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lunedì 31 maggio 2021

Israele - Il consiglio dei diritti umani dell'ONU apre inchiesta su bombardamento di Gaza - Bachelet ipotizza ‘crimini di guerra’

Notizie Geopolitiche
Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu, presieduto da Nazhat Shameem Khan
(Isole Fiji), aprirà un’inchiesta per indagare sulle “violazioni dei diritti umani commesse nei Territori palestinesi occupati e in Israele da aprile scorso” come pure “sulle cause profonde” delle tensioni.

L’iniziativa è arrivata dal Pakistan, è stata approvata con 24 voti favorevoli, 9 contrari e 14 astensioni, e ha suscitato la reazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha denunciato “l’aperta ossessione anti-israeliana dell’Onu”.

Nei dieci giorni di scontri la reazione israeliana è stata forte, con continui raid sulla Striscia che hanno provocato la morte di 232 persone soprattutto civili (Hamas ha sparato 4.400 razzi uccidendo 13 israeliani), per cui l’Alto Commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet ha ipotizzato addirittura “crimini di guerra”.

Va detto che il Consiglio dei diritti umani dell’Onu è in passato stato criticato poiché raccoglie 47 stati tra i quali paesi dove i diritti umani sono una chimera. 

Israele non ne fa parte, e Netanyahu ha detto che “Ancora una volta un’immorale maggioranza automatica sbianca un’organizzazione terroristica e genocidaria che deliberatamente colpisce civili israeliani mentre trasforma quelli di Gaza in scudi umani”, mentre “raffigura come colpevole una democrazia che agisce legittimamente per proteggere i suoi cittadini da migliaia di attacchi missilistici indiscriminati”. “Questa farsa – ha insistito – si fa beffe del diritto internazionale e incoraggia i terroristi in tutto il mondo”.

sabato 29 maggio 2021

Arizona - Pena di morte - Per l'iniezione letale mancano i "farmaci", si riattiva la camera a gas con lo Zyklon B. utilizzato ad Auschwitz

La Regione (CH)
Il mix di veleni per l'iniezione letale scarseggia sempre di più negli Stati Uniti, così l'Arizona per giustiziare i detenuti nel braccio della morte si appresta a rimettere in uso la camera a gas. 

L'amministrazione penitenziaria dello Stato, guidato dai repubblicani, non solo starebbe rinnovando la struttura in disuso da tempo, ma avrebbe già acquistato oltre 2.000 dollari di sostanze velenose usate per realizzare l'acido cianidrico, lo stesso gas usato dai nazisti nel campo di sterminio di Auschwitz.

La rivelazione è del Guardian, secondo cui sarebbero già stati individuati i due condannati a morte che potrebbero entrare per primi nella camera a gas rimessa a lucido, entrambe colpevoli di omicidi compiuti oltre 30 anni fa: Frank Atwood, un uomo di 65 anni che uccise una ragazzina di 8 anni nel 1984, e Clarence Dixon, anche lui 65 anni condannato per l'assassinio di uno studente universitario nel 1978.

È la legge dell'Arizona a prevedere il ricorso alla camera a gas come sistema alternativo all'iniezione letale, anche se l'ultima esecuzione con le esalazioni di acido cianidrico risale al 1999, quando Walter LaGrand, un cittadino americano di origini tedesche condannato per una rapina in banca costata la vita a una persona, fu gasato tra mille sofferenze. 

Un'agonia, riportano i giornali dell'epoca, durata più di 18 minuti, con i testimoni scioccati di fronte alle convulsioni della vittima mentre il gas saliva e riempiva l'ambiente come fa il vapore in una doccia bollente. Ma il governatore Doug Ducey sarebbe determinato a riprendere a ogni costo le esecuzioni, sospese in Arizona dal 2014, da quando per l'inadeguatezza dei veleni utilizzati per l'iniezione letale il detenuto Joseph Wood fece una fine orribile che provocò sdegno in tutta America e nel mondo. L'Arizona non è l'unico Stato Usa a prevedere il ricorso alla camera a gas nella sua legislazione: condivide questo orrore con Alabama, California, Mississippi, Oklahoma e Wyoming.

