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Oltre la metà dei 54 Paesi africani ha chiuso confini di terra, aria e mare per arginare la diffusione del nuovo coronavirus.
Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha avvertito di un “imminente aumento” dei casi di contagio del nuovo Coronavirus in Africa.
Ghebreyesus ha chiesto ai capi di Stato africani di aprire corridoi umanitari per consegnare forniture mediche indispensabili.
Oltre la metà dei 54 Paesi africani ha chiuso confini di terra, aria e mare per arginare la diffusione del nuovo Coronavirus, ma ciò ostacola le spedizioni. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha avvertito di un “imminente aumento” dei casi di contagio del nuovo Coronavirus in Africa.
Nei Paesi del continente sono 313 i decessi, 29 in più rispetto ai dati di ieri, e 7.741 i casi di contagio in 50 Stati, secondo il Centro di controllo delle malattie dell’Unione Africana.
Aumenta il numero dei guariti: sono 640 rispetto ai 561 di ieri.
Primo Paese per numero di vittime resta l’Algeria, con gli 83 decessi già confermati dai dati di ieri. Il più colpito, il Sudafrica: qui si contano nove morti e 1.505 casi. Oltre ad Algeria e Sudafrica ci sono altri 27 i Paesi del continente in cui si registrano vittime: Egitto (66), Marocco (48), Burkina Faso (16), Tunisia (18), Repubblica democratica del Congo (16), Camerun (8), Mauritius (7), Ghana (5), Niger (5), Nigeria (4), Kenya (4), Congo (3), Mali (3), Togo (3), Angola (2), Sudan (2), Gabon (1), Libia (1), Botswana (1), Gambia (1), Zimbabwe (1), Zambia (1), Costa d’Avorio (1), Capo Verde (1), Senegal (1), Tanzania (1) e Mauritania (1).
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lunedì 6 aprile 2020
martedì 18 giugno 2019
Unicef e Oms: "Nel mondo 1 persona su 3 senza acqua potabile sicura"
La Repubblica
L'allarme delle due organizzazioni nel rapporto "Progress on drinking water". Per 3 miliardi di persone non è possibile lavarsi le mani disponendo di acqua e sapone in casa".
Nel mondo, una persona su tre non ha accesso all'acqua potabile sicura. Lo rivela il rapporto 'Progress on drinking water', di Unicef e Organizzazione mondiale della sanità, che punta i riflettori sulle disuguaglianze nell'accesso alla risorsa acqua.
L'allarme delle due organizzazioni nel rapporto "Progress on drinking water". Per 3 miliardi di persone non è possibile lavarsi le mani disponendo di acqua e sapone in casa".
Nel mondo, una persona su tre non ha accesso all'acqua potabile sicura. Lo rivela il rapporto 'Progress on drinking water', di Unicef e Organizzazione mondiale della sanità, che punta i riflettori sulle disuguaglianze nell'accesso alla risorsa acqua.
Non solo: "Più della metà del mondo - denunciano - non ha accesso a servizi igienico-sanitari sicuri". Il "mero accesso all'acqua non basta. Se è sporca o insicura, non stiamo aiutando i bambini a livello globale", afferma Ann Naylor dell'Unicef.
Infatti, sottolinea Naylor, "se l'acqua non è pulita, sicura da bere o è troppo lontana da raggiungere, e se l'accesso ai servizi igienici è limitato, allora non stiano lavorando a favore delle nuove generazioni". Secondo il Rapporto, circa 2,2 miliardi di persone a livello mondiale non dispongono di servizi per l'acqua potabile, 4,2 miliardi non dispongono di servizi igienici sicuri. Per 3 miliardi di persone, inoltre, non è possibile neppure lavarsi le mani disponendo di acqua e sapone in casa. Secondo Unicef e Oms, dunque, se "progressi significativi sono stati fatti per l'accesso universale di base all'acqua, ci sono tuttavia grandi differenze nella qualità dei servizi forniti".
"Se i vari paesi falliranno negli sforzi per garantire acqua sicura e servizi igienico-sanitari - ha avvertito Maria Neira, Director Department of Public Health dell'Organizzazione mondiale della sanità - continueremo a vivere insieme a malattie che già da tempo sarebbero dovute essere nei libri di storia: malattia come diarrea, colera, tifo, epatite A e malattie tropicali dimenticate. Investire in acqua, sanità e igiene è vantaggioso per la società sotto molteplici aspetti ed è - rileva - una base essenziale per la salute pubblica".
