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venerdì 16 aprile 2021

La Corte Costituzionale ha deliberato: l'ergastolo ostativo è incostituzionale. Il Parlamento ha tempo un anno per abolire il "fine pena mai"

ANSA
E' incompatibile con la Costituzione l'ergastolo ostativo a cui sono condannati boss e affiliati alla mafia e che impedisce loro, se non collaborano, di accedere (dopo 26 anni di reclusione) alla liberazione condizionale, anche quando è certo che si sono ravveduti. 


La Corte costituzionale non ha alcun dubbio e dà un anno di tempo al Parlamento per provvedere con una legge, consapevole dell'impatto che una sentenza di incostituzionalità immediatamente efficace potrebbe avere sulla lotta alla mafia.

Ma è chiaro sin da ora che se il legislatore resterà a braccia conserte, a maggio del 2022 la Consulta cancellerà quella norma che ritiene in contrasto con principi basilari della Carta fondamentale. Il perchè lo spiega in un'ordinanza che depositerà nelle prossime settimane, come anticipato da una nota dell'Ufficio stampa.

Già monta però la polemica, che divide la maggioranza di governo. "Per mafiosi e assassini l'ergastolo non si tocca", attacca il leader della Lega Matteo Salvini. In trincea anche i parlamentari M5S della commissioni Antimafia e Giustizia (nessun "passo indietro" sull'ergastolo ostativo, chiedono). 

Consulta di dar tempo al Parlamento di intervenire, già compiuta in due altre occasioni, sul suicidio assistito cioè sul caso del Dj Fabo, e sul carcere per i giornalisti condannati per diffamazione. Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni, si augura che il legislatore intervenga "presto" ma "in modo da non pregiudicare l'efficacia di una normativa antimafia costata la vita a tanti uomini delle istituzioni". Per Antigone invece ''l'incostituzionalità è accertata e non si potrà tornare indietro''.

La decisione critica della Consulta sull'ergastolo ostativo non giunge però inaspettata: anche in due pareri resi dall'ufficio legislativo del ministero della Giustizia ,quando ancora a guidarlo era Alfonso Bonafede, si evidenziavano le "notevoli possibilità" che la questione di costituzionalità fosse accolta. Sul punto la Consulta è chiara: l'attuale disciplina dell'ergastolo ostativo "è in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione"

lunedì 20 gennaio 2020

Svizzera - Eutanasia - La commissione in difficoltà - Un ergastolano chiede di essere autorizzato al suicidio assistito.

ilsussidiario.net
Un detenuto condannato all'ergastolo ha chiesto di essere ammesso al suicidio assistito. Patria del suicidio assistito, la Svizzera si trova adesso ad affrontare le estreme conseguenze della scelta di permettere di morire. 

Nella confederazione elvetica, dove si reca gente da tutto il mondo e come ben sappiamo anche dalla vicina Italia, il suicidio assistito è negato per un solo motivo: ragioni "egoistiche".

Cioè se uno chiede di essere ucciso semplicemente perché stanco o stufo di vivere, ma non è un malato terminale o soffre di dolori fisici considerati insostenibili. Viene accettata anche la malattia mentale qualora risulti portatrice di "sofferenza insostenibile". Il che non è molto facile, se non impossibile, da quantificare.

Ecco allora che un detenuto, condannato nel 1996 all'ergastolo per numerosi casi di violenze sessuali su bambine di 10 anni fino a donne di 56, ha chiesto di essere ammesso al suicidio assistito. 

"È una cosa naturale chiedere di suicidarsi piuttosto che essere sepolto vivo per il resto della vita, meglio essere morto che lasciato a vegetare dietro le mura" ha detto nella sua richiesta. Il che non fa una grinza, seguendo la logica della legge attuale. 

Richiesta che l'apposita commissione che permette o meno il suicidio assistito composta da due medici (entrambi devono dare l'ok) ha detto di non essere in grado di valutare perché dubbiosi si tratti di richiesta "egoistica".

Ovvio: nel momento in cui ammetti il suicidio per chi è malato, perché no per una persona condannata all'ergastolo? Se nel primo caso la vita diventa "una sofferenza insopportabile" lo è anche essere rinchiusi in prigione fino alla morte. La legge si ritorce contro se stessa: il suicidio assistito dimostra di essere soltanto un modo di eliminare una realtà inconfutabile, la vita, solo perché non si è in grado di gestirla. Non perché non sia possibile farlo. Certo, l'ergastolo è una pena comparabile a quella di morte, perché non permette la possibilità di riscatto, di rifarsi una vita a chi è sinceramente pentito (di fatto Papa Francesco si è detto contro l'ergastolo non a caso), ma in ogni caso c'è la possibilità di rifarsi una vita anche dietro le sbarre.

Il detenuto, Peter Vogt, spera di morire in occasione del suo compleanno, il prossimo 13 agosto, se la sua richiesta sarà accettata. Possiamo solo immaginarci quanti detenuti scomodi, in possesso di informazioni o verità su fatti criminali, verranno fatti fuori se la legge cambierà. Le autorità svizzere sono già preoccupate del fatto che, essendo la popolazione detenuta in carcere parecchio invecchiata, ci sarà un boom di richieste.


Paolo Vites

mercoledì 9 ottobre 2019

Strasburgo. La Corte europea dei diritti: l'ergastolo ostativo viola i diritti umani. Unione delle Camere penali: "notizia slplendida"!

Avvenire
L'Italia bocciata definitivamente: dovrà rivedere la legge che nega benefici sulla pena ai condannati per mafia o terrorismo che non collaborano con lo Stato.



Non ci sarà un’ulteriore decisione. All’Italia, la Corte Europea dei diritti dell’uomo chiede di riformare la legge sul cosiddetto "ergastolo ostativo", che impedisce al condannato di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia.


La Cedu, ieri, ha rifiutato infatti la richiesta di un nuovo giudizio avanzata dal governo italiano dopo la condanna del 13 giugno scorso. Con quella sentenza, che ora diventa definitiva, la Corte di Strasburgo ha stabilito come la norma sull’ergastolo ostativo violi il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti. Ma l’esecutivo e buona parte del Parlamento italiano criticano la decisione e non paiono propensi a modificare la legge, sulla quale comunque entro ottobre è chiamata a pronunciarsi la Corte costituzionale.

