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mercoledì 12 febbraio 2020

Trump distrugge le tombe dei nativi americani protette dall’Unesco per costruire il muro al confine col Messico.

Il Fatto Quotidiano
Esplosioni all’interno della riserva naturale dell’Organ Pipe Cactus National Monument, protetta dall’Unesco, in Arizona, che colpiscono anche antichi siti di sepoltura dei nativi americani. Ad autorizzarlo è stata l’amministrazione guidata da Donald Trump allo scopo di costruire quasi 70 chilometri del muro di separazione tra Stati Uniti e Messico, fortemente voluto dal presidente americano. 
Dopo la denuncia delle comunità locali e delle associazioni, anche le autorità hanno confermato che “esplosioni controllate” sono già iniziate nella zona. Niente hanno potuto le leggi a tutela dei beni culturali e paesaggistici, visto che il tycoon ha invocato motivazioni di sicurezza nazionale.
A esporsi per primo contro la decisione dell’amministrazione è stato Raul Grijalva, Deputato democratico dell’Arizona a capo del Comitato sulle risorse naturali della Camera, che ha parlato di un atto “sacrilego”, spiegando che le autorità non si sono nemmeno preoccupate di avvertire la tribù locale Tohono O’odham. È proprio in questi luoghi, ha poi spiegato, che i nativi americani locali seppellivano i corpi dei rivali Apache, in segno di rispetto. Ed è sempre in quell’area che sono stati ritrovati manufatti risalenti a 10mila anni fa.

A preoccupare i movimenti ambientalisti, però, non sono solo i danni ai siti di sepoltura, ma anche quelli alle falde acquifere e le conseguenze sulle specie selvatiche che popolano la zona desertica, diventata famosa perché esempio di ecosistema intatto tipico del deserto del Sonora. E ad essere distrutti, hanno riferito i locali, sono stati anche degli antichi cactus che caratterizzano l’area e che per i nativi rappresentano la reincarnazione dei propri avi.

FQ

martedì 30 luglio 2019

Usa-Messico - L'altalena che abbatte l'isolamento del muro. L'azione da un lato provoca una conseguenza dall'altra.

La Repubblica
Il progetto si chiama "Teeter totter wall" e i primi disegni risalgono al 2009. Ma solo a luglio 2019 Ronald Rael e Virginia San Fratello una coppia di architetti e docenti universitari hanno visto realizzata la loro idea. 



A Sunland Park, in New Mexico, dove un alto muro divide il territorio statunitense da quello messicano, Rael e San Fratello hanno installato alcune giostre dipinte di rosa acceso. Alcune persone, tra cui molti bambini, sul lato messicano non erano al corrente dell’evento, ma quando hanno visto quello che stava accadendo sono accorsi immediatamente a giocare con chi si trovava dall’altra parte del muro.

"Il muro è diventato il fulcro delle relazioni Usa-Messico e i bambini e gli adulti sono stati collegati in modo significativo da entrambe le parti con la consapevolezza che le azioni che hanno luogo da una parte hanno una conseguenza diretta dall’altra" ha scritto su Instagram Ronald Rael, parlando di questa come "una delle esperienze più incredibili" della sua carriera e di quella di Virginia.
A cura di Martina Tartaglino

mercoledì 26 giugno 2019

Confine USA-Messico - La foto shock mostra le raccapriccianti conseguenze del confine chiuso da un muro

La Repubblica
Lo scatto al confine tra Messico e Stati Uniti. Erano salvadoregni. Trovati morti altre 4 persone, una donna, due bambini e un neonato. La Camera stanzia 4,5 miliardi di aiuti per risolvere la crisi al confine.



Washington - Come la foto del piccolo Aylan. Lo scatto shock di un padre e la sua bimba di due anni morti annegati nel Rio Grande mentre cercavano di attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti evitando il muro indigna l'America. Ed è destinata a diventare il simbolo della tragedia dei migranti dal Centro America così come l'immagine del corpicino di Aylan riverso su una spiaggia turca è divenuta il triste simbolo dell'immigrazione verso l'Europa.

Oramai sulla terribile immagine scattata sul fiume che separa il Messico dal Texas si sa quasi tutto. L'uomo era un cittadino salvadoregno, Oscar Alberto Martinez, la sua figlioletta Angie Valeria. I due corpi sono a faccia in giù, immersi nell'acqua di un canneto sporca di fango, trasportati a riva dalla corrente sulla sponda sud del fiume. 

Si vede la bimba ancora con le scarpette, legata al padre da quella che sembra essere una maglietta con il quale l'uomo forse cercava di tenere la piccola stretta a sè nel disperato tentativo di proteggerla. Il braccio della bimba è ancora attorno al collo del padre. Non ci sono parole, i commentatori in tv a stento trattengono l'emozione e in qualche caso le lacrime.

