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domenica 24 novembre 2019

Continua la tragedia dei migranti - Naufragio a Lampedusa, recuperati cinque corpi, tutte donne. Si cercano altri dispersi

La Repubblica
Guardia costiera, Finanza e Marina militare impegnate nella speranza di trovare qualcuno ancora in vita. Centoquarantanove i sopravvissuti. Nel mare in burrasca navigano ancora due navi umanitarie, Open Arms e Aita Maridi 


I primi due corpi li hanno recuperati stamattina all’alba talmente martoriati che per uno dei due è stato difficile persino stabilire il sesso, il secondo era di una giovane donna. In mattinata sono cinque i corpi rinvenuti, tutti di donne. 

Ma le ricerche dei mezzi aerei e navali di Guardia costiera, Guardia di finanza e Marina militare a Lampedusa continuano senza sosta perché sono almeno una quindicina in totale i migranti che – secondo le testimonianze dei 149 sopravvissuti – risultano dispersi dopo il naufragio del barcone di dieci metri capovoltosi ieri pomeriggio a solo un miglio dall’isola dei Conigli. Due minorenni tunisini hanno perso i genitori che ancora non figurerebbero nell'elenco dei sopravvissuti.

Tra i primi ad essere salvati, un migrante non vedente è riuscito ad attirare l'attenzione dei soccorritori. Tra gli altri sopravvissuti anche un bimbo di poco più di un anno per fortuna in buone condizioni. Gli agenti della squadra mobile di Agrigento hanno ascoltato per tutta la notte i superstiti, migranti di diverse nazionalità ma soprattutto eritrei, tunisini, pakistani, algerini e anche alcuni cittadini libici in fuga dai bombardamenti. Sembra che il barcone, in modo del tutto simile a quanto avvenuto in occasione dell’ultimo naufragio del 7 ottobre, sia partito due giorni fa da una spiaggia al confine tra Libia e Tunisia. L’imbarcazione, in un weekend in cui i trafficanti hanno fatto partire più di 10 barche contemporaneamente con circa un migliaio di persone, non era stata intercettata da nessun mezzo né – a quanto dice la Guardia costiera – aveva lanciato alcuna richiesta di aiuto.

Il piccolo peschereccio era già in prossimità delle coste dell’isola quando ieri pomeriggio è stato visto, da terra, da un cittadino di Lampedusa che ha avvertito la Guardia costiera. Il mare era in tempesta con onde alte quasi due metri e, non appena le prime motovedette sono arrivate, l’imbarcazione – probabilmente per l’improvviso agitarsi dei migranti a bordo – si è capovolta sotto gli occhi dei soccorritori. In tutto sono state messe in salvo 149 persone ma i superstiti hanno raccontato di diversi dispersi. Questa mattina il ritrovamento dei primi corpi.
[...]
Alessandra Ziniti

mercoledì 16 ottobre 2019

Lampedusa - Migranti. Tragico ritrovamento di madre e figlio abbracciati nel relitto in fondo al mare. Dopo i 13 cadaveri, individuati altre 12 vittime.

Avvenire
Ritrovato a 60 metri di profondità il barchino affondato nei giorni scorsi a poche miglia dell'isola.  Soccorsi 180 migranti al largo di Malta.


Abbracciati, sul fondo del mare. Cullati dalle correnti. Così sono stati ritrovati un bambino piccolo e la sua mamma. Sono morti insieme in un naufragio avvenuto la notte tra il 6 e il 7 ottobre a 6 miglia a sud di Lampedusa. Il barchino su cui inseguivano la speranza di una vita migliore è stato ritrovato a 60 metri di profondità a pochi metri dal luogo dell'affondamento.

A individuarlo la Guardia costiera che ha messo in azione tutti i nuclei dei sommozzatori a disposizione. E' stato utilizzato anche un robot subacqueo che ha ripreso le immagini del barchino con il suo carico di morti. Al momento i corpi individuati sono 12, tra i quali quelli della donna e di suo figlio. Ma secondo chi indaga altri cadaveri potrebbero essere sparsi più lontano dal relitto. Le operazioni di recupero partiranno nei prossimi giorni: potrebbero essere necessari almeno tre giornate per ultimare questa delicata procedura di recupero, che sarà effettuata dai sommozzatori.

Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, che ha ringraziato la Guardia costiera e i sommozzatori per l'impegno con cui hanno portato avanti la ricerca, non certo facile: "Ci hanno messo la loro professionalità, ma anche il cuore".
Il naufragio

La tragedia è avvenuta nella notte tra il 6 e il 7 ottobre. Una strage di donne e bambini a una manciata di miglia da Lampedusa, si disse. Tredici le salme strappate al mare nelle ore successive: tutte donne, alcune incinte, anche una ragazzina di 12 anni. Nei giorni scorsi sono stati seppelliti nei cimiteri della provincia di Agrigento.

Una delle superstiti ha raccontato di avere perso la sorella più grande e la figlia di quest'ultima, di appena 8 mesi. A bordo, hanno raccontato i superstiti, erano in oltre 50. Solo 22 i migranti salvati nelle fasi concitate dei soccorsi da parte di Guardia costiera e Guardia di finanza, diventate tragiche, secondo le ricostruzioni, quando nella notte intorno alle 3, i migranti, in forte agitazione, complici anche le difficili condizioni meteo, si sono affollati su una parte del natante provocandone il ribaltamento a 6 miglia da terra.

La procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e morte quale conseguenza di altro reato. "L'imbarcazione non era in condizioni di affrontare la traversata", aveva spiegato il procuratore aggiunto Vella, "nessuno a bordo sembra avesse strumenti di soccorso individuali e in questi casi un salvagente ti salva la vita". Insomma, in questa situazione sono stati mandati a morte pressoché certa dai trafficanti di esseri umani. "Sono stati molto bravi gli equipaggi che sono intervenuti", aveva poi sottolineato: "Se solo le persone a bordo avessero avuto un giubbotto o soltanto un salvagente, sarebbero oggi vive".

giovedì 10 ottobre 2019

Italia, vergognosa indifferenza: nessuna istituzione presente ai funerali delle 13 donne annegate a Lampedusa

Globalist
Lo denuncia la Sea Watch: nessuna autorità istituzionale o politica ha sentito il bisogno di recarsi a Lampedusa per omaggiare queste donne e bambine


Il Naufragio in cui sono morte le 13 migranti a largo di Lampedusa è avvenuto a distanza di soli due giorni dal 3 ottobre, giorno in cui ricorreva l'anniversario del terribile naufragio del 2013 in cui oltre 300 persone persero la vita.
Certo, 13 contro 300 è una bella differenza. Ma ormai siamo arrivati a questo, a ridurre l'importanza che diamo alla vita umana a delle cifre. E 13 donne morte, con la più piccola di appena 12 anni, non sono a quanto pare abbastanza da smuovere le coscienze di questo paese. 

Lo abbiamo visto ieri, con gli agghiaccianti commenti piovuti sulla memoria di queste povere donne e di chi è riuscito a sopravvivere. Lo rivediamo oggi, con l'abominevole assenza di qualsiasi istituzione ai funerali delle 13 donne, celebrati presso la Casa della Fraternità dal parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra. 

Sea Watch lo scrive in un tweet: "Dove siete tutti. Nessuno è venuto a poggiare un fiore sulle bare delle 13 donne, a guardare in faccia i sopravvissuti, a sostenere i soccorritori. Una tragedia avvolta nell'indifferenza delle istituzioni". 

Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, lo ribadisce: "È assurdo che nessuno abbia sentito l'esigenza di venire sull'isola per commerare queste persone. Qui ci sono 13 salme di donne, noi siamo presenti insieme alle forze dell’ordine, ai soccorritori, a tutti coloro che si stanno impegnando in questi giorni nel recupero degli altri dispersi. 

Per la tragedia di Trieste le istituzioni si sono mosse, qui non è venuto nessuno, evidentemente ci sono standard diversi rispetto al tipo di disgrazia. E’ ancora più incredibile che tutto questo avvenga nei giorni in cui i ministri degli Interni sono a Lussemburgo per discutere di questo tema.

martedì 8 ottobre 2019

Migranti - Lampedusa è strage di ragazze e bambini, disperso un neonato di otto mesi. Poca attenzione nell'opinione pubblica.

Avvenire
La tragedia nella notte tra domenica e lunedì: in salvo 22 persone, già recuperati i corpi di 13 donne, ma a bordo c'erano almeno 50 persone. Una superstite: manca mia nipote di 8 otto mesi


Un naufragio a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Sono intervenute nella notte tra domenica e lunedì le motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza, che hanno recuperato fino ad ora i cadaveri di 13 ragazze, tutte intorno ai 20 anni, alcune incinta, tranne una di appena 12, mentre 22 superstiti - tra i quali donne e bambini - sono stati già trasferiti in porto.


Sull'imbarcazione, secondo quanto raccontato dai sopravvissuti, ci sarebbero state circa 50 persone, di cui anche 8 bambini. "Fra i dispersi c'è anche mia sorella con la sua bambina di 8 mesi" ha raccontato una delle donne sopravvissute al naufragio.

Secondo una prima ricostruzione, quando le motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza hanno raggiunto l'imbarcazione per procedere al trasbordo, le persone migranti si sono spostate tutte da un lato e, complice il mare mosso, hanno causato il ribaltamento dell’imbarcazione.

Nelle operazioni di soccorso è impegnati un elicottero delle Fiamme gialle che sta sorvolando la zona del disastro, a meno di un miglio dalla costa, oltre all'aereo monoposto Moonbird di SeaWatch.
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"Non si può morire in questo modo. Occorre individuare canali, favorire azioni che rendano il Mediterraneo più sicuro. Servono scelte concordate per impedire queste tragedie. Una strage insensata e dolorosa", è lo sfogo amaro del sindaco di Lampedusa, Totò Martello, a pochi giorni dalla commemorazione delle vittime della strage del 3 ottobre 2013.
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Vella ha anche detto che "i superstiti sono tutti in stato di choc. Da una prima ricostruzione, la traversata è partita dalla Libia, con una sosta in Tunisia. È strano che siano partiti con queste condizioni di mare grosso, non era certamente l'ideale. Il numero delle persone a bordo - ha detto il magistrato - era superiore a cinquanta: i superstiti sono 13 uomini e 9 donne". Il procuratore ha aggiunto che le persone a bordo erano tutte senza salvagente. "Se li avessero avuti, ora sarebbero tutti salvi. La maggior parte dei sopravvissuti è salva solo grazie al coraggio degli uomini della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza".

