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sabato 10 gennaio 2015

Marazziti: Calderoli vuole la pena di morte. Si dimetta da vicepresidente del Senato. Rappresenti sé stesso, non l'Italia

Democrazia Solidale
Il terrore e la brutalità di Parigi ha scatenato, come prevedibile, reazioni opposte. Il meglio in molti, la necessità di una solidarietà nazionale e di una compattezza europea, e il peggio in altri. 

Cadendo nella trappola dei terroristi e degli islamisti radicali armati che vorrebbero prendere l'egemonia in tutto il mondo islamico attraverso la strategia del terrore internazionale, dall'Iran alla Siria, alle decapitazioni di giornalisti, agli attacchi in occidente, la Lega Nord ha già dato il peggio di sé ieri accusando il governo italiano di "aiutare i terroristi". 

Salvini e i suoi amici hanno profuso il loro verbo aggressivo e ignorante attraverso l'equazione terrorismo uguale islam

Quindi regalando in partenza a queste avanguardie che amano il sangue e che vorrebbero condizionare e attrarre con il sangue ampie masse musulmane, tutto l'islam. E' il più grande favore che può essere fatto al terrorismo islamista: quello di consegnargli una vittoria che non c'è. ISIS e al Qaeda e il terrorismo armato internazionale ringraziano loro e Marine le Pen per l'amplificazione che danno alle loro azioni scellerate con una patente di vittoria globale. 

Ma siamo solo all'inizio. Il senatore Calderoli chiede il ripristino della pena di morte in Italia. "A un bandito si risponde con un bandito e mezzo". Buon per lui. Noi non siamo banditi e non vogliamo diventarlo. 

Se chiede il ripristino della pena di morte può senz'altro farlo da cittadino e da senatore. Ma deve dimettersi da vicepresidente del Senato perché la pena di morte è incostituzionale in Italia. E contro la carta di fondazione dell'Europa.
Libero di pensare, dire, fare cose sbagliate - è la bellezza della democrazia. Ma non può ricoprire cariche istituzionali se non fa in maniera altrettanto pubblica e rumorosa una marcia indietro e una richiesta di scuse.

giovedì 2 ottobre 2014

Immigrazione - Marazziti: "Cambio di passo o il Mediterraneo sarà un cimitero"

Famiglia Cristiana
Secondo il Presidente del Comitato per i Diritti Umani della Camera serve una vera presa in carico da parte dell'Europa. In concreto: Agenzia Europea per l’immigrazione e domanda di asilo nei Paesi di transito.

Ad un anno dal naufragio di Lampedusa, Mario Marazziti (Democrazia Solidale) Presidente del Comitato permanente per i Diritti Umani della Camera ha reso note alcune proposte per affrontare il fenomeno dell’immigrazione e dell’asilo per quanti sfuggono dalle guerre e ridurre il numero delle vittime nel Mediterraneo. Già 25 mila in venti anni e oltre duemila nell'ultimo anno, 600 solo nell'ottobre 2013, la maggior parte eritrei e siriani. "Non c'è futuro per l'Europa se si ripiega su se stessa e se perde il motivo su cui è nata, quello di essere una democrazia inclusiva"

Sia Marazziti che il deputato Pd Khalid Chaouki, prima di presentare le proposte, hanno ribadito con fermezza, assieme agli esponenti dell’ACHNUR, della Comunità di Sant’Egidio e del CIR che “l’operazione “Mare Nostrum” è la più grande operazione umanitaria in epoca contemporanea e va riconosciuto come l'Italia, pure in difficoltà, ha permesso all'Europa una risposta che ha salvato un grande numero di vite umane. 


Da sola ha salvato in un anno 140.000 persone dal naufragio. Solo tra gennaio e settembre 2014 sono state tratte in salvo 82.000 donne, uomini, bambini, come ha ricordato Matteo Renzi all'ONU. "ma occorre un cambio di passo e una decisione per azioni innovative, per evitare che il Mediterraneo dia un cimitero". "Non si tratta di una emergenza, anche se i numeri sono da emergenza". "E’ un fenomeno strutturale a cui l'Europa deve rispondere in maniera strutturale. Le cause sono le guerre e le gravi violazioni dei diritti umani in Medio Oriente e nel bacino Mediterraneo. E' in corso un cambiamento epocale con minoranze violente come l'IS che stanno riscrivendo col terrore i confini della Prima guerra mondiale. La sola guerra in Siria ha prodotto 3 milioni di profughi esterni nei paesi vicini. Come se in Italia fossero arrivati venti milioni di profughi in tre anni, fatte le proporzioni".