Infatti, sottolinea Naylor, "se l'acqua non è pulita, sicura da bere o è troppo lontana da raggiungere, e se l'accesso ai servizi igienici è limitato, allora non stiano lavorando a favore delle nuove generazioni". Secondo il Rapporto, circa 2,2 miliardi di persone a livello mondiale non dispongono di servizi per l'acqua potabile, 4,2 miliardi non dispongono di servizi igienici sicuri. Per 3 miliardi di persone, inoltre, non è possibile neppure lavarsi le mani disponendo di acqua e sapone in casa. Secondo Unicef e Oms, dunque, se "progressi significativi sono stati fatti per l'accesso universale di base all'acqua, ci sono tuttavia grandi differenze nella qualità dei servizi forniti".
"Se i vari paesi falliranno negli sforzi per garantire acqua sicura e servizi igienico-sanitari - ha avvertito Maria Neira, Director Department of Public Health dell'Organizzazione mondiale della sanità - continueremo a vivere insieme a malattie che già da tempo sarebbero dovute essere nei libri di storia: malattia come diarrea, colera, tifo, epatite A e malattie tropicali dimenticate. Investire in acqua, sanità e igiene è vantaggioso per la società sotto molteplici aspetti ed è - rileva - una base essenziale per la salute pubblica".
domenica 3 febbraio 2019
Siria, Denuncia Oms su 29 bambini morti di freddo in campo Al Hol - Onu, curdi e Usa aprano corridoi sicuri per i civili
AnsaMed
Beirut - L'agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha oggi chiesto alle forze curdo-siriane e agli Stati Uniti, che guidano la coalizione anti-Isis nell'est della Siria, di assicurare un passaggio sicuro alle decine di migliaia di civili, per lo più donne e bambini, intrappolati nella Siria orientale in condizioni umanitarie disperate.
Solo ieri l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) aveva denunciato la morte per freddo di 29 bambini negli ultimi due mesi nel campo profughi di Al Hol, al confine con l'Iraq.
Beirut - L'agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha oggi chiesto alle forze curdo-siriane e agli Stati Uniti, che guidano la coalizione anti-Isis nell'est della Siria, di assicurare un passaggio sicuro alle decine di migliaia di civili, per lo più donne e bambini, intrappolati nella Siria orientale in condizioni umanitarie disperate.
Solo ieri l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) aveva denunciato la morte per freddo di 29 bambini negli ultimi due mesi nel campo profughi di Al Hol, al confine con l'Iraq.
Nel campo rimangono 33mila civili da anni nelle tende e all'addiaccio.
Le pessime condizioni meteorologiche hanno inasprito le condizioni delle decine di migliaia di civili che, a causa del conflitto in corso, sono di fatto bloccati e isolati. "E' importantissimo assicurare un passaggio sicuro per i civili", ha detto il portavoce dell'Unchr, Andrej Mahecic, citato dai media panarabi.
giovedì 8 febbraio 2018
Oms, 200 milioni di donne con mutilazioni genitali al mondo. Ogni anno a rischio 3 milioni di bambine.
La nuova ecologia
Nel mondo ci sono 200 milioni di donne che hanno subito mutilazioni genitali, con tre milioni di ragazze che ogni anno rischiano di subirle.
Nel mondo ci sono 200 milioni di donne che hanno subito mutilazioni genitali, con tre milioni di ragazze che ogni anno rischiano di subirle.
Lo ha sottolineato ieri l’Oms nella Giornata Mondiale di “Tolleranza zero”. Le mutilazioni, sottolinea l’Organizzazione, avvengono in prevalenza sotto i 15 anni, e sono concentrate in 30 paesi di Africa, Medio Oriente e Asia. Negli ultimi decenni la cifra è in calo, anche se tra il 2014 e il 2016 c’è stato un balzo nelle stime in particolare in Indonesia.
Mentre nel 1985 si stimava che il 51% delle ragazze subiva la pratica nei paesi dove è effettuata, nel 2016 la percentuale è scesa al 37%. “Le mutilazioni sono una violazione dei diritti delle donne – scrive l’Oms.
Mentre nel 1985 si stimava che il 51% delle ragazze subiva la pratica nei paesi dove è effettuata, nel 2016 la percentuale è scesa al 37%. “Le mutilazioni sono una violazione dei diritti delle donne – scrive l’Oms.
La procedura può causare emorragie e incontinenza, e a lungo termine cisti, infezioni e complicazioni della gravidanza”. Anche tra le migranti che vivono in Italia, ha evidenziato uno studio dell’università Bicocca, ci sono tra le 46mila e le 57mila donne mutilate. “La mutilazione genitale femminile costituisce una ripugnante violazione dei diritti umani di donne e ragazze.
