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domenica 30 aprile 2023

Migranti - Tunisia - L'obitorio di Sfax stracolmo di migranti annegati, sono più di 200

Ansa
L'obitorio centrale di Sfax, città tunisina da cui sono partiti molti migranti dall'inizio dell'anno, è stracolmo di un gran numero di cadaveri, vittime di naufragi.

Obitorio di Sfax (Foto Ansa)

"Martedì abbiamo contato più di 200 corpi, ben oltre la capacità dell'ospedale Habib Bourguiba di Sfax, il che crea anche un problema sanitario", ha detto all'Afp Faouzi Masmoudi, portavoce del tribunale di Sfax, seconda città del paese con quasi un milione di abitanti.
"Non sappiamo chi siano o da quale naufragio provengano e il numero sta crescendo", ha aggiunto, precisando che "quasi ogni giorno ci sono funerali". 

Solo il 20 aprile sono state seppellite almeno 30 persone. Ma "durante la festa musulmana dell'Eid tra il 21 e il 23 aprile scorsi sono stati ripescati molti cadaveri". 

I defunti vengono seppelliti dopo aver prelevato il loro Dna e assegnato un numero a ciascun corpo per facilitare la loro possibile identificazione da parte dei parenti, ha spiegato Masmoudi riferendo di significative "difficoltà" nel trovare un luogo di sepoltura per questi corpi, pur rilevando "sforzi concertati per seppellirli nei cimiteri comunali di Sfax".

"Dall'inizio dell'anno abbiamo contato il 24 aprile, più di 220 morti e dispersi, per lo più provenienti dall'Africa sub-sahariana", ha affermato Romdhane Ben Amor dell'Ong Forum Tunisino per i diritti economico e sociali (Ftdes), specializzata in migrazione. 

Secondo il Ftdes, "oltre il 78% delle partenze è avvenuto dalle coste di Sfax e Mahdia". Ben Amor ha ricordato che le autorità locali si erano impegnate lo scorso anno "a creare un cimitero speciale per i migranti, sulla base del fatto che non sono musulmani", ma che non è ancora pronto.

La partenza dei migranti africani dalla Tunisia si è intensificata dopo un duro discorso del 21 febbraio del presidente Kais Saied che ha condannato l'immigrazione clandestina presentandola come una minaccia demografica per il suo Paese. 

La Tunisia, alcune delle cui coste distano meno di 150 km dall'Italia, sta attraversando una grave crisi politica ed economica che sta spingendo anche molti tunisini a tentare di raggiungere l'Europa clandestinamente via mare a rischio della propria vita.

mercoledì 22 marzo 2023

La Tunisia sta diventando la "Nuova Libia - Stato vicino al default - Paese che non offre futuro ai giovani. Politiche xenofobe verso gli "africani" subsahariani.

Globalist
La “nuova Libia” si chiama Tunisia. Uno Stato in default. Una rivoluzione tradita. Un Paese giovane che non offre futuro ai suoi giovani. Globalist lo ha documentato in più articoli. Denunciando la miopia di una Europa, e dell’Italia, la cui politica ha un punto fermo, una vera, sciagurata ossessione: l’esternalizzazione delle frontiere. E la ricerca sulla sponda sud del Mediterraneo, di “gendarmi” da armare e finanziare perché facciano il lavoro sporco – i respingimenti – al posto nostro.

Migranti subsahariani in Tunisia
La “nuova Libia”
Di grande interesse sono le analisi di due giornalisti che del Mediterraneo sanno molto.
Annota Dario Prestigiacomo su EuropaToday: “Anche grazie ai finanziamenti di Ue e Italia, le partenze dalle sue coste sono state per lo più bloccate. Ma adesso, il “tappo” della Tunisia potrebbe saltare, inasprendo la pressione migratoria nel Mediterraneo in direzione dell’Europa. Non è certo solo questo aspetto a preoccupare Bruxelles, ma di sicuro è tra i fattori principali che hanno spinto finalmente Bruxelles ad affrontare il dossier tunisino e a inserirlo nell’agenda della riunione dei ministri degli Esteri in corso oggi nella capitale europea. Il Paese nordafricano si trova da tempo in una grave situazione di crisi economica e instabilità politica, e per molti analisti potrebbe essere una “nuova Libia”, non solo per quel che riguarda le rotte migratorie.
[...]
La crisi economica
Alle tensioni politiche si sono presto aggiunte quelle sociali. In Tunisia scarseggiano da mesi beni di prima necessità come il petrolio, lo zucchero, il latte e il burro. I carichi di grano e altri alimenti sono stati spesso rispediti indietro per mancanza di risorse. Il tasso di inflazione viaggia ormai sulla doppia cifra e la disoccupazione giovanile è in sensibile crescita. 
[...]
I migranti
Il peggio, però, è arrivato sul fronte dei migranti. Tutto il mondo è Paese, e così capita che anche in un Paese africano i migranti (africani) diventino un buon capro espiatorio. Il 21 febbraio il presidente Saied si è infatti lanciato in un discorso xenofobo in cui ha parlato di “orde di migranti irregolari provenienti dall’Africa subsahariana” arrivati in Tunisia, portando “la violenza, i crimini e i comportamenti inaccettabili che ne sono derivati”. Il capo di Stato l’ha definita una situazione “innaturale”, parte di un disegno criminale per “cambiare la composizione demografica” e fare della Tunisia “un altro Stato africano che non appartiene più al mondo arabo e islamico”, dato che tali migranti sono spesso di religione cristiana. Parole che hanno innescato un’ondata di violenze contro i migranti subsahariani e spinto diversi Paesi dell’Africa occidentale a organizzare voli di rimpatrio per i cittadini timorosi. Molti dei circa 21 mila migranti dell’Africa subsahariana che vivono in Tunisia si sono ritrovati senza lavoro e senza casa.
[...]
La tensione cova invece sotto la cenere nei quartieri periferici della capitale e dei principali centri urbani, dove non si arriva a fine mese né si trovano generi alimentari di base nei supermercati come caffè, farina e latte. I migranti subsahariani vivono nascosti dopo pogrom e aggressioni degli ultimi giorni di febbraio. E fuggono. Come riporta l’agenzia Nova, che ha avuto accesso ai dati del Viminale, sono almeno 12mila le persone partite dalle coste tunisine dal primo gennaio al 13 marzo, più di 170 sbarchi al giorno, con un aumento del 788% rispetto ai 1.360 arrivi dello stesso periodo del 2022. La Libia è stata superata. E da queste parti i mercenari russi della Wagner non c’entrano, non si sono mai visti.

