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mercoledì 9 marzo 2022

Tragedia migranti. Alarm Phone: naufragio nel Mediterraneo, 50 morti sulle coste della Libia.

Rai News
Allarme per una barca con 60 migranti partita dalla Tunisia giovedì scorso di cui non si è saputo più nulla


Un naufragio davanti alle coste libiche ha causato la morte di 50 migranti, il 27 febbraio scorso: lo ha denunciato Alarm Phone, la linea telefonica di volontari che raccoglie le richieste di soccorso dei migranti. 

Il barcone è affondato all'altezza di Sabrata: "Delle 50 persone a bordo, nessuna è sopravvissuta", ha twittato Alarm Phone, "oltre dieci corpi sono stati trovati sulle coste libiche. Il regime Ue dei confini uccide ancora le persone migranti".

Alarm Phone ha inoltre dato notizia di una barca con 60 migranti partita dalla Tunisia giovedì scorso di cui non si è saputo più nulla: "I parenti ci chiedono di un gruppo di 60 persone che non sono ancora arrivate. Le autorità ci dicono di non avere informazioni su cosa sia accaduto loro. Chiediamo risposte".

domenica 23 maggio 2021

Mediterraneo - Imponenti esercitazioni navali di 13 Paesi e nelle stesse acque annegano senza soccorso i migranti al largo della Tunisia

Africa ExPress
Le unità navali di Stati Uniti, Italia e altri undici paesi europei ed africani si esercitano alla guerra aeronavale nel Mediterraneo centrale mentre a poche miglia lontano centinaia di migranti affogano nel tentativo di raggiungere le coste siciliane.


[...] 
I war games nelle acque del Canale di Sicilia si concluderanno venerdì 28 maggio e vedono la partecipazione di unità aeronavali di Stati Uniti d’America, Tunisia, Algeria, Belgio, Egitto, Francia, Grecia, Libia, Malta, Mauritania, Marocco, Spagna e Italia.

“L’esercitazione navale in nord Africa è pianificata per rafforzare la cooperazione regionale, la capacità di risposta, lo scambio di informazioni e l’interoperabilità tra i suoi partecipanti in questa regione critica”, spiega l’ammiraglio Robert P. Burke, comandante di U.S. Naval Forces Europe-Africa. “Il Mediterraneo è la linfa vitale del commercio mondiale e la sicurezza regionale e la stabilità sono cruciali per la prosperità globale”.

Tra gli obiettivi prioritari dell’esercitazione pure quello di migliorare la collaborazione e il coordinamento degli alleati statunitensi nel Mediterraneo nelle attività di contrasto ai flussi migratori sulla rotta Africa-Europa. 
[...]
Peccato che proprio il giorno successivo all’avvio dei giochi di guerra in acque tunisine, martedì 18 maggio, si è verificata una delle peggiori tragedie in mare del 2021, il naufragio di un’imbarcazione e la morte di oltre 50 migranti a poche miglia di distanza dalla città tunisina di Sfax. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero della Difesa di Tunisi, Mohamed Zekri, 33 persone sono state soccorse in mare dai lavoratori di una piattaforma petrolifera off-shore, mentre sarebbe stata del tutto inutile la ricerca dei dispersi da parte di alcune unità della marina tunisine “prontamente” inviate nell’area del naufragio.
[...]
In questi giorni sono in aumento le segnalazioni da parte delle organizzazioni non governative internazionali di imbarcazioni in avaria nel Mediterraneo centrale. Centinaia e centinaia di migranti in fuga dagli innumerevoli conflitti africani e mediorientali volutamente ignorati o “non intercettati” dagli aerei-spia, dai droni e dai satelliti di Frontex, o dai radar delle innumerevoli unità da guerra USA, NATO e nordafricane in addestramento bellico.

Sono donne, uomini e bambini condannati a restare senza nome, invisibili, vittime innocenti della cinica guerra alle migrazioni.

Antonio Mazzeo

venerdì 16 aprile 2021

Nel Mediterraneo dove sono ormai assenti le navi delle Ong. Naufragio con almeno 21 migranti annegati al largo della Tunisia

ANSA - 16 aprile 2021 ore 14:43
E' di almeno 21 morti - i cui corpi sono stati finora recuperati - il primo provvisorio bilancio del naufragio di un'imbarcazione di migranti al largo di Sidi Mansour, in Tunisia. 

Foto d'archivio

Lo rende noto la radio locale Mosaique Fm precisando che unità della Guardia costiera tunisina, in coordinamento con due pescherecci nella zona di mare interessata, sono riusciti a soccorrere tre migranti (un uomo e due donne della Costa d'Avorio e Guinea).

Le operazioni di ricerca di altri eventuali superstiti continuano, secondo la stessa fonte e un'indagine è stata aperta dal pubblico ministero.

martedì 30 marzo 2021

Migranti, altri soccorsi della Open Arms (unica nave umanitaria presente nel Mediterraneo), ora a bordo sono 219 tra loro molti bambini.

QTS
Dopo un primo soccorso avvenuto sabato mattina e una giornata di ricerche, la Open Arms, con a bordo il personale di Emergency, ha concluso ieri le operazioni di salvataggio di altre due imbarcazioni in difficoltà in zona Sar maltese.


Adesso a bordo della nave della Ong spagnola ci sono 219 persone: 56 sono minori e tra questi diciassette hanno meno di dieci anni.

Durante la prima operazione sono stati recuperati 61 uomini e 23 minori, tra cui un bambino non accompagnato di dieci anni. Nella seconda, sono invece stati trasferiti a bordo 74 uomini, cinque donne – di cui due incinte – e diciotto minori, tra i quali un bambino di appena un anno.

Attualmente la Open Arms è l’unica nave umanitaria presente nel Mar Mediterraneo.

