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domenica 19 settembre 2021

Migranti: Grecia - Msf, il nuovo centro per rifugiati a Samos situato in una località remota è "simile a una prigione"

AnsaMed
Il nuovo centro per richiedenti asilo che sarà aperto dall'Ue e dal governo greco questo fine settimana sull'isola di Samos è "simile a una prigione". E' quanto denuncia Medici Senza frontiere alla vigilia dell'apertura della nuova struttura situata nella località remota di Zervou. 


Il centro ospiterà dal 20 settembre i circa 500 abitanti del campo di Vathy. "Definito un passo in avanti dai leader europei e greci, in realtà questo nuovo centro serve solo a disumanizzare e marginalizzare ulteriormente i richiedenti asilo in Europa", osserva Msf in una nota.

"Mentre tutto il mondo assiste a ciò che accade in Afghanistan, l'Ue e la Grecia inaugurano un nuovo centro per richiedenti asilo simile a una prigione", ha dichiarato Patrick Wieland, capo progetto di Msf a Samos. 

"Siamo di fronte alla perfetta dimostrazione di quanto la politica migratoria dell'Ue, che intrappola persone fuggite da guerre e violenze, sia cinica e pericolosa". 

L'ong sottolinea che sono stati spesi milioni di euro per realizzare questa struttura, dotata di avanzati sistemi di sorveglianza, "che detiene persone il cui unico crimine è quello di cercare sicurezza e stabilità". Da mesi, i pazienti assistiti nella clinica di salute mentale di Msf a Samos si sentono abbandonati e senza speranza. 

Per chi è sopravvissuto alla tortura, un nuovo centro così altamente controllato rappresenta non soltanto la perdita di ogni libertà, ma anche la possibilità di rivivere vecchi traumi.

"L'apertura di questo nuovo campo rappresenta per queste persone un cambiamento nella loro identità, nella loro autostima e nella loro dignità. 

L'Europa li sta distruggendo", ha denunciato Eva Papaioannou, psicologa di Msf a Samos. L'organizzazione chiede all'Ue e alla Grecia di "avere come unico obiettivo quello di fornire assistenza e facilitare la ricollocazione dei richiedenti asilo appena arrivati verso strutture sicure in tutta Europa".

venerdì 19 marzo 2021

Oxfam - Migliaia di migranti allo stremo nelle isole greche. Fallimento delle politiche UE per i migranti dopo 5 anni dall'accordo con la Turchia'

ANSAmed
A 5 anni esatti dall'annuncio dell'accordo tra Ue e Turchia, siamo di fronte a un totale fallimento delle politiche europee sulla gestione dei flussi migratori, che hanno di fatto calpestato i diritti fondamentali di decine di migliaia di innocenti. 


Da allora infatti non è passato un giorno senza che moltissime famiglie rimanessero intrappolate nei campi sulle isole greche, in condizioni disumane. 

È la denuncia lanciata oggi da Oxfam, "in occasione dell'infausto anniversario di un accordo, nato con l'esplicito obiettivo di bloccare i migranti in Grecia per poi rispedirli indietro verso la Turchia". 

Una politica che non ha prodotto altro che condizioni di vita spaventose, episodi di violenza sui migranti alle frontiere e ritardi enormi nelle richieste di asilo, rendendole impossibili in molti casi. Tutto questo nonostante le famiglie arrivate sulle isole greche provenissero spesso da paesi in conflitto da molti anni, come Siria, Afghanistan o Iraq.


Nel 2021 gli arrivi in Grecia sono stati 1068 di cui 566 via mare. Da qui l'appello in una lettera aperta diretta all'Unione europea e agli Stati membri, firmata da altre 7 organizzazioni umanitarie, per un radicale cambio di rotta, che implichi uno stop definitivo alla costruzione di nuovi campi nelle isole greche, come prevede proprio il nuovo Patto europeo.

martedì 28 aprile 2020

Migranti - Incendio nel campo profughi di Samos. 200 persone perdono anche il loro rifugio precario. Campo sovraffollato, previsto per 650 rifugiati ne sono presenti più di 7.000

Blog Diritti umani - Human Rights
Decine di richiedenti asilo sono rimasti senza il loro rifugio dopo che un incendio ha devastato un campo sull'isola greca di Samos. 

Lo ha reso noto un funzionario del ministero delle migrazioni. "Circa 200 persone sono rimaste senza tetto", ha detto all'Afp il segretario del ministero della migrazione Manos Logothetis. 


Il rogo è scoppiato domenica sera dopo una "controversia interna" tra residenti del campo, ha aggiunto. Un secondo incendio è partito lunedì in una nuova serie di scontri tra "persone di lingua araba e africane", ha detto una fonte della polizia locale. 


Squadre antisommossa erano state inviate per reprimere i disordini e sette persone sono state arrestate. Il campo di Samos è enormemente sovraffollato, previsto per 650 persone attualmente ne ospita più di 7.000 in baracche, tende e rifugi precari.


