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lunedì 31 maggio 2021

Israele - Il consiglio dei diritti umani dell'ONU apre inchiesta su bombardamento di Gaza - Bachelet ipotizza ‘crimini di guerra’

Notizie Geopolitiche
Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu, presieduto da Nazhat Shameem Khan
(Isole Fiji), aprirà un’inchiesta per indagare sulle “violazioni dei diritti umani commesse nei Territori palestinesi occupati e in Israele da aprile scorso” come pure “sulle cause profonde” delle tensioni.

L’iniziativa è arrivata dal Pakistan, è stata approvata con 24 voti favorevoli, 9 contrari e 14 astensioni, e ha suscitato la reazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha denunciato “l’aperta ossessione anti-israeliana dell’Onu”.

Nei dieci giorni di scontri la reazione israeliana è stata forte, con continui raid sulla Striscia che hanno provocato la morte di 232 persone soprattutto civili (Hamas ha sparato 4.400 razzi uccidendo 13 israeliani), per cui l’Alto Commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet ha ipotizzato addirittura “crimini di guerra”.

Va detto che il Consiglio dei diritti umani dell’Onu è in passato stato criticato poiché raccoglie 47 stati tra i quali paesi dove i diritti umani sono una chimera. 

Israele non ne fa parte, e Netanyahu ha detto che “Ancora una volta un’immorale maggioranza automatica sbianca un’organizzazione terroristica e genocidaria che deliberatamente colpisce civili israeliani mentre trasforma quelli di Gaza in scudi umani”, mentre “raffigura come colpevole una democrazia che agisce legittimamente per proteggere i suoi cittadini da migliaia di attacchi missilistici indiscriminati”. “Questa farsa – ha insistito – si fa beffe del diritto internazionale e incoraggia i terroristi in tutto il mondo”.

venerdì 18 dicembre 2020

Covid: situazione grave a Gaza, quasi metà tamponi positiva, 935 casi in 24 ore, sistema sanitario a rischio collasso

AnsaMed
La situazione covid a Gaza si aggrava sempre più. Secondo il Ministero della sanità di Hamas - citato dai media - nelle ultime 24 ore quasi la metà dei tamponi effettuati, il 44,8%, ha dato un risultato positivo. Va detto che i test sono sempre di meno, visto lo scarseggiare dei preparati. I casi - riferiti questa volta dal ministro della sanità dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) May al Khaila - sono stati lo scorso giorno quasi mille (935).

Nella Striscia attualmente ci sono 8.851 casi attivi e da inizio pandemia i decessi sono arrivati a 220. Hamas ha fatto sapere che il sistema sanitario della Striscia può collassare per il propagarsi delle infezioni.

venerdì 1 marzo 2019

Commissione ONU: per la morte di 189 palestinesi negli scontri di Gaza nel 2018 da parte di Israele si ipotizza un crimine contro l'umanità

AnsaMed
Ginevra - Una commissione d'inchiesta dell'Onu ha accusato Israele di avere aperto intenzionalmente il fuoco contro civili palestinesi durante manifestazioni lo scorso anno a Gaza in cui morirono 189 persone. Un comportamento che potrebbe configurare un crimine contro l'umanità. 

La commissione, incaricata dal Consiglio per i diritti umani, ha detto che oltre 6.000 persone sono state colpite da proiettili sparati da cecchini israeliani per respingere i manifestanti vicino alle barriere di confine.
La commissione afferma che alcuni tra i civili uccisi o feriti non rappresentavano una "minaccia incombente". 

Pur riconoscendo la significativa violenza delle manifestazioni, l'organismo d'inchiesta afferma che esse non possono essere equiparate ad azioni di combattimento, respingendo così sostanzialmente le affermazioni di Israele che parlava di "attività terroristiche" da parte di gruppi armati palestinesi. 

La commissione critica anche Hamas, che governa la Striscia di Gaza, per non aver prevenuto l'uso di aquiloni incendiari durante le manifestazioni. Israele però non ci sta e ha respinto il rapporto. 

Il ministro degli Esteri ad interim, Yisrael Katz, ha definito il Consiglio stesso "un teatro dell'assurdo che ha prodotto un altro ostile, falso e prevenuto" atto.
"Il rapporto - ha detto il ministro si basa su informazioni false nelle quali i fatti non sono stati neppure esaminati e il cui unico intento è quello di discreditare l'unica democrazia del Medio Oriente e di danneggiare il suo diritto all'autodifesa contro il terrore e una organizzazione omicida". 

"L'unico responsabile che spinge i residenti di Gaza alla barriera difensiva, donne e bambini inclusi, è Hamas il cui obiettivo dichiarato è la distruzione dello Stato di Israele", ha aggiunto Katz.

martedì 21 agosto 2018

Gaza. Assedio israeliano, non entrano più forniture mediche e medicinali salvavita

Nema News
Dentro la Striscia non entrano più forniture mediche e medicinali salvavita, tra cui quelli necessari alla cura dei tumori. E uscire dall’enclave palestinese è diventato quasi impossibile


L’assedio a Gaza peggiora: nelle ultime settimane sono state interrotte le forniture mediche e l’arrivo di strumenti necessari per i trattamenti sanitari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il combustibile donato dalle Nazioni Unite per gli ospedali in emergenza sanitaria finirà entro la fine di agosto.

L’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha registrato dal 30 marzo al 2 agosto, 17.259 casi di persone nei Territori Occupati Palestinesi con problemi di salute provocati dall’inalazione di gas nocivi, armi da fuoco ed altre patologie.

La chiusura parziale del varco commerciale tra il confine di Karem Abu Salem e la Striscia di Gaza ha impedito l’accesso ai medicinali e alle attrezzature per eseguire radioterapie, terapie molecolari, scansioni Pet e scansioni isotopiche. Anche i medicinali chemioterapeutici sono stati proibiti dal blocco israeliano: lunedì 12 agosto il Ministero della Salute affermava che l’80% dei malati di cancro sulla Striscia di Gaza rischia un deterioramento delle condizioni di salute.

venerdì 27 luglio 2018

Gaza: Unrwa, mancanza fondi da parte di USA e paesi terzi. Licenzia 1000 dipendenti, proteste.

