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martedì 25 febbraio 2020

Milano - Coronavirus: la solidarietà non si ferma, ma aumenta la responsabilità per tutelare i più poveri e i più fragili.

Web Lombardia
In ottemperanza all’ordinanza emanata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di concerto con il Ministro della Salute, Roberto Speranza, e secondo le indicazioni ricevute dalla Curia milanese in merito all’emergenza epidemiologica da CODIV-19, Caritas Ambrosiana ha suggerito di tenere aperti i servizi seguendo nuove modalità che hanno lo scopo di tutelare tanto gli assistiti quanto gli operatori e volontari, mantenendo ferma l’attenzione agli ultimi.


In seguito a questa decisione ha diffuso oggi ai volontari e operatori delle caritas territoriali queste indicazioni:

i centri di ascolto nelle parrocchie e gli sportelli restino aperti ma evitando assembramenti con ricevimento su appuntamento;

le mense continuino a funzionare distribuendo il cibo attraverso sacchetti evitando di consumare il pasto nelle strutture;

le accoglienza residenziali e/o notturne restino aperte e, ove possibile, estendano il servizio durante la giornata, avvalendosi delle figure mediche presenti in grado di fare da filtro all’ingresso;

empori e botteghe solidali distribuiscano le spese su appuntamento con le singole famiglie inviate;

vengano sospese le attività di doposcuola e le scuole di italiano.

«In questo momento difficile, siamo chiamati ad agire con un ancora maggiore senso di responsabilità. Le decisioni che abbiamo preso di concerto con la Curia a seguito alle ordinanze delle autorità pubbliche intendono evitare la creazione di assembramenti che possono favorire il contagio e al tempo stesso assicurare l’assistenza necessaria ai soggetti socialmente più deboli. Mentre invitiamo volontari e operatori ad attenersi scrupolosamente a queste indizioni estendiamo a loro e a tutta la popolazione l’invito del nostro Arcivescovo ad evitare allarmismo e rassegnazione, coltivando invece prudenza e senso del limite. Occorre evitare che gli effetti di questa situazione di emergenza ricadono fatalmente sui più deboli, a cui non deve venir meno la prossimità degli operatori, dei volontari e delle comunità tutte»,
 dichiara Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

lunedì 18 novembre 2019

Milano - 19 novembre 2019 - I Rom di via Rubattino 10 anni dopo - Un'Integrazione possibile

Comunità di Sant’Egidio - Milano


COMUNICATO STAMPA

A 10 anni dallo sgombero della baraccopoli di via Rubattino: 73 famiglie rom in casa, donne e uomini lavorano, ragazzi alle superiori
La Comunità di Sant'Egidio fa il punto sulle storie dei rom sgomberati dieci anni fa a Milano: uno dei più significativi percorsi di integrazione di famiglie rom in Italia

Il 19 novembre 2009, 400 rom romeni venivano sgomberati dalla baraccopoli di via Rubattino a Milano. In un clima ostile e di "caccia all'uomo", diversi bambini arrivarono ad essere sgomberati 20 volte in un anno, costretti a cambiare 8 scuole in tre anni. La Comunità di Sant'Egidio, insieme a tanti cittadini della zona ("Mamme e maestre di Rubattino"), reagì con azioni solidali, come le insegnanti che ospitarono gli alunni sgomberati.
Il 19 novembre 2019, la quasi totalità di quelle persone (73 famiglie) vive in casa, è finito il tempo delle baracche e dei topi; in ogni nucleo almeno un adulto lavora; il 100% dei minori frequenta le scuole dell'infanzia, primarie e medie, molti ragazzi studiano alle superiori e fanno volontariato.
Alla vigilia della Giornata dei diritti dell'infanzia, la Comunità di Sant’Egidio invita alla serata "I Rom di Via Rubattino 10 anni dopo. Immagini, video e racconti di un'integrazione possibile" (19 novembre, ore 20.30, CAM Garibaldi, Corso Garibaldi 27).

Persone rom porteranno la loro testimonianza, interverranno l'Assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Gabriele Rabaiotti, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio e Milena Santerini dell'Università Cattolica e Comunità di Sant'Egidio; coordinano Stefano Pasta, Assunta Vincenti, Flaviana Robbiati e Elisa Giunipero. Sarà proiettato il video "Mi sembra che è un sogno".

La vicenda dei rom di Rubattino rappresenta uno dei maggiori casi di superamento della baraccopoli e di accesso alla casa, tra i più significativi percorsi di integrazione di famiglie rom in Italia. E' stato realizzato interamente da persone che hanno operato a titolo gratuito e volontario (gli operatori della Comunità di Sant'Egidio e i tanti cittadini che si sono uniti in questa catena di solidarietà).

