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giovedì 4 febbraio 2021

Stati Uniti. Biden rottama Trump sui migranti. Task force per riunire le famiglie ispaniche - 5.000 bambini nei centri di accoglienza al confine con il Messico

La Stampa
Il presidente crea una task force per riunire le famiglie ispaniche separate dal predecessore. Ci sono ancora 5000 bambini nei centri di accoglienza nella zona di confine con il Messico. 


La tattica dei narcos era sempre la stessa, durante la peggiore invasione degli illegali minorenni. Quando calava il buio, i coyotes messicani portavano i bambini migranti non accompagnati dai genitori sull'altra sponda del Rio Bravo (o Rio Grande, a seconda del paese), costringendo gli agenti americani della Customs and Border Protection (Cbp) a soccorrerli. 

Nello stesso tempo, poco più a valle oppure a monte, i trafficanti si approfittavano di aver distratto i doganieri, e attraversavano il fiume in barca per scaricare la droga ai loro complici in territorio Usa. Certe volte gli agenti non facevano in tempo a trovare i bambini, che quindi si perdevano nel deserto, morendo spesso di fame. Quando invece li prendevano, li portavano nei centri di accoglienza.

Biden adesso vuole rivoluzionare la politica sull'immigrazione, a partire dai tre ordini esecutivi che ha firmato ieri, e lo fa con le migliori intenzioni. La realtà al confine però è ancora questa, con circa 5.000 bambini attualmente sotto la custodia della Cbp, così come resta uguale l'emergenza delle carovane, che ancora si formano in America centrale per puntare verso il confine. Il presidente dovrà farci i conti, e perciò tenterà un difficile equilibrismo. 

Da una parte cambierà tutto, almeno in linea di principio, ma dall'altra lascerà in vigore alcuni provvedimenti di Trump, perché non ha ancora un'alternativa più umanitaria pronta, e non vuole lanciare il segnale di debolezza che le porte sono state riaperte all'immigrazione illegale.

Ieri Biden ha firmato tre decreti. Il primo crea una task force per riunificare le famiglie degli immigrati illegali separate dal predecessore, che ha lasciato 545 bambini ancora senza genitori. Il secondo riguarda il sistema per l'asilo, puntando ad affrontare le cause economiche e sociali alla radice delle migrazioni, nei paesi di provenienza, e rivedendo le regole per l'accoglienza negli Usa. Ad esempio rivedrà il programma che obbliga i richiedenti a restare in Messico, con l'idea di cancellarlo, senza però lasciar entrare subito quelli in attesa di risposta. 

Resterà invece in vigore la misura "Title 42" legata al Covid, per espellere subito i nuovi illegali. Il terzo decreto vuole "ristabilire la fiducia nel nostro sistema di immigrazione legale e integrazione", ad esempio eliminando alcuni limiti imposti da Trump alle domande per le carte verdi.

Il muro da 16 milioni di dollari e la tolleranza zero di Donald non hanno funzionato, se non altro perché gli arresti al confine sono stati più di 70.000 al mese negli ultimi quattro mesi, tornando quindi ai massimi livelli del decennio. Solo domenica scorsa, 260 bambini sono stati assegnati ai centri di accoglienza, quasi quanto i 294 di media nel picco della crisi del giugno 2019. Biden quindi deve cambiare linea, senza però provocare un'emergenza già pronta a scoppiargli in mano.

Paolo Mastrolilli

lunedì 18 gennaio 2021

Usa, pena di morte: messo a morte Higgs, tredicesima esecuzione federale da luglio. La stage di Trump è compiuta.

AGI/AFP
Dustin Higgs, un afroamericano quarantottenne condannato a morte per l'uccisione di tre donne, ha ricevuto un'iniezione letale nel carcere di Terre Haute, in Indiana. Si tratta della tredicesima esecuzione in sei mesi, ovvero da quando lo scorso luglio il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ripreso le esecuzioni federali dopo 17 anni di moratoria. 


Un tribunale aveva chiesto di rimandare l'esecuzione sostenendo che Higgs, affetto da Covid-19, avrebbe sofferto molto a causa delle condizioni dei suoi polmoni. La Corte Suprema aveva pero' accolto il successivo ricorso del Dipartimento di Giustizia, dando il via libera all'iniezione letale. 

