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martedì 14 febbraio 2023

In aumento chi vive per strada, tra loro molti italiani - 2.500 a Roma - L'impegno del Terzo settore

Corriere della Sera

Aumenta il numero di chi vive in strada o si adatta a soluzioni d’emergenza. I senza dimora concentrati nelle metropoli. FioPsd: “Bisogna superare le politiche emergenziali”. L’impegno del Terzo settore.

Fanno notizia quando muoiono di stenti o di freddo per strada, ma per ogni vita persa ce ne sono migliaia salvate da enti e associazioni che si prendono cura degli invisibili. Roma è la capitale dei senza dimora: quasi un quarto di tutti quelli che in Italia non hanno un tetto sotto cui dormire vivono nell’area metropolitana capitolina. “In città sono circa ottomila - racconta Augusto D’Angelo della Comunità di Sant’Egidio - e un terzo di loro vive nelle strutture del Comune o della rete delle parrocchie e associazioni, un altro terzo dimora in alloggi impropri e di fortuna. Un terzo sta per strada”. 

Non sono soli, ma stanno aumentando. “Tante cose migliorano - aggiunge D’Angelo - sul versante dei servizi e dell’accoglienza anche grazie a una nuova sensibilità delle amministrazioni e all’aumento del 42 per cento dei posti letto in strutture più piccole e disseminate sul territorio. Negli ultimi cinque anni la Sant’Egidio ha strappato dalla strada, accompagnandole, più di 300 persone. Ma la crisi cronica che stiamo vivendo ne sta spingendo molti altre nella spirale della povertà”.

Non esiste un numero preciso dei senza dimora in Italia: l’ultima stima dell’Istat, datata 2021, è di oltre 96mila, ma nel computo ci sono anche quelli che pur non avendo una abitazione fissa non vivono comunque in condizioni di indigenza e possono tornare ogni sera sotto un tetto dignitoso, magari da parenti, amici o in strutture mobili. Nel 2015, il dato più recente specificatamente dedicato ai senza dimora in condizioni di marginalità, la stima fatta sempre da Istat con il supporto delle associazioni era di oltre 50mila.

Una parte consistente è composta da stranieri con o senza permesso di soggiorno, ma gli italiani sono in forte crescita. “È allarmante - spiega Caterina Cortese, responsabile dell’Osservatorio di FioPsd, la federazione nazionale in cui sono riunite circa 146 realtà che si occupano del fenomeno - l’aumento delle donne in genere e dei giovani problematici fuoriusciti da percorsi istituzionali che hanno perso rapporti con le famiglie di origine. 

E sta crescendo il numero degli italiani: oltre a quelli che hanno una storia di marginalità risalente nel tempo, c’è un’accelerazione dello scivolamento di nuclei che con la perdita del lavoro e poi della casa si ritrovano per strada”. 

di Giulio Sensi

venerdì 10 dicembre 2021

Roma, morto di freddo un senza fissa dimora, in strada a 30 anni: il corpo trovato in zona Stazione Termini

La Repubblica
Un passante ha notato il cadavere giovedì sera alle 22 in strada a piazza dei Cinquecento


Il cadavere di un uomo, apparentemente un nordafricano di circa 30 anni, è stato trovato ieri alle 22 in strada a piazza dei Cinquecento, a pochi passi dalla stazione Termini di Roma. A segnalare il corpo senza vita un passante.

Sul posto i carabinieri della stazione Roma Macao e i colleghi di Roma Centro. L'uomo non aveva segni di violenza sul corpo. Si ipotizza una morte per ipotermia a causa del freddo che ha colpito negli ultimi giorni la Capitale. La salma è al Verano a disposizione dell'Autorità giudiziaria.

mercoledì 10 febbraio 2021

Roma - Dopo Vicenza e Torino anche nella Capitale lo scandalo delle coperte gettate dai vigili a chi dorme per strada.

Avvenire
Il caso. Roma, vigili gettano coperte di senzatetto: costretti a dormire all'addiaccio
La denuncia di Barbara Funari (Demos) testimone della scena: «Cacciarli senza alternative a che serve? Almeno 7 i morti di freddo nella Capitale». Il Comando: «Nessuno sgombero, offerto un alloggio»


Agenti della Polizia locale di Roma Capitale a Trastevere hanno allontanato alcuni senza dimora, poi hanno chiamato gli operatori dell'Ama che hanno buttato coperte e effetti personali delle persone allontanate. La sera i senza tetto sono tornati a dormire nello stesso posto, ma stavolta senza nulla con cui coprirsi. 


A denunciare il caso è Barbara Funari, coordinatrice romana di Democrazia Solidale (Demos), testimone oculare della scena. Netta la smentita del Comando della Polizia locale: «Nessuno sgombero, la Polizia locale lavora in supporto degli operatori della Sala operativa sociale che da una settimana stava seguendo il caso di queste persone, offrendo loro un percorso e un alloggio alternativo. Ama interviene per rimuovere rifiuti, non coperte o materassi»

«A Trastevere, in via Cesare Pascarella, abbiamo assistito in diretta all'arrivo di una pattuglia della municipale - racconta Barbara Funari - che ha allontanato dei senza dimora gettando via le loro cose. E dove dormiranno stanotte quelle persone? I marciapiedi e la strada non sono una soluzione ma cacciarli senza alternativa a cosa serve? Forse prima del decoro urbano c'è una questione sociale da risolvere e ora che si prevede anche un drastico calo delle temperature siamo preoccupati perché non ci risulta siano state messe in campo nuove modalità di ospitalità da parte del Comune». 

