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martedì 16 novembre 2021

Confine Bielorussia-Polonia - Per soccorrere i profughi, sfidando i divieti, una "lanterna verde" indica le case dove trovare accoglienza

Avvenire
Nelle città di confine si moltiplicano le iniziative di solidarietà spontanea. Alcuni residenti accendono una luce verde davanti alle case per segnalare che lì si può ottenere aiuto


I ribelli restano chiusi in casa. Non per timore, ma perché è proprio questo il modo con cui hanno scelto di aiutare i migranti sfidando i divieti imposti da Varsavia. Un sì spontaneo agli appelli alla solidarietà che arrivano da organizzazioni internazionali come dai vescovi del Paese.


Restano chiusi in casa e lasciano sull’uscio, nei villaggi sul confine, una luce verde sempre accesa. È il segnale convenuto per indicare a chi riuscisse ad attraversare la frontiera che in quella casa troverà un pasto caldo, coperte, braccia aperte e nessuno spione pronto a chiamare la polizia. 

Non hanno nulla da nascondere e perciò hanno aperto anche una pagina sui social network. «Nella casa contrassegnata dal “semaforo verde” dalla sera in poi troverai un aiuto d’emergenza». Oltre all’inglese, la pagina offre informazioni in arabo, curdo, francese e naturalmente polacco.

Uno dei promotori, l’avvocato Kamil Syller, ha rivolto un appello cominciando dai suoi vicini nel villaggio di Dubicze Cerkiewne, nel nord-est della Polonia. 

Un po’ alla volta le “green light” si stanno moltiplicando. La legge polacca vieta di accompagnare i migranti lungo il tragitto o di farli soggiornare per più giorni. In questi casi si va incontro a un processo per favoreggiamento dell’immigrazione illegale. Allo stesso tempo è vietato avvicinarsi al confine per lanciare viveri, sacchi a pelo, coperte in territorio bielorusso.

Gli attivisti delle "lanterne verdi", offrendo ospitalità per la notte e aiuti d’emergenza non sono perseguibili. Secondo l’avvocato Syller, molti migranti per timore di venire denunciati si nascondono nella foresta, sul lato polacco, anziché chiedere aiuto alla gente del posto. 

«Non ti aiuteremo a nasconderti o a viaggiare oltre – è il messaggio – . Ti aiuteremo solo a sopravvivere, come parte della solidarietà con una persona bisognosa».

I volontari non forniscono dati sulle persone fino ad ora accolte. Ma attaccano il governo, che emana «norme draconiane che presto legalizzeranno i respingimenti, pur sapendo che provocherà la morte delle persone. E noi abitanti della terra di confine, che vediamo il dramma e la sofferenza umana, non facciamo calcoli. Dobbiamo restare umani».

Nello Scavo

domenica 24 maggio 2020

Ambra, italiana bloccata in India dal Covid-19 trasforma il forzato isolamento in un'attività di produzione e distribuzione di mascherine ai poveri

Famiglia Cristiana
La sua storia inizia nell'Uttar Pradesh, a nord del Paese. Qui, insieme con l'associazione Learn for Life e alcune giovani sarte ha creato sistemi di protezione che verranno distribuiti ai poveri dai monaci.


Doveva essere soltanto una vacanza, dopo un lungo e faticoso periodo di lavoro, da trascorrere in compagnia di amici, quella che ha spinto la giovane fiorentina Ambra Schumacher a partire lo scorso novembre per l’ India. 

Nessuno avrebbe potuto prevedere che da lì a poco, la vita delle persone, i ritmi dei mercati, della produzione industriale e dei trasporti, compreso quelli aerei, sarebbero stati stravolti dalla minaccia della pandemia di Covid-19, con i conseguenti “lockdown” in vari Paesi del mondo.

Come Ambra, altri circa 100 mila italiani si trovano ancora bloccati all’ estero, ma la storia di questa ragazza fiorentina colpisce per qualcosa di eccezionale: è riuscita a trasformare l’isolamento e l’angoscia creati dalla pandemia in solidarietà e aiuto concreto alla popolazione del luogo dove si trova costretta a rimanere, producendo mascherine (che in India scarseggiano) insieme alle donne del progetto di sartoria dell’ associazione “Learn for Life”, per distribuirle alla popolazione con l’ aiuto dei monaci della “Hospital Ramakrishna Mission”, gestito da oltre cent’ anni da monaci di diverse confessioni religiose, e che presta servizio a tantissimi poveri della regione dell’ Uttar Pradesh, nel nord del Paese. 

La sua testimonianza ci spiega come l’ angoscia e il dolore possono essere affrontati con le mani, per trasformare la sofferenza in sollievo, con un gesto gratuito di amore verso gli altri.

Katia Fitermann

venerdì 17 aprile 2020

"Solidarietà che stiamo vivendo in questi giorni va praticata anche con 55 migranti in grave pericolo alla deriva nel Mediterraneo" - Mario Giro

AGI
Siamo in un tempo difficile, quello del Coronavirus. "Ci siamo resi conto che una delle armi più preziose che abbiamola solidarietà. 



Eppure, questa sembra non valere per 55 profughi alla deriva nel Mediterraneo, con onde alte senza acqua e cibo. Alcuni scelgono un colpevole silenzio, altri giocano alla scarsa barile,. Ma il tempo passa e la loro vita è sempre  più a rischio".

Lo afferma Mario Giro (Demos), ex viceministro degli Esteri.
'Basta dire non è mia competenza, la responsabilità è degli altri, non possiamo intervenire noi ... '.
Questa solidarietà che apprezziamo ogni giorno verso malati e fragili, che chiediamo giustamente all'Europa per far ripartire l'economia, mettiamola in pratica verso 55 persone che rischiano la vita, senza se e senza ma!", conclude Giro.

sabato 28 marzo 2020

Coronavirus - Bergamo - Il gesto del fruttivendolo Sameh: “Dieci anni fa mi avete accolto, ora vi regalo i miei prodotti”

La Repubblica
Nel Bergamasco l'emigrato egiziano espone fuori dal suo negozio ceste di frutta e verdura che chiunque può prendere gratis.