Tra le 13 persone che, dallo scorso luglio, hanno ricevuto l'iniezione letale nel carcere di Terre Haute c'e' anche la prima donna in quasi 70 anni a essere giustiziata: Lisa Montgomery. La morte di Higgs arriva a pochi giorni dal giuramento del presidente eletto, Joe Biden, che ha promesso di lavorare con il Congresso per abolire la pena di morte a livello federale. 

I parlamentari democratici hanno preparato un disegno di legge in materia che ha possibilita' di essere approvato, ora che il partito dell'Asinello ha conquistato la maggioranza anche al Senato.

martedì 12 gennaio 2021

Sospesa l'esecuzione di Lisa Montgomery - Giudice dell'Indiana blocca l'esecuzione voluta da Trump a 8 giorni dall'insediamento di Joe Biden contrario alla pena di morte

HuffPost
Un giudice ha concesso la sospensione di quella che sarebbe stata la prima esecuzione da parte del governo degli Stati Uniti di una detenuta in più di 67 anni. Lo riporta l’Associated Press, che cita il quotidiano locale Topeka Capital-Journal.

Lisa Montgomery

L’iniezione letale era prevista per oggi presso il Federal Correctional Complex di Terre Haute, nell’Indiana, appena otto giorni prima dell’inaugurazione di Joe Biden, un oppositore della pena di morte federale. 

Ma il giudice Patrick Hanlon della Corte distrettuale degli Stati Uniti (distretto meridionale dell’Indiana) ha deciso di sospendere l’esecuzione, indicando la necessità di un’udienza probatoria per determinare le condizioni mentali della donna.

Lisa Montgomery, che la difesa ha sempre sostenuto incapace di intendere e volere a causa dei terribili abusi subiti da bambina, ha ucciso la 23enne Bobbie Jo Stinnett nel dicembre 2004, tagliandole il feto dal grembo e tendando di far passare il neonato come suo.

Il Topeka Capital-Journal riporta un passaggio della decisione del giudice Hanlon: “alla signora Montgomery sono state diagnosticate menomazioni cerebrali fisiche e malattie mentali multiple, e tre esperti sono dell’opinione che, sulla base della condotta e dei sintomi riferiti loro dal legale, la percezione della realtà della signora Montgomery sia attualmente distorta e compromessa ”.

L’avvocato di Montgomery Kelley Henry ha elogiato la decisione del giudice, poiché il suo team legale per anni ha sostenuto che il background della donna - pieno di abusi, esperienze traumatiche e disturbi mentali - l’abbia resa “inadatta all’esecuzione ai sensi dell’Ottavo Emendamento”, oltre ad avere un ruolo nell’omicidio del 2004.

venerdì 8 gennaio 2021

Amnesty USA: Assalto al Congresso, diritti umani in grave pericolo per gli atteggiamenti di Trump e l'incitamento alla violenza

SIR
“Il rifiuto del presidente Trump di facilitare il trasferimento pacifico dei poteri pone i diritti umani, la sicurezza pubblica e lo stato di diritto in grave pericolo”.
 
Seguaci di Trump assaltano il Congresso, tra le bandiere quella del Ku Klux Klan

Lo afferma Bob Goodfellow, direttore generale ad interim di Amnesty international Usa. Nei suoi discorsi, messaggi audio e tweet il presidente Trump continua infatti a rifiutare il risultato elettorale e incita i suoi sostenitori. Il risultato è che ieri, 6 gennaio, migliaia di persone hanno dato l’assalto alla sede del Congresso Usa. 
“L’abbraccio del presidente ai gruppi suprematisti bianchi ed estremisti – prosegue Goodfellow – ha alimentato ulteriormente il caos e la violenza. Tutte le autorità statunitensi devono rispettare, proteggere e attuare i diritti umani, compreso quello di essere liberi dalla violenza, dalle intimidazioni e dal razzismo”.
L’organizzazione per i diritti umani sa per esperienza che gli eventi drammatici si verificano nel mondo “quando autorità di governo diffondono false informazioni e incitano alla violenza razzista e politica per restare al potere. Il mondo, compresi i nostri dieci milioni di iscritti e sostenitori, osserva cosa sta accadendo”. 

“È il momento di ammettere la realtà – commenta Goodfellow -. Il presidente Trump ha ripetutamente incoraggiato i suoi sostenitori ai disordini e alla violenza. Questo è il comportamento di un istigatore, non di un leader. Tutte le autorità pubbliche degli Usa devono condannare le parole del presidente”.

