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domenica 29 ottobre 2017

Corte europea di Strasburgo: In Italia a Bolzaneto ci fu tortura, violati i diritti umani.

Jobsnews
A Bolzaneto ci fu tortura, violati i diritti umani. La Corte europea condanna l’Italia per le violenze delle forze dell’ordine subite da chi manifestava contro il G8 nel 2001. Fratoianni (SI): mai più quelle scene e quelle infamie



Bolzaneto, G8 2001 di Genova, una storia infinita che dopo 16 anni trova la conclusione con una sentenza da parte della Corte europea dei diritti umani che, senza più alcuna ombra di dubbio, afferma che gli atti commessi dalle forze dell’ordine sono “atti di tortura”. 

Una condanna per l’Italia per le violenze delle forze dell’ordine e perché lo Stato non ha condotto un’indagine efficace. Parti civili, una quindicina di persone di otto diverse nazionalità, che non si sono mai arrese ed hanno cercato giustizia a tutti i costi. Sono stati riconosciuti tutti come vittime di torture subite dal 20 al 22 luglio nel carcere di Bolzaneto. Tutte le vittime delle violenze riceveranno tra 10mila e 85mila euro a testa per i danni morali.

Nella sentenza si afferma che “i ricorrenti, trattati come oggetti per mano del potere pubblico, hanno vissuto durante tutta la durata della loro detenzione in un luogo ‘di non diritto’ dove le garanzie più elementari erano state sospese”

Così i giudici di Strasburgo definiscono, nella sentenza di condanna dell’Italia, la situazione vissuta da 48 persone a Bolzaneto. 

I togati evidenziano inoltre che “l’insieme dei fatti emersi dimostra che i membri della polizia presenti, gli agenti semplici, e per estensione, la catena di comando, hanno gravemente contravvenuto al loro dovere deontologico primario di proteggere le persone poste sotto la loro sorveglianza”. 

SulI’Italia un’altra condanna. Nella stessa sentenza infatti si parla di un episodio avvenuto ad Asti di cui, peraltro, non è mai comparsa notizia. Alcuni agenti di polizia penitenziaria di Asti sono stato ritenuti responsabili di tortura e per questo sono stati condannati. Molte le dichiarazioni, a partire da quella di Anna Finocchiaro, ministra dei rapporti con il Parlamento che su Twitter scrive: “Oggi contro fatti così gravi abbiamo la legge che punisce il reato di tortura“.

“Bolzaneto è stata una pagina orribile della nostra storia – commenta il responsabile Sicurezza del Pd, Emanuele Fiano – non ci possono essere giudizi diversi, questa sentenza lo conferma, ancora una volta”. “Ci fu tortura – dichiara Nicola Fratoianni, Sinistra italiana – noi lo sapevamo. Amareggiati per aver atteso quasi 20 anni. Ora mai più quelle scene e quelle infamie”. “L’amarezza – aggiunge Fratoianni – è che i responsabili di quelle atrocità siano stati coperti prima e poi tra indulti, falle legislative abbiano auto punizioni ridicole”.

martedì 8 novembre 2016

Croazia condannata dalla Corte europea dei diritti umani in materia di detenzione nelle carceri

euregion.net
La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha pronunciato contro la Croazia una sentenza in materia di rispetto degli standard per la detenzione carceraria. 


Nella pronuncia contro il Paese, la Corte ha ricordato che devono essere garantiti almeno tre metri quadri per ogni detenuto nella cella, con valutazioni che dovranno tuttavia considerare anche lo stato della stessa, la libertà del movimento del detenuto al di fuori della stanza, la possibilità di partecipare alle attività carcerarie.

mercoledì 22 ottobre 2014

Immigrazione - Corte Europea condanna l'Italia: illegittimi respingimenti migranti verso la Grecia

