Pagine

Visualizzazione post con etichetta Triton. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Triton. Mostra tutti i post

venerdì 2 febbraio 2018

Chiude Triton parte l'operazione Themis. Perplesse le Ong e le associazioni per i diritti umani. Si potranno portare i migranti soccorsi nei porti libici.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Agenzia Ue per il controllo delle frontiere, Frontex chiude l'operazione Triton e vara Themis. Le prime dichiarazioni da parte italiana sono state tutte favorevoli, definendola una vittoria nella gestione del fenomeno, sopratutto perché, le navi che soccorrono migranti, non saranno più costrette a sbarcarli solo nei porti italiani prospettando un allargamento del carico dell'accoglienza anche ad altri paesi. Ma analizzando attentamente le novità che contiene Themis, le Ong e le associazioni per la difesa dei diritti umani mettono in luce problemi e rischi che possono verificarsi. Porremo attenzione nei prossimi giorni, verificando dalla realtà   se questa nuova operazione migliori veramente la sicurezza in Europa con un attento controllo di chi arriva nel nostro paese ma non metta in secondo piano la necessità di fronteggiare in modo più incisivo la strage dei morti in mare e le gravi violazioni dei diritti umani che ormai si verificano quotidianamente, senza fare più notizia. Riportiamo alcuni stracci di vita.it che analizza alcuni aspetti dell'operazione Themis. 
 
La nuova Operazione dell'agenzia europea Frontex fa prevalere l'opzione del porto più vicino rispetto a quello più sicuro: stop alla prassi di arrivo esclusivo in Italia e incertezza sui futuri luoghi di sbarco, anche se Frontex stessa rassicura sul rispetto della legge marittima internazionale.

Manca l’ufficializzazione del limite massimo di avvicinamento a 24 miglia dalle coste libiche già in atto da metà del 2017 anche da parte delle organizzazioni umanitarie, che ha visto l’avanzare spesso aggressivo della Guardia costiera libica nella SAR zone, zona di Ricerca e Soccorso.
Non si prende posizione in modo chiaro, di fronte a interventi delle autorità libiche che creano difficoltà all’operato delle ong.

Sparisce il riferimento alla necessità di sbarcare nel porto più sicuro e prevale quella del “porto più vicino” e quindi non per forza in Italia, come invece era imperativo con Triton. Cosa significa? Nella lista dei possibili Paesi dove fare sbarcare le persone migranti appena recuperate dal mare appare la Libia. Proprio quella Libia in cui schiavismo e torture sono all’ordine del giorno in diverse sacche di disumanità controllate da milizie e trafficanti e da cui la stessa Onu, Organizzazione delle Nazioni Unite, sta evacuando sempre più persone per toglierle proprio da quelle violenze.

La lista delle nazioni comprende anche, tra gli altri, Grecia, Spagna, Tunisia, Algeria e Malta.

L’impostazione di Frontex, e quindi della stessa Ue: “ricordiamoci che la gestione dell’immigrazione non è la mission principale dell’Agenzia, ma è la sorveglianza delle frontiere esterne”,

La Fortezza Europa è un raggruppamento di Stati che pensa quasi del tutto all’aspetto securitario e in minima parte a quello umanitario.

Fonte: Vita

giovedì 30 aprile 2015

Immigrati: Strasburgo, ampliare mandato Triton e quote rifugiati

AGI
Bruxelles - Il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza una risoluzione sull'emergenza immigrazione, al termine di un dibattito sui risultati del Consiglio europeo straordinario della scorsa settimana.
Secondo l'assemblea di Strasburgo, in questi giorni riunita in sessione plenaria, "l'Unione europea dovrebbe fare tutto il possibile per evitare ulteriori perdite di vite umane in mare, ad esempio ampliando il mandato dell'operazione Triton per includere anche le operazioni di ricerca e soccorso".

Inoltre, si chiede alla Commissione "di fissare una quota vincolante per la ripartizione dei richiedenti asilo fra tutti i paesi" e un aumento dei finanziamenti per i programmi di reinsediamento. La risoluzione, non vincolante, e' stata approvata da 449 eurodeputati, mentre i voti contrari sono stati 130 e gli astenuti 93. Fra gli altri punti della risoluzione, c'e' la messa a punto di un'operazione umanitaria europea che, come Mare Nostrum fino a novembre scorso, "sia operativa in alto mare e alla quale contribuiscano tutti gli Stati sia con risorse finanziarie che con attrezzature e mezzi"; il Parlamento auspica anche il cofinanziamento Ue.

mercoledì 18 marzo 2015

ONU Mare Nostrum non attirava immigrati con Triton 46% in più di rifugiati nei primi 2 mesi del 2015

www.intelligonews.it
“Con Triton si registra il 46% in più di sbarchi di immigrati sulle coste europee nei soli mesi di Gennaio e Febbraio, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. 


A dichiararlo è António Guterres, Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati, durante un interessante dibattito con l’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, moderato dalla giornalista della CNN Christiane Amanpour.


L’operazione italiana Mare Nostrum ha avuto un grande successo – dichiara António Guterres. – Il problema è che Triton non è stata congegnata per sostituire Mare Nostrum”. L’Alto Commissario chiarisce dunque quello che fin dall’inizio è apparso come un punto debole della neonata missione europea: “Triton non ha il compito di salvare vite umane. Il suo unico scopo è quello di monitorare e proteggere le frontiere europee”.

Nel corso dell’intervista, ospitata nel Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, l’Alto Commissario Guterres cerca di fugare ogni dubbio rispetto alle critiche avanzate contro l’ormai fu missione italiana, sostenendo che non è per nulla corretto affermare che Mare Nostrum favoriva gli sbarchi: “Le persone fuggivano dai propri Paesi d’origine non perchè c’era Mare Nostrum, ma perchè erano e sono disperate. Per loro, l’Europa è una terra di salvezza”.