AnsaMed
Gaza - Giornata di tensione oggi a Gaza, in seguito al licenziamento da parte dell'Unrwa - l'agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi - di mille dipendenti temporanei. Con la distribuzione stamane delle lettere di licenziamento, riferiscono fonti locali, una manifestazione di protesta ha subito avuto luogo di fronte all'Ufficio centrale dell'Unrwa a Gaza City. 


Due giorni fa il suo direttore era stato costretto a barricarsi nell'ufficio per 14 ore, mentre in strada la polizia tratteneva a stento i dimostranti. La decisione dell' Unrwa è una conseguenza diretta del taglio da parte degli Usa di aiuti finanziari e anche dal mancato arrivo di altri aiuti promessi da Paesi terzi.
In breve tempo un migliaio di dimostranti si sono raccolti di fronte agli uffici dell'Unrwa a Gaza City ed hanno fatto appello ai dipendenti fissi affinchè scioperino e si uniscano alla loro lotta, nella convizione che presto o tardi saranno anch'essi sottoposti a licenziamenti.
Ad accrescere la esasperazione della popolazione di Gaza sono giunti ieri nuovi tagli alla erogazione della corrente elettrica, con la sospensione delle attività della centrale della Striscia. In giornate di grande afa gli abitanti ricevono adesso corrente solo per 4-6 ore al giorno.

domenica 22 luglio 2018

Sulla Striscia di Gaza tornano a soffiare nuovi, pericolosi venti di guerra

AGI
Venerdì 20 luglio è stata una giornata di scontri e bombardamenti. Morti quattro palestinesi durante i bombardamenti dell'aviazione israeliana, mentre un soldato dello stato ebraico è stato ucciso lungo il confine.


Tornano a soffiare pericolosamente i venti di guerra tra Israele e Hamas, il movimento islamista che controlla la Striscia di Gaza. Venerdì 20 luglio è stata una giornata di scontri e bombardamenti. 

Dalla Striscia sono stati sparati diversi colpi d'arma da fuoco e qualche razzo verso i territori israeliani. L'esercito e l'aviazione dello Stato ebraico hanno risposto con un bombardamento su larga scala che ha coinvolto tutta la Striscia. Il bilancio è di almeno quattro palestinesi morti e 120 feriti ma il timore è che quello di oggi sia l'atto inaugurale di un nuovo capitolo di sangue nei rapporti tra Israele e Gaza.

In serata invece un soldato israeliano è morto a causa delle ferite d'arma da fuoco riportate in uno scontro al confine tra Israele e la Striscia di Gaza. Lo ha riferito l'esercito dello Stato ebraico. "Durante un incidente, un gruppo di terroristi ha sparato ad alcuni soldati israeliani, uno dei quali è stato gravemente ferito e in seguito è deceduto a causa delle ferite", ha dichiarato l'esercito israeliano in una nota. Si tratta del primo israeliano ucciso dall'inizio della marce del 30 marzo di un movimento di protesta a Gaza contro il blocco israeliano.

L'inviato speciale delle Nazioni unite per il Medioriente, Nickolay Mladenov, ha già lanciato un appello ai due attori, Israele e Hamas, di "allontanarsi dall'orlo del precipizio". I loro toni però non lasciano ben sperare: nella mattina il ministro della Difesa di Tel Aviv, Avigdor Libermam, aveva accusato la dirigenza di Hamas, di portare Israele a una situazione senza scelta. "Avremo bisogno di portare a termine una dolorosa operazione militare su vasta scala", aveva avvertito.

Dall'altra parte, le brigate Ezzedin al-Qassam, l'ala militare del movimento islamista, avevano annunciato che Israele pagherà "un alto prezzo" per i raid condotti nella Striscia. Oggi aerei e carri armati israeliani hanno bombardato "obiettivi militari in tutta la striscia di Gaza" in risposta a "colpi" di arma da fuoco sparati contro i soldati israeliani nei pressi della frontiera, ha fatto sapere l'esercito di Israele. Gli spari contro i soldati dello Stato ebraico sono avvenuti durante i "violenti scontri lungo la recinzione di sicurezza" che segna il confine tra Israele e Gaza dove, come ormai ogni venerdi', i palestinesi manifestavano a sostegno "dei diritti dei rifugiati".

Ieri, invece, i bombardamenti israeliani sono stati condotti nel sud della Striscia di Gaza, dove alcuni palestinesi avevano cercato di lanciare palloni incendiari contro il territorio meridionale di Israele.

sabato 19 maggio 2018

Consiglio Diritti Umani ONU: subito inchiesta su strage a Gaza

Nema News
La risoluzione, contro la quale hanno votato solo Usa e Australia, è stata respinta da Israele. Anche l’Organizzazione della conferenza islamica condanna Washington e Tel Aviv. Ieri proteste meno intense al venerdì della Marcia del Ritorno, forse per una intesa tra Hamas ed Egitto


Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ieri ha dato via libera a una ‎commissione d’inchiesta chiamata ad indagare sulle uccisioni di oltre cento ‎palestinesi compiute dal 30 marzo dall’esercito israeliano sulle linee tra Gaza e ‎Israele e sulle violazioni dei diritti umani nei Territori occupati. 

Ad approvarla sono ‎stati 29 dei 47 Paesi membri. Scontato il voto contrario degli Stati uniti così come ‎quello dell’Australia uno dei Paesi più allineati alla politica di Washington in Medio ‎oriente. Quattordici le astensioni, due Paesi erano assenti al momento del voto. ‎Rabbiosa la reazione di Israele. ‎«Nulla di nuovo sotto il sole. L’organismo che si ‎autodefinisce Consiglio dei diritti umani ha di nuovo dato prova di sè come ‎organizzazione ipocrita e deplorevole il cui unico obiettivo è attaccare Israele e ‎sostenere il terrorismo», ha commentato Benyamin Netanyahu. Il voto è giunto ‎mentre alcune migliaia di palestinesi hanno di nuovo raggiunto le linee di ‎demarcazione con Israele per il “Venerdì dei martiri” della Grande Marcia del ‎Ritorno. Le proteste sono state meno intense e partecipate del solito, in ogni caso ‎ieri sera si parlava di alcune decine di palestinesi feriti dai proieittili e dai ‎lacrimogeni sparati dai soldati israeliani.‎

‎È dura l’accusa lanciata ieri dall’Alto commissario per i diritti umani, Zeid Raad ‎al Hussein, in apertura della sessione del Consiglio. Israele ha ‎«ingabbiato 1,9 ‎milioni di abitanti nella Striscia di Gaza in una baraccopoli tossica dalla nascita alla ‎morte‎», ha denunciato. L’inviata israeliana a Ginevra, Aviva Raz Shechter, ha ‎replicato accusando i Paesi membri di voler ‎«potenziare Hamas e premiare la sua ‎strategia terroristica‎». Secondo la diplomatica, Israele avrebbe addirittura fatto ‎«uno ‎sforzo reale per evitare le vittime tra i civili palestinesi‎».

