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lunedì 16 luglio 2018

Austria, mai così poche domande d'asilo. primi 6 mesi 2018 (7.098); stesso periodo 2017 (12.673); 28.311 nel 2015

ANSA
Non succedeva dal 2011 che l'Austria ricevesse nella prima metà dell'anno un numero così basso di richieste d'asilo: 7.098 sono state le domande registrate tra gennaio e giugno 2018. Lo scorso anno nello stesso periodo le richieste erano state 12.673 e nel 2015 erano 28.311. 


Il 59% delle richieste inoltrate agli uffici competenti riguardano persone di sesso maschile, il gruppo più consistente è quello dei siriani, seguito dagli afghani. 

Le domande di minori non accompagnati sono state 297, di queste 31 da minori sotto i 14 anni. I siriani hanno ricevuto risposta positiva nel 90% dei casi, mentre gli afghani solo nel 48% dei casi.

venerdì 6 luglio 2018

Brennero e migranti, in giugno la quota degli arrivi è stata pari a zero e poche decine nei mesi precedenti

Corriere della Sera
I transiti verso Nord sono crollati: solo 149 nel 2018. E nel mese passato non è stato registrato nessun passaggio.


149 intercettati in sei mesi. Contro i quasi 3.000 dell’intero 2017. E i circa 12.000 del 2016. L’«emergenza» migranti nell’estate 2018 dall’Italia all’Austria è tutta qui. E spiega come attraverso il Brennero ormai non sta transitando quasi nessuno. Quello che un tempo era il corridoio classico — che partiva dalla Sicilia per finire nel Tirolo e procedere fino alla Baviera — si è di fatto prosciugato. 

Del resto basterebbe leggere il progressivo del primo semestre dell’anno in corso: 65 individui bloccati a gennaio sui treni merci, 52 a febbraio, 26 a marzo, 4 ad aprile, 2 a maggio fino a toccare quota zero nel mese di giugno. Un calo netto rispetto ai circa 2.894 respinti in tutto il 2017. E rispetto agli 11.800 del 2016, quando erano nigeriani e marocchini, soprattutto. Circa duemila hanno poi presentate richiesta di asilo in Austria. Quasi tutti gli altri hanno tentato di raggiungere la Germania.

«Controlli più severi»
Il bilancio di questa prima parte del 2018 viene fornito da una fonte non sospetta: la polizia tirolese. Del resto alcuni giorni fa il responsabile della task force per i controlli di confine Erich Lettenbach aveva spiegato che il crollo era il frutto di «controlli più severi che vengono effettuati dalla polizia italiana sui treni in partenza dalla stazione di Verona». Oltre che, più in generale, «al calo complessivo degli sbarchi in Italia». 

Dal 1° gennaio fino a ieri, certifica il nostro ministero dell’Interno, sono sbarcate 16.687 persone, «l’80,4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017». «I migranti ormai si muovono sulla base di informazioni reali: non si avventurano verso destinazioni dove sanno che ci sono dei controlli», aggiungeva Lettenbach. Che confermava come i controlli trilaterali (agenti italiani, austriaci e tedeschi) sarebbero continuati.
Il fronte bavarese
Il vero fronte problematico per gli austriaci è oggi il confine con la Germania. Nel 2017 in 14.600 hanno tentato di sconfinare in Baviera e di questi 7.200 sono stati consegnati agli agenti austriaci. Nei primi cinque mesi di quest’anno — confermano da Vienna e Berlino — «4.600 persone hanno tentato di entrare in maniera non autorizzata: 2.450 sono state fermate e respinte». Non arriva più quasi nessuno dall’Italia, insomma. Ma ne restano sempre di più in Austria. Sulle cifre in sede di Commissione europea più di qualche funzionario sottolinea che, di fatto, non esiste un database unico. Gli stessi transiti tra i diversi Stati membri — fanno sapere al Corriere da Bruxelles — «non sono omogenei e non sempre identificano il profilo di chi transita e il suo status giuridico». Una battaglia per la trasparenza, ricordano, «avviata più di un anno fa e che finora non ha prodotto risultati».
Il commercio
Quello del Brennero viene considerato il punto di transito più trafficato sulla rotta tra Sud e Nord dell’Europa: l’anno scorso 2,25 milioni di camion sono transitati nei valichi di confine. L’introduzione dei controlli — secondo le stime dell’Ufficio studi Isfort e Conftrasporto — finirebbe così per comportare un costo ulteriore di 370 milioni di euro per i ritardi nell’attraversamento. «La decisione dell’Austria va immediatamente sanzionata», tuona Paolo Uggè, vicepresidente di Confcommercio e di Conftrasporto. «Il governo italiano si faccia sollecito interprete delle esigenze del sistema produttivo nazionaleadottando le misure necessarie e avanzando proposte che riducano al massimo i danni per la nostra economia».