La sostituzione di Mare Nostrum con Triton ha sollevato fin dall’inizio diverse critiche soprattutto da parte degli operatori umanitari che a più riprese hanno sottolineato il grande contributo dell’operazione italiana nel salvare centinaia di vite umane. Una sfida alla quale non ha finora saputo, né potuto rispondere la nuova missione europea, fortemente voluta dal nostro Paese che sostiene da tempo l’impossibilità di gestire in totale solitudine il problema dei flussi migratori, reclamando un sostegno concreto da parte dell’Unione europea.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, in particolare, ha anche avanzato la proposta di istituire centri d’accoglienza per gli immigrati direttamente nei loro Paesi d’origine. Un’idea con la quale sembra concordare l’Alto Commissario Guterres, già Primo ministro del Portogallo, a patto però che “i diritti umani dei rifugiati vengano rispettati” e con l’impegno, da parte degli Stati europei, ad “accogliere realmente in Europa coloro che risulteranno avere diritto a ottenere ospitalità e asilo politico”.

Sull’inadeguatezza di Triton pare esserci dunque un consenso trasversale, se anche da parte dell’ONU si levano voci critiche a riguardo. Ciò che manca, invece, è una chiara e ferma capacità dell’Unione europea di adottare una strategia coerente e mirata per fronteggiare l’emergenza immigrazione.


Raffaele Mancino

domenica 15 marzo 2015

Riccardi: "Né Mare Nostrum né Triton, è la guerra che fa aumentare i rifugiati"

Redattore Sociale
Andrea Riccardi interviene al convegno “Medì: le città hanno un'anima”, promosso a Livorno dalla Comunità di Sant'Egidio. “Nel gennaio 2014, con Mare Nostrum 2.171 sbarchi: un anno dopo, con Triton, 3.520. Sono diminuiti gli immigrati e cresciuti i rifugiati che hanno diritto ad essere salvati”


Roma – Non è la “solidarietà” di Mare Nostrum a incoraggiare le partenze dalla Libia; così come non è il controllo di Triton a scoraggiarle: è invece “La guerra a fare crescere il numero di rifugiati”: così Andrea Riccardi è intervenuto stamattina a Livorno al convegno internazionale “Medì. Le città hanno un'anima”, promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. Una tesi, la sua, rafforzata dalle cifre: nel gennaio del 2014 sulle coste italiane sono avvenuti 2.171 sbarchi e c'era Mare Nostrum. 

Un anno dopo, in presenza di Triton, gli sbarchi sono stati 3.520. Sbaglia, quindi, chi in Europa accusa Mare Nostrum di essere un incentivo all'emigrazione, visto che su 170 mila sbarcati durante Mare Nostrum 42 mila sono siriani, 34 mila eritrei, 10 mila maliani, 5 mila somali. “Di fatto sono diminuiti gli immigrati e cresciuti i rifugiati che hanno diritto ad essere salvati - spiega Riccardi - Mare Nostrum e' stata una grande vicenda. 170 mila persone sono state salvate dalla morte e arrestati 600 scafisti". Occorre quindi “lavorare per un impegno maggiore euro-arabo per la Siria, il cui dramma Sant'Egidio ha segnalato costantemente, lanciando meno di un anno fa un appello per Aleppo". A Livorno, sono stati invitati da Sant'Egidio personalità delle principali città-porto del Mediterraneo, da Barcellona a Smirne a Tunisi.

Proprio il Mediterraneo è infatti per Riccardi “uno dei cinque-sei scenari decisivi per la pace e, a due anni dall'inizio del pontificato di Papa Francesco, si rivela sempre più significativo che il suo primo viaggio sia avvenuto nel cuore disprezzato dell'Europa: Lampedusa. Per l'Europa l'instabilità viene dal sud – osserva ancora Riccardi - ma se non si realizza una nuova cultura umanistica del Mediterraneo, se si pensa a difendersi dal Sud, soprattutto da parte degli europei del Nord, si commette un grande errore: il Mediterraneo diventa un grande cimitero e non si costruisce il necessario spazio umano, politico e culturale tra Nord e Sud. Immigrati e rifugiati legano il Nord con il Sud".

venerdì 13 marzo 2015

Migranti, Unhcr: "Dall'inizio dell'anno 470 morti nel Mediterraneo" lo scorso anno con Mare Nostrum sono stati 17

La Repubblica
L'Alto commissariato Onu per i rifugiati sottolinea che nello stesso periodo dell'anno scorso le vittime erano state 15. E presenta una serie di proposte all'Ue per fronteggiare l'emergenza

Roma - Dall'inizio dell'anno circa 470 persone hanno perso la vita o sono scomparse nel Mediterraneo durante i viaggi della speranza verso l'Europa. Un dato agghiacciante, quello reso noto dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati Unhcr), tanto più se si considera che nello stesso periodo dello scorso anno le vittime furono 15.

L'appello All'Unione Europea. Oltre a denunciare la strage, l'organizzazione delle Nazioni Unite ha inviato all'Unione europea una serie di proposte per affrontare il problema delle migliaia di migranti e rifugiati che cercano di raggiungere il Vecchio continente. Tra le iniziative da assumere secondo l'Unhcr, l'istituzione di "un'importante operazione di ricerca e soccorso europea nel Mediterraneo simile all'operazione Mare Nostrum", la realizzazione di "un sistema europeo per compensare le perdite economiche subite dalle compagnie di navigazione coinvolte nel salvataggio in mare", un meccanismo di equa distribuzione dei rifugiati siriani. L'Unhcr sollecita inoltre l'Unione Europea affinché esplori soluzioni per affrontare le difficoltà in cui incorrono i rifugiati una volta arrivati in Europa, assicurando loro un sostegno adeguato ed evitando che alcuni Paesi debbano assumersi la responsabilità in modo preponderante.

Le sfide da affrontare. "Stiamo proponendo all'Unione Europea e ai Paesi che ne fanno parte una serie di soluzioni coraggiose e innovative per affrontare le sfide connesse alla gestione dei flussi migratori misti nel Mediterraneo e ridurre il numero di persone che perdono la vita in mare - ha dichiarato Vincent Cochetel, Direttore del Bureau Unhcr per l'Europa - Il mantenimento dello status quo non è un'opzione praticabile. Non agire di fronte a queste sfide comporta solamente la morte di altre persone."

