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sabato 8 settembre 2018

India, l'omosessualità non è più reato: storica decisione della Corte suprema

La Repubblica
Finora i gay puniti per "offese contro natura" con pene fino a 10 anni di carcere


L'omosessualità non è più reato in India. Con una decisione storica, la Corte Suprema indiana ha depenalizzato l'omosessualità, cancellando la sezione 377 del Codice penale indiano che da 157 anni puniva come "offese contro natura" questi comportamenti.

Lo scrive l'agenzia di stampa Ani. Finora essere gay poteva costare fino a 10 anni di prigione. Il collegio, composto da cinque giudici, era presieduto da Dipak Misra. "Criminalizzare l'omosessualità è irrazionale e indifendibile", ha osservato il presidente, illustrando il verdetto. La sentenza arriva dopo anni di battaglia: un'analoga decisione della Alta Corte di Delhi, del 2009, era stata poi cancellata nel 2013 dalla stessa Corte Suprema, per poi tornare in agenda nel 2017. In festa gli attivisti dei diritti civili, le associazioni, e tutta la comunità gay internazionale.

La reazione dell'Europa
"Prendiamo atto della decisione della Corte Suprema dell'India" che oggi ha depenalizzato l'omosessualità. Lo ha affermato un portavoce dell'Ue ricordando che "l'Unione europea è fortemente impegnata per l'uguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani indipendentemente dal loro orientamento sessuale e identità di genere". Il portavoce aggiunge che ciò è "sancito dai trattati dell'Ue, dalla Convenzione europea sui diritti umani e dal diritto internazionale".

lunedì 1 febbraio 2016

Uganda, omo e transessuali a rischio a un mese dalle elezioni

La Repubblica
I difensori dei diritti umani si schierano contro il governo. L’organizzazione Soleterre – Strategie di Pace lancia l’allarme. Le minoranze dello stato africano sono sempre più esposte a vessazioni e violenze. E l’appuntamento del 18 febbraio potrebbe portare Kampala a nuove leggi draconiane


Roma – La battaglia politica che infiamma i palazzi del potere della capitale ugandese potrebbe avere gravi ripercussioni sulle fasce più deboli della popolazione. Questo perché, a pochi giorni dal suo 30° anniversario dalla presa del potere, il presidente Yoweri Museveni, deciso a ripresentarsi e vincitore secondo i sondaggi, vuole rafforzare il consenso. A rischio è soprattutto la comunità Lgbti (Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali) usata in passato dallo stesso Museveni per riunire elettori attorno alla condivisa intolleranza verso i differenti orientamenti sessuali.

Duplice attacco. Nel novembre 2015 lo stato dell’Africa orientale ha approvato l’Ngo Bill, una legge che regola l’operato delle organizzazioni non governative su suolo ugandese. Già nei mesi precedenti la sua approvazione, la legge ha generato un’ondata di dissenso da parte della comunità internazionale e degli operatori umanitari poiché a causa di questa norma, le organizzazioni umanitarie perdono gran parte della propria indipendenza. Lo stato infatti, attraverso ministero degli Esteri e Consiglio nazionale, possono sospendere le attività, richiedere ispezioni senza necessità di dare una valida motivazione, avere accesso ai dati sensibili e chiudere l’ong senza la possibilità di ricorrere in appello. Una limitazione evidente dei diritti degli operatori che rischiano fino a otto anni di reclusione per le attività svolte sul campo.

Un coro di denucia. Per questo l’organizzazione italiana Soleterre, già da un anno presente sul territorio, ha deciso di schierarsi al fianco dei difensori dei diritti umani. Nonostante le difficoltà condivise da tutti gli operatori umanitari, i più a rischio sono gli attivisti per i diritti della comunità Lgbti, da sempre capro espiatorio di una politica opportunista e cieca di fronte alla sofferenza delle fasce sociali più deboli. “Il ruolo dei difensori dei diritti - afferma il presidente di Soleterre Damiano Rizzi - è fondamentale in paesi a rischio come l’Uganda. Per noi agire in loro sostegno è una priorità: solo riconoscendo e proteggendo il loro lavoro per l’uguaglianza e la giustizia sociale si contribuisce fattivamente alla democrazia e alla pace globale, condizioni necessarie per il pieno rispetto dei diritti umani e per lo sviluppo”.