Due giorni fa il ministro ‎della difesa Lieberman, anticipando il voto a Ginevra, aveva chiesto l’uscita del suo ‎Paese dal Consiglio Onu – dimenticando che Israele non ne fa parte – e sollecitato ‎gli Stati uniti a fare altrettanto, come è avvenuto con l’Unesco. Una condanna ‎esplicita di Israele e Usa, per i morti di Gaza e per il trasferismento dell’ambasciata ‎Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, è stata pronunciata anche a Istanbul dove ieri si è ‎svolta una riunione straordinaria dei 57 Paesi dell’Organizzazione per la ‎cooperazione islamica (Oci) convocata dal presidente turco Erdogan che nel suo ‎discorso ha detto che ‎«Gerusalemme non può essere lasciata nelle mani sporche di ‎sangue dello Stato terrorista di Israele». L’Oci ed Erdogan, almeno nei toni, sono ‎stati più duri della Lega araba che due giorni fa al Cairo ha condannato la decisione ‎degli Usa di spostare l’ambasciata a Gerusalemme ma non ha accolto la richiesta ‎palestinese per il richiamo in patria degli ambasciatori arabi a Washington.

‎I limitati “successi” diplomatici ottenuti dai palestinesi non bloccano la Marcia ‎del Ritorno. Si fanno però insistenti le voci di un accordo non scritto tra Hamas e ‎l’Egitto per affievolire le proteste lungo le barriere con Israele, malgrado il leader ‎del movimento islamico, Ismail Haniyeh, abbia smentito qualsiasi intesa con il ‎Cairo e promesso che le manifestazioni continueranno. ‎«Andremo tutti, e io prima ‎di voi, al confine di Gaza. Le marce non si fermeranno sino a quando l’assedio non ‎sarà completamente rimoss‎o», ha proclamato ieri durante un sermone.

Gli abitanti ‎di Gaza comunque hanno compreso che l’improvvisa generosità del presidente ‎egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che terrà aperto per tutto il mese del Ramadan il ‎valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto – l’anno scorso in totale è rimasto aperto solo ‎per 35 giorni – è una contropartita per l’ammorbidimento delle proteste. Ne scriveva ‎ieri anche il sempre ben informato giornale libanese al Akhbar, secondo il quale ‎l’accordo prevede il divieto di sfondare la barriera di separazione e di azioni armate, ‎in cambio di aiuti umanitari. Hamas, aggiungeva al Akhbar, avrebbe accettato di far ‎partecipare alle manifestazioni un numero minore di persone e di diminuire i punti ‎di maggior frizione con i soldati israeliani. L’Egitto da parte sua si impegnerà per ‎ottenere uno scambio di prigionieri tra Israele e Hamas. ‎

martedì 15 maggio 2018

Israele/Gaza - Una ambasciata, un massacro. Uno degli eserciti più potenti del mondo fronteggia migliaia di manifestanti palestinesi. 58 morti (molti minori) e 2700 feriti

Ansa
Tel Aviv - Esplode la rabbia dei palestinesi nel giorno dell'apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme ed è un massacro: oltre 50 morti, fra i quali diversi minori, e oltrei 2.400 feriti, a metà pomeriggio, mentre divampano violentissimi gli scontri lungo la barriera di confine con Gaza, oscurata da una cortina di fumo di pneumatici bruciati.



E mentre la rivolta si estende anche alla Cisgiordania e Israele compie anche raid aerei sulla Striscia di Gaza, affermando di aver colpito cinque obiettivi di Hamas, gli ospedali palestinesi arrivano presto allo stremo e le autorità palestinesi di Gaza chiedono sangue e rivolgono una richiesta di aiuto ai medici dall'Egitto.

La Lega araba convoca una riunione d'urgenza per mercoledì mentre il segretario generale fa appello a "un intervento internazionale urgente per fermare l'orribile massacro perpetrato dalle forze di occupazione israeliane contro i palestinesi, in particolare nella Striscia di Gaza". Forte condanna anche dall'Egitto. Di "giorno della vergogna? parla invece l'Iran. Da Bruxelles la responsabile della politica estera Ue, federica Mogherini, ha invitato le parti alla massima moderazione.

A Gerusalemme intanto si è celebrata con una cerimonia l'apertura della nuova ambasciata degli Stati Uniti, con Ivanka Trump, il marito Jared Kushner, il segretario al tesoro Usa, David Mnuchin, e l'ambasciatore David Friedman. Ivanka e Mnuchin hanno scoperto una targa, e il presidente americano, Donald Trump, in un messaggio ha fatto sapere che "la capitale di Israele è Gerusalemme. Israele, come ogni stato sovrano, ha il diritto di determinare la sua capitale". Trump ha anche detto che "la nostra speranza è per la pace e gli Stati Uniti restano impegnati per un accordo di pace". A lui ha risposto il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, durante la cerimonia: "Non abbiamo migliori amici al mondo che gli Usa. Grazie per aver avuto il coraggio di mantenere la promessa", di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele.

Per martedì è previsto che la rivolta al confine continui, in occasione del 70/mo anniversario della nascita di Israele: una ricorrenza cheb i palestinesi contro-celebrano come giorno della 'Naqba', la 'Catastrofe'.

lunedì 14 maggio 2018

Gerusalemme, apre l'ambasciata Usa. Gaza, 41 morti e 1900 feriti

Ansa
Tensione altissima nei Territori. Cerimonia con Ivanka Trump e Jared Kushner. Quattro Paesi spaccano l'Ue.

Alta tensione in Medio Oriente, con scontri fra manifestanti ed esercito israeliano a Gaza e in Cisgiordania, nel giorno in cui si inaugura l'ambasciata americana a Gerusalemme e si celebrano i 70 anni della nascita dello stato d'Israele. 