La notizia confermata su Twitter da Medici Senza Frontiere

Fonte: AnsaMed

venerdì 28 febbraio 2020

Migranti - Nelle isole greche di Lesbos, Chios e Samos l'esasperazione dei profughi alla base di manifestazioni e scontri

AnsaMed
E' di almeno 50 feriti, 40 agenti di polizia e 10 manifestanti, il bilancio degli ultimi due giorni di scontri nelle isole greche di Chios, Samos e Lesbos, dove sono in corso violente proteste contro la decisione del governo di Atene di costruire centri di raccolta chiusi per i migranti. 
Lo riferiscono i media greci, aggiungendo che per cercare di "calmare" la situazione, che sta assumendo i contorni di una guerriglia urbana, il governatore della regione del Nord Egeo e i sindaci di Chios, Lesbos occidentale e Mitilene sono stati convocati oggi pomeriggio ad Atene per una riunione con il governo.

La rivolta è scoppiata quando a Lesbos e Chios sono stati inviati centinaia di agenti antisommossa per proteggere i lavori di costruzione degli hotspot. La polizia ha usato gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e bombe fumogene contro i dimostranti. 

Alcuni testimoni e un operatore italiano che lavora con una Ong a Lesbos hanno riferito che alle manifestazioni partecipano anche membri dell'estrema destra di Alba Dorata e di gruppi dell'estrema sinistra. Le stesse fonti riferiscono che gruppi di dimostranti hanno fatto irruzione ieri sera in un albergo dove erano alloggiati parte dei poliziotti mandati da Atene. Mentre ancora media locali riferiscono di un attacco alla base militare di Kyriazis, dove erano alloggiati altri agenti.

venerdì 24 gennaio 2020

Grecia: Lesbo, Samos, Chios, campi profughi al collasso - Almeno 140 bambini gravemente malati privi di cure

Famiglia Cristiana
La popolazione delle isole che ospitano i rifugiati protesta e sciopera contro il sovraffollamento dei campi. Medici Senza Frontiere denuncia la mancanza di cure mediche essenziali per i bambini gravemente malati
Foto: MSF
È sempre più pesante la condizione delle migliaia di profughi che vivono nei campi di accoglienza sulle isole greche di Lesbo, Samos e Chios. Nei 5 hotspot si trovano 38.000 persone, 20.000 delle quali solo a Lesbo. Tra loro ci sono ben 6 mila minori, dei quali un migliaio sono non accompagnati. 

I campi stanno scoppiando a causa del sovraffollamento e delle precarie condizioni igieniche e anche la popolazione delle isole sta perdendo la pazienza. Il 22 gennaio miglia di persone hanno scioperato e manifestato a Mitilene, sull’isola di Lesbo. La maggior parte dei negozi sono rimasti chiusi e i servizi pubblici si sono fermati. Gli abitanti hanno chiesto alle autorità di risolvere il grave sovraffollamento dei campi. C’è chi lamenta un aumento della criminalità e furti di bestiame, ma il sentimento pià diffuso è che le risorse dell’isola non sono sufficienti per sostenere così tanta gente.

Medici senza Frontiere, presente con il suo personale a Lesbo, Samos, Chios e Atene, denuncia le condizioni dei campi e lamenta la mancanza dei servizi di cure essenziali per almeno 140 bambini gravemente malati. “Vediamo molti bambini colpite da malattie, con gravi problemi di cuore, diabete o asma, costretti a vivere in rifugi di fortuna, in condizioni orribili e antigieniche, senza accesso a cure mediche specialistiche e ai farmaci di cui hanno bisogno”, denuncia Vittoria Zingariello, responsabile del team degli infermieri di MSF a Lesbo. 

“La riluttanza del governo greco a trovare una soluzione rapida e sistemica per questi bambini”, aggiunge, “non è solo vergognosa, ma rischia anche di determinare danni irreparabili al loro stato di salute, se non di condurli addirittura alla morte”.

Secondo Tommaso Santo, capo missione di MSF in Grecia, “bambini, donne e uomini stanno pagando il prezzo ingiusto delle politiche migratorie basate sulla deterrenza. Negare ai bambini che soffrono di gravi malattie l’accesso alle cure mediche è solo l’ultima misura cinica che va oltre ogni immaginazione”.

giovedì 28 novembre 2019

Migranti - ONG a nuovi leader UE: "Fermare politica di punizione dei migranti intrappolati nelle isole greche condizioni disumane"

Ansa
L'Unione europea "deve fermare subito la politica deliberata di punizione collettiva inflitta a persone che cercano solo la salvezza in Europa" e vengono invece "intrappolate a migliaia sulle isole greche in condizioni disumane": questo l'appello del presidente di Medici senza Frontiere, Christos Christou, reduce da una visita ai campi profughi di Lesbo e Samos, in conferenza stampa a Bruxelles.


Campo profughi Lesbo - Grecia
Msf chiede di "evacuare i più vulnerabili dai campi e sistemarli in alloggi sicuri con accesso ai servizi sanitari di base".