In questi giorni, ha sottolineato la Ong, “abbiamo ricevuto varie segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà. Tuttavia, raggiunte le coordinate indicate, non siamo stati in grado di rintracciare le imbarcazioni in difficoltà, respinte da motovedette libiche presenti nella zona”.

Open Arms ed Emergency hanno richiesto più volte l’assegnazione di un porto sicuro a Malta che lo ha negato “attendiamo ora la risposta dell’Italia. Siamo preoccupati di questo silenzio”.

“È evidente infatti – hanno sottolineato – che a breve i bambini più piccoli non potranno più rimanere sul ponte della nave, e non vogliamo certo che debbano soffrire di più di quanto hanno già patito, prima di poter essere sbarcati in un luogo protetto”.

venerdì 29 gennaio 2021

Migranti. Respingimenti nei Balcani e nel Mediterraneo. Onu: «Pratiche illegali». Deplorevole che il diritto di asilo sia una questione politicizzata

Avvenire
La violenza ai confini dell’Europa non è un’invenzione di giornalisti e attivisti. Le accuse si basano «su testimonianze credibili e corroborate». È quello che sostengono le Nazioni Unite che attraverso l’Alto commissariato per i rifugiati chiedono agli Stati, con un documento che sarà reso pubblico oggi, «di indagare e fermare queste pratiche». Un appello che segue l’altra denuncia piombata sempre da Ginevra: l’Italia è responsabile di non aver saputo proteggere la vita di 200 migranti annegati nel Mediterraneo nell’ottobre 2013.
Alcuni profughi scappano dopo essere stati picchiati al confine tra Croazia e Bosnia 
Border Violence Monitoring

Lo ha stabilito il Comitato per i diritti umani Onu con un lungo rapporto su richiesta di tre siriani e un palestinese, sopravvissuti al naufragio, nel quale hanno perso le loro famiglie. «L’Italia ha mancato nel rispondere prontamente alle varie richieste di aiuto dalla nave che stava affondando, con a bordo 400 adulti e bambini», nota il Comitato affermando che le autorità della Penisola «hanno mancato di spiegare il ritardo nell’invio della nave Its Libra (della Marina militare,ndr), che si trovava soltanto ad un’ora di distanza». 
[...]
Il medesimo scaricabarile va in scena anche nei Balcani. «Unhcr–Acnur ha ricevuto un flusso continuo di segnalazioni su Stati europei che limitano l’accesso all’asilo, respingendo le persone dopo che hanno raggiunto il proprio territorio o le proprie acque territoriali, e usando la violenza contro di loro alle frontiere», ha detto Gillian Triggs, assistente Alto Commissario dell’Agenzia Onu. 

«Le persone che arrivano via terra sono detenute informalmente e respinte con la forza nei Paesi vicini senza alcuna considerazione delle loro esigenze di protezione internazionale», 
denuncia l’alto commissariato. 
[...]
«Chiediamo l’istituzione di meccanismi di monitoraggio nazionali indipendenti – ha aggunto Triggs – per garantire l’accesso all’asilo, per prevenire le violazioni dei diritti alle frontiere e per assicurare che vengano accertate le responsabilità. Il monitoraggio indipendente è proposto anche dal Patto dell’Ue ed esortiamo gli Stati membri a sostenerlo».

Il numero di arrivi nell’Unione Europea continua a diminuire ogni anno. Nel 2020 sono arrivate via mare e via terra 95.000 persone, con un calo del 23 per cento rispetto al 2019 (123.700) e del 33 per cento rispetto al 2018 (141.500). «Con così pochi arrivi in Europa, questa situazione dovrebbe essere gestibile. È deplorevole – rimarca Unhcr – che l’asilo rimanga una questione politicizzata e divisiva nonostante i numeri in calo».

Nello Scavo


domenica 12 aprile 2020

Migranti - Nulla ferma le partenze dalla Libia - Sea Watch: "4 barconi con 250 persone nel Mediterraneo - Uno capovolto numerosi i morti"

ANSA
Numerose persone sarebbero morte in mare in seguito al naufragio di un barcone tra Malta e Tripoli.
Lo denuncia in un tweet Sea Watch, spiegando che "250 persone erano alla deriva da ieri su 4 gommoni", che avevano a bordo un numero variabile tra 47 e 85 persone, e che una di queste imbarcazioni si è capovolta e le persone sono naufragate. I quattro barconi - uno con 72 persone a bordo, uno con 47, uno con 55 e l'ultimo con 85 - sono stati segnalati ieri a Sea Watch da Alarm Phone, il servizio telefonico per i migranti in difficoltà. 

Era stata la stessa Sea Watch a chiedere l'intervento del Commissario europeo per i diritti umani "per chiarire che i diritti delle persone salvate in mare devono essere garantiti a prescindere da quale sia la nave che li soccorre". L'Ong ha quindi spiegato che l'agenzia europea Frontex ha oggi segnalato i barconi in mare, di cui uno capovolto.

martedì 7 aprile 2020

Mentre il mondo è travolto dal coronavirus, i migranti continuano a partire dall’Africa. 600 respinti in Libia violando le norme internazionali

La Stampa
La Alan Kurdi salva 68 persone su un barcone. Secondo Alarm Phone: 600 persone riportate in Libia a marzo 


Dal corrispondente da catania. Mentre l’attenzione di tutto il mondo era, ed è, rivolta verso l’emergenza coronavirus, nel mese di marzo almeno 600 persone avrebbero tentato la traversata del Mediterraneo centrale dalla Libia per poi essere riportati indietro. Lo sostiene Alarm Phone, l’organizzazione che gestisce le chiamate di soccorso dei migranti: «C’è chi ha ancora necessità di fuggire nonostante Covid-19 - ha twittato - e lo farà anche senza soccorso in mare. Temiamo che più vite siano a rischio nel Mediterraneo con il miglioramento del meteo». 

