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martedì 14 febbraio 2023

In aumento chi vive per strada, tra loro molti italiani - 2.500 a Roma - L'impegno del Terzo settore

Corriere della Sera

Aumenta il numero di chi vive in strada o si adatta a soluzioni d’emergenza. I senza dimora concentrati nelle metropoli. FioPsd: “Bisogna superare le politiche emergenziali”. L’impegno del Terzo settore.

Fanno notizia quando muoiono di stenti o di freddo per strada, ma per ogni vita persa ce ne sono migliaia salvate da enti e associazioni che si prendono cura degli invisibili. Roma è la capitale dei senza dimora: quasi un quarto di tutti quelli che in Italia non hanno un tetto sotto cui dormire vivono nell’area metropolitana capitolina. “In città sono circa ottomila - racconta Augusto D’Angelo della Comunità di Sant’Egidio - e un terzo di loro vive nelle strutture del Comune o della rete delle parrocchie e associazioni, un altro terzo dimora in alloggi impropri e di fortuna. Un terzo sta per strada”. 

Non sono soli, ma stanno aumentando. “Tante cose migliorano - aggiunge D’Angelo - sul versante dei servizi e dell’accoglienza anche grazie a una nuova sensibilità delle amministrazioni e all’aumento del 42 per cento dei posti letto in strutture più piccole e disseminate sul territorio. Negli ultimi cinque anni la Sant’Egidio ha strappato dalla strada, accompagnandole, più di 300 persone. Ma la crisi cronica che stiamo vivendo ne sta spingendo molti altre nella spirale della povertà”.

Non esiste un numero preciso dei senza dimora in Italia: l’ultima stima dell’Istat, datata 2021, è di oltre 96mila, ma nel computo ci sono anche quelli che pur non avendo una abitazione fissa non vivono comunque in condizioni di indigenza e possono tornare ogni sera sotto un tetto dignitoso, magari da parenti, amici o in strutture mobili. Nel 2015, il dato più recente specificatamente dedicato ai senza dimora in condizioni di marginalità, la stima fatta sempre da Istat con il supporto delle associazioni era di oltre 50mila.

Una parte consistente è composta da stranieri con o senza permesso di soggiorno, ma gli italiani sono in forte crescita. “È allarmante - spiega Caterina Cortese, responsabile dell’Osservatorio di FioPsd, la federazione nazionale in cui sono riunite circa 146 realtà che si occupano del fenomeno - l’aumento delle donne in genere e dei giovani problematici fuoriusciti da percorsi istituzionali che hanno perso rapporti con le famiglie di origine. 

E sta crescendo il numero degli italiani: oltre a quelli che hanno una storia di marginalità risalente nel tempo, c’è un’accelerazione dello scivolamento di nuclei che con la perdita del lavoro e poi della casa si ritrovano per strada”. 

di Giulio Sensi

domenica 15 marzo 2020

Coronavirus, Borrelli - Protezione Civile: "Fornire assistenza a senzatetto" "Chiesto a Regioni e Comuni di trovare strutture"

Blog Diritti Umani - Human Rights

"Ho chiesto espressamente alla Regione Lazio e ai Comuni di fornire una adeguata assistenza a chi è senza tetto quindi questo è un appello che voglio rivolgere a tutte le Amministrazioni"
Angelo Borrelli

venerdì 13 marzo 2020

Coronavirus, l’emergenza tra i senzatetto: sono oltre 50mila in Italia. Volontari moltiplicano l'impegno per sostenerli

Linkiesta
Centri di accoglienza chiusi, mense a mezzo servizio e mancanza dei dispositivi di protezione. L’allarme delle Onlus accende i riflettori su un ulteriore problema suscitato dal virus. Nasce così l’hashtag #vorreistareacasa, la campagna parallela a #iorestoacasa
Stare a casa il più possibile per aiutare a fronteggiare e contenere l’emergenza coronavirus non per tutti è possibile. Ci sono migliaia di persone, precisamente 50mila secondo l’ultimo report Istat, che una casa non ce l’hanno. A Milano il terzo censimento di racCONTAMI2018 registra 2.608 senzatetto, mentre a Roma le varie strutture d’accoglienza hanno una capacità di 3.000 posti a fronte delle 8.000 persone bisognose notificate dall’Istituto nazionale di statistica.