Spiega la Comunità di Sant'Egidio, che in questi anni ha coordinato le azioni solidali di tanti milanesi: "Dieci anni di amicizia ci dicono che tanti muri sono stati abbattuti, tante cose che ritenevamo impossibili sono diventate la normalità: è normale che un ragazzo finisca le medie e si iscriva alle superiori, è normale che due amici rom e non rom escano insieme a Milano che è la città di entrambi, è normale che un anziano milanese sia accudito da una donna rom. E' diventato normale che persone tanto diverse si sentano parte della stessa famiglia. E' stata un'amicizia che ha chiesto di cambiare a tutti, ai rom e ai non rom".

E ancora: "Nel 2009 attorno a famiglie e persone rom ci siamo legati e, negli anni successivi, abbiamo legato altri, mostrando come la solidarietà possa essere contagiosa. La vicenda di via Rubattino sconfigge la rassegnazione e ci insegna che è più bello per tutti - rom e non rom - vivere gli uni insieme agli altri e non gli uni contro gli altri".

Per informazioni:
Comunità di Sant’Egidio – Milano              santegidio.milano@gmail.com
Stefano Pasta, cell. 338.7336925               web www.santegidio.org

domenica 3 marzo 2019

Milano: 200.000 alla marcia antirazzista 'People, prima le persone': Sfilato ong, sindacati, scout . E' l'Italia che dice basta!

Ansa
A Milano si è svolta la manifestazione contro il razzismo 'People, prima le persone'. All'iniziativa hanno partecipato - secondo la stima dell'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino - 200mila persone. 


Il corteo è stato aperto uno striscione giallo con il nome dell'evento, tenuto dagli scout, vicino a loro il sindaco di Milano Sala. 'E' un momento di grande cambiamento per il Paese, è questa la nostra visione dell'Italia. Uno spartiacque per la società', dice. Fra i presenti i segretari della Cgil, Maurizio Landini, della Uil, Carmelo Barbagallo, i governatori della Toscana, Enrico Rossi, e del Lazio, Nicola Zingaretti. Molte le famiglie con bambini arrivate alla coloratissima manifestazione.
"Una grande iniziativa pubblica per dire che vogliamo un mondo che metta al centro le persone. La politica della paura e la cultura della discriminazione viene sistematicamente perseguita per alimentare l'odio e creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B. Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà": è l'appello di 'People - prima le persone'
"Inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri, senza barriere" sono i motivi - come si legge nell'appello - per cui è stata promossa questa mobilitazione nazionale. 
Ma anche "perché crediamo che la buona politica debba essere fondata sull'affermazione dei diritti umani, sociali e civili. Perché pensiamo che le differenze - legate al genere, all'etnia, alla condizione sociale, alla religione, all'orientamento sessuale, alla nazione di provenienza e persino alla salute, non debbano mai diventare un'occasione per creare nuove persone da segregare, nemici da perseguire e ghettizzare o individui da emarginare. Noi siamo per i diritti e per l'inclusione. Noi siamo antirazzisti, antifascisti e convinti che la diversità sia un valore e una ricchezza culturale".
A sfilare insieme ai bambini scout, il sindaco di Milano Giuseppe Sala. In un "momento di grande cambiamento" per il Paese "è questa la nostra visione di Italia" dice primo cittadino di Milano per il quale in questo momento "ci troviamo a uno spartiacque" a livello di società.

L'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino, che si trova in testa al corteo, ha detto. "Questa - ha aggiunto - è l'Italia che dice basta".

mercoledì 29 agosto 2018

Migliaia in piazza a Milano, per un'#EuropaSenzaMuri. Insieme per contrastare il nuovo fascismo.

La Repubblica
Migliaia di persone al presidio contro il vertice in Prefettura. Alla manifestazione associazioni, movimenti e partiti politici: tra gli altri, Cgil, Anpi, Pd e Leu.

Tra la folla c’è anche una squadra di calcio, la «St Ambroeus Fc», è la prima formazione composta da rifugiati iscritta alla Figc. In 15 mila, secondo gli organizzatori, le persone che hanno risposto all’appello di ritrovarsi in piazza San Babila contro il summit tra il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il premier ungherese Viktor Orbán. 

Alla manifestazione «Europa senza muri», organizzata dalle stesse realtà che a Milano hanno promosso la grande tavolata per l’integrazione che si è tenuta in città lo scorso giugno, hanno aderito anche partiti politici, come il Pd, Leu e Possibile, l’Anpi, i sindacati, a partire dalla Cgil, centri sociali, collettivi studenteschi, oltre ai Sentinelli di Milano. Piazza presidiata dalle forze dell’ordine, bloccato l’accesso a corso Monforte, dove si trova la sede della prefettura, da camionette della polizia e da agenti in tenuta antisommossa.

