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mercoledì 3 marzo 2021

I corridoi umanitari siano attivati subito - Di Andrea Riccardi

Andrea Riccardi - Il Blog
Italia e Ue hanno respinto i profughi, servendosi di entità private. Così è stato violato il diritto all'asilo

Sono passati 10 anni dall'inizio della rivolta in Libia contro Gheddafi, ucciso nell'ottobre 2011. Sembrava la liberazione dalla dittatura, ma il Paese non ha avuto pace in mano a milizie rivali. Il 6 febbraio scorso è stato annunciato un governo di unità nazionale grazie all'azione dell'Onu. Speriamo! È l'inizio di un processo difficile ma necessario, mentre Turchia e Egitto non sono troppo disposti a rinunciare alle posizioni acquisite. Intanto circolano, a servizio di gruppi o istituzioni, personaggi che, per i crimini commessi contro libici e rifugiati, andrebbero assicurati alla giustizia.

Se i libici sono ostaggio dei signori della guerra e delle influenze internazionali, i profughi sono i paria della situazione. L'ultimo fatto è la denuncia civile contro la Marina militare italiana per aver coordinato il respingimento dei migranti in Libia, non direttamente ma mediante privati. A citarla in giudizio sono cinque eritrei sostenuti da una Ong. 
Nell'atto si parla di 270 respingimenti in Libia, dove non esistono le minime condizioni di sicurezza. 

I fatti risalgono al luglio 2018. Si tratta delle "riammissioni informali"; pratica più volte stigmatizzata dai tribunali italiani e dalla Corte europea per i diritti dell'uomo. Si impedisce ai migranti (che si presentano al confine, marittimo nel caso libico, terrestre nel caso balcanico) di chiedere la protezione internazionale, in violazione delle direttive europee, della Convenzione di Ginevra e dell'articolo 10 della Costituzione. Chiedere asilo è un diritto, ma per le rotte balcanica e mediterranea i Governi europei da due anni adottano i respingimenti indiretti ("riammissioni informali") con il trasporto delle persone - spesso tramite entità private - in uno Stato terzo, Bosnia o Libia. 

Ma come fare riammissioni in uno Stato in guerra? Se ne discute in queste settimane al Parlamento europeo, dopo le accuse contro l'operazione mediterranea della Ue, Frontex, per relazioni con mercanti e lobbysti di armi tramite la guardia costiera libica, oltre che - in questo caso - di cooperazione nei respingimenti sulla rotta libica, balcanica e del mare Egeo. Non migliore è la situazione di quanti sono stati trasportati dalla Libia in Niger tramite l'Oim e si trovano ora bloccati nei villaggi costruiti attorno ad Agadez.

Il nuovo Governo Draghi, che si presenta con un vasto consenso e un volto riformatore, ha la responsabilità di prendere in mano coerentemente i drammatici problemi migratori: bisogna affrontare la questione dei rifugiati intrappolati da anni in Libia utilizzando i "corridoi umanitari"(coinvolgendo possibilmente i Paesi europei), ma anche costruendo un rapporto sano con la problematica migratoria. Occorre riaprire i flussi regolari e controllati dei migranti nel nostro Paese.

Infine, per accrescere la coesione sociale e l'integrazione, va risolta l'assurda realtà dei bambini, figli di stranieri, nati in Italia o che hanno studiato qui, i quali crescono senza cittadinanza nazionale, come meriterebbero essendosi formati (ius culturae) tra italiani. Sono scelte che i governi di centrosinistra hanno tralasciato e quelli di centrodestra avversato. Ma è venuto il momento di guardare a queste problematiche in modo serio, mettendo insieme l'interesse del Paese, motivi di umanità e una vera politica mediterranea.

Fonte: Andrea Riccardi, Il Blog

martedì 3 dicembre 2019

Migranti, sentenza del Tribunale: "I respingimenti sono illegali e possono chiedere risarcimento e domanda di asilo"

La Repubblica
I respingimenti sono illegali e chi li subisce ha diritto a vedersi risarcire il danno, ma soprattutto a presentare domanda di protezione internazionale in quel Paese. 