Pesante l'accusa del presidente e fondatore di Open Arms, Oscar Camps, che ha convocato una conferenza stampa nel porto di Barcellona. La sua nave, ha spiegato, avrebbe potuto essere d'aiuto se fosse stata coinvolta, visto che era vicino al luogo del disastro. "Probabilmente saremmo arrivati in tempo perché la nostra nave era a sole 20 miglia di distanza. È orribile che una nave come quella di Open Arms, che tutti conoscono per la sua capacità di azione e salvataggio, non sia stata attivata per percorrere 20 miglia e poter intervenire". Secondo Camps, c'erano l'aeronautica italiana, quella maltese e Frontex al corrente della situazione e "nessuno è intervenuto per portare aiuto".
"Ancora una tragedia a poche miglia da Lampedusa. Otto bambini dispersi in mare. A poche miglia dalle coste europee. La situazione in mare è drammatica". Lo scrive su Facebook Mediterranea Saving Humans, la rete delle associazioni italiane che con Nave Mare Jonio da un anno monitora il Mediterraneo centrale.

"Salvare vite umane torni ad essere priorità"; è quanto chiede il Centro Astalli, la struttura dei Gesuiti per i migranti, rifugiati e richiedenti asilo, esprimendo "profondo cordoglio e dolore per le vittime dell'ultimo naufragio avvenuto davanti alle coste di Lampedusa, con almeno nove morti, oltre venti dispersi e tra loro otto bambini" e ricordando che "solo pochi giorni fa, ricordavamo le vittime di una delle più grandi tragedie del mare e oggi ancora una volta piangiamo la morte di innocenti".

lunedì 7 ottobre 2019

Naufragio davanti Lampedusa, si teme una strage. Dispersi anche 8 bambini

Globalist
Sul posto stanno operando le motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza che hanno recuperato fino ad ora i cadaveri di due donne e 22 superstiti.
Un naufragio è avvenuto in nottata a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Sul posto stanno operando le motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza che hanno recuperato fino ad ora i cadaveri di due donne e 22 superstiti, già trasferiti in porto. Intanto i soccorritori hanno individuato altri 2 corpi al largo dell'isola. In corso le ricerche dei dispersi con l'impiego di unità aeronavali della Guardia Costiera e con una motovedetta della Guardia di Finanza.

C'erano una cinquantina di migranti a bordo del barchino che è naufragato, in maggioranza tunisini e subsahariani. Secondo una prima ricostruzione, quando sono arrivate le motovedette per procedere al trasbordo i migranti si sono spostati tutti da un lato e, complice il mare mosso, hanno fatto ribaltare l'imbarcazione.

Ci sarebbero anche 8 bambini tra i dispersi: secondo quanto si apprende, lo hanno raccontato i sopravvissuti agli uomini della Guardia costiera e della Gdf che li hanno soccorsi.

giovedì 3 ottobre 2019

#3ottobre - Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione. Non dimentichiamo la strage di Lampedusa del 2013

Osservatorio Diritti
Sono passati sei anni da quel 3 ottobre 2013, quando al largo dell’Isola dei Conigli, a Lampedusa, nel tentativo di trovare una vita migliore, intorno alle 4.30 del mattino morirono 366 migranti.


Una vera e propria strage, che portò il Parlamento, il 21 marzo del 2016, su proposta del Comitato Tre Ottobre, nato proprio a seguito del naufragio, a istituire la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. Che, appunto, si celebra il 3 ottobre.


La legge n. 45 del 2016, entrata in vigore il 16 aprile successivo, con cui è stata istituita la ricorrenza ne spiega la motivazione all’articolo 1:
«Al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria».
Cos’è la giornata in memoria delle vittime dell’immigrazionePer questa sesta edizione (la giornata di commemorazione esiste dal 2014), sono tante le iniziative che il Comitato Tre ottobre ha messo in campo per non dimenticare le vittime.
Sull’isola di Lampedusa, dal 30 settembre al 3 ottobre sono arrivati oltre 200 studentiprovenienti da più di 60 scuole di 20 Paesi europei. 

Il progetto a capo di tutto, “P(r)onti per l’accoglienza“, ha messo in piedi iniziative tra cui eventi teatrali, musicali e soprattutto formativi: gli studenti sono stati coinvolti in workshop su temi come la tratta di esseri umani, i minori stranieri non accompagnati, i rifugiati e in alcuni di questi incontri hanno potuto conoscere i sopravvissuti alla tragedia del 2013.

E oggi, 3 ottobre, sull’isola si tiene la consueta marcia da Piazza Castello verso la Porta d’Europa che vede il coinvolgimento delle istituzioni, dei superstiti, dei familiari delle vittime degli studenti e della comunità locale.

La giornata nazionale della Memoria e dell’Accoglienza – così viene chiamata – è anche legata a una campagna di sensibilizzazione dal titolo #siamosullastessabarca, che ha l’obiettivo, a prescindere dalle ricorrenza annuale,
«di informare correttamente sulle tematiche migratorie e favorire la partecipazione attiva dell’opinione pubblica e in particolare modo delle nuove generazioni, al fine di stimolarle a diventare il motore di un cambiamento duraturo, attraverso il dialogo e la condivisione con l’altro»,
come spiegano i membri del Comitato.


venerdì 5 luglio 2019

Migranti - La nave Alex dell'ong Mediterranea con 54 naufraghi vicino Lampedusa. A bordo diverse situazioni critiche.

Ansa
La nave Alex dell'ong Mediterranea, con 54 migranti a bordo, è arrivata alle 4 di questa mattina a 12 miglia da Lampedusa. Lo annuncia la stessa ong sottolineando come "un decreto dei Ministri di Interno, Difesa e Trasporti ci vieta l'ingresso". 

Migranti a bordo della nave Alex di Mediterranea - Foto Repubblica
"Il decreto è illegittimo - spiega Mediterranea in un tweet -: perché non può applicarsi a una nave che ha effettuato una operazione di soccorso a tutela della vita umana in mare. E perché non può essere vietato a una bandiera italiana ingresso nelle acque del proprio Paese".

