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sabato 1 maggio 2021

Migranti: Appello Unicef: 1.100 bambini presenti nei centri di detenzione in Libia - Vanno rilasciati. In una settimana 125 quelli salvati in mare'

ANSAmed
"Questa settimana, 125 bambini, di cui 114 non accompagnati, sono stati salvati in mare, al largo della Libia: il Mediterraneo centrale continua a essere una delle rotte migratorie più pericolose e letali del mondo". 

Lo sottolinea, in una nota l'Unicef ricordando che dall'inizio dell'anno, "almeno 350 persone, tra cui bambini e donne, sono annegate o scomparse nel Mediterraneo centrale mentre cercavano di raggiungere l'Europa, di cui 130 solo la settimana scorsa".

La maggior parte di coloro che sono stati salvati vengono mandati "in centri di detenzione sovraffollati in Libia, in condizioni estremamente difficili e con limitato o nessun accesso all'acqua e ai servizi sanitari: sono quasi 1.100 i bambini che si trovano in questi centri", denuncia l'Unicef precisando che "in Libia ci sono 51.828 bambini migranti e sono stimati 14.572 bambini rifugiati. La maggior parte non è in grado di accedere ai servizi ed è vulnerabile allo sfruttamento e agli abusi all'interno del paese".
"Chiediamo alle autorità libiche - conclude la nota - di rilasciare tutti i bambini e di porre fine alla detenzione per motivi migratori. La detenzione di bambini in situazioni di migrazione non è mai nel superiore interesse del bambino.
Chiediamo alle autorità in Europa e nel Mediterraneo centrale di sostenere e accogliere i migranti e i rifugiati che arrivano sulle loro coste e di rafforzare i sistemi di ricerca e soccorso".

venerdì 12 marzo 2021

Siria - Impatto devastante di 10 anni di guerra sui bambini. Unicef: Metà non va a scuola, 90% necessita assistenza sanitaria

Ansa
Dopo dieci anni di violenze armate in Siria, l'impatto sui bambini e, in generale, i minori, è stato devastante. Lo rivela oggi il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), secondo cui il 90% dei bambini ha bisogno di assistenza umanitaria, con un incremento del 20% rispetto allo scorso anno.

Secondo i dati Unicef raccolti tra il 2011 e il 2020, più di 12mila minori sono stati uccisi o feriti, più di 5.700 bambini, alcuni anche di 7 anni, sono stati reclutati nei combattimenti, più di 1.300 strutture sanitarie e scolastiche, con il relativo personale, sono stati attaccati dalle parti in conflitto. 

Nel comunicato diffuso ai media, Unicef afferma che la guerra lunga un decennio in Siria ha avuto conseguenze devastanti sui bambini e sull'infanzia. "All'interno della Siria ci sono 6 milioni di bambini che hanno bisogno di assistenza, molti sono nati durante la guerra e non hanno conosciuto altro se non conflitto, sfollamento e perdite". 

L'agenzia dell'Onu ricorda che "solo lo scorso anno, il numero di bambini indicati con stress psicologico è raddoppiato, indice delle conseguenze di lungo periodo che la guerra continua ad avere sulla salute mentale e sul benessere dei bambini. Metà dei bambini della Siria non va a scuola: una scuola su tre in Siria non può essere utilizzata perché danneggiata, distrutta, utilizzata come rifugio per le famiglie sfollate o usata a scopo militare". 

L'Unicef non dimentica gli effetti negativi della pandemia che "ha ulteriormente complicato la situazione dei bambini della Siria. Il numero di persone che ha bisogno di aiuto è aumentato del 20% solo lo scorso anno, il 65% delle famiglie riportano di non poter rispondere ai bisogni di base e circa l'80% delle persone in Siria vive in povertà". ondo".

venerdì 26 giugno 2020

Unicef: in Yemen la peggiore crisi umanitaria del mondo. Milioni di bambini rischiano di morire

ANSAmed
Milioni di bambini yemeniti hanno un "disperato bisogno di aiuto umanitario". E' l'allarme lanciato oggi dall'agenzia dell'Onu per l'infanzia (Unicef), secondo cui quattro minori yemeniti su cinque rischiano di non superare l'esame per la sopravvivenza in quella che l'Onu definisce la peggiore crisi umanitaria del mondo.


Lo Yemen è da anni martoriato da una guerra intestina che ha poi assunto dimensione regionale col coinvolgimento di Arabia Saudita e Iran e che si inserisce in un contesto di endemica povertà e penuria di risorse alimentari.

Secondo Unicef, "decine di migliaia di bambini sono morti per cause dirette o indirette del conflitto, come malattie e malnutrizione". Degli oltre 12 milioni di minori yemeniti, circa due milioni hanno abbandonato le loro case e vivono come sfollati in condizioni più che precarie.

"Il numero dei bambini malnutriti può raggiungere i due milioni e 400mila entro la fine dell'anno, ovvero con un incremento del 20%", si legge nel documento dell'Unicef.
La crisi del coronavirus ha esasperato le già disperate condizioni dei servizi sanitari nel Paese, separato da più di 30 line di conflitto tra le diverse parti armate. (ANSAmed).

mercoledì 24 luglio 2019

Siria - Unicef: 49.000 bambini altamente vulnerabili, sopravvissuti ad atrocità e combattimenti, chiusi nel campo di Al-Hol. Urge intervento umanitario.

Roma Sette
L’Unicef chiede a tutte le parti in conflitto in Siria di «facilitare un accesso umanitario incondizionato ovunque», per raggiungere ogni piccolo in difficoltà


Assumersi «piena responsabilità» per il reintegro dei bambini nelle comunità locali e per un «rimpatrio sicuro» nelle loro terre e facilitare un «accesso umanitario incondizionato, all’interno di Al-Hol e ovunque in Siria, per raggiungere ogni bambino che abbia bisogno di aiuto, ovunque esso sia».
 