Le argomentazioni della Cedu.
In concreto, la Cedu si è pronunciata sul ricorso del detenuto Marcello Viola, all’ergastolo dagli anni ’90 per associazione mafiosa, omicidi plurimi, sequestro di persona e altri reati. Viola (che in carcere ha conseguito due lauree) finora non ha mai collaborato con la giustizia e perciò gli sono stati rifiutati due permessi premio e la libertà condizionale. 

Ma la Corte afferma che lo Stato non può imporre il carcere a vita ai condannati solo sulla base della decisione di non collaborare. I giudici ritengono che «la non collaborazione» non implichi necessariamente che il condannato non si sia pentito dei suoi atti, o che sia ancora in contatto con gruppi criminali o ancora che perciò costituisca un pericolo per la società.
Nell’interpretazione della Corte, la scelta di collaborare con la giustizia non è totalmente libera (come invece ritiene l’esecutivo italiano), ma può dipendere da altri fattori, come il timore di mettere in pericolo la propria vita o quella dei propri cari. Così come, argomenta la Cedu, non è detto che collaborare comporti sempre un pentimento e la fine dei rapporti con altri criminali. Nella sentenza la Corte non dice che Viola debba essere liberato, ma che l’Italia debba cambiare la legge, in modo che la collaborazione non sia l’unico elemento che impedisce di avere sconti di pena.

Il no del Guardasigilli.
Il verdetto di Strasburgo viene accolto da governo e Parlamento con un misto di contrarietà e scetticismo. Se il premier-avvocato Giuseppe Conte non commenta, protestano invece il Guardasigilli Alfonso Bonafede («Non condividiamo nella maniera più assoluta la decisione, ne prendiamo atto e faremo valere in tutte le sedi le ragioni del governo italiano») e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Ma stiamo scherzando? Se vai a braccetto con la mafia, se distruggi la vita di intere famiglie, ti fai il carcere secondo certe regole. Nessun beneficio penitenziario, nessuna libertà condizionata. Paghi, punto».

Duri anche i commenti di diversi esponenti di maggioranza e di opposizione: «La sentenza permetterà a tanti altri ergastolani di poter adire le vie legali, ma non c’è solo la questione dei risarcimenti milionari – lamenta il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra (M5s) –. C’è soprattutto l’offesa che è stata fatta alla memoria di Falcone, Borsellino e tante altre vittime della mafia». 

Si dice «preoccupato» anche il senatore Pietro Grasso (Leu), mentre la leader di Fdi Giorgia Meloni ritiene la decisione «scandalosa, è evidente che a Strasburgo non hanno alcuna idea dell’enorme tributo di sangue versato dall’Italia. Il carcere a vita per i mafiosi non si tocca».

I ricorsi alla Consulta.
Secondo i dati dell’associazione "Nessuno Tocchi Caino" (che ritiene la sentenza Cedu una «pietra miliare») attualmente gli ergastolani ostativi sono 1.250, i due terzi dei 1.790 condannati a vita. L’avvocato Antonella Mascia, difensore del detenuto Viola, annuncia l’intenzione di avvalersi subito della pronuncia: «Andremo al Tribunale di sorveglianza dell’Aquila per farla eseguire». 
Esulta pure il presidente dell’Unione Camere penali, Giandomenico Caiazza: «È una notizia splendida, speriamo faccia da apripista alla decisione della Corte costituzionale».
Il 22 ottobre, infatti, la questione sarà sul tavolo della Consulta, investita da alcuni ricorsi. Secondo Valerio Onida, presidente emerito della Corte e componente del collegio difensivo di Viola, l’ergastolo ostativo è «incostituzionale» e, qualora il legislatore non intendesse modificarlo, rischierebbe «nuove condanne». A suo parere, tuttavia, «il problema sarà risolto dalla Corte costituzionale».


Vincenzo R. Spagnolo

lunedì 16 settembre 2019

La vendetta è anti-giustizia. Per questo Papa Francesco chiede di abolire l'ergastolo

farodiroma.it
Nella settimana in cui l'intero Paese esulta per l'ergastolo comminato a Vincenzo Paduano, Papa Francesco, nell'incontro del 14 settembre in Piazza San Pietro con tutti coloro che operano all'interno delle carceri ripete: "L'ergastolo non è la soluzione dei problemi - lo ripeto: l'ergastolo non è la soluzione dei problemi - ma un problema da risolvere. 
Perché se si chiude in cella la speranza, non c'è futuro per la società. Mai privare del diritto di ricominciare! Voi, cari fratelli e sorelle, col vostro lavoro e col vostro servizio siete testimoni di questo diritto: diritto alla speranza, diritto di ricominciare."

Papa Francesco trai detenuti del carcere di Rebibbia
Avevo queste parole nel cuore quando, nel pomeriggio di ieri, ho incontrato Paduano nella Messa che stavo per celebrare nel braccio di Rebibbia dove è rinchiuso. C'è stato solo un abbraccio. Le parole, quelle necessarie, gli erano già state dette il giorno prima da suor Lucia delle Figlie della Santa Croce, una consorella di suor Maria Laura Mainetti, la suora che nel giugno del 2000 venne uccisa a coltellate in Valchiavenna da dei satanisti, e della quale si è aperto il processo di beatificazione nel 2008.

"Non lasciatevi mai imprigionare nella cella buia di un cuore senza speranza, non cedete alla disperazione" aveva detto rivolgendosi alle persone detenute, e questo invito è coerente alla richiesta di togliere l'ergastolo dalle nostre galere, perché, come puoi coltivare la speranza se sai che non uscirai di cella solo in una bara?

Chi applaude superficialmente il Papa, chi superficialmente si interroga sui motivi per cui alcuni non lo comprendano, si interroghino sul profonda differenza di sentire che alberga nel cuore di Bergoglio, e quello che c'è nel nostro.