"Quello che ho visto nei campi per rifugiati sulle isole greche è comparabile a quello che si vede in zone di guerra o colpite da catastrofi naturali", ed è una situazione che dura da 4 anni, ha affermato Christou. "E' scandaloso che cose di questo tipo succedano in Europa, per di più essendo il frutto di una decisione conscia", ha aggiunto.

Christou è tornato apertamente a criticare la "decisione dei leader europei nel 2016 di intrappolare delle persone sulle isole greche, che doveva essere il prezzo da pagare per ridurre gli arrivi. Doveva essere una misura temporanea. Ma dopo 4 anni l'emergenza è ancora la stessa. 

Noi quattro anni fa capimmo le gravissime conseguenze che questo avrebbe avuto", mettendo i rifugiati e i richiedenti asilo in fuga da zone di guerra in pericolo. Come Ong, "rifiutammo anche i finanziamenti Ue per questo". 

Il presidente di Msf ha parlato della mancanza di latrine nei campi delle isole greche - una ogni 200 rifugiati a Camp Moria e una ogni 300 a Samos - e di acqua potabile che ha obbligato Msf a installare impianti per l'approvvigionamento idrico, "come nelle situazioni estreme dei Paesi in via di sviluppo". 

"Ogni giorno - ha continuato - i nostri servizi per la salute mentale assistono bambini, donne e uomini che sono stati portati al limite". Christou ha denunciato il dilagare fra i rifugiati siriani di atti di autolesionismo, di tentati suicidi fra i bambini, molti dei quali "non giocano, non parlano. Vengono da zone di guerra dove hanno perduto la loro infanzia".



sabato 2 novembre 2019

Consiglio d'Europa, commissario per i diritti umani dopo la visita a Lesbo, Samos e Corinto: "Situazione migranti Egeo al limite della catastrofe. Trasferire con urgenza i richiedenti asilo"

Ansamed
"La Grecia deve trasferire con urgenza i richiedenti asilo che si trovano sulle isole dell'Egeo e migliorare le condizioni di vita nei centri d'accoglienza", che sono "esplosive" e al "limite della catastrofe". Lo afferma il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, dopo essersi recata a Lesbo, Samos e Corinto.


"La situazione dei migranti, inclusi i richiedenti asilo, sulle isole egee è drammaticamente peggiorata durante l'ultimo anno, e sono necessarie misure urgenti per migliorare le disperate condizioni in cui vivono migliaia di esseri umani"
, dice Mijatovic. 


"Sono rimasta scioccata delle condizioni antigieniche in cui i migranti sono tenuti, qui non si tratta più di accoglienza ma di lotta per la sopravvivenza", continua il commissario. 

Mijatovic prende atto della decisione del governo greco di trasferire 20mila migranti dalle isole entro la fine dell'anno e sollecita le autorità a mettere in atto questo piano con urgenza, ma osserva "che se resta in vigore la 'restrizione geografica' questo piano con ogni probabilità non ridurrà il sovraffollamento sulle isole".

lunedì 28 ottobre 2019

Grecia: Fofi Gennimata leader partito Kinal, in visita all'isola di Samos: "Ue e Atene riprendano in mano gestione rifugiati"

Agenzia Nova
L’Europa e la Grecia devono riprendere in mano la gestione dei rifugiati, senza lasciarla alla Turchia.
Campo profughi nell'isola di Samos
Lo ha affermato il leader del partito ellenico Kinal, Fofi Gennimata, parlando nel corso di una visita all’isola di Samos, nell’Egeo orientale. 

Come spiegato da Gennimata, l’Ue e le autorità greche devono “riprendere le chiavi consegnate al presidente turco Recep Tayyip Erdogan”, che usa l’immigrazione “per minacciare di aprire le porte a milioni di rifugiati e migranti che vogliono raggiungere l’Europa”. 

Gennimata ha accusato il presidente turco di “ricattare” i paesi europei. “Tutte le nazioni dell’Ue dovrebbero assumersi le loro responsabilità, perché la questione non riguarda solo la Grecia” ha aggiunto la leader di Kinal, ripresa dal quotidiano “Kathimerini”.

martedì 15 ottobre 2019

Grecia, vasto incendio nella notte nell'hotspot per rifugiati di Samos, 5000 evacuati

Ansa
Scontri tra profughi, otto feriti e forse una vittima


Oltre 5mila persone sono state evacuate dopo che ieri sera un incendio è divampato alle porte del Centro di ricezione e accoglienza dell'isola greca di Samos.

Secondo il quotidiano Kathimerini, il rogo sarebbe legato a scontri tra profughi iniziati nel pomeriggio: otto persone sarebbero state portate in ospedale e, secondo fonti non ancora verificate, un minore non accompagnato sarebbe stato accoltellato a morte. I vigili del fuoco sono all'opera per domare l'incendio.

martedì 1 ottobre 2019

Incendio a Lesbo: Comunità di Sant’Egidio, “l’Europa si faccia carico di questa situazione inaccettabile nelle isole greche”

SIR
“Dopo l’incendio in cui hanno perso la vita una donna e un bambino sarebbe colpevole per l’Unione europea restare indifferente: dai poco più di 3.000 previsti sopravvivono, in condizioni precarie, fra tende e container, oltre 12mila persone”. 


