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sabato 16 ottobre 2021

Afghanistan. Il dramma delle spose bambine vendute o barattate con armi e bestiame. Nella povertà estrema usate come una moneta.

La Stampa
Il numero delle ragazze scambiate come moneta è in netto aumento nelle zone di povertà estrema. I taleban minacciano l'Europa con "un'ondata di rifugiati" se non verranno subito tolte le sanzioni economiche, mentre l'Afghanistan precipita nella miseria ed esplode il fenomeno della spose-bambine, minorenni cedute a uomini di mezza età per denaro. 

Era una piaga già sotto il precedente governo, frenata però dagli aiuti umanitari e dall'azione delle Ong internazionali, a cominciare dall'Unicef. Adesso le province rurali sono tagliate fuori dal mondo e la fame colpisce con durezza sempre maggiore, soprattutto nelle aree centrali del Paese.

Lontano da Kabul i matrimoni combinati tra famiglie sono una tradizione ancestrale ma la povertà estrema ha stravolto tutto e genitori disperati sono arrivati a vendere le figlie ancora in fasce, a volte di un solo anno, come ha denunciato l'agenzia locale Raha. 

Mancano i soldi e molte famiglie non riescono a comprare cibo a sufficiente. Allora cedono le figlie a famiglie più abbienti, a un prezzo che varia dai 100 mila ai 205 mila afghani, pari adesso a 1000-2500 dollari.

Se il pretendente non ha contanti, paga in natura, cibo, bestiame oppure armi. Il rapporto ha analizzato in particolare la situazione nella remota provincia di Ghor, dove la situazione umanitaria è oltre il livello di guardia. La siccità eccezionale ha dimezzato i raccolti. Il flusso di denaro dagli uffici pubblici si è prosciugato, perché il governo del nuovo Emirato islamico non ha neppure i soldi per pagare gli stipendi agli impiegati. L'altra risorsa, gli aiuti internazionali distribuiti dalle Ong, è a zero. In un mese e mezzo la provincia, come le altre confinanti, ha fatto un balzo indietro di vent'anni, se non di più.
[...]
La miseria spinge l'età delle spose sempre più in basso. Un rapporto dell'Unicef del luglio 2018 ha calcolato che il 34 per cento delle donne fra i 20 e i 24 anni, e il 7 per cento degli uomini, si è sposato prima di compiere 18 anni, l'età minima consigliata dall'Onu. Il precedente governo aveva stabilito all'articolo 70 del codice civile un'età minima di sedici anni per le ragazze e di 18 per gli uomini e considerava "forzato" ogni matrimonio sotto quel limite.

Ma il nuovo governo taleban ha spazzato via tutto. Per le bambine di Ghor e delle altre province rurali non si pone neanche il problema. I matrimoni precoci sono la principale causa dell'abbandono scolastico. L'Afghanistan si chiude in un cupo Medioevo. Ma anche i taleban hanno bisogno del mondo. Hanno accettato nuovi colloqui con gli Stati Uniti. Chiedono lo sblocco dei 9 miliardi di dollari della Banca centrale, bloccati negli Usa. E aiuti umanitari.

Dietro il volto "moderato" però rispuntano sempre i loro metodi. Dopo i negoziati a Doha il viceministro degli Esteri Emirhan Muttaki ha avvertito che si corre il rischio di "migrazioni economiche" verso l'Europa se la comunità internazionale non permetterà "il normale funzionamento delle banche, in modo che Ong e agenzie governative possano pagare di nuovo i salari". Un ricatto in stile Erdogan. Soldi in cambio dello stop ai flussi di rifugiati.

Giordano Stabile

venerdì 18 giugno 2021

Arabia Saudita - Pena di morte - Ucciso Mustafa Hashem al-Darwish a 26 anni per un "reato" (una foto sul cellulare) compiuto quando aveva 17 anni

AsiaNews
Oggi 26enne, il giovane era accusato di aver fomentato disordini e di aver seminato discordia. Fra le prove a suo carico una foto nel telefonino. La famiglia ha saputo solo in secondo momento dell’esecuzione. Lo scorso anno Riyadh aveva annunciato la moratoria sulla pena di morte per i minori di 18 anni.
Mustafa Hashem al-Darwish

Riyadh ha giustiziato un ragazzo condannato a morte per crimini commessi quando aveva solo 17 anni all’epoca dei fatti, smentendo una volta di più i ripetuti annunci dello scorso anno sulla moratoria alla pena capitale per i minorenni. La vittima è Mustafa Hashem al-Darwish (nella foto), arrestato nel 2015 per reati legati a proteste di piazza contro i vertici del regno wahhabita.

Il giovane è stato incriminato per aver formato una cellula terrorista e fomentato una rivolta armata. Attivisti e ong pro diritti umani hanno invocato in più occasioni la sospensione dell’esecuzione, sottolineando che la sua condanna si inserisce nel quadro di un processo ingiusto e caratterizzato da vizi di forma. Amnesty International e Reprive hanno ricordato che il 26enne aveva ritrattato la confessione estorta a forza dietro torture.

Le autorità saudite non hanno mai voluto commentare o smentire le accuse. Per la Reuters esse includevano il “cercare di disturbare la sicurezza con disordini” e “seminare discordia”. Fra le prove vi sarebbe anche una foto “offensiva verso le forze di sicurezza” e la sua partecipazione in oltre 10 “manifestazioni” di protesta fra il 2011 e il 2012.

La famiglia di Hashem al-Darwish non ha ricevuto alcuna comunicazione dell’imminente esecuzione e lo ha saputo solo per aver letto la notizia in internet. La condanna è stata eseguita a Damman, cittadina ricca di petrolio della Provincia orientale. “Come si può - affermano i parenti - giustiziare un ragazzo a causa di una fotografia sul suo telefono?”. “Dal suo arresto - prosegue la nota - non abbiamo conosciuto altro che dolore”.

Nell’aprile dello scorso anno re Salman aveva emanato un decreto, che metteva fine alle condanne a morte per i crimini commessi da minori e commutando la pena a un massimo di 10 anni di prigione in un carcere minorile. Tuttavia, al momento della pubblicazione dell’atto non veniva indicata la data di entrata in vigore della riforma mentre gruppi attivisti hanno avvertito che la pena capitale resta sempre valida.

Peraltro la convenzione Onu per i diritti dell’infanzia, che Riyadh ha sottoscritto, afferma che la pena capitale non va applicata per reati commessi da minorenni. Una prassi comune nel regno wahhabita, fra le nazioni al mondo con il maggior numero di repressioni ai diritti umani, perpetrati anche e soprattutto da apparati dello Stato.