LE PROPOSTE

  • Rendere possibile la presentazione della Domanda di protezione e di asilo prima di affrontare il Mediterraneo, nei paesi di transito. Questa misura faciliterebbe la fine dello sfruttamento dei trafficanti di vite umane, nei confronti di chi fugge dalla guerra. Si possono verificare le domande prima della partenza. Il 70 per cento è di persone che provengono da Eritrea, Siria, Mali, Nigeria, e paesi in crisi di sicurezza e violazioni di diritti umani. E' attesa l'onda di chi fugge ora dall'Iraq del Nord. Occorre pensare a Lampedusa e alla Sicilia come alla Porta dell'Europa e alla riva a Sud del Mediterraneo come a una linea di confine con una zona ad alta intensità' di guerra. Si tenga conto che già esiste il permesso di soggiorno per motivi umanitari come misura che ogni paese europeo può' già' metter in atto.
  • Attivazione di una Agenzia Europea per l’immigrazione che operi sull’altra sponda del Mediterraneo per gestire non solo l'emergenza ma l'intero problema.
  • Creazione di un Campo di Accoglienza Europea per l’Immigrazione, in Sicilia, per analizzare le domande di asilo e una condivisione degli accoglimenti. Molti siriani e altri profughi cercano di ricongiungersi con le famiglie nel Nord Europa ma non possono per la convenzione di Dublino. In questo modo diventa possibile.
  • Creare in nord Africa uno spazio utile come postazione per aiutare chi fugge: transiti dalla Libia alla Tunisia con garanzie al governo tunisino per il trasferimento in Europa. Quando sarà' possibile una zona sotto controllo ONU in Libia.
Daniela Pompei, per la Comunità di Sant’Egidio ha ricordato che “già sin d’ora, a norma vigente, si possono concedere i visti umanitari e che non è stata mai applicata la norma che rende possibile il Rilascio Europeo” Christopher Hein del CIR ha sostenuto la necessità di continuare l'operazione Mare Nostrum, assieme a Beat Schuler dell'UNHCR, e di misure urgenti: "dopo la strage di Lampedusa molta retorica ma nessun atto concreto dall'Europa ancora".

domenica 18 maggio 2014

Immigrati: Marazziti, no a Europa-fortezza e Mediterraneo-cimitero

ASCA
''La nuova tragedia del barcone affondato nel Canale di Sicilia, i nuovi corpi raccolti, che seguono quelli del barcone affondato davanti alle coste libiche, sono un peso per la coscienza europea. Ma c'e' il rischio che diventino routine e abitudine se non c'e' una risposta corale, che non lasci sola l'Italia nell'opera di soccorso e a fronteggiare il macabro populismo a buon mercato di chi vorrebbe anche interrotta l'azione di grande civilta' dell'operazione Mare Nostrum. Mare Nostrum ha salvato, da ottobre 2013, 20mila persone e ha permesso di arrestare 200 scafisti. Non si puo' interrompere, deve essere un impegno europeo, ma ancora non e' sufficiente. La gran parte di profughi che rischia la morte nel deserto e poi nel Mediterraneo viene da Paesi in guerra e di gravi violazioni di diritti umani, Somalia, Eritrea, Siria, o chi fugge conflitti locali e la destabilizzazione dei propri paesi. Non e' un fatto congiunturale ma un dato strutturale. Non e' immaginabile ne' una Europa-fortezza, ne' un Mediterraneo-cimitero''. 

Lo dichiara in una nota il deputato dei Popolari Per l'Italia e presidente del Comitato per i Diritti Umani della Camera, Mario Marazziti. 
''Per questo - sottolinea Marazziti - condivido quanto ha detto il commissario Ue Cecilia Malmstrom invitando il prossimo Consiglio europeo a mettere al centro la necessita' di risposte nuove e di maggiore solidarieta' europea. E' necessario creare uffici di immigrazione europei sulla riva Sud del Mediterraneo, anticipare la richiesta di protezione presso le rappresentanze consolari e diplomatiche in Medio Oriente e nel Maghreb, per avviare viaggi sicuri e programmati, non in mano ai trafficanti di vite umane; e' da avviare la creazione di campi di prima accoglienza europei anche su territorio italiano per permettere l'asilo non solo nel paese di arrivo ma in tutti i paesi dell'Unione. E puo' essere avviata in sede Onu la corsia preferenziale per la creazione di campi Onu di accoglienza in Libia e in Tunisia e Marocco, per garantire condizioni di vita meno disperate e piu'' sicure, sotto responsabilita'' internazionale. L'Italia puo' portare queste proposte al tavolo europeo''. com/vlm

