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martedì 21 agosto 2018

Coree - Quelle lacrime che dopo 60 anni raccontano l'orrore della Guerra di Corea

Globalist
È la Settimana della Riunificazione: le famiglie separate dalla Guerra di Corea si incontrano per la prima volta dopo 60 anni. Non capitava più da tre anni.


Non succedeva da tre anni ma, dati i recenti sforzi delle due Coree per riprendere quantomeno un dialogo pacifico, la "settimana dell'unificazione" vede centinaia di uomini e donne, per lo più tra i 70 e i 90 anni, incontrarsi in un punto comune per rivedere, dopo lunghissimi anni, i propri familiari persi durante la Guerra di Corea, che stabilì il confine tra Nord e Sud. 

Secondo i calcoli dell'Onu, sono almeno 700mila le famiglie coreane letteralmente spezzate dalla guerra e il regime di Kim ovviamente non ha mai consentito ai suoi abitanti di scambiare informazioni con quelli del Sud, nemmeno con i propri figli, nipoti e fratelli. 

Ed è così che Lee Keum-seom, 92 anni, ha completamente perso le tracce del figlio Ri Sang Chol, 71 anni, quando questi di anni ne aveva 4. Non si vedono da allora. La donna non sapeva se il figlio o il marito, che era con lui, erano vivi, se stavano bene. 


Poi la chiamata a sorpresa dal governo: Lee Keum è tra le fortunate che potranno partecipare all'evento. E riabbracciare suo figlio, dopo 67 anni. Inutile dire che le lacrime non lasciano spazio alle parole. 

martedì 26 giugno 2018

Corea del Sud - Campagna per abrogare la pena di morte: sostegno della Chiesa

Agenzia Fides
Seul - "Da anni non ci sono esecuzioni capitali in Corea. La Chiesa cattolica ha sempre ribadito il no alla pena di morte. E vede con favore l'iniziativa di parlamentari, cristiani e non, che hanno raccolto le firme per chiedere l'abolizione della pena capitale dalla legislazione coreana": 
lo dichiara all'Agenzia Fides il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul, mentre la Commissione nazionale per i Diritti umani (NHRC), organismo governativo, sta conducendo una campagna con l'obiettivo di abolire ufficialmente la legge sulla pena di morte.
"E' vero che nella società coreana c’è chi ancora la sostiene. Esiste la paura che eliminarla possa incoraggiare il crimine. La comunità cattolica, in questi anni, ha sempre testimoniato e incoraggiato il rispetto della vita e la logica del perdono, accompagnando anche i familiari delle vittime" ha detto il Cardinale in un colloquio con l’Agenzia Fides a Seul.
L’obiettivo della abolizione, dicono gli osservatori, è a portata di mano, anche per l'atteggiamento favorevole del Presidente coreano, il cattolico Moon Jae-in. 

Il capo dell'ufficio politico della Commissione per i diritti umani, Shim Sang-don, ha dichiarato: "Stiamo lavorando per un annuncio da parte del Presidente Moon Jae-in sulla moratoria della pena di morte in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani di quest'anno". 

La moratoria sarebbe un passo avanti nel processo formale verso l'abolizione. E' stata avviata, intanto, una discussione in tal senso con il Ministero della Giustizia per stabilire i passi da compiere, ha aggiunto Shim, notando che "il Presidente Moon ha dato una risposta positiva in merito all'abolizione quando abbiamo sollevato la questione nel dicembre scorso".
Amnesty International considera i paesi che non eseguono una condanna per oltre 10 anni "abolizionisti di fatto".
La Commissione per i Diritti umani ha mantenuto la sua posizione a sostegno dell'abrogazione della pena di morte, raccomandandola al Parlamento coreano nell'aprile 2005, e ha presentato una petizione alla Corte costituzionale nel luglio 2009. 