E’ una sentenza importante quella emessa nei giorni scorsi dal tribunale civile di Roma che, accogliendo un ricorso dell’Asgi e da Amnesty international Italia, ha deliberato che un gruppo di migranti soccorsi da una nave militare italiana nel 2009 e respinti hanno diritto al risarcimento del danno e all’ ingresso in territorio italiano per presentare domanda di asilo.

I fatti sono del 27 giugno 2009 quando un gommone con 89 persone a bordo (quasi tutti eritrei) partito dalla Libia fu intercettato da una nave militare italiana con il motore in avaria ma i migranti vennero tutti riportati in Libia. 

Nel 2016 per loro conto Asgi e Amnesty international Italia hanno presentato ricorso al tribunale civile di Roma che il 28 novembre scorso ha emesso questa sentenza destinata a costituire un importante precedente. 

Alessandra Ziniti

mercoledì 31 ottobre 2018

Qatar: in vigore la leggere sul diritto di asilo. Primo paese della regione. HRW plaude, sia da esempio per altri stati.

ANSAmed
L'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch (HRW) ha elogiato l'entrata in vigore in Qatar della prima legge a tutela del diritto di asilo della regione. Lo riporta Al Jazeera.

"Grande notizia che il Qatar abbia approvato la prima Legge sull'Asilo della regione, una reale sicurezza per gli esiliati politici nella regione, speriamo sia un modello per altri Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) che non hanno leggi per i rifugiati e l'asilo. 

Questa è una grande cosa!" ha dichiarato Sarah Leah Whitson, direttrice esecutiva di HRW per il Medio Oriente e il Nord Africa. 

Secondo i dati dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), sono più di cinque milioni i rifugiati siriani che si trovano in vari Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. 

"La legge sull'asilo del Qatar è un enorme passo in avanti in una regione fatta di Stati ricchi che storicamente hanno chiuso le loro porte ai rifugiati" ha dichiarato Lama Fakih, vice direttore per il Medio Oriente di HRW.

venerdì 8 giugno 2018

Migranti: Turchia sospende accordo su rimpatri con Grecia per ritorsione dopo mancata estradizione di militari turchi fuggiti.

ANSAmed
Ankara - La Turchia ha sospeso l'accordo bilaterale con la Grecia sul rimpatrio dei migranti, come rappresaglia verso Atene per non aver estradato gli ufficiali turchi fuggiti dopo il fallito golpe del 2016. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ai giornalisti, chiarendo comunque che l'accordo generale con l'Ue sul blocco dei flussi migratori resta in vigore.



La decisione di Ankara è stata presa dopo che le autorità greche hanno liberato i militari turchi che erano in custodia e li hanno trasferiti in un luogo segreto. Gli ufficiali turchi negano il coinvolgimento nel colpo di stato ed hanno richiesto asilo in Grecia. 


"Quello che la Grecia ha fatto è inaccettabile", ha detto Cavusoglu, avvertendo che Ankara potrebbe prendere in considerazione ulteriori misure contro Atene. I tribunali greci avevano respinto la richiesta di estradizione della Turchia ritenendo che agli ufficiali non potesse essere garantito un processo equo in patria.

venerdì 19 gennaio 2018

Norvegia - Il parlamento vuole espellere i richiedenti asilo afgani in mezzo alla guerra

Corriere della Sera
Ieri è stato un giorno triste per i richiedenti asilo afgani che vivono in Norvegia e per i difensori dei diritti umani: i parlamentari di uno dei paesi più ricchi al mondo hanno mostrato di aver perso compassione.



Il parlamento di Oslo ha infatti respinto una proposta di sospensione temporanea dei rimpatri dei richiedenti asilo afgani e un’altra, persino più modesta, che aumentava il numero dei criteri da soddisfare prima di decidere di rinviare una persona nel paese dal quale era fuggita. Se approvata, questa proposta avrebbe avvicinato la procedura norvegese agli standard internazionali.

Invece, siano nel pieno di una clamorosa violazione dei diritti umani. L’Afghanistan rimane un paese estremamente pericoloso. Il numero delle vittime civili ha raggiunto livelli record nel 2017. Neanche un mese fa una bomba nel centro di Kabul ha ucciso almeno 40 persone in quello che è apparso un attacco deliberato contro gli studenti.