Lo afferma oggi la Comunità di Sant’Egidio, a proposito dell’incendio di ieri nel campo di Moira nell’isola di Lesbo, probabilmente a causa di un corto circuito. La Comunità di Sant’Egidio esprime il suo dolore e lancia un appello all’Europa “perché si affronti con urgenza la situazione dei profughi residenti a Lesbos, Samos e altre isole greche. 

A Lesbos, dai poco più di 3.000 profughi previsti nel campo ufficiale di Moria si è ormai arrivati a oltre 12mila persone, sistemate in condizioni precarie (per lo più sotto tende o dentro container)”. 

La Comunità, che quest’estate è stata presente nell’isola portando avanti attività di sostegno (con corsi di lingua, mense e attività varie, in particolare per i giovani), chiede a tutti di “non dimenticare questo popolo di profughi, composto per lo più da bambini e giovani, fuggiti con le loro famiglie da guerre o situazioni insostenibili (molti sono gli afghani e i siriani)”. Sant’Egidio chiede che “l’Unione europea si faccia carico di questa situazione inaccettabile e proceda a un rapido ricollocamento delle persone, finora costrette a lunghissime attese per ottenere lo status di rifugiato”

lunedì 9 settembre 2019

Grecia, emergenza migranti: i minori non accompagnati sono 1.100 - Sovraffollamento e grandi difficoltà

Osservatorio Diritti
Sono 1.100 i minorenni migranti e rifugiati non accompagnati che vivono nei centri d'accoglienza e identificazione delle isole greche. Il numero più alto registrato nel paese dall'inizio del 2016. Lo denuncia l'Unicef, che lancia un appello a tutti i paesi europei


1100. È il numero dei bambini non accompagnati e separati, rifugiati e migranti, che vivono nei sovraffollati centri di accoglienza e identificazione in Grecia. Secondo l’Unicef– che lancia così il suo appello agli stati membri dell’Unione europea – si tratta del numero più altro dall’inizio del 2016.

«Non ho potuto studiare perché non c’era sicurezza, la situazione mi ha costretto a lasciare il paese. Penso che giorno dopo giorno abbiano perso la testa. Per questo motivo, a volte si tagliano le mani. Non voglio essere così».

Sono le parole di un sedicenne afghano, che parla degli altri ragazzi che vivono nella stessa struttura che lo ospita. È uno dei ragazzi della sezione B, un’area che accoglie – offrendogli protezione specializzata – i bambini non accompagnati nel centro di accoglienza e identificazione di Moria, sull’isola greca di Lesbo.


L’Unicef ha diffuso un cortometraggio che testimonia proprio la vita dei ragazzi che vivono nella sezione B del centro di accoglienza e identificazione di Moria, dove sono presenti più di 8.700 persone, a fronte di una capacità di accoglienza pari a 3 mila persone.



La sezione B è un’area che accoglie i minori non accompagnati, offrendogli protezione specializzata; qui c’è spazio per 160 bambini non accompagnati, ma attualmente ne sono presenti 520.

Nelle immagini del cortometraggio i bambini protagonisti raccontano da cosa sono fuggiti e i relativi orrori, il viaggio che li ha portati lontani, ma anche le condizioni in cui vivono ora, nel centro di accoglienza. Al loro fianco gli operatoridel centro di accoglienza, anch’essi esausti e sopraffatti.

Felicia Buonomo

giovedì 29 agosto 2019

Lesbo e Samos ad un passo dalla Turchia, migliaia di profughi bloccati in condizioni difficili. L'Europa ignora. La solidarietà di Sant'Egidio

Blog Diritti Umani - Human Rights
Riprende oggi la pubblicazione di post sul "Blog Diritti Umani - Human Rights".
Con #santegidiosummer ho trascorso il mese di agosto nel campo profughi nell'isola greca di Samos. Piccola isola distante solo 1,2 Km dalle coste turche dove arrivano centinaia di profughi ogni settimana. Un luogo dove ci sono più di 4000 profughi e dove più di 3000 non trovando una sistemazione nell'hot-post e per avere un riparo hanno creato, intorno alla struttura circondata dal filo spinato, una "tendopoli" improvvisata con tende fatte di pezzi di teloni e bastoni, senza servizi igienici, senza acqua, dove, famiglie afghane con tanti bambini, africani che fuggono da situazioni di violenza e guerra  e altri rifugiati sono costretti a vivere anche 2 anni in queste in condizioni di estrema difficoltà in attesa del permesso di andare ad Atene.
Nell'articolo di Globalist un'intervista che racconta alcuni tratti del lavoro che abbiamo svolto in questa estate di solidarietà ...
Ezio Savasta

Samos: tendopoli informale intorno all'hot-post
Globalist
«Noi di Sant’Egidio a Lesbo e Samos per i profughi: restano incastrati qui»