mercoledì 10 marzo 2021

Si continua a morire nel Mediterraneo - Ieri 39 migranti morti al largo delle coste tunisine tra loro donne e bambini. La Guardia Marina di Tunisi: nell'ultima settimana centinaia di immigrati salvati ma decine di corpi recuperati.

Notizie Geopolitiche
Il ministero della Difesa tunisino ha annunciato il recupero di 39 corpi di immigrati clandestini di origine africana e il salvataggio di 165 in due distinte operazioni al largo di Sfax, nel sud del Paese.
Foto di archivio di un naufragio in Tunusia - Gazzetta del Sud

Il ministero ha riportato in un comunicato che “Martedì mattina un’unità marittima ha salvato 70 immigrati clandestini di nazionalità africana, tra cui tunisini, che stavano cercando aiuto nel sito dell’affondamento del loro barcone, a nord di al-Ataya (un’area sull’isola di Kerkennah)”. 

Ha poi spiegato che tre unità marine, con da una squadra di sommozzatori, in una seconda operazione nella stessa regione hanno salvato 52 immigrati clandestini di nazionalità africana, tra cui tunisini, che stavano per annegare, e recuperato 9 corpi.

Nella stessa operazione le unità della Guardia Marina hanno salvato 24 persone e recuperato 30 corpi, mentre un peschereccio che era presente nel sito ne ha salvate altre 19.

Solo una settimana fa il portavoce della Guardia Nazionale, Houssam El Din El Gabbeli, ha detto all’agenzia di stampa tunisina che 14 corpi di migranti irregolari sono stati recuperati e altri 140 sono stati salvati al largo della costa di Sfax, dopo che due barche sono affondate. 

Ha aggiunto che “due barche sono affondate al largo della costa di Karatin, sull’isola di Kerkennah a Sfax”, sottolineando che “gli immigrati erano di diverse nazionalità africane, compresi tunisini”. Al-Jabbali ha indicato che “le operazioni di ricerca continuano ancora in coordinamento con l’Esercito Nazionale”. Ha riferito che “le due barche sono salpate dalle coste di Sfax, la scorsa notte, verso le coste europee”.

La migrazione irregolare verso l’Europa continua, a causa delle crisi economiche e umanitarie che stanno attraversando la maggior parte dei popoli della regione.

Bessem Ben Dhaou

venerdì 15 gennaio 2021

Tunisia: Il presidente Kais Saied concede la grazia per 919 detenuti per la festa della Rivoluzione del 14 gennaio,

ANSAmed
Il presidente della Repubblica tunisina, Kais Saied, ha deciso di concedere la grazia a 919 detenuti in occasione del decimo anniversario della rivoluzione del 14 gennaio, quando fu cacciato l'ex presidente deposto Zine El Abidine Ben Alì. La decisione è stata presa dopo un incontro con il ministro della Giustizia, Mohamed Boussetta.


Il provvedimento prevede per 154 detenuti la scarcerazione immediata e una riduzione della durata delle pene detentive per gli altri. 

La concessione della grazia è stata valutata da una commissione speciale che ha esaminato un dossier di 2.350 detenuti, seguendo i requisiti del principio di uguaglianza, della natura del reato, del tempo di permanenza in carcere e della buona condotta dei reclusi. Rimangono esclusi i condannati per reati gravi, tra cui terrorismo e incitamento all'odio.

domenica 27 dicembre 2020

Non fa notizia! Il 24 dicembre morti al largo della Tunisia, 20 migranti diretti in Italia - Tra loro 4 donne incinta

Sardegna Live
Drammatico naufragio al largo della costa di Sfax, in Tunisia, dove almeno 20 migranti hanno perso la vita. Lo ha reso noto un ufficiale della Guardia Costiera, che ha recuperato i corpi senza vita di decine di persone dirette verso l'Italia.


Cinque sono stati tratti in salvo e verserebbero in gravi condizioni. Conferme sono arrivate anche dal portavoce del ministero della Difesa, Mohamed Zekri. Le vittime sono per lo più originarie dell'Africa subsahariana.

