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sabato 6 agosto 2016

Israele - 325 prigionieri palestinesi in sciopero della fame in appoggio alla protesta di Bilal Kayed

Nena News
Roma – Sono oltre 300 gli stomaci vuoti nelle prigioni israeliane: un nuovo sciopero della fame di massa è ufficialmente partito, dopo che nelle scorse settimane detenuti si stavano già unendo alla prima forma di protesta lanciata per sostenere Bilal Kayed. Il militante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, arrestato nel 2002, aveva scontato la sua pena a 14 anni e mezzo di carcere quando, al momento del rilascio, è stato posto in detenzione amministrativa: sei mesi di carcere senza processo né accuse.
Bilal Kayed in sciopero della fame
da 51 giorni, in detenzione amministrativa
dopo aver scontato 14 anni di carcere
Subito ha cominciato a scioperare, seguito poco dopo da altri detenuti. Oggi è al 51esimo giorno senza toccare cibo e le sue condizioni di salute sono deteriorate gravemente. Ieri la Palestinian Prisoners’ Society (Pps) ha annunciato che sono almeno 325 i prigionieri politici in sciopero: 285 legati ad Hamas nelle prigioni di Eshel e Nafha e 40 del Fronte Popolare. Accanto a Kayed altri cinque detenuti avevano lanciato la protesta per la stessa ragione, protestare contro la detenzione amministrativa, misura cautelare che il diritto internazionale autorizza solo in casi di emergenza e per periodi limitati. In Israele è la normalità.

Per questo stomaci vuoti anche per i fratelli Mahmoud e Mohammad al-Balboul, in sciopero dal 4 e dal 7 luglio; Malik al-Qadi e Ayyad Hreimi, dal 15; e Omar Nazzal, noto giornalista palestinese che digiuna da ieri.

Secondo i dati forniti da Addameer, associazione palestinese per i diritti dei prigionieri politici, sono circa 7mila i palestinesi in questo momento detenuti per ragioni politiche in un carcere israeliano, di cui 715 in detenzione amministrativi. Due numeri molto più alti della media della repressione israeliana e che Tel Aviv giustifica con l’ondata di violenze che dal primo ottobre è tornata a investire i Territori Occupati e lo Stato di Israele.

Israele ha già cominciato a reagire alla protesta degli stomaci vuoti: secondo la Pps molti prigionieri detenuti a Eshel sono stati trasferiti ieri nella prigione di Ohalei Kedar, mentre si moltiplicano i raid nelle celle e la confisca dei beni personali dei detenuti. A Ohalei Kedar, raccontano i detenuti, le forze israeliane hanno legato i prigionieri e li hanno spogliati e fotografati.

Tutte forme di pressione psicologica e fisica che le autorità carcerarie israeliane usano da decenni per interrompere gli scioperi della fame. Fin dagli anni ’70 il movimento dei prigionieri politici, tra le colonne portanti il più ampio movimento di resistenza popolare, organizza scioperi della fame di massa per ottenere condizioni migliori nelle carceri o per protestare contro forme di detenzione illegali. E in molti casi i prigionieri sono riusciti a raggiungere accordi con Israele, a volte però violati poco dopo da Tel Aviv.

Per questo la solidarietà da fuori è sempre immediata: in questi giorni si tengono molte manifestazioni e sit-in a sostegno dello sciopero della fame, in Cisgiordania e a Gaza. Tra i presidi anche quello del Sindacato dei Giornalisti Palestinesi, in solidarietà con il giornalista Nazzal, già posto in isolamento come forma punitiva: la famiglia e i colleghi si ritroveranno lunedì di fronte alla sede delle Nazioni Unite a Ramallah e Gaza City, nel giorno dell’udienza di fronte alla Corte Suprema israeliana.

giovedì 17 settembre 2015

Israele - Mohammed Allan di nuovo in detenzione amministrativa

MISNA
Le autorità di Israele hanno rimesso in stato di detenzione amministrativa Mohammed Allan, l’avvocato palestinese scarcerato lo scorso agosto dopo 60 giorni di sciopero della fame, per protestare contro il suo stato di detenzione senza che gli fossero notificati atti d’accusa. “Il suo stato di salute è migliorato” ha precisato un portavoce della polizia, secondo cui Allan è stato arrestato questa mattina all’ospedale di Ashkelon, dove era stato ricoverato in seguito allo sciopero.