Bergamo - Le ceste di frutta e verdura sono lì sul tavolo, ananas, mele, arance, pomodori, zucchine, melanzane: sono macchie di colore e di speranza, e il messaggio positivo di Sameh diventa una vitamina che fa bene all'anima. 

Nella valle di lacrime bergamasca c'è una bella storia. L'ha scritta, con il suo gesto nobile, Sameh Ayad, 34 anni, fruttivendolo egiziano di Canonica d'Adda. Da qualche giorno Sameh ha deciso di regalare i prodotti del suo negozio a chiunque abbia bisogno: ha messo un tavolo fuori dalla bottega con sopra ceste di frutta e verdura. Chi vuole passa e prende. 

All'esterno del negozio ha appeso un cartello: 
"Dieci anni fa mi avete accolto, ora voglio dirvi grazie. Andrà tutto bene! Se avete bisogno prendete gratis la frutta e la verdura che trovate su questo tavolo". 
Una bella risposta agli haters sovranisti che in questi giorni, dopo avere detto per anni che gli immigrati ci portano malattie, adesso infestano la rete e i social augurandosi che ci siano più contagi tra gli immigrati. Sameh, bergamasco adottivo, rimette le cose al loro posto: con la sua iniziativa dimostra che la migliore arma contro il coronavirus è la solidarietà, aiutarsi gli uni con gli altri, tendere la mano.

"Mi sento in debito con Bergamo - racconta a BergamoNews - per come sono stato accolto nel 2010. Ero senza lavoro e in cerca di fortuna, questa terra è stata generosa con me e io voglio esserlo coi bergamaschi in questo momento di grande sofferenza. Spero, nel mio piccolo, di poter aiutare le persone a stare un po' meglio"

Dice Sameh che in questi giorni tante persone stanno usufruendo del suo servizio: frutta e verdura gratis, lì, a portata di mano, senza intasare pericolosamente i supermercati. "In poche ore tutti i prodotti finiscono, andrò avanti a metterli a disposizione della gente fino a quando questa emergenza sarà finita". 

Prima pizzaiolo, poi commesso in un negozio di frutta a verdura a Fara Gera D'Adda, poi l'apertura dell'attività in proprio. Adesso che gli abitanti di Canonica lo ringraziano e plaudono alla sua idea, Sameh dice che il suo prossimo sogno è quello di portare in Italia moglie e figlie. "Abbiamo avviato le pratiche. Spero che questa guerra contro il virus finisca presto e che possano raggiungermi qui".

domenica 15 marzo 2020

Coronavirus - Emergenza poveri e senza casa - Si riducono le possibilità di mangiare e andare al bagno. Poche elemosine. Sosteniamo il lavoro dei volontari.

HuffPost -  Il Blog - Mario Giro
Troppo ritardo nelle nostre città a occuparsi dei poveri e dei senza-casa in questa crisi da coronavirus.


Se chiudono ristoranti, bar etc., per chi vive sulla strada viene a mancare del tutto la possibilità di mangiare o di andare in bagno. Questa è la triste realtà. Restano aperte alcune mense ma non basta: bisogna andare a cercare i poveri laddove sono per aiutarli. Normalmente gravitano attorno agli ospedali ma ora non possono più. Centri e dormitori sono o chiusi oppure non li fanno uscire: in ogni caso spesso non danno da mangiare.

Ne sta nascendo un’altra emergenza nell’emergenza che rischia di fare aumentare le vittime di questa situazione.
Associazioni e volontari si danno da fare per non “chiudere” i servizi ma in questi tempi è cessato quasi ovunque - o fortemente diminuito - quel flusso di aiuti alimentari che solitamente permette a molte persone di sopravvivere. Dove trovare i pacchi alimentari? Dove andare a chiedere i resti del mercato o delle mense?

Dobbiamo renderci conto che per forza di cose quasi cessata ogni tipo di elemosina: un rivolo continuo che aiuta a restare in vita, indispensabile per tanti che solo così si procurano cibo e medicine.

Pensiamo ai “barboni” certo, ma anche a chi vive in macchina, a chi ha perso l’alloggio e ai tanti senzatetto per le innumerevoli ragioni che lacerano il tessuto umano e le famiglie. C’è anche il caso delle persone un po’ borderline, quegli individui singolari che popolano borghi e città, talvolta malati psichici lievi, altre volte soltanto uomini o donne soli o bizzarri. In questo clima di surreale paura da virus, possono perdere del tutto ogni orientamento…
Ci sono famiglie che vivono solo di aiuto e che ora non sanno dove andare a prenderlo. Ci sono i divorziati o separati a basso reddito. Ci sono giovani tossicodipendenti… Quando l’isolamento è al massimo, per tutti costoro la vita è più difficile. Sono coloro che soffrono di più. Infine un altro problema diverso ma simile: non dimentichiamoci dei terremotati.

Sindaci e prefetti dovrebbero tenere bene a mente queste emergenze nell’emergenza e facilitare il lavoro dei volontari, con tutte le precauzioni necessarie.

L’iniziativa semplice che tutti noi possiamo prendere è fare la spesa anche per loro, noi che possiamo farla sia direttamente che facendocela portare a casa, e poi offrirla alle associazioni e ai volontari che continuano a operare. Verranno loro davanti al nostro pianerottolo a prendersela. Ce ne sono in ogni città d’Italia grande o piccola, e con tutte le prudenze del caso, si stanno impegnando per dare almeno da mangiare. Aiutiamoli.


sabato 7 marzo 2020

Rapporto Amnesty: “Chi aiuta rifugiati e migranti rischia il carcere”: la criminalizzazione della solidarietà in Europa.

Amnesty International
In un nuovo rapporto presentato oggi a Berna, Madrid, Parigi e Roma, abbiamo passato in rassegna i procedimenti giudiziari e le intimidazioni cui va incontro chi, in Europa, agisce solidalmente verso i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti, ad esempio fornendo vestiti caldi e ospitalità o effettuando salvataggi in mare.


Nella nostra ricerca, intitolata “Punire la compassione: solidarietà sotto processo nella Fortezza Europa“, documentiamo in che modo le forze di polizia e le procure usino impropriamente le già imperfette leggi antiterrorismo e sugli ingressi illegali ai danni di difensori dei diritti umani che aiutano rifugiati, richiedenti asilo e migranti.