La differenza sta tutta nel capire la differenza tra giustizia e vendetta. La vendetta non è una "giustizia eccessiva": la vendetta è l'anti-giustizia, la vendetta è il combustibile che fa diventare il carcere una polveriera. "È essenziale garantire condizioni di vita decorose, altrimenti le carceri diventano polveriere di rabbia, anziché luoghi di ricupero".

Nel mio anno a Rebibbia come prete volontario ex art. 17 ho visto, tra tutti coloro che operano all'interno delle carceri, tante brave persone. Sarà stato fortunato ma ho avuto solo incontri con persone che, come dice il Papa, vivono il loro servizio non solo come una vigilanza necessaria, ma anche come un sostegno a chi è debole.

E la forza dell'abbraccio che ho dato nasce dalle parole del Papa. Che non dice di parlare ma fa riferimento solo a dei gesti. "Non dimenticatevi, per favore, del bene che potete fare ogni giorno. Il vostro comportamento, i vostri atteggiamenti, i vostri sguardi sono preziosi. Siete persone che, poste di fronte a un'umanità ferita e spesso devastata, ne riconoscono, a nome dello Stato e della società, l'insopprimibile dignità".

Mauro Leonardi - Sacerdote e volontario in carcere

sabato 4 giugno 2016

Il Papa ribadisce: no a ergastolo e condanna a morte, pena senza speranza è tortura

AdnKronos
'Puntare a rieducazione dei responsabili e a loro reinserimento nella società''

Città del Vaticano - Papa Francesco ribadisce il suo no alla pena di morte e la sua contrarietà all'ergastolo. Lo fa intervenendo al vertice internazionale dei magistrati organizzato in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Il Pontefice chiede di "comminare pene che siano per la rieducazione dei responsabili e cercare il loro reinserimento nella società".


Sottolinea il Papa: 
"Fare giustizia non è la pena in se stessa. Non c'è pena valida, senza la speranza. Una pena chiusa in se stessa, che non dà possibilità alla speranza, è una tortura non è una pena! Su questo - spiega - mi baso anche per affermare seriamente la posizione della Chiesa contro la pena di morte".

martedì 26 gennaio 2016

Obama vieta isolamento in carcere per giovani con reati minori. Corte Suprema no ergastolo per i minori

La Repubblica
E la Corte suprema stabilisce la retroattività della legge che proibisce l'ergastolo per i minorenni

Washington - In un intervento apparso sul Washington Post, il presidente Usa Barack Obama ha annunciato una serie di azioni esecutive che vietano nelle prigioni federali di punire con il regime di isolamento i giovani detenuti che hanno commesso reati minori. Le nuove norme mirano anche ad espandere il trattamento per i prigionieri mentalmente malati. Secondo Obama, la prassi dell'isolamento è usata eccessivamente e comporta devastanti conseguenze psicologiche che minano anche il reintegro nella societa'.

La riforma, che dovrebbe interessare circa 10 mila di carcerati, arriva sei mesi dopo che Obama, come parte di una più ampia riforma della giustizia penale, aveva ordinato al ministro della giustizia di studiare come è usato l'isolamento dal sistema penitenziario. "Come possiamo sottoporre i prigionieri ad un isolamento non necessario, conoscendo i suoi effetti, e poi aspettarci che tornino nelle nostre comunità come persone integre?", scrive Obama. "Questo non ci rende più sicuri. E" un affronto alla nostra comune umanita'", aggiunge. L'iniziativa viene vista come un altro tentativo del primo presidente afro-americano di affrontare delicate questioni legate alla razza e alla giustizia criminale prima di concludere il suo secondo mandato. Spero, ha spiegato, che tali riforme a livello federale servano come modello agli Stati per ripensare le loro norme in materia. Un crescente numero di studi dimostra una connessione tra prigionieri che hanno vissuto l'esperienza dell'isolamento e tassi più alti di recidività.

Intanto c'è stata oggi un'importante decisione della Corte costituzionale americana in materia di detenzione dei minori. Può applicarsi retroattivamente la sentenza della corte suprema Usa del 2012 che vieta come anti costituzionale il carcere a vita per un minore: lo ha deciso la stessa corte, accogliendo il ricorso di un detenuto che aveva 17 anni quando uccise un vice sceriffo in Lousiana. La decisione apre una speranza a numerosi prigionieri condannati all'ergastolo prima del 2012 per un crimine commesso quando non avevano ancora la maggiore età

venerdì 20 marzo 2015

Papa Francesco: "Pena di morte inammissibile per quanto grave il reato, rappresenta fallimento stato di diritto"

Rai News
Il Pontefice condanna anche l'ergastolo: "Può essere considerato una pena di morte nascosta" perché non si priva la persona solo della sua libertà ma anche della "speranza"

"La pena dell'ergastolo, così come tutte la condanne che per la loro durata rendono impossibile per il condannato progettare un futuro, può essere considerata una pena di morte nascosta" perché non si priva la persona solo della sua libertà ma anche della "speranza"

Lo scrive Papa Francesco in un messaggio alla Commissione Internazionale contro la pena di morte, consegnata personalmente questa mattina al presidente dell'organismo, Federico Mayor. 

Il sistema penale può rinchiudere i trasgressori ma, afferma Bergoglio, "mai deve privarli della loro speranza". "Pena di morte inammissibile" 

 Nel testo Francesco ribadisce anche che "oggi la pena di morte è inammissibile, per quanto possa essere grave un delitto commesso da un condannato. Per uno stato di diritto rappresenta un fallimento perché obbliga ad uccidere in nome della giustizia". 

Giustizia umana che è tra l'altro "imperfetta" e "può sbagliare".

giovedì 19 marzo 2015

Cuneo - Si suicida in carcere Palmerino Gargiulo sottoposto a ergastolo con il 41/bis

ANSA
Cuneo, - Un ergastolano, sottoposto al 41/bis, detenuto nel carcere di Cuneo, ieri pomeriggio si è impiccato nella sua cella. Si tratta di Palmerino Gargiulo, campano di 53 anni. 

