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sabato 4 dicembre 2021

Covid, volano i contagi in Africa: vaccinato solo il 7,5% . La campagna di COOP per sostenere la vaccinazione in Africa

Ansa
Un boom di casi dalla scoperta della variante Omicron in tutta l'Africa specie nell'area meridionale trainata proprio dal Sud Africa che per primo ha annunciato l'individuazione del ceppo.

Vaccinazioni Covid-19 in Africa: al via la campagna COOP 
a sostegno di Sant'Egidio, UNHCR e Medici Senza Frontiere

Nell'ultima settimana i contagi registrati in tutto il continente sono aumentati del 54% secondo i dati dell'OMS. Un'impennata su cui precisa l'agenzia ONU, non ci sono dati sufficienti a certificarne il legame con la nuova mutazione del corona virus, ma secondo secondo l'Istituto Nazional per le Malattie Trasmissibili del Sud Africa, Omicron è già dominante nel Paese ed è stata individuata in tre casi su quattro tra quelli studiati nell'ultimo mese, mentre i contagi nel paese sono raddoppiati in un solo giorno tra martedì e mercoledì.

Se dagli studi emerge che la nuova variante è contagiosa come la Delta, anche sta causando più casi di reiezione e che i vaccini attualmente disponibili dovrebbero proteggere dalle conseguenze più gravi, il problema è proprio il bassissimo tasso di immunizzati in tutta l'Africa dove oggi risulta coperta con con due dosi solo 7,5% della popolazione, pari a 102 milioni di persone. cifre che sostanziano l'allarme dell'OMS sulla continua diffusione di nuovi ceppi in assenza di una campagna vaccinale equa a livello globale.


lunedì 28 dicembre 2020

Bielorussia - Il virus dilaga nelle carceri. Alcuni accusano il governo di favorire la diffusione del COVID per colpire gli oppositori politici arrestati.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Un'ondata di COVID-19 ha travolto le prigioni in Bielorussia che sono piene di persone in custodia per aver manifestato contro le elezioni ritenute irregolari.
Molti dei manifestanti che hanno contratto il coronavirus mentre erano detenuti  accusano le autorità di trascurare o addirittura incoraggiare le infezioni. 


Gli attivisti che hanno parlato con l'Associated Press dopo il loro rilascio hanno descritto celle massicciamente sovraffollate senza un'adeguata ventilazione o servizi di base e una mancanza di cure mediche. 

I manifestanti usciti dalle prigioni, accusato il governo di permettere al virus di diffondersi tra le persone incarcerate per motivi politici. "Le guardie dicono apertamente che lo fanno deliberatamente per un ordine". 

Più di 30.000 persone sono state arrestate per aver preso parte alle proteste contro la rielezione ad agosto del presidente bielorusso Alexander Lukashenko in un voto che gli attivisti dell'opposizione affermano sia stato truccato per concedere a Lukashenko un sesto mandato. 
"Nel centro dell'Europa, i detenuti vengono deliberatamente infettati dal coronavirus", ha detto Tsikhanouskaya. “Spostano le persone infette da una cella all'altra e le celle sono sovraffollate e mancano di ventilazione. È un'atrocità, può essere valutata solo come abuso e tortura "
Le autorità non hanno comunicato il numero di prigionieri con COVID-19, ma gli attivisti per i diritti dicono che migliaia di manifestanti sono risultati positivi dopo essere stati arrestati. 

Artsiom Liava, un giornalista di 44 anni, ha detto di essere stato contagiato il mese scorso in attesa di un'udienza in una cella di prigione destinata a ospitare 10 ma che ospitava circa 100 detenuti. Liava, giornalista del canale televisivo Belsat, è stato arrestato mentre partecipava ad una protesta nella capitale bielorussa, Minsk. 

"Prima, gli altri detenuti e poi io abbiamo smesso di sentire il fetore della prigione", ha detto. "Tutti noi avevamo la febbre, una forte tosse e ci sentivamo deboli, ma non ci davano nemmeno l'acqua calda." 

ES


giovedì 24 dicembre 2020

USA. Covid, grave focolaio nel braccio della morte del carcere di Terre Haute: chiesto stop esecuzioni. Il 20 gennaio moratoria esecuzioni di Joe Biden

adnkronos.com
Un grave focolaio di coronavirus in un carcere federale dell'Indiana potrebbe salvare la vita a diversi condannati a morte. Secondo quanto riporta il New York Times, sarebbero almeno 14 su circa 50 i detenuti contagiati che si trovano nel braccio della morte del carcere di Terre Haute. 

