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giovedì 18 luglio 2019

Migranti - La UE in Croazia realizza espulsioni di massa in Bosnia e Serbia, territori extra-UE

L'Espresso
Un'inchiesta-reportage dell'Espresso in edicola da domenica e già online su Espresso+ rivela le espulsioni di massa effettuate di notte dalla polizia di Zagabria. Una pratica che viola tutte le regole dell'Unione ma che, paradossalmente, viene effettuata con i soldi di Bruxelles. 


L'Unione Europea ha deportato illegalmente oltre i propri confini migliaia di profughi, rispedendoli verso Paesi extra Ue come Serbia e Bosnia. Una pratica che continua anche in queste settimane.

A confermare quello che fino a ieri era solo un sospetto (e un atto di accusa di Amnesty International) ci sono ora diverse testimonianze, tra cui quella del sindaco della città bosniaca di Bihac, Šuhret Fazlic, oltre a quella di un ufficiale della polizia croata che ha deciso di rivelare le pratiche illegali di deportazione collettiva.

Ciò che succede nei boschi tra Bosnia e Croazia è questo: migliaia di persone che provengono da Siria, Afghanistan e Pakistan e che hanno fatto tutta la rotta balcanica attraversano il confine della Ue entrando in territorio croato.

La Croazia, membro Ue, utilizza i fondi di Bruxelles per rimandare con la forza i rifugiati in Bosnia e Serbia. Una prassi del tutto illegale. Migliaia di persone portate via di nascosto e di notte attraverso i boschi, con i gps oscurati

A questo punto le norme della stessa Ue (tra cui il Trattato di Dublino) imporrebbero che i migranti venissero mandati negli appositi centri per l'identificazione, le impronte digitali e la richiesta dello status di rifugiati. Invece quello che accade in Croazia è che i migranti vengono prelevati e forzosamente riportati oltre la frontiera bosniaca (o talvolta serba), in violazione di tutte le norme.

I trasferimenti forzosi avvengono in camionette della polizia e molto spesso in maniera violenta, come provano le diverse testimonianze e le fotografie delle ferite degli stessi immigrati una volta riportati in Bosnia. Milena Zajovic Milka dell'Ong croata Are You Syrious sostiene che nel 2018 sono stati effettuati, secondo le loro stime, ben 10 mila respingimenti illegali oltre le frontiere Ue.

Il sindaco di Bihac, Šuhret Fazlic sostiene di aver personalmente incontrato dei poliziotti croati armati, mentre andava a caccia nei boschi fuori dalla sua città: stavano riaccompagnando con la forza in Bosnia un gruppo di 30-40 migranti. "Erano a circa 500 metri dal confine croato, sul suolo bosniaco. Mi presentai agli agenti e dissi loro che erano sul territorio bosniaco e che quello che stavano facendo era illegale. Ma fecero spallucce e si giustificarono spiegandomi che avevano ricevuto degli ordini". Un ufficiale anonimo della polizia croata spiega nei dettagli come avvengono queste deportazioni: di solito di notte e sempre di nascosto, dopo aver distrutto tutti i telefonini dei migranti per evitare che possano lasciare tracce digitali dei loro percorsi.

L'Europa sempre più piena di muri e frontiere. La Lega inzeppata di traffichini e fascisti. E il web in bilico tra libertà e privatizzazione selvaggia. Ecco cosa trovate sul numero in arrivo in edicola e sui device. E gli articoli in anteprima per gli abbonati Espresso+

Anche il difensore civico croato, Lora Vidovic, conferma la pratica delle deportazioni illegale di migranti dalla Croazia - cioè dalla Ue - verso Bosnia e Serbia. La Commissione europea ha stanziato oltre 100 milioni di euro per la Croazia negli ultimi anni, una parte significativa dei quali è stata destinata alla sorveglianza dei confini e al pagamento degli stipendi degli agenti di polizia e delle guardie di frontiera. Di fatto quindi, la stessa Ue finanzia operazioni illegali e contrarie alle norme Ue per espellere migranti che hanno diritto a chiedere lo status di rifugiati.