Funari spiega che «quelle persone dormono lì da diverso tempo - spiega la coordinatrice romana di Demos - e dato che la nostra sede è lì vicino abbiamo presente la situazione. Lunedì, andando via verso le 12.30, ho visto un gruppo di vigili urbani e le poche cose dei senzatetto allontanate e accatastate. Dopo poco è venuta l'Ama e le ha portate via. La sera stessa, come immaginavamo, sono tornati esattamente nella stessa posizione, ma a quel punto senza più niente. Capiamo il problema, ma così si perde qualsiasi aspetto umano».

Barbara Funari ha scattato una fotografia che mostra le coperte e le borse dei senza dimora. Dopo l'intervento della Polizia locale una seconda foto, scattata dal consigliere regionale di Demos, Paolo Ciani, conferma l'eliminazione dei pochi averi delle due persone. 

«Non possiamo credere che per le istituzioni il decoro significhi gettare le coperte che riparano dal freddo chi vive per strada – dichiara la comunità di Sant'Egidio – ed è dunque sconvolgente quanto accaduto ieri in una via centrale di Roma. È un gesto di cieca ostilità, che dimentica le tante morti per freddo già avvenute nella Capitale, e che si oppone anche alla generosità dei molti cittadini che insieme a Sant’Egidio hanno donato coperte e indumenti invernali in questi ultimi mesi, convinti che la vita e la dignità dei più poveri sia inviolabile».

Il Comando della Polizia locale di Roma Capitale nega la ricostruzione della testimone: «Non è questa la tipologia di intervento della Polizia locale, che lavora come supporto alle operazioni del personale della Sala operativa sociale del Comune, con l'impiego di agenti del Nucleo.
assistenza emarginati della Polizia locale. Gli operatori della Sala operativa da una settimana stavano seguendo il caso di queste persone, cui hanno offerto un percorso e un alloggio alternativo. Ama interviene per eliminare rifiuti, non coperte o materassi usati da senza dimora. E non possiamo escludere che in quel posto siano tornate a dormire altre persone».

Luca Liverani

Link collegati: 
5/02/2021 - Vicenza - Gravi violenze contro i "clochard": coperte gettate, bagnati con gli idranti, multe per violazione del "coprifuoco" per chi dorme per strada. 5 sono morti di freddo

8/02/2021 - Torino, morto un "clochard" di 59 anni nella città che butta le coperte alle persone che dormono per strada




domenica 15 marzo 2020

Coronavirus, Borrelli - Protezione Civile: "Fornire assistenza a senzatetto" "Chiesto a Regioni e Comuni di trovare strutture"

Blog Diritti Umani - Human Rights

"Ho chiesto espressamente alla Regione Lazio e ai Comuni di fornire una adeguata assistenza a chi è senza tetto quindi questo è un appello che voglio rivolgere a tutte le Amministrazioni"
Angelo Borrelli

Coronavirus - Emergenza poveri e senza casa - Si riducono le possibilità di mangiare e andare al bagno. Poche elemosine. Sosteniamo il lavoro dei volontari.

HuffPost -  Il Blog - Mario Giro
Troppo ritardo nelle nostre città a occuparsi dei poveri e dei senza-casa in questa crisi da coronavirus.


Se chiudono ristoranti, bar etc., per chi vive sulla strada viene a mancare del tutto la possibilità di mangiare o di andare in bagno. Questa è la triste realtà. Restano aperte alcune mense ma non basta: bisogna andare a cercare i poveri laddove sono per aiutarli. Normalmente gravitano attorno agli ospedali ma ora non possono più. Centri e dormitori sono o chiusi oppure non li fanno uscire: in ogni caso spesso non danno da mangiare.

Ne sta nascendo un’altra emergenza nell’emergenza che rischia di fare aumentare le vittime di questa situazione.
Associazioni e volontari si danno da fare per non “chiudere” i servizi ma in questi tempi è cessato quasi ovunque - o fortemente diminuito - quel flusso di aiuti alimentari che solitamente permette a molte persone di sopravvivere. Dove trovare i pacchi alimentari? Dove andare a chiedere i resti del mercato o delle mense?

Dobbiamo renderci conto che per forza di cose quasi cessata ogni tipo di elemosina: un rivolo continuo che aiuta a restare in vita, indispensabile per tanti che solo così si procurano cibo e medicine.

Pensiamo ai “barboni” certo, ma anche a chi vive in macchina, a chi ha perso l’alloggio e ai tanti senzatetto per le innumerevoli ragioni che lacerano il tessuto umano e le famiglie. C’è anche il caso delle persone un po’ borderline, quegli individui singolari che popolano borghi e città, talvolta malati psichici lievi, altre volte soltanto uomini o donne soli o bizzarri. In questo clima di surreale paura da virus, possono perdere del tutto ogni orientamento…
Ci sono famiglie che vivono solo di aiuto e che ora non sanno dove andare a prenderlo. Ci sono i divorziati o separati a basso reddito. Ci sono giovani tossicodipendenti… Quando l’isolamento è al massimo, per tutti costoro la vita è più difficile. Sono coloro che soffrono di più. Infine un altro problema diverso ma simile: non dimentichiamoci dei terremotati.

Sindaci e prefetti dovrebbero tenere bene a mente queste emergenze nell’emergenza e facilitare il lavoro dei volontari, con tutte le precauzioni necessarie.

L’iniziativa semplice che tutti noi possiamo prendere è fare la spesa anche per loro, noi che possiamo farla sia direttamente che facendocela portare a casa, e poi offrirla alle associazioni e ai volontari che continuano a operare. Verranno loro davanti al nostro pianerottolo a prendersela. Ce ne sono in ogni città d’Italia grande o piccola, e con tutte le prudenze del caso, si stanno impegnando per dare almeno da mangiare. Aiutiamoli.


giovedì 19 dicembre 2019

Il decreto sicurezza fa aumentare i migranti senza fissa dimora, minando la sicurezza di tutti, dei migranti e delle nostre città.