Tra i contagiati figurano anche due condannati a morte la cui esecuzione è stata fissata per gennaio. Gli avvocati dei due condannati hanno già fatto richiesta al tribunale per rinviare le esecuzioni. Un'altra detenuta condannata a morte, Lisa Montgomery, ha già ottenuto il rinvio dell'esecuzione, dopo che i due suoi legali sono risultati positivi al virus.

Il presidente uscente Donald Trump ha ordinato quest'anno una ripresa delle esecuzioni federali, dopo una moratoria durata 17 anni. 

Il presidente eletto Joe Biden, che si insedierà alla Casa Bianca il 20 gennaio, ha affermato di volere imporre una nuova moratoria. Secondo le stime attuali, circa un quinto dei detenuti nelle carceri Usa sono risultati positivi al coronavirus.

venerdì 18 dicembre 2020

Covid: situazione grave a Gaza, quasi metà tamponi positiva, 935 casi in 24 ore, sistema sanitario a rischio collasso

AnsaMed
La situazione covid a Gaza si aggrava sempre più. Secondo il Ministero della sanità di Hamas - citato dai media - nelle ultime 24 ore quasi la metà dei tamponi effettuati, il 44,8%, ha dato un risultato positivo. Va detto che i test sono sempre di meno, visto lo scarseggiare dei preparati. I casi - riferiti questa volta dal ministro della sanità dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) May al Khaila - sono stati lo scorso giorno quasi mille (935).

Nella Striscia attualmente ci sono 8.851 casi attivi e da inizio pandemia i decessi sono arrivati a 220. Hamas ha fatto sapere che il sistema sanitario della Striscia può collassare per il propagarsi delle infezioni.

mercoledì 25 novembre 2020

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne - Nazioni Unite: le chiusure del COVID-19 hanno aumentato le denunce e le violenze nel mondo

Blog Diritti Umani - Human Rights
Nessun paese è stato risparmiato dall'epidemia di Coronavirus, né dal flagello della violenza domestica, che è aumentata durante i blocchi. Picco di stupri in Nigeria e Sud Africa, aumento del numero di donne scomparse in Perù, tassi più alti di donne uccise in Brasile e Messico e picco di segnalazioni alle associazioni in Europa: la pandemia ha aggravato la piaga della violenza sessuale. 

Secondo i dati delle Nazioni Unite diffusi a fine settembre, i blocchi hanno portato ad un aumento delle denunce o delle chiamate per denunciare gli abusi domestici del 25% in Argentina, del 30% a Cipro e in Francia e del 33% a Singapore.

In sostanza, in tutti i paesi, le misure per limitare la diffusione del coronavirus hanno portato donne e bambini a rimanere confinati a casa. "La casa è il posto più pericoloso per le donne", denunciano tutte le associazioni per la difesa delle donne.

A luglio, le Nazioni Unite hanno stimato che sei mesi di restrizioni potrebbero comportare 31 milioni di casi aggiuntivi di violenza sessuale nel mondo e sette milioni di gravidanze indesiderate. La situazione stava anche minando la lotta contro le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni forzati, hanno avvertito le Nazioni Unite.

ES

Fonte: AFP

domenica 15 novembre 2020

Covid in carcere, serio aumento di contagi. 75 istituti colpiti, 600 detenuti (32 ricoverati), 800 tra il personale. Urgente ridurre il numero dei detenuti.

redattoresociale.it
Aggiornamento del Garante nazionale: 75 gli istituti su 190 in cui si è verificato un qualche caso: contagiati 600 detenuti (di cui 32 ospedalizzati) e oltre 800 tra il personale. Antigone: "Intervenire con la concessione di misure alternative". 


"Ridurre i numeri della popolazione detenuta": lo chiede Antigone richiamando l'ultimo aggiornamento del Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, secondo cui nell'arco di pochi giorni i contagiati hanno superato le 600 unità tra i detenuti (di cui 32 ospedalizzati) e sono oltre 800 tra il personale che, a vario titolo, opera nelle carceri. Sono 75 gli istituti su 190 in si è verificato un qualche caso di contagio. 

Rispetto al numero di tamponi effettuati in questa nuova tornata di epidemia, precisa il Garante, il tasso di positività in carcere è alto (più del 15 per cento), ma comunque in linea con quello del territorio nazionale.