A queste se ne aggiungono altre 20mila che hanno richiesto aiuto per problemi abitativi, tra migranti e non; altre 12mila persone che vivono in stabili occupati, chi vive nei campi rom autorizzati, 4500/5000 persone, e circa 300 persone che sfuggono al sistema.

Le stime delle associazioni di categoria parlano inoltre di una realtà parallela, sopratutto per il territorio romano. Secondo Binario 95, cooperativa sociale molto attiva su Roma, le persone senza dimora nella Capitale sono in realtà 20mila. E anche per loro è nato in questi giorni l’hashtag #vorreistareacasa, una campagna parallela a #iorestoacasa per richiamare l’attenzione sulle difficoltà che i senzatetto e i servizi di accoglienza sono chiamati a fronteggiare durante l’epidemia.

I senzatetto a Napoli, per esempio, sono circa duemila: il Comune ha sanificato i dormitori pubblici e fornito mascherine al personale, ma non mancano le criticità: in molti rifiutano l’accoglienza, i centri sono spesso chiusi e hanno poco personale. La Caritas di Catania ha sospeso in toto le attività, mentre quella di Pescara ha deciso di chiudere il dormitorio con più capienza della città.

Link correlati: Comunità di Sant'Egidio "Coronavirus: Un appello a cittadini e istituzioni "Aiutiamo le persone più fragili!"

martedì 3 settembre 2019

Chi ha pietà per un clochard che muore cadendo da un ponte al centro di Roma?

Faro di Roma
Un uomo, probabilmente originario dell’est europeo, è morto ieri sera poco dopo le 23 dopo essere precipitato all’altezza di ponte Principe Amedeo Savoia Aosta, al centro della capitale.
 

A chiamare i soccorsi alcuni testimoni, tra cui diversi senza fissa dimora, che hanno visto l’uomo cadere sulla banchina e morire sul colpo. Alcuni hanno riferito che potrebbe trattarsi di un senzatetto bulgaro. Sul posto i poliziotti del commissariato Trevi. Aperte tutte le piste: dal gesto volontario al tragico incidente.

martedì 26 febbraio 2019

Casal Bertone: baracche in fiamme, clochard morto carbonizzato. Per i senza fissa dimora è la tredicesima vittima dell'inverno a Roma

Roma Today
Casal Bertone: baracche in fiamme, clochard morto carbonizzato


Ancora un clochard morto a Roma. Questa volta carbonizzato. E' la tredicesima vittima da quando è inizato l'inverno. Una tragedia, quest'ultima, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio a Roma est, a seguito di un incendio avvenuto in alcune baracche di fortuna in via di Casal Bertone, all'altezza del civico 91.

I Vigili del Fuoco, intervenuti intorno all'una di notte per spegnere un incendio di sterpaglie a ridosso dei binari dei treni ad alta velocità, hanno fatto la macabra scoperta. Vicino a due baracche distrutte dal fuoco, infatti, dopo aver domato le fiamme hanno rinvenuto il cadavere di un uomo, probabilmente un senza fissa dimora. Sul posto la squadra della Scientifica e la Polfer che indaga.“

L'uomo, vicino a sè, non aveva documenti o portafogli. Ancora da determinare le sue generalità, solo le analisi del medico legale potrenno dire di più. Un dramma che ricorda quello dell'8 gennaio all'altezza del Ponte Sublicio, vicino il Tevere.

