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domenica 19 maggio 2019

Le senatrici a vita Segre e Cattaneo invitano prof sospesa Dell’Aria e studenti al Senato.

Askanews
Iniziativa congiunta Segre e Cattaneo: "lavoro meritorio, vogliamo averli ospiti"
“Nei prossimi giorni provvederemo alla formalizzazione dell’invito alla Professoressa Rosa Maria Dell’Aria affinché con i suoi alunni possa essere nostra graditissima ospite. 
Liliana Segre
Insieme saremo felici di riflettere del valore della memoria e della sua attualizzazione che, pur nella semplificazione che può esservi stata, autonomamente e meritoriamente i ragazzi hanno fatto”. 

Lo hanno annunciato in una dichiarazione congiunta le senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo, in segno di solidarietà con la prof siciliana sospesa dal provveditorato per il dibattito su fascismo neo fascismo e post fascismo consentito a scuola fra i suoi studenti su loro iniziativa. 

“Siamo preoccupate – hanno denunciato congiuntamente le due senatrici a vita- per la vicenda della sospensione di 15 giorni della insegnante di Palermo per “omessa vigilanza” sul lavoro dei suoi giovani alunni che per la giornata della memoria, hanno fatto un raffronto tra le leggi razziali e la nuova disciplina in tema di diritto d’asilo introdotto dal cd. decreto sicurezza. Sono, inoltre, del tutto incomprensibili le ragioni che, stando alle notizie di oggi, vedono gli organi di polizia entrare nella scuola per “ricostruire l’accaduto. 

Alla ferita democratica inferta da una articolazione dello stato deputata all’ordine pubblico che entra in una scuola per interessarsi di un lavoro didattico frutto della libera elaborazione di alcuni studenti nell’ambito delle attività per il Giorno della Memoria vorremmo rispondere con l’invito che rivolgiamo alla Prof.ssa e ai suoi alunni presso il Senato per accoglierli nel cuore dell’istituzione repubblicana che sulla costituzione e i suoi valori trova il suo fondamento.

Il video che ha provocato la sospensione delle prof. guardatelo e giudicate ...

Guerre dimenticate, Yemen. Sauditi bombardano la capitale, 6 morti tra cui donne e bambini, 52 feriti.

Il Post
La coalizione guidata dai sauditi nella guerra in Yemen ha bombardato Sana’a, la capitale del Paese in mano ai ribelli houthi, in risposta agli attacchi che avevano compiuto martedì con droni armati contro due stazioni di pompaggio del petrolio in Arabia Saudita. 


Il ministro della Sanità houthi ha detto che i bombardamenti hanno ucciso sei persone, tra cui donne e bambini, e ne hanno ferite 52, comprese due donne russe che lavoravano in ambito medico.

Reuters scrive che gli attacchi a Sana’a hanno preso di mira nove siti militari dentro e attorno alla città. La coalizione, come riportato dalla tv saudita Al Arabiya, ha detto di aver reagito per «neutralizzare la capacità dei miliziani houthi di compiere atti di aggressione».

sabato 18 maggio 2019

Onu, invia lettera atto di accusa al governo italiano: "Il decreto sicurezza bis viola i diritti umani e fomenta la xenofobia"

La Repubblica
L'Alto Commissariato per i Diritti umani delle Nazioni Unite scrive al ministro degli Esteri, chiedendo di ritirare le circolari di Salvini contro la Mare Jonio e di bloccare il provvedimento che multa le Ong

Roma - Con una lettera di undici pagine, l'Onu chiede all'Italia di ritirare le direttive del Viminale sul salvataggio in mare e di interrompere immediatamente l'iter di approvazione del decreto sicurezza bis, che Matteo Salvini potrebbe portare già nel Consiglio dei ministri di lunedì. Insomma, di arginare la politica anti-immigrazione del ministro dell'Interno italiano. E le motivazioni sono tanto chiare quanto allarmanti: 
"Mette a rischio i diritti umani dei migranti, inclusi i richiedenti asilo"; "fomenta il clima di ostilità e xenofobia", "viola le convenzioni internazionali".
"Salvini fomenta la xenofobia"
L'atto di accusa è contenuto in un testo che Beatriz Balbin, capo delle Special procedures dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani, ha inviato il 15 maggio all'ambasciatore italiano all'Onu Gian Lorenzo Cornado, perché lo trasmetta al ministro italiano degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. E segue due richiami arrivati a Roma nel 2018 ma del tutto snobbati dal governo italiano.

