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martedì 24 maggio 2016

Grecia da' via a sgombero campo Idomeni che ospita migliaia di profughi

ANSA
Il piu' grande del paese, al confine con la Macedonia

Idomeni - Le autorita' greche hanno dato il via all'operazione per sgomberare gradualmente il campo profughi di Idomeni, il piu' grande del paese. Il campo e' situato al confine con la Macedonia e vi ha trova rifugio per mesi una popolazione stimata di oltre 8.400 persone. L'operazione e' cominciata stamane all'alba e ai giornalisti non e' stato permesso l'accesso alla zona.

domenica 10 aprile 2016

Idomeni, manifestazione di migranti, polizia macedone lancia lacrimogeni, molti feriti.

La Repubblica
Oltre 500 persone cercano di abbattere barriera confine dopo aver saputo che le autorità di Skopje non avrebbero aperto i confini tra Grecia e Macedonia. Msf: "Decine di feriti"
Idomeni - La polizia macedone ha usato gas lacrimogeni contro i migranti - oltre 500 - che dal lato greco della frontiera hanno tentato di abbattere la recinzione di filo spinato del campo di Idomeni per sconfinare in Macedonia. 
Bambino colpito dai lacrimogeni a Idomeni
L'accordo tra Ue e Ankara sull’ingresso nell’Unione e sulla gestione dei migranti vacilla: continua a salire la tensione a Idomeni, il villaggio greco al confine con la Macedonia dove migliaia di migranti (l'ultimo censimento ha contato 11.269 rifugiati) restano tuttora accampati nella speranza che Skopje decida di riaprire la frontiera.

Hanno lanciato sassi contro la polizia macedone. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni in risposta", ha detto un funzionario macedone coperto dall'anonimato, aggiungendo che la recinzione non è stata sfondata ed è dunque ancora in piedi. La polizia greca non è intervenuta.
Medici senza frontiere: "Decine di feriti". Decine di migranti sono rimasti feriti durante gli scontri, ha denunciato Medici Senza Frontiere: "Molti hanno problemi respiratori e tre di loro sono stati trasferiti all'ospedale di Kilkis", ha detto Achileas Tzemos, un responsabile di Msf. La polizia macedone, dal canto suo, ha fatto sapere che tre agenti sono stati feriti dal lancio di pietre.

L'imbuto dei Balcani. La chiusura delle frontiere di Austria, seguita dai paesi dei Balcani (Croazia e Slovenia) devia il flusso dei migranti in Grecia, dove restano bloccati al confine con la Macedonia. Qui, a Idomeni, non si sa come ospitarli visto che la frontiera è chiusa. Per questa ragione il governo greco ha chiesto a Skopje di riaprirla. Ma senza ottenere risposta.

La causa dei disordini. Il gruppo avrebbe tentato di sfondare la barriera dopo aver sentito parlare gli attivisti delle diverse organizzazioni non governative di una possibile imminente apertura dei confini tra Macedonia e Grecia. Nel campo era stato diffuso un volantino in cui si proponeva una "marcia" verso il confine. Ma quando la polizia macedone ha negato le voci di una possibile apertura della frontiera, i migranti - tra i quali c'erano anche bambini - hanno tentato di scavalcare la recinzione ed entrare in Macedonia.

lunedì 14 marzo 2016

Rifugiati - Guadano un fiume vicino al campo di Idomeni per raggiungere la Macedonia - In tre sono affogati nel tentativo

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il fiume Konska scorre lungo il confine tra Grecia e Macedonia, a pochi chilometri da Idomeni, luogo del campo profughi dove decine di migliaia di migranti sono stipati in attesa di passare il confine. 

Scoperta la possibilità di guadare il fiume per raggiungere la Macedonia centinaia di persone hanno lasciato il campo oggi e hanno tentato questa nuova via per passare il confine. 

In tre sono affogati, due uomini e una donna, nel tentativo di attraversare il fiume.








Fonte: Repubblica

mercoledì 9 marzo 2016

Migranti: Macedonia, Slovenia, Croazia e Serbia chiudono la rotta balcanica

La Repubblica
Tusk: "Stop è decisione a 28". Eccezione solo per chi chiede asilo nel Paese. Ungheria: "Lavoriamo alla costruzione di muro con la Romania"


Slovenia, Croazia e Serbia hanno cominciato oggi ad applicare le restrizioni alla frontiera per restaurare la normativa Schengen, il che suppone la chiusura effettiva della rotta dei Balcani per i rifugiati. Anche la Macedonia ha chiuso i suoi confini per i migranti, e dalla mezzanotte non si accettano più profughi nel centro di accoglienza di Gevgelija. Le autorità a Skopje hanno spiegato che ciò fa seguito alle decisioni di Slovenia Croazia e Serbia. Nessun migrante è entrato in Macedonia dalla Grecia nelle ultime ore, e in pratica la rotta dei Balcani è stata chiusa.

