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domenica 15 marzo 2020

Coronavirus - Emergenza poveri e senza casa - Si riducono le possibilità di mangiare e andare al bagno. Poche elemosine. Sosteniamo il lavoro dei volontari.

HuffPost -  Il Blog - Mario Giro
Troppo ritardo nelle nostre città a occuparsi dei poveri e dei senza-casa in questa crisi da coronavirus.


Se chiudono ristoranti, bar etc., per chi vive sulla strada viene a mancare del tutto la possibilità di mangiare o di andare in bagno. Questa è la triste realtà. Restano aperte alcune mense ma non basta: bisogna andare a cercare i poveri laddove sono per aiutarli. Normalmente gravitano attorno agli ospedali ma ora non possono più. Centri e dormitori sono o chiusi oppure non li fanno uscire: in ogni caso spesso non danno da mangiare.

Ne sta nascendo un’altra emergenza nell’emergenza che rischia di fare aumentare le vittime di questa situazione.
Associazioni e volontari si danno da fare per non “chiudere” i servizi ma in questi tempi è cessato quasi ovunque - o fortemente diminuito - quel flusso di aiuti alimentari che solitamente permette a molte persone di sopravvivere. Dove trovare i pacchi alimentari? Dove andare a chiedere i resti del mercato o delle mense?

Dobbiamo renderci conto che per forza di cose quasi cessata ogni tipo di elemosina: un rivolo continuo che aiuta a restare in vita, indispensabile per tanti che solo così si procurano cibo e medicine.

Pensiamo ai “barboni” certo, ma anche a chi vive in macchina, a chi ha perso l’alloggio e ai tanti senzatetto per le innumerevoli ragioni che lacerano il tessuto umano e le famiglie. C’è anche il caso delle persone un po’ borderline, quegli individui singolari che popolano borghi e città, talvolta malati psichici lievi, altre volte soltanto uomini o donne soli o bizzarri. In questo clima di surreale paura da virus, possono perdere del tutto ogni orientamento…
Ci sono famiglie che vivono solo di aiuto e che ora non sanno dove andare a prenderlo. Ci sono i divorziati o separati a basso reddito. Ci sono giovani tossicodipendenti… Quando l’isolamento è al massimo, per tutti costoro la vita è più difficile. Sono coloro che soffrono di più. Infine un altro problema diverso ma simile: non dimentichiamoci dei terremotati.

Sindaci e prefetti dovrebbero tenere bene a mente queste emergenze nell’emergenza e facilitare il lavoro dei volontari, con tutte le precauzioni necessarie.

L’iniziativa semplice che tutti noi possiamo prendere è fare la spesa anche per loro, noi che possiamo farla sia direttamente che facendocela portare a casa, e poi offrirla alle associazioni e ai volontari che continuano a operare. Verranno loro davanti al nostro pianerottolo a prendersela. Ce ne sono in ogni città d’Italia grande o piccola, e con tutte le prudenze del caso, si stanno impegnando per dare almeno da mangiare. Aiutiamoli.


martedì 25 febbraio 2020

Milano - Coronavirus: la solidarietà non si ferma, ma aumenta la responsabilità per tutelare i più poveri e i più fragili.

Web Lombardia
In ottemperanza all’ordinanza emanata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di concerto con il Ministro della Salute, Roberto Speranza, e secondo le indicazioni ricevute dalla Curia milanese in merito all’emergenza epidemiologica da CODIV-19, Caritas Ambrosiana ha suggerito di tenere aperti i servizi seguendo nuove modalità che hanno lo scopo di tutelare tanto gli assistiti quanto gli operatori e volontari, mantenendo ferma l’attenzione agli ultimi.


In seguito a questa decisione ha diffuso oggi ai volontari e operatori delle caritas territoriali queste indicazioni:

i centri di ascolto nelle parrocchie e gli sportelli restino aperti ma evitando assembramenti con ricevimento su appuntamento;

le mense continuino a funzionare distribuendo il cibo attraverso sacchetti evitando di consumare il pasto nelle strutture;

le accoglienza residenziali e/o notturne restino aperte e, ove possibile, estendano il servizio durante la giornata, avvalendosi delle figure mediche presenti in grado di fare da filtro all’ingresso;

empori e botteghe solidali distribuiscano le spese su appuntamento con le singole famiglie inviate;

vengano sospese le attività di doposcuola e le scuole di italiano.

«In questo momento difficile, siamo chiamati ad agire con un ancora maggiore senso di responsabilità. Le decisioni che abbiamo preso di concerto con la Curia a seguito alle ordinanze delle autorità pubbliche intendono evitare la creazione di assembramenti che possono favorire il contagio e al tempo stesso assicurare l’assistenza necessaria ai soggetti socialmente più deboli. Mentre invitiamo volontari e operatori ad attenersi scrupolosamente a queste indizioni estendiamo a loro e a tutta la popolazione l’invito del nostro Arcivescovo ad evitare allarmismo e rassegnazione, coltivando invece prudenza e senso del limite. Occorre evitare che gli effetti di questa situazione di emergenza ricadono fatalmente sui più deboli, a cui non deve venir meno la prossimità degli operatori, dei volontari e delle comunità tutte»,
 dichiara Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

lunedì 16 dicembre 2019

Natale, un'occasione per lanciare un messaggio di solidarietà all'Italia - Aggiungi un posto a tavola ai pranzi di Sant'Egidio - 45586

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il Natale può essere un momento in cui lanciare un messaggio di solidarietà all’Italia perché le nostre città siano più umane e vivibili per tutti, a partire da chi ha più bisogno.

Appoggiamo le iniziative che si realizzano in varie città italiane dove è presente la Comunità di Sant'Egidio. Si siederanno ai pranzi di Natale, tutti gli amici che durante l'anno sono sostenuti nell'amicizia e nell'aiuto concreto dai volontari di Sant'Egidio. 

Tra loro saranno presenti i rifugiati arrivati con i corridoi umanitari, anziani, famiglie rom, immigrati e tanti altri. Si organizzeranno pranzi all'interno delle carceri coinvolgendo i detenuti più poveri. Per tutti ci sarà un pranzo preparato con cura e un regalo.
Per fare questo c'è bisogno dell'aiuto di tutti, nessuno escluso.
Per aiutare è molto semplice! C'è un numero telefonico a disposizione il 45586 
dal 2 al 25 dicembre.  Grazie !

lunedì 9 settembre 2019

Madagascar - Akamasoa, il miracolo di una discarica che diviene una città che accoglie 30mila poveri che lavorano e vanno a scuola

Il Messaggero
Tra i tanti inferni che esistono in terra, un posto speciale merita sicuramente la discarica di Antananarivo, un immenso perimetro disseminato di immondizia, colline di rifiuti sulle quali brulica una umanità febbrile e disperata, presa a frugare incessantemente tra quegli ammassi guasti pur di svoltare la giornata rimediando qualcosa da riciclare, da vendere, da mettere sotto i denti. È da quelle parti della città - non troppo lontano, a giudicare dai miasmi che di tanto in tanto porta il vento- che un missionario sloveno, nato in Argentina 71 anni fa, ha fatto un miracolo. Un autentico prodigio. Proprio in quel posto infernale, dove vive da trent’anni, ha dato vita ad Akamasoa, il luogo dell’amicizia, una cittadella ogni giorno più grande nella quale 30mila persone vivono, lavorano, imparano un mestiere, vanno a scuola. www.perepedro-akamasoa.net



Il lavoro
Padre Pedro è una istituzione nazionale. La sua fama ha da tempo valicato i confini africani e gli è valsa la candidatura al Nobel per la Pace. C’è chi lo accosta a Madre Teresa: esattamente come lei, si prende cura del recupero di donne e bambini tra i rifiuti. «Nella discarica, quando sono arrivato, non c’erano un bianco e dei neri, c’erano solo fratelli. La povertà non è una fatalità, ma la conseguenza di una politica fatta da uomini che hanno dimenticato e voltato le spalle allo stesso popolo che li aveva eletti».

