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mercoledì 6 marzo 2019

Libia. La denuncia dell'UNHCR: Protesta dei richiedenti asilo detenuti sedata con la violenza, 50 feriti gravi

Globalist
Una protesta nel centro di Sikka ha visto circa 50 migranti feriti gravemente dalla polizia. La settimana scorsa nel Centro di detenzione di Sikka, in Libia, si è fatto uso della forza contro alcuni richiedenti asilo intenti a protestare per le condizioni disumane in cui erano tenuti da mesi senza alcuna prospettiva di trovare una soluzione alla loro situazione.

Le persone ferite, riferisce L'Unhcr (l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) sono circa 50. In seguito alle proteste, circa 120 persone sono state poi trasferite dal centro di Sikka a auelli di Ain Zara e Sabhaa. Si stima che al momento dell'incidente vi fossero oltre 400 richiedenti asilo detenuti nel Centro di Sikka. Tutti erano registrati dall'Unhcr, eccetto 20 persone arrivate da poco. Il gruppo include 200 eritrei, 100 somali, 53 etiopi e 20 sudanesi.

L'Unhcr ha espresso le proprie preoccupazioni alle autorità in relazione a tale incidente. Ad oggi, l'Agenzia non ha potuto incontrare le persone coinvolte ma membri dello staff sono potuti entrare nel Centro di detenzione di Sikka domenica, esclusivamente per permettere il trasferimento di alcuni detenuti al Centro di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility/GDF) per poter essere evacuati. 

Attualmente, vi sono 5.700 rifugiati e migranti in stato di detenzione, 4.100 dei quali è stato valutato che ricadano sotto il mandato dell'Unhcr e potrebbero avere bisogno di protezione internazionale.

L'Unhcr rinnova l'appello a porre fine alla detenzione in Libia dichiarandosi pronta ad assicurare supporto alle autorità libiche per trovare misure alternative. Nel dicembre scorso l'Unhcr ha aperto un Centro di raccolta e partenza a Tripoli, in cooperazione con il Ministero dell'Interno, per velocizzare la ricerca di soluzioni e offrire un'alternativa alla detenzione. 

Tuttavia, con la riduzione di posti disponibili per il reinsediamento, molti rifugiati potrebbero dover restare in stato di detenzione a tempo indefinito.

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