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lunedì 31 maggio 2021

Israele - Il consiglio dei diritti umani dell'ONU apre inchiesta su bombardamento di Gaza - Bachelet ipotizza ‘crimini di guerra’

Notizie Geopolitiche
Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu, presieduto da Nazhat Shameem Khan
(Isole Fiji), aprirà un’inchiesta per indagare sulle “violazioni dei diritti umani commesse nei Territori palestinesi occupati e in Israele da aprile scorso” come pure “sulle cause profonde” delle tensioni.

L’iniziativa è arrivata dal Pakistan, è stata approvata con 24 voti favorevoli, 9 contrari e 14 astensioni, e ha suscitato la reazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha denunciato “l’aperta ossessione anti-israeliana dell’Onu”.

Nei dieci giorni di scontri la reazione israeliana è stata forte, con continui raid sulla Striscia che hanno provocato la morte di 232 persone soprattutto civili (Hamas ha sparato 4.400 razzi uccidendo 13 israeliani), per cui l’Alto Commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet ha ipotizzato addirittura “crimini di guerra”.

Va detto che il Consiglio dei diritti umani dell’Onu è in passato stato criticato poiché raccoglie 47 stati tra i quali paesi dove i diritti umani sono una chimera. 

Israele non ne fa parte, e Netanyahu ha detto che “Ancora una volta un’immorale maggioranza automatica sbianca un’organizzazione terroristica e genocidaria che deliberatamente colpisce civili israeliani mentre trasforma quelli di Gaza in scudi umani”, mentre “raffigura come colpevole una democrazia che agisce legittimamente per proteggere i suoi cittadini da migliaia di attacchi missilistici indiscriminati”. “Questa farsa – ha insistito – si fa beffe del diritto internazionale e incoraggia i terroristi in tutto il mondo”.

domenica 23 maggio 2021

Guerra in Palestina. Il rene di un ebreo linciato a Lod donato a una donna araba

Avvenire
Stava tornando a casa in macchina, a Lod, mentre sui canali radio e Tv di tutta Israele rimbalzava quella parola assurda – linch, linciaggio – che non poteva davvero avere niente a che fare con lui, la sua storia, il suo Paese. Yigal Yehoshua, ebreo di 56 anni, faceva l’elettricista. 
Yigal Yehoshua                Randa Aweis

Aveva sistemato le case di tutti, ebrei e arabi. Mai un problema. Settimana scorsa, quando la violenza è dilagata nelle città miste, un gruppo di arabi ha bloccato la sua auto, l’ha presa a sassate. L’hanno colpito alla testa. È morto lunedì, all’ospedale, dove i medici hanno tentato di tutto senza riuscire a salvarlo.

È riuscito, lui, però a salvare la vita di Randa Aweis, una donna araba di Gerusalemme Est, cristiana, madre di sei figli. Quando la famiglia di Yehoshua ha deciso di donare gli organi, il rene è stato destinato a lei, che da nove anni aspettava un trapianto. 

L'altro rene è andato a un uomo ebreo di 67 anni; il fegato a un ragazzo ebreo di 22. «Ringrazio la famiglia di Yigal, che è diventata la mia famiglia», ha detto Randa dopo l’intervento all’Hadassah Medical Center. 

Randa ha espresso grande tristezza per la morte di Yigal. Ha detto che vorrebbe incontrare la famiglia. «Siamo cresciuti insieme, arabi ed ebrei, e vogliamo solo poter stare insieme, in pace». Il responsabile del reparto trapianti dell'Hadassah, Abed Halaila, ha letto in questa storia un simbolo forte: «Voglio ringraziare con tutto il cuore la famiglia del donatore. Spero solo ci potrà essere pace e tranquillità e salute per tutti noi».

Yigal Yehoshua è stato sepolto nel cimitero del moshav Hadid, nel centro di Israele. Ai funerali hanno partecipato centinaia di persone. Suo fratello Efi ha spiegato che quell'esplosione di rabbia nelle città miste lo aveva molto addolorato, ma sperava che tutto, alla fine, sarebbe andato bene. «Era un testimone della convivenza possibile», ha detto la moglie Irena. «Siamo testimoni della convivenza».

Barbara Uglietti

mercoledì 13 gennaio 2021

Medio Oriente. 36 donne palestinesi nell'inferno del carcere di Damon in condizioni di detenzione disumane

ilfarosulmondo.it
La Commissione palestinese per gli affari dei detenuti e degli ex detenuti ha affermato che 36 donne palestinesi sono detenute nel carcere di Damon in condizioni di detenzione disumane. 24 di queste donne stanno scontando pene detentive diverse, di cui due a 16 anni. Nove sono in custodia cautelare e tre donne sono detenute amministrative, riferisce la Commissione.


Alcuni dei detenuti soffrono di condizioni di salute molto difficili e di deliberata negligenza medica, come il caso della prigioniera Israa Jaabis, che soffre di ustioni e necessita di procedure chirurgiche.

Altre donne palestinesi che necessitano anche di cure mediche speciali includono Amal Taqatqa, che è stata ferita da cinque proiettili e necessita di un'operazione per rimuovere i fissatori interni dalla gamba; il prigioniero Iman Awar, che soffre di noduli cancerosi alle corde vocali, e il prigioniero Nasreen Abu Kamil, chi soffre di ipertensione, diabete e dolori alle dita dei piedi.

A dicembre, fonti ufficiali della Palestina hanno rivelato che ci sono oltre 4.400 prigionieri palestinesi all'interno delle carceri israeliane, inclusi 700 detenuti malati. Il regime israeliano continua a violare la Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla detenzione amministrativa. 

Questa misura è una sorta di detenzione senza processo che permette al regime di Tel Aviv di incarcerare i palestinesi per un massimo di sei mesi, prorogabili a tempo indeterminato. In pratica, il regime di detenzione amministrativa di Israele viola numerosi altri standard internazionali. Ad esempio, i detenuti amministrativi della Cisgiordania vengono espulsi dal territorio occupato e internati all'interno di Israele, in diretta violazione dei divieti della Quarta Convenzione di Ginevra.



venerdì 1 marzo 2019

Commissione ONU: per la morte di 189 palestinesi negli scontri di Gaza nel 2018 da parte di Israele si ipotizza un crimine contro l'umanità

AnsaMed
Ginevra - Una commissione d'inchiesta dell'Onu ha accusato Israele di avere aperto intenzionalmente il fuoco contro civili palestinesi durante manifestazioni lo scorso anno a Gaza in cui morirono 189 persone. Un comportamento che potrebbe configurare un crimine contro l'umanità. 

La commissione, incaricata dal Consiglio per i diritti umani, ha detto che oltre 6.000 persone sono state colpite da proiettili sparati da cecchini israeliani per respingere i manifestanti vicino alle barriere di confine.
La commissione afferma che alcuni tra i civili uccisi o feriti non rappresentavano una "minaccia incombente". 