Il gruppo attivista Reprive riferisce che l’Arabia Saudita ha già giustiziato nei primi sei mesi del 2021 lo stesso numero di persone uccise dal boia in tutto il 2020.

sabato 22 maggio 2021

Migranti - Ebrina Darboe - Una storia di successo (ma ce ne sono tante) di un minore di 14 anni: da Gambia, Libia, Lampedusa alla serie A con la AS Roma.

TPI
La storia di Ebrima Darboe, il giovane centrocampista della Roma, ha colpito tutti. Dal Gambia alla Serie A passando per la Libia e il centro di accoglienza di Lampedusa quando aveva appena 14 anni. L’arrivo in Italia gli ha cambiato letteralmente la vita. 


Tutto è nato grazie a un incontro. Quello con Miriam Peruzzi, la sua attuale agente che lo scoprì in un torneo di calcio giovanile giocato a Rieti nel 2018. “Aveva già un’intelligenza tattica sopra la media, era sempre nel punto giusto per ricevere il pallone. Gioca in modo maturo perché ha vissuto esperienze che lo hanno segnato”, ha detto l’agente a calciomercato.com.

I primi approcci con la Roma non sono stati facilissimi: “Durante il primo provino con i giallorossi non capiva nulla di italiano, parlava solo in inglese. Seguiva e imitava ciò che facevano i compagni. È grazie ad Alberto De Rossi (allenatore della primavera della Roma, ndr) se oggi è arrivato in prima squadra. Ha un contratto con i giallorossi fino al 2023, i rapporti sono buoni e a breve ci incontreremo per rinnovare adeguando lo stipendio. Darboe vuole rimanere per giocarsela con Mourinho, anche se lo vogliono grandi club da tutta Europa”.

Intanto, come raccontato dalla sua agente Miriam Peruzzi a calciomercato.com, cambierà nome: si chiamerà Ebrima Darboe Peruzzi, come lei che ne gestisce gli interessi, visto che suo padre ha deciso di adottarlo. “Ebrima è un ragazzo d’oro, educato e davvero per bene. Sta vivendo con serenità questa situazione, con noi ha una famiglia di cui fa parte al 100 per cento. A breve mio padre firmerà le carte legali per adottarlo al 100 per cento, abbiamo deciso di farlo tanti anni fa e se lo merita”.

La Storia
La vita di Darboe, come detto, è stata ricca di ostacoli. A 14 anni ha deciso di mettersi in viaggio dal Gambia (dove è nato) per raggiungere l’Europa con la speranza di una vita migliore. Dopo una traversata lunghissima in pullman fino in Libia, è salito su un barcone che lo ha portato a Lampedusa. Da lì, è entrato a far parte del progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo) che lo ha portato fino a Rieti. Nel capoluogo laziale ha iniziato a giocare a calcio con i ragazzi dello Young Rieti, fino a disputare il torneo “Scopigno Cup” che gli ha cambiato la vita. Miriam Peruzzi lo ha notato ed è finito alla Roma.

Nel 2021 l’esordio in Serie A contro la Sampdoria e le ottime prestazioni in partite importanti come quelle contro il Manchester United in Europa League, l’Inter e nel derby contro la Lazio. I tifosi giallorossi lo amano già alla follia e vedono in lui un prospetto importante per il futuro. Ora avrà la possibilità di convincere uno degli allenatori più vincenti al mondo: Josè Mourinho che a breve prenderà posto sulla panchina della Roma. La sua Roma.

Antonio Filippo Ferrari

martedì 2 marzo 2021

Lavoro minorile, nel mondo 152 milioni di bambini vittime dello sfruttamento. Peggiora la situazione con l'abbandono scolastico per il Covid

La Repubblica
In Italia pochi dati, e le denunce all'Ispettorato del Lavoro si fermano a 243, anche se il fenomeno dovrebbe coinvolgere centinaia di migliaia di persone, e con il Covid è peggiorato, anche per via della chiusura delle scuole.


Nel mondo ci sono ancora oggi 152 milioni i bambini vittime di lavoro minorile. Metà di essi, 73 milioni, sono costretti in attività di lavoro pericolose che mettono a rischio la salute, la sicurezza e il loro sviluppo morale. Sono vittime di sfruttamento sessuale, lavorativo o accattonaggio forzato. Un fenomeno che rimane largamente sommerso, presente nei Paesi più avanzati, come l'Italia.

Nel nostro Paese il lavoro minorile è vietato dal 1967, ma è un fenomeno che non solo non è mai scomparso, ma che la pandemia, le scuole chiuse e l'allargamento delle aree di povertà ad essa dovute, rischia di aggravare. Sullo sfruttamento lavorativo dei minori esistono, poi, anche pochi dati, e soprattutto non esiste un monitoraggio continuo. Ci sono i dati dell'Ispettorato nazionale del lavoro, relativi alle sanzioni per la violazione della legge (nel 2019 sono state 243, ma a breve uscirà l'aggiornamento sul 2020), ma naturalmente sono la punta di un iceberg che rimane per la gran parte sommerso.

Gli ultimi dati di fonte attendibile risalgono al 2013 e sono quelli di una ricerca condotta dalla Fondazione Di Vittorio e da Save the Children, in collaborazione con l'Istat, che ha mappato in Italia una stima di 340.000 minori al di sotto dei 16 anni occupati illegalmente, vale a dire il 7% della popolazione in età di lavoro. Sono baby sitter, aiuto camerieri, baristi, giovani braccianti o manovali, dice l'indagine dopo la quale non è stato fatto più niente. Un vuoto statistico che andrebbe colmato per dare a questo fenomeno le risposte legislative e sociali che merita.

"La parola chiave per capire il fenomeno del lavoro minorile è 'sommerso' - spiega Antonella Inverno, responsabile Policy and Law di Save The Children - perché si riferiscono a pochi accertamenti di violazione, mentre sappiamo che il lavoro minorile è fenomeno più ampio e interessa sia stranieri che italiani". La scuola è il primo presidio a tutela dei bambini, sostiene Inverno: "Laddove le scuole rimangono aperte contrastano i rischi che i minori in situazione di disagio possono correre: e non si tratta solo di poter essere sfruttati in lavori pesanti, ma anche di finire nelle mani della criminalità", dice.