Almeno 41 morti e 1900 feriti, inclusi gli intossicati: questo il bilancio provvisorio fornito dal ministero della sanità palestinese dei duri scontri con l'esercito israeliano al confine di Gaza che sono ancora in corso. Le autorità di Gaza hanno intanto chiesto all'Egitto aiuti medici immediati e la autorizzazione a trasferire in quel Paese i feriti più gravi.

E' cominciata a Gerusalemme la cerimonia di apertura della nuova ambasciata Usa. Al suo arrivo il premier Benyamin Netanyahu è stata accolto dagli applausi. In prima fila Ivanka Trump, Jared Kushner, l'ambasciatore Usa David Friedman e il vice segretario di Stato Usa John Sullivan insieme al segretario al Tesoro David Mnuchin. Presente anche il presidente di Israele Reuven Rivlin. Suonato l'inno nazionale Usa.

"La capitale di Israele è Gerusalemme. Israele, come ogni stato sovrano, ha il diritto di determinare la sua capitale": lo ha detto Donald Trump nel video messaggio inviato per la cerimonia di apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme.
"La nostra speranza è per la pace e gli Stati Uniti restano impegnati per un accordo di pace", ha sottolineato Trump nel messaggio.

Esplode la rabbia dei palestinesi nel giorno dell'apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme. Violentissimi scontri stanno infiammando il confine tra Gaza e Israele, con un bilancio di morti e feriti che continua drammaticamente a crescere ora dopo ora. Tensioni e violenze si registrano anche in Cisgiordania. Hamas ha portato migliaia di manifestanti nei pressi dei reticolati e ha diffuso volantini con le mappe dei villaggi israeliani di confine con l'obiettivo, denuncia Israele che parla di "operazione terroristica", di aprire brecce nei recinti e infiltrare i dimostranti in territorio ebraico. L'esercito già ieri ha inviato rinforzi in vista delle proteste e oggi ha risposto aprendo il fuoco al lancio di pietre, molotov e al tentativo di sfondare la barriera difensiva. La cerimonia di inaugurazione dell'ambasciata americana - condannata da larga parte della comunità internazionale - si terrà alle 16 ora locale (le 15 in Italia) alla presenza della foltissima delegazione arrivata da Washington (ci sono anche Ivanka Trump e il marito Jared Kushner) e dell'intera leadership dello Stato ebraico.
Donald Trump, che ha definito su Twitter quello di oggi come "un grande giorno per Israele", potrebbe intervenire in collegamento. Mentre il capo di al Qaeda Ayman al Zawahiri, in un messaggio video intitolato 'Anche Tel Aviv è terra di musulmani', ha invocato il jihad contro gli Stati Uniti e Israele e invitato i musulmani a prendere le armi.

Ieri sul fronte europeo si sono registrate le prime crepe: quattro nazioni delle 28 dell'Ue - Austria, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca - hanno risposto all'invito del ministero degli Esteri israeliano e invieranno loro rappresentanti all'inaugurazione nel quartiere di Arnona, nella parte ovest della città. Una scelta che sarà seguita, almeno per due di loro (Repubblica Ceca e Romania), dalla decisione di spostare, anche se con tempi e modalità diverse, la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

martedì 1 maggio 2018

A Gaza si muore anche così ... OMS: "Molti palestinesi muoiono senza cure in attesa del visto israeliano per uscire dalla Striscia"

La Repubblica
I dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Delle oltre 25.000 richieste di visto per motivi di salute presentate nel 2017 solo poco più del 50% sono state autorizzate. Sempre secondo l’OMS si tratta di una riduzione consistente rispetto al 62% dell’anno precedente o al 92% rispetto al 2012.




Beirut - Nella Striscia di Gaza si muore anche per il diritto negato alla cura. “A febbraio mia sorella Muna – dice Ahmed, profugo palestinese in Libano dal 1967 – è morta perché non è potuta andare a Ramallah per operarsi al cuore. Da quasi un anno aspettava dalle autorità israeliane il permesso di andare a curarsi in Cisgiordania. Aveva meno di 20 anni quando si sposò e ci separammo, da allora non ci siamo più visti”. Muna non è, purtroppo, un caso isolato. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 2017 sono almeno 54 i palestinesi deceduti in attesa del visto israeliano per uscire dalla Striscia per cure mediche. Delle oltre 25.000 richieste di visto per motivi di salute presentate nel 2017 solo poco più del 50% sono state autorizzate. Sempre secondo l’OMS si tratta di una riduzione consistente rispetto al 62% dell’anno precedente o al 92% del 2012.

Impossibile l'assistenza sanitaria a Gaza. I palestinesi di Gaza sono obbligati a recarsi a Gerusalemme o in Cisgiordania per cure o interventi chirurgici che le strutture sanitarie della Striscia non possono offrire. L'assistenza medica per malattie, come il cancro o per complicati e rischiosi interventi chirurgici, non è possibile a Gaza, a causa della carenza di strutture e attrezzature adeguate. Un’assenza provocata dalle restrizioni imposte da Israele sulle importazioni di tecnologie mediche che, secondo le accuse del governo israeliano, Hamas usa per scopi militari. Contemporaneamente Israele, per ragioni di sicurezza, continua a mantenere rigorosi i controlli su tutti coloro che chiedono di uscire dalla Striscia di Gaza, qualunque sia la motivazione.

Human Rights Watch: "Non c'entra la sicurezza". “Registriamo una costante e preoccupante riduzione delle autorizzazione all’uscita per motivi di salute. Nel 2017 si è arrivati al livello più basso dal 2008, da quando abbiamo iniziato a monitorare”. Ha detto Gerald Rockenschaub, capo degli uffici dell'OMS nei Territori palestinesi. Diverse associazioni per i diritti umani (Al-Mezan, Amnesty International, Human Rights Watch, Medical Aid for Palestinians e Physicians for Human Rights) hanno invitato il governo israeliano ad allentare le restrizioni. Omar Shakir, responsabile in Israele e Palestina di Human Right Watch, ha dichiarato di aver visto “L’uso sempre più diffuso delle ragioni di sicurezza per respingere o ritardare i permessi medici per i palestinesi. L’aumento dei rifiuti non si basa sulla sicurezza, ma su una strategia politica per isolare Hamas dalla popolazione della Striscia. Una strategia che usa e punisce in modo indiscriminato i civili”.