La disgrazia sarebbe avvenuta domenica e i due corpi sono stati ritrovati lunedì. Saranno rimpatriati nei prossimi giorni. Il ministro degli affari esteri di El Salvador ha intanto invitato le famiglie che tentano di migrare negli Usa di ripensarci: "Non rischiate". Mentre gli agenti federali che vigilano sulle frontiere della zona hanno trovato quattro morti nei pressi del Rio Grande: si tratta di una giovane donna, di due bambini e di un neonato. Le autorità affermano che le vittime sono probabilmente decedute per disidratazione ed esposizione all'eccessivo caldo.

Le principali emittenti Usa e i media sul web ripropongono in continuazione quelle immagini che sono come un pugno nello stomaco. Ma dalle autorità americane silenzio. L'unico fragore che si può sentire è quello delle polemiche politiche, con la Camera a maggioranza democratica che stanzia 4,5 miliardi da destinare alla crisi del confine sud e la Casa Bianca già pronta al veto. Mentre il massimo responsabile dell'agenzia federale che gestisce i campi al confine del Messico dove vengono trattenuti i bambini separati dalle famiglie illegali è costretto a dichiarare le dimissioni, dopo che un gruppo di legali ha testimoniato le condizioni terribili in cui i minori sono costretti a vivere: senza cibo adeguato, con scarsa assistenza medica, i neonati che vengono accuditi da altri minori. Una situazione che ha destato la preoccupazione anche del presidente Donald Trump. Tanto più che nell'ultimo anno sono ben sei i bambini che hanno perso la vita.

domenica 24 febbraio 2019

Trump - Il muro di demagogia con il Messico - Per completarlo, se finanziato, ci vorrebbero 20 anni.

LimesIntenzionato a completare la barriera esistente tra gli Stati Uniti e il Messico, Donald Trump ha dichiarato l’emergenza nazionale per arrogarsi circa 8 miliardi di dollari in fondi destinati alla Difesa da convogliare al progetto. L’unico mezzo a sua disposizione per aggirare il Congresso che, trasversalmente, non gli ha voluto concedere tale cifra.
Perché conta: La querelle riguardante il muro dimostra plasticamente quanto sia difficile – quasi impossibile – per un presidente realizzare un progetto domestico in modo unilaterale. Perché certamente Trump non completerà mai il muro. Forse non ne realizzerà neppure un metro. La decisione presidenziale è già stata impugnata in tribunale da 16 Stati federati, da molteplici associazioni umanitarie e ambientaliste, nonché da privati cittadini. Con la certezza che sarà la Corte suprema a decidere della questione.

Per cui nel migliore dei casi, per Trump, il massimo tribunale deciderà in suo favore tra almeno un anno, consentendogli di iniziare la costruzione di alcuni chilometri di barriera – secondo i migliori calcoli, 8 miliardi di dollari bastano per realizzare 376 chilometri (234 miglia) di muro, circa un terzo di quanto già esiste (1.052 chilometri), poco più di un decimo dell’intero confine (3.110 chilometri).

Considerato l’andamento della vicenda, di questo passo ci vorrebbero almeno 20 anni per allocare i fondi necessari al completamento della barriera, decisamente più dei 6 anni scarsi di presidenza (2 più 4) che Trump potrebbe avere a disposizione qualora fosse rieletto. 

Per tacere di cosa (non) succederebbe se la Corte suprema giudicasse invalida la misura presidenziale. Mentre, se pure i giudici dessero ragione a Trump ma nel successivo novembre fosse eletto un presidente contrario allo stato di emergenza, la costruzione si interromperebbe immediatamente, con la consegna ai posteri di una manciata di chilometri di muro edificati ex novo. A fronte di uno sforzo titanico da parte del magnate newyorkese, sfociato nella dimostrazione dell’impotenza presidenziale.

Dario Fabbri

venerdì 25 maggio 2018

I muri non funzionano - Usa. Il «muro» di Trump non ferma la fuga dal Centroamerica, +38% di richieste di asilo

Avvenire
L’Onu: in un anno le richieste di asilo sono salite del 38% in Messico e Usa.
Tolleranza zero contro l’immigrazione illegale, detenzione di tutti coloro che valicano un confine americano senza documenti e la rinnovata promessa di completare il muro fra gli Stati Uniti e il Messico. L’Amministrazione Trump indurisce ulteriormente la sua linea contro i migranti, eppure gli aspiranti rifugiati continuano a premere sulla frontiera meridionale Usa, spinti da una nuova ondata di violenza in America centrale e dal taglio (previsto almeno al 36 per cento per il 2018) ai piani di aiuto americani per la sicurezza dei loro Paesi. 


Secondo l’Agenzia Onu per i rifugiati (Acnur), nel 2017 le domande di asilo da parte di centroamericani sono cresciute del 38 per cento rispetto all’anno precedente. La maggior parte viene presentata negli Stati Uniti, ma un numero crescente di profughi è costretto a fermarsi in Messico in attesa di poter entrare negli Usa, dove gli arresti al confine si sono moltiplicati. 