“Aver sempre di più dato la priorità alla limitazione e all’impedimento degli arrivi in Europa ha comportato che accogliere i rifugiati e i migranti e farli sentire più sicuri siano diventate azioni minacciose“, ha dichiarato in una nota ufficiale Elisa De Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull’Europa.

“Poiché gli stati europei non vengono incontro ai bisogni fondamentali dei rifugiati e dei migranti, spesso sono le persone comuni a fornire sostegno e servizi essenziali. Punendo chi cerca di colmare questo vuoto, i governi europei stanno mettendo ancora più a rischio rifugiati e migranti“, ha aggiunto De Pieri.

Il rapporto passa in rassegna casi di difensori dei diritti umani che, dal 2017 al 2019, sono stati raggiunti da accuse pretestuose in Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta, Regno Unito, Spagna e Svizzera.

Ore di lavoro delle forze di polizia, risorse giudiziarie e leggi contro le reti criminali del traffico di esseri umani sono ingiustamente destinate a perseguitare chi aiuta i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti.


martedì 25 febbraio 2020

Milano - Coronavirus: la solidarietà non si ferma, ma aumenta la responsabilità per tutelare i più poveri e i più fragili.

Web Lombardia
In ottemperanza all’ordinanza emanata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di concerto con il Ministro della Salute, Roberto Speranza, e secondo le indicazioni ricevute dalla Curia milanese in merito all’emergenza epidemiologica da CODIV-19, Caritas Ambrosiana ha suggerito di tenere aperti i servizi seguendo nuove modalità che hanno lo scopo di tutelare tanto gli assistiti quanto gli operatori e volontari, mantenendo ferma l’attenzione agli ultimi.


In seguito a questa decisione ha diffuso oggi ai volontari e operatori delle caritas territoriali queste indicazioni:

i centri di ascolto nelle parrocchie e gli sportelli restino aperti ma evitando assembramenti con ricevimento su appuntamento;

le mense continuino a funzionare distribuendo il cibo attraverso sacchetti evitando di consumare il pasto nelle strutture;

le accoglienza residenziali e/o notturne restino aperte e, ove possibile, estendano il servizio durante la giornata, avvalendosi delle figure mediche presenti in grado di fare da filtro all’ingresso;

empori e botteghe solidali distribuiscano le spese su appuntamento con le singole famiglie inviate;

vengano sospese le attività di doposcuola e le scuole di italiano.

«In questo momento difficile, siamo chiamati ad agire con un ancora maggiore senso di responsabilità. Le decisioni che abbiamo preso di concerto con la Curia a seguito alle ordinanze delle autorità pubbliche intendono evitare la creazione di assembramenti che possono favorire il contagio e al tempo stesso assicurare l’assistenza necessaria ai soggetti socialmente più deboli. Mentre invitiamo volontari e operatori ad attenersi scrupolosamente a queste indizioni estendiamo a loro e a tutta la popolazione l’invito del nostro Arcivescovo ad evitare allarmismo e rassegnazione, coltivando invece prudenza e senso del limite. Occorre evitare che gli effetti di questa situazione di emergenza ricadono fatalmente sui più deboli, a cui non deve venir meno la prossimità degli operatori, dei volontari e delle comunità tutte»,
 dichiara Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

martedì 29 ottobre 2019

New Book - "Porte aperte - Viaggio nell'Italia che non ha paura" di Mario Marazziti. Storie di persone che vincono la diffidenza e accolgono i rifugiati arrivati con i corridoi umanitari che fuggono da guerra, persecuzione e morte

Blog Diritti Umani - Human Rights
Porte aperte: della comunità, della propria casa, della mente. Le storie raccolte in questo libro iniziano così, da persone che, vincendo la diffidenza, hanno accolto in vario modo persone in fuga dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla morte. 

Attraverso di loro la rete dei Corridoi Umanitari promossi dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla Federazione delle Chiese Evangeliche e dalla Conferenza Episcopale Italiana si è allargata ed è diventata il modello concreto e praticabile di una vera integrazione. 

Mario Marazziti, esperto e protagonista di politiche sociali innovative, ha attraversato l'intero Paese, da Treviso a Palermo, visitando città e piccoli centri, per raccogliere esperienze di un tipo di accoglienza diffusa che funziona e non richiede finanziamenti pubblici e che, mentre offre una nuova vita ai profughi, fa rinascere anche le comunità locali intorno a un progetto comune.

Nel suo viaggio dà voce all'Italia che non cede alla paura, non distoglie lo sguardo dalle sofferenze degli altri; a cittadini che a partire dalle ragioni della solidarietà e di un umanesimo profondo, hanno dato l'avvio a una significativa trasformazione sociale. 

E nella conclusione offre proposte operative per le politiche italiane ed europee. Un libro di storie autentiche che lasciano intravedere un futuro alternativo ai muri e ai porti chiusi e rappresentano l'antidoto alle narrazioni che impediscono di vedere nell'altro la somiglianza con noi stessi.

Mario Marazziti
Nato a Roma nel 1952, giornalista e scrittore, autore di diversi libri, è stato per anni editorialista per il Corriere della Sera, Avvenire, Famiglia Cristiana, Huffington Post e portavoce della Comunità di Sant'Egidio.
Presidente del Comitato per i Diritti Umani e poi della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati dal 2013 al 2018, è stato promotore e primo firmatario della legge di cittadinanza per i bambini immigrati (ius soli e ius culturae) e ha portato a termine, tra l'altro, la riforma delle professioni sanitarie, la legge di sostegno ai disabili gravi «Dopo di noi», e quella sul recupero degli sprechi alimentari. È cofondatore della Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte.