Da Kato all’Anti Homosexuality Act. Da tempo la comunità Lgbti è vittima di violenze, vessazioni e rappresaglie da parte delle fasce più estremiste della popolazione. Simbolo della battaglia per i diritti Lgbti è David Kato, fondatore di un’organizzazione a loro difesa e ucciso nel 2011 a bastonate nella sua abitazione dopo che un giornale ugandese aveva diffuso la sua foto con la scritta “Impiccatelo”. Un sentimento d’odio cavalcato dal governo di Kampala che nel 2009 ha proposto la pena di morte per gli omosessuali, pena poi tramutata in ergastolo nel 2014. La legge contro l’omosessualità è stata poi ritirata in quanto decretata anticostituzionale dalla massima corte ugandese. Un sospiro di sollievo per la comunità Lgbti che però a oggi non ha visto diminuire le violenze contro gli omosessuali.

Pericolo elezioni. Il 18 febbraio, 15 milioni di ugandesi andranno alle urne per eleggere il nuovo presidente. Dopo 30 anni di potere, in molti danno per scontato la rielezione del presidente uscente che se eletto inizierebbe il suo quinto mandato. Il rischio è che la comunità Lgbti diventi un campo di battaglia decisivo per il risultato degli exit poll. Questa volta infatti Museveni deve fare bene i suoi conti. Da un lato il suo partito, il Movimento di resistenza nazionale (Nrm), spinge affinché il leader rimetta mano alla legge contro l’omosessualità dettando norme draconiane che strizzerebbero l’occhio alla larga fetta di elettorato più intransigente, dall’altra il presidente ugandese è consapevole delle ripercussioni che una tale legge avrebbe sulle relazioni internazionali del paese e gli aiuti umanitari. Inoltre tra i candidati alle elezioni c’è anche l’ex primo ministro Amama Mbabazi, primo candidato nella storia delle presidenziali ugandesi a schierarsi apertamente contro l’omofobia e la discriminazione per orientamento sessuale.

Spegnete la radio. Nel frattempo, a pochi giorni dalle elezioni, una serie di azioni coercitive del governo stanno mettendo a tacere la stampa critica nei confronti del suo operato. Le denunce da parte di giornalisti e Ong finora sono cadute nel vuoto. Anche la ong Human rights watch ha chiesto a Kampala di porre fine alle vessazioni contro la stampa e ha documentato casi di corruzione in cui esponenti del Nrm hanno pagato giornali e tv per articoli a loro favore. A questo va affiancato l’operato dei Crime Preventers, una forza volontaria composta da oltre 1 milione di civili affiliati all’Nmr, reclutati e gestiti dalla polizia, formalmente istituiti per garantire la sicurezza del paese, ma autori di assalti ed estorsioni arbitrarie nei confronti delle organizzazioni che tutelano le minoranze. “Ci uniamo all’appello che molte Ong locali e internazionali stanno rivolgendo al governo – conclude Damiano Rizzi - perché la campagna elettorale e il voto delle imminenti elezioni si svolgano in un clima libero e senza violenze, nel rispetto della legalità e del diritto dei cittadini ugandesi di poter scegliere in libertà e sicurezza i loro rappresentanti”.

giovedì 1 ottobre 2015

Tunisia: 22enne condannato a un anno di carcere per omosessualità

ANSAmed
Non si placano le polemiche in Tunisia per la recente condanna di un 22enne tunisino ad un anno di reclusione per il reato di omosessualità, in base all’articolo 230 del codice penale che prevede per “l’atto omosessuale maschile (liwat) e femminile (mousahaqa)” la reclusione fino a tre anni.
Le associazioni a tutela dei diritti delle minoranze, la società civile e i media stranieri denunciano anche le modalità con la quale l’autorità giudiziaria ha disposto l’accertamento della prova dell’omosessualità, ovvero un test anale eseguito presso la struttura sanitaria competente. Il giovane in questione è stato convocato il 6 settembre scorso alla stazione di polizia di Hammam-Sousse nell’ambito di un’indagine su di un omicidio come persona informata sui fatti, e dopo 6 giorni ha finito per confessare la sua omosessualità, il cui accertamento è stato disposto dal giudice nei modi sopraindicati.

