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venerdì 3 maggio 2019

Migranti, la Mare Jonio denuncia: "Due barconi presi dai libici e riportate nelle prigioni". Ennesima gravissima violazione dei diritti umani e delle Convenzioni internazionali

La Repubblica
di Giorgio Ruta (a Bordo della nave Mare Jonio)
La notizia appresa dalle comunicazioni tra la nave di Medditerranea e Roma. I natanti con i migranti stavano puntando verso Lampedusa.
La foto di un barcone scattata dall'aereo di Piloti Volontari
Il barcone con 100 migranti che si dirigeva a Lampedusa intercettato dai libici. Lo si apprende da una mail mandata dal Mrcc di Roma (il centro di coordinamento dei soccorsi italiani) alla Mare Jonio che aveva dato la propria disponibilità ad intervenire. Ma, come nel caso di una precedente imbarcazione con 80 persone a bordo, anche questa è stata raggiunta dai libici.

"Entrambi gli eventi 'sar' sono stati coordinati e gestiti dalle autorità libiche, da un assetto navale che starebbe rientrando in porto", ha scritto Roma, dopo una comunicazione telefonica e due mail con la nave di Mediterranea.

"Ma Roma non si azzarda a dire che i due eventi sono da considerarsi formalmente conclusi perché evidentemente non se la sentono di certificare l'operato dei libici che oltre a essere delle milizie il cui compito è quello di riportare persone nelle prigioni, sul piano operativo sono alquanto inaffidabili".

"E scarica sulle autorità maltesi la responsabilità di aver supportato l'operazione di cattura della cosiddetta guardia costiera libica - dichiara Beppe Caccia, capo missione della Mare Jonio - Conferma quello che noi abbiamo denunciato sin dal primo momento: sono state decisive per i libici le informazioni fornite dall'aereo maltese, in un'ennesima gravissima violazione dei diritti umani e delle Convenzioni internazionali".

Texas. Un altro 16enne immigrato muore nei centri di detenzione Usa: è il terzo

Avvenire
La tragedia a McAllen. Giunto dal Guatemala, era stato portato il 20 aprile dagli agenti per l'immigrazione (Ice) nel centro gestito dall'organizzazione Southwest Key che ospita oltre 5.000 ragazzi.



Un sedicenne del Guatemala di cui non è stato rivelato il nome è morto in Texas mentre era detenuto dagli agenti di frontiere. È il terzo migrante minorenne deceduto negli Stati Uniti negli ultimi cinque mesi dopo essere stato preso in custodia dagli agenti. Il 16enne è deceduto al Texas Children Hospital di McAllen dopo alcuni giorni di terapia intensiva.


Le cause della morte non sono state rese note. Era stato portato lo scorso 20 aprile dagli agenti per l'immigrazione (Ice) nel centro gestito dall'organizzazione no profit Southwest Key che ospista oltre 5.000 migranti minorenni in 20 diverse strutture. 


È stato portato al pronto soccorso il giorno successivo con febbre alta e mal di stomaco ma è stato subito dimesso. La sua salute non è migliorata ed è stato riportato in ospedale in ambulanza il 22 aprile dove è morto una settimana dopo. 

Gli altri due bimbi morti mentre erano detenuti sono Jakelin Caal, di 7 anni, deceduta l'8 dicembre a El Paso, in Texas, e Felipe Gomez Alonzo, 8 anni, morto alla vigilia di Natale nel New Mexico. Secondo il "New York Times", la Southwest Key si è garantita fondi federali per 1,7 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni. 

Il suo fondatore si è dimesso lo scorso marzo in seguito ad un'inchiesta sulla sua gestione dei fondi pubblici.

giovedì 2 maggio 2019

Il Bangladesh non vuole più accogliere altri profughi Rohingya dal Myanmar, e fa pressione per il rimpatrio dei 740 mila che sono nei campi

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il Bangladesh ha comunicato al Consiglio di sicurezza dell'ONU che smetterà di accettare altri musulmani Rohingya che fuggono dal Myanmar.



Il segretario agli Esteri Shahidul Haque ha accusato il Myanmar di "promesse vuote" durante i negoziati sui ritorni.
Più di 740.000 Rohingya sono nei campi in Bangladesh dopo essere stati cacciati dallo stato di Rakhine in Myanmar durante le repressioni militari nel 2016 e 2017.


