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sabato 29 maggio 2021

Arizona - Pena di morte - Per l'iniezione letale mancano i "farmaci", si riattiva la camera a gas con lo Zyklon B. utilizzato ad Auschwitz

La Regione (CH)
Il mix di veleni per l'iniezione letale scarseggia sempre di più negli Stati Uniti, così l'Arizona per giustiziare i detenuti nel braccio della morte si appresta a rimettere in uso la camera a gas. 

L'amministrazione penitenziaria dello Stato, guidato dai repubblicani, non solo starebbe rinnovando la struttura in disuso da tempo, ma avrebbe già acquistato oltre 2.000 dollari di sostanze velenose usate per realizzare l'acido cianidrico, lo stesso gas usato dai nazisti nel campo di sterminio di Auschwitz.

La rivelazione è del Guardian, secondo cui sarebbero già stati individuati i due condannati a morte che potrebbero entrare per primi nella camera a gas rimessa a lucido, entrambe colpevoli di omicidi compiuti oltre 30 anni fa: Frank Atwood, un uomo di 65 anni che uccise una ragazzina di 8 anni nel 1984, e Clarence Dixon, anche lui 65 anni condannato per l'assassinio di uno studente universitario nel 1978.

È la legge dell'Arizona a prevedere il ricorso alla camera a gas come sistema alternativo all'iniezione letale, anche se l'ultima esecuzione con le esalazioni di acido cianidrico risale al 1999, quando Walter LaGrand, un cittadino americano di origini tedesche condannato per una rapina in banca costata la vita a una persona, fu gasato tra mille sofferenze. 

Un'agonia, riportano i giornali dell'epoca, durata più di 18 minuti, con i testimoni scioccati di fronte alle convulsioni della vittima mentre il gas saliva e riempiva l'ambiente come fa il vapore in una doccia bollente. Ma il governatore Doug Ducey sarebbe determinato a riprendere a ogni costo le esecuzioni, sospese in Arizona dal 2014, da quando per l'inadeguatezza dei veleni utilizzati per l'iniezione letale il detenuto Joseph Wood fece una fine orribile che provocò sdegno in tutta America e nel mondo. L'Arizona non è l'unico Stato Usa a prevedere il ricorso alla camera a gas nella sua legislazione: condivide questo orrore con Alabama, California, Mississippi, Oklahoma e Wyoming.

Di recente altri Stati Usa, per far fronte alla penuria di veleni per l'iniezione letale, hanno riesumato altri metodi di esecuzione dei condannati a morte come la fucilazione (vedi la recente legge entrata in vigore in South Carolina) o la sedia elettrica (prevista in Alabama, Arkansas, Florida, Kentucky, Mississippi, Oklahoma, Tennessee e ancora la South Carolina).

giovedì 30 maggio 2019

USA - Arizona - Il volontario Scott Warren: quando la solidarietà diventa un reato. Rischia 20 anni di carcere.

Today
Diverse e allo stesso tempo incredibilmente simili le vicende di Cédric Herrou, l'agricoltore simbolo dell'aiuto concreto ai migranti in Europa, e Scott Warren, un volontario che in Arizona sarà processato per traffico di esseri umani


Se leggi le storie di Scott Warren e Cédric Herrou capisci subito che a volte la solidarietà è un reato. Come raccontato su Today: "Il primo, volontario di Ajo, in Arizona, sarà processato per traffico di esseri umani: è stato persino arrestato per aver dato "acqua, cibo, vestiti puliti ed un letto" ai migranti entrati dal deserto di Sonora. A raccontarlo è lo stesso Scott Warren, spiegando che "questa settimana sarò processato" e che se condannato "potrei essere condannato fino a 20 anni di carcere".


