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sabato 23 novembre 2013

Brasile: "Metodologia Apac", ovvero il carcere senza guardie, così si recuperano i detenuti

Corriere della Sera 
In Brasile ci sono tremila detenuti che vivono nelle carceri senza guardie penitenziarie e con le chiavi della cella in mano. Il sistema, inventato da un gruppo di magistrati brasiliani, cerca di evitare che la prigione diventi un'"università del crimine", in cui il detenuto impara a commettere reati ancora più gravi. 

Questi centri di recupero sono gestiti dalle Apac (Associazioni di Protezione e Assistenza ai Condannati) e l'effetto è sorprendente: il tasso di recidiva scende dall'85% fino al 10%, i costi si abbassano di due terzi, oltre a garantire ai "recuperandi" condizioni di vita dignitose e un più semplice reinserimento in società.

Nel carcere tutti i lavorano e in giro ci sono posate, coltelli, martelli, strumenti musicali e altre cose che i detenuti del sistema ordinario non si possono nemmeno sognare. E del personale amministrativo fanno parte uomini e donne che nessuna barriera separa dai detenuti dei regimi aperto e semi-aperto. In questo video realizzato dall'Avsi, l'associazione volontari per il servizio internazionale, parlano i detenuti.

I capisaldi del metodo Apac sono amore, fiducia e disciplina. I detenuti sono trattati come persone, ma sono anche responsabilizzati per quello che avviene all'interno della struttura. In caso di infrazioni gravi, come la fuga o l'introduzione di droga o alcolici o telefoni cellulari individuali, aggressioni e furti, a pagare sono tutti i detenuti del regime in cui avviene l'illecito, che si vedono negare privilegi relativi alle telefonate, alle visite familiari e ad altro. Il singolo colpevole viene rispedito per sempre nel sistema comune. 

La tesi è che per recuperare il detenuto occorre far riemergere l'umano che è in lui, sepolto sotto tante cose delle quali il delitto per cui è stato condannato è la più pesante. Schiacciato dalla colpa, un uomo non si redime e non si recupera. Se si comincia togliendo quel peso, tutto diventa possibile. 

Perfino accettare di convivere con quelli che nelle altre prigioni sono gli unici detenuti segregati per non finire linciati: i condannati per stupro e per pedofilia. Ora Brasile e Italia hanno deciso di collaborare attraverso il Programma europeo Euro Social per migliorare i propri sistemi penitenziari e mettere in comune le proprie eccellenze. Da una parte il modello delle cooperative sociali che valorizzano il lavoro dignitoso e produttivo nelle unità carcerarie dall'altra l'esperienza Apac.

A questo scopo venerdì prossimo, il 29 novembre, Avsi che da anni sostiene in Brasile l'esperienza Apac, la Cooperativa Giotto, esempio in Europa in tema di lavoro nel carcere, promuovono un incontro in Senato il 29 novembre con i rappresentanti delle istituzioni e i fautori della "Metodologia Apac". Obiettivo: mettere a punto dispositivi per una detenzione efficace anche in Italia, da inserire nel nuovo "piano carceri" sul modello delle Apac e aprire un confronto sui temi di efficacia e dignità delle pene. Potrà essere questa un'alternativa al sovraffollamento delle carceri? È praticabile? La domanda merita una risposta.

di Monica Ricci Sargentini

venerdì 22 novembre 2013

MSF interviene in Bulgaria: condizioni deplorevoli nei centri di accoglienza a seguito dell’afflusso di rifugiati siriani

RB Casting
Roma, 21 novembre 2013 – A Sofia e ad Harmanli (provincia di Haskovo), l’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) ha rilevato condizioni deplorevoli nei centri di accoglienza e una grave carenza di cure mediche per i rifugiati. 

In risposta a questa situazione, MSF ha avviato urgentemente delle attività mediche e la distribuzione di beni di prima necessità in tre centri situati nella capitale bulgara e nel sud-est del Paese. L’organizzazione chiede alle autorità bulgare ed europee di trovare soluzioni urgenti e concrete per migliorare le condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo. Da gennaio, quasi 10.000 migranti, la maggioranza rifugiati siriani, sono arrivati in Bulgaria. 

