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lunedì 31 gennaio 2022

Migranti - La speranza dei "corridoi umanitari" per chi fugge da situazioni di estrema difficoltà. Inaccettabile l'alto numero di vittime nel Mediterraneo

Il Sussidiario
I corridoi umanitari rappresentano una speranza per uomini, donne e bambini che scappano da situazioni di difficoltà estrema.


Il tema dei migranti scuote come sempre il nostro Paese, facendo contare, anche in quest’ultimo periodo, un numero consistente di vittime. Molti migranti sono ancora in mare aspettando navi in loro soccorso. Altri, invece, sono riusciti a raggiungere le coste salentine e calabresi: i numeri parlano di più di mille persone.

Solo quest’anno ci sono state circa 1.500 morti di migranti dalla Libia. Parimenti elevato è anche il totale delle persone catturate e portate indietro nel proprio paese (25.000) così come il totale delle persone che sono riuscite a raggiungere l’Italia (64.000), dove abbiamo bisogno di lavoratori stranieri. 

Infatti, dal “decreto flussi” si evince come in molti settori vi sia carenza di manodopera. La possibilità di impiegare risorse provenienti da altri Paese possa rappresentare una grande opportunità per risolvere questo problema.

La politica Mediterranea e il protocollo d’intesa del 4 novembre
La comunità internazionale dovrebbe trovare degli accordi con i Paesi nordafricani (e, in generale, con i Paesi dai quali partono i flussi migratori) per gestire gli spostamenti dei migranti in maniera non soltanto efficace ma, soprattutto, umana. La politica Mediterranea mostra non poche lacune, aggravate dall’indifferenza di alcuni Stati, ma auspichiamo che trattati e intese a livello internazionale possano portare dei miglioramenti nell’immediato futuro. È giusto che i governi pensino al benessere nazionale ma è altrettanto corretto prestare attenzione a interessi mondiali comuni, facendosi carico di responsabilità e abbracciando una visione più ampia, universale. Già con il nuovo protocollo di intesa del 4 novembre 2021, che coinvolge il governo italiano, organismi internazionali, federazioni e comunità, si aprono le porte per l’arrivo di circa 1.200 migranti afghani bisognosi di protezione e aiuto umanitario.

Corridoi umanitari, famiglie e integrazione sociale
Nonostante la speranza che si possa fare ancor di più in futuro, sono già molte le associazioni e le comunità che si danno da fare per accogliere e integrare i migranti attraverso i corridoi umanitari, dando speranza a uomini, donne e bambini che scappano da situazioni di difficoltà estrema. È nostro diritto morale e sociale aiutare questi migranti e non lasciarli nei loro Paesi in cui i diritti umani vengono calpestati. Sant’Egidio, e il suo fondatore Andrea Riccardi, sono in prima linea sul tema corridoi umanitari, prevedendo, nei prossimi due anni, l’arrivo di circa 600 persone.

Purtroppo, il tema dei migranti nel mondo porta con sé storie drammatiche: famiglie spezzate, genitori che vedono perdere i propri figli o gli amici più cari… traumi profondi e indelebili che condizionano le vite di queste persone. 

Il nostro Paese, attraverso organizzazioni o comunità come Sant’Egidio, si impegna ad accogliere i migranti e molto spesso a ricongiungere le famiglie disperse durante i viaggi o divise da leggi europee restrittive sul ricongiungimento familiare, avendo cura che un rifugiato non resti separato a lungo da moglie e figli. Le persone in difficoltà vengono seguite da famiglie italiane in un processo di integrazione sociale finanziato dall’ 8xmille della Cei, da altre associazioni, parrocchie e cittadini che hanno voluto offrire un aiuto.

sabato 6 novembre 2021

Corridoi umanitari, a Fiumicino arrivati 44 rifugiati siriani (15 bambini). Accolti in diverse regioni italiane con precisi percorsi di integrazione

Il Faro
Fiumicino – Sono atterrati questa mattina a Fiumicino, con un volo proveniente da Beirut, 44 rifugiati siriani – tra cui 15 bambini – che vivevano da tempo nei campi profughi del Libano e che negli ultimi mesi hanno sofferto un peggioramento delle loro condizioni di vita non solo a causa della pandemia, ma anche della gravissima crisi politica, economica e sociale che sta attraversando questo Paese. 


Il loro ingresso in Italia è stato reso possibile grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese, grazie al rinnovo del protocollo firmato lo scorso agosto con i Ministeri dell’Interno e degli Esteri, che prevede l’arrivo di altre 1000 persone in condizioni di vulnerabilità.
Dal febbraio 2016 con i corridoi umanitari sono giunti in Italia dal Libano più di 2050 profughi e, complessivamente, in Europa, circa 4mila richiedenti asilo.
Anche i rifugiati giunti questa mattina saranno accolti da associazioni, parrocchie e comunità in diverse regioni italiane (Lazio, Marche, Piemonte, Sicilia e Toscana) e, dopo aver trascorso un periodo di quarantena nel rispetto delle normative anti-covid, verranno avviati in un percorso di integrazione: per i minori attraverso l’immediata iscrizione a scuola e per gli adulti, subito con l’apprendimento della lingua italiana e, una volta ottenuto lo status di rifugiato, l’inserimento nel mondo lavorativo. I corridoi umanitari, interamente autofinanziati (dalla raccolta fondi di Sant’Egidio e dall’8 per mille della Tavola valdese) e realizzati grazie a una rete di accoglienza diffusa, rappresentano un modello efficace, che coniuga solidarietà e sicurezza, tanto da essere stati replicati in altri Paesi come Francia, Belgio e Andorra.

lunedì 26 aprile 2021

Migranti - Di fronte alla nuova tragedia nel Mediterraneo, Sant'Egidio si raduna in preghiera e chiede salvataggi in mare e promuove con forza l'apertura di corridoi umanitari

www.santegidio.org
Al largo della Libia si è consumato l’ennesimo dramma dell’immigrazione con un bilancio di vittime che alcune Ong stimano ad oltre cento. La Comunità di Sant’Egidio esprime innanzitutto il suo cordoglio alle famiglie dei migranti, che nel loro viaggio hanno patito sofferenze e soprusi dalla partenza dal loro paese fino alla tragica sorte nelle acque del Mediterraneo.