A bordo del barcone almeno 40 migranti, fra i deceduti ci sarebbero anche quattro donne incinte. Proseguono le ricerche dei dispersi.

mercoledì 14 ottobre 2020

Non fa notizia! Migranti: naufragio a Sfax in Tunisia, 13 corpi ripescati (7 donne e 3 bambini), proseguono ricerche 7 i soccorsi, 9 ancora dispersi

AnsaMed
Con il ritrovamento di altri due corpi sale a 13 morti e 9 dispersi il bilancio del naufragio di una barca carica di migranti in gran parte africani, avvenuto domenica scorsa al largo di Sfax in Tunisia.
 


Lo rende noto il portavoce del Tribunale di Sfax, Mourad Turki, precisando che unità della Guardia costiera e della Protezione civile sono ancora al lavoro per cercare altri eventuali superstiti, oltre ai 7 già soccorsi domenica.

Secondo le informazioni raccolte dai sopravvissuti l'imbarcazione, della quale non si conosce il punto esatto di partenza, trasportava 29 persone, tra cui anche due tunisini.

Tra gli annegati ci sono 7 donne e tre bambini, compreso un neonato di meno di sei mesi. Recuperato anche il corpo di uno dei due tunisini, un uomo di Sfax.

venerdì 12 giugno 2020

Migranti - Tunisia nuova rotta della morte degli innocenti

Globalist
Il tragico naufragio al largo Sfax è il segno dell'esistenza di una rotta ai confini con la Libia. Tanti sono subsahariani ma tanti i tunisini che fuggono dalla crisi economica.
Chissà se qualcuno, in Parlamento, si inginocchierà anche per loro. In segno di rispetto, di dolore, ed anche di assunzione di responsabilità. Perché il drammatico naufragio di fronte alle coste tunisine, al largo della città di Sfax - nel quale decine di migranti risultano morti e dispersi, nell'affondamento di una precaria imbarcazione con cui volevano attraversare il Mediterraneo e arrivare in Europa, questa ennesima tragedia del mare, - racconta di una umanità che fugge non dal Coronavirus, o non solo da esso, ma da guerre dimenticate, da disastri ambientali, da una povertà assoluta.

È salito a 39 il numero dei cadaveri recuperati dalla Marina tunisina nell'area del mare situata tra El Louza (Jebeniana) e Kraten al largo delle isole Kerkennah, teatro del naufragio di un barcone con 53 migranti subsahariani a bordo, partito da Sfax nella notte tra il 4 ed il 5 giugno e diretto verso le coste italiane. Lo rende noto il sito informativo tunisie numerique precisando che i corpi rinvenuti appartengono a 22 donne, 9 uomini, 3 bambini, di vari paesi dell'Africa sub-sahariana e un tunisino originario di Sfax, che sarebbe stato al timone del peschereccio affondato. Ma il bilancio delle vittime potrebbe aumentare.

Unità della Marina militare e della Guardia costiera con l'ausilio dei sommozzatori delle forze armate e della protezione civile sono ancora al lavoro nel tratto di mare interessato dal naufragio alla ricerca di altri dispersi.

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Martedì la Guardia costiera di Tunisi aveva recuperato 20 corpi, ma circolava già la notizia, riportata da media tunisini, che lo scorso fine settimana 53 persone avevano preso il largo nel tentativo di raggiungere l'Italia.

giovedì 11 giugno 2020

Migranti - Drammatico naufragio al largo della Tunisia. 32 morti recuperati, molte donne, 2 bambini, 20 dispersi

Corriere della Sera
Migranti, naufragio al largo delle coste tunisine: oltre trenta vittime, anche due bambini
A bordo 52 persone di cui 7 tunisini, più di venti ivoriani e altri cittadini africani. Tra le vittime anche due bambini di età inferiore ai tre anni e una donna incinta.


Drammatico naufragio di fronte alle coste tunisine, al largo della città di Sfax: decine di migranti risultano morti e dispersi, nell’affondamento di una precaria imbarcazione a bordo della quale viaggiavano oltre cinquanta persone. Il mezzo di fortuna era partito la notte tra lunedì e martedì per raggiungere l’Italia. 

Lo riferisce la stampa locale. Sarebbero almeno 32 i cadaveri recuperati fino ad ora dagli uomini della Guardacoste tunisina. La maggior parte delle vittime erano donne, ha dichiarato Samir Maatoug, direttore di medicina legale presso l’ospedale universitario Habib Bourguiba. 

Tra i corpi recuperati anche quelli di una bambina e un bambino di età compresa tra 2 e 3 anni e di una donna incinta. A bordo 52 persone di cui 7 tunisini, più di venti ivoriani e altri cittadini africani, che si erano imbarcati su un mezzo di fortuna con una capacità massima di 20 posti nella notte tra lunedì e martedì diretti verso l’Italia.

giovedì 14 maggio 2020

Difensori dei diritti umani in Tunisia: salvare 140 bambini intrappolati nei centri di detenzione in Libia

SpecialeLibia.it
L’Osservatorio dei diritti e delle libertà in Tunisia, ha inviato l’11 maggio 2020, una lettera alle tre più alte cariche dello Stato affinchè prendano misure urgenti per salvare i bambini tunisini ancora intrappolati in zone di conflitto, nella fattispecie i 36 bambini nei centri di detenzione Libia, e i 104 in Siria. 


