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martedì 26 marzo 2019

Turchia. Un'altra prigioniera politica curda, Zehra Saglam, morta per protesta per lo sciopero della fame

Ristretti Orizzonti
Come temevo, tre non sono bastati. Un'altra prigioniera politica curda in sciopero della fame si è tolta la vita. Rinchiusa nella prigione di tipo T a Oltu (provincia di Erzurum) Zehra Saglam (amareggiata - ipotizzo - per la scarsa, quasi nulla visibilità che a questa lotta - e alle ragioni di tale lotta - viene data dai media) ha inteso così levare la sua estrema protesta. Come il giorno prima aveva deciso un'altra prigioniera, Ayten Becet.

Zehra Saglam
Un inciso personale, lungo. Questo non è un commento, tantomeno un articolo, ci mancherebbe. Nemmeno un necrologio. Vorrebbe essere - questo sì - un'invettiva contro tutti coloro che, potendo darne notizia, fingono di ignorare l'orrore di quanto sta accadendo e di cui i suicidi di protesta, tre in una settimana (il 17 marzo Zulkuf Gezen, il 23 marzo Ayten Becet, più un altro militante - Ugur Sakar - che si era immolato col fuoco in febbraio e che è morto in questi giorni), rappresentano solo la punta dell'iceberg.

Poi non dite che non lo sapevate. Ho un elenco, piuttosto lungo, di testate (sia cartacee che in rete) e gestori di blog che, di solito almeno, mi pubblicano di tutto e di più (anche cazzate talvolta, lo ammetto). Dalle questioni ambientali alla memorialistica. Dal "come eravamo" ai necrologi. Anche sui curdi, almeno quando si parla dell'eroismo di coloro che combattono lo Stato islamico salvando il culo alla vecchia Europa. Ma stavolta, sulla faccenda del lungo sciopero della fame che coinvolge ormai migliaia di persone, devo amaramente constatare che preferiscono stendere un impietoso silenzio. Anche alcuni che su quello del 1981 dei Repubblicani irlandesi hanno costruito gran parte della loro carriera e reputazione.

Ma i curdi non sono cattolici, peccato! Comprensibile, a questo punto, l'appello di Leyla Guven affinché altri prigionieri non seguano la medesima strada, quella di auto-sacrificarsi per protestare sia contro l'isolamento per Ocalan, sia contro le condizioni carcerarie, sia contro il regime fascista turco.

Nel suo invito a non cedere all'amarezza e alla disperazione Leyla aveva spiegato che "per la prima volta nella nostra storia, migliaia di persone resistono indefinitamente per spezzare l'isolamento. Nessuno può affermare che queste azioni non produrranno alcun risultato. Noi otterremo certamente dei risultati e vinceremo, di sicuro". Me lo auguro anch'io, pur con qualche riserva. Il cinismo, l'indifferenza di cui finora han dato prova l'opinione pubblica e le istituzioni internazionali non mi inducono all'ottimismo.

Gianni Sartori

sabato 6 agosto 2016

Israele - 325 prigionieri palestinesi in sciopero della fame in appoggio alla protesta di Bilal Kayed

Nena News
Roma – Sono oltre 300 gli stomaci vuoti nelle prigioni israeliane: un nuovo sciopero della fame di massa è ufficialmente partito, dopo che nelle scorse settimane detenuti si stavano già unendo alla prima forma di protesta lanciata per sostenere Bilal Kayed. Il militante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, arrestato nel 2002, aveva scontato la sua pena a 14 anni e mezzo di carcere quando, al momento del rilascio, è stato posto in detenzione amministrativa: sei mesi di carcere senza processo né accuse.
Bilal Kayed in sciopero della fame
da 51 giorni, in detenzione amministrativa
dopo aver scontato 14 anni di carcere
Subito ha cominciato a scioperare, seguito poco dopo da altri detenuti. Oggi è al 51esimo giorno senza toccare cibo e le sue condizioni di salute sono deteriorate gravemente. Ieri la Palestinian Prisoners’ Society (Pps) ha annunciato che sono almeno 325 i prigionieri politici in sciopero: 285 legati ad Hamas nelle prigioni di Eshel e Nafha e 40 del Fronte Popolare. Accanto a Kayed altri cinque detenuti avevano lanciato la protesta per la stessa ragione, protestare contro la detenzione amministrativa, misura cautelare che il diritto internazionale autorizza solo in casi di emergenza e per periodi limitati. In Israele è la normalità.

Per questo stomaci vuoti anche per i fratelli Mahmoud e Mohammad al-Balboul, in sciopero dal 4 e dal 7 luglio; Malik al-Qadi e Ayyad Hreimi, dal 15; e Omar Nazzal, noto giornalista palestinese che digiuna da ieri.