Un sentimento di pietà che occorre riaffermare di fronte ad una notizia che rischia di passare in secondo piano in questo amaro tempo di pandemia.

Sant’Egidio lancia un appello alle autorità che avrebbero potuto provare a soccorrere il battello di fortuna andato alla deriva, a fronte di segnalazioni già arrivate nella giornata di mercoledì, perché vengano garantiti i salvataggi in mare di chi è in pericolo di vita.

È urgente rispondere al più presto alla domanda di aiuto proveniente dai migranti in transito verso l’Europa, in particolare di quelli attualmente in Libia, con progetti a lungo respiro che puntino a svuotare i luoghi di detenzione, a esaminare le situazioni delle singole persone e a consentire vie di salvezza legali come i corridoi umanitari. 

Al tempo stesso occorre costruire un futuro vivibile nei paesi di origine, soprattutto per i giovani, con il sostegno dell’Unione europea.

giovedì 15 aprile 2021

Francia - Firmato l'accordo - Altri 300 rifugiati da Iraq e Siria potranno arrivare in Europa con i corridoi umanitari.

ww.santegidio.org
È stato firmato a Parigi, dai ministri dell’Interno e degli Esteri, insieme ai responsabili della Comunità di Sant’Egidio e delle Semaines Sociales de France, il rinnovo del protocollo per il progetto dei Corridoi umanitari.

Arrivo Corridoi Umanitari in Francia - 2018

L’accordo stabilisce le condizioni di identificazione, accoglienza e integrazione in Francia nei prossimi due anni di 300 rifugiati attualmente in Libano, provenienti dall'Iraq e dalla Siria, con priorità a persone e famiglie vulnerabili.

Questo secondo protocollo segue il primo, firmato nel 2017, che ha già permesso, con gli stessi criteri, l'ingresso in Francia di 504 persone.
Avviati in Italia nel febbraio 2016, i Corridoi Umanitari hanno già accolto in Europa (in Italia, Francia, Belgio e Andorra) oltre 3.500 rifugiati in fuga da Siria, Iraq, Libia, Etiopia e Lesbo, ai quali è stato garantito un percorso sicuro (in aereo) insieme ad un programma di integrazione.
Promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, insieme a diverse realtà a seconda dei protocolli, come la Federazione della Chiese evangeliche in Italia e la Conferenza episcopale italiana - e autofinanziati - i Corridoi Umanitari costituiscono ormai un modello concreto e replicabile a livello europeo.

Le storie di coloro che sono già arrivati dimostrano che è possibile non solo salvare chi rischia di cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani, ma anche avviare percorsi di integrazione.

Soprattutto in questo tempo di pandemia, pieno di difficoltà di ogni tipo – basta pensare alla situazione di alcuni Paesi di prima accoglienza, come lo stesso Libano - è importante non lasciare soli tanti profughi che attendono, con le loro famiglie, una risposta di solidarietà. 

l Corridoi umanitari hanno visto crescere in cinque anni la generosità di molti cittadini che, con il loro impegno volontario e gratuito dimostrano che è possibile costruire un'Europa coerente con i suoi ideali di umanesimo e di solidarietà.

giovedì 1 aprile 2021

Il futuro incerto dei rifugiati a Lesbo - L'aiuto di Sant'Egidio e la speranza dei corridoi umanitari

www.santegido.org
Il futuro incerto dei profughi di Lesbo. L'aiuto di Sant'Egidio è cibo e la speranza di una porta aperta.
Dal 22 al 26 marzo una delegazione della Comunità di Sant’Egidio è tornata a Lesbo per aiutare i profughi con distribuzioni di cibo e prodotti per l’igiene personale, nella visita in preparazione dei corridoi umanitari.


La primavera inizia con giorni freddi nell’isola di Lesbo, in Grecia, dove migliaia di profughi vivono con pochi vestiti e le loro povere cose, sopravvissute agli incendi del campo. Oltre le recinzioni e i ripari di fortuna, la loro vita è confinata dal lockdown a causa della pandemia: nessuno può uscire liberamente, ogni settimana viene pubblicata la lista dei numeri di tessera che hanno diritto a brevi uscite per motivi di necessità.


Alla distribuzione di generi alimentari, prodotti per l’igiene e buoni spesa portati dalla Comunità si sono recate 450 persone, di cui molte sono arrivate da poco. Sono i capifamiglia, hanno ricevuto l’invito grazie a profughi amici della Comunità, e sono gli unici autorizzati a uscire dal campo recintato.


Nuovi arrivi
Ci sono molti volti nuovi. Negli ultimi tempi sono ricominciati gli sbarchi. Le isole dell’Egeo sono la porta dell’Europa per le migrazioni da Siria, Afghanistan, Congo, Somalia e crescono gli arrivi da altri paesi africani come Sierra Leone, Marocco e Uganda.
Le donne che arrivano, spesso orfane o giovani prese a servizio dalle famiglie già da piccole, fuggono da povertà, matrimoni forzati, violenze e sfruttamento da parte di loro connazionali nei paesi d’arrivo. È il doloroso fenomeno della tratta femminile e delle nuove rotte che si stanno delineando.