La Repubblica
Il ricorso è stato presentato da quattro migranti che nel 2008 furono respinti. "Atene non ha un sistema di asilo adeguato". A rischio provvedimenti sui rimpatri coatti
Roma - Italia condannata: i respingimenti coatti verso la Grecia sono illegittimi. Lo ha stabilito, ieri, la Corte Europea per i Diritti umani, accogliendo il ricorso presentato dall'associazione "Dirittiumanipertutti", che aveva fatto ricorso nel 2009 per 35 casi di respingimento in Grecia (32 afghani, un eritreo e due sudanesi) dai porti dell'Adriatico. Una sentenza destinata a fare giurisprudenza e a rivedere le politiche sul l'immigrazione e sui rimpatri coatti.
A far partire il ricorso furono Reza Karimi, Yasir Zaidi, Mozamil Azimi, e NajeebHeideri, tutti afgani. Grazie a delle associazioni e a degli avvocati riuscirono a presentare il caso nel 2009. A coordinare l'iniziativa Alessandra Sciurba, all'epoca responsabile dell'osservatorio anti discriminazione razziale di Venezia. "E' una vittoria storica, e importantissima - spiega - la Corte europea ha condannato l'Italia e la Grecia per quei respingimenti, per violazione dell'articolo 3 (tortura e trattamenti inumani e degradanti), per divieto di espulsioni collettive e per violazione dell'articolo 13 (diritto a un ricorso effettivo). Ora nessuno potrà più essere respinto, altrimenti andrà contro l'esito di questa sentenza".
Bocciato il principio della Grecia come “paese sicuro” che metteva a riparo le autorità italiane per praticare il “respingimento con affido al comandante”. Lì i migranti hanno dovuto affrontare un sistema di asilo disfunzionale e condizioni di detenzione abusive. Una pratica diffusa quella di rispedire dai porti dell'Adriatico uomini e donne appena arrivati, senza verificare l'esistenza delle condizioni di asilo e senza compilare nessun documento.

Allora, "Dirittiumanipertutti", con una delegazione di tre persone si era recata a Patrasso, in Grecia. Qui, aveva raccolto le testimonianze e le firme dei 35 respinti. Poi, gli atti erano stati affidati a un legale di Genova, l'avvocato Alessandra Ballerini, che si è presa carico del ricorso. Molte di quelle persone, come spiega Sciurba, in quegli anni si sono perse. Ma con quattro di loro si sono tenuti i contatti. "In Grecia non si può avere accesso all'asilo politico - continua Sciurba - quindi l'accordo siglato tra Italia e Grecia non poteva essere legittimo. Quel che conta è che da domani nessuno potrà essere respinto e rimpatriato come fatto in passato".

Il caso fu sollevato anche in Parlamento. La deputata del Pd, Sandra Zampa, presentò un'interrogazione sulla vicenda: "Non ci fu nessuna risposta, anzi fu messa in giro la voce che la storia fosse una bufala. Ma poi quando la commissione bicamerale Infanzia indagò fu chiara l'ampiezza del fenomeno. Maroni, all'epoca ministro dell'Interno, negava l'esistenza dei respingimenti".

giovedì 24 aprile 2014

Carcere - Corte europea dei Diritti dell'Uomo: nuova condanna all'Italia

Vita
È del 22 aprile l'ultima condanna da parte della Corte di Strasburgo per la violazione, all'interno delle carceri italiane dell'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo
Ennesima condanna per l'Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Ancora una volta, infatti, nelle carceri italiane si viola l'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo per trattamento inumano e degradante.

Il riferimento è all'ultima sentenza di ieri della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo – la numero 73869/10 – che ha condannato il nostro Paese a risarcire un detenuto, Giovanni Castaldo, ristretto nella Casa circondariale di Bellizzi Irpino, per il ritardo con il quale gli sono state prestate le cure mediche. Per i giudici di Strasburgo, negare la salute dei detenuti, equivale a un trattamento inumano.

