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mercoledì 20 dicembre 2017

USA. Il lento declino della pena di morte. Diminuiscono condanne, esecuzioni e il consenso nella gente.

agenziaradicale.com
Il Death Penalty Information Center ha pubblicato il suo tradizionale "Rapporto di fine anno", evidenziando che sia le condanne a morte che le esecuzioni rimangono vicine ai minimi storici, mentre raggiunge il minimo storico degli ultimi 45 anni nei sondaggi il consenso che i cittadini danno alla pena di morte. 


Per il 17° anno consecutivo è diminuito il numero complessivo dei detenuti nei vari bracci della morte Usa, e ancora una volta i detenuti che hanno lasciato il braccio della morte per proscioglimenti, condanne ridotte dopo ricorsi, e morte naturale sono di più di quelli che lo hanno lasciato per morte da esecuzione.

Tutto questo conferma il declino, lento ma costante, del sistema della pena di morte negli Usa. Il direttore del DPIC, Robert Dunham, ha individuato nei cambiamenti che stanno avvenendo nella Harris County (Texas) un paradigma da evidenziare. La Contea di Harris è la contea della capitale del Texas, Houston, da sempre è considerata "La Capitale" della pena di morte. Da sola ha giustiziato 126 persone da quando la pena di morte è stata reintrodotta negli Usa nel 1976 (e le esecuzioni in Texas sono riprese nel 1982), più di qualsiasi altra contea negli Usa, e più di qualsiasi stato (escluso ovviamente il Texas).

Quest'anno nessuna esecuzione è stata effettuata su casi provenienti dalla Contea, e soprattutto nessun processo si è concluso con una condanna a morte, e per due condanne a morte che erano state annullate negli anni scorsi la pubblica accusa ha accettato altrettante condanne all'ergastolo. Secondo il sondaggio annuale della Gallup, che il DPIC considera il più attendibile, il consenso alla pena di morte misurato nell'ottobre 2017 è sceso al 55%, il più basso dal 1972. Rispetto al sondaggio dell'anno precedente la diminuzione complessiva è stata del 5%, con un picco tra gli elettori del partito Repubblicano, che hanno diminuito il loro consenso del 10%.

Nel corso del 2017 sono state messe in calendario 81 esecuzioni, 58 delle quali (71,6%) non sono state effettuate o per rinvii di corti, commutazioni, rinvii o grazie governatoriali. Il minimo storico delle condanne (30) e delle esecuzioni (20) venne raggiunto lo scorso anno, i dati di quest'anno sono la seconda migliore misura da 45 anni.

Quest'anno le 23 esecuzioni sono avvenute in 8 diversi stati: Texas (7), Arkansas (4), Alabama e Florida (3), Ohio e Virginia (2), Georgia e Missouri (1). Le condanne a morte sono state emesse in 14 stati, più una dal Sistema Federale: California (11), Arizona, Nevada e Texas (4), Florida (3), Alabama, Oklahoma, Pennsylvania (2) e Arkansas, Idaho, Mississippi, Missouri, Nebraska, Ohio, Sistema Federale (1). Secondo gli autori del Rapporto, il 90% delle 23 persone giustiziate presentavano prove significative di malattia mentale, disabilità intellettiva, danno cerebrale, grave trauma e/o innocenza. Su 4 delle persone giustiziate c'erano preoccupazioni sostanziali circa la loro non colpevolezza.

Oim: "Nel 2017 sono morti 3.115 migranti nel Mediterraneo"

TGCom24
Nel 2017 sono 3.115 i migranti morti nelle acque del Mediterraneo. Lo riferisce l'Oim, precisando che nel 2016 le vittime dei flussi migratori ammontavano a 4.962. 


"Il freddo non ha frenato il numero di arrivi né di decessi, che continuano ad aumentare a pochi giorni dalla fine dell'anno", sottolinea l'organizzazione. Quest'anno in Europa è arrivato via mare un totale di 168.314 tra migranti e richiedenti asilo, di cui il 70% è approdato in Italia.

martedì 19 dicembre 2017

Italia - Como - Il Sindaco Mario Landriscina vieta di dare da mangiare a chi dorme in strada. "A Natale non è decoroso"

La Provincia
La denuncia: «Domenica mattina non abbiamo potuto portare la colazione a chi dorme fuori dall’ex chiesa di san Francesco».

«I vigili ci hanno impedito di offrire la colazione alle persone che dormono all’aperto sotto l’ex chiesa di san Francesco a Como». L’onda lunga dell’ordinanza del sindaco Mario Landriscina contro i mendicanti del centro storico colpisce anche i volontari che, «da più di sette anni», distribuiscono la colazione alle persone costrette a dormire in strada. 