Pur riconoscendo la significativa violenza delle manifestazioni, l'organismo d'inchiesta afferma che esse non possono essere equiparate ad azioni di combattimento, respingendo così sostanzialmente le affermazioni di Israele che parlava di "attività terroristiche" da parte di gruppi armati palestinesi. 

La commissione critica anche Hamas, che governa la Striscia di Gaza, per non aver prevenuto l'uso di aquiloni incendiari durante le manifestazioni. Israele però non ci sta e ha respinto il rapporto. 

Il ministro degli Esteri ad interim, Yisrael Katz, ha definito il Consiglio stesso "un teatro dell'assurdo che ha prodotto un altro ostile, falso e prevenuto" atto.
"Il rapporto - ha detto il ministro si basa su informazioni false nelle quali i fatti non sono stati neppure esaminati e il cui unico intento è quello di discreditare l'unica democrazia del Medio Oriente e di danneggiare il suo diritto all'autodifesa contro il terrore e una organizzazione omicida". 

"L'unico responsabile che spinge i residenti di Gaza alla barriera difensiva, donne e bambini inclusi, è Hamas il cui obiettivo dichiarato è la distruzione dello Stato di Israele", ha aggiunto Katz.

venerdì 11 gennaio 2019

Cisgiordania: quando lo spartitraffico in una autostrada diventa un muro alto 8 metri che divide israeliani da palestinesi

ANSAmed
Tel Aviv - A nord-est di Gerusalemme, in Cisgiordania, e' stata aperta al traffico automobilistico una arteria di quattro chilometri dove i veicoli palestinesi sono separati da quelli israeliani da un muro alto otto metri. 


In Cisgiordania, rileva Haaretz, esistono gia' altre arterie riservate esclusivamente al traffico palestinese, o a quello israeliano. Ma in questo caso, precisa, la suddivisione avviene mediante un muro che corre lungo il suo intero percorso. 

La arteria 4370 passa nelle vicinanze della citta'-colonia di Maale Adumim, situata fra Gerusalemme e Gerico. Essa facilitera' l'ingresso a Gerusalemme per gli israeliani che abitano negli insediamenti situati a sud di Ramallah. 

I palestinesi che volessero utilizzarla, secondo la televisione commerciale Canale 10, saranno bloccati all'ingresso dalla polizia israeliana: saranno cosi' indirizzati sul versante occidentale della stessa arteria che sfocia in un villaggio palestinese vicino a Gerusalemme est. 

Il costo dell'opera, concepita secondo Israele per motivi di sicurezza, e' stato di 150 milioni di shekel, circa 40 milioni di euro.

mercoledì 14 novembre 2018

Israele: ONG Adalah israeliana contro nuova legge che vuole applicare la pena di morte esclusivamente per i palestinesi

Blog Diritti Umani - Human Rights
Gerusalemme -  L'ONG Adalah israeliana ha riferito oggi che la proposta di legge israeliana che inasprire e facilitare l'applicazione della pena di morte per i condannati per terrorismo, in attesa di discussione in Parlamento, "è esclusivamente diretto ai palestinesi. "

Il Centro Legale per i diritti della minoranza diritti arabi in Israele (Adalah) sostiene in un comunicato che il disegno di legge "è illegittimo e in contrasto con i diritti giuridici fondamentali" in quanto è "destinato esclusivamente ai palestinesi", e richiede "di essere soppresso in quanto viola il diritto internazionale" e la Legge fondamentale di Israele per la dignità umana e libertà".
"In un momento in cui tutti i paesi del mondo si stanno liberando della pena di morte, Israele sta cercando di legittimarla" ed è discriminante in quanto basata sull'origine etnica e sull'appartenenza nazionale ".

In Israele la pena di morte esiste formalmente, ma è stata applicata solo in un'occasione, nel 1962, all'ufficiale nazista Adolf Eichmann, per la sua partecipazione all'Olocausto.

E 'inoltre previsto per alto tradimento e in particolare i casi sotto la legge marziale (in vigore nella West Bank occupata e in campo militare), ma è richiesta l'unanimità di tre giudici che compongono il tribunale, mentre se questa norma fosse approvata, sarebbe sufficiente la maggioranza semplice. 

ES

Fonte: EFE

martedì 21 agosto 2018

Gaza. Assedio israeliano, non entrano più forniture mediche e medicinali salvavita

Nema News
Dentro la Striscia non entrano più forniture mediche e medicinali salvavita, tra cui quelli necessari alla cura dei tumori. E uscire dall’enclave palestinese è diventato quasi impossibile


L’assedio a Gaza peggiora: nelle ultime settimane sono state interrotte le forniture mediche e l’arrivo di strumenti necessari per i trattamenti sanitari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il combustibile donato dalle Nazioni Unite per gli ospedali in emergenza sanitaria finirà entro la fine di agosto.

L’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha registrato dal 30 marzo al 2 agosto, 17.259 casi di persone nei Territori Occupati Palestinesi con problemi di salute provocati dall’inalazione di gas nocivi, armi da fuoco ed altre patologie.

La chiusura parziale del varco commerciale tra il confine di Karem Abu Salem e la Striscia di Gaza ha impedito l’accesso ai medicinali e alle attrezzature per eseguire radioterapie, terapie molecolari, scansioni Pet e scansioni isotopiche. Anche i medicinali chemioterapeutici sono stati proibiti dal blocco israeliano: lunedì 12 agosto il Ministero della Salute affermava che l’80% dei malati di cancro sulla Striscia di Gaza rischia un deterioramento delle condizioni di salute.

domenica 22 luglio 2018

Sulla Striscia di Gaza tornano a soffiare nuovi, pericolosi venti di guerra

AGI
Venerdì 20 luglio è stata una giornata di scontri e bombardamenti. Morti quattro palestinesi durante i bombardamenti dell'aviazione israeliana, mentre un soldato dello stato ebraico è stato ucciso lungo il confine.


Tornano a soffiare pericolosamente i venti di guerra tra Israele e Hamas, il movimento islamista che controlla la Striscia di Gaza. Venerdì 20 luglio è stata una giornata di scontri e bombardamenti. 

Dalla Striscia sono stati sparati diversi colpi d'arma da fuoco e qualche razzo verso i territori israeliani. L'esercito e l'aviazione dello Stato ebraico hanno risposto con un bombardamento su larga scala che ha coinvolto tutta la Striscia. Il bilancio è di almeno quattro palestinesi morti e 120 feriti ma il timore è che quello di oggi sia l'atto inaugurale di un nuovo capitolo di sangue nei rapporti tra Israele e Gaza.