Barbara Matejcic


Fonte: Espresso 

mercoledì 17 luglio 2019

Braccianti stranieri occupano la chiesa di San Nicola a Bari - "Pretendiamo i nostri diritti - Non siamo schiavi!"

Moondo
«Bari. Non siamo né migranti, né trogloditi. Non vogliamo carità o accoglienza. Siamo braccianti, siamo lavoratori. Noi pretendiamo soltanto i nostri diritti». 


Davanti al santo nero, al santo dell’accoglienza, quello arrivato dal mare e che unisce cristiani e ortodossi, grandi e bambini, visto che l’altro nome di San Nicola è Santa Klaus, i nuovi schiavi d’Italia hanno chiesto ieri mattina di essere chiamati e protetti per quello che sono: braccianti.

Lo hanno fatto occupando in maniera simbolica la basilica di San Nicola di Bari, chiedendo al Vescovo, monsignor Francesco Cacucci, di farsi mediatore con il presidente della Regione, Michele Emiliano.

In Puglia, e in particolare nel foggiano, sta accadendo qualcosa di molto particolare. Da qualche settimana — su mandato esplicito del ministro dell’Interno, Matteo Salvini — è in corso, infatti, lo sgombero di Borgo Mezzanone, uno dei più grandi ghetti d’Italia abitato, come in questo periodo, da quasi quattromila persone. Le ruspe stanno abbattendo le baracche e i braccianti vengono trasportati in centri di accoglienza. La maggior parte di loro si sta però spostando altrove, creando così altri micro ghetti» [Foschini, Rep].

Mentre, come ogni mattina, andavano al lavoro in bicicletta verso le campagne del Foggiano, due braccianti extracomunitari – un senegalese di 33 anni e un cittadino della Guinea Bissau di 26 – sono stati avvicinati da un’automobile scura da cui è partito un fitto lancio di sassi che li ha colpito in testa e sul corpo. Soccorsi dal 118, guariranno in cinque o sei giorni.

lunedì 15 luglio 2019

#santegidiosummer - Roma - "Cocomerate di solidarietà" in carcere a Rebibbia e Regina Coeli con i volontari di Sant'Egidio

www.santegidio.org
Nelle carceri, mondo chiuso per antonomasia, l’estate è tra i momenti più difficili dell’anno. Alla solitudine, condizione permanente soprattutto per chi non riceve visite da parenti e amici – come ad esempio molti stranieri – si aggiungono il caldo e la riduzione di iniziative interne alle strutture. 


La Comunità di Sant’Egidio, che da anni visita con regolarità numerosi istituti penitenziari, lancia per l’estate una campagna di solidarietà e di sostegno. Si parte da Roma, dove dal 15 al 19 luglio, si farà festa nelle carceri di Rebibbia e di Regina Coeli: una “cocomerata di solidarietà” per rompere l’isolamento e contribuire al recupero e al reinserimento nel tessuto sociale dei detenuti.

La visita in carcere, effettuata dai volontari durante tutto l’anno, è espressione di una vicinanza, soprattutto per coloro che non hanno nessuno che li vada a trovare. Oltre ai colloqui e alle visite, l’organizzazione di momenti di festa e di socializzazione, come le cocomerate estive, esprimono il rifiuto di ogni isolamento e emarginazione e fanno circolare un’aria più serena.

Gli appuntamenti per la “cocomerata di solidarietà” sono il 15 luglio alle 15 alla Casa Circondariale Rebibbia Femminile, il 17 luglio alle 16 e il 18 luglio alle 9,30 e alle 16 alla Casa Circondariale Regina Coeli, il 19 luglio pomeriggio alla Casa Circondariale Rebibbia Maschile.

La Comunità di Sant’Egidio ringrazia il CAR (Centro Agroalimentare Roma) che con la sua fornitura, insieme ai volontari e ai detenuti, ha permesso di realizzare questa festa estiva e altre che seguiranno durante l’estate.