Intanto da Malta è arrivata la disponibilità a offrire un porto, ma la ong ha risposto che "per le condizioni psicofisiche delle persone a bordo e le caratteristiche della nave, non è in grado di affrontare la traversata verso Malta". "Ma siamo disponibili a trasferire i naufraghi su motovedette maltesi o della Guardia Costiera italiana", conclude Mediterranea.

Salvini, Mediterranea vada a Malta o sarà atto violenza - "Se non dirigeranno verso Malta, è chiaro che sarà l'ennesimo atto di disobbedienza, violenza e pirateria: io non mollo!". E' l'avvertimento del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, all'ong Mediterranea. 

"Le autorità marittime maltesi hanno dato alla nave dei centri sociali indicazione di dirigersi verso il porto di La Valletta, dove potranno attraccare", spiega, aggiungendo che durante la notte ha firmato, insieme con i ministri Trenta e Toninelli, il divieto di ingresso, transito e sosta in acque territoriali italiane della nave Alex.

Nuovo mini sbarco la scorsa notte a Lampedusa, dopo quello di ieri sera con 55 persone recuperate dalle motovedette della guardia di finanza e della capitaneria. Intorno alla mezzanotte è approdato direttamente in porto l'ennesimo barchino con a bordo 14 migranti, tra i quali due donne e 4 bambini.

venerdì 28 giugno 2019

Bartolo: "Torno alla mia Lampedusa, la priorità è mettere in salvo i migranti della Sea Watch"

Globalist
Il medico dell'isola neoeletto eurodeputato: "seguirò più da vicino la vicenda, ho scritto al commissario europeo per chiedergli di sollecitare il governo italiano".

Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa neoeletto al Parlamento europeo, ha annunciato che sta tornando verso la sua isola per "seguire la vicenda della SeaWatch con più attenzione"

"Ma non potevo lasciare Bruxelles senza dare seguito al mandato che gli elettori mi hanno consegnato: cercare di costruire percorsi che portino a risposte concrete sul tema della gestione dei flussi migratori" ga scritto su Facebook Bartolo.

"Ringrazio l'intera delegazione del Partito Democratico per avere deciso di sottoscrivere la mia lettera al commissario Avramopoulos - aggiunge -, in cui chiediamo di sollecitare il governo italiano a facilitare lo sbarco immediato delle persone a bordo della Sea Watch 3 e richiedere ai paesi Ue la disponibilità alla ricollocazione e distribuzione dei richiedenti asilo.

Intanto la nostra priorità resta soltanto una: mettere in salvo prima possibile le persone che stanno trascorrendo il loro 15esimo giorno a bordo della Sea Watch. È il momento dei fatti, le polemiche le lasciamo a chi non ha argomenti e sa solo insultare".

giovedì 27 giugno 2019

Migranti, 10 tunisini sbarcano a Lampedusa mentre la Sea-Watch resta fuori dal porto. Altri 40 in arrivo su due barchini.

La Repubblica
Mentre la Sea Watch è ancora ferma davanti alla costa di Lampedusa, sono approdati direttamente in porto altri dieci migranti, presumibilmente tunisini, con un barchino. 


A bordo della piccola barca anche una donna e un minorenne. I dieci sono arrivati al molo della madonnina, sotto gli uffici della capitaneria di porto. "Per lo sbarco dei dieci tunisini il porto non era chiuso? Non c'erano le telecamere?" ha commentato il sindaco di Lampedusa 


Salvatore Martello.

Altri 40 in arrivo
Ci sono altri due barchini con una quarantina di migranti a bordo che nelle prossime ore potrebbero entrare in acque italiane ma questa volta Matteo Salvini ha dato ordine alle motovedette italiane di fermarli.
"E' una questione di principio", ha detto il ministro dell'Interno a Porta a Porta dando notizia di queste due piccole imbarcazioni che sono state segnalate in zona Sar maltese. "Malta certamente come è solita fare non le fermerà e le lascerà passare in direzione Italia ma questa volta ho dato disposizione di fermarli".

Per fare poi cosa Salvini non lo ha spiegato. Per le motovedette italiane l'intervento di polizia giudiziaria in acque internazionali non è consentito come non è consentito dalla legislazione internazionale il respingimento dei migranti. 

Fino ad ora i cosiddetti sbarchi autonomi, cioè delle imbarcazioni che riescono a raggiungere le acque italiane, si sono susseguiti quotidianamente e le motovedette italiane sono intervenute soltanto per portare a terra i migranti. Sono arrivati così poco meno della metà dei 2500 immigrati sbarcati nel 2019 in Italia

Alessandra Ziniti

mercoledì 26 giugno 2019

Il paradosso di Lampedusa, 300 migranti arrivati in un mese con gli scafisti, accolti e assistiti. Se arrivano con le ONG sono sequestrati sulle navi.

La Repubblica
Usano piccoli barchini e il trucco della «nave madre», tutti vengono avviati alle strutture di accoglienza.
A Lampedusa, nell’ultimo mese, sono successe molte cose. Certo, la Sea Watch che oggi ha deciso di forzare il blocco per tentare di far sbarcare i suoi 43 migranti esausti, è la più drammatica. 


Ma nel silenzio, un giorno dopo l’altro, circa 300 migranti hanno toccato le coste dell’isola arrivando con i barconi e sono stati avviati alle strutture di pronto intervento. Gli ultimi 8, secondo quanto fa sapere il sindaco Totò martello, sono approdati stanotte. 