Nonostante gli attentati, i rapimenti e le varie persecuzioni, la Norvegia, sia in rapporto alla sua popolazione che in termini assoluti, rimpatria più afgani di ogni altro paese europeo. Secondo le autorità di Kabul, il 32 per cento (97 su 304) degli afgani rimpatriati nei primi quattro mesi del 2017 proveniva dalla Norvegia.

Secondo Eurostat, la Norvegia ha rimpatriato in Afghanistan 760 persone nel 2016 e 172 nei primi sei mesi del 2017.

In un rapporto dello scorso anno Amnesty International ha denunciato casi di afgani rimpatriati dai paesi europei, Norvegia compresa, che sono stati uccisi o feriti in attentati o che vivono nel costante timore di subire persecuzioni.

Tra gli afgani su cui la decisione del Parlamento rischia di produrre conseguenze c’è Taibeh Abbasi (in primo piano nella foto), una ragazza di 18 anni residente nella città di Trondheim, il cui caso ha dato vita a grandi proteste studentesche. Taibeh è nata in Iran e non ha mai visto l’Afghanistan, dove ora ha il terrore di essere rinviata.

Lo scorso ottobre, durante una manifestazione in suo favore, ha preso la parola per la prima volta in pubblico:
“Non c’è un futuro per me e i miei fratelli in Afghanistan. Subiremo discriminazione e proveremo sulla nostra pelle cosa vuol dire essere una minoranza a rischio, soprattutto io che sono una donna. I miei sogni di terminare gli studi e avere una professione saranno distrutti”.

Riccardo Noury

martedì 11 luglio 2017

La Polonia respinge i richiedenti asilo provenienti dalla Bielorussia

Corriere della Sera
Mentre l'attenzione generale si concentra sulla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale, nel cuore dell'Europa c'è una situazione che è vista con grande preoccupazione dalle organizzazioni per i diritti umani e anche dalla Corte europea. 


Dal 2016, in violazione del diritto internazionale dei rifugiati e della legislazione europea, la Polonia sta bloccando l'ingresso alla maggior parte dei richiedenti asilo provenienti dalla Bielorussia. Li ferma sui treni alla frontiera Brest-Terespol e li costringe, nella stessa giornata, a intraprendere il percorso inverso.

In Bielorussia manca un sistema d'asilo funzionante ed è elevato il rischio che richiedenti asilo provenienti dalla Cecenia o da paesi asiatici possano essere rimandati nei luoghi di partenza, dove potrebbero subire torture. 

Nel giugno di quest'anno la Corte europea dei diritti umani ha adottato un "provvedimento ad interim" riguardante sei richiedenti asilo provenienti dalla Cecenia: non avrebbero dovuto essere rimandati in Bielorussia fino a quando la corte non avesse esaminato a fondo la vicenda e le autorità polacche avrebbero dovuto esaminare la loro richiesta d'asilo.
Le autorità di frontiera polacche hanno rifiutato di rispettare il provvedimento e hanno respinto le sei persone. Uno dei sei richiedenti asilo respinti ha fatto ricorso alla Corte europea chiedendo questa volta un provvedimento definitivo contro il respingimento in Bielorussia, paese dove si trova tuttora e da cui rischia di essere rimandato in Russia da un giorno all'altro.

Riccardo Noury

giovedì 31 marzo 2016

Israele respinge automaticamente le richieste di asilo da Eritrea e Sudan presentate in ritardo

Blog Diritti Umani - Human Rights
Le richieste da parte dei richiedenti asilo presentate da cittadini eritrei e sudanesi più di un anno dopo l'ingresso nel paese sono state negate automaticamente, nonostante il fatto che molti non erano in grado di presentare una richiesta di asilo durante il primo anno in Israele.



Negli ultimi due anni, migliaia di cittadini eritrei e sudanesi hanno presentato richieste di asilo. Ma a parte alcuni che sono stati riconosciuti come rifugiati, l'amministrazione ha negato tutte le richieste. Nella maggior parte dei casi per gli eritrei la richiesta è stata negata in quanto la diserzione dall'esercito eritreo non è stata considerata una ragione sufficiente per ricevere lo status di rifugiato.

