare. Al momento sono state formate due liste: una per il tribunale dei minorenni di Milano e l'altra per quello di Brescia.