Leonard Berberi

lunedì 6 giugno 2016

Proposta vergognosa dell'Austria: "l'Ue faccia come l'Australia... blocchi i migranti sulle isole"

Il Manifesto
Vienna rilancia sul problema migranti adesso chiedendo all'Unione europea di non concedere asilo politico a chi entra illegalmente in Europa dal mare e propone di confinare i migranti su delle isole.


Misure che secondo il ministro degli Esteri austriaco, il popolare Sebastian Kurz, dovrebbero servire a scoraggiare le partenze, ma che sicuramente contribuiranno ad alzare ulteriormente la tensione su un tema estremamente delicato.

 "Non è un caso che gli Stati uniti abbiano portato i migranti a Ellis Island, un'isola, prima di decidere chi poteva raggiungere la terraferma", ha detto Kurz al quotidiano Die Presse. "Chi deve attendere su un'isola come Lesbo, senza possibilità di ottenere asilo, si convincerà più facilmente a tornare indietro di chi abita in un appartamento a Vienna oppure a Berlino". Per Kurz "essere salvato in mare non deve essere un biglietto per l'Europa centrale", e quindi chi lo fa dovrebbe perdere il dritto a chiedere asilo. Ellis Island - l'isola di fronte New York dove transitarono 12 milioni di migranti - non è però l'unico modello che il ministro austriaco confessa di avere in mente. 

Un altro, decisamente peggiore, è quello adottato dall'Australia che dal 2013 confina quanti tentano di arrivare sul suo territorio su due isole del Pacifico, Manos in Papua Nuova Guinea e il piccolo stato-isola di Nauro. "Tra il 2012 e il 2013 40 mila profughi sono arrivati in Australia via mare e oltre 1.000 sono annegati. Ora non arriva più nessuno e non ci sono più annegamenti", ha ricordato Kurz.
Il ministro austriaco non avrebbe potuto evocare esempio peggiore. L'"operazione confini sovrani", come è stato pomposamente battezzato il piano che Camberra ha affidato ai militari, prevede la deportazione dei profughi in campi all'interno dei quali sono stati denunciati numerosi casi di stupro e di aggressioni sessuali. 

Lo scorso mese di febbraio Amnesty International ha accusato il governo australiano di violare il diritto internazionale per la sua politica di respingimenti forzati e inserito l'Australia tra i 30 paesi che "hanno illegalmente forzato i profughi a tornare in paesi in cui sarebbero in grave pericolo".
La linea dura di Camberra è arrivata al punto di siglare un accordo con la Cambogia per reinsediare i profughi - la maggior parte dei quali provenienti dall'Indonesia - nel paese asiatico. Accordo che però è fallito nonostante i 55 milioni di dollari (37 milioni di euro) in aiuti pagati a Phonm Penh.
Intanto domani la Commissione europea dovrebbe varare il piano messo a punto dal vicepresidente Frans Timmermans e dalla responsabile esteri dell'Ue Federica Mogherini che prevede un incremento di 500 milioni di euro al Trust Fund per l'Africa da 1,8 miliardi di euro creato nel vertice della Valletta del novembre 2015. Il piano prevede investimenti nei paesi africani che sono punto di partenza e di transito dei migranti.

di Carlo Lania

giovedì 28 aprile 2016

Brennero Migranti: l’Austria ne «esporta» più di quanti ne arrivano dall’Italia

Corriere della Sera
Oggi Alfano incontra il collega Sobotka. L’ipotesi degli «hotspot», centri di identificazione sulle navi. Roma: il problema sono i flussi in entrata, non in uscita