Secondo i dati forniti da Addameer, associazione palestinese per i diritti dei prigionieri politici, sono circa 7mila i palestinesi in questo momento detenuti per ragioni politiche in un carcere israeliano, di cui 715 in detenzione amministrativi. Due numeri molto più alti della media della repressione israeliana e che Tel Aviv giustifica con l’ondata di violenze che dal primo ottobre è tornata a investire i Territori Occupati e lo Stato di Israele.

Israele ha già cominciato a reagire alla protesta degli stomaci vuoti: secondo la Pps molti prigionieri detenuti a Eshel sono stati trasferiti ieri nella prigione di Ohalei Kedar, mentre si moltiplicano i raid nelle celle e la confisca dei beni personali dei detenuti. A Ohalei Kedar, raccontano i detenuti, le forze israeliane hanno legato i prigionieri e li hanno spogliati e fotografati.

Tutte forme di pressione psicologica e fisica che le autorità carcerarie israeliane usano da decenni per interrompere gli scioperi della fame. Fin dagli anni ’70 il movimento dei prigionieri politici, tra le colonne portanti il più ampio movimento di resistenza popolare, organizza scioperi della fame di massa per ottenere condizioni migliori nelle carceri o per protestare contro forme di detenzione illegali. E in molti casi i prigionieri sono riusciti a raggiungere accordi con Israele, a volte però violati poco dopo da Tel Aviv.

Per questo la solidarietà da fuori è sempre immediata: in questi giorni si tengono molte manifestazioni e sit-in a sostegno dello sciopero della fame, in Cisgiordania e a Gaza. Tra i presidi anche quello del Sindacato dei Giornalisti Palestinesi, in solidarietà con il giornalista Nazzal, già posto in isolamento come forma punitiva: la famiglia e i colleghi si ritroveranno lunedì di fronte alla sede delle Nazioni Unite a Ramallah e Gaza City, nel giorno dell’udienza di fronte alla Corte Suprema israeliana.

giovedì 5 novembre 2015

Israele scarcera avvocato palestinese il sciopero della fame da 2 mesi

Agi
Le autorità israeliane hanno rilasciato un detenuto palestinese che era sopravvissuto a uno sciopero della fame di due mesi, dopo averlo tenuto agli arresti per un anno senza processo in un caso che aveva scatenato rabbia e proteste in Cisgiordania. Il 31enne avvocato Mohammed Allan, diventato un'icona della lotta contro l'occupazione israeliana, ha trovato ad attenderlo il padre che lo ha portato in ospedale per un check-up.
Attivista della Jihad islamica, Allan era stato arrestato nel novembre 2014 perché sospettato di pianificare attacchi su larga scala e mantenuto in stato di detenzione amministrativa che consente di incarcerare un sospetto senza incriminarlo per un periodo di sei mesi rinnovabile all'infinito. A giugno aveva avviato uno sciopero della fame protrattosi per due mesi che lo aveva ridotto in fin di vita, facendolo finire per due volte in coma.

Il 19 agosto L'Alta Corte israeliana aveva disposto una sospensione della detenzione per permettergli di ricevere cure mediche. A settembre era finito nuovamente in carcere dopo essere stato dimesso dall'ospedale ma poi aveva ripreso un nuovo sciopero della fame, interrotto dopo due giorni. Allan era già stato incarcerato tra il 2006 e il 2009.

domenica 11 ottobre 2015

Mauritania: detenuti in sciopero della fame per protesta contro condizioni delle carceri

Nova
I detenuti islamici salafiti presenti nelle carceri mauritane hanno annunciato l'avvio di uno sciopero della fame. Secondo quanto ha annunciato il portavoce dei detenuti salafiti, Ahmed al Hadrami, all'agenzia di stampa mauritana "Ani", è iniziata la protesta contro le condizioni in cui versano i detenuti islamici nelle carceri del paese africano. In un documento indirizzato al governo di Nouakchott i detenuti islamici chiedono una revisione dei loro processi e denunciano di subire soprusi da parte delle guardie carcerarie.

giovedì 20 agosto 2015

Israele: annullata la detenzione di Mohamed Alan, era da 65 giorni in sciopero della fame

La Presse
Israele ha annullato temporaneamente la detenzione amministrativa del prigioniero palestinese Mohamed Alan, in sciopero della fame da 65 giorni. La Corte Suprema ha annunciato la sua decisione dopo che un esame praticato su Alan dimostrerebbe danni cerebrali. Lo riporta il servizio digitale Ynet. 