L'oggetto di quest'ultimo richiamo sono le due direttive che Salvini ha emesso tra marzo e aprile, sostanzialmente per ostacolare le attività delle ong e della Mare Jonio, la nave della piattaforma Mediterranea impegnata nel salvataggio in zona Search and Rescue libica.

"La direttiva di marzo - si legge nella lettera di Balbin - è una seria minaccia ai diritti dei migranti, inclusi i richiedenti asilo e le persone vittime di tortura, sequestri, detenzioni illegali. Ci sono ragionevoli elementi per ritenere che sia stata emanata per colpire direttamente la Mare Jonio, vietandole l'accesso alle acque e ai porti italiani. Nella direttiva del 15 aprile la si accusa esplicitamente di favorire l'immigrazione clandestina. Siamo profondamente preoccupati per queste direttive, che non sono basate su alcuna sentenza della competente autorità giuridica".

Non solo. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite osserva anche che tali direttive non sono altro che 
"l'ennesimo tentativo di criminalizzare le operazioni Search and rescue delle organizzazioni civili", e che finiscono per "intensificare il clima di ostilità e xenofobia nei confronti dei migranti".

Violato il principio di non-refoulement
Oltre a richiamare il governo italiano al dovere della tutela delle vite umane in mare, l'Onu osserva come le direttive Salvini e l'esplicito trasferimento alla guardia costiera libica delle responsabilità del salvataggio in realtà possano provocare la violazione del non-refoulement, il principio - stabilito dalla Convenzione di Ginevra - secondo cui a un rifugiato non può essere impedito l’ingresso sul territorio né può esso essere deportato, espulso o trasferito verso territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate. 

"E' stato ampiamente documentato in diversi report dell'Onu che i migranti in Libia sono soggetti ad abusi, torture, omicidi e stupri - scrive l'Alto Commissariato - quindi la Libia non può essere considerata un 'place of safety' (porto sicuro, ndr) per lo sbarco".

"Bloccate il decreto sicurezza bis"
Infine, dopo aver espresso apprezzamento sia per il lavoro della Marina militare italiana sia per l'impegno umanitario delle ong, il documento si conclude con una duplice richiesta al governo italiano. La prima: "Ritirate la direttiva del Viminale del 15 aprile, che colpisce specificatamente la Mare Jonio". La seconda: "Fermate immediatamente il processo di approvazione del Decreto sicurezza bis". Quello, per capirsi, che vorrebbe introdurre maxi multe per le ong che salvano i migranti.

Fabio Tonacci

Milano - La Polizia di Stato rimuove lo striscione con la scritta "Restiamo Umani - #StayHuman"

Globalist
È comparso un uomo vestito da Zorro, in palese riferimento al libro 'Io sono Matteo Salvini' di Chiara Giannini (che scrive nell'introduzione a proposito del vicepremier: "D'ingiustizie, nella vita, ne ha subite anche lui, sin da piccolo, quando racconta ironicamente che all'asilo gli rubarono il suo pupazzetto di Zorro") al balcone di Piazza Duomo da cui era stato srotolato uno striscione con scritto 'Restiamo Umani'. 



L'uomo in questione è Riccardo Germani, storico attivista di sinistra e di Usb di Milano. Lo striscione è stato immediatamente rimosso dalle Forze dell'Ordine, che hanno interpretato l'appello alla solidarietà come una possibile provocazione per una piazza piena di odiatori sovranisti.

Sea Watch 3 con 47 migranti, per ragioni umanitarie viola il divieto e si dirige verso Lampedusa. Il solito vergognoso rifiuto del Viminale a far sbarcare dei naufraghi

Il Fatto Quotidiano
La nave Sea Watch III con a bordo 47 persone è entrata in acque territoriali italiane nonostante il divieto del ministero dell’Interno. Secondo uno dei membri del team medico a bordo, “alcune delle persone parlano di suicidio” e per questo motivo secondo i membri dell’associazione tedesca ci sono “ragioni umanitarie” che autorizzando lo sbarco. 


