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lunedì 7 dicembre 2020

Onu: "In Bielorussia continuo deterioramento della situazione dei diritti umani", continuano manifestazioni e arresti

EuroNews
Le Nazioni Unite lanciano un monito alla Bielorussia: basta repressione e via al rilascio dei manifestanti arrestati. Lo ha chiesto l'Alto Commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet, che ha denunciato il "continuo deterioramento" della situazione.
 
Foto: IPNEWS

"È urgente che il governo della Bielorussia ponga fine alle continue violazioni dei diritti umani", ha detto Bachelet. 
"In particolare, chiedo al governo di rilasciare immediatamente tutte le persone detenute illegalmente o arbitrariamente ,per aver esercitato i loro diritti alla libertà di espressione, alla riunione pacifica e alla partecipazione".

Per l'ambasciatore bielorusso alle Nazioni Unite, Yury Ambrazevich, però, nel suo Paese tutto va bene e non c'è motivo di preoccuparsi. "In Bielorussia, la maggior parte delle persone continua a vivere normalmente, il governo funziona, così come le fabbriche e gli uffici", ha spiegato. "Non c'è carestia, non ci sono guerre e non ci sono minacce per i nostri vicini".

Oltre 27.000 persone sono state arrestate dal 9 agosto, giorno delle controverse elezioni, durante le quali Alexsander Lukashenko è stato rieletto presidente. Da quel giorno i bielorussi hanno continuato a manifestare, nonostante la sproporzionata repressione da parte della polizia, le violenze e, sembrerebbe, anche le torture dei prigionieri.

sabato 5 dicembre 2020

Bangladesh iniziato lo spostamento, in molti casi forzato, di migliaia di Rohingya da Cox's Bazar in un'isola spesso travolta da inondazioni

Ansa
Il Bangladesh ha iniziato a spostare centinaia di Rohingya dalla zona di Cox's Bazar all'isola di Bhashan Char, 52 km quadrati praticamente al livello del mare nella baia del Bengala, spesso travolta da cicloni e inondazioni. Secondo Amnesty International e Human Rights Watch in molti casi il trasferimento è stato imposto.


Poco meno di un milione di appartenenti alla minoranza etnica dei Rohingya - molti fuggiti da un offensiva governativa nel vicino Myanmar nel 2017 - vivono in condizioni estremamente degradate in campi del Bangladesh sudorientale. Il governo ha più volte affermato di voler sgomberare la zona.

La mattina del 3 dicembre 20 pullman sono giunti a Cox's Bazar, e circa mille persone sono partite alla volta del porto di Chittagong, da dove verranno imbarcate per Bhashan Char, ha detto il capo della polizia regionale Anwar Hossein.

Nella prima fase, le autorità prevedono di spostarne circa 2500: sull'isola la Marina militare del Bangladesh ha costruito ricoveri per circa 100.000 persone.

L'ufficio locale dell'Onu ha chiarito di non essere stato coinvolto nel trasferimento e di avere "informazioni limitate" sull'operazione.

venerdì 4 dicembre 2020

Rifugiati - Il Parlamento Europeo mette sotto accusa Frontex per respingimenti illegali in Turchia e Libia di migranti che dovevano chiedere asilo

La Repubblica
Al Parlamento europeo i deputati democratici e socialisti chiedono le dimissioni di Fabrice Legeri. "Gli aerei europei aiutano le guardie costiere a rispedire in Libia e Turchia persone che hanno diritto a chiedere asilo"


Gli aerei di Frontex individuano i gommoni e i barconi dei migranti che tentano la traversata nel Mediterraneo e nell'Egeo e li segnalano alle autorità libiche e turche per farli riportare indietro. Respingimenti veri e propri mascherati da soccorsi delle guardie costiere dei Paesi da cui i migranti fuggono.

E' un caso la messa sotto accusa ufficiale di Fabrice Legeri, direttore esecutivo di Frontex, l'agenzia europea per il controllo delle frontiere di cui ieri i deputati europei democratici e socialisti della Commissione per le libertà civili e gli affari interni della Ue hanno chiesto le dimissioni. L'accusa mossa a Frontex è di "pratiche illegali e violazioni dei diritti fondamentali".

L'Unione europea infatti condanna i respingimenti dei migranti e li ha sempre dichiarati illegali ma in moltissimi casi e anche in inchieste aperte dalla magistratura le organizzazioni civili e umanitarie hanno testimoniato e documentato il coinvolgimento della guardia di frontiera europea nei respingimenti nonostante gli accordi internazionali sanciscano che nessuno può essere rimpatriato in un paese in cui è minacciata la sua incolumità.

Le accuse del gruppo parlamentare S&D fanno riferimento ad alcuni pushback al confine marittimo greco-turco ma - secondo le organizzazioni umanitarie - coordinando la guardia costiera libica " l'Agenzia europea per la difesa dei confini ha contribuito alla cattura e alla deportazione di 11.000 donne, uomini e bambini in Libia dall'inizio dell'anno. Persone a cui spettava il diritto di richiedere asilo".