Il caso, seguito dal Difensore Civico di Antigone e dall'avvocato Cristiana Bianco, si riferisce ad un detenuto che - racconta una nota dell'associazione Antigone -, arrestato nel febbraio 2009, fu prima rinchiuso nel penitenziario di Poggioreale, posto successivamente agli arresti domiciliari, per essere riportato nuovamente in carcere – a Bellizzi Irpino – nell'ottobre dello stesso anno. All'arrivo nel carcere di Bellizzi Irpino lo stesso fece presente che, essendo stato sottoposto ad un intervento chirurgico che aveva provocato in lui dei gravi postumi, avrebbe dovuto essere collocato in una cella singola dotata di servizi igienici con possibilità di lavaggio quotidiano. Una situazione questa che non ha trovato riscontro immediato da parte dell'autorità penitenziaria tanto da spingere il detenuto a diversi tentativi di suicidio, il primo dei quali nel novembre dello stesso 2009.
Ed è proprio sul tempo trascorso da questo primo tentativo e l'inizio del ciclo di riabilitazione per risolvere i problemi di salute dello stesso che la Corte si è soffermata. Questi ritardi hanno infatti “creato nell'uomo – secondo i giudici – costanti sentimenti di ansia ed inferiorità, sufficienti a costituire una umiliazione e il conseguente trattamento degradante previsto dall'articolo 3 della Convenzione”.
Per questo i giudici hanno accolto il ricorso condannando l'Italia a risarcire economicamente il detenuto con una somma pari a 25.000 euro.

lunedì 9 dicembre 2013

La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna la Turchia

Squer.it
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Turchia a ripagare i danni ai 19 rifugiati minorenni uzbeki espulsi ingiustamente da Ankara. La vicenda ha del surreale. Nel 2008, 25 cittadini dell’Uzbekistan entravano nel territorio turco attraverso il Pakistan, l’Afghanistan e l’Iran da rifugiati, perché sottoposti a violazioni dei diritti umani nel loro paese d’origine.


La maggior parte di loro all’epoca era minorenne e sotto la tutela del Dipartimento di Polizia dellaprovincia di Van, nel sud-est del Paese: 19 dei 25 uzbeki vengono trattenuti nella stazione di polizia e successivamente deportati in Iran in autobus, senza che gli venga riconosciuto lo status di rifugiato, sancito dall’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: “perché un provvedimento di espulsione sia contrario all’art. 3, è necessaria – e sufficiente – la sussistenza di un rischio reale che il soggetto se respinto possa subire maltrattamenti nel Paese di destinazione”.

I 19 uzbeki rientrano in Turchia una seconda volta, attraverso canali illegali, e vengono deportati nuovamente. Il loro caso arriva all’attenzione dell’ Corte europea dei diritti dell’uomo (ECHR), che questa settimana arriva a sentenza: la Turchia dovrà risarcire i 19 cittadini uzbeki con la somma di 10.000 euro ciascuno a titolo di danno non patrimoniale e, al pagamento di 3.500 per le spese processuali.

giovedì 7 novembre 2013

Turchia: Corte Europea Diritti Umani condanna Ankara per due casi di tortura

AKI
La Corte europea per i diritti dell'uomo ha condannato la Turchia a una sanzione da 22mila euro per un caso di "tortura" in carcere nel 1999 e a settemila euro per un altro caso del 1993, riguardante l'arresto di un minore. 


Il primo caso riguarda Mesut Deniz, 38enne attualmente detenuto nel carcere Sincan di Ankara, che ha denunciato torture all'epoca del suo arresto il 5 ottobre 1999. Secondo la Corte, Deniz ha subito maltrattamenti mentre era in mano alla polizia e le autorità turche non hanno lanciato indagini tempestive in seguito alle sue denunce, negandogli quindi l'opportunità di un risarcimento. Deniz ha denunciato varie forme di tortura da parte della polizia, tra le quali l'elettroshock. Fu inoltre appeso al soffitto per le braccia, picchiato sui genitali e costretto a giacere su una superficie ghiacciata. I referti medici dei giorni successivi all'arresto parlano di ferite su tutto il corpo. 
Un'inchiesta fu aperta in Turchia nel 2000 a carico di un poliziotto, che poi fu assolto nel 2007. Deniz provò a impugnare la sentenza, ma questa possibilità gli fu negata perché non si era costituito parte civile nel processo di primo grado. 