Sono le richiesta rivolte nella giornata di ieri, 17 luglio, dall’Unicef a «tutte le parti in conflitto in Siria». Nel nordest del paese, denunciano dall’organismo internazionale, almeno 70mila persone vivono nel campo di Al-Hol; si stima che più del 90% di loro siano donne e bambini. Tra i bambini, circa 20mila sono siriani. I restanti 29mila provengono da 62 Paesi diversi, compresi 9mila dall’Iraq. La maggior parte ha meno di 12 anni. Questi bambini sono altamente vulnerabili, sono sopravvissuti a duri combattimenti e hanno visto inimmaginabili atrocità».

L’Unicef accende i riflettori sulla «difficile situazione umanitaria» che questi piccoli affrontano, «per molti ulteriormente aggravata dall’aver subito recenti esperienze di abuso o dall’essere stati costretti a combattere o a compiere atti di violenza estrema. Questi – si legge nella nota diffusa ieri – sono solo una parte di un più ampio gruppo di bambini presumibilmente associati al conflitto armato, bloccati nei campi, in centri di detenzione e orfanotrofi in Siria, soprattutto nel nordest. Molti, anche di 12 anni, sarebbero stati detenuti. Nella provincia di Idlib, nel nordovest del Paese, circa 1 milione di bambini sono stati intrappolati per mesi e mesi nel mezzo di pesanti combattimenti. Il loro destino e il loro futuro sono in bilico».

Entrando nello specifico del campo di Al-Hol, il rappresentante Unicef in Siria Fran Equiza, di ritorno da una missione sul luogo, racconta di «migliaia di ragazzi e ragazze che non hanno mai avuto la possibilità di essere soltanto dei bambini. Questi sono bambini! Meritano di ricevere cure, protezione, attenzione e servizi a i massimi livelli». Al contrario, «dopo anni di violenze, non sono desiderati, sono stigmatizzati dalle loro comunità locali o evitati dai loro governi». Per loro, e non solo, ogni giorno l’Unicef e i suoi partner forniscono circa 1,7 milioni di litri di acqua potabile e 750mila litri di acqua per uso domestico. Ma il consumo di acqua in estate cresce e dall’Unicef avvertono: sarà una sfida continuare a garantire quantità sufficienti di acqua. Di qui la richiesta di «9 milioni di dollari per continuare a fornire assistenza e supporto ai bambini e alle famiglie nei campi e ampliare le operazioni per rispondere ai loro bisogni».

martedì 18 giugno 2019

Unicef e Oms: "Nel mondo 1 persona su 3 senza acqua potabile sicura"

La Repubblica
L'allarme delle due organizzazioni nel rapporto "Progress on drinking water". Per 3 miliardi di persone non è possibile lavarsi le mani disponendo di acqua e sapone in casa".
Nel mondo, una persona su tre non ha accesso all'acqua potabile sicura. Lo rivela il rapporto 'Progress on drinking water', di Unicef e Organizzazione mondiale della sanità, che punta i riflettori sulle disuguaglianze nell'accesso alla risorsa acqua. 

Non solo: "Più della metà del mondo - denunciano - non ha accesso a servizi igienico-sanitari sicuri". Il "mero accesso all'acqua non basta. Se è sporca o insicura, non stiamo aiutando i bambini a livello globale", afferma Ann Naylor dell'Unicef.

Infatti, sottolinea Naylor, "se l'acqua non è pulita, sicura da bere o è troppo lontana da raggiungere, e se l'accesso ai servizi igienici è limitato, allora non stiano lavorando a favore delle nuove generazioni". Secondo il Rapporto, circa 2,2 miliardi di persone a livello mondiale non dispongono di servizi per l'acqua potabile, 4,2 miliardi non dispongono di servizi igienici sicuri. Per 3 miliardi di persone, inoltre, non è possibile neppure lavarsi le mani disponendo di acqua e sapone in casa. Secondo Unicef e Oms, dunque, se "progressi significativi sono stati fatti per l'accesso universale di base all'acqua, ci sono tuttavia grandi differenze nella qualità dei servizi forniti".

"Se i vari paesi falliranno negli sforzi per garantire acqua sicura e servizi igienico-sanitari - ha avvertito Maria Neira, Director Department of Public Health dell'Organizzazione mondiale della sanità - continueremo a vivere insieme a malattie che già da tempo sarebbero dovute essere nei libri di storia: malattia come diarrea, colera, tifo, epatite A e malattie tropicali dimenticate. Investire in acqua, sanità e igiene è vantaggioso per la società sotto molteplici aspetti ed è - rileva - una base essenziale per la salute pubblica".

mercoledì 17 aprile 2019

Libia: Unicef, 7.300 i bambini sfollati finora 4.500 persone chiedono di essere evacuate. Morti scontri a 174

AnsaMed
Sono 7.300 i bambini sfollati in Libia a causa degli scontri in corso. E' il dato, aggiornato al 15 aprile, dell'Unicef all'ANSA. 
Le persone che hanno invece chiesto di essere evacuate e che si trovano tuttora nelle aree del conflitto sono circa 4.500, fra cui 1.800 bambini.
 

L'Unicef sta attuando una risposta rapida all'emergenza attraverso la consegna di pacchi di beni essenziali, come cibo e aiuti per l'igiene. Circa 200 famiglie (circa 1.000 persone, fra cui bambini) sono state assistite dall'inizio della crisi.

L'Unicef sta inoltre fornendo aiuti igienico-sanitari essenziali, medicine e kit per l'istruzione, per un'assistenza immediata ai bambini e alle famiglie colpiti dal conflitto e sfollati. Come parte della risposta sanitaria, inoltre, sta lavorando per supportare le strutture sanitarie in aree colpite dalla guerra: quattro kit medici sono stati ad esempio forniti all'ospedale di Zintan, sufficienti per l'assistenza sanitaria di base ad almeno 10.000 persone per tre mesi. 