Il Dubbio
Nessun supporto per chi aveva un permesso umanitario e ora deve lasciare i Centri. La situazione descritta nel terzo lavoro di monitoraggio dell'Osservatorio dell'associazione Naga, che garantisce assistenza a cittadini stranieri.
L'impatto maggiore del decreto Salvini sulla sicurezza varato dallo scorso governo legastellato è quello dell'aumento dei senza fissa dimora. Sì, perché attraverso il taglio dei fondi ai progetti dei centri di accoglienza, ovvero passando dai tanto famigerati 35 euro a un massimo di 19- 26 euro, si risparmia tantissimo sugli alloggi. Nessun supporto è previsto per coloro che sono costretti a lasciare i centri, ad esempio le persone che avevano un permesso umanitario e che da un giorno all'altro si ritrovano senza più diritto all'accoglienza e quindi per strada.

Questo meccanismo è fortemente patogeno: ritrovarsi per strada comporta i rischi e il degrado psico-fisico che ben si conoscono dagli studi sui senza fissa dimora, riscontrati anche tra i migranti nelle stesse condizioni. In generale, le persone che chiedono asilo arrivano in buona salute, fatte salve le conseguenze delle torture e delle privazioni subite durante i vari episodi di prigionia e lavoro forzato a cui sono stati sottoposti lungo il viaggio per arrivare in Italia.

Ciò è conosciuto come il cosiddetto "healthy migrant effect": partono le persone più sane, con più probabilità di farcela. Una volta arrivate si scontrano con quello che la ex primo ministro britannica Theresa May chiamò nel 2012 "hostile enviromnent", cioè condizioni che scoraggiano l'integrazione di una data popolazione in un determinato ambiente.

Da qui le condizioni di alloggio spesso proibitive, i lavori precari, saltuari e senza forme di protezione, la salute che via via si deteriora. Senza contare l'impatto psicologico dato dall'isolamento e dalla mancanza dei legami familiari, le conseguenze fisiche ancora attuali e lo stress delle torture subite e l'incertezza per le lungaggini nell'ottenere un permesso di soggiorno pur non definitivo.

Allo stato attuale, se un migrante è senza alloggio è un "senza fissa dimora" e dunque non può avere una residenza. Senza certificato di residenza non può trovare un lavoro regolare. Senza un lavoro regolare non può pensare di poter affittare regolarmente una casa, o nemmeno una stanza. È in una situazione senza vie d'uscita descritta dal terzo lavoro di monitoraggio e analisi compiuto dall'Osservatorio del Naga, un'associazione composta da numerosi volontari che garantiscono assistenza sanitaria, legale e sociale gratuita a cittadini stranieri irregolari e non, a rom, sinti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura, oltre a portare avanti attività di formazione, documentazione e lobbying sulle Istituzioni.

Tale lavoro ha come obiettivo di comprendere i cambiamenti nel sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati con particolare attenzione all'area di Milano in cui il Naga opera dal 1987. E, infatti, proprio a Milano sarebbero almeno 2.608 i senza fissa dimora. I volontari e le volontarie del Naga hanno visitato nel corso della ricerca diverse tipologie di insediamenti informali (strutture coperte abbandonate, spazi all'aperto, palazzine abbandonate e giardini pubblici) per fornire un identikit delle persone fuori dal sistema di accoglienza e restituire una fotografia di queste marginalità.

Le persone incontrate hanno provenienze diverse e status giuridici eterogenei: da stranieri in attesa o nell'iter di formalizzazione della richiesta di protezione internazionale, a titolari di protezione, a stranieri con permesso di soggiorno in corso di validità, a cittadini italiani.

Il minimo comune denominatore sembra essere l'instabilità abitativa, la precarietà occupazionale e salariale e la quasi totale assenza di tutele. Per quanto riguarda chi si trova al di fuori dell'accoglienza, il report descrive anche le risposte istituzionali, che si concretizzano prevalentemente in interventi numericamente insufficienti a favore dei senza fissa dimora e nella pratica costante degli sgomberi senza soluzioni alternative e giustificati dalla retorica della sicurezza e del decoro.

Damiano Aliprandi

giovedì 5 settembre 2019

Contea di Los Angeles - 666 senzatetto morti nel 2019. 3 al giorno. Per la fine dell'anno si potrà raggiungere in numero di 1000 decessi.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il Los Angeles Times riferisce oggi che 666 senzatetto sono stati trovati morti nella contea di Los Angeles fino alla fine di agosto. Ciò significa che nella contea si registrano 3 morti al giorno ed può superare 1.000 morti nel 2019. 


Le morti si verificano praticamente in ogni angolo della contea che vede un rapido aumento dei senzatetto. Nel 2012 erano 407 si  senzatetto deceduti nella contea. Il numero è aumentato drasticamente ogni anno, raggiungendo il massimo record dell'anno scorso di 921.


I primi 666 decessi del 2019 includono 42 omicidi e 27 suicidi. I maschi hanno ampiamente superato le femmine, dall'83% al 17%, e le vittime includevano 253 bianchi, 220 latini e 168 afroamericani.

L'abuso di sostanze e le patologie cardiache sono tra le principali cause di morte, ma nessuna causa è stata determinata in circa 100 dei casi.


Fonte: Los Angeles Times

venerdì 12 luglio 2019

Multe ai senza dimora - Nuove disposizioni di "sicurezza" colpiscono anche gli italiani vulnerabili.