L'ONU descrive la crisi come una pulizia etnica. Il Myanmar nega di perseguitare i Rohingya, una minoranza senza stato.

Il Myanmar aveva concordato di accettare 1.500 Rohingya ogni settimana, ha detto il Bangladesh, aggiungendo che intendeva restituirli tutti in Myanmar entro due anni.

Parlando alla riunione di giovedì del Consiglio di sicurezza dell'ONU, il sig. Haque ha dichiarato che il suo paese non è vuole accettare altri rifugiati.

"Nessun singolo Rohingya si è offerto volontario per tornare a Rakhine a causa dell'assenza di un ambiente favorevole", ha detto.

"Il Bangladesh sta pagando il prezzo per essere reattivo e responsabile nel mostrare empatia nei confronti di una minoranza perseguitata di un paese vicino?"

L'ambasciatore del Myanmar all'ONU, Hau Do Suan, ha fatto appello alla pazienza, parlando di "enormi barriere fisiche e psicologiche" nel rimpatrio dei Rohingya.


ES

Fonte: BBC News

Asti - Appello dei bambini di una scuola per evitare l'espulsione di un giovane migrante: "Lasciare qui in Italia il nostro amico Taiwo"

La Repubblica
“Salve commissione, sono un bimbo della scuola di Serravalle d’Asti. Vorrei chiederti di lasciare qui in Italia il mio amico Taiwo, lui ci aiuta a giocare senza bisticciare, ci fa imparare l’inglese e ci fa fare pace. Spero che facciate la scelta giusta”.



La clip dura meno di 30 secondi ed è destinata ai commissari che il 7 maggio dovranno esprimersi sulle sorti di Taiwo, un giovane nigeriano che ha presentato in Italia la richiesta di asilo. A leggerla, davanti alla camera di un telefonino è un bimbo di seconda elementare della scuola di Serravalle dove i maestri Giampiero Monaca, Maria Molino e Mariagrazia Audenino portano avanti il progetto “Bimbisvegli”, un'idea di scuola che aggiunge alle materie tradizionali tante ore all'aria aperta e un grosso impegno sulla cittadinanza attiva.

“Durante le vacanze, come sempre non abbiamo assegnato compiti ma abbiamo detto ai bambini che se volevano avrebbero potuto ripensare alle attività che fanno con Taiwo, raccontando loro che il 7 maggio sarebbe stato un giorno importante - spiega Giampiero Monaca - Molti di loro sono tornati in classe con questi pensierini destinati alla commissione. 

“Cara commissione, sono Giorgia un’amica di Taiwo, e vorrei che rimanesse con noi perché gli voglio bene e con lui giochiamo e parliamo inglese”, dice un’altra bimba.
Il giovane richiedente asilo non ha una famiglia qui in Italia. E’ arrivati nell’astigiano, ospite dalla cooperativa Agathon dopo aver attraversato il mar Mediterraneo su un barcone e dopo un periodo di detenzione in Libia. Qui sta imparando l’Italiano e ha frequentato un corso come giardiniere. Come altri ragazzi prima di lui, ha dato una mano a sistemare la scuola di Serravalle ed è stato coinvolto nelle attività con i bambini.

Non è la prima volta che i “bimbisvegli” si mobilitano per i loro amici che arrivano dall’altra parte del mar Mediterraneo. Lo scorso inverno, una loro lettera destinata al ministro Matteo Salvini e alla commissione che doveva giudicare la situazione di un’altro ragazzo, aveva fatto slittare di qualche mese la seduta perché - dopo le parole dei bambini - i commissari avevano chiesto più tempo per valutare meglio la situazione.


Carlotta Rocci

mercoledì 1 maggio 2019

Guerra in Libia. Tra le macerie di Bengasi: distrutti tutti gli edifici costruiti dall'Italia coloniale

Corriere della Sera
Non c'è casa, edificio, o strada che non sia gravemente danneggiato. Dopo tre anni di battaglie il cuore della città è quasi tutto da ricostruire. La domanda che viene spontanea osservando le rovine del centro storico di Bengasi riguarda direttamente le operazioni militari dell'esercito di Khalifa Haftar in questo momento contro le milizie che difendono il governo di Fayez Sarraj a Tripoli.