Alarm Phone scrive «intercettati e respinti» ma non dice chi abbia riportato in Libia i migranti, se la Guardia costiera libica oppure navi mercantili di passaggio che, senza l’attenzione dei mesi scorsi sul fenomeno migrazioni nel Mediterraneo centrale, possono aver eseguito nel silenzio l’ordine di riportarli indietro anche se questo non è consentito dai trattati internazionali.

D’altronde appena questa mattina la Alan Kurdi, arrivata solo ieri in quel tratto di mare, ha compiuto il salvataggio di 68 migranti che erano su un barcone in legno «inadatto», come ha scritto la Ong tedesca Sea-eye che gestisce la nave, partita a inizio della scorsa settimana dalla base in Spagna. Secondo Sea-eye, «le forze libiche hanno interrotto il salvataggio e sparato colpi e molti dei migranti sono saltati in acqua», anche se poi ha specificato che «tutte le persone sono ora al sicuro a bordo». 

Nei giorni scorsi il governo italiano avrebbe avvertito quello tedesco che, in caso di soccorsi da parte della Ong, l’Italia non si sarebbe fatto carico dei migranti. La Alan Kurdi è l’unica nave umanitaria presente nella zona Sar (di ricerca e soccorso) davanti alla Libia. Tutte le altre Ong hanno infatti sospeso le operazioni in mare, per questioni di sicurezza ma anche per poter rischierare medici e volontari sul «fronte» del coronavirus in diversi paesi europei, soprattutto in Italia e Spagna.

In serata, 36 migranti sono arrivati autonomamente a Lampedusa. Erano su una barca proveniente dalla Tunisia. Il sindaco dell'isola, Totò Martello, ha subito firmato un'ordinanza per metterli tutti in quarantena nell'hotspot di contrada Imbriacola. Tra le persone arrivate ci sono anche 11 donne di cui due in gravidanza. L'ultimo sbarco a Lampedusa risale alla metà di marzo.

La pandemia non sta risparmiando nemmeno i Paesi della sponda sud del Mediterraneo: in Libia finora sono stati accertati 18 casi con un decesso, 574 i casi in Tunisia con 22 decessi, 1320 in Algeria con 152 decessi, 1113 in Marocco con 71 decessi. 

Proprio in Marocco si registra oggi il tentativo di fuga verso l’enclave spagnola di Melilla di circa 260 migranti. Una cinquantina è riuscita a scavalcare le barriere e ad entrare in territorio spagnolo, quindi europeo, nella speranza di poter così più facilmente raggiungere il vecchio Continente, per nulla intimoriti dalla grave crisi sanitaria in corso.

lunedì 30 settembre 2019

Nel "deserto liquido" del Mediterraneo restano senza soccorso barca rovesciata con 50 persone e altri allarmi inascoltati

AGI
A lanciare l'allarme è stato l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, l'Unhcr.


Si rischia una nuova strage nel Mediterraneo centrale: una barca con a bordo cinquanta persone si è capovolta al largo delle coste libiche. A lanciare l'allarme è stato l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, l'Unhcr.


Su luogo del naufragio è intervenuta la Guardia costiera libica, che è ancora impegnata nell'operazione di salvataggio, ma non si hanno notizie sulle persone recuperate. "Un barca con oltre cinquanta persone a bordo si è capovolta al largo delle coste libiche. I soccorritori sono in arrivo e l'Unhcr ha pronto il personale a terra per fornire l'assistenza medica e umanitaria", ha twittato la sessione locale dell'Alto commissariato. Un'ora dopo ha confermato che le fasi di soccorso erano in corso senza tuttavia fornire ulteriori dettagli sulle persone coinvolte.

Un altro allarme è stato invece lanciato dall'osservatorio di Alarm Phone: un'imbarcazione in pericolo con oltre 56 persone a bordo. "Che cos'altro deve succedere affinché le autorità si prendano responsabilita' per la situazione?", chiedeva sempre sulla piattaforma social l'ong sollecitando i soccorsi. Si tratta di una barca "partita dalla Libia giorni fa", avvertiva un primo tweet nella tarda serata di ieri: "Abbiamo informato le autorità in Libia, Italia e Malta, ma nessuno ha lanciato un soccorso".

Con il passare delle ore la situazione, come prevedibile, è peggiorata: "i naufraghi temono di morire e chiedono aiuto. Le persone a bordo dicono che stanno imbarcando acqua". Intorno alle 13 l'ultimo disperato sos dalla barca: "parlano di diritti umani, ma dove sono? Vi prego, aiutateci!". Alarm Phone assicura di aver informato EunavforMed, Guardia costiera, Guardia costiera francese, forze armate maltesi e "la cosiddetta Guardia costiera libica".

Dall'altra parte del Mediterraneo, sulle coste marocchine, le onde hanno invece restituito i corpi di 7 migranti - di nazionalità marocchina - morti nel naufragio di un gommone a bordo di cui tentavano di raggiungere la Spagna.
I sopravvissuti sono tre, tutti ricoverati non in gravi condizioni in ospedale. Non si hanno notizie su quante persone erano a bordo del gommone.

martedì 10 settembre 2019

Wole Soyinka: “Nel Mediterraneo muoiono migliaia di persona, ma nel Sahara molte di più”

La Voce di Mantova
Parole pesanti come macigni. Sono quelle di Wole Soyinka, poeta e drammaturgo nigeriano, Premio Nobel per la letteratura nel 1986.
Cosa pensa dell’immigrazione e della politica dei porti chiusi?
“Questa è un’altra cosa. È l’incapacità di vedere degli esseri umani bisognosi come altri esseri umani più sfortunati di noi e poi trasformare questa incapacità in ideologia, adducendo anche la purezza della natura o questioni economiche. 
Così si ergono i muri contro le orde in arrivo. Storicamente la maggior parte dei paesi che oggi si sentono minacciati hanno delle responsabilità nelle origini di queste migrazioni. La non riconoscibilità della responsabilità storica è grave quanto la responsabilità coloniale e lo sfruttamento economico. 
Prima o poi, tutte queste colpe tornano al mittente. Per risolvere la situazione occorrerebbe un dialogo strutturale, serio da intraprendere con urgenza tra le nazioni verso cui si dirigono e da cui provengono le ondate migratorie. 
Ci sono migliaia di persone che muoiono nel Mar Mediterraneo ma ce ne sono molte di più morte nel deserto del Sahara o che vengono vendute in schiavitù. Ci sono tanti altri campi di morte lungo questi tragitti, il Mediterraneo è solo quello più visibile grazie ai media”.