Incertezze
Dopo mesi senza servizi igienici nel campo, sono ora funzionanti le docce, dove a turni di sette minuti i profughi possono lavarsi. Le famiglie hanno diritto a delle tende con ambienti separati, che con qualche ironia vengono chiamate ‘appartamenti’.
Se alcuni aspetti della vita del campo stanno migliorando, negli ultimi mesi si sta verificando una nuova situazione: Mitilene, città sull’isola di Lesbo, si sta popolando di occupazioni e alloggi fatiscenti che ospitano le famiglie uscite dal sistema di accoglienza: chi ha ricevuto il diniego dell’asilo e chi un mese dopo aver ottenuto l’asilo non ha più diritto all’assistenza.

La storia di B., da aiutante a senza documenti
Alcuni profughi si nascondono da mesi, senza uscire mai dalla loro “casa”, nella paura di essere rimpatriati. È la storia di B., amico della Comunità dal 2019, che faceva l’interprete per il servizio di asilo greco. Ricevuto il rifiuto alla sua domanda di asilo, ha iniziato a nascondersi, mentre i funzionari del campo che non conoscevano l’esito della sua pratica, continuavano a cercarlo perché avevano bisogno di lui.

Le porte dell’Europa
Nei giorni della visita, gli operatori di Sant’Egidio hanno continuato ad ascoltare le storie dei profughi, in preparazione dei prossimi arrivi dei corridoi umanitari. Molte domande di asilo sono respinte, migliaia di persone, famiglie con bambini non sanno dove andare o dove tornare, non hanno diritto alla ricollocazione in un altro paese dell’Unione europea. Ci si domanda con preoccupazione che fine faranno, mentre si vagliano le condizioni giuridiche che permettono di entrare in Europa. Mentre di discute del futuro del modello di accoglienza dei profughi in Europa e si attende la visita della commissaria europea Ylva Johansson, si consolida il progetto di un nuovo campo chiuso in mezzo alla foresta, al termine di una strada sterrata. Sempre più lontano dagli occhi dell’Europa.


mercoledì 3 marzo 2021

I corridoi umanitari siano attivati subito - Di Andrea Riccardi

Andrea Riccardi - Il Blog
Italia e Ue hanno respinto i profughi, servendosi di entità private. Così è stato violato il diritto all'asilo

Sono passati 10 anni dall'inizio della rivolta in Libia contro Gheddafi, ucciso nell'ottobre 2011. Sembrava la liberazione dalla dittatura, ma il Paese non ha avuto pace in mano a milizie rivali. Il 6 febbraio scorso è stato annunciato un governo di unità nazionale grazie all'azione dell'Onu. Speriamo! È l'inizio di un processo difficile ma necessario, mentre Turchia e Egitto non sono troppo disposti a rinunciare alle posizioni acquisite. Intanto circolano, a servizio di gruppi o istituzioni, personaggi che, per i crimini commessi contro libici e rifugiati, andrebbero assicurati alla giustizia.

Se i libici sono ostaggio dei signori della guerra e delle influenze internazionali, i profughi sono i paria della situazione. L'ultimo fatto è la denuncia civile contro la Marina militare italiana per aver coordinato il respingimento dei migranti in Libia, non direttamente ma mediante privati. A citarla in giudizio sono cinque eritrei sostenuti da una Ong. 
Nell'atto si parla di 270 respingimenti in Libia, dove non esistono le minime condizioni di sicurezza. 

I fatti risalgono al luglio 2018. Si tratta delle "riammissioni informali"; pratica più volte stigmatizzata dai tribunali italiani e dalla Corte europea per i diritti dell'uomo. Si impedisce ai migranti (che si presentano al confine, marittimo nel caso libico, terrestre nel caso balcanico) di chiedere la protezione internazionale, in violazione delle direttive europee, della Convenzione di Ginevra e dell'articolo 10 della Costituzione. Chiedere asilo è un diritto, ma per le rotte balcanica e mediterranea i Governi europei da due anni adottano i respingimenti indiretti ("riammissioni informali") con il trasporto delle persone - spesso tramite entità private - in uno Stato terzo, Bosnia o Libia. 

Ma come fare riammissioni in uno Stato in guerra? Se ne discute in queste settimane al Parlamento europeo, dopo le accuse contro l'operazione mediterranea della Ue, Frontex, per relazioni con mercanti e lobbysti di armi tramite la guardia costiera libica, oltre che - in questo caso - di cooperazione nei respingimenti sulla rotta libica, balcanica e del mare Egeo. Non migliore è la situazione di quanti sono stati trasportati dalla Libia in Niger tramite l'Oim e si trovano ora bloccati nei villaggi costruiti attorno ad Agadez.

Il nuovo Governo Draghi, che si presenta con un vasto consenso e un volto riformatore, ha la responsabilità di prendere in mano coerentemente i drammatici problemi migratori: bisogna affrontare la questione dei rifugiati intrappolati da anni in Libia utilizzando i "corridoi umanitari"(coinvolgendo possibilmente i Paesi europei), ma anche costruendo un rapporto sano con la problematica migratoria. Occorre riaprire i flussi regolari e controllati dei migranti nel nostro Paese.