mercoledì 30 aprile 2014

Marazziti: Moratoria universale delle esecuzioni sempre più necessaria dopo gli orrori degli ultimi giorni

Mario Marazziti (PI e Presidente del Comitato Diritti Umani della Camera dei deputati): Moratoria universale delle esecuzioni sempre più necessaria.


“OHIO, EGITTO, TAIWAN: tre facce dell’orrore della pena di morte, tre episodi mostruosi che mostrano come sia sempre più necessaria una giustizia capace di rispettare sempre la vita. 

683 Fratelli musulmani sono stati condannati a morte in un solo processo al Sud del Cairo, dopo i 543 condannati a morte di solo solo poche settimane fa. Il processo era durato tre giorni, due udienze, e nell’ultima avvocati e imputati non erano stati fatti nemmeno entrare.

L’agonia e il raccapriccio che hanno costretto il warden che sovrintendeva l’esecuzione di Clayton Lockett nel carcere di McAlester in Oklahoma – un carcere costruito sottoterra - a chiudere le tende per non fare vedere ai testimoni e ai parenti della vittima l’orrore di interminabili 46 minuti di una iniezione letale andata a male. 5 esecuzioni in un giorno solo decise dal ministro della giustizia di Taiwan, Luo Ying-shai dopo che l’isola cinese aveva avuto 5 anni di stop delle esecuzioni fino al 2010: e con due dei cinque prigionieri uccisi che erano stati assolti in primo grado.

Una giornata di lutto mondiale. Ma anche una giornata di sdegno civile mondiale. Una giornata, il 29 aprile 2014, che mette a nudo le contraddizioni di uno strumento inumano, inutile, che abbassa gli stati al livello di chi uccide. Questo accade mentre cresce a livello planetario il consenso sulla sua inutilità e sulla sua disumanità.
La pena di morte di svela come uno strumento di controllo sociale e di violenta persecuzione e messa al bando dell’opposizione – applicato in spregio alle minime garanzie processuali con sentenze di massa – in Egitto. E uno strumento di sommaria applicazione della legge e diversione dell’opinione pubblica a Taiwan in un tempo di grandi dimostrazioni di piazza. Paradossalmente in controtendenza rispetto al fatto che in Cina – nonostante l’enorme numero di esecuzioni, i quattro quinto del bilancio mondiale – si registra il più grande calo, in termini assoluti (circa 2000 esecuzioni in meno all’anno, in pochi anni), a livello planetario, per gli interventi della Corte Suprema che hanno tolto alle corti periferiche il potere di comminare sentenze capitali.

Negli Stati Uniti, a due settimane dal voto di parità al Senato del New Hampshire, 12 a 12, per l’abolizione della pena capitale in quello stato – il settimo in sette anni in caso di abolizione , dopo New Jersey, New Mexico, New York, Connecticut, Illinois, Maryland – nella camera della morte di McAlester una seconda esecuzione “andata a male” in pochi mesi, per i protocolli cambiati dell’iniezione letale.

“L’esecuzione pulita non esiste e la morte, barbarica, di Clayton Lockett lo mostra senza equivoci. L’iniezione letale, iniziata in Texas nel 1982 con l’uccisione di Carlo deLuna, un giovane texano innocente con evidente disagio mentale e incapace di difendersi, la cui condanna si deve a un caso di omonimia, è stata introdotta per rispondere alle obiezioni di chi sosteneva che la pena di morte fosse incostituzionale perché “eccessivamente crudele”: sia come pena che nelle modalità.

Ma l’esecuzione letale, l’apparente “morte serena”, con il protocollo dei tre farmaci iniettati in sequenza, da tempo è stata dimostrata come “crudele oltre misura” perché offre l’illusione di una morte anestetizzata e indolore, ma nel corpo paralizzato la coscienza non svanisce e il dolore scoppia senza che nemmeno si possa gridare.