Cosa sta causando questa diaspora africana?
“Stiamo subendo una gravissima fuga di cervelli. Tra quelli che annegano e quelli di cui si rinvengono solo le ossa essiccate dal sole nel Sahara, stiamo perdendo enormi risorse attuali e future. Lo dimostra il fatto che molti di coloro che ce la fanno e arrivano nella cosiddetta terra promessa, si distinguono e ottengono successi personali come imprenditori, medici, ingegneri e riescono a mantenere anche le famiglie d’origine. 
In Nigeria, durante il periodo della dittatura, è stata formata una task force per capire come riportare in patria i giovani che se n’erano andati. Ebbene, il risultato è stato che non è stata riconosciuta nessuna fuga di cervelli. Anzi, era la Nigeria che stava aiutando gli altri paesi, donando loro i nostri giovani migliori”.

Cos’è la speranza per Wole Soyinka?
“Ho dimenticato quella parola decenni fa. Sono un pragmatico, cerco di capire come salvarci dalla situazione attuale, in Africa come altrove, perché è un gran casino sia che si parli di clima, di Brexir, di migrazioni e di integralismo islamico”.

venerdì 14 giugno 2019

Il bilancio dell'ecatombe migranti - Msf e Sos Mediterranee, 1.151 morti in 1 anno e 10.000 migranti riportati a forza in Libia

AnsaMed
Ad un anno dall'annuncio del governo italiano di chiudere i propri porti alle navi umanitarie almeno 1.151 persone, uomini, donne e bambini, sono morte, e oltre 10.000 sono state riportate forzatamente in Libia, esposte ad ulteriori ed inutili sofferenze. 
Lo scrivono Sos Mediterranee e Medici senza frontiere che chiedono di garantire con urgenza un sistema di ricerca e soccorso in mare adeguato, "compreso un coordinamento delle autorità competenti nel Mar Mediterraneo, per evitare morti inutili". 

"La risposta dei governi europei alla crisi umanitaria nel Mar Mediterraneo e in Libia è stata una corsa al ribasso" sostiene Annemarie Loof, responsabile per le operazioni di MSF. "Un anno fa abbiamo implorato i governi europei di mettere al primo posto la vita delle persone. Abbiamo chiesto un intervento per mettere fine alla disumanizzazione delle persone vulnerabili in mare per finalità politiche.

Invece, ad un anno di distanza, la risposta europea ha raggiunto un punto ancora più basso". Da quando è stato bloccato l'ingresso nei porti italiani alla nave di ricerca e soccorso Aquarius, gestita da Sos Mediterranee in collaborazione con Msf, esattamente un anno fa, "lo stallo è diventato la nuova regola nel Mar Mediterraneo centrale, con oltre 18 incidenti documentati", fanno sapere le due organizzazioni. 

Questi blocchi si sono protratti per un totale di 140 giorni, ovvero più di 4 mesi in cui 2.443 uomini, "donne e bambini sono rimasti trattenuti in mare mentre i leader europei decidevano il loro futuro. 

La criminalizzazione del salvataggio di vite in mare non solo porta conseguenze negative per le navi umanitarie, ma sta erodendo il principio fondamentale del prestare assistenza alle persone che si trovano in pericolo. Le navi commerciali, e addirittura quelle militari, sono sempre più riluttanti nel soccorrere le persone in pericolo a causa dell'alto rischio di essere bloccate in mare e di vedersi negato lo sbarco in un porto sicuro. 

Per le navi mercantili che effettuano un salvataggio, in particolare, diventa estremamente complicato rimanere bloccati o essere costretti a dover riportare le persone in Libia, in contrasto con il diritto internazionale". 

"Un anno fa chiedevamo che stalli politici pericolosi e disumani in mare non costituissero un precedente. Invece, è esattamente quello che è successo - afferma Sam Turner, capomissione MSF in Libia - questa impasse politica tra i paesi europei e la loro incapacità di mettere la vita delle persone al primo posto, è ancora più scioccante oggi mentre i combattimenti continuano a imperversare a Tripoli". 

Solo nelle ultime 6 settimane, un numero crescente di persone ha cercato di fuggire dalla Libia, con oltre 3.800 persone che sono salite a bordo di imbarcazioni insicure per tentare l'attraversata. 

Anche se l'UNHCR e altre organizzazioni come MSF hanno chiesto un'evacuazione umanitaria di rifugiati e i migranti dalla Libia dall'inizio del conflitto a Tripoli, la realtà, dicono le organizzazioni umanitarie, è che per ciascuna persona che viene evacuata o trasferita nel 2018, più del doppio viene riportato forzatamente in Libia dalla Guardia costiera libica. "L'assenza di navi umanitarie nel Mediterraneo centrale in questo periodo mostra l'infondatezza dell'esistenza di un fattore di attrazione - dichiara Frédéric Penard, direttore delle operazioni di Sos Mediterranee - la realtà è che anche con un numero sempre minore di navi umanitarie in mare, le persone con poche alternative continueranno a provare questa attraversata mortale a prescindere dai rischi. 