Infine, per accrescere la coesione sociale e l'integrazione, va risolta l'assurda realtà dei bambini, figli di stranieri, nati in Italia o che hanno studiato qui, i quali crescono senza cittadinanza nazionale, come meriterebbero essendosi formati (ius culturae) tra italiani. Sono scelte che i governi di centrosinistra hanno tralasciato e quelli di centrodestra avversato. Ma è venuto il momento di guardare a queste problematiche in modo serio, mettendo insieme l'interesse del Paese, motivi di umanità e una vera politica mediterranea.

Fonte: Andrea Riccardi, Il Blog

mercoledì 29 gennaio 2020

Corridoi umanitari - Le comunità ebraiche italiane aderiscono al progetto di Sant'Egidio e FCEI e accolgono la prima famiglia siriana a Milano

santegidio.org
Martedì 28 gennaio è arrivata a Milano una famiglia siriana, , accolta in Italia, con cartelli di "benvenuto", grazie ai corridoi umanitari. L'accoglienza delle sette persone, 
di religione musulmana,  (genitori con quattro bambini e un parente) è sostenuta dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e dalla Comunità Ebraica di Milano, i cui membri collaboreranno insieme a Sant'Egidio per l'inserimento nel capoluogo lombardo. 


Si amplia così l'alleanza tra comunità di credenti che hanno realizzato il progetto promosso dal 2016 da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese.

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lunedì 2 dicembre 2019

Corridoi Umanitari. Dal caos libanese 113 profughi siriani al sicuro in Italia grazie al progetto di Sant'Egidio, Fcei e Tavola Valdese

Avvenire
Arrivati a Fiumicino i richiedenti asilo salvati. L'abbraccio dei familiari già integrati.
Tremila profughi in tre anni in Europa, arrivati in piena sicurezza, seguiti in un percorso di integrazione diffuso sui territori da comunità, parrocchie, associazioni. Il modello dei corridoi umanitari - lanciato dalla Comunità di Sant'Egidio, Federazione chiese evangeliche in Italia (Fcei) e Tavola valdese - giunge a quota 1.800 in Italia, ma si è diffuso anche in Francia, Belgio, Andorra e prossimamente arriverà in Germania.


In Europa sono complessivamente 3.000, grazie all'ultimo gruppo sbarcato questa mattina all'aeroporto di Fiumicino: 113 richiedenti asilo, tra cui 30 minori, salvati dai campi del Libano, paese a sua volta sull'orlo della guerra civile. 


Originari di Aleppo, Homs, Idlib, le famiglie andranno un po' in tutta Italia: da Roma a Meta di Sorrento, da Genova a Vico Equense, da Sassari, a Formia. E poi Cattolica, Napoli, Pontassieve, Firenze, Luserna, Fossano, Pisa, Pesaro, Pinerolo, Trento, Reggio Calabria, Butrio... Nell'Italia che apre le porte e che aiuta.

Un modello di successo, lanciato a inizio 2016 - e riproposto dalla Cei assieme a Sant'Egidio con un corridoio attivo in Etiopia per i profughi di Eritrea, Somalia, Sud Sudan - e totalmente autofinanziato dalle chiese cristiane che lo gestiscono. 

martedì 26 novembre 2019

Oggi 26 novembre nuovo arrivo a Parigi dei profughi siriani provenienti dal Libano con i Corridoi Umanitari

santegidio.org
Il progetto dei corridoi umanitari continua con l'arrivo a Parigi dal Libano la sera di martedì 26 novembre 2019 di un nuovo gruppo di rifugiati siriani: sono famiglie che saranno accolte e accompagnate da organizzazioni, associazioni e cittadini. 


Arrivano in Francia attraverso una via legale e sicura, con un volo Air France. Si tratta 30 persone, tra cui 13 bambini.

Le famiglie saranno accolte Parigi (per la seconda volta) e andranno nella Loire-Atlantique, nella Loire e île d’Oléron.

Sono attesi all'aeroporto di Roissy Charles-de-Gaulle con tutto il calore e la fraternità dovuti a famiglie in esodo e ferite dalla guerra.

Sono più di 2800 i rifugiati arrivati in Europa con i corridoi umanitari

mercoledì 6 novembre 2019

Migranti - Salvata per un soffio dal barcone, arriva in Italia con Sant’Egidio - Feven, eritrea rifugiata in Etiopia, ha 23 anni e un passato tremendo alle spalle.

Corriere della Sera
Aveva 17 anni quando suo padre morì a poche miglia da Lampedusa nella catastrofe del barcone affondato che il 3 ottobre 2013 provocò 368 morti e 20 dispersi. Feven, eritrea rifugiata in Etiopia, sei anni dopo aveva trovato il coraggio e si era messa in cammino verso il Sudan per fare lo stesso viaggio.
(foto Guaitoli)
E probabilmente la stessa fine. Ma a cambiare il suo destino Taddes, un amico del padre, l’ultimo dei superstiti di quel barcone, ripescato da un marinaio con una cintura, salvo per un soffio. Lui l’ha «chiamata ogni giorno», costretta a fermarsi e tornare indietro. 

Le ha fatto conoscere la possibilità dei corridoi umanitari organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio e ieri ha potuto abbracciarla a Fiumicino dove la ragazza è arrivata con un volo di linea dell’Ethiopian Airlines proveniente da Addis Abeba, assieme ad altri 50 profughi del Corno d’Africa che erano rifugiati da tempo in Etiopia. 

Gli occhi grandi, un sorriso dolcissimo, Feven al suo arrivo ha spiegato: «Ero nel campo profughi e avevo deciso di partire per l’Italia, alcuni familiari mi avevano pagato il viaggio verso il Sudan. Poi mi ha chiamato Taddes. All’inizio non gli ho creduto.E volevo arrivare in Libia per partire con la barca. Alla fine mi ha convinto».

