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martedì 17 febbraio 2015

Org. Int. Migrazioni (Oim) in Libia. Centinaia di migliaia di migranti bloccati, con i confini chiusi tentano il mare

MISNA
“Molti hanno attraversato il deserto e non vogliono tornare a casa senza nulla; di lavoro non ce n’è più, i confini con i paesi vicini sono chiusi e allora tentano il mare”: a parlare con la MISNA è Othman Obelbeisi, responsabile dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) in Libia.

Nel paese nordafricano questo organismo sta continuando a lavorare grazie a una piccola rete di operatori, circa una ventina. Favorisce il rimpatrio di chi vuole tornare a casa, garantendo trasferimenti aerei da Tripoli. Nella consapevolezza che l’infuriare del conflitto civile rende ancora più importante assistere i più deboli. “La situazione dei migranti negli ultimi mesi è peggiorata nettamente” dice Obelbeisi: “Cercano di resistere a tutti i costi, sperando che i combattimenti cessino e le condizioni di sicurezza migliorino, perché non possono accettare di tornare indietro senza aver ottenuto né un lavoro né nulla”.

Le partenze verso l’Europa sono in aumento. Da venerdì, la Guardia costiera italiana ha soccorso nel Canale di Sicilia oltre 2000 persone. Piccola parte di un flusso sempre più consistente. Anche perché, calcola Oim, in Libia i migranti sarebbero circa un milione e mezzo. Molti se n’erano andati dopo l’inizio della rivolta contro Muammar Gheddafi nel 2011 ma, caduto il colonnello, ne sono arrivati altri.

Centinaia di migliaia sono egiziani, connazionali dei 21 lavoratori uccisi dai militanti dello Stato islamico in riva al Mediterraneo; altre centinaia di migliaia sono invece sub-sahariani, arrivati in Libia attraversando il deserto del Niger o del Sudan. La caratteristica che accomuna i migranti è che non vogliono tornare indietro a mani vuote nonostante da Sirte a Derna sventolino le bandiere nere del “califfato”. “Spesso – sottolinea Obelbeisi – sono braccianti e lavoratori giornalieri; più esposti dei libici perché senza amici o parenti, del tutto privi di protezione”.

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