«No al Medioevo di Salvini»
«Siamo al fianco di chi in questi anni ha tenuto fede al progetto umanitario, alle Ong in mare. Ho letto quello che ha detto Salvini su di noi, dicendo che ci dovremmo vergognare. Secondo me è lui che si dovrebbe vergognare degli insulti che fa sulla storia di questo paese», ha detto l’assessore al Welafare del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, dal palco della manifestazione di piazza San Babila. 
«Salvini usa l’immigrazione come arma di distrazione di massa. Noi l’Europa la vogliamo cambiare. Non ci faremo portare nel suo medioevo dei diritti», ha concluso Majorino.
«L’Ue cambi, ma no al nazionalismo»

giovedì 7 dicembre 2017

"La povertà non è reato" assolti 7 rom che vivevano in una baraccopoli di Milano

Avvenire
Il fatto"non costituiva reato". Lo ha detto una sentenza del Tribunale di Milano a proposito dell'occupazione abusiva contestata ai rom che abitavano nella piccola baraccopoli di via Cima. In Occasione dello sgombero del 15 marzo, sette di loro erano stati indagati per "invasione di terreni", colpevoli di vivere "all'interno di baracche fatiscenti utilizzate come dimora abituale". 


Ma ieri il giudice alla quarta sezione pennelli ha assolti. Il legale della Comunità di Sant'Egidio, che li ha difesi al processo, ha infatti invocato lo stato di necessità per salvaguardare il diritto fondamentale all'abitazione, senza causare danni a nessuno. 

Il terreno su sui sorgevano era - ed è tuttora - inutilizzato. "Dovevano riparare i bambini, non avevano alternative possibili" dice Genesa, tra gli imputati ascoltati al processo. Suo marito, invece non era indagato: la mattina dello sgombero aveva accompagnato i figli a scuola e la polizia non lo aveva trovato.

Quella di Genesa è una delle otto famiglie che abitavano nella baraccopoli, due volontari della Comunità di Sant'Egidio avevano avviato dei percorsi sociali. Tutto i minori presenti erano iscritti regolarmente dall'asilo nido alle superiori, frequentavano il doposcuola della Comunità presso la biblioteca di zona e le docce nella vicina parrocchia. Per gli adulti erano stati avviati dei percorsi di inserimento lavorativo.
Spiega Sant'Egidio:
"La sentenza  è importante perché è uno stop alla criminalizzazione della porta. Quei rom vivevano nelle baracche non per scelta ma perché poveri". 
Oggi grazie alla Comunità, le otto famiglie vivono in casa, continuano la scolarizzazione dei figli e in ciascuna almeno un componente lavora.
"La povertà non si sconfigge con le ruspe o denunce che intasano i tribunali, ma con seri progetti di accompagnamento sociale"
 ha concluso il comunicato.

Stefano Pasta

domenica 21 maggio 2017

Marcia pro migranti. A Milano in centomila per abbattere i muri e costruire ponti

Avvenire
Adesioni da 70 Comuni e 700 associazioni. Sant'Egidio: i corridoi umanitari funzionano. Colori e allegria, anche se non sono mancati momenti di tensione dovuti ai soliti noti.


Insieme per dire no ai muri. O, come ha detto il sindaco di Milano Giuseppe Sala, per essere «costruttori di ponti». Anche perché, ha aggiunto il primo cittadino del capoluogo lombardo, «di fronte al tema epocale delle migrazioni non ci si può girare dall’altra parte. Lavoro ogni giorno per costruire una grande Milano, ma questo non avrebbe senso se si perdesse l’anima solidaristica della città». Affermazione che ha raccolto subito il gradimento del premier. «Grazie #Milano, sicura e accogliente», ha scritto su Twitter Paolo Gentiloni.

Sala assieme al presidente del Senato Pietro Grasso e ad Emma Bonino hanno aperto la grande marcia pro migranti, che ieri si è snodata per le vie del centro di Milano, da Porta Venezia fino a piazza del Cannone, tra il Castello Sforzesco e il Parco Sempione. Decine di migliaia di cittadini – gli organizzatori parlano di almeno 100mila persone – hanno voluto così ripetere a Milano quanto fatto a Barcellona, quando alcune settimane fa 160mila cittadini sono andati in piazza per chiedere al governo spagnolo una politica favorevole ai migranti.