“Da tempo si susseguono “incidenti” perché il sodium thiopental che era prodotto in Italia, e prodotti simili sono diventati inusabili per le campagne che la comunità di Sant’Egidio, Reprieve e Nessuno Tocchi Caino hanno condotto a livello internazionale, fino all’eliminazione della linea di produzione del barbiturico della società Hospira. Da allora anche altre sostanze sono diventate irreperibili, e alcuni stati americani, per continuare le esecuzioni, utilizzano protocolli mal “testati” e farmaci che vengono usati per gli animali.

L’orrore della pena capitale emerge senza veli. Occorre fermarsi.
E’ una grande occasione perché la comunità internazionale sia compatta nel chiedere l’adesione alla Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU per una Moratoria universale delle esecuzioni capitali, in vista della definitiva abolizione.

lunedì 24 marzo 2014

Mario Marazziti, Comunità di Sant'Egidio, Rom "La via all'integrazione è dargli alloggi e scuole"

La Repubblica
"Alemanno ha ordinato 140 sgomberi in pochi anni e la situazione è peggiorata"
"Ci vuole un piano di inserimento dei rom nella vita della città. Da 20 anni la questione richiede una soluzione stabile, che non può essere solo quella campi attrezzati. Bisogna aprire ai rom le porte degli alloggi popolari". A parlare è Mario Marazziti della Comunità di Sant'Egidio, presidente del comitato Diritti umani della Camera.
Su alcuni siti web l'intolleranza sta montando in modo preoccupante.

"In periodi di crisi sociale e economica, purtroppo, si tende a cercare un capro espiatorio nei più deboli. Ma la campagna strumentale che equipara il degrado ai rom è pericolosa. Rischia di riaccendere una tensione sociale alimentata, durante l'amministrazione precedente, dal battage sulla sicurezza. Quando poi le politiche di Alemanno sono andate nella direzione opposta".

In che senso?
"La politica degli sgomberi dei campi ha peggiorato la situazione. Perché così è aumentata la precarietà dei rom, che a Roma sono 78 mila: si è interrotto spesso anche il percorso di scolarizzazione dei minori ed è più difficile per le forze dell'ordine monitorare la situazione".

sabato 8 febbraio 2014

Intervento di Mario Marazziti alla Camera dei Deputati sul Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 146 del 2013: Misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria

Rai Parlamento Il VIDEO dell'Intervento

Il nostro sistema carcerario è da tempo in bancarotta. È ormai ufficialmente fuorilegge, condannato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, perché il sovraffollamento, le condizioni disumane in tanti istituti di pena, l'impossibilità pratica di programmi di riabilitazione e di cura offre un trattamento disumano e degradante, qualunque sia la ragione per cui in carcere si è finiti. È una pena in più che non è mai stata data al momento della condanna.

Allora di che stiamo parlando con questo provvedimento che andiamo ad approvare? Di rendere l'Italia più sicura, più legale e più umana al tempo stesso, di rompere il cerchio dell'illegalità. Questa è la posta in gioco. 

Noi siamo contro l'illegalità, contro la criminalità organizzata. Davvero pensiamo che le organizzazioni criminali offendono Dio e danneggiano il creato, che i corrotti danno pane avvelenato ai propri figli ? 
  
Chi commette un reato deve pagare, capire, scontare una condanna, essere aiutato a reinserirsi in una società, non solo nei film americani, ma anche nella vita vera, e soprattutto serve una mano amica e non una società nemica per uscire dal male. 

È un'Italia dura, cieca, quella di chi dice: più carcere senza se e senza ma. Questo carcere è un'Italia che purtroppo parla alla pancia, non pensa con la testa. Ma qui i condannati per costruire nuova legalità sono due; chi commette un reato sono due: i detenuti in carcere e l'Italia. Noi stiamo parlando di togliere l'Italia dall'illegalità. Noi siamo per la legalità tutta intera, anche l'Italia deve capire l'errore, risarcire, fare un passo in più verso i grandi Paesi civili fondatori dell'Europa, quale l'Italia è, il primo continente senza pena di morte. Allora, questo provvedimento che approviamo oggi è un passo per uscire dall'illegalità.
  