Novità sugli venti collegati al libro e sulle  storie di accoglienza su Instagram: @porte.aperte

venerdì 30 agosto 2019

USA - Mississsipi. 680 "clandestini" arrestati nelle fabbriche. I loro bambini sono restati soli. Gara di solidarietà

Corriere della Sera
Centinaia si offrono di aiutarli. Gli adulti arrestati durante i raid nelle fabbriche. Solidarietà per i piccoli. Parenti, vicini, amici, preti, è una catena di solidarietà che si allunga anche fuori dallo stato quella messa in piedi in Mississippi per aiutare le centinaia di bambini rimasti senza uno o entrambi i genitori dopo il più grande raid della polizia contro immigrati illegali della storia recente degli Stati Uniti.


ra la mattina del 7 agosto quando gli agenti dell'Ice hanno fatto irruzione in sette fabbriche per la lavorazione del pollame arrestando in poche ore oltre 680 persone in due contee a Nord e a Est della capitale Jackson.
 

A Morton, 3.600 anime, oltre il 10% della popolazione è stata incarcerata o licenziata. Manuel Ramirez ha raccontato al sito Slate che quella mattina una sua vicina di casa, mamma single di tre bambini di 12, lo e 5 anni, l'ha chiamato mentre la polizia perquisiva la sua fabbrica: "Manuel, non posso uscire. Ho fede, e ti affido i miei figli".

Da quel giorno Manuel li accudisce con passione, ma oppresso dalla paura che gli agenti arrivino anche da lui, irregolare come tantissimi ispanici in queste zone. Per le strade di questi paesini si vedono suore venute da lontano, maestre che girano con una dozzina di bambini, uno sforzo comune di una intera comunità per attutire lo choc dei ragazzi. Ma tutti hanno paura.

Un papà, è sempre Slate a raccontarlo, ha lasciato il motore acceso nel parcheggio della scuola temendo che andando a prendere il figlio potesse cadere in una trappola. E per i nuclei familiari che hanno perso una o entrambe le entrate le conseguenze economiche saranno pesantissime.

Chi è stato rilasciato - 300 nei giorni successivi ai raid - dovrà affrontare un processo che potrebbe concludersi con l'espulsione, e cosa ne sarà delle case comprate con anni di risparmi e sopra ogni cosa, dei figli nati qui e quindi cittadini americani secondo quello ius soli iscritto nel 14esimo emendamento della Costituzione che Trump definisce "ridicolo" e di cui vorrebbe sbarazzarsi? Intanto funzionari americani sostengono di aver fatto il possibile per rilasciare alcuni dei genitori in modo che i bambini potessero avere a casa almeno la mamma o il papà, ma non tutti i detenuti, spaventati dal loro status di irregolari, potrebbero aver comunicato alle autorità di avere dei bambini. Brian Cox, portavoce dell'Ice, non sembra preoccuparsene più di tanto. "La realtà è che adulti con minori vengono arrestati dalla polizia ogni giorno - ha detto alla Cnn - e ciascun arresto, per definizione, separa una persona dalla famiglia".

Intanto i servizi sociali si pongono il problema di come affrontare i casi più gravi. "È facile per parenti e vicini prendersi cura di questi bambini nel breve termine - ha spiegato Anne Brandon, portavoce del Mississippi Department of Child Protection Services - ma quando l'assenza diventa di mesi, persino anni, a seconda di quello che succede, è molto più difficile: questa per la nostra comunità è una maratona, non uno sprint".

di Marilisa Palumbo

sabato 24 agosto 2019

A Lesbo e Samos #santegidiosummer, cronaca di un'estate straordinaria vissuta insieme ai profughi

Blog Diritti Umani - Human Rights

Sono a Samos da alcuni giorni, ho partecipato con tanti altri volontari a #santegidiosummer. Qui la situazione dei campi profughi è veramente difficile per tante famiglie afghane con numerosi bambini, siriani, iracheni, e africani che fuggono da situazioni di violenza e guerra. Stare qui, è conoscere da vicino una realtà che l'Europa vuole ignorare, e iniziare a dare aiuti concreti e offrire occasioni di serenità negli incontri festosi che abbiamo realizzato con loro.
Ezio Savasta.
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www.santegidio.org
A Lesbos e Samos si lavora insieme, profughi e volontari, per migliorare la vita di tutti. #santegidiosummer continua...
Cronaca di un'estate straordinaria, oltre le differenze di lingua e di religione

Hanno indossato anche loro le pettorine blu con la colomba e l'arcobaleno di Sant'Egidio, e si sono messi - gratuitamente - a servire gli altri: sono i profughi delle isole greche di Lesbos e Samos. Si, perchè il bene è contagioso, non c'è che dire. E la vita vuota, angosciata di chi è fuggito dal proprio paese e attende mesi di sapere il proprio destino, riprende forza quando si possono usare le proprie energie per gli altri, a riprova che chi fugge in cerca di futuro non vuole essere un peso, ma è una risorsa. 


martedì 6 agosto 2019

Presentazione del libro "Liberi dentro" a Civitavecchia, città che vuol farsi carico della realtà dei due carceri presenti. La solidarietà di Sant'Egidio e il sostegno delle istituzioni.

Il Messaggero
Affollata presentazione, l’altra sera alla Mondadori, di “Liberi dentro”, libro di Ezio Savasta, seduto di fronte ad una platea interessata. Racconti emozionanti, i suoi, di un volontario della Comunità di Sant’Egidio che dal 1992 visita ed aiuta detenuti dei penitenziari romani, instaurando con loro rapporti di autentica amicizia. 
«Il sentirsi importanti per qualcuno, per uno di noi volontari, spesso allontana da gesti inconsulti detenuti soli, lontani da casa o privi di famiglia. – ha sottolineato Savasta – La speranza è che in queste pagine la distanza e la separazione tra il mondo degli uomini liberi e quello della detenzione si possa accorciare e che, dopo averlo letto, passando vicino alle mura di un carcere, che a Civitavecchia sono nella città, si abbia la consapevolezza di quanta umanità e sofferenza ci siano dietro quelle sbarre». 

Una sofferenza forte, dura, come traspare anche dalle sincere parole del giudice onorario del Foro locale, Anna Puliafito, ospite della presentazione. Ma la città quanto sa di tutto ciò? Il libro di Savasta è servito a fare un po' di luce sulla complessa macchina di attività quotidiane nei due penitenziari di Via Tarquinia e via Aurelia Nord, alimentate da una serie di realtà (la Asl è tra queste). 