"Se Haftar ha impiegato tre anni per scacciare le milizie islamiche asserragliate in soli tre quartieri in centro Bengasi causando enormi distruzioni e forse oltre 1.000 morti, quanto costerà la presa di Tripoli e quanto tempo durerà la guerra?".

Viene naturale chiedersi di fronte alle macerie di quello che sino al 2014 fu uno dei centri storici più ricchi di imponenti edifici costruiti dall'Italia coloniale, secondo solo a quello di Tripoli. Giriamo per le vie dominati dallo stupore.

Non c'è casa, edificio, o strada che non sia gravemente danneggiato. Dopo tre anni di battaglie il cuore della città è quasi tutto da ricostruire. Qui eravamo arrivati da giornalisti verso il venti di febbraio del 2011, solo tre o quattro giorni dall'inizio dell'ondata di proteste contro la dittatura di Muammar Gheddafi. Il capoluogo della Cirenaica si era imposto subito come il motore primo della "Primavera araba" in versione libica. Le truppe di Gheddafi se ne erano appena andate.


La zona tra il tribunale principale, la banca centrale, la lussuosa Omar el Mukhtar street vero centro commerciale con le vie colonnate, gli edifici coperti di marmo, l'architettura italiana delle piazze costellate di fontane e giardini, avevano visto le prime manifestazioni di protesta, i graffiti, i canti e gli inni alla libertà. Vicino all'imponente edificio del tribunale si erano insediati i portavoce dei ribelli, stavano la ventina di intellettuali che cercavano di dare una guida e un corpo dirigente alle rivolte spontanee. Tutto questo dopo i combattimenti durati dal 2014 al 2017 è adesso solo macerie, rovine, case bruciate, chiese devastate, negozi sventrati, traversine arrugginite e strade vuote.

In quelle battaglie contro i gruppi legati ai Fratelli Musulmani, jihadisti inveterati, persino estremisti violenti decisi a morire per la guerra santa, ma anche più semplicemente oppositori all'eventualità di un ritorno a un regime simile a quello di Gheddafi, Haftar aveva forgiato il suo nuovo esercito. 

Aiutato soprattutto dall'Egitto, era riuscito a soffocare lentamente il traffico di barche tra il tratto di costa di fronte ai quartieri contesi e la città di Misurata. Ma la battaglia si era prolungata senza esclusione di colpi. Ora ci vorranno investimenti enormi e grandi sforzi per ricostruire la città. Tanti tra le milizie che si erano battute contro il suo esercito sono ora impegnate a Tripoli. 

La zona urbana della capitale è però molto più vasta che non Bengasi. Certo Haftar conta sulle simpatie che lui indubbiamente gode tra una parte degli abitanti di Tripoli per prendere alle spalle i suoi nemici. Ma tutto ciò non toglie che proprio camminando per la Bengasi in rovine ci si debba preoccupare per il futuro di Tripoli. È da sperare che oggi non si precipiti in dinamiche belliche molto simili, ma in scala ancora più grave. 

Lorenzo Cremonesi

USA. Il dirigente del carcere di Guantánamo ne denuncia il degrado. Trump lo rimuove.

Il Mattino
Nei due anni e quattro mesi della presidenza Trump abbiamo visto numerosi licenziamenti improvvisi. Ma nella quasi totalità, i licenziamenti erano previsti. Quello avvenuto ieri a Guantánamo ha colto tutti di sorpresa, e subito si è cominciato a sospettare che dietro ci sia qualche "giallo". A essere rimosso è stato il contrammiraglio John Ring, che da un anno dirigeva la base e la prigione di Guantánamo, nota come "Gitmo".


Ring doveva lasciare l'incarico 1'11 giugno, invece è stato sollevato dall'incarico improvvisamente, con una giustificazione umiliante, e cioé che il Southern Command "ha perso fiducia nella sua abilità di comandare". Il South Comm è la branca del Pentagono che si occupa dei Caribi, del sud e centro America. Il contrammiraglio Ring aveva solo pochi giorni fa lamentato con dei giornalisti il fatto che non aveva ricevuto direttive su come gestire il problema dei detenuti che invecchiano e cominciano a manifestare malattie tipiche dell'età. Guantánamo è infatti un carcere militare, in cui sono rinchiusi i cosiddetti "unlawful combatants", secondo una definizione dei terroristi combattenti coniata dall'Amministrazione Bush nel 2002.