Quale illegalità ? Duecentosei istituti di pena, 38.700 condannati definitivi, 24.300 in attesa di giudizio: uno su tre, di questi, non sarà mai condannato, le loro famiglie saranno sempre bollate come famiglie di gente che è stata in carcere; 47 mila posti regolamentari, ma i posti davvero utilizzabili sono 37 mila. Il sovraffollamento è del 150-180 per cento. Nessuno spazio di intimità, conflittualità, mai silenzio, sempre sul letto, in piedi a turno, gli spazi della ricreazione occupati da altri letti, in celle comuni più grandi. Disistima, cattivo odore, freddo, troppo freddo d'inverno, caldo, troppo caldo d'estate, rabbia, abulia, obesità, lasciarsi andare, disperazione. Così Regina Coeli, Poggioreale, San Vittore, 206 istituti di pena.
  
Mille suicidi negli istituti italiani in quindici anni, 60 all'anno tra i detenuti, uno ogni mille detenuti, molti suicidi sventati dagli agenti di custodia, molte le morti improvvise per cause confuse. Le guardie carcerarie, gli agenti di custodia: noi siamo con loro ! Anche loro, sei-sette suicidi l'anno, uno ogni dieci detenuti che si tolgono la vita, dieci volte di più di quello che accade nel resto della popolazione italiana, cento volte di più i suicidi di chi è in questo carcere, altri italiani come noi. È la nostra pena di morte italiana, è l'indicatore terribile di una situazione malata. Il sistema è malato.
  
Chi parla contro, chi chiede, come ha chiesto il MoVimento 5 Stelle, molte volte, cento volte, duecento volte, più carcere «senza se e senza ma», dice che questa pena di morte non gli importa, non gli importa degli italiani. Noi stiamo approvando un provvedimento che riduce i danni di questa malattia e va nella direzione della guarigione e di rendere sicura l'Italia.
  
Bene, 24 mila persone in attesa di giudizio, custodia cautelare, che noi vogliamo accorciare: abbiamo lottato in quest'Aula per accorciarla, ma abbiamo avuto la loro opposizione. Bene. Abbiamo approvato una legge per le pene alternative alla pena carceraria per i reati per i quali il carcere non serve a niente e può essere dannoso. Misure alternative, come la semilibertà, l'affidamento alle comunità, i lavori socialmente utili. Bene, c’è stato uno sbarramento, c’è stata un'opposizione. Si raccontano delle balle: la balla è «si tratta di un indulto mascherato, si liberano gli stupratori, si liberano i mafiosi, si liberano gli omicidi».
  
No, noi abbiamo tolto, abbiamo fatto sì che per i reati gravi non si possa accedere alla libertà anticipata straordinaria. Ma perché, la libertà anticipata straordinaria è contro la Costituzione ? È un'innovazione ? No, cari signori, cari italiani e cari colleghi: è la famosa buona condotta. Ogni sei mesi, a chi si comporta bene, vengono tolti, a fine pena, alcuni giorni da scontare. È un patto educativo, è perché il carcere funziona.
  
Siamo stati sollecitati dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: nei tempi di crisi, lui rimane il padre della coscienza morale e della dignità dell'Italia. Da un lato, vi è chi urla e chi dice «i criminali in galera», e così si riempie la bocca. Bene, criminali in galera sì, ma non che noi usiamo il carcere per dare pene aggiuntive. Da un lato, vi è chi urla, chi chiede l’impeachment per il Presidente Napolitano; dall'altro, vi è un'Italia che vuole tornare civile.
  
Lui, il Presidente Napolitano ci aiuta a tornare civili, migliori. Noi, Per l'Italia, Popolari per l'Italia, stiamo dalla parte del Presidente Napolitano e dalla parte di questa civiltà. Nessun indulto mascherato. La liberazione anticipata speciale è antica come il carcere, è il patto per far uscire quelli che cominciano a comportarsi bene, dopo avere capito l'errore, e quindi possiamo, poi, aiutarli a reinserirsi.
  
Non basta costruire nuove carceri: è la ricetta che sentiremo, quando interverrà il collega del MoVimento 5 Stelle. Mancano 25 mila posti. In tre mesi? Questa è una favola che neanche un bambino può sostenere, ma abbiamo avuto centinaia di interventi che hanno detto questo.
  