L'amministrazione non ha risposto neanche a tutte le richieste presentate da persone provenienti dal Darfur nel Sudan occidentale, anche se alcuni di loro le avevano presentate più di tre anni fa.

Una clausola entrata in vigore nel gennaio 2011 afferma che "un cittadino straniero che deposita la domanda di asilo politico dopo un anno da quando ha fatto ingresso in Israele sarà respinta."

La procedura dice anche che "se il candidato ha dato motivi particolari per il ritardo della sua domanda, la sua richiesta sarà esaminata dal capo di una squadra che deciderà se accettare o meno la richiesta nonostante il ritardo.

Da quello che si è potuto accertare l'amministrazione ha iniziato a fare uso di questa clausola solo dall'estate 2015.

Si è verificato che molti migranti eritrei e sudanesi non hanno potuto presentare domanda de asilo in precedenza o perché in stato di detenzione in Israele nei campi per immigrati o perché non informati adeguatamente o assistiti adeguatamente nella compilazione della domanda.


ES

Fonte: www.haaretz.com

martedì 7 luglio 2015

L’Unhcr condanna gli emendamenti sul diritto d’asilo in Ungheria

Internazionale
L’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite ha espresso “grande preoccupazione” per gli emendamenti proposti alla legge sul diritto d’asilo in Ungheria e ha chiesto al governo ungherese guidato dal premier conservatore Viktor Orbán di consultare le organizzazioni civili e le agenzie per i rifugiati prima di portarle al voto in parlamento, si legge sull’agenzia Mti.
I principali cambiamenti proposti dal ministero dell’interno riguardano la velocizzazione delle procedure per analizzare le domande dei richiedenti asilo e per i rimpatri dei migranti irregolari. Montserrat Feixas Vihe, rappresentante dell’Unhcr per l’Europa centrale, ha dichiarato che gli emendamenti, se approvati, avranno un effetto “devastante” su migliaia di richiedenti asilo in Ungheria e ha chiesto al governo di fare in modo che la legge resti compatibile con gli standard internazionali di protezione.

I punti più controversi riguardano la possibilità di respingere i rifugiati verso paesi terzi poco sicuri o la detenzione per i richiedenti asilo, compresi donne e bambini. Inoltre il progetto di costruzione di un muro al confine con la Serbia renderebbe i rifugiati ancora più esposti ai trafficanti di esseri umani.

giovedì 11 giugno 2015

Francia, mano dura contro i rifugiati. Sgomberi violenti e senza garanzie per i richiedenti asilo

Il Manifesto
Sans papiers. Manifestazione nel XVIII arrondissement contro le evacuazioni forzate. Il governo ricorre alla mano dura, dopo aver organizzato un primo intervento il 2 giugno scorso. "Chi non ha diritto all'asilo deve lasciare il paese". L'estrema destra soffia sul fuoco, l'indignazione della sinistra. L'Unicef: in Francia 3 milioni di bambini sotto la soglia di povertà
L’Europa non rie­sce a dare nes­suna rispo­sta comune alla tra­ge­dia dei rifu­giati e così gli sbar­chi in Ita­lia si riper­cuo­tono negli altri paesi. E’ il caso della Fran­cia, dove il governo ha deciso di inter­ve­nire con la mano pesante. Da anni dura il dramma di Calais, senza che venga tro­vata una soluzione.

Adesso, anche a Parigi si sono for­mati dei veri e pro­pri «campi pro­fu­ghi» improv­vi­sati, che le auto­rità vogliono sman­tel­lare. Ieri nel tardo pome­rig­gio c’è stata una mani­fe­sta­zione di pro­te­sta nel XVIII arron­dis­se­ment della capi­tale, in seguito allo sgom­bero bru­tale della vigi­lia: alla Halle Pajol la poli­zia è inter­ve­nuta per cac­ciare i migranti che erano tor­nati non lon­tano dalla sta­zione del métro La Cha­pelle, da dove erano stati por­tati via il 2 giugno.