La ricercatrice Monica Attias: nelle isole greche la Comunità ha organizzato vacanze solidali. La chiusura di progetti Ue impedisce ai profughi (in aumento) di andare altrove

Samos: profughi appena arrivati in attesa di una
sistemazione, anche per giorni, sui cartoni
all'ingresso dell'hot-post.
Nelle isole greche di Lesbo e di Samos, nell’Egeo orientale a due passi dalle coste turche, si riversano rifugiati e profughi in fuga da guerre e fame. Mentre buona parte dell’Europa finge di non sapere e non guarda, quei profughi sono costretti a stazionare fino a più anni nei centri di raccolta, in un nulla senza via d’uscita alienante, prima di ottenere una risposta alle loro domande d’asilo politico. C’è invece chi agisce. Nelle due isole la Comunità di Sant’Egidio, con un gruppo di mediatori culturali, ha organizzato dal 20 luglio scorso fino al 31 agosto corsi di inglese e laboratori di animazione e altre attività tenuti da 150 volontari i quali passano così le loro vacanze.

Per la Comunità parla, da Lesbo, Monica Attias, ricercatrice in relazioni e cooperazione internazionale presso l’Istituto nazionale di statistica – Istat, autrice tra l’altro del libro Racconti di pace in Oceania (Urbaniana University Press).

Come è nata la vostra iniziativa?
Alla fine del marzo scorso il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi è andato con una delegazione della Comunità a vedere cosa succedeva a Lesbo perché, con la chiusura del progetto di relocation dell’Unione Europea, i numeri dei profughi cominciavano ad aumentare. Le persone restano incastrate nelle isole e non possono proseguire nel viaggio, solo una piccola parte riesce ad andare ad Atene.

Samos: L'interno della tendopoli ...


Perché?
Sia perché i centri di accoglienza della Grecia continentale sono piuttosto saturi e non ci sono abbastanza posti, sia perché l’iter che permette di lasciare le isole è difficile: non tutti riescono a ottenere la “carta blu” che consente di lasciare l’isola. Siamo partiti dal constatare una situazione esplosiva e ci siamo chiesti come essere presenti in questo luogo di dolore.

Sono vacanze solidali? E dove?
Per adesso sono vacanze che speriamo di rendere più strutturate. A Samos siamo presenti nell'hot-spot di Vathi, la città principale, e a Lesbo siamo attivi nei campi di Moria e di Kara Tepe.

Quanti sono a oggi i rifugiati?
Circa novemila a Lesbo e 4250 a Samos. In campi concepiti per numeri di gran lunga inferiori. Chi arriva oggi a Samos non trova nemmeno una tenda. I campi si estendono oltre le mura dell'hot-spot stesso. Soprattutto a Samos c’è una parte informale chiamata la “giungla” dove si improvvisano rifugi con teli, coperte, senza servizi igienici, senza acqua: chi è nella “giungla” deve arrampicarsi su una collina per trovare un tubo dell’acqua. Sia per bere che per lavarsi. Viene distribuito un litro mezzo al giorno a persona. È una delle emergenze maggiori. Chi è arrivato nell’ultima settimana non ha trovato nemmeno le coperte e molti si sono accampati al bordo della strada sui cartoni.
Samos: La vita quotidiana: si cucina
con dei fornelli fatti con il fango
La vostra risposta qual è?
La nostra risposta è essere presenti qui con volontari dall’Italia e da altri paesi europei: rispondere ai bisogni materiali, i primi sono il cibo, l’acqua, le tende ma soprattutto aiutare a non perdere la speranza: per accedere ai servizi del campo i profughi devono fare file di quattro cinque-ore e sono persone vulnerabili, provate dal viaggio e dalla violenza.

Agite in accordo con le autorità greche?
Sì, abbiamo stabilito un rapporto con il Ministero dell’Immigrazione; dopo le elezioni il Reception and identification service è stato assorbito dal Ministero per la Protezione dei cittadini.

Cosa insegnate?

Abbiamo visto che un bisogno emergente è la comunicazione per cui facciamo corsi di inglese, che è una lingua veicolare. Altre organizzazioni insegnano il greco ma l’inglese è per tutti, inoltre qualcuno desidera andare in altri paesi. Nella prima visita abbiamo trovato in una tenda ragazzi appena maggiorenni che dopo un viaggio terribile studiavano da soli l’inglese con le torce tascabili: da lì ci è venuto il desiderio di sostenere il loro impegno. È anche un discorso di dignità: in condizioni terribili non si rinuncia a studiare.

Samos: in ogni tenda tanti bambini
Oltre all’inglese cosa insegnate?
L'educazione alla pace con i bambini, l'arte nelle visite ai musei, la cucina alla maniera italiana e allo stesso tempo impariamo a cucinare piatti afgani, siriani. Non distribuiamo solo cibo ma facciamo un “Ristorante dell’amicizia” : solo a Lesbo tutte le sere prepariamo 600-700 pasti; come in un ristorante non si fa la fila ma si viene serviti e si mangia tutti insieme. I profughi stessi si sono offerti come volontari, alcuni fin dal primo giorno: ci aiutano tutti i pomeriggi a preparare il cibo, ad accogliere le persone e nella festa... perché si finisce sempre con musiche e balli dei vari paesi. È l’eredità che lasciamo loro: la speranza di non venire schiacciati dalla propria condizione ma aiutare se stessi e gli altri.