Una stretta arriva anche dall'Ungheria che ha deciso di rafforzare i controlli alle sue frontiere mettendo più agenti di poliza e più militari. Il ministro dell'Interno ha dichiarato che è già al lavoro per erigere il nuovo muro con la Romania e che se sarà necessario sarà pronto entro 10 giorni. Questo per bloccare un eventuale flusso di migranti e profughi che dovessero cambiare direzione e scegliere la Romania nel viaggio verso l'Europa occidentale.

"Il flusso irregolare di migranti lungo la rotta dei Balcani occidentali è finito. Non è una questione di azioni unilaterali, ma una decisione comune a 28", ha detto il presidente del consiglio europeo Donald Tusk su Twitter. "Ringrazio i Paesi dei Balcani occidentali per l'attuazione di parte della strategia globale europea per gestire la crisi dei migranti", ha aggiunto. "Abbiamo sempre tenuto in mente la possibilità di una frammentazione della rotta dei migranti e per questo abbiamo esteso le nostre videoconferenze dei Balcani occidentali a più Paesi, compresi Albania e Bulgaria", ha spiegato la portavoce della Commissione europea Natasha Bertaud a chi chiede di possibili attivazioni di nuove rotte, ora che quella dei Balcani occidentali è stata chiusa.

"A partire dalla mezzanotte non esiste più come finora la migrazione attraverso la rotta dei Balcani", ha indicato nella notte il ministero sloveno dell'Interno. In questo modo, questi Paesi non permetterano il passaggio di grandi contingenti di rifugiati in treno o autobus, come successo negli ultimi mesi, e ogni persona sarà sottoposta a un controllo individuale. Potranno entrare in Slovenia "solo gli stranieri che rispettino i requisiti per entrare nel Paese", cioè quelli con i passaporti e i visti validi per la zona Schengen. 
Inoltre potranno entrare nel Paese quelli che abbiano l'intenzione di chiedere asilo e a quelli che, in base a un'indagine personale, venga concesso i passaggio per ragioni umanitarie.

sabato 5 marzo 2016

Grecia: “Alla frontiera macedone il fallimento dell'Europa e la violazione dei diritti umani”

La Repubblica
L’allarme delle Ong sull’emergenza rifugiati. Il tentativo di sfondare il confine con la Macedonia da parte di migranti e richiedenti asilo è solo l’ultima delle immagini che documentano il fallimento dell’Unione Europea nella gestione dei flussi migratori


Roma – La terra promessa verso cui migliaia di persone fuggono per sopravvivere a guerra e persecuzioni può diventare una trappola. E’ questo quanto successo a migranti e richiedenti asilo sospesi per settimane a pochi metri dalla frontiera macedone. La Grecia, terra di passaggio, nel frattempo è rimasta sola, abbandonata a quel caos che in molti chiamano sistema d’accoglienza. Una dimostrazione di quanto sia vicino il fallimento dei principi fondanti dell’Unione Eurpea la stanno dando gli stati dei Balcani fino all’Austria che in un sistema a domino hanno chiuso le loro frontiere per evitare il passaggio di migliaia di disperati.

L’Europa finisce a Idomeni. La mattina del 29 febbraio, la polizia macedone ha sparato gas lacrimogeni e granate assordanti per contrastare il tentativo di migranti e richiedenti asilo di sfondare una parte del cordone che delimita la frontiera con la Macedonia. Secondo quanto riportato da Medici senza Frontiere, 22 persone sono rimaste ferite negli scontri, di queste 18 hanno problemi respiratori causati dai gas lacrimogeni, mentre 4 hanno riportato ferite dopo esser stati colpiti con proiettili di gomma e bastoni. Feriti inoltre anche dieci bambini, alcuni sotto i cinque anni. “Intrappolare i richiedenti asilo in Grecia – afferma Eva Cossé, responsabile Human Rights Watch per la Grecia - è una soluzione inconcepibile e miope che sta causando solo sofferenza e la violenza. Ancora una volta si dimostra il totale fallimento dell'UE nel dare una risposta collettiva e compassionevole ai flussi dei rifugiati”.


Dalla polveriera al carcere d’Europa. Sebbene quello del 29 febbraio sia stato l’esempio più eclatante, non è la prima volta che migranti e richiedenti asilo hanno a che fare con la repressione violenta delle autorità. Una conseguenza delle scelte politiche di Slovenia, Austria, Macedonia, Serbia e Croazia. In un domino dai risvolti xenofobi nel novembre 2015, Macedonia, Serbia e Croazia hanno limitato l’ingresso nel loro territorio solo ai richiedenti provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan. Quest’ultimi poi sono stati esclusi daIla lista delle nazionalità con permesso di passaggio il 19 febbraio 2016. Nel frattempo l’Austria ha varato un tetto di ingressi di migranti (3200) e di richieste d’asilo (80). La decisione austriaca ha aperto la strada a simili provvedimenti anche in Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia dove ogni giorni l’igresso è concesso a soli 500 richiedenti asilo. I governi dunque permettono il passaggio a un’esigua minoranza di siriani e iracheni, mentre gli altri, soprattutto afgani, restano intrappolati in Grecia.