L'unica differenza, ora, è che queste persone corrono un rischio quattro volte maggiore di morire rispetto all'anno scorso, secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni".

mercoledì 12 giugno 2019

La tragedia migranti nel Mediterraneo non fa notizia. Lesbo affonda barcone, 7 morti: 2 bambine, 4 donne e un uomo

AnsaMed
Un barcone carico di migranti è affondato questa mattina davanti alle coste dell'isola di Lesbo, in Grecia, provocando la morte di almeno sette persone: lo riportano i media internazionali, che citano la Guardia Costiera greca. 



58 persone sono state tratte in salvo.
Secondo fonti della Guardia costiera di Atene, riprese da media turchi, i corpi recuperati sono di 4 donne, un uomo e 2 bambine. Non è stata resa nota la loro nazionalità.

giovedì 30 maggio 2019

Nave militare italiana soccorre gommone in difficoltà con 90 migranti. A bordo una bambina è morta

La Repubblica
L'ennesima tragedia nelle acque a largo della Libia. Appello per i soccorsi raccolto dal pattugliatore Cigala Fulgosi.



Il pattugliatore 'Cigala Fulgosi' della Marina Militare è intervenuta in soccorso dei migranti a bordo del gommone che da ieri si trova in difficoltà al largo della Libia.
Il recupero dei circa novanta a bordo è in corso.
L'intervento, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, è stato deciso perché le condizioni meteo sono in peggioramento, l'imbarcazione si trova senza motore e in precarie condizioni di galleggiamento. Al momento non ci sono conferme di eventuali vittime a bordo.

In precedenza, lanciando e rinnovando la richiesta di soccorso alla Marina militare italiana, le Ong avevano affermato che a bordo del gommone sarebbe morta una bambina di 5 anni. Nelle ore precedenti l'intervento del pattugliatore 'Cigala Fulgosi', le Ong avevano denunciato come, pur essendo la nave nelle vicinanze, nessuno fosse ancora intervenuto in soccorso del gommone. Una denuncia che faceva seguito a quella, documentata da un video, secondo cui il 23 maggio un migrante era annegato senza che una nave italiana in navigazione a poche miglia di distanza intervenisse.

mercoledì 15 maggio 2019

L’ong Sea Watch ha soccorso 65 persone al largo della Libia

Il Post
La nave della ong Sea Watch ha annunciato di aver soccorso 65 migranti da un gommone partito verosimilmente dalle coste della Libia. 
Se i numeri fossero confermati, sarebbe una delle operazioni di soccorso più ingenti delle ultime settimane.

In tutto il 2019 dalla Libia sono sbarcate in Italia circa 1.100 persone, mentre più o meno altrettanti sono stati riportati in Libia dalla cosiddetta Guardia Costiera libica. Le morti registrate in quel tratto di mare sono circa 300.

@SeawatchItaly
BREAKING #SeaWatch ha soccorso 65 persone da un gommone a 30 miglia (60 km ca.) dalle coste libiche, avvistato da aereo civile di ricognizione.
Libia, Malta, Italia, Olanda informate: nessuna risposta.
Nel #Mediterraneo stanno diminuendo i testimoni, non le partenze.

lunedì 13 maggio 2019

Allarme nel Mediterraneo. Migranti morti e dispersi, SOS inascoltati. Bloccata al Mare Jonio ma parte la Sea Watch 3. Salvini: "la fermeremo in ogni modo"

La Repubblica
Per una nave umanitaria che riesce a fermare, un'altra torna in mare. Un Matteo Salvini particolarmente nervoso per le oltre 200 persone riuscite a sbarcare in Italia nelle ultime 48 ore nonostante la sua politica dei porti chiusi, inaugura la settimana con un pesante avvertimento alla Ong tedesca Sea Watchma anche ai suoi colleghi di governo.


"La nave ong Sea Watch 3 (bandiera olandese) sta navigando nel Mediterraneo in direzione Libia. Avviso ai naviganti: non pensino di aiutare scafisti, imbarcare immigrati e dirigersi verso l'Italia perché verranno fermati con ogni mezzo lecito consentito. L'avviso -prosegue il ministro dell'Interno - è rivolto anche ai nostalgici dei porti aperti presenti in Parlamento".

[...]
Nell'ultimo fine settimana sono stati 200  (un quinto di tutti quelli arrivati nel 2019) i migranti riusciti a sbarcare nei porti italiani, portati a terra oltre che dalla Mare Jonio anche da una nave della Marina italiana e da motovedette italiane che hanno soccorso imbarcazioni in difficolta' in acque italiane al largo delle coste siciliane e calabresi. E il Viminale ha dovuto arrendersi e farli sbarcare.

La Sea Watch, da parte sua, denuncia "l'uso di assetti aerei europei per facilitare i respingimenti, mentre almeno 70 persone annegano in un naufragio e 240 vengono riportate forzatamente in Libia". Ieri il Moonbird, l'aereo che coadiuva la Sea Watch nei soccorsi in mare, ha annunciato di aver visto migranti cercare di sfuggire a nuoto ad una motovedetta libica che aveva intercettato l'imbarcazione su cui viaggiavano per riportarli in Libia.

Alessandra Ziniti 

sabato 11 maggio 2019

Nuova strage di migranti, almeno 70 annegati al largo di Tunisi e si sequestra le nave per il soccorso Mare Jonio

Ansa
Almeno 70 migranti sono annegati a causa dell'affondamento della loro imbarcazione in acque internazionali, a 40 miglia dalla città di Sfax in Tunisia. 


Sedici finora i sopravvissuti, salvati da pescherecci nella zona. Lo riferisce l'agenzia di stampa tunisina Tap. I migranti di origine subsahariana sarebbero partiti dalla Libia ed il numero delle vittime potrebbe aumentare. 