"Il suo avvocato - afferma il garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano - da tempo segnalava una situazione psico-fisica incompatibile con questa tipologia di detenzione. A causa di un'interpretazione restrittiva delle regole del 41/bis, mi è impedito di avere colloqui riservati, a Cuneo come a Novara, con i detenuti"

sabato 15 novembre 2014

Pena di morte - 30 novembre, Papa Francesco e il “male estremo”

Quotidiano.net - Blog - Ora di religione
Il 30 novembre si avvicina. E' una data importante che fa da segno e da punto di svolta per mettere fine al “male estremo”, la pena capitale. In quella giornata le città del mondo che aderiscono a 'Città per la vita' illuminano un monumento per accendere una luce, non solo ideale, sulle zone d'ombra in cui sono reclusi i dead man walking del nostro presente ma anche per ricordare che negli ultimi anni sono stati fatti passi molto significativi per l'abolizione della pena di morte a tante latitudini del pianeta. 


Questo dramma recepisce l'arbitrio (non di rado anche nei Paesi democratici che mantengono questa misura e, con ben più evidenza, in quelli che democratici non sono) e non porta giustizia, ma solo morti in più. E' noto, peraltro, che più i detenuti sono poveri e minori sono le garanzie in ordine a un giusto processo e una soddisfacente difesa legale.
In vista di questo appuntamento possiamo ritornare sulle parole pronunciata da Papa Francesco in un discorso alla delegazione dell'Associazione di Diritto penale: “È impossibile immaginare che oggi gli Stati non possano disporre di un altro mezzo che non sia la pena capitale per difendere dall’aggressore ingiusto la vita di altre persone.


San Giovanni Paolo II ha condannato la pena di morte (cfr Lett. enc. Evangelium vitae, 56), come fa anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (N. 2267).


Tuttavia, può verificarsi che gli Stati tolgano la vita non solo con la pena di morte e con le guerre, ma anche quando pubblici ufficiali si rifugiano all’ombra delle potestà statali per giustificare i loro crimini. Le cosiddette esecuzioni extragiudiziali o extralegali sono omicidi deliberati commessi da alcuni Stati e dai loro agenti, spesso fatti passare come scontri con delinquenti o presentati come conseguenze indesiderate dell’uso ragionevole, necessario e proporzionale della forza per far applicare la legge. In questo modo, anche se tra i 60 Paesi che mantengono la pena di morte, 35 non l’hanno applicata negli ultimi dieci anni, la pena di morte, illegalmente e in diversi gradi, si applica in tutto il pianeta.


Le stesse esecuzioni extragiudiziali vengono perpetrate in forma sistematica non solamente dagli Stati della comunità internazionale, ma anche da entità non riconosciute come tali, e rappresentano autentici crimini. 


Gli argomenti contrari alla pena di morte sono molti e ben conosciuti. La Chiesa ne ha opportunamente sottolineato alcuni, come la possibilità dell’esistenza dell’errore giudiziale e l’uso che ne fanno i regimi totalitari e dittatoriali, che la utilizzano come strumento di soppressione della dissidenza politica o di persecuzione delle minoranze religiose e culturali, tutte vittime che per le loro rispettive legislazioni sono “delinquenti”.


Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi o a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, io lo collego con l’ergastolo. In Vaticano, poco tempo fa, nel Codice penale del Vaticano, non c’è più, l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte nascosta”.

di Michele Brancale

venerdì 24 ottobre 2014

Giustizia - Unione delle Camere Penali Italiane: dopo le parole di Papa Francesco l'ergastolo va abolito e il 41-bis riformato

Adnkronos
"L'ergastolo deve essere abolito, le carceri devono garantire il rispetto della dignità dell'uomo, il regime carcerario del 41-bis deve essere radicalmente riformato, la custodia cautelare deve essere l'extrema ratio e non l'anticipazione della pena".


È questa la posizione dell'unione camere penali italiane a commento le parole del Papa che condannano ergastolo, carcerazione preventiva e invitano al rispetto di chi subisce "a volte forme di tortura" nella privazione della dignità. Il discorso di Papa Francesco "tocca i temi fondamentali del sistema penale e lo fa come sempre in modo coraggioso e schietto, senza alcuna possibilità di fraintendimento" commentano i penalisti.

"Le parole del Santo Padre esprimono principi da sempre sostenuti dall'unione camere penali, e nei quali essa crede fermamente, che mettono l'uomo, la sua individualità e la sua dignità personale al centro come valore fondante ed imprescindibile di ogni sistema sociale" sottolineano gli appartenenti all'unione camere penali. Su tutti questi temi, concludono i penalisti, "non c'è più tempo da perdere, troppo ne è già stato speso inutilmente e le sofferenze che sono ingiustamente procurate a chi subisce gli effetti e le modalità di pene inique, di carcerazioni inutili, obbligano tutti e ciascuno a rispondere con solerzia e coscienza alle parole illuminate e cariche di umanità del Papa".

martedì 16 settembre 2014

Gambia, ergastolo per i gay. Essere “diversi” vuol dire poter essere arrestati in ogni momento

Africa ExPress
Il presidente del Gambia, Yahya Jammeh, l’aveva annunciato: ”I gay e le lesbiche li vorrei uccidere con le mie mani”. E così il parlamento del Gambia ha varato una draconiana legge contro gli omosessuali che prevede l’ergastolo. Non appena sarà ratificata dal Capo dello Stato un anti-gay per eccellenza entrerà in vigore. 

Tempo fa Jammeh parlando degli omosessuali si è espresso in questi termini: “Che lascino il Paese. Se restano bisognerebbe decapitarli” e ancora : “Combatteremo questi parassiti chiamati omosessuali o gay come si combattono le zanzare portatrici della malaria, se non peggio”. E’ evidente che il presidente apporrà la sua firma quanto prima.

Un reporter dell’Associated Presse ha preso visione del progetto di legge, ha raccontato: il testo è identico a quello ugandese. L’Uganda ha varato questa legge all’inizio dell’anno, poi annullata dalla Corte Costituzionale per un vizio di forma. Più probabilmente le vere motivazioni stanno nel fatto che gli americani hanno minacciato di togliere gli aiuti se la legge fosse stata promulgata.