Da settembre l'osservatorio di Antigone è tornato a visitare gli istituti penali del paese, dopo lo stop alle attività che la prima fase dell'emergenza coronavirus aveva comportato. "In molti casi - si legge in una nota - ci si è trovati davanti a situazioni di sovraffollamento che non aiutano il contenimento del contagio, né favoriscono l'isolamento dei detenuti positivi o di coloro che, dopo un contatto con un positivo, hanno bisogno di osservare un periodo di quarantena. 

Su indicazione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, alcune sezioni sono state sgomberate per fare posto a reparti Covid, questo ha però prodotto un ulteriore sovraffollamento in altre aree degli istituti. Inoltre, la necessità di far osservare il periodo previsto per la quarantena ai nuovi giunti, fa sì che spesso questi vengano trasferiti in carceri anche a centinaia di chilometri di distanza dalla loro città per l'arco di tempo previsto e, solo dopo, ricondotti negli istituti di competenza".

"Ciò che occorre in questa fase - sottolinea il presidente Patrizio Gonnella - è ridurre i numeri della popolazione detenuta. Dopo l'importante contrazione registrata durante la prima ondata, il dato dei detenuti si era stabilizzato e, dopo l'estate, era ricominciato a crescere".

Secondo i dati del Garante si riducono, seppur lentamente, i numeri delle persone detenute in carcere: 54.767 quelle registrate ma 53.992 quelle fisicamente presenti. "Con questi numeri, nonostante i protocolli adottati, è difficile poter contenere il diffondersi del contagio. - sottolinea Antigone - Occorre dunque intervenire attraverso la concessione di misure alternative al carcere, in primo luogo gli arresti domiciliari, per chi ha fine pena brevi o importanti patologie pregresse. Si deve inoltre, così come sollecitato dal Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, ridurre al minimo gli ingressi, utilizzando la custodia cautelare in carcere solo laddove è strettamente necessaria".

"Chi non potrà uscire ha bisogno di non sentirsi abbandonato. - dichiara ancora Gonnella - L'angoscia che si vive nel mondo libero è infatti amplificata quando ci si trova in spazi chiusi e con un'inevitabile contatto quotidiano con decine di persone. Per questo vanno potenziate le telefonate e le video-telefonate su cui alcuni istituti, dopo le concessioni della prima ondata, stavano tornando indietro. Va garantito inoltre il diritto allo studio, predisponendo la possibilità che i detenuti seguano le lezioni in dad. Questi riteniamo siano provvedimenti urgenti e necessari. Ci auguriamo che lo stesso Comitato Tecnico Scientifico possa concentrare la propria attenzione sul sistema penitenziario affinché, tanto la salute dei detenuti che quella degli operatori, sia salvaguardata".

"Molto allarme circola in rete ed è ripreso anche dai media rispetto ai numeri del contagio in carcere. - si legge nel punto del Garante - La preoccupazione non è senza motivo". Tuttavia segnala Palma, se da un lato è indispensabile prevedere una riduzione delle presenze per "disporre di spazi adeguati per tutti gli isolamenti necessari e per fare fronte a malaugurati scenari futuri", dall'altro è necessario "non aggiungere ansia a situazioni di per sé ansiogene, proprio a causa del loro configurarsi come luoghi che ovviamente non consentono la libera determinazione dell'individuo".

Patrizio Gonnella

giovedì 12 novembre 2020

Foto del giorno - Una tenda di plastica per poter "abbracciare" i propri cari colpiti dal COVID

Blog Diritti Umani - Human Rights

La 'stanza degli abbracci' per i pazienti #Covid-19 a Castelfranco Veneto. Attraverso una speciale tenda di plastica anti contagio, le persone ricoverate possono finalmente riabbracciare i loro cari.
Piero Cuciatti / AFP

domenica 8 novembre 2020

Covid nelle carceri, casi triplicati in 10 giorni. Positivi 448 detenuti e 547 agenti. Prevista e necessaria la detenzione domiciliare per i detenuti con meno di 18 mesi di pena residua

Il Messaggero
Il Covid corre anche nelle carceri. In dieci giorni è triplicato il numero dei detenuti positivi. Se al 28 ottobre erano 150, adesso sono 448. Ancora più alto il contagio tra i poliziotti penitenziari e il personale addetto: in 574 hanno contratto la malattia.


Una diffusione che avviene mentre le carceri continuano a essere piene oltre la loro capienza: sono 54.809 i ristretti a fronte di 50.533 posti disponibili. Per ora sono modesti gli effetti del dl Ristori, che proprio per alleggerire le carceri nell'ottica di rendere più facile limitare la diffusione del contagio, ha previsto la detenzione domiciliare per i detenuti ai quali resta da scontare una pena inferiore a 18 mesi (ma solo per reati meno gravi e con l'obbligo del braccialetto elettronico).