Alla richiesta di dimissioni di Legeri si associa la Ong italiana Mediterranea: "Chiediamo anche che venga istituita una commissione di inchiesta europea sulle attività criminali di pushback che avvengono ai confini. Chiediamo l'immediata cessazione dell'utilizzo degli assetti aerei e navali di Frontex impiegati illegalmente per collaborare con le forze militari di paesi che non rispettano i diritti umani. Chiediamo che vengano trasmesse tutte le prove raccolte dalla Commissione sulle attività illegali di Frontex al tribunale penale internazionale".

Alessandra Ziniti

giovedì 3 dicembre 2020

Sri Lanka - Aumentano contagiati e morti nelle carceri. L'emergenza COVID sono la causa di sanguinose rivolte.

Il Dubbio
Sovraffollamento ed emergenza pandemia nei penitenziari. A Mahahara otto morti e 55 feriti, disordini in tutto il Paese. Come in altre prigioni del pianeta la pandemia di Covid 19 è causa indiretta, ma determinante, della morte di detenuti. 


Le cronache riferiscono di molte rivolte sanguinose scoppiate per le condizioni di vita degli internati e la paura di contrarre la malattia. E mentre non si è ancora spenta l'eco per l'inchiesta relativa all'uccisione di 24 prigionieri in Colombia, durante una sollevazione avvenuta lo scorso marzo, ecco che dallo Sri Lanka arrivano ancora notizie drammatiche.

Cambia dunque latitudine ma non il copione; tra domenica notte e ieri mattina infatti, sono esplosi disordini nel penitenziario di massima sicurezza di Mahahara, vicino la capitale Colombo. Il risultato della rivolta è stato tragico: almeno 8 morti e 55 feriti di cui molti in modo grave. Tutti sono rimasti vittima dei colpi sparati dalle forze di sicurezza intervenute per sedare la rivolta.

La protesta era stata lanciata a seguito delle notizie che parlano di un'ondata di contagi nelle carceri srilankesi, le autorità hanno riferito su circa un migliaio di casi.

I detenuti hanno cominciato a scontrarsi con gli agenti dopo aver visto rispondere negativamente alle loro richieste di rilascio anticipato e strutture migliori. È stato appiccato il fuoco alle cucine e sono stati presi in ostaggio 2 agenti poi portati in salvo. 

Il portavoce della polizia, Ajith Rohana, ha detto che le guardie hanno "usato la forza per controllare una situazione indisciplinata". Un eufemismo visto che a 600 uomini della polizia hanno circondato la prigione e, almeno secondo la versione ufficiale, ripreso il totale controllo della situazione. I feriti invece sono stati ricoverati presso l'ospedale di Ragama. La situazione è però diventata esplosiva in tutti gli istituti del paese. 

Quella di Mahahara infatti è solo l'ultima di una serie di proteste man mano che il numero dei contagi sale. Sempre a Colombo manifestanti del carcere di Welikada sono saliti sul tetto di un'altra prigione chiedendo la liberazione su cauzione. Un altro gruppo di detenuti ad Agunakolapalassa è in agitazione da 8 giorni, sostenendo che le loro condizioni sono peggiorate. La scorsa settimana, un detenuto è stato ucciso cadendo mentre cercava di scalare le mura di un carcere nella regione centrale di Bogambara durante altri disordini.

Circa 26mila persone sono ospitate in strutture che hanno una capacità di non più di 10mila. Il numero di morti per Covid è aumentato di 6 volte questo mese raggiungendo le 116 vittime, mentre le infezioni sono più che raddoppiate e ora sono 23.484. 

A ottobre i decessi erano stati appena 19. Il virus è stato rilevato per la prima volta il 27 gennaio scorso, a giugno è stato allentato il coprifuoco ma una seconda ondata ha ripreso vigore. Secondo le autorità sanitarie si tratterebbe di un ceppo infettivo più virulento rispetto al precedente.

Alessandro Fioroni

mercoledì 2 dicembre 2020

Siria - "Osservatorio siriano per i diritti umani": più di 16 mila uccisi nelle carceri di governo dal 2011. "Morti sotto tortura", tra loro anche 64 donne e 125 minorenni

AnsaMed
Sono più di 16mila i civili siriani uccisi sotto tortura nelle carceri governative siriane negli ultimi 10 anni: lo riferisce oggi l'Osservatorio siriano per i diritti umani in Siria, che pubblica una lista aggiornata e documentata di 16.224 vittime dal 2011 a oggi. 


Di questi, 16.035 sono uomini maggiorenni, 125 sono minorenni e 64 sono donne. Il governo siriano ha sempre negato di praticare la tortura e di detenere nelle sue carceri attivisti e dissidenti politici.

domenica 29 novembre 2020

Guerra in Etiopia - Emergenza rifugiati. Ormai oltre 43.000 in fuga dal Tigray in Sudan. Sovraffollamenti nei centri di transito e carenze di cibo

Dire
“È necessario che la comunità internazionale sostenga il governo sudanese in questa fase di accoglienza; i centri di transito sono sovraffollati e ci sono carenze per quanto riguarda l’accesso al cibo e le misure di prevenzione da Covid-19″. Così all’agenzia Dire, Sophia Jessen, che a Khartoum lavora all’ufficio relazioni esterne dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

[Stringer - Anadolu Agency]

L’intervista si svolge mentre sono ormai oltre 43.000 le persone che sono state accolte da Unhcr, con organizzazioni partner ed esecutivo di Khartoum, in tre regioni del Sudan orientale: Kassala, Gedaref e in misura minore Blu Nilo.