I bambini intercettati dall'Ispettorato del lavoro in Italia erano impiegati in maniera illecita per la gran parte nei servizi di alloggio e ristorazione (142 violazioni ), mentre 36 violazioni riguardavano il settore del commercio all'ingrosso e al dettaglio, 17 nell'attività artistica, sportiva, di intrattenimento e divertimento, 16 nella manifattura, 13 nel settore agricolo, 4 nell'edilizia (il restante in varie attività). L'emergenza sanitaria ha avuto un impatto significativo sulla gestione della filiera agricola e agroalimentare, facendo emergere con più forza che in passato la condizione di sfruttamento lavorativo a cui sono sottoposti i migranti nelle campagne italiane. Si tratta di persone giovani, che da anni versano in condizioni di sfruttamento nel settore agricolo e sono esposti alle dinamiche di intermediazione illecita (cosiddetto caporalato).

In tutto il mondo del resto la crisi innescata dal Covid ha peggiorato la situazione del lavoro minorile. Per questo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, in collaborazione con il partenariato mondiale dell'Alleanza 8.7, ha lanciato il 2021 Anno internazionale per l'eliminazione del lavoro minorile. 

[...]

lunedì 4 gennaio 2021

Iran - Pena di morte - Messo a morte l'ultimo giorno del 2020 Hassan Rezaei - Aveva compiuto un omicidio a 16 anni.

Corriere della Sera
Hassan Rezaei, condannato alla pena capitale per un omicidio commesso quando aveva 16 anni, è stato messo a morte all'alba del 31 dicembre, quando ne aveva raggiunti 28, nella prigione centrale di Rasht. 

Hassan Rezaei

Nel 2020 l'Iran è stato l'unico stato al mondo ad aver eseguito condanne a morte di rei minorenni, in completa violazione delle norme internazionali. Immediate sono state le reazioni delle Nazioni Unite e dell'Unione europea. Secondo Iran Human Rights, dal 2010 in Iran sono stati messi a morte almeno 63 minorenni al momento del reato, quattro dei quali negli scorsi 12 mesi. 

Almeno 80 rei minorenni sono in attesa dell'esecuzione in varie prigioni del paese.

Riccardo Noury

sabato 28 novembre 2020

Trinidad e Tobago - Grave violazione - Respinti 16 bambini fuggiti dal Venezuela separandone alcuni dai genitori. Ad oggi sono 24.000 i venezuelani rifugiati nell' isola.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Trinidad e Tobago ha deportato via mare 16 bambini venezuelani, separandone alcuni dai genitori, ha denunciato lunedì un avvocato che ha cercato di fermare il rimpatrio e leader dell'opposizione dal Venezuela. 

I bambini sono stati deportati domenica, poche ore prima della ripresa dell'udienza giudiziaria in cui si richiedeva il loro soggiorno nel paese, ha detto ad AFP l'avvocato Nafeesa Mohammed, che ha chiesto di indagare sul caso e ha chiesto al governo di Keith Rowley di riconsiderare il gestione della crisi migratoria legata all'arrivo dei venezuelani.

Cha ha dichiarato: "Serve un'indagine (...) Sappiamo che abbiamo immigrati irregolari ed è giunto il momento per lo Stato di migliorare il sistema di gestione dei flussi (...) Questi sono bambini".

Il leader dell'opposizione venezuelana David Smolansky, commissario del Segretariato generale dell'Organizzazione degli Stati americani (OAS) per i migranti dal suo paese, contava 29 deportati: 16 bambini - di cui uno di quattro mesi - e 13 adulti. 

La Corte interamericana dei diritti umani (IACHR) ha esortato Trinidad e Tobago a "garantire l'ingresso" dei venezuelani "che cercano protezione internazionale per motivi umanitari". 

L'ONU stima che l'esodo dei venezuelani dal 2015 a causa della crisi acuta nel loro paese sia in oltre cinque milioni, circa 24.000 con destinazione Trinidad e Tobago.

lunedì 2 dicembre 2019

In Iran 40 anni di repressione, pena di morte anche per i ragazzini. Ne sono stati uccisi 140 dall'anno 2000

Il Riformista
Il popolo iraniano è oggi protagonista delle cronache per le rivolte che si sono estese a oltre 130 città a causa dei rincari del costo della benzina. Ci giungono notizie di centinaia di morti e migliaia di feriti per la cieca repressione in atto da parte dei Pasdaran, complice il black-out di internet e delle comunicazioni imposto dal regime.


A ben vedere, in Iran la repressione è in atto da quarant'anni, da quando, nel 1979, la rivoluzione komeinista ha portato al potere un regime teocratico che ha fatto della sistematica violazione dei diritti umani la leva del suo dominio. [...]

Nel 2019, sono stati impiccati almeno 6 minorenni al momento del fatto secondo quanto riportato da fonti non-ufficiali. Erano stati 7 nel 2018 (comprese due ragazze per l'omicidio del marito che erano state costrette a sposare a 13 e 15 anni), 5 nel 2016, 3 nel 2015 e almeno 17 nel 2014. La Fondazione Abdorrahman Boroumand ha documentato almeno 140 esecuzioni di minorenni in Iran dall'inizio del 2000. Nel Rapporto ufficiale dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite per l'Iran Javaid Rehman, reso pubblico lo scorso 23 ottobre, vi sarebbero almeno 90 minorenni nei bracci della morte iraniani.

L'Iran primeggia anche tra quei pochi altri Paesi in cui negli ultimi sei anni abbiamo registrato esecuzioni di minori, con un numero di ragazzi impiccati che è più del doppio di quanti mandati al patibolo da Arabia Saudita, Pakistan, Sudan del Sud e Yemen messi insieme. In base alla legge iraniana, le femmine di età superiore a nove anni e i maschi con più di quindici anni sono considerati adulti e, quindi, possono essere condannati a morte, anche se le esecuzioni sono normalmente effettuate al compimento del diciottesimo anno d'età.

A seguito delle richieste della comunità internazionale, il regime iraniano ha dato ad intendere che il nuovo codice penale - approvato nella sua ultima versione dal Consiglio dei Guardiani nell'aprile 2013 - abolisce la pena di morte per gli adolescenti di età inferiore a 18 anni. Tuttavia, ai sensi degli articoli 145 e 146 del nuovo codice penale, l'età della responsabilità penale è ancora quella della "pubertà", cioè nove anni lunari per le ragazze e quindici anni lunari per i ragazzi.

Quindi, l'età della responsabilità penale non è cambiata affatto nel nuovo codice penale. Per i reati Hudud, come sodomia, stupro, fornicazione, apostasia, consumo di alcool per la quarta volta, moharebeh (fare guerra a Dio) e i reati Qisas, come l'omicidio, resta per i giudici il potere discrezionale di decidere se un bambino ha capito la natura del reato e, pertanto, se può essere condannato a morte. Sento dire che di fronte alle proteste di piazza c'è il rischio che alle prossime elezioni si affermino le forze conservatrici.
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Elisabetta Zamparutti

venerdì 22 novembre 2019

USA. Oltre 100.000 minori detenuti per cause legate all'immigrazione.