Quel giorno, l’operazione di era svolta in un clima rela­ti­va­mente calmo, l’evacuazione di circa 450 per­sone era stata pre­pa­rata, la pre­fet­tura aveva spie­gato che tutti i migranti erano stati siste­mati in hotel o in cen­tri di acco­glienza, che coloro che ave­vano diritto a un titolo di rifu­giato (eri­trei, ma anche in parte suda­nesi e somali) erano stati infor­mati e aiu­tati per le pra­ti­che ammi­ni­stra­tive. Le fami­glie, con donne e bam­bini, sono state accolte in modo più o meno decente. Ma gli uomini soli si sono tro­vati spiaz­zati, iso­lati, siste­mati lon­tano dai cen­tri di aiuto. Per loro, sono state garan­tite prima 3 poi altre 4 notti negli hotel, ma una set­ti­mana dopo si sono ritro­vati in strada.

Più di 200 tra coloro che ave­vano diritto a pre­sen­tare una domanda d’asilo hanno rifiu­tato, per­ché vogliono andare altrove, in Ger­ma­nia, Gran Bre­ta­gna o Sve­zia, dove hanno dei legami. Così, que­ste per­sone sono tor­nate nel XVIII arron­dis­se­ment, dove negli ultimi giorni ne sono arri­vati altri, molto pro­ba­bil­mente dall’Italia. E a que­sto punto, la poli­zia è inter­ve­nuta senza guanti. Lo sgom­bero di lunedì pome­rig­gio è stato vio­lento, dei cit­ta­dini hanno cer­cato di opporsi all’assalto della poli­zia. Ale­xis Cor­bière, del Parti de Gau­che, para­gona l’intervento attuale allo sgom­bero vio­lento di 19 anni fa, alla chiesa Saint-Bernard, da parte del governo Juppé, che aveva sol­le­vato una grande indi­gna­zione e un forte movi­mento di soli­da­rietà in seguito allo scio­pero della fame di un gruppo di rifugiati.

Pierre Lau­rent, segre­ta­rio del Pcf, si è detto «indi­gnato» dal com­por­ta­mento del governo Valls, che «manda la forza pub­blica con­tro i rifu­giati». La segre­ta­ria di Europa Eco­lo­gia, Emma­nuelle Cosse, ha espresso «ver­go­gna». Ma il pre­fetto di Parigi, Ber­nard Bou­cault, non ha nes­suna inten­zione di cedere: «adesso appli­chiamo la legge, chi non vuole chie­dere l’asilo non ha nes­sun diritto di restare sul ter­ri­to­rio» fran­cese e quindi verrà espulso.

Il governo Valls risponde così all’assalto del Fronte nazio­nale, che sof­fia sul fuoco dal punto di vista poli­tico, men­tre degli ener­gu­meni di estrema destra mole­stano fisi­ca­mente i migranti che vivono nei campi di for­tuna. «A che cosa serve eva­cuare per poi allog­giare meglio a spese dei con­tri­buenti? – chiede reto­ri­ca­mente il segre­ta­rio gene­rale del Fronte nazio­nale, Nico­las Bay – biso­gna espel­lere dal ter­ri­to­rio nazio­nale tutti i clandestini».

Le asso­cia­zioni si sen­tono impo­tenti, i campi improv­vi­sati sono invi­vi­bili e peri­co­losi per la salute, ma l’espulsione è una tragedia.

La Fran­cia che taglia i pro­grammi pub­blici è anche oggetto di cri­ti­che da parte dell’Unicef. Secondo un rap­porto dif­fuso ieri, più di 3 milioni di bam­bini vivono in Fran­cia sotto la soglia di povertà, 30mila sono senza tetto, 9mila abi­tano in bidon­ville (sono soprat­tutto i rom). Una «situa­zione inac­cet­ta­bile per i bam­bini migranti», sot­to­li­nea l’organizzazione dell’Onu che difende l’infanzia.

sabato 8 novembre 2014

Immigrati - Consiglio UE diritti umani boccia la Spagna: No a nuova legge sui respingimenti senza possibilità domanda asilo

Il Fatto Quotidiano
La legge sulla Sicurezza cittadina, in Parlamento dal 20 novembre, legalizza la restituzione immediata degli immigrati a Ceuta e Melilla. Ora il Paese ha l’obbligo di offrire a chiunque la possibilità di fare richiesta di asilo. Il commissario dei diritti umani del Consiglio Ue, Nils Muižnieks: "Si vuole legalizzare ciò che è illegale"
Prima i proiettili di gomma e piombo sparati ad altezza d’uomo. Poi le concertinas, le lame taglienti ricollocate lungo la frontiera. Adesso un piccolo codicillo dal titolo “Prima disposizione aggiuntiva” ficcato all’interno della Legge sulla Sicurezza cittadina che finirà in Parlamento il prossimo 20 novembre. 