I difensori dei diritti umani tunisini hanno accusato lo Stato e i politici di dimenticarli ed ignorarli se non nelle loro promesse politiche e dichiarazioni ai media. “La situazione oggi è diventata molto più pericolosa, soprattutto dopo che l’epidemia di Corona ha impedito il lavoro delle organizzazioni umanitarie e di soccorso, e l’arrivo della maggior parte degli aiuti medici e alimentari è stato interrotto”.
Ha affermato l’Osservatorio nella missiva, chiedendo un intervento urgente e un rapido salvataggio dei bambini bloccati in Siria e in Libia.

Per i 140 bambini l’organizzazione aveva lanciato, lo scorso marzo, la campagna “My Right We Return” con l’obiettivo di restituirli alle loro famiglie in Tunisia, sensibilizzando l’opinione pubblica e la comunità internazionale sulla tragedia di questi minori che sono stati intrappolati per anni in tragiche circostanze e privati ​​di tutti i loro diritti fondamentali, compreso cibo, abbigliamento, salute ed istruzione.

I genitori di questi bambini erano membri dell’ISIS, e molti di loro oggi sono orfani, mentre altri vivono nei centri di prigionia insieme alle madri. Lo scorso febbraio, i difensori dei diritti umani hanno affermato che le madri dei bambini hanno rifiutato di arrendersi e rinnegare la loro fedeltà a Daesh, complicando le procedure legali per riportarli in Tunisia, sulla base delle leggi locali ed internazionali che impediscono che il bambino venga allontanato dalla madre.

Precedentemente, 6 minori orfani, figli di combattenti tunisini uccisi in Libia, a Derna e a Sirte, sono stati riportati in Tunisia ed accolti dal presidente Kais Saied.

giovedì 4 luglio 2019

Migranti. Allarme per un naufragio al largo della Tunisia. Si temono 80 vittime

Avvenire
Più di 80 persone sono disperse e solo tre sopravvissute a causa di un naufragio avvenuto ieri al largo di Zarzis, sulla costa della Tunisia. Lo ha riferito su Twitter Alarm Phone.
Un nuovo naufragio è avvenuto ieri al largo delle coste tunisine, nella zona di Zarzis, con 82 dispersi, un morto e 3 persone sopravvissute: lo comunica la Ong Alarm Phone, citando il volontario e attivista della Mezzaluna rossa tunisina, Chamseddine Marzoug.

Contattato dall'agenzia Ansa, Marzoug ha riferito che un gommone partito dalle coste libiche ha fatto naufragio al largo di Zarzis. E dei 4 superstiti uno, originario della Costa d'Avorio, è morto all'ospedale di Zarzis dove era stato portato dalla Marina tunisina. Gli altri tre restano ricoverati.

«Siamo sconvolti da queste continue stragi in mare - afferma Alarm Phone -. Auguriamo forza alle famiglie e amici che hanno perso i loro cari».
Il naufragio

Pescatori tunisini si sono imbattuti mercoledì sera, al largo di Zorzis, nel gommone che stava affondando e sono riusciti a trarre in salvo quattro uomini ma non hanno trovato nessun altro a bordo, ha riferito Lorena Lando, che guida l'Organizzazione Internazionale per la Migrazione in Tunisia.

All'inizio della settimana, un'altra imbarcazione partita dalla Libia era giunta nel porto di Sfax con 65 persone a bordo.

mercoledì 24 aprile 2019

Tunisia - Chamseddine Marzoug: l'uomo che seppellisce i migranti restituiti dal mare, un gesto di pietà per evitare le fosse comuni.

Avvenire
È tunisino e da 10 anni salva, raccoglie e dà dignità ai corpi rilasciati dal mare. "Un giorno ho recuperato un bimbo con una donna. Li ho sepolti vicini, come fossero madre e figlio". "Sono un cittadino, un volontario e un militante contro il razzismo. Con i vivi e soprattutto con i morti, che sotterro".


A parlare è Chamseddine Marzoug, tunisino. È lui l'uomo che salva, raccoglie e dà dignità ai migranti annegati nel Mediterraneo. A 56 anni, da almeno un decennio e con scarso aiuto istituzionale, il pescatore e volontario della Mezzaluna Rossa si incarica personalmente di dare sepoltura ai cadaveri che il Mare Nostrum restituisce alle spiagge tunisine.

Fino al 2000 i cadaveri sospinti dalla corrente verso le coste tunisine erano interrati in cimiteri musulmani. Poi, per mancanza di spazio, nel 2006 le autorità individuarono il terreno a Zarzis, località a sud di Tunisi, tra Djerba e la frontiera con la Libia. Qui i corpi finivano in fosse comuni.

Nel 2011, dopo la primavera araba tunisina, questo pescatore si fece carico del "cimitero degli ignoti" chiedendo allo Stato di poter dare sepoltura individuale alle vittime. Si tratta di quattrocento cumuli di terra scavati a mano sul promontorio della discarica: oggi è un santuario postmoderno, un luogo della memoria che interpella la coscienza d'Europa. 


Chamseddine seppellisce i tanti annegati con i propri sogni, i cui corpi non sono reclamati dai familiari. L'unica lapide con un nome è quella di Rose-Marie, una nigeriana di 28 anni, che salpò dalla Libia su una barcaccia con 126 persone a bordo, tutte sopravvissute al naufragio, tranne lei.