A meno di un’azione concertata e tempestiva, altri 68 milioni di ragazze rischiano di subire la stessa rivoltante pratica entro il 2030”. Lo scrive in un messaggio in occasione della Giornata Mondiale Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu. “Quando c’è un forte impegno politico, registriamo un progresso in diversi Paesi, che non è comunque abbastanza se rapportato al ritmo di crescita della popolazione globale. Se non agiamo ora, questo numero è destinato a crescere – scrive Guterres -.
Lo sviluppo sostenibile non può prescindere dal pieno rispetto dei diritti umani di donne e ragazze. L’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 5, che si concentra sulla parità di genere, rivendica l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili entro il 2030”.
Insieme all’Unione Europea, ha sottolineato Guterres, le Nazioni Unite hanno lanciato l’iniziativa Spotlight, un impegno globale che nei prossimi anni mira a creare forti rapporti di cooperazione e armonizzare gli sforzi attuati per porre un termine a tutte le forme di violenza contro donne e ragazze, compresa la mutilazione genitale femminile. “Non c’è tempo da perdere – conclude – quando sono in gioco la dignità e il benessere di milioni di giovani donne. Insieme, possiamo e dobbiamo mettere un termine a questa pratica nociva
Insieme all’Unione Europea, ha sottolineato Guterres, le Nazioni Unite hanno lanciato l’iniziativa Spotlight, un impegno globale che nei prossimi anni mira a creare forti rapporti di cooperazione e armonizzare gli sforzi attuati per porre un termine a tutte le forme di violenza contro donne e ragazze, compresa la mutilazione genitale femminile. “Non c’è tempo da perdere – conclude – quando sono in gioco la dignità e il benessere di milioni di giovani donne. Insieme, possiamo e dobbiamo mettere un termine a questa pratica nociva
martedì 24 novembre 2015
Sanità Oms Europa, 700.000 rifugiati e migranti nel 2015, al 5% servono cure. Realizzare le vaccinazioni
AdnKronos Salute
Meeting a Roma per tracciare strategia comune, focus su vaccinazioni
Roma - Sono stati oltre 700.000 i rifugiati e migranti entrati nella regione europea nel 2015, in aggiunta ai 2 milioni di rifugiati in Turchia. Fino al 5% di queste persone ha bisogno di assistenza medica, a fronte di problemi di salute come lesioni accidentali, ipotermia, ustioni, episodi cardiovascolari, gravidanze e complicanze legate al parto, al diabete e all'ipertensione.
Meeting a Roma per tracciare strategia comune, focus su vaccinazioni
Roma - Sono stati oltre 700.000 i rifugiati e migranti entrati nella regione europea nel 2015, in aggiunta ai 2 milioni di rifugiati in Turchia. Fino al 5% di queste persone ha bisogno di assistenza medica, a fronte di problemi di salute come lesioni accidentali, ipotermia, ustioni, episodi cardiovascolari, gravidanze e complicanze legate al parto, al diabete e all'ipertensione.
Per parlarne si apre oggi a Roma la Conferenza ad alto livello sulla salute dei rifugiati e dei migranti, ospitata dal Governo italiano. I partecipanti, tra cui ministri della Salute e alti rappresentanti provenienti dai 53 Paesi dell'Oms Europa e da altre regioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, discuteranno le azioni che gli Stati membri e gli enti internazionali devono intraprendere per migliorare l'assistenza e la copertura sanitaria per queste persone.
"I sistemi sanitari della regione europea, compresi quelli dei Paesi che ricevono rifugiati e migranti - afferma Zsuzsanna Jakab, direttore Oms Europa - sono ben attrezzati per diagnosticare e curare le comuni malattie, infettive e non. Ma noi, come regione Oms, dobbiamo cercare di garantire che tutti i Paesi siano adeguatamente preparati e organizzati a sostenere l'afflusso massiccio di rifugiati e migranti, e allo stesso tempo proteggere la salute dei residenti. Una buona risposta alle sfide poste dai movimenti di popolazioni richiede che i sistemi sanitari siano pronti con dati epidemiologici affidabili sui flussi migratori, un'attenta pianificazione e formazione, e soprattutto l'aderenza ai principi di equità, solidarietà e diritti umani".