La Corte ha decretato che se fosse provato che il danno fosse irreversibile, il detenuto dovrà essere rilasciato. "La condizione di Alan è pericolosa e potrebbe subire un rapido deterioramento" ha detto il direttore della comunicazione dell'ospedale Barzilai nella città israeliana di Ashkelon, Hezy Levi.

Il procuratore generale Yochi Gansin, ha segnalato al tribunale che il rilascio dovrebbe essere subordinato alla dimostrazione che il danno cerebrale subito non possa permettere a Mohamed Alan di tornare alle attività per le quali è stato arrestato. 

Israele non ha formalmente accusato Alan di alcun reato, né ha informato il detenuto o i suoi avvocati delle prove contro di lui. La detenzione amministrativa consente la detenzione senza processo per sei mesi, rinnovabile a tempo indeterminato. Secondo gli avvocati del detenuto, le autorità israeliane gli avevano offerto un accordo per liberarlo il prossimo 3 novembre, quando sarebbe stato concluso il periodo di reclusione di 6 mesi.

Alan, avvocato di 31 anni della provincia di Nablus e sospettato di essere un membro della jihad islamica, ha iniziato lo sciopero della fame da più di due mesi per protestare contro la sua detenzione amministrativa che sarebbe dovuta durare fino a novembre. Il suo caso ha generato una controversia etica in Israele, dato che sarebbe il primo prigionieri in sciopero della fame dopo l'approvazione, a fine luglio, di una legge che legalizza l'alimentazione forzata dei prigionieri, una pratica che la comunità medica considera tortura. Nell'ultima settimana i medici hanno dato sali, vitamine e acqua ad Alan per via endovenosa, ma hanno rispettato il suo desiderio di non essere sottoposto ad alimentazione forzata.

lunedì 25 maggio 2015

Venezuela: 2 leader opposizione iniziano sciopero fame in carcere

AGI
Caracas - Due leader in carcere dell'opposizione venezuelana, Leopoldo Lopez e Daniel Ceballos, hanno annunciato attraverso un video clandestino di aver iniziato uno sciopero della fame e hanno lanciato un appello a manifestare contro il governo chavista di Nicolas Maduro. 

Leopoldo Lopez
Nelle stesse ore Lopez e' stato punito perche' trovato in possesso di un telefonino e Ceballos e' stato trasferito in un carcere per delinquenti comuni a Guarico. Lopez, l'ex sindaco di Caracas rinchiuso dal febbraio 2014 nel carcere militare di Ramo Verde per il suo ruolo nelle proteste antigovernative dello scorso anno, e' apparso in un video di quattro minuti girato in cella, fatto uscire clandestinamente e postato su YouTube. 

Nelle immagini annuncia lo sciopero della fame suo e dell'ex sindaco di San Cristobal, Ceballos, accusa Maduro di essere corrotto e incompetente e di aver fatto uccidere decine di persone durante le proteste del 2014, in cui ci furono 43 morti. Poi ha lanciato un appello per manifestazioni e cortei pacifici da tenere sabato prossimo, il 30 maggio, per chiedere il rilascio dei detenuti politici, la fine della repressione e una data certa per le elezioni legislative, che il governo ha promesso di tenere fra novembre e dicembre, con la presenza di osservatori internazionali.

sabato 6 dicembre 2014

Costa d'Avorio: detenuti in sciopero della fame, protestano per lunga carcerazione senza processo

Reuters
Alcune centinaia di detenuti hanno cominciato uno sciopero della fame in più carceri della Costa d'Avorio per protestare contro la durata della loro reclusione, che in molti casi va avanti dagli scontri avvenuti dopo le elezioni del 2010 e in molti casi senza la celebrazione di un processo. 

Lo sciopero, attualmente in corso, è cominciato il 1 dicembre con 500 detenuti, mentre ora il numero sarebbe sceso a circa 200. "La ragione fondamentale dello sciopero, a parte la durata della detenzione, è la nostra salute che peggiora e la lontananza dalle nostre famiglie", ha detto un detenuto della prigione Maca, nella città di Abidjian, nel sud del paese.

sabato 15 novembre 2014

Marocco: detenuti islamici in sciopero fame, protestano contro "restrizioni e prevaricazioni"

Nova
È ripresa la protesta dei detenuti islamici marocchini presenti nel carcere di Sila. È iniziato infatti uno sciopero della fame per protestare contro "le restrizioni e le prevaricazioni" denunciate dai detenuti islamici nei loro confronti da parte dell'amministrazione carceraria. 