In un lungo reportage sul 'Washington Post', Warren racconta che "residenti e volontari organizzano delle spedizioni per offrire assistenza umanitaria, e lasciare contenitori di acqua, cibo in scatola, calzini ed articoli di pronto soccorso" lungo il percorso dei migranti nel deserto dove le temperature di giorno superano i 48 gradi e precipitano di notte. "Lungo quello che ormai è noto come il corridoio di Ajo, decine di corpi vengono trovati ogni anno, e si ritiene che siano molti di più quelli che non vengono scoperti".

Per decenni, aggiunge il volontario, c'è stata una pacifica coesistenza se non una collaborazione con il Border Patrol e ricorda che un giorno un agente gli disse: "Sono felice che siate qui oggi, la gente ha bisogno di acqua". Con il cambio di amministrazione a Washington la situazione è cambiata: "Sono stati negati i permessi per entrare nel Cabeza Prieta National Wildlife Refuge, distrutte le riserve d'acqua lasciate nel deserto e hanno cominciato a perseguire i volontari". Diversi membri della Ong No More Deaths in passato hanno rischiato condanne e multe fino a 10mila dollari, ma ora il caso di Warren rappresenta un salto di qualità dal momento che il volontario è stato incriminato per traffico di esseri umani e questo: potrebbe segnare "un pericoloso precedente", ammette lui stesso.

La solidarietà non è "un'invenzione recente" nella zona. E' storia. "Ad Ajo la mia comunità offre cibo ed acqua a chi attraversava il deserto da decenni, da generazioni - conclude - qualsiasi cosa succederà nel mio processo, il giorno dopo qualcuno si troverà a camminare nel deserto e busserà ad una delle nostre porte per rispondere ai bisogni del viaggiatore. Se avrà sete gli daremo da bere e non gli chiederemo i documenti. Il governo non dovrebbe criminalizzare questo comportamento".

giovedì 26 marzo 2015

USA - Arizona - Madre innocente 23 anni nel braccio della morte: accusata dell'omicidio del figlio, oggi libera

Rai News
24 marzo 2015 Dopo 23 anni le hanno detto che si erano sbagliati, che aveva ragione lei quando diceva che non era stata lei ad uccidere il figlio Christopher di 4 anni nel 1990 in Arizona. Quei 23 anni Debra Milke, che oggi ne ha 51, li ha passati nel braccio della morte, condannata sulla base delle dichiarazioni di un agente di polizia. Nel 2013 la Corte di Appello ha ribaltato la sentenza e la scorsa settimana è arrivato il verdetto definitvo: è una donna libera.


La prova: la parola dell'agente corrotto
E' stato Armando Saldate - aveva già mentito ai giudici in quattro processi ed era stato più volte accusato di corruzione - ad affermare in aula che lei avesse confessato l'omicidio. Perchè? Non voleva tenere il figlio con sé ma nemmeno lasciarlo con il padre e voleva anche incassare l'assicurazione sulla vita di 5 mila dollari che aveva stipulato per il figlio. La giuria si è basata solo sulle parole di Saldate che sosteneva che Debra Milke avesse confessato. Di quella confessione però non c'erano prove: nessun testimone, registrazione. E Debra Milke è stata costretta a passare 23 anni della sua vita in carcere.

L'omicidio di Christopher
Dopo le feste il bimbo ha chiesto di vedere di nuovo Babbo Natale e il coinquilino della madre, James Styers, lo ha quindi portato nel deserto insieme ad un amico, Roger Scott. Lì, insieme ad un amico, lo ha ucciso con un colpo alla testa. I due sono ancora nel braccio morte mentre Debra Milke è stata considerata il mandante.

Ora la Milke fa causa alla polizia di Phoenix
Lo ha dichiarato il suo avvocato poco dopo la scarcerazione: commossa e finalmente senza fermo alla caviglia, Debra Milke ha deciso di fare causa davanti alla Corte Federale alla polizia di Phoenix inclusi i detective, l'intero dipartimento e la procura. Li accusa di numerose violazioni di diritti civili e di processo ingiusto.