L'organizzazione sta anche assicurando servizi psicosociali ai bambini sfollati e supporto psicosociale alle loro famiglie. Dall'inizio del conflitto, oltre 100 ragazzi e ragazze e 50 genitori hanno beneficiato di programmi di protezione dell'infanzia e di sensibilizzazione.
Per rispondere alle emergenze a Tripoli e in Libia occidentale, l'Unicef e i suoi partner hanno lanciato un appello urgente di 4,77 milioni di dollari per continuare a fornire assistenza multisettoriale ai bambini e alle loro famiglie direttamente colpiti dal conflitto.
Intanto, il bilancio delle vittime degli scontri a Tripoli è salito a 174 morti e 756 feriti. Lo riferisce l'Organizzazione mondiale della Sanità nel Paese nordafricano.

martedì 19 marzo 2019

Migranti: Unicef, 650mila bambini frequentano scuole turche

AnsaMed
A 3 anni da patto Ue, investiti 85 milioni di euro.

Adana (Confine Turchia-Siria) - Sono 645.000 i minori rifugiati che frequentano le scuole in Turchia, circa il 60% del totale di quelli in età scolare. È la stima dell'Unicef, che insieme ai ministeri del Welfare e dell'Educazione di Ankara e alla Mezzaluna Rossa turca gestisce il maggior programma di sostegno nel Paese contro la dispersione scolastica dei profughi (Ccte).
Il progetto è finanziato fino al luglio prossimo con 85 milioni di euro della prima tranche di 3 miliardi di aiuti previsti dall'accordo Ue-Turchia, che oggi compie 3 anni, e verrà riproposto anche con le nuove risorse, già impegnate da Bruxelles.
Attraverso il Ccte, 487.000 minori rifugiati - l'85% dei quali siriani - ha ricevuto finora un sostegno economico legato alla regolare partecipazione alle attività educative, in modo da incentivare le famiglie più vulnerabili a mandarli a scuola.

lunedì 11 marzo 2019

Siria nono anno della guerra che non è finita. Allarme dell'Unicef, 1.106 bambini uccisi solo nel 2018, ma le cifre reali sarebbero molto più alte

Ansa
"Solo nel 2018, in Siria 1.106 bambini sono stati uccisi nei combattimenti, il più alto numero in un solo anno dall'inizio della guerra", nel 2011. "Questi sono solo i numeri che l'ONU è stato in grado di verificare, ma le cifre reali sono probabilmente molto più alte". Lo fa sapere il direttore generale dell'Unicef, Henrietta Fore.


Le mine rappresentano al momento la principale causa di morte tra i bambini in Siria: lo scorso anno quelli morti o feriti a causa di ordigni inesplosi sono stati 434 morti. Il 2018 ha visto anche 262 attacchi contro le strutture scolastiche e sanitarie, "anch'essi - osserva l'Unicef - a livelli record".

L'Unicef manifesta "particolare preoccupazione" per la situazione nel Paese: "Oggi - osserva Fore - c'è un allarmante equivoco che il conflitto in Siria stia rapidamente per concludersi: non è così. I bambini in alcune parti del Paese rimangono in pericolo". Particolarmente grave "la situazione nella Siria nordoccidentale di Idlib, dove un'intensificazione della violenza ha ucciso 59 bambini solo nelle ultime settimane". I minori risultano poi le principali vittime della guerra in qualsiasi schieramento: "I bambini e le famiglie nelle terre di nessuno continuano a vivere nel limbo" - evidenzia l'Unicef - e "il destino dei bambini dei 'foreign fighters' rimane poco chiaro".

In proposito l' Unicef "esorta gli Stati membri ad assumersi la responsabilità per i bambini che sono loro cittadini o nati da loro cittadini, e ad adottare misure per evitare che i bambini diventino apolidi". Grave anche la situazione dei rifugiati nei Paesi confinanti con il teatro di guerra: 2,6 milioni di bambini che, "nonostante il sostegno dei governi ospitanti, delle Nazioni Unite e della comunità internazionale, devono affrontare le proprie sfide", accettando anche lavoro e minorile e matrimoni precoci, tra povertà e assenza di istruzione.

L'Unicef rinnova perciò gli appelli "a tutte le parti in conflitto, così come a coloro che hanno influenza su di loro, a dare priorità alla protezione di tutti i bambini", "per un accesso incondizionato e sicuro alle famiglie bisognose e per soluzioni sostenibili, volontarie e a lungo termine per coloro che scelgono di non tornare". 


Alla vigilia della conferenza dei donatori a Bruxelles, l'Unicef esorta inoltre i Paesi coinvolti "a mantenere la loro generosità nei confronti dei bambini della Siria e dei paesi vicini. Sono necessari finanziamenti prevedibili, senza restrizioni e pluriennali per far fronte ai bisogni immediati e a lungo termine dei bambini e delle loro famiglie in Siria e in tutta la regione".

giovedì 14 febbraio 2019

Unicef: Ogni anno ci sono 12 milioni di spose bambine. Il maggior numero in Asia Meridionale

Askanews
Nella settimana di San Valentino, l’Unicef lancia un nuovo video sui matrimoni precoci per ricordare che nel mondo 1 donna su 5 – circa 650 milioni – si è sposata prima di aver compiuto 18 anni. 


A livello globale il numero totale di ragazze sposate da bambine è stimato essere di 12 milioni l’anno; In Asia Meridionale si trova il maggior numero di spose bambine, con oltre il 40% del numero globale (285 milioni o 44% del totale), seguita dall’Africa Subsahariana (115 milioni o 18% del totale).

“Per molti, il giorno di San Valentino è associato al romanticismo, fiori, proposte di matrimonio” ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale dell’Unicef. 

“Per milioni di ragazze nel mondo, il matrimonio non è una scelta ma una malaugurata fine alla loro infanzia e al loro futuro. La soluzione è semplice: vietare i matrimoni precoci, investire nell’istruzione e garantire l’empowerment per i giovani, le famiglie e le comunità per portare un cambiamento positivo. Solo così questa pratica potrà finire entro il 2030 e 150 milioni di ragazze a rischio saranno protette.” 

Mentre la percentuale dei matrimoni precoci sta diminuendo a livello globale, in molti posti i progressi sono ancora troppo lenti. Per porre fine a questa pratica entro il 2030, anno indicato dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, bisogna che i progressi accelerino in modo consistente. 