In serata invece un soldato israeliano è morto a causa delle ferite d'arma da fuoco riportate in uno scontro al confine tra Israele e la Striscia di Gaza. Lo ha riferito l'esercito dello Stato ebraico. "Durante un incidente, un gruppo di terroristi ha sparato ad alcuni soldati israeliani, uno dei quali è stato gravemente ferito e in seguito è deceduto a causa delle ferite", ha dichiarato l'esercito israeliano in una nota. Si tratta del primo israeliano ucciso dall'inizio della marce del 30 marzo di un movimento di protesta a Gaza contro il blocco israeliano.

L'inviato speciale delle Nazioni unite per il Medioriente, Nickolay Mladenov, ha già lanciato un appello ai due attori, Israele e Hamas, di "allontanarsi dall'orlo del precipizio". I loro toni però non lasciano ben sperare: nella mattina il ministro della Difesa di Tel Aviv, Avigdor Libermam, aveva accusato la dirigenza di Hamas, di portare Israele a una situazione senza scelta. "Avremo bisogno di portare a termine una dolorosa operazione militare su vasta scala", aveva avvertito.

Dall'altra parte, le brigate Ezzedin al-Qassam, l'ala militare del movimento islamista, avevano annunciato che Israele pagherà "un alto prezzo" per i raid condotti nella Striscia. Oggi aerei e carri armati israeliani hanno bombardato "obiettivi militari in tutta la striscia di Gaza" in risposta a "colpi" di arma da fuoco sparati contro i soldati israeliani nei pressi della frontiera, ha fatto sapere l'esercito di Israele. Gli spari contro i soldati dello Stato ebraico sono avvenuti durante i "violenti scontri lungo la recinzione di sicurezza" che segna il confine tra Israele e Gaza dove, come ormai ogni venerdi', i palestinesi manifestavano a sostegno "dei diritti dei rifugiati".

Ieri, invece, i bombardamenti israeliani sono stati condotti nel sud della Striscia di Gaza, dove alcuni palestinesi avevano cercato di lanciare palloni incendiari contro il territorio meridionale di Israele.

sabato 19 maggio 2018

Consiglio Diritti Umani ONU: subito inchiesta su strage a Gaza

Nema News
La risoluzione, contro la quale hanno votato solo Usa e Australia, è stata respinta da Israele. Anche l’Organizzazione della conferenza islamica condanna Washington e Tel Aviv. Ieri proteste meno intense al venerdì della Marcia del Ritorno, forse per una intesa tra Hamas ed Egitto


Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ieri ha dato via libera a una ‎commissione d’inchiesta chiamata ad indagare sulle uccisioni di oltre cento ‎palestinesi compiute dal 30 marzo dall’esercito israeliano sulle linee tra Gaza e ‎Israele e sulle violazioni dei diritti umani nei Territori occupati. 

Ad approvarla sono ‎stati 29 dei 47 Paesi membri. Scontato il voto contrario degli Stati uniti così come ‎quello dell’Australia uno dei Paesi più allineati alla politica di Washington in Medio ‎oriente. Quattordici le astensioni, due Paesi erano assenti al momento del voto. ‎Rabbiosa la reazione di Israele. ‎«Nulla di nuovo sotto il sole. L’organismo che si ‎autodefinisce Consiglio dei diritti umani ha di nuovo dato prova di sè come ‎organizzazione ipocrita e deplorevole il cui unico obiettivo è attaccare Israele e ‎sostenere il terrorismo», ha commentato Benyamin Netanyahu. Il voto è giunto ‎mentre alcune migliaia di palestinesi hanno di nuovo raggiunto le linee di ‎demarcazione con Israele per il “Venerdì dei martiri” della Grande Marcia del ‎Ritorno. Le proteste sono state meno intense e partecipate del solito, in ogni caso ‎ieri sera si parlava di alcune decine di palestinesi feriti dai proieittili e dai ‎lacrimogeni sparati dai soldati israeliani.‎

‎È dura l’accusa lanciata ieri dall’Alto commissario per i diritti umani, Zeid Raad ‎al Hussein, in apertura della sessione del Consiglio. Israele ha ‎«ingabbiato 1,9 ‎milioni di abitanti nella Striscia di Gaza in una baraccopoli tossica dalla nascita alla ‎morte‎», ha denunciato. L’inviata israeliana a Ginevra, Aviva Raz Shechter, ha ‎replicato accusando i Paesi membri di voler ‎«potenziare Hamas e premiare la sua ‎strategia terroristica‎». Secondo la diplomatica, Israele avrebbe addirittura fatto ‎«uno ‎sforzo reale per evitare le vittime tra i civili palestinesi‎».

Due giorni fa il ministro ‎della difesa Lieberman, anticipando il voto a Ginevra, aveva chiesto l’uscita del suo ‎Paese dal Consiglio Onu – dimenticando che Israele non ne fa parte – e sollecitato ‎gli Stati uniti a fare altrettanto, come è avvenuto con l’Unesco. Una condanna ‎esplicita di Israele e Usa, per i morti di Gaza e per il trasferismento dell’ambasciata ‎Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, è stata pronunciata anche a Istanbul dove ieri si è ‎svolta una riunione straordinaria dei 57 Paesi dell’Organizzazione per la ‎cooperazione islamica (Oci) convocata dal presidente turco Erdogan che nel suo ‎discorso ha detto che ‎«Gerusalemme non può essere lasciata nelle mani sporche di ‎sangue dello Stato terrorista di Israele». L’Oci ed Erdogan, almeno nei toni, sono ‎stati più duri della Lega araba che due giorni fa al Cairo ha condannato la decisione ‎degli Usa di spostare l’ambasciata a Gerusalemme ma non ha accolto la richiesta ‎palestinese per il richiamo in patria degli ambasciatori arabi a Washington.

‎I limitati “successi” diplomatici ottenuti dai palestinesi non bloccano la Marcia ‎del Ritorno. Si fanno però insistenti le voci di un accordo non scritto tra Hamas e ‎l’Egitto per affievolire le proteste lungo le barriere con Israele, malgrado il leader ‎del movimento islamico, Ismail Haniyeh, abbia smentito qualsiasi intesa con il ‎Cairo e promesso che le manifestazioni continueranno. ‎«Andremo tutti, e io prima ‎di voi, al confine di Gaza. Le marce non si fermeranno sino a quando l’assedio non ‎sarà completamente rimoss‎o», ha proclamato ieri durante un sermone.