Amnesty international Usa sta monitorando la situazione ed è profondamente preoccupata per quanto sta accadendo. L’organizzazione chiede al presidente “di raffreddare e non surriscaldare il clima di paura, di incertezza e di disordini e di assicurare che lui e il suo staff diffonderanno solo informazioni credibili e affidabili, contrasteranno quelle false e fuorvianti e impediranno e condanneranno attacchi e intimidazioni”.

sabato 26 dicembre 2020

Il Corte Federale blocca l'esecuzione, voluta da Trump, di Lisa Montgomery fissata per il 12 gennaio. La data sarà fissata dopo l'insediamento di Biden

Blog Diritti Umani - Human Rights
Un giudice federale ha affermato che il Dipartimento di Giustizia ha riprogrammato illegalmente l'esecuzione dell'unica donna nel braccio della morte federale, costringendo l'amministrazione Trump a programmare l'esecuzione dopo che il presidente eletto Joe Biden sarà entrato in carica. 

Il giudice del tribunale distrettuale degli Stati Uniti Randolph Moss ha anche deliberato un'ordinanza del direttore del Bureau of Prisons che aveva fissato la data di esecuzione di Lisa Montgomery per il 12 gennaio. 

Per Lisa Montgomery era stata precedentemente programmata di essere messa a morte presso il Federal Correctional Complex di Terre Haute, Indiana, questo mese, ma Moss ha ritardato l'esecuzione dopo che i suoi avvocati hanno contratto il coronavirus visitando la loro cliente chiedendo di posticipare la scadenza per presentare una petizione di clemenza. 

Moss ha vietato al Bureau of Prisons di eseguire l'esecuzione di Lisa Montgomery prima della fine dell'anno e i funzionari hanno riprogrammato la sua data di esecuzione per il 12 gennaio. Mercoledì, però, Moss ha stabilito era vietato anche riprogrammare la data mentre era in vigore una sospensione.  

Lisa Montgomery è l'unica donna nella braccio della morte federale e al sua esecuzione sarebbe la prima dopo 60 anni. Le sue speranze adesso sono legate alla decisione che Biden ha annunciato di fare una moratoria delle esecuzioni federali.

domenica 22 novembre 2020

Trump insiste con la pena di morte e si congeda fissando 3 esecuzioni federali prima di Natale. Gesto mai avvenuto nel periodo di transizione.

Il Messaggero
Donald Trump insiste sulla pena di morte: sono infatti tre detenuti nel braccio della morte, la cui esecuzioni dovrebbero avvenire nel periodo di transizione prima che Joe Biden assuma formalmente la presidenza, vengano giustiziati. «Nessuno ha mai tentato di eseguire così tante condanne a morte a livello federale, mai in un tempo così breve. E nessuno lo ha fatto in un modo che ignora così palesemente lo stato di diritto», ha dichiarato a Newsweek Robert Dunham, direttore esecutivo del Death Penalty Information Center (Dpic).

Nel luglio del 2019 Trump ha ordinato la ripresa delle esecuzioni federali e quest'anno, il 14 luglio, un primo prigioniero è stato messo a morte ponendo fine a una moratoria di fatto in corso da 17 anni. 

L'Amministrazione Trump ha giustiziato sette persone quest'anno e prevede di eseguire altre tre condanne a morte prima di Natale. Questo significa che avrà messo a morte più persone in un solo anno di qualsiasi altro presidente. Nessuno, prima di lui, ha poi tenuto detenuti nel braccio della morte nel periodo di transizione.

Le prossime esecuzioni in programma sono quelle di Lisa Montgomery l'8 dicembre, che rischia di essere la prima donna giustiziata a livello federale dal 1953. Il 10 dicembre rischia di essere giustiziato Brandon Bernard per l'omicidio di una coppia del Texas nel 1999, quando aveva 18 anni. 

L'ultima volta che il governo degli Stati Uniti ha eseguito una condanna a morte di una persona di diciotto anni al momento del crimine è stato nel 1952. 

La terza persona che rischia di essere giustiziato è Orlando Hall, un nero condannato a morte da una giuria di soli bianchi nel 1994 per il rapimento e lo stupro di una ragazza di 16 anni. Joe Biden, nel suo manifesto elettorale, ha promesso di eliminare la pena di morte a livello federale e di cercare di convincere gli stati a fare altrettanto. 