Suore di clausura escono allo scoperto per difendere i migranti e l'umanità nel nostro Paese. Lettera a Mattarella e Conte. «Noi claustrali, sorelle d'Italia e dei migranti»

Avvenire
Clarisse e carmelitane «preoccupate e in preghiera per il Paese e per chi non ha voce». Altre comunità religiose potranno aderire alla lettera aperta sottoscrivendola.

Caro direttore,
desideriamo condividere con lei e con tutti i lettori di "Avvenire" la lettera aperta che, ispirandoci al Vangelo di Matteo (23,8): «Voi siete tutti fratelli», abbiamo inviato al presidente Mattarella e al premier Conte lo scorso 11 luglio 2019, giorno di san Benedetto abate.

«Egregio signor presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
Egregio signor presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte,
siamo sorelle di alcuni monasteri di clarisse e carmelitane scalze, accomunate dall’unico desiderio di esprimere preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti e rifugiati che cercano nelle nostre terre accoglienza e protezione. Non ci è stato possibile contattare tutte le fraternità monastiche esistenti sul territorio nazionale, ma sappiamo di essere in comunione con quante di loro condividono le stesse nostre preoccupazioni e il nostro stesso desiderio di una società più umana.
Con questa lettera aperta vorremmo dare voce ai nostri fratelli e sorelle migranti che scappano da guerre, persecuzioni e carestie, affrontano viaggi interminabili e disumani, subiscono umiliazioni e violenze di ogni genere che ormai più nessuno può smentire. 

I racconti di sopravvissuti e soccorritori, infatti, così come le statistiche di istituzioni internazionali quali l’Acnur/Unhcr o l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e i reportage giornalistici che approfondiscono il fenomeno migratorio, ci mostrano una realtà sempre più drammatica.
Facciamo nostro l’appello contenuto nel Documento sulla fratellanza umana firmato da papa Francesco e dall’imam di al-Azhar Ahmed al-Tayyeb chiedendo «ai leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace». E tutto questo in particolar modo «in nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro Paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna». Anche noi, quindi, osiamo supplicarvi: tutelate la vita dei migranti!
Tramite voi chiediamo che le istituzioni governative si facciano garanti della loro dignità, contribuiscano a percorsi di integrazione e li tutelino dall’insorgere del razzismo e da una mentalità che li considera solo un ostacolo al benessere nazionale. Accanto alle tante problematiche e difficoltà ci sono innumerevoli esempi di migranti che costruiscono relazioni di amicizia, si inseriscono validamente nel mondo del lavoro e dell’università, creano imprese, si impegnano nei sindacati e nel volontariato. Queste ricchezze non vanno svalutate e tante potenzialità andrebbero riconosciute e promosse.
La nostra semplice vita di sorelle testimonia che stare insieme è impegnativo e talvolta faticoso, ma possibile e costruttivo. Solo la paziente arte dell’accoglienza reciproca può mantenerci umani e realizzarci come persone. Siamo anche profondamente convinte che non sia ingenuo credere che una solidarietà efficace, e indubbiamente ben organizzata, possa arricchire la nostra storia e, a lungo termine, anche la nostra situazione economica e sociale. È ingenuo piuttosto il contrario: credere che una civiltà che chiude le proprie porte sia destinata ad un futuro lungo e felice, una società tra l’altro che chiude i porti ai migranti, ma, come ha sottolineato papa Francesco, «apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti». Ciò che ci sembra mancare oggi in molte scelte politiche è una lettura sapiente di un passato fatto di popoli che sono migrati e una lungimiranza capace di intuire per il domani le conseguenze delle scelte di oggi.

