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mercoledì 14 settembre 2022

Schiavitù moderna - Sono 50 milioni le vittime di schiavitù nel mondo. Lavoro e matrimonio forzato per i bambini

IOL
Il lavoro forzato e il matrimonio forzato sono aumentati significativamente negli ultimi cinque anni, riportano le stime aggiornate dell’Organizzazione internazionale del lavoro, Walk Free e Organizzazione internazionale per le migrazioni.


Secondo il rapporto Global estimates of modern slavery: Forced labour and forced marriage (“Stime globali della schiavitù moderna: Lavoro forzato e matrimonio forzato”), nel 2021 erano 50 milioni le persone che vivevano in condizioni di schiavitù moderna. Di queste persone, 28 milioni erano costrette al lavoro forzato e 22 milioni erano costrette in matrimonio forzato.

Il numero di persone in forme di schiavitù moderna è aumentato significativamente negli ultimi cinque anni. Nel 2021 le persone in schiavitù moderna erano 10 milioni in più rispetto a quanto registrato dalle stime globali del 2016. Donne e bambini sono maggiormente vulnerabili.

La schiavitù moderna è presente in quasi tutti i paesi del mondo e non conosce frontiere etniche, culturali o religiose. Più della metà (52 per cento) del lavoro forzato e un quarto di tutti i matrimoni forzati si concentrano nei paesi a reddito medio-alto o alto.

Lavoro forzatoLa maggior parte dei casi di lavoro forzato (86 per cento) si registra nel settore privato. Il lavoro forzato in settori diversi dallo sfruttamento sessuale commerciale rappresenta il 63 per cento di tutto il lavoro forzato, mentre lo sfruttamento sessuale ai fini commerciali rappresenta il 23 per cento di tutto il lavoro forzato. Quasi quattro su cinque delle persone vittime di sfruttamento sessuale ai fini commerciali sono donne o ragazze.

Il lavoro forzato imposto dallo Stato rappresenta il 14 per cento che lavoro contro la loro volontà.

Quasi uno su otto di tutti i lavoratori forzati sono bambini (3,3 milioni) e più della metà di essi sono vittime di sfruttamento sessuale a fini commerciali.

Matrimonio forzato - Si stima che, in qualsiasi giorno del 2021, circa 22 milioni di persone si trovino in una situazione di matrimonio forzato, un aumento di 6,6 milioni rispetto alle stime globali del 2016.

L’incidenza reale dei matrimoni forzati, in particolare quelli che coinvolgono minori di 16 anni o meno, è probabilmente molto più alta di quanto registrato dalle stime attuali, che si basano su una definizione maggiormente ristretta e non includono tutte le tipologie di matrimoni infantili. I matrimoni infantili sono considerati forzati perché un bambino non può dare legalmente il proprio consenso al matrimonio.

Il matrimonio forzato è strettamente legato a consuetudini e pratiche patriarcali consolidati nel tempo e assume delle caratteristiche specifiche in base ai contesti. [...]

I migranti sono particolarmente vulnerabili al lavoro forzatoI lavoratori migranti hanno una probabilità più che tripla di essere sottoposti a lavoro forzato rispetto ai lavoratori adulti non migranti. Sebbene la migrazione per lavoro abbia un effetto ampiamente positivo su individui, famiglie, comunità e società, questo dato dimostra la maggiore vulnerabilità dei migranti al lavoro forzato e alla tratta, sia a causa di una migrazione irregolare o mal governata, sia a causa di pratiche di reclutamento illecite e non etiche.

“È sconvolgente che la schiavitù moderna continui ad esistere. Nulla può giustificare la persistenza di questo abuso fondamentale dei diritti umani”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’OIL, Guy Ryder. “Sappiamo cosa bisogna fare e sappiamo che si può fare. Politiche e normative nazionali efficaci sono fondamentali ma i governi non possono farlo da soli. Le norme internazionali forniscono una base solida ed è necessario un approccio che coinvolga tutti. I sindacati, le organizzazioni dei datori di lavoro, la società civile e la gente comune hanno tutti un ruolo fondamentale da svolgere”.

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domenica 23 gennaio 2022

Afghanistan, sprofonda nella povertà estrema. La fine delle bambine: figlie cedute in cambio di cibo

Corriere della Sera
In un Paese dove la metà della popolazione è così povera da non avere i beni di prima necessità, le famiglie le vendono per matrimoni. In cambio di cibo. Storia di Benazir e delle sue sorelle, cedute per 2 mila dollari. Il prezzo medio per una sposa bambina

30 novembre 2021, campo di Bagrami, vicino a Kabul.
Fatima, 13 anni, si è sposata un mese e mezzo fa. Suo padre, Wali Khan,
che ha 4 mogli e 15 figli, l’ha venduta per 400.000 afghani (foto di Véronique De Viguerie)

Schiva, con lunghe ciocche di capelli color ruggine tinti con l'henné, Benazir, accoccolata sul ciglio della strada, stringe nel palmo della mano una manciata di ghiaia. Quando le viene chiesto se sa di essere stata promessa in sposa, guarda a terra e affonda la testa tra le ginocchia. 

Nessuno ha spiegato a Benazir cosa le accadrà. "È troppo giovane per capire", spiega alla Nbc suo padre, venditore ambulante di Shaidai, un villaggio nel deserto, ai margini delle montagne di Herat, nell'Afghanistan occidentale. Benazir ha 8 anni. Ed è stata venduta per duemila dollari. Il prezzo medio per una sposa bambina in Afghanistan.

Dicembre 2021: Madina, 9 anni. Sua madre, vedova, l’ha venduta quando ne aveva 6.
Da suo marito si rifiutava di mangiare. Così è stata restituita alla madre,
che dovrà però rendere i soldi per poterla tenere

Parwana Malik ha nove anni. L'uomo che l'ha comprata racconta alla Cnn di avere 55 anni, ma per Parwana è solo "un vecchio" che la picchierà e la costringerà a lavorare nella sua casa. I suoi genitori affermano di non avere avuto scelta: vivevano in un campo di sfollati nella provincia nordoccidentale di Badghis, sfamandosi solo grazie agli aiuti umanitari e a lavori umili con una paga da pochi dollari al giorno.
[...]
Magul, un'altra bambina di 10 anni della provincia di Ghor, piange ogni giorno al pensiero di essere venduta a un uomo di 70 anni. I suoi genitori hanno preso in prestito 200 mila afghani da un abitante del loro villaggio, ma senza un lavoro non possono saldare il debito. Il creditore ha trascinato il padre di Magul, Ibrahim, in una prigione talebana, minacciando di farlo incarcerare. "Non so cosa fare", si dispera Ibrahim. "Anche se non gli do le mie figlie, le prenderà". "Davvero non lo voglio. Se mi fanno andare, mi uccido", singhiozza Magul, seduta sul pavimento della sua casa. "Non voglio lasciare i miei genitori".

Il commercio comincia quando sono ancora in fasce - "Abbiamo ricevuto rapporti credibili di famiglie che offrono figlie di appena 20 giorni per un futuro matrimonio in cambio di una dote". [...]
La ong e il "badalè", matrimonio basato sullo scambio - "Le nozze forzate in Afghanistan possono assumere forme diverse", spiega a 7 il program manager di Hawca, ong afghana che collabora con l'italiana Cospe, e che chiede di restare anonimo per motivi di sicurezza. "Nella cultura pashtun il badalè un matrimonio basato sullo scambio, in cui due famiglie si mettono d'accordo per dare in sposa una figlia a un uomo dell'altro gruppo, appianando così i costi della dote.

Il baad è invece un matrimonio compensatorio, nel senso che una donna di una famiglia viene data all'altra per riparare un torto subìto da questa seconda famiglia. Il baad teoricamente è vietato dalla legge, ma non si ha notizia di persone denunciate o di processi istruiti per questa pratica. In una società fortemente dominata dagli uomini, una cosa sono le leggi scritte, un'altra le consuetudini che ostacolano l'applicazione della legge. 

sabato 16 ottobre 2021

Afghanistan. Il dramma delle spose bambine vendute o barattate con armi e bestiame. Nella povertà estrema usate come una moneta.