Il resto dei tumuli è anonimo, alcuni di essi sono semplicemente segnati con la data in cui è stato recuperato il corpo in mare. Su uno più piccolo, una macchinina giocattolo. "Aveva cinque anni - ricorda Chamseddine. Fu recuperato in mare con una donna e ho pensato fosse sua madre. Per questo li ho sepolti vicini, la testa l'una accanto all'altra...".

I cadaveri ritrovati al largo o sulla spiaggia sono lavati dal volontario, ricomposti come vuole la tradizione tunisina, e portati in ospedale, per individuarne sesso ed età, quando è possibile dalla dentatura. Poi, in sacche identificate da un numero e la data di ritrovamento, sono presi in carico da Marzoug per la sepoltura. Ma il cimitero, su due livelli, è ormai saturo.

Per ampliarlo, con il Comitato regionale della Mezzaluna Rossa guidata da Mongi Slim, Chamseddine ha lanciato un anno fa una petizione online, su www.cofundy.com, d'intesa con le autorità locali, per raccogliere 30mila euro e acquistare un terreno di 2.500 metri quadrati. È quello del vecchio stadio di calcio, a circa un chilometro di distanza, dove vorrebbe costruire la nuova necropoli dei senza nome.

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Paola Del Vecchio

lunedì 14 gennaio 2019

Tunisia. In occasione della Festa della Rivoluzione il presidente Beji Caid Essebsi grazia per 2.160 detenuti

Ansa
Il presidente della Repubblica tunisina, Beji Caid Essebsi, ha deciso di concedere la grazia a 2.160 detenuti in occasione dell'ottavo anniversario della rivoluzione del 14 gennaio. 

La decisione è stata presa dopo un incontro con il ministro della Giustizia, Mohamed Karim Jamoussi. Il provvedimento prevede per 521 detenuti la scarcerazione immediata e una riduzione della durata delle pene detentive per gli altri. 

La concessione della grazia è stata valutata da una commissione speciale, seguendo i requisiti del principio di uguaglianza fra i detenuti, della natura del reato, del tempo di permanenza in carcere e della buona condotta dei detenuti. Rimangono esclusi i colpevoli di reati gravi, terrorismo e incitamento all'odio.

domenica 23 settembre 2018

Liberati dopo 20 giorni di carcere 6 pescatori tunisini che avevano salvato 14 migranti: "Non sono scafisti"

Il Giornale di Sicilia
Il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata il 2 settembre scorso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento Stefano Zammuto nei confronti dei 6 componenti l’equipaggio del peschereccio tunisino, arrestati il 29 agosto dalla guardia di finanza.

Il peschereccio tunisino mentre porta in salvo i 14 migranti a bordo di un barchino
Erano accusati di aver favorito l’immigrazione clandestina, trainando un barchino con migranti. I sei sono stati immediatamente scarcerati. Si sono sempre difesi sostenendo d’aver salvato i 14 migranti che vagavano su un barchino al largo di Lampedusa.

La richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere era stata avanzata dall’avvocato Salvatore Cusumano, legale di fiducia del comandante Chamseddine Bourassine, e dagli avvocati Leonardo Marino e Giacomo La Russa.

Ieri, mentre al tribunale del Riesame si è svolta l’udienza, ad alcune decine di metri dal palazzo di giustizia di Palermo hanno manifestato - per sollecitare la scarcerazione dei pescatori tunisini - alcune decine di militanti di associazioni di volontariato.


Il video del salvataggio

sabato 14 ottobre 2017

Migranti: Chiusa la rotta dalla Libia si riapre quella dalla Tunisia con le barche fantasma.