C’è un dato che il governo italiano sta facendo pesare nei colloqui con i rappresentanti dell’Unione Europea per tentare di contrastare l’offensiva austriaca. Riguarda gli arrivi nel nostro Paese attraverso il valico del Brennero, ma anche i passaggi da Tarvisio. E dimostra — questa è la contestazione — che in realtà il problema sono i flussi in entrata più che quelli in uscita. Perché nel 2015 sono state 3.143 le persone che hanno varcato il confine mentre nei primi quattro mesi del 2016, vale a dire da quando è cominciata la «campagna» di Vienna, sono 2.051. E dunque siamo già oltre il 65 per cento rispetto al totale degli ingressi di un anno fa. Nella maggior parte si tratta di pachistani e afghani, dunque nazionalità che non hanno il diritto automatico a vedersi riconosciuto lo status di rifugiati.
[...]
Gli arrivi dal mare
Una modifica ritenuta indispensabile soprattutto dopo aver analizzato i numeri dei nuovi arrivi dal mare. Secondo i dati aggiornati a ieri mattina sono 27.050 gli stranieri giunti attraverso la rotta del Mediterraneo, dunque partiti dalla Libia o — in minima parte — dall’Egitto. Soltanto nell’ultimo fine settimana ne sono giunti più di 1.000. Gli osservatori sono concordi nel ritenere che il flusso — già altissimo rispetto al 2015 e soprattutto al 2014 che fu anno record per gli sbarchi — potrebbe ulteriormente impennarsi.

A bordo delle navi
Per questo il ministro Alfano ha chiesto all’Europa di valutare la possibilità di creare nuovi «hotspot», vale a dire i centri di identificazione e smistamento, direttamente a bordo delle navi che si trovano nel Mediterraneo e soccorrono i migranti. Si tratta infatti in molti casi di imbarcazioni straniere che dopo il salvataggio portano i naufraghi direttamente nei porti italiani. Se la procedura di riconoscimento venisse effettuata a bordo, si avrebbe invece il vantaggio di poter trasferire subito gli stranieri nel Paese di cui la nave batte bandiera o comunque lì dove chiedono di poter ottenere l’accoglienza come profughi.

martedì 12 aprile 2016

Austria - Brennero, inizio dei lavori per costruire una barriera anti immigrazione

Blog "Diritti Umani - Human Rights"
L'Ue bacchetta Vienna: "Quello che sta accadendo al confine tra Italia e Austria non e' la soluzione giusta". Lo ha detto il Commissario europeo Dimitri Avramopoulos parlando alla plenaria di Strasburgo.

L'Austria fa sul serio e avvia al Brennero i lavori per una barriera anti-migranti. La struttura avrà una lunghezza di 250 metri e comprenderà l'autostrada, come anche la strada statale. In una prima fase saranno smontati i guardrail e verrà modificata la segnaletica stradale.

I controlli del traffico leggero e pesante saranno effettuati in un parcheggio a nord del confine. Nei prossimi giorni sarà anche allestito un centro di registrazione. A nome del governo il sottosegretario con delega all'Ue Sandro Gozi reagisce in serata definendo la decisione "un grave errore che viola le regole europee" e chiedendo a Vienna di riconsiderare "questa decisione che contravviene allo spirito e alla lettera degli accordi europei oltre che all'amicizia che lega Italia e Austria".

Da tempo Vienna aveva annunciato l'intenzione di un "management di confine" al valico italo-austriaco, seguendo l'esempio di Spielfeld, al confine con la Slovenia, dove i varchi per i migranti sono limitati da recinzioni. Dopo la chiusura della rotta balcanica e l'arrivo della bella stagione, il governo austriaco teme un incremento dei flussi migratori dalle coste del Mediterraneo. La settimana scorsa l'accelerata, con le visite del ministro degli Esteri Sebastian Kurz a Bolzano e del ministro degli Interni Johanna Mikl-Leitner a Roma.