L'ipotesi che arrivino 200 mila persone. Parole cui fa eco l'allarme lanciato dal ministro spangolo Fernandez Diaz a margine del consiglio Affari interni Ue: "L'Italia ha un problema gravissimo che non può affrontare da sola. Lo scorso anno ha ricevuto circa 170 mila migranti irregolari. Quest'anno, se si proiettano le stime dei primi mesi sul resto dell'anno, l'Italia riceverà 200mila persone".

martedì 10 marzo 2015

Petizione - Così l’Europa annega i rifugiati, la campagna shock di Amnesty

West
Petizione on-line con il video interattivo SOS Europe

Un uomo cade in mare aperto, annaspando, gelato, per stare a galla. Delle braccia lo soccorrono, sollevandolo prima, gettandolo di nuovo in acqua poi. Braccia europee, con al collo un pass delle istituzioni UE.

Sullo sfondo la frase: “Privilegiando la protezione delle proprie frontiere, l’Unione Europea mette in pericolo delle vite ogni giorno in nome dei suoi cittadini”. 

È questo il pesante j’accuse di SOS Europe, l’ultima campagna di sensibilizzazione con cui Amnesty International lancia una petizione per chiedere all’Europa di rivedere le politiche d’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo attraverso strategie più rispettose dei diritti umani. 

“Dal 2014 l’Operazione Triton si è rivelata una vera catastrofe umanitaria, mietendo migliaia di vittime nel Mediterraneo. Ignorando la petizione continuerete a lasciarli annegare” continua senza mezzi termini Amnesty.

venerdì 27 febbraio 2015

Onu, l'Ue rafforzi operazione Triton - Unhcr, servono più risorse e canali privilegiati rifugiati Siria

Ansa
L'Ue deve rafforzare l'operazione Triton e fornire canali di arrivo ufficiali per i rifugiati siriani: così Antonio Guterres, Alto Commissario Onu per i rifugiati in una riunione al Consiglio di Sicurezza. "Mare Nostrum dell'Italia è finita e Triton è limitata per mandato e risorse": l'Ue deve aumentare la sua capacità di salvare vite.

mercoledì 11 febbraio 2015

Riunione straordinaria UE - Triton non ferma le stragi dei migranti, ipotesi Mare Nostrum 2

La Stampa
È inevitabile che il giorno dopo la morte per freddo di 29 persone il pensiero di tutti vada a «Mare nostrum» l’operazione terminata il primo novembre costata all’Italia 114 milioni di euro ma che ha anche permesso di salvare oltre 100mila vite. 


Una parte della settantina di sopravvissuti
alla tragedia avvenuta lunedì
Qualcosa si dovrà fare. Federica Mogherini, alto rappresentante Ue, ha annunciato che «nei prossimi giorni» convocherà una riunione straordinaria per «rivedere le politiche europee» sull’immigrazione. «Non possiamo permettere altre tragedie in mare. Dobbiamo essere capaci di dare una forte risposta politica ed operativa», promette.

Senza nome
Dei morti per assideramento si conosce il nome solo di un ivoriano di 31 anni che aveva i documenti in tasca. Si sa che il viaggio è durato tre giorni ma che fin dal primo istante ci sono stati problemi perché il mare era in tempesta e l’acqua entrava nel gommone. Le salme saranno sepolte nei cimiteri della provincia di Agrigento mentre i 75 sopravvissuti saranno ospitati nel centro di accoglienza di Porto Empedocle. Tutti sono provati ma in condizioni di salute abbastanza buone e fra di loro ci sono anche 3 minorenni.
La preoccupazione
Tutti sanno che tragedie come questa sono destinate a moltiplicarsi nei prossimi mesi con l’arrivo del caldo, l’aumento delle partenze e l’assenza della protezione in mare offerta da Mare nostrum. «Si annuncia una primavera decisamente impegnativa», avverte il capo Dipartimento libertà civili ed immigrazione del ministero dell’Interno, Mario Morcone, in audizione alla commissione Diritti umani. 

Se la commissione Ue fa sapere che Triton, la nuova operazione avviata da novembre in poi, non sostituisce Mare Nostrum, che ha permesso di salvare già 18.180 persone ma che gli Stati hanno il dovere di controllare le frontiere esterne, in tanti chiedono proprio all’Ue di intervenire in modo diverso. Lo fa l’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che boccia Triton e avverte che «se le operazioni di ricerca e soccorso non verranno condotte in modo idoneo, ci si dovranno aspettare altre tragedie di questo genere».

Partiti divisi
La politica italiana come sempre si divide. Il Pd si è subito schierato a favore di un ritorno a Mare nostrum. Secondo Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani bisogna riprendere subito con «l’operazione mare nostrum» anche perché «ha rappresentato uno dei momenti in cui dalle istituzioni è emersa una manifestazione di orgoglio e di patriottismo che è andata oltre i confini nazionali».

Anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco accusa l’Ue perché «sta a guardare» mentre la Comunità di Sant’Egidio spiega che «non si può morire di speranza». Molto diversa la posizione della Lega. Matteo Salvini, il segretario, ha puntato il dito contro il governo: «Chi ha questi 29 cadaveri sulla coscienza? Per conto mio, Renzi e Alfano, e chi favorisce le partenze».

Parole che sanno di «sciacallaggio» secondo molti esponenti della maggioranza. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha ricordato «solo farisei e ipocriti» possono non ricordare che anche con Mare nostrum ci sono stati molti morti. In realtà i problemi sono proseguiti anche dopo aver salvato i superstiti. Morcone ha accusato regioni del nord come Lombardia e Veneto sull’accoglienza «hanno resistito, resistono e continuano a tirare calci».

Alla fine le Regioni che nel 2014 hanno accolto il maggior numero di migranti sono state Sicilia e Lazio.

giovedì 5 febbraio 2015

Immigrazione nel Mediterraneo. Frontex si è arresa alla realtà: Triton esegue gli stessi interventi di Mare Nostrum

Avvenire
Alla fine Frontex è dovuta arrendersi alla realtà. Il pattugliamento esclusivamente entro le 30 miglia dalla costa rischia di provocare continue stragi di migranti. Così i mezzi di Triton, l’operazione europea che ha sostituito Mare Nostrum, sta progressivamente ricalcando le mosse della missione italiana, assai contestata proprio dall’agenzia europea per il controllo dei confini dell’Unione.