L’emergenza greca. A Idomeni, una piccola cittadina greca al confine con la Macedonia sono bloccate circa 7000 persone a fronte di una capacità d’accoglienza di 2500. Da Idomeni a Polycastro, campo di raccolta dove sono collocati coloro che vengono respinti al confine, la situazione peggiora di ora in ora. Manca tutto, dai beni di prima necessità, al riparo per la notte. Mancanze che lasciano ampio raggio d’azione ai trafficanti di esseri umani e truffatori che derubano i richiedenti asilo promettendo loro un passaggio sicuro attraverso la frontiera macedone.

L’Europa fuorilegge. Ma la sofferenza ammassata alla frontiera greca è figlia della consapevole violazione del diritto internazionale. Selezionare le domande per le richieste d’asilo in base alla nazionalità è un atto che vìola la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e le norme sul diritto d’asilo contenute nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. L’indifferenza verso i trattati internazionali vale anche per le invettive che arrivano direttamente da Bruxelles. Forte infatti è stata la critica da parte di tutti gli organi dell’Unione contro le politiche di Austria e Balcani nei confronti dei rifugiati. Ma anche questo non è servito a far crollare le barriere e permettere a migliaia di disperati di inseguire il loro sogno di libertà.

martedì 1 marzo 2016

Migliaia di rifugiati bloccati alla frontiera tra Grecia e Macedonia, molti i bambini

Rai News
Circa 6.500 persone sono bloccate al campo Idomeni, nella frontiera nord della Grecia con la Macedonia, dal momento che i responsabili di frontiera macedoni hanno consentito il giorno precedente il passaggio di appena 300 rifugiati. I problemi al campo sono iniziati la settimana scorsa, quando la Macedonia ha iniziato a rifiutare l'ingresso agli afgani e imporre più rigidi controlli ai documenti sui siriani e gli iracheni


Circa 6.500 rifugiati sono rimasti bloccati sabato a Idomeni, alla frontiera tra Grecia e Macedonia. Molti sono bambini. Il blocco dei migranti arriva all'indomani della decisione di quattro paesi balcanici che hanno deciso di reintrodurre il regime delle quote di ingresso. 

Slovenia e Croazia, membri della Ue, e Serbia e Macedonia, hanno annunciato venerdì che limiteranno a 580 il numero quotidiano di uomini, donne e bambini nei loro paesi. 

Misure arrivate sulla "scia" del giro di vite dell'Austria, che ha introdotto un tetto giornaliero di ottanta richiedenti asilo e che ha annunciato consentirà il transito di soli 3.200 migranti. "La situazione sarà regolata da qui a 15 giorni", ha detto il ministro greco per le Politiche migratorie, Yiannis Mouzalas, aggiungendo che il governo ha l'intenzione di realizzare dei campi provvisori che potrebbero ospitare fino a 2-3 mila persone. "Dobbiamo fronteggiare una crisi umanitaria che altri hanno provocato", ha sottolineato il ministro greco. 

Oltre alle persone bloccate a Idomeni, altre 800 persone sono state fermate in un campo provvisorio situato a una ventina di km dal posto di frontiera. Il numero totale di rifugiati su suolo greco e' arrivato al momento a circa 25 mila persone, secondo le autorità di Atene. Solo 150 profughi sono stati fatti passare al confine macedone giovedi' prima della chiusura d'Idomeni. Una settimana fa la Macedonia ha deciso di fermare alla sua frontiera gli afghani. Skopje chiede ai siriani e agli iracheni i documenti di identità, oltre al lasciapassare rilasciato nei centri di registrazione greci.

martedì 29 dicembre 2015

Confine UE Grecia-Macedonia. Rifugiati "selezionati", Somali e Yemeniti respinti

L'Espresso
Pagano per arrivare. E devono pagare pure per essere respinti indietro. Dopo dieci ore di viaggio. Senza pause o conforto. Ecco cosa sta accadendo al valico fra Grecia e Macedonia ogni giorno da più di due mesi. Sotto lo sguardo indifferente delle autorità. E i guadagni per i privati