In una nota diramata dai familiari dei detenuti si denunciano "maltrattamenti da parte dell'amministrazione carceraria nei loro confronti" e si chiede la fine dell'isolamento per i capi dei detenuti salafiti.

mercoledì 15 ottobre 2014

Mauritania: le Ong chiedono alle autorità di Nouakchott di salvare i detenuti salafiti in sciopero della fame

Nova
Le Ong e le associazioni per i diritti umani mauritane hanno chiesto alle autorità di Nouakchott di salvare i detenuti salafiti presenti nelle carceri del paese, in sciopero della fame da settimane. 

Le Ong chiedono si intervenire per risolvere i loro problemi relativi alle cattive condizioni carcerarie "alla luce del fatto che le condizioni di salute di molti di loro stanno peggiorando notevolmente". Secondo l'agenzia di stampa mauritana "Ani", alcuni di questi detenuti islamici soffrono di gravi malattie specifiche che necessitano le cure di un ospedale.

giovedì 11 settembre 2014

Israele: 7mila detenuti palestinesi in sciopero della fame nelle carceri

Aki
Sono circa settemila i palestinesi detenuti nelle carceri di Israele in sciopero della fame in segno di protesta per la morte ieri di un prigioniero di 37 anni in circostanze da chiarire.
"I detenuti palestinesi in tutte le carceri israeliane hanno iniziato uno sciopero della fame per la morte del prigioniero Raed Abdel Salam al-Jaabari ieri nel carcere di Eshel", si legge in un comunicato dell'Autorità palestinese per i detenuti.
Nel testo di accusano anche le autorità penitenziarie israeliane di una escalation "senza precedenti" contro i detenuti palestinesi, privati dei loro diritti di base. 

L'ex ministro palestinese per gli Affari di Gerusalemme Khaled Abu Arafa, rilasciato di recente da un carcere israeliano, ha detto all'agenzia di stampa Anadolu che l'inasprimento dei trattamenti riservati ai detenuti palestinesi in Israele coincide con il recente conflitto con Hamas nella Striscia di Gaza, terminato il 26 agosto con il cessate il fuoco. "Hanno impedito ai famigliari di far visita (ai detenuti, ndr) e ai prigionieri è stato vietato di acquistare beni dalle caffetterie del carcere", ha detto.

sabato 30 agosto 2014

Bahrein, leader dei diritti umani Abdulhadi Al-Khawaja all'ergastolo riprende lo sciopero della fame

Corriere della Sera - Blog
Aggiornamento al 28 agosto: al quarto giorno di sciopero della fame, Abdulhadi Al-Khawaja ha perso conoscenza.

Da tre giorni Abdulhadi Al-Khawaja, il più noto difensore dei diritti umani del Bahrein, condannato all’ergastolo il 22 giugno 2011, è di nuovo in sciopero della fame per protestare contro la sua “detenzione arbitraria”. Ha comunicato ai suoi familiari che si limiterà ad assumere acqua e rifiuterà “di essere trasferito in ospedale o nell’infermeria così come di essere alimentato via flebo”.

Il 29 gennaio 2012, Al-Khawaja aveva dato vita a uno sciopero della fame durato 110 giorni, nel corso del quale era stato sottoposto ad alimentazione forzata attraverso procedure particolarmente dolorose.

Al-Khawaja, già presidente del Centro per i diritti umani del Bahrein e fondatore del Centro per i diritti umani del Golfo, è stato tra i protagonisti della “primavera” del piccolo regno del Golfo persico, iniziata il giorno di San Valentino del 2011 e repressa con estrema violenza, grazie anche all’intervento di truppe saudite del Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Arrestato il 9 aprile 2011 nel corso di una violenza irruzione della polizia nella sua abitazione della capitale Manama, ha trascorso alcune settimane in isolamento nel corso delle quali è stato brutalmente torturato, riportando quattro fratture al volto.

La condanna all’ergastolo (per “organizzazione e direzione di un gruppo terrorista” e “tentativo di rovesciare il governo con la forza e in collaborazione con un gruppo terrorista legato a uno stato estero”) gli è stata inflitta da un tribunale militare al termine di un processo segnato da gravi irregolarità.

Per Amnesty International, Abdulhadi Al-Khawaja è un prigioniero di coscienza. Non avrebbe dovuto trascorrere neanche un minuto in carcere. Ora rischia nuovamente la vita per difendere i suoi diritti alla libertà d’espressione, di associazione e di manifestazione pacifica.

Il 25 agosto, 11 organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno sollecitato il re del Bahrein a rilasciare Abdullah al-Khawaja e altri 12 attivisti e difensori dei diritti umani che stanno scontando lunghe pene detentive e a fornire loro cure mediche e psicologiche per le torture subite durante l’arresto e nel corso della detenzione.