Il presidente Heinz Fischer, da "europeista convinto", si è affrettato a precisare che "i provvedimenti al Brennero non prevedono un muro oppure filo spinato", assicurando il minor impatto possibile sul transito di persone e merci. "Ma - ha avvertito - servono più controlli per chi vuole entrare in Europa". Per il momento al Brennero macchine, tir e treni transitano in continuazione senza rallentare. Si vedono anche pochi migranti in viaggi verso nord. "Il numero degli arrivi è stabile. In media transitano 20-25 persone al giorno", conferma Roberto Defant, dell'associazione Volontarius che si occupa dell'accoglienza di profughi in Alto Adige. "Per il momento - spiega - non abbiamo segnali che facciano pensare ad un aumento sostanziale". Volontarius è in stretto contatto con la Questura di Bolzano e con la Provincia autonoma per essere pronti in caso di necessità. Al valico italo-austriaco da tempo esiste un piccolo centro di accoglienza con 70 posti letto.

domenica 14 febbraio 2016

L'Austria crea un muro al Brennero per fermare i rifugiati "sarà pronto fra tre mesi"

La Repubblica
L'annuncio di Vienna nel giorno del vertice fra Renzi e il premier austriaco. Ultimatum Ue alla Grecia. Una barriera per bloccare gli ingressi incontrollati. Una carreggiata della strada su cui far sfilare i rifugiati. Una serie di container per ospitare i gendarmi, incaricati di controllare i documenti di chi passa. L'Austria sceglie la linea dura e annuncia la "chiusura" del Brennero: la frontiera con l'Italia.
Insomma, stando alla stampa austriaca, entro otto-dieci settimane al massimo al Brennero potrebbe nascere un nuovo "muro" per il controllo dei migranti. Che la situazione sia seria, lo conferma il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz. Parlando in Macedonia, Kurz annuncia che il suo Paese ha quasi raggiunto il numero massimo di rifugiati che prevede di accogliere entro l'anno: il limite dei 37.500 migranti sarà raggiunto "entro un mese" e a quel punto Vienna chiuderà ai profughi le proprie frontiere.
Lo studio della nuova barriera è stato realizzato dalla polizia del Tirolo e dai responsabili del confine di Spielfeld (tra Austria e Slovenia), dove già è presente un "muro". Le recinzioni con l'Italia saranno costruite per evitare la fuga incontrollata sia sull'autostrada che sui treni. 

Il capo della polizia del Tirolo, Helmut Tomac, aggiunge anche che "sarebbe importante negoziare con Roma per allestire una zona cuscinetto intermedia".
In risposta, i tre governatori di Bolzano, Trento e Innsbruck annunciano una riunione d'urgenza per lunedì prossimo: "Un eventuale blocco - sostiene il governatore altoatesino Arno Kompatscher, che in serata ha ricevuto anche una telefonata di Renzi - sarebbe per noi un fatto estremamente negativo. La caduta delle barriere al Brennero era stata infatti una pietra miliare nella riunificazione delle parti separate del Tirolo".
La notizia della possibile chiusura del confine cade nello stesso giorno in cui a Roma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, incontra il cancelliere austriaco Werner Faymann. "Non crediamo che la solidarietà europea si verificherà dall'oggi al domani. Per questo - afferma Faymann - nel frattempo dobbiamo controllare i confini. L'anno scorso l'Austria ha accolto 90mila richiedenti asilo: circa l'1% degli abitanti. Adesso il nostro valore massimo è 37mila. Per i prossimi cinque anni accetteremo un numero pari all'1,5% della popolazione. Sui valichi di confine ci prepariamo così a controllare i migranti". Insomma, una parziale conferma dell'annunciata barriera.
[...]

di Vladimiro Polchi

martedì 19 gennaio 2016

Europa sempre più chiusa ai migranti. Controlli ai confini di Austria, Slovenia, Croazia, Serbia

Il Manifesto
Dopo l'Austria, la Slovenia. E poi a ruota, anche se non appartengono all'area Schengen, anche Croazia e Serbia si preparano a chiudere i propri confini per fermare i migranti. Cosa che potrebbe accadere già nei prossimi giorni.


Il temuto effetto domino che porta al ripristino dei controlli ai confini nazionali - rendendo così sempre più precaria la libera circolazione - si sta verificando sotto lo sguardo preoccupato di una Bruxelles che appare incapace di arginare la voglia di chiusura dei singoli Stati. Sabato era stato il cancelliere austriaco Werner Faymann ad attaccare l'Ue accusandola di non essere capace di proteggere le sue frontiere esterne e costringendo per questo Vienna a chiudere le sue per mettere fine al flusso di rifugiati. Ieri è stata la Slovenia ad annunciare di essere pronta a fare la stessa cosa se i suoi "interessi nazionali venissero messi a rischio".