I volontari continuano a ripetere: "assurdo", "surreale", "una follia". Non sanno come altrimenti descrivere quello che sta accadendo da due mesi a Idomeni, villaggio di confine fra Grecia e Macedonia, valico piano per superare la frontiera e iniziare la rotta verso la Germania, e per questo scelto da centinaia di migliaia di profughi sbarcati nelle isole egee dall'inizio dell'anno. Dal 18 novembre il governo macedone ha alzato qui una rete di filo spinato e militari, che filtrano "gli ingressi", come a uno stadio: solo coloro che arrivano da Siria, Afghanistan e Iraq possono passare. Solo loro hanno il biglietto giusto per iniziare la marcia verso Nord.
Gli altri, tutti gli altri, compresi somali o yemeniti (dove la guerra continua, nonostante sia stata dimenticata dai media ) non hanno alcun diritto riconosciuto, nemmeno quello di fermarsi e riposare. Sono subito rispediti indietro, ad Atene. Ricacciati sui bus privati con i quali sono arrivati, e che devono pagare pure per il rientro forzato. L'Europa? Osserva e accetta, tranquillamente, il caos di Idomeni.
[...] Uomini e donne stravolti, una coperta in testa, uno zaino che è tutto ciò che hanno della vita precedente, fermi diligentemente in coda per farsi "filtrare". Quindi i bus, con un video che mostra un autista che raccoglie i soldi del biglietto "di ritorno" con protervia. E parole fin troppo chiare: «Se non mi date i contanti vi faccio subito arrestare». La polizia osserva passiva. È tutto in regola, pare.
«È tutto surreale», dice invece Costance Theisen, operatrice di Medici senza Frontiere che si trova sul posto: «Prima i bus arrivava al piazzale, i migranti scendevano e potevano almeno riposare al campo allestito per l'accoglienza». Dopo le proteste di dicembre però, nelle quali alcuni profughi respinti (in quanto non siriani) erano arrivati a cucirsi le labbra in segno di protesta, il campo è stato chiuso.

«Adesso i bus vengono fermati sul percorso, in un posto di blocco a circa venti chilometri da qui», racconta Fani Galatsopoulou dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni: «E solo una vettura alla volta può parcheggiare a ridosso della frontiera. La procedura così è più veloce. In pochi scendono, si mettono in fila, mostrano i documenti - i controlli sono più rigidi - e attraversano il confine, se possono».
Gli altri vengono ricacciati sui bus. «Per arrivare da Atene a Idomeni questi pullman impiegano circa 10 ore. Poi vengono fermati, e spesso stanno in attesa anche per mezza giornata», denuncia Constance: «Appena scesi, se sono pakistani, iraniani, o di qualunque nazionalità che non rientri nelle tre accettate, sono rispediti indietro per un viaggio altrettanto lungo. Senza pause. Noi cerchiamo di offrire ora un po' di conforto, visite mediche minime e cibo alla stazione di servizio, ma è un caos».

Per il viaggio, i migranti pagano agli imprenditori privati che si sono buttati nel business di frontiera fra 10 e i 20 euro l'andata. Altrettanti per il rientro. Spendono 40, 35 euro a testa per essere trasportati avanti e indietro come pacchi. «Che ci sia un problema qui è evidente», ammette Fani. Bruxelles aveva promesso di risolvere tutto con i funzionari di Frontex. «Frontex? Li abbiamo aspettati per settimane», raccontano gli operatori sul campo: «Un giorno sono venuti due funzionari, hanno fatto una visita di qualche ora e poi via. Mai più visti o sentiti». Intanto i pullman continuano a raccattare disperati a Kavala, ad Atene, al Pireo, senza informarli del passaggio bloccato. E ancora adesso fra il 16 e il 30 per cento di quanti arrivano fino a Idomeni sono ricacciati indietro.

Dove? «Ad Atene l'unico riferimento istituzionale è il campo d'accoglienza allestito nello stadio», spiega Constance: «Dove però le condizioni umanitarie non sono buone e i posti limitati. Chi non entra semplicemente sparisce». Siriani, afghani e iracheni hanno infatti un permesso, dato allo sbarco, che è valido sei mesi. Per loro la strada verso l'Europa del Nord resta impervia ma possibile. Chi sopravvive ai naufragi nel piccolo braccio di mare fra Turchia e isole Egee può sperare.

Somali, iraniani, pakistani e yemeniti invece ricevono un documento che vale soltanto 30 giorni in Grecia. Possono fare richiesta d'asilo lì, certo, ma se non vogliono aspettare ad Atene il giudizio sul loro stato devono trovare autonomamente un modo per "scappare". Da clandestini. Anche perché non tutti possono fare richiesta di rientrare vista la situazione a casa loro: come un paradosso, la Somalia, ad esempio, non è considerata un "paese sicuro". I suoi abitanti quindi a rischio, non possono chiedere il rimpatrio volontario. E restano sospesi in un limbo. «Ora in molti si stanno avviando anche sulla tratta più impervia che passa dall'Albania, ma avranno gli stessi problemi: non li faranno entrare», spiega Galatsopoulou.

Le frontiere sono chiuse. E per alcuni ancora più chiuse che per altri. «Adesso agli illegali si è aggiunto un gruppo considerato ancora più illegale», racconta Theisen: «I migranti del Magreb. A loro non viene nemmeno dato il permesso di 30 giorni, quando arrivano. Per loro l'unica strada indicata è il rimpatrio. Oppure la detenzione immediata». Benvenuti in Europa.

mercoledì 25 novembre 2015

Incubo Isis alza muro sui migranti. Macedonia, Serbia e Croazia chiudono le porte.