L’Amministrazione Trump ha aumentato il numero di agenti schierati alla frontiera e ha assicurato che perseguirà penalmente chiunque attraversi in modo irregolare il confine tra Stati Uniti e Messico: una svolta rispetto alla pratica Usa di lunga data che prevedeva la semplice espulsione dei migranti senza precedenti penali. Il ministro alla Giustizia Jeff Sessions ha di recente inviato 35 nuovi procuratori criminali al confine sud-occidentale Usa e ha assegnato 18 giudici dell’immigrazione alla gestione dei casi arretrati. Sono tutte misure che sperano di inviare un forte messaggio di deterrenza a chiunque intenda attraversare illegalmente o presentarsi ai porti di ingresso per chiedere asilo.

Donald Trump ha promesso ieri di inasprire le leggi americane sull’immigrazione che «sono le peggiori al mondo» e di continuare la sua battaglia contro gli Stati e le città santuario che offrono rifugio ai migranti. Il presidente Usa è al momento impegnato di un confronto serrato con la California, il cui governatore democratico, Jerry Brown, ha firmato una legge che proibisce alla polizia ordinaria di verificare i documenti di soggiorno di ogni persona fermata o di aiutare gli agenti migratori federali a portare a termine retate o deportazioni. Una misura che il capo della Casa Bianca ha definito «letale e incostituzionale», perché «offre protezione ad alcuni dei più brutali e violenti criminali sulla Terra, dei veri animali». In contrapposizione all’approccio della California, Trump ha messo in evidenza i progressi compiuti sul fronte del muro con il Messico e chiesto al Congresso più fondi per portarlo avanti. Nonostante la crescente difficoltà nell’accedere agli Stati Uniti, gli abitanti di Honduras, Guatemala e El Salvador sostengono, però, di non aver altra scelta che di abbandonare i loro Paesi, dove città intere sono controllate da bande criminali che reclutano a forza i giovani e minacciano di morte le loro famiglie.

L’Amministrazione Trump, però, sembra voler reclutare anche le scuole nel contenimento dell’immigrazione negli Stati Uniti. Betsy De-Vos, ministro dell’Istruzione, durante un’audizione al Congresso, ha affermato che tutti gli istituti d’istruzione del Paese possono denunciare alle autorità gli studenti immigrati senza documenti. L’affermazione si scontra con una sentenza della Corte Suprema, che impone alle scuole pubbliche di garantire l’istruzione dei bambini a prescindere dal loro status legale.

martedì 21 novembre 2017

Americano e messicana si sposano sul varco del muro ed entrano finalmente insieme negli USA

Globalist
Grazie alle nozze, Evelia potrà raggiungere il marito negli Stati Uniti. Lui, Brian, l'ha preso in braccio facendole così attraversare il muro, aperto solo per un'ora per le nozze.

Alla fine lo sposo, americano, ha preso in braccio la sposa, messicana, e, invece che portarla dentro casa, le ha fatto attraversare il confine tra Stati Uniti e Messico.
La sposa, originaria dello Stato di Guerrero, nel sud del Messico, non poteva andare negli Stati Uniti, perché non aveva i documenti richiesti, un problema che sta per essere risolto con il matrimonio .

"Per chi si vuole bene questo muro non esiste. L'amore non conosce i confini ", ha detto la sposa, Evelia Reyes, che indossava il tradizionale abito bianco, con tanto di velo. La coppia ha scambiato i voti matrimoniali alla presenza di un giudice messicano, davanti alla "porta della speranza", un'apertura nella recinzione che separa i due Paesi a Playas de Tijuana, e che è stata lasciata aperta per un'ora dalle guardie di frontiera statunitensi.

La cerimonia è stata organizzata dai Border Angels, una ONG che difende i diritti degli immigrati, e si è svolta sotto l'occhio vigile delle guardie di frontiera americane e alla presenza di pochi parenti e amici.
Evelia ha detto di avere incontrato il marito, Brian Houston, tre anni fa a Tijuana. Tuttavia, non poteva andare negli Stati Uniti perché priva dei necessari documenti.
La cerimonia si sarebbe potuta tenere in Messico, ma, secondo il San Diego Tribune, Brian Houston non poteva andare a Tijuana per ragioni non meglio spiegate. Al rito ha presenziato anche la moglie del sindaco di Tijuana.

Enrique Morones, dei Border Angels, ha lamentato il fatto che le famiglie riunite per l'evento "possono stare insieme solo per cinque minuti: questa è la cosa più triste".

domenica 10 settembre 2017

Kikito - Il bambino che turba i fan del muro di Trump con il Messico

AGI
L'opera dell'artista francese JR è nata da un sogno. E Kikito, bimbo Messicano nato al confine, ne è diventata la personificazione. Ecco come la raccontano Repubblica e il Guardian.