Il 31 agosto l’esperienza finisce. Dopo?
Non li lasceremo soli. Abbiamo migliaia di persone da aiutare con i documenti e il sogno si possa riaprire la relocation verso paesi dell’Europa per decongestionare i campi. Ci vuole più solidarietà da parte dell'Europa.

Avrete trovato molte situazioni difficili.

Tantissime persone sono vulnerabili. C’è un ragazzo iracheno con la sclerosi multipla in carrozzina in una tenda, c’è una famiglia afghana di etnia hazara con tre figli malati che siamo riusciti a far trasferire ad Atene. Centinaia sono i minori non accompagnati.

Samos: #santegdiosummer la festa con con i bambini nel campo informale
Da dove vengono i profughi di Lesbo e Samos?
Un 60% dall’Afghanistan. Molti sono siriani ma meno che in passato: per loro il riconoscimento della protezione internazionale è più veloce e forse rimangono meno a lungo di altri. Quelli che rimangono di più sono gli africani: camerunesi, congolesi, in continuo aumento. Chi arriva oggi farà l'intervista per la protezione internazionale nel 2021.

Inevitabile chiederle come valuta la politica dei respingimenti e dei porti chiusi dell’ex ministro dell’Interno Salvini.
Come Comunità di Sant'Egidio siamo chiaramente in favore dei salvataggi in mare e per il diritto a migrare: bisogna creare vie legali e sicure non solo per i rifugiati ma anche per i migranti. Il segretario generale delle Nazioni unite António Guterres ha parlato della migrazione come un fenomeno positivo.
Tornando alla Grecia, va però detta anche un’ultima cosa, importante.


Dica.
Il rapporto con i greci. Abbiamo fatto iniziative pubbliche a Samos e Lesbo per ricordare chi è morto in mare e hanno partecipato anche molti turisti e molti greci. I greci hanno vissuto una grande stagione di solidarietà che non va dimenticata, anche se col tempo diventata con il tempo più difficile da sostenere perché l’emergenza si è protratta per anni. Ma la solidarietà è contagiosa. L’altro giorno siamo andati con dei minori non accompagnati al mare. Vedendo questi ragazzi, in costume come tutti gli altri, che si divertivano in modo giocoso i presenti sono rimasti toccati e il proprietario è venuto da noi per offrire una serata speciale per loro nel suo stabilimento.

di Stefano Miliani

Foto: Ezio Savasta

sabato 24 agosto 2019

A Lesbo e Samos #santegidiosummer, cronaca di un'estate straordinaria vissuta insieme ai profughi

Blog Diritti Umani - Human Rights

Sono a Samos da alcuni giorni, ho partecipato con tanti altri volontari a #santegidiosummer. Qui la situazione dei campi profughi è veramente difficile per tante famiglie afghane con numerosi bambini, siriani, iracheni, e africani che fuggono da situazioni di violenza e guerra. Stare qui, è conoscere da vicino una realtà che l'Europa vuole ignorare, e iniziare a dare aiuti concreti e offrire occasioni di serenità negli incontri festosi che abbiamo realizzato con loro.
Ezio Savasta.
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www.santegidio.org
A Lesbos e Samos si lavora insieme, profughi e volontari, per migliorare la vita di tutti. #santegidiosummer continua...
Cronaca di un'estate straordinaria, oltre le differenze di lingua e di religione

Hanno indossato anche loro le pettorine blu con la colomba e l'arcobaleno di Sant'Egidio, e si sono messi - gratuitamente - a servire gli altri: sono i profughi delle isole greche di Lesbos e Samos. Si, perchè il bene è contagioso, non c'è che dire. E la vita vuota, angosciata di chi è fuggito dal proprio paese e attende mesi di sapere il proprio destino, riprende forza quando si possono usare le proprie energie per gli altri, a riprova che chi fugge in cerca di futuro non vuole essere un peso, ma è una risorsa. 


giovedì 1 agosto 2019

Vacanze solidali dei volontari di Sant'Egidio a Lesbo e Samos con i rifugiati. “Esiste un’Italia diversa da quella che respinge”

TPI
Sono 150 i volontari che stanno trascorrendo, a turno, la loro vacanza insieme ai profughi di Lesbo e Samo. A TPI Daniela racconta la sua esperienza


Foto: www.santegidio.org
“Una donna sudanese ha dipinto un occhio con delle lacrime. Dentro la pupilla c’era un bambino con una cartella che andava via. Anche io sono madre, ho compreso il dramma di una donna che non può garantire un futuro ai propri figli”.

Foto: www.santegidio.org
Daniela Moretti è una delle volontarie e dei volontari della Comunità di Sant’Egidio che hanno deciso di trascorrere delle vacanze solidali a Lesbo e Samo, in Grecia, dove svolgono attività con rifugiati e richiedenti asilo.