Ora la Commissione presenterà un progetto abolizionista, con particolare attenzione alle misure alternative.
Attualmente ci sono 61 prigionieri, inclusi ufficiali militari, condannati e reclusi nel broccio della morte in Corea del Sud. (PA)

venerdì 27 aprile 2018

Storico incontro al confine tra Corea del Sud e Nord, successo degli sforzi e delle preghiere per la pace. Si allontana per il mondo il rischio di uno scontro nucleare

Corriere della Sera
Entrambi i leader erano sorridenti al momento di stringersi la mano. Kim Jong-Un ha varcato il 38° parallelo per entrare nel territorio del Sud. Poi ha invitato Moon a fare anche lui un passo al Nord. Infine, il colloquio: è durato due ore.



Il momento in cui il leader sud coreano invita Kim Jong-Un a varcare il confine tra le due coree
Fino a pochi mesi fa, erano i missili nordcoreani ad attraversare il territorio sudcoreano. Oggi è stato Kim Jong-un a varcare il 38° Parallelo per entrare nel territorio del Sud a parlare di «una nuova era di pace» con il presidente sudista Moon Jae-in. A Panmunjom hanno camminato uno verso l’altro sorridendo, si sono fermati davanti al gradino di cemento che segna la Linea di demarcazione militare che spacca la Corea in due da 65 anni. Kim ha fatto il grande passo superando il gradino della frontiera alle 9:30 del mattino ora coreana, le 2:30 di notte in Italia.



Un salto al Nord
Lunga stretta di mano tra i due nemici fermi sul confine. Poi Kim si è girato, ha indicato il versante Nord e ha invitato Moon a fare anche lui un passo, ad avventurarsi nell’altra metà della penisola divisa. Così, per un secondo, anche Moon ha restituito la visita e ha messo piede al Nord.

Pace e spaghetti
Si sono colte le prime parole. «Attraversare il confine è stata una decisione coraggiosa», ha detto Moon. «Spero che le piaceranno i noodles che abbiamo portato da Pyongyang», ha detto Kim riferendosi agli spaghetti tradizionali che saranno serviti al banchetto ufficiale. Sul registro degli ospiti della Peace House Kim ha scritto: «Una nuova pagina, la storia inizia, un’era di pace».

Uniformi storiche
Moon e Kim poi si sono incamminati verso la Peace House sul versante sudcoreano, scortati da un picchetto militare sudista che però vestiva la divisa storica dell’antico regno unito di Corea. Il primo di uno di molti accorgimenti simbolici studiato dal cerimoniale.

Guido Santevecchi - da Seul

sabato 6 gennaio 2018

Papa francesco incoraggia gli attivisti sudcoreani che lottano contro la pena di morte

Blog Diritti umani - Human Rights 
Il Papa incoraggia gli attivisti della Corea del Sud che lottano per l'abolizione della pena di morte.


La Conferenza episcopale cattolica della Corea rende noto che  Papa Francesco ha inviato un messaggio di incoraggiamento alla comunità cattolica sudcoreana e agli attivisti di tutto il mondo che si battono per l'abolizione della pena di morte,

In questo messaggio a You Heung-sik, direttore della Commissione per la pace e la giustizia della Conferenza, il Papa ha detto che tutte le vite sono sacre e chiede a coloro che lottano per l'abolizione della pena di morte di trovare coraggio nel fatto che questa sia la migliore politica per la riabilitazione dei criminali.

La Conferenza ha reso pubblico questo messaggio due giorni prima del decimo anniversario dell'ultima esecuzione a morte in Corea del Sud. I tribunali sudcoresi comminano ancora delle condanne a morte, ma nessuna esecuzione è avvenuta dalla fine del 2007.


Nel 2007 Amnesty International ha classificato la Corea del Sud come "praticamente abolita la pena di morte".


Fonte: Yonhap

martedì 30 agosto 2016

Dopo 70 anni il Giappone risarcirà le "donne di conforto" sudcoerane

Corriere della Sera - Blog
Ci sono voluti 70 anni. Ma alla fine Giappone e Corea del Sud hanno scritto la parola fine sull’ultimo, doloroso capitolo che si trascinava dal 1945, impedendo una vera normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi asiatici. Le donne sudcoreane sopravvissute che durante la seconda guerra mondiale furono costrette alla schiavitù sessuale da parte dell’esercito giapponese, riceveranno ciascuna un risarcimento di circa 100 milioni di won (circa 90.000 dollari). Mentre alle famiglie delle vittime decedute sarà data una somma di circa 20 milioni di won (18.000 dollari). 