Le manone callose di padre Pedro, in questi decenni, hanno lavorato tanto. Agli uomini ha insegnato il mestiere di carpentiere, li ha aiutati a costruire delle piccole case in muratura, grandi quanti una tenda da campeggio, per uscire dalle baracche di lamiere e stracci. Grazie ai suoi interventi si è lievemente abbassato un tasso di mortalità che in trent’anni ha riempito quattro cimiteri. Mentre parla, fuori dal suo ufficio, ogni tanto spuntano dal nulla nugoli di bambini. «Merci, bienvenue» ripetono agli ospiti e poi ridendo spariscono di nuovo. 


Oggi sono 13 mila e 500 i bambini che vivono sicuri ad Akamasoa; tutti scolarizzati, tutti sottratti al destino della discarica. «Alla fine della settimana per noi è una sfida reperire i soldi per comprare le 8 tonnellate di riso che ci servono per assicurare un pasto completo». Nell’ultimo decennio, Pedro ha comprato una cava di pietra che viene chiamata “la cattedrale”, perché vista dall’alto evoca appunto la sagoma di una cattedrale capovolta. Nella parte bassa, in fondo a un dirupo, lavorano di scalpello soprattutto donne, alle quali viene dato un salario minimo. Chi riesce a lavorare lì è un miracolato. Il presidente francese Sarkozy nel 2008 ha conferito a questo missionario, che appartiene all’ordine dei Vincenziani, l’onorificenza più alta. In Francia Pedro è una specie di istituzione, perché incarna la Chiesa che difende l’umanità, rendendo concreto il discorso della Montagna. Papa Francesco ieri pomeriggio è andato a trovarlo: voleva controllare di persona se rispondesse al vero quello che gli avevano raccontato.

L’incontro
Una volta varcato il cancello di Akamasoa, le stradine cambiano di colore. Il rosso della terra battuta diventa grigio perché le vie sono lastricate con sampietrini ricavati dalla cava; le casette sono in muratura hanno il tetto aguzzo, i canali di scolo e le staccionate colorate, così di colpo ti trovi dall’Africa in Slovenia. Intanto, oltre il cancello, la miseria ricompare deforme e sovrasta ogni cosa in una nazione dove 9 persone su 10 vivono con meno di 1 dollaro e mezzo al giorno. 

Francesco è uscito da lì con gli occhi umidi e ha ripetuto quella frase dell’apostolo Giacomo: «La fede, se non è seguita dalle opere, in se stessa é morta». Poi ha lanciato un messaggio per l’Africa. «Bisogna raggiungere modelli di sviluppo che privilegino la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale». Alla cava delle pietre, quasi sull’orlo della cattedrale rovesciata, ha recitato una preghiera contro la disoccupazione: «Dio di giustizia, tocca il cuore di imprenditori e dirigenti: provvedano a tutto ciò che è necessario per assicurare a quanti lavorano un salario dignitoso e condizioni rispettose della loro dignità di persone umane».

venerdì 12 luglio 2019

Multe ai senza dimora - Nuove disposizioni di "sicurezza" colpiscono anche gli italiani vulnerabili.

Redattore Sociale
Avvocato di strada commenta la multa da 200 euro a una persona che dormiva in piazza a Genova. “Multe inutili che non saranno pagate e costituiranno un deterrente per uscire dalla marginalità”.


Una multa da 200 euro perché dormiva per strada. È quella che gli agenti della sezione Vivibilità e decoro della Polizia municipale di Genova hanno inflitto a una persona senza dimora in piazza Piccapietra lo scorso 4 luglio verso le dieci di sera. 


La notizia è stata data da San Marcellino, l'Opera sociale dei Gesuiti, che ha pubblicato sul proprio sito la fotografia della multa in cui si contesta alla persona senza dimora di “bivaccare su gradini, scalinate o scale di accesso dei monumenti, dei luoghi destinati al culto o di importanza culturale, storica e architettonica, nonché di spettacolo/intrattenimento, per la cittadinanza e i turisti nei sottopassi e sovrappassi, e sulla soglia degli altri edifici, uffici, negozi e sedi di attività commerciali, artigianali o industriali, antistanti alla pubblica via, e/o il suolo privato a uso pubblico”, proprio come previsto dall'articolo 28 comma le del Regolamento di Polizia urbana di Genova. 

“Quella norma è lì da tempo e, da quanto mi risulta non è quasi mai stata applicata – dice Emilio Robotti, coordinatore dello sportello genovese dell'associazione Avvocato di strada – ma con la giunta di centrodestra l'atteggiamento è cambiato”. 

Genova ha la via fittizia per la residenza dei senza dimora, dà la possibilità di istituirla presso i servizi sociali o alcune associazioni e c'è un ufficio per i cittadini senza territorio. O almeno c'era. “Il sistema, anche se non perfetto, funzionava – spiega l'avvocato – ma la giunta di centrodestra ha chiuso l'ufficio e, dopo le proteste, ha stabilito di tenerlo attivo fino a esaurimento delle pratiche aperte e poi ha introdotto una serie di modifiche come, ad esempio, la multa a chi rovista nei cassonetti”. 

Nel caso in questione, Robotti precisa, tra l'altro, che la persona non si trovava in un luogo di pregio e non era nemmeno di intralcio a cittadini o turisti. “È stato multato perché dormiva in piazza Piccapietra che è sì in pieno centro, ma non è certo una zona di pregio – spiega l'avvocato - : è la copertura di un parcheggio, una zona molto calda d'estate e molto fredda in inverno, in cui si passa solo in caso di bisogno, a piedi, quindi la persona non sarebbe certo stata d'intralcio”. La sezione locale di Avvocato di strada è disponibile a presentare ricorso ed è in contatto con San Marcellino, resta da vedere se la persona multata vorrà impugnare la multa.

Ma quante sono le multe ai senza dimora? E chi le paga? Secondo i dati dell'ultimo bilancio dell'associazione Avvocato di strada, nel 2018 sono state circa 1.200, di cui un migliaio per mancanza di titolo di viaggio sui mezzi pubblici, 34 per violazione del Codice della strada in cui può rientrare anche il vagabondaggio e l'occupazione di suolo pubblico e 100 sanzioni per altri motivi. 