Complessivamente sono 150 i volontari, giovani e adulti, della Comunità di Sant’Egidio, che insieme a un gruppo di mediatori culturali, stanno trascorrendo, a turno, la loro vacanza insieme ai profughi di Lesbo e Samo.

“In questo momento a Lesbo ci sono alcune famiglie con figli, persone singole e amici con cui condividiamo da anni l’esperienza della Comunità di Sant’Egidio”, racconta Daniela, che lavora per una compagnia telefonica e fa la volontaria presso la Scuola di lingua e cultura italiana a Roma.

“Abbiamo deciso di passare qui le nostre ferie perché riteniamo sia giusto rappresentare l’Europa in modo solidale”, spiega Daniela, che è alla prima esperienza di vacanza solidale a Lesbo. “Non vogliamo che il nostro paese sia considerato soltanto come l’Italia che respinge, pensiamo che i gesti di solidarietà non siano solo necessari, ma anche utili”.

I volontari sono arrivati nelle due isole greche il 20 luglio e rimarranno, avvicendandosi in vari gruppi, fino al 31 agosto.

L’iniziativa, nata dopo la visita di una delegazione di Sant’Egidio con il fondatore Andrea Riccardi a Lesbo, rientra in un più ampio programma di estate all’insegna della solidarietà (indicato con l’hashtag #santegidiosummer).

Ogni giorno i volontari organizzano diverse attività con i bambini, corsi d’inglese, feste, cene all’italiana, visite al museo e momenti di condivisione e scambio culturale.

Finora sono entrati in contatto con 1.500 profughi a Lesbo e 600 a Samo.

“Ci sono rifugiati che vengono dall’Afghanistan, dal Congo, dall’Angola, ma anche siriani, iracheni”, racconta Daniela. “Ieri abbiamo svolto attività con 200 bambini che vengono dal campo di Moria, dove vivono migliaia di famiglie in condizione di estrema precarietà”.

“Li abbiamo accolti in uno spazio dove hanno potuto giocare, cantare, disegnare, hanno mangiato e si sono potuti lavare le mani, che non è un’attività affatto banale quando l’acqua è poca”, prosegue Daniela. “Gli abbiamo fatto trascorrere delle ore come bambini ‘normali’, perché chiaramente la vita nel campo non è una cosa normale. Non si può stare 24 ore in una tenda di 2 metri quadrati”.

Nel campo di Moria vivono attualmente oltre 5mila persone, ma la capienza è quasi la metà.

“Abbiamo trovato persone molto affabili, nonostante la situazione difficile”, racconta Daniela. “Ci raccontano del loro viaggio, dei loro sogni, di vite spezzate. Magari hanno dei familiari in altri paesi d’Europa e rimangono bloccati qui in un gioco dell’oca assurdo e inutile. Spesso hanno bisogno di essere ascoltati”.

Secondo i dati della Comunità di Sant’Egidio, a Lesbo ci sono circa 8mila rifugiati: 6500 vivono a Moria, 1.300 nei campi satelliti, di cui il maggiore è Kara Tepe, e oltre 200 in appartamenti.

La scelta di queste destinazioni nasce dalla situazione che si è venuta a creare nelle due isole, dove i migranti devono attendere tempi molto lunghi prima di avere una risposta alla domanda di asilo politico.

“Abbiamo incontrato persone che sono qui da 9 mesi, un anno”, dice Daniela. “Spesso è gente molto giovane, che non vuole e non deve essere considerata un problema, ma una risorsa. È gente che aspetta delle buone notizie per la propria vita, noi proviamo a trascorrere con loro momenti di tranquillità”.

Sull’esperienza delle vacanze solidali con la Comunità di Sant’Egidio Daniela dice: “La consiglierei a tutti, a chi ha già fatto esperienze di volontariato ma anche a chi vuole conoscere questa realtà con i propri occhi. Tanti parlano dei migranti ma pochi li incontrano. Come dice Papa Francesco i migranti non sono numeri, ma persone. Quando ti trovi davanti una persona, vedi che non è più un problema sociale, riesci a vedere i problemi di quella persona”.

Anna Ditta

Fonte: TPI

mercoledì 24 luglio 2019

Vacanze dei volontari di Sant'Egidio con i profughi di Lesbo e Samos. Una vicinanza concreta per sostenere le migliaia di profughi presenti.

SIR
I 28 Paesi Ue si sono incontrati ieri a Parigi, a livello informale per cercare di affrontare la drammatica situazione dei migranti nei centri di detenzione in Libia e risolvere la questione sbarchi nel Mediterraneo. Ma le rotte migratorie non si fermano davanti ai porti chiusi e le destinazioni cambiano, costringendo le persone ad affrontare viaggi lunghissimi e pericolosi. 