Blog Minori Stranieri Non Accompagnati
Oltre 100.000 minorenni sono attualmente sottoposti a detenzione amministrativa negli Stati Uniti, per cause legate all'immigrazione, spesso in violazione del diritto internazionale. 


Questa è la triste verità che emerge dal rapporto Onu sui minori in stato di detenzione. L'autore del report, Nowak, ha affermato che la cifra si riferisce ai minori migranti, che hanno raggiunto il confine americano, attualmente in custodia negli Usa. Il dato si riferisce sia ai non accompagnati, sia ai minori detenuti con parenti o separati dai loro genitori prima della detenzione.

"Il numero totale attualmente detenuto è di 103.000", ha dichiarato Nowak, definendolo una valutazione "conservativa", basata sugli ultimi dati ufficiali disponibili e su ulteriori fonti "attendibili".

A livello globale, almeno 330.000 bambini in 80 paesi sono detenuti per motivi legati alla migrazione, secondo lo studio globale lanciato lunedì, il che significa che gli Stati Uniti rappresenta quasi un terzo dei bambini in detenzione. 

Lo studio ha in parte esaminato le violazioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, che impone che le detenzioni minorili vengano utilizzate "solo come misura di ultima ratio e per il periodo di tempo più breve". "La detenzione legata alla migrazione per i minori non può mai essere considerata una misura di ultima ratio o nel migliore interesse del minore. Ci sono sempre alternative disponibili", ha detto Nowak ai giornalisti a Ginevra. È utile ricordare, soprattutto in questa giornata, che gli Usa non hanno ancora ratificato la Convenzione dei diritti del fanciullo.
Leonardo Cavaliere

giovedì 24 ottobre 2019

Pena di morte, ONU: l'Iran esegue i minori violando la legge sui diritti umani

Blog Diritti Umani - Human Rights
L'Iran ha messo a morte nel 2018 sette minori e finora due quest'anno, nonostante se la legge sui diritti umani vieti la pena di morte per i minori di 18 anni.


Rehman, investigatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Iran ha rilevato che almeno 90 minori sono attualmente nel braccio della morte
L'Iran ha un largo uso della pena di morte e il numero di esecuzioni rimane uno dei più alti al mondo.

Nel 2019 le stime indicano che sono state eseguite almeno 173 esecuzioni.
Nella grave condizione economica dovuta alle sanzioni che colpiscono il paese e aggravano le condizioni economiche e sociali.

In questo contesto economico, ha detto Rehman, quelli che chiedono mil rispetto dei diritti umani "sono stati intimiditi, molestati, arrestati".

"Tra settembre 2018 e luglio 2019, almeno otto eminenti avvocati sono stati arrestati per aver difeso prigionieri 
politici  e difensori dei diritti umani

ES

Fonte AP

venerdì 27 settembre 2019

Sierra Leone – “L’inferno” di Chennu, un minore nel carcere di Freetown, in un cortometraggio di 22 minuti

ANS
“L’inferno”, racconta la storia di Chennu, un bambino di strada di Freetown in Sierra Leone. A 15 anni è entrato nel carcere per adulti di Pademba Road, nella capitale del Paese africano. È un film che vuole mettere in primo piano “le storie di quelle persone che stanno morendo dimenticate in prigione in condizioni disumane”, denuncia Amaia Remírez.

“Kanaki Films”, è il produttore di Raúl de la Fuente e Amaia Remírez, che ha realizzato un cortometraggio sulla vita di un giovane della Sierra Leone che riesce a cambiare la sua vita: dall’essere carcerato ad essere sostegno per i giovani carcerati. Il cortometraggio-documentario è stato proiettato per la prima volta nel programma “Kimuak” del Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián, Spagna.

Inoltre, è una storia di superamento personale incentrata sul protagonista, Chennu. Un personaggio “potentissimo”, puntualizza Remírez. Dopo aver trascorso quattro anni in carcere, riesce a cambiare la sua vita e “Ora si dedicata ad aiutare i carcerati”. “È una redenzione completa e un superamento totale delle difficoltà vissute in carcere”. Il cortometraggio è stato prodotto grazie al sostegno del “Centro Don Bosco Fambul” di Freetown in Sierra Leone e di “Misiones Salesianas” di Madrid.

Uno dei gruppi che si assistono al “Don Bosco Fambul”, è quello dei detenuti che si trovano nel carcere per adulti, dove hanno incontrato Chennu. “Con questo cortometraggio vogliamo dare visibilità al lavoro nel carcere che stanno facendo i salesiani, specialmente con i minori e i più malati”.

“Kanaki Films” da alcuni anni si occupa di documentari che prepara la procura “Misiones Salesianas” per dare visibilità al lavoro svolto nei Paesi in via di sviluppo. L’ultimo lavoro è stato “Love”, in Sierra Leone, ma anche “30.000” in Costa d’Avorio, e quello che sarà presto pubblicato su “Palabek. Rifugio di Speranza”, in Uganda.

La prima nazionale de “L’inferno”, si svolgerà alla fine di ottobre al “Seminci” (Settimana Internazionale del Cinema), di Valladolid, nella sezione competitiva dei cortometraggi “Tempo di storia”. “Per noi è un obbiettivo esserci”, ha detto Amaia.

lunedì 9 settembre 2019

Grecia, emergenza migranti: i minori non accompagnati sono 1.100 - Sovraffollamento e grandi difficoltà

Osservatorio Diritti
Sono 1.100 i minorenni migranti e rifugiati non accompagnati che vivono nei centri d'accoglienza e identificazione delle isole greche. Il numero più alto registrato nel paese dall'inizio del 2016. Lo denuncia l'Unicef, che lancia un appello a tutti i paesi europei


1100. È il numero dei bambini non accompagnati e separati, rifugiati e migranti, che vivono nei sovraffollati centri di accoglienza e identificazione in Grecia. Secondo l’Unicef– che lancia così il suo appello agli stati membri dell’Unione europea – si tratta del numero più altro dall’inizio del 2016.

«Non ho potuto studiare perché non c’era sicurezza, la situazione mi ha costretto a lasciare il paese. Penso che giorno dopo giorno abbiano perso la testa. Per questo motivo, a volte si tagliano le mani. Non voglio essere così».