L’annuncio è stato dato giovedì 25 agosto dal ministero degli esteri sudcoreano. I risarcimenti arriveranno da una fondazione lanciata dal governo sudcoreano lo scorso mese e finanziata dal governo giapponese. Seul si aspetta che il governo giapponese trasferisca presto 1 trilione di yen (9,9 milioni di dollari) a questa fondazione. 

Secondo le autorità sudcoreane, delle 196 donne sottoposte a schiavitù sessuale dai militari giapponesi ne sono sopravvissute solo 46. Il primo passo lo scorso dicembre quando il ministro degli Esteri giapponese Fumio Kishida ha espresso all’omologo sudcoreano Yun Byung-se le “profonde scuse” del governo del Giappone per il danno causato alle donne reclutate forzatamente dall’esercito nipponico: “Abe, come primo ministro del Giappone, offre nuovamente le scuse dal suo cuore e una riflessione per tutte coloro che hanno sofferto molto dolore e hanno cicatrici che sono difficili da rimarginare sia fisicamente, sia mentalmente”, ha detto. 

Le circa duecentomila giovani filippine, sudcoreane e cinesi strappate alle loro famiglie, furono costrette, a partire dagli anni Trenta fino alla conclusione della Seconda guerra mondiale, a diventare vere e proprie schiave sessuali dei soldati giapponesi, subendo stupri e sevizie per anni. Gran parte di queste disperate, una volta tornate a casa, dovettero anche affrontare l’onta e l’umiliazione di una società conservatrice. Più di un premier giapponese, negli anni, provò a esprimere «rimorso» per quanto accaduto. Ma mai con parole chiare e con l’impegno economico del governo, ragion per cui la controparte aveva sempre respinto i messaggi al mittente."

Monica Ricci Sargentini

martedì 30 aprile 2013

Corea de Sud i Vescovi affermano: trasformiamo i rifugiati del Nord da emarginati a fratelli

Radio Vaticana
I saeteomin "sono nostri fratelli nella fede e nella vita. Come fedeli e come Chiesa dobbiamo impegnarci, lavorare di più affinché questi esuli dal Nord si sentano accettati e possano vivere come viviamo tutti noi, con le stesse prospettive e speranze". È il senso del Messaggio firmato da mons. Simone Ok Hyun-jin, presidente della Commissione episcopale per la pastorale dei migranti e dei residenti stranieri, inviato alle diocesi coreane in occasione della Giornata per i migranti. Il Messaggio - riporta l'agenzia AsiaNews - si intitola "Migrazione, pellegrinaggio di fede e speranza", ed è indirizzato alla comunità di immigrati che vive in Corea del Sud. Nel testo mons. Ok sottolinea la necessità di cura pastorale per le nuove forme "multiculturali" di famiglia e invita i fedeli a far maturare un nuovo senso di accoglienza nei confronti dei saeteomin, i nordcoreani che scappano dal regime e cercano di ricostruirsi una vita al Sud. Questi esuli sono malvisti dalla media della popolazione sudcoreana, che li considera quasi sempre "spie del regime" e cerca di tenerli agli ultimi posti della scala sociale: "La Chiesa - scrive mons. Ok - e tutti i fedeli devono impegnarsi per fare in modo che questi nostri fratelli possano trovare una sistemazione dignitosa, allo stesso livello dei cittadini sudcoreani. Lavoriamo ancora più intensamente per questo scopo". D'altra parte, aggiunge il presule, l'accoglienza "è alla base della nostra religione. 'Ero uno straniero e mi avete accolto', dice Gesù, e allo stesso modo dobbiamo accogliere i migranti e fare in modo che i loro diritti fondamentali siano sempre rispettati. Dobbiamo impegnarci affinché queste persone vivano in Corea con orgoglio e tornino nelle loro patrie con lo stesso orgoglio, non limitandosi a stare qui per essere pagati". (R.P.)