Molti monasteri italiani, appartenenti ai vari ordini, si stanno interrogando su come contribuire concretamente all’accoglienza dei rifugiati, affiancando le istituzioni diocesane. Alcuni già stanno offrendo spazi e aiuti. E, al tempo stesso, tutte noi cerchiamo di essere in ascolto della nostra gente per capirne le sofferenze e le paure.
Desideriamo metterci accanto a tutti i poveri del nostro Paese e, ora più che mai, a quanti giungono in Italia e si vedono rifiutare ciò che è diritto di ogni uomo e ogni donna sulla terra: pace e dignità. Molte di noi hanno anche avuto modo di conoscere da vicino le loro tragedie.

Desideriamo sostenere coloro che dedicano tempo, energie e cuore alla difesa dei profughi e alla lotta a ogni forma di razzismo, anche semplicemente dichiarando la propria opinione. Ringraziamo quanti, a motivo di ciò, vengono derisi, ostacolati e accusati. Vale ancora l’art. 21 della nostra Costituzione che sancisce per tutti «il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Desideriamo dissociarci da ogni forma di utilizzo della fede cristiana che non si traduca in carità e servizio.

Infine, in comunione con il magistero di fraternità e di solidarietà di papa Francesco, desideriamo obbedire alla nostra coscienza di donne, figlie di Dio e sorelle di ogni persona su questa terra, esprimendo pubblicamente la nostra voce.
Vi ringraziamo per l’attenzione con cui avete letto il nostro appello. Ringraziamo lei, presidente Mattarella, per i suoi inviti continui alla pace e per la sua fiducia nel dialogo che permette, come ha detto in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, «di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale». Ringraziamo lei, presidente Conte, per il suo non facile ruolo di mediatore e garante istituzionale all’interno del Governo. Vi ringraziamo sinceramente per quello che già fate a favore di una convivenza pacifica e di una società più accogliente. E assicuriamo la nostra preghiera per voi, per quanti operano nelle istituzioni, per il nostro Paese e per l’Europa, perché insieme collaboriamo a promuovere il vero bene per tutti».


Le sorelle: Clarisse di Lovere (Bg), Carmelitane scalze di Sassuolo (Mo), Clarisse di Milano, Clarisse di Fanano (Mo); Carmelitane scalze di Crotone, Clarisse di Grottaglie (Ta), Carmelitane scalze di Parma, Clarisse di Padova, Carmelitane scalze di Cividino (Bg), Clarisse di Montagnana (Pd), Carmelitane scalze di Venezia, Clarisse di Mantova, Carmelitane scalze di Savona, Clarisse di Urbania (Pu), Clarisse urbaniste di Montalto (Ap), Clarisse di Imperia Porto Maurizio (Im), Clarisse urbaniste di Montone (Pg), Clarisse cappuccine di Fiera di Primiero (Tn), Clarisse di S. Severino Marche (Mc), Clarisse urbaniste di S. Benedetto del Tronto (Ap), Clarisse di Vicoforte (Cn), Clarisse di Bra (Cn), Clarisse di Sant’Agata Feltria (Rn), Clarisse di Roasio (Vc), Clarisse di Verona, Clarisse di S. Lucia di Serino (Av), Clarisse urbaniste di Altamura (Ba), Clarisse di Otranto (Le), Clarisse di Carpi (Mo), Clarisse di Leivi (Ge), Clarisse di Alcamo (Tp) - Monastero Sacro Cuore, Clarisse di Alcamo (Tp) - Monastero santa Chiara, Clarisse di Bologna, Clarisse di Boves (Cn), Clarisse di Sassoferrato (An), Clarisse di Termini Imerese (Pa), Carmelitane scalze di Monte S. Quirico (Lu), Clarisse di Chieti, Carmelitane scalze di Arezzo, Clarisse di Pollenza (Mc), Clarisse cappuccine di Napoli, Clarisse urbaniste di Osimo (An), Clarisse cappuccine di Mercatello sul Metauro (Pu), Clarisse di Castelbuono (Pa), Clarisse di Porto Viro (Ro), Clarisse cappuccine di Brescia, Clarisse di Bergamo, Carmelitane scalze di Bologna, Clarisse di Rimini, Clarisse di Manduria (Ta), Clarisse di Urbino (Pu), Clarisse di Bienno (BS), Clarisse di Scigliano (Cs), Clarisse di Sarzana (Sp), Carmelitane scalze di Piacenza, Clarisse di Caltanissetta, Clarisse di Ferrara, Clarisse di Iglesias (Ci), Carmelitane scalze di Legnano (MI), Clarisse di San Marino (Repubblica di San Marino), Carmelitane scalze di Nuoro, Clarisse cappuccine di Città di Castello (Pg)