Secondo una ricostruzione, l'incendio di Casal Bertone sarebbe stato causato da un rogo acceso nella notte da chi vive lì, forse per scaldarsi dal troppo freddo. 

Solamente il 3 febbraio la Comunità di Sant'Egidio, con una messa, aveva ricordato le precedenti 12 vittime dell'inverno. Oggi quel conto va aggiornato. “

Lorenzo Nicolini

“

sabato 5 gennaio 2019

Roma - Emergenza freddo, “piano del Comune insufficiente”. L’allarme dei volontari

Affari Italiani
Grido d'allarme delle associazioni dopo la morte di un clochard.
Roma impreparata all'ondata di gelo, gli "ultimi" la categoria più a rischio. Esplode l'allerta delle associzioni di volontariato dopo la morte di un clochard, nella notte di martedì: appello a istituzioni e cittadini.


In prima fila nella denuncia di migliaia di persone lasciate in strada la Croce Rossa di Roma, con la presidente Debora Diodati che ammette: "Il piano freddo del Comune non riesce ancora a raggiungere i grandi numeri di quel popolo estremamente fragile di clochard che vive nella nostra città, così come non può essere sufficiente l'impegno del volontariato - prosegue - sebbene le Unità di Strada siano impegnate in ogni angolo dei vari quartieri romani. Come ogni anno, purtroppo, si contano le vittime. Croce Rossa di Roma - conclude - ha attivato il numero della sua sala Operativa, lo 06.5510, per segnalazioni di situazioni particolarmente critiche".

Uomini e mezzi insufficienti quindi per combattere quella che, con il grande freddo alle porte, si profila come una vera e propria emergenza. Soluzione tampone pe evitare nuove morti, secondo Medicina Solidale, nuove forme di rifugio per i senzatetto: "Crediamo necessario prolungare l'apertura delle metro in vista dell'ondata di freddo per permettere a chi vive in strada di trovare rifugio - ha dichiarato Lucia Ercoli, direttore di Medicina Solidale - Dobbiamo invertire la tendenza a voltarsi dall'altra parte perchè a volte una segnalazione tempestiva può salvare la vita a chi vive al freddo e al gelo. La nostra attività prosegue negli ambulatori di strada e con il poliambulatorio mobile e continua anche la distribuzione dei pasti donati da McDonalds".
Al coro di voci che si schierano al fianco di chi dorme in strada, si aggiunge poi la Comunità di Sant'Egidio. Che invita tutti "a non restare indifferenti nel tentativo di evitare che l'ondata di freddo prevista", invitando a portare "lana, sacchi a pelo e altri generi di conforto utili ad affrontare il gelo notturno o anche per aggiungersi ai volontari che gà effettuano le loro visite itineranti ai senza dimora". Un semplice gesto ma importante, che, a partire da giovedì 3 dicembre, sarà possibile fare ogni sera dalle 19 alle 20, recandosi in via Dandolo 10 a Roma.

"Ciò non toglie l'obbligo per le istituzioni di salvaguardare la vita dei cittadini più deboli, i senza dimora, calcolati in poco piu' di 50 mila in Italia - ricorda l'associzione nella nota - In tante città si puo' e si deve fare di piu' allargando, soprattutto in questi giorni, l'ospitalità notturna che - solo per fare un esempio - a Roma si limita a soli 335 posti in più per la stagione invernale rispetto ai 2.500 già disponibili (di cui 1.500 circa offerti dalle associazioni) mentre sono quasi 8 mila le persone che nella Capitale dormono all'aperto o in sistemazioni precarie".

martedì 19 dicembre 2017

Italia - Como - Il Sindaco Mario Landriscina vieta di dare da mangiare a chi dorme in strada. "A Natale non è decoroso"

La Provincia
La denuncia: «Domenica mattina non abbiamo potuto portare la colazione a chi dorme fuori dall’ex chiesa di san Francesco».