Dall’1 al 22 gennaio 2015 sono avvenuti 29 interventi di soccorso che hanno permesso di trarre in salvo 3.528 persone, tra cui due scafisti arrestati. 

I mezzi di Triton sono intervenuti in 9 occasioni, lasciando a mercantili, Marina e Guardia costiera italiana il resto del lavoro. 

Ma in tutte le circostanze in cui il dispositivo dell’Ue è entrato in azione lo ha fatto ben al di là del confine stabilito dal mandato di Bruxelles: 5 operazioni di salvataggio si sono svolte tra le 30 e i 110 miglia, gli altri quattro soccorsi sono avvenuti al di fuori di questo limite. 

I numeri delle persone trasbordate e condotte sulla terra ferma spiegano perché la missione Triton si stia progressivamente spostando sempre più in là. Degli oltre 3.500 migranti messi al sicuro, 2.889 hanno beneficiato dell’intervento della missione Ue. Entro le 30 miglia, solo 40 profughi sono stati trasbordati, altri 1.957 sono stati raggiunti entro le 110 miglia e 892 oltre quest’ultimo limite. In altre parole, l’Europa non ha altra scelta che andare a prendere i profughi laddove vengono individuati dai mezzi di pattugliamento e sorveglianza.

Inizialmente erano stati stanziati per Triton 2,9 milioni al mese, 7 in meno di quanto non spendesse l’Italia per Mare Nostrum. E adesso nel quartier generale di Frontex, a Varsavia, si rendono conto che quei soldi non basteranno. In cassa ci sono fondi per arrivare fino a giugno. Qualcosa in più dovrebbe essere ricavato dall’aumento del bilancio complessivo dell’agenzia, ma secondo alcune fonti interne si tratta di denaro che evaporerà entro l’estate.

Nel 2015 Frontex costerà 114 milioni di euro, con un aumento del budget a disposizione del 14%. L’Ue sostiene l’agenzia con 106 milioni (erano 87 nel 2014). E se per un verso aumentano aumentano le donazioni dei Paesi dell’area Schengen (da 5,6 milioni a 7 milioni), calano quelle di Regno Unito e Irlanda (da 900 mila a 820 mila euro). Due terzi del bilancio verrà impiegato per le attività di controllo dei confini. Ma lo stanziamento per le missioni lungo le coste mediteranee dell’Ue arriva a 31,1 milioni di euro, con un aumento di 10 rispetto all’anno precedente.

Intanto lungo le rotte dei migranti si apre un nuovo fronte. «Nel dicembre 2014 i cittadini del Kosovo sono stati per la prima volta i migranti più comunemente rilevati ad attraversare illegalmente la frontiera esterna dello spazio Ue – informa una nota di Frontex - e rappresentano un massiccio 40% delle rilevazioni totali». Ogni mese, secondo stime di polizia, circa 20 mila kosovari lasciano il loro Paese alla ricerca di lavoro nell’Europa occidentale. 

Un flusso in costante aumento anche a causa delle pereenni tensioni etniche che covano nella regione. Il Kosovo, proclamatosi indipendente dalla Serbia dal febbraio 2008 ma mai riconosciuto da Belgrado, ha circa 2 milioni di abitanti, in stragrande maggioranza di etnia albanese e religione musulmana. I serbi (ortodossi) rimasti sono circa 120 mila e nel Paese la disoccupazione sfiora il 40%. Una nuova sfida per l’Europa ed una nuova emergenza per Frontex, sempre più messa sotto stress dalla pressione di centinaia di migliaia di persone che vedono nell’Europa l’unica opportunità per sopravvivere.

lunedì 2 febbraio 2015

Italia: Immigrati, 3.500 sbarchi da inizio anno. Con Triton che sostituisce Mare Nostrum più migranti del 2014

Il Sole 24 Ore
Gli sbarchi di immigrati in Italia dall’inizio dell’anno ammontano già a 3.528 persone. È un dato preoccupante: gli arrivi continuano nonostante ci siano stati diversi giorni di mare burrascoso. Al 18 gennaio eravamo già a quota 2mila sbarcati e la cifra 2015 raggiunta finora è persino un po’ più alta di quella del 2014. 



L’andamento attuale, peraltro, smentisce chi accusava l’operazione Mare Nostrum - l’impegno dell’Italia con la Marina Militare a pattugliare il Mediterraneo, poi venuta meno - di essere «pull factor» cioè fattore di moltiplicazione, dell’afflusso di migranti. Oggi con Triton, struttura europea di vigilanza coste, non si vedono segni di calo dei viaggi della disperazione. 

Ieri il sottosegretario all’intelligence Marco Minniti, in audizione al comitato Schengen, ha detto che i flussi migratori «possono sicuramente essere un canale per infiltrazioni terroristiche, ma non ci sono segnali specifici che ciò stia avvenendo, anche se la nostra attenzione è alta». Poi aggiunge: «Abbiamo di fronte migliaia di foreign fighters che hanno passaporto europeo. E allora, io che ho passaporto europeo perché devo decidere di passare su una nave della Marina per essere identificato? È un evento abbastanza improbabile». 

Lo conferma il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Libertà civili e immigrazione del Viminale: «Non ho nessun elemento per poter pensare che terroristi dell’Isis si nascondano tra i migranti nei barconi che giungono sulle nostre coste». 

Minniti ha poi smentito l’ipotesi che dietro allo slittamento del decreto-legge antiterrorismo - doveva avere l’ok ieri, è stato rinviato a data da destinarsi - ci siano divisioni nel governo. 

Secondo il sottosegretario l’approvazione arriverà presto ma «fare un decreto su questi temi mentre sono in corso le consultazioni per l’elezione del capo dello Stato non ci è sembrato giusto». L’articolato, concepito a ottobre dai tecnici del ministri dell’Interno Angelino Alfano, della Difesa Roberta Pinotti e della Giustizia Andrea Orlando, sta avendo un parto travagliato come non mai. 