“Il nostro è, ovviamente, un osservatorio limitato perché per una persona che si rivolge a noi, ce ne possono essere dieci che buttano la multa nella spazzatura e di cui noi non veniamo a conoscenza – dice Jacopo Fiorentino, direttore dell'associazione Avvocato di strada – Quello che è certo però è che si tratta di multe che non verranno pagate”. Nel caso in cui le persone senza dimora multate si rivolgano ad Avvocato di strada e vogliano impugnare la multa, il tentativo dei legali è quello di ottenere l'annullamento o, nel caso in cui ci sia un piccolo reddito, la rateizzazione. 

“In molti casi ci si riesce, soprattutto se si allegano le dichiarazioni dei servizi sociali che seguono le persone – continua Fiorentino – Quello che mi sento di dire però è che queste multe sono inutili perché non solo le persone non riescono a pagarle, ma pesano come macigni perché se non pagate raddoppiano, triplicano e possono arrivare anche a migliaia di euro: ci è capitato di incontrare persone che non volevano chiedere la residenza perché avrebbe significato vedersi recapitare una cartella esattoriale che non avrebbero potuto pagare. Le multe sono un deterrente e impediscono di entrare in percorsi diversi rispetto alla strada”.

Ma le ordinanze che multano i senza dimora sono legittime? L'accattonaggio molesto è punito dal codice penale (articolo 669 bis introdotto dal Decreto sicurezza del 4 dicembre 2018), mentre non è punibile chi chiede l'elemosina senza arrecare disturbo. Nel 2017 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha accolto infatti il ricorso proposto da Avvocato di strada contro l'ordinanza antiaccattonaggio del sindaco di Molinella (Bologna), precisando che la mendicità non invasiva di per sé non è una minaccia alla tranquillità e all'ordine pubblico. “In quel caso, il sindaco aveva fatto un'ordinanza contro ogni tipo di accattonaggio, anche non molesto, senza scadenza e senza motivarla – spiega – ma queste ordinanze possono essere adottate per motivi di urgenza e per un periodo di tempo limitato. In quel caso, facemmo ricorso e l'ordinanza fu annullata. Ci sono comuni che le scrivono bene e altri meno. Di base, rimane la considerazione che sono misure sbagliate perché si vanno a colpire persone che non sono in grado di pagare”. (lp)

giovedì 16 maggio 2019

Vaticano: 3 milioni spesi per pagare le bollette dei poveri nel 2018.

La Repubblica
Tanto ha versato nel 2018 l'elemosiniere del Papa, Krajewski, che l'altro giorno ha riattaccato la luce in uno stabile occupato a Roma. La solidarietà dei francescani: "Se è illegale quello che ha fatto compiendo un gesto di umanità, allora arrestateci tutti”.

Citta' del Vaticano - Tre milioni e mezzo di euro. A tanto, secondo quanto apprende Repubblica, ammonta la spesa che l’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, ha sostenuto nel 2018 per pagare le bollette della luce, del gas, della spazzatura, e diverse rate per spese varie sempre inerenti la gestione di case, che singole persone e famiglie, molte italiane, non sono riuscite a sostenere in tutto il Paese.

Il dato, che filtra dal Vaticano in un momento in cui la stessa comunità ecclesiale si divide sul gesto di «don Corrado» di riattaccare la luce in uno stabile occupatodi Roma, è sostanzialmente il medesimo degli anni passati. Krajewski ha attinto dalle offerte che diversi benefattori inviano per questo scopo al Papa e alla stessa elemosineria, ed anche dalla rendita, significativa, che il dicastero vaticano ha con l’invio a chi ne fa richiesta di benedizioni apostoliche attraverso delle pergamene. Molti soldi vengono inviati in tutta Italia su richiesta delle diocesi che non riescono da sole a far fronte alle esigenze di diversi indigenti.

Ieri il cardinale Pietro Parolin ha difeso l’elemosiniere dicendo che col suo gesto ha voluto «attirare l’attenzione su un problema reale». Il segretario di Stato ha anche replicato al ministro Salvini, commentando quanto detto dal titolare del Viminale, che aveva invitato la Santa Sede a pagare le bollette degli italiani in difficoltà: “La Chiesa lo fa già: aiuta tutti”, ha detto.

Krajewski ha confidato di aver agito d’istinto, anche dopo aver visto un bambino del palazzo che necessita per vivere dell’ausilio di un apparecchio che si alimenta a corrente. Nei giorni precedenti, fra l’altro, aveva visitato, uscendone particolarmente provato, i profughi di Lesbo, inviato dal Papa per rinnovare la vicinanza ai rifugiati ospitati nei campi di accoglienza.

“Davanti a situazioni di pericolo per una persona non c’è legge che tenga”, ha invece affermato Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma da poco nominato a Siena.

Anche i francescani di Assisi hanno fatto quadrato attorno all’elemosiniere. Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala stampa del Sacro Convento di Assisi, interpellato a margine della presentazione dell’evento voluto dal Papa che per marzo prossimo ha radunato nella cittadella umbra gli economisti di tutto il mondo, ha affermato: “Se è illegale aiutare bambini e persone che soffrono, ditemi che cosa è legale?”. E ha ribadito: “Se è illegale quello che ha fatto Krajewski compiendo un gesto di umanità dettato dal cuore e da quanto dice il Vangelo, allora arrestateci tutti”.

domenica 12 maggio 2019

Roma - L'elemosiniere del Papa, Krajewski, rompe i sigilli e riattacca la corrente al palazzo occupato da 420 persone di cui 98 minori

Ansa
Ad occuparsi dell'operazione l'elemosiniere di Bergoglio: 'E' stato un gesto disperato - ha detto - c'erano 400 persone senza corrente'. Nei giorni scorsi l'appello degli abitanti delle case.


"Sono intervenuto personalmente, ieri sera, per riattaccare i contatori. E' stato un gesto disperato. C'erano oltre 400 persone senza corrente, con famiglie, bambini, senza neanche la possibilità di far funzionare i frigoriferi". 


Lo conferma all'ANSA il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, 'braccio' caritativo del Papa per i casi di disagio a Roma e non solo, dopo aver riattivato la luce elettrica a Spin Time, nel palazzo occupato di via Santa Croce in Gerusalemme, al buio e senza acqua calda dal 6 maggio. 

"Non l'ho fatto perché sono ubriaco", ha aggiunto Krajewski.
"Qui vivono 420 persone (tra cui 98 minorenni) e ci sono 25 realtà culturali. Ma non sarà certo il buio a fermarci. Questo è un'appello alla città di Roma"
, avevano detto in una nota, gli attivisti di SpinTime Labs tra quanti occupano lo stabile ex Inpdap di via Santa Croce di Gerusalemme a Roma.

Lo stabile di Via di Santa Croce è stato occupato il 12 ottobre 2013 dal movimento "Action" a scopo abitativo. Oggi all'interno ci sono anche un'osteria, un laboratorio di birra artigianale, una falegnameria, una sala prove e "un punto di approdo, aperto a tutti, attento ai giovani, agli ultimi e ai più bisognosi". Secondo quanto appreso dagli occupanti, il Campidoglio non salderà le bollette della luce arretrate dovute dagli occupanti della palazzina, dopo che, nei giorni scorsi, la società di fornitura di energia, Hera, ha staccato la corrente per morosità.