Sono le parole di un sedicenne afghano, che parla degli altri ragazzi che vivono nella stessa struttura che lo ospita. È uno dei ragazzi della sezione B, un’area che accoglie – offrendogli protezione specializzata – i bambini non accompagnati nel centro di accoglienza e identificazione di Moria, sull’isola greca di Lesbo.


L’Unicef ha diffuso un cortometraggio che testimonia proprio la vita dei ragazzi che vivono nella sezione B del centro di accoglienza e identificazione di Moria, dove sono presenti più di 8.700 persone, a fronte di una capacità di accoglienza pari a 3 mila persone.



La sezione B è un’area che accoglie i minori non accompagnati, offrendogli protezione specializzata; qui c’è spazio per 160 bambini non accompagnati, ma attualmente ne sono presenti 520.

Nelle immagini del cortometraggio i bambini protagonisti raccontano da cosa sono fuggiti e i relativi orrori, il viaggio che li ha portati lontani, ma anche le condizioni in cui vivono ora, nel centro di accoglienza. Al loro fianco gli operatoridel centro di accoglienza, anch’essi esausti e sopraffatti.

Felicia Buonomo

sabato 7 settembre 2019

Francia di ‘liberté-égalité-fraternité’ calpesta i diritti dei minori migranti

Remocontro
Un rapporto della Human Rights Watch denuncia le violazioni delle autorità di polizia francesi contro i migranti minori non accompagnati. Respingimenti illegali, procedure illegali per il riconoscimento della minore età, scarsa possibilità di accedere a strutture sanitarie, per non parlare di istruzione. Le accuse contenute nel documento riguardano anche il comportamento degli agenti nei confronti dei volontari che aiutano i migranti a passare il confine o che soccorrono chi è in difficoltà.


Peggio della peggiore ItaliaPeggio della peggiore Italia che forse così non è mai stata. Respingimenti duri e illegali, mancanza di alloggi adeguati, procedure fuori dalla legge per il riconoscimento della minore età, scarsa possibilità di accedere a istruzione e strutture sanitarie. L’ultimo rapporto dell’organizzazione umanitaria Human Right Watch si è concentrato sulla situazione dei migranti minori non accompagnati al confine tra Italia e Francia.

Le violazioni dei diritti dei giovani immigrati, che spesso tentano il passaggio del confine su sentieri ghiacciati e senza equipaggiamento adeguato, sono numerose. Non a caso il rapporto prende in esame ciò che succede nelle regione delle Alte Alpi e si basa su diverse testimonianze (almeno una sessantina) di ragazzi tra i 15 e i 18 anni.
Le violazioni dei gendarmi francesi

Sotto accusa le autorità francesi, colpevoli di procedure contrarie non solo al diritto transalpino ma anche internazionale per quanto riguarda la protezione dell’infanzia. Bènèdicte Jeannerod di HRW spiega: «interpellati dagli agenti di sicurezza dopo aver attraversato la montagna in condizioni estremamente difficili, durante il colloquio di valutazione i ragazzi vengono spesso accusati di mentire e ogni loro racconto viene strumentalizzato per non riconoscere arbitrariamente la loro minore età».

Un modo per sfuggire a contestazioni sulle violazioni dei diritti ma anche una ”abitudine” già denunciata lo scorso anno da ong di credibilità internazionale come Oxfam. In un altro rapporto infatti si raccontava della polizia che «ferma i bambini stranieri soli e li obbliga a salire su treni diretti in Italia dopo averne alterato i documenti per farli apparire più grandi o facendo risultare che solo loro che vogliano tornare». Bugiardi bastardi, per fare rima, e non lo dice Oxfam ma Remocontro.
False dichiarazioni e scarpe tagliate
Oxfam parlava chiaramente della registrazione dei minori fatti passare per maggiorenni, della falsificazione delle loro dichiarazioni, della detenzione senza cibo o coperte e senza la possibilità di parlare con un tutore legale. Più modello SS che Liberte, Egalitè, Fraternitè. Fecero scalpore anche le testimonianze riguardo furti delle Sim telefoniche e il taglio delle scarpe per impedire la prosecuzione del viaggio verso la Francia.

Ma le accuse riguardano anche il comportamento degli agenti nei confronti dei volontari che aiutano i migranti a passare il confine o che soccorrono chi è in difficoltà. Nonostante il riconoscimento del “principio di fratellanza” da parte della Corte costituzionale francese dopo il caso di Cedric Herrou (il contadino della Val Roya più volte sanzionato penalmente per la sua opera di solidarietà), nulla sembra essere cambiato.

Il rapporto di Human Rights Watch infatti attribuisce alla polizia francese atti «intimidatori per impedire le attività umanitarie». La ong ha spiegato cosa succede: «i loro veicoli vengono perquisiti abusivamente, subiscono controlli di identità non giustificati oppure finiscono in tribunale». Le conseguenze per i “solidali” possono essere pesanti. Chi aiuta i migranti ad entrare in territorio francese rischia fino a 5 anni di prigione e 30mila euro di sanzione pecuniaria.

sabato 11 maggio 2019

Iran - Due diciassettenni, Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat, frustati e eseguita la pena di morte in segreto

La Repubblica
Due diciassettenni frustati e poi giustiziati in segreto. Le autorità iraniane hanno frustato e segretamente giustiziato il 25 aprile scorso due ragazzi di età inferiore ai 18 anni, ha appreso Amnesty International. Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat, due cugini, sono stati messi a morte nella prigione di Adelabad a Shiraz, nella provincia di Fars, nel sud dell'Iran. 
Entrambi erano stati arrestati quando avevano 15 anni e condannati per accuse di stupro in un processo iniquo. Secondo le informazioni ricevute da Amnesty International, gli adolescenti non erano a conoscenza di essere stati condannati a morte fino a poco prima delle loro esecuzioni e portavano segni sui loro corpi, a indicare che sono stati fustigati prima dell’esecuzione. Le loro famiglie e gli avvocati non sono stati informati in anticipo delle esecuzioni e sono rimasti scioccati nell'apprendere la notizia.

L'esecuzione senza preavviso. Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat erano stati tenuti in un centro di correzione minorile a Shiraz dal 2017. Il 24 aprile, sono stati trasferiti nella prigione di Adelabad, senza conoscerne il motivo. Lo stesso giorno, le autorità hanno concesso alle loro famiglie di visitare i due ragazzi, senza però dire che era in preparazione delle esecuzioni. Il giorno seguente, il 25 aprile, le famiglie hanno ricevuto una chiamata dall'Organizzazione di Medicina Legale dell’Iran, un istituto forense statale, che li informava delle esecuzioni e chiedeva loro di riprendersi i corpi.

venerdì 3 maggio 2019

Texas. Un altro 16enne immigrato muore nei centri di detenzione Usa: è il terzo

Avvenire
La tragedia a McAllen. Giunto dal Guatemala, era stato portato il 20 aprile dagli agenti per l'immigrazione (Ice) nel centro gestito dall'organizzazione Southwest Key che ospita oltre 5.000 ragazzi.