Ansa
Macedonia, Serbia e Croazia chiudono le porte ai profughi provenienti in gran parte da Pakistan, Bangladesh, Marocco, Iran


Dopo gli attentati di Parigi non chiudere la porta ai migranti, ma anzi prepararsi ad accogliere un numero sempre maggiore di persone in fuga dall'Isis. Per coordinare la risposta dal punto di vista sanitario i rappresentanti dei 53 paesi della regione europea dell'Oms si sono ritrovati a Roma, in un meeting immaginato in un momento completamente diverso ma che ora si trova a fare i conti con uno scenario internazionale cambiato.

Macedonia, Serbia e Croazia hanno chiuso intanto le porte ai profughi provenienti in gran parte da Pakistan, Bangladesh, Marocco, Iran, Kurdistan e Paesi africani.

Labbra cucite con ago e filo: e' una delle forme estreme di protesta che decine di migranti hanno inscenato nelle ultime ore al confine fra Grecia e Macedonia contro la decisione delle autorita' di Skopje di consentire l'ingresso in Macedonia esclusivamente a migranti provenienti da zone di guerre e conflitti di Siria, Iraq e Afghanistan.

Una decisione analoga a quella adottata negli ultimi giorni anche daSlovenia, Croazia e Serbia, tutti Paesi lungo la 'rotta balcanica'che migliaia di migranti mediorientali continuano a seguire per raggiungere Germania e altri Paesi del nord Europa.

Le immagini raccapriccianti dei migranti con le bocche cucite postate sul web stanno suscitando sdegno e inquietudine crescenti fra i responsabili politici e delle organizzazioni umanitarie. In tanti fanno anche lo sciopero della fame rifiutando cibo e acqua offerti dalle tante organizzazioni presenti sul posto. Il numero dei migranti bloccati nella 'terra di nessuno' alla frontiera greco-macedone, perche' ritenuti semplici 'migranti economici' e non profughi che hanno diritto all'asilo aumenta di giorno in giorno, e secondo le autorita' di Skopje ad oggi erano non meno di 1.300.

Alcuni hanno deciso di far ritorno in Grecia, ad Atene, per cercare di raggiungere l'Europa occidentale per altre vie, mentre quelli che decidono di restare vivono in condizioni sempre piu' precarie, riparati alla meno peggio in piccole sotto la pioggia e ormai anche la neve e a temperature decisamente invernali. 'Non siamo terroristi', 'Vogliamo la liberta'', scandiscono a piu' riprese i 'migranti economici', molti dei quali scrivono in rosso sulla fronte il Paese da dove provengono. In tanti si mostrano a torso nudo con scritte sul petto quali 'Aprite i confini', 'Sparateci, ma noi non torniamo indietro. La' ci uccideranno'.

sabato 12 settembre 2015

Ungheria, rifugiati trattati come bestie nei campi allestiti e picchiati alla frontiera macedone

Left
Uomini, donne e bambini ammassati in un campo e trattati come animali in gabbia. La scena è orribile, ma nei campi per richiedenti asilo d’Europa probabilmente si ripetono spesso. 

Campi per richiedenti asilo in Ungheria
In un filmato che sta facendo il giro della rete ed è stato girato da Michaela Spritzendorfer, moglie di un politico dei Verdi austriaci con il quale è andata a portare aiuti al campo di Roszke, in Ungheria, nei pressi del confine con l’Austria. 

Human Rights Watch ha protestato con il governo ungherese, che si difende sostenendo che «i poliziotti fanno il loro dovere in una situazione di emergenza e senza cooperazione da parte dei profughi».

Polizia di frontiera macedone che
manganella donne e bambini rifugiati
Nei video si nota il comportamento della polizia di frontiera macedone, che prende a manganellate i rifugiati come se si trattasse di manifestanti armati di bastoni o criminali pericolosi.

Non stupisce che il blocco europeo che si oppone in maniera più pervicace alla adozione di quote obbligatorie per l’accoglienza di rifugiati, torni a manifestare la propria posizione in maniera ufficiale. I ministri degli Esteri di quattro Paesi si sono incontrati a Praga per ribadire la contrarietà alle proposte del presidente della Commissione Juncker: «Siamo convinti che i Paesi debbano mantenere il controllo sul numero di rifugiati che sono in grado di accettare» ha detto il ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek giornalisti in una conferenza stampa congiunta con i colleghi ungherese, polacco e slovacco.

lunedì 24 agosto 2015

Macedonia, frontiera aperta. Profughi lungo la rotta balcanica con l'obiettivo Europa, ma l'Ungheria alza il muro al confine

Huffigton Post
Molti di loro arrivano dalla Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan. Sono profughi che arrivano da zone di guerra e vogliono entrare in Europa: sono passati dalla Turchia, hanno oltrepassato il mare verso le isole greche, hanno raggiunto la terraferma e proseguito fino al confine con la Macedonia. Dopo giorni di scontri con la polizia macedone sono riusciti a far aprire la frontiera, arrivando in Serbia. Ora vogliono proseguire la rotta balcanica fino all’Ungheria, che in gran fretta sta chiudendo i propri confini per evitare l’invasione.