[...]

martedì 6 gennaio 2015

Immigrazione: Guterres (Unhcr), Triton non basta "Europa non può ignorare drammi Mediterraneo"

ANSAmed
 Ginevra - "Triton non basta". Lo afferma l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) Antonio Guterres denunciando la "tragedia inaccettabile" dei naufragi nel Mediterraneo di chi fugge da violenze e povertà. 

In un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano elvetico 'Le Temps', Guterres afferma di ritenere "imperativo sviluppare un'azione ampia come Mare Nostrum per evitare nuovi drammi umani" e riflettere a "nuove vie legali" che consentirebbero di "sbarrare la strada ai trafficanti" e al loro "odioso commercio". 

Per il capo dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati, "i paesi europei non possono ignorare questi drammi". Con quasi 3.500 morti nel solo 2014 secondo gli ultimi dati dell'Unhcr, "la traversata del Mediterraneo è la più letale e la più mediatizzata", ricorda Guterres. 

Un dramma nel dramma: nel 2013 e nel 2014, la maggior parte delle persone che ha tentato di raggiungere così l'Europa erano "in fuga da vere persecuzioni - dalla Siria e l'Eritrea in particolare", sottolinea l'Alto commissario. 

Per Guterres, "la tragedia è che queste persone, in assenza di canali di migrazione legale, finiscono nelle mani di contrabbandieri e del loro odioso commercio. Si deve garantire protezione a chi ne ha diritto e riflettere a nuovi canali di migrazione legale". E' inoltre necessario "sviluppare un solido meccanismo di salvataggio". 

Per Guterres, la nuova operazione europea di sorveglianza delle frontiere battezzata Triton " non basta". I fondi stanziati per Triton sono" molto meno importanti" rispetto all'operazione della Marina italiana Mare Nostrum" e il suo ruolo è criticato: si tratta innanzitutto di una missione di monitoraggio delle frontiere e non di salvataggio dei migranti. Triton non basta". L'Alto commissario ritiene quindi "indispensabile lo sviluppo di un progetto ad ampio respiro come Mare Nostrum, per evitare nuovi drammi umani.

Ogni individuo ha il diritto di essere salvato in mare" ed "i paesi europei non possono ignorare questi drammi".

lunedì 29 dicembre 2014

L'allarme - L'Alto commissariato Onu e Sant'Egidio: «C'è il rischio che le vittime aumentino»

Corriere della Sera
Triton non va. «Era meglio Mare Nostrum». Così come non funziona la risposta a chi - almeno centomila quest'anno - ha chiesto rifugio ai Paesi dell'Unione Europea. 

«L'accoglienza va fatta prima che i profughi si imbarchino». Soprattutto se è vero che l'anno prossimo il flusso dei disperati - dalla Siria, ma anche dall'Iraq e dall'Africa subsahariana - aumenterà. E' questo il pensiero di agenzie e associazioni che si occupano di profughi e migranti al termine di un anno vissuto pericolosamente. In un pezzo di mondo - il Mar Mediterraneo - che non è soltanto la frontiera dell'Europa, ma anche «la più pericolosa al mondo», come sintetizza la Comunità di Sant'Egidio.

«Nel 2014 hanno attraversato il Mediterraneo 208 mila persone: di queste 170 mila sono approdate in Italia», calcola Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr, l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati. «Numeri che confermano che alcune crisi internazionali si sono aggravate. Siamo ormai al quinto anno della crisi siriana e l'ascesa dello Stato islamico costringe sempre più persone a salire in barca e tentare di arrivare in Europa. Non partono solo i siriani, ma da qualche mese anche gli iracheni».
L'anno prossimo, secondo l'Unhcr, la situazione non dovrebbe migliorare. «Temiamo che il flusso aumenti, soprattutto dalla Siria», spiega Sami. «Ci sono 9 milioni di persone in fuga e gli Stati che li accolgono - Libano, Giordania, Turchia - sono quasi al limite». «Ma da qualche settimana anche la Libia è un problema che dobbiamo affrontare sul serio», aggiunge Daniela Pompei, responsabile per gli immigrati della Comunità di Sant'Egidio.
Che ci tiene a ricordare: «La maggior parte delle 170mila persone arrivate in Italia ha diritto a chiedere asilo: di queste, poi, qui ne sono rimaste 62 mila», «A Milano quest'anno ne sono transitati 50 mila - calcola Carlotta Sami -: solo una quarantina ha chiesto asilo politico qui. Gli altri hanno preferito il Nord Europa».
C'è un punto, però, concordano tutti, su cui bisogna intervenire: le operazioni in mare. «C'è stata una polemica inutile secondo la quale la missione italiana Mare Nostrum incentivava l'arrivo dei migranti», ricorda la portavoce dell'Unhcr. «Ma i dati di novembre, in piena fase Triton, smentiscono questa diceria». All'Alto Commissariato Onu Triton non piace. «I mezzi sono più piccoli, la missione si occupa del pattugliamento e non del salvataggio. Temiamo un maggior numero di vittime». 

«Mare Nostrum era stata pensata per salvare vite, Triton no», sintetizza Daniela Pompei. «Speriamo che l'Ue torni sui suoi passi e riporti in vita la nostra operazione. Per questo la Marina militare italiana fa benissimo ad andare oltre il limite delle 30 miglia».
Che fare quindi? L'Unhcr propone di «avviare un piano europeo che permetta a chi scappa dalla guerra di arrivare da noi in sicurezza». L'altra tappa è quella di prevedere «piani di carico e scarico» dei richiedenti asilo tra i Paesi europei, in modo da ridistribuirli: «Ci sono Stati che non ne accolgono nemmeno uno», dice Carlotta Sami.
«Ma prima va cambiata la legge comunitaria che regola le richieste dei profughi», precisa la responsabile per gli immigrati della Comunità di Sant'Egidio. «Chi mette piede a Lampedusa o in Sicilia mette piede in Europa, non solo in Italia. Pensiamo poi anche a un nuovo modo di ingresso nell'Unione Europea: le persone dovrebbero chiedere asilo già nei Paesi in cui transitano, come Marocco ed Etiopia».
Un modo, questo, che dovrebbe evitare la traversata in barcone e, soprattutto, «di finire nelle mani dei trafficanti di uomini».