Intanto la Guardia di Finanza sta procedendo ad un "sequestro d'iniziativa" della Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Human con a bordo i 30 migranti soccorsi ieri al largo della Libia, tra cui due donne incinte e cinque minori. I militari, si apprende da fonti del Viminale, dopo esser saliti a bordo avrebbero rilevato alcune irregolarità e proprio per procedere il sequestro è stato consentito alla nave di entrare nel porto di Lampedusa. L'accusa ipotizzata nei confronti dell'equipaggio è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

martedì 7 maggio 2019

Libia - Migranti, allarme Unhcr: nel 2019 uno su tre sono morti nel Mediterraneo. Molti sono bambini.

Il Fatto Quotidiano
Mentre il numero degli sbarchi in Italia è diminuito, il tasso di mortalità è aumentato bruscamente, in particolare per chi parte dalla Libia. L'agenzia dell'Onu: "Un numero consistente dei migranti sono bambini".


“Mi hanno torturato così tanto. Li pregai di non torturare la mia famiglia”. Niamey, dopo più di anno di percosse incessanti e scosse elettriche da parte dei trafficanti libici, è spezzata. Non può più camminare perché ha le gambe paralizzate. La sua testimonianza, raccolta dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), è quella di una delle tante persone che hanno tentato di scappare dalla Libia. Una fuga che rimane, ad oggi, rischiosissima. “Nel 2019, una persona ogni tre ha perso la vita nel tentativo di arrivare in Europa lungo la rotta dalla Libia”, ha scritto su Twitter Charlie Yaxley, portavoce dell’Unhcr per l’Africa e il Mediterraneo. “Non esiste un porto sicuro in Libia – ha aggiunto – ma nessuna nave governativa o di ONG effettua operazioni di ricerca e soccorso. È chiaro che questa situazione non può continuare”.

Nonostante la significativa diminuzione delle partenze di migranti dalle spiagge libiche, conseguente agli accordi presi con le milizie libiche dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, le migrazioni attraverso il Mediterraneo sono continuate. Il report del 2019 pubblicato dall’Unhcr segnala una diversificazione dei punti di partenza dei barconi. Nel documento si legge che “il sottofinanziamento cronico di programmi che forniscono sostegno e protezione salvavita e la mancanza di attenzione alle cause profonde delle migrazioni” ha continuato a stimolare i movimenti.

In Libia, i recenti scontri tra l’esercito del presidente Fayez al-Sarraj e le milizie del maresciallo Khalifa Haftar hanno peggiorato la situazione di insicurezza del paese, politicamente frammentato e dilaniato da anni di conflitti civili. Negli ultimi giorni, la nave Mare Jonio della Ong Mediterranea Saving Humans ha segnalato diverse violazioni da parte della Guardia costiera libica nel blocco dei gommoni. Contemporaneamente, Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, ha denunciato “le condizioni disumane” dei cittadini e i migranti, “esposti a pericoli mortali”.

La diminuzione maggiore dei flussi migratori si è avuta tra il 2017 e il 2018. In generale, nei primi cinque mesi del 2018 le persone arrivate in Italia via mare sono state 13.362, rispetto alle 60.228 del 2017: una diminuzione del 78%. I bambini, secondo l’Unchr, costituiscono un numero significativo di coloro che intendevano raggiungere e attraversare il Mediterraneo nel 2018 e “dovrebbero continuare a farlo nel 2019”. Da qui, si legge nel documento, la necessità di “offrire ai bambini e ai giovani alternative significative, anche attraverso percorsi legali”.

Arnaldo Liguori

mercoledì 3 aprile 2019

Migranti, sparita un'imbarcazione che ha dato l'allarme ieri sera. Open Arms: "La Libia non risponde, l'Italia non risponde, nessuno coordina i soccorsi, nessuna nave, non c'e nessuno. Quanti morti costeranno queste elezioni europee?"

La Repubblica
Da ieri sera non si ha più notizia di un'imbarcazione con una cinquantina di migranti a bordo, tra cui donne e bambini, da cui era partita una richiesta di soccorso al numero di Alarm phone. 
E' proprio il sito, punto di riferimento di migliaia di persone che affrontano la traversata, a segnalarlo. I migranti hanno contattato Alarm phone nel pomeriggio dando le loro coordinate, poi la linea è caduta. Un nuovo contatto alle 22, ma da allora piu' nulla. Alarm phone ha provato a contattare i numeri della guardia costiera libica per fornire le coordinate dell'imbarcazione ma nessuno ha mai risposto, ha poi segnalato la barca in difficoltà alla sala operativa di Roma che si e' limitata a fornire un altro numero dei libici che non hanno mai risposto.

Nel pomeriggio la Guardia costiera ha fatto sapere di avere "immediatamente inoltrato le informazioni ricevute alla Guardia Costiera libica, che ha assicurato l'avvenuta ricezione degli elementi forniti per le successive azioni di competenza". Il barcone si sarebbe trovato a nord di Zwara, ancora all'interno delle acque territoriali libiche e nell'area sar di responsabilità libica. Da Tripoli si ribatte che in assenza di coordinate precise non è stato disposto alcun intervento. E in serata Alarm Phone insiste: "Alle 20.50 abbiamo finalmente
raggiunto le autorità libiche che parlano solo arabo. Hanno rifiutato di prendere e dare qualsiasi informazioni su situazioni di soccorso. Non abbiamo ancora idea di dove possano trovarsi le 50 persone" a bordo del gommone che aveva chiesto aiuto.

L'Ong Sea eye, con la Alan Kurfi, 'unica nave di soccorso civile rimasta nel Mediterraneo centrale, è stata informata della barca in pericolo, ha offerto assistenza al Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo e ora sta perlustrando l'area dell'ultima posizione GPS comunicata.

A rilanciare l'Sos di Alarm Phone anche gli spagnoli di Open Arms bloccati in porto a Barcellona da mesi dalle autorita' spagnole e ora in cerca di una nuova bandiera per poter riprendere le operazioni di soccorso. "La Libia non risponde, l'Italia non risponde, nessuno coordina i soccorsi, nessuna nave, non c'e nessuno. Quanti morti costeranno queste elezioni europee?", scrive su Twitter la Ong spagnola.