Dal 2008 Israele ha combattuto tre guerre con Hamas. “Il movimento palestinese è quotidianamente impegnato nel tentativo di trarre vantaggi militari dalle concessioni che lo Stato di Israele accorda alla popolazione civile” ha detto un responsabile del COGAT, l’organismo del Ministero della Difesa israeliano responsabile del coordinamento dei permessi di uscita. I gruppi per i diritti sostengono che l’effetto a catena di questo atteggiamento delle autorità israeliane è la punizione collettiva di due milioni di persone intrappolate nella Striscia. “Io e mia sorella non abbiamo potuto incontrarci per 50 anni a causa dell’occupazione degli israeliani.


Paolo Celi

sabato 28 aprile 2018

Proteste Gaza-Israele: 4 palestinesi morti, quasi mille feriti. Onu e Amnesty: "Uso sproporzionato della forza"

SKI TG24
Ancora vittime nel quinto venerdì di tensioni per la “Grande Marcia del Ritorno” voluta da Hamas. Dal 30 marzo i morti sono oltre 40. Trump: potrei andare all'apertura dell'ambasciata a Gerusalemme



Ancora scontri, vittime e feriti lungo la barriera tra la Striscia di Gaza e Israele, nel quinto venerdì di protesta sotto lo slogan della "Grande marcia del ritorno" voluta da Hamas. Il numero dei palestinesi rimasti uccisi negli scontri è salito a 4. Lo rende noto il ministero della Sanità palestinese, riferisce Haaretz. La quarta vittima è un ragazzo di 15 anni morto per le ferite riportate. 


Negli scontri sono rimasti feriti almeno 833 palestinesi: di questi, 4 fanno parte del personale medico e sei sono giornalisti, riferisce sempre il ministero della Sanità palestinese. Due feriti sono in gravi condizioni. Dal 30 marzo sono morti più di 40 palestinesi nelle proteste indette per rivendicare il "diritto al ritorno".

Le proteste al confine
Secondo un portavoce, alle manifestazioni hanno partecipato 10mila palestinesi, suddivisi in cinque punti di frizione lungo la linea di demarcazione con Israele. Come nelle settimane precedenti, gruppi di giovani hanno incendiato pneumatici lungo il confine, hanno lanciato verso Israele aquiloni con oggetti in fiamme e hanno cercato di trainare verso la Striscia tratti di reticolati. In una di queste azioni, al valico di Karni, sono stati vicini ad aprire un varco e sono stati respinti col fuoco e con i lacrimogeni. Secondo un portavoce israeliano, i dimostranti “hanno lanciato ordigni esplosivi, bombe a mano, bottiglie incendiarie e pietre” e i soldati hanno impedito il tentativo di infiltrazione.

Gli appelli
La giornata era iniziata a Gaza in un clima di febbrile mobilitazione, dopo che in nottata nel campo profughi di Jabalya è stato sepolto Fadi al-Batsh, l'ingegnere di Hamas ucciso la settimana scorsa in Malesia in un attentato che la sua organizzazione attribuisce al Mossad israeliano. Nel corso della giornata alcuni dirigenti di Hamas hanno raggiunto i dimostranti e hanno esortato la popolazione di Gaza a non desistere dalla lotta per forzare il blocco e rompere le linee di confine. Un consigliere del presidente Abu Mazen ha invece fatto appello agli abitanti di Gaza perché non seguano la politica degli "avventurieri" e "non mandino i figli a morire".
Le accuse

Intanto, l'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu e Amnesty International sono tornati separatamente ad accusare i militari israeliani di aver fatto “un uso sproporzionato della forza nei confronti di dimostranti disarmati”. Il Centro di informazione sull' intelligence e il terrorismo (Iitc) di Tel Aviv, invece, ha pubblicato un'analisi secondo cui l'80 per cento dei primi 40 palestinesi uccisi sul confine erano “membri attivi o fiancheggiatori di gruppi terroristici”.

sabato 7 aprile 2018

Gaza, nuovi scontri al confine con Israele. Nove palestinesi uccisi, anche un bimbo. Oltre 1.000 i feriti

Ansa
Sale a nove, tra i quali un bambino, il bilancio dei palestinesi morti nei violenti scontri in corso tra esercito israeliano e dimostranti palestinesi. Lo riferisce l'ambasciatore palestinese all'Onu, Ryad Mansour, che parla di oltre mille feriti.



Secondo le prime informazioni, riportate dall'agenzia di stampa palestinese Maan, in serata due palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano nella zona di Rafah, nell'estremita' meridionale della striscia di Gaza. Sono stati identificati in Mohammed Sa'id al-Hajj Saleh, di 33 anni, e in Alaa Yahya Al-Zamili, di 17 anni, entrambi residenti a Rafah.

Manifestanti palestinesi hanno di nuovo "tentato di infiltrarsi in Israele sotto la copertura del fumo" e sono stati lanciati "altri ordigni esplosivi e bombe incendiarie verso i soldati". Lo ha detto il portavoce militare secondo cui si sono circa 20mila palestinesi che "stanno tumultuando" in 5 punti della barriera difensiva con lo stato ebraico. I tentativi di passare in territorio israeliano - ha aggiunto - sono stati sventati.

Il grosso dei manifestanti per la 'Marcia per il ritorno' appoggiata da Hamas è atteso alla fine delle preghiere del venerdì. Intanto fonti mediche nella Striscia hanno annunciato la morte di uno dei dimostranti ferito la settimana scorso nei violenti scontri con l'esercito. Alla vigilia della dimostrazione di oggi hanno invitato alla calma sia l'inviato del presidente americano Donald Trump in Medio Oriente, Jason Greenblatt, sia la Ue sia l'Egitto.

Abu Mazen condanna uccisioni e repressione - Il presidente palestinese Abu Mazen ha condannato "le uccisioni e la repressione svolte dalle forze di occupazione israeliane a fronte della manifestazione di massa pacifica" di oggi sul confine di Gaza. In un comunicato della presidenza - riferito dalla Wafa - è stato chiesto, alla Ue, all'Onu e alla Lega Araba "di fermare questa brutale uccisione e volontaria dell'esercito di occupazione a fronte di innocenti e indifesi che sono andati in una marcia pacifica per difendere il loro diritto di vivere".