Un sondaggio condotto da Gallup nel 2019 ha mostrato che il 60 per cento degli americani ritiene l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale una punizione più appropriata per l'omicidio rispetto alla pena di morte.

sabato 18 luglio 2020

Usa, pena di morte: terza esecuzione federale, voluta da Trump, nel giro di pochi giorni. Ucciso Dustin Honken in Indiana con iniezione letale

ANSA
Terza esecuzione federale negli Stati Uniti dopo la fine voluta da Donald Trump della moratoria durata 17 anni. Il boia e' entrato in azione ancora una vola nel braccio della morte del carcere federale di Terre Haute, in Indiana, dove e' stata praticata l'iniezione letale a Dustin Honken, 52 anni.

Dustin Honken, 52 anni
L'uomo era stato condannato a morte 27 anni fa per degli omicidi di cui aveva ammesso la colpevolezza. "Stava espiando la sua colpa in carcere e non c'era alcuna ragione per ucciderlo", ha affermato il suo avvocato.

mercoledì 1 luglio 2020

Usa, Corte Suprema: con Trump via libera alla pena di morte a livello federale, sospese dal 2003

Sky Tg24
Con l'amministrazione Trump possono dunque riprendere le esecuzioni capitali, sospese di fatto dal 2003. Lo stesso tribunale ha però bocciato la restrittiva legge sull’aborto varata dalla Louisiana


La Corte Suprema ha dato il via libera all'amministrazione Trump per ripristinare la pena di morte a livello federale. Le esecuzioni, sulla base delle procedure annunciate lo scorso anno dal Dipartimento di giustizia, potrebbero riprendere per la prima volta dal 2003, quando furono di fatto congelate durante l'amministrazione Bush. I giudici costituzionali infatti hanno deciso di non intervenire sul ricorso presentato da quattro detenuti nel 'braccio della morte'.


La decisione dell'Alta Corte è stata contrastata, dato che due dei giudici liberal - Ruth Ginsburg e Sonia Sotomayor - hanno dichiarato che avrebbero preso in considerazione il ricorso contro i nuovi protocolli federali proposti dal Dipartimento di giustizia. 

Il ministro William Barr li aveva presentati la scorsa estate, e prevedono la ripresa delle esecuzioni usando una nuova procedura basata sull'iniezione letale di un singolo farmaco, il pentobarbital. 

Il Dipartimento prevede quindi che il boia federale entri in azione già nel mese di luglio con tre esecuzioni in programma, mentre una quarta è prevista per agosto.

venerdì 31 gennaio 2020

Messico, il muro della vergogna di Trump spazzato via dal vento. La natura corregge gli errori degli uomini.

Io Donna
Il forte vento ha abbattuto parte del muro di frontiera tra Stati Uniti e Messico per il quale il presidente americano Donald Trump ha lottato strenuamente

Se non lo capisce l’uomo che sta facendo qualcosa di sbagliato, ci pensa la natura. E siccome costruire muri è ingiusto, la natura li abbatte senza chiedere il permesso.

Questa volta è stato un forte vento ad abbattere parte del muro di frontiera tra Stati Uniti e Messico. Alcuni dei pannelli sono caduti sugli alberi dalla parte del lato messicano del confine con la California. Fortunatamente senza causare danni né feriti.

Donald Trump ha lottato strenuamente per ottenere l’allungamento di questa disumana barriera e, in un suo assurdo discorso, la definì una “grande e bella parete, dura”, “praticamente impenetrabile” e abbastanza calda da “friggere un uovo”.

Un ufficiale della dogana e della protezione delle frontiere a El Centro, ha dichiarato alla Cnn: «Questi pannelli sono stati recentemente installati e non erano ancora stati testati per resistere al vento. Per fortuna, non ci sono stati danni, né feriti».
Il muro della vergogna
Il muro messicano o muro di Tijuana, è conosciuto anche come “muro della vergogna”: il suo obiettivo è quello di rafforzare la barriera transfrontaliera in modo da bloccare il passaggio di migranti provenienti da Honduras, Guatemala e altri Paesi dell’America latina.

