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mercoledì 3 giugno 2015

Egitto - Oltre 500 profughi da Siria e Eritrea incarcerati mentre cercavamo di salpare dalle coste egiziane

Avvenire
Il caos libico sposta le rotte verso Est. Fermati siriani ed eritrei: 3 morti. Erano appena salpati da un porto non lontano dal delta del Nilo. Già pregustavano l'arrivo in Italia. Sono finiti in una prigione e nessuno sa cosa sarà di loro. E la sorte toccata ad almeno 500 profughi siriani, eritrei e somali, arrestati dalle autorità del Cairo mentre tentavano la traversata nel Mediterraneo. Un gruppo di circa 300 è stato accerchiato prima dell'imbarco, ma altri 220 erano riusciti a partire, quando sono stati intercettati dalle motovedette che hanno fatto fuoco: 3 morti annegati, forse per tentare di alla cattura.

Scappare dell'Isis in Siria per finire nelle mani dell'Isis in Libia. È questo il nuovo pericolo che corrono i profughi. Un rischio che neanche i trafficanti posso più permettersi. Perciò i più remoti porti egiziani stanno tornando ad assumere un ruolo chiave nei flussi dell'emigrazione verso l'Europa.

Se la Libia è l'inferno dei diritti umani, l'Egitto non è il paradiso. La marina egiziana che ha sparato contro il barcone che trasportava 220 persone, in maggioranza siriani, ne è la riprova. Della carovana di fuggiaschi si hanno notizie frammentarie. Si sa che sono partiti dai campi profughi di Giordania e Libia.

"Hanno pagato 2.500 dollari, poi attraverso il valico di Rafah, in Israele - racconta dalla Germania il marito di una donna arrestata con i figli piccoli - hanno raggiunto un porto vicino Alessandria. Poche ore dopo avermi avvertito della partenza mi hanno chiamato per dirmi che li stavano arrestando". Da allora nessuna notizia diretta. La speranza è che almeno lui possa tentare il ricongiungimento familiare in Germania. Ma che ne sarà di tutti gli altri?

Non è toccata una sorte migliore neanche al gruppo di eritrei, somali e sudanesi che hanno seguito la rotta terrestre da Khartoum, la capitale del Sudan, al delta del Nilo, nei villaggi tra Damietta ed Alessandria. Questi ultimi hanno pagato tra i 1.500 e i 2.ooo dollari.

E anche di loro non si hanno più notizie ufficiali. Organizzazioni non governative e agenzie Onu come l'Acnur, stanno pressando Il Cairo per avere accesso ai migranti e procedere alla loro scarcerazione. Tra essi un gruppo di 70 eritrei, di cui 20 trasferiti in alcuni centri detenzioni nel distretto del Cairo.
Nelle ultime settimane si sono ripetuti sbarchi in Italia da mezzi salpati in Egitto. In totale 2.800 persone (contro i 30 mila partiti dalla Libia) che fanno del paese dei faraoni la seconda marineria dei trafficanti di uomini. Con numeri ancora più rilevanti, se si considerano alcuni recenti sbarchi avvenuti in Grecia. Una tendenza in crescita, segnalata nei giorni scorsi da Fabrice Leggeri, capo dell'agenzia europea Frontex.

Episodi che di fatto rischiano di far invecchiare i propositi dell'Ue, con l'intervento delle forze armate autorizzato solo per la Libia, quando oramai i trafficanti si stanno spostando in Paesi come l'Egitto su cui Bruxelles può usare solo armi diplomatiche.

Intanto altri 230 migranti, a bordo di due gommoni, sono stati soccorsi dai mezzi della Guardia di Finanza a nord della Libia, circa 140 miglia a sud est di Lampedusa, mentre in serata diverse segnalazioni di barconi diretti verso la Grecia sono state raccolte dalla autorità di Atene.

di Nello Scavo

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