Ora a fuggire sono soprattutto gli abitanti della regione etiope del Tigray,appena oltre il confine, dove dal 4 novembre è in corso un’offensiva dell’esercito contro le forze fedeli al partito che controlla la zona, il Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf). In settimana e’ cominciata una fase definita come “finale” dal governo del primo ministro Abiy Ahmed, con le truppe etiopi alle porte del capoluogo Macalle’.

Jessen riferisce che “la maggior parte dei rifugiati passa il confine sudanese in due punti, Hamdayet e Lugdi, situati nel nord-ovest del Tigray”, a pochi chilometri anche dal confine con l’Eritrea. I centri di transito per chi arriva da questi valichi sono due: Village 8 e Hamdayet. Circa due settimane fa la Commissione per i rifugiati del governo sudanese ha individuato come riferimento principale il campo di Um Raquba, circa 70 chilometri all’interno del territorio sudanese. Secondo Jessen, il campo e’ fondamentale per “alleggerire il peso sui due centri di transito che sono sovraffollati” e “iniziare il processo di identificazione delle persone che arrivano, verificando anche se presentano necessita’ particolari dal punto di vista sanitario o psicologico”. A oggi, Um Raquba ospita oltre 9.600 persone.

Jessen dice che le persone che giungono in Sudan hanno meno di 17 anni di eta’ in quasi la meta’ dei casi, “presentano condizioni di salute generalmente buone e portano con loro pochissime cose”. 

Rispetto al numero degli arrivi, la responsabile aggiunge: “Abbiamo assistito a un deciso calo degli ingressi nell’ultima settimana: se per i primi dieci giorni del conflitto entravano in Sudan circa 4.000 persone al giorno dallo scorso fine settimana sono meno di mille; l’altro ieri e martedi’ sono stati poco oltre i 700”. Secondo fonti della stampa internazionale, rifugiati appena arrivati a Lungi hanno riferito che l’esercito etiope ha bloccato la strada che porta al valico, circa 20 chilometri prima del confine. Jessen dice pero’ di non avere elementi per legare il calo degli arrivi all’evoluzione del conflitto, ricordando che “in tutto il Tigray le linee di comunicazione sono state interrotte” e che e’ molto difficile reperire informazioni.

Tra le priorita’ dell’Unhcr c’e’ anche la prevenzione del Covid-19.“Controlliamo la temperatura di chi arriva nei centri di transito, distribuiamo sapone e mascherine” riferisce la responsabile, aggiungendo: “Partner locali e la Sudanese Red Crescent Society ci stanno aiutando nel lavoro di identificazione degli eventuali sintomi”. Misure rilevanti ma che non possono essere decisive, visto che i centri di transito continuano a ospitare migliaia di persone senza alcuna possibilita’ di distanziamento. Secondo Jessen, “continuare a sostenere il Sudan nello sforzo per riallocare queste persone in altri campi e’ cruciale”.

Brando Ricci

sabato 28 novembre 2020

Trinidad e Tobago - Grave violazione - Respinti 16 bambini fuggiti dal Venezuela separandone alcuni dai genitori. Ad oggi sono 24.000 i venezuelani rifugiati nell' isola.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Trinidad e Tobago ha deportato via mare 16 bambini venezuelani, separandone alcuni dai genitori, ha denunciato lunedì un avvocato che ha cercato di fermare il rimpatrio e leader dell'opposizione dal Venezuela. 

I bambini sono stati deportati domenica, poche ore prima della ripresa dell'udienza giudiziaria in cui si richiedeva il loro soggiorno nel paese, ha detto ad AFP l'avvocato Nafeesa Mohammed, che ha chiesto di indagare sul caso e ha chiesto al governo di Keith Rowley di riconsiderare il gestione della crisi migratoria legata all'arrivo dei venezuelani.

Cha ha dichiarato: "Serve un'indagine (...) Sappiamo che abbiamo immigrati irregolari ed è giunto il momento per lo Stato di migliorare il sistema di gestione dei flussi (...) Questi sono bambini".

Il leader dell'opposizione venezuelana David Smolansky, commissario del Segretariato generale dell'Organizzazione degli Stati americani (OAS) per i migranti dal suo paese, contava 29 deportati: 16 bambini - di cui uno di quattro mesi - e 13 adulti. 

La Corte interamericana dei diritti umani (IACHR) ha esortato Trinidad e Tobago a "garantire l'ingresso" dei venezuelani "che cercano protezione internazionale per motivi umanitari". 

L'ONU stima che l'esodo dei venezuelani dal 2015 a causa della crisi acuta nel loro paese sia in oltre cinque milioni, circa 24.000 con destinazione Trinidad e Tobago.