Quando una ragazza è costretta a sposarsi da bambina affronta conseguenze immediate e per tutta la vita. Le sue possibilità di portare a termine il percorso scolastico diminuiscono, mentre aumentano le possibilità di subire violenza a casa. Ha maggiori probabilità di diventare madre durante l’adolescenza, e le ragazze adolescenti hanno più probabilità di morire per complicazioni durante la gravidanza e il parto rispetto alle ragazze più grandi. 

Ci sono anche conseguenza sociali importanti e maggiori rischi di perpetuare il circolo intergenerazionale della povertà.La pratica del matrimonio precoce è diminuita. Nel decennio scorso, il numero di donne sposate da bambine è diminuito del 15% – da 1 su 4 (25%) a 1 su 5 (21%), questo significa che sono stati evitati 25 milioni di matrimoni precoci. 

Aumentare il tasso di istruzione per le ragazze, investimenti proattivi dei governi sulle ragazze adolescenti e campagne di comunicazione pubblica sull’illegalità del matrimonio precoce e sui danni che causa sono tra le ragioni di questo cambiamento.

In Asia Meridionale, il rischio per una ragazza di sposarsi da bambina è declinato di oltre un terzo, dal 50% 10 anni fa, al 30% oggi. Questo cambiamento è ampiamente dovuto a enormi passi avanti nel ridurre i matrimoni precoci in India. Il numero maggiore di matrimoni precoci si sta spostando dall’Asia Meridionale all’Africa Subsahariana, a causa di progressi più lenti e della crescita della popolazione. 

Delle spose bambine più recenti, circa 1 su 3 vive in Africa Subsahariana, 25 anni fa erano 1 su 7.In America Latina e nei Caraibi non ci sono evidenze di progresso, con livelli di matrimoni precoci uguali a 25 anni fa.I matrimoni precoci avvengono anche nei paesi ad alto reddito. Negli Stati Uniti, la maggior parte dei 50 stati presenta eccezioni a livello legislativo che consentono ai bambini di essere sposati prima dei 18 anni. Nel 2017, nell’Unione Europea, solo 4 paesi non tolleravano eccezioni all’età minima per il matrimonio di 18 anni.

martedì 5 febbraio 2019

In Venezuela è crisi umanitaria. Unicef: i diritti dei bambini sono in pericolo. I numeri dell'emergenza.

Globalist
Nel 2019 l’Unicef ha chiesto uno stanziamento di circa 70 milioni di dollari solo per l’emergenza dei bambini in fuga dal paese sudamericano.



Nell’ultimo Rapporto sull’intervento umanitario di Unicef, il Venezuela è entrato tra i 59 stati dove la situazione dei bambini è considerata in 'emergenza'.

E per capire quanto la preoccupazione sia ai massimi livelli, basta dare un’occhiata alle previsioni di spesa: nel 2019 l’Unicef ha chiesto uno stanziamento di oltre 100 milioni di dollari per l’emergenza in America Latina e Caraibi, di cui circa 70 milioni di dollari solo per l’emergenza dei bambini in fuga dal Venezuela.

Leggendo il report lo stato di sicurezza alimentare e nutrizione nel mondo della Fao, inoltre, si scopre che nel paese è denutrito ben il 12% degli abitanti

E diverse malattie sono in forte aumento: il morbillo aveva registrato 727 casi nel 2017, mentre nel 2018 questa cifra era salita a 5.525. E in aumento c’è pure la difterite, diffusa per lo più tra i bambini.

A registrare lo stato di povertà diffuso ci ha pensato l’ultimo sondaggio annuale Encovi 2018. Secondo questo documento - che analizza condizioni abitative, servizi di base, accesso alla scuola, occupazione e protezione sociale - le famiglie “povere” sono ormai quasi una su due (il 48% del totale). 

E la situazione per i giovani tra i 3 e i 24 è sempre più preoccupante: in questa fascia di età, l’abbandono scolastico ha raggiunto ormai il 30 per cento. I motivi sono soprattutto mancanza di trasporti, assenza di cibo e acqua nelle scuole.

Sono 2,4 milioni i venezuelani che sono scappati in altri paesi dell’America Latina, mettendo spesso a dura prova le capacità d’accoglienza degli stati confinanti. 

Il paese dell’area più sotto pressione è la Colombia. "Stanno arrivando in centinaia di migliaia dal Venezuela – dichiara Maria Paula Martinez, direttrice di Save the Children in Colombia – e continueranno, poiché la crisi lì non mostra segnali di recessione. Il governo colombiano e il resto del mondo devono riconoscere la situazione per ciò che è: un’emergenza umanitaria prolungata, che probabilmente peggiorerà molto".

I ragazzini che lasciano il Venezuela corrono il rischio di restare vittime di trafficanti di esseri umani o altri criminali. Oltre a pericoli sanitari legati alle condizioni precarie del viaggio.
Il direttore per le Americhe di Amnesty International, Erika Guevara-Rosas, ha condannato le ultime violenze: "Il governo del Presidente Maduro dovrebbe garantire il diritto alla vita, invece di togliere la vita ai giovani del paese. 

Tutti i giovani che vivono in povertà dovrebbero avere pari opportunità per il loro futuro, e non vivere con il timore che la polizia o i militari li vedano come nemici da sradicare".

mercoledì 16 gennaio 2019

Siria. Almeno 15 bimbi sfollati a Rukban morti per il freddo. «E altri moriranno»

Avvenire
La notizia arriva dall'Unicef, che sottolinea: i più colpito sono i neonati, mancano cure e assistenza, le condizioni di vita nei campi sono durissime.


Almeno 15 bambini, la maggior parte dei quali di meno di un anno, sono morti in Siria nelle ultime settimane a causa del freddo invernale e della mancanza di cure. È quanto denuncia l'Unicef, precisando che otto di loro sono morti nel campo di Rukban, nel sudest della Siria, per le temperature rigide, mentre altri sette sono morti nella fuga dal bastione jihadista di Hajin.