Hanno lasciato il carcere solo in 85. Troppo pochi come nota l'ufficio del Garante nazionale detenuti, che perciò invoca, come "assolutamente necessari", "interventi più decisivi", da introdurre in sede di conversione del decreto. I casi di positività nelle carceri sono concentrati in sei Istituti, oltre due hub lombardi che funzionano da strutture ricettivo- sanitarie per le zone limitrofe. Piccoli i numeri del contagio in altri 49 Istituti, nessuno nei rimanenti 135.

martedì 28 luglio 2020

USA/California - Coronavirus - Muore un altro detenuto a San Quintino, il 17esimo

askanews.it
Un detenuto di 62 anni nel braccio della morte nel carcere di San Quintino, in California, morto ieri per il Covid-19. Si tratta della 17esima vittima nel penitenziario americano che ha il peggior focolaio di Covid del sistema carcerario della California, con 2.155 detenuti risultati positivi al test. 



Secondo quanto riferito oggi dalla Cnn, sono stati almeno 90 i positivi registrati nelle ultime due settimane.

Lo scorso 10 luglio, il governatore Gavin Newsom ha annunciato il rilascio di circa 8.000 detenuti per riuscire a contenere la diffusione del virus, precisando che la misura riguarda solo quanti hanno 180 giorni o meno da scontare e quanti sono pi a rischio complicazioni per il virus

Nell'ultimo mese c'è stato un netto aumento di casi in California, che oggi conta 458.984 contagi e 8.451 morti, secondo i dati del New York Times.

venerdì 24 luglio 2020

Brasile. Le carceri ai tempi del coronavirus assomigliano all'inferno. 800mila detenuti senza assistenza sanitaria. Migliaia di contagiati

radiocittafujiko.it
Le carceri brasiliane ai tempi del coronavirus hanno l'aspetto di un girone dantesco. 


È questa l'immagine che restituisce Sergio Grossi, ricercatore dell'Università di Padova e dell'Universidade Federal Fluminense di Rio de Janeiro, specializzato in Educazione e Carcere. 
Tornato in fretta e furia in Italia a causa del collasso del sistema sanitario, pubblico e privato, del Paese - che finora ha registrato più di due milioni di contagiati da coronavirus e più di 80mila morti - il ricercatore racconta ai nostri microfoni la situazione nelle carceri brasiliane.

Carceri Brasile: una situazione drammatica - Nelle carceri brasiliane sono rinchiuse 800mila persone e l'assistenza sanitaria era assente già prima dell'arrivo della pandemia. Malattie come la tubercolosi sono endemiche e ad ammalarsi sono sia i detenuti che le guardie carcerarie. 

La malattia del sistema respiratorio rappresenta un fattore di rischio ulteriore per il Covid-19 e le statistiche sulla diffusione nelle carceri non sono incoraggianti. Solo a giugno negli istituti penitenziari brasiliani i contagi sono cresciuti dell'800%.

Quanto a numeri, sono più di 2.351 i detenuti risultati positivi ai test, ma la quota è destinata a crescere perché ci sono quasi altri mille casi sospetti in attesa di conferma. Secondo il Dipartimento penitenziario nazionale (Depen) la mortalità per coronavirus in carcere sia 5 volte maggiore rispetto a quella del Paese. "Due settimane fa - osserva Grossi ai nostri microfoni - è morto un ragazzo di 28 anni che era stato arrestato perché trovato in possesso di pochi grammi di marijuana".

Il sovraffollamento nelle carceri brasiliane supera il 200%. Le persone vivono ammassate ed è impossibile mantenere il distanziamento sociale prescritto dall'Oms per ridurre il rischio dei contagi.

Ad aggravare questa situazione ci sono le politiche del presidente Jair Bolsonaro, che da tempo parla della possibilità per gli agenti di polizia penitenziaria di non indossare la mascherina.

Classe, razza e genere: perché si finisce in carcere in Brasile - Il ricercatore ha svolto una ricerca etnografica all'interno delle carceri brasiliane ed ha riscontrato quanto succede più a nord, negli Stati Uniti, ma in generale in molti contesti del mondo. I detenuti, infatti, sono principalmente poveri ed afrodiscendenti.