Il giovane avvocato è divenuto l’icona della resistenza non violenta contro la controversa pratica della ‘detenzione amministrativa’, che prevede che i prgionieri vengano tenuti in carcere, senza processo e senza accuse formali, per periori di sei mesi rinnovabili all’infinito.

Nei mesi scorsi, la sua determinazione a portare la sua battaglia fino alle estreme conseguenze aveva messo all’angolo il governo israeliano preoccupato dalle conseguenze che la sua morte avrebbe potuto innescare nei Territori palestinesi. Allan era stato finalmente rilasciato dopo ripetuti coma e una sentenza della Corte suprema israeliana.

[AdL]

domenica 9 agosto 2015

Israele: alimentazione forzata per detenuto palestinese in digiuno da 55 giorni

Agi
Sarà sottoposto ad alimentazione forzata l'attivista palestinese Mohammed Allaan, detenuto in Israele senza accuse formali dallo scorso novembre, che per protesta è in sciopero della fame da 55 giorni di fila. 


Lo ha reso noto Jamil al-Khatib, difensore del prigioniero, cui la magistratura dello Stato ebraico ha comunicato la decisione dopo che venerdì il Comitato Internazionale della Croce Rossa aveva avvertito che la vita del detenuto è in "immediato pericolo". 

Khatib ha precisato di aver a sua volta informato il proprio assistito, un militante della Jihad Islamica, il quale però "non ha modificato l'intenzione di continuare a digiunare".

martedì 4 agosto 2015

Israele attacco Nablus, detenzione amministrativa anche per cittadini israeliani

MISNA
Anche i cittadini israeliani sospettati di attacchi terroristici potranno essere sottoposti a detenzione amministrativa senza processo, una misura usata in passato contro prigionieri palestinesi. Lo ha deciso il comitato di sicurezza del governo, in risposta al rogo avvenuto nel villaggio di Douma, nei pressi di Nablus, e attribuito ad un gruppo di coloni. Nel rogo aveva perso la vita un bambino palestinese di 18 mesi.

Riaffermando di considerare quanto avvenuto a Douma “un atto di terrorismo”, le autorità hanno inoltre chiesto alle forze di sicurezza di “compiere tutti i passi necessari per arrestare i responsabili e impedire che si ripetano atti simili”. 

Il riferimento è anche alla morte di una giovane israeliana, Shira Banki, pugnalata da un estremista durante una marcia del “gay pride” a Gerusalemme giovedì scorso. Manifestazioni di solidarietà con le vittime dei due attacchi sono avvenute nella stessa Gerusalemme e a Tel Aviv.

Il ricorso alla detenzione amministrativa, è stato specificato, dovrà avvenire “nei casi appropriati” e dovrà essere approvata dal procuratore generale dello stato. Ladecisione, comunque, ha suscitato aspre critiche: l’Associazione per i diritti civili in Israele ha criticato la stessa possibilità della detenzione amministrativa, tanto per gli Israeliani che per i palestinesi. Questa misura, infatti, argomentano gli attivisti “non dà al sospettato una vera possibilità di difendersi”, traducendosi in “un’estrema e ingiustificata violazione dei diritti alla libertà, alla dignità e al giusto processo”.

[DM]

lunedì 29 giugno 2015

Israele libera palestinese Khader Adnan dopo 56 giorni sciopero fame

Agi
Israele ha deciso di liberare il detenuto palestinese Khader Adnan, che per protesta era da 56 giorni in sciopero della fame. Lo comunicano il suo difensore e l'associazione Palestinian Prisoners Club. Adnan, 37 anni, era in carcere in regime di detenzione amministrativa, che consente la reclusione senza specifiche accuse per un periodo di sei mesi, rinnovabile indefinitamente. 

Khader Adnan
Era stato arrestato un anno, poco dopo il rapimento e l'uccisione di tre giovani israeliani. Già nel 2012, in occasione di un precedente arresto, Adnan aveva digiugnato per 66 giorni prima di ottenere la scarcerazione.