A Madrid l’intenzione sta tutta dentro quel paragrafo: “Gli stranieri che saranno intercettati sulla linea di confine di Ceuta e Melilla, nel tentativo non autorizzato di attraversare la frontiera in maniera clandestina, in flagrante e violenta, saranno respinti al fine di impedire il loro ingresso illegale in Spagna“. 

Tradotto, il governo di Rajoy vuole legalizzare la restituzione “a caldo” degli immigrati, contravvenendo non solo la legislazione europea, ma anche la Costituzione spagnola, le leggi internazionali e la Convenzione di Ginevra. “E’ una violazione delle leggi internazionali sui diritti umani, ma anche una violazione del rispetto elementare dell’uomo”, ha detto alla stampa iberica François Crépeau, inviato speciale dell’Onu per i diritti umani dei migranti.

Associazioni e giuristi hanno già mandato una lettera per informare il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks, chiedendogli di fare un richiamo urgente al governo di Madrid per bloccare la riforma. Un richiamo che il commissario ha inviato al palazzo della Moncloa, senza però aver ricevuto, almeno finora, alcuna risposta. Come spiegano tutte le associazioni per i rifugiati e i migranti, la Spagna ha l’obbligo per legge di offrire a qualsiasi persona entri nel suo territorio la possibilità di fare richiesta di asilo. Non c’entra insomma “la particolarità geografica” dei confini di Ceuta e Melilla – soprattutto sulla linea di mare -, come ha spiegato il ministro degli Interni Jorge Fernández Díaz.

Ma c’è di più. Secondo uno studio firmato da 16 docenti e professori di diritto di varie università spagnole, questa restituzione “a caldo” dei migranti violerebbe ben 12 norme tra nazionali e internazionali. “Non è la prima segnalazione che riceviamo – ha detto Muižnieks – si indaga su casi di violenza da parte dellapolizia. Non è una cosa nuova. 

Quello che è nuovo è la volontà di voler legalizzare quello che è illegale“, ha concluso il commissario europeo, aggiungendo che presto parlerà del tema con le autorità iberiche. François Crèpeau pare sia pronto per una visita ufficiale a Ceuta e Melilla: “Quello che il governo spagnolo vuole fare e sta facendo non potrebbe superare un ricorso costituzionale, né sarebbe sostenibile davanti alla Corte europea di Giustizia e al Tribunale europeo dei diritti dell’uomo”.

In una recente sentenza è stato proprio il Tribunale ha dichiarare illegali alcuni casi di espulsioni fatte da paesi come la Grecia e l’Italia. Il problema però è che, se l’emendamento non verrà ritirato e sarà approvato a Las Cortes, potrebbero trascorrere parecchi mesi prima di uno stop europeo, durante i quali Madrid rispedirebbe a casa moltissimi migranti. 

Attualmente la legge sull’Immigrazione, rivista già quattro volte dal 2000, stabilisce che ogni persona che entra in territorio iberico deve essere identificata e ha diritto a fare richiesta di asilo. 

Dall’ottobre 2012, questo sì, chi attraversa la frontiera può essere riconsegnato alla gendarmeria marocchina, ma sempre dopo l’identificazione in territorio spagnolo e nel lasso di tempo di dieci giorni. Il Marocco dall’altra parte, secondo l’accordo, deve certificare di aver ricevuto il migrante dalla Spagna e farsi responsabile del suo rimpatrio verso il Paese d’origine.

giovedì 6 novembre 2014

Immigrazione: Spagna apre uffici per asilo nelle enclavi a Ceuta e Melilla in Marocco

ANSAmed
Madrid - Il ministro degli interni spagnolo creerà nei prossimi mesi uffici per assistere i richiedenti asilo e protezione internazionale alle frontiere delle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco. Lo annuncia il ministero in una nota, spiegando che gli uffici puntano a far fronte all'aumento della pressione migratoria sulle due città autonome e dare "migliore risposta alle esigenze" delle istituzioni comunitarie stabilite nel Sistema europeo comune di Asilo.
Le nuove strutture saranno localizzate "nella zona di controllo frontaliero e saranno chiaramente identificate", per evitare il trasferimento dei richiedenti l'asilo "fuori dal recinto della frontiera" e dare loro "l'informazione necessaria per presentare la richiesta di asilo". 