Un sedicenne del Guatemala di cui non è stato rivelato il nome è morto in Texas mentre era detenuto dagli agenti di frontiere. È il terzo migrante minorenne deceduto negli Stati Uniti negli ultimi cinque mesi dopo essere stato preso in custodia dagli agenti. Il 16enne è deceduto al Texas Children Hospital di McAllen dopo alcuni giorni di terapia intensiva.


Le cause della morte non sono state rese note. Era stato portato lo scorso 20 aprile dagli agenti per l'immigrazione (Ice) nel centro gestito dall'organizzazione no profit Southwest Key che ospista oltre 5.000 migranti minorenni in 20 diverse strutture. 


È stato portato al pronto soccorso il giorno successivo con febbre alta e mal di stomaco ma è stato subito dimesso. La sua salute non è migliorata ed è stato riportato in ospedale in ambulanza il 22 aprile dove è morto una settimana dopo. 

Gli altri due bimbi morti mentre erano detenuti sono Jakelin Caal, di 7 anni, deceduta l'8 dicembre a El Paso, in Texas, e Felipe Gomez Alonzo, 8 anni, morto alla vigilia di Natale nel New Mexico. Secondo il "New York Times", la Southwest Key si è garantita fondi federali per 1,7 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni. 

Il suo fondatore si è dimesso lo scorso marzo in seguito ad un'inchiesta sulla sua gestione dei fondi pubblici.

sabato 26 gennaio 2019

Sea Watch, la mediazione della Cei: la Comunità Giovanni XXIII pronta ad accogliere i minori

La Repubblica
La Comunità accolse anche i migranti della Diciotti. Pronti ora ad ospitarli a Reggio Calabria.


Come è già accaduto ad agosto per i migranti della Diciotti, anche questa volta la Comunità Papa Giovanni XXIII, che poi ospitò la gran parte degli eritrei a bordo, è pronta ad aprire le porte delle sue comunità ai minorenni bloccati da otto giorni sulla Sea Watch3 dei quali ieri il procuratore dei minori di Catania ha sollecitato losbarco immediato come prevede la legge. 


Paolo Ramonda, presidente della Papa Giovanni, ha fatto sapere che per i 13 ragazzi minori, 8 dei quali non accompagnati, è pronta la casa "Annunziata" di Reggio Calabria.

Una disponibilità che potrebbe sbloccare, almeno per loro, una situazione che si fa sempre più difficile. Grazie alla mediazione di don Aldo Bonaiuto, uno dei pilastri della Comunità che con Salvini ha intessuto negli ultimi mesi un rapporto di collaborazione, ad agosto Salvini si decise a far scendere i migranti della Diciotti dando il suo assenso ad un accordo di suddivisione che, in mancanza dell'Europa, ha visto per la prima volta scendere in campo la Cei. 

E sempre con la Comunità Papa Giovanni XXIII Salvini ha acconsentito all'arrivo in Italia di due voli di corridoi umanitari che hanno portatocirca 150 migranti vulnerabili liberati dall'Unhcr dalle prigioni libiche.

Procura di Catania chiede sbarco immediato dei minori non accompagnati sulla Sea Watch 3

Adnkronos
La Procura dei minori di Catania ha chiesto lo sbarco immediato dei minori non accompagnati che si trovano a bordo della nave Sea Watch che dalla notte scorsa staziona a 1,4 miglia dalla costa di Siracusa. 

Siracusa. “Fateli sbarcare”, striscioni in corso Umberto - [Siracusaoggi.it]
Con una lettera inviata ai ministri dell'Interno e delle infrastrutture e trasporti, rispettivamente il vicepremier Matteo Salvini e Danilo Toninelli, ma anche al presidente del tribunale per i minorenni di Catania, al procuratore generale di Catania e al prefetto di Siracusa, il procuratore per i minorenni di Catania, Caterina Ajello, afferma che lasciare i minori stranieri non accompagnati sulla nave dell'Ong è una "grave violazione dei loro diritti".

La stessa procura dei minori di Catania ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, per accertare quanti siano i minori non accompagnati. A quanto si apprende i minori a bordo sarebbero 13, di cui 8 non accompagnati. L'indagine è stata aperta dai magistrati dopo la lettera inviata oggi dalla Garante per i minori di Siracusa Carla Trommino alla Procura dei minori della città etnea. Nella lettera Trommino chiedeva una "verifica urgente della presenza di minori non accompagnati ci sono a bordo".

Nella missiva, Ajello scrive: "Atteso che i suddetti minori si trovano in territorio dello Stato italiano e specificatamente nel distretto di competenza di questa procura della Repubblica per i minorenni, la tutela dei loro diritti deve essere assicurata da questa Ag". 

"Evidentemente - prosegue il procuratore - tutti questi diritti vengono elusi a causa della permanenza dei suddetti minori a bordo della nave poiché quantomeno non possono beneficiare di strutture di accoglienza idonee e sono costretti a permanere in una condizione di disagio sino a quando la situazione politica internazionale non sarà risolta, con grave violazione dei loro diritti".

Il procuratore dei minori chiede quindi ai ministri Salvini e Toninelli che "i minorenni extracomunitari a bordo della nave Sea watch 3 possano sbarcare per essere collocati nelle apposite strutture per minori stranieri". La lettera è stata inviata oggi pomeriggio anche al Comandante della capitaneria di Porto di Siracusa e all'autorità garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza e all'ufficio del difensore dei diritti dei bambini presso il comune di Siracusa.

Intanto, stando a quanto sottolineano fonti del Viminale, il ministro dell'Interno Matteo Salvini sta raccogliendo gli elementi per valutare una denuncia per tutti i membri dell'equipaggio della Sea Watch 3 per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Dura la replica del garante per l'infanzia di Siracusa: "Forse il ministro dell'Interno sconosce la legge - dice Trommino all'Adnkronos -. Se c'è un solo dubbio, il ragazzo si deve considerare minore fino a prova contraria. Non si tratta di escamotage. Non lo può valutare il Viminale se fare sbarcare i minori, ma devono solo applicare la legge".

giovedì 13 dicembre 2018

Scuola, bambini stranieri esclusi da mensa: condannato il comune di Lodi per discriminazione dal Tribunale di Milano

Dire
Il giudice ha accolto il ricorso delle famiglie, del coordimento Uguali Doveri, di Asgi e del Magazzino e ha ordinato al Comune di Lodi "di modificare il predetto 'Regolamento per l'accesso alle prestazioni sociali agevolate'".