Subito seguita dalla Croazia. L'ingresso di Zagabria nell'area Schengen sarebbe previsto per il 1 luglio, ma il nuovo governo di centrodestra che si insedierà a giorni si è già detto pronto a seguire l'esempio di Lubiana. "Non permetterò che la Croazia diventi un hot spot per i migranti" ha proclamato Tomislav Karamarko, probabile prossimo vicepremier. Infine, in serata, stesso annuncio è arrivato anche dalla Serbia, seppure con toni più moderati. "Continueremo a rispettare i diritti umani dei migranti e a garantire i massimi standard possibili - ha spiegato il ministro delle politiche sociali Aleksandar Vulin - ma ci comporteremo a seconda di come si comporteranno gli altri paesi nella rotta migratoria". Tutto questo mentre la Macedonia ha quasi finito la costruzione del suo muro metallico ai confini con la Grecia.

È un'Europa sempre più spaventata nel vedere sbriciolarsi giorno dopo giorno ogni parvenza di unità, quella che si prepara ad affrontare un 2016 irto di pericoli. Il prossimo 25 gennaio a Bruxelles è previsto un nuovo vertice di ministri degli interni in cui la questione migranti terrà ancora una volta banco. Ma le divisioni sono forti. L'Italia si presenterà con una sua proposta sui ricollocamenti dei richiedenti asilo, visto il fallimento del sistema messo a punto dalla commissione Ue (meno di 200 profughi ricollocati su 160 mila). In particolare si chiederà di sveltire le procedure burocratiche, oggi particolarmente complesse e per questo usate come scusa da quegli stati che non intendono accogliere i migranti. Ma si proverà anche a far entrare che arriva dall'Afghanistan tra coloro da ricollocare (insieme a siriani, eritrei e iracheni) visto che si tratta comunque è un paese ancora in guerra. Sarà dura.

La sopravvivenza di Schengen è anche uno dei punti del dossier messo a punto dalle europarlamentari Cecile Kyenge (Pd) e Roberta Metsola (Pp) presentato ieri sera a Strasburgo e in cui si torna chiedere un rafforzamento dei confini esterni dell'Ue e l'istituzione di corridoi umanitari per i migranti. L'atteggiamento di molti governi è però sempre più teso alla chiusura e non è escluso che a discutere del destino di centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra saranno due, o forse tre fronti contrapposti.

Da una parte c'è infatti il blocco di Visegrad (Polonia, Ungheria, repubblica Ceca e Slovacchia) il più tenace sostenitore di una politica di chiusura verso i migranti. Ma si profila anche la possibilità di un nuovo gruppo di paesi - che si è già battezzato dei "volenterosi" -, che sull'onda di quanto proposto prima dall'Olanda e più recentemente dalla Germania, punta a costituire una mini-Schengen.

Ne farebbero parte Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Francia e Austria. Blocco che lascerebbe fuori Italia e Grecia, considerate responsabili di non aver attivato gli hot spot. Un'ipotesi che a Palazzo Chigi viene vista come il fumo negli occhi anche se per ora si evita ogni commento. Volendo, infine, si potrebbero aggiungere Macedonia, Slovenia, Croazia e Serbia, i paesi della rotta balcanica che già si vedono in separata sede. Più che l'Unione europea, un puzzle in cui tutti si guardano con sospetto.

Il paradosso è che chi, come la Gran Bretagna, fino a ieri era criticato per le sue misure contro i migranti, adesso appare quasi come un modello da seguire. La cancelliera tedesca Angela Merkel non sarebbe infatti più contraria ad adottare alcune delle proposte del premier Cameron come la sospensione per quattro anni di ogni forma di welfare per i migranti che arrivano nel Regno unito. E come lei sarebbero favorevoli anche altre capitali.

di Carlo Lania

lunedì 5 ottobre 2015

Immigrazione Vienna - In marcia attraversano la città in 100mila per i rifugiati

Il Piccolo
Vienna. Il rapporto degli austriaci con i flussi migratori è ambivalente. I sondaggi delle ultime settimane rivelano una diffusa preoccupazione nella maggioranza della popolazione, intimorita dalle ondate in arrivo, e trovano conferma nel successo alle recenti elezioni in Alta Austria dei liberalnazionali, che di tale preoccupazione si erano fatti portavoce.