Sembra che il debito accumulato dal 2013 - anno di inizio dell'occupazione dell'ex sede Inpdap - sia di oltre 300 mila euro.

"Conto che l'elemosiniere del Papa, intervenuto per riattaccare la corrente in un palazzo occupato di Roma, paghi anche i 300mila euro di bollette arretrate". Il leader della Lega Matteo Salvini interviene così, a un comizio elettorale a Bra (Cuneo), sul caso del palazzo ex Inpdap di Roma e sul gesto del cardinale polacco Konrad Krajewski. "Penso che voi tutti, facendo sacrifici le bollette le pagate - dice rivolgendosi ai presenti -. Se qualcuno è in grado di pagare le bollette degli italiani in difficoltà siamo felici...".

Telefonata tra la sindaca Virginia Raggi e il prefetto Gerarda Pantalone, questo pomeriggio, sull' occupazione dell'immobile SpinTime. A quanto si apprende, le due rappresentanti istituzionali hanno condiviso le informazioni in loro possesso sull'immobile.

mercoledì 8 maggio 2019

"Il terzo settore è sotto attacco" - Disprezzo del povero, società civile umiliata, solidarietà sotto schiaffo, Ong criminalizzate

Globalist
Mario GiroDisprezzo del povero; lotta tra ultimi e penultimi; società civile umiliata; universo della solidarietà sotto schiaffo, Ong criminalizzate.


Ha ragione Stefano Zamagni su Avvenire: il Terzo Settore è sotto attacco. Da tempo. La politica della disintermediazione ha lasciato scivolare la società civile in un cono d’ombra. La politica ha pensato (e pensa ancora) che si può fare a meno dei corpi intermedi : il leader in contatto diretto con il “popolo” sembra più efficace. E’ una miopia che ha colto destra e sinistra assieme.

Ma quali sono le conseguenze?
Lo dice chiaramente Zamagni: disprezzo del povero; lotta tra ultimi e penultimi; società civile umiliata; universo della solidarietà sotto schiaffo. A questo aggiungerei: ONG criminalizzate (e tale criminalizzazione è iniziata con un governo di sinistra!); disinteresse per i temi del sociale e della società; dialogo autoreferenziale tra Stato e imprese senza la partecipazione del privato-sociale; indifferenza per la sussidiarietà; impoverimento culturale…
In una società moderna non basta più parlare di “Stato e Mercato”: tale dialogo che si esalta con la globalizzazione tra l’altro è sempre più difficile. C’è il terzo angolo del trilatero da considerare se si vuole guardare alla società tutta intera. 

I problemi maggiori che abbiamo in Italia sono tutti legati all’infragilimento sociale: tema demografico dell’invecchiamento; maggioranza di single rispetto alle famiglie; solitudine; famiglie lasciate sole ad affrontare le malattie o il disagio; indebolimento delle autonomie locali; zone interne che si spopolano; periferie degradate… 

Tutto questo non si risolve ad esempio, con le politiche infrastrutturali o urbane, quelle di bilancio o quelle di innovazione per le imprese. Si tratta di un lavoro di ricucitura che solo la società può fare e a quel livello di deve operare. Da qui la necessità di un Terzo Settore vitale e sostenuto e di una società ricca di iniziative. Ma la riforma del terzo settore langue, il volontariato è disprezzato a sua volta e non considerato come una valida risposta (andrebbe protetto invece), tutto si concentra nello Stato. 

Oggi i CinqueStelle sono statalisti perché non si fidano di ciò che viene gestito direttamente dai cittadini: secondo loro quando questi ultimi si auto-organizzano in qualunque sfera sono da sospettare. Tutto ciò che viene autonomamente dal basso, e non si interfaccia direttamente con la leadership, deve essere controllato e ricontrollato: la loro idea è che i cittadini mentono o ne approfittano. L’M5S fa sembrare i cittadini protagonisti (piattaforma Rousseau) ma in realtà non se ne fida. La Lega una volta era molto favorevole (a modo suo) alle autonomie e ai cittadini auto-organizzati ma ora la svolta sovranista ne ha cambiato natura. Oggi che hanno in mano le leve dello Stato, i leghisti si sono statalizzati ancor più di quanto sia mai accaduto per i liberali di Forza Italia in passato.
Democrazia Solidale nasce proprio da un’analisi simile a quella di Zamagni. Per DemoS la libera iniziativa dei cittadini dal basso è essenziale e costituzionalmente rilevante. Fa parte della tradizione umanistica italiana. Occuparsi della società è fondamentale perché è lì che si gioca la sfida: non ha nessun senso parlare di società aperta o chiusa se quest’ultima si sta disfacendo. La questione non è ideologica ma sostanziale: il civil compact proposto da Zamagni trova tutto il suo senso in un’operazione politica dal basso. Si tratta cioè (e questo DemoS sta provando a fare) di riconnettere tutti i pezzi e i pezzetti della società civile per dar loro una rete di sostegno nazionale e portarne ad emersione le istanze. 

E’ un lavoro lungo e territoriale. Quando a DemoS diciamo “dal basso” intendiamo proprio questo: ricucire sui territori, nei quartieri, nelle periferie, tra le famiglie. Vuol dire ripartire dagli ultimi che sono il sensore sociale più sensibile (partire dagli ultimi per arrivare a tutti) ma anche ripartire dal territorio, dalle amministrazioni locali, dai comuni, dai cittadini stessi.
Infine la questione cattolica: Zamagni chiama ad un salto di responsabilità quel “70% delle organizzazioni della società civile legata ai valori cattolici”. 

Come DemoS concordiamo, allargando l’obiettivo anche ai protestanti o alle comunità ebraiche, senza dimenticare il 30% laico. Ma –proprio da cattolici- crediamo che non sia più il tempo per le sole battaglie pre-politiche o culturali: se culturali sono le conseguenze di tale situazione (basti pensare a quanto odio si sta spargendo nella società italiana), politica è la battaglia da fare. DemoS incarna queste priorità e le porta sul terreno politico. E’ la sola cosa da fare, urgentemente ora.

mercoledì 6 marzo 2019

"Dove - mangiare - dormire - lavarsi" Un caso editoriale poco conosciuto: la guida per chi vive in strada e per chi vuole aiutare i poveri

HuffPost
È noto l'aumento della povertà in questi tempi difficili: meno noti sono gli strumenti per contrastarla, tante "buone notizie" in risposta al disagio di giovani, anziani, donne e uomini che spesso passano intere giornate per trovare chi offre loro un piatto caldo, un paio di scarpe, un vestito.


Ecco una buona notizia: da quasi trent'anni, e ogni anno, esce un libricino di quindici centimetri per undici, coloratissimo "Dove mangiare, dormire, lavarsi", soprannominato subito la "Guida Michelin" per gli amici della strada, un vero e inedito "caso editoriale" che si ripete ogni anno.

Migliaia di copie – 15mila solo a Roma - in una decina di edizioni locali, da Genova a Napoli, da Padova a Treviso, a Venezia, a Firenze, con edizioni in lingua a Barcellona, Varsavia fino a Buenos Aires.