La recidiva in Italia è il 67 per cento: due volte su tre, una persona che sconta tutta la pena commette un nuovo reato e torna in carcere. Questo carcere, così com’è, produce carcere ! Coloro che godono di benefici, coloro che entrano in un regime di semilibertà, che entrano in programmi educativi, anche coloro che hanno goduto dell'indulto – lo dico agli italiani che non lo sanno – sono diventati recidivi solo nel 30 per cento dei casi, cioè hanno commesso la metà dei reati di tutti coloro che finiscono di scontare la loro pena in cella. Allora, chi chiede più carcere senza se e senza ma non sa di che parla. Noi ascolteremo esperienze in cui il lavoro alternativo – esperienze di punta (Bollate, Giotto, Opera) – portano ad essere recidivi al 10 per cento, non al 60 o al 70 per cento.
  
È la globalizzazione dell'indifferenza. Per questo i nostri colleghi non vogliono vedere quanto è utile questa legge. È l'idea infantile, arcaica, che tutto è sporco dentro il carcere e tutto è pulito fuori. Una società in bianco e nero. L'idea è che la rivoluzione è dirlo chiaro in faccia, ma poi siamo tutti più soli. Giustizia retributiva o giustizia riabilitativa ? Noi siamo per la giustizia che riabilita e che crede nell'essere umano. Papa Francesco, il Papa, davanti ai carcerati si chiede: «Perché lui è lì e non io, che ho tanti meriti e più meriti di lui per stare lì ?». Lui dice: «Gesù è in cella, accanto a chi sta in cella». Io ho paura di una società che diventa orgogliosamente impietosa: saremmo tutti più deboli e disumani. Diffidiamo dei moralizzatori senza pietà, perché presto, dentro quella morale, arrivano i pogrom, le gogne mediatiche e reali.
  
Per questo, il gruppo Per l'Italia voterà con convinzione questa legge di conversione, per tornare più legali, più civili, più umani e per fare l'Italia più sicura.

venerdì 27 dicembre 2013

Marazziti: "L’amnistia e l’indulto renderebbero l’Italia più sicura" - Con indulto e pene alternative recidiva ridotta di 2/3

OnLine News
«L’amnistia e l’indulto renderebbero l’Italia più sicura. I dati dicono che chi ha ricevuto l’indulto è stato poi recidivo nel 33% dei casi, mentre chi ha scontato la pena per intero lo è stato nel 67% dei casi». 
Lo ha detto il deputato di Per l’Italia Mario Marazziti, presidente del Comitato diritti umani della Camera, parlando con i giornalisti prima del pranzo di Natale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nel carcere di Regina Coeli a Roma. Marazziti ha poi detto di voler proporre al segretario del Pd Matteo Renzi di visitare un carcere assieme. 

«È contrario all’amnistia, ma l’ha detto durante la campagna per le primarie», ha spiegato. «Il carcere in Italia è illegale – ha affermato Marazziti -. Ci sono 65 mila detenuti per 45 mila posti, l’Unione europea ci ha già condannati e abbiamo tempo fino a maggio per rimediare. 

Ci sono 20 mila persone in attesa di giudizio. Il 33% dei detenuti è per reati di droga, in Francia e Germania sono il 14%. Ma in Italia non si commettono un maggior numero di reati simili, semplicemente è l’effetto di due leggi, la ex Cirielli che impedisce ai recidivi di usufruire di benefici e la Giovanardi-Fini sugli stupefacenti. Bisogna cancellarle». «Amnistia e indulto sono necessari – ha poi detto Marazziti tra gli applausi dei detenuti -. Aiuteranno l’Italia a essere migliore e a fare del carcere un luogo dove si capisce che si è sbagliato per poi tornare nella società».

giovedì 21 novembre 2013

Carcere: Marazziti, amnistia sarebbe sacrosanta - Dibattito parlamentare bloccato da ossessione carcero-centrica

ASCA
Roma,  ''L'allarme lanciato dall'ispettore generale dei cappellani del carcere italiani, don Virgilio Balducchi, circa la debolezza del Parlamento italiano su un provvedimento necessario e importante come l'amnistia e' sacrosanto. Condivido le sue parole a proposito della 'resa delle forze politiche' e del 'Parlamento che non avendo la forza e i numeri per proporre un'amnistia fa cadere l'appello di Napolitano, almeno per ora, nel vuoto'''. 