Essere omosessuali è un crimine in Gambia. Si rischia l’ergastolo per atti omosessuali gravi e ripetuti, esteso anche a coloro che sono affetti da HIV/AIDS. Dal 2005 è già in vigore una legge che prevede una condanna fino a 14 anni di prigione per atti omosessuali, applicabile sia a uomini che donne.

Samba Jallow, un parlamentare che rappresenta le minoranze, ha dichiarato: “Io ed un altro collega abbiamo votato contro questa legge. Non riteniamo che essere omosessuali sia un crimine.”.

Già da anni omosessuali, gay, lesbiche e trans vivono la loro diversità nella paura, nel terrore. Essere “diversi” in Gambia, significa poter essere arrestati in ogni momento. “Se il progetto di legge dovesse essere trasformato in legge ed entrare in vigore, il clima che respirano i gay nel Paese può solo peggiorare” ha affermato Amnesty International”.

E’ francamente assai curioso che Paesi devastati dalla corruzione, dal malgoverno e dalla distrazione dei fondi pubblici, spesso sconvolti da carestie e fame si occupino – e in maniera così pesante – di problemi che riguardano la sfera personale della persona.

sabato 30 agosto 2014

Bahrein, leader dei diritti umani Abdulhadi Al-Khawaja all'ergastolo riprende lo sciopero della fame

Corriere della Sera - Blog
Aggiornamento al 28 agosto: al quarto giorno di sciopero della fame, Abdulhadi Al-Khawaja ha perso conoscenza.

Da tre giorni Abdulhadi Al-Khawaja, il più noto difensore dei diritti umani del Bahrein, condannato all’ergastolo il 22 giugno 2011, è di nuovo in sciopero della fame per protestare contro la sua “detenzione arbitraria”. Ha comunicato ai suoi familiari che si limiterà ad assumere acqua e rifiuterà “di essere trasferito in ospedale o nell’infermeria così come di essere alimentato via flebo”.

Il 29 gennaio 2012, Al-Khawaja aveva dato vita a uno sciopero della fame durato 110 giorni, nel corso del quale era stato sottoposto ad alimentazione forzata attraverso procedure particolarmente dolorose.

Al-Khawaja, già presidente del Centro per i diritti umani del Bahrein e fondatore del Centro per i diritti umani del Golfo, è stato tra i protagonisti della “primavera” del piccolo regno del Golfo persico, iniziata il giorno di San Valentino del 2011 e repressa con estrema violenza, grazie anche all’intervento di truppe saudite del Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Arrestato il 9 aprile 2011 nel corso di una violenza irruzione della polizia nella sua abitazione della capitale Manama, ha trascorso alcune settimane in isolamento nel corso delle quali è stato brutalmente torturato, riportando quattro fratture al volto.

La condanna all’ergastolo (per “organizzazione e direzione di un gruppo terrorista” e “tentativo di rovesciare il governo con la forza e in collaborazione con un gruppo terrorista legato a uno stato estero”) gli è stata inflitta da un tribunale militare al termine di un processo segnato da gravi irregolarità.

Per Amnesty International, Abdulhadi Al-Khawaja è un prigioniero di coscienza. Non avrebbe dovuto trascorrere neanche un minuto in carcere. Ora rischia nuovamente la vita per difendere i suoi diritti alla libertà d’espressione, di associazione e di manifestazione pacifica.

Il 25 agosto, 11 organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno sollecitato il re del Bahrein a rilasciare Abdullah al-Khawaja e altri 12 attivisti e difensori dei diritti umani che stanno scontando lunghe pene detentive e a fornire loro cure mediche e psicologiche per le torture subite durante l’arresto e nel corso della detenzione.

 

giovedì 21 agosto 2014

Bahrein: Ong diritti umani, repressione viola diritti minori. Bchr, ragazzi arrestati e condannati a ergastolo

ANSAmed
Roma - Le autorità del Bahrein violano la convenzione Onu sui diritti dei minori infliggendo loro anche la pena dell'ergagostolo. La denuncia giunge dal Bahrain Center for Human Rights (Bchr) presieduto dall'attivista Nabeel Rajab e da Maryam Al-Khawaja, figlia di Abdulhadi Al-Khawaja, condannato all'ergastolo e autore di uno sciopero della fame durante la Formula 1 del 2012.


Il 13 agosto scorso, riferisce una nota del centro, un'alta corte penale ha condannato all'ergastolo 14 giovani incarcerati per effetto della legge antiterrorismo e accusati dell'uccisione di un poliziotto: fra gli imputati anche un sedicenne e un giovane che aveva 17 anni al momento dell'arresto. La scorsa settimana, informa ancora il Bchr, sono stati arrestati tre minori tra cui uno che era stato investito da una vettura delle forze di polizia: il più giovane ha solo 13 anni.

Una trentina gli arresti arbitrari, secondo il Centro, che calcola in circa 3000 le persone detenute illegalmente.
Le forze di sicurezza del Bahrein - isola a maggioranza sciita goveranta da una monarchia sunnita - continuano, denuncia ancora l'organizzazione per i diritti umani, a fare un uso eccessivo della forza, dei gas lacrimogeni e delle armi da fuoco.

martedì 25 febbraio 2014

Uganda: presidente firma legge che punisce gay con il carcere a vita - Dure critiche UN, UE e USA

Agi
Come preannunciato, il presidente dell'Uganda, Yoweri Museveni, ha firmato la controversa legge anti-gay, che prevede l'ergastolo per gli omosessuali in caso di recidiva, nonostante le critiche e le pressioni internazionali. Lo ha confermato il portavoce presidenziale, Sarah Kagingo, sottolineando che si tratta di una normativa-pietra miliare. 

Approvata a larga maggioranza lo scorso dicembre, la legge prevede l'ergastolo per i recidivi, vieta qualsiasi propaganda dell'omosessualità e rende obbligatoria la denuncia delle persone omosessuali. Inizialmente era prevista anche la pena di morte, poi esclusa. La norma è stata duramente criticata da Nazioni Unite, Unione europea e Stati Uniti.

Il presidente americano Barack Obama ha definito la legge "un passo indietro", che complicherà le relazioni con Kampala e si è detto "profondamente deluso". Per il premio Nobel e arcivescovo del Sudafrica Desmond Tutu, la normativa ricorda il sinistro tentativo dei nazisti e del regime dell'Apartheid di "legiferare contro l'amore".