Di recente altri Stati Usa, per far fronte alla penuria di veleni per l'iniezione letale, hanno riesumato altri metodi di esecuzione dei condannati a morte come la fucilazione (vedi la recente legge entrata in vigore in South Carolina) o la sedia elettrica (prevista in Alabama, Arkansas, Florida, Kentucky, Mississippi, Oklahoma, Tennessee e ancora la South Carolina).

mercoledì 26 maggio 2021

Non fa notizia! - Moussa Balde, Guinea, 23 anni - Vittima di grave aggressione da parte 3 uomini a Ventimiglia il 9 maggio, non ha documenti, recluso in isolamento nel Cpr di Torino, si suicida.

Il Manifesto
Moussa Balde era stato aggredito a Ventimiglia e poi rinchiuso nel centro per i rimpatri di Torino perché senza documenti. La procura di Torino ha avviato accertamenti sulla morte di un ragazzo nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Torino. Moussa Balde aveva solo 23 anni ed era nato in Guinea: domenica si è tolto la vita impiccandosi con le lenzuola.
Moussa Balde - 23 anni 

Due settimane prima era finito in un drammatico video diventato virale: il 9 maggio, a Ventimiglia, era stato aggredito da tre uomini. Lo hanno pestato con bastoni, calci e pugni in mezzo alla strada, di giorno, tra le urla dei vicini. "Così lo ammazzano", si sente dire in sottofondo. Alla fine è morto comunque.

I tre italiani di 28, 39 e 44 anni sono stati identificati dalla polizia di Imperia e denunciati per lesioni. Per Balde invece, nonostante avesse ricevuto una prognosi di 10 giorni, si sono aperte le porte del Cpr. Per l'assurdo effetto delle leggi che hanno trasformato donne e uomini in clandestini la vittima ha avuto la peggio due volte. Anzi tre.

Balde era arrivato in Italia nel 2017, attraversando il mare. "Sognava un'altra vita, un lavoro. Non poteva rientrare nel suo paese. Diceva che sarebbe stato ucciso dalle stesse persone che lo avevano spinto a scappare - ha raccontato all'Ansa Marco, un suo amico - Era un ragazzo molto intelligente: in pochi mesi ha imparato l'italiano e preso la terza media a Imperia. Era però anche tormentato e impaziente, faticava ad aspettare".

Altre persone che lo hanno conosciuto ne ricordano la grande sensibilità e l'interesse per la politica. Sulla pagina del centro sociale ligure "La talpa e l'orologio" c'è un'immagine in cui sorride con addosso la maglietta "Imperia antirazzista". La foto è stata scattata a Roma, durante una manifestazione per i diritti dei migranti.

"Una persona affidata alla responsabilità pubblica, deve essere presa in carico e trattenuta nei modi che tengano conto della sua specifica situazione, dell'eventuale vulnerabilità e della sua fragilità. Questo non è avvenuto", ha accusato ieri Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti dei detenuti. Nell'ultimo rapporto sulle visite nei Cpr, Palma si è soffermato sulla zona "Ospedaletto" del centro torinese, quella usata per l'isolamento sanitario in cui Balde si è tolto la vita. È così descritta: "priva di ambienti comuni, le sistemazioni individuali sono caratterizzate da un piccolo spazio esterno antistante la stanza, coperto da una rete che acuisce il senso di segregazione".

"Voleva solo andare via, non accettava di essere rinchiuso là dentro senza aver fatto nulla", dice l'avvocato Gianluca Vitale, difensore del ragazzo. La scorsa settimana lo ha incontrato due volte e Balde gli ha raccontato che a Ventimiglia era stato picchiato mentre chiedeva l'elemosina, non dopo un tentativo di furto, come sostenuto dagli aggressori. 