Dopo quasi 200 giorni dal rapimento di Silvia Romano si sa solo che era viva a Natale

Corriere della Sera
La cooperante italiana rapita a Malindi lo scorso novembre: della sua sorte parlano due dei banditi che la sequestrarono e ora finiti in carcere. Presto gli inquirenti italiani torneranno a Nairobi


Ci sono elementi concreti per ritenere che Silvia Romano, la cooperante milanese di 23 anni, rapita in Kenya il 20 novembre 2018, fosse in vita almeno fino al giorno di Natale. La circostanza è emersa nell’ambito del vertice che le autorità giudiziarie e investigative italiane e kenyote hanno svolto oggi a Roma. A confermare l’esistenza in vita della ragazza almeno fino a quella data sono stati due cittadini kenyoti, criminali comuni, arrestati il 26 dicembre del 2018 perché ritenuti tra gli esecutori materiali del sequestro. La ragazza, secondo quanto riferito dai due che saranno processati a Nairobi il 29 e 30 luglio prossimi, è stata poi ceduta a un’altra banda.

Nel corso del vertice, cui hanno preso parte il procuratore generale del Kenya Noordin Mohamed Haji e il pm Sergio Colaiocco, titolare del procedimento aperto a Roma, sono state ricostruite nei dettagli le fasi del sequestro avvenuto nella Contea di Kilifi: protagonista un gruppo di otto persone armate di Ak47 e granate che ha fatto irruzione nel centro commerciale di Chacama. Silvia Romano, che nei giorni precedenti era stata seguita e pedinata, è stata portata via senza cellulare e senza passaporto e caricata su una moto che si è diretta verso una boscaglia nei pressi del fiume Tana. Degli otto banditi, cinque sono attualmente ricercati, mentre i due che saranno processati a breve sono finiti in manette il giorno di Santo Stefano. Un terzo elemento fermato dalla polizia, e cioè un cittadino somalo di 35 anni, trovato in possesso di una delle armi utilizzate in quel blitz in cui rimasero feriti anche due minori, ha ammesso le sue responsabilità.

Una squadra dei carabinieri del Ros tornerà a breve a Nairobi. La nuova missione, dopo quella svolta già nello scorso mese di aprile, è stata definita oggi nell’ambito del vertice organizzato a Roma tra le autorità inquirenti e investigative italiane e kenyote. I carabinieri, su delega del pm Sergio Colaiocco, partiranno per il Kenya per acquisire nuovo materiale probatorio raccolto dalle autorità locali che sono al lavoro per catturare cinque degli otto elementi della banda di sequestratori. E sempre nell’ambito dell’incontro di oggi le autorità giudiziarie italiane si sono impegnate a garantire, tramite la Guardia di Finanza, un supporto investigativo alla magistratura del Kenya impegnata a indagare su un caso di corruzione collegato alla costruzione di tre dighe il cui appalto era stato vinto da una ditta romagnola.

Roma - Emergenza abitativa - In corso lo sgombero delle case occupate dal 2003, a via Cardinal Capranica. 78 famiglie, 70 minori

RomaToday
Primavalle sotto assedio. Dalle 23.30 di domenica sera i blindati della polizia si sono presentati in via Cardinal Capranica per sgomberare l'occupazione (iniziata nel 2003) nell'ex scuola Don Calabria dove hanno trovato dimora 340 persone, 78 nuclei familiari e 70 minori, in emergenza abitativa. 