Il paradosso è evidente: chi arriva grazie agli scafisti trova accoglienza, chi viene soccorso dalle ong viene ostacolato con ogni mezzo ed è costretto a trascorrere settimane in balìa del mare. Ma non solo a Lampedusa il confine italiano si sta rivelando molto permeabile: continuano gli sbarchi anche lungo la rotta ionica che ha il suo terminale in Calabria.

[...]

Frontiere non chiuse
Ma nelle settimane precedenti, sempre a piccoli gruppi, altre 200 persone circa sono riuscite ad arrivare a Lampedusa: senza l’ausilio di navi Ong i barchini sono arrivati in prossimità della costa e qui la Guardia di Finanza o la Guardia Costiera hanno soccorso gli occupanti delle imbarcazioni. Nessuno di loro è stato rimandato indietro, tutti hanno trovato accoglienza. 

Così come sono rimaste in Italia le altre persone (anche in questo caso almeno un centinaio) giunte nella zona di crotone e Isola Capo Rizzuto a bordo di barche a vela: sono tutte partite dalla Turchia grazie a skipper russi o ucraini (spesso arrestati) e usano l’espediente della navigazione a vela proprio per sfuggire ai controlli.di Claudio Del Frate

giovedì 20 giugno 2019

Parroco Lampedusa: "Dormiremo sul sagrato finché migranti non scenderanno da Sea Watch e invita a replicare l'iniziativa.

Adnkronos
"La notte è passata e siamo all’ottavo giorno di stallo: la Sea Watch 3 è ancora bloccata in acque internazionali, con a bordo salvati e salvatori. Continueremo a dormire sul sagrato della Chiesa finché non sarà consentito loro di scendere a terra in un porto sicuro". 


E' l'annuncio del parroco di Lampedusa don Carmelo La Magra che la notte scorsa ha dormito, con un gruppo di attivisti di Forum Solidale Lampedusa e alcuni turisti, sul sagrato della chiesa San Gerlando. 

"Il nostro è un semplice gesto di solidarietà nei confronti di persone che stanno soffrendo inutilmente - dice il parroco - Mettiamo simbolicamente in gioco i nostri corpi nel tentativo di dare visibilità e voce agli ultimi della terra, nostri fratelli e sorelle, nostri simili".
"Chiediamo a quanti condividono il nostro messaggio di organizzare iniziative analoghe - dice don La Magra-Rivolgiamo ai passeggeri e all’equipaggio della Sea Watch un abbraccio e un messaggio: siamo con voi!". E annuncia: "A Lampedusa ci ritroviamo questa sera a partire dalle 22 e speriamo di vedervi numerosi anche in altri luoghi".

domenica 28 aprile 2019

Il medico di Lampedusa Pietro Bartolo: "in 30 anni ho visto cose terribili, la gente deve saperle"

Globalist
Pietro Bartolo, che questa mattina ha presentato la sua candidatura indipendente nelle liste del Pd in vista delle prossime elezioni europee, è stato presentato dal segretario dem Davide Faraone come "la nostra sfida per rappresentare la vera alternativa a Salvini".



"Accoglienza, fratellanza, integrazione. Ma soprattutto rispetto, la più bella delle parole della nostra lingua. Sono questi i valori che con la mia esperienza mi auguro di poter portare in Europa" ha detto Bartolo, che ha poi raccontato la sua esperienza trentennale e volontaria, da medico di frontiera a Lampedusa, "quando la mia isola è stata l'unica porta d'Europa. 

VIDEO - Pietro Bartolo racconta la sua esperienza 
con i migranti a Lampedusa porta dell'Europa


E tutta la comunità Europea ha riconosciuto all'Italia, proprio grazie a Lampedusa, il grande valore della nostra capacità d'accoglienza".
"Ho visto cose terribili - ha aggiunto - che nessuno dovrebbe vedere e che nessuno vorrebbe sapere. Ma che andavano raccontate. L'ho fatto con un film, poi con un libro e un altro ancora. Non è bastato. Da tre anni dedico tutti i miei fine settimana, esclusa l'attività medica che continuo a svolgere a Lampedusa dal lunedì al venerdì, per andare nelle scuole, nei teatri, nei circoli, per portare la mia testimonianza in giro per l'Italia e per l'Europa. Adesso è arrivato il momento di entrare in politica, perché credo nella buona politica. Perché questi accordi fatti con la Libia non fanno parte della nostra cultura italiana. Perché non è più accettabile rifiutare queste persone in un momento in cui in Libia c'è la guerra".

venerdì 8 marzo 2019

Tragedia in Grecia, tre migranti morti in naufragio, due erano bambini. Nonostante la chiusura dei porti: 40 arrivi di migranti a Lampedusa.

Rai News 24
I due bambini sono morti dopo il recupero da parte dei soccorritori. Sulla barca c'era un terzo bambino. Altre barche con migranti approdate a Lampedusa

Tre migranti, due dei quali bambini, sono morti nel naufragio di una imbarcazione con 12 persone a bordo davanti all'isola greca di Samos. Lo riferisce la Guardia costiera greca. 

I due bambini sono morti dopo essere stati recuperati dai soccorritori, mentre piu' tardi e' stato trovato il corpo senza vita di un uomo. A bordo dell'imbarcazione c'era anche un altro bambino. 

La barca era partita dalla Turchia ed è affondata nella notte di giovedì al largo di Samos. La Guardia costiera greca ha detto di aver ricevuto un sos e di aver avviato subito ricerche via mare e con gli elicotteri intorno all'isola nel Mar Egeo. I sopravvissuti al naufragio della piccola imbarcazione, che avrebbe dovuto condurli a Samos, hanno riferito che un uomo risultava disperso. I guardacoste ritengono che sia suo il corpo rinvenuto la mattina sulla costa. Non e' chiaro cosa abbia causato il naufragio, avvenuto in una notte di tempo sereno e mare calmo. 