La Stampa
Il numero delle ragazze scambiate come moneta è in netto aumento nelle zone di povertà estrema. I taleban minacciano l'Europa con "un'ondata di rifugiati" se non verranno subito tolte le sanzioni economiche, mentre l'Afghanistan precipita nella miseria ed esplode il fenomeno della spose-bambine, minorenni cedute a uomini di mezza età per denaro. 

Era una piaga già sotto il precedente governo, frenata però dagli aiuti umanitari e dall'azione delle Ong internazionali, a cominciare dall'Unicef. Adesso le province rurali sono tagliate fuori dal mondo e la fame colpisce con durezza sempre maggiore, soprattutto nelle aree centrali del Paese.

Lontano da Kabul i matrimoni combinati tra famiglie sono una tradizione ancestrale ma la povertà estrema ha stravolto tutto e genitori disperati sono arrivati a vendere le figlie ancora in fasce, a volte di un solo anno, come ha denunciato l'agenzia locale Raha. 

Mancano i soldi e molte famiglie non riescono a comprare cibo a sufficiente. Allora cedono le figlie a famiglie più abbienti, a un prezzo che varia dai 100 mila ai 205 mila afghani, pari adesso a 1000-2500 dollari.

Se il pretendente non ha contanti, paga in natura, cibo, bestiame oppure armi. Il rapporto ha analizzato in particolare la situazione nella remota provincia di Ghor, dove la situazione umanitaria è oltre il livello di guardia. La siccità eccezionale ha dimezzato i raccolti. Il flusso di denaro dagli uffici pubblici si è prosciugato, perché il governo del nuovo Emirato islamico non ha neppure i soldi per pagare gli stipendi agli impiegati. L'altra risorsa, gli aiuti internazionali distribuiti dalle Ong, è a zero. In un mese e mezzo la provincia, come le altre confinanti, ha fatto un balzo indietro di vent'anni, se non di più.
[...]
La miseria spinge l'età delle spose sempre più in basso. Un rapporto dell'Unicef del luglio 2018 ha calcolato che il 34 per cento delle donne fra i 20 e i 24 anni, e il 7 per cento degli uomini, si è sposato prima di compiere 18 anni, l'età minima consigliata dall'Onu. Il precedente governo aveva stabilito all'articolo 70 del codice civile un'età minima di sedici anni per le ragazze e di 18 per gli uomini e considerava "forzato" ogni matrimonio sotto quel limite.

Ma il nuovo governo taleban ha spazzato via tutto. Per le bambine di Ghor e delle altre province rurali non si pone neanche il problema. I matrimoni precoci sono la principale causa dell'abbandono scolastico. L'Afghanistan si chiude in un cupo Medioevo. Ma anche i taleban hanno bisogno del mondo. Hanno accettato nuovi colloqui con gli Stati Uniti. Chiedono lo sblocco dei 9 miliardi di dollari della Banca centrale, bloccati negli Usa. E aiuti umanitari.

Dietro il volto "moderato" però rispuntano sempre i loro metodi. Dopo i negoziati a Doha il viceministro degli Esteri Emirhan Muttaki ha avvertito che si corre il rischio di "migrazioni economiche" verso l'Europa se la comunità internazionale non permetterà "il normale funzionamento delle banche, in modo che Ong e agenzie governative possano pagare di nuovo i salari". Un ricatto in stile Erdogan. Soldi in cambio dello stop ai flussi di rifugiati.

Giordano Stabile

domenica 25 ottobre 2020

Pakistan, ennesima sposa bambina: Arzoo Raja, 13enne cristiana rapita da un 46enne e convertita all’Islam e costretta in casa come moglie

Fanpage
In Pakistan Arzoo Raja, 13enne cattolica, è stata rapita il 13 ottobre scorso da un 46enne che l’ha forzatamente convertita all’Islam e la costringe in casa come sua moglie. L’uomo avrebbe aggredito la ragazza mentre camminava per strada, per poi immobilizzarla e portarla con sé. I genitori di Arzoo si sono rivolti al Tribunale di Karachi per chiederne la liberazione ma fino ad ora le autorità non hanno dato nessuna risposta alle loro richieste.


In Pakistan un altro caso di sposa bambina, costretta forzatamente al matrimonio: Arzoo Raja, 13enne cattolica, è stata rapita il 13 ottobre scorso da un 46enne che l'ha fatta convertita all'Islam e la costringe in casa come sua moglie. L’uomo avrebbe aggredito la ragazza mentre camminava per strada, per poi immobilizzarla e portarla con sé. I genitori di Arzoo si sono rivolti al Tribunale di Karachi per chiederne la liberazione. "Fino a questo momento le autorità non hanno dato nessuna risposta alle loro richieste", ha rivelato Tabassum Yousaf, una dei legali che seguirà il caso e che, con la sua denuncia, si appella all’aiuto della stampa internazionale.

Il 13 ottobre scorso Arzoo non era andata a scuola poiché, a causa del Covid, nel suo istituto gli studenti frequentano solo a giorni alterni. Il 46enne ha approfittato del momento in cui la ragazza era uscita di casa per comprare delle caramelle nel vicino negozio di alimentari per rapirla. Il caso è seguito dalla Commissione Giustizia e Pace della diocesi di Karachi, dove è arcivescovo il cardinale Jospeh Coutts.

In Pakistan è uno dei paesi al mondo in cui il fenomeno delle spose bambine è più diffuso. Il 29 aprile 2019 il Senato aveva approvato una legge che modificava l’età minima per potersi sposare, alzandola dai 16 ai 18 anni. La riforma legislativa era stata proposta dalla senatrice Sherry Rehman, che era diventata oggetto di aspre critiche da parte dei fondamentalisti.

Tuttavia la riforma è ora nelle mani dell'Assemblea nazionale, che a sua volta dovrà dare il via libera. Gli islamisti, per i quali le modifiche proposte andrebbero contro i dettami del Corano, secondo il quale il matrimonio sarebbe ammesso già durante il periodo della pubertà, sono i più contrari.

Daniela Brucalossi

martedì 22 settembre 2020

Somalia - Spose bambine - Disegno di legge che consente matrimoni precoci e le unioni forzate dopo violenza sessuale

GreenMe
Non si arrestano le proteste in Somalia dopo che il Parlamento sta valutando un disegno di legge che consentirebbe il matrimonio precoce una volta che gli organi sessuali di una bambina saranno sviluppati e consentirebbe, post violenza sessuale, l’unione forzata se la famiglia darà il proprio consenso.


Anni di battaglie per garantire maggiori diritti alle donne e poi una proposta che annullerebbe tutto. La Somalia rimane uno dei paesi più conservatori al mondo e il nuovo progetto di legge sui crimini legati ai rapporti sessuali “rappresenterebbe una grave battuta d’arresto nella lotta contro la violenza sessuale in Somalia e in tutto il mondo” e dovrebbe essere ritirato immediatamente, ha detto in una dichiarazione il rappresentante speciale delle Nazioni Unite Pramila Patten.

Secondo un’analisi delle Nazioni Unite tra il 2014 e il 2015, più del 45% delle bambine in Somalia si sono sposate prima dei 18 anni.
Nel 2013, il paese aveva promesso di migliorare la condizione delle donne, ma in tema di reati sessuali nessun disegno di legge è mai stato approvato.Il nuovo disegno di legge “rischia di legittimare i matrimoni precoci tra le altre pratiche allarmanti, e questo deve essere impedito”, ha detto Michelle Bachelet, capo delle Nazioni Unite per i diritti umani, avvertendo che la sua approvazione “manderebbe un segnale preoccupante agli altri stati della regione”.