Attività che sarebbe impraticabile senza la volontà della direzione della Casa Circondariale e della Casa di reclusione, e senza la collaborazione del personale tutto della Polizia penitenziaria con gli educatori. 


«Tra i primi nel Lazio ad entrare nelle carceri con il dipartimento di salute mentale, che abbiamo riorganizzato - ha raccontato il commissario straordinario Asl Rmf 4, Giuseppe Quintavalle – grazie al protocollo d’intesa con la direttrice Bravetti ora abbiamo le linee guida sulla prevenzione dei suicidi. Con la musicoterapia abbiamo avviato una progettualità di riabilitazione per pazienti con disturbi psichici che, subito visitati appena arrivano e sottoposti a test da parte del nostro personale, se valutati "a rischio" sono destinatari del corso di formazione per “Peer supporter” (arrivato alla quarta edizione). Che significa? Su base volontaria un detenuto diventa “coach”, quindi confidente ed amico del detenuto in difficoltà, per alleviare gli effetti dell’esecuzione della pena». 


«La direzione ha consentito alla Asl di svolgere al meglio il suo lavoro all’interno delle carceri per mezzo di attività per detenuti con problemi psichici (attraverso l’azione congiunta di Sert e Csm), per offrire un servizio completo al territorio – ha spiegato la direttrice, Patrizia Bravetti - Era il 2009 quando autorizzai la campagna della Comunità di Sant’Egidio “Liberate i prigionieri in Africa” con la raccolta di 1 euro per liberare altri detenuti nel mondo. Nell’ottica di vicinanza agli ultimi, poi, i pranzi di Natale sono diventati fondamentali, con il risultato, grazie a Massimo Magnano e ai suoi collaboratori, di ben tre fatti quest’anno: uno al femminile e due per gli uomini. 

Ciò affianca innumerevoli altri progetti che come amministrazione penitenziaria portiamo avanti da tempo con il territorio per migliorare la vita del detenuto (Scuole, Associazione teatrale 'Blue in the face', Università, tenimento agricolo, etc.) - ha concluso - frutto dell’enorme lavoro di collaborazione svolto dal personale della Polizia penitenziaria in una ricca interazione tra carcere e territorio».

Stefania Mangia

giovedì 1 agosto 2019

Vacanze solidali dei volontari di Sant'Egidio a Lesbo e Samos con i rifugiati. “Esiste un’Italia diversa da quella che respinge”

TPI
Sono 150 i volontari che stanno trascorrendo, a turno, la loro vacanza insieme ai profughi di Lesbo e Samo. A TPI Daniela racconta la sua esperienza


Foto: www.santegidio.org
“Una donna sudanese ha dipinto un occhio con delle lacrime. Dentro la pupilla c’era un bambino con una cartella che andava via. Anche io sono madre, ho compreso il dramma di una donna che non può garantire un futuro ai propri figli”.

Foto: www.santegidio.org
Daniela Moretti è una delle volontarie e dei volontari della Comunità di Sant’Egidio che hanno deciso di trascorrere delle vacanze solidali a Lesbo e Samo, in Grecia, dove svolgono attività con rifugiati e richiedenti asilo.

Complessivamente sono 150 i volontari, giovani e adulti, della Comunità di Sant’Egidio, che insieme a un gruppo di mediatori culturali, stanno trascorrendo, a turno, la loro vacanza insieme ai profughi di Lesbo e Samo.

“In questo momento a Lesbo ci sono alcune famiglie con figli, persone singole e amici con cui condividiamo da anni l’esperienza della Comunità di Sant’Egidio”, racconta Daniela, che lavora per una compagnia telefonica e fa la volontaria presso la Scuola di lingua e cultura italiana a Roma.

“Abbiamo deciso di passare qui le nostre ferie perché riteniamo sia giusto rappresentare l’Europa in modo solidale”, spiega Daniela, che è alla prima esperienza di vacanza solidale a Lesbo. “Non vogliamo che il nostro paese sia considerato soltanto come l’Italia che respinge, pensiamo che i gesti di solidarietà non siano solo necessari, ma anche utili”.

I volontari sono arrivati nelle due isole greche il 20 luglio e rimarranno, avvicendandosi in vari gruppi, fino al 31 agosto.

L’iniziativa, nata dopo la visita di una delegazione di Sant’Egidio con il fondatore Andrea Riccardi a Lesbo, rientra in un più ampio programma di estate all’insegna della solidarietà (indicato con l’hashtag #santegidiosummer).

Ogni giorno i volontari organizzano diverse attività con i bambini, corsi d’inglese, feste, cene all’italiana, visite al museo e momenti di condivisione e scambio culturale.

Finora sono entrati in contatto con 1.500 profughi a Lesbo e 600 a Samo.

“Ci sono rifugiati che vengono dall’Afghanistan, dal Congo, dall’Angola, ma anche siriani, iracheni”, racconta Daniela. “Ieri abbiamo svolto attività con 200 bambini che vengono dal campo di Moria, dove vivono migliaia di famiglie in condizione di estrema precarietà”.

“Li abbiamo accolti in uno spazio dove hanno potuto giocare, cantare, disegnare, hanno mangiato e si sono potuti lavare le mani, che non è un’attività affatto banale quando l’acqua è poca”, prosegue Daniela. “Gli abbiamo fatto trascorrere delle ore come bambini ‘normali’, perché chiaramente la vita nel campo non è una cosa normale. Non si può stare 24 ore in una tenda di 2 metri quadrati”.

Nel campo di Moria vivono attualmente oltre 5mila persone, ma la capienza è quasi la metà.

“Abbiamo trovato persone molto affabili, nonostante la situazione difficile”, racconta Daniela. “Ci raccontano del loro viaggio, dei loro sogni, di vite spezzate. Magari hanno dei familiari in altri paesi d’Europa e rimangono bloccati qui in un gioco dell’oca assurdo e inutile. Spesso hanno bisogno di essere ascoltati”.

Secondo i dati della Comunità di Sant’Egidio, a Lesbo ci sono circa 8mila rifugiati: 6500 vivono a Moria, 1.300 nei campi satelliti, di cui il maggiore è Kara Tepe, e oltre 200 in appartamenti.