Invece che definirli "prigionieri di guerra" e dover obbedire alla Convenzione di Ginevra sul trattamento umano dei prigionieri, l'allora ministro della Difesa Donald Rumsfeld ideò questa definizione, e trasferì i combattenti catturati nella prigione militare nell'isola di Cuba. In un sol colpo, i catturati venivano sottratti non solo alla Convenzione di Ginevra ma anche ai diritti di cui avrebbero goduto se portati su terreno Usa.

Nel momento di massima affollamento, la prigione rinchiudeva 740 detenuti. Oggi ne sono rimasti 40, di cui 17 sono ex prigionieri dei cosiddetti "buchi neri" creati dalla Cia in Paesi compiacenti, dove i detenuti potevano essere torturati. Fra questi c'è anche Khalid Sheik Mohammed, ritenuto l'ideatore degli attentati del 9 settembre 2001.

La giustizia si muove a velocità infinitamente lenta per questi detenuti, e Ring cominciava a temere che presto il carcere sarebbe diventato "un ospizio per anziani".

Il Pentagono dal canto suo nega che la ragione del suo licenziamento siano state le parole di sfogo con i giornalisti. Contestare la capacità di comando di un contrammiraglio tuttavia è un'accusa grave, soprattutto se si tiene conto della lunga e coraggiosa carriera militare di Ring, un pilota da combattimento che è stato il comandante delle "Black Eagles", lo squadrone degli aerei da ricognizione durante la guerra contro l'Iraq, poi ha avuto il comando della nave da sbarco Uss Comstock e infine della portaerei Nimitz. Per di più Ring ha avuto una medaglia speciale per la sua "capacità di leadership".

Texas - Sospesa l'esecuzione della condanna a morte di Dexter Johnson fissata per il 2 maggio. Grazie a tutti coloro che lo hanno sostenuto firmando l'appello

Blog Diritti Umani - Human Rights
L'esecuzione di Dexter Johnson, prevista per giovedì, è stata annullata da un giudice federale martedì perché a Johnson è stato recentemente assegnato un nuovo avvocato che non ha avuto il tempo di indagare a fondo sul suo caso e sulle potenziali inadempienze del suo precedente avvocato.

Dexter Johnson
Johnson, 30 anni, è stato condannato a morte dopo la morte nel 2007 di Maria Aparece e Huy Ngo nella Contea di Harris. A 18 anni, Johnson e altri quattro adolescenti hanno sequestrato e derubato la coppia prima di portarli in una zona appartata. Secondo i dati del tribunale, Johnson ha poi violentato Aparece prima che lui e un altro adolescente li colpissero.
In questi ultimi tempi, il suo avvocato da lungo tempo ha dichiarato che Johnson era disabile intellettualmente e quindi non idoneo per la pena di morte, riferendosi a una sentenza della Corte Suprema del 2017 che ha invalidato il vecchio metodo del Texas di determinare tali disabilità. 

Martedì, tuttavia, un tribunale federale ha interrotto la sua esecuzione perché, solo di recente, gli aveva concesso un ulteriore avvocato per esaminare le questioni in appello e qualsiasi azione illecita da parte del suo principale avvocato.

Johnson ha chiesto alla corte federale un nuovo avvocato a gennaio, sostenendo che il suo attuale, Pat McCann, non aveva spiegato cosa stava succedendo nel suo caso e aveva un conflitto di interessi.


All'inizio di questo mese, il difensore pubblico, Jeremy Schepers, ha affermato di aver trovato prove significative del fatto che McCann era un avvocato inefficace e che la condanna a morte di Johnson poteva essere problematica in modi che non erano ancora stati affrontati dai tribunali, incluso il fatto che probabilmente si qualifica intellettualmente disabile. 


Nella sua sentenza il giudice federale indica che è necessario più tempo per esaminare il caso di Johnson.


Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito a far crescere l'attenzione sul suo caso firmando l'appello urgente, promosso dalla Comunità di Sant'Egidio, che abbiamo diffuso da questo Blog.

E. S.