Lo dichiara in una nota il deputato di Scelta Civica Mario Marazziti.
''Il carcere di oggi e' illegale e produce illegalita'' - sottolinea Marazziti -, aggiunge la disumanita' di condizioni di vita non previste nelle sentenze da scontare. E, soprattutto, produce recidiva in due casi su tre, per la scarsita' di risorse per i percorsi di reinserimento sociale e la resistenza di troppi a pene alternative. Ho sostenuto da tempo la necessita' dell'amnistia, fin dalla scorsa legislatura, assieme ai provvedimenti che con chiarezza il presidente Napolitano ha indicato come passi indispensabili per restituire al carcere la sua funzione di sanzione e riabilitazione, e non una vergogna nazionale, come invece e''', aggiunge Marazziti.
''Ho presentato il progetto di legge per l'abolizione dell'ergastolo, che ancora coinvolge 1200 detenuti in una detenzione senza fine, in Italia, senza che il Paese ne sia consapevole. Purtroppo, una ossessione 'carcero-centrica', il dibattito bloccato sulle questioni della giustizia e sulle questioni giudiziarie del sen. Berlusconi, assieme a tentazioni gregarie verso i tanti populismi e le tante semplificazioni del momento bloccano, sul tema dell'amnistia, anche forze illuminate. Spero che anche nella leadership dei nostri alleati della maggioranza si affermi un coraggio maggiore, prendendo esempio dal Presidente della Repubblica.
Con altri colleghi - conclude Marazziti - lavoreremo perche' cio' accada presto''.


Link correlati: 
Carceri: capo cappellani, in parlamento e' resa su amnistia don Balducchi, appello Napolitano nel vuoto, detenuti attendono un segno che non arriva

lunedì 7 ottobre 2013

Immigrati: Marazziti (Sc), sopravvissuti a tragedia di Lampedusa indagati? Vergogna!

Adnkronos

Roma, ''Iscrivere i 150 sopravvissuti nel registro degli indagati per immigrazione clandestina e' una vergogna''. 


E' il giudizio espresso in una in una nota dal capogruppo di Scelta Civica in commissione Esteri della Camera, Mario Marazziti, dopo aver appreso che la procura di Agrigento ha iscritto nel registro degli indagati i sopravvissuti del naufragio di Lampedusa, eccettuati i 40 minori non accompagnati, per immigrazione clandestina. ''E' la dimostrazione ulteriore che uno dei prossimi atti del Parlamento italiano deve essere proprio l'abolizione del reato di immigrazione cosiddetta 'clandestina' - sottolinea Marazziti - Ho presentato da tempo il disegno di legge di abrogazione: ne chiederemo l'immediata calendarizzazione. Approvarla in tempi rapidi consentirebbe al nostro Paese di avere sulle proprie spalle una vergogna di meno, l'inizio di una maggiore civilta'". 

"Questi sopravvissuti si trovano in un Centro di prima accoglienza predisposto per 250 persone, ma questa sede - riferisce Marazziti, che si trova a Lampedusa con i colleghi dell'Intergruppo parlamentare Immigrazione e la presidente della Camera, Laura Boldrini - e' sommersa da 1050 persone, in buona parte bambini e donne, prevalentemente da paesi in guerra, con a disposizione un gabinetto utilizzabile ogni 50 persone. Molti dormono nudi, su materassi di gommapiuma; per terra, coperti da cellophane; all'aperto, dopo la guerra, il naufragio, il lutto e il dolore che non finisce".

martedì 30 luglio 2013

Pena di morte: nasce intergruppo parlamentare per abolizione

ASCA
Nasce l'intergruppo parlamentare contro la pena di morte. La prima riunione e' fissata per martedi' 30 luglio, a partire dalle ore 9 nella sala delle Colonne in via Poli. All'invito dell'On Mario Marazziti (SC) hanno gia' aderito piu'' di 150 deputati e senatori. 

L'on. Mario Marazziti (Scelta Civica), nel presentare l'iniziativa, ha dichiarato: ''L'Italia ha da anni un ruolo straordinario nella campagna mondiale per l'abolizione della pena di morte. L'iniziativa dei Parlamenti nazionali e' uno strumento efficace per favorire la diplomazia e le iniziative abolizioniste verso quei Paesi che ancora mantengono la pena capitale. L'integruppo italiano nasce con questo obiettivo e domani presenteremo le prime proposte e linee di azione di diplomazia parlamentare per le aree di crisi''.