Gli abitanti ‎di Gaza comunque hanno compreso che l’improvvisa generosità del presidente ‎egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che terrà aperto per tutto il mese del Ramadan il ‎valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto – l’anno scorso in totale è rimasto aperto solo ‎per 35 giorni – è una contropartita per l’ammorbidimento delle proteste. Ne scriveva ‎ieri anche il sempre ben informato giornale libanese al Akhbar, secondo il quale ‎l’accordo prevede il divieto di sfondare la barriera di separazione e di azioni armate, ‎in cambio di aiuti umanitari. Hamas, aggiungeva al Akhbar, avrebbe accettato di far ‎partecipare alle manifestazioni un numero minore di persone e di diminuire i punti ‎di maggior frizione con i soldati israeliani. L’Egitto da parte sua si impegnerà per ‎ottenere uno scambio di prigionieri tra Israele e Hamas. ‎

martedì 15 maggio 2018

Israele/Gaza - Una ambasciata, un massacro. Uno degli eserciti più potenti del mondo fronteggia migliaia di manifestanti palestinesi. 58 morti (molti minori) e 2700 feriti

Ansa
Tel Aviv - Esplode la rabbia dei palestinesi nel giorno dell'apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme ed è un massacro: oltre 50 morti, fra i quali diversi minori, e oltrei 2.400 feriti, a metà pomeriggio, mentre divampano violentissimi gli scontri lungo la barriera di confine con Gaza, oscurata da una cortina di fumo di pneumatici bruciati.



E mentre la rivolta si estende anche alla Cisgiordania e Israele compie anche raid aerei sulla Striscia di Gaza, affermando di aver colpito cinque obiettivi di Hamas, gli ospedali palestinesi arrivano presto allo stremo e le autorità palestinesi di Gaza chiedono sangue e rivolgono una richiesta di aiuto ai medici dall'Egitto.

La Lega araba convoca una riunione d'urgenza per mercoledì mentre il segretario generale fa appello a "un intervento internazionale urgente per fermare l'orribile massacro perpetrato dalle forze di occupazione israeliane contro i palestinesi, in particolare nella Striscia di Gaza". Forte condanna anche dall'Egitto. Di "giorno della vergogna? parla invece l'Iran. Da Bruxelles la responsabile della politica estera Ue, federica Mogherini, ha invitato le parti alla massima moderazione.

A Gerusalemme intanto si è celebrata con una cerimonia l'apertura della nuova ambasciata degli Stati Uniti, con Ivanka Trump, il marito Jared Kushner, il segretario al tesoro Usa, David Mnuchin, e l'ambasciatore David Friedman. Ivanka e Mnuchin hanno scoperto una targa, e il presidente americano, Donald Trump, in un messaggio ha fatto sapere che "la capitale di Israele è Gerusalemme. Israele, come ogni stato sovrano, ha il diritto di determinare la sua capitale". Trump ha anche detto che "la nostra speranza è per la pace e gli Stati Uniti restano impegnati per un accordo di pace". A lui ha risposto il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, durante la cerimonia: "Non abbiamo migliori amici al mondo che gli Usa. Grazie per aver avuto il coraggio di mantenere la promessa", di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele.

Per martedì è previsto che la rivolta al confine continui, in occasione del 70/mo anniversario della nascita di Israele: una ricorrenza cheb i palestinesi contro-celebrano come giorno della 'Naqba', la 'Catastrofe'.

lunedì 14 maggio 2018

Gerusalemme, apre l'ambasciata Usa. Gaza, 41 morti e 1900 feriti

Ansa
Tensione altissima nei Territori. Cerimonia con Ivanka Trump e Jared Kushner. Quattro Paesi spaccano l'Ue.

Alta tensione in Medio Oriente, con scontri fra manifestanti ed esercito israeliano a Gaza e in Cisgiordania, nel giorno in cui si inaugura l'ambasciata americana a Gerusalemme e si celebrano i 70 anni della nascita dello stato d'Israele. 

Almeno 41 morti e 1900 feriti, inclusi gli intossicati: questo il bilancio provvisorio fornito dal ministero della sanità palestinese dei duri scontri con l'esercito israeliano al confine di Gaza che sono ancora in corso. Le autorità di Gaza hanno intanto chiesto all'Egitto aiuti medici immediati e la autorizzazione a trasferire in quel Paese i feriti più gravi.

E' cominciata a Gerusalemme la cerimonia di apertura della nuova ambasciata Usa. Al suo arrivo il premier Benyamin Netanyahu è stata accolto dagli applausi. In prima fila Ivanka Trump, Jared Kushner, l'ambasciatore Usa David Friedman e il vice segretario di Stato Usa John Sullivan insieme al segretario al Tesoro David Mnuchin. Presente anche il presidente di Israele Reuven Rivlin. Suonato l'inno nazionale Usa.

"La capitale di Israele è Gerusalemme. Israele, come ogni stato sovrano, ha il diritto di determinare la sua capitale": lo ha detto Donald Trump nel video messaggio inviato per la cerimonia di apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme.
"La nostra speranza è per la pace e gli Stati Uniti restano impegnati per un accordo di pace", ha sottolineato Trump nel messaggio.

Esplode la rabbia dei palestinesi nel giorno dell'apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme. Violentissimi scontri stanno infiammando il confine tra Gaza e Israele, con un bilancio di morti e feriti che continua drammaticamente a crescere ora dopo ora. Tensioni e violenze si registrano anche in Cisgiordania. Hamas ha portato migliaia di manifestanti nei pressi dei reticolati e ha diffuso volantini con le mappe dei villaggi israeliani di confine con l'obiettivo, denuncia Israele che parla di "operazione terroristica", di aprire brecce nei recinti e infiltrare i dimostranti in territorio ebraico. L'esercito già ieri ha inviato rinforzi in vista delle proteste e oggi ha risposto aprendo il fuoco al lancio di pietre, molotov e al tentativo di sfondare la barriera difensiva. La cerimonia di inaugurazione dell'ambasciata americana - condannata da larga parte della comunità internazionale - si terrà alle 16 ora locale (le 15 in Italia) alla presenza della foltissima delegazione arrivata da Washington (ci sono anche Ivanka Trump e il marito Jared Kushner) e dell'intera leadership dello Stato ebraico.
Donald Trump, che ha definito su Twitter quello di oggi come "un grande giorno per Israele", potrebbe intervenire in collegamento. Mentre il capo di al Qaeda Ayman al Zawahiri, in un messaggio video intitolato 'Anche Tel Aviv è terra di musulmani', ha invocato il jihad contro gli Stati Uniti e Israele e invitato i musulmani a prendere le armi.

Ieri sul fronte europeo si sono registrate le prime crepe: quattro nazioni delle 28 dell'Ue - Austria, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca - hanno risposto all'invito del ministero degli Esteri israeliano e invieranno loro rappresentanti all'inaugurazione nel quartiere di Arnona, nella parte ovest della città. Una scelta che sarà seguita, almeno per due di loro (Repubblica Ceca e Romania), dalla decisione di spostare, anche se con tempi e modalità diverse, la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

sabato 12 maggio 2018

Israele espelle il direttore di Human Rights Watch, Omar Shakir.