"DOVE" è uno strumento che all'inizio ha avuto come redattori gli stessi amici della strada, grandi conoscitori di luoghi, preziosi e nascosti, per tirare avanti tra le difficoltà quotidiane. Un libro che negli anni è arrivato a superare le 200 pagine, piene di nomi, indirizzi, ma anche di notizie necessarie a orientarsi nelle mille pieghe dell'accoglienza, una bussola da tenere in tasca per orientarsi.

Ma anche una bussola per tanti che lavorano nelle istituzioni: ci sono gli indirizzi delle strutture pubbliche o di volontariato per risolvere i problemi base della vita di chi è più povero: mangiare, dormire lavarsi. E anche altro. Per fare una rete larga e solidale, che salva la vita.

Una guida robusta, fatta per resistere alle condizioni difficili di chi vive per strada, da tenere con sé, per chi cerca aiuto e, nel tempo, anche per chi vuole aiutare.

Ti è mai capitato di vedere una persona in difficoltà, volevi aiutare, ma non sapevi che fare? Ecco qui un aiuto concreto per essere solidali: in sette città italiane e in Spagna, Polonia e Argentina e che puoi scaricare gratis sul tuo smartphone.

Queste preziose guide sono un "salvavita" per tanti poveri, ma anche uno strumento per aiutarci ad aiutare.

"Dove" ci aiuta a non passare oltre, a essere solidali, fornisce gli strumenti - e gli indirizzi - dove chiedere e far chiedere aiuto (ambulatori, centri di accoglienza notturna, mense, etc). È disponibile gratuitamente, oltre che nel formato cartaceo, anche online, per avere sempre, sul proprio smartphone, uno strumento che aiuti a esprimere la solidarietà che a volte si vorrebbe offrire ma non si sa come.

Le sezioni in cui è articolata la guida provano a fornire informazioni e soluzioni per i mille problemi di chi si trova in difficoltà: dove mangiare, dormire, lavarsi, curarsi. I centri di Orientamento, di ascolto; gli utilissimi servizi sociali e anagrafici, l'assistenza sanitaria, gli uffici giudiziari, il lavoro, la formazione, la pensione, la casa, le informazioni utili per gli immigrati.

La guida, a ben vedere, è costruita nella convinzione che, passo dopo passo, è possibile uscire dalla strada, provando a trovare tutte le soluzioni a una vita in cui si è divenuti invisibili. In Spagna - a Barcellona e Madrid - gli operatori di strada delle municipalità hanno la guida sullo smartphone per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità. Anche questo è un modo per umanizzare le città.

Francesco Dante

giovedì 31 gennaio 2019

Reddito di cittadinanza - Vuole abolire la povertà ma i senza fissa dimora, più poveri tra i poveri sono esclusi

La Repubblica
Per accedere serve la residenza da dieci anni, ma solo 200 comuni su 8 mila hanno indirizzi fittizi dove registrarsi


Senza dimora e senza neanche reddito. Né di cittadinanza, né di inclusione. Il decretone, da ieri in Senato, voluto per cancellare la povertà, dimentica i più poveri tra i poveri. E sembra un paradosso, ma non lo è. 

Perché per escludere gli stranieri, si estromettono anche gli italiani. Il 42% dei 50 mila e 724 censiti da Istat nel 2015 che si lasciano vivere o morire per strada, nei dormitori, nei sottopassaggi.

lunedì 14 gennaio 2019

Fontana di Trevi, per fortuna, sotto la pressione dei "social" ennesimo dietrofront. La Raggi: "Monetine resteranno a disposizione della Caritas"

La Repubblica
La sindaca all'Osservatore Romano: "L'ente diocesano e tutte le migliaia di persone assistite dai suoi operatori possono stare tranquille".


"La Caritas e tutte le migliaia di persone assistite dai suoi operatori possono stare tranquille. Garantisco io, in prima persona, che non verrà mai meno il contributo di questa amministrazione. Per quanto riguarda le monetine, confermo che resteranno a disposizione delle attività caritatevoli dell'ente diocesano. Nessuno ha mai pensato di privare la Caritas di questi fondi". Lo dice la sindaca di Roma Virginia Raggi all'Osservatore Romano parlando della questione delle monete raccolte alla Fontana di Trevi.

Il caso monetine era esploso due giorni fa quando si era venuto a sapere che il Campidoglio grillino aveva pubblicato una memoria del gabinetto di Raggi sui centesimi di Fontana di Trevi e riproposto l'idea di non destinarli più alla Caritas, spiccioli che a fine anno si sommano in un gruzzolo da 1,5 milioni di euro e dall'amministrazione Rutelli in poi sono stati affidati all'ente benefico della Diocesi della capitale.

"A quanto si è appreso la decisione dovrebbe diventare operativa dalla mezzanotte del prossimo 31 marzo. E non sarà uno scherzo, ma un magrissimo pesce d'aprile", aveva commentato il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.

L'idea del Comune, almeno a giudicare dall'atto approvato in giunta il 28 dicembre, era quella di affidare la raccolta delle monetine ad Acea e poi dividerle. Una parte sarebbe stata reimpiegata per il restauro dei monumenti. L'altra per fini sociali. Bypassando, però, la Caritas.

domenica 13 gennaio 2019

Roma. Amministrazione Raggi toglie ai poveri i soldi della fontana di Trevi. La Caritas: "Una pioggia di monetine che crea un mare bene"

Avvenire
C'è incredulità e sconforto nella voce di don Benoni Ambarus, da settembre direttore della Caritas di Roma. Il sacerdote, che guida i volontari e i servizi di carità per i poveri di Roma, non riesce a rassegnarsi all’annuncio che il Campidoglio fra tre mesi, cioè dal 1° aprile, smetterà di devolvere all’organismo pastorale le monetine della Fontana di Trevi. Fondi che, dice una Determinazione dirigenziale datata 31 dicembre 2018, non saranno più usati solo per i poveri. 


Se una parte «prevalente» sarà infatti assegnata con bandi per non ben definiti «progetti sociali», un’altra sarà dirottata per la manutenzione ordinaria del patrimonio culturale e un’altra ancora per pagare l’Aceacui sarà dato l’incarico di contare i soldi, svolto finora dai volontari Caritas.

«Sapevamo che era stato intrapreso un percorso di analisi sulle monete della Fontana – spiega – ma avevamo sempre avuto rassicurazioni, ci era stata rinnovata la fiducia del Campidoglio. Non prevedevamo questo esito. Spero ancora non sia definitivo».

Sono fondi importanti per le attività della Caritas?
Assolutamente sì. Il dono che arriva dalla Fontana di Trevi di Roma è una pioggia di monetine che crea un mare di bene. Voglio ringraziare innanzitutto i milioni di turisti - italiani e stranieri che - anche senza saperlo - hanno creato tanta solidarietà. E il Comune di Roma, per la fiducia che da 18 anni ha dimostrato nei confronti della Caritas diocesana. Solo così, raschiando ogni anno il fondo dei nostri bilanci, riusciamo a mantenere i tanti servizi non sostenuti da nessuna convenzione pubblica.