Per questo, migliaia di persone protestano e hanno lanciato anche una petizione locale. Il nuovo controverso disegno di legge arriva mentre i gruppi per i diritti delle donne si preoccupano apertamente che la pandemia di coronavirus e le relative restrizioni ai viaggi in Somalia abbiano peggiorato la violenza contro le donne e le mutilazioni genitali femminili. Quasi tutte le donne e le ragazze somale sono state sottoposte a tale pratica.

Circa il 68% delle oltre 300 organizzazioni che opera nel paese, ha segnalato un aumento della violenza di genere, compreso lo stupro, dall’inizio della pandemia. Quasi un terzo degli intervistati ha affermato di ritenere che i matrimoni precoci siano aumentati in parte a causa delle pressioni economiche e in parte perché le scuole sono state chiuse, senza dimenticare che con l’accesso limitato alle strutture sanitarie, i rischi per la salute delle donne sono altissimi.

Fonte: AP

martedì 4 febbraio 2020

Pakistan, Huma Younus, ragazzina cristiana di 14 anni, rapita e costretta al matrimonio. Per i giudici il matrimonio con il suo rapitore è legale

Globalist
La ragazzina cristiana di 14 anni è stata rapita a ottobre da Abdul Jabbar e costretta al matrimonio. Il padre: "Ennesima prova che lo Stato non considera i cristiani in Pakistan"
Si è tenuta il 3 febbraio, presso l'Alta Corte del Sindh a Karachi, in Pakistan, l'udienza sul caso di Huma Younus, la ragazzina cristiana di 14 anni rapita da Abdul Jabbar e costretta al matrimonio. E per i giudici, il matrimonio rimane comunque valido perché secondo la Sharia, la legge islamica, ogni bambina che ha già avuto il ciclo mestruale può contrarre matrimonio. 

Disperata la reazione di Nagheena Younus, padre della ragazza: "È l'ennesima sconfitta della giustizia e l'ennesima riprova che lo Stato non considera i cristiani dei cittadini pachistani". 

In teoria esiste una legge, il Child Marriage Restraint Act, entrato in vigore nel Sindh nel 2014, ma fino a questo momento non è mai stato applicato. "Speravamo che la norma potesse essere applicata per la prima volta in questo caso - afferma l'avvocata Tabassum Yousaf - ma evidentemente in Pakistan queste leggi vengono formulate e approvate soltanto per accreditare il Paese agli occhi della comunità internazionale, chiedere fondi per lo sviluppo e commerciare gratuitamente i prodotti pachistani nel mercato europeo".
Vi erano molte aspettative da parte dei genitori della quattordicenne cattolica rapita il 10 ottobre scorso e della comunità cristiana in generale. Huma avrebbe dovuto presentarsi in aula, come richiesto dai giudici durante la precedente udienza del 16 gennaio al poliziotto incaricato delle indagini Akhtar Hussain. Interrogato sull'assenza della ragazza, stamattina l'agente si è limitato a dire che la giovane era stata convocata. Sin dall'inizio della vicenda Hussain ha mantenuto un atteggiamento ambiguo destando forti sospetti di una sua complicità con il rapitore Jabbar.

Nonostante ciò, proprio al poliziotto è stato dato mandato dai giudici di far effettuare una visita medica per attestare l'età di Huma, come richiesto ancora una volta stamattina dalla Yousaf. "È chiaro che essendo Hussain l'incaricato - afferma l'avvocatessa - vi è un'alta probabilità che i risultati del test vengano contraffatti. Ma la nostra speranza è di riuscire comunque a provare la minore età della ragazza così da farla almeno affidare ad un centro, allontanandola così dal suo aguzzino".

La prossima udienza è fissata per il 4 marzo, purtroppo però anche qualora fosse attestato che Huma è minorenne, la decisione dei giudici di ritenere il matrimonio valido, annulla qualsiasi possibilità che Jabbar venga punito per i reati di rapimento e matrimonio forzato.

mercoledì 27 febbraio 2019

Guerre dimenticate - Yemen: Oxfam, bambine date in spose per comprare cibo.

ANSAmed
A quasi quattro anni dall'inizio della guerra in Yemen, l'aumento esponenziale dei prezzi dei beni alimentari, unito alla mancanza di fonti di reddito, sta costringendo la popolazione a misure disperate per poter sopravvivere. 


E' l'allarme lanciato oggi da Oxfam, in occasione della conferenza dei paesi donatori sulla crisi in programma oggi a Ginevra. Di fronte, una vera e propria catastrofe umanitaria, con quasi 10 milioni di persone sull'orlo della carestia. Le prime a farne le spese sono le bambine.

Nel Governatorato di Amran nel nord del Paese, ad esempio, tante famiglie stremate, rimaste senza cibo e senza una casa, arrivano al punto di dare in matrimonio figlie anche piccolissime, in un caso anche di tre anni, per poter comprare cibo e salvare il resto della famiglia. 

Una pratica quella dei matrimoni precoci, che seppur per lungo tempo è stata abituale in Yemen, adesso sta raggiungendo, nell'indifferenza del mondo, proporzioni e modalità scioccanti.

"L'incontro dei donatori a Ginevra oggi è fondamentale per assicurare al popolo dello Yemen cibo, acqua e medicine - ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia -. 

Ma solo la fine della guerra potrà arrestare la spirale di disperazione, che induce migliaia di famiglie a scelte drammatiche. Tutte le parti in conflitto e i loro sostenitori devono impegnarsi ad un cessate il fuoco in tutto il paese, compiere passi concreti verso una pace duratura".

giovedì 14 febbraio 2019

Unicef: Ogni anno ci sono 12 milioni di spose bambine. Il maggior numero in Asia Meridionale

Askanews
Nella settimana di San Valentino, l’Unicef lancia un nuovo video sui matrimoni precoci per ricordare che nel mondo 1 donna su 5 – circa 650 milioni – si è sposata prima di aver compiuto 18 anni. 


A livello globale il numero totale di ragazze sposate da bambine è stimato essere di 12 milioni l’anno; In Asia Meridionale si trova il maggior numero di spose bambine, con oltre il 40% del numero globale (285 milioni o 44% del totale), seguita dall’Africa Subsahariana (115 milioni o 18% del totale).

“Per molti, il giorno di San Valentino è associato al romanticismo, fiori, proposte di matrimonio” ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale dell’Unicef. 

“Per milioni di ragazze nel mondo, il matrimonio non è una scelta ma una malaugurata fine alla loro infanzia e al loro futuro. La soluzione è semplice: vietare i matrimoni precoci, investire nell’istruzione e garantire l’empowerment per i giovani, le famiglie e le comunità per portare un cambiamento positivo. Solo così questa pratica potrà finire entro il 2030 e 150 milioni di ragazze a rischio saranno protette.” 

Mentre la percentuale dei matrimoni precoci sta diminuendo a livello globale, in molti posti i progressi sono ancora troppo lenti. Per porre fine a questa pratica entro il 2030, anno indicato dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, bisogna che i progressi accelerino in modo consistente. 

Quando una ragazza è costretta a sposarsi da bambina affronta conseguenze immediate e per tutta la vita. Le sue possibilità di portare a termine il percorso scolastico diminuiscono, mentre aumentano le possibilità di subire violenza a casa. Ha maggiori probabilità di diventare madre durante l’adolescenza, e le ragazze adolescenti hanno più probabilità di morire per complicazioni durante la gravidanza e il parto rispetto alle ragazze più grandi. 

Ci sono anche conseguenza sociali importanti e maggiori rischi di perpetuare il circolo intergenerazionale della povertà.La pratica del matrimonio precoce è diminuita. Nel decennio scorso, il numero di donne sposate da bambine è diminuito del 15% – da 1 su 4 (25%) a 1 su 5 (21%), questo significa che sono stati evitati 25 milioni di matrimoni precoci. 

Aumentare il tasso di istruzione per le ragazze, investimenti proattivi dei governi sulle ragazze adolescenti e campagne di comunicazione pubblica sull’illegalità del matrimonio precoce e sui danni che causa sono tra le ragioni di questo cambiamento.