Redattore Sociale
Avvocato di strada commenta la multa da 200 euro a una persona che dormiva in piazza a Genova. “Multe inutili che non saranno pagate e costituiranno un deterrente per uscire dalla marginalità”.


Una multa da 200 euro perché dormiva per strada. È quella che gli agenti della sezione Vivibilità e decoro della Polizia municipale di Genova hanno inflitto a una persona senza dimora in piazza Piccapietra lo scorso 4 luglio verso le dieci di sera. 


La notizia è stata data da San Marcellino, l'Opera sociale dei Gesuiti, che ha pubblicato sul proprio sito la fotografia della multa in cui si contesta alla persona senza dimora di “bivaccare su gradini, scalinate o scale di accesso dei monumenti, dei luoghi destinati al culto o di importanza culturale, storica e architettonica, nonché di spettacolo/intrattenimento, per la cittadinanza e i turisti nei sottopassi e sovrappassi, e sulla soglia degli altri edifici, uffici, negozi e sedi di attività commerciali, artigianali o industriali, antistanti alla pubblica via, e/o il suolo privato a uso pubblico”, proprio come previsto dall'articolo 28 comma le del Regolamento di Polizia urbana di Genova. 

“Quella norma è lì da tempo e, da quanto mi risulta non è quasi mai stata applicata – dice Emilio Robotti, coordinatore dello sportello genovese dell'associazione Avvocato di strada – ma con la giunta di centrodestra l'atteggiamento è cambiato”. 

Genova ha la via fittizia per la residenza dei senza dimora, dà la possibilità di istituirla presso i servizi sociali o alcune associazioni e c'è un ufficio per i cittadini senza territorio. O almeno c'era. “Il sistema, anche se non perfetto, funzionava – spiega l'avvocato – ma la giunta di centrodestra ha chiuso l'ufficio e, dopo le proteste, ha stabilito di tenerlo attivo fino a esaurimento delle pratiche aperte e poi ha introdotto una serie di modifiche come, ad esempio, la multa a chi rovista nei cassonetti”. 

Nel caso in questione, Robotti precisa, tra l'altro, che la persona non si trovava in un luogo di pregio e non era nemmeno di intralcio a cittadini o turisti. “È stato multato perché dormiva in piazza Piccapietra che è sì in pieno centro, ma non è certo una zona di pregio – spiega l'avvocato - : è la copertura di un parcheggio, una zona molto calda d'estate e molto fredda in inverno, in cui si passa solo in caso di bisogno, a piedi, quindi la persona non sarebbe certo stata d'intralcio”. La sezione locale di Avvocato di strada è disponibile a presentare ricorso ed è in contatto con San Marcellino, resta da vedere se la persona multata vorrà impugnare la multa.

Ma quante sono le multe ai senza dimora? E chi le paga? Secondo i dati dell'ultimo bilancio dell'associazione Avvocato di strada, nel 2018 sono state circa 1.200, di cui un migliaio per mancanza di titolo di viaggio sui mezzi pubblici, 34 per violazione del Codice della strada in cui può rientrare anche il vagabondaggio e l'occupazione di suolo pubblico e 100 sanzioni per altri motivi. 

“Il nostro è, ovviamente, un osservatorio limitato perché per una persona che si rivolge a noi, ce ne possono essere dieci che buttano la multa nella spazzatura e di cui noi non veniamo a conoscenza – dice Jacopo Fiorentino, direttore dell'associazione Avvocato di strada – Quello che è certo però è che si tratta di multe che non verranno pagate”. Nel caso in cui le persone senza dimora multate si rivolgano ad Avvocato di strada e vogliano impugnare la multa, il tentativo dei legali è quello di ottenere l'annullamento o, nel caso in cui ci sia un piccolo reddito, la rateizzazione. 

“In molti casi ci si riesce, soprattutto se si allegano le dichiarazioni dei servizi sociali che seguono le persone – continua Fiorentino – Quello che mi sento di dire però è che queste multe sono inutili perché non solo le persone non riescono a pagarle, ma pesano come macigni perché se non pagate raddoppiano, triplicano e possono arrivare anche a migliaia di euro: ci è capitato di incontrare persone che non volevano chiedere la residenza perché avrebbe significato vedersi recapitare una cartella esattoriale che non avrebbero potuto pagare. Le multe sono un deterrente e impediscono di entrare in percorsi diversi rispetto alla strada”.

Ma le ordinanze che multano i senza dimora sono legittime? L'accattonaggio molesto è punito dal codice penale (articolo 669 bis introdotto dal Decreto sicurezza del 4 dicembre 2018), mentre non è punibile chi chiede l'elemosina senza arrecare disturbo. Nel 2017 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha accolto infatti il ricorso proposto da Avvocato di strada contro l'ordinanza antiaccattonaggio del sindaco di Molinella (Bologna), precisando che la mendicità non invasiva di per sé non è una minaccia alla tranquillità e all'ordine pubblico. “In quel caso, il sindaco aveva fatto un'ordinanza contro ogni tipo di accattonaggio, anche non molesto, senza scadenza e senza motivarla – spiega – ma queste ordinanze possono essere adottate per motivi di urgenza e per un periodo di tempo limitato. In quel caso, facemmo ricorso e l'ordinanza fu annullata. Ci sono comuni che le scrivono bene e altri meno. Di base, rimane la considerazione che sono misure sbagliate perché si vanno a colpire persone che non sono in grado di pagare”. (lp)

sabato 30 marzo 2019

I senza dimora crescono del 75% in Europa

Vita
Viene presentata il 22 marzo - a Bruxelles, il 3 aprile a Parigi la quarta panoramica sull’esclusione abitativa realizzata da Feantsa (la federazione europea degli organismi che lavorano con gli homeless) e dalla Fondation Abbé Pierre. Le stime parlano di 700mila senza tetto che dormono in strada o in alloggi di emergenza. In crescita negli ultimi dieci anni.
L’esclusione abitativa colpisce tutta Europa e causa un aumento spettacolare dei prezzi, la grave carenza di alloggi a costi accessibili. I senza tetto stanno raggiungendo numeri record. 