 

sabato 23 agosto 2014

Egitto, dopo il blogger Alaa Abdel-Fattah altri attivisti in carcere in sciopero della fame

Adnkronos/Aki
Il Cairo, Si allarga in Egitto la protesta degli attivisti in carcere. Dopo il blogger egiziano Alaa Abdel-Fattah, in sciopero della fame da lunedì in segno di protesta contro la sua detenzione, sono in sciopero della fame anche il fondatore del movimento giovanile del 6 Aprile, Ahmed Maher, l'attivista del gruppo Mohamed Adel, il noto attivista Ahmed Douma e il fotoreporter Mohamed Abdel Moneim (Al-Noubi). Tutti, si legge sul giornale Ahram Online, protestano da ieri sera contro la loro detenzione.

"Gli attivisti detenuti proseguiranno con lo sciopero della fame fin quando non verranno rilasciati", ha detto Zizo Abdo, membro del 6 Aprile, in dichiarazioni ad Ahram Online.

Abdel-Fattah e Al-Noubi sono detenuti in attesa di un nuovo processo con l'accusa di aver violato la nuova legge sulle manifestazioni. Maher, Adel e Douma sono stati condannati lo scorso dicembre a tre anni di carcere e al pagamento di una multa sulla base della stessa normativa.

giovedì 21 agosto 2014

Egitto: blogger in carcere Alaa Abdel-Fattah comincia sciopero della fame

La Presse
Il blogger egiziano Alaa Abdel-Fattah, molto attivo durante la rivolta del 2011 contro l'allora presidente dell'Egitto Hosni Mubarak, ha cominciato lunedì sera lo sciopero della fame per protestare contro la sua incarcerazione.

Lo riferisce la famiglia oggi in una nota, in cui sottolinea che ritiene le autorità responsabili della sicurezza del giovane. La decisione di cominciare il digiuno è giunta dopo che ieri ha fatto visita al padre, un avvocato per la difesa dei diritti umani, che si trova in carcere dopo un intervento chirurgico. "La scena del padre in stato di incoscienza è stato un punto di svolta per Alaa e alla fine della visita ha deciso che non collaborerà più con questa situazione ingiusta anche se il prezzo sarà la sua vita", si legge nel comunicato. Anche la sorella di Alaa è in carcere per accuse analoghe alle sue.

Abdel-Fattah è stato messo in carcere dopo che a giugno è stato condannato a 15 anni con l'accusa di avere partecipato l'anno scorso a una manifestazione. Successivamente ha però vinto in appello ottenendo la possibilità di avere un nuovo processo, in attesa del quale resta però in prigione.

"Non interpreterò più la parte che hanno scritto per me", dice l'attivista nella dichiarazione diffusa oggi. La sentenza di giugno è stata la più dura mai emessa in Egitto contro un attivista impegnato nella rivolta di 18 giorni che portò alla cacciata di Mubarak. Si è trattato anche della prima condanna di un noto attivista da quando l'ex capo dell'esercito Abdel-Fattah el-Sissi ha assunto l'incarico di presidente.

Nei tre anni dalla cacciata di Mubarak Abdel-Fattah è stato più volte in prigione. Ha portato avanti campagne contro i processi ai civili da parte dell'esercito nei 17 mesi in cui i generali hanno mantenuto il potere dopo le dimissioni di Mubarak. Inoltre si è opposto anche al presidente deposto Mohammed Morsi, rappresentante dei Fratelli musulmani, ma ha espresso forte disapprovazione per il ritorno dell'esercito in politica con il colpo di Stato militare del 3 luglio 2013 con il quale Morsi fu destituito.

martedì 8 luglio 2014

Marocco: detenuto morto per sciopero fame, ministero della Giustizia sotto accusa

Ansa
Abdelati Zouhri aveva 32 anni. Arrestato alcuni mesi fa con le accuse di omicidio premeditato e associazione per delinquere e per questo condannato all'ergastolo, è morto dopo uno sciopero della fame durato 56 giorni. 

Una morte - dopo le tre, per le medesime ragioni, del 2013 nelle carceri marocchine - che, ancora una volta, ha messo sotto accusa l'amministrazione della Giustizia nel Regno, accusata di una chiusura netta nel rapporto con i detenuti, soprattutto con coloro che si ribellano apertamente alle condanne ritenendole ingiuste.

La storia del giovane è abbastanza simile a quella di tanti altri che dicono di essere stati arrestati e condannati senza che sia stata condotta una istruttoria degna di un Paese che si dice democratico e garante dei diritti civili.

