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lunedì 8 giugno 2015

Birmania, nell’inferno dei campi dove sono chiusi i migranti Rohingya

Reuters
Nel campo profughi dove vivono gli ultimi degli ultimi.
Di certo c’è che cercano di dissertarsi raccogliendo acqua usando delle bottiglie. 
Denutriti, scheletrici, sembrano fantasmi. Siamo a Kanyin Chaung, in Birmania: qui sono in qualche modo stati accolti 730 migranti (ma il numero è assai maggiore e molti altri si trovano nelle stesse condizioni in altre località) soccorsi nel mare delle Andamane (Golfo del Bengala) dalla marina birmana per accertare la loro nazionalità. 

Migrazione assai difficile da decifrare, con contorni complicati e controversi: è assai probabile che si tratti di Rohingya, minoranza musulmana apolide tra le più perseguitate al mondo. Si tratta di 1,1 milioni di persone sparse tra il Bangladesh e la Birmania stessa. 

Entrambi Paesi che stanno cercando di abbandonare. Non senza problemi e polemiche. Per il governo birmano i profughi che hanno abbandonato il Myanmar non fuggono dalle persecuzioni, ma stavano cercando condizioni di lavoro migliori altrove. 

Secondo l’Onu, invece, circa la metà dei migranti approdati sulle coste del sud est asiatico, nelle ultime settimane, sono Rohingya musulmani in fuga dalla persecuzione in Birmania, il resto sono bengalesi che scappano dalla povertà 

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