Leonard Berberi

domenica 21 dicembre 2014

Frontex: con Triton siamo troppo piccoli e senza soldi non possiamo sostituire Mare Nostrum

La Repubblica
Ewa Moncure, portavoce dell'Agenzia europea per il controllo delle frontiere (Frontex) interviene ad un convegno di Amnesty International e chiarisce che Triton non vuole e non può sostituire Mare Nostrum. I pochi mezzi di Frontex si spingeranno nelle acque internazionali, con il rischio di arrivare troppo tardi, solo se obbligati dal diritto internazionale di mare: il salvataggio delle vite umane non è tra le priorità dell'Agenzia europea. Le preoccupazioni di Amnesty

Milano - Dal 1° novembre, l' Agenzia europea Frontex ha varato l'operazione Triton, mentre l'Italia sta progressivamente ritirando i mezzi che con Mare Nostrum, conclusa il 31 ottobre, hanno salvato 156.362 persone. Secondo le ultime dichiarazioni del ministro Pinotti, la transizione tra le due operazioni dovrebbe terminare tra dicembre e gennaio. Eppure, se ancora erano rimasti dubbi sulla volontà di Triton di assolvere ai compiti di Mare Nostrum, ci ha pensato Ewa Moncure, portavoce di Frontex, a fugarli. "Siamo una missione molto più piccola, abbiamo navi, soldi e il mandato assegnatoci solo per il controllo delle frontiere, non per compiti umanitari", dice al convegno "La gestione dei flussi migratori verso l'Europa", organizzato a Milano il 18 dicembre da Amnesty.

Un'Agenzia "poco umana" e con pochi soldi. Da dove nasce il coinvolgimento di Frontex, che la stessa portavoce definisce "un'agenzia poco umana"? Spiega: "L'Italia ci ha chiesto aiuto per organizzare l'operazione, noi non abbiamo mezzi e poliziotti, ma abbiamo chiesto agli altri Stati di inviarli. Siamo riusciti a recuperare tre navi grandi e quattro piccole, due aerei, un elicottero e alcuni esperti". Per altro, precisa, sia per i mezzi che per il personale, ci sarà un ricambio quasi mensile, con conseguenti problemi sull'efficienza. Continua Ewa Moncure: "Rispetto a Mare Nostrum, Triton è molto piccola, ma per le nostre risorse è grandissima, non siamo un'agenzia grande". Se l'operazione italiana costava 9 milioni al mese (circa 700 euro per ogni persona salvata), quella europea ne costa meno di 3, a fronte di un budget totale annuo di Frontex di 90 milioni, più 5 milioni stanziati come extra dall'Ue proprio per questa missione.

Triton non sostituisce Mare Nostrum. Non è una differenza solo di soldi, ma anche di mandato dell'Agenzia stessa. Continua Moncure: "Siamo presenti in Italia dal 2006, ma noi come Frontex possiamo organizzare solo operazioni di controllo delle frontiere, anche in mare, questo è il nostro ruolo. Non esiste un'agenzia europea per il salvataggio in mare, è una responsabilità delle singole nazioni". È chiaro quindi che Triton non si spingerà nella zona del Mediterraneo dove si muore maggiormente: "Non sostituisce i mezzi italiani, non possiamo fare un'operazione come Mare Nostrum nelle acque internazionali; per farlo, occorrerebbe cambiare le regole Ue".

Tra obblighi di salvataggio in mare e "piani operativi". Infine, la portavoce precisa che questo non vuol dire che i mezzi di Frontex non possano partecipare ad operazioni di salvataggio: "La nostra zona operativa sono le acque italiane, ma, se chiamati dalla Guardia costiera di Roma, siamo obbligati ad intervenire anche in zone internazionali, in base al diritto del mare". Nel mese di novembre, infatti, le navi europee sono state coinvolte nel recupero di oltre 3mila persone. Il problema - precisano da Amnesty - è che in condizioni di mare mosso, potrebbero essere necessarie anche 9-10 ore per raggiungere le acque dove abitualmente calano a picco le barche, un tempo eccessivo per chi, stremato, dovrebbe sopravvivere magari aggrappato a una tanica galleggiante o all'asse di una carretta del mare. Ma salvare vite umane non è tra "i compiti" dell'agenzia europea. O meglio, "non sono coerenti con il piano operativo", come ha recentemente scritto al Viminale il direttore di Frontex, Klaus Rosler, lamentandosi proprio per le troppe richieste di partecipare a interventi "fuori area", ovvero oltre le 30 miglia delle acque europee.

La richiesta di Amnesty. Proprio le dichiarazioni di Ewa Moncure confermano le preoccupazioni di Amnesty, che ribadisce la richiesta al Governo italiano di rivedere la decisione di cancellare Mare Nostrum: "Da sempre sollecitiamo l'Europa a non lasciare soli gli Stati, ma Triton non è assolutamente adeguata a sostituirla. Dopo il calo fisiologico delle partenze nei mesi invernali, prepariamoci a nuove morti". Aggiunge Matteo de Bellis, del Segretariato internazionale dell'associazione: "I requisiti fondamentali per noi sono tre: mezzi sufficienti, dislocati in alto mare (non solo entro le 30 miglia), salvare vite umane come obiettivo primario. Triton non ne ha neanche uno".