"Troviamo quella che si chiama selettività penale - osserva Grossi - quindi la classe sociale conta, la razza conta e conta anche il genere. La gestione della pandemia, del resto, in Brasile è un vero e proprio disastro, al punto che c'è chi parla apertamente di "genocidio". È il caso di Frei Betto, il celebre teologo della liberazione, che cinque giorni fa ha scritto una lettera aperta in cui sostiene che ""questo genocidio non scaturisce dall'indifferenza del governo Bolsonaro. È intenzionale. Bolsonaro si compiace dell'altrui morte".

"Del resto - aggiunge Grossi - il presidente brasiliano ha ripetuto più volte che l'errore della dittatura militare è stata quella di aver torturato e non ucciso". La gravità della situazione carceraria in Brasile ha indotto 200 ong attive nella difesa dei diritti umani a inviare un documento alla Commissione interamericana dei diritti umani dell'Onu e alla stessa Organizzazione mondiale della sanità, per denunciare le mancanze del governo.

domenica 12 luglio 2020

Egitto - Al Sisi fa scattare la censura. Dall'inizio della pandemia in cella 10 medici e 6 giornalisti arrestati per aver parlato del Covid

Corriere della Sera
Almeno dieci medici e sei giornalisti sono stati arrestati in Egitto dall'inizio della pandemia, per aver messo in dubbio i dati ufficiali o la capacità del governo di Abdel Fattah Al Sisi di gestire la crisi. 
Lo scrive l'Associated Press, citando, tra gli arrestati, un medico che ha scritto un articolo sulle difficoltà del sistema sanitario, un farmacista che lamentava sui social la scarsità di mascherine, una dottoressa incinta che aveva prestato il cellulare a chi voleva denunciare un contagio. A molti altri è stato intimato di tacere.

Un corrispondente del Guardian ha lasciato l'Egitto temendo l'arresto, i colleghi del New York Times e del Washington Post sono stati redarguiti. 

I casi registrati sono oltre 76 mila; i morti 3.300 (il numero più alto nel mondo arabo). Le cifre testimoniano anche il sacrificio del personale sanitario: 117 dottori, 39 infermiere, 32 farmacisti sono morti. Ma chi vive stia zitto, altrimenti è un "nemico dello Stato" che rischia 5 anni di carcere.

USA-California - 2400 detenuti contagiati dal Covid e 31 decessi, il governatore Gavin Newsom libera 8.000 detenuti con reati meno gravi

Ansa
Un totale di 8000 detenuti potrebbero essere rilasciati in California, in anticipo sui termini della loro condanna, per contenere l'epidemia di coronavirus, dopo che quasi 2.400 detenuti si sono ammalati di Covid e sono stati registrati 31 decessi.

Il governatore della California Gavin Newsom
Il provvedimento dovrebbe essere confermata entro qualche giorno, secondo quando hanno annunciato dall'entourage del governatore Gavin Newsom. Particolarmente grave è la situazione a Chino, da cui erano stati trasferiti diversi prigionieri, e San Quentino, dove sono risultati positivi in 1.314. Lunedì è stato licenziato il responsabile della sanità nelle carceri dello stato americano, fra i più colpiti dall'epidemia in questo momento. Saranno esclusi dal provvedimento tutti coloro che hanno commesso reati violenti o di violenza domestica, si precisa.

martedì 26 maggio 2020

Yemen - Allarme ONU - E' arrivata la pandemia Covid in un paese con la sanità collassata da 5 anni di guerra

Internazionale 
Il sistema sanitario yemenita era già duramente colpito da cinque anni di guerra quando è arrivata la pandemia di covid-19. A poco più di un mese dal primo caso, registrato ufficialmente il 13 aprile, il 22 maggio le Nazioni Unite hanno suonato il campanello d’allarme dichiarando che la sanità del paese è “effettivamente collassata”. 

Gli operatori umanitari continuano a lavorare “con la consapevolezza che il contagio sta dilagando nel paese”, ha affermato Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha).

Un numero troppo basso di test, la carenza di dispositivi di protezione e di materiale medico costringono infatti il personale impegnato sul campo a mandare via le persone che non possono curare. 

In due settimane, dal 30 aprile al 17 maggio, l’ong Medici senza frontiere ha registrato 68 morti nel suo centro di Aden, l’unico dedicato ai malati di nuovo coronavirus in tutto il sud del paese. Il personale umanitario è inoltre preoccupato dal fatto che la popolazione yemenita sia più esposta al virus perché la malnutrizione, a cui è gravemente soggetta, abbassa le difese immunitarie.

Due miliardi di dollari è la cifra stimata dalle Nazioni Unite per permettere ai programmi umanitari di continuare a operare. Una conferenza di raccolta fondi promossa dall’Onu è prevista il 2 giugno in Arabia Saudita. “Se non otteniamo questi fondi, quei programmi che possono salvare gli yemeniti e che sono fondamentali per la lotta al covid-19 saranno costretti a chiudere. 