In Asia Meridionale, il rischio per una ragazza di sposarsi da bambina è declinato di oltre un terzo, dal 50% 10 anni fa, al 30% oggi. Questo cambiamento è ampiamente dovuto a enormi passi avanti nel ridurre i matrimoni precoci in India. Il numero maggiore di matrimoni precoci si sta spostando dall’Asia Meridionale all’Africa Subsahariana, a causa di progressi più lenti e della crescita della popolazione. 

Delle spose bambine più recenti, circa 1 su 3 vive in Africa Subsahariana, 25 anni fa erano 1 su 7.In America Latina e nei Caraibi non ci sono evidenze di progresso, con livelli di matrimoni precoci uguali a 25 anni fa.I matrimoni precoci avvengono anche nei paesi ad alto reddito. Negli Stati Uniti, la maggior parte dei 50 stati presenta eccezioni a livello legislativo che consentono ai bambini di essere sposati prima dei 18 anni. Nel 2017, nell’Unione Europea, solo 4 paesi non tolleravano eccezioni all’età minima per il matrimonio di 18 anni.

domenica 25 novembre 2018

25 Novembre - Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne - Condanniamo con forza la violenza che colpisce le donne in ogni parte del mondo e ricordiamo le spose bambine

Africa Rivista
Spose bambine, l’altra faccia della violenza sulle donne
Nel mondo, più di 700 milioni di donne e bambine si sono sposate prima di aver compiuto 18 anni. Più di una su 3, circa 250 milioni, si è sposata prima dei 15 anni; a livello globale circa la metà delle ragazze tra i 15 e i 19 anni tende a giustificare chi picchia la moglie o la partner in alcune circostanze come rifiutare un rapporto sessuale; uscire di casa senza permesso, litigare, trascurare i bambini o bruciare la cena.

Sono i dati forniti dall’Unicef (Agenzia Onu che si occupa di infanzia) sulla condizione femminile. Una tragedia, quella della violenza sulle donne (oggi si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne) che tocca da vicino anche il continente africano. 

Sposarsi in età precoce comporta una serie di conseguenze negative per la salute e lo sviluppo. Al matrimonio precoce segue quasi inevitabilmente l’abbandono scolastico e una gravidanza altrettanto precoce, e dunque pericolosa sia per la neo-mamma che per il suo bambino. Le gravidanze precoci provocano ogni anno 70.000 morti fra le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni, e costituiscono una quota rilevante della mortalità materna complessiva. A sua volta, un bambino che nasce da una madre minorenne ha il 60% delle probabilità in più di morire in età neonatale, rispetto a un bambino che nasce da una donna di età superiore a 19 anni. E anche quando sopravvive, sono molto più alte le possibilità che debba soffrire di denutrizione e di ritardi cognitivi o fisici.

Le statistiche dicono quanto lavoro ci sia ancora da fare in questo settore. Un lavoro non solo di protezione delle donne che hanno subito violenza, ma anche culturale. «Questi dati parlano di una mentalità che tollera, perpetra e giustifica la violenza e dovrebbero far suonare un campanello d’allarme in ognuno di noi, ovunque – spiega Giacomo Guerrera il presidente dell’Unicef Italia –. I dati dimostrano quanto sia indispensabile garantire alle bambine e alle donne il diritto fondamentale a un’istruzione di qualità. 

Vorrei ricordare le parole di Malala, Premio Nobel per la pace: “Un bambino, un maestro, un quaderno e una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione. La scuola è un luogo reale di protezione dagli abusi, dallo sfruttamento, dai matrimoni e dalle gravidanze precoci, che mettono letteralmente a rischio la vita delle bambine e delle ragazze, soprattutto in alcuni Paesi del mondo in via di sviluppo dove le bambine e le donne sono ancora fortemente discriminate”».

mercoledì 3 ottobre 2018

Pena di morte - Orrore in Iran. Messa a morte la sposa bambina Zeinab Sekaanvand che uccise il marito violento

Avvenire
La 24enne, si era sposata a 15 anni. Due anni dopo era stata arrestata per l'omicidio dell'uomo. Ma è stata difesa da un legale solo nelle fasi finali del processo. Cinque i minori impiccati.

Amnesty International conferma l'esecuzione in Iran di Zeinab Sekaanvand, la curdo-iraniana di 24 anni. La giovane "era stata arrestata nel 2011, appena diciassettenne, per l'omicidio del marito che era stata costretta a sposare all'età di 15 anni", si legge in una nota dell'organizzazione che si era impegnata per la liberazione della ragazza. 

"Non solo Zeinab era minorenne al momento del reato, ma il suo processo era stato gravemente irregolare.
Aveva avuto assistenza legale solo nelle fasi finali del procedimento, nel 2014, quando aveva ritrattato la confessione, resa a suo dire dopo che agenti di polizia l'avevano picchiata su ogni parte del corpo", denuncia Amnesty. 

"Il 29 settembre la donna era stata trasferita nel reparto ospedaliero della prigione di Urmia per essere sottoposta a un test di gravidanza, risultato negativo il giorno dopo. Di conseguenza, la direzione della prigione aveva contattato la famiglia per segnalare che l'ultima visita era stata fissata per il primo ottobre. Qui, i suoi parenti avevano appreso che l'esecuzione sarebbe avvenuta il giorno dopo".

Amnesty sottolinea che l'Iran è rimasto l'unico Paese al mondo a mettere a morte minorenni al momento del reato. Dal 2005 vi sono state circa 90 esecuzioni del genere, di cui almeno cinque nel 2018. "Nei bracci della morte del paese restano in attesa dell'esecuzione almeno altri 80 minorenni al momento del reato".

giovedì 6 settembre 2018

Turchia, il dramma delle donne siriane rifugiate vittime di violenze. Centinaia di bambine ricoverate incinte.

Osservatorio Balcani Caucaso
Le donne costituiscono quasi la metà dei siriani che si trovano sotto protezione temporanea in Turchia. Ma oltre alle difficoltà derivanti dalla propria condizione di profughe si trovano spesso a fare i conti con violenze sessuali e una realtà patriarcale.

Negli ultimi 7 anni la Turchia è diventata terra d’asilo per oltre 3,5 milioni di siriani. La metà circa di questo numero è rappresentato da donne, di cui 800mila al di sotto dei 18 anni. 

Un gruppo che oltre alla condizione di profugo deve anche fare i conti con un contesto dominato da una forte mentalità patriarcale. E dove l’uguaglianza di genere - sebbene garantita da leggi nazionali e da convenzioni internazionali - non va mai data per scontata. Resta infatti estremamente diffusa l’idea - sostenuta dallo stesso esecutivo turco - che le donne e le ragazze debbano conformarsi alle norme tradizionali di genere diventando innanzitutto brave mogli e madri, mentre l’istruzione assume un’importanza secondaria.

Gli aiuti non bastano
È quindi abbastanza facile comprendere perché - come viene riportato in un recentissimo rapporto della UN Women - le donne siriane in Turchia affermino di riscontrare gli ostacoli maggiori nel trovare una casa e un lavoro oltre che nel comunicare in turco. 
Lo studio riporta inoltre che le stesse, pur rischiando di essere maltrattate o discriminate nella vita quotidiana, dimostrano di non sapere dove rivolgersi per chiedere assistenza (nel 73% dei casi). Non sanno dove cercare aiuto per i figli (nel 74% dei casi) nonostante l’11% dei bambini abbia già avuto un incidente, e nemmeno dove trovare consulenza legale gratuita (68%) o supporto psico-sociale (57%).

La UN Women, organizzazione dell’ONU dedicata all’uguaglianza di genere, è uno dei beneficiari dei fondi ( denominati “Strumento per i rifugiati”) di 3 miliardi di euro elargiti dall’UE nell’ambito della Dichiarazione UE-Turchia sui rifugiati siglata nel marzo 2016. Lo scorso luglio, la Commissione europea, ha deciso di “garantire la continuazione del valido operato dello strumento” prevedendo di finanziare con altri 3 miliardi di euro nuovi progetti rivolti ai siriani sotto la protezione temporanea dello stato turco affinché continuino a restare in Turchia.