E proprio oggi un'altra Ong, la Sea Watch, che avrebbe dovuto riprendere le operazioni due settimane fa, denuncia che l'Olanda (paese di cui la nave batte bandiera) ha cambiato le norme impedendo di fatto all'imbarcazione di tornare a navigare.

Alessandra Ziniti

Migranti nel Mediterraneo, ormai è anarchia totale. Ed è l’ora più buia della storia d’Europa

Linkiesta
Migranti che dirottano le navi mercantili, i governi europei che abbandonano la missione Sophia, la propaganda che domina su tutto. Così il Mediterraneo è fuori controllo e il destino degli ultimi nelle mani di criminali. Non è morta solo la politica, nel Mediterraneo. È morta la civiltà europea.


Mediterraneo addio. Incapace di assumersi le loro responsabilità i Paesi europei chiudono di fatto l’operazione Sofia di contrasto agli scafisti seppellendo sotto un compromesso indecente interessi geopolitici, diritti umani nonché duemila anni di storia nei quali – senza i mezzi, le capacità, le reti dell’età contemporanea – il Vecchio Continente e specialmente i suoi stati rivieraschi, Italia in primis, aveva costruito i principi ordinatori del Mare Nostrum, le sue leggi scritte e le sue regole consuetudinarie, non meno efficaci.


La decisione presa dai 28 ambasciatori degli Stati membri è la seguente: pattugliamento in mare sospeso, navi ritirate, resta solo la vigilanza aerea e l’addestramento della guardia costiera libica L’Italia canta vittoria perché conserva il comando di questa missione-fantasma senza doversi far carico dei migranti ripescati. 

La Francia è soddisfatta perché pensa di prendersi la guida di Sofia fra sei mesi, sostituendoci nel rapporto privilegiato con la Libia. La Germania fa buon viso a cattivo gioco: interessi diretti non ne ha, lascia volentieri la questione agli alleati, che se la spiccino loro.


Dai prossimi giorni, insomma, nel Mediterraneo agirà la legge del più forte, grosso modo come all’epoca dei pirati saraceni. Anzi, agisce già fin da ora. Il mercantile turco El Hiblu 1 che ieri aveva soccorso un gruppo di 108 disperati e stava riportandoli a Tripoli è stato costretto a invertire la rotta dalla ribellione dei naufraghi terrorizzati dalla prospettiva del ritorno nei lager libici. Ora vaga tra Malta e Lampedusa cercando un porto che nessuno vuole dargli, ed è immaginabile cosa farà il prossimo capitano della prossima nave commerciale che incrocerà un gommone semi-affondato: si girerà dall’altra parte, farà finta di non vedere e consegnerà la sorte dei fuggiaschi agli dei, visto che tra gli uomini anche le regole primigenie del salvataggio in mare e dell’approdo sicuro sono saltate.
Consegnare il Mediterraneo a questo caos non è lotta all’immigrazione. È resa agli schiavisti, ai trafficanti, ai mostri della tratta di donne e bambini, ai Paesi che li cullano e li proteggono, a cominciare dalla Libia
Senza più la bussola di un sistema condiviso, di catene di comando sicure e adempimenti prefissati, si sgretola anche ogni certezza nell’azione pubblica. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è appena salvato dall’inchiesta per sequestro di persona relativa alla nave Diciotti che già se ne profila un’altra. La Procura di Roma ha trasmesso un esposto sul blocco della Sea Watch alla procura di Siracusa che a sua volta lo ha girato per valutazioni al tribunale dei ministri di Catania. Fu reato trattenere al largo per dodici giorni quella nave, con 47 naufraghi a bordo? Chi vietò l’approdo, su ordine di quale autorità, in base a quale norma?

Tra cinque minuti ciascuna di queste domande e di queste vicende sarà avvolta da un polverone tale che distinguere giusto e sbagliato diventerà impossibile. Oltre la fuliggine della demagogia, tuttavia, si avanza un interrogativo politico importante: che ce ne facciamo di esecutivi europei – tutti o quasi tutti – che risultano palesemente incapaci di costruire decisioni oltre la propaganda? Consegnare il Mediterraneo a questo caos non è lotta all’immigrazione. È resa agli schiavisti, ai trafficanti, ai mostri della tratta di donne e bambini, ai Paesi che li cullano e li proteggono – a cominciare dalla Libia – e capitolazione di un’intera civiltà nata dalla capacità di governare il mare e di dettare le sue regole a chi lo attraversava.

Il paradosso è che la rinuncia a questa millenaria prerogativa, con la consegna all’anarchia e alla prepotenza dei confini meridionali dell’Europa, è l’esito diretto del prevalere di una narrazione dichiaratamente sovranista: quella dei Paesi di Visegrad,che hanno fatto blocco contro ogni riforma delle regole sui rifugiati; quella italiana, che ha rotto i vecchi patti senza sostituirli con nuovi; quella francese, che per calcolo politico ha promosso la sterilizzazione degli interventi navali. Ma il sovrano è colui che governa gli eventi e impone la sua norma politica e morale. Qui di sovrani non se ne vedono, piuttosto si scorgono poteri fragili e rinunciatari che ostentano il manto d’ermellino e lo scettro davanti alle opinioni pubbliche impaurite ma, alla fin fine, non sanno come usarli.

Flavia Perina

martedì 19 febbraio 2019

Zero sbarchi ma nel Mediterraneo si muore come prima, 200 morti accertati, la strategia è non farlo sapere ed evitare che ci siano Ong testimoni in zona

Linkiesta
La Libia continua a essere un inferno, i gommoni continuano a partire, le persone continuano a morire: la differenza è che oggi, senza le Ong, se ne sa poco o nulla. E intanto il governo ha tagliato i fondi per la cooperazione internazionale: alla faccia dell’aiutarli a casa loro.