Sicurezza Internazionale
Il Ministero degli Interni israeliano ha dato al rappresentante di Human Rights Watch, Omar Shakir, due settimane di tempo per lasciare il Paese dopo l’accusa di boicottaggio contro lo Stato. L’ONG ha denunciato che il provvedimento sarebbe volto a sopprimere le critiche al governo israeliano sul rispetto dei diritti umani e ha annunciato che impugnerà la decisione presso la Corte.

Il direttore di Human Rights Watch, Omar Shakir
Shakir, cittadino americano di origini irachene, aveva ricevuto il permesso di lavorare in Israele nell’aprile 2017, dopo che il Paese si era rifiutato di riconoscergli il visto lavorativo l’anno prima. 

L’uomo, intervistato da Reuters, ha ammesso di non aver partecipato a nessuna iniziativa di boicottaggio nei confronti dello Stato d’Israele durante il suo soggiorno come rappresentante di Human Rights Watch sul territorio. 

Tuttavia, il ministro degli Interni israeliano, Aryeh Deri, ha fatto sapere di aver agito su raccomandazione del ministro per gli Affari Strategici, Gilad Erdan, il quale avrebbe raccolto diverse prove sulla collaborazione di Shakir con alcuni movimenti d’opposizione attivi nel Paese. 

Deri ha accusato il direttore dell’ONG di essere un sostenitore delle proteste antigovernative e di partecipare al movimento “boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” (BDS), nato nel 2005 come forma di pressione non violenta su Israele. Il ministro degli interni ha affermato: “È inaccettabile riconoscere il permesso di rimanere nel Paese a un attivista che sostiene il boicottaggio e agisce contro lo Stato. Userò tutti i mezzi in mio potere per espellere queste persone da Israele”. Il Ministero per gli Affari Strategici israeliano ha stanziato circa 36 milioni di dollari per combattere BDS.

Human Rights Watch ha condotto diversi report sull’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Il governo attuale, considerato uno dei più conservatori nella storia del Paese, è stato accusato più volte dall’ONG di esercitare pressione sulle organizzazioni umanitarie locali e internazionali e porre restrizioni al loro operato. 

Shakir ha sottolineato: “È la prima volta nella storia di Human Rights Watch che un operatore viene espulso da uno Stato. L’obiettivo delle autorità israeliane è mettere a tacere il dissenso”. Anche il vicedirettore esecutivo dell’organizzazione, Iain Levine, ha sostenuto che “non si tratta di Shakir, ma di colpire Human Rights Watch e spegnere le critiche sui dati raccolti in Israele in merito ai diritti umani”.

Nel gennaio di quest’anno, Israele aveva pubblicato una lista di 20 organizzazioni ai cui attivisti veniva bloccato l’ingresso nel territorio. I membri di questi gruppi, accusati di supportare iniziative di boicottaggio, si erano visti negati il visto d’ingresso e il diritto di residenza. 

Nel marzo 2017, il presidente della Campagna di Solidarietà per la Palestina, Hugh Lanning, è stato il primo cittadino inglese cui venne vietato l’ingresso nel Paese, mentre, un mese dopo, al professore universitario anglo-palestinese, Kamel Hawwash, fu negato di entrare a Gerusalemme est per incontrare la sua famiglia.

martedì 1 maggio 2018

A Gaza si muore anche così ... OMS: "Molti palestinesi muoiono senza cure in attesa del visto israeliano per uscire dalla Striscia"

La Repubblica
I dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Delle oltre 25.000 richieste di visto per motivi di salute presentate nel 2017 solo poco più del 50% sono state autorizzate. Sempre secondo l’OMS si tratta di una riduzione consistente rispetto al 62% dell’anno precedente o al 92% rispetto al 2012.




Beirut - Nella Striscia di Gaza si muore anche per il diritto negato alla cura. “A febbraio mia sorella Muna – dice Ahmed, profugo palestinese in Libano dal 1967 – è morta perché non è potuta andare a Ramallah per operarsi al cuore. Da quasi un anno aspettava dalle autorità israeliane il permesso di andare a curarsi in Cisgiordania. Aveva meno di 20 anni quando si sposò e ci separammo, da allora non ci siamo più visti”. Muna non è, purtroppo, un caso isolato. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 2017 sono almeno 54 i palestinesi deceduti in attesa del visto israeliano per uscire dalla Striscia per cure mediche. Delle oltre 25.000 richieste di visto per motivi di salute presentate nel 2017 solo poco più del 50% sono state autorizzate. Sempre secondo l’OMS si tratta di una riduzione consistente rispetto al 62% dell’anno precedente o al 92% del 2012.

Impossibile l'assistenza sanitaria a Gaza. I palestinesi di Gaza sono obbligati a recarsi a Gerusalemme o in Cisgiordania per cure o interventi chirurgici che le strutture sanitarie della Striscia non possono offrire. L'assistenza medica per malattie, come il cancro o per complicati e rischiosi interventi chirurgici, non è possibile a Gaza, a causa della carenza di strutture e attrezzature adeguate. Un’assenza provocata dalle restrizioni imposte da Israele sulle importazioni di tecnologie mediche che, secondo le accuse del governo israeliano, Hamas usa per scopi militari. Contemporaneamente Israele, per ragioni di sicurezza, continua a mantenere rigorosi i controlli su tutti coloro che chiedono di uscire dalla Striscia di Gaza, qualunque sia la motivazione.

Human Rights Watch: "Non c'entra la sicurezza". “Registriamo una costante e preoccupante riduzione delle autorizzazione all’uscita per motivi di salute. Nel 2017 si è arrivati al livello più basso dal 2008, da quando abbiamo iniziato a monitorare”. Ha detto Gerald Rockenschaub, capo degli uffici dell'OMS nei Territori palestinesi. Diverse associazioni per i diritti umani (Al-Mezan, Amnesty International, Human Rights Watch, Medical Aid for Palestinians e Physicians for Human Rights) hanno invitato il governo israeliano ad allentare le restrizioni. Omar Shakir, responsabile in Israele e Palestina di Human Right Watch, ha dichiarato di aver visto “L’uso sempre più diffuso delle ragioni di sicurezza per respingere o ritardare i permessi medici per i palestinesi. L’aumento dei rifiuti non si basa sulla sicurezza, ma su una strategia politica per isolare Hamas dalla popolazione della Striscia. Una strategia che usa e punisce in modo indiscriminato i civili”.