Yamina Thabet, presidente dell’associazione tunisina di sostegno alle minoranze ha parlato di una legge “abusiva”, l’associazione Shams, che si batte contro l’omofobia ha definito il test “scandaloso”. All’ondata di critiche per l’episodio incriminato si sono uniti anche il partito al Qobt, la Lega tunisina per i diritti dell’uomo e l’ex presidente della Repubblica Moncef Marzouki. Anche i giovani del partito politico Al Massar hanno pubblicato un comunicato nel quale condannano fermamente il test anale al quale il giovane è stato sottoposto, definendolo inumano e inaccettabile, e chiedono l’abolizione dell’art. 230 del codice penale.

Il giovane condannato intanto ha fatto appello.

martedì 27 maggio 2014

Uganda, la persecuzione dopo gli omosessuali si estende alle ONG. Paura a farsi curare dall'AIDS

Il Referendum
I primi risultati della legge contro gli omosessuali promulgata a febbraio dal presidente ugandese Museveni si stanno rendendo noti: incremento di omofobia e violenza nei confronti della comunità LGBT. E ora il governo sta studiando una legge per allontanare le Organizzazioni Non Governative (ONG) che operano nel paese a favore dei diritti umani.
Le forti critiche mosse dalle ONG a favore dei diritti LGBT in Uganda hanno infatti infastidito le principali forze politiche nazionali, spingendole a studiare nuove norme per evitare «l’ingerenza straniera nella politica interna del Paese», non considerando l’apporto fornito alla società ugandese nella lotta all’AIDS/HIV.

Nel mentre, Amnesty International e Human Rights Watch hanno pubblicato le conseguenze della tanto criticata legge in vigore da un paio di mesi. La nuova disposizione del codice penale e l’incremento di atti violenti a sfondo omofobico hanno spinto diversi cittadini apertamente omosessuali a lasciare il paese, presentando una richiesta d’asilo altrove, mentre altri si ritrovano ad affrontare disarmati un clima sempre più teso e violento. Molte associazioni che promuovono la protezione degli atti sessuali sono state costrette a chiudere, e ormai sono poche quelle che continuano ad operare nell’illegalità.

L’istituzionalizzazione della discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale va a minare l’irrisolto problema delle malattie a trasmissione sessuale, particolarmente HIV/AIDS. I cittadini omosessuali ugandesi infetti sono scoraggiati a rivolgersi alla sanità pubblica, in quanto le nuove norme del codice penale obbligano i cittadini che siano a conoscenza o che abbiano sospetti sull’orientamento sessuale di un individuo a riportare tale informazioni alle forze dell’ordine. Inoltre molti medici si rifiutano di trattare con persone omosessuali per evitare di essere incriminati a loro volta.

La Banca Mondiale ha espresso il suo rammarico nei confronti di questa decisione politica e ha sospeso gli aiuti economici per il Paese, che costituiscono il 20% del budget sanitario ugandese. A febbraio Jim Yong Kim, presidente del World Bank Group, ha espresso che «è evidente che quando un paese adotta leggi che impediscono la piena partecipazione al lavoro di individui produttivi, l’economia soffre».