Spose Bambine in Turchia
In Turchia il 15% delle bambine sono date in spose prima dei 18 anni - età in cui si diventa maggiorenni secondo la legge turca. Il dato riflette numeri “ufficiali” ma va tenuto in conto che molti matrimoni di questo tipo vengono svolti con rito religioso dagli imam e non sono legali. Dunque in caso di “divorzio” non riconoscono alle giovani nemmeno alimenti o altri benefici economici. Dal novembre 2017 una legge ha permesso ai funzionari dello stato (i mufti) di celebrare matrimoni religiosi con valenza legale. Per parte della società civile turca la nuova legge non serve ad altro che incrementare il numero dei matrimoni precoci, mentre l’esecutivo sostiene l’opposto.

[...]

“Degli oltre 3 milioni di siriani che vivono oggi in Turchia solo 235mila alloggiano nei campi profughi. Gli altri sono sparsi per le città e cercano di cavarsela da soli. Sono sottoposti a ogni sorta di discriminazione e violenza. Lo status di ‘protezione temporanea’ che gli è stato assegnato non li protegge più di tanto”, scrive la giornalista e attivista Nurcan Baysal.

Un esempio a riguardo, riguarda il campo per profughi Telhamut, che si trova a Urfa Ceylanpınar. All’inizio di agosto, l’Ordine degli avvocati di Diyarbakır assieme ad altre organizzazioni della società civile ha cercato invano di entrare nel campo per verificare una denuncia secondo la quale le abitanti del campo sarebbero costrette a prostituirsi in cambio di generi alimentari. L’Ordine, chiedendo alla procura di avviare un’indagine, ha affermato che la denuncia rappresenterebbe una gravissima violazione dei diritti. L’indagine - avviata - è stata tuttavia posta sotto segreto istruttorio e il campo resta tuttora accessibile solo alle ONG vicine al governo.

Un’altra vicenda di violenza sessuale, questa volta riguardante delle minorenni siriane, è stata recentemente riportata dal quotidiano online Oda TV. Ne è emerso che nel 2017 l’ospedale Bağcılar di Istanbul ha ricoverato - senza però comunicarlo alle autorità competenti - 392 bambine incinte e per la maggior parte siriane. La procura ha avviato un’indagine in cui sono coinvolti 59 medici, ma il caso non risulta isolato.
Spose bambine
I quotidiani turchi riportano ogni giorno notizie di minorenni costrette al matrimonio. Come la sedicenne siriana D.H. che, per essersi ribellata a nozze forzate, è stata buttata dal balcone al terzo piano di un palazzo dal fratello. O la quattordicenne Y.Ç. che il giorno del matrimonio è riuscita a telefonare alla polizia e farsi liberare.

Così come per le “spose bambine” turche, anche per quelle siriane il primo movente delle famiglia è di tipo economico. Si aggiungono poi considerazioni legate alla preservazione dell’onore della famiglia e intente a proteggere le giovani da violenze sessuali. “Se mio padre fosse vivo non avrebbe mai dato il suo permesso”, è l’amaro commento di una giovane sposa siriana la cui madre non sembra aver potuto resistere alla pressione dei pretendenti. Lo riporta la rivista National Geographic, che di recente ha dedicato un servizio al tema, ricordando che prima della guerra il numero delle minorenni siriane sposate era decisamente inferiore, mentre ora c’è “un’epidemia di matrimoni di bambine”.

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Fazıla Mat

venerdì 11 maggio 2018

Sudan - “Sposa bambina a 13 anni, Noura verrà decapitata per essersi difesa dal marito stupratore”

TPI News
Sudan: Noura Hussein Hammad a 13 anni è costretta a sposarsi con un suo cugino, che la violenta. Per difendersi lo uccide e ora è condannata a morte. Abbiamo raccolto la testimonianza di chi sta cercando di salvarle la vita.

Noura, il giorno del suo matrimonio.
“Noura è una ragazza molto forte ma è stata completamente abbandonata dalla sua famiglia, da un anno e mezzo è rinchiusa nel carcere di Omdurman, la più grande città del Sudan, nessuno va a trovarla, non riesce a farsene una ragione, non capisce perché nonostante sia stata abusata sessualmente tutti l’abbiano rinnegata e ora sia stata condannata a morte”.

Nahid Jabrallah, direttrice di Seema (Centre for Training and Protection of Woman and Child’s Rights), è l’unica persona che si sta occupando di Noura Hussein Hammad, ed è l’unica che la incontra in carcere insieme agli avvocati.

Noura porta con sé una grande sofferenza: a 13 anni, contro la sua volontà, viene data in sposa per un matrimonio combinato con un suo cugino di secondo grado.

Nonostante il suo rifiuto, il matrimonio religioso viene celebrato, Noura fugge e trova protezione a casa di alcuni parenti a Sinnar. Dopo due anni vissuti lontano dalla famiglia, Noura decide di tornare a casa.

“Il legame con la famiglia nel mondo musulmano è molto forte, è difficile stare lontani dai genitori e cossì Noura decide di tornare dal padre”.

Ce lo racconta Sodfa Daaji, del network europeo donne migranti, che si sta occupando del caso di Noura insieme ad altri attivisti, per coinvolgere Unicef e altre associazioni e salvare la vita di questa ragazza che sogna ancora di diventare un avvocato.

A 15 anni Noura e il marito celebrano anche il matrimonio legale: ora Noura può consumare il matrimonio, secondo la legge del Sudan.
Ma la ragazza non vuole, i due sposi vanno in luna di miele a Khartoum, dove, dopo giorni di rifiuto, Noura viene violentata dal marito che la costringe a fare sesso in presenza di altri parenti.

Il giorno successivo, il 3 maggio 2017, il marito cerca nuovamente di violentarla, ma Noura reagisce e lo accoltella, ferendolo a morte.

“‘O muori tu, o muio io’, le ha detto il marito durante lo scontro”, racconta Sodfa.

La forza delle disperazione la spinge a difendersi uccidendo il suo aguzzino.

Noura torna nuovamente dalla famiglia, sperando di essere aiutata, ma il padre la consegna alla polizia.

“Noura viene completamente rifiutata dalla famiglia, per i genitori non è più la loro figlia”, racconta Nahid.

Il 19 aprile 2018, Noura viene incriminata e condannata a morte tramite decapitazione.

“In Sudan vige la Shariʿah (o sharia), la legge islamica, secondo cui l’omicidio viene punito con la pena di morte. C’è un solo articolo, il 130 del codice penale, che disciplina la punizione per omicidio”, ci spiega Sodfa.

“L’articolo 130 definisce ‘l’intentional murder’”, specifica Sodfa, “mentre il 131 è l’inintentional murder. Questo per fare chiarezza. In Sudan viene riconosciuto l’inintentional murder, ma non è applicabile per Noura. Inoltre, in Sudan, da due anni è riconosciuto il marital rape, ma non è applicabile nel caso di Noura, in quanto è condannata per omicidio premeditato e non viene preso in considerazione lo stupro eseguito dal marito”.

Contrariamente ai luoghi comuni, la Shariʿah non è stata imposta in Sudan dal regime del presidente Omer El Bashir ma dal colonnello Gaafar Nimeiry per consolidare il suo potere ottenuto tramite colpo di stato dell’ottobre 1971.

La Shariʿah è stata mantenuta dal regime Bashir non per convinzioni religiose ma per convenienze politiche.
[...]

Ed è proprio il riscatto economico quello che potrebbe salvare Noura: “se la famiglia del marito accettasse il pagamento della multa, al posto della condanna a morte, Noura potrebbe essere salvata. Ma è molto difficile. La famiglia di lui è ricca e non ha bisogno di soldi, preferisce la rivincita”, ci spiega Nahid.

Il 10 maggio 2018 il tribunale penale di Omdurman (la Omdurman criminal court) ha confermato la condanna a morte per omicidio volontario.
Gli avvocati di Noura hanno solo 15 giorni per appellarsi alla sentenza.