Non sono che alcune delle emergenze che stanno colpendo i diversi Paesi dell’Unione che si mostrano con tutta la potenza dei numeri nella quarta panoramica sull’esclusione abitativa in Europa di Feantsa (European Federation of National Organisations Working with the Homeless) e Fondazione Abbé Pierre (in allegato il report in inglese). Le due organizzazioni, del resto, mettono anche in evidenza la diminuzione dell’efficacia della lotta dell’Ue contro la povertà.
Feantsa e la Fondazione Abbé Pierre si chiedono, infatti, come si possa parlare di “coesione europea” quando un’altra Europa - quella dei senzatetto e delle persone non adeguatamente alloggiate, i cui numeri sono cresciuti a livelli senza precedenti negli ultimi anni - viene esclusa? 

E i dati segnalati nella relazione parlano di un aumento del 150% dei senzatetto in Germania, nel Regno Unito sia a un +71% e in Irlanda si arriva a un +160%. In una nota stampa si osserva anche che: “in Francia almeno una persona senza dimora muore ogni giorno, a un’età che è di 30 anni inferiore a quella del resto della popolazione, e quando nel Regno Unito la quantità di tali casi è aumentata del 24% tra il 2013 e il 2017?”.
Guardando alle cifre il rapporto segnala che:23.017.924 famiglie – circa il 10,4% della popolazione totale dell’Ue – spende eccessivamente per il costo della casa (almeno il 40% del reddito familiare).8 853.048 famiglie – circa il 4% della popolazione totale - vive in alloggi inadeguati.17.263.444 famiglie - circa il 7,8% della popolazione totale dell’Ue - non è in grado di mantenere una temperatura adeguata nelle proprie case.
E infine, ogni notte, almeno 700mila senzatetto dormono in Europa. Questo, secondo le stime di Feantsa, equivale ad un aumento del 70% dal 2009. Per quanto riguarda l’Italia le statistiche ufficiali Istat parlano di oltre 50mila le persone che hano richiesto assistenza base (docce, cibo, un letto). Un aumento del 6% tra il 2011 e il 2014.

Antonietta Nembri

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sabato 2 febbraio 2019

Sant'Egidio: 3 febbraio, centinaia di senza dimora a Santa Maria in Trastevere per ricordare chi è morto per strada. Lo scandaloso dato di Roma: 12 "clochard" morti nell'inverno

santegidio.org
Domenica 3 febbraio il mondo della solidarietà, numerosi volontari, che in tanti modi aiutano chi vive per strada, si stringerà a Roma attorno a centinaia di senza dimora a Santa Maria in Trastevere. Parteciperanno insieme, alle 12, ad una celebrazione promossa dalla Comunità di Sant’Egidio in memoria di Modesta Valenti, la donna che morì 36 anni fa alla stazione Termini perché, essendo sporca, l’ambulanza si rifiutò di portarla in ospedale.


Insieme al suo, verranno ricordati i nomi dei tanti che hanno perso la vita per strada negli ultimi anni, conosciuti da chi condivideva la loro condizione e da molti che ne sono diventati amici per la scelta di fermarsi, conoscere, aiutare.
In particolare verranno ricordate le storie delle 12 persone morte a Roma per strada dall’inizio dell’inverno, un vero e proprio scandalo per la Capitale, che interpella certamente tutte le coscienze, ma prima di tutto quelle delle istituzioni, per non essere riuscite ad affrontare un fenomeno ordinario e non certo emergenziale come l’arrivo della cattiva stagione.

Al ricordo di ogni nome verrà accesa una candela davanti all’icona dipinta in onore di Modesta, diventata ormai un simbolo per tanti. Attorno alla sua memoria è infatti cresciuto negli anni, in tutta Italia, un largo movimento di solidarietà, con numerose persone di ogni età, che la sera visitano le stazioni e gli altri luoghi dove vivono i senza dimora, portando cibo, bevande calde, sacchi a pelo e coperte. 

Tanto che la celebrazione di domani a Santa Maria in Trastevere è solo la prima in memoria di Modesta. Tante altre si terranno, nelle prossime settimane, non solo in altri quartieri di Roma, ma in diverse città italiane.

venerdì 2 febbraio 2018

Si può morire di freddo a Roma nel 2018. Sant'Egidio apre una chiesa per ospitare i senza tetto.

La Stampa
Ogni notte il grande portone della chiesa di San Callisto viene scosso dai colpi. «Bussano», dice una voce dalla sagrestia. Fuori, avvolti in giacche troppo leggere e con lo sguardo stanco, i senzatetto chiedono un riparo dall’inverno della Capitale. Non una questione di comodità, ma di sopravvivenza. Perché si può ancora morire di freddo, a Roma, nel 2018. Cinque clochard non sono sopravvissuti alle rare ondate di gelo di queste settimane. Sei, lo scorso anno. 

Senza tetto ospiti nella Chiesa di San Callisto a Roma per riparasi dal freddo
 accolti dai volontari di Sant'Egidio
Ai piedi dell’altare della piccola chiesa di Trastevere, tra gli angeli dipinti da Bernini e le luci fioche delle stufe elettriche, i volontari della comunità di Sant’Egidio hanno preparato con cura le brandine e steso le coperte di lana. «Qui possiamo ospitare circa quaranta persone», dice Augusto, che è professore di storia all’università La Sapienza «ma soprattutto - sottolinea - volontario dal 1974». Non sempre, però, c’è spazio a sufficienza. «Ma come possiamo dire a qualcuno di andare via? Ci arrangiamo, con qualche sacco a pelo per la notte steso a terra. L’importante è offrire un riparo».