Secondo Rebecca Kadaga, portavoce del Parlamento dell’Uganda, la decisione della Banca Mondiale costituisce un precedente pericoloso per la sovranità e auto-determinazione dei paesi in via di sviluppo.

lunedì 19 maggio 2014

Uganda, il giro di vite di Museveni contro gli omosessuali e una legge che caccia via le Ong che li difendono

La Repubblica
Il Consiglio dei ministri di Kampala sta elaborando una bozza per impedire alle Ong straniere di promuovere l'omosessualità nel paese e di immischiarsi nelle questioni politiche interne. Ad oltre due mesi dall'approvazione della legge anti-omosessualità, in Uganda sono aumentate l'omofobia e la xenofobia


Kampala - Non c'è tregua nella battaglia che il governo ugandese sta conducendo contro i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender (Lgbt). I bersagli del nuovo giro di vite, che stringerà ancora di più la morsa attorno alle libertà civili nel paese, sono le Organizzazioni Non Governative straniere. Un nuovo progetto di legge, al vaglio del Consiglio dei ministri prima di iniziare l'iter parlamentare, vorrebbe infatti impedire alle Ong internazionali di promuovere l'omosessualità e di immischiarsi nelle questioni politiche interne dell'Uganda.

Aumenta il clima di oppressione. Trascorsi oltre due mesi da quando il presidente Yoweri Museveni ha firmato la legge contro l'omosessualità, la cappa di oppressione e di intolleranza sull'Uganda si fa sempre più densa. E il nuovo progetto di legge esprime l'insofferenza del governo nei confronti delle agenzie internazionali, molte delle quali hanno sospeso gli aiuti a Kampala in segno di protesta contro la normativa anti-omosessualità. Approvata il 24 febbraio, la legge prevede una condanna fino a 14 anni di carcere per chi è ritenuto colpevole di "atti omossessuali" e l'ergastolo in casi "aggravati", in cui sono coinvolti minori o persone positive al test dell'HIV. Inoltre, la promozione dell'omosessualità è considerata illegale e i cittadini sono obbligati a denunciare alle autorità chiunque sia sospettato di essere gay.

La sospensione degli aiuti internazionali. Il biasimo internazionale di politici ed esponenti della società civile è stato duro e compatto e la normativa è stata definita "atroce" dal segretario di stato statunitense John Kerry, un "affronto ai diritti umani di tutti i cittadini ugandesi" da Amnesty International ed è stata paragonata alle leggi naziste e al regime dell'apartheid dall'arcivescovo e attivista sudafricano Desmond Tutu, vincitore del premio Nobel per la pace nel 1984. La Banca Mondiale, gli Stati Uniti e diversi paesi europei, tra cui Svezia, Paesi Bassi, Norvegia e Danimarca, hanno sospeso o riallocato aiuti destinati all'Uganda per un valore di circa 140 milioni di dollari. Gran parte dei contributi avrebbe dovuto coprire i buchi del sistema sanitario del paese, che ora rischia un tracollo per mancanza di fondi. La Banca Mondiale ha sospeso un pacchetto di aiuti da 90 milioni di dollari, pari al 20 per cento del budget totale destinato alla sanità nel 2013-2014, che dovevano essere usati per risistemare e attrezzare tredici ospedali regionali e 27 cliniche.

Il controllo del governo sulle Ong. Il coro di critiche non è stato evidentemente gradito dal governo di Museveni che, come ha detto alla Reuters il ministro dell'Interno James Baba, accusa le Ong di "venire qui per danneggiarci e per promuovere comportamenti molto negativi come l'omosessualità. Da governo responsabile dobbiamo porre un controllo. Quando approveremo la legge- ha detto ancora il ministro ugandese - le Ong non potranno più agire in questo modo". Il progetto di legge prevede che tutte le organizzazioni umanitarie dichiarino al governo il loro bilancio annuale e le loro fonti di finanziamento e che presentino alla fine dell'anno un rendiconto di tutti i fondi ricevuti.

Tendenze autocratiche e corruzione. Secondo gli operatori del settore, il progetto di legge ha l'obiettivo di mettere a tacere le voci dei gruppi locali e internazionali per la difesa dei diritti umani, che hanno sempre più denunciato le intimidazioni e le violenze ai danni dei membri dell'opposizione e il clima di impunità e corruzione che circonda i fedelissimi del presidente. 