I corridoi umanitari
Sono oltre 2800 le persone messe in salvo in Europa con i corridoi umanitari di Sant’Egidio che fa da tramite a volte con i valdesi, a volte, come in questo caso con la Cei. Feven è subito partita per Bologna dove sarà accolta da una famiglia. 

Gli altri 50 andranno in diverse città (Roma, Bologna, Firenze, Genova, Gubbio, Martina Franca, Milano, Padova) presso associazioni, parrocchie, appartamenti di privati e istituti religiosi, con il supporto di famiglie italiane che si occuperanno di accompagnare il percorso d’integrazione sociale e lavorativa sul territorio, garantendo servizi, corsi di lingua italiana, inserimento scolastico per i minori, cure mediche adeguate. Per molti di loro si è trattato di un ricongiungimento familiare. 

Attualmente previsto solo per coniugi e figli minorenni, e quindi impossibile per chi, maggiorenne come Feven, voglia ricongiungersi ai genitori.

Virginia Piccolillo

martedì 29 ottobre 2019

New Book - "Porte aperte - Viaggio nell'Italia che non ha paura" di Mario Marazziti. Storie di persone che vincono la diffidenza e accolgono i rifugiati arrivati con i corridoi umanitari che fuggono da guerra, persecuzione e morte

Blog Diritti Umani - Human Rights
Porte aperte: della comunità, della propria casa, della mente. Le storie raccolte in questo libro iniziano così, da persone che, vincendo la diffidenza, hanno accolto in vario modo persone in fuga dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla morte. 

Attraverso di loro la rete dei Corridoi Umanitari promossi dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla Federazione delle Chiese Evangeliche e dalla Conferenza Episcopale Italiana si è allargata ed è diventata il modello concreto e praticabile di una vera integrazione. 

Mario Marazziti, esperto e protagonista di politiche sociali innovative, ha attraversato l'intero Paese, da Treviso a Palermo, visitando città e piccoli centri, per raccogliere esperienze di un tipo di accoglienza diffusa che funziona e non richiede finanziamenti pubblici e che, mentre offre una nuova vita ai profughi, fa rinascere anche le comunità locali intorno a un progetto comune.

Nel suo viaggio dà voce all'Italia che non cede alla paura, non distoglie lo sguardo dalle sofferenze degli altri; a cittadini che a partire dalle ragioni della solidarietà e di un umanesimo profondo, hanno dato l'avvio a una significativa trasformazione sociale. 

E nella conclusione offre proposte operative per le politiche italiane ed europee. Un libro di storie autentiche che lasciano intravedere un futuro alternativo ai muri e ai porti chiusi e rappresentano l'antidoto alle narrazioni che impediscono di vedere nell'altro la somiglianza con noi stessi.

Mario Marazziti
Nato a Roma nel 1952, giornalista e scrittore, autore di diversi libri, è stato per anni editorialista per il Corriere della Sera, Avvenire, Famiglia Cristiana, Huffington Post e portavoce della Comunità di Sant'Egidio.
Presidente del Comitato per i Diritti Umani e poi della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati dal 2013 al 2018, è stato promotore e primo firmatario della legge di cittadinanza per i bambini immigrati (ius soli e ius culturae) e ha portato a termine, tra l'altro, la riforma delle professioni sanitarie, la legge di sostegno ai disabili gravi «Dopo di noi», e quella sul recupero degli sprechi alimentari. È cofondatore della Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte.


Novità sugli venti collegati al libro e sulle  storie di accoglienza su Instagram: @porte.aperte

mercoledì 25 settembre 2019

Italia - Corridoi Umanitari - Altri 91 rifugiati siriani arrivati in modo legale e scuro. Raggiunto il numero di 2700 rifugiati accolti in Europa.

Rai News 24
Con un volo di linea Alitalia da Beirut altri 64 rifugiati siriani, tra i quali diversi minori, sono arrivati "in modo legale e sicuro", all'aeroporto di Fiumicino, grazie ai Corridoi Umanitari promossi dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia,Comunità di Sant' Egidio e Tavola Valdese, in accordo con i ministeri dell'Interno e degli Esteri. 
Con i 27 sbarcati allo scalo romano già ieri, si è completato, l'arrivo totale a Roma di 91 profughi siriani dal Libano. Ad oggi sono 2.700 le persone accolte in Europa in progetti autofinanziati.

www.santegidio.org
Oggi i corridoi umanitari festeggiano il premio Nansen, conferito dall’UNCHR, l’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati. L’arrivo di rifugiati dal Libano mercoledì mattina all’aeroporto di Fiumicino coincide con la consegna del premio nello stesso giorno. La conferenza stampa di benvenuto è divenuta allora occasione di festa, insieme a tanti bambini.


Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, ha sottolineato l'importanza dei corridoi umanitari, alternativa vera all'inferno dei campi profughi, dove spesso si vive come in una prigione. Ha inoltre ricordato il lavoro di tanti volontari della Comunità di Sant'Egidio, questa estate, a Lesbos e Samos, due isole della Grecia, dove migliaia di persone aspettano per anni di poter arrivare in Europa. 


"I corridoi umanitari parlano di un futuro buono, pieno di integrazione e di novità per la vostra vita. Vogliamo dire che i corridoi umanitari devono crescere, perché oggi voi ce l'avete fatta, ma vogliamo, allo stesso tempo, pensare a tutti quelli che ancora soffrono in Siria". L'integrazione è con chi accoglie e con chi arriva.

venerdì 20 settembre 2019

Migranti - La sfida degli arrivi. L'Onu premia i corridoi umanitari. Dal 2016 sono arrivati 2100 profughi in modo sicuro.