Al vertice capitolino, il tema delle vaccinazioni è al centro del dibattito. Le raccomandazioni specificano che i richiedenti asilo e i migranti devono essere vaccinati senza inutili ritardi, secondo i programmi di vaccinazione nazionali di qualsiasi Paese in cui intendano risiedere per oltre una settimana. Alla luce dei recenti focolai di morbillo nella regione, i Paesi dovrebbero dare la priorità alla vaccinazione contro questa malattia e contro parotite, rosolia e poliomielite, evidenzia l'Oms. I governi dovrebbero fornire i documenti attestanti le avvenute vaccinazioni per evitare che vengano ripetute. Molti Paesi hanno già intrapreso campagne del genere, ma ci sono ancora sfide complesse, tra cui l'accesso limitato ai servizi sanitari, a causa dei costi elevati, la mancanza di informazioni e barriere culturali.
"E' urgente - aggiunge Jakab - concordare una posizione comune per un'azione congiunta sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella regione europea dell'Oms. Ci auguriamo di poter usare questo incontro per raggiungere questo obiettivo".
"I sistemi sanitari della regione europea, compresi quelli dei Paesi che ricevono rifugiati e migranti - afferma Zsuzsanna Jakab, direttore Oms Europa - sono ben attrezzati per diagnosticare e curare le comuni malattie, infettive e non. Ma noi, come regione Oms, dobbiamo cercare di garantire che tutti i Paesi siano adeguatamente preparati e organizzati a sostenere l'afflusso massiccio di rifugiati e migranti, e allo stesso tempo proteggere la salute dei residenti. Una buona risposta alle sfide poste dai movimenti di popolazioni richiede che i sistemi sanitari siano pronti con dati epidemiologici affidabili sui flussi migratori, un'attenta pianificazione e formazione, e soprattutto l'aderenza ai principi di equità, solidarietà e diritti umani".
Al vertice capitolino, il tema delle vaccinazioni è al centro del dibattito. Le raccomandazioni specificano che i richiedenti asilo e i migranti devono essere vaccinati senza inutili ritardi, secondo i programmi di vaccinazione nazionali di qualsiasi Paese in cui intendano risiedere per oltre una settimana. Alla luce dei recenti focolai di morbillo nella regione, i Paesi dovrebbero dare la priorità alla vaccinazione contro questa malattia e contro parotite, rosolia e poliomielite, evidenzia l'Oms. I governi dovrebbero fornire i documenti attestanti le avvenute vaccinazioni per evitare che vengano ripetute. Molti Paesi hanno già intrapreso campagne del genere, ma ci sono ancora sfide complesse, tra cui l'accesso limitato ai servizi sanitari, a causa dei costi elevati, la mancanza di informazioni e barriere culturali.
"E' urgente - aggiunge Jakab - concordare una posizione comune per un'azione congiunta sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella regione europea dell'Oms. Ci auguriamo di poter usare questo incontro per raggiungere questo obiettivo".
venerdì 9 ottobre 2015
Ebola OMS prima settimana senza nuovi casi in Africa Occidentale
EuroNews
Per la prima volta dal marzo 2014 non c‘è stato nessun nuovo caso di Ebola nell’arco di una settimana. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si riferiscono al periodo tra il 20 settembre e il 4 ottobre. Per la Sierra Leone è la terza settimana senza contagi.
l numero di nuovi casi, spiega l’oms, è rimasto sotto i 10 a settimana per 11 settimane consecutive. Nello stesso periodo la trasmissione del virus è stata confinata a piccole aree nella Guinea occidentale e in Sierra Leone.
L’organizzazione che c‘è ancora il rischio che si possano verificare dei contagi nei prossimi giorni perché, in Guinea, molti contatti ad alto rischio associati a catene di trasmissione attive sono stati persi.
In totale dall’inizio dell’epidemia ci sono stati oltre 28mila casi di Ebola, e quasi 11.300 morti, di cui 513 tra gli operatori sanitari.
Per la prima volta dal marzo 2014 non c‘è stato nessun nuovo caso di Ebola nell’arco di una settimana. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si riferiscono al periodo tra il 20 settembre e il 4 ottobre. Per la Sierra Leone è la terza settimana senza contagi.
l numero di nuovi casi, spiega l’oms, è rimasto sotto i 10 a settimana per 11 settimane consecutive. Nello stesso periodo la trasmissione del virus è stata confinata a piccole aree nella Guinea occidentale e in Sierra Leone.L’organizzazione che c‘è ancora il rischio che si possano verificare dei contagi nei prossimi giorni perché, in Guinea, molti contatti ad alto rischio associati a catene di trasmissione attive sono stati persi.
In totale dall’inizio dell’epidemia ci sono stati oltre 28mila casi di Ebola, e quasi 11.300 morti, di cui 513 tra gli operatori sanitari.
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