E intanto lo Utah ripristina la fucilazione
Mentre la polizia finisce di nuovo sotto accusa per il caso Milke, la pena di morte torna a declinarsi nel modo più brutale nello stato dello Utah. Il governatore ha infatti deciso di ripristinare il plotone di esecuzione nel caso non possa essere eseguita l'iniezione letale, come già successso, per mancanza di medicinali.

sabato 27 dicembre 2014

USA - Arizona e Oklahoma sfidano Onu. Giudice, ok a iniezione letale: "è più umana della forca"

Ansa
Oklahoma e Arizona sfidano l'Onu: entrambi gli Stati hanno dato nuovamente il via alle esecuzioni, fermate dopo la morte di due condannati sul lettino dell'iniezione letale dopo prolungate agonie. 


"L'iniezione letale è più umana della forca", ha giustificato il verdetto il giudice Stephen Friot della Corte Federale Distrettuale di Oklahoma City. 

La settimana scorsa l'Assemblea Generale dell'Onu aveva esortato gli Stati membri ad adottare una moratoria della pena di morte.

lunedì 4 agosto 2014

USA - Indagine sull'esecuzione drammatica avvenuta in Arizona, nelle 2 ore di agonia somministrate 15 iniezioni per morire

Ansa
Nell'esecuzione shock avvenuta negli Stati Uniti, in Arizona, nel carcere di Tucson, il boia per portare a termine il suo compito ha dovuto iniettare per ben 15 volte il mix letale di farmaci su un uomo di nome Joseph Wood. Quest'ultimo - sottolineano i media americani - morendo dopo ben due ore di atroci sofferenze.

"Si tratta di una esecuzione senza precedenti", denunciano i legali del condannato e le associazioni contro la pena di morte. Nessuno dei protocolli legali è stato seguito. Dopo il fallimento della prima iniezione, infatti, la mano del boia avrebbe dovuto essere fermata, la pena capitale rinviata. Invece si è infierito.

E ora l'amministrazione Obama vuole vederci chiaro, vuole capire perché tanto accanimento. E il ministro della giustizia, Eric Holder, ha aperto un'inchiesta su quanto accaduto. L'indignazione è bipartisan. "Questi sono veri e propri episodi di tortura", ha commentato il senatore repubblicano John McCain, ex candidato presidenziale. E la mente non può che riandare a quanto accaduto lo scorso aprile in Oklahoma, quando Clayton Lockett morì dopo 43 lunghissimi minuti di agonia. Un episodio che provocò l'intervento anche del presidente Barack Obama, con la promessa di un'indagine sui metodi usati nei vari penitenziari della morte.

L'ultimo increscioso episodio di Tucson si è verificato una settimana fa. Ma solo ora sono venuti fuori i verbali di quell'orribile nottata. Nelle vene di Wood sono stati iniettati le normali dosi di sedativo e di farmaci velenosi, ma l'uomo di morire non ne voleva sapere. Era l'1,53 del mattino. Invece di fermare la macchina della morte, è stato deciso di aumentare sempre di più la dose di veleno: altre 14 volte. Wood è stato dichiarato deceduto quando mancavano dieci minuti alle 4 del mattino. La scena - raccontano i testimoni - è stata raccapricciante, con l'uomo bloccato sul lettino che per almeno 60 volte ha tentato di liberarsi, gemendo e ansimando.

Ora le esecuzioni in Arizona sono momentaneamente state sospese, e anche il governatore ha aperto un'inchiesta. Il sospetto è che alla fine tutto finisca in un nulla di fatto, come sempre. Ma tra i democratici c'è chi chiede a gran voce un'inchiesta vera e propria sulle istituzioni carcerarie, un'indagine indipendente. Perché oramai troppo spesso si sta oltrepassando il limite della decenza e di ogni senso di umanità.

lunedì 28 luglio 2014

USA: senatore repubblicano McCain "ultima esecuzione in Arizona è stata tortura"