Uno sgombero atteso, diventato oggetto di tira e molla politico tra la sindaca Raggi e il ministro dell'Interno Matteo Salvini, e che trova attuazione nella maniera più inattesa.
Gli ultimi aggiornamenti


Al momento, mentre scriviamo, la situazione è la seguente: gli occupanti su via Cardinal Capranica hanno costruito una barricata su tutta la via con rami e mobili. Dall'altra parte, all'incrocio tra via Bembo e via Pasquale II, sono radunati gli attivisti, bloccati dalla polizia. Anche a molti giornalisti viene impedito l'accesso alla zona dello sgombero. Dall'alba lo schieramento della polizia è in ulteriore aumento e sulla zona sorvola un elicottero. Funzionari delle forze dell'ordine hanno iniziato un dialogo con gli occupanti per capirne le intenzioni.

Sul posto, poco dopo le 7, è arrivata l'assessora alle politiche sociali del Comune di Roma Laura Baldassarre che sta contrattando con gli occupanti le alternative. Presenti anche rappresentanti della Regione Lazio.

La consigliera regionale Marta Bonafoni: "Sembra di essere in guerra: blindati a decine, poliziotti in assetto antisommossa, i vigili del fuoco, l’ambulanza, un elicottero che ci vola sulla testa. Da una parte un paio di centinaia di militanti del movimento per la casa urlano al megafono tutta la loro rabbia di fronte a uno sgombero che doveva avvenire all’alba e invece è stato anticipato di ore, con questa assurda zona rossa. Dall’altra una marea di forze di polizia, arrivate anche da fuori. Lontano dallo sguardo, barricati nell’edificio, gli occupanti della scuola che non serve a nessuno se non alla propaganda di Salvini, in attesa di notizie. Pare che stia arrivando il Comune, con qualche soluzione. Non si capisce quante, non si capisce quali. Affacciati dai balconi dei lotti popolari di Primavalle, sparuti cittadini romani guardano attoniti".

Il blitz anticipato
La polizia era infatti prevista per l'alba di lunedì 15 luglio. Gli attivisti dei Movimenti per il Diritto all'abitare lo sapevano da giorni e per questo avevano convocato una "colazione resistente", pronti a bloccare ogni tentativo di liberare lo stabile che ospita tra gli altri 70 minori. La Questura però, per spezzare il tentativo di organizzare una resistenza, ha anticipato l'intervento, spiazzando in parte occupanti e attivisti di tutta Roma, nelle settimane scorse scesi in corteo per dire allo sgombero dello stabile.

La resistenza
Immediato però il tam tam tra le associazioni e i movimenti della Capitale, autoconvocatisi tutti in zona per dar manforte agli occupanti e impedire lo sgombero. Emblematico, in tal senso, il post sui social del "Coordinamento cittadino Lotta per la casa": "Dentro l'occupazione di Cardinal Capranica il morale è alto. I bambini reagiscono alla paura attraverso il gioco. La notte sarà lunga. Ma non impedirà al sole di sorgere. Da dietro le luci blu dei blindati, ci arriva il sostegno dei compagni accorsi da tutta Roma. I giusti non hanno sonno questa sera. Nel loro nome costruiamo la nostra speranza. E resistiamo".

domenica 14 luglio 2019

Al via i rastrellamenti anti-immigrati di Trump. Migliaia di irregolari che lavorano da anni saranno separati dalle famiglie e espulsi

ANSA
I raid contro gli immigrati entrati irregolarmente negli Stati Uniti e voluti da Donald Trump sono in corso. 


Lo riportano i media americani citando un funzionario dell'amministrazione, secondo il quale le operazioni sono scattate ad Atlanta, Baltimora, Chicago, Denver, Houston, Los Angeles, Miami, New York e San Francisco. New Orleans, inizialmente nella lista delle autorità, è risparmiata a causa della tempesta tropicale Barry.