Avvenire
Riconoscimento internazionale al progetto nato dalla collaborazione tra Chiese cristiane e istituzioni Dal 2016 una via legale e sicura che ha permesso di accogliere 2.100 profughi.
Un modello per l’Europa, una buona pratica replicabile, una via sicura di accesso per chi parte e per chi accoglie. Sono i corridoi umanitari, inventati dalla collaborazione tra chiese cristiane e istituzioni, che da febbraio 2016 hanno accolto e integrato circa 2.100 profughi siriani, somali ed eritrei. Più altri 600 tra Francia, Belgio e Andorra. E presto anche in Germania, grazie alla chiesa evangelica di Vestfalia. 

Una scommessa vinta, che ieri ha ricevuto dall’Acnur, l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, il prestigioso Premio Nansen 2019 per la regione Europa. Il 24 e 25 settembre a Fiumicino si replica, con l’arrivo di un altro centinaio di siriani. L’annuncio del premio – intitolato a Fridtjof Nansen, esploratore norvegese e primo Alto commissario per i rifugiati della Società delle nazioni dal 1920 al 1930 – è arrivato ieri nella nuova sede dell’Ac- nur in zona piazza Vittorio, presenti i promotori: Caritas italiana per la Cei, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), Tavola Valdese.

Con loro anche i funzionari dei ministeri dell’Interno e degli esteri - Michele Di Bari e Luigi Maria Vignali – che curano l’aspetto amministrativo, legale e diplomatico. Il primo protocollo, firmato a dicembre 2015 da S.Egidio, Fcei e Valdesi, ha visto il trasferimernto di 1.035 rifugiati, soprattutto siriani fuggiti in Libano. Il secondo, attivato a gennaio 2017 dalla Cei attraverso la Caritas, in collaborazione con Sant’Egidio, ha portato in Italia 498 eritrei e somali rifugiatisi in Etiopia. Il terzo, aperto a novembre 2017 per altri 1.000 rifugiati, per ora ne ha portati 595, tutti siriani.

A maggio 2019 la Cei ha firmato un altro protocollo al Viminale che per il trasferimento di 600 persone: siriani dalla Giordania, somali ed eritrei dall’Etiopia, subsahariani dal Niger. Tutti prevedono accoglienza e integrazione totalmente a carico dei promotori, cioè diocesi, parrocchie e comunità cristiane riformate. «I corridoi umanitari rappresentano una grande sfida e allo stesso tempo dimostrano che gestire in modo umano e sicuro l’arrivo dei rifugiati è possibile», spiega Roland Schilling, rappresentante Acnur per il Sud Europa. «Un canale sicuro che permette alle persone di arrivare in dignità, senza dover ricorrere ai trafficanti rischiando la vita». I corridoi «rappresentano un segno tangibile di solidarietà internazionale anche nei confronti di quei Paesi, come il Libano e l’Etiopia, che accolgono un numero altissimo di rifugiati. Si parla molto di quelli che arrivano in Europa, ma è fuorviante: la maggior parte, oltre l’80%, vivono in Paesi in via di sviluppo».

«La prima motivazione è nata da un moto di indignazione – spiega per la Comunità di Sant’Egidio Claudio Cotatellucci - e cioè la volontà di interrompere le morti in mare: è paradossale che la protezione cui si ha diritto sia inaccessibile e si debba rischiare la vita». 
«Per noi i corridoi sono soprattutto una sfida culturale - dice Oliviero Forti della Caritas italiana – perché l’accoglienza dei profughi è un tema divisivo e che crea conflitti sui territori, cioè lì da dove nascono le scelte politiche fatte dai governi. È un modo per far capire alle nostre comunità che questo è un tema da affrontare con consapevolezza e non da delegare a Terzo settore e istituzioni». Alessandra Trotta della Tavola Valdese sottolinea «il valore ecumenico dei corridoi, portati avanti dalle Chiese cristiane attraverso un’accoglienza diffusa e accompagnata». 

Luca Maria Negro della Fcei sottolinea che «è una buona pratica replicabile». Oltre a Francia (390 rifugiati), Belgio (150) e Andorra (12), «presto i corridoi esordiranno anche in Germania». L’annuncio è arrivato nei giorni scorsi da Annette Kurschus, presidente della Chiesa evangelica della Vestfalia: il progetto si chiama Neustartim Team cioè «ripartire in squadra», abbreviato in NesT, che in tedesco significa «nido». «Questo premio lo dedichiamo a tutte le persone ancora rinchiuse nei lager libici – aggiunge Luca Maria Negro – perché finalmente l’Unione europea realizzi corridoi umanitari per un’evacuazione umanitaria distribuita nei paesi membri». E ricorda che «intanto va salvato chi è costretto a prendere la via del mare: come i corridoi, così sono altrettanto legali i salvataggi operati dalle ong, che agiscono come il buon samaritano che salva il viaggiatore ferito».

Che i corridoi funzionino anche come strumento di integrazione lo testimonia Danait Guush Grebreselassie, insegnante di 28 anni, arrivata dall’Etiopia, accolta a Trivento dall’arcidiocesi di Campobasso-Bojano. «Sono fuggita dall’Eritrea – dice in perfetto italiano perché lì non si può vivere. C’è un regime dittatoriale che impone il servizio militare obbligatorio che dura quasi tutta la vita. Nessuno di noi è in grado di avere una vita dignitosa: non possiamo studiare, avere una famiglia o lavorare. Ora ho ripreso i miei studi e lavoro come come mediatrice: voglio aiutare altri ragazzi a ricostruire le loro vite da zero».