Un momento della manifestazione che si è snodata lungo le strade di Vienna
E pur tuttavia vi è una componente probabilmente minoritaria ma molto vivace e vitale della società austriaca che invece è solidale con i disperati che abbandonano le loro patrie in guerra ed è pronta ad accoglierli.

Lo si è visto a Vienna, dove si è svolta un’imponente manifestazione all’insegna del motto “Flüchtlinge Willkommen!" (Rifugiati benvenuti!). Promossa dal movimento “Per un asilo politico umano”, ha visto un corteo attraversare le vie della città, dirigendosi dall’anello esterno (il Gürtel), fino alla Heldenplatz, la piazza degli Eroi, al cospetto del palazzo imperiale, palcoscenico deputato dei grandi eventi della storia austriaca. Al concerto che qui ha concluso la giornata hanno assistito non meno di 100mila persone.

Ma tutto è cominciato alla Westbahnhof, la stazione occidentale della capitale, che per giorni era stata bivacco di migliaia di profughi in arrivo dall’Ungheria e in attesa di un treno che li portasse in Germania.

Qui la società civile austriaca – ma anche quella istituzionale rappresentata da polizia, esercito, ferrovie dello Stato, servizi sanitari e altri ancora – aveva dato il meglio di sé, offrendo alla massa dei migranti tutta l’assistenza di cui avevano bisogno, senza ostacoli burocratici e senza temporeggiamenti.

In quella stazione, dove tuttora arrivano e partono gruppi di profughi, si sono radunate nel primo pomeriggio alcune migliaia di persone, occupando l’intera piazza antistante. Gli organizzatori hanno rivolto parole di benvenuto ai migranti «non importa se giunti per sfuggire alla guerra, alle persecuzioni o per altre ragioni». Hanno chiesto che a essi sia riservato un trattamento umano e che i confini rimangano aperti. Hanno preso la parola anche alcuni rifugiati, che hanno riferito sulla loro condizione, e sono stati letti brani dell’opera “I protetti” del premio Nobel austriaco Elfriede Jelinek. Si è poi formato un corteo che ha percorso la Mariahilfer Strasse, la Bambergerstrasse e il Ring, fino al Parlamento.

Sul numero dei partecipanti le stime, come sempre, divergono: tra i 50 e i 60 mila per gli organizzatori, poco più di 20 mila secondo la polizia. Si è trattato in ogni caso di una folla enorme, basti dire che quando il corteo è giunto al Parlamento, la coda doveva ancora cominciare a muoversi dallaWestbahnhof (e tra l’uno e l’altra ci sono tre stazioni di metropolitana). Infine il concerto “di solidarietà” nella Heldenplatz, dal titolo “Voci per i rifugiati”, protrattosi fino a tarda sera. Sul palcoscenico si sono alternati 15 cantanti e band, austriaci e stranieri. Tra gli ospiti, anche la voce italiana di Zucchero, che in Austria conta molti fan.

lunedì 7 settembre 2015

Centinaia di austriaci da Vienna con le loro auto vanno a prendere i rifugiati in Ungheria #machofhope

Giornalettismo
È una vera e propria gara di solidarietà quella partita in Europa negli ultimi due giorni, dopo l’accordo raggiunto tra Germania, Austria e Ungheria per l’apertura dei confini ai profughi rimasti bloccati alla stazione Kelati di Budapest.

Grazie ad un passaparola sui social network centinaia di persone ieri sono partite da Vienna alla volta della capitale ungherese per dare un passaggio in auto ai migranti e condurli nei confini austriaci. 

I promotori di #marchofhope (marcia della speranza) hanno annunciato sui social la riuscita della loro iniziativa. «Stiamo festeggiando il successo di questa iniziativa con i migranti a cui abbiamo assicurato un passaggio sicuro», hanno riferito. Alcuni di loro hanno scelto di viaggiare in ‘blocchi’ per ridurre il rischio di essere bloccati dalla polizia ungherese, che nel frattempo aveva avvisato del rischio di essere denunciati ed accusati di traffico di essere umani.

giovedì 27 agosto 2015

Immigrazione: decine morti per asfissia in un camion in Austria che era diretto in Germania..