"Le gelide temperature e le dure condizioni di vita a Rukban, al confine sud occidentale della Siria con la Giordania, stanno sempre più mettendo a rischio le vite dei bambini. In solo un mese, almeno 8 bambini - la maggior parte con meno di 4 mesi e il più piccolo nato da solo un'ora - sono morti", spiega in una nota Geert Cappelaere, direttore regionale dell'Unicef in Medioriente e in Nord Africa. A Rukban, dove l'80% delle circa 45mila persone sono donne e bambini, il freddo intenso e la mancanza di cure mediche per le madri prima e durante il parto e per i neonati, hanno acuito le già difficili condizioni di vita per i bambini e le loro famiglie. Allo stesso tempo - spiega Unicef - nella Siria orientale le dure violenze ad Hajin nell'area di Deir-Ez-Zor hanno causato lo sfollamento di circa 10mila persone dallo scorso dicembre. Le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro devono affrontare diverse difficoltà nel lasciare la zona di conflitto e rimangono al freddo in attesa per giorni senza rifugi o aiuti di base. Stando alle informazioni disponibili, il viaggio difficile e pericoloso avrebbe causato la morte di 7 bambini, molti con meno di un anno di vita.

"Le vite dei bambini continuano ad essere troncate da condizioni di salute che potrebbero essere prevenibili o curabili. Non ci sono scuse perché questo continui a succedere nel 21° secolo. La tragica perdita di vite causata dall'uomo deve finire adesso", afferma Geert Cappelaere, aggiungendo che "senza servizi di assistenza sanitaria solidi e accessibili, protezione e rifugi, molti altri bambini moriranno giorno dopo giorno a Rukban, Deir-Ez-Zor e in ogni altro luogo in Siria". "La storia ci giudicherà per queste morti che avrebbero potute essere evitate", dice ancora il direttore regionale dell'Unicef in Medioriente e Nord Africa. L'Unicef chiede a tutte le parti in conflitto e tutti coloro che esercitano un'influenza su di loro di garantire passaggi sicuri a tutte le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro fuori dalle aree di scontro e di facilitare l'accesso all'assistenza medica salvavita per i bambini ad Hajin e ovunque in Siria.

"I bisogni di assistenza a Rukban sono più che urgenti, sono estremamente gravi e iniziano a diventare una questione di vita o di morte", prosegue ancora Unicef, chiedendo "a tutte le parti di facilitare urgentemente l'arrivo di un convoglio umanitario a Rukban, che comprenda cliniche sanitarie mobili per distribuire aiuti e servizi salvavita". "Non è sicuramente troppo da chiedere quando le vite di decine di migliaia di bambini - bambini - ne dipendono", conclude Cappelaere.

lunedì 7 gennaio 2019

La guerra in Siria non è finita. Unicef: "le vite dei bambini sono appese ad un filo". Nel nord-ovest molte famiglie in fuga dai combattimenti

AnsaMed
In Siria, i bambini continuano a pagare il prezzo più alto a causa dell'escalation di violenze nel Nord-Ovest del Paese, afferma oggi l'Unicef, riferendo di aver ricevuto notizie allarmanti secondo cui sarebbero state uccise 80 persone, tra cui 1 bambino.

Molte famiglie stanno scappando dalle proprie case a causa dell'intensificarsi dei conflitti, senza aver nessun posto in cui andare, se non nei campi già sovraffollati che ospitano le famiglie sfollate, afferma ancora l'Unicef, sottolineando che "il 26 dicembre le inondazioni che hanno coinvolto l'area hanno colpito circa 10.000 bambini ad Atmeh, Qah, Deir Ballut, Albab, Jisr Ashughur e altre località. Esposte a rigide condizioni meteorologiche e a temperature gelide, le vite dei bambini sono appese a un filo".

Se i combattimenti continueranno e dato il previsto aumento delle piogge, il numero dei bambini colpiti potrebbe aumentare, ammonisce l'agenzia dell'Onu, aggiungendo che molti di questi bambini sono sfollati, alcuni già diverse volte.

"Le sofferenze dei bambini in Siria Nordoccidentale sono triplicate a causa della recente escalation di violenze, rigide condizioni meteorologiche e la mancanza di rifugi sicuri.
L'Unicef chiede a tutte le parti in conflitto nell'area e ovunque in Siria di proteggere sempre i bambini e consentire agli operatori umanitari di raggiungere i bambini e le loro famiglie con aiuti salvavita", ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore Regionale Unicef per il Medio Oriente e Nord Africa.
L'Unicef con i suoi partner sul campo continua a rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie, e riferisce che solo ieri, ha inviato nell'area 13 camion che trasportavano aiuti salvavita, tra cui: abiti invernali, teli di plastica, carburante per il riscaldamento, micronutrienti, biscotti ad alto contenuto energetico, Sali per la Reidratazione Orale e tende per classi temporanee.

martedì 25 settembre 2018

Libia nel caos: mezzo milione di bambini a rischio a Tripoli, e fuggire è sempre più difficile.

corrierenazionale.it
Allarme dell'Unicef: già 8 minori uccisi nelle ultime settimane in Libia. Oltre 1200 famiglie sfollate negli ultimi due giorni a causa dell'intensificarsi degli scontri nella parte meridionale di Tripoli. 


"Siamo sconvolti e rattristati dalle notizie secondo cui un'intera famiglia, fra cui due bambini, è stata uccisa a Tripoli ieri a causa della caduta di un missile sulla loro casa. Quanto accaduto porta a 8 il numero totale di bambini uccisi dall'inizio delle violenze, il 27 agosto, nella città di Tripoli. Molti altri bambini stanno affrontando molteplici e gravi violazioni dei diritti dei minorenni". 

A lanciare l'allarme è Geert Cappelaere dell'Unicef.

Secondo le notizie, un numero maggiore di bambini è stato reclutato per combattere, esponendoli a un pericolo immediato. A causa di ciò, almeno un bambino è stato ucciso. 