Esercito Israele, Hamas è responsabile dei morti - "Chi ha provocato le vittime è chi ha inviato quelle persone al confine. Hamas è responsabile dei morti": lo ha dichiarato il portavoce militare israeliano, Ronen Manelis, al termine di una giornata di gravi incidenti lungo la linea di demarcazione fra Israele e Gaza. "Hamas - ha aggiunto - ha trascinato la Striscia verso una giornata di violenti disordini. Il nostro esercito ha compiuto appieno la propria missione. Non abbiamo avuto perdite, non si sono verificate infiltrazioni sul confine, e la nostra sovranità non è stata infranta".

giovedì 5 aprile 2018

Human Rights Watch, a Gaza: «Israele responsabile per le vittime degli scontri»

TIO
Lo denuncia secondo cui i giudici della Corte penale internazionale dovrebbero aprire un'inchiesta.
Gaza City - Responsabili «dell'uccisione di 14 dimostranti a Gaza e del ferimento di centinaia» di altri «sono alti rappresentanti israeliani che illegalmente hanno invocato l'uso di munizioni vere contro manifestanti palestinesi che non costituivano un'imminente minaccia per la vita».


Lo denuncia 'Human rights watch' (Hrw) secondo cui, queste uccisioni comportano l'esigenza che «i giudici della Corte Penale Internazionale aprano una inchiesta formale per crimini internazionali in Palestina».

«Sia prima sia dopo - ha continuato Hrw - alti rappresentanti di Israele hanno pubblicamente sostenuto che i soldati di guardia lungo la barriera che separa Gaza e Israele hanno avuto ordini di colpire 'gli istigatori' e coloro che si avvicinavano al confine. 
Tuttavia il governo israeliano non ha presentato alcuna prova che il lancio di sassi e altre violenze da parte di qualche dimostrante abbiano seriamente minacciato i soldati lungo la frontiera. L'alto numero di morti e di feriti era la prevedibile conseguenza di aver consentito ai militari margine di usare forza letale al di fuori di situazione rischia vita in violazione delle norme internazionali, accompagnate da una cultura di lunga durata di impunità nell'esercito israeliano per gravi abusi».

«I soldati israeliani - ha detto Eric Goldstein, vice direttore dell'organizzazione per il Medio Oriente - hanno adoperato un uso eccessivo di forza».

sabato 31 marzo 2018

Violenti scontri a Gaza: 16 palestinesi uccisi dall'esercito israeliano. Oltre mille feriti

La RepubblicaL'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha chiesto l'intervento della comunità internazionale dopo la violentissima battaglia al confine con la Striscia dove ha preso il via la 'Grande marcia del ritorno' che commemora gli scontri del marzo 1976. La mobilitazione durerà fino al 15 maggio, giorno della Nakba. Fonti diplomatiche: all'Onu riunione d'urgenza a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza.


Ramallah - Sedici morti e più di mille feriti nella Striscia, secondo il ministero della Sanità. Tra le vittime, la più giovane ha 16 anni. È il bilancio, ancora provvisorio secondo fonti mediche di Gaza, degli scontri tra palestinesi e forze della sicurezza israeliane scoppiati al confine tra il sud della Striscia e Israele, dove ha preso il via la 'Grande marcia del ritorno' convocata da Hamas nell'anniversario dell'esproprio delle terre arabe per creare lo Stato di Israele nel 1948. Da fonti diplomatiche si apprende che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, su richiesta del Kuwait, terrà una riunione d'urgenza sui tragici eventi di Gaza. La stessa fonte, coperta da anonimato, ha precisato che la riunione avverrà a porte chiuse a partire dalle 18.30 ora locale (le 00.30 in Italia).

La Grande Marcia si è aperta nella Giornata della Terra che ricorda l'esproprio da parte del governo israeliano di terre di proprietà araba in Galilea, il 30 marzo 1976. Le proteste dureranno fino al 15 maggio, anniversario della fondazione di Israele, per i palestinesi "Nakba", la "catastrofe", come la chiamano, perché molti furono costretti ad abbandonare per sempre case e villaggi.

L'esercito ha aperto il fuoco in più occasioni con colpi di artiglieria, munizioni vere e proiettili di gomma vicino alla barriera di sicurezza davanti a cui hanno manifestato 17 mila palestinesi. Dalla folla sono stati lanciati sassi e bottiglie molotov verso i militari.

Di primo mattino il colpo di artiglieria di un carro armato aveva ucciso Omar Samour, un agricoltore palestinese di 27 anni che era entrato nella fascia di sicurezza istituita dalle forze armate israeliane. Testimoni hanno raccontato che si trovava su terreni vicini alla frontiera e un portavoce dell'esercito ha spiegato l'episodio parlando di "due sospetti che si sono avvicinati alla barriera di sicurezza nel sud della Striscia di Gaza e hanno cominciato a comportarsi in maniera strana", e i carri armati hanno sparato contro di loro". 

Successivamente è stato ucciso con un colpo allo stomaco un 25enne a est di Jabaliya, nel nord del territorio costiero e altri due (fra cui un 38enne) in punti diversi della frontiera. La maggior parte dei feriti sono stati colpiti da proiettili di gomma e gas lacrimogeni.

L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha chiesto l'intervento della comunità internazionale. Yusef al Mahmoud, portavoce dell'Anp a Ramallah, ha chiesto "un intervento internazionale immediato e urgente per fermare lo spargimento del sangue del nostro popolo palestinese da parte delle forze di occupazione israeliane".

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martedì 20 febbraio 2018

Gaza: emergenza umanitaria senza precedenti

L'Indro
Gaza ha raggiunto il limite dell’esplosione del vulcano perché la situazione umanitaria si è ormai trasformata nella peggiore catastrofe umanitaria a causa dell’attuale blocco israeliano che dura da oltre un decennio e delle tre operazioni militari israeliane a Gaza. 


Il crollo dell’ultimo accordo di riconciliazione palestinese tra Hamas e Fatah a causa degli ostacoli per attuare l’accordo di riconciliazione sul territorio o il dilemma per consolidare il governo di riconciliazione a Gaza a causa dell’ala armata militare di Hamas o il secondo dilemma del destino di quasi 50.000 impiegati all’interno di Hamas-dominato istituzioni a Gaza. Queste persone sostengono circa un quarto di milione di familiari a Gaza. 