Roma Sette
«Stiamo tornando al tempo di Lampedusa e delle prime carrette del mare: una volta arrivavano in Tunisia per andare in Libia ora ricominciano a partire da qui». È preoccupato monsignor Ilario Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi, dopo aver appreso la notizia della nave della marina militare tunisina che ha speronato un barcone con 70 migranti, provocando un naufragio con decine di morti. «È vero, si sta riaprendo la rotta tunisina verso l’Italia. E ultimamente ne arrivano sempre di più – dice -. Questo per noi è un campanello d’allarme».
Gli accordi tra Italia e Libia per frenare la partenza stanno provocando i primi effetti sulla Tunisia? Come avvenuto dopo gli accordi con la Turchia, le migrazioni irregolari non si fermano. Si tappa una falla…E se ne apre un’altra. Gli accordi con la Libia sono forse una bella cosa per l’Italia ma non per i migranti che sono lì. Sono diminuiti gli sbarchi in Italia ma i migranti in Libia sono aumentati: lì hanno scoperto anche campi profughi clandestini, dove i migranti non vengono trattati come persone umane. È naturale, allora, che il posto più sicuro da cui provare a partire sia la Tunisia. E ultimamente ne arrivano sempre di più. Questo per noi è un campanello d’allarme. Una volta arrivavano in Tunisia nel Sud Sahara per andare in Libia, poi tramite i trafficanti cercavano d’imbarcarsi verso l’Europa. Adesso è il contrario: scappano dalla Libia e vengono in Tunisia perché sanno che con gli accordi attuali è molto difficile andare in Italia. Ma io dubito che questi trafficanti con cui l’Italia ha fatto accordi siano persone molto affidabili.
Partono dalla zona di Sfax?
Non c’è un posto fisso per le partenze, può essere nella zona di Sfax o in tanti altri piccoli porti. Stanno lì un po’ di tempo per lavorare poi si mettono d’accordo con i pescatori, che si fanno pagare, e partono. È difficile distinguere tra un pescatore e chi vuol venire in Italia.
Quindi le condizioni di sicurezza di queste piccole imbarcazioni saranno pessime.
Stiamo tornando alle prime spedizioni verso l’Italia con i barconi. Ho l’impressione che siamo tornati al tempo di Lampedusa e delle carrette del mare.
Molte di queste “barche fantasma” riescono ad approdare clandestinamente nell’agrigentino o a Lampedusa e Linosa. C’è il rischio di infiltrazioni terroristiche?
Non si sa chi arriva in Italia, questo è vero. C’è stato un condono da parte del presidente della Tunisia che ha aperto le porte delle carceri. Perciò ci si domanda se queste persone siano rimaste qui o siano partite verso l’Italia. È gente che ha già scontato la pena. Ma ci si chiede in che condizioni queste persone siano uscite dal carcere.
In Italia è stato arrestato Anis Hannadi, tunisino radicalizzato e fratello dell’attentatore di Marsiglia. La Tunisia è il Paese più piccolo con il più alto numero di foreign fighters in Siria. 
Sono tutti tunisini e questo fa paura. I foreign fighters non escono dalle carceri con la stessa facilità degli altri, però la domanda è: “Si esce migliori dalla prigione o più indottrinati di prima?”. Basta vedere in Europa come molti si siano radicalizzati in carcere.
Come vi state attrezzando dopo la chiusura della frontiera libica?
Stiamo controllando e guardiamo con un po’ di tremore a cosa sta succedendo. Certo ne arrivano di più. Non sappiamo se sia un inizio oppure un fenomeno provvisorio, però stiamo in allerta.
La Chiesa tunisina è composta soprattutto da africani sub-sahariani. Vogliono tutti partire?
Tuttora ci sono persone che vengono a chiedere la benedizione per partire. L’Europa è ancora considerata il paradiso.
Come fare per arginare seriamente partenze così rischiose?
Piuttosto che fare campi per i migranti in Libia, servirebbe una grande campagna per dire che l’Europa non è più un paradiso terrestre ma che tentare il viaggio è un grande rischio. In molti Paesi africani c’è moltissima ignoranza in materia, non sanno cosa succede una volta arrivati in Europa. Pensano che ci sia lavoro, invece la realtà è molto differente. Tanti per partire vendono terreni e case e, una volta partiti, non tornano più perché è un disonore. Preferiscono rischiare la vita piuttosto che rientrare da persone sconfitte e umiliate.
Patrizia Caiffa

venerdì 28 luglio 2017

Tunisia - Approvata legge contro violenza sulle donne. No matrimonio riparatore per stupratori di bambine

Globalist
È un voto che scrive la storia perché conferma l'impianto laico e riformista della carta costituzionale tunisina e lo rafforza. Dopo un iter parlamentare segnato da continui rinvii che avevano fatto temere un fallimento, il parlamento della Tunisia ha approvato all'unanimità con 146 voti a favore la legge organica contro la violenza e i maltrattamenti sulle donne e per la parità di genere.


La norma prevede quarantatrè articoli, divisi in 5 capitoli: l'obiettivo è fornire misure efficaci per lottare contro ogni forma di violenza o sopruso basato sul genere. Il testo ha l'obiettivo di garantire alla donna il rispetto della dignità e assicurare l'uguaglianza tra i sessi, garantita dalla Costituzione, attraverso un approccio globale basato sulla prevenzione, la punizione dei colpevoli e la protezione delle vittime.
La legge punta inoltre ad eliminare ogni forma di disuguaglianza tra i sessi anche sul lavoro. Tra le novità rilevanti, l'abrogazione dell'articolo 227 bis del codice penale che prevedeva una sorta di "perdono" per gli stupratori di una minorenne in caso di matrimonio 'riparatore' con la vittima. 

Il nuovo dettato legislativo prevede invece pene molto severe per gli stupratori senza più alcuna possibilità per loro di sfuggire alla legge. "La versione del testo votato in parlamento risponde alle attese delle donne e della società civile che si sono mobilitati per due decenni per l'ottenimento di questo risultato" ha dichiarato la deputata indipendente Bochra Bel Haj Hmida a votazione avvenuta. 

In un Paese con un tasso d’istruzione di circa il 70%, fra i più alti nell’ambito dei Paesi a maggioranza arabofona, le donne hanno livelli medi di scolarizzazione più elevati degli uomini: in particolare, il numero delle laureate è superiore a quello dei laureati. Esse, inoltre, costituiscono quasi la metà della forza-lavoro e partecipano attivamente alle istituzioni politiche.