La sua vicenda era seguita con molta apprensione nei territori palestinesi, nel timore che potesse morire in qualsiasi momento a causa del digiuno. L'uomo ha deciso di interrompere la sua protesta la scorsa notte, dopo che le autorità israeliane hanno fissato il ruo rilascio per il prossimo 12 luglio, ha affermato il suo legale, Jawad Boulos. Adnan è stato trasferito in un ospedale israeliano per riprendere l'alimentazione sotto controllo medico.

sabato 21 giugno 2014

Medici Israele: obiettori per legge su alimentazione forzata detenuti in sciopero fame

La Presse
I medici israeliani "rifiutano assolutamente", per motivi etici, di procedere all'alimentazione forzata sui detenuti palestinesi in sciopero della fame. Lo ha detto il dottor Leonid Eidelman, direttore dell'associazione dei medici israeliana in un'intervista prima della votazione con cui il Parlamento deciderà se dare il via libera alla pratica.
L'alimentazione forzata "è un tipo di tortura", ha detto Eidelman ad Associated Press. "Questa legge non è necessaria, può essere dannosa e credo che non verrà messa in pratica perchè penso che i medici israeliani non collaboreranno", ha aggiunto. I 22mila medici dell'associazione israeliana, ha detto Eidelman, appoggiano la sua posizione. "Ci rifiutiamo assolutamente di cooperare su questa legge. Non esiste dibattito sulla questione. Non ho ricevuto, a eccezione di forse un caso, alcuna lettera da medici che siano a favore della legge", ha dichiarato.

L'approvazione della legge potrebbe arrivare al più presto lunedì, mentre la protesta da parte delle decine di detenuti in sciopero della fame entra nel terzo mese. Ottanta dei prigionieri in protesta sono stati ricoverati. L'alimentazione forzata dei detenuti prevede che i prigionieri ricevano il nutrimento tramite un tubo nasale. Eidelman afferma che la procedura potrebbe essere traumatica, dannosa e anche mortale poiché il tubo potrebbe perforare degli organi o causare emorragie interne.

Per la loro opposizione alla legge i medici israeliani hanno ottenuto il sostegno dell'Associazione medica mondiale, che ha rivolto un appello al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affinché riconsideri la legge. Il testo prevede l'alimentazione forzata per un detenuto se le autorità ritengono che la sua vita sia in pericolo. Il governo israeliano teme che un decesso in cella possa innescare dei disordini nelle prigioni e nei territori palestinesi, danneggiando così la sicurezza del Paese.

Finora gli ospedali israeliani hanno tenuto in vita i detenuti in sciopero della fame evitando questo metodo e ricorrendo alla somministrazione di glucosio, vitamine ed elettroliti. "Questi prigionieri non vogliono morire, ma esprimere i loro desideri", ha detto Eidelman. La legge non obbliga i medici ospedalieri a mettere in atto l'alimentazione forzata e per il momento non è chiaro chi se ne occuperà se il testo verrà approvato.

venerdì 13 giugno 2014

Israele: Gerusalemme Est sciopera in solidarietà prigionieri palestinesi in sciopero fame

Tm News
I commercianti di Gerusalemme Est hanno osservato oggi una giornata di sciopero generale in segno di solidarietà con i detenuti palestinesi che sono in sciopero della fame dal 24 aprile. 

Lo sciopero, che ha riguardato tanto i negozi della Città vecchia che il resto di Gerusalemme Est, dovrebbe terminare alle 20. 

Con una lettera, Saeb Erekat, alto responsabile palestinese, aveva esortato ieri la comunità internazionale a fare pressioni su Israele affinché metta fine agli arresti senza incriminazione né processo. Questo tipo di detenzione, detta "amministrativa", è una pratica ereditata dall'epoca del mandato britannico sulla regione, che permette di arrestare una persona semplicemente in virtù di un atto amministrativo, rinnovabile infinite volte.

Lo sciopero della fame è seguito da 250 detenuti palestinesi, di cui 80 sono stati ricoverati. Nelle carceri israeliane vivono attualmente 5.000 Palestinesi, di cui 200 circa in detenzione amministrativa.

lunedì 9 giugno 2014

Onu a Israele: "Rilasciate i prigionieri politici in detenzione amministrativa in sciopero della fame"

POLISBLOG
Da maggio, ci sono 120 detenuti politici palestinesi in sciopero della fame nelle carceri israeliane. Si trovano in regime di "detenzione amministrativa". Una misura antidemocratica, da "stato di eccezione", che prevede l'incarcerazione per un periodo indeterminato, senza accusa né processo. Per il governo israeliano si tratta di qualcosa di necessario, dettato da motivi di sicurezza interna.


Ban Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki moon, ha detto che c'è grossa preoccupazione "per le notizie riguardanti il peggioramento della salute dei detenuti amministrativi palestinesi che sono in sciopero della fame da oltre un mese. Il segretario ribadisce la sua posizione in merito: i prigionieri devono essere equamente processati o rilasciati immediatamente" (Via Aljazeera).