Trump e i suoi muri
Il muro fu una delle promesse elettorali di Trump, ma non è stato il tycoon a cominciarlo. La barriera, che si snoda per chilometri lungo la frontiera tra Tijuana e San Diego (le dimensioni sarebbero paragonabili solo a quelle della Grande muraglia cinese), ha iniziato ad essere costruita nel 1990 durante la presidenza George H. W. Bush.

Poi nel 1994 venne ulteriormente sviluppata durante l’era Clinton aggiungendo una presenza fissa di forze di polizia al confine.

5mila persone hanno perso la vita
È composta da lamiera metallica alta dai due ai quattro metri, ed è dotata di illuminazione ad altissima intensità. Una rete di sensori elettronici e di strumentazione per la visione notturna, è connessa via radio alla polizia di frontiera statunitense che, inoltre, utilizza un sistema di vigilanza permanente effettuato con veicoli ed elicotteri armati.

Trump sta spendendo centinaia di milioni di dollari per finire la costruzionedi questa barriera. L’obiettivo è arrivare alla valle del Rio grande.

Secondo i dati della Commissione nazionale per i diritti umani del Messico, sono morte 5mila persone nel tentativo di superare il confine alla ricerca di un’esistenza più dignitosa.
Non solo disumana
Non solo una misura assolutamente inaccettabile dal punto di vista umano, ma anche dal fortissimo impatto dal punto di vista ambientale: il muro infatti, sta distruggendo l’Organ Pipe Cactus National Monument, il monumento nazionale degli Stati Uniti d’America e riserva della biosfera UNESCO situato nell’estremo sud dell’Arizona.

domenica 14 luglio 2019

Al via i rastrellamenti anti-immigrati di Trump. Migliaia di irregolari che lavorano da anni saranno separati dalle famiglie e espulsi

ANSA
I raid contro gli immigrati entrati irregolarmente negli Stati Uniti e voluti da Donald Trump sono in corso. 


Lo riportano i media americani citando un funzionario dell'amministrazione, secondo il quale le operazioni sono scattate ad Atlanta, Baltimora, Chicago, Denver, Houston, Los Angeles, Miami, New York e San Francisco. New Orleans, inizialmente nella lista delle autorità, è risparmiata a causa della tempesta tropicale Barry.

mercoledì 23 gennaio 2019

Venezuela, Maduro «spodestato»: Trump riconosce Guaidó presidente ad interim.

Corriere della Sera
Il capo dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione Juan Guaidó si è «autoproclamato presidente ad interim» in attesa di nuove elezioni rinnegando di fatto il governo Maduro. Al riconoscimento ufficiale di Trump si sono uniti Canada, Brasile e altri paesi del Sudamerica. Intanto scontri in piazza a Caracas tra polizia e manifestanti.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ufficialmente riconosciuto Juan Guaidó presidente del Venezuela dopo che il presidente dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione di Caracas ha giurato, autoproclamandosi presidente ad interim in attesa di nuove elezioni. 

«Oggi è una data storica per il nostro Paese - ha detto ricordando che il 23 gennaio del 1958 cadde la dittatura di Perez Jimenez - a tutte le forze Forze armate il nostro appello è molto chiaro, questo Parlamento vi tende la mano e vi chiede di mettervi al fianco della Costituzione e del popolo, il vostro popolo».

Maduro: «Siamo la maggioranza, il popolo di Chavez»
«Siamo la maggioranza, siamo il popolo di Hugo Chavez»: così il presidente venezuelano Nicolas Maduro — dal balcone — ha parlato ai suoi sostenitori accorsi davanti al palazzo presidenziale di Caracas. «Siamo in questo palazzo per volontà popolare, solo la gente ci può portare via, è in corso un colpo di stato», ha aggiunto, facendo appello ai suoi sostenitori perché si riuniscano davanti al palazzo Miraflores. «Concedo 72 ore ai diplomatici Usa perché lascino il Paese», ha aggiunto: «Dispongo di interrompere le relazioni diplomatiche e commerciali con il governo imperialista» di Washington. «Ci difenderemo a ogni costo, siamo in una battaglia storica, nessuno abbassi la guardia».


Il riconoscimento di Trump
Trump lanciato un appello a tutte le capitali occidentali, invitandole a seguire il suo esempio e a rinnegare il governo di Nicolas Maduro. Il primo Paese a seguire il presidente Usa è stato il Canada che si è dichiarato pronto a riconoscere subito Guaidó presidente del Venezuela. 