Luca Liverani

lunedì 16 settembre 2019

Andrea Riccardi: "Basta dividere l'opinione pubblica con gli slogan. Ora favoriamo corridoi europei per il lavoro legale"

La Stampa
"Non solo il nuovo governo è finalmente nella giusta posizione per il soccorso ai migranti, ma ha anche stimolato l'Unione Europea ad assumersi nuove responsabilità, come dimostrato dalla recente disponibilità di Francia e Germania ad accogliere una quota".


Dopo l'assegnazione del porto di Lampedusa all'Ocean Viking, per la prima volta negli ultimi quattordici mesi, Andrea Riccardi, ex ministro della Cooperazione e fondatore della Comunità di Sant`Egidio, è convinto dell`importanza di una nuova strategia politica.


Quale, più in dettaglio?
«Ritengo ci sino due punti prioritari. È innanzitutto necessario considerare le frontiere del Sud come europee. Un`Unione europea che non tiene conto delle frontiere mediterranee non è una vera Unione. Il trattato di Dublino va rivisto perché è figlio di altri tempi. E stato un errore firmarlo all`epoca, e sarebbe un grave errore non cambiarlo».

E l`altro punto?

«L`atteggiamento di apertura del governo nei confronti dell`emergenza immigrazione contribuisce a ridurre la passività europea e funge da stimolo affinché tutti siano attori protagonisti nella gestione del problema».

In che modo ritiene sia possibile affrontare l`emergenza immigrazione?
«Tenendo conto di due elementi chiave: la creazione di corridoi europei del lavoro, per favorire l`immigrazione legale, per consentire agli africani di trovare lavoro laddove c`è molta richiesta. Penso alla sempre maggiore esigenza di badanti e alla manodopera, sopratutto nelle imprese del Nord. E poi attraverso una reale politica europea in Africa».

In che modo?
«Bisogna smettere di parlare alla pancia della gente con slogan d`effetto».

Si riferisce a Salvini?
«Non è mia intenzione commentare i suoi appelli per la chiusura dei porti o la sua preoccupazione per la recente apertura di quello di Lampedusa. Ma registro le sue posizioni e sinceramente il problema mi pare più complesso. Non si può dividere l`opinione pubblica con slogan contrapposti, con pura propaganda, su un tema così delicato. I muri, le chiusure, non servono a nulla: abbiamo bisogno di far entrare extracomunitari nei nostri Paesi».

Attraverso i corridoi umanitari europei?
«Proprio così. La Comunità di Sant`Egidio da anni pratica i corridoi dei siriani in Africa, ora l`Europa deve farsi carico di far arrivare gli africani sani e salvi. Dobbiamo svuotare i lager libici e bloccare il traffico di esseri umani. È inoltre necessario rendere i presidenti africani responsabili di ciò che avviene nei loro Paesi. Devono convincere uomini e donne a non mettersi nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Non ho mai visto un presidente africano venire a Lampedusa e piangere le centinaia di suoi connazionali morti in mezzo al mare».

Non tutta l`Europa però è disposta a nuove politiche per l`immigrazione e a rivedere il trattato di Dublino, che impone di inoltrare la richiesta di asilo al Paese di prima accoglienza.
«Purtroppo l`Europa del Nord fa resistenza, ma occorre un`inversione di rotta. Non ne guadagneranno solo i migranti, ma l`Europa stessa. Perché se si negano le frontiere mediterranee, si procederà verso la provincializzazione dell`Europa. E così, invece che agli Stati Uniti d`Europa assisteremo alla formazione di un agglomerato di provincie solidali nel loro egoismo».

Grazia Longo

giovedì 28 marzo 2019

Corridoi Umanitari - Arrivati altri 54 profughi siriani. Si riuniscono le famiglie separate dalla guerra.

santegidio.org
Grande gioia oggi a Fiumicino. Sono arrivati in 54: tante donne e bambini piccoli. Alcuni ritrovano qui la famiglia, altri i propri affetti che la guerra aveva separato. Una nuova vita inizia. Questa è l'Italia che accoglie!




venerdì 1 marzo 2019

Riccardi (Sant’Egidio) fa bilancio corridoi umanitari, “salvata gente tra due fuochi”

ONUItalia
In un editoriale su “Famiglia Cristiana”, il fondatore della Comunita’ di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha fato il bilancio della iniziativa dei Corridoi Umanitari promosso con gli Evangelici italiani: “Riguarda finora 1.432 rifugiati, in larga parte siriani rifugiati in Libano, dove erano in una condizione impossibile, non riconosciuti dal governo di Beirut, preoccupato di un loro insediamento permanente. 


Molti di essi hanno parenti e amici che hanno tentato il viaggio con gli scafisti, talvolta con drammatiche conseguenze. Del resto la loro situazione era angosciosamente tra due fuochi: l’immigrazione clandestina da una parte e, dall’altra, l’impossibile ritorno in Siria (non solo per la guerra ma anche per la volontà del governo di Damasco di non riaccoglierli)”.

Tutti sono stati accolti in Italia da famiglie, comunità locali o religiose, istituzioni, che hanno curato la loro sistemazione e la loro integrazione, sostenendone le spese, scrive Riccardi: “Questa esperienza ha mostrato un’Italia disponibile a integrare i migranti con le proprie energie e a costo zero per lo Stato. La mediazione di famiglie o enti della società civile ha favorito l’inserimento sociale e lavorativo. Così ci si è sentiti incoraggiati ad aprire un altro “corridoio umanitario” con il Corno d’Africa (gestito da Sant’Egidio e dalla Cei), che ha accolto con le stesse modalità 497 profughi sud-sudanesi, somali, eritrei, yemeniti. Si spera in un prossimo ampliamento dei “corridoi” in Italia”.