Pare che la sua versione non sia stata ascoltata neanche dalla Procura. "Avrei dovuto vederlo oggi. Eravamo preoccupati: un ragazzo di 23 anni che viene picchiato barbaramente e poi finisce in un Cpr non può che trovarsi in una condizione di estrema vulnerabilità", afferma la Garante dei detenuti del comune di Torino Monica Cristina Gallo.

"Come è stato possibile disporne non solo l'espulsione in un paese tutt'altro che sicuro come la Guinea ma perfino il trattenimento in un Cpr?", ha dichiarato Riccardo Magi (+Europa). Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) e Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) hanno chiesto la chiusura di tutti i Cpr. Erasmo Palazzotto (Liberi e Uguali) ha presentato un'interrogazione alla ministra Lamorgese affinché faccia chiarezza su tutti gli snodi della vicenda: dalla reclusione all'assistenza medico-psicologica. Ieri gli altri 107 migranti rinchiusi nel centro hanno protestato per la morte del loro compagno. Oggi alle 18 la rete "No Cpr Torino" manifesterà sotto le mura della struttura detentiva.

Giansandro Merli

domenica 23 maggio 2021

Mediterraneo - Imponenti esercitazioni navali di 13 Paesi e nelle stesse acque annegano senza soccorso i migranti al largo della Tunisia

Africa ExPress
Le unità navali di Stati Uniti, Italia e altri undici paesi europei ed africani si esercitano alla guerra aeronavale nel Mediterraneo centrale mentre a poche miglia lontano centinaia di migranti affogano nel tentativo di raggiungere le coste siciliane.


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I war games nelle acque del Canale di Sicilia si concluderanno venerdì 28 maggio e vedono la partecipazione di unità aeronavali di Stati Uniti d’America, Tunisia, Algeria, Belgio, Egitto, Francia, Grecia, Libia, Malta, Mauritania, Marocco, Spagna e Italia.

“L’esercitazione navale in nord Africa è pianificata per rafforzare la cooperazione regionale, la capacità di risposta, lo scambio di informazioni e l’interoperabilità tra i suoi partecipanti in questa regione critica”, spiega l’ammiraglio Robert P. Burke, comandante di U.S. Naval Forces Europe-Africa. “Il Mediterraneo è la linfa vitale del commercio mondiale e la sicurezza regionale e la stabilità sono cruciali per la prosperità globale”.

Tra gli obiettivi prioritari dell’esercitazione pure quello di migliorare la collaborazione e il coordinamento degli alleati statunitensi nel Mediterraneo nelle attività di contrasto ai flussi migratori sulla rotta Africa-Europa. 
[...]
Peccato che proprio il giorno successivo all’avvio dei giochi di guerra in acque tunisine, martedì 18 maggio, si è verificata una delle peggiori tragedie in mare del 2021, il naufragio di un’imbarcazione e la morte di oltre 50 migranti a poche miglia di distanza dalla città tunisina di Sfax. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero della Difesa di Tunisi, Mohamed Zekri, 33 persone sono state soccorse in mare dai lavoratori di una piattaforma petrolifera off-shore, mentre sarebbe stata del tutto inutile la ricerca dei dispersi da parte di alcune unità della marina tunisine “prontamente” inviate nell’area del naufragio.
[...]
In questi giorni sono in aumento le segnalazioni da parte delle organizzazioni non governative internazionali di imbarcazioni in avaria nel Mediterraneo centrale. Centinaia e centinaia di migranti in fuga dagli innumerevoli conflitti africani e mediorientali volutamente ignorati o “non intercettati” dagli aerei-spia, dai droni e dai satelliti di Frontex, o dai radar delle innumerevoli unità da guerra USA, NATO e nordafricane in addestramento bellico.

Sono donne, uomini e bambini condannati a restare senza nome, invisibili, vittime innocenti della cinica guerra alle migrazioni.