L’imbarcazione, bloccata da più di 36 ore al largo di Lampedusa, è diretta verso l’isola. Fonti del ministero dell’Interno hanno ribadito la chiusura dei porti: “Se qualcuno è contrario lo dica”.
Nelle scorse ore sono state fatte scendere 18 persone su 65: il gruppo era stato salvato da un naufragio al largo della Libia il 15 maggio scorso. Il Viminale ha autorizzato il 17 maggio che alcuni soggetti ritenuti tra i più deboli sbarcassero. 

“Siamo molto preoccupati”, ha scritto l’associazione su Twitter rilanciando il video di Karol, uno dei medici, “perché chi è rimasto a bordo è in una condizione psicologica negativa: si sentono privi di valore, come se a nessuno importasse di loro. Una situazione che, assieme al mal di mare e all’assenza di speranza e prospettive sta rendendo le persone davvero vulnerabili”. “Alcuni di loro dicono di voler autoinfliggere delle ferite o addirittura suicidarsi pur di far finire questa situazione. Dal punto di vista medico la situazione non è affatto buona, stiamo mantenendo un equilibrio molto fragile e precario in questo momento”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha però ribadito il divieto: “Abbiamo fatto sbarcare malati e bambini, ma resta il divieto assoluto alla Sea Watch3 di entrare nelle nostre acque territoriali. Non cambiamo idea: porti chiusi per chi non rispetta le leggi, mette in pericolo delle vite, minaccia. Una ong, peraltro straniera, non può decidere chi entra in Italia”. 

Dal Viminale hanno confermato la posizione: “Il ministero dell’Interno non cambia idea e non autorizza lo sbarco, se qualcuno non è d’accordo si prende la responsabilità pubblica di dirlo e di autorizzarlo”. 

La Sea Watch, dicono le fonti, è considerata “non inoffensiva”, anche in base “a quelle stesse convenzioni internazionali che vengono spesso invocate, anche a sproposito”. “Sono complici dei trafficanti – concludono dal Viminale – abbiamo buoni motivi per pensarlo e per dirlo”.

venerdì 17 maggio 2019

Egitto. Al Sisi concede la grazia a 560 detenuti, tanti gli attivisti politici

Nova
Il presidente dell'Egitto, Abdel Fatah al Sisi, ha concesso la grazia a 560 detenuti, in buona parte attivisti politici finiti in carcere tra il 2013 e il 2017. Lo si apprende dalla Gazzetta ufficiale. Il detenuto più noto a essere rilasciato sarà il giornalista Abdel-Halim Qandil, ex direttore del quotidiano "Sawt al Omma".


La maggior parte dei prigionieri graziati erano stati condannati sulla base di una controversa legge sulla regolamentazione delle manifestazioni pubbliche e per altri reati correlati alla situazione politica.
 

Tra i detenuti che verranno rilasciati vi sono anche attivisti che sono stati processati dai tribunali militari, in particolare nell'Alto Egitto.

Migranti: 50 morti da inizio anno in rotta Turchia-Ue - In maggioranza assiderati a confine Iran, 16 annegati nell'Egeo

ANSAmed
Istanbul - Sono almeno 50 i migranti che hanno perso la vita dall'inizio di quest'anno nel tentativo di raggiungere dalla Turchia il territorio dell'Unione europea senza regolari documenti.
 

La maggior parte delle vittime, secondo i dati delle autorità di Ankara elaborati da Anadolu, si registrano al confine turco-iraniano, da cui passano ogni anno decine di migliaia di persone, soprattutto afghani e pachistani.

Almeno 32 sono i corpi assiderati ritrovati nella provincia orientale turca di Van, la maggior parte emersi dopo lo scioglimento delle nevi invernali. Altri 2 migranti sono morti assiderati nella provincia di Edirne, al confine con la Grecia.

Sono invece 16 le vittime accertate in 4 naufragi nel mar Egeo di barconi diretti verso le isole greche.