«I vigili ci hanno impedito di offrire la colazione alle persone che dormono all’aperto sotto l’ex chiesa di san Francesco a Como». L’onda lunga dell’ordinanza del sindaco Mario Landriscina contro i mendicanti del centro storico colpisce anche i volontari che, «da più di sette anni», distribuiscono la colazione alle persone costrette a dormire in strada. 

È successo domenica mattina. A denunciarlo i diretti interessati, sul gruppo facebook “WelCom”: «Questa mattina a differenze delle altre mattine ci è stato proibito di farlo perché i nostri semplici gesti sarebbero contrari alla nuova ordinanza del Comune di Como, firmata dal sindaco Mario Landriscina, per ripristinare “la tutela della vivibilità e il decoro del centro urbano”. Ci è stato detto che fino al 10 gennaio non ci è possibile portare un piccolo simbolo d’amore a queste persone, non ci è possibile perché in vista del Natale non è decoroso».

E in effetti nella sua controversa ordinanza il primo cittadino fa menzione anche al portico davanti all’ex chiesa di San Francesco, accanto al Tribunale, scrivendo che «è fatto divieto di bivaccare sotto i portici» pena una sanzione amministrativa da 50 a 300 euro.

«A continuare ad allontanare i poveri non si elimina la povertà, la si amplifica, la si fa diventare un nemico, un nemico da combattere - scrivono i volontari - Se provassimo a guardare in faccia la povertà senza timore, ma solo con il desiderio di sconfiggere lei, non i poveri, allora forse si potrebbero trovare soluzioni e pensieri che possano essere dalla parte dell’essere umano e di un essere umano più dignitoso. Questo ci sembra allora il Natale: la ricerca di una possibilità, di un’umanità più dignitosa. Dignità non decoro ci aspettiamo dal nostro sindaco soprattutto a Natale, altrimenti non chiamiamolo Natale!».

domenica 5 febbraio 2017

"Un movimento di solidarietà con i senza dimora, in nome di Modesta"

Blog HuffPost 
Andrea Riccardi

Chiunque domenica 5 febbraio avrà l'occasione di entrare nella basilica di Santa Maria in Trastevere sentirà, a un certo punto, risuonare i nomi di persone che magari ha incontrato tante volte, ma davanti alle quali non si è mai fermato: sono i tanti senza dimora che negli ultimi anni hanno perso la vita. Per strada, da soli, spesso durante l'inverno.

È una tradizione ormai per la Comunità di Sant'Egidio, che si ripete ogni anno, da quando, il 31 gennaio 1983, al binario 1 della stazione Termini, morì una donna, Modesta Valenti. Aveva avuto un malore, ma, essendo sporca, l'ambulanza si rifiutò di portarla in ospedale. Non solo un caso di malasanità. Piuttosto un episodio che portò alla luce il disprezzo nei confronti degli ultimi tra i poveri, coloro che vivono e muoiono per la strada.

Quella di Modesta è una memoria che si è allargata nel tempo non solo in altri quartieri di Roma ma anche in altre città: celebrazioni inedite perché vedono, insieme a chi li aiuta, la partecipazione di centinaia di senza dimora, per i quali quella donna indifesa e tanto simile a loro è diventata come una "santa", da onorare con un ricordo commosso e collettivo. L'elenco dei nomi di chi ha perso la vita per il freddo e le dure condizioni di vita è ogni anno più lungo, ma è giusto non dimenticare nessuno.

Perché il più grande nemico di chi vive per strada è l'indifferenza, "la malattia del nostro tempo", come l'ha definita Papa Francesco. Basterebbe poco, fermarsi a parlare, chiedere se c'è bisogno di qualcosa, proteggere la fragilità. È ciò che è successo appena pochi giorni fa.