La misura adottata da Israele, in aperta violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, preoccupa l'Onu anche per un altro motivo. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, sta appoggiando un disegno di legge in discussione alla Knesset (il parlamento), che prevede l'alimentazione forzata dei prigionieri in sciopero della fame. Un trattamento che viola palesemente i diritti umani e che comporta rischi altissimi per la salute dei detenuti. La minaccia di giungere all'approvazione un tale dispositivo, una mostruosa aberrazione giuridica, è arrivata questa settimana dall’ufficio del primo ministro israeliano.

Yoel Hadar, consigliere di Netanyahu, ha illustrato alla stampa la proposta di legge. L’obiettivo di Tal Aviv, come riportato da Nena News, è quello di rendere cogente per i giudici l'autorizzazione all’alimentazione forzata, qualora fossero a rischio la salute dei detenuti e gli interessi dello Stato.

A tutto ciò si aggiungono già una serie di misure non molto differenti da quelle adottate nel carcere di Guantanamo. I prigionieri non possono incontrare i legali, non possono avere alcuna comunicazione con il mondo esterno e vengono tradotti continuamente da un carcere all'altro.
[...]

giovedì 5 giugno 2014

Israele: detenuti in sciopero della fame, questa è l'Intifada del cibo che divide il Paese

La Repubblica
Netanyahu ordina di nutrire i detenuti palestinesi in sciopero della fame, ma i sanitari si rifiutano: "Così è una tortura".
Nessuno vuole un Bobby Sands palestinese. Se solo uno dei duecento prigionieri palestinesi in "detenzione amministrativa" in sciopero della fame dal 24 aprile dovesse morire, un'ondata di proteste travolgerebbe la Cisgiordania, scatenerebbe la violenza dei più estremisti, innescando una terza intifada dagli esiti disastrosi.

Ormai, al 42esimo giorno di digiuno, sono più di ottanta i prigionieri palestinesi ricoverati negli ospedali israeliani che però continuano a rifiutare il cibo. Il premier Benjamin Netanyahu, allarmato da questa protesta, spinge perché la Knesset approvi rapidamente una legge che impone l'alimentazione forzata ai detenuti, ma si sta scontrando con la principale Associazione dei medici d'Israele contraria alla legge perché "l'alimentazione forzata è una forma di tortura" e i suoi dottori non si presteranno a questa pratica.

I prigionieri che rifiutano il cibo sono tutti "detenuti amministrativi", in cella da mesi o anni, senza accuse e senza aver mai visto un giudice. I palestinesi della Cisgiordania sono sottomessi alle autorità militari israeliane: basta l'ordine scritto di un ufficiale per finire in carcere senza possibilità di appello, con gli arresti che vengono rinnovati ogni sei mesi.

Un retaggio del Mandato britannico, che nonostante le proteste interne e internazionali, Israele ha mantenuto: è la famigerata disposizione 1651. Nelle carceri dello Stato ebraico, dati dell'Israel Prison Service, ci sono 5.330 palestinesi, fra loro oltre 200 in "detenzione amministrativa". Ci sono quotidiane dimostrazioni in appoggio alla protesta, le famiglie dei detenuti sostengono questo digiuno nonostante i rischi.

"Mio marito è in carcere senza sapere perché e questo incubo deve finire", dice Lamees Faraj del marito Abdel Razeq, militante di un piccolo gruppo dell'Olp, che ha passato in detenzione amministrativa 8 degli ultimi 20 anni. "È contro il Dna dei sanitari forzare il trattamento su un paziente", spiega la portavoce Ziva Miral dei medici israeliani, "l'alimentazione forzata è una tortura, e non possiamo avere dottori che partecipano a una tortura".

Dello stesso avviso il Consiglio Nazionale di Bioetica israeliano e la World Medical Association, il coordinamento mondiale delle associazioni mediche nazionali. Nonostante questo coro di critiche, Netanyahu avrebbe detto ai suoi ministri che sarà lui a fare in modo di trovare i medici disponibili per alimentazione forzata.