È successo domenica mattina. A denunciarlo i diretti interessati, sul gruppo facebook “WelCom”: «Questa mattina a differenze delle altre mattine ci è stato proibito di farlo perché i nostri semplici gesti sarebbero contrari alla nuova ordinanza del Comune di Como, firmata dal sindaco Mario Landriscina, per ripristinare “la tutela della vivibilità e il decoro del centro urbano”. Ci è stato detto che fino al 10 gennaio non ci è possibile portare un piccolo simbolo d’amore a queste persone, non ci è possibile perché in vista del Natale non è decoroso».

E in effetti nella sua controversa ordinanza il primo cittadino fa menzione anche al portico davanti all’ex chiesa di San Francesco, accanto al Tribunale, scrivendo che «è fatto divieto di bivaccare sotto i portici» pena una sanzione amministrativa da 50 a 300 euro.

«A continuare ad allontanare i poveri non si elimina la povertà, la si amplifica, la si fa diventare un nemico, un nemico da combattere - scrivono i volontari - Se provassimo a guardare in faccia la povertà senza timore, ma solo con il desiderio di sconfiggere lei, non i poveri, allora forse si potrebbero trovare soluzioni e pensieri che possano essere dalla parte dell’essere umano e di un essere umano più dignitoso. Questo ci sembra allora il Natale: la ricerca di una possibilità, di un’umanità più dignitosa. Dignità non decoro ci aspettiamo dal nostro sindaco soprattutto a Natale, altrimenti non chiamiamolo Natale!».

Pena di morte: il Giappone esegue due condannati a morte per reati nel '90, uno di loro aveva 19 anni.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Tokyo - Ministero della Giustizia del Giappone riferisce che ha eseguito le condanne a morte di due prigionieri accusati per degli omicidi avvenuti nel 1990, portando a 21 le esecuzioni  firmate dal governo del primo ministro conservatore Shinzo Abe .
Detenuti condannati a morte in Giappone
I prigionieri uccisi Teruhiko Seki di 44 aveva compiuto il reato a 19 anni e l'altro condannato è  Kiyoshi Matsui di 69 anni.
Le condanne a morte sono avvenute entrambe a Tokyo.

Dopo queste esecuzioni sono 123 prigionieri i condannati a morte in Giappone in attesa dell'esecuzione e 94 di loro hanno richiesto la revisione della condanna.
Il Giappone, l'unico paese industrializzato e democratico insieme agli Stati Uniti che mantiene la pena di morte, dove la legislazione stabilisce che il condannato deve essere impiccato e informato solo alcune ore prima dell'esecuzione.
Questa pratica è duramente criticata da organizzazioni come Amnesty International (AI), che denuncia l'onere psicologico per il condannato deve subire, che in molti casi trascorre decenni isolato in prigione senza sapere quando verrà ucciso.

La Federazione degli avvocati del Giappone (JFBA) ha approvato in modo pionieristico nell'ottobre 2016 l'adozione di una dichiarazione contro la pena di morte nel paese asiatico, chiedendo la sostituzione con il ergastolo per l'anno 2020.

A questo proposito, il ministro della giustizia giapponese ha dichiarato che la pena capitale "è una questione sulla quale ogni paese adotta la propria politica" e ha difeso la situazione attuale, affermando che "la maggior parte dei I giapponesi sono favorevoli a mantenerla".

Ezio Savasta

Fonte: EFE

lunedì 18 dicembre 2017

Migranti - Nuovo rapporto UNHCR: cambiamenti delle rotte dei rischiosi viaggi verso l’Europa

UNHCR
Nell’ultimo quadrimestre del 2017 ci sono state alcune trasformazioni nei flussi di migranti e rifugiati in arrivo in Europa. Gli arrivi in Italia dalla Libia sono diminuiti a partire dal mese di luglio. 



Gli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo Centrale restano comunque elevati rispetto a quelli delle altre rotte per i tre mesi di riferimento, ad agosto e a settembre la rotta del Mediterraneo orientale ha costituito il principale punto d’ingresso in Europa, principalmente a causa dell’aumento degli arrivi via mare in Grecia. 

Nel 2017 è aumentato anche il numero degli arrivi in Spagna, raggiungendo ad agosto il picco di 3.000 nuovi arrivi: ciò significa che durante il mese di agosto sono arrivate in media 100 persone al giorno. Le vie d’accesso in Europa di rifugiati e migranti continuano ad essere diversificate: altre 470 persone sono arrivate in Romania dalla Turchia attraverso il Mar Nero, tra agosto e settembre.