I migranti non arrivano, ma continuano a vivere nell’inferno libico, continuano a partire e continuano a morire, come prima, più di prima. Questo è quel che Salvini e i chi ne sostiene l’azione dovrebbero aver ben chiaro in testa, perlomeno. Perché di fronte a 170 morti nel giro di due giorni, 117 nella notte tra il 18 e il 19 gennaio a largo di Tripoli, altri 53 tra Spagna e Marocco nella notte precedente, impongono ben più di una riflessione alle nostre coscienze.

domenica 10 febbraio 2019

Rifugiati - Sindaci del Mediterraneo contro il sovranismo: «Salviamo l'Europa che naufraga quando nega i diritti umani».

Avvenire
I primi cittadini di Madrid, Barcellona, Valencia e Saragozza con quelli di Palermo, Milano, Bologna, Napoli, Siracusa, Latina: «Salviamo l'Europa che naufraga quando nega i diritti umani».

Sindaci del mediterraneo contro le politiche securitarie che mettono a rischio la vita dei migranti e rendono più insicure le città. 

Il rischio più grave, avvertono, «il naufragio dell'Europa che viola i diritti umani e rinnega i suoi valori fondanti». Dopo essere state ricevute da Papa Francesco, i primi cittadini di Barcellona (Ada Colau), Madrid (Manuela Carmena) e Saragozza (Pedro Santisteve), lanciano un manifesto - politico ma presto anche operativo - delle città solidali coi colleghi italiani di Napoli (Luigi De Magistris), Palermo (Leoluca Orlando), Bologna (Virginio Merola), Latina (Damiano Coletta), Siracusa (Francesco Italia), l'assessore alle politiche sociali di Milano (Piefrancesco Majorino), in collaborazione con l'ong spagnola di soccorso in mare Open Arms e l'associazione A Buon Diritto presieduta da Luigi Manconi.

Nella serata di ieri il fondatore di Open Arms, Oscar Camps, insieme alle prime cittadine di Madrid e Barcellona, erano state ricevute privatamente da Papa Francesco. Al centro dell'incontro la questione migranti. A renderlo noto è direttore "ad interim" della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti. «Il Santo Padre - ha spiegato in una nota - ha incontrato ieri sera in Vaticano, in forma privata, la sindaca di Madrid, Manuela Carmena, e la sindaca di Barcellona, Ada Colau, con il fondatore di Open Arms, Oscar Camps. Durante il cordiale colloquio si è parlato in particolare del tema dell'accoglienza dei migranti».

Le sindache spagnole coi colleghi italiani chiedono dunque il sostegno alle Ong impegnate nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo, ma soprattutto vogliono un patto per fermare «l'involuzione dei principi fondativi dell'Europa che sta rischiando di naufragare». 

Un manifesto lanciato a tre mesi dalle elezioni europee che sfida la politica sovranista del blocco dei porti. All'incontro dei sindaci spagnoli e italiani in un albero romano hanno partecipato anche i rappresentanti di Sea Watch, Proactiva Open Arms e Mediterranea - le tre Ong che hanno dato vita al progetto "United4Med". 

Il Mediterraneo, ricordano i sindaci in una "chiamata" rivolta ai primi cittadini delle altre città, è la «casa comune di civiltà millenarie» ma sta diventando la «fossa comune di migliaia di giovani». 

La chiusura dei porti di Italia e Malta e il blocco delle navi delle Ong «sono esempi pratici di come» non solo migliaia di vite ma anche la stessa «Europa stia naufragando». E «di fronte a questo orrore» la risposta non può essere «la negazione dei diritti umani». Salvare vite, aggiungono i sindaci nell'appello ai loro colleghi, «non è un atto negoziabile e negare la partenza alle navi o rifiutarne l'entrata in porto è un crimine».

Non è un problema che riguarda una singola città, ragiona Ada Colau in un italiano perfetto: «Non siamo soli, siamo milioni di persone e siamo pronti a fare tutto il possibile, attraverso azioni istituzionali e giudiziarie, denunciando un blocco che sta violentando i diritti umani». 

I discorsi basati «sulla paura e sull'odio sono quelli che creano e hanno creato i maggiori problemi, come ci insegna la storia d'Europa»: dunque «di sicurezza con la paura non fa altro che creare caos». Ecco perché, dice il sindaco di Barcellona, «è il momento chi oggi parla di impegnarsi e difendere la vita e sono sicura che siamo la maggioranza in Europa».

Un discorso che trova l'appoggio dei primi cittadini italiani, tutti concordi nel definire la legge Salvini un provvedimento che, nei fatti, «genera insicurezza». «Eversivo - sottolinea il sindaco di Palermo Leoluca Orlando - è chi viola le dichiarazioni universali dei diritti umani». 

«Dobbiamo creare una rete parallela e integrata di solidarietà - aggiunge Virginio Merola, primo cittadino di Bologna - e l'allarme sicurezza è infondato, sono loro che alimentano la paura e dunque dobbiamo fare atti di "disobbedienza costituzionale" verso un decreto che è incostituzionale».

Per il sindaco di Napoli Luigi De Magistris «salvare vite è un dovere, lasciare persone in mare è un crimine». «Vogliono distruggere modelli d'integrazione - dice - e noi lavoriamo per integrare, il decreto sicurezza aumenta l'insicurezza». 

Le somme dell'incontro le tira Luigi Manconi. L'Alleanza, spiega, «è un primo passo di un percorso che non nasce dal nulla», è un patto tra «Ong e Comuni che hanno svolto un ruolo attivo nella rete d'accoglienza» e al quale, sperano i promotori, aderiscano più città possibile. Per sfidare il vento sovranista.

Luca Liverani