Sono quelli che hanno assunto il peso dell’amministrazione degli affari di Gaza negli ultimi 10 anni. Per non parlare delle sanzioni del presidente dell’ Autorità palestinese Mahmoud Abbas contro Gaza per fare pressione su Hamas senza potere e la decisione dell’amministrazione Trump di tagliare i finanziamenti dell’ UNRWA di oltre la metà : fattori che hanno portato la situazione umanitaria a deteriorarsi ancora di più. anche l’Egitto ha esacerbato l’assedio chiudendo l’incrocio di Rafah intrappolando i palestinesi nell’enclave assediata.

L’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi (UNRWA) offre servizi vitali, educativi e alimentari a 1.300.000 rifugiati palestinesi che vivono a Gaza, tra cui 270.000 bambini rifugiati palestinesi che frequentano l’istruzione nelle scuole dell’UNRWA e ci sono circa 22 centri sanitari dell’UNRWA che sono offrendo servizi medici, assistenza e servizi sociali. ma attualmente l’UNRWA affronta la peggiore crisi finanziaria dopo la decisione dell’amministrazione Trump di tagliare i fondi dell’UNRWA di oltre la metà, dove gli Stati Uniti sono il principale donatore dell’UNRWA che fornisce quasi il 30% del suo budget.

I palestinesi stanno affrontando un peggioramento delle condizioni umanitarie senza precedenti: gli ospedali di Gaza hanno iniziato a chiudere le porte ai pazienti, a sospendere i servizi medici e delle operazioni chirurgiche a causa della carenza di carburante necessaria per far funzionare i generatori e la grave carenza di droghe e articoli usa e getta medici. Per non parlare dello sciopero degli addetti alle pulizie per gli stipendi non pagati. L’elettricità è disponibile non più di quattro ore al giorno.

Il 97% dell’acqua potabile di Gaza è contaminata e inadatta al consumo umano a causa dell’inquinamento da acque reflue non trattate o a causa di un alto livello di salinità. anche i liquami grezzi stanno scavando spiagge e zone di pesca. La povertà ha raggiunto tutte le case di Gaza, perché 7 su 10 abitanti di Gaza vivono di aiuti umanitari internazionali, quindi le persone sono costrette a sopportare condizioni disumane per lungo tempo, ma la pazienza ha cominciato a esaurire la gente perché si sente morta ma respira a terra questo posto dimenticato nel nostro mondo. Quindi l’idea di organizzare proteste lungo il confine con Israele tra la gente ha iniziato a crescere sostanzialmente sotto la disperazione e il nulla

Muthanna al-Najjar, il fotoreporter palestinese che ha piazzato la sua tenda vicino al confine con Israele, ha intervistato con lui che la soluzione per cambiare la sofferenza estrema e le condizioni disumane a Gaza è organizzare centinaia di migliaia di palestinesi in marce pacifiche lungo il confine con Israele.

Ha aggiunto che lavorano per mobilitare questa idea tra la gente, lavoreremo per posizionare le tende vicino al confine al primo. poi passeremo attraverso marce pacifiche per prendere d’assalto nel sud di Israele.

Quando gli ho chiesto se temeva che Israele usasse violenza, ha detto: “Saremo pacifici e abbiamo il diritto di vivere come esseri umani nel mondo e ha aggiunto che chiamiamo tutto il mondo libero per sostenerci e proteggere le nostre marce pacifiche se Israele cercherò di usare la violenza e la forza contro di noi perché siamo rifugiati e tutte le leggi umanitarie e internazionali ci danno il diritto di tornare nella nostra patria”

Vi sono rigide restrizioni che impongono al movimento di viaggio dei palestinesi a Gaza ai valichi di frontiera se il checkpoint di confine di Erez con Israele o il valico di Rafah con l’Egitto sul movimento di viaggio sia da Israele che da Egitto alla popolazione di Gaza dall’inizio del soffocando l’assedio israeliano nel 2007. Se hai bisogno di un permesso per uscire da Gaza attraverso il valico di frontiera israeliano Erez, devi presentare una domanda e aspettare molte settimane tra 50 e 70 giorni fino alla risposta israeliana, sia che tu sia malato o studente o altri casi umanitari. Israele respinge o ritarda i permessi di uscita in base alla pretesa di una potenziale minaccia alla sicurezza e di conseguenza meno dell’1 per cento delle persone di Gaza è autorizzato a lasciare il valico di frontiera israeliano di Erez

Le autorità egiziane impongono anche misure severe con la chiusura del valico di frontiera di Rafah, che ha esacerbato le condizioni umanitarie a migliaia di casi umanitari in costante bisogno di viaggiare. Pertanto, quando le autorità egiziane si aprono per un periodo di tempo limitato, l’unico modo per ogni umano di questi casi umanitari è pagare la tangibile inaccessibile per il “passaggio coordinato”.

Per tutto il 2017, il valico di frontiera di Rafah è stato aperto per circa 29 giorni in totale mentre nell’anno in corso 2018 è stato aperto per circa 2 giorni.

Attualmente, l’Autorità palestinese gestisce i valichi di frontiera a Gaza, sia che il valico di frontiera di Rafah o il valico di Erez passino dopo che Hamas ha consegnato la gestione dei valichi di frontiera lo scorso novembre nell’ambito dell’accordo di riconciliazione palestinese. Israele impone ancora rigide restrizioni anche al valico di frontiera di Erez Le autorità egiziane impongono ancora misure severe con la chiusura del valico di frontiera di Rafah.

Ramy Balawi

martedì 16 gennaio 2018

Cartolina da Gaza, miseria e stenti in un lager a cielo aperto

Globalist
Le condizioni terribili nella Striscia sono ulteriormente peggiorate dopo lo strapo di Trump su Gerusalemme.


Gaza
Poveri, in miseria e in una prigione a cielo aperto, visto che dalla striscia di Gaza è ormai quasi impossibile muoversi tra frontiere quasi chiuse e blocchi navali.
Ma la situazione è quella che è da anni e certamente la scelta di Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele certamente ha continuato a esacerbare ancora di più gli animi.