Il Sole 24 Ore
La polizia austriaca avrebbe trovato decine di cadaveri di profughi nascosti in un camion parcheggiato nell'autostrada A4 nell'est del Paese. 
Sarebbero morti asfissiati mentre viaggiavano clandestinamente attraverso l'Austria in un camion. Il bilancio è ancora incerto: secondo la polizia il numero dei morti potrebbe essere tra 20 e 50. 

Il camion che trasportava le decine di
migranti trovati morti per asfissia
Sarebbero deceduti all'interno del mezzo, probabilmente soffocati dalla mancanza di aria. «Si tratta di almeno 20 persone, ma potrebbero essere addirittura 50», ha detto Hans-Peter Doskozil, capo della polizia locale, in una breve conferenza stampa. «La morte è sopravvenuta già diversi giorni fa. Non siamo ancora in grado di fornire altri dettagli sulle cause. Possiamo affermare che si tratta di migranti», la cui provenienza non è stata precisata. 

Il ministro austriaco: subito centri di accoglienza sui confini dell'Ue Il ministro dell'Interno dell'Austria, Johanna Mikl-Leitner, ha chiesto all''Ue di istituire subito dei centri di accoglienza sui confini dell'Unione europea «per permettere il trasferimento in sicurezza di profughi nei 28 stati membri». «Questo è adesso il passo più importante», ha detto in una conferenza stampa sulla strage dei rifugiati trovati morti nel tir. Ieri altri arresti in Austria di trafficanti di esseri umani 

La versione online del Kronen Zeitung ha reso noto che ieri sono stati arrestati tre trafficanti di esseri umani vicino a Bruck an der Leitha, poco più a est. Uno è accusato di aver trasportato 34 persone attraverso il confine austriaco, facendo scendere in autostrada i migranti, fra cui dieci bambini. I profughi erano chiusi nel furgone, dove era «appena possibile» respirare. Il conducente non si è mai fermato, nonostante le pressanti richieste dei profughi e ha guidato ininterrottamente dal confine serbo, attraversando l'Austria.

domenica 16 agosto 2015

Amnesty International, diritti migranti violati in Austria Più di mille obbligati a dormire all'aperto in campo Vienna

Ansa
Vienna - Amnesty International (Ai) ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani nel maggior centro per immigrati e profughi in Austria, a Traiskirchen, a sud di Vienna, dove più di mille persone - incluse donne e minori non accompagnati - sono costrette a causa del sovraffollamento a dormire all'aperto.
Presentando i risultati di un rapporto sul caso, il numero uno di Ai in Austria, Heinz Patzelt, si è detto "incredibilmente arrabbiato" e ha aggiunto che le condizioni in cui sono costretti i migranti rappresentano un fallimento dell'obbligo di prendersi cura di rifugiati che fuggono da guerre e una violazione delle convenzioni Onu sui diritti delle donne e dei bambini.

Il Ministero degli Interni austriaco ha riconosciuto la "situazione precaria" e ha rimarcato che una legge in via di approvazione potrebbe permettere ai migranti di venire accolti in edifici di proprietà del governo federale nonostante le obiezioni delle regioni austriache che hanno rigettato le quote di immigrati.

domenica 21 settembre 2014

Immigrazione, migliaia di migranti 'respinti' dall'Austria al Brennero

La Repubblica
Secondo il sindacato di polizia Coisp è emergenza al commissariato di frontiera dove si sta verificando un "un flusso migratorio di proporzioni mai viste".
Da Lampedusa l'emergenza immigrazione sembra spostarsi al confine settentrionale della penisola, sul Brennero, dove, secondo il sindacato di Polizia Coisp, al commissariato di frontiera è in corso un'emergenza immigrazione.

[...]

L'emergenza nasce questa estate, quando le autorità austriache hanno cominciato a "rispedire" in Italia migliaia di stranieri che avevano passato le frontiere in precedenza. Si tratta di oltre 1400 stranieri solo nei mesi di luglio e agosto, a cui si vanno ad aggiungere gli oltre 700 del mese di settembre, per un totale di oltre 2mila migranti.