«I cittadini del Venezuela hanno sofferto troppo a lungo nelle mani del regime illegittimo di Maduro. Oggi ho ufficialmente riconosciuto il presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana, Juan Guaidó , come presidente ad interim», ha scritto su Twitter il presidente Usa, che ha poi detto che «tutte le opzioni sono sul tavolo» nel caso in cui venisse «toccato» Guaidó. Anche il Brasile, la Colombia, il Perù, il Guatemala, l’Ecuador, l'Argentina, il Costa Rica, il Cile e il Paraguay hanno riconosciuto il presidente autoproclamato. Il Messico e la Bolivia, invece, hanno annunciato di riconoscere il governo del presidente Maduro e non quello dell'autoproclamato Guaidó. 

«Non saremo mai di nuovo un giardino degli Stati Uniti», ha scritto su Twitter il presidente della Bolivia, Evo Morales.

mercoledì 21 novembre 2018

Carovana, un giudice sfida Trump: "I migranti possono chiedere asilo negli Usa"

La Repubblica
Congelato l'ordine del presidente di respingere tutti coloro che non entrano legalmente negli Stati Uniti: era pensato per fermare gli immigrati bloccati in Messico.


Los Angeles — Donald Trump perde una battaglia nella sue guerra personale contro la carovana di migranti che dal Sud America sta cercando di raggiungere gli Stati Uniti. Un giudice federale ieri ha ordinato all'Amministrazione di accettare le domande di asilo dei migranti senza prencere in considerazione il luogo dove le domande stesse vengono presentate.

Il 9 novembre Trump aveva vietato l'accettazione di domande di asilo che non fossero state presentate a un punto di ingresso ufficiale negli Usa: di fatto, solo chi entrava legalmente negli Stati Uniti in questo modo poteva presentare domanda. Nel farlo, il presidente aveva invocato le possibilià che venivano attribuite al suo ruolo dalle leggi sulla sicurezza nazionale e sottolineato che agiva per proteggere il suolo americano.

La norma era pensata per respingere le migliaia di migranti che premono al confine meridionale degli Usa e che Trump ha inviato l'esercito a fermare. "Qualunque sia l'autorità del presidente, non può riscrivere le leggi sull'immigrazione facendo passare norme che il Congresso ha espressamente condannato", ha scritto nelle motivazioni della sentenza il giudice Jon S. Tigar di San Francisco.

La sua scelta implica che, fino a quando non ci sarà un ricorso, i migranti potranno chiedere asilo negli Usa.

martedì 13 novembre 2018

Nessuna pietà per questo bambino nella carovana in Messico. Per Trump è un criminale e un terrorista

Globalist
Jonathan Rodriguez, ha solo sette anni ed è uno dei latino-americani che fanno parte della carovana di migranti.
Jonathan Rodriguez una dei bambini della carovana
Lui si chiama Jonathan Rodriguez, ha solo sette anni ed è uno dei latino-americani che fanno parte della carovana di migranti che sta attraversando il Messico per dirigersi verso gli Stati Uniti.
Per Donald Trump - che ha mandato esercito e milizie al confine - anche lui è un pericoloso criminale e terrorista e - se dovesse attraversare il confine - sarebbe separato dai genitori e mandato in un lager nel deserto come gli altri.
Il miliardario che deride il povero. Il capitalista che avvelena e sfrutta il mondo che non si domanda perché tanta gente fugga, né quali siano le responsabilità storiche degli Stati Uniti.

Bambini trattati da criminali e terroristi. Negli Stati Uniti. Ma anche in Europa e in Italia.

lunedì 5 novembre 2018

Carovana di migranti, il Pentagono nega i soldati al confine a Trump: "non sono funzioni delle forze militari."

Corriere della Sera
Il presidente voleva inviare 15mila militari alla frontiera per bloccare l’«invasione di clandestini»; e smentisce di aver detto di sparare: «Saranno arrestati». Obama: «E’ senza pietà, questa non è America»
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Man mano che si avvicina, alla frontiera messicana e alle elezioni americane di midterm, la marcia disperata dei migranti latinoamericani diventa sempre più pesante, umanamente e politicamente. Il lungo cordone in movimento è monitorato ora dopo ora dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. L’Unicef stima in 2.300 i bambini in cammino con le famiglie, esposti al rischio di sfruttamento e abusi e bisognosi di servizi essenziali, come assistenza sanitaria e acqua pulita. Fuggono da bande criminali, estorsioni e povertà, endemica in Centroamerica.
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La prova di forza di Trump «Perdono tempo» il commento gelido di Donald Trump, che aveva manifestato l’intenzione di inviare fino a 15mila militari alla frontiera, per sbarrare l’ingresso all’«invasione di clandestini»; ma il Pentagono avrebbe detto no al maxi dispiegamento: simili funzioni di polizia esulano dalla giurisdizione delle forze militari, la motivazione del rifiuto. 