Numerose famiglie siriane in fuga dalla guerra giungono spesso esauste dopo aver sfidato i controlli al confine tra Turchia e Bulgaria. “Oggi l’accesso verso l’Europa è diventato una missione quasi impossibile per i rifugiati, compresi i siriani in fuga dagli orrori della guerra. La costruzione di muri in Grecia e Bulgaria spinge i più disperati a prendere le vie più pericolose, come quelle attraverso le isole del Mar Egeo”, dichiara Ioanna Kotsioni, capo missione di MSF in Bulgaria. 

Al loro arrivo in Bulgaria, centinaia di persone non hanno altra scelta che dormire in tende non riscaldate, mentre altre sono stipate all’interno di edifici scolastici in disuso dato che i centri d’accoglienza non sono in grado di far fronte alla situazione. “Nonostante le misure messe in atto dalle autorità bulgare, le condizioni di accoglienza sono inaccettabili. Queste persone vivono in spazi sovraffollati, a volte con un solo servizio igienico a disposizione di 50 persone. Ma, cosa ancora più allarmante, può accadere che queste famiglie non ricevano abbastanza cibo”, prosegue Ioanna Kotsioni. 

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Cina: al bando le confessioni estorte con la tortura

La Stampa
"Utilizzare il freddo, la fame, esporre lungamente al sole, ustionare, estenuare e altri metodi illegali per ottenere le confessioni devono essere eliminati". Lo dice un documento pubblicato ieri dalla Corte Suprema cinese, che condanna l'utilizzo della tortura, ancora molto esteso in Cina. Le confessioni così ottenute, aggiunge, "devono essere e saranno considerate nulle dai tribunali". Il documento è stato accolto dalle organizzazioni per i diritti umani come "un passo nella giusta direzione", per quanto facciano notare che la tortura non era legale nemmeno prima, anche se largamente utilizzata.
"Molto importante in questo documento - spiega Nicholas Bequelin, di Human Rìghts Watch - è il linguaggio semplice e accurato, senza ambiguità, che dettaglia che cosa sia la tortura utilizzata finora, dichiarandola inaccettabile. È il linguaggio di una direttiva". Il documento arriva dopo diversi annunci per la riforma del sistema legale usciti dal Terzo Plenum del Partito Comunista, conclusosi 10 giorni fa, fra cui quello di abolire i Campi di Rieducazione tramite il lavoro, e di arginare l'utilizzo della pena di morte, diminuendo il numero di crimini punibili con essa.

Giustizia: l'Italia nel mirino di Strasburgo per maltrattamenti sui detenuti

Ansa
In Italia succede troppo spesso che persone fermate dalle forze dell'ordine o incarcerate subiscano maltrattamenti ed anche che le indagini su questi episodi, quando condotte, finiscano senza l'individuazione di precise responsabilità. Questa, in sintesi, la denuncia contenuta nei due rapporti sul Belpaese pubblicati oggi dal Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa dopo il via libera giunto dall'Italia.


Nei rapporti - redatti sulla base di visite condotte nel nostro Paese nel 2010 e 2012 - oltre che sui maltrattamenti, il Cpt ritorna anche sulla questione del sovraffollamento dei penitenziari, definito nel caso della prigione di Bari "inaccettabile", e sul regime del 41bis, che non deve essere eliminato ma rivisto. Ma è sui maltrattamenti subiti da persone arrestate o incarcerate e sulle misure che l'Italia deve adottare per individuare, indagare e condannare questi casi che i due rapporti si concentrano. Per dimostrare che le autorità non stanno facendo tutto ciò che dovrebbero contro i maltrattamenti il Cpt elenca nei due rapporti una serie di casi.