Oltre 1.200 famiglie sono state sfollate solo nelle ultime 48 ore a causa dell'intensificarsi degli scontri nella parte meridionale di Tripoli, portando il numero totale di sfollati a oltre 25.000. Secondo le stime dell'Unicef, la metà sono bambini. 

La mancanza di cibo, acqua ed energia elettrica è fra le sfide quotidiane che i bambini e le famiglie affrontano. Nel paese è in corso un'epidemia di morbillo, con oltre 500 casi segnalati - la maggior parte dei quali bambini. Una sempre maggiore mancanza di servizi sanitari pienamente operativi porterà soltanto a ulteriori casi di morbillo. 

Ancora altre scuole vengono utilizzate per offrire un riparo alle famiglie sfollate, e questo probabilmente ritarderà l'inizio dell'anno scolastico, previsto per il 3 ottobre. Per i bambini migranti in transito attraverso la Libia, questa violenza sta aumentando le loro già profonde sofferenze. 

Centinaia di rifugiati e migranti detenuti, fra cui bambini, sono stati costretti a trasferirsi a causa delle violenze. Altri sono bloccati nei centri in condizioni disperate. L'Unicef sta lavorando per fornire aiuti d'emergenza a questi bambini e continua a chiedere il loro rilascio.

"L'Unicef chiede a tutte le parti in conflitto in Libia di proteggere i bambini, sempre. La soluzione ai recenti scontri e alla crisi in Libia non si ottiene attraverso la violenza, ma attraverso la diplomazia e gli accordi politici, tenendo al centro l'interesse dei bambini".

venerdì 17 agosto 2018

Migranti. Unicef: più di 68.000 bambini detenuti in Messico in due anni, il 91% espulsi. Centinaia di bambini uccisi in America Centrale

La Repubblica
Sono 68.409 i bambini profughi che sono stati detenuti in Messico fra il 2016 e aprile 2018. Il 91% dei quali sono stati espulsi verso l’America Centrale


Fra il 2008 e il 2016 in Honduras, circa un bambino ogni giorno è stato vittima di omicidio. Analogamente, a El Salvador, 365 bambini sono stati uccisi nel 2017, mentre in Guatemala sono stati segnalati 942 casi di morti violente di bambini. 

Sono 68.409 i bambini migranti che sono stati detenuti in Messico fra il 2016 e aprile 2018, il 91% dei quali sono stati espulsi verso l’America Centrale. Circa 96.216 migranti dall’America centro-settentrionale, fra cui 24.189 donne e bambini sono stati rimpatriati dal Messico e dagli Stati Uniti fra gennaio e giugno di quest’anno; oltre il 90% è stato espulso dal Messico.

Molti non hanno una cosa in cui tornare. Sono questi i principali dati del nuovo rapporto dell’UNICEF “Sradicati in America Centrale e Messico - Bambini migranti e rifugiati affrontano un circolo vizioso di difficoltà e pericoli” (“Uprooted in Central America and Mexico”), che esamina le diverse sfide e pericoli che affrontano i bambini e le famiglie migranti e rifugiate durante il difficile processo di migrazione e rimpatrio. “Come mostra il rapporto, milioni di bambini nella regione sono vittime di povertà, indifferenza, violenza, migrazioni forzate e paura di essere espulsi”, ha dichiarato Marita Perceval, direttore regionale dell’UNICEF per l’America Latina e i Caraibi. 

“In molti casi, i bambini che sono rimandati nei loro Paesi d’origine non hanno nessuna casa in cui tornare, e finiscono per essere sommersi dai debiti o sono presi di mira dalle gang criminali. Essere riportati a situazioni invivibili rende più probabile una nuova migrazione”.

L'invito dell'UNICEF. Secondo il rapporto dell’UNICEF, estrema violenza, povertà e mancanza di opportunità non sono soltanto cause delle migrazioni irregolari di bambini dall’America centro-settentrionale (El Salvador, Guatemala e Honduras) e dal Messico, ma anche conseguenze delle espulsioni dal Messico e dagli Stati Uniti. L’UNICEF ha invitato i governi a lavorare insieme per attuare delle soluzioni che aiutino a ridurre le cause scatenanti delle migrazioni irregolari e forzate ed a tutelare il benessere dei bambini rifugiati e migranti durante il viaggio.

I risultati del rapporto includono:

Povertà - El Salvador, Guatemala e Honduras sono fra i paesi più poveri dell’emisfero occidentale, con, rispettivamente, il 44, il 68 e il 74% dei bambini che vivono in povertà. I bambini e le famiglie povere spesso chiedono dei prestiti per finanziare la loro migrazione irregolare verso gli Stati Uniti, lasciandoli in una situazione finanziaria ancor più precaria quando sono fermati e rimandati indietro senza denaro e si trovano impossibilitati a ripagare i loro prestiti. Questa pressione economica può lasciare i bambini e le famiglie senza casa o senza le risorse necessarie per pagare i beni di prima necessità.

Violenza - La violenza delle gang è pervasiva in molte comunità dell’America centro-settentrionale, con bambini presi come obiettivo di reclutamento, abusi e persino omicidio. Fra il 2008 e il 2016 in Honduras, per esempio, circa un bambino ogni giorno è stato vittima di omicidio. Analogamente, a El Salvador, 365 bambini sono stati uccisi nel 2017, mentre l’anno scorso in Guatemala sono stati segnalati 942 casi di morti violente di bambini. I bambini e le famiglie che migrano a causa di minacce di violenza possono essere esposti a un rischio ancora maggiore se sono costretti a ritornare, senza nessun supporto o protezione, nelle comunità in cui erano precedentemente in pericolo. Molti rimpatriati finiscono per diventare sfollati interni perché per loro è insicuro tornare a casa.
Stigmatizzazione - I bambini e le famiglie rimpatriate affrontano la stigmatizzazione all’interno delle comunità a causa del loro tentativo fallito di arrivare in Messico o negli Stati Uniti. Questo può rendere ancora più difficile per i bambini rimpatriati reintegrarsi a scuola e per gli adulti trovare un lavoro.