La Presse
L'esecuzione di Rudolph Wood in Arizona è stata una tortura. Così il senatore repubblicano John McCain ha commentato l'uccisione del detenuto, che mercoledì nella prigione di Tucson è durata due ore. Il senatore, che sostiene la pena di morte per alcuni reati, ha definito con termini coloriti le complicazioni avvenute durante l'esecuzione.
"L'iniezione letale deve essere davvero letale", ha dichiarato il senatore, e non dovrebbero accadere situazioni in cui si perde il controllo. "Ecco la tortura", ha aggiunto. Woods ha ricevuto l'iniezione letale con una combinazione di due farmaci, ma ha impiegato quasi due ore prima di morire. Ha trascorso più di 90 minuti senza riuscire a respirare, poi si è spento.

Lo Stato dell'Arizona ha sospeso tutte le esecuzioni, mentre è stata aperta un'inchiesta sul caso. Secondo McCain i responsabili dell'esecuzione dovrebbero rispondere della sofferenza di Wood.

sabato 26 luglio 2014

USA - Pena di morte: Arizona, dopo la scandalosa esecuzione con 2 ore di agonia, moratoria temporanea

ONU Italia
Florence (Arizona) – Dopo il flop record di una iniezione letale in Arizona, scatta nello stato americano una moratoria temporanea della pena di morte. La governatore Jan Brewer ha ordinato al dipartimento delle prigioni di riesaminare l’esecuzione di Joseph R. Wood, il condannato che ha impiegato quasi due ore a morire, mentre l’Attorney General Tom Horne ha annunciato che non firmerà più’ mandati di morte fintanto che il riesame non sara’ ultimato: “Motivi precauzionali”.
Joseph R. Wood, condannato per due omicidi, e’ morto sul lettino dell’iniezione killer 152 minuti dopo l’inizio dell’esecuzione e dopo aver boccheggiato e rantolato per oltre 600 volte “cercando l’aria come un pesce fuor d’acqua”, secondo il racconto di un testimone. La direzione del carcere-fortezza di Florence Charles Ryan ha detto che le procedure seguite dal boia sono state “da manuale”, con “i cateteri infilati perfettamente nelle vene” e “senza che ci fosse alcuna fuoriuscita di liquido”, come era invece avvenuto con Clayton Lockett, il detenuto protagonista in aprile di un’altra esecuzione flop in Oklahoma.

A poche settimane dalla ripresa all’Onu del dibattito sulla moratoria della pena di morte (una priorita’ per l’Italia), il fiasco dell’Arizona ha riaperto la polemica sulla pena di morte e sull’uso negli Stati Uniti di farmaci non testati dal momento che quelli usati nel cocktail tradizionale di tre veleni sono diventati indisponibili. “Un problema e’ che non conosciamo la catena di custodia di questi farmaci e dove fossero conservati”, ha detto al New York Times Mark Heath, anestesista della Columbia University. L’esecuzione di Wood e’ stata la quarta dall’inizio dell’anno a presentare problemi: la stessa combinazione di idromorfone, un’antidolorifico derivato dall’oppio, e del sedativo midazolam, era stata impiegata in Ohio, un’altra iniezione letale durata ben oltre la media, in gennaio.

Difficile dire cosa sia successo stavolta: secondo Heath, una possibilita’ e’ che “i farmaci non funzionano come ci immaginiamo se somministrati in alte dosi”. E dal momento che queste dosi sono usate solo con le iniezioni letali “siamo in un terreno dove tutti lavorano al buio”.

Nelle iniezioni letali, d’altra parte, i dosaggi sono finora variati da stato a stato: la Florida usa 500 milligrammi di midazolam mentre l’Ohio inizialmente aveva detto che ne avrebbe usati dieci, per salire a 50 dopo l’esecuzione fallita di Dennis McGuire (26 minuti di agonia) in gennaio. L’Oklahoma usa 100 milligrammi, l’Arizona 50. Segreta in ogni caso e’ la provenienza dei farmaci, un problema nuovamente sollevato nei giorni scorsi dall’organizzazione abolizionista italiana Nessuno Tocchi Caino: “Le societa’ farmaceutiche multinazionali, dopo una nostra campagna, hanno bloccato le forniture delle sostanze usate per compiere le esecuzioni capitali e ora sono laboratori farmaceutici locali a fornire i farmaci, ma non se ne conosce la natura e non si conoscono le reazioni degli stessi farmaci”, aveva dichiarato Sergio D’Elia in occasione della presentazione annuale del rapporto sulla pena di morte messo a punto dall’associazione.