«Questa manifestazione – ha detto il presidente del Senato – è un messaggio alla Ue: accogliere è un dovere. Chi è nato qui e studia qui è italiano. Dobbiamo dire stop ad ogni tipo di muro». Oltre alla manifestazione Grasso ieri si è recato anche in Questura dove ha ribadito anche un altro concetto: «L’accoglienza genera più sicurezza nelle città».
Venerdì il presidente del Senato era anche andato all’ospedale Sacco a visitare il militare e il poliziotto rimasti feriti nell’aggressione di giovedì alla Stazione centrale, fatto su cui indaga l’antiterrorismo. «Questa è la Milano dell’integrazione e della legalità», ha detto dal palco l’ex ministro Emma Bonino, rilanciando uno dei temi della manifestazione ovvero l’abrogazione della Bossi-Fini.

Il corteo, coloratissimo, è stato un coro unico nel dire, come recitava il titolo della manifestazione, «insieme senza muri». Alla marcia a sostegno dell’accoglienza hanno aderito 700 associazioni, oltre 70 sindaci, organizzazioni sindacali e caritatevoli come la Casa della Carità di don Virginio Colmegna. Oltre alle Acli, alle strutture del volontariato e della cooperazione sociale e anche personalità del mondo dell’arte e delle professioni. Presenti anche i politici: come Barbara Pollastrini, Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Ma tra i temi del corteo c’era anche una critica al decreto Minniti, ritenuto da molti eccessivo. Un’istanza che è arrivata solo da una parte dei manifestanti ma che durante la giornata si è resa visibile generando non poche tensioni, come una contestazione dei centri sociali al Pd. Momenti di frizione soprattutto verso il sindaco e i membri della sua giunta come Carmela Rozza e la vice sindaco Anna Scavuzzo, che ha rischiato una vera aggressione.

Contestato anche il promotore della marcia: l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino, che inserendosi nella dialettica nazionale del Pd aveva raccolto l’appello del ministro Andrea Orlando che a sua volta aveva lodato la marcia di Barcellona come elemento di unità dei dem. E sull’applicazione del decreto Minniti rimane divisa anche la giunta, che conta più di una posizione, con Majorino ad esempio prima rigido verso il testo del ministro e poi negli ultimi giorni un po’ più morbido.

Sicuramente la manifestazione è stata compatta contro le critiche ricevute dal centrodestra. Da Matteo Salvini per esempio, anche se lo stesso leader del Carroccio è stato contestato ieri al quartiere San Siro da gruppo di migranti e da ragazzi dell’area antagonista. «Io credo – ha detto Sivio Berlusconi – che questa iniziativa abbia un po’ delegittimato le forze dell’ordine che hanno fatto quella operazione per quanto riguarda gli immigrati stranieri presenti attorno alla nostra Stazione Centrale. Io personalmente non l’avrei fatta». «Meglio le contestazioni che l’annullamento della marcia come qualcuno aveva chiesto», ha replicato Sala.

Al corteo anche la Comunità di Sant’Egidio e il movimento Genti di Pace. Sant’Egidio ha ribadito «l’esistenza di alternative alle morti nel Mediterraneo», come dimostra il progetto-pilota dei "Corridoi umanitari" realizzato dalla Comunità con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese. Ad oggi sono circa 900 le persone già arrivate nel nostro Paese in sicurezza (aereo) e in modo legale (visto umanitario).

Davide Re

sabato 20 maggio 2017

Milano - 20 maggio senza muri. In corso la manifestazione. Messaggio per l'Europa

Rai News 24
"Siamo 80mila". Lo dicono a Milano gli organizzatori della manifestazione in favore dell'accoglienza dei migranti, sul modello della marcia antirazzista di Barcellona, proposta dall'assessore milanese al Welfare Majorino e dalle associazioni del terzo settore. 



Alla marcia, sul modello di quella che si è tenuta nel febbraio scorso a Barcellona per volere della sindaca Ada Colau, partecipano anche diverse associazioni per i diritti dei migranti, sindacati e comitati di base, sigle della sinistra radicale e antagonisti dei centri sociali che con la parola d'ordine "Nessuna persona è illegale" contestano apertamente le leggi Minniti e Orlando e qualsivoglia taglio filogovernativo di questa mobilitazione. 

Questo spezzone si è ritrovato in piazza Oberdan intorno alle 11 per un pranzo aperto a migranti e milanesi. Al corteo partecipano diverse personalità tra cui il presidente del Senato Pietro Grasso, la portavoce dell'Unhcr Carlotta Sami, Emma Bonino, don Virginio Colmenia, e il fondatore di Emergency Gino Strada. 