E così il mondo sarà testimone di cosa succede a un paese che combatte il covid-19 senza avere un sistema sanitario efficiente. Credo che nessuno voglia vederlo accadere”, ha avvertito Laerke.

Nello Yemen sono stati ufficialmente registrati 184 casi, con trenta morti, un bilancio gravemente sottostimato secondo molte ong attive nel paese.

lunedì 25 maggio 2020

Colombia - Allarme Covid nelle carceri - In condizioni di detenzione molto critiche aumento contagi e morti

Vatican News
È allarme Covid nelle carceri colombiane. Gli ultimi dati parlano di 1065 casi positivi, 16 ricoverati e 4 morti. 
Giovedì scorso si sono aggiunti altri nove casi nell'istituto La Ternera di Cartagena e un altro a Villavicencio, a 67 chilometri a sud di Bogotà, risultando il principale focolaio della malattia nell'ambito dei penitenziari del Paese.


Sovraffollamento oltre il 51%
- Il tutto in una situazione di sovraffollamento pari al 51 per cento in eccesso rispetto alla capacità di contenimento delle celle, ovvero una palese violazione dei diritti fondamentali. Profonda preoccupazione, di fronte ad una situazione che non accenna a rientrare nella norma, è stata espressa dal Segretariato Nazionale per la Pastorale Sociale-Caritas Colombia per le ripercussioni che l'aumento dei casi potrebbe avere sul sistema sanitario interno.

Umanizzare gli istituti - Richiamando la solidarietà di tutti nei confronti delle persone private della libertà, delle loro famiglie, del personale amministrativo e delle guardie, l'organismo della Conferenza episcopale ha ricordato "l'urgente necessità di affrontare la crisi umanitaria nelle carceri con misure che rispettino la dignità umana e proteggano la salute dei detenuti". In un comunicato viene anche sollecitato l'immediato intervento per "umanizzare gli istituti", che vuol dire creare le condizioni ottimali di permanenza non solo per gli ospiti, ma anche per il personale che presta servizio in loco. "Garantendo, in primis, le misure di sicurezza e prevenzione".

La situazione delle donne - Si chiede inoltre un programma di ridistribuzione della popolazione carceraria, unita ad una accelerazione dei processi, per superare il sovraffollamento. Inoltre il Segretariato ritiene fondamentale la tutela delle donne ristrette. "Pensiamo soprattutto alle mamme con figli sotto i tre anni, a quelle malate e alle anziane che in questo momento sono ancora più vulnerabili". Lo scritto richiama l'attenzione anche alle forze dell'ordine e agli agenti di polizia penitenziaria che, negli istituti più difficili, corrono maggiori rischi.

Gli scontri all'indomani della diffusione del virus - All'indomani della diffusione del Covid, in 13 case di reclusione si sono verificate numerose proteste da parte dei detenuti. Gli incidenti più gravi a Bogotà, nei centri di detenzione maschili, La Picota e La Modelo, e in quello femminile El Buen Pastor. La rivolta scoppiata nella prigione La Modelo, nella capitale, è stata sedata dall'esercito e dalla polizia carceraria, con un bilancio di almeno 23 detenuti morti. In seguito agli scontri, lo scorso 15 aprile il presidente Ivn Duque ha firmato un decreto che ha consentito la scarcerazione per sei mesi di almeno 4.000 detenuti.

Davide Dionisi

Fonte: Vatican News

domenica 24 maggio 2020

Ambra, italiana bloccata in India dal Covid-19 trasforma il forzato isolamento in un'attività di produzione e distribuzione di mascherine ai poveri

Famiglia Cristiana
La sua storia inizia nell'Uttar Pradesh, a nord del Paese. Qui, insieme con l'associazione Learn for Life e alcune giovani sarte ha creato sistemi di protezione che verranno distribuiti ai poveri dai monaci.


Doveva essere soltanto una vacanza, dopo un lungo e faticoso periodo di lavoro, da trascorrere in compagnia di amici, quella che ha spinto la giovane fiorentina Ambra Schumacher a partire lo scorso novembre per l’ India. 

Nessuno avrebbe potuto prevedere che da lì a poco, la vita delle persone, i ritmi dei mercati, della produzione industriale e dei trasporti, compreso quelli aerei, sarebbero stati stravolti dalla minaccia della pandemia di Covid-19, con i conseguenti “lockdown” in vari Paesi del mondo.