I posti letto non bastano, tanto nella piccola chiesa trasteverina come nel resto di Roma. L’Istat ci dice che in tutto, tra le baracche di fortuna e la strada, sono almeno ottomila i clochard della Capitale. La Caritas raddoppia e arriva a sedicimila.
Fantasmi, dunque, che sfuggono alle volontà della matematica contabile. Eppure, sono numeri che diventano pesanti quando raffrontati ai dati del “Piano Freddo” del Campidoglio. Approvato dalla giunta Raggi e partito a dicembre, ha aumentato le disponibilità rispetto all’anno scorso, arrivando a offrire circa tremila posti letto divisi tra le associazioni di volontariato, la sala operativa sociale del Comune e i centri Sprar dove vengono accolti i migranti. Secondo i dati dell’Istat, quindi, restano almeno cinquemila senzatetto esclusi dal “Piano Freddo”. Nella peggiore delle ipotesi, prendendo per buoni i dati della Caritas, si arriverebbe a tredicimila.

Il primo problema è nato con il bando di gara dello scorso settembre, con cui il Comune ha chiesto al mondo del volontariato quali ricoveri notturni potessero offrire. I criteri del bando, però, erano troppo stringenti e non tutte le associazioni hanno potuto partecipare. «Basta pensare che in questa chiesa non ci sono nemmeno i servizi igienici - sospira Augusto - Abbiamo dovuto chiedere dei bagni chimici da montare all’esterno». E infatti la chiesa di San Callisto è rimasta esclusa dalla graduatoria e, di conseguenza, anche dai fondi (1 milione di euro) messi a disposizione dal Comune. Un problema riconosciuto dalla stessa amministrazione, che nei successivi bandi ha «allargato le maglie», cercando di evitare l’estremo opposto: un’accoglienza senza regole, da cui potessero nascere soluzioni poco dignitose.

[...]

Federico Capurso

giovedì 6 aprile 2017

Associazioni al Comune di Roma - Forte preoccupazione per garanzie diritto iscrizione anagrafica dei senza fissa dimora

SIR
La Caritas di Roma, la Comunità di Sant’Egidio, l’Esercito della Salvezza, Focus-Casa dei diritti sociali e Associazione Centro Astalli esprimono oggi “seria preoccupazione” per la deliberazione della Giunta capitolina n. 31 del 3 marzo 2017 in materia di iscrizione anagrafica delle persone senza fissa dimora. 

Le cinque organizzazioni – che operano a titolo gratuito e collaborano da oltre 20 anni con il Comune di Roma – ribadiscono “perplessità” sull’accessibilità e l’effettivo futuro esercizio del diritto di residenza per le persone senza dimora. 

Solo con l’iscrizione anagrafica si può richiedere infatti un documento di identità, esercitare il diritto di voto, ottenere l’assistenza sanitaria e tutte le misure sociali collegate alla residenza, come la possibilità di chiedere la cittadinanza, il riconoscimento di invalidità, riscuotere la pensione. 

Ciò avviene oggi per circa 20mila persone a Roma, 18mila delle quali non più “invisibili” grazie al lavoro delle associazioni e solo 2mila per opera delle strutture comunali. “La nuova procedura – denunciano le associazioni – rischia di non garantire tale servizio a tutti i cittadini in situazioni di fragilità sociale, penalizzando quanti hanno meno possibilità di incontrare la pubblica amministrazione”. Chiedono perciò “di risolvere al più presto le criticità” predisponendo le “consequenziali misure correttive”.

Pur “riconoscendo che la nuova delibera investe finalmente l’amministrazione pubblica di un ruolo che le è proprio”, temono che “affidare in modo esclusivo il servizio di iscrizione anagrafica delle persone senza fissa dimora ai Municipi, in una realtà complessa come quella romana, senza un’adeguata preparazione degli impiegati e un incremento delle risorse, rischia di creare problemi effettivi di esigibilità dei diritti”. 

Ad esempio il servizio di mediazione culturale per gli stranieri; la casella postale per la corrispondenza fiscale e amministrativa (le comunicazioni arriveranno invece all’indirizzo del Municipio); l’assistenza nella compilazione della modulistica. 

Nel caso di cittadini stranieri le organizzazioni ricordano che occorre “assicurare idonee modalità per consentire ai lavoratori domestici di ottenere la residenza anagrafica anche nei numerosi casi nei quali i datori di lavoro non consentono l’iscrizione pur vivendo il lavoratore presso di loro”; assicurare “l’iscrizione anagrafica di chi esce dai centri per i richiedenti asilo con un titolo di soggiorno” ma è “senza alloggio o in un alloggio irregolare o abusivo”. 

Per quanto riguarda i nuclei familiari che vivono in situazioni di indigenza occorre “garantire il diritto all’iscrizione anagrafica delle persone che vivono in sub-affitto o in occupazione abusiva”. Serve anche il riconoscimento delle nuove figure di “senza tetto” e “senza fissa dimora” di chi in seguito a separazione o divorzio perde l’uso della casa familiare.

domenica 5 febbraio 2017

"Un movimento di solidarietà con i senza dimora, in nome di Modesta"

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Andrea Riccardi

Chiunque domenica 5 febbraio avrà l'occasione di entrare nella basilica di Santa Maria in Trastevere sentirà, a un certo punto, risuonare i nomi di persone che magari ha incontrato tante volte, ma davanti alle quali non si è mai fermato: sono i tanti senza dimora che negli ultimi anni hanno perso la vita. Per strada, da soli, spesso durante l'inverno.