Dalle denunce ricevute soprattutto da persone straniere percosse nella maggior parte dei casi dalle forze dell'ordine nella zona di Milano, a quelle ricevute nella prigione di Vicenza sui maltrattamenti inflitti dalle guardie penitenziarie, o quella di un tunisino picchiato perché, per non essere rimpatriato, aveva ingoiato delle pile. Nel rapporto 2010, pur non facendo i nomi (a cui però si può risalire facilmente in base ai particolari riportati) ma riferendosi solo al "caso A" e "caso B", il Cpt analizza nel dettaglio anche le vicende di Stefano Cucchi e Mario Gugliotta.

Oltre a quella, indicata come "caso C", di un detenuto maltrattato nella prigione di Castrogno (Teramo). Attraverso tutti questi esempi il Comitato mette in luce il fatto che spesso i maltrattamenti passano inosservati. E anche quando sono oggetto di indagine, queste raramente portano a delle condanne. Per rafforzare questa sua tesi, il Cpt evidenzia che nel caso di Cucchi e Gugliotta il magistrato davanti al quale furono portati i due non verbalizzò la presenza di lesioni, ne richiese una visita medica immediata, da cui poter trarre elementi per aprire un'indagine. Il Cpt è critico pure sui risultati delle indagini che vengono condotte.

Sempre nel caso Cucchi, il Comitato domanda al governo italiano come mai sia stata scartata in fase d'inchiesta l'ipotesi che l'uomo possa essere stato maltrattato prima di arrivare al tribunale di Roma. E per il caso del carcere di Castrogno, sottolinea che l'inchiesta è stata chiusa nonostante ci fosse una registrazione che provava i maltrattamenti. Il Cpt punta poi il dito sulla mancata apertura di un'inchiesta nonostante che nel 2012, nell'arco di due mesi, al carcere di San Vittore vennero redatti ben 18 referti medici su altrettante persone che quasi certamente erano state maltrattate prima di arrivare lì. Infine il Comitato, nel rapporto 2010, critica in modo esplicito il processo sulla vicenda di Bolzaneto e della Diaz durante il G8 di Genova. Secondo il Comitato "il risultato del processo mette in dubbio l'efficacia del sistema che deve determinare le responsabilità delle forze dell'ordine e del personale penitenziario per i maltrattamenti".

giovedì 21 novembre 2013

Sri Lanka: per la prima volta, sì a un’indagine (governativa) sulle violazioni ai diritti umani

Asia News
Lo ha annunciato la Commissione per i diritti umani, ente statale nato di recente. All’inchiesta parteciperanno esperti locali e del Commonwealth. Per il premier britannico si tratta di un provvedimento “insufficiente”, e sollecita Colombo ad accettare una commissione d’inchiesta del tutto indipendente.
Colombo - Per la prima volta, il governo dello Sri Lanka ha accettato di condurre un'indagine nazionale sulle violazioni dei diritti umani avvenute dal 2009 a oggi, con l'assistenza tecnica del segretariato del Commonwealth. Lo ha annunciato oggi la Commissione per i diritti umani (Hrcsl, Human Rights Commission of Sri Lanka). La mossa risponde alle pressioni della comunità internazionale, dopo il recente incontro dei leader del Commonwealth (Chogm). Tuttavia, il Regno Unito ha già espresso disappunto per questa decisione, riferendo di voler vedere un'inchiesta indipendente sulle presunte violenze avvenute durante la guerra civile. Anche le vittime del conflitto hanno dichiarato di "non aver fiducia" in questa indagine.

In base agli accordi presi, una delegazione del Commonwealth - che comprende rappresentanti della Divisione per i diritti umani - arriverà a Colombo il prossimo 2 dicembre. L'inchiesta avrà una durata di 18 mesi. Secondo Prathibha Mahanamahewa, direttore della Hrcsl, quest'indagine sarà del tutto indipendente proprio grazie alla presenza di esperti locali e stranieri.

Tuttavia, il primo ministro inglese David Cameron ha dichiarato che un'inchiesta portata avanti dal governo dello Sri Lanka non potrà mai essere "del tutto indipendente", perché vi parteciperanno anche militari direttamente coinvolti nelle presunte violazioni.