Il secondo caso riguarda Cuneyt Ertus, che ha denunciato torture al momento del suo arresto nel 1993 a Hakkari, quando aveva 15 anni, con l'accusa di aver preso parte a una manifestazione a sostegno dei militanti curdi del Pkk. I genitori di Ertus denunciarono il poliziotto responsabile dei maltrattamenti, ma la procura decise per il non luogo a procedere, decisione avallata poi nel grado successivo del giudizio, così come quella di non concedere un risarcimento.

mercoledì 10 luglio 2013

La Corte Europea per i Diritti Umani boccia l’ergastolo

Il Referendum

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo 
La Corte di Strasburgo rovescia così una sua sentenza del gennaio del 2012 dove aveva invece sostenuto che l’ergastolo non cozzava con il diritto internazionale. I giudici hanno in questo modo accolto il ricorso di Jeremy Bamber, Peter Moore e Douglas Vinter, tre assassini con storie molto diverse. Ciononostante, la Corte precisa che la sentenza non permette il rilascio dei detenuti, decisione che spetta alle autorità britanniche.L’ergastolo senza possibilità di revisione della pena è una violazione dei diritti umani. L’ha sentenziato oggi la Corte Europa per i Diritti dell’Uomo nell’ambito di un ricorso presentato da parte di tre britannici in carcere per omicidio. L’impossibilità della scarcerazione è considerato un trattamento degradante e inumano contro il prigioniero e pertanto viola l’articolo 3 della Convenzione Europea sui diritti umani.

Secondo i giudici, «l’ergastolo per essere compatibile con l’articolo 3 deve avere sia la possibilità della scarcerazione, sia la possibilità di una revisione». L’articolo 3 specifica: «Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti». La possibilità di scarcerazione o revisione della pena dovrebbe avvenire dopo 25 anni di galera.

La Corte ritiene che l’ordinamento britannico non sia abbastanza chiaro in proposito. La legge prevede che chi è stato condannato all’ergastolo possa uscire di prigione solo nel caso in cui il segretario di stato alla giustizia gli conceda la grazia per condizioni di salute molto gravi.

La decisione metterà pressione non solo al Regno Unito, ma anche a tutti gli altri paesi dell’Unione Europa che prevedono l’ergastolo nel loro ordinamento (tutti tranne l’Olanda): c’è il rischio che si assista a una serie di ricorsi da parte dei condannati al carcere a vita e qualcuno potrebbe ottenere la scarcerazione.

Il caso ha scosso fortemente l’opinione pubblica d’Oltremanica, soprattutto per la gravità dei casi in questione: Jeremy Bamber è stato ritenuto colpevole di aver ucciso quattro familiari nell’agosto del 1985 nell’Essex, Douglas Vinter ha accoltellato la moglie nel febbraio del 2008 mentre Peter Moore ha assassinato quattro omosessuali nel 1995. Mentre Vinter ha confessato il crimine, Bamber si è sempre dichiarato innocente, scaricando la colpa sulla sorella schizofrenica Sheila Caffell, accusandola di aver sparato ai genitori e a due bambini e di essersi poi tolta la vita.

L’avvocato Pete Weaterhby che perorava la causa dei tre, durante il dibattimento ha sostenuto: «L’imposizione dell’ergastolo calpesta la dignità umana sin dal principio perché rimuove ogni chances e quindi ogni speranza di una futura scarcerazione. L’individuo è in una posizione senza speranza che non può mutare qualsiasi cosa accada».

Rebecca Niblock, avvocato penalista dello studio Kingsley Napley, evidenzia che la possibilità di una revisione è ben diversa dalla scarcerazione e che il numero di prigionieri in questa situazione è comunque contenuto, solo 49.

«Qualsiasi giustificazione tecnica possa avere la Corte di Strasburgo, è diritto del Parlamento britannico determinare le pene per chi ha commesso tali reati e della democrazia, che ha scelto l’ergastolo al posto della pena di morte tanto tempo fa, di attuare la volontà del popolo».David Blunkett, il segretario che ha introdotto nel 2003 l’attuale sistema, difende il suo operato: «Nel 2003 abbiamo cambiato la legge in modo che “a vita” volesse dire davvero a vita per coloro che avevano commesso delitti efferati. Ho spinto il provvedimento in Parlamento in risposta a una pressante domanda da parte dei cittadini britannici di chiarezza e trasparenza nelle sentenze e di certezza che quello che comincia come una punizione precisa e non ambigua sia portata a termine.»

Gli ergastolani in Italia sono circa 1500. Erano già state sollevate questione di costituzionalità per l’ergastolo ostativo, quello senza condizionale, poiché l’articolo 27 della Costituzione recita: «Le pene non possono essere trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato», la Corte Costituzionale ha tuttavia sempre respinto i ricorsi.
di Enrico Passarella