In Grecia, nelle isole di Lesbo e Samos, in questi giorni stanno sbarcando centinaia di persone. La Comunità di Sant'Egidio ha deciso quest'anno di essere presente tutta l'estate: i volontari organizzano cene, pranzi domenicali, gite, corsi di inglese e attività di animazione per i giovani e i bambini.

Mentre i 28 Paesi europei cercano soluzioni alla situazione in Libia e nel Mediterraneo, gli sbarchi non si fermano nelle isole greche di Lesbo e Samos, nel mar Egeo, dove la situazione è drammatica ed esplosiva da tempo. 

In questo periodo a Lesbo arrivano ogni giorno, dalle coste turche, 100/150 persone, e non solo afghani e siriani, le prime due nazionalità presenti nei campi ufficiali e negli insediamenti informali. 

Molti provengono anche dall’Africa sub-sahariana, dal Congo, dal Camerun, dalla Somalia, perfino dallo Yemen, segno che le rotte sono cambiate e le persone, disperate, sono disposte a fare viaggi lunghissimi e ancora più pericolosi. 

Nell’isola di Lesbo sono già presenti oltre 7.000 donne, uomini e bambini migranti, fermi per mesi e mesi in attesa che la loro domanda di asilo venga presa in considerazione. Sono accolti nell’affollatissimo hot spot di Moria (oltre 5.000 persone ma la capienza è di 2.200 posti) e nel campo di Kara Tepe, destinato principalmente agli africani. Il centro di identificazione di Moria è gestito dal governo greco con l’aiuto dell’esercito, ma tanti servizi sono delegati alle Ong. 

Moltissime persone sono invece costrette a vivere in baracche malsane o tende in insediamenti informali, fuori dai campi. Tutti in condizioni disagiate e difficili, con i servizi ridotti all’essenziale: code lunghissime per mangiare cibi precotti, toilette disagevoli, le docce con acqua calda una rarità. Il volontariato e l’associazionismo cercano, come possono, di alleviare le carenze. 

Tra le realtà locali e internazionali presenti a Lesbo e Samos, ora anche la Comunità di Sant’Egidio ha deciso di puntare l’attenzione sull’emergenza dimenticata nelle isole greche. 
Dal 20 luglio e fino al 31 agosto, 150 volontari, a turni di dieci giorni, insieme ad un gruppo di mediatori culturali, trascorreranno le loro vacanze insieme ai profughi. 

I volontari stanno organizzando cene, feste e pranzi domenicali in parrocchia, gite, corsi di inglese e apriranno laboratori artistici, musicali, con attività di animazione per i bambini, le mamme, i giovani presenti. L’obiettivo è cercare di riportare la speranza tra chi si trova in una sorta di limbo dopo essere fuggito da guerre, persecuzioni o condizioni di vita insostenibili.

Priorità al cibo. Attualmente ci sono 23 volontari a Lesbo e 10 a Samos. Affittano appartamenti o stanze e si appoggiano a sedi di associazioni locali o alle parrocchie per realizzare le loro iniziative. 

“Abbiamo scelto di dedicare le nostre vacanze ai profughi per dare un segnale – racconta al Sir da Lesbo Valeria Guterres, volontaria della Comunità di Sant’Egidio -. Questa è la prima settimana, tante attività sono ancora da predisporre, ma abbiamo già iniziato ad organizzare ogni sera, dal lunedì al venerdi, una cena, seduti al tavolo, per circa 200 persone. Li facciamo mangiare e bere bene”.

lunedì 22 luglio 2019

Rifugiati - Sono partiti nelle isole di Lesbo e Samos 150 volontari di Sant'Egidio. Vacanza solidale fino al 31 agosto con le migliaia di profughi.

santegidio.org
Fino al 31 agosto 150 italiani, a turno, animeranno numerose attività per gli stranieri che, in migliaia nei campi profughi, vivono una lunghissima attesa dell’asilo politico.


Dal 20 luglio, fino al 31 agosto, 150 volontari, giovani e adulti della Comunità di Sant’Egidio, insieme ad un gruppo di mediatori culturali, passeranno, a turno, la loro vacanza insieme ai profughi di Lesbos e Samos. 

La scelta - che rientra in un più ampio programma di estate all’insegna della solidarietà #santegidiosummer – è dettata dalla situazione che si è venuta a creare nelle due isole greche, dove si possono attendere tempi molto lunghi prima di avere una risposta alla domanda di asilo politico.

I volontari terranno corsi di inglese e apriranno laboratori con diverse attività, animazione per i numerosi bambini e giovani presenti, feste e scambi culturali. L’obiettivo è quello di mantenere viva la speranza per chi è fuggito dalle guerre o da condizioni di vita insostenibili nel proprio Paese ed ora si ritrova in una sorta di “limbo” che porta soprattutto i giovani alla perdita di fiducia nel futuro.

A Lesbos, dove attualmente sono presenti oltre 7.000 profughi, la nazionalità più rappresentata è quella afgana mentre a Samos, che registra più di 5.000 presenze è giunto anche un buon numero dall'Africa subsahariana. Molti i minori e i giovanissimi che sognano una vita migliore.

Fonte: santegidio.org