Milano – Il comune di Lodi condannato per discriminazione per il caso dei bambini stranieri esclusi dalle tariffe agevolate per le mense scolastiche. La sentenza di condanna e’ stata emessa oggi dal giudice Nicola Di Piotti del Tribunale di Milano.

Il comportamento del Comune di Lodi e’ discriminatorio perche’ ha modificato il regolamento delle mense scolastiche, richiedendo che i cittadini “non appartenenti all’Unione Europea, per accedere a prestazioni sociali agevolate, debbano produrre la certificazione rilasciata dalla competente autorita’ dello Stato esterno, corredata di traduzione in italiano legalizzata dall’Autorita’ consolare italiana” che attesti di non avere redditi o beni immobili nel Paese d’origine.

Una documentazione aggiuntiva quasi impossibile da reperire, tanto che quasi 200 bambini stranieri di fatto sono stati esclusi dal servizio mensa. Il giudice ha quindi accolto il ricorso delle famiglie, del coordimento Uguali Doveri, di Asgi e del Magazzino e ha ordinato al Comune di Lodi “di modificare il predetto ‘Regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate’ in modo da consentire ai cittadini non appartenenti all’Unione Europea di presentare la domanda di accesso a prestazioni sociali agevolate mediante la presentazione dell’ISEE alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani e dell’Unione europea in generale”.

venerdì 23 novembre 2018

Iran - Pena di morte, rischia l'esecuzione Mohammad Reza Haddadi condannato a 15 anni

Amnesty International
Mohammad Reza Haddadi è stato arrestato nel 2004, quando aveva solo 15 anni.
Il tribunale penale di Kazeroun, nella provincia di Fars, lo ha condannato alla pena di morte con l’accusa di omicidio.
Mohammad Reza Haddadi
In particolare, Mohammad è accusato di aver ucciso un autista in un incidente in cui, oltre a lui, erano coinvolti altri tre adulti.
Mohammad ha subito un processo ingiusto.

Durante gli interrogatori, infatti, il ragazzo iraniano aveva confessato la sua colpevolezza solo perché i suoi due coimputati si erano offerti di dare i soldi alla sua famiglia.

Nel corso del processo Mohammad ha ritrattato la sua confessione dichiarandosi innocente e sostenendo di non aver preso parte all’omicidio. Tesi sostenuta anche dagli altri coimputati che hanno ritirato le parti della loro testimonianza che riguardavano il coinvolgimento del ragazzo.
Mohammad potrebbe essere messo a morte da un momento all’altro.

Per sei volte è stata annunciata la sua esecuzione. Solo grazie alle proteste pubbliche, l’esecuzione è stata ogni volta posticipata.
Dopo l’ultimo rinvio, tra dicembre 2013 e gennaio 2014 Mohammad ha presentato domanda per un nuovo processo. La Corte Suprema dell’Iran ha rifiutato di prendere in considerazione la richiesta.

Mohammad ha trascorso tutta la sua vita da giovane adulto nel braccio della morte. Il suo caso esemplifica l’uso abominevole della pena di morte da parte dell’Iran nei confronti di individui al di sotto dei 18 anni di età, in violazione alle norme internazionali sui diritti umani.

Firma ora e chiedi anche tu di annullare la condanna a morte per Mohammad. >>>

mercoledì 21 novembre 2018

Libia. Abusi sui minori nei campi profughi finanziati dall'Ue: "Un inferno in terra"

Il Giornale
Un'inchiesta del Guardian fa luce sugli abusi nei campi profughi finanziati anche dall'Unione europea. Malnutrizione e violenze sono all'ordine del giorno. In Libia, i campi profughi finanziati anche dall'Unione europea attraverso il Fondo per l'Africa, sono un "inferno in terra". Secondo l'ultima inchiesta del Guardian, i minori detenuti nei campi libici subiscono violenze e maltrattamenti all'ordine del giorno.


Secondo i testimoni, i minori vengono picchiati violentemente dalla polizia e dalle guardie che controllano i campi, vengono lasciati senza cibo per giorni ed è vietato loro avere qualsiasi tipo di contatto con l'esterno. 

Come spiega il quotidiano britannico, in Libia ci sono 26 campi profughi. Non esistono cifre esatte che dicano il numero dei bambini e dei minori detenuti in questi centri. L'idea è che siano probabilmente già oltre il migliaio.

L'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr) stima che in questi campi, attualmente, ci siano almeno 5.400 migranti detenuti in totale su tutto il territorio libico. Ovviamente si parla solo di una parte, e probabilmente anche quella minore. 

A questi 5.400, si aggiungono infatti i centri clandestini, gestiti dai trafficanti di persone e con la complicità delle milizie locali e di gruppi terroristi. Tra le testimonianze raccolte dal Guardian, che sono state pubblicate nella Giornata mondiale dell'infanzia, c'è quella, tragica, di un rifugiato eritreo di 13 anni, detenuto, più che ospitato, in uno di questi campi finanziati dall'Ue vicino Tripoli, capitale della Libia.

Il ragazzo ha raccontato che le persone ricevono una piccola porzione di pasta in bianco al giorno, in condizioni igienico-sanitarie certamente molto precarie. Molti sono affamati e denutriti. Nei campi, serpeggiano diverse malattie, fra cui la tubercolosi. Tante persone, specialmente ragazzi e bambini, sono vestiti solo una maglietta e dei pantaloncini: e l'arrivo dell'inverno rischia di provocare congelamenti, malattie e morti.

Renato Zuccheri

martedì 20 novembre 2018

20 Novembre - Giornata mondiale dell’infanzia: diritti negati in tutto il mondo #WorldChildrensDay

Nuova Ecologia
Mortalità infantile, malnutrizione, violenze, malattie, matrimoni precoci, lavoro minorile. UNICEF racconta con i numeri le emergenze che si consumano nel silenzio generale e vedono coinvolti i più piccoli. Anche in Italia.





Per la Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, celebrata oggi in tutto il mondo, UNICEF dà voce ai numeri per far capire quanto ancora debba essere fatto in ogni angolo del pianeta per tutelare i diritti dei più piccoli.