Il governo ungherese di Viktor Orban ha annunciato a inizio luglio la costruzione di una sorta di muro, una recinzione di rete metallica, filo spinato e lamette alta circa 4 metri e lunga 175 chilometri, che corre per la lunghezza del confine con la Serbia. I lavori procedono a ritmo serrato, il Governo punta a completarlo non più a novembre, come inizialmente previsto, ma già a fine agosto. Né le proteste di Ue e Unhcr sono servite a far cambiare idea a Orban, su cui pesa la competizione elettorale interna del crescente partito xenofobo Jobbik.

I numeri dell'esodo impressionano e crescono giorno dopo giorno. Sono cifre epocali: solo nei primi sei mesi del 2015, sono state oltre 400 mila le domande di asilo registrate nell'Ue, contro le 660 mila dell'intero 2014, già anno record. La sola Germania ha detto di aspettarsi entro fine anno 800mila richieste, mentre Frontex ha annunciato il dato-shock di 107mila arrivi solo per il mese di luglio. A prevalere finora sull'approccio più solidale della Commissione Ue, che spinge per un meccanismo europeo permanente per la redistribuzione di chi chiede asilo, sono state le divisioni dei 28 e i discorsi elettorali interni. Con un conseguente rimpallo dei disperati, bloccati all'una o all'altra frontiera mettendo in forse il futuro di Schengen e della libera circolazione, e della responsabilità europea. Si rende sempre più urgente una determinazione e domani il tema delle quote di migranti sarà oggetto di discussione tra Angela Merkel e Francois Hollande, nel loro incontro a Praga.

La rotta balcanica è una delle più complesse: in Grecia aumentano a dismisura gli sbarchi e anche se la situazione a Kos è meno tesa delle scorse settimane si registrano disagi un po’ ovunque nelle isole: ad Agathonisi il numero di migranti ha superato quello degli abitanti e mancano acqua e medici per fronteggiare l’accoglienza. E l'emergenza non è destinata ad esaurirsi: per attenuare il peso sulle isole oggi 2.500 persone sono state trasportate dalle navi greche verso il porto ateniese del Pireo. Da lì puntano diretti verso nord-ovest, verso il confine macedone.

E oggi la Macedonia ha ceduto: dopo aver bloccato per giorni la frontiera con la Grecia, presa d'assalto da migliaia di profughi, usando anche con lacrimogeni e granate assordanti, la polizia ha lasciato passare i migranti a gruppi di 200-300 alla volta, con precedenza a donne con bambini e anziani. Sono stanchi, affamati e in pessime condizioni igieniche. Per i migranti che hanno passato il confine durante la notte è stato organizzato il trasporto con autobus verso la Serbia. Ii primi numeri diffusi dalla Croce Rossa dicono che in 8 mila avrebbero raggiunto il Paese e precisamente la città di Presevo, nel sud, dov'è in funzione un centro di accoglienza.

"Non so dove andremo. Sicuramente da qualche parte dove non ci sono bombe e dove non sgozzano la gente" dice all’Ansa Ahmed Rahman, siriano, 26 anni, come migliaia di suoi connazionali in fuga dal suo Paese martoriato dalla guerra civile e dall'avanzare dell'Isis. "Mia figlia sta male, ci mancano i farmaci e un posto caldo per dormire, speriamo che ce li dia la Serbia", racconta, ancora provato dal viaggio. "I terroristi in Siria hanno minacciato di sgozzare e massacrare tutti noi. Siamo stati costretti a fuggire".

"Siamo qui per miracolo. Il giorno dopo la nostra partenza ci hanno bombardato la casa", racconta Mohamed Abozed, 30 anni, iracheno, giunto in Macedonia con la moglie Iman e i due figli Ahmad e Nora. "Sono preoccupato per la salute dei bambini perché il viaggio li ha stremati. Abbiamo parenti in Svezia, ma non sappiamo come arrivarci. So solo che li dobbiamo ritrovare. Ci stanno aspettando", dice.

Disperazione e speranza legano le storie dei profughi. "Siamo rimasti in Siria nonostante lo scoppio della guerra. All'inizio abbiamo sperato che sarebbe durata poco e invece...", dice Mohamed, consulente economico siriano. "Non sappiamo chi combatte contro chi e perché. Se fossi rimasto in Siria, sarei stato costretto ad armarmi per difendere la mia famiglia e uccidere un altro siriano. E' per questo che ho deciso di andare via", aggiunge Mohamad mentre con lo sguardo guarda lontano. Verso l'Olanda, il Paese dove vorrebbe rifarsi una vita. "Chissà se ci accoglieranno".

"Io voglio andare in Germania, ma so che non sarà facile perché nessuno ci vuole, siamo solo un peso", dice Ahmed, ex poliziotto afghano. "I talebani mi hanno messo in guardia quattro o cinque volte dopo aver ammazzato mio padre. Vogliono che anche io uccida. Ecco perché ho lasciato il mio Paese", spiega.