Abdelati, sino al momento dell'arresto, aiutava il padre, proprietario di un chiosco per la vendita di sandwich, vicino alla stazione di Beni Mellal, centro a nord di Marrakesh. Poi le accuse, l'arresto, il processo in tempi brevi, la condanna, durissima, al carcere a vita. Poi il 13 maggio l'inizio dello sciopero della fame, per rivendicare la riapertura del processo e quindi una nuova istruttoria, anche sulla base di nuove prove che ne avrebbero attestato l'innocenza. Richieste cadute nel vuoto perché per la Giustizia marocchina tutto si era svolto nel pieno rispetto della legge. Ed allora Abdelati ha deciso di andare sino in fondo, scegliendo di morire.

L'Associazione marocchina dei diritti umani non ha dubbi su quanto accaduto, sostenendo che "la giustizia marocchina è responsabile della morte di Abdelati Zouhri", riaprendo quindi un tema che ormai è vecchio di anni e che, nel caso del giovane, però, ha degli elementi non completamente chiariti. Secondo la stessa Associazione, in passato molti detenuti hanno fatto lo sciopero della fame anche di oltre cento giorni. Perché, si chiede ora l'Associazione, Zouhri è deceduto dopo 56 giorni? Cos'ha fatto per lui il personale medico del carcere di Beni Mellal?

Domande alle quali l'Amministrazione penitenziaria ha risposto ribadendo la correttezza delle procedure e quindi dell'assistenza prestata al giovane detenuto, che è stato più volte portato in ospedale e sottoposto agli esami clinici necessari. Risposte che però non sembrano contribuire a placare le polemiche che hanno trovato fertile terreno nella situazione generale della popolazione carceraria in Marocco, che lamenta condizioni precarie e poche garanzie.

Sono molti i detenuti in carceri marocchine che scelgono lo sciopero della fame come forma estrema di protesta. Tra essi ci sono anche nove ragazzi, diplomati e in cerca di lavoro, arrestati tre mesi fa nel corso di una manifestazione contro la disoccupazione ed ancora in attesa di un processo, dove dovranno rispondere di accuse gravissime (come quella di attentato alle forze di sicurezza). Tra i detenuti che protestano ci sono anche una ventina di francesi, bloccati nelle carceri del Marocco nonostante l'esistenza di un trattato tra Rabat e Parigi che ne prevede, in casi come i loro, il trasferimento in reclusori transalpini.

di Diego Minuti

sabato 21 giugno 2014

Medici Israele: obiettori per legge su alimentazione forzata detenuti in sciopero fame

La Presse
I medici israeliani "rifiutano assolutamente", per motivi etici, di procedere all'alimentazione forzata sui detenuti palestinesi in sciopero della fame. Lo ha detto il dottor Leonid Eidelman, direttore dell'associazione dei medici israeliana in un'intervista prima della votazione con cui il Parlamento deciderà se dare il via libera alla pratica.
L'alimentazione forzata "è un tipo di tortura", ha detto Eidelman ad Associated Press. "Questa legge non è necessaria, può essere dannosa e credo che non verrà messa in pratica perchè penso che i medici israeliani non collaboreranno", ha aggiunto. I 22mila medici dell'associazione israeliana, ha detto Eidelman, appoggiano la sua posizione. "Ci rifiutiamo assolutamente di cooperare su questa legge. Non esiste dibattito sulla questione. Non ho ricevuto, a eccezione di forse un caso, alcuna lettera da medici che siano a favore della legge", ha dichiarato.

L'approvazione della legge potrebbe arrivare al più presto lunedì, mentre la protesta da parte delle decine di detenuti in sciopero della fame entra nel terzo mese. Ottanta dei prigionieri in protesta sono stati ricoverati. L'alimentazione forzata dei detenuti prevede che i prigionieri ricevano il nutrimento tramite un tubo nasale. Eidelman afferma che la procedura potrebbe essere traumatica, dannosa e anche mortale poiché il tubo potrebbe perforare degli organi o causare emorragie interne.

Per la loro opposizione alla legge i medici israeliani hanno ottenuto il sostegno dell'Associazione medica mondiale, che ha rivolto un appello al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affinché riconsideri la legge. Il testo prevede l'alimentazione forzata per un detenuto se le autorità ritengono che la sua vita sia in pericolo. Il governo israeliano teme che un decesso in cella possa innescare dei disordini nelle prigioni e nei territori palestinesi, danneggiando così la sicurezza del Paese.