La nuova Costituzione, approvata il 26 gennaio 2014, pur non esente da limiti e difetti -essendo il frutto di un compromesso tra laici e islamisti-, almeno proclama che le cittadine e i cittadini sono uguali davanti alla legge (art. 20); che lo Stato garantisce la rappresentatività delle donne nelle istituzioni elettive (art. 33); che ne tutela i diritti, le conquiste, la parità e l’uguaglianza di opportunità e che assume le misure necessarie per sradicare tutte le forme di violenza sessista (art. 45). Con l'attuale legge si rafforza il concetto di parità di genere.

mercoledì 26 luglio 2017

Tunisia: Festa della Repubblica, il Presidente Essebsi concede la grazia a 1.583 detenuti

Nova
Il presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, ha concesso oggi la grazia a 1.583 detenuti in occasione del 60mo anniversario della Repubblica proclamata dall'Assemblea costituente il 25 luglio del 1957. 

Beji Caid Essebsi
Lo ha reso noto la presidenza al termine di un incontro tra il capo dello Stato e il ministro della Giustizia, Ghazi Jribi.

Era il 25 luglio del 1957 quando il costruttore della moderna Tunisia, Habib Bourguiba, liberò il paese dall'ordine monarchico, ponendo le basi dello stato di diritto. Il paese nordafricano celebra nella giornata odierna anche il quarto anniversario dell'assassinio del deputato Mohamed Brahmi, che il 25 luglio del 2013 venne ucciso da due uomini a bordo di una motocicletta davanti alla sua abitazione di Tunisi. Brahmi era un politico dell'opposizione che nel 2011 aveva fondato il partito Movimento del popolo.

sabato 22 luglio 2017

Tunisia - Nelle carceri libiche decine di bambini figli di foreign fighters che nessuno vuole

Lettera43
Nelle carceri libiche sono detenuti decine di bambini. Il governo non vuole trattare per liberarli e la popolazione protesta contro il ritorno dei genitori. Così crescono gli estremisti del futuro.

Nelle carceri libiche sono detenuti decine di bambini. Il governo non vuole trattare per liberarli e la popolazione protesta contro il ritorno dei genitori. Così crescono gli estremisti del futuro. Il nonno di Tamim Jendoubi vive a Tadamon, uno dei sobborghi più poveri di Tunisi. Nel salotto di casa, spoglio e bersagliato dall'afa, custodisce alcune foto del nipotino. 

In quegli scatti è appena un neonato, ma oggi Tamim ha già tre anni e quello che ormai è il suo parente più prossimo teme di non riconoscerlo più. Tamim è lontano, solo e prigioniero, orfano di entrambi i genitori da quando ne ha uno e mezzo. È nato ad Antalya, nel Sud della Turchia, mentre suo padre, tunisino di origine, combatteva in Siria sotto le insegne dello Stato Islamico. Quando questo soldato del Califfato si è spostato in Libia, madre e figlio lo hanno seguito per un breve periodo prima di rientrare a casa.

Ed è lì che hanno scoperto che per loro tirava una brutta aria: la polizia tunisina, infatti, perquisiva quasi quotidianamente e in maniera brutale la loro abitazione, costringendoli alla fine a riparare di nuovo al di là del confine libico. Dove nel febbraio 2016 Tamim Jendoubi ha visto mamma e papà cadere sotto le bombe di un attacco americano al campo di addestramento dell'Isis di Sabrata. Da allora, se possibile, la sua situazione è anche peggiorata: da più di un anno Tamim si trova nel carcere di Mitiga, a poca distanza dall'aeroporto di Tripoli, e suo nonno ha passato la frontiera con la Libia due volte per provare a riportarlo a casa. Senza successo.

A raccontarmi la storia di Tamim, e dei molti altri bimbi che si trovano nella stessa situazione, è Mohammed Iqbal: 40 anni, dipendente di una compagnia telefonica locale, dal 2013 lotta per riportare a casa i figli dei foreign fighter tunisini rinchiusi nelle carceri libiche. La sua è stata una vita ordinaria sino a quando, quattro anni fa, la sua esistenza venne stravolta dalla partenza di suo fratello per la Siria. 

Per reagire Mohammed ha fondato la Rescue Association for Tunisian Trapped Abroad, diventando l'interlocutore tra le famiglie dei foreign fighter e il governo del suo Paese. Un problema su cui nessuno vigila e che nessuno pare intenzionato a risolvere, ma capace di mettere in mostra numeri impressionanti.

La Tunisia, infatti, è lo Stato che ha fornito in assoluto più combattenti ai jihadisti in Libia, Siria e Iraq: secondo il governo sarebbero 2.926 ma per le Nazioni Unite potrebbero essere almeno il doppio. E i figli di jihadisti reclusi nelle carceri libiche, quasi sempre in compagnia delle madri - quello di Tamim, orfano di entrambi i genitori, è un caso limite - sono moltissimi. "Negli ultimi nove mesi sono arrivate decine di nuove segnalazioni", mi racconta Iqbal in un caldo e lento pomeriggio di Ramadan sull'Avenue Bourguiba di Tunisi, il viale della rivoluzione che nel 2011 destituì il presidente Ben Ali dopo 24 anni di dittatura. "Nel carcere di Mitiga ora si contano 22 minori mentre 17 sono reclusi a Misurata". 

Secondo quanto riportato lo scorso aprile da Ibtissem Jebabli, parlamentare del partito Nidaa Tounes, nella terza città libica, i minorenni reclusi hanno un'età compresa tra i 13 e i 15 anni mentre altri sette, dei quali non si conosce l'età, si trovano fuori dalla struttura penitenziaria sotto la protezione della Mezzaluna Rossa.ù

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sabato 24 giugno 2017

Fine del Ramadan - Presidenti di Tunisia ed Egitto: grazia a 700 detenuti

Nova
Tunisia. Il presidente Essebsi concede grazia a 196 detenuti in occasione dell'Eid al Fitr 

Il presidente della Repubblica tunisina, Bejiu Caid Essebsi, ha concesso la grazia a 196 detenuti in occasione della festa prevista per la fine del mese sacro del digiuno, il Ramadan. 