Dalla Libia e dalla Tunisia a Lampedusa 40 migranti sono sbarcati stanotte a Lampedusa da un barchino in legno arrivato in autonomia a 2,6 miglia dall'isola. A bordo 29 uomini, 3 donne e 16 minori, di cui due molto piccoli. 

Sono intervenuti un elicottero militare maltese, CP 300 della Guardia Costiera e motovedette della Guardia di Finanza. La barca era partita da Sabratha (Libia) ed era in buone condizioni con 2 motori. Sempre nella notte di giovedì 5 marzo, a Lampedusa, sono arrivati otto tunisini su un barchino partito dalla Tunisia. 

Il giorno prima una nave maltese ha soccorso 87 migranti su ina barca in legno arrivata a 30 miglia da Lampedusa. La barca era stata individuata dalla centrale operativa della nostra guardia costiera di Roma. In zona un velivolo militare maltese aveva chiesto il soccorso ad una nave militare italiana del dispositivo Frontex che si trovava vicino al natante in difficoltà. La nave non è però intervenuta per problemi tecnici così è stata attivata la marina maltese che ha soccorso i migranti che sono poi sbarcati a Malta.

sabato 3 novembre 2018

Migranti. Lampedusa, l'accoglienza invisibile. «Ora accusateci di favoreggiamento»

Avvenire
Mentre prepara dodici grossi panini al tonno, Mauro si ferma un istante per concedersi alla spavalderia: «Dovrebbero deportarci tutti per favoreggiamento dell’immigrazione illegale». Ma a Lampedusa chiunque indossi una divisa sa di dover chiudere un occhio. Perché di questi tempi perfino portarsi in casa e sfamare un ragazzo che parla arabo è da "carbonari della solidarietà". Figurarsi dodici.


L’isola ribelle ha coniato negli anni un suo codice di sopravvivenza alle lunatiche imposizioni dall’alto. Il bene, qui, è anche questione d’innata astuzia. «Come si dice: non sappia la destra ciò che fa la sinistra», ricomincia Mauro che davanti alla chiesa di San Gerlando incontra come ogni sera i migranti tunisini che, sempre grazie a chi chiude un occhio, da un buco nella recinzione escono dal centro di prima accoglienza in collina per raggiungere l’abitato che affaccia sul porto. Vi rientreranno a tarda sera, dopo quattro chiacchiere con i nuovi amici lampedusani e una sessione di collegamento a internet messo a disposizione dai benefattori del wi-fi libero.

A Lampedusa hanno le ronde, ma non le chiamano così. Anche perché sono ronde solidali, armate di sandwich e motorini. C’è anche una rete informale (e in teoria illegale) per la sussistenza dei migranti che sbarcano. Il reato, nel caso, sarebbe quello di "favoreggiamento". 

Ma se uno straniero deve far sapere ai suoi che sta bene, a Lampedusa c’è sempre una casa, un telefono, una connessione alla rete da mettere a disposizione dell’ultimo arrivato. «Siamo mamme anche noi, a me "uscirebbero i sensi", diventerei pazza senza notizie di mio figlio», dice Giusi mentre acquista una ricarica al cellulare che senza troppe domande presta ai ragazzini sbarcati: «Salvini? Venisse a controllarmi il telefono». 

Nello Scavo [Inviato a Lampedusa]

giovedì 25 ottobre 2018

Migranti. "La Libia non è un porto sicuro": motivazione della scarcerazione dei pescatori tunisini arrestati a Lampedusa per aver soccorso dei migranti

La Repubblica
Le motivazioni del tribunale del Riesame sul ritorno in libertà di Chamseddine Bourassine: le persone soccorse non potevano tornare in Nordafrica. I migranti soccorsi dai pescatori tunisini, arrestati il 30 agosto a Lampedusa, non potevano essere portati in Libia "perché non è un porto sicuro".


Lo scrivono i giudici del Tribunale del riesame di Palermo che hanno depositato le motivazioni del provvedimento con cui, lo scorso 22 settembre, hanno scarcerato i sei componenti di un peschereccio tunisino finiti in carcere con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. 

"Non ci sono elementi per sostenere che abbiano avuto un ruolo nell'organizzazione del viaggio, la circostanza che si siano messi a pescare solo per allontanare i sospetti appare allo stato poco verosimile".

Secondo quanto ipotizzato dalla procura di Agrigento e dal gip, i pescatori avevano deliberatamente trainato un barchino con quattordici migranti in difficoltà verso Lampedusa senza avvisare le autorità. "Sei pescatori che hanno soccorso un'imbarcazione in difficoltà sono stati scambiati per trafficanti di esseri umani", sostengono gli avvocati Leonardo Marino, Giacomo La Russa e Roberto Majorini.

Il collegio presieduto da Emilio Alparone aggiunge: "È inverosimile che si siano messi a pescare solo per allontanare sospetti e non potevano portarli in Libia perché non era un porto sicuro". In altre parole i giudici sottolineano che la scelta di trainare i migranti verso le coste di Lampedusa non sia indicativa della volontà di farli entrare illegalmente in Italia, perché "pur trovandosi in Sar libica, non potevano essere trasportati in Libia, che non può certo definirsi porto sicuro".