E' gigantesco. Incombe sulla barriera eretta sul confine tra Messico e Stati Uniti come se potesse svellerla da un momento all'altro, con un semplice gesto. Si vede a chilometri di distanza e quando le pattuglie delle guardie di frontiera ci passano sotto storcono il naso. Ma non fa paura. Non minaccia nessuno. Perché è un bambino.

Il suo nome - meglio, nomignolo - è Kikito ed è opera dell'artista francese JR, uno che conosce bene la questione dei migranti, alla quale ha dedicato un lungo progetto, 'Ellis Island of today', che lo ha portato dalle spiagge di Lampedusa al deserto della California.
Come la raccontano Repubblica e il Guardian

La foto di Kikito, alta 20 metri, ritrae il bambino mentre, come in un gioco, guarda oltre la barriera. Grazie alla prospettiva sembra che si stia affacciando sulla recinzione di un giardino, o sulle sponde di un lettino. Tutto molto più innocuo del gigantesco, inquietante muro che divide i due Paesi. E che, come tutti i muri, da quello di Berlino a quello in Cisgiordania, ha ispirato decine di artisti.

Ci sono musicisti che si sono esibiti simultaneamente da un lato e dell'altro della barriera; sono state celebrate messe in contemporanea; si sono giocate partite di pallavolo e writer di ogni genere si sono espressi in qualunque modo. All'altezza di Tijuana è persino comparso un enorme cavallo di legno sul modello di quello di Troia.

Ma il bambino di JR ha ovviamente una valenza particolare. "L'idea mi è venuta in sogno" ha raccontato, "ho sognato di questo bambino che guardava oltre la barriera e quando mi sono svegliato mi sono domandato cosa gli poteva passare mai per la mente. Perché noi adulti sappiamo bene cosa pensare di fronte a un muro come quello. Ma un bambino?".

martedì 28 febbraio 2017

Ungheria costruisce un secondo muro al confine con la Serbia

EuroNews
Un muro solo non bastava l’ Ungheria, lunedì ha iniziato a costruire una seconda barriera anti-immigrati al confine con la Serbia. Quello del contrasto all’immigrazione è il cavallo di battaglia del governo di Orban, in vista delle elezioni del 2018. 


Zoltán Kovács portavoce dell’esecutivo ungherese in missione a Bruxelles, ha spiegato a euronews che la costruzione della struttura “è dovuta a tutto ciò che sta accadendo ai confini europei, ed ovviamente, anche all’accordo tra l’UE e la Turchia. 

Ma è dovuta più che altro al fatto che sono circa 80.000 le persone che stanno ancora percorrendo la rotta dei Balcani occidentali. La primavera sta arrivando e, secondo stime tedesche, ci sono almeno 6-6,5 milioni di persone in attesa di entrare nell’Unione europea “.
La nuova recinzione si aggiungerà al muro di filo spinato eretto nel 2015 per impedire l’accesso nel Paese di centinaia di migliaia di migranti in fuga soprattutto dalla Siria. La organizzazioni per i diritti umani denunciano le condizioni disumane in cui vengono lasciati migranti che bussano alle porte d’Europa.

venerdì 20 gennaio 2017

Israele ha terminato la costruzione del muro di 230 Km lungo il confine con l’Egitto

Il Post 
È stato voluto soprattutto dal primo ministro Netanyahu, che ieri ne ha inaugurato la sezione principale, per contrastare terrorismo e immigrazione clandestina


Israele ha terminato la costruzione della parte principale del muro lungo il confine con l’Egitto: era stata decisa nel 2010 e iniziata nel novembre 2011. La barriera è alta cinque metri, è sormontata da filo spinato, torri di controllo alte 30 metri, telecamere di sicurezza e allarmi. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha fortemente sostenuto il progetto, ha partecipato a una cerimonia che ha sancito la fine della costruzione della prima sezione, lunga 230 chilometri. 


Nei prossimi tre mesi ne verrà realizzata un’ulteriore parte, lunga 14 chilometri: una volta definitivamente terminato, il muro si estenderà dal porto israeliano di Eliat, sul Mar Rosso, fino alla Striscia di Gaza, affacciata sul Mediterraneo.

La barriera è stata costruita per impedire l’arrivo in Israele di immigrati clandestini e le incursioni di presunti terroristi islamici: entrambi i fenomeni sono aumentati dopo la caduta del regime egiziano di Hosni Mubarak – avvenuta nel febbraio 2011 – e il conseguente vuoto di potere che si è creato nella regione del Sinai, al confine con Israele. Seppur con lentezza e difficoltà, negli ultimi mesi il nuovo governo egiziano sta cercando di imporre la sua autorità nella regione. 