Separazione e detenzione - La separazione familiare e la detenzione da parte delle autorità competenti in materia di migrazione, sono esperienze fortemente traumatizzanti che possono pregiudicare lo sviluppo a lungo termine del bambino. Tenere le famiglie unite e supportare alternative alla detenzione sono misure fondamentali per assicurare il superiore interesse dei bambini migranti e rifugiati. Il rapporto evidenzia inoltre una serie di raccomandazioni per tenere i bambini rifugiati e migranti al sicuro e ridurre i fattori che spingono le famiglie e i bambini a lasciare le loro case in cerca di sicurezza o un di futuro con maggiori speranze attraverso rotte migratorie irregolari e pericolose.

L'opportunità di fare la cosa giusta. “E’ fondamentale rispondere ai rischi affrontati dai bambini rifugiati e migranti e alle cause scatenanti che contribuiscono ai movimenti di popolazione su larga scala”, ha dichiarato la Perceval. “I leader dei governi ora hanno l’opportunità di fare la cosa giusta. Ciò significa attuare strategie collaudate che possano aiutare a ridurre le cause scatenanti; proteggere i bambini in transito e quando raggiungono le loro destinazioni; fornire ai bambini accesso a servizi essenziali durante il percorso migratorio; fornire loro la protezione e il supporto necessari per una reintegrazione efficace”. I programmi supportati dall’UNICEF in America centro-settentrionale e Messico stanno facendo la differenza, ma mentre molti giovani migranti, rifugiati e rimpatriati ne stanno traendo beneficio, queste iniziative dovrebbero essere allargate in maniera esponenziale per rispondere a tutte le sfide che affrontano i bambini a rischio della regione.

mercoledì 1 agosto 2018

La tratta dei bambini: Africa e Sudamerica principali rotte dello schiavismo moderno, 60% sono minori

GlobalistL'Unicef e l'Icat rivelano numeri inquietanti: più del 60% degli esseri umani schiavizzati in questi paesi sono minori.


L'Unicef insieme all'Icat (Gruppo di coordinamento interagenzia contro la Tratta di esseri umani) ha diffuso dei dati inquietanti sulle vittime di tratta di esseri umani, contro una piaga che cresce ogni giorno di più.

Il 28% delle vittime identificate a livello mondiale sono bambini. Nell'Africa subsahariana e nell'America Centrale fino ai Caraibi la percentuale sale rispettivamente al 64% e al 62%. Ma le due agenzie avvertono che questi numeri sono probabilmente di gran lunga inferiori rispetto alle cifre reali: 

"La realtà - osservano - è che i bambini sono raramente identificati come vittime di tratta. Pochi si fanno avanti per paura dei trafficanti, mancanza di informazioni sulle opzioni disponibili, diffidenza nei confronti della autorità, paura di stigmatizzazione o per la possibilità di essere rimpatriati senza nessuna tutela e un supporto materiale limitato".

"I bambini rifugiati, migranti o sfollati" continua il rapporto, "sono categorie particolarmente vulnerabili alla tratta. Sia che stiano scappando da guerre o violenze o che siano alla ricerca di migliori opportunità di formazione o sostentamento, un numero esiguo di bambini trova strade per spostarsi regolarmente e in sicurezza con le loro famiglie. Questo aumenta le probabilità che i bambini e i membri delle loro famiglie utilizzino percorsi irregolari e più pericolosi o che i bambini si spostino da soli, fattore che li rende più vulnerabili a violenze, abusi e sfruttamento da parte di trafficanti".

venerdì 27 luglio 2018

Yemen: allarme Unicef, la guerra continua a distruggere le risorse idriche, rischio epidemie per milioni di bambini

AnsaMed
"Un grande impianto idrico a Sa'ada, nel nord-ovest del Paese, è stato attaccato questa settimana. Questo è il terzo attacco di questo tipo contro lo stesso impianto: più della metà della struttura è ora danneggiata, impedendo a 10.500 persone di accedere all'acqua potabile e sicura". 


E' l'allarme dell'Unicef che, in una nota, "deplora, con la massima fermezza, l'ennesimo attacco". 

"I continui attacchi ai sistemi idrici nello Yemen stanno tagliando fuori i bambini e le loro famiglie dall'acqua, aumentando la probabilità che le malattie legate all'acqua si diffondano nel paese dilaniato dalla guerra", prosegue sottolineando che il conflitto "ha già colpito duramente il sistema idrico e igienico-sanitario dello Yemen, lasciando 8,6 milioni di bambini senza accesso regolare all'acqua potabile e a rischio di malattie legate all'acqua, tra cui il colera e la diarrea acquosa acuta".

sabato 2 giugno 2018

UNICEF: in R.D.Congo ancora bambini colpiti dall’epidemia di ebola

DailyCases.it
I bambini continuano a essere a rischio e colpiti dall’epidemia di ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo, rendendo fondamentale che la loro salute e il loro benessere vengano posti come prioritari nella risposta all’emergenza.


“Le scuole sono estremamente importanti per coinvolgere i bambini e le loro comunità nella lotta contro l’ebola”, ha dichiarato Gianfranco Rotigliano, Rappresentante dell’UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo, di ritorno da una missione nella regione colpita. “Questo è il motivo per cui l’UNICEF sta mettendo in atto delle misure per minimizzare i rischi di trasmissione nelle scuole, come la misurazione della temperatura corporea e il lavaggio delle mani”.

L’UNICEF sta incrementando, in tutte e tre le zone sanitarie colpite, il suo lavoro di prevenzione nelle scuole, anche attraverso le operazioni in corso per l’installazione di unità per il lavaggio delle mani in 277 scuole e supportando attività di sensibilizzazione, per raggiungere oltre 13.000 bambini a Mbandaka, Bikoro e Iboko.