Come Ambra, altri circa 100 mila italiani si trovano ancora bloccati all’ estero, ma la storia di questa ragazza fiorentina colpisce per qualcosa di eccezionale: è riuscita a trasformare l’isolamento e l’angoscia creati dalla pandemia in solidarietà e aiuto concreto alla popolazione del luogo dove si trova costretta a rimanere, producendo mascherine (che in India scarseggiano) insieme alle donne del progetto di sartoria dell’ associazione “Learn for Life”, per distribuirle alla popolazione con l’ aiuto dei monaci della “Hospital Ramakrishna Mission”, gestito da oltre cent’ anni da monaci di diverse confessioni religiose, e che presta servizio a tantissimi poveri della regione dell’ Uttar Pradesh, nel nord del Paese. 

La sua testimonianza ci spiega come l’ angoscia e il dolore possono essere affrontati con le mani, per trasformare la sofferenza in sollievo, con un gesto gratuito di amore verso gli altri.

Katia Fitermann

sabato 23 maggio 2020

Drammatiche cifre degli anziani morti di Covid negli istituti - Firma l'appello di Sant'Egidio: "Senza anziani non c'è futuro"

Ansa
"Nella pandemia del Covid-19 gli anziani sono in pericolo in molti Paesi europei come altrove. Le drammatiche cifre delle morti in istituto fanno rabbrividire".


E' da questa preoccupazione della Comunità di Sant'Egidio sul futuro delle nostre società che nasce un appello - "Senza anziani non c'è futuro" - diffuso oggi a livello internazionale "per ri-umanizzare le nostre società" e contro una "società selettiva". 

Primo firmatario Andrea Riccardi, insieme a personalità come Romano Prodi, Juergen Habermas, Jeffrey Sachs, Felipe Gonzalez, Hans Gert Pottering, il card. Matteo Zuppi, Irina Bokova, Giuseppe De Rita e altri. 

L'appello è rivolto a cittadini e istituzioni, per un deciso cambiamento di mentalità che porti a nuove iniziative, sociali e sanitarie, nei confronti delle popolazioni anziane. 

"Con questo appello - vi si legge - esprimiamo il dolore e la preoccupazione per le troppe morti di anziani di questi mesi e auspichiamo una rivolta morale perché si cambi direzione nella cura degli anziani".



Eritrea - Il Covid peggiora le gravi condizioni di migliaia di prigionieri: sovraffollamento, senza sapone e servizi igienici, sospesi colloqui con le famiglie e gli aiuti alimentari

Corriere della Sera
Non possono fare la doccia né lavare i vestiti regolarmente, non hanno accesso ai gabinetti e devono fare i loro bisogni all'aperto: secondo informazioni ricevute da Amnesty International, questa è la situazione di migliaia di prigionieri nei sovraffollati centri di detenzione dell'Eritrea. 

La denuncia riguarda in particolare quattro prigioni: Adi Abeyito, Mai Serwa Maximum Security, Mai Serwa Asmera Flowers e Ala. La direzione delle carceri non fornisce prodotti per l'igiene personale come il sapone. Dal 2 aprile le visite dei familiari sono vietate e dunque la situazione è ulteriormente peggiorata, anche dal punto di vista della consegna di prodotti alimentari.

Ad Adi Abeyito, che ospita 2500 detenuti in uno spazio previsto per 800, la doccia e il lavaggio dei vestiti sono previsti due volte alla settimana. Nelle altre tre strutture la situazione è persino peggiore. Non è consentito portare scarpe o pantofole per evitare il rischio che i detenuti si arrampichino sul fino spinato per evadere. I gabinetti sono situati fuori dalla struttura e ci si può andare due volte al giorno. Quelli interni sono utilizzabili solo nella stagione delle piogge.

A Mai Serwa Asmera Flowers, in realtà un campo di lavoro forzato dove i Testimoni di Geova e altri detenuti sono costretti a lavorare nei campi per un'azienda agricola, non esistono gabinetti. I 700 detenuti devono fare i loro bisogni all'aperto. A Mai Serwa Maximum Security prison ci sono solo 20 gabinetti per 500 detenuti e comunque la capienza massima dovrebbe essere di 230 persone.

La prigione di Ala ha una capienza di 1.200 detenuti ma ve ne sono circa il triplo. La distanza fisica è impossibile. Gli spazi variano da celle d'isolamento di due metri per due a container (come nella foto) dove sono stipate fino a 20 persone. Letti e materassi non sono ammessi.