In altri Paesi europei, Sant’Egidio, gli Evangelici e le varie Caritas hanno riproposto questo modello: il Belgio ha ricevuto siriani e iracheni; la Francia 281 siriani e iracheni; il piccolo principato di Andorra sette siriani. Si tratta di un’esperienza positiva d’integrazione che permette di sottrarre persone ai trafficanti di vite umane, spiega Riccardi.

La pressione migratoria dall’Africa continua. La situazione siriana non ha trovato una soluzione pacifica, tale da poter dar luogo alla ricostruzione del Paese. La gente non smette di bussare alle porte dell’Italia e dei Paesi europei, che hanno spesso necessità di immigrati per il mondo del lavoro. 

Basta pensare solo alla necessità delle badanti. “Si devono aprire stabilmente “corridoi”, legali e sicuri, per i rifugiati e i migranti. Si tratta di doverose azioni umanitarie, cui non ci si può sottrarre quando si vedono le terribili situazioni in cui – per esempio – sopravvivono gli esuli siriani nei campi in Libano, Turchia o Giordania. 

Ma non solo”, sostiene il fondatore della Comunita’ di Trastevere: “La sponsorship dei privati consente di arrivare legalmente in Europa e di inserirsi nelle attività produttive. Un sistema attivo in Canada da decenni. Queste misure tolgono spazio al business criminale dei migranti nel Mediterraneo e sono anche una risposta efficace alle esigenze delle economie e delle società del Nord”.

domenica 25 novembre 2018

Corridoi umanitari di Sant'Egidio: altri 21 rifugiati siriani arrivati il 22 novembre a Parigi

santegidio.org
ll 22 novembre a Parigi sono arrivati 21 nuovi rifugiati siriani dal Libano - tra cui 10 bambini - in tutta sicurezza con i corridoi umanitari. Salgono così a 228 il numero di persone accolte in Francia dal luglio 2017 (60 famiglie).


"Un grandissimo benvenuto a tutti voi!": sono le parole di una famiglia di Roissy che ha deciso di ospitarne alcuni. All'arrivo erano presenti le autorità cittadine, le associazioni che insieme a Sant'Egidio hanno iniziato il progetto dei corridoi umanitari (Conferenza episcopale francese, Caritas Francia, Federazione protestante di Francia e Federazione di mutua assistenza protestante).

Appena scesi dall'aereo i rifugiati sono stati accolti da applausi, abbracci, fiori, bevande calde e giochi per bambini. Un piccolo sollievo per le famiglie che hanno vissuto il trauma della guerra in Siria e che ora possono iniziare una nuova vita. Vincent Picard di Sant'Egidio ha detto: "La Francia è il vostro nuovo paese, non sarete mai soli".

I comuni francesi coinvolti nell'accoglienza sono 7: Vernoux en Vivarais, Saint-Mamert-du Gard, Champigny-sur-Marne, Châteaudun, Vaison-la-Romaine, Vésinet, Bouscat in Deux-Sèvres.

mercoledì 31 ottobre 2018

Arrivati in modo sicuro con corridoi umanitari altri 147 rifugiati dal Corno d'Africa dalla Siria. Ne sono arrivati 2100 dal 2016

Blog Diritti Umani - Human Rights
Continuano ad arrivare rifugiati dal Corno d'Africa e Siria con i corridoi umanitari aperti da Sant'Egidio in collaborazione con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e la CEI.


Sono giunti ieri all'aeroporto di Fiumicino 64 rifugiati provenienti dal Sud-Sudan, dalla Somalia, dall'Eritrea e dallo Yemen e questa mattina altri 83 dalla Siria, presenti nei campi profughi in Libano.
Con questi arrivi sale a 2100 il numero dei rifugiati che sono entrati in modo sicuro in Europa con i corridoi umanitari dal febbraio 2016.

Con l'arrivo in Europa il progetto garantisce un percorso di integrazione reso possibile dalla solidarietà di tanti italiani ed europei, che hanno offerto le loro case, e la disponibilità di di associazioni e parrocchie. Questa accoglienza permette l’apprendimento della lingua e l’inserimento lavorativo.

Il costo del progetto è totalmente a carico delle associazioni che lo promuovono senza nessun costo a carico dei governi dei paesi che li accolgono.

L’appuntamento per il benvenuto ai profughi e una conferenza stampa sono fissati per le 11 di mercoledì 31 ottobre, arrivo per i giornalisti entro e non oltre le 10.00 alle partenze del Terminal 3 di Fiumicino (porta 3, accanto all’ufficio informazioni) per essere accompagnati nel luogo della conferenza.

Interverranno Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, e Paolo Naso, a nome delle Chiese protestanti italiane, insieme a rappresentanti del ministero dell’Interno e degli Esteri.


ES

domenica 23 settembre 2018

Sant'Egidio - Corridoi Umanitari: arrivati in Belgio altri 29 profughi siriani dalla Turchia

www.santegidio.org
All’aeroporto di Bruxelles-Zaventem, sono giunti oggi 29 profughi siriani dalla Turchia, grazie ai corridoi umanitari. Il nuovo gruppo, composto da 22 adulti e 7 minori, verrà accolto dalle strutture messe a disposizione dalle diverse associazioni belghe che hanno aderito.


I corridoi umanitari – promossi in Italia, Francia, Andorra e Belgio dalla Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con diverse confessioni religiose – hanno permesso finora l’arrivo in Europa di quasi 2000 persone in condizioni di “vulnerabilità”: famiglie con bambini, anziani e malati.

Fonte: www.santegidio.org