[...]
di FRANCESCA GNETTI

sabato 19 aprile 2014

Uganda, le conseguenze della legge contro l’omosessualità

The International Business Times
Tempi durissimi in Uganda per
gli omosessuali. Lo scorso 24 febbraio, il presidente Yoweri Museveni ha firmato la legge che condanna l'omosessualità con pene che possono arrivare all'ergastolo. E pensare che una prima bozza del provvedimento prevedeva persino la pena di morte.

Secondo il 96 per cento degli ugandesi, l'omosessualità è inaccettabile e in tantissimi sono favorevoli alla legge. Eppure l'Uganda è sempre stato un modello per l'Africa e, nonostante il regime autoritario, rimane comunque un Paese stabile ed economicamente efficiente. Tuttavia ora ha una delle leggi più rigide del continente, seguita dal nord musulmano della Nigeria, dalla Mauritania, dalla Somalia e dal Sudan. In totale, l'omosessualità è un reato punito dalla legge in 36 dei 54 Stati africani.

La reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere. Gli Stati Uniti hanno ridotto gli aiuti, l'Unione europea ha minacciato di imporre sanzioni (anche se per ora non ce n'è traccia) e le Nazioni Unite hanno bacchettato il Paese imponendogli il rispetto dei diritti umani. Tutte azioni che però non hanno concluso nulla. A oltre un mese dall'approvazione della legge, migliaia di omosessuali si sono nascosti o hanno lasciato l'Uganda, non solo per il timore di finire davanti a un tribunale, ma anche per la forte disapprovazione nei loro confronti da parte della stessa popolazione.

Parecchi infatti ritengono che l'omosessualità sia una scelta, "non si nasce gay o lesbica" dice un uomo, e c'è chi ritiene che adeschino bambini davanti alle scuole. Inoltre, secondo molti, la pressione internazionale contro la legge nasce dalle lobby occidentali che punterebbero a ricevere materiale pornografico dall'Africa.

"Viviamo nella paura- confessa un ugandese gay che ha dovuto lasciare il suo appartamento e vivere letteralmente in clandestinità in quanto il vicinato era a conoscenza della sua omosessualità - Ogni settimana viene vissuta come se fosse un anno". E difatti con l'approvazione della legge l'odio nei loro confronti è aumentato a dismisura, portando alla chiusura immediata di molti luoghi d'incontro frequentati dai gay. Non che prima la situazione fosse nettamente migliore: il provvedimento giunge dopo anni di dibattito e l'omosessualità è stata a lungo proibita in Uganda, così come molti gay e lesbiche erano vittime di abusi. Tuttavia, nessuno finiva in carcere per il proprio orientamento sessuale.

Ora, gli attacchi contro gli omosessuali sono all'ordine del giorno. Gli attivisti dei diritti umani hanno contato 70 casi da quando è entrata in vigore la legge. "Non abbiamo molta paura della polizia perché quando vieni arrestato alla fine hai comunque diritto a un avvocato - dice un attore gay che è fuggito in Francia - Ma non c'è nessuna difesa contro la folla. Molti in Uganda preferirebbero vederci morti".

E poi c'è la grande probabilità che il provvedimento sia utilizzato per colpire i propri nemici. Basterà recarsi dalla polizia e accusare qualcuno di essere omosessuale. Le forze dell'ordine saranno obbligate a far scattare l'indagine. Rimane però nel dubbio come effettivamente la polizia possa verificare l'omosessualità degli indagati. "Come si può dimostrare l'amore e il sesso tra due uomini o due donne - si chiede un ugandese omosessuale - Vogliono seguirci in camera da letto?.
Di Gabriella Tesoro

mercoledì 12 marzo 2014

In Brunei i gay saranno puniti con la pena di morte mediante lapidazione dal 1° aprile

Blogo.it
Pessime notizie giungono dal Brunei per via della decisione del Sultano di estendere a livello nazionale la legge della Sharia.Dal prossimo 1 aprile, in Brunei i gay saranno puniti con la flagellazione e con la pena di morte mediante lapidazione. 