Netanyahu ha velocizzato i lavori di costruzione della barriera, e la sicurezza e la lotta all’immigrazione clandestina sono due punti fondamentali della sua campagna elettorale in vista del voto del 22 gennaio. Il suo governo ha anche espulso alcuni immigrati e imposto sanzioni penali a chi li assume senza permesso di lavoro. Negli ultimi anni più di 60 mila africani, provenienti soprattutto dal Sudan e dall’Eritrea, sono entrati illegalmente in Israele in cerca di lavoro o per rifugiarsi dalle persecuzioni nei loro paesi. Molti di loro hanno subito maltrattamenti e sono stati ingiustamente discriminati una volta in Israele.

Il muro lungo il confine dell’Egitto è il quarto costruito da Israele lungo i confini con gli stati vicini: oltre a quello che lo separa da Gaza e dalla Cisgiordania, lo scorso aprile il paese aveva realizzato anche una barriera lungo il confine con il Libano, lunga circa due chilometri e alta fino a sette metri, per prevenire gli attacchi sempre più frequenti.

mercoledì 14 dicembre 2016

Calais, finiti lavori per grande muro anti-migranti, voluto da Gb

ANSAMed
Parigi - Un altro muro nel cuore dell'Europa: in meno di tre mesi sono finiti i lavori per la costruzione del 'Great Wall', il grande muro di Calais, voluto dal governo di Londra per impedire ai migranti di passare dalla Francia in Gran Bretagna. 


Un cantiere ad alta portata simbolica, una barriera tra due Paesi di quello stesso Occidente che, a parole, tanto aveva criticato iniziative analoghe spuntate ai confini sud-orientali del continente, dall'Ungheria in su.

Alto quattro metri per un chilometro di lunghezza, il muro in cemento armato e dotato di telecamere di sorveglianza sorge a poche centinaia di metri dalla ex-Giungla dei migranti di Calais, che il governo di Parigi ha smantellato questo autunno. 

L'obiettivo è impedire ai disperati di introdursi illegalmente nei camion diretti a Dover, dall'altra parte della Manica. Interamente finanziata dal governo britannico la struttura è costata 2,7 milioni di euro. Completa il recinto di protezione in ferro e filo spinato già eretto nella zona per impedire l'accesso al porto.

giovedì 24 novembre 2016

Libano - Si costruisce un muro intorno a un campo profughi palestinese

La Repubblica
Beirut - Le autorita' libanesi hanno dato ufficialmente il via alla costruzione di un muro alto circa 4 metri attorno ad Ain al Hilweh, il piu' grande campo di profughi palestinesi di tutto il Libano (ospita piu' di 120000 persone, aumentate dall'inizio della guerra in Siria), situato nel distretto di Sidone, nel sud del paese. 



Il muro, secondo il quotidiano locale online al Modon, dovrebbe essere completato nei prossimi 15 mesi. La sua costruzione e' risultato di un accordo tra le varie fazioni armate palestinesi all'interno del campo e le autorita' libanesi, che ha l'obiettivo di 'contenere' all'interno di Ain al Hilweh i frequenti scontri armati tra esercito libanese e fazioni armate palestinesi. 

'Verranno costruite anche quattro torri di osservazione sul perimetro del muro', ha aggiunto Abu Ahmad Faysal, un esponente di Hamas all'interno del campo, intervistato dal quotidiano locale Daily star. 

'La costruzione del muro mira a porre un freno alle schermaglie tra gli abitanti del campo e l'esercito'. Nonostante l'approvazione del progetto da parte delle leadership palestinesi, sui social si e' scatenata la protesta di molti palestinesi, che temono un peggioramento delle gia' precarie condizioni di vita degli abitanti del campo. Molti - specialmente coloro che vivono nella zona sud del campo, che vedranno costruito il muro a pochi metri dalle loro abitazioni - hanno ribattezzato il progetto 'il muro della vergogna', con vari riferimenti a misure intraprese nei confronti dei palestinesi da Israele. .

venerdì 30 settembre 2016

Turchia Tra 5 mesi sarà finito il muro più lungo del mondo 911 km al confine con la Siria

La Stampa
La prima parte dell'opera, di oltre 200 chilometri, è stata ultimata nei dintorni di Reyhanli, uno dei distretti dove il flusso migratorio a partire dal 2011 è stato più forte.
Dalla politica dell'accoglienza ai muri divisori. 


Dopo mesi di fasi alterne, nelle quali i flussi migratori venivano assorbiti e contenuti, la Turchia di Recep Tayyip Erdogan ha pensato bene di chiudere la partita con l'erezione di un muro lungo tutti i 911 chilometri del confine siriano. La prima parte dell'opera, di oltre 200 chilometri, è stata ultimata proprio nelle ultime settimane. Interessa la zona dell'Hatay, soprattutto i territori nei dintorni di Reyhanli, uno dei distretti dove il flusso migratorio, a partire dal 2011 è stato più forte.