Un po' come fanno, ha osservato il premier, gli americani a Guantánamo Bay con i detenuti jihadisti. Fares Qadoura, uno degli avvocati dei prigionieri, annuncia che se la legge passerà alla Knesset i palestinesi sono pronti a ricorrere prima all'Onu e poi alla Corte di Giustizia dell'Aja. Le famiglie intanto aspettano e temono. Mahmoud, il marito di Amani Ramahi, eletto deputato con Hamas nel 2006, è in cella senza un'accusa da 4 anni. La Ramahi racconta che suo marito gli fatto arrivare un messaggio dal carcere: "l'intifada della fame" sarà a oltranza perché "vogliono mettere fine una volta per tutte alla loro sofferenza".
di Fabio Scuto

giovedì 29 maggio 2014

Israele: ricoverati 40 detenuti palestinesi in sciopero fame, almeno 240 protestano

Tm News
L'amministrazione penitenziaria israeliana ha ricoverato in ospedale 40 detenuti palestinesi che sono in sciopero della fame da oltre un mese per protestare contro la detenzione amministrativa, ovvero senza incriminazione, né processo. 

Lo ha annunciato la sua portavoce, Sivan Weizman, assicurando che lo stato di salute dei prigionieri ricoverati, ripartiti in nove strutture diverse, sono "ragionevoli". Secondo Weizman, 240 prigionieri palestinesi partecipano alla protesta, lanciata cinque settimane fa per chiedere la fine della incarcerazione amministrativa. Secondo fonti ufficiali palestinesi i detenuti che rifiutano il cibo sono invece 300.

Manifestazioni e sit-in a favore dei prigionieri si sono svolti oggi a Ramallah e Gaza davanti alla sede dell'Onu e della Croce rossa. Circa 5.000 palestinesi sono incarcerati nelle prigioni israeliane, la maggior parte per motivi di sicurezza. La detenzione amministrativa è una controversa disposizione ereditata dal mandato britannico sulla Palestina che permette di incarcerare dei sospetti senza incriminazione e né processo per periodi di sei mesi rinnovabili indefinitamente. Israele vi ricorre per tenere segreti i dossier dei sospetti e proteggere la sua rete di informatori, considerati dei "collaborazionisti" dai palestinesi.

domenica 18 maggio 2014

Israele - Prosegue protesta di detenuti palestinesi contro la "detenzione arbitraria"

Aki
I detenuti palestinesi nelle carceri israeliane hanno deciso di estendere lo sciopero della fame intrapreso 23 giorni fa da un gruppo di prigionieri in regime di detenzione amministrativa a tutti i "volontari". È quanto ha riferito all'agenzia palestinese Maan il direttore del Centro studi dei detenuti, l'ex prigioniero Raafat Hamdouna.
In una lettera pervenuta al Centro, i detenuti affermano di aver "deciso di dare la possibilità ai volontari che desiderano arruolarsi in questa battaglia di intraprendere lo sciopero della fame". 

La settimana scorsa 5.000 detenuti palestinesi avevano partecipato a uno sciopero di solidarietà con i prigionieri in regime di detenzione amministrativa nelle carceri israeliane che da 15 giorni stavano conducendo lo sciopero della fame in segno di protesta contro la loro "detenzione arbitraria e i maltrattamenti subiti". 

In quell'occasione, avevano minacciato di allargare la protesta se le autorità israeliane non avessero soddisfatto le richieste dei prigionieri entro una settimana.

sabato 22 febbraio 2014

Medio Oriente: il numero dei "detenuti amministrativi" senza accusa né condanna nelle carceri israeliane sale a 200

www.infopal.it
Alcuni dati mostrano come il numero dei palestinesi detenuti nelle carceri dell'occupazione sotto regime di detenzione amministrativa, senza accusa né condanna, sia di recente salito a 200. 

La fondazione "Solidarietà internazionale" per i diritti umani ha dichiarato in un comunicato stampa diffuso il 21 febbraio, da Quds Press, che il numero dei detenuti amministrativi assiste ad un continuo aumento causato dalle campagne di aggressione portate avanti quotidianamente da Israele.

Il comunicato ha affermato che non meno del 90 per cento dei detenuti amministrativi sono ex prigionieri e leader di organizzazioni palestinesi. La fondazione ha spiegato che le autorità d'occupazione fanno riferimento a "dossier segreti" per giustificare l'applicazione della detenzione amministrativa nei confronti dei palestinesi, senza basarsi su prove o indizi chiari per formulare una specifica accusa per il prigioniero. 

Inoltre all'avvocato viene proibito l'accesso a tali dossier che le autorità d'occupazione pretendono di tenere per sé in quanto riservati.