La scelta di queste destinazioni nasce dalla situazione che si è venuta a creare nelle due isole, dove i migranti devono attendere tempi molto lunghi prima di avere una risposta alla domanda di asilo politico.

“Abbiamo incontrato persone che sono qui da 9 mesi, un anno”, dice Daniela. “Spesso è gente molto giovane, che non vuole e non deve essere considerata un problema, ma una risorsa. È gente che aspetta delle buone notizie per la propria vita, noi proviamo a trascorrere con loro momenti di tranquillità”.

Sull’esperienza delle vacanze solidali con la Comunità di Sant’Egidio Daniela dice: “La consiglierei a tutti, a chi ha già fatto esperienze di volontariato ma anche a chi vuole conoscere questa realtà con i propri occhi. Tanti parlano dei migranti ma pochi li incontrano. Come dice Papa Francesco i migranti non sono numeri, ma persone. Quando ti trovi davanti una persona, vedi che non è più un problema sociale, riesci a vedere i problemi di quella persona”.

Anna Ditta

Fonte: TPI

mercoledì 24 luglio 2019

Vacanze dei volontari di Sant'Egidio con i profughi di Lesbo e Samos. Una vicinanza concreta per sostenere le migliaia di profughi presenti.

SIR
I 28 Paesi Ue si sono incontrati ieri a Parigi, a livello informale per cercare di affrontare la drammatica situazione dei migranti nei centri di detenzione in Libia e risolvere la questione sbarchi nel Mediterraneo. Ma le rotte migratorie non si fermano davanti ai porti chiusi e le destinazioni cambiano, costringendo le persone ad affrontare viaggi lunghissimi e pericolosi. 


In Grecia, nelle isole di Lesbo e Samos, in questi giorni stanno sbarcando centinaia di persone. La Comunità di Sant'Egidio ha deciso quest'anno di essere presente tutta l'estate: i volontari organizzano cene, pranzi domenicali, gite, corsi di inglese e attività di animazione per i giovani e i bambini.

Mentre i 28 Paesi europei cercano soluzioni alla situazione in Libia e nel Mediterraneo, gli sbarchi non si fermano nelle isole greche di Lesbo e Samos, nel mar Egeo, dove la situazione è drammatica ed esplosiva da tempo. 

In questo periodo a Lesbo arrivano ogni giorno, dalle coste turche, 100/150 persone, e non solo afghani e siriani, le prime due nazionalità presenti nei campi ufficiali e negli insediamenti informali. 

Molti provengono anche dall’Africa sub-sahariana, dal Congo, dal Camerun, dalla Somalia, perfino dallo Yemen, segno che le rotte sono cambiate e le persone, disperate, sono disposte a fare viaggi lunghissimi e ancora più pericolosi. 

Nell’isola di Lesbo sono già presenti oltre 7.000 donne, uomini e bambini migranti, fermi per mesi e mesi in attesa che la loro domanda di asilo venga presa in considerazione. Sono accolti nell’affollatissimo hot spot di Moria (oltre 5.000 persone ma la capienza è di 2.200 posti) e nel campo di Kara Tepe, destinato principalmente agli africani. Il centro di identificazione di Moria è gestito dal governo greco con l’aiuto dell’esercito, ma tanti servizi sono delegati alle Ong. 

Moltissime persone sono invece costrette a vivere in baracche malsane o tende in insediamenti informali, fuori dai campi. Tutti in condizioni disagiate e difficili, con i servizi ridotti all’essenziale: code lunghissime per mangiare cibi precotti, toilette disagevoli, le docce con acqua calda una rarità. Il volontariato e l’associazionismo cercano, come possono, di alleviare le carenze. 

Tra le realtà locali e internazionali presenti a Lesbo e Samos, ora anche la Comunità di Sant’Egidio ha deciso di puntare l’attenzione sull’emergenza dimenticata nelle isole greche. 
Dal 20 luglio e fino al 31 agosto, 150 volontari, a turni di dieci giorni, insieme ad un gruppo di mediatori culturali, trascorreranno le loro vacanze insieme ai profughi. 

I volontari stanno organizzando cene, feste e pranzi domenicali in parrocchia, gite, corsi di inglese e apriranno laboratori artistici, musicali, con attività di animazione per i bambini, le mamme, i giovani presenti. L’obiettivo è cercare di riportare la speranza tra chi si trova in una sorta di limbo dopo essere fuggito da guerre, persecuzioni o condizioni di vita insostenibili.

Priorità al cibo. Attualmente ci sono 23 volontari a Lesbo e 10 a Samos. Affittano appartamenti o stanze e si appoggiano a sedi di associazioni locali o alle parrocchie per realizzare le loro iniziative. 

“Abbiamo scelto di dedicare le nostre vacanze ai profughi per dare un segnale – racconta al Sir da Lesbo Valeria Guterres, volontaria della Comunità di Sant’Egidio -. Questa è la prima settimana, tante attività sono ancora da predisporre, ma abbiamo già iniziato ad organizzare ogni sera, dal lunedì al venerdi, una cena, seduti al tavolo, per circa 200 persone. Li facciamo mangiare e bere bene”.

domenica 21 luglio 2019

Una tonnellata e mezza di cocomeri: così #santegidiosummer è entrata nelle carceri romane incontrando 1.500 detenuti

santegidio.org
Una tonnellata e mezza di cocomeri, ed il caldo diventa festa. Nelle carceri romane Sant'Egidio, con l'aiuto del CAR (Centro Agroalimentare Romano), ha dato vita ad una specie di festosa "maratona" estiva: il 15 luglio a Rebibbia Femminile, il 17 e 18 a Regina Coeli e il 18 e 19 a Rebibbia Nuovo Complesso, circa 1500 detenuti e detenute hanno potuto godere di un momento di festa, giochi, canzoni e...cocomero freschissimo. 
Foto credit Mimmo Frassineti/AGF
Un modo di spezzare il caldo e la sensazione di essere dimenticati, che nel periodo estivo diventa più acuta. L'estate insieme al caldo porta la rarefazione di attività e visite, e per chi è in carcere è un momento di particolare tristezza. 