È una tradizione ormai per la Comunità di Sant'Egidio, che si ripete ogni anno, da quando, il 31 gennaio 1983, al binario 1 della stazione Termini, morì una donna, Modesta Valenti. Aveva avuto un malore, ma, essendo sporca, l'ambulanza si rifiutò di portarla in ospedale. Non solo un caso di malasanità. Piuttosto un episodio che portò alla luce il disprezzo nei confronti degli ultimi tra i poveri, coloro che vivono e muoiono per la strada.

Quella di Modesta è una memoria che si è allargata nel tempo non solo in altri quartieri di Roma ma anche in altre città: celebrazioni inedite perché vedono, insieme a chi li aiuta, la partecipazione di centinaia di senza dimora, per i quali quella donna indifesa e tanto simile a loro è diventata come una "santa", da onorare con un ricordo commosso e collettivo. L'elenco dei nomi di chi ha perso la vita per il freddo e le dure condizioni di vita è ogni anno più lungo, ma è giusto non dimenticare nessuno.

Perché il più grande nemico di chi vive per strada è l'indifferenza, "la malattia del nostro tempo", come l'ha definita Papa Francesco. Basterebbe poco, fermarsi a parlare, chiedere se c'è bisogno di qualcosa, proteggere la fragilità. È ciò che è successo appena pochi giorni fa.

Durante il grande freddo è stato meno freddo per chi vive nelle vie dei centri storici delle nostre città e nelle stazioni: merito di tanti cittadini che hanno risposto a un semplice appello di Sant'Egidio alla mobilitazione portando sacchi a pelo, coperte, pasti e bevande calde alle associazioni che visitano regolarmente i senza dimora durante tutto l'anno. E molti non si sono fermati al gesto offrendosi come volontari per andare a trovare chi aveva bisogno.

Un moto di solidarietà collettiva ha percorso la Penisola, ha reso meno gelida la stagione, probabilmente ha salvato molte vite. Non era mai successo in queste dimensioni. È una novità altamente positiva. Vuol dire che in Italia c'è tanta gente che può aiutare. E se è vero che si sono allentate le reti sociali e si assiste a una difficoltà crescente di tanti itinerari esistenziali (che spesso portano alla vita per strada), il fenomeno non è irreversibile o ineluttabile: si può creare un movimento di inclusione sociale a protezione di chi ci è vicino perché vive, spesso, a pochi metri dalle nostre abitazioni, una sorta di "sindacato dei poveri".

Non è un'utopia: se ha funzionato a gennaio può funzionare sempre. Un segnale importante per l'Italia. Così come avviene per le "pietre d'inciampo" che ricordano le vittime dell'Olocausto in alcune vie delle nostre città: lì c'è il nome di chi è stato inghiottito dalla macchina infernale dei campi di concentramento e ogni volta che ce ne accorgiamo riaffiora la memoria. Allo stesso modo, invece di evitare l'"inciampo" rappresentato da uomini e donne stesi per terra, facendo finta di niente, ci si può fermare, parlare, aiutare.
Alcuni, con il nostro aiuto, hanno persino scelto, con il tempo, di abbandonare la strada. Altri hanno riacquistato dignità. Tutti con un po' di attenzione possono essere protetti. Perché, in fin dei conti, non sono tanti, qualche migliaia in Italia, un piccolo popolo che è rimasto indietro ma che non va condannato a restare disperso.

giovedì 19 gennaio 2017

Povertà a Roma - Emergenza freddo: la notte dei clochard nella chiesa di san Callisto

SIR
La Santa Sede ha messo a disposizione la chiesa di San Callisto, nel quartiere romano di Trastevere, per l'accoglienza notturna di una trentina di persone senza dimora. E' gestita dalla Comunità di Sant'Egidio, che ne segue 3.000 tra i 7.000 che vivono sulle strade di Roma. Quest'anno tutta la città si è mobilitata per aiutarli, in una gara di solidarietà mai vista prima.

martedì 20 gennaio 2015

Sant'Egidio - A Roma morte due persone senza dimora in appena tre settimane, del tutto insufficienti i ricoveri notturni

Comunità di Sant'Egidio
Non finisce il dramma di chi non ha un tetto sotto cui ripararsi per la notte. In neanche tre settimane, dopo Gregorio, polacco, trovato senza vita la mattina del 30 dicembre scorso all’Esquilino, nella notte tra venerdì e sabato scorso è morto Karim, 30 anni, di cittadinanza tunisina, davanti alla chiesa del Sacro Cuore, in via Marsala, di fronte alla stazione Termini.
Quando, a fine dicembre, a Roma la temperatura andò sotto zero, l’amministrazione capitolina decise di mettere a disposizione dei senza fissa dimora nuovi posti letto per la notte. Non risultano finora progressi significativi nell’ospitalità. Anzi, al momento si registra una disponibilità inferiore rispetto all’anno scorso e comunque del tutto insufficiente a rispondere al bisogno.