“Noura spera ancora, crede in dio e aspetta per la misericordia. Ma nessuno in tutto questo tempo si è preso cura di lei, non un vestito le è stato inviato, è l’unica prigioniera che non riceve visite. Solo di recente ha ricevuto la testimonianza delle persone che nel mondo si stanno muovendo per aiutarla. Vedere le foto dei sostenitori l’ha resa felice e speranzosa. Conserva ancora i suoi sogni, dice che vuole studiare per diventare avvocato e proteggere le persone dalle ingiustizie”.

Sodfa e Nahid sanno che per Noura ci sono poche possibilità ma non si arrendono, così stanno cercando di coinvolgere anche il presidente del Sudan per chiedergli di concedere la grazia e salvarle la vita.

venerdì 20 aprile 2018

Giordania: campagna attivisti diritti umani contro fenomeno spose-bambine. 10.000 matrimoni di minorenni all'anno

AnsaMed
Amman - Un gruppo di attivisti per i diritti umani in Giordania ha avviato una campagna per combattere il fenomeno dei matrimoni precoci, che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi anni nel Paese a causa dell'aumentata povertà e dell'arrivo di rifugiati dai Paesi vicini, in particolare la Siria. 


Oltre 10.000 ragazze sotto i 18 anni si sposano ogni anno in Giordania, secondo i dati resi noti dall'organizzazione che ha avviato la campagna, la Sisterhood is Global Institute (SIGI).

L'iniziativa è stata denominata 'Nujoud', dal nome di una ragazza yemenita nota per essersi sposata a soli 10 anni e avere divorziato pochi mesi dopo, diventando la più giovane divorziata di cui si abbia notizia nel mondo. 

I sostenitori della campagna vogliono che il Parlamento giordano abolisca un articolo di legge che consente il matrimonio sotto i 18 anni di età e impedisce ai giudici di decidere eccezioni alla normativa. 

I promotori dell'iniziativa sottolineano che in una società tribale come quella giordana i matrimoni di ragazze in tenera età sono sempre stati diffusi, ma il fenomeno si è aggravato con l'arrivo di centinaia di migliaia di rifugiati siriani. 

Per molte di queste famiglie dare in sposa una figlia comporta vantaggi sia per la regolarizzazione del proprio status sia in termini di entrate economiche. Secondo la direttrice di SIGI, Asma Khader, il matrimonio delle ragazze in tenera età dovrebbe essere considerato come un crimine alla stessa stregua del traffico di esseri umani.

giovedì 15 marzo 2018

Spose bambine in Nepal: il Medioevo nel 2018. HRW: 37% si sposa prima dei 18 anni e il 10% prima dei 15

L'Indro
Durante un programma interattivo organizzato in occasione del 108° Giorno Internazionale della Donna, tenutosi nella Capitale, la Ministra per le Donne, l’Infanzia e il Benessere Sociale Tham Maya Thapa ha affermato «Saranno intraprese azioni risolute contro gli stupratori e chi attua molestie». 


La leader del Partito Comunista del Nepal Marxista-Leninista Unificato UML Thapa ha anche fatto un appello alle vittime affinché chiamino il numero verde 1145 ed ha chiesto che il Governo si debba conseguentemente attivare per avviare pratiche dirette e dure contro tutti coloro che risultino –con evidenza di fatti- coinvolti a vario titolo in questo tipo odioso di reati.

La Ministra Hapa, che è stata eletta dall’Assemblea Nazionale dall’UML attraverso la quota rappresentativa proporzionale, ha chiesto con urgenza che tutte le Autorità si sensibilizzino nel comprimere e contrastare ogni forma di violenza contro le donne nella società nepalese. Secondo la Ministra «Per costruire una società giusta e prospera le donne devono avere accesso ad autorità responsabile». 

Ed ha aggiunto: «Dobbiamo agire strada per strada e all’interno del Parlamento perché si assicuri la quota del 33 per cento ad una rappresentanza femminile ad ogni livello del nostro Governo. Si tratta di uno scopo importante. Ora è il tempo per migliorare tutto questo». Allo stesso tempo, bisogna considerare che ogni atto ufficiale promulgato in tale direzione finora è rimasto lettera morta.

Il fenomeno dei matrimoni con le “spose bambine” cioé ragazze che –in realtà- sono poco più che bambine e che certo non hanno ancora raggiunto la maggiore età con uomini di età superiore è parecchio esteso ancor oggi in Nepal. 

Secondo un report Human Rights Watch HRW , il 37 per cento delle femmine in Nepal si sposa prima dei 18 anni e il 10 per cento si sposa intorno ai 15 anni, nonostante la maggiore età in Nepal sia considerata 20 anni. 

In realtà, anche i ragazzi si sposano spesso al di sotto della maggiore età nepalese, sebbene con cifre ben al di sotto delle coetanee femmine. I dati UNICEF indicano che il Nepal ha il terzo più alto livello di matrimoni con spose bambine in Asia, dopo Bangladesh e India.
Secondo i dati approfonditi da HRW, nell’intervistare decine di minori e giovani si è appreso che nello spiegare questi alti livelli di matrimoni tra adulti e bambine vi è un complesso di fattori, quali la bassa istruzione, la povertà, il lavoro minorile, la pressione sociale ed una vasta rete di consuetudini ataviche. Trasversali a tutto ciò vi sono linee di tendenza arcaiche che si basano su disparità di genere e norme sociali non acquisite dal linguaggio normativo istituzionale dove le ragazze sono valutate inferiori ai maschi nella intera società nepalese.

Nei report HRW si constata che la maggior parte dei matrimoni sono frutto di patti stabiliti tra le famiglie e spesso le minori sono costrette a sposarsi proprio dai genitori o da altri membri della famiglia. In alcune aree della Nazione nepalese, le famiglie pattuiscono matrimoni con bambine che in quel momento hanno un anno e mezzo di età. Alcune volte si sente parlare –affermano i ricercatori HRW- di “matrimoni d’amore”. In Nepal, si parla di “matrimoni di amore” quando si tratta di libera scelta di maschi e femmine di varia età, adulti e non, che decidono autonomamente rispetto ai desiderata delle famiglie e della società. Quindi, al di fuori delle contrattualistiche pattuite tra le famiglie che decidono (impongono) i matrimoni soprattutto per quanto riguarda le bambine, a fini di finanziamento e per affrancarsi dal dover accudire alle bambine alle quali ritengono di non poter dare futuro alcuno.
[...]
Un altro duro aspetto di queste ricerche mostra un dato drammatico: le spose bambine sono tra le persone più soggette a violenze domestiche, più delle donne sposate in età superiore. Spesso, attraverso le interviste e la somministrazione di questionari, si ottengono dati e racconti per i quali i casi di violenze fisiche e non solo verbali sono parecchio numerosi, la fonte di tali violenze sono proprio gli uomini sposati o altre figure maschili della famiglia. 

Si viene a sapere così di violenze sessuali intra-familiari, di ragazze e bambine costrette al duro lavoro in condizioni difficilmente sopportabili, così come si viene a conoscenza di ragazze di varia età che –dopo il matrimonio – vengono letteralmente abbandonate dalle figure maschili, abbandonate fisicamente in casa ed abbandonate al loro oscuro destino.

Il Governo nepalese ha intrapreso qualche azione per limitare questo drammatico contesto sociale ma – a conti fatti – è chiaro che non è abbastanza. Un piano nazionale volto alla riduzione dei matrimoni con “spose bambine” vede sempre decisioni a livello politico e governativo e il tema viene altrettanto spesso post-posto e rimandato in termini di discussione parlamentare. Fattori protettivi come un accesso più egualitario all’Istruzione ed informazioni mediche più dettagliate così come sui servizi sociali disponibili restano ancor oggi un lontano miraggio per le minori sottoposte a queste vessazioni ed ai matrimoni combinati.