Che strutture sono? Offrono servizi importanti?
Ostia, ad esempio, che fino a due anni fa era in convenzione, poi non più. Lì spendiamo 500 mila euro l’anno: per la mensa che fornisce oltre 150 pasti al giorno, per il centro di accoglienza da 60 posti letto, per il centro ascolto e di orientamento. In quel municipio la Caritas è l’unico polo di solidarietà. Un punto luminoso che, come altri, rischia di affievolirsi. Se non di spegnersi. Come Caritas possiamo contare su una grande generosità di offerte liberali, collette parrocchiali, lasciti testamentari, sull’8 per mille della Cei. E da 18 anni su questa grande e inconsapevole carità dei turisti.

La raccolta della Fontana di Trevi infatti costituisce la metà del bilancio non coperto da convenzioni, il 15% del totale. Cosa succederà se si interrompe?
Mi rifiuto di pensare alla chiusura di servizi per i poveri. Io spero ancora che sia riconfermata la fiducia alla Caritas, che si riesca a trovare un modo che intrecciando la ragionevolezza, la solidarietà e la goliardia del lancio delle monete, mantenga in vita questa rete di aiuto.

Si è fatto un’idea sulle motivazioni di questo stop da parte del Campidoglio?
Ancora no. Sembra effettivamente il risultato di un percorso che abbia voluto, a tutti costi, giungere a questo esito. Certo che se tutti quelli intervenuti in questo processo non hanno usato testa e cuore, abbiamo un bel problema.

E se la Caritas riuscisse ancora ad accedere a questi fondi, erogati con bandi pubblici, cambierebbe qualcosa?
Sì. Le faccio un esempio. Come farei a dare a una famiglia i soldi per pagare le rate del mutuo che ha saltato? I mesi arretrati di affitto? Le bollette di luce e gas? Come farei a sostenere i centri di ascolto, anche se animati da volontari? Non ci sono fondi pubblici per queste forme di carità, comunque vitali. Come farò a dire tutti questi no? Mi appello agli amministratori di buona volontà: non mettano fine all’azione sussidiaria e di welfare generativo che moltiplica l’effetto dei fondi disponibili, crea dignità e giustizia sociale. Non parlo per me, ma a nome di tante persone fragili, italiane e non, che a Roma vivono con difficoltà.

giovedì 27 dicembre 2018

Un'idea statalista e pericolosa dentro l'aumento dell'Ires per il no profit. Aumenta la cultura del sospetto verso "l'Italia migliore"

Huffington Post
Mario Marazziti
Il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. E si scopre dalla coda. Dei molti problemi contenuti nella Legge di Bilancio, la prima della storia repubblicana che non è mai stata letta e discussa in Parlamento nel testo definitivo e approvata con un voto di fiducia, ce n'è uno, l'ultimo in ordine di scoperta, che si chiama IRES.


Ci sarebbero, certo, altri punti critici, magari. Come il cosidetto "saldo e stralcio", che premia senza tetti e limiti anche chi non paga le tasse non perché è in difficoltà, ma perché da anni conta sul fatto che arriverà prima o poi un governo come questo e, alla fine una gran parte di quelle tasse non le pagherà: e non si tratta né di poveri né di gente o imprese in difficoltà. 


Ma di furbi che fanno sempre pagare agli altri i conti. Ci sono, certo, anche misure confuse e contraddittorie di sviluppo e aggravio insieme, "do e tolgo" alle imprese, ci sono generosità vecchio stile ingiustificate per alcuni privilegiati. Ci sono gli sbilanci di cassa spostati in avanti e sulle generazioni future.

C'è, certo – per citare un altro punto - il problema che, per tenere un punto di propaganda elettorale chiamato "quota 100", alcuni italiani, 315 mila, prenderanno 5 anni di pensione in più rispetto agli altri, quindi avendo dato 5 anni in meno di contributi (che si scaricheranno su tutti noi e generazioni a venire).

Ma l'aumento della tassazione IRES per il non profit contiene un fatto nuovo.

Colpire gli enti assistenziali, ospedalieri e di mutuo soccorso per raggranellare poco piu' di 118 milioni di euro nel 2019 e 158 nel 2020 mette in difficoltà di sicuro "la meglio gioventù", l'Italia migliore, quella che almeno ci salva il Natale e aiuta anche i poveri assoluti, che non rientreranno in nessun reddito di cittadinanza: in gioco non c'e' solamente il bilancio di 153mila enti non commerciali e i servizi alla collettivita' che questi offrono proprio con i margini che derivano dal pagamento dell'IRES al 12 per cento e non al 24 per cento.

E' un attacco diretto agli enti intermedi, contiene l'idea che è meglio che non ci sia niente in mezzo tra capi e "popolo", nella "nuova" politica fatta di tweet e di governi senza filtri. Non c'entra nulla con il principio, assodato, che se un ente ecclesiastico o non profit fa un'attività profit, ci paga le tasse sopra. E' una disciplina già in vigore, dal Governo Monti, che ha imposto il pagamento dell'IMU a tutti gli enti che svolgono attività commerciali.

Qui, oggi, c'è un fatto inedito:"Il nostro Paese sta vivendo un momento difficile, ma non mi sarei aspettato di vedere colpito il volontariato e tutto ciò che rappresenta – ha detto oggi il card. Bassetti-. Si tratta di migliaia di istituzioni senza fini di lucro, che coprono uno spettro enorme di bisogni ed esigenze, da quelle ambientali a quelle sanitarie, da quelle di supporto alla coesione sociale e di contrasto alla povertà a quelle ricreative, culturali ed educative".

E il fatto nuovo, il diavolo che si nasconde nei dettagli, è un'idea più forte dei 276 milioni in due anni tolti a chi già aiuta le persone in difficoltà in Italia. 

Si diffonde cosi' un altro pezzetto di "cultura del sospetto", come se quell'Italia migliore fosse sporca come l'Italia furbetta e, alla fine in ogni aiuto a chi è povero si nasconda un interesse diverso dalla solidarietà e dalla gratuità. E, alla fine, si spinge verso un monopolio di stato proprio delle attività che umanizzano la vita, anche quella pià dura, in maniera non burocratica, ma personale, e che rendono meno frammentata la nostra società. E' un'idea ignorante e pericolosa. Si sarebbe detto una volta che dietro all'aumento dell'IRES c'è una idea "stalinista". E in Italia non era mai successo. Siamo ancora in tempo per fermarlo, in un Parlamento non notarile.

martedì 25 dicembre 2018

Sant'Egidio, 60mila ai pranzi con poveri. 240mila persone coinvolte complessivamente in tutto il mondo

Ansa
Oltre 240mila persone in 77 Paesi del mondo, 60mila in Italia, hanno partecipato ai Pranzi di Natale con i poveri di Sant'Egidio. 


A partire dalla basilica di Santa Maria in Trastevere, dove questa tradizione è stata avviata nel 1982, "la Comunità - riferiscono gli organizzatori - è riuscita a far sedere tanti, diversi tra loro, alla stessa tavola: dai senza dimora ai rifugiati venuti con i corridoi umanitari in Europa, ai bambini di strada e ai minori in difficoltà delle grandi bidonvilles dell'Africa e dell'America Latina". 