Antonio Mazzeo

Guerra in Palestina. Il rene di un ebreo linciato a Lod donato a una donna araba

Avvenire
Stava tornando a casa in macchina, a Lod, mentre sui canali radio e Tv di tutta Israele rimbalzava quella parola assurda – linch, linciaggio – che non poteva davvero avere niente a che fare con lui, la sua storia, il suo Paese. Yigal Yehoshua, ebreo di 56 anni, faceva l’elettricista. 
Yigal Yehoshua                Randa Aweis

Aveva sistemato le case di tutti, ebrei e arabi. Mai un problema. Settimana scorsa, quando la violenza è dilagata nelle città miste, un gruppo di arabi ha bloccato la sua auto, l’ha presa a sassate. L’hanno colpito alla testa. È morto lunedì, all’ospedale, dove i medici hanno tentato di tutto senza riuscire a salvarlo.

È riuscito, lui, però a salvare la vita di Randa Aweis, una donna araba di Gerusalemme Est, cristiana, madre di sei figli. Quando la famiglia di Yehoshua ha deciso di donare gli organi, il rene è stato destinato a lei, che da nove anni aspettava un trapianto. 

L'altro rene è andato a un uomo ebreo di 67 anni; il fegato a un ragazzo ebreo di 22. «Ringrazio la famiglia di Yigal, che è diventata la mia famiglia», ha detto Randa dopo l’intervento all’Hadassah Medical Center. 

Randa ha espresso grande tristezza per la morte di Yigal. Ha detto che vorrebbe incontrare la famiglia. «Siamo cresciuti insieme, arabi ed ebrei, e vogliamo solo poter stare insieme, in pace». Il responsabile del reparto trapianti dell'Hadassah, Abed Halaila, ha letto in questa storia un simbolo forte: «Voglio ringraziare con tutto il cuore la famiglia del donatore. Spero solo ci potrà essere pace e tranquillità e salute per tutti noi».

Yigal Yehoshua è stato sepolto nel cimitero del moshav Hadid, nel centro di Israele. Ai funerali hanno partecipato centinaia di persone. Suo fratello Efi ha spiegato che quell'esplosione di rabbia nelle città miste lo aveva molto addolorato, ma sperava che tutto, alla fine, sarebbe andato bene. «Era un testimone della convivenza possibile», ha detto la moglie Irena. «Siamo testimoni della convivenza».

Barbara Uglietti

sabato 22 maggio 2021

Migranti - Ebrina Darboe - Una storia di successo (ma ce ne sono tante) di un minore di 14 anni: da Gambia, Libia, Lampedusa alla serie A con la AS Roma.

TPI
La storia di Ebrima Darboe, il giovane centrocampista della Roma, ha colpito tutti. Dal Gambia alla Serie A passando per la Libia e il centro di accoglienza di Lampedusa quando aveva appena 14 anni. L’arrivo in Italia gli ha cambiato letteralmente la vita. 


Tutto è nato grazie a un incontro. Quello con Miriam Peruzzi, la sua attuale agente che lo scoprì in un torneo di calcio giovanile giocato a Rieti nel 2018. “Aveva già un’intelligenza tattica sopra la media, era sempre nel punto giusto per ricevere il pallone. Gioca in modo maturo perché ha vissuto esperienze che lo hanno segnato”, ha detto l’agente a calciomercato.com.

I primi approcci con la Roma non sono stati facilissimi: “Durante il primo provino con i giallorossi non capiva nulla di italiano, parlava solo in inglese. Seguiva e imitava ciò che facevano i compagni. È grazie ad Alberto De Rossi (allenatore della primavera della Roma, ndr) se oggi è arrivato in prima squadra. Ha un contratto con i giallorossi fino al 2023, i rapporti sono buoni e a breve ci incontreremo per rinnovare adeguando lo stipendio. Darboe vuole rimanere per giocarsela con Mourinho, anche se lo vogliono grandi club da tutta Europa”.

Intanto, come raccontato dalla sua agente Miriam Peruzzi a calciomercato.com, cambierà nome: si chiamerà Ebrima Darboe Peruzzi, come lei che ne gestisce gli interessi, visto che suo padre ha deciso di adottarlo. “Ebrima è un ragazzo d’oro, educato e davvero per bene. Sta vivendo con serenità questa situazione, con noi ha una famiglia di cui fa parte al 100 per cento. A breve mio padre firmerà le carte legali per adottarlo al 100 per cento, abbiamo deciso di farlo tanti anni fa e se lo merita”.