La Comunità di Sant’Egidio ritiene grave l’ennesimo ritardo nell’affrontare quella che è “un’emergenza ordinaria” e chiede al Comune di rendere disponibili rapidamente nuove strutture di accoglienza notturna per evitare ulteriori tragedie sulla strada e rendere Roma più vivibile per tutti, a partire dai più poveri.

sabato 1 febbraio 2014

Francia, con la crisi raddoppiato il numero dei senza tetto

Redattore Sociale
Sembra che il numero dei senza dimora sia arrivato a 141.500, di cui 30 mila bambini. Fenomeno legato alla crisi economica. La denuncia viene dalla Fondazione Abbé-Pierre che pubblica un rapporto sulle condizioni abitative in Francia
PARIGI - In Francia 3,6 milioni di persone sono prive di un domicilio personale, in condizioni molto difficili o si trovano a vivere in situazioni precarie (hotel, camper…). Secondo l’articolo pubblicato da Le Monde il numero dei senza tetto è così aumentato del 50%, arrivando alle cifre di 141.500 persone di cui 30 mila bambini dall’inizio del 2012. Il numero verde dedicato a gestire gli alloggi d’urgenza è preso d’assalto, ma nel dicembre 2013 il 43% delle persone che hanno composto il numero non sono riuscite ad ottenere un posto a Parigi, percentuale che sale al 61% in provincia.

Il fenomeno, legato alla crisi economica ed immobiliare porta a parlare di 5 milioni di persone a rischio.
La denuncia di questa tragica deriva viene dalla fondazione Abbé-Pierre, nata nel 1990, e riconosciuta nel 1992 come associazione d’utilità pubblica, che si occupa di accompagnare, riabilitare ed accogliere le persone senza fissa dimora o a rischio, e che il 1° febbraio di ogni anno pubblica un rapporto sulle condizioni abitative in Francia, divenuto un documento di riferimento per tutti coloro che s’interessano al fenomeno.
Quella del 2014 sarà la 19esima pubblicazione e la presentazione ufficiale sarà un’occasione per permettere a politici e specialisti di discutere e proporre soluzioni al problema. (Helene D’Angelo)

domenica 12 gennaio 2014

L'elemosiniere del Papa celebra i funerali del senza tetto polacco morto vicino al Vaticano: "Ai poveri la dignità di figli di Dio"

Radio Vaticana
In un clima di grande serenità e di famiglia si sono svolti, questo venerdì pomeriggio, nella cappella della Pontificia Università Urbaniana i funerali dell’uomo di 63 anni trovato morto la notte del 10 dicembre scorso, sulla salita del Gianicolo, proprio nei giardini antistanti l’Università. 

Il suo nome era Alexander Pawlewski, era tra le tante persone senza fissa dimora della zona vaticana di cui si prende cura da trent’anni la Comunità di Sant’Egidio, che ha organizzato i funerali. A celebrare la funzione, mons. Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, dinanzi agli studenti universitari e ad alcuni compagni di strada di Alexander. C’era per noi Gabriella Ceraso: 

E’ stata una cerimonia semplice con tanti fiori, canti e aperta a quanti con la preghiera hanno voluto salutare Alexander Pawlewski, 63 anni di origine polacca, restituendogli il calore e l’amore mancati in vita e in morte. Proprio quello che nell’omelia ha voluto sottolineare padre Policarpo Nowak della Segreteria di Stato: “Con la crisi economica, spirituale e morale di oggi - ha detto - i cuori di molti si raffreddano e tanti muoiono in condizioni disumane. Dobbiamo difenderci dal male più diffuso: l’egoismo, l’indifferenza, offrendo più tempo al prossimo e riconoscendogli soprattutto la dignità di figlio di Dio”.

Un cartone per dormire, una coperta per coprirsi e l’anonimato: questo ha invece segnato la vita di Alexander, che tutt’oggi nonostante lo sforzo delle istituzioni e le testimonianze dei suoi compagni di strada, non ha un volto, né una famiglia che lo abbia cercato o voluto. “Una solitudine comune a molti che vivono in strade e che ferisce”, dice Carlo Santoro della Comunità di Sant’Egidio:

“Riteniamo che le persone per la strada, i poveri, siano esattamente come noi e come noi hanno diritto a un bel funerale, calcolando che spesso, invece, si tratta di persone che muoiono da sole e che nessuno sa che sono morte”.

Alexander fa parte di quegli “ultimi” che il Papa definisce la “Carne di Cristo sofferente”, quelli che non fanno notizia in una società dominata dalla cultura dello scarto. Francesco a loro arriva proprio attraverso mons. Krajewski, il suo elemosiniere che in tanti, tra i senza tetto della zona vaticana, chiamano in confidenza “padre” e che ha voluto celebrare i funerali di Alexander:

“Mons Krajewski rappresenta la vicinanza del Papa. Invita un po’ tutta la città a ridiventare famiglia che sta accanto ai poveri, accanto ai chi soffre, a chi non ha nessuno. Spesso i poveri restano molto nell’anonimato: noi proviamo un po’ a farli emergere”.

“Quando incontriamo i poveri abbiamo stima di loro o li umiliamo?”: ha chiesto padre Novak ancora nell’omelia, concludendo che Cristo si è fatto uomo scegliendo la povertà” e quindi ribadendo che “i poveri sono i veri e privilegiati parenti di Gesù, come di Maria. Trattiamoli e guardiamoli così, dunque”.

lunedì 24 giugno 2013

Germania - Renania - Novantenne senzatetto in carcere perchè viaggia senza biglietto sull’autobus

Articolo Tre
Scoperto a commettere l'orrendo delitto di viaggiare sui mezzi pubblici senza biglietto, una senzatetto ottantanovenne è stata incarcerata a Wuppertal, in Renania.

Il tribunale le ha inoltre inflitto un'ammenda di 400 euro più altrri 74 di spese di giudizio "per aver ripetitamente viaggiato senza biglietto". Ovviamente la signora, del tutto indigente non è stata in grado di pagare ed è stata applicata la pena sostitutiva che consiste in quaranta giorni di carcere.

Imbarazzo da parte della polizia che ha dovuto eseguire l'ordinanza dei giudici, che però ha sottolineato che il dovere viene prima di ogni altra considerazione umanitaria "Un mandato di arresto è un mandato di arresto".