La maggior parte dei prigionieri non è mai stata incriminata né tanto meno processata e non ha la minima idea di quando la detenzione terminerà. In questa situazione, tantissimi detenuti hanno sviluppato malattie fisiche e mentali ma all'interno delle quattro strutture detentive sono disponibili solo medici formati al primo soccorso.

Nella prigione di Ala i detenuti hanno dovuto comprare a loro spese un termometro e un apparecchio per misurare la pressione che sono stati messi a disposizione di un medico a sua volta prigioniero. L'ospedale più vicino si trova a 26 chilometri di distanza. In queste condizioni, il rischio di diffusione del Covid-19 è altissimo. Amnesty International ha sollecitato il governo eritreo a decongestionare i centri di detenzione, dando priorità ai prigionieri di coscienza, a minorenni, ai detenuti in attesa di giudizio, agli ammalati e agli anziani.

Riccardo Noury

Avanzata della pandemia Covid in Amazzonia. Le popolazioni indigene a Onu, “misure urgenti o mancanza di azioni porterà a sterminio”

SIR
Le popolazioni indigene dell’Amazzonia si rivolgono direttamente alle Nazioni Unite, nella persona del segretario generale Antonio Guterres, oltre che alla Commissione interamericana per i diritti umani, rivolgendo un “appello urgente” alla comunità internazionale per l’avanzata della pandemia di Covid-19 nel territorio amazzonico. 
La lettera è firmata dal Coica (il Coordinamento dei popoli indigeni del bacino amazzonico) e dalle organizzazioni che rappresentano i popoli nativi a livello nazionale nei nove Paesi della Panamazzonia: Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Guyana, Suriname e Guyana francese.

I firmatari affermano di voler fare una “dichiarazione d’emergenza” a nome dei 511 popoli indigeni amazzonici, di migliaia di comunità, dei 66 popoli indigeni in isolamento volontario, “nella certezza che la mancanza di azioni chiare da parte dei nostri Governi condurrà allo sterminio dei difensori dell’Amazzonia”.

Il Coica e le altre organizzazioni chiedono all’alto commissario per i diritti umani e al relatore speciale sui diritti delle popolazioni indigene dell’Onu di elaborare dei rapporti informativi sulla condizione delle popolazioni indigene, da inviare agli Stati, “con l’obiettivo di prendere misure urgenti di fronte a questa pandemia. In secondo luogo, la lettera chiede, “di fronte all’inerzia dei Governi, “aiuti e assistenza umanitaria internazionale, con l’obiettivo di proteggere la salute e la vita degli indigeni dell’Amazzonia, che si trovano di fronte alla catastrofe sanitaria, dal momento che se non verranno prese misure urgenti, rischiamo di trovarci alle porte dell’etnocidio”.

I Governi sono quindi “invitati a dare risposte e a intraprendere azioni immediate rispetto alle richieste delle organizzazioni”; tutti sono invitati a partecipare e sostenere la raccolta di fondi avviata dal Coica e da altri soggetti, con l’obiettivo che gli aiuti umanitari vadano direttamente alle popolazioni indigene.

venerdì 22 maggio 2020

UNHCR/Kenya - Allarme per i primi casi di Covid nel campo profughi di Dadaab, il più grande al mondo dove vivono più di 500 mila persone

Agenzia Nova
Kenya: due rifugiati positivi a Covid-19 in campo di Dadaab, Unhcr e agenzie Onu rafforzano misure sanitarie


L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), le agenzie umanitarie e il governo del Kenya stanno rafforzando le misure contro il Covid-19 dopo che il governo stesso ha confermato che due persone sono risultate positive ai test nei campi rifugiati di Dadaab, il più grande del mondo. 

In linea con le direttive governative, i due positivi hanno dovuto osservare un periodo di quarantena per poi essere trasferiti in centri di isolamento, una volta reso noto l'esito dei risultati. 

L'unità di sorveglianza e risposta alle malattie del ministero della Salute ha avviato le attività di tracciamento dei contatti. È quanto afferma l’Unhcr in una nota. 

Le condizioni di affollamento dei campi rifugiati di Dadaab, nei quali i servizi medici sono già sotto pressione, sollevano seri motivi di preoccupazione per la vulnerabilità di oltre 217 mila rifugiati e 320 mila membri delle comunità di accoglienza che vivono negli insediamenti e nelle aree circostanti. 

L'Unhcr, i partner e altre agenzie Onu da tempo supportano il piano di risposta nazionale diretto dal governo volto ad attenuare i rischi e a prevenire l'ulteriore diffusione del virus nei campi rifugiati.