Il mese scorso Museveni aveva fatto sapere che non avrebbe firmato la legge, sostenendo che i gay sono malati, ma non meritano di essere rinchiusi a vita in carcere, ma poi avrebbe cambiato idea dopo aver consultato un gruppo di scienziati, a cui il ministero della Sanità aveva chiesto di "studiare l'omosessualità e la genetica negli esseri umani". "Gli scienziati hanno dimostrato che l'omosessualità è un comportamento acquisito, che certe persone lo adottano per denaro, ed è questo che il presidente vuole impedire", secondo un portavoce.

giovedì 21 novembre 2013

Carcere: Marazziti, amnistia sarebbe sacrosanta - Dibattito parlamentare bloccato da ossessione carcero-centrica

ASCA
Roma,  ''L'allarme lanciato dall'ispettore generale dei cappellani del carcere italiani, don Virgilio Balducchi, circa la debolezza del Parlamento italiano su un provvedimento necessario e importante come l'amnistia e' sacrosanto. Condivido le sue parole a proposito della 'resa delle forze politiche' e del 'Parlamento che non avendo la forza e i numeri per proporre un'amnistia fa cadere l'appello di Napolitano, almeno per ora, nel vuoto'''. 

Lo dichiara in una nota il deputato di Scelta Civica Mario Marazziti.
''Il carcere di oggi e' illegale e produce illegalita'' - sottolinea Marazziti -, aggiunge la disumanita' di condizioni di vita non previste nelle sentenze da scontare. E, soprattutto, produce recidiva in due casi su tre, per la scarsita' di risorse per i percorsi di reinserimento sociale e la resistenza di troppi a pene alternative. Ho sostenuto da tempo la necessita' dell'amnistia, fin dalla scorsa legislatura, assieme ai provvedimenti che con chiarezza il presidente Napolitano ha indicato come passi indispensabili per restituire al carcere la sua funzione di sanzione e riabilitazione, e non una vergogna nazionale, come invece e''', aggiunge Marazziti.
''Ho presentato il progetto di legge per l'abolizione dell'ergastolo, che ancora coinvolge 1200 detenuti in una detenzione senza fine, in Italia, senza che il Paese ne sia consapevole. Purtroppo, una ossessione 'carcero-centrica', il dibattito bloccato sulle questioni della giustizia e sulle questioni giudiziarie del sen. Berlusconi, assieme a tentazioni gregarie verso i tanti populismi e le tante semplificazioni del momento bloccano, sul tema dell'amnistia, anche forze illuminate. Spero che anche nella leadership dei nostri alleati della maggioranza si affermi un coraggio maggiore, prendendo esempio dal Presidente della Repubblica.
Con altri colleghi - conclude Marazziti - lavoreremo perche' cio' accada presto''.


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mercoledì 18 settembre 2013

Palestina: 525 ergastolani palestinesi nelle carceri israeliane

www.infopal.it
Un centro palestinese per i diritti umani che si occupa delle questioni dei detenuti ha rivelato che l'occupazione israeliana detiene nelle sue carceri centinaia di prigionieri palestinesi condannati all'ergastolo. 

Lunedì 16 settembre, in un comunicato scritto, il Centro al-Ahrar per gli studi sui detenuti e i diritti umani ha rivelato che Israele rinchiude, nelle sue diverse prigioni, 525 palestinesi condannati all'ergastolo. Ha quindi sottolineato la necessita che "leadership e fazioni palestinesi adottino un piano nazionale atto a garantire il rilascio degli ergastolani e porre fine alla loro sofferenza psicologica".

Al-Ahrar ha definito l'ergastolo "una condanna a morte", spiegando che per i detenuti si tratta di "passare il resto della loro vita nelle carceri israeliane, senza alcuna speranza di liberazione." "Ciò è ancor più difficile di essere condannati a morte", ha aggiunto il centro.

Ha poi sottolineato che "quello israeliano è l'unico stato al mondo il cui ordinamento penitenziario non specifica il termine da scontare per i condannati all'ergastolo. Si tratta di una condanna illimitata, non assimilabile, alla quale le leggi israeliane si riferiscono con il numero 99, ovvero periodo indeterminato".

Il Centro per i diritti umani ha aggiunto che l'occupazione non si è limitata a questo, bensì, essa, in molti casi, ha afflitto più di un 20 ergastoli consecutivi ai detenuti palestinesi. Ha quindi citato i casi di: Abdullah Barghouti, condannato a 67 ergastoli, Hassan Salameh a 47 e Abbas al-Sayyed, condannato a 36 ergastoli consecutivi. Secondo al-Ahrar, l'obiettivo di tali condanne rimane quello di "far capire ai prigionieri che non esiste alcun modo di liberarli, spingendoli alla frustrazione". Ha infine esortato a "non lasciare gli ergastolani palestinesi in balia dei negoziati", e ad "adottare un piano nazionale che coinvolge tutte le fazioni alle quali appartengono i detenuti, allo scopo di garantire il loro rilascio e porre fine alla loro sofferenza".

giovedì 15 agosto 2013

USA - Wisconsin - Ergastolani a tredici anni

Ristretti Orizzonti
Quanto dura una condanna a vita? Determinante è anche l'età del condannato nel momento dell'arresto. Per Antonio Barbeau, che è stato arrestato all'età di tredici anni, accusato di aver ucciso la sua nonna settantottenne con la complicità del coetaneo Nathan Paape, la condanna all'ergastolo inflittagli martedì sarà una pena davvero lunga.

Difficile sostenere che il tredicenne sapesse bene a cosa andava incontro. Di certo è un ragazzo cresciuto in fretta, Antonio. Abbastanza grande per dire a Nathan di sapere dove la nonna tiene i soldi. Si intrufolano nel garage dell'anziana. Lei sente che c'è qualcuno. Scende e trova i due ragazzi. Pensa a qualche marachella e li invita a casa. Poi i racconti dei due diventano confusi. Tuttavia entrambi confessano di aver aggredito l'anziana.