Sulle osservazioni della procura, secondo cui il barchino sarebbe stato in buone condizioni e non vi fosse alcuna avaria, sottolineano: "Allo stato è un'osservazione superficiale e poi bisogna considerare che era sovraccarico". In definitiva, secondo il tribunale del riesame, si è in presenza di due differenti versioni dei fatti e "gli indizi, sebbene esistenti, non sono gravi".

Chamseddine Bourassine, difeso dall'avvocato Salvatore Cusumano, e gli altri pescatori, a sostegno dei quali si sono mobilitati associazioni in Italia, in Francia e nel loro paese, sono noti in Tunisia per aver salvato decine e decine di migranti davanti alle coste nordafricane. "È la prima volta che abbiamo problemi di questo genere. Abbiamo salvato tante vite umane, lo abbiamo fatto in molte altre circostanze. Per salvare vite umane abbiamo fatto tanta formazione", disse appena scarcerato Chamseddine Bourassine.
Giorgio Ruta

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sabato 13 ottobre 2018

La nave "Mare Ionio" di Mediterranea raccoglie sos di 70 migranti su gommone. Italia prima dice no ma poi li porta in salvo a Lampedusa

La Repubblica
Dopo il braccio di ferro con la nave "Mare Jonio" che ha raccolto l'sos e si è diretta sul posto. E con Malta che non aveva mezzi per i soccorsi. Soddisfatti gli attivisti del progetto umanitario Mediterranea: "Siamo felici che tutti siano in salvo".


Un barcone con 70 migranti partito dalla Libia venerdì mattina è stato scortato dalle motovedette della Guardia Costiera italiana fino al porto di Lampedusa dove ha attraccato in banchina intorno alle tre del mattino. Di lì a poco, è iniziato lo sbarco dei suoi passeggeri. E questa, già di per sé, è una notizia in epoca di porti chiusi, respingimenti e frontiere blindate. 


Ma lo è ancora di più se si considera che il gesto della Guardia Costiera è stato solo l’atto finale, la resa, di una lunga partita a scacchi giocata sin dalle sette del pomeriggio dal rimorchiatore Mare Jonio – la nave del progetto Mediterranea – contro le autorità, maltesi prima, e italiane poi.

[...]

La situazione agli occhi degli attivisti cominciava a farsi preoccupante. Né La Valletta né Roma volevano intervenire e la Mar Jonio era a quattro ore di distanza. E’ cominciata così una lunga serie di telefonate tra il parlamentare di Sinistra Italiana, Erasmo Palazzotto – uno degli ideatori della Missione Mediterranea – la Guardia Costiera e il ministero delle Infrastrutture. Danilo Toninelli aveva il telefono staccato, e dunque il dossier era gestito dal capo di Gabinetto, Gino Scaccia. Il quale però non ha voluto andare oltre il concetto iniziale: “Acque maltesi-problema maltese”.

[...]

Era l’una del mattino, ormai. E il rimorchiatore era quasi arrivato alla zona indicata dal primo allarme. Ma in mare non c’era nessuno. Dalla plancia hanno ricontattato sia Roma che La Valletta per avere coordinate più precise. Ma dai due Mrcc sono arrivate le indicazioni di due punti diversi. A distanza di dodici miglia l’uno dall’altro, più di un’ora di navigazione: mentre i maltesi davano l’imbarcazione in acque italiane, molto vicino a Lampedusa, secondo gli italiani il barcone si trovava ancora nel mare di Malta.

A quel punto il rimorchiatore ha smesso di contare sugli aiuti via radio delle autorità che evidentemente stavano giocando a nascondere la barca più che a fargliela trovare e hanno cominciato a perlustrare la zona, partendo dalle coordinate fornite dall’Mrcc italiano. Dopo nemmeno mezz’ora, via radio, l’ultima comunicazione della nottata: “La Guardia Costiera italiana ha intercettato il barcone a 2,7 miglia da Lampedusa. E l’ha scortato in porto. I migranti stanno tutti bene”. Festeggiano quelli di Mediterranea: “Siamo felici di apprendere che dopo una notte di monitoraggi e segnalazioni queste persone siano in salvo, in Italia”.

Marco Mensurati

mercoledì 3 ottobre 2018

Migranti - 3 ottobre - Memoria dei morti in mare a cinque anni dalla strage di Lampedusa

www.santegidio.org
Continuare i salvataggi in mare, favorire vie legali di immigrazione, come i corridoi umanitari



Sono passati cinque anni da quel terribile 3 ottobre 2013, quando 368 persone, per lo più donne e bambini eritrei, persero la vita in un naufragio al largo di Lampedusa. Una tragedia che si è ripetuta dolorosamente più volte negli ultimi anni. 

Si calcola che dal 1990 ad oggi oltre 37mila persone siano morte in mare, nel tentativo di raggiungere l’Europa. E, nonostante il netto calo degli arrivi dei migranti attraverso il Mediterraneo, nel 2018 è aumentata la percentuale delle vittime in mare, a motivo di viaggi sempre più pericolosi.
La Comunità di Sant’Egidio ricorda che il salvataggio in mare fa parte di un codice umanitario condiviso a livello universale ed è una priorità per ogni nazione coinvolta.
Una delegazione di Sant’Egidio, composta anche da alcuni sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre 2013, parteciperà alla commemorazione il 3 ottobre a Lampedusa, invitando a ricordare le vittime dei viaggi verso l’Europa e a favorire vie legali di immigrazione e politiche di integrazione, come i corridoi umanitari. 