Con i cocomeri - dono del Centro Agroalimentare Romano, portati a destinazione nei tre diversi carceri con i camion refrigerati - arrivano gli amici di tutto l'anno e questo è già un ristoro: "Noi qui siamo rassegnati, poi arrivate voi con questo cocomero così fresco e dolce..."
Foto credit Mimmo Frassineti/AGF
Anche i detenuti delle sezioni di isolamento a Regina Coeli e a Rebibbia, o nelle sezioni per i malati, hanno ricevuto il cocomero nelle celle. Uno di loro, affacciandosi allo spioncino, spiega bene il senso di questa iniziativa: “Il cocomero è buono, ma la cosa più bella è che vi siete ricordati di noi. Grazie!” 

Gli stessi detenuti sono stati coinvolti nella preparazione e nella distribuzione, che ha visto coinvolti nella festa anche il personale della polizia penitenziaria.

lunedì 24 giugno 2019

La diocesi di Torino pronta ad accogliere i 43 migranti della Sea Watch - Nosiglia: "Se il Governo è d'accordo ce li andiamo a prendere sulla nave"

Globalist
“La diocesi di Torino è disponibile ad accogliere le 43 persone che sono a bordo della Sea Watch al largo di Lampedusa, senza oneri per lo Stato, perché al più presto si possa risolvere una situazione grave e ingiusta” ha detto l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, al termine della messa per San Giovanni, patrono di Torino.

“Come vescovo e come cristiano sento tanta sofferenza”, ha aggiunto invocando l’aiuto di San Giovanni “che ha sempre difeso i poveri”. “Noi ci siamo. Torino ha un numero abbastanza elevato di famiglie disposte ad accoglierli, è una particolarità specifica della nostra città” prosegue Nosiglia, “non ci sono solo realtà istituzionali o del terzo settore ma anche famiglie che hanno dato la loro disponibilità. Siamo pronti. Se il Governo e il ministro sono d’accordo li andiamo a prendere e li portiamo su, ma credo sia una disponibilità che potrebbe essere accolta per trovare uno sbocco a questa situazione”.


sabato 1 giugno 2019

Il libro "Liberi dentro" presentato nella Moschea della Magliana a Roma. Dal carcere un messaggio di fratellanza tra cristiani e musulmani al servizio di chi è più povero.

Blog Diritti Umani - Human Rights
La collaborazione e l'amicizia tra cristiani e musulmani trova un suo frutto nella vicinanza a chi è più povero ed in difficoltà.

Da molti anni all'interno delle carceri il sostegno e l'aiuto agli immigrati privati della libertà che professano la fede musulmana è svolto da rappresentanti di fede islamica sostenuti da volontari della Comunità di Sant'Egidio e del Movimento Genti di Pace.

Uno dei risultati è la realizzazione, in collaborazione, dal 1998 della festa dell'Aid al Fitr, per la fine del mese santo di digiuno del Ramadan all'interno di alcune carceri del Lazio.

Tratti di questa realtà la troviamo raccontata nel libro di recente pubblicazione: "Liberi dentro - cambiare è possibile anche in carcere" di Ezio Savasta - Infinito Edizioni

La presentazione del libro all'interno della Moschea della Magliana, con l'Imam Sami Mohamed Salem Ali, e il regista  e scrittore Gualtiero Peirce, si  è svolta ieri venerdì 31 maggio.

Dagli interventi che si sono succeduti è emerso come dal libro parte un messaggio alla società civile, in un tempo dove si semina odio, dove i diritti dei più poveri con difficoltà vengono rispettati, dal carcere, luogo separato e da molti ignorato, viene un esempio di umanità e di fratellanza tra uomini di fede diversa che si mettono al servizio di chi è in difficoltà, segno di speranza di cui abbiamo tutti un grande bisogno.


Scheda del libro >>>

giovedì 30 maggio 2019

USA - Arizona - Il volontario Scott Warren: quando la solidarietà diventa un reato. Rischia 20 anni di carcere.

Today
Diverse e allo stesso tempo incredibilmente simili le vicende di Cédric Herrou, l'agricoltore simbolo dell'aiuto concreto ai migranti in Europa, e Scott Warren, un volontario che in Arizona sarà processato per traffico di esseri umani


Se leggi le storie di Scott Warren e Cédric Herrou capisci subito che a volte la solidarietà è un reato. Come raccontato su Today: "Il primo, volontario di Ajo, in Arizona, sarà processato per traffico di esseri umani: è stato persino arrestato per aver dato "acqua, cibo, vestiti puliti ed un letto" ai migranti entrati dal deserto di Sonora. A raccontarlo è lo stesso Scott Warren, spiegando che "questa settimana sarò processato" e che se condannato "potrei essere condannato fino a 20 anni di carcere".


In un lungo reportage sul 'Washington Post', Warren racconta che "residenti e volontari organizzano delle spedizioni per offrire assistenza umanitaria, e lasciare contenitori di acqua, cibo in scatola, calzini ed articoli di pronto soccorso" lungo il percorso dei migranti nel deserto dove le temperature di giorno superano i 48 gradi e precipitano di notte. "Lungo quello che ormai è noto come il corridoio di Ajo, decine di corpi vengono trovati ogni anno, e si ritiene che siano molti di più quelli che non vengono scoperti".

Per decenni, aggiunge il volontario, c'è stata una pacifica coesistenza se non una collaborazione con il Border Patrol e ricorda che un giorno un agente gli disse: "Sono felice che siate qui oggi, la gente ha bisogno di acqua". Con il cambio di amministrazione a Washington la situazione è cambiata: "Sono stati negati i permessi per entrare nel Cabeza Prieta National Wildlife Refuge, distrutte le riserve d'acqua lasciate nel deserto e hanno cominciato a perseguire i volontari". Diversi membri della Ong No More Deaths in passato hanno rischiato condanne e multe fino a 10mila dollari, ma ora il caso di Warren rappresenta un salto di qualità dal momento che il volontario è stato incriminato per traffico di esseri umani e questo: potrebbe segnare "un pericoloso precedente", ammette lui stesso.