Ma Ankara non si è accontenta e adesso l'opera verrà estesa a tutta la frontiera, diventando, a tutti gli effetti, uno dei muri più lunghi del mondo. I lavori dureranno 5 mesi. Se la prima parte era stata portata a termine sotto il controllo del Ministero della Difesa, la seconda sarà supervisionata niente meno che dal Toki, l'Agenzia per la pianificazione dilizia, che in pochi anni ha costruito un milione di nuovi palazzi, con tutte le relative accuse di speculazione edilizia contro l'esecutivo islamico-moderato al governo dal 2002.
"La costruzione sarà ultimata in cinque mesi" hanno detto fonti governative al quotidiano Hurriyet, specificando che però in alcune zone, soprattutto Hakkari e Sirnak, dove di inverno le condizioni climatiche sono particolarmente rigide, ci potrebbero essere dei rallentamenti. Ancora un mistero i costi dell'operazione, ma fonti vicine al Toki hanno detto che dovrebbe aggirarsi intorno ai 672 milioni di dollari.
La Turchia per anni si è distinta per l'aver accolto sul suo territorio nazionale quasi 3 milioni di rifugiati siriani. Secondo le voci più vicine al governo il nuovo muro dovrebbe servire come filtro ai foreign fighters, che si annidano a migliaia sul territorio della Mezzaluna, con tutti i problemi di radicalizzazione conseguenti. Le voci più critiche credono che si tratti dell'ennesimo provvedimento per indebolire il PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione terrorista-separatista che lotta per la creazione di uno stato indipendente. Ankara è accusata di battersi con fin troppo vigore contro questa siglia, trascurando l'opposizione a Daesh, con il quale in passato è stata anche accusata di collaborare.

mercoledì 7 settembre 2016

Londra pronta a costruire un muro anti immigrati a Calais

Ansa
La Gran Bretagna è pronta a finanziare la costruzione, che dovrebbe iniziare ''molto presto'', di un muro lungo l'autostrada che arriva al porto francese di Calais per fermare i migranti che cercano di salire a bordo dei camion diretti in Inghilterra. Ne dà notizia la Bbc, che cita il sottosegretario per l'immigrazione Robert Goodwill.


Soprannominato dai media britannici ''il grande muro di Calais'', sarà alto quattro metri e correrà per un chilometro lungo i due lati dell'arteria stradale vicina al campo Giungla, dove vivono migliaia di migranti. Secondo le stime il progetto dovrebbe costare 1,9 milioni di sterline e fa parte di un pacchetto di misure da 17 milioni di pound del governo britannico per meglio controllare i confini gestiti insieme alle autorità francesi.

domenica 14 febbraio 2016

L'Austria crea un muro al Brennero per fermare i rifugiati "sarà pronto fra tre mesi"

La Repubblica
L'annuncio di Vienna nel giorno del vertice fra Renzi e il premier austriaco. Ultimatum Ue alla Grecia. Una barriera per bloccare gli ingressi incontrollati. Una carreggiata della strada su cui far sfilare i rifugiati. Una serie di container per ospitare i gendarmi, incaricati di controllare i documenti di chi passa. L'Austria sceglie la linea dura e annuncia la "chiusura" del Brennero: la frontiera con l'Italia.
Insomma, stando alla stampa austriaca, entro otto-dieci settimane al massimo al Brennero potrebbe nascere un nuovo "muro" per il controllo dei migranti. Che la situazione sia seria, lo conferma il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz. Parlando in Macedonia, Kurz annuncia che il suo Paese ha quasi raggiunto il numero massimo di rifugiati che prevede di accogliere entro l'anno: il limite dei 37.500 migranti sarà raggiunto "entro un mese" e a quel punto Vienna chiuderà ai profughi le proprie frontiere.
Lo studio della nuova barriera è stato realizzato dalla polizia del Tirolo e dai responsabili del confine di Spielfeld (tra Austria e Slovenia), dove già è presente un "muro". Le recinzioni con l'Italia saranno costruite per evitare la fuga incontrollata sia sull'autostrada che sui treni. 

Il capo della polizia del Tirolo, Helmut Tomac, aggiunge anche che "sarebbe importante negoziare con Roma per allestire una zona cuscinetto intermedia".
In risposta, i tre governatori di Bolzano, Trento e Innsbruck annunciano una riunione d'urgenza per lunedì prossimo: "Un eventuale blocco - sostiene il governatore altoatesino Arno Kompatscher, che in serata ha ricevuto anche una telefonata di Renzi - sarebbe per noi un fatto estremamente negativo. La caduta delle barriere al Brennero era stata infatti una pietra miliare nella riunificazione delle parti separate del Tirolo".
La notizia della possibile chiusura del confine cade nello stesso giorno in cui a Roma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, incontra il cancelliere austriaco Werner Faymann. "Non crediamo che la solidarietà europea si verificherà dall'oggi al domani. Per questo - afferma Faymann - nel frattempo dobbiamo controllare i confini. L'anno scorso l'Austria ha accolto 90mila richiedenti asilo: circa l'1% degli abitanti. Adesso il nostro valore massimo è 37mila. Per i prossimi cinque anni accetteremo un numero pari all'1,5% della popolazione. Sui valichi di confine ci prepariamo così a controllare i migranti". Insomma, una parziale conferma dell'annunciata barriera.
[...]

di Vladimiro Polchi

domenica 7 febbraio 2016

La Tunisia alza un muro lungo il confine con la Libia

Corriere della Sera
La barriera, di sabbia e fossati scavati nel deserto, è lunga per ora 196 km. Il ministro della Difesa: "Ora possiamo combattere il terrorismo in modo più attivo ed efficace".
Un altro muro. Un altro confine sigillato. Aspettando terroristi che non danno tregua. 