Non sanno se riusciranno a raggiungere l’Europa e soprattutto cosa li aspetta. Ma di una cosa sono certi. Non torneranno più indietro. "Lo salteremo quel muro, non importa come. Dopo quello che abbiamo speso per arrivare fin qui, la barriera non ci fermerà", dice convinto un anziano iracheno, in viaggio con 12 parenti.

venerdì 21 agosto 2015

La Macedonia riapre le frontiere. Via libera a 3000 migranti

EuroNews
La polizia macedone tenta di bloccare il flusso di migranti e rifugiati che arrivano dalla Grecia. Ma la pressione di migliaia di persone senza altra alternativa costringe le autorità a modificare i piani.
Dopo gli scontri di venerdì mattina, l’Unione europea si dice pronta ad aiutare Skopje e nel primo pomeriggio di questo venerdì circa duecento migranti passano la frontiera.

A partire dalle 5 di sabato, sarà consentito l’ingresso in Macedonia di 300 migranti ogni due ore.

“Ogni gruppo è formato da un centinaio di persone – spiega una perosna che ha apena passato la frotiera – Le autorità macedoni li lasciano passare oltre il confine e, dopo cinque, dieci minuti, altri cento, gruppo dopo gruppo”.

I migranti si ammassano nella cittadina di frontiera di Gevgelija, in attesa di salire sul treno verso la Serbia, da cui sperano poi di raggiungere l’Ungheria e quindi il Nord Europa.

Il governo di Skopje, dopo aver dichiarato lo stato di emergenza, ha tentato di chiudere le frontiere, ma venerdì mattina la situazione è esplosa con i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo. Almeno otto persone sono rimaste ferite.

La Macedonia blocca i migranti al confine e dichiara stato di emergenza

Corriere delle Sera
Il Governo ha inviato militari alla frontiera con la Grecia per controllare il flusso di arrivi
Il capo delle Ferrovie dello Stato chiede aiuto: «Treni per la Serbia al collasso»
La Macedonia al collasso ha deciso di bloccare l’ingresso dei migranti al confine meridionale con la Grecia. 

Militari sono stati inviati alla frontiera per aumentare il controllo sui flussi: «Ci aspettiamo che il coinvolgimento dell’esercito porterà due effetti desiderati,l’aumento della sicurezza tra i nostri cittadini e un approccio più completo verso le persone che vogliamo chiedere asilo», ha spiegato il portavoce del ministro dell’Interno, Ivo Kotevski, dichiarando che «i valichi di frontiera ufficiali non sono chiusi». Il monitoraggio è stato aumentato invece sulle rotte illegali. Il governo ha inoltre annunciato che dichiarerà lo stato di emergenza.

Ferrovie al collasso
In migliaia, provenienti dal Medio Oriente, sono penetrati nel Paese nelle scorse settimane dalla Grecia. La maggior parte di loro (1.500-2000 al giorno) è diretta alla stazione di Gevgelija: qui partono i treni per la Serbia da cui sperano poi di raggiungere l’Ungheria e quindi l’Unione Europea. Ora la polizia macedone sta bloccando i migranti, permettendo solo a piccoli gruppi di passare, per alleggerire la pressione nel Paese. Il capo delle Ferrovie dello Stato, Nikola Kostov, ha intanto lanciato un appello agli Stati vicini: «La compagnia ferroviaria macedone non ha più capacità di portare tutti coloro che vogliono viaggiare verso paesi dell’Europa occidentale - detto - Tutte le nostre risorse sono state esaurite e sarà solo peggio nei prossimi giorni».
Flusso continuo
Nelle ultime 24 ore, Skopje ha rilasciato 1.327 certificati a rifugiati, mentre negli ultimi due mesi sono oltre 40mila quelli che hanno presentato richiesta di asilo. Si teme l’arrivo sulla terraferma di oltre 2.400 siriani evacuati dall’isola di Kos su una nave greca. I migranti tentano una corsa contro il tempo prima della chiusura del confine con l’Ungheria per la costruzione del muro che renderà più difficile se non impossibile entrare nel Paese.

domenica 12 luglio 2015

Soggiorno di 72 ore per traversare la Macedonia - Con questa legge i clandestini rischiano meno la vita

West Info
La Macedonia, cosa che non aveva mai fatto, ha deciso di concedere un permesso di soggiorno valido 72 ore agli immigrati illegali che, in marcia verso l’Ungheria, provano ad attraversare il paese. 

Da ora in poi sarà quindi loro concesso, all’arrivo e all’avvenuta registrazione alle stazioni di polizia, un tempo di 3 giorni per percorrere il paese in modo più sicuro, senza nascondersi dalle forze pubbliche o presentare regolare domanda d’asilo. 