Le 196 persone a cui è stata concessa la grazia erano state in precedenza incarcerate per reati legati al traffico o al consumo di stupefacenti oppure erano detenuti portatori di handicap. 

La Eid al Fitr (in arabo festa della fine del digiuno) viene celebrata alla fine del mese lunare di digiuno del Ramadan, periodo in cui i musulmani digiunano dal sorgere al tramonto del sole. Lo scorso 13 gennaio Essebsi aveva concesso la grazia a 3.706 detenuti alla vigilia del sesto anniversario della rivoluzione dei gelsomini. Nei mesi scorsi la questione dell'affollamento delle carceri e del rimpatrio dei terroristi tunisini è stata al centro di un dibattito nel paese rivierasco. Il rimpatrio dei terroristi tunisini che hanno combattuto all'estero, concesso ai sensi della Costituzione del 2014, rappresenta un problema anche per le carceri del paese nordafricano sia per il sovraffollamento che per la possibilità radicalizzazione di detenuti per reati minori.

Ansa
Egitto. Il presidente al Sisi concede la grazia a 502 detenuti

Molti sono accusati di aver preso parte a cortei non autorizzati. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sissi ha concesso la grazia a 502 detenuti, per la maggior parte accusati di avere organizzato manifestazioni non autorizzate. 

Lo ha reso noto un comunicato della presidenza. La decisione è stata presa in occasione della festa di Al Fitr e della rivoluzione del 30 giugno, quando venne defenestrato il presidente Mohamed Morsi, espressione della Confraternita. Tra i graziati figurano 25 donne e 175 uomini sotto i 30 anni di età, ma anche otto professori universitari, tre avvocati e cinque ingegneri, precisa il sito del quotidiano filogovernativo al Ahram. Lo scorso gennaio era stati graziati 147 detenuti grazie ad un decreto repubblicano e in occasione delle feste della rivoluzione del 25 gennaio e della polizia.

martedì 25 aprile 2017

Orfani tunisini nelle carceri libiche: la storia del piccolo Tamim Jaboudi

euronews.com
Tamim Jaboudi è tunisino, ha due anni ed è in carcere a Tripoli, in Libia. Il padre, combattente dell'Isis, potrebbe essere morto dopo un raid areo statunitense a Sabratha nel 2016.


Della madre non si hanno notizie, il nonno materno - sostenuto dall'associazione Ratta (Rescue Association for Tunisians Trapped Abroad) che si occupa delle famiglie dei foreign fighters - chiede che Tamim Jaboudi venga liberato: "La prima volta che ci siamo incontrati in prigione non si è voluto avvicinare a me, ha abbracciato lo sceicco che conosce molto bene. Tutti lo amano e soffrono per lui perché è un orfano".

Il piccolo si trova in una prigione di Mitiga, vicino Tripoli. Non si hanno notizie precise sul suo stato di salute. Non è l'unico orfano in Libia, sono 22 i bambini tunisini che si trovano nelle prigioni del Paese. 

Ad occuparsi di Tamim Jaboudi sono donne che hanno aderito allo Stato Islamico. "Lo Stato Islamico lavora su tre livelli: a breve, medio e lungo termine. Nel breve termine lavora per reclutare giovani che lasciano i propri Paesi per andare in Libia, Siria e Iraq. 

Il passo successivo è far partire l'intera famiglia", dice Mohammed Iqbel a capo dell'associazione Ratta (Rescue Association for Tunisians Trapped Abroad) che si occupa anche della reintegrazione dei combattenti dell'Isis che decidono di tornare. Secondo questa associazione il carcere non è la soluzione per questi bambini che devono tornare in Tunisia.

sabato 18 marzo 2017

Tunisia. Grazia per 1433 detenuti per la Festa dell'Indipendenza

Ansa
Il provvedimento del Presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi. La situazione critica del sovraffollamento delle carceri tunisine lunedì sarà in parte alleviata. Infatti saranno 1.433 i detenuti che otterranno la grazia lunedì 20 marzo per il 61esimo anniversario dell'Indipendenza tunisina. Il presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi, ha firmato infatti un provvedimento di grazia.

L'atto di clemenza non riguarderà i responsabili di crimini gravi come terrorismo, traffico d'armi, spaccio di stupefacenti e omicidio volontario ma a beneficiarne saranno soprattutto i detenuti per reati legati al consumo di sostanze stupefacenti. 

Oltre al sovraffollamento nelle carceri tunisine ci sono condizioni igieniche precarie, mancanza di cure per i detenuti malati, una situazione spesso stata criticata da associazioni umanitarie internazionali.
La maggior parte dei detenuti in Tunisia sono stati condannati per uso di sostanze stupefacenti, uso punito molto severamente dalla legge 52 del 1992. Una recente riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, presieduto proprio da Essebsi, ha proposto di alleggerire le pene nei confronti dei semplici consumatori di droghe leggere cercando di evitare loro il carcere.