Altro che "fattore di attrazione". Infine, da Amnesty arriva una risposta all'accusa rivolta a Mare Nostrum di essere un pull factor, un fattore di attrazione, per chi attraversa il Mediterraneo: "È una tesi infondata, al di là di ogni ragionevolezza: lo dimostra il fatto che i migranti, ben prima di salire in nave, accettano di attraversare il deserto, dove incontrano sulla strada i cadaveri dei compagni che, prima di loro, non ce l'hanno fatta". Ne sono consapevoli, eppure partono comunque: "Si ragioni piuttosto - dice de Bellis - sui push factors, i fattori di spinta, come la guerra in Siria, verso cui c'è invece totale rassegnazione. E in ogni caso, l'unico vero modo per evitare i viaggi in mare e contrastare sul serio i trafficanti di uomini, sarebbe la creazione di canali legali per entrare in Europa. Oggi, anche per chi scappa dalla guerra, è possibile farlo solo rischiando la vita su un barcone".

venerdì 31 ottobre 2014

Vaticano - Veglio': da Mare Nostrum a Triton, disumana indifferenza verso immigrati

Radio vaticana
Avrà inizio il 1° novembre l’operazione dell’Unione Europea chiamata “Triton” che a differenza di “Mare Nostrum” non avrà come mandato primario il salvataggio di persone in mare. Grande la preoccupazione delle associazioni, cattoliche e non, che si impegnano sul tema dell’immigrazione che chiedono al governo italiano che “Mare Nostrum” continui. 


Un salvataggio dell'operazione "Mare Nostrum"
Il mondo politico è diviso: alcuni esponenti di diversi partiti, specie della Lega e di Forza Italia, sostengono che “Mare Nostrum” è stata un’operazione fallimentare e sbagliata perché ha incentivato l’arrivo degli immigrati in Italia. Dunque, in Europa sembra prevalere una scelta di “difesa” dei confini e di contenimento dell’immigrazione più che preoccupazioni di tipo umanitario: Adriana Masotti ha sentito in merito il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti:

R. – Ha detto bene, proprio il cambio dell’impostazione: con “Mare Nostrum” andavamo ad aiutare dovunque questi poveri migranti si trovassero, invece questa operazione “Triton” è per difendere i confini, una gran bella differenza, no? Quella delle migrazioni non è una cosa semplice. Migliaia di persone lasciano il proprio Paese mica perché si divertono, ma lo fanno per necessità, per fuggire da situazioni di pericolo e di indigenza. Sia ben presente anche ciò che succede in questo momento in Siria, in Iraq, in Etiopia, ma ci sarebbe una lista di Paesi che non finisce mai… Le partenze senza il piano di Mare nostrum avrebbero causato quindi molte più morti di quelle che purtroppo, circa 3000, sono avvenute durante l’anno. Quanto a "Mare Nostrum" se ben ricordo, è nato dopo il 3 ottobre di due anni fa, quando successe quella disgrazia dove morirono 368 persone. Io ho la gioia che proprio nell’anniversario sono andato a Lampedusa, e loro mi hanno dato una croce fatta col legno delle barche affondate. Una croce che porto sempre con me, invece delle solite croci episcopali, perché questo è un ricordo che mi fa pensare a queste tragedie e mi fa essere quasi più buono: tante volte infatti ci dimentichiamo che tante persone vivono in maniera dignitosa pur nell’enorme difficoltà che incontrano nella vita.

D. – Che cosa dire quindi a coloro che pensano che "Mare Nostrum" abbia incentivato gli arrivi e a quelli che vedono l’immigrazione sempre come un’emergenza in qualche modo da contrastare?

R. - Si può anche pensare che sia vero, perché queste navi andavano a prenderli anche oltre il confine, nelle acque internazionali, molte volte vicino ai Paesi da dove questi migranti partivano e quindi questi si sentivano quasi incentivati… Va bene, ma questo è un aspetto della realtà. Però io trovo di una cattiveria e di una insensibilità unica fare questo ragionamento: questi poveracci si trovano a nord dell’Africa, sono arrivati lì dopo aver - molte volte - attraversato il deserto. Chissà quanti ne sono morti nel cercare di arrivare in Libia, perché di solito dalla Libia partono. Arrivano in Libia dove vengono messi in certi campi che - io credo - le nostre stalle in confronto siano migliori e più igieniche… Ora se, invece di lasciarli di nuovo nel pericolo di morire nel Mediterraneo, li aiutiamo e li cerchiamo di salvarli… Certo in Italia - io parlo dell’Italia, ma come potrei parlare della Spagna o come potrei parlare della Grecia, al confine sud dell’Europa – quelli che sono contrari a questa politica di Mare Nostrum dicono: “abbiamo anche noi problemi”… Però è un fenomeno, quello dell’immigrazione, che non si fermerà mai: finché ci sarà un Paese più ricco di un altro, questi poveracci lasceranno il proprio Paese per cercare di vivere in maniera migliore. Non solo: il più delle volte, ultimamente, si tratta di rifugiati, di persone cioè che scappano da situazioni di pericolo per la loro vita. Per cui, anche se qualcuno può pensare questo, è brutto. E’ brutto dire: “Che ci importa a noi!”. Non solo non è cristiano, ma credo non sia nemmeno umano.

D. - Ci dovrebbe essere, dunque, per risolvere questo problema dell’immigrazione - che lei ha detto essere complesso - un impegno a tutto campo: politico, diplomatico…

R. - Tempo addietro, di fronte a questo fenomeno che aumentava, i Paesi europei avevano deciso di dare lo 0,7 per cento del proprio Pil per aiutare queste nazioni povere, anche per scoraggiare gli abitanti di questi poveri Paesi a lasciare la loro patria per venire qui. Ebbene, di tutti i Paesi che hanno promesso, credo che solo due Paesi - due Paesi scandinavi - hanno osservato questo impegno… Certo è un problema quello dell’immigrazione, ma sono un problema anche questi poveracci che sono molto più poveri e vivono in condizioni molto più infelici di quelli che ci sono in Europa. E’ un fenomeno che continuerà ed è quindi importante sensibilizzare la gente. Io ho sentito alcuni politici dire, vedendo la gente che arrivava con queste barche - tra l’altro non si sa da dove vengono, possono venire dalla Siria, possono venire dall’Iraq, possono venire dalla Libia…- ma ritornino ai loro Paesi!”. Come si fa a dire così? Si può dire ad uno che scappa dall’Iraq, torna nel tuo Paese? Sarebbe condannarlo a morte, no?

giovedì 16 ottobre 2014

Sottosegretario Esteri Giro: Mare Nostrum va salvaguardato. Avanzare Triton davanti alle coste libiche

ASCA
Roma – Mare Nostrum va salvaguardato, non possiamo accettare le critiche che vengono da paesi che non ci hanno aiutato dichiara il Sottosegretario agli Esteri Mario Giro, tra i fondatori di Democrazia Solidale (DemoS). 