Il presidente statunitense aveva anche sostenuto che, di fonte a un eventuale tentativo di forzare il blocco con la violenza, l’esercito avrebbe potuto sparare sulla folla: «Ho detto ai soldati che considerino i sassi come fossero fucili: se qualcuno lancia pietre si potrebbe aprire il fuoco, perché se ti sparano in faccia...» ha affermato venerdì, riferendosi agli scontri in Guatemala, costati la vita a un 26enne honduregno raggiunto da un proiettile di gomma alla testa; il terzo a morire da quando, a metà ottobre, sono ripresi i flussi verso nord. La dichiarazione è stata comunque smentita dopo qualche ora: «Non ho detto di sparare, però saranno arrestati».
Lo scontro frontale con Obama
La situazione accende la campagna elettorale in corso per il voto di martedì 6 novembre, e per aggiudicarsi un nuovo successo alle urne Trump sta puntando tutto sull’indurimento delle politiche per la concessione di asilo e la cancellazione dell0 “ius soli”. Donald Trump «mente e si inventa le cose» attacca l’ex presidente Barack Obama in comizio in Florida, accusandolo di dividere il Paese con una linea inutilmente intransigente sull’immigrazione: «Non ha compassione, questa non è l’America». «L’avete sentito? - replica Trump dalla West Virginia -. Io l’ho sentito mentre ero in aereo solo perché non avevo nulla fare» ironizza, accusando il predecessore di esser stato peggio di lui contro i media: «Ha perfino usato il dipartimento di Giustizia per perseguire dei cronisti».

Giuseppe Gaetano

domenica 1 luglio 2018

USA - Marea umana contro Trump, 'migranti qui sono benvenuti'. Ai confini delI'Italia i bambini muoiono e nessuno protesta!

Ansa
700 manifestazioni nel mondo per tenere le famiglie unite
Un fiume di persone a Washington. Una marea umana a Boston, Chicago, New York, Los Angeles, Portland in Oregon. Da est a Ovest. Da nord a sud. Fino in Texas, a ridosso della frontiera fra Usa e Messico. 


Al grido di "Famiglie Unite" un'ondata di proteste ha percorso gli Stati Uniti, per scandire il fermo 'No' alla 'tolleranza zero' voluta dall'amministrazione Trump in tema di immigrazione e scandire il suo slogan: 'Migranti qui siete i benvenuti'.

Al centro della mobilitazione, partita dalla capitale, l'appello accorato alla riunificazione delle famiglie di migranti separate al confine: i cartelli sono espliciti come la piazza ha abituato fin dall'indomani dell'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Ma questa volta l'immagine di bambole rinchiuse in gabbie tocca nel profondo una opinione pubblica che da giorni fa sentire la sua voce con focolai di proteste.

venerdì 29 giugno 2018

USA - Migranti - A Washington protesta delle donne contro la politica di Trump al grido: "Dove sono in bambini?" - 575 arresti

Blog Diritti Umani - Human Rights
Più di 1.000 attiviste hanno sfilato giovedì a Washington nel Capitol Hill per protestare contro la separazione dei bambini dai genitori immigrati al confine tra Stati Uniti e Messico.
La polizia del Campidoglio degli Stati Uniti ha arrestato circa 575 persone per dimostrazione illegale, tra cui Pramila Jayapal, una rappresentante del partito democratico di Washington.


Gli arresti sono stati finora pacifici, con i manifestanti che non hanno discusso con gli ufficiali di polizia di Capitol durante gli arresti e non sono state ammanettate.

Altri senatori democratici - tra cui Ed Markey del Massachusetts, Mazie Hirono delle Hawaii, Kirsten Gillibrand di New York e Richard Blumenthal del Connecticut - hanno anche visitato i manifestanti per sostenere i loro sforzi.