Sono state coinvolte un centinaio di grandi e piccole città italiane tra cui Roma, Napoli, Genova, Messina, Milano, Bari, Firenze, Torino, Novara, Padova, Catania, Palermo, Trieste, Reggio Calabria. "E' un popolo in cui chi aiuta si confonde con chi è aiutato - ha commentato il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo -, una grande famiglia in cui c'è posto per tutti. La larga partecipazione dimostra che è possibile rispondere alla cultura della rassegnazione e della chiusura".

domenica 23 dicembre 2018

Governo Lega-M5S - Per finanziare le promesse e elettorali (quota 100 e reddito di cittadinanza) raddoppio delle tasse (dal 12 a 24%) per gli enti no profit che dovranno ridurre i servizi ai più deboli.

Corriere della Sera
L’aliquota per gli enti non profit salirà dal 12 al 24 per cento. E questo andrà a scapito delle risorse utilizzate per erogare servizi di sostegno alle fasce deboli dove lo Stato non arriva.

Partiamo da un esempio: Fondazione Girola eroga circa 200 borse di studio da 5mila euro ciascuna destinate a studenti orfani di uno o entrambi i genitori, che abbiamo un buon rendimento scolastico e che siano residenti in Lombardia per un milioni di euro ogni anno. Ha un pensionato universitario gratuito per ragazze orfane meritevoli e una casa di accoglienza per anziani. «Pagheremo 200mila euro di tasse in più - dice il presidente Bassano Baroni - e questo ci obbligherà a ridurre di un terzo l’attività. Ci hanno tolta l’unica esenzione di cui fruivamo dal 1972». Lo stesso aggravio di 200mila euro peserà anche sul Pio Istituto dei Sordi, che dà borse di studio e finanzia la ricerca.

Perché questo aggravio? La risposta è contenuta nella legge di Bilancio in approvazione al Senato (la votazione con la fiducia è attesa entro la mezzanotte di oggi) e in particolare in una novità fiscale annunciata ieri dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: la cancellazione della mini-Ires per «gli enti non commerciali». La misura viene giustificata con la necessità di recuperare risorse per il Reddito di cittadinanza e Quota 100 alle pensioni.

Su chi pesa questa norma fiscale? «Ricade su tutti gli enti che esercitano attività di assistenza sociale, beneficenza, sanità e istruzione e che abbiano personalità giuridica, sia per le attività di produzione di beni e servizi sociali e socio-sanitari sia per le attività diverse di messa a reddito del patrimonio, (ma sempre per attività benefiche e assistenziali», spiega l’avvocato Luca Degani, membro del Consiglio nazionale del Terzo settore.

«Penalizzare gli enti senza scopo di lucro, che hanno bilanci in pareggio e che non producono né distribuiscono utili, non va contro gli azionisti che non ci sono ma contro gli assistiti. Se la prendono con gli ultimi». Franco Massi, presidente di Uneba nazionale che rappresenta oltre 900 enti in tutta Italia attivi nel settore sociosanitario, assistenziale ed educativo, esprime la preoccupazione di tutto il settore. Gli enti e gli istituti di assistenza sociale, le società di mutuo soccorso, gli enti ospedalieri, di assistenza e beneficenza perderanno il dimezzamento dell’Ires dal 24 per cento al 12 per cento sui redditi commerciali sottoposti a tassazione anche se servono a finanziare le attività sociali.

Ma non solo. Perderanno anche l’esenzione della tassazione dei redditi dei fabbricati istituzionali, che servono a svolgere le funzioni assistenziali e che attualmente hanno l’esenzione totale. «Una fondazione ex Onlus solo sulla categoria dei redditi dei fabbricati istituzionali di un immobile di 120 posti letto avrà una maggiore Ires tra i 6mila e i 10mila euro all’anno», quantifica Massi. 

La questione degli immobili non è di poco conto, spiega Rodolfo Masto, presidente dell’Istituto dei ciechi e dell’Unione Italiana Ciechi di Milano: «Gli enti storici in generale ricevevano e ricevono tuttora lasciti, come per esempio appartamenti e case. Immobili che, attraverso i proventi della locazione, concorrono a finanziare le attività sociali degli enti. Con la tassazione avremo un aggravio fiscale. E pensare che al posto di un aggravio il settore si aspettava la detassazione delle donazioni, che in molti Paesi del mondo come gli Usa».

Per il Terzo settore il prezzo complessivo da pagare – in base a una prima stima - solo per il primo anno sarà di 118 milioni di euro, ha detto la Portavoce del Forum nazionale del Terzo settore Claudia Fiaschi. A farne le spese saranno non solo gli enti, bensì anche, e in maggiore misura, gli anziani, persone con disabilità, minori in difficoltà e altre persone fragili a cui ogni giorno gli enti si dedicano.

«Fra tutte le misure che gridano vendetta nella Legge di Bilancio firmata da M5s e Lega c’è ne è una particolarmente iniqua per un settore di grande rilevanza sociale: il mondo del non profit», ha commentato la capogruppo del Partito Democratico in Commissione Agricoltura alla Camera, Maria Chiara Gadda. «Il taglio del regime Ires ad aliquota agevolata del 12% provocherà per questi soggetti giuridici un raddoppio del carico tributario nel 2019. Un bel regalo di Natale per il Terzo settore».

martedì 11 dicembre 2018

Aversa. Aggrediti volontari Caritas che aiutavano i clochard. L'intolleranza e l'odio contro i migranti, sono arrivati adesso a colpire agli italiani poveri.

Avvenire
Un vero e proprio blitz commesso da dieci ragazzi minorenni italiani. Obiettivo erano i "barboni".


Aggrediti nella notte di sabato tre volontari della Caritas diocesana di Aversa (Caserta) che stavano assistendo i senza fissa dimora che cercano riparo nella zona della stazione. Un vero e proprio blitz commesso da dieci ragazzi minorenni italiani. Obiettivo erano proprio i "barboni", un grave atto di intolleranza, non il primo.

«I volontari - ci spiega il direttore della Caritas, don Carmine Schiavoneche ha presentato denuncia ai Carabinieri - stavano facendo il consueto "giro notturno", attività tesa a fornire sostegno morale e beni di conforto ai senza fissa dimora che abitano le nostre piazze. Il gruppo dei dieci minorenni ha scambiato una delle volontarie per una senza dimora che noi abbiamo tolto dalla strada e sta in accoglienza, e si sono avventati contro di lei insultandola e poi aggredendola fisicamente con schiaffi. I volontari hanno cercato di scappare, ma li hanno inseguiti urlando che non dovevano aiutare i "barboni", chiamandoli in tutti i peggiori modi». 


E proprio i clochard sono l'obiettivo di queste violenze. 
«Alla stazione sono solo italiani - precisa don Carmine - e quindi in questo caso non siamo di fronte a un caso di razzismo verso gli immigrati ma di intolleranza nei confronti dei più poveri, il gusto di picchiare i clochard».
Era già successo cinque anni fa e allora il sacerdote chiamò subito la Polizia e fece arrestare gli aggressori, sempre tutti ragazzi. «Un comportamento che risente del clima di intolleranza - denuncia don Carmine -. È un brutto segno, soprattutto per la nostra terra solitamente aperta e solidale. E poi così tanti, una vera gang».