Negli uffici, avvocati e interpreti per aiutare a identificare i richiedenti asilo in Spagna che dimostreranno di avere i requisiti per la richiesta. Le domande di asilo "saranno risolte", come avviene finora, "dall'Ufficio di Asilo e Rifugiati del ministero degli Interni entro 8 giorni", durante i quali coloro che avranno inoltrato la domanda, resteranno nel territorio di Ceuta e Melilla, nei Centri di soggiorno temporaneo per migranti o in alloggi privati, nel caso di esigenza o mancanza di posti.

giovedì 10 luglio 2014

Australia: 153 rifugiati (40 minori) minoranza Tamil (Sri Lanka) richiedenti asilo detenuti su una nave

Ansa
Un gruppo di 153 richiedenti asilo della minoranza Tamil dello Sri Lanka fra cui 40 minori, intercettati nell'Oceano Indiano, potranno essere trattenuti per settimane a bordo di una nave della dogana australiana mentre il loro destino è deciso dall'Alta Corte d'Australia.
Ieri gli avvocati del governo e dei richiedenti asilo hanno concordato un calendario per le udienze in Corte, dopo che il governo ha promesso di dare un preavviso scritto di almeno 72 ore se intende consegnarli alle autorità di Sri Lanka, dove secondo i loro legali subirebbero persecuzioni, arresti e torture. La prossima udienza sarà tenuta entro tre settimane.

Gli avvocati dei profughi, che contestano la legalità delle azioni del governo, sostengono che il loro rimpatrio forzato sarebbe in violazione dell'obbligo della convenzione sui profughi di 'non respingimento' verso territori in cui la loro vita o libertà sarebbero minacciate per motivi di razza, religione o opinioni politiche.

Lunedì il governo ha rivelato di aver respinto verso Sri Lanka 41 richiedenti asilo, prelevati da un altro barcone, consegnandoli in mare aperto alla marina di quel paese. Le autorità di Colombo hanno confermato che sono stati arrestati e saranno processati per aver lasciato illegalmente il paese, un reato punibile con due anni di carcere duro e una multa.

Intanto la Commissione Onu per i profughi ha esortato l'Australia a condurre un'ampia revisione giudiziaria del trattamento dei richiedenti asilo provenienti dallo Sri Lanka, che esamini se sono rispettati il principio di "non respingimento" e le convenzioni contro la tortura e per i diritti dei minori.

sabato 8 marzo 2014

834 i detenuti nigeriani nelle prigioni italiane: trattative Italia-Nigeria per farli ritornare ma ... attenzione al diritto di asilo

Agi
Sarebbero 834 i detenuti nigeriani nelle prigioni italiane che potrebbero presto tornare nel loro Paese per completare la loro condanna. 

Secondo quanto ha appreso l'Agi da fonti vicine al governo di Abuja, sarebbero infatti iniziate le trattative tra Italia e Nigeria per uno scambio di detenuti tra i due paesi portate avanti da una delegazione di rappresentanti di governo nigeriani arrivati a Roma nei giorni scorsi. 