Durante il grande freddo è stato meno freddo per chi vive nelle vie dei centri storici delle nostre città e nelle stazioni: merito di tanti cittadini che hanno risposto a un semplice appello di Sant'Egidio alla mobilitazione portando sacchi a pelo, coperte, pasti e bevande calde alle associazioni che visitano regolarmente i senza dimora durante tutto l'anno. E molti non si sono fermati al gesto offrendosi come volontari per andare a trovare chi aveva bisogno.

Un moto di solidarietà collettiva ha percorso la Penisola, ha reso meno gelida la stagione, probabilmente ha salvato molte vite. Non era mai successo in queste dimensioni. È una novità altamente positiva. Vuol dire che in Italia c'è tanta gente che può aiutare. E se è vero che si sono allentate le reti sociali e si assiste a una difficoltà crescente di tanti itinerari esistenziali (che spesso portano alla vita per strada), il fenomeno non è irreversibile o ineluttabile: si può creare un movimento di inclusione sociale a protezione di chi ci è vicino perché vive, spesso, a pochi metri dalle nostre abitazioni, una sorta di "sindacato dei poveri".

Non è un'utopia: se ha funzionato a gennaio può funzionare sempre. Un segnale importante per l'Italia. Così come avviene per le "pietre d'inciampo" che ricordano le vittime dell'Olocausto in alcune vie delle nostre città: lì c'è il nome di chi è stato inghiottito dalla macchina infernale dei campi di concentramento e ogni volta che ce ne accorgiamo riaffiora la memoria. Allo stesso modo, invece di evitare l'"inciampo" rappresentato da uomini e donne stesi per terra, facendo finta di niente, ci si può fermare, parlare, aiutare.
Alcuni, con il nostro aiuto, hanno persino scelto, con il tempo, di abbandonare la strada. Altri hanno riacquistato dignità. Tutti con un po' di attenzione possono essere protetti. Perché, in fin dei conti, non sono tanti, qualche migliaia in Italia, un piccolo popolo che è rimasto indietro ma che non va condannato a restare disperso.

domenica 8 gennaio 2017

Photo of the day - Roma emergenza freddo

Blog Diritti Umani - Human Rights
Questa scena si è  presentata ieri sera durante il giro itinerante dei volontari della Comunità di Sant'Egidio per portare le coperte e generi di conforto a chi a Roma dorme all'aperto con temperature polari: 4 barboni sul marciapiede davanti ad un negozio di arredamento: Il benessere di un letto caldo è vicino, visibile ma irraggiungibile dietro una vetrina ...


mercoledì 3 agosto 2016

Trieste Ordinanza vicesindaco della Lega: dormire per strada per i barboni adesso è reato

Italia Oggi
La Lega fa sgombrare i barboni - Dura reazione del Pd e delle associazioni d'assistenzaPierpaolo Roberti dev'essere uno che i barboni li chiama barboni. Senza accezioni romantiche o francesismi. «Ci sono i mendicanti di professione e c'è chi vive per strada per scelta, cioè chi rifiuta qualsiasi aiuto. Per non parlare di chi proviene dai paesi dell'Est con la speranza di una vita migliore. Ma se pensano che quello sia il modo, tornino a casa loro». 


Roberti, vicesindaco di Trieste ed esponente della Lega Nord, ha annunciato l'entrata in vigore di un'ordinanza per allontanare i senzatetto dal centro della città. A cominciare da agosto, dormire in strada o sulle panchine diventerà reato e le forza dell'ordine saranno autorizzate a sequestrare cartoni e coperte. Un provvedimento, quello di Roberti, che ha scatenato la reazione dell'opposizione e delle associazioni di volontariato.