Francesco Tortona

lunedì 15 gennaio 2018

Il dramma delle spose bambine: 5 milioni senza infanzia e diritti

Il Fatto Quotidiano
Qual è l'età giusta per sposarsi? Oggi nel mondo ci sono oltre 700 milioni di donne che lo hanno fatto in età minorile. Tanto che ogni anno, nonostante sia considerato una violazione dei diritti umani, 15 milioni di matrimoni hanno per protagonista una minorenne e una volta su tre (5 milioni di casi) si tratta di ragazzine con meno di 15 anni che diventano spose bambine di persone che hanno il doppio, il triplo anche il quadruplo dei loro anni.




Uomini che le comprano per pochi spiccioli o qualche accordo tra adulti e le strappano all'infanzia. Se il numero di spose bambine nel mondo crescerà ai ritmi attuali, lancia l'allarme Save the Children, nel 2030 avremo 950 milioni di donne sposate giovanissime e 1,2 miliardi nel 2050.

Povertà, guerre e crisi umanitarie contribuiscono ad alimentare il fenomeno: in questi mesi le razioni alimentari sono diventate un fattore determinante nella decisione delle famiglie di far sposare la propria prole il prima possibile nei campi profughi Rohingya in Bangladesh. 


Anche un solo tozzo di pane in più spinge, infatti, i genitori a vendere le figlie di 11 anni. Ma è l'India il Paese al vertice di questa agghiacciante classifica: il 47% delle ragazze, più di 24,5 milioni, si sposano prima di aver compiuto 18 anni.

Solo lo scorso ottobre, la Corte Suprema ha annullato una legge di 77 anni fa, stabilendo che il rapporto sessuale tra un uomo e una donna minore di 18 anni va sempre considerato stupro. 

Senza nessuna protezione restano ancorale giovani della Nigeria: quelle sposate tra i 15 e i 19 anni sono circa il 60%. Poi ci sono la Repubblica Centrafricana (55%), il Bangladesh (44%) e il Sud Sudan (40%). In Europa il fenomenoriguardalragazzasul0, mentre in Italia il dato è dell'1,5%. Su pressione della comunità internazionale, che si è impegnata a mettere fine alla pratica dei matrimoni precoci entro il 2030, tra il 2015 e il 2017 sono 9 i Paesi (Chad, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Malawi, Mexico, Nepal, Panama, Zimbabwe) che hanno migliorato la normativa sull'età minima del matrimonio.

"Le leggi - spiega Save the Children - sono il primo passo necessario per difendere le ragazze dalla pratica del matrimonio precoce, ma sono necessari ulteriori interventi per evitare che questo fenomeno continui ad essere perpetrato". 

Il riferimento va alla Turchia, dove è vietato sposarsi prima dei 17 anni, eppure la piaga delle spose bambine non si ferma: le stime parlino di 181 mila spose sotto i16 anni negli ultimi tre anni. A remare contro è la Diyanet (la Direzione per gli Affari religiosi, massima autorità musulmana nel Paese) che negli scorsi giorni ha pubblicato in precetto sul suo sito: "Il matrimonio evita l'adulterio e può essere contratto appena si entra nell'età della pubertà". 

In poche ore la comunità internazionale ne ha richiesto la cancellazione facendo pressione sul presidente Erdogan, che già lo scorso novembre aveva presentato tramite l'Akp (il suo partito) una proposta di legge, p oi ritirata, che avrebbe consentito i matrimoni al di sotto dei 16 anni.

Patrizia De Rubertis

giovedì 21 dicembre 2017

Palermo - Matrimoni forzati a bambine immigrate da 11 a 16 anni e scompaiono da scuola

La Sicilia
Bambine e ragazzine straniere, fra gli undici e i sedici anni, che improvvisamente spariscono dai banchi di scuola per essere costrette da genitori e famiglie a matrimoni combinati, spesso nel loro paese d’origine.



Sono i “matrimoni forzati”, un fenomeno che a Palermo riguarda soprattutto la comunità del Bangladesh e che ancora oggi rimane sommerso.

"Queste ragazzine spariscono dalla scuola e si sospetta che siano mandate nel paese d’origine della famiglia per sposare uomini più grandi – ha raccontato all’Adnkronos il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo Maria Vittoria Randazzo - E’ accaduto che una ragazzina si sia rivolta alla polizia presso il tribunale dei minorenni presentando una denuncia, ma si tratta di un caso". Negli ultimi sei-sette anni, spiega il procuratore, "i casi si contano sulle dita di una mano. Saranno quattro o cinque denunce, ma noi siamo certi che i casi siano veramente tanti".

Un fenomeno di cui è difficile scoprire i numeri. Le ragazzine, nella maggior parte dei casi vere e proprie bambine, si ribellano con difficoltà alle famiglie. "Ci vuole molto coraggio - sottolinea Randazzo - Significa tagliare i ponti con i genitori ma anche con tutta la comunità di cui fanno parte. La ragazzina bengalese che si è rivolta alla polizia ha avuto il coraggio di affermare il diritto alla sua libertà individuale".

Minorenni obbligate a rinunciare alla loro infanzia, che vengono portate via da scuola, che vedono violato il loro diritto allo studio, insieme ad altri diritti fondamentali. "Queste ragazzine sono minorenni, spesso hanno meno di 14 anni e vengono costrette a sposarsi - evidenzia il procuratore - Si può parlare anche di violenza sessuale dato che per la legge italiana un minore fino a 14 anni non è in grado di esprimere un consenso".

E su questa emergenza a Palermo si insedierà un tavolo che si occuperà proprio delle bambine straniere costrette a lasciare la scuola per matrimoni combinati. Si tratta dell’Osservatorio sul diritto allo studio e sul diritto all’eguaglianza ai diritti educativi costituito nell’ambito della Conferenza permanente provinciale. Un organismo voluto dalla Prefettura di Palermo e di cui fanno parte il Tribunale dei minori, l’Ufficio scolastico provinciale, l’Osservatorio sulla Dispersione scolastica Usr Sicilia, l’Asp, il Comune, l'assessorato regionale alla Famiglia, il Garante per l’infanzia e il presidente della Consulta delle Culture di Palermo.

"Sarà un tavolo coordinato dalla Prefettura – ha spiegato il prefetto di Palermo Antonella De Miro - il cui compito sarà quello di condividere i dati e le informazioni a disposizione per farne il punto di partenza per l’analisi del fenomeno e per l’individuazione di iniziative di prevenzione a tutela del minore. Ci sono bambine che spariscono improvvisamente dalle classi e i genitori raccontano che sono andate a trovare i parenti nel loro paese d’origine mentre in realtà sono state costrette a sposarsi".

"I diritti umani riguardano tutti. Partiamo oggi dai bambini perché loro saranno gli uomini di domani - ha sottolineato il prefetto De Miro - Il rispetto dei diritti umani è fondamento della società civile e anche della pace". Nella giornata dedicata ai Diritti umani dei minori, la Prefettura di Palermo ha voluto coinvolgere anche le scuole: cinque elementari e medie e i due licei Benedetto Croce e Regina Margherita, particolarmente impegnati in attività didattiche a tutela del diritto allo studio e all’uguaglianza delle opportunità educative. Gli studenti hanno presentato alcuni progetti realizzati nell’ambito delle iniziative Unicef e raccontato alcune esperienze di integrazione socio-lavorativa dei minori stranieri.

Per l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla "la dispersione scolastica è una criticità assoluta del sistema regionale" e l’assessorato "sta pensando a mettere in campo azioni sperimentali sui quartieri considerati maggiormente a rischio. E’ giunto il momento - sottolinea - di pensare ad interventi straordinari. E’ tempo di lavorare concretamente con la scuola e con le istituzioni per sensibilizzare e fidelizzare i bambini al mondo della scuola, fornendo anche una continuità educativa nelle ore extra scolastiche perché solo attraverso questa prossimità con le famiglie e i ragazzi potremmo ottenere dei risultati di contenimento di un fenomeno così grave".

domenica 26 novembre 2017

"Matrimoni tra minori, fenomeno in aumento nei campi rom. Quei giovani vivono ghettizzati. Soltanto la scuola può salvarli" Intervista a Paolo Ciani

La Stampa
Dobbiamo farli uscire dai campiIl fenomeno dei matrimoni tra minori nei campi rom dell'estrema periferia di Roma «è molto peggiorato negli ultimi anni. Siamo tornati ai livelli di trent'anni fa». A denunciarlo è Paolo Ciani, responsabile dei servizi con i Rom e Sinti della Comunità di Sant'Egidio. E «sono impressionanti» i dati emersi dal report dell'Associazione 21 Luglio sugli sposi bambini.