Il progetto, totalmente finanziato da Sant'Egidio insieme alle Chiese protestanti italiane e alla CEI, finora ha prodotto risultati molto positivi ed è diventato ormai un modello per l’Europa avendo ottenuto l’adesione non solo dell’Italia, ma anche di altri Paesi europei come Francia e Belgio, con oltre duemila rifugiati dal Libano (per lo più siriani) e dall’Etiopia (profughi del Corno d’Africa).

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martedì 3 ottobre 2017

3 ottobre - Giornata della memoria e dell'accoglienza. Ricordo dei 368 migranti vittime a Lampedusa

La Repubblica
Migranti, Lampedusa: l'anniversario del naufragio che provocò 368 vittime il 3 ottobre, 200 studenti nell'isola.
Con Pietro Grasso e Valeria Fedeli per il progetto 'L'Europa inizia a Lampedusà promosso dal Miur in collaborazione con il Comitato 3 ottobre. Il sindaco Martello: "Il ricordo serve anche a non ripetere errori".

Le bare allineate nell'hangar dell'aeroporto di Lampedusa dopo la strage
Lampedusa - Sono arrivati da tutta Italia, ma anche da Austria, Francia, Malta e Spagna, i 200 studenti che da ieri, sabato 30 settembre, a martedì 3 ottobre saranno a Lampedusa per confrontarsi e approfondire i temi dell'immigrazione, dell'integrazione e dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo.
E' il progetto 'L'Europa inizia a Lampedusà, una quattro giorni di workshop, incontri, faccia a faccia con migranti e superstiti, esperti e addetti ai lavori che riparte proprio dall'isola simbolo dell'accoglienza, in occasione delle commemorazioni per la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, il 3 ottobre, anniversario del naufragio di quattro anni fa quando davanti alle coste di Lampedusa persero la vita 368 migranti.

Quest'anno insieme ai ragazzi ci sono anche il presidente del Senato Pietro Grasso e la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli. Il progetto, al suo secondo anno, è promosso dal Miur, in collaborazione con il Comitato 3 ottobre, ed è reso possibile grazie all'impegno del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (Fami) gestito dal Ministero dell'Interno.

Gli studenti che saranno a Lampedusa, selezionati in oltre 230 scuole, frequentano tutti l'ultimo triennio delle scuole secondarie di II grado e provengono da 35 istituti italiani e da quatto istituti di altri paesi europei (Austria, Francia, Malta e Spagna). Con loro anche 40 studenti dell'isola e una rappresentante della European Agency for Special Needs and Inclusive Education.

giovedì 3 novembre 2016

Tragedia infinita dei migranti - I 29 sopravvissuti arrivati a Lampedusa raccontano di un'ecatombe di 239 morti

Repubblica - Palermo
I sopravvissuti confermano le preoccupazioni: potrebbero essere 239 le vittime del naufragio di ieri, a 25 miglia a Nord della costa libica. I 29 superstiti sono arrivati nella notte a Lampedusa e ai soccorritori hanno raccontato che sull’imbarcazione, partita dalle vicinanze di Tripoli, ci sarebbero state circa 300 persone. 



Al momento le salme recuperate sono 12. Tra i sopravvissuti, in prevalenza provenienti dalla Guinea, anche una persona con gravi ustioni.
I 239 migranti morti in due nuovi naufragi al largo delle coste della Libia sono stati confermati da Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr, agenzia dell'Onu per i rifugiati, citando due sopravvissuti arrivati sull'isola di Lampedusa.

Il gommone su cui viaggiavano i migranti si sarebbe capovolto, a causa del mare forza quattro. Sul posto, ieri, sono intervenute 5 navi, tra cui una di Save the Children, coordinate dalla centrale operativa della Guardia costiera di Roma.

di Giorgio Ruta

domenica 2 ottobre 2016

3 ottobre - Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

Blog Diritti Umani - Human Rights
Si celebra la Prima Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione nell’anniversario di quel 3 ottobre di tre anni fa in cui si consumò nel Canale di Sicilia, al largo di Lampedusa, una delle più gravi stragi di migranti costata la vita a 368 persone che su una "carretta" del mare speravano una vita migliore. 

I 386 migranti morti di Lampedusa il 3 ottobre 2103
Non si fermano le tragedie di migranti in mare: 
L’UNHCR stima che siano 4.176 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nell’ultimo anno. In media, 11 tra uomini, donne e bambini sono morti ogni giorno negli ultimi dodici mesi.

Nei primi otto mesi del 2016 – sempre secondo l’UNHCR - circa 281.740 persone hanno tentato la pericolosa traversata in mare verso l’Europa. Il numero di rifugiati e migranti in arrivo in Grecia è considerevolmente diminuito a seguito dell’attuazione dell’accordo tra Unione Europea e Turchia e della chiusura della cosiddetta rotta balcanica, passando dagli oltre 67.000 arrivi di gennaio ai 3.437 di agosto. 

Il numero di arrivi in Italia è rimasto sostanzialmente stabile con circa 115.000 rifugiati e migranti sbarcati nel paese alla fine di agosto, in linea con i 116.000 arrivi registrati nello stesso periodo dello scorso anno.

Il cambiamento principale, tuttavia, riguarda il numero delle vittime. Dall’inizio del 2016 una persona ogni 42 che hanno tentato la traversata dal Nord Africa verso l’Italia ha perso la vita, rispetto al dato di 1 ogni 52 dello scorso anno. 

A fronte di questi dati, il 2016 risulta ad oggi l’anno col tasso di mortalità più alto mai registrato nel Mediterraneo centrale. Le probabilità di perdere la vita lungo la rotta che dalla Libia porta all’Italia sono dieci volte superiori a quelle che si corrono tentando la traversata dalla Turchia alla Grecia.