Che nessuno però richiede, perché il viaggio prosegue verso la Serbia e infine l’Ungheria, porta d’ingresso nella fortezza Europa e confinante con le ricche Austria e Germania.

domenica 5 luglio 2015

Immigrati, confine Grecia-Macedonia il punto più pericoloso

AskaNews
Roma - Il confine tra Grecia e Macedonia è il punto più rischioso della rotta dei migranti che transitando da Turchia e Grecia provano ad arrivare in Europa settentrionale, secondo un articolo del Times. E' in questa zona che centinaia di migliaia di immigrati e richiedenti asilo, dopo che hanno lasciato la Grecia, si inseriscono in quella che è stata denominata la "porta sul retro dei Balcani".

La rotta è difficile e piena di pericoli, scrive il Times, i migranti "devono attraversare il tratto di mare tra la Turchia e la Grecia su fragili gommoni, dopo camminare attraverso le montagne verso la Macedonia e ancora verso la Serbia, prima di entrare nella zona Ue in Ungheria".

"La Macedonia è un buco nero per i rifugiati", secondo Mersiha Smailovic, avvocato e attivista per la protezione dei migranti.
"Alcuni sono stati aggrediti dalla polizia o da criminali che li hanno derubati di tutto. Alcuni sono stati uccisi mentre camminavano lungo la ferrovia. Poi c'è chi finisce nei centri di detenzione e viene tenuto lì dalle autorità per cinque, sei o anche sette mesi".

Il governo macedone ha approvato pochi giorni fa una legge secondo cui i rifugiati hanno 72 ore di tempo per transitare liberamente nel Paese. Superato il limite devono essere espulsi o sono costretti a passare di nuovo "nelle mani dei trafficanti".

domenica 15 marzo 2015

Macedonia rifugiati richiedenti asilo in fuga dalla guerra detenuti per mesi nel centro di "Gazi Baba"

Corriere della Sera
Centinaia di rifugiati, richiedenti asilo e migranti di ogni età sono rinchiusi, in condizioni inumane e degradanti, nel centro di accoglienza per stranieri “Gazi Baba” della capitale macedone Skopje.


Il centro, che ha una capacità ufficiale massima di 150 persone, ne ospita più del doppio. Molte persone sono costrette a dormire sul pavimento. Oltre al sovraffollamento, i servizi igienico-sanitari sono inadeguati e il cibo insufficiente.

La maggior parte dei detenuti, perché di questo di fatto si tratta, è costituita da nuclei familiari fuggiti dalla Siria, compresi bambini, donne in gravidanza e neo-mamme coi loro piccoli. Altri arrivano da aree di crisi differenti, come Afghanistan, Pakistan e Somalia. Vengono tenuti a “Gazi Baba” anche per sei mesi, allo scopo di accertarne l’identità e soprattutto di coinvolgerli come testimoni nei processi contro i trafficanti.

Il diritto internazionale stabilisce che il ricorso automatico alla detenzione dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati è illegale e che i minorenni – soprattutto se non accompagnati – non dovrebbero mai essere detenuti per questioni legate all’immigrazione.

Lo scorso ottobre il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha visitato il centro “Gazi Baba”. Le sue conclusioni non sono state rese ancora pubbliche perché – così stabilisce la procedura – manca il consenso del governo della Macedonia.

Il 18 dicembre l’Ufficio del difensore civico della Macedonia ha espresso preoccupazione per le condizioni del centro ricordando che la detenzione dei minori è vietata e che, in attesa della scarcerazione, questi ultimi avrebbero dovuto ricevere una specifica assistenza medica e psicologica.

Quest’anno, a gennaio, una delegazione di Amnesty International in visita in Macedonia ha chiesto di poter avere accesso al centro “Gazi Baba” ma ha ottenuto un rifiuto. Le è stato invece proposto di visitare il centro per rifugiati di Vizbegovo, dove c’è spazio per 150 persone ma gli ospiti sono solo una trentina.

martedì 25 marzo 2014

Macedonia - Sindacato giornalisti indipendenti: detenuti maltrattati da polizia e guardie carcerarie

Nova
È quanto emerge dall'ultima ricerca pubblicata dal Sindacato dei giornalisti macedoni indipendenti (Ssnm), che denuncia "maltrattamenti fisici di detenuti e prigionieri da parte di polizia e guardie carcerarie, le condizioni precarie e il sovraffollamento in alcune carceri del paese e negli istituti psichiatrici. 

Altri problemi di diritti umani segnalati nel corso dell'anno sono il ritardo d'accesso all'assistenza legale da parte dei detenuti e degli imputati, le restrizioni sulla capacità dei Rom di lasciare il paese, la violenza domestica contro le donne e i bambini, la discriminazione contro i disabili e le tensioni tra le comunità di etnia albanese e macedone.

Il rapporto evidenzia anche numerose discriminazioni nei confronti dei Rom e di altre minoranze etniche, discriminazione antisindacale, il lavoro minorile, compreso l'accattonaggio forzato e l'applicazione inadeguata del diritto del lavoro. Il governo ha preso alcune misure per punire i funzionari di polizia colpevoli di aver utilizzato forza in modo eccessivo, ma l'impunità continua a essere un problema.