Ciani, i dati dicono che abbiamo superato la percentuale di matrimoni tra minori del Niger. Questo passo indietro da cosa dipende?
«Si è abbandonato il percorso di scolarizzazione e di inserimento nella società delle comunità rom della Capitale, preferendo ghettizzarle. Alcune famiglie rom con cui lavoriamo ci hanno chiesto di farle uscire dai campi o le loro figlie finiranno per sposarsi troppo presto. I livelli di istruzione e integrazione incidono molto sulla consapevolezza di certe scelte».
Colpa delle vecchie generazioni o è un desiderio dei giovani?
«È un fenomeno che viene generalmente accettato dalla cultura rom. Certe volte sono proprio i minori a volersi sposare. In altri casi, questi matrimoni - che non hanno alcun valore legale ma sono solo autorizzazioni alla convivenza date dai genitori - vengono combinati tra le famiglie. Capita anche che i parenti dello sposo paghino una dote in beni o in denaro alla famiglia della ragazza. Pratiche, queste, che ricordano tempi antichi, ma che ormai si sono anche adattate alla modernità».
Cosa intende?
«I ragazzi rom ormai si conoscono anche sui social network, chattano e si frequentano online. Quando le famiglie lo scoprono, cercano spesso di sanare la situazione. Ma il motivo principale del matrimonio precoce è un altro: la mancanza totale di un'età della spensieratezza. L'adolescenza quasi non esiste. Così, anche il rapporto con l'altro sesso viene vissuto come un problema».
La soluzione qual è?
«Farli uscire dai campi, che sono luoghi disumani dove spesso non faremmo vivere nemmeno delle bestie. Molti ragazzi rom che lavorano con noi e vivono una realtà normale, ad esempio, arrivano a 24 o 25 anni senza sentire l'obbligo di sposarsi».
Che giudizio dà al nuovo piano per il superamento dei campi rom di Virginia Raggi?
«Le intenzioni sono positive, ma gli strumenti utilizzati finora non funzionano. Le famiglie devono trovarsi da sole un appartamento da affittare. Un metodo che ha dimostrato di essere inefficace». 

Nel resto del Paese la situazione è la stessa di Roma?
«Roma è la città con il più grande numero di campi. Non c'è una statistica documentata a livello nazionale, ma la percentuale nelle altre città è certamente legata all'obbligo scolastico. Dove non si tollera l'abbandono dell'istruzione dei minori, il fenomeno è residuale».


mercoledì 11 ottobre 2017

India, stop alla spose bambine: il sesso con la moglie minorenne è stupro

Gloabalist
Un piccolo passo in avanti per il rispetto dei diritti civili e delle donne: la Corte Suprema indiana ha stabilito che una relazione sessuale fra un uomo e la moglie minorenne fra i 15 ed i 18 anni non compiuti ha valore di stupro punibile in base al diritto penale indiano (Ipc).

I giudici hanno accolto in questo modo una istanza contenuta in una 'Procedura di pubblico interesse' presentata da un avvocato in cui si chiedeva di autorizzare una moglie minorenne a depositare una denuncia contro il marito che l'aveva forzata ad avere un rapporto sessuale.
Nel firmare la sentenza il tribunale ha manifestato preoccupazione per la ricorrente pratica dei matrimoni con spose bambine, sottolineando che le leggi indiane a tutela della giustizia sociale non sono state applicate nello spirito in cui sono state pensate.

Infine riferendosi alla sezione 375 dell'Ipc che considera stupro una relazione sessuale matrimoniale solo quando la sposa ha meno di 15 anni, i giudici hanno sostenuto che «l'eccezione prevista in materia di stupro nell'Ipc è contraria ad altri statuti e viola l'integrità fisica delle bambine».

sabato 16 settembre 2017

Spose bambine, “in Italia migliaia di minori a rischio”

Redattore Sociale
All’indomani del caso di Firenze, il commento di Tiziana Dal Pra, presidente dell’associazione emiliana Trama di Terre: “Fenomeno in Italia è diffuso soprattutto tra le comunità straniere del Bangladesh, dell’India e del Pakistan”. Ma in molte si ribellano e chiedono aiuto.


“In Italia ci sono migliaia di bambine che rischiano di essere date in sposa a uomini che non amano”. E’ quanto afferma Tiziana Dal Pra, presidente dell’associazione emiliana Trama di Terre, che ospita ragazzine vittime di matrimoni forzati. Una riflessione che arriva all’indomani del nuovo caso di sposa bambina di Firenze, vendita per 15 mila euro e segregata in casa per alcuni anni dal padre.

Secondo Dal Pra, “il fenomeno in Italia è diffuso soprattutto tra le comunità straniere del Bangladesh, dell’India e del Pakistan, oltre che in alcune famiglie di etnia rom. Bisogna avere il coraggio di essere chiari e di dirlo con trasparenza”.

Un problema culturale, che spesso viene a scontrarsi con differenti modelli culturali quando queste ragazzine hanno la possibilità di andare a scuola e conoscere un nuovo mondo. “Le bambine entrano in contatto con altri modelli culturali e comprendono l’atrocità del matrimonio forzato”. E così, aggiunge la presidente di Trame di Terre, “chiedono aiuto tramite i servizi sociali, i bidelli, gli amici, i professori, internet”. Proprio come la bambina di Firenze, che ha chiesto aiuto tramite una chat a un ragazzo siciliano, che poi ha dato l’allarme facendo partire l’indagine.

Per affrontare la situazione, dice Dal Pra, “bisogna partire dalla prevenzione a partire dal mondo delle scuole, dove il tema dovrebbe essere affrontato con maggior efficacia su tutti i livelli”. Inoltre, conclude, “è importante introdurre anche in Italia il reato sui matrimoni forzati e applicare la Convenzione di Istanbul che impone misure penali per contrastare questa pratica”.

lunedì 11 settembre 2017

Bangladesh, Pakistan, India: a Palermo rispedite a casa per essere spose bambine

Globalist
Nate in Sicilia, ragazzine tra i 13 e i 17 anni costrette a tornare nel loro paese per sposare un parente molto più grande.


"Hanno dai 13 ai 17 anni. Sono originarie del Bangladesh, del Pakistan, dell’India e dello Sri Lanka, ma sono nate e cresciuta a Palermo. Improvvisamente spariscono dalle scuole per tornare nel Paese d’origine e sposare un lontano parente, molto più grande di loro che solo nei casi più fortunati hanno visto una volta in fotografia". 

La notizia, in una inchiesta che oggi è pubblicata dall'edizione palermitana di Repubblica.
"Sono le spose-bambine palermitane - è stato scritto - che vivono ogni giorno il conflitto fra la cultura occidentale in cui sono cresciute e quella dei loro genitori. E in questo conflitto finiscono per rimanere incastrate in un matrimonio combinato". 
L'inchiesta ricorda il caso di una piccola rom di dodici anni, promessa in sposa a un parente che viveva in Francia, "sfuggita al suo destino - si dice nell'inchiesta - solo perché qualche giorno fa ha trovato il coraggio di scappare dalla sua casa fatiscente in centro storico".
"Non si tratta di un caso isolato — ha spiegato Enrica Salvioli, operatrice psico-pedagogica dell’Ufficio scolastico regionale — Accade soprattutto fra le ragazzine bengalesi e rom. Alcune trovano la forza di raccontare il loro dramma, altre tacciono".