I manifestanti hanno cantato "abolire l'ICE" e "dove sono i bambini?" e altri canti.

Gli attivisti si sono seduti sul pavimento del palazzo del Senato con le coperte di emergenza per chiedere al Congresso di porre fine alle politiche dell'amministrazione Trump che criminalizzano e detengono immigranti privi di documenti e li separano dai loro figli.

Ezio Savasta

Fonte: CNN

venerdì 22 giugno 2018

Trump e la piccola migrante, la copertina-denuncia di Time

La Repubblica
Un gigantesco Donald Trump torreggia accigliato sopra una bambina piccolissima e in lacrime. "Benvenuti in America", è il titolo della copertina dell'ultimo numero del settimanale americano Time. 

Un'immagine forte, costruita sulla fotografia che negli ultimi giorni è diventata un po' l'icona dell'ultima drammatica vicenda di migrazione che sta coinvolgendo gli Stati Uniti. 

La piccola dalla giacca rosa è una bambina honduregna di 2 anni che il fotografo premio Pulitzer John Moore ha catturato nel momento della reazione disperata di fronte agli agenti che stavano per portare via sua madre, al confine tra Messico e Texas. 

Dopo che il fotografo ha scattato questa immagine la donna e la sua piccola sono state portate in un centro di smistamento dove, con ogni probabilità come è accaduto per altre centinaia di famiglie in questi mesi, sono state separate e detenute in diversi centri. "È stato duro per me scattare questa foto - ha detto Moore a Time - Avrei solo voluto prenderla in braccio, ma non potevo".

mercoledì 30 maggio 2018

L'America di Trump: la polizia spara in testa a una giovane migrante disarmata al confine con il Texas

Globalist
Claudia Patricia Gomez Gonzales, 20 anni, era partita dal Guatemala per trovare un lavoro che le consentisse di pagarsi l'università.


Voleva studiare legge, ma le servivano i soldi per l'Università. Così Claudia Patricia Gomez Gonzales, originaria del Guatemala, si è messa in viaggio verso gli Stati Uniti, tentando di attraversare il confine con il Texas. Dove però, ha trovato le guardie di frontiera del Customs and Border Protection (Cbp) che le hanno sparato in testa, uccidendola. Aveva 20 anni.

Era insieme ad un gruppo di migranti che l'agente che ha sparato ha definito 'aggressivi', cosa poi smentita dal rapporto della stessa Cbp, che adesso è nell'occhio del ciclone e al centro di un'indagine dell'Fbi e dei Texas Ranger. 

Ma il cadavere di Claudia è rimasto lì, a Rio Bravo e a denunciarne la morte sono i media, in particolare Al Jazeera che ha ospitato Cristina Jimenez, direttrice di United We Dream, un'organizzazione di giovani migranti con base a New York: "Il Congresso Usa deve mettere fine a questa follia. I parlamentari hanno il potere di impedire a queste agenzie di colpire le nostre comunità".

mercoledì 9 maggio 2018

L'inesorabile declino della pena di morte negli USA, nonostante Trump

Blog Diritti Umani - Human Rigths
Prima e dal suo insediamento, il presidente Trump ha spesso chiesto un maggiore uso della pena di morte, anche per spacciatori di droga, assassini e terroristi. Ma un nuovo rapporto di Bureau of Justice Statistics rileva che il paese non condivide il suo entusiasmo per la pena capitale.


Nel 2016, il numero di prigionieri condannati a morte è diminuito per il sedicesimo anno consecutivo. In termini assoluti, il numero di detenuti che hanno subito la pena capitale alla fine del 2016 (2.814) tornando ai livelli bassi del 1993 (2.727).

Venti prigionieri sono stati messi a morte nel 2016, il totale più basso dal 1991. Come negli anni precedenti, la pena di morte è rimasta in vigore a causa di una manciata di stati. Nel 2016, il Texas e la Georgia hanno rappresentato l'80% delle esecuzioni, mentre 45 stati non hanno imposto la pena di morte.

L'allontanamento nazionale dalla pena di morte non è l'unico fattore che limiterà la capacità di Trump di riportare la pena capitale. Il governo federale ha una ridotta influenza nella giustizia criminale, che ospita 1 prigioniero su 8. Poiché gli stati - piuttosto che il governo federale - sono i principali motori delle forze dell'ordine nel paese ed in gran numero non applicano la pena capitale.

ES