Democrazia solidale e’ per il mantenimento di mare Nostrum almeno fino a quando Triton non avra’ la stessa portata e le stesse regole d’ingaggio. Occorre considerare Lampedusa confine italiano ed europeo e avanzare Triton davanti alle coste libiche. Un arretramento significhera’ un aumento delle vittime. C’e’ l’inverno per mettere a punto il meccanismo, senza traumi.


Leggo di accuse rivolte all’Italia per aver favorito l’immigrazione e addirittura le morti in mare con l’operazione. Assurdo. 

Abbiamo salvato circa 100.000 vite. Chi dice, anche da noi, che favoriamo l’immigrazione o non ha alcuna nozione di cio’ che sta accadendo a sud, oppure fa finta di non vedere per lucrare qualche voto con la politica della paura. 

Chi rischia la vita in mare fugge da crisi gravissime: inutile scandalizzarsi per cio’ che accade in Siria se poi non facciamo il minimo che ci spetta. Si tratta di un dovere morale e politico prosegue il sottosegretario Giro.

domenica 12 ottobre 2014

Rifugiati - L'operazione Triton non può sostituire l'operazione Mare Nostrum. A rischio molte vite di profughi

Amnesty International
Amnesty International è profondamente allarmata per l'annuncio dell’Italia che l'operazione Mare nostrum si concluderà con il subentro dell’operazione di Frontex Triton nel Mediterraneo centrale. La nuova operazione non è adatta a soddisfare le esigenze vitali di ricerca e soccorso. Come tale, c'è un reale rischio che ulteriori vite dei migranti e dei rifugiati verranno perse in mare.

L'annuncio da parte del ministro dell'Interno italiano Angelino Alfano che l'Operazione Mare nostrum si concluderebbe è giunta in occasione del Consiglio dei ministri della Giustizia e degli Affari interni dell’Unione europea (Ue), questa settimana a Lussemburgo. I ministri si sono incontrati per discutere la gestione dei flussi migratori verso l'Europa, concentrandosi su meccanismi di gestione delle frontiere esterne, inclusa l’operazione di Frontex Triton.

"Si può solo chiedere quante vite saranno salvate da un'operazione con un mandato di sorveglianza delle frontiere", ha dichiarato Nicolas J. Beger, direttore dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee. "Finché l'Ue non si impegna e dispone un'operazione collettiva che eguaglia o addirittura supera le azioni di Mare nostrum, Amnesty International sollecita l'Italia a proseguire le sue operazioni di ricerca e soccorso per salvare vite umane; ma questa volta con il sostegno significativo di tutti gli stati membri."

L’annuncio della Commissione europea in agosto di avviare l’operazione Triton per sostenere gli sforzi di ricerca e soccorso dell’Italia è stato ampiamente considerato come il primo segno di un campanello d’allarme dell’Ue e una risposta collettiva alle tragedie in corso nel Mediterraneo centrale.

Tuttavia, è ormai chiaro che l'operazione Triton non risponderà alle reali e attuali esigenze di ricerca e soccorso al fine di salvare vite umane.

In questo mese, un anno fa, 500 persone hanno perso la vita al largo dell'isola di Lampedusa in naufragi terribili. L'Italia ha risposto con operazioni di ricerca e soccorso da 9 milioni al mese, che coprono le acque europee e internazionali. L'operazione ha salvato con successo la vita di 140.000 persone in un anno.

Con l'arrivo di 165.000 rifugiati e migranti solo quest'anno attraverso il Mediterraneo centrale, la metà dei quali provenienti da Siria ed Eritrea, è chiaro che le persone continueranno a prendere questa strada pericolosa in cerca di sicurezza e rifugio. È anche chiaro che gli sforzi di ricerca e soccorso sono disperatamente necessari. Nonostante gli sforzi dell'Italia, tragicamente, si stima che già oltre 3000 persone siano morte in mare quest'anno.

Un anno dopo i naufragi di Lampedusa, mentre le persone continuano a intraprendere viaggi in mare pericolosi e troppo spesso perdono la vita in mare, l’operazione Triton si impegna nella regione solo con 3 milioni di euro al mese, due terzi meno dell’operazione Mare nostrum. Sarà anche più vicina alle coste italiane e con competenza sul controllo delle frontiere.

"Con la continua instabilità in Medio Oriente, conflitti più estesi e il deterioramento della situazione in Libia, persone disperate sono alla ricerca di sicurezza e rifugio in Europa", ha aggiunto Beger. "Mentre l'Europa rafforza le sue frontiere terrestri, le persone vengono spinte verso percorsi sempre più pericolosi attraverso il Mediterraneo centrale. Ora più che mai l'Ue deve garantire meccanismi collettivi e globali di ricerca e soccorso lungo la rotta marina più pericolosa del mondo."

Amnesty International sollecita l'Ue ad adottare una prospettiva a lungo termine, un approccio olistico e condiviso per la gestione dei flussi migratori verso l'Europa. Percorsi sicuri e legali in Europa sono necessari affinché le persone non siano artefici del loro destino in mare. Questo può includere un aumento delle quote di reinsediamento, un più ampio accesso ai visti per motivi umanitari e la facilitazione delle riunificazioni familiari.

"L’Ue deve garantire una risposta collettiva e concertata per una responsabilità condivisa. L'Italia deve continuare i salvataggi in mare, ma non può farlo da sola", ha affermato Beger. "L’operazione Triton semplicemente non è la risposta. Fino a quando uno sforzo globale è sul tavolo, con capacità e risorse sufficienti, questa netta riduzione di due terzi nelle funzioni di ricerca e soccorso metterà solo a rischio vite".