Molte delle persone che arrivano in Europa sono state costrette a fuggire dai loro Paesi d’origine, è il caso dei siriani, degli iracheni e degli afghani. Negli ultimi tre mesi, in seguito alla diminuzione degli arrivi in Italia, le tre nazionalità principali di provenienza delle persone arrivate in Europa attraverso le tre rotte del Mediterraneo sono state quella siriana, marocchina e nigeriana, mentre dall’inizio dell’anno, lungo queste tre rotte, sono arrivate in Europa soprattutto persone provenienti da Nigeria, Siria e Guinea. 

Inoltre sono più di 14.500 i minori non accompagnati e separati (MSNA) entrati nora in Europa durante tutto quest’anno e grande preoccupazione destano le molte donne e ragazze, arrivate in Europa, vittime di tratta.

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domenica 17 dicembre 2017

Casa Circondariale di Viterbo, una tavola natalizia per 90 detenuti con la Comunità Sant’Egidio

Tuscia Up
Dopo il successo dell’iniziativa dello scorso anno la Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con la direzione e tutte le realtà che operano all’interno dell’istituto, apparecchiano nuovamente la tavola natalizia per un gruppo di circa 90 detenuti tra i più poveri.


Gli ospiti d’onore del pranzo infatti saranno proprio i reclusi, in particolare coloro che sono privi di risorse economiche e di riferimenti familiari.

Festeggiare il Natale insieme vuole dire avvicinare la società civile e le istituzioni a chi è sottoposto a una pena detentiva e portare un segno di solidarietà nel periodo delle feste natalizie così duro se trascorso in carcere, lontani dagli affetti familiari.

Il pranzo si svolgerà domenica 17 dicembre nella sala teatro della Casa Circondariale.

Il menù: lasagne fumanti, pollo e patate al forno, panettoni, dolci il tutto sarà rallegrato dalla musica e dalla compagnia degli assistenti volontari. Parteciperanno alcune Autorità del territorio: sarà presente sua eccellenza il Prefetto di Viterbo, sua Eccellenza il vescovo di Viterbo, il Garante Regionale dei detenuti, il Presidente del Tribunale di Viterbo, il Magistrato di Sorveglianza, il presidente della Fondazione Carivit ed altre autorità cittadine, con i quali la direzione dell’Istituto intrattiene proficui rapporti di collaborazione.

L’evento accompagna la presenza di Sant’Egidio e delle altre realtà di volontariato durante tutto l’anno, con colloqui di sostegno, distribuzioni di generi di vestiario e per l’igiene personale, incontri di preghiera e di catechesi e, per i musulmani, incontri di preghiera con l’Imam.

In questo spirito di famiglia si cercherà di non far sentire ”ultimi” e dimenticati i detenuti ristretti presso la Casa Circondariale di Viterbo.

Come lo scorso anno, alla realizzazione del pranzo di Natale, collaborano i volontari del Gavac e della Caritas avviando una tradizione natalizia all’interno di questo Istituto che tutti si augurano possa continuare nei prossimi anni.

Il pranzo è reso possibile anche grazie all’impegno degli operatori della Polizia Penitenziaria e degli educatori.

Si rinnova un doveroso ringraziamento a tutti gli assistenti volontari e tutti gli operatori, penitenziari e non, che renderanno possibile con il loro impegno e la loro collaborazione questo evento.

Buon Natale a tutti!

sabato 16 dicembre 2017

All'indomani delle 38 condanne eseguite nel carcere di Nassiriya in Iraq, l'ONU chiede moratoria esecuzioni pena di morte

Aki
Ginevra - L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto al governo iracheno di "stabilire una moratoria immediata sull'uso della pena di morte", dicendosi "profondamente scioccato" per le 38 sentenze capitali per terrorismo eseguite ieri nel Paese.
"Siamo profondamente scioccati e basiti per l'esecuzione di massa di 38 uomini avvenuta giovedì nella prigione della città di Nassiriya, nel sud dell'Iraq", ha dichiarato la portavoce dell'Alto Commissariato, Liz Throssell, nel corso di una conferenza stampa a Ginevra.

"Questi 38 prigionieri sono stati condannati per reati legati al terrorismo", ha detto, ma "sembra estremamente dubbio che in questi 38 casi siano state rispettate le garanzie per un processo giusto ed equo", ha aggiunto.

"Ancora una volta, esortiamo le autorità irachene a sospendere tutte le esecuzioni, a stabilire una moratoria immediata sull'uso della pena di morte e a procedere con una revisione completa del loro sistema di giustizia penale", ha proseguito la Throssell.

L'Alto Commissario per i diritti umani finora ha registrato 106 esecuzioni in Iraq quest'anno. Lo scorso 24 settembre, nel carcere di Nassiriya, sono stati giustiziati altri 42 detenuti sempre per il reato di terrorismo.