Mortalità infantile
A livello globale ogni 5 secondi muore un bambino sotto i 15 anni (6,3 milioni nel 2017) spesso per cause prevenibili. La maggior parte di queste morti – 5,4 milioni – avvengono nei primi 5 anni di vita, e circa la metà sono di neonati. Il numero di bambini che muoiono sotto i 5 anni è diminuito fortemente dai 12,6 milioni del 1990 ai 5,4 milioni del 2017. Nel 2017, 2,5 milioni di neonati sono morti nel loro primo mese di vita.

Focus Italia
In Italia il tasso di mortalità sotto i 5 anni nel 1990 era di 10 morti ogni 1.000 nati vivi, mentre nel 2017 è calato a 3 morti ogni 1.000 nati vivi. Nel 1990 il tasso di mortalità sotto 1 anno era di 8 morti ogni 1.000 nati vivi, mentre nel 2017 è calato a 3. Nel 1990 il tasso di mortalità neonatale nel 1990 era di 6 morti ogni 1.000 nati vivi, mentre nel 2017 è calato a 2.

Malnutrizione
Ogni anno la malnutrizione è concausa della morte di circa 3 milioni di bambini sotto i 5 anni. Oltre 200 milioni sono i bambini malnutriti in tutto il mondo. In Yemen, ogni anno 30.000 bambini sotto i 5 anni muoiono per malattie che hanno come concausa la malnutrizione. 1,8 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta, di questi 400.000 bambini rischiano la vita e un totale di 18,5 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare. In Repubblica Democratica del Congo 2 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta grave.

Emergenze
A livello globale 1 bambino su 4 vive in un paese colpito da conflitti o disastri naturali. Inoltre, 117 milioni di persone vivono in situazioni di conflitto e disastri senza accesso ad acqua sicura.

Violenza
A livello globale, poco più di 1 studente su 3 fra 13 e 15 anni è vittima di bullismo e circa la stessa percentuale è coinvolta in scontri fisici. Tre studenti su 10 in 39 paesi industrializzati ammettono di esercitare bullismo sui loro coetanei. Circa 720 milioni di bambini in età scolastica vivono in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola non sono completamente proibite. In Italia, il 37% degli studenti fra i 13 e i 15 anni hanno riferito di essere stati vittime di bullismo a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi e/o di essere stati coinvolti in scontri fisici almeno una volta nei 12 mesi passati. In questa stessa fascia di età, il 12% degli studenti ha subito atti di bullismo (a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi) e il 31% è stato coinvolto in atti di violenza fisica (almeno una volta negli ultimi 12 mesi).

Allattamento
Nel mondo, circa 7,6 milioni di bambini ogni anno non vengono allattati, soprattutto nei paesi ricchi; infatti, nonostante i benefici dell’allattamento, 1 bambino su 5 nei paesi ad alto reddito non viene mai allattato, rispetto ad 1 bambino su 25 nei paesi a basso e medio reddito.

Bambine
A livello globale 131 milioni di ragazze nel mondo sono fuori dalla scuola. Una giovane ragazza su 3, rispetto a 1 ragazzo su 6, tra i 15 e i 29 anni, non lavora, non riceve un’istruzione o corsi di formazione. Nel mondo, circa 15 milioni di ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni sono state costrette a rapporti sessuali o altri tipi di violenza sessuale durante la loro vita;

Matrimoni precoci
Nel mondo, circa 650 milioni di donne in vita oggi si sono sposate da bambine. Ogni anno 12 milioni di ragazze diventano spose bambine. La percentuale di donne che hanno contratto matrimonio da bambine è diminuita del 15% nell’ultimo decennio, da 1 su 4 a circa 1 su 5. Senza un’ulteriore accelerazione, oltre 150 milioni di ragazze in più si sposeranno prima del loro 18esimo compleanno entro il 2030;

Migranti
Sono 30 milioni i bambini sfollati al mondo a causa di conflitti, il numero più alto dalla Seconda Guerra mondiale. Almeno 300.000 bambini non accompagnati e separati sono stati registrati in circa 80 paesi tra il 2015 e il 2016, rispetto ai 66.000 nel 2010-2011. I bambini rappresentano circa il 28% delle vittime di tratta a livello globale. In regioni come Africa Subsahariana e America Centrale e Caraibi, i bambini costituiscono una percentuale anche maggiore delle vittime di tratta identificate, rispettivamente il 64% e 62%.

Istruzione
Nei paesi colpiti da conflitti o disastri 1 bambino su 3 è fuori dalla scuola, in totale sono 104 milioni. Nel mondo, 303 milioni di bambini e giovani tra i 5 e i 17 anni non vanno a scuola. Un bambino su 5 tra i 15 e i 17 anni che vive in paesi colpiti da conflitti o disastri non è mai entrato in una scuola e 2 su 5 non hanno mai completato il ciclo di istruzione primaria

HIV/AIDS
Nel 2017, ogni ora, circa 30 adolescenti – tra i 15 e i 19 anni – sono stati contagiati da HIV. Di questi due terzi sono ragazze. Ogni tre minuti un’adolescente viene contagiata dall’HIV. L’anno scorso, 130.000 bambini e adolescenti sotto i 19 anni sono morti a causa dell’AIDS, mentre 430.000 – circa 50 all’ora – hanno contratto il virus dell’HIV. Gli adolescenti tra i 10 e i 19 anni rappresentano circa i due terzi dei 3 milioni di persone – tra 0 e 19 anni – che vivono con HIV. Anche se, dal 2010, le morti per tutti gli altri gruppi di età, compresi gli adulti, sono diminuite, tra gli adolescenti (15- 19 anni) non ci sono state riduzioni. Nel 2017 circa 1,2 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni vivevano con HIV – 3 su 5 erano ragazze.

Acqua e servizi igienico sanitari
Nel mondo 900 milioni di bambini non hanno accesso, o un accesso limitato, a servizi per il lavaggio delle mani a scuola. Circa il 66% delle scuole hanno bagni con servizi di base. Circa una scuola primaria su 5 e una scuola secondaria su 8 non hanno servizi igienico-sanitari. Il 23% delle scuole nel mondo non ha servizi igienico-sanitari.

Lavoro minorile
Nei paesi meno sviluppati, circa 1 bambino su 4 – dai 5 ai 17 anni – è coinvolto in lavori considerati dannosi per la sua salute e il suo sviluppo. La più alta percentuale di bambini lavoratori si trova in Africa subsahariana – il 29% di quelli tra i 5 e i 17 anni; seguono: America Latina e i Caraibi (11%) e Medio Oriente e Nord Africa, dove meno di 1 bambino su 10 (7%) in questo gruppo di età svolge lavori potenzialmente pericolosi.