La marcia è partita dai bastioni di Porta Venezia. Migliaia di persone si sono presentate all'appuntamento che ha sollevato polemiche politiche soprattutto dopo l'aggressione di giovedì sera nel mezzanino della Centrale, dove un 20enne ha accoltellato un poliziotto della Polfer e due militari durante un controllo dei documenti. Per questo il governatore Roberto Maroni aveva chiesto la cancellazione dell'iniziativa. 

La marcia per i migranti raggiungerà piazza della Repubblica, i Bastioni di Porta Nuova, viale Crispi, i Bastioni di Porta Volta, e si concluderà in piazza del Cannone, dove è stato allestito un palco per gli interventi finali e un concerto. 

Il sindaco Sala "Con la solidarietà e l'accoglienza ci sarà giustizia". Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe sala, arrivando alla marcia 'Insieme senza muri'. "Io voglio essere il sindaco di una città - ha continuato - che pensa a crescere e pensa ogni giorno a diventare migliore e più bella, ma questo successo non può che essere associato alla solidarietà". 

Il sindaco ha poi spiegato che ci devono essere "diritti per chi arriva e diritti per chi è già qua da tempo - ha concluso - le due cose si possono fare insieme. Da cittadino e da sindaco non vorrei stare in una città troppo cinica che pensa solo a se stessa". Il messaggio di Grasso "L'accoglienza dei migranti è un dovere morale e giuridico nazionale e internazionale. 

Dall'Italia mandiamo un un messaggio a tutta Europa: accogliamo con orgoglio il fatto che l'Ue ci abbia riconosciuto il lavoro che facciamo sull'accoglienza ma vogliamo coinvolgere in questo tutta l'Unione". Cosi' il presidente del Senato, Pietro Grasso, visitando la sala operativa centrale della questura di Milano, prima di andare alla manifestazione "Insieme senza muri". -

giovedì 2 marzo 2017

Migranti. A Milano, Marcello Cardona il questore controcorrente: "più accoglienza significa più sicurezza"

Libero
"Maggiore accoglienza significa maggiore sicurezza". Si presenta con queste parole il nuovo questore di Milano, Marcello Cardona, con lo spirito dell'inclusione che gli deriva dall'esperienza dell'emergenza migranti e in particolare al Cara di Mineo.


Il Questore Marcello Cardona



Un approccio che dovrà fare i conti con la dura campagna politica contro "l'accoglienza a tutti i costi" che proprio a Milano trova il suo terreno di scontro più aspro. "Produrre sicurezza non significa che dobbiamo blindare le città o che dobbiamo blindare i quartieri - ha detto Cardona durante il suo primo incontro ufficiale con i giornalisti.



"Produrre sicurezza credo che intanto sia un dovere istituzionale, ma produrre sicurezza anche per gli stranieri che hanno il diritto di avere loro sicurezza. Dobbiamo far sì che anche attraverso la sicurezza si trovi un punto di incontro tra religioni, costumi e modi di essere. Non è detto che bisogna vedere le cose sempre in senso negativo" Mentre pronuncia queste frasi Cardona allarga le braccia, come se involontariamente volesse mimare un abbraccio. 
Il nuovo questore è uomo diretto, conosce bene la stampa (è giornalista pubblicista) e gli effetti che possono avere le sue dichiarazioni pubbliche. Ma è soprattutto un poliziotto orgoglioso del "sistema Italia" e della gestione dei migranti. Nonostante le critiche. Cardona è nato a Milano da genitori calabresi, ha iniziato la sua carriera a Sondrio 25 anni fa. Oggi ne ha 61, è sposato e ha due figlie nate sotto la Madonnina.

A Milano è arrivato nel 1982 per lavorare nella Criminalpol. Ne11996 è stato trasferito a Roma e da li la carriera lo ha portato a ricoprire importati ruoli fino a diventare questore di Varese, Livorno e Catania. "Ciò non toglie - sottolinea Cardona - che i problemi del terrorismo ci sono, sono importanti, il nostro territorio è stato investito in modo fortunatamente positivo".

Cardona si riferisce all'uccisione del terrorista Anis Amri a Sesto San Giovanni, un successo a livello internazionale seppure totalmente casuale. "Il quadro della sicurezza a Milano è estremamente soddisfacente facendo un paragone con le altre grandi città italiane e con le capitali europee. 

C'è una attività preventiva importante come hanno dimostrato l'organizzazione di Expo, l'episodio dell'attentatore di Berlino e come confermano le statistiche con i reati in calo del 5%. Credo che anche attraverso una accoglienza organizzata e ben fatta il livello di sicurezza può aumentare in modo incredibile".

Salvatore Garzillo