Intanto il corpo di Ibrahim Abu Thuraya, il paraplegico palestinese di 39 anni morto il 15 dicembre durante incidenti con l'esercito israeliano lungo la linea di demarcazione con Israele, è stato riesumato dalle autorità mediche di Gaza per accertare la causa del suo decesso.

In un primo momento fonti palestinesi avevano accusato cecchini dell'esercito israeliano di aver ucciso intenzionalmente Abu Thuraya, che si trovava in un gruppo di dimostranti. Ma Israele lo aveva subito escluso, al termine di un'indagine preliminare condotta fra le forze presenti allora sul terreno. All'inizio del mese le autorità militari israeliane hanno reso noto di aver avviato una seconda fase di verifica per accertarsi se il suo decesso sia da imputarsi ad altri mezzi di dispersione usati in quella circostanza dai soldati.

Nel frattempo Abu Thuraya è divenuto un simbolo delle proteste palestinesi contro il presidente Usa Donald Trump per la sua decisione su Gerusalemme.

venerdì 7 aprile 2017

Gaza - Pena di morte - Eseguiti tre palestinesi condannati di collaborazionismo con Israele

Blog Diritti Umani - Human Rights
Tre uomini accusati di collaborazionismo con Israele sono stati eseguiti a Gaza, lo comunica il Ministero degli Interni di Hamas.
Patibolo per una esecuzione a Gaza
I tre palestinesi arrestati un anno fa, di età compresa tra 32, 42 e 55 - sono stati impiccati dopo essere stati condannati da un tribunale per tradimento e di aver cospirato con soggetti esteri.
Human Rights Watch ha condannato le esecuzioni di giovedì come "aberranti" e ha avvertito Hamas che comunica con questo atto "debolezza, e non forza".

"Le autorità di Hamas non potranno mai raggiungere la vera sicurezza o la stabilità attraverso plotoni d'esecuzione o la forca, ma piuttosto attraverso il rispetto delle norme internazionali e lo stato di diritto", ha detto Sarah Leah Whitson, direttore del US-based group's Middle East.
Secondo il Centro Palestinese per i Diritti Umani dal 2006 le autorità di Hamas hanno effettuato 22 esecuzioni, l'ultima nel maggio 2016, e hanno condannato 106 persone a morte.

ES

lunedì 6 giugno 2016

'Gaza sta morendo', appello Oxfam a fermare subito il blocco

Ansa Med
Dopo 9 anni Striscia è stremata, si faccia pressione su IsraeleRoma - A quasi 9 anni dal suo inizio, il blocco imposto da Israele su Gaza continua a distruggere la vita di 1,8 milioni di persone, privandole dei più basilari mezzi di sussistenza. Questa la denuncia che arriva da Oxfam, che rinnova l'appello alla Comunità internazionale per la fine immediata del blocco israeliano su Gaza.


Si tratta, secondo l'Ong, di una punizione collettiva e di una negazione dei diritti che, senza garantire maggiore sicurezza ad Israele, sta facendo piombare un intero popolo in una spirale di povertà di cui non si intravede la fine.

"Le limitatissime possibilità di circolazione per le persone e le merci - afferma il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone - hanno paralizzato la crescita economica di Gaza e di conseguenza la vita dei palestinesi, che da ormai quasi un decennio non hanno praticamente accesso ai servizi essenziali e vedono negati i loro diritti fondamentali. Il blocco sta peggiorando una situazione già gravissima". "Mentre 75.000 persone ancora non possono tornare a casa, - continua Sansone - soltanto meno del 10% delle case distrutte sono state ricostruite e l'80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari internazionali per sopravvivere".
Pesanti gli effetti del blocco israeliano nella vita di tutti i giorni: commercio inesistente, famiglie divise e persone che non possono muoversi per curarsi, studiare o lavorare.
L'Onu annuncia che entro il 2020 sarà praticamente impossibile vivere a Gaza per la mancanza di energia elettrica, il più alto tasso di disoccupazione al mondo e l'impossibilità per la popolazione di accedere anche a beni essenziali come cibo e acqua pulita.

Oxfam chiede perciò che la Comunità internazionale faccia pressione sul Governo israeliano per la fine immediata del blocco su Gaza.

lunedì 22 giugno 2015

Striscia di Gaza - ONU: commessi crimini di guerra da parte esercito israeliano e milizie palestinesi

MISNA
È un’esortazione a porre fine all’impunità e chiamare i responsabili a rispondere dei loro crimini il rapporto presentato oggi da una commissione di esperti Onu secondo cui l’esercito israeliano e le milizie palestinesi avrebbero commesso crimini di guerra contro la popolazione civile a Gaza durante il conflitto dell’estate scorsa.
A formulare le accuse sono esperti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite in un rapporto secondo cui entrambe le parti nel conflitto si sono rese responsabili di “serie violazioni” dei diritti umani e delle convenzioni internazionali.

“Il fatto che Israele non rivide la pratica dei raid aerei, neanche dopo che i loro effetti sui civili divennero evidenti – si legge nel documento diffuso oggi a Ginevra– solleva la questione se questa fosse parte di una politica più ampia approvata, almeno tacitamente, dai più alti livelli del governo israeliano”.

Nel testo del rapporto è stato poi denunciato che “l’impunità regna sovrana” per quanto riguarda le azioni delle forze israeliane a Gaza. I gruppi armati palestinesi sono invece accusati del lancio di razzi e mortai contro civili israeliani in modo “indiscriminato” oltre che per l’esecuzione di sospetti collaborazionisti. Gli esperti tacciano le fazioni palestinesi di aver “sempre fallito” nel consegnare alla giustizia chi abbia violato il diritto internazionale.

Nella campagna Protective Edge condotta dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza e durata circa 50 giorni, tra luglio e agosto 2014, morirono 2251 palestinesi di cui oltre la metà civili, 67 militari israeliani e sei civili.

Non si è fatta attendere la reazione del governo di Tel Aviv che ha bollato il documento come “di parte. Le autorità israeliane avevano rifiutato di cooperare con la missione di esperti fin da principio, lamentando che “Israele è stato giudicato colpevole fin da principio”.

La commissione d’inchiesta è stata guidata da Mary McGowan Davis, ex giudice della Corte Suprema di New York, che ha sostituito il giurista canadese William Schabas dimessosi a febbraio dopo che Israele lo ha accusato di imparzialità per aver lavorato in precedenza come consulente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp).

[AdL]