Una volta nel loro paese i prigionieri dovrebbero completare lì la loro condanna. La maggior parte dei nigeriani nelle carceri italiane sono legati al traffico di droga.

venerdì 15 novembre 2013

Profughi, racconto di centinaia di rimpatriati a forza dai porti greci e italiani nel rapporto "Porti Insicuri"

La Repubblica
Raccolte le testimonianze di oltre cento casi di riammissioni sommarie di adulti e minori stranieri dai porti italiani alla Grecia. L'Italia non garantisce i diritti fondamentali dei migranti, in particolare dei richiedenti asilo e dei minori stranieri non accompagnati
ROMA - Medici per i Diritti Umani (MEDU) ha presentato oggi, presso la sala della Stampa Estera a Roma, Porti Insicuri, Rapporto sulle riammissioni dai porti italiani alla Grecia e sulle violazioni dei diritti fondamentali dei migranti. Ogni anno alcune migliaia di migranti - il più delle volte in fuga da guerre e persecuzioni -partono dai porti greci e cercano di raggiungere l'Italia e il resto d'Europa nascosti nelle navi che attraversano l'Adriatico. Ogni anno la gran parte degli stranieri rintracciati allo sbarco nei porti di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi vengono rimandati dalle autorità italiane nel paese ellenico in base a un accordo di riammissione siglato tra i due paesi.

LEGGI IL RAPPORTO

Nascosti sotto i camion o nelle stive. Sebbene per varie ragioni le dimensioni numeriche di questo fenomeno sembrino essersi ridotte negli ultimi anni, la rotta adriatica rimane comunque un problema aperto sia per il carico di sofferenza umana e i rischi concreti per la vita dei migranti che essa comporta sia per le gravi questioni che pone all'Italia, alla Grecia e a tutta l'Unione europea in termini di inadeguata tutela dei diritti fondamentali della persona, in particolare dei minori non accompagnati e dei richiedenti asilo. Ancora nel 2013, secondo le testimonianze raccolte da MEDU, la maggior parte delle persone viaggia nascosta sotto i camion o all'interno dei tir imbarcati sulle navi, mentre un numero più ridotto di migranti affronta il viaggio sui traghetti con documenti contraffatti forniti dai trafficanti dietro il pagamento di somme ingenti.

Testimonianze di 66 migranti. I risultati di questo rapporto si basano su un'indagine svolta da Medici per i Diritti Umani (MEDU) in Grecia e in Italia tra aprile e settembre 2013 con l'obiettivo di conoscere più a fondo il problema delle riammissioni dai porti italiani alla Grecia e le possibili violazioni dei diritti fondamentali dei migranti. Un team di MEDU ha raccolto le testimonianze dirette di 66 migranti - per lo più provenienti dall'Afghanistan e dalla Siria - che hanno dichiarato di essere stati riammessi dall'Italia alla Grecia. Poiché alcuni stranieri hanno riferito di essere stati respinti più volte, sono state documentate in totale 102 riammissioni delle quali 45 si sarebbero verificate nel 2013 (si veda scheda riassuntiva dei dati).

La paura del ritorno. In otto casi su dieci i migranti riammessi hanno dichiarato di aver cercato inutilmente di comunicare alle autorità italiane la propria volontà di richiedere protezione internazionale o comunque di voler rimanere in Italia per il timore di quanto sarebbe potuto loro accadere in caso di ritorno. I casi di riammissione di minori non accompagnati raccolti sono stati 26, dei quali 16 si sarebbero verificati nei primi nove mesi del 2013. Solo in quattro casi sono state effettuate le procedure per l'accertamento dell'età prima che venisse eseguita la riammissione.

I diritti sistematicamente lesi. Dai racconti dei migranti riammessi - come anche in parte dalle interviste agli operatori socio legali che operano ai valichi di frontiera adriatici e dall'analisi degli stessi dati forniti dal Ministero dell'Interno - emerge che sembrano essere sistematicamente lesi i diritti al ricorso effettivo, all'informazione, ai servizi di interpretariato e orientamento legale, a procedure adeguate di accertamento della minore età.

"Basta con le riammissioni sommarie". Medici per i Diritti Umani chiede al Governo italiano che cessino immediatamente le riammissioni sommarie verso la Grecia e che ai migranti che giungono ai valichi di frontiera adriatici venga assicurato un reale accesso al territorio nazionale e alla protezione. Medici per i Diritti Umani ritiene altresì necessaria un'ulteriore riforma del Regolamento Dublino, che, come emerge anche da questo rapporto, si dimostra inadeguato a tutelare i richiedenti asilo e ad assicurare un'equa ripartizione delle domande di protezione internazionale tra tutti i paesi europei.