Il paese è il primo nel sud-est asiatico ad applicare la legge islamica della Sharia a livello nazionale, legge ratificata dal sultano Hassanal Bolkiah (in foto), che entrerà in vigore sempre il primo aprile. Le persone LGBT saranno automaticamente condannate a morte, come già avviene in paesi come l’Iran o l’Arabia Saudita.

Tutti i rapporti anali sono considerati illegali nel Brunei e a ora sono puniti con dieci anni di reclusione. Da aprile la nuova legge prevede la pena capitale per questo tipo di rapporti con la lapidazione, così come avviene per le relazioni extramatrimoniali eterosessuali. L’applicazione della Sharia nel paese punisce anche l’omosessualità mediante la flagellazione e la punizione avviene anche se non c’è stato alcun rapporto sessuale. Sempre con la flagellazione saranno puniti anche il consumo di alcol e l’aborto.

La decisione del sultano ha causato molta indignazione in diversi settori del paese, soprattutto in rete, ma il sultano Bolkiah non si è lasciato intimidire e, anzi, ha emesso un comunicato in cui mette in guardia dai pericoli delle nuove tecnologie:
Dobbiamo essere prudenti e cauti nell’accogliere i benefici delle nuove tecnologie; al contrario, se ne abusiamo gli effetti deleteri non saranno solo sui singoli ma ricadranno anche su tutta la nazione.

Il Brunei è un paese a maggioranza musulmana: si tratta di una monarchia in cui il Sultano è anche Primo Ministro ed esercita potere assoluto nel governo e nella vita sociale del paese. Inoltre, il Sultano del Brunei è una delle persone più ricche del mondo.

Per quel che riguarda la Sharia, al momento è applicata nel paese, ma solo a livello personale e familiare, mentre la pena di morte è una misura che non si applica dal 1957.

venerdì 7 marzo 2014

Nigeria: quattro uomini gay frustati in pubblico e condannati a un anno di carcere

www.fanpage.it
Malgrado le condanne provenienti da tutto il mondo in Nigeria continuano le persecuzioni nei confronti degli omosessuali. Oggi infatti il tribunale islamico di una città del nord del Paese ha condannato quattro uomini - ritenuti colpevoli di essere gay e di aver consumato rapporti sessuali - alla pubblica fustigazione.


A renderlo noto è stato un attivista per i diritti umani, che ha raccontato come la condanna sia stata eseguita oggi stesso: ognuno dei 4 è stato frustato alla schiena 15 volte. Ma non solo: dovranno anche scontare un anno di carcere e pagare una multa molto salata. Gli uomini hanno un'età compresa tra i 20 e i 22 anni e - a quanto pare - le loro confessioni sono state estorte sotto tortura.

Malgrado ciò la condanna è stata resa esecutiva immediatamente, senza che i familiari dei quattro tentassero in alcun modo di imbastire una strategia di difesa: troppa la vergogna provata, in un paese nel quale le tradizioni religiose sono estremamente radicate nella popolazione e l'omosessualità è duramente repressa.

Le udienze nei confronti dei quattro erano iniziate già nel mese di gennaio, quando fuori dal tribunale si radunarono centinaia di persone per chiedere la lapidazione dei colpevoli. La folla inferocita ha iniziato a lanciare pietre contro l'edificio e i funzionari della sicurezza, che per disperdere la folla sono stati costretti a sparare colpi di arma da fuoco in aria.

Secondo la Sharia, la legge islamica applicata soprattutto nel Nord della Nigeria, gli omosessuali possono essere anche condannati a morte per lapidazione oppure iniezione letale, anche se questa pena finora non è mai stata applicata. Il giudice ha deciso per la fustigazione perché i quattro, benché sotto tortura, hanno ammesso le loro colpe affermando che si trattava comunque di episodi verificatisi in passato. "Ora abbiamo cambiato il nostro modo di vivere", hanno promesso. Ciò, tuttavia, non è bastato per risparmiagli una pena disumana e severissima.