Attendendo una guerra che quasi tutti, ormai, considerano inevitabile. Il suo muro, senza troppo clamore, la Tunisia l'ha costruito in queste settimane alla frontiera con la Libia. È lungo 196 chilometri, per ora. Ed è fatto di sabbia e di fossati scavati nel deserto, per adesso. I lavori sono appena terminati ed è stato il governo tunisino a darne la notizia sabato, accompagnando i giornalisti a visitarlo: "Missione compiuta - ha dichiarato il ministro della Difesa, Farhat Horchani. Adesso siamo in grado di combattere il terrorismo in modo più attivo ed efficace. È importante dirlo perché tutti sappiano, l'opinione pubblica nazionale e internazionale".
Quella nazionale: in buona parte preoccupata per quel mezzo milione d'immigrati libici che hanno invaso la Tunisia dalla caduta di Gheddafi e, soprattutto, per i tre grandi attentati del 2015. Quella internazionale: allarmata dalle infiltrazioni jihadiste che stanno facendo del Paese dei Gelsomini un pericoloso roveto di foreign fighters sempre al fronte, di guerriglieri che infestano i monti al confine algerino, d'incontrollati traffici nel Sud.
Basta con l'anarchia, ha deciso il governo Essid, che non vuol sentir parlare di "muro di separazione" o di paragoni con altri celebri serpentoni di cemento, da Cipro a Israele: "È solo una misura in più di sicurezza. La sua efficacia è già stata provata, abbiamo fermato diversi veicoli di contrabbandieri d'armi". Solo l'anno scorso peraltro, dopo gli attentati al Bardo e ai turisti in spiaggia, il confine con la Libia era rimasto chiuso per diverse settimane ed era stata annunciata una barriera anti-Isis. Dopo l'estate le voci s'erano fermate, i lavori no: opera d'un consorzio d'imprese tenute al segreto militare, il muro sarà munito di videocamere di sorveglianza e di sensori, mentre consiglieri militari inviati dalla Germania e dagli Usa daranno "aiuto tecnico" ai gendarmi tunisini.
La barriera servirà anche in previsione d'un sempre più probabile intervento armato occidentale in Libia: in questo senso, è la prima struttura logistica di cui si abbia notizia, dopo che nei mesi scorsi il governo tunisino aveva negato agli americani il permesso d'installare basi mobili nel deserto meridionale. 

Da settimane, ha rivelato il sito israeliano Debka, proprio lungo il confine libico e tunisino operano corpi speciali Usa ed europei, "anche italiani", ed è per questo che Horchani - perlustrando l'area sbarrata - ha voluto precisare come la Tunisia resti contraria a operazioni militari in Libia, ma come sia altrettanto inevitabile che l'ultima parola spetti all'Onu. Giovedì scorso, per Tunisi è passato anche il generale cirenaico Khalifa Haftar che del nuovo governo libico d'unità nazionale - votato nelle prossime ore, incaricato dall'Onu di chiedere un intervento militare internazionale - è uno dei garanti. Gli hanno chiesto se, quando e come partiranno le operazioni. Non ha risposto.

di Francesco Battistini

lunedì 7 settembre 2015

Israele: iniziati lavori barriera su confine Giordania. Netanyahu, necessaria per 'bloccare migranti e terroristi'

AnsaTel Aviv - Israele ha iniziato oggi i lavori di costruzione del primo tratto di 30 chilometri - fra Eilat (Mar Rosso) e Timna - di una barriera che correrà lungo il confine con la Giordania, per collegarsi in futuro alla barriera che già esiste sulle alture del Golan. 

Lo ha riferito la radio militare. Il premier Benyamin Netanyahu ha precisato che Israele trova necessario circondarsi di barriere su tutti i suoi confini "per bloccare la marea di migranti e i gruppi terroristici".

Il primo tratto della barriera fra Israele e Giordania costerà l'equivalente di 70 milioni di euro e sarà completato fra un anno. Il suo scopo immediato è di proteggere da attacchi terroristici l'aeroporto internazionale in fase di costruzione a Timna e la linea ferroviaria che lo collegherà alla località turistica di Eilat, sul mar Rosso. 