Finora gli ospedali israeliani hanno tenuto in vita i detenuti in sciopero della fame evitando questo metodo e ricorrendo alla somministrazione di glucosio, vitamine ed elettroliti. "Questi prigionieri non vogliono morire, ma esprimere i loro desideri", ha detto Eidelman. La legge non obbliga i medici ospedalieri a mettere in atto l'alimentazione forzata e per il momento non è chiaro chi se ne occuperà se il testo verrà approvato.

lunedì 9 giugno 2014

Onu a Israele: "Rilasciate i prigionieri politici in detenzione amministrativa in sciopero della fame"

POLISBLOG
Da maggio, ci sono 120 detenuti politici palestinesi in sciopero della fame nelle carceri israeliane. Si trovano in regime di "detenzione amministrativa". Una misura antidemocratica, da "stato di eccezione", che prevede l'incarcerazione per un periodo indeterminato, senza accusa né processo. Per il governo israeliano si tratta di qualcosa di necessario, dettato da motivi di sicurezza interna.


Ban Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki moon, ha detto che c'è grossa preoccupazione "per le notizie riguardanti il peggioramento della salute dei detenuti amministrativi palestinesi che sono in sciopero della fame da oltre un mese. Il segretario ribadisce la sua posizione in merito: i prigionieri devono essere equamente processati o rilasciati immediatamente" (Via Aljazeera).

La misura adottata da Israele, in aperta violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, preoccupa l'Onu anche per un altro motivo. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, sta appoggiando un disegno di legge in discussione alla Knesset (il parlamento), che prevede l'alimentazione forzata dei prigionieri in sciopero della fame. Un trattamento che viola palesemente i diritti umani e che comporta rischi altissimi per la salute dei detenuti. La minaccia di giungere all'approvazione un tale dispositivo, una mostruosa aberrazione giuridica, è arrivata questa settimana dall’ufficio del primo ministro israeliano.

Yoel Hadar, consigliere di Netanyahu, ha illustrato alla stampa la proposta di legge. L’obiettivo di Tal Aviv, come riportato da Nena News, è quello di rendere cogente per i giudici l'autorizzazione all’alimentazione forzata, qualora fossero a rischio la salute dei detenuti e gli interessi dello Stato.

A tutto ciò si aggiungono già una serie di misure non molto differenti da quelle adottate nel carcere di Guantanamo. I prigionieri non possono incontrare i legali, non possono avere alcuna comunicazione con il mondo esterno e vengono tradotti continuamente da un carcere all'altro.
[...]

giovedì 5 giugno 2014

Israele: detenuti in sciopero della fame, questa è l'Intifada del cibo che divide il Paese

La Repubblica
Netanyahu ordina di nutrire i detenuti palestinesi in sciopero della fame, ma i sanitari si rifiutano: "Così è una tortura".
Nessuno vuole un Bobby Sands palestinese. Se solo uno dei duecento prigionieri palestinesi in "detenzione amministrativa" in sciopero della fame dal 24 aprile dovesse morire, un'ondata di proteste travolgerebbe la Cisgiordania, scatenerebbe la violenza dei più estremisti, innescando una terza intifada dagli esiti disastrosi.

Ormai, al 42esimo giorno di digiuno, sono più di ottanta i prigionieri palestinesi ricoverati negli ospedali israeliani che però continuano a rifiutare il cibo. Il premier Benjamin Netanyahu, allarmato da questa protesta, spinge perché la Knesset approvi rapidamente una legge che impone l'alimentazione forzata ai detenuti, ma si sta scontrando con la principale Associazione dei medici d'Israele contraria alla legge perché "l'alimentazione forzata è una forma di tortura" e i suoi dottori non si presteranno a questa pratica.

I prigionieri che rifiutano il cibo sono tutti "detenuti amministrativi", in cella da mesi o anni, senza accuse e senza aver mai visto un giudice. I palestinesi della Cisgiordania sono sottomessi alle autorità militari israeliane: basta l'ordine scritto di un ufficiale per finire in carcere senza possibilità di appello, con gli arresti che vengono rinnovati ogni sei mesi.

Un retaggio del Mandato britannico, che nonostante le proteste interne e internazionali, Israele ha mantenuto: è la famigerata disposizione 1651. Nelle carceri dello Stato ebraico, dati dell'Israel Prison Service, ci sono 5.330 palestinesi, fra loro oltre 200 in "detenzione amministrativa". Ci sono quotidiane dimostrazioni in appoggio alla protesta, le famiglie dei detenuti sostengono questo digiuno nonostante i rischi.

"Mio marito è in carcere senza sapere perché e questo incubo deve finire", dice Lamees Faraj del marito Abdel Razeq, militante di un piccolo gruppo dell'Olp, che ha passato in detenzione amministrativa 8 degli ultimi 20 anni. "È contro il Dna dei sanitari forzare il trattamento su un paziente", spiega la portavoce Ziva Miral dei medici israeliani, "l'alimentazione forzata è una tortura, e non possiamo avere dottori che partecipano a una tortura".