La Storia
La vita di Darboe, come detto, è stata ricca di ostacoli. A 14 anni ha deciso di mettersi in viaggio dal Gambia (dove è nato) per raggiungere l’Europa con la speranza di una vita migliore. Dopo una traversata lunghissima in pullman fino in Libia, è salito su un barcone che lo ha portato a Lampedusa. Da lì, è entrato a far parte del progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo) che lo ha portato fino a Rieti. Nel capoluogo laziale ha iniziato a giocare a calcio con i ragazzi dello Young Rieti, fino a disputare il torneo “Scopigno Cup” che gli ha cambiato la vita. Miriam Peruzzi lo ha notato ed è finito alla Roma.

Nel 2021 l’esordio in Serie A contro la Sampdoria e le ottime prestazioni in partite importanti come quelle contro il Manchester United in Europa League, l’Inter e nel derby contro la Lazio. I tifosi giallorossi lo amano già alla follia e vedono in lui un prospetto importante per il futuro. Ora avrà la possibilità di convincere uno degli allenatori più vincenti al mondo: Josè Mourinho che a breve prenderà posto sulla panchina della Roma. La sua Roma.

Antonio Filippo Ferrari

giovedì 20 maggio 2021

Afghanistan: difensori dei diritti umani sotto attacco. Negli ultimi 8 mesi uccisi 17 attivisti tra cui 9 giornalisti

Blog Diritti Umani - Human Rights
Da settembre 2020 a maggio 2021, sono stati uccisi un totale di 17 difensori dei diritti umani, inclusi nove giornalisti, sulla base delle informazioni raccolte dal Comitato afghano dei difensori dei diritti umani (AHRDC). Nove di quelli uccisi sono stati nei primi cinque mesi di quest'anno.

Durante questo periodo, oltre 200 difensori dei diritti umani e rappresentanti dei media hanno riferito, all'AHRDC e al Comitato per la sicurezza dei giornalisti afgani, 
di aver ricevuto gravi minacce. 

Un rapporto pubblicato dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) nel febbraio 2021, ha rilevato che 65 professionisti dei media e difensori dei diritti umani sono stati uccisi dal 2018.

Per la maggior parte di queste gravi violazioni non sono stati individuati i responsabili. Questi attacchi mirano a mettere a tacere il dissenso pacifico e coloro che lavorano sui diritti umani, in particolare i diritti delle donne, nonché coloro che cercano giustizia e responsabilità per le violazioni dei diritti.

La tempistica dell'escalation degli attacchi contro difensori dei diritti umani, attivisti e giornalisti sembra essere collegata al processo di pace in corso tra il governo dell'Afghanistan, gli Stati Uniti ei talebani.


Organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno affermato che le minacce, le molestie, le intimidazioni e gli attacchi contro difensori dei diritti umani, attivisti, giornalisti e operatori dei media in Afghanistan devono finire.

Durante questo periodo critico in Afghanistan e per il suo futuro, è fondamentale sostenere e dare la priorità alla libertà di espressione. I progressi compiuti nella creazione di uno spazio sicuro per i difensori dei diritti umani, in particolare i difensori dei diritti delle donne e dei giornalisti, sono a rischio dopo l'annuncio del completo ritiro degli Stati Uniti e delle forze NATO dall'Afghanistan entro l'11 settembre 2021.

I meccanismi statali per la protezione dei difensori, compresa la Commissione mista per la protezione dei difensori dei diritti umani recentemente nominata, devono ancora essere resi operativi. ll governo afghano deve assumersi tempestivamente una maggiore responsabilità per garantire la sicurezza e l'incolumità di difensori, attivisti e giornalisti e di porre fine all'impunità per gli attacchi contro di loro.

ES

Fonte: Fidh