Dal 2008 Israele ha combattuto tre guerre con Hamas. “Il movimento palestinese è quotidianamente impegnato nel tentativo di trarre vantaggi militari dalle concessioni che lo Stato di Israele accorda alla popolazione civile” ha detto un responsabile del COGAT, l’organismo del Ministero della Difesa israeliano responsabile del coordinamento dei permessi di uscita. I gruppi per i diritti sostengono che l’effetto a catena di questo atteggiamento delle autorità israeliane è la punizione collettiva di due milioni di persone intrappolate nella Striscia. “Io e mia sorella non abbiamo potuto incontrarci per 50 anni a causa dell’occupazione degli israeliani.


Paolo Celi

sabato 28 aprile 2018

Proteste Gaza-Israele: 4 palestinesi morti, quasi mille feriti. Onu e Amnesty: "Uso sproporzionato della forza"

SKI TG24
Ancora vittime nel quinto venerdì di tensioni per la “Grande Marcia del Ritorno” voluta da Hamas. Dal 30 marzo i morti sono oltre 40. Trump: potrei andare all'apertura dell'ambasciata a Gerusalemme



Ancora scontri, vittime e feriti lungo la barriera tra la Striscia di Gaza e Israele, nel quinto venerdì di protesta sotto lo slogan della "Grande marcia del ritorno" voluta da Hamas. Il numero dei palestinesi rimasti uccisi negli scontri è salito a 4. Lo rende noto il ministero della Sanità palestinese, riferisce Haaretz. La quarta vittima è un ragazzo di 15 anni morto per le ferite riportate. 


Negli scontri sono rimasti feriti almeno 833 palestinesi: di questi, 4 fanno parte del personale medico e sei sono giornalisti, riferisce sempre il ministero della Sanità palestinese. Due feriti sono in gravi condizioni. Dal 30 marzo sono morti più di 40 palestinesi nelle proteste indette per rivendicare il "diritto al ritorno".

Le proteste al confine
Secondo un portavoce, alle manifestazioni hanno partecipato 10mila palestinesi, suddivisi in cinque punti di frizione lungo la linea di demarcazione con Israele. Come nelle settimane precedenti, gruppi di giovani hanno incendiato pneumatici lungo il confine, hanno lanciato verso Israele aquiloni con oggetti in fiamme e hanno cercato di trainare verso la Striscia tratti di reticolati. In una di queste azioni, al valico di Karni, sono stati vicini ad aprire un varco e sono stati respinti col fuoco e con i lacrimogeni. Secondo un portavoce israeliano, i dimostranti “hanno lanciato ordigni esplosivi, bombe a mano, bottiglie incendiarie e pietre” e i soldati hanno impedito il tentativo di infiltrazione.

Gli appelli
La giornata era iniziata a Gaza in un clima di febbrile mobilitazione, dopo che in nottata nel campo profughi di Jabalya è stato sepolto Fadi al-Batsh, l'ingegnere di Hamas ucciso la settimana scorsa in Malesia in un attentato che la sua organizzazione attribuisce al Mossad israeliano. Nel corso della giornata alcuni dirigenti di Hamas hanno raggiunto i dimostranti e hanno esortato la popolazione di Gaza a non desistere dalla lotta per forzare il blocco e rompere le linee di confine. Un consigliere del presidente Abu Mazen ha invece fatto appello agli abitanti di Gaza perché non seguano la politica degli "avventurieri" e "non mandino i figli a morire".
Le accuse

Intanto, l'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu e Amnesty International sono tornati separatamente ad accusare i militari israeliani di aver fatto “un uso sproporzionato della forza nei confronti di dimostranti disarmati”. Il Centro di informazione sull' intelligence e il terrorismo (Iitc) di Tel Aviv, invece, ha pubblicato un'analisi secondo cui l'80 per cento dei primi 40 palestinesi uccisi sul confine erano “membri attivi o fiancheggiatori di gruppi terroristici”.

giovedì 26 aprile 2018

Israele congela il piano per deportare migliaia di rifugiati dall'Eritrea e dal Sudan

La Repubblica
Dopo mesi di tentativi andati a vuoto, di fronte alla polemiche, il governo di Benjamin Netanyahu rinuncia al progetto di deportare migliaia di eritrei e sudanesi entrati illegalmente. 


Ma cercherà di far approvare dal Parlamento una nuova legge. Il governo di Benjamin Netanyahu congela il piano per la deportazione dei migranti africani entrati illegalmente in Israele. "Allo stato, la possibilità di procedere a espulsioni in Paesi terzi non è in agenda", si legge in una nota inviata dall'esecutivo alla Corte suprema dopo mesi in cui ha cercato in tutti i modi di arrivare alla deportazione di migliaia di persone, in maggioranza eritrei e sudanesi.

I migranti saranno quindi di nuovo autorizzati a rinnovare i permessi di residenza ogni 60 giorni. Nel frattempo il governo proverà a ottenere una nuova legge dalla Knesset, come si evince dalla comunicazione al massimo organismo giuridico laddove si ribadisce che lo Stato intende perseguire l'espulsione, volontariamente o con ogni altro mezzo consentito dalla legge. Netanyahu ha inoltre dato istruzioni volte a riaprire centri di detenzione per gli "infiltrati".

Gli irregolari e le associazioni per i diritti umani sostengono che si tratta di richiedenti asilo in fuga da guerre e persecuzioni. Il governo israeliano li considera invece migranti economici in cerca di lavoro e rivendica il diritto a proteggere i propri confini. Dal 2013 circa 4.000 africani hanno lasciato volontariamente lo Stato ebraico per il Ruanda e l'Uganda, ma Netanyahu è stato messo sotto pressione dai suoi elettori di estrema destra e ha puntato sul piano di deportazione. A un certo punto si era parlato anche di un accordo Onu per il trasferimento di 16 mila migranti in Stati occidentali, tra i quali l'Italia. L'intesa era poi naufragata sotto il peso delle polemiche e delle smentite dei Paesi chiamati in causa dall'esecutivo israeliano. E si era tornati al piano di espulsioni, contro il quale diverse associazioni erano ricorse alla Corte suprema.

giovedì 19 aprile 2018

Gli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani condannano l’uccisione di palestinesi nelle recenti manifestazioni

Presenza
Gli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani hanno condannato l’uso continuato di armi da fuoco, comprese le munizioni vere, da parte delle forze di sicurezza israeliane contro manifestanti e osservatori palestinesi per lo più disarmati per una terza settimana consecutiva, vicino alla recinzione tra Gaza occupata e Israele.


Le Nazioni Unite e i suoi esperti indipendenti in materia di diritti umani, insieme alla Corte Penale Internazionale, hanno espresso grave preoccupazione per l’uso della forza da parte delle forze di sicurezza israeliane e hanno chiesto che si ponga fine alla violenza. Israele si è impegnato a condurre un’indagine sulla risposta delle forze di sicurezza alle proteste.