Dello stesso avviso il Consiglio Nazionale di Bioetica israeliano e la World Medical Association, il coordinamento mondiale delle associazioni mediche nazionali. Nonostante questo coro di critiche, Netanyahu avrebbe detto ai suoi ministri che sarà lui a fare in modo di trovare i medici disponibili per alimentazione forzata.

Un po' come fanno, ha osservato il premier, gli americani a Guantánamo Bay con i detenuti jihadisti. Fares Qadoura, uno degli avvocati dei prigionieri, annuncia che se la legge passerà alla Knesset i palestinesi sono pronti a ricorrere prima all'Onu e poi alla Corte di Giustizia dell'Aja. Le famiglie intanto aspettano e temono. Mahmoud, il marito di Amani Ramahi, eletto deputato con Hamas nel 2006, è in cella senza un'accusa da 4 anni. La Ramahi racconta che suo marito gli fatto arrivare un messaggio dal carcere: "l'intifada della fame" sarà a oltranza perché "vogliono mettere fine una volta per tutte alla loro sofferenza".
di Fabio Scuto

giovedì 29 maggio 2014

Israele: ricoverati 40 detenuti palestinesi in sciopero fame, almeno 240 protestano

Tm News
L'amministrazione penitenziaria israeliana ha ricoverato in ospedale 40 detenuti palestinesi che sono in sciopero della fame da oltre un mese per protestare contro la detenzione amministrativa, ovvero senza incriminazione, né processo. 

Lo ha annunciato la sua portavoce, Sivan Weizman, assicurando che lo stato di salute dei prigionieri ricoverati, ripartiti in nove strutture diverse, sono "ragionevoli". Secondo Weizman, 240 prigionieri palestinesi partecipano alla protesta, lanciata cinque settimane fa per chiedere la fine della incarcerazione amministrativa. Secondo fonti ufficiali palestinesi i detenuti che rifiutano il cibo sono invece 300.

Manifestazioni e sit-in a favore dei prigionieri si sono svolti oggi a Ramallah e Gaza davanti alla sede dell'Onu e della Croce rossa. Circa 5.000 palestinesi sono incarcerati nelle prigioni israeliane, la maggior parte per motivi di sicurezza. La detenzione amministrativa è una controversa disposizione ereditata dal mandato britannico sulla Palestina che permette di incarcerare dei sospetti senza incriminazione e né processo per periodi di sei mesi rinnovabili indefinitamente. Israele vi ricorre per tenere segreti i dossier dei sospetti e proteggere la sua rete di informatori, considerati dei "collaborazionisti" dai palestinesi.

mercoledì 10 luglio 2013

Stati Uniti: Obama decida su alimentazione forzata di detenuti Guantánamo

Tm News 
Respinta richiesta sospensione presentata da detenuto. 

Il tribunale federale di Washington ha respinto la richiesta di un detenuto del carcere militare di Guantánamo, in sciopero della fame, di cessare la sua alimentazione forzata, ma ha chiesto al presidente Barack Obama di pronunciarsi sulla questione. 

Le autorità del carcere hanno reso noto di aver fatto ricorso all’alimentazione forzata per 44 dei 120 detenuti in sciopero della fame, una protesta iniziata oltre sei mesi fa. Il giudice ha stabilito che le leggi approvate dal Congresso impediscono di intervenire su alcuni aspetti delle condizioni di prigionia di Guantánamo, come l’alimentazione forzata, ma ha sottolineato come vi sia “una persona che ha certamente l’autorità per affrontare il problema” ovvero Obama, in quanto costituzionalmente comandante in capo delle forze armate.

giovedì 18 aprile 2013

Svizzera: morto detenuto in sciopero della fame da gennaio, ha rifiutato cure, desiderio rispettato "come suo diritto”

Apcom
Un carcerato è morto martedì nell’ospedale di Baar, dov’era stato ricoverato dopo aver intrapreso uno sciopero della fame, sciopero che durava da gennaio. Nel dare la notizia, le autorità del Cantone Zugo hanno precisato che l’uomo, uno svizzero di 32 anni in pieno possesso delle sue facoltà mentali, aveva intrapreso la protesta per ottenere la liberazione. Richiesta impossibile da assecondare. In prigione dal 2009, era stato condannato per aver attentato alla vita altrui. Il detenuto ha rifiutato qualsiasi cura volta a salvargli la vita, desiderio che è stato rispettato, avendone diritto.