Secondo il Piccolo, Roberti ha intenzione di contrastare il progressivo aumento di migranti e residenti che s'accampano per strada o dalle parti della stazione ferroviaria. L'obiettivo è salvaguardare il decoro di Trieste. Scatoloni, carrelli e tutto quel che verrà abbandonato nei vari punti della città sarà rimosso e gettato nella spazzatura. L'ordinanza sarà valida sino al 30 ottobre, dato che è uno strumento amministrativo volto ad affrontare interventi urgenti. «Ma l'intenzione», ha sottolineato Roberti, «è fare in modo che il provvedimento possa essere definitivo». Per i trasgressori non saranno previste sanzioni e il comune, dal provvedimento di Roberti, non incasserà nulla. «Sono persone povere che non hanno soldi per pagare. In ogni caso», ha aggiunto il leghista, «questa dell'ordinanza è l'unica modalità per mandare via la gente dalla strada e per buttare nella spazzatura tutti gli effetti personali abbandonati».

Il provvedimento del vicesindaco ha fatto discutere. In particolare, è stato l'ex sindaco Roberto Cosolini (Pd), sconfitto alle amministrative di giugno da Roberto Dipiazza, eletto col centrodestra, ad attaccare Roberti. «L'ordinanza è inquietante», ha spiegato Cosolini, «e denota l'incapacità di farsi carico del disagio sociale. Non s'affronta il problema togliendolo dalla vista. È un atto in linea con i segnali che, da alcune settimane a questa parte, stiamo vedendo a Trieste: solo gesti eclatanti, questi sì che sono un attacco alla sicurezza».

Contro l'ordinanza della giunta Dipiazza s'è schierata anche la comunità di Sant'Egidio, che si occupa dell'assistenza ai barboni. «È in atto una guerra ai poveri e non alla povertà», ha sottolineato il presidente, Paolo Parisini. «Lo sgombero delle persone non è una soluzione. Il comune dovrebbe occuparsi dell'inserimento abitativo». 
Parisini confida comunque nel buon cuore dei vigili urbani. «Il provvedimento appare dimostrativo, perché l'applicazione dell'ordinanza spetta poi agli agenti della polizia municipale, dotati di umanità e attenzione. Lo sappiamo per esperienza: non strapperanno mai di mano una coperta a una persona. Sarebbe disumano».

Roberti, però, vuole andare fino in fondo. «Il comune non è disposto a tollerare questi fenomeni di degrado cittadino. Non vorremmo trovarci nelle condizioni di sgomberare strade e panchine o di buttare via la roba di queste persone. So per certo che la maggior parte dei senzatetto sono stranieri», ha detto ancora Roberti. «Sono qua per una vita migliore. Ma la strada non è la vita migliore che cercavano». E allora, via tutti.

di Gaetano Costa 

domenica 1 febbraio 2015

Comunità di Sant'Egidio - Ricordiamo Modesta, donna senza dimora che morì sulla strada. Una storia ancora molto, troppo attuale.

Comunità di Sant'Egidio
Il 1 febbraio a Roma e poi in tante città d'Italia, una memoria che è un impegno quotidiano di Sant'Egidio.

In questi mesi invernali, con le temperature in forte calo, la situazione di chi non ha una casa e vive per strada si fa sempre più drammatica. Il freddo e le difficoltà della vita di strada uccidono: è successo in passato, purtroppo accade ancora oggi in molte città in Italia e nel mondo.

Giovani in difficoltà, adulti che hanno perso il lavoro, anziani che non riescono a pagare un affitto, storie di sofferenza che mostrano la fragilità non solo delle persone, ma anche di un'intera società che ancora troppo poco difende i poveri.

Per questo Sant'Egidio è fedele alla memoria di chi è morto per la vita in strada. Ricordare queste persone, morte perché povere, è riportare alla luce nomi, volti, storie relegati in alcuni angoli e marciapiedi delle nostre città. Per chiedere scusa ai poveri e impegnarsi perchè non accada più. 
Nelle liturgie che, a partire da domenica 1 febbraio, verranno celebrate a Roma e in molte città italiane, questi nomi e queste storie verranno ricordati tutti, uno per uno. 
Il primo appuntamento a Roma è
a Santa Maria in Trastevere il 1 febbraio alle ore 10