“Nonostante l’impegno di Israele a indagare sugli eventi delle ultime settimane, le forze di sicurezza continuano a usare munizioni vere e proiettili di gomma contro i manifestanti, uccidendo e ferendo decine di manifestanti per lo più disarmati, donne, uomini e bambini”, hanno detto gli esperti delle Nazioni Unite.

“Esprimiamo la nostra indignazione per queste sparatorie che possono aver portato a uccisioni illegali e per il numero incomprensibilmente elevato di feriti”.
Almeno 28 palestinesi sono stati uccisi e più di 1600 feriti dalle forze di sicurezza israeliane nel corso di una serie di manifestazioni iniziate il 30 marzo e che si protrarranno fino al 15 maggio. 
I partecipanti protestano per gli sfratti forzati e gli sfollamenti avvenuti dal 1948 e chiedono la fine del blocco di 11 anni su Gaza. Tra le vittime vi erano tre bambini e un giornalista, che portava insegne ben visibili che lo identificavano come membro della stampa. Finora sono stati feriti altri sei giornalisti.

Gli esperti hanno ribadito l’obbligo di Israele, in quanto potenza occupante, di rispettare il diritto internazionale in materia di diritti umani e il diritto internazionale umanitario, sottolineando che, nel contesto dell’applicazione della legge, le forze di sicurezza possono ricorrere alla forza letale solo in situazioni che comportano una minaccia imminente per la vita o un rischio di lesioni gravi.

“Non sono emerse prove che dimostrino che tale situazione si sia verificata durante le manifestazioni che avrebbero reso legale l’uso della forza letale”, hanno detto.

“Le libertà di associazione, di riunione e di espressione sono tutti diritti fondamentali ai sensi del diritto internazionale in materia di diritti umani. Tali diritti devono essere ampiamente tutelati e possono essere limitati solo in circostanze ristrette ed eccezionali. Israele deve rispettare pienamente questi diritti e garantire che il suo approccio al controllo degli assembramenti e delle manifestazioni sia rigorosamente conforme al diritto internazionale”.

venerdì 13 aprile 2018

Israele/Palestina - 350 minori palestinesi nelle carceri israeliane

Sicurezza Internazionale - Luis
Almeno 350 minori palestinesi starebbero scontando una pena nelle carceri israeliane, secondo quanto riferito dalle organizzazioni non governative Commission of Detainees and Ex-Detainees Affairs e Palestinian Prisoners Society.




In un comunicato congiunto, emanato mercoledì 4 aprile, in occasione della Giornata dei bambini palestinesi, che si celebra il giorno successivo, il 5 aprile, le due associazioni hanno dichiarato che le autorità israeliane avrebbero messo in prigione 353 minori dall’inizio di quest’anno, alcuni dei quali sarebbero stati successivamente rilasciati. Tra i bambini palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane vi sarebbero anche 8 ragazze e 6 di loro si troverebbero presso centri giovanili israeliani.

Stando a quanto riferito dalla Commission of Detainees and Ex-Detainees Affairs e dalla Palestinian Prisoners Society, nel periodo compreso tra il gennaio 2017 e il febbraio 2018, le autorità israeliane avrebbero imposto gli arresti domiciliari a 102 minori, la maggior parte dei quali residenti di Gerusalemme est. Il dato mostrerebbe un aumento del 15,5% rispetto al 2016. Di questi, 25 minori sarebbero stati mandati in carcere alla fine degli arresti domiciliari.

Le due organizzazioni hanno altresì riferito che le autorità israeliane avrebbero condotto numerose violazioni nei confronti dei minori prigionieri dal momento del loro arresto, compreso il fatto che i bambini sono stati prelevati dalle loro abitazioni in piena notte. Oltre a ciò, le autorità avrebbero ottenuto le confessioni dei minori mettendoli sotto pressione e minacciandoli.

I palestinesi che vivono nei territori occupati sono sottoposti alla legge militare. Tale sistema di norme considera i ragazzi che hanno compiuto i 16 anni di età adulti, pertanto sottoponibili alla detenzione per periodi superiori a 5 anni e al massimo della pena, a seconda dei reati commessi. La situazione è diversa per gli israeliani che vivono negli insediamenti all’interno dei territori palestinesi, i quali sono sottoposti al diritto civile israeliano e vengono processati nei tribunali civili.

Il caso più noto di detenzione di un minore degli ultimi mesi è quello di Ahed Tamimi, la 17enne palestinese che era stata arrestata per aver strattonato un soldato israeliano. Il 15 dicembre 2017, la ragazza aveva colpito un soldato israeliano che aveva sparato al cugino quindicenne, Mohammed Tamimi, dopo avere fatto irruzione nella sua abitazione durante un assalto dei militari israeliani nel villaggio della giovane, situato nel nord-ovest di Ramallah. 

La reazione di Ahed era stata filmata dalla migliore amica, che aveva subito pubblicato il video su internet, scatenando una polemica a livello internazionale. Da parte loro, i militari israeliani hanno riferito che l’aggressione non sarebbe avvenuta nell’abitazione della ragazza, ma in un’area in cui i soldati cercavano di impedire ai palestinesi di lanciare sassi contro gli automobilisti israeliani. Qualche giorno più tardi, il 19 dicembre 2017 la ragazza era stata arrestata nel villaggio palestinese di Nabi Saleh, dove viveva con la propria famiglia. L’arresto della giovane palestinese ha suscitato la reazione del popolo palestinese, che ha elevato la Tamimi a eroe nazionale e simbolo della resistenza. Il 21 marzo, Ahed Tamimi aveva accettato il patteggiamento proposto dall’accusa ed è stata condannata a una pena detentiva di 8 mesi e al pagamento di 1.400 dollari,

sabato 7 aprile 2018

Gaza, nuovi scontri al confine con Israele. Nove palestinesi uccisi, anche un bimbo. Oltre 1.000 i feriti

Ansa
Sale a nove, tra i quali un bambino, il bilancio dei palestinesi morti nei violenti scontri in corso tra esercito israeliano e dimostranti palestinesi. Lo riferisce l'ambasciatore palestinese all'Onu, Ryad Mansour, che parla di oltre mille feriti.



Secondo le prime informazioni, riportate dall'agenzia di stampa palestinese Maan, in serata due palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano nella zona di Rafah, nell'estremita' meridionale della striscia di Gaza. Sono stati identificati in Mohammed Sa'id al-Hajj Saleh, di 33 anni, e in Alaa Yahya Al-Zamili, di 17 anni, entrambi residenti a Rafah.

Manifestanti palestinesi hanno di nuovo "tentato di infiltrarsi in Israele sotto la copertura del fumo" e sono stati lanciati "altri ordigni esplosivi e bombe incendiarie verso i soldati". Lo ha detto il portavoce militare secondo cui si sono circa 20mila palestinesi che "stanno tumultuando" in 5 punti della barriera difensiva con lo stato ebraico. I tentativi di passare in territorio israeliano - ha aggiunto - sono stati sventati.