Anche molte vittime della guerra civile non credono nell'efficacia del provvedimento: "Non abbiamo fiducia in questa indagine nazionale perché ce ne sono stati troppi di provvedimenti simili, avviati dal governo su diverse questioni, che non hanno portato ad alcun risultato".

di Melani Manel Perera

Stati Uniti: detenuto Guantánamo "lasciateci morire in pace... o dite al mondo la verità"

Huffington Post
"Siamo stanchi, per favore lasciateci morire in pace o dite al mondo la verità". 


Un urlo straziante, disperato. È quello di Shaker Aamer, ultimo detenuto inglese recluso nel carcere di massima sicurezza di Guantánamo, raccolto dalle telecamere di 60 Minutes, il programma di inchieste giornalistiche della Cbs, che per prima ha avuto accesso al penitenziario. Da undici anni a Guantánamo, Ammer è uno degli ultimi 164 detenuti ancora rinchiusi nel carcere. Il volto della prigione non è più quello conosciuto negli anni dell'amministrazione Bush, ma le condizioni di reclusione sono ancora durissime, come testimoniano le esclusive immagini di 60 Minutes. Ed è proprio nel corso di una delle interviste registrate dalla giornalista Lesley Stahl che i microfoni intercettano lo sfogo di Aamer: "Per favore colonnello, ci tratti come degli esseri umani, non degli schiavi". Grida raccolte senza la possibilità di mostrare il volto del detenuto. "Non possiamo camminare neanche mezzo metro senza le catene. È questo un trattamento da esseri umani o da animali?"

Immagini molto forti che mostrano anche una breve rivolta dei detenuti contro le porte delle celle in un'ala di massima sicurezza mentre è in corso l'intervista. Immagini che la stessa giornalista si sorprende non siano state censurate dall'Esercito. "Lo abbiamo fatto per le guardia, per mostrare a tutti che cosa devono fronteggiare", le risponde il colonnello John Bogdan, capo della base.

Carcere: Marazziti, amnistia sarebbe sacrosanta - Dibattito parlamentare bloccato da ossessione carcero-centrica

ASCA
Roma,  ''L'allarme lanciato dall'ispettore generale dei cappellani del carcere italiani, don Virgilio Balducchi, circa la debolezza del Parlamento italiano su un provvedimento necessario e importante come l'amnistia e' sacrosanto. Condivido le sue parole a proposito della 'resa delle forze politiche' e del 'Parlamento che non avendo la forza e i numeri per proporre un'amnistia fa cadere l'appello di Napolitano, almeno per ora, nel vuoto'''. 

Lo dichiara in una nota il deputato di Scelta Civica Mario Marazziti.
''Il carcere di oggi e' illegale e produce illegalita'' - sottolinea Marazziti -, aggiunge la disumanita' di condizioni di vita non previste nelle sentenze da scontare. E, soprattutto, produce recidiva in due casi su tre, per la scarsita' di risorse per i percorsi di reinserimento sociale e la resistenza di troppi a pene alternative. Ho sostenuto da tempo la necessita' dell'amnistia, fin dalla scorsa legislatura, assieme ai provvedimenti che con chiarezza il presidente Napolitano ha indicato come passi indispensabili per restituire al carcere la sua funzione di sanzione e riabilitazione, e non una vergogna nazionale, come invece e''', aggiunge Marazziti.
''Ho presentato il progetto di legge per l'abolizione dell'ergastolo, che ancora coinvolge 1200 detenuti in una detenzione senza fine, in Italia, senza che il Paese ne sia consapevole. Purtroppo, una ossessione 'carcero-centrica', il dibattito bloccato sulle questioni della giustizia e sulle questioni giudiziarie del sen. Berlusconi, assieme a tentazioni gregarie verso i tanti populismi e le tante semplificazioni del momento bloccano, sul tema dell'amnistia, anche forze illuminate. Spero che anche nella leadership dei nostri alleati della maggioranza si affermi un coraggio maggiore, prendendo esempio dal Presidente della Repubblica.
Con altri colleghi - conclude Marazziti - lavoreremo perche' cio' accada presto''.


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