I quattro sono stati costretti a confessare sotto tortura. Nei loro confronti una folla inferocita fuori dal tribunale chiedeva addirittura la condanna a morte tramite lapidazione.

martedì 25 febbraio 2014

Uganda: presidente firma legge che punisce gay con il carcere a vita - Dure critiche UN, UE e USA

Agi
Come preannunciato, il presidente dell'Uganda, Yoweri Museveni, ha firmato la controversa legge anti-gay, che prevede l'ergastolo per gli omosessuali in caso di recidiva, nonostante le critiche e le pressioni internazionali. Lo ha confermato il portavoce presidenziale, Sarah Kagingo, sottolineando che si tratta di una normativa-pietra miliare. 

Approvata a larga maggioranza lo scorso dicembre, la legge prevede l'ergastolo per i recidivi, vieta qualsiasi propaganda dell'omosessualità e rende obbligatoria la denuncia delle persone omosessuali. Inizialmente era prevista anche la pena di morte, poi esclusa. La norma è stata duramente criticata da Nazioni Unite, Unione europea e Stati Uniti.

Il presidente americano Barack Obama ha definito la legge "un passo indietro", che complicherà le relazioni con Kampala e si è detto "profondamente deluso". Per il premio Nobel e arcivescovo del Sudafrica Desmond Tutu, la normativa ricorda il sinistro tentativo dei nazisti e del regime dell'Apartheid di "legiferare contro l'amore".

Il mese scorso Museveni aveva fatto sapere che non avrebbe firmato la legge, sostenendo che i gay sono malati, ma non meritano di essere rinchiusi a vita in carcere, ma poi avrebbe cambiato idea dopo aver consultato un gruppo di scienziati, a cui il ministero della Sanità aveva chiesto di "studiare l'omosessualità e la genetica negli esseri umani". "Gli scienziati hanno dimostrato che l'omosessualità è un comportamento acquisito, che certe persone lo adottano per denaro, ed è questo che il presidente vuole impedire", secondo un portavoce.

giovedì 26 dicembre 2013

Diritti umani. Legge dell’Uganda che prevede la condanna dell'omosessualità all'ergastolo

www.informazione.itUn altro paese che viola apertamente i diritti umani. Lo “Sportello dei Diritti”: intervenga governo ed UE.

Se n’è parlato tanto in questi giorni senza che però alcuna istituzione nazionale o internazionale, ed anche l’Italia, prendesse apertamente posizione anche se si tratta di un’aperta violazione di diritti umani, ma la nuova normativa ugandesse che prevede l’ergastolo per alcuni reati connessi all’omosessualità, e che è passata alla votazione della maggioranza del parlamento del paese africano, è una legge liberticida che dovrebbe essere immediatamente censurata a livello internazionale.

Lo sostiene Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da anni impegnata anche nella difesa dei diritti umani e contro ogni forma d’intolleranza.
Basti pensare che la bozza del disegno di legge, aveva previsto già sanzioni severissime come la condanna a morte per aver commesso atti di "omosessualità aggravata". Le ipotesi previste avevano incluso lo stupro omosessuale, gli atti omosessuali con minori e portatori di handicap o in caso di sieropositivà occultata, anche se la pena di morte è stata poi depennata in tutti questi casi.
L'omosessualità era già ritenuta un crimine in Uganda, ma la nuova legge inasprisce le sanzioni per la comunità gay che, nei fatti, sarà costretta a fuggire dallo stato in questione se vorrà continuare a vivere.
Attualmente, molti paesi africani considerano l'omosessualità illegale, e le autorità, come nei casi diUganda e Zimbabwe, hanno fatto dichiarazioni in termini aggressivi nei confronti di questi gruppi.
È giunta l’ora che queste farneticazioni tradottesi in veri e propri strumenti di repressione legalizzati in mano ai poteri nazionali vengano espressamente sanzionate dalla comunità internazionale per espressa violazione dei diritti umani quale forma di discriminazione di gruppi di cittadini.
Per tali ragioni, lo “Sportello dei Diritti” chiede un intervento del governo e della Commissione Europea affinché attuino ogni iniziativa utile per impedire questa aperta violazione dei diritti dell’uomo.