Il grosso dei manifestanti per la 'Marcia per il ritorno' appoggiata da Hamas è atteso alla fine delle preghiere del venerdì. Intanto fonti mediche nella Striscia hanno annunciato la morte di uno dei dimostranti ferito la settimana scorso nei violenti scontri con l'esercito. Alla vigilia della dimostrazione di oggi hanno invitato alla calma sia l'inviato del presidente americano Donald Trump in Medio Oriente, Jason Greenblatt, sia la Ue sia l'Egitto.

Abu Mazen condanna uccisioni e repressione - Il presidente palestinese Abu Mazen ha condannato "le uccisioni e la repressione svolte dalle forze di occupazione israeliane a fronte della manifestazione di massa pacifica" di oggi sul confine di Gaza. In un comunicato della presidenza - riferito dalla Wafa - è stato chiesto, alla Ue, all'Onu e alla Lega Araba "di fermare questa brutale uccisione e volontaria dell'esercito di occupazione a fronte di innocenti e indifesi che sono andati in una marcia pacifica per difendere il loro diritto di vivere".

Esercito Israele, Hamas è responsabile dei morti - "Chi ha provocato le vittime è chi ha inviato quelle persone al confine. Hamas è responsabile dei morti": lo ha dichiarato il portavoce militare israeliano, Ronen Manelis, al termine di una giornata di gravi incidenti lungo la linea di demarcazione fra Israele e Gaza. "Hamas - ha aggiunto - ha trascinato la Striscia verso una giornata di violenti disordini. Il nostro esercito ha compiuto appieno la propria missione. Non abbiamo avuto perdite, non si sono verificate infiltrazioni sul confine, e la nostra sovranità non è stata infranta".

giovedì 5 aprile 2018

Human Rights Watch, a Gaza: «Israele responsabile per le vittime degli scontri»

TIO
Lo denuncia secondo cui i giudici della Corte penale internazionale dovrebbero aprire un'inchiesta.
Gaza City - Responsabili «dell'uccisione di 14 dimostranti a Gaza e del ferimento di centinaia» di altri «sono alti rappresentanti israeliani che illegalmente hanno invocato l'uso di munizioni vere contro manifestanti palestinesi che non costituivano un'imminente minaccia per la vita».


Lo denuncia 'Human rights watch' (Hrw) secondo cui, queste uccisioni comportano l'esigenza che «i giudici della Corte Penale Internazionale aprano una inchiesta formale per crimini internazionali in Palestina».

«Sia prima sia dopo - ha continuato Hrw - alti rappresentanti di Israele hanno pubblicamente sostenuto che i soldati di guardia lungo la barriera che separa Gaza e Israele hanno avuto ordini di colpire 'gli istigatori' e coloro che si avvicinavano al confine. 
Tuttavia il governo israeliano non ha presentato alcuna prova che il lancio di sassi e altre violenze da parte di qualche dimostrante abbiano seriamente minacciato i soldati lungo la frontiera. L'alto numero di morti e di feriti era la prevedibile conseguenza di aver consentito ai militari margine di usare forza letale al di fuori di situazione rischia vita in violazione delle norme internazionali, accompagnate da una cultura di lunga durata di impunità nell'esercito israeliano per gravi abusi».

«I soldati israeliani - ha detto Eric Goldstein, vice direttore dell'organizzazione per il Medio Oriente - hanno adoperato un uso eccessivo di forza».

sabato 31 marzo 2018

Violenti scontri a Gaza: 16 palestinesi uccisi dall'esercito israeliano. Oltre mille feriti

La RepubblicaL'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha chiesto l'intervento della comunità internazionale dopo la violentissima battaglia al confine con la Striscia dove ha preso il via la 'Grande marcia del ritorno' che commemora gli scontri del marzo 1976. La mobilitazione durerà fino al 15 maggio, giorno della Nakba. Fonti diplomatiche: all'Onu riunione d'urgenza a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza.


Ramallah - Sedici morti e più di mille feriti nella Striscia, secondo il ministero della Sanità. Tra le vittime, la più giovane ha 16 anni. È il bilancio, ancora provvisorio secondo fonti mediche di Gaza, degli scontri tra palestinesi e forze della sicurezza israeliane scoppiati al confine tra il sud della Striscia e Israele, dove ha preso il via la 'Grande marcia del ritorno' convocata da Hamas nell'anniversario dell'esproprio delle terre arabe per creare lo Stato di Israele nel 1948. Da fonti diplomatiche si apprende che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, su richiesta del Kuwait, terrà una riunione d'urgenza sui tragici eventi di Gaza. La stessa fonte, coperta da anonimato, ha precisato che la riunione avverrà a porte chiuse a partire dalle 18.30 ora locale (le 00.30 in Italia).

La Grande Marcia si è aperta nella Giornata della Terra che ricorda l'esproprio da parte del governo israeliano di terre di proprietà araba in Galilea, il 30 marzo 1976. Le proteste dureranno fino al 15 maggio, anniversario della fondazione di Israele, per i palestinesi "Nakba", la "catastrofe", come la chiamano, perché molti furono costretti ad abbandonare per sempre case e villaggi.

L'esercito ha aperto il fuoco in più occasioni con colpi di artiglieria, munizioni vere e proiettili di gomma vicino alla barriera di sicurezza davanti a cui hanno manifestato 17 mila palestinesi. Dalla folla sono stati lanciati sassi e bottiglie molotov verso i militari.

Di primo mattino il colpo di artiglieria di un carro armato aveva ucciso Omar Samour, un agricoltore palestinese di 27 anni che era entrato nella fascia di sicurezza istituita dalle forze armate israeliane. Testimoni hanno raccontato che si trovava su terreni vicini alla frontiera e un portavoce dell'esercito ha spiegato l'episodio parlando di "due sospetti che si sono avvicinati alla barriera di sicurezza nel sud della Striscia di Gaza e hanno cominciato a comportarsi in maniera strana", e i carri armati hanno sparato contro di loro". 

Successivamente è stato ucciso con un colpo allo stomaco un 25enne a est di Jabaliya, nel nord del territorio costiero e altri due (fra cui un 38enne) in punti diversi della frontiera. La maggior parte dei feriti sono stati colpiti da proiettili di gomma e gas lacrimogeni.

L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha chiesto l'intervento della comunità internazionale. Yusef al Mahmoud, portavoce dell'Anp a Ramallah, ha chiesto "un intervento internazionale immediato e urgente per fermare lo spargimento del sangue del nostro popolo palestinese da parte delle forze di occupazione israeliane".

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