L’UNICEF è inoltre preoccupato per il benessere dei bambini con membri della loro famiglia che hanno contratto la malattia. “I bambini con genitori, o persone che se ne prendono cura, morti a causa di ebola o che vivono in isolamento a causa di un contatto con una persona colpita, hanno bisogno di un supporto psicosociale che li aiuti a reagire”, ha dichiarato Rotigliano.

Le precedenti epidemie di ebola hanno dimostrato la necessità di operatori sociali che identifichino e assistano i bambini vulnerabili. 22 operatori psicosociali formati dall’UNICEF e dai suoi partner stanno fornendo assistenza alle famiglie colpite dall’epidemia di ebola, l’UNICEF sta inoltre supportando 23 bambini con parenti colpiti dall’ebola e le loro famiglie fornendo loro kit per le famiglie e razioni alimentari.

L’UNICEF continua a lavorare a stretto contatto con le comunità per promuovere delle abitudini che aiutino a fermare la trasmissione, come sepolture sicure e lavaggio delle mani. L’UNICEF sta inoltre avviando un dialogo con i leader delle comunità, conducendo delle campagne di sensibilizzazione porta a porta per la diffusione di informazioni e l’aiuto. A Mdandaka sono state identificate 706 persone dalle comunità per la comunicazione di informazioni sulla prevenzione dell’ebola e per l’impegno sociale delle comunità.

martedì 24 aprile 2018

Siria: Unicef, 2,8 milioni di bambini sono senza istruzione

SIR
Nonostante gli oltre 7 anni di guerra in Siria quasi 5 milioni di bambini siriani vanno a scuola, ma altri 2,8 sono senza istruzione. 


L’allarme è dell’Unicef che, in vista della conferenza a Bruxelles sulla Siria (24-25 aprile), invita a un maggiore supporto per l’istruzione dei bambini. 

Drammatiche le cifre aggiornate dell’Unicef: dall’inizio del conflitto nel 2011, sono state attaccate 309 strutture scolastiche e una scuola su tre non può più essere utilizzata; circa il 40% dei bambini che non vanno a scuola hanno fra i 15 e i 17 anni, rendendoli vulnerabili allo sfruttamento fra cui i matrimoni precoci, reclutamento nei conflitti e lavoro infantile. 

Queste problematiche, afferma l’Unicef, si stanno diffondendo visto che le famiglie stanno facendo sempre più affidamento su misure di sopravvivenza estreme. Per quanto riguarda i bambini che vanno a scuola, il rischio di abbandono incombe mentre affrontano gli impatti del trauma. 

Tuttavia, “contro ogni aspettativa”, 4,9 milioni di bambini siriani continuano ad avere accesso all’istruzione. Circa il 90% dei bambini che hanno accesso all’istruzione frequentano le scuole pubbliche, sia in Siria, che nei paesi vicini. 

In Libano e Giordania, i bambini siriani hanno potuto unirsi ai loro coetanei locali nelle scuole pubbliche. Tuttavia, rimangono sfide enormi. A causa del conflitto che va avanti da sette anni 2,8 milioni di bambini hanno perso la scuola; alcuni di questi bambini non sono mai andati a scuola, mentre altri hanno perso fino a sette anni di istruzione, rendendo loro estremamente difficile recuperare gli anni perduti. 

“I consistenti finanziamenti da parte dei donatori, la generosità senza precedenti da parte dei governi ospitanti e le comunità, il lavoro senza sosta di insegnanti eroici e la determinazione dei bambini siriani e delle loro famiglie hanno aiutato milioni di bambini siriani a ricevere un’istruzione”, ha dichiarato Geert Cappelaere, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. 

“I leader mondiali questa settimana si incontreranno a Bruxelles per la conferenza per supportare il futuro della Siria e della regione: chiediamo loro di non arrendersi con i bambini e i giovani che ne hanno già passate così tante. Finanziamenti costanti, flessibili, senza condizioni e a lungo termine per il settore dell’istruzione sono necessari per migliorare il sistema esistente e aumentare il numero di opzioni alternative per i bambini e i giovani di partecipare a un apprendimento di qualità. La protezione e i bisogni dei bambini devono essere la priorità per i decisori politici e per coloro che combattono sul campo”.

domenica 1 aprile 2018

Yemen. 22 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. Tragica condizione dei bambini

interris.it
I dati diffusi dall'Unicef a tre anni dall'inizio del conflitto. Sono oltre 22 milioni le persone che in Yemen hanno bisogno di assistenza umanitaria. 


Tra di loro circa 11,3 milioni di bambini di età inferiore ai 18 anni; 1,8 milioni di bimbi sotto i 5 anni e 1,1 milioni di donne in gravidanza o in allattamento soffrono di malnutrizione acuta, con un aumento del 128% rispetto alla fine del 2014; 16 milioni di yemeniti, tra cui quasi 8,2 milioni di bambini, hanno bisogno di aiuto per avere o mantenere l'accesso all'acqua potabile e a servizi igienici adeguati. Sono alcuni dei dati diffusi dall'Unicef a tre anni dall'inizio del conflitto in Yemen.

Bambini sequestrati, mutilati e uccisi - Secondo quanto emerge dal report del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, dal marzo del 2015, oltre duemila bambini sono stati uccisi, 3.387 mutilati, 2.419 reclutati nei combattimenti, 279 sequestrati e detenuti arbitrariamente. Oltre un milione di bambini sono sfollati; 1,8 milioni di bambini sono a rischio di malattie diarroiche e 1,3 milioni di bambini sono a rischio di polmonite.

Nessun accesso all'istruzione - Secondo il rapporto dell'Unicef, quasi mezzo milione di bambini hanno abbandonato la scuola dopo l'escalation del conflitto nello Yemen nel 2015, portando a 2 milioni il numero totale di bambini fuori dalla scuola. Nel frattempo, quasi tre quarti degli insegnanti delle scuole pubbliche non sono stati retribuiti per più di un anno, mettendo a grave rischio l'istruzione di altri 4,5 milioni di bambini; più di 2.500 scuole sono fuori uso, con due terzi danneggiate dagli attacchi, il 27% chiuse e il 7% utilizzati per scopi militari o come rifugi per gli sfollati.