La solidarietà non è "un'invenzione recente" nella zona. E' storia. "Ad Ajo la mia comunità offre cibo ed acqua a chi attraversava il deserto da decenni, da generazioni - conclude - qualsiasi cosa succederà nel mio processo, il giorno dopo qualcuno si troverà a camminare nel deserto e busserà ad una delle nostre porte per rispondere ai bisogni del viaggiatore. Se avrà sete gli daremo da bere e non gli chiederemo i documenti. Il governo non dovrebbe criminalizzare questo comportamento".

mercoledì 29 maggio 2019

Fratellanza tra credenti al servizio degli immigrati in carcere. Presentazione del libro "Liberi dentro" nella Moschea della Magliana a Roma

Blog Diritti Umani - Human Rights
La collaborazione e l'amicizia tra cristiani e musulmani trova un suo frutto nella vicinanza a chi è più povero ed in difficoltà.

Da molti anni all'interno delle carceri il sostegno e l'aiuto agli immigrati privati della libertà che professano la fede musulmana è svolto da rappresentanti di fede islamica sostenuti da volontari della Comunità di Sant'Egidio e del Movimento Genti di Pace.

Uno dei risultati è la realizzazione, in collaborazione, dal 1998 della festa dell'Aid al Fitr, per la fine del mese santo di digiuno del Ramadan all'interno di alcune carceri del Lazio.

Tratti di questa realtà la troviamo raccontata nel libro di recente pubblicazione: "Liberi dentro - cambiare è possibile anche in carcere" di Ezio Savasta - Infinito Edizioni

La presentazione del libro all'interno della Moschea della Magliana, con l'Imam Sami Mohamed Salem Ali, e il regista  e scrittore Gualtiero Peirce, che si svolgerà venerdì il 31 maggio, è un nuovo passo che vuole costruire questa amicizia, nell'attuale clima sociale.


Scheda del libro >>>


sabato 30 marzo 2019

Mozambico - Ciclone Idai: gara di solidarietà per sostenere la popolazione di Beira. 30 tonnellate di aiuti alimentari arrivati al centro DREAM di Sant'Egidio

santegidio.org

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Sono arrivate questa mattina 30 tonnellate di aiuti alimentari (riso, farina di mais, zucchero, olio e generi di prima necessità) al Centro Polivalente della città di Beira con un camion partito alcuni giorni fa dalla capitale del Mozambico, Maputo. 



Grazie anche a questi aiuti, prosegue la distribuzione del cibo ai bambini e alle famiglie che ogni giorno vengono al centro e che, dopo il ciclone Idai, hanno perso tutto.

mercoledì 6 marzo 2019

"Dove - mangiare - dormire - lavarsi" Un caso editoriale poco conosciuto: la guida per chi vive in strada e per chi vuole aiutare i poveri

HuffPost
È noto l'aumento della povertà in questi tempi difficili: meno noti sono gli strumenti per contrastarla, tante "buone notizie" in risposta al disagio di giovani, anziani, donne e uomini che spesso passano intere giornate per trovare chi offre loro un piatto caldo, un paio di scarpe, un vestito.


Ecco una buona notizia: da quasi trent'anni, e ogni anno, esce un libricino di quindici centimetri per undici, coloratissimo "Dove mangiare, dormire, lavarsi", soprannominato subito la "Guida Michelin" per gli amici della strada, un vero e inedito "caso editoriale" che si ripete ogni anno.

Migliaia di copie – 15mila solo a Roma - in una decina di edizioni locali, da Genova a Napoli, da Padova a Treviso, a Venezia, a Firenze, con edizioni in lingua a Barcellona, Varsavia fino a Buenos Aires.

"DOVE" è uno strumento che all'inizio ha avuto come redattori gli stessi amici della strada, grandi conoscitori di luoghi, preziosi e nascosti, per tirare avanti tra le difficoltà quotidiane. Un libro che negli anni è arrivato a superare le 200 pagine, piene di nomi, indirizzi, ma anche di notizie necessarie a orientarsi nelle mille pieghe dell'accoglienza, una bussola da tenere in tasca per orientarsi.

Ma anche una bussola per tanti che lavorano nelle istituzioni: ci sono gli indirizzi delle strutture pubbliche o di volontariato per risolvere i problemi base della vita di chi è più povero: mangiare, dormire lavarsi. E anche altro. Per fare una rete larga e solidale, che salva la vita.

Una guida robusta, fatta per resistere alle condizioni difficili di chi vive per strada, da tenere con sé, per chi cerca aiuto e, nel tempo, anche per chi vuole aiutare.

Ti è mai capitato di vedere una persona in difficoltà, volevi aiutare, ma non sapevi che fare? Ecco qui un aiuto concreto per essere solidali: in sette città italiane e in Spagna, Polonia e Argentina e che puoi scaricare gratis sul tuo smartphone.

Queste preziose guide sono un "salvavita" per tanti poveri, ma anche uno strumento per aiutarci ad aiutare.

"Dove" ci aiuta a non passare oltre, a essere solidali, fornisce gli strumenti - e gli indirizzi - dove chiedere e far chiedere aiuto (ambulatori, centri di accoglienza notturna, mense, etc). È disponibile gratuitamente, oltre che nel formato cartaceo, anche online, per avere sempre, sul proprio smartphone, uno strumento che aiuti a esprimere la solidarietà che a volte si vorrebbe offrire ma non si sa come.

Le sezioni in cui è articolata la guida provano a fornire informazioni e soluzioni per i mille problemi di chi si trova in difficoltà: dove mangiare, dormire, lavarsi, curarsi. I centri di Orientamento, di ascolto; gli utilissimi servizi sociali e anagrafici, l'assistenza sanitaria, gli uffici giudiziari, il lavoro, la formazione, la pensione, la casa, le informazioni utili per gli immigrati.

La guida, a ben vedere, è costruita nella convinzione che, passo dopo passo, è possibile uscire dalla strada, provando a trovare tutte le soluzioni a una vita in cui si è divenuti invisibili. In Spagna - a Barcellona e Madrid - gli operatori di strada delle municipalità hanno la guida sullo smartphone per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità. Anche questo è un modo per umanizzare le città.

Francesco Dante