Ieri Netanyahu ha precisato che intende in seguito completare la protezione dell'intero confine con la Giordania: un progetto che secondo la stampa richiederà 700 milioni di euro. La nuova barriera sarà simile a quella costruita negli anni passati lungo il confine con l'Egitto, che si è rivelata finora efficace a bloccare i fenomeni migratori e ad ostacolare le infiltrazioni di attentatori provenienti dal Sinai.

lunedì 24 agosto 2015

Palestina-Israele - Costruzione muro Cremisan - Società "St. Yves": grave violazione diritti famiglie palestinesi. Sradicati centinaia di ulivi secolari.

SIR
Dura condanna è stata espressa, in una nota, dalla Società “St. Yves”, il Centro cattolico per i diritti umani che opera in seno al Patriarcato Latino di Gerusalemme, dello sradicamento di centinaia di alberi di ulivo nella zona di Beir Onah, nella valle di Cremisan dove l’esercito di Israele ha avviato la costruzione del muro di separazione. 


Sradicamento di centinaia di ulivi secolari per
la costruzione del muro nella valle di Cremisan
Un’operazione condotta “senza nessun riguardo dei diritti delle 58 famiglie palestinesi cristiane che perderanno le loro terre. Si tratta di una grave violazione dei diritti fondamentali di queste famiglie oppresse - si legge nella nota - che non solo perderanno le loro terre agricole ma anche la primaria fonte di sussistenza. Ciò potrebbe causare la scelta di emigrare dalla loro terra”. 

La Società “St. Yves” esprime “piena solidarietà” alle famiglie coinvolte e ribadisce che “l’insistenza di Israele nel costruire il muro di separazione nella Valle di Cremisan e nel confiscare terre di proprietà palestinese non rende un servizio alla pace e alla moderazione”. 

Il Centro cattolico per i diritti umani lancia un appello “alla comunità internazionale e ai leader politici affinché intraprendano azioni positive a Cremisan per proteggere le famiglie e le loro terre e di fare pressione su Israele perché fermi questa ingiusta costruzione del muro a Cremisan”.

martedì 18 agosto 2015

Ruspe al lavoro, Israele vuole il muro di Cremisan inoltre divide in due la presenza dei cristiani in quella terra

MISNA
Sono partite le ruspe israeliane per la costruzione di un muro nella valle di Cremisan, nonostante le proteste della popolazione palestinese e una sentenza della corte suprema d’Israele che nell’aprile scorso aveva bloccato il progetto al termine di una lunga battaglia legale.


A spianare la strada ai cingolati è sopraggiunto, lo scorso 8 luglio, un ‘nulla osta’ della stessa Alta corte precedentemente espressasi in difesa dei palestinesi e per la salvaguardia dell’area, che accoglie, oltre ai terreni di 58 famiglie cristiane, anche un monastero e un convento salesiani, con annessa una scuola elementare.

Con la costruzione del muro, le due strutture salesiane resteranno in territorio palestinese, mentre i terreni delle famiglie cristiane finiranno nella parte israeliana.

Israele ha dichiarato che l’espansione della barriera di cemento armato è dovuta a motivi di sicurezza, ma per molti l’obiettivo di Tel Aviv è quello di collegare le colonie – illegali secondo il diritto internazionale – di Gilo e Har Gilo, separandole dalla cittadina palestinese di Beit Jala.

venerdì 17 luglio 2015

Iniziata la costruzione del muro anti-immigrati che dividerà l'Ungheria dalla Serbia

Corriere della Sera


È iniziata a Morahalom la costruzione del muro «anti-migranti» che dividerà l’Ungheria dalla Serbia: la barriera metallica sarà lunga 175 chilometri e alta quattro metri. Secondo quanto riferito giovedì dal ministro della Difesa ungherese Csaba Hende, i lavori termineranno entro il 30 novembre. Il costo del progetto è stimato in 21 milioni di euro

mercoledì 8 luglio 2015

Budapest - Ungheria, via libera al muro anti-immigrati

Rai News
Il parlamento ungherese ha approvato la controversa legge con la costruzione di un muro al confine con la Serbia e limita il diritto d'asilo

La controversa legge che prevede l'espulsione degli immigrati dall'Ungheria con procedura accelerata e la costruzione di una barriera di filo spinato al confine con la Serbia è stata approvata dal Parlamento ieri sera con i voti della maggioranza governativa e gli estremisti nazionalisti di Jobbik. 

 La legge, tecnicamente una modifica della normativa esistente sull'immigrazione, limita il diritto d'asilo nel Paese Ue, in risposta al numero record di migranti e rifugiati che hanno raggiunto il Paese quest'anno (circa 67 mila). Le nuove regole, duramente criticate dall'agenzia Onu per i rifugiati, permetteranno alle autorità di cancellare le richieste d'asilo, se i richiedenti lasceranno la loro residenza designata in Ungheria per più di 48 ore senza autorizzazione. -