E scattano i provvedimenti delle forze dell'ordine. Così i Carabinieri hanno invitato la Caritas ad avvertirli sia quando fanno attività sul fronte della prostituzione sia quando assistono i clochard, per mandare una pattuglia. «Ma vi rendete conto, andare ad aiutare con la scorta! - si sfoga don Carmine - È proprio assurdo. Ma siamo arrivati a questo livello...». Ma l'attività dei volontari sulla strada certo non si ferma.

domenica 18 novembre 2018

Giornata mondiale dei poveri. Papa Francesco: "Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato ..."

Rai News
"Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi", ha detto Papa Francesco.


La Giornata Mondiale dei poveri è stata istituita da Papa Francesco con la Lettera apostolica "Misericordia et misera", pubblicata il 21 novembre 2016, a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia. 

Dopo l'Angelus in Piazza San Pietro, il Papa ha partecipato al pranzo con circa 3.000 poveri, offerto da Rome Cavalieri-Hilton Italia in collaborazione con Ente Morale Tabor.

Contemporaneamente, nelle tante parrocchie che hanno aderito all'iniziativa, nei centri di volontariato e in alcuni Collegi e scuole, ognuno secondo le proprie possibilità, viene offerto un pranzo ai bisognosi. 

Il pranzo in Aula Nervi "In occasione dell'odierna Giornata Mondiale dei Poveri, ho celebrato - ha detto il Papa ai fedeli di piazza san Pietro - una Messa alla presenza dei bisognosi, accompagnati dalle associazioni e dai gruppi parrocchiali. 

Tra poco parteciperò al pranzo nell'Aula Paolo VI con tante persone indigenti". "Il grido dei poveri", ha continuato, "diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi". Poi ha chiesto di ascoltare questo grido che è quello "strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli allegri schiamazzi dei giochi, il grido di anziani scartati e lasciati soli, il grido di chi si trova ad affrontare le tempeste della vita senza una presenza amica. 

È il grido di chi deve fuggire, lasciando la casa e la terra senza la certezza di un approdo. È il grido di intere popolazioni, private pure delle ingenti risorse naturali di cui dispongono. È il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre pochi epuloni banchettano con quanto per giustizia spetta a tutti. L'ingiustizia è la radice perversa della povertà".

domenica 11 novembre 2018

Sant'Egidio - La mensa di Via Dandolo a Roma compie 30 anni: accolte come in una famiglia 200.000 persone italiani e stranieri insieme

www.santegidio.org
La mensa di Via Dandolo 10, a Roma, è sempre gremita. Ma venerdì 9 novembre era piena fino all'inverosimile. C'erano proprio tutti: quelli che venivano per la prima volta e gli amici di sempre. Tutti riuniti per celebrare i 30 annni di questo luogo dove, come ha detto il presidente di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, nel suo saluto, "si è formata e si forma ogni giorno una famiglia".


Un luogo con una storia particolare, passato attraverso la sofferenza delle leggi razziste del 1938, divenuto, proprio il 9 novembre 1988, a 50 anni da quelle leggi e dalla terribile "Notte dei cristalli", uno dei luoghi più rappresentativi di quell'accoglienza che, come ha recentemente ricordato Andrea Riccardi, è espressione dello Spirito di Dio: quasi 200.000 le persone accolte in 30 anni, più di 3 milioni di pasti consumati attorno a questi tavoli. 


Tante storie di vite perse e ritrovate. Le immagini della festa e le parole di Marco Impagliazzo ci rendono tutti partecipi di questa festa e di questa gioia.

Il saluto di Marco Impagliazzo >>>

venerdì 9 febbraio 2018

Ostia - Appello Caritas - Il governo della Capitale non sostiene la mensa e il dormitorio e rischia di chiudere

Caritas Roma
Un appello pubblico al Comune di Roma per risolvere l’annosa questione della mensa, del dormitorio e del centro di ascolto diocesani che la Caritas diocesana promuove a Ostia. 

Il documento, sottoscritto dai parroci che guidano le otto comunità del litorale – Sant’Agostino, Santa Monica, Sant’Aurea, San Nicola di Bari, Santa Maria Regina Pacis, Santa Maria Stella Maris, Nostra Signora di Bonaria, San Vincenzo de’ Paoli – è stato affisso in tutte le chiese e verrà distribuito ai fedeli domenica 11 febbraio.
«Il Comune di Roma – scrivono i parroci – non finanzia da più di un anno né la mensa (che fornisce più di 200 pasti ogni giorno), né il centro di ascolto, né il dormitorio (che ospita circa 60 persone)».
Nell’appello si spiega che «il motivo ufficiale è che i locali della ex Colonia Marina “Vittorio Emanuele” (di proprietà del Comune) non sono a norma per permettere una gara di aggiudicazione di un qualsiasi servizio e quindi la Caritas diocesana non può partecipare ad alcun bando di concorso per avere dei contributi di aiuto».

«Finora – spiegano i parroci – il Comune non ha offerto alcuna alternativa pubblica valida per spostare i tre servizi all’interno di Ostia, in altra struttura idonea o adattabile, nonostante si tratti di un servizio sociale in cui la Caritas fornisce solo supplenza a servizi sociali che dovrebbe essere a carico della Pubblica amministrazione».

Nella lettera viene evidenziato come le spese che da un anno sono state sostenute per continuare il funzionamento dei centri «ammontano a circa 20mila euro al mese e finora sono state interamente garantite dalla Chiesa di Roma che, anche attraverso le parrocchie, garantisce la presenza di volontari». Avvertono però i parroci che «non si sa fino a quando questa spesa potrà essere sostenuta» e che, quindi, «l’alternativa non potrà che essere la chiusura di tali servizi, con gravi ripercussioni per le urgenze del territorio ostiense, già così disagiato da anni».

L’appello delle comunità parrocchiali si conclude dicendo che «dopo tanti mesi di inutili tentativi di trovare una soluzione accettabile e vista l’apparente e continua indifferenza dell’amministrazione comunale per le estreme povertà del territorio, è giusto che tutti siano messi al corrente della cosa».

mercoledì 13 dicembre 2017

Condividiamo la campagna: "A Natale aggiungi un posto a tavola" della Comunità di Sant'Egidio

Blog Diritti Umani - Human Rights
E' una tradizione della Comunità di Sant’Egidio da quando, nel 1982, un piccolo gruppo di persone povere fu accolto attorno alla tavola della festa nella Basilica di Santa Maria in Trastevere.
La festa negli anni si è andata allargando, come per un benefico contagio, e ha raggiunto anche tanti paesi del Sud del mondo in tutti i continenti. 
Il Pranzo corona un anno di vicinanza e di impegno per chi vive in difficoltà e si realizza nelle chiese, nelle case, ma anche negli istituti per anziani, per bambini, per handicappati, nelle carceri, negli ospedali, perfino nelle strade. 
Quest'anno si vuole offrire il pranzo di Natale ad oltre 200.000 persone in Europa, Africa, Asia e America Latina
Aderiamo alla raccolta fondi “A Natale aggiungi un posto a tavola” di @santegidionews con #SMSsolidale 45568

Con il sms 45568 potrai donare 
2€ da cellulare o 5€ da rete fissa o fare una donazione in questa pagina