L'emergenza è aggravata anche dal rifiuto degli stranieri di sottoporsi ai rilievi dattiloscopici previsti dalla legge, a cui deve necessariamente seguire la denuncia con la conseguente difficoltà di reperire interpreti. La media dei riammessi è di circa 200 alla settimana, negli ultimi giorni anche siriani ed eritrei.

Il Coisp chiede che la situazione "non ricada sulle spalle dei colleghi, lasciati soli a gestire un flusso migratorio di proporzioni mai viste".

La notizia giunge nel giorno della visita in Italia del cancelliere austriaco Werner Faymann, che ha incontrato a Roma il ministro degli Esteri Federica Mogherini. Entrambi si sono detti d'accordo sulla necessità di trovare una soluzione a livello europeo del problema delle politiche di asilo e dell'immigrazione.

Faymann ha chiesto che l'Europa si faccia carico anche delle "esigenze delle persone in fuga", ricordando che l'Austria ospita un'alta percentuale di rifugiati. "Senza soluzione Ue, la questione dei profughi non potrà risolversi umanamente e politicamente in maniera decente", ha sottolineato Faymann.

Sulla questione dei rifugiati pochi giorni il ministro dell'interno bavarese Joachim Herrmann aveva accusato l'Italia di ignorare le leggi sui rifugiati per non farsene carico e "permettere loro di chiedere asilo in un altro Paese"

giovedì 15 agosto 2013

L'Europa di fronte all'Immigrazione - (Malta, Svezia, Londra, Austria)

PRESSEUROP

I grandi flussi migratori alla fine del XX secolo
Malta e il rompicapo dei rifugiati
La piccola isola deve affrontare da sola flussi migratori insostenibili per le sue strutture. L’Unione europea deve intervenire al più presto per ripartire il peso dell’accoglienza tra tutti i suoi membri.
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Il modello svedese è in crisi
La Svezia si è sempre considerata una società tollerante ed equa. Ma la mancanza di un vero dibattito sull'immigrazione ha creato esclusione e incomprensione.


Londra sbatte la porta in faccia al mondo
Con le sue recenti misure xenofobe il governo cerca di inseguire i nazionalisti sul loro terreno. Ma a lungo termine l’abbandono del tradizionale liberalismo britannico avrà conseguenze disastrose.
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L’Austria ai rifugiati: zitti o tornate a casa
Dei profughi pachistani sono stati rimpatriati per aver denunciato le terribili condizioni in cui erano costretti a vivere. Nonostante le denunce della chiesa, il governo democristiano non vuole rinunciare ai voti degli xenofobi.
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sabato 27 luglio 2013

Svizzera, Austria, Germania e Liechtenstein contro la pena di morte

SWISS Info
La lotta contro la pena di morte è stato il tema al centro dei colloqui tenutisi oggi a Salisburgo tra il ministro degli affari esteri Didier Burkhalter e i suoi omologhi di Germania, Austria e Liechtenstein nel loro tradizionale incontro annuale. I rappresentanti dei quattro paesi tedescofoni intendono rafforzare l'impegno nel Consiglio d'Europa affinché venga abolita.
Concretamente gli Stati si sforzano affinché tutti i membri del Consiglio d'Europa ratifichino "il Protocollo nr.13 per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, relativo all'abolizione della pena di morte in qualsiasi circostanza", ha comunicato Tilman Renz, portavoce del Dipartimento federale degli Affari esteri (DFAE) a conclusione dell'incontro.

Burkhalter ha tra l'altro presentato le priorità sulle quali la Svizzera intende concentrarsi l'anno prossimo durante la sua presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione (OSCE). Con l'Austria, che dal novembre 2013 fino al maggio 2014 deterrà la presidenza nel Consiglio d'Europa, si vogliono "portare avanti progetti concreti", è stato indicato.

Altri temi toccati sono stati la situazione in Egitto e Medio Oriente. Per quanto riguarda la Siria Burkhalter, il ministro austriaco Michael Spindelegger, il tedesco Guido Westerwelle e la ministra del Liechtenstein Aurelia Frick hanno sottolineato la necessità di una soluzione politica invece di uno scenario militare.

Prima dell'incontro a quattro Burkhalter ha avuto un colloquio con Heinz Fischer, presidente federale austriaco.