Blog Link: 24/07/14 USA - Pena di morte, in Arizona un detenuto muore dopo 2 ore di sofferenze L'agonia più lunga in una esecuzione in USA

giovedì 24 luglio 2014

USA - Pena di morte, in Arizona un detenuto muore dopo 2 ore di sofferenze

Rai News 24
Il 55enne Joseph Rudolph Wood, condannato per un duplice omicidio commesso nel 1989, è stato dichiarato morto alle 15.49 ora locale dopo un'iniezione letale effettuatagli alle 13.52. Di solito un'esecuzione dura circa 10 minuti. Scoppia la polemica per il cocktail di farmaci utilizzati e sulle inutili sofferenze
Una morte lunga, un'agonia disumana. Alla fine Joseph Rudolph Wood è morto alle 15.49 locali, nel carcere di Florence, in Arizona. L'iniezione letale gli era stata effettuata due ore prima alle 13.49 quando in genere un'esecuzione di questo tipo dura circa 10 minuti. 

L'uomo, 55 anni, era nel braccio della morte da più di 20 anni, condannato alla pena di morte per un duplice omicidio commesso nel 1989. Una storia, quella di Wood, destinata sicuramente a sollevare un vespaio di polemiche. 

Perchè proprio pochi giorni fa, il 21 luglio, i suoi avvocati avevano chiesto alla corte d’appello di San Francisco di bloccare l’esecuzione e informare il proprio cliente sul cocktail di farmaci che gli sarebbero stati somministrati. Niente da fare. 

E' stato un calvario. Un calvario senza precedenti nella storia delle esecuzioni negli Stati Uniti. I legali di Wood hanno presentato inutilmente un appello d'emergenza durante l'agonia. E' il terzo caso in pochi mesi di un'esecuzione andata male e negli Stati Uniti se ne discute da settimane. 

La governatrice dell'Arizona Jan Brewer ha ordinato un'inchiesta. Lo Stato dell’Arizona aveva reso noto soltanto che a Woods sarebbero stati somministrati nelle vene sostanze approvate dalla Food and Drug Administration, ma non ha fatto il nome del produttore, per non fare cattiva pubblicità. Ma ora saranno obbligati da un tribunale a fornire tutti i dettagli. 

Ad aprile c'era stato un precedente. Clayton Lockett, in Oklahoma, era morto dopo 43 minuti di sofferenze. A gennaio, in Ohio, Dennis McGuire aveva rantolato e ansimato per 26 minuti.  
Ultimamente negli Stati Uniti molte aziende si sono rifiutate di vendere farmaci per le esecuzioni capitali e così vengono sperimentate nuove miscele di morte con i terribili risultati che sono davanti agli occhi di tutti.

giovedì 30 gennaio 2014

Arizona death-row inmate Gregory Dickens found dead in apparent suicide

Death Penalty News
An Arizona death-row inmate died Monday in an apparent suicide, state Department of Corrections officials said.

Gregory Dickens, 48, was pronounced dead after lifesaving measures failed, according to a news release.

Dickens was sentenced to death for his part in a double murder near Yuma in 1991. But, last week, the 9th U.S. Circuit Court of Appeals ruled that, under a recent U.S. Supreme Court ruling, he was entitled to a new hearing in U.S. District Court to determine whether his first appeals attorney had been ineffective.

He was also the lead plaintiff in a 2009 federal lawsuit that challenged the state’s methods of carrying out executions by lethal injection.