Una violenza famigliare più unica che rara: due tredicenni che prendono a martellate la nonna. Antonio e Nathan vivono a Sheboygan, nello Stato di Wisconsin, Stati Uniti. Una cittadina tranquilla di cinquantamila abitanti che si affaccia sul Lago Michigan e si fa chiamare la città del formaggio, delle sedie e dei bambini. Sarà anche così.

Sicuramente formaggi e sedie si produrranno così in abbondanza da essere l'orgoglio di questa città, ma sui bambini, il fatto che possono essere perseguiti penalmente all'età di tredici anni come se fossero adulti, dimostra che prima vengono l'ordine, la giustizia e forse la vendetta, e poi l'essere bambino.

Al processo, Antonio ha tentato di leggere una lettera alla Corte per dire quanto era dispiaciuto, ma è scoppiato in lacrime e non è riuscito a finirla. Il suo avvocato, oltre che facendo leva sulla giovanissima età, ha cercato di impietosire la giuria ricordando che Antonio da bambino ha subito un incidente grave che ha determinato il suo comportamento deviante. Ma né le lacrime, né la sua lesione cerebrale sono riusciti ad intenerire il cuore del Giudice Timothy Van Akkeren che ha condannato Antonio all'ergastolo. Ma non solo. Nello Stato di Wisconsin il Giudice decide anche se, e quando il condannato all'ergastolo può chiedere di essere ammesso a misure alternative al carcere. Quindi il Giudice ha sentenziato che Antonio potrà chiedere di mettere piede fuori dal carcere tra 36 anni, all'età di 50. Il suo amico Nathan invece, che ha fatto il processo separatamente, potrà iniziare a uscire all'età di 45 anni. Di fronte alle telecamere, il Giudice ha dichiarato che "era il minimo necessario per assicurare la tutela della collettività e per scoraggiare altri dal commettere un simile reato, a dir poco orribile".

Forse, se un reato simile fosse successo in qualsiasi stato europeo, il processo non sarebbe andato così. Certo l'ergastolo esiste in quasi tutta l'Europa, ma nessuno stato, nemmeno la Gran Bretagna che recentemente è stata condannata dalla Cedu per la sua forma di whole life tariff (ergastolo senza possibilità di parole) prevede questo tipo di condanna per i minorenni. In nessuna società che si reputa civile si puniscono così severamente due bambini "per scoraggiare gli altri dal commettere lo stesso reato".

L'Italia ha ancora il codice penale fascista e sull'ergastolo non scherza affatto, visto che tiene nelle sue carceri quasi mille ergastolani ostativi, eppure ha messo su un sistema penale che tratta i minori con gran senso di responsabilità e di umanità. In Italia, la giustizia penale minorile pone in primo piano il benessere del minore: il processo, la condanna, la detenzione, le forme di misura alternativa, tutto deve tendere alla rieducazione del minore e nessun giudice avrebbe potuto emanare una sentenza così severa.

Insomma, non solo in Italia, ma in nessuna parte del mondo, due bambini che fanno un gesto mostruoso diventano automaticamente dei mostri. Anzi, forse il loro comportamento è frutto di un'infanzia difficile di cui non sono sicuramente colpevoli. Basta questo perché ci sia un doveroso coinvolgimento di tutta la comunità, un impegno collettivo di recupero dei due ragazzini e un'analisi onesta sulle ragioni e sul contesto in cui è maturato quel gesto.

Sicuramente il livello di civiltà di una società si vede anche dal modo in cui essa tratta i minori, anche i più cattivi, e la tranquilla cittadina di Sheboygan deve fare ancora molta, molta strada.

di Elton Kalica

domenica 14 luglio 2013

Ergastolo abolito - Il Papa e la certezza che l'uomo può cambiare

Il Sussidiario
Molte delle nuove disposizioni a proposito di reati e pene recepiscono convenzioni internazionali. Eppure non intendo minimizzare, sarebbe sciocco. Papa Francesco non è il tipo che dia deleghe su materie come queste o si affidi al recepimento inerte di trattati. 

L'abrogazione dell'ergastolo e l'introduzione del reato di tortura, che l'Italia non ha ancora fatto suo, sono introdotti insieme all'attentato alla sicurezza dello Stato, al terrorismo internazionale. Non si può insomma derubricare il tutto, come purtroppo è stato fatto per il pellegrinaggio sul mare degli immigrati, a buonismo per anime pie.

In queste scelte come in quella della visita a Lampedusa è messa in gioco non l'applicazione di principi, ma il concreto piegarsi di un uomo, papa Francesco, sugli uomini sofferenti e peccatori, sul bisogno che essi hanno di misericordia. 
Una misericordia da mettere in pratica adesso e ora, non domani o nel futuro indeterminato.

 A questo chiama tutti e ciascuno, cristiano oppure no, il Santo Padre. Come emerge dalla enciclica scritta con Benedetto XVI, la fede non è una virtù consolatoria fuori della vita, non è ammettere che il massimo valore è l'amore. L'amore si documenta nella storia, la fede è corrispondenza a una presenza d'amore attiva. È misericordia in atto. Non può essere confinata nella stanza della meditazione (eresia gnostica) oppure essere conseguenza del nostro sforzo di volontà: ma è un dono che ha bisogno della nostra libertà.

Dunque abolire l'ergastolo, cosa che oggi è richiesta in un referendum dei radicali, richiama la certezza che l'uomo può cambiare, e la pena ha sì una funzione espiativa e deterrente, ma è anche il luogo in cui è possibile rinascere. Esiste questa possibilità. E questo varrà anche per chi da ora in poi sarà punito per reati prima inesistenti come la tortura o oggi resi più gravi come gli abusi sui minori.

La pena non è dannazione, ma il primo passo della misericordia. Romano Guardini, del resto oggi il pensatore più citato dai Papi, essendo stato prima maestro di Papa Ratzinger e poi oggetto privilegiato di studi di Papa Bergoglio, scrisse cose magnifiche sul potere e la giustizia. Il grande filosofo di origine veronese pone al centro della idea di Europa e della giustizia che dovrà prevalere in essa il criterio della “cura per l'uomo”. E questo esige un potere che non sia “dominio”. Scrive: “Ma c'è anche un'altra forma di esercitare il potere, quella del servizio... questo servizio è questione di forza che si sente responsabile per la vita – per tutto ciò che si chiama vivere: uomo, popolo, cultura, ordine del paese e della terra. Tutto ciò non nell'impotenza della debolezza, ma nella superiorità della forza; legittimato parimenti per incarico divino , ma in una maniera che non esprime , bensì – se è lecito richiamare in onore questa parola proibita – umiltà. Forza di servizio, che vuole che le cose della terra divengano giuste” (“Europa. Compito e destino”, Morcelliana, Brescia 2004, pag. 27).

Renato Farina

giovedì 11 luglio 2013

Papa Francesco abolisce l'ergastolo, ma pene più dure per reati verso minori

La Repubblica
Bergoglio ha adottato un Motu Proprio in materia penale: introdotte figure criminose relative ai delitti contro l'umanità. Le nuove norme si adeguano alle legislazioni internazionali in materia di contrasto del riciclaggio di denaro e del terrorismo e introducono anche nuove fattispecie di delitto come quello di tortura. Prevista la punizione per il genocidio e l'apartheid
CITTA' DEL VATICANO - Niente più ergastolo, ma pene più severe per i reati contro i minori e il riciclaggio. Papa Francesco ha varato un'importante riforma della giustizia penale vaticana (in vigore dal primo settembre), che fino ad oggi era ferma - per molti aspetti - al Codice Zanardelli, adottato nel 1929 all'indomani dei Patti Lateranensi che istituirono la Città del Vaticano. Per questo, ad esempio, Paolo Gabriele, il maggiordomo infedele di Papa Ratzinger, fu giudicato solo per il reato di furto, l'unico applicabile al suo caso nelle norme in vigore che non prevedevano l'attentato alla sicurezza dello Stato.

[...] Continua

mercoledì 10 luglio 2013

La Corte Europea per i Diritti Umani boccia l’ergastolo

Il Referendum

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo 
La Corte di Strasburgo rovescia così una sua sentenza del gennaio del 2012 dove aveva invece sostenuto che l’ergastolo non cozzava con il diritto internazionale. I giudici hanno in questo modo accolto il ricorso di Jeremy Bamber, Peter Moore e Douglas Vinter, tre assassini con storie molto diverse. Ciononostante, la Corte precisa che la sentenza non permette il rilascio dei detenuti, decisione che spetta alle autorità britanniche.L’ergastolo senza possibilità di revisione della pena è una violazione dei diritti umani. L’ha sentenziato oggi la Corte Europa per i Diritti dell’Uomo nell’ambito di un ricorso presentato da parte di tre britannici in carcere per omicidio. L’impossibilità della scarcerazione è considerato un trattamento degradante e inumano contro il prigioniero e pertanto viola l’articolo 3 della Convenzione Europea sui diritti umani.

Secondo i giudici, «l’ergastolo per essere compatibile con l’articolo 3 deve avere sia la possibilità della scarcerazione, sia la possibilità di una revisione». L’articolo 3 specifica: «Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti». La possibilità di scarcerazione o revisione della pena dovrebbe avvenire dopo 25 anni di galera.

La Corte ritiene che l’ordinamento britannico non sia abbastanza chiaro in proposito. La legge prevede che chi è stato condannato all’ergastolo possa uscire di prigione solo nel caso in cui il segretario di stato alla giustizia gli conceda la grazia per condizioni di salute molto gravi.

La decisione metterà pressione non solo al Regno Unito, ma anche a tutti gli altri paesi dell’Unione Europa che prevedono l’ergastolo nel loro ordinamento (tutti tranne l’Olanda): c’è il rischio che si assista a una serie di ricorsi da parte dei condannati al carcere a vita e qualcuno potrebbe ottenere la scarcerazione.

Il caso ha scosso fortemente l’opinione pubblica d’Oltremanica, soprattutto per la gravità dei casi in questione: Jeremy Bamber è stato ritenuto colpevole di aver ucciso quattro familiari nell’agosto del 1985 nell’Essex, Douglas Vinter ha accoltellato la moglie nel febbraio del 2008 mentre Peter Moore ha assassinato quattro omosessuali nel 1995. Mentre Vinter ha confessato il crimine, Bamber si è sempre dichiarato innocente, scaricando la colpa sulla sorella schizofrenica Sheila Caffell, accusandola di aver sparato ai genitori e a due bambini e di essersi poi tolta la vita.

L’avvocato Pete Weaterhby che perorava la causa dei tre, durante il dibattimento ha sostenuto: «L’imposizione dell’ergastolo calpesta la dignità umana sin dal principio perché rimuove ogni chances e quindi ogni speranza di una futura scarcerazione. L’individuo è in una posizione senza speranza che non può mutare qualsiasi cosa accada».

Rebecca Niblock, avvocato penalista dello studio Kingsley Napley, evidenzia che la possibilità di una revisione è ben diversa dalla scarcerazione e che il numero di prigionieri in questa situazione è comunque contenuto, solo 49.

«Qualsiasi giustificazione tecnica possa avere la Corte di Strasburgo, è diritto del Parlamento britannico determinare le pene per chi ha commesso tali reati e della democrazia, che ha scelto l’ergastolo al posto della pena di morte tanto tempo fa, di attuare la volontà del popolo».David Blunkett, il segretario che ha introdotto nel 2003 l’attuale sistema, difende il suo operato: «Nel 2003 abbiamo cambiato la legge in modo che “a vita” volesse dire davvero a vita per coloro che avevano commesso delitti efferati. Ho spinto il provvedimento in Parlamento in risposta a una pressante domanda da parte dei cittadini britannici di chiarezza e trasparenza nelle sentenze e di certezza che quello che comincia come una punizione precisa e non ambigua sia portata a termine.»

Gli ergastolani in Italia sono circa 1500. Erano già state sollevate questione di costituzionalità per l’ergastolo ostativo, quello senza condizionale, poiché l’articolo 27 della Costituzione recita: «Le pene non possono essere trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato», la Corte Costituzionale ha tuttavia sempre respinto i ricorsi.
di Enrico Passarella