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mercoledì 8 gennaio 2020

Francia. Bambino migrante di 10 anni trovato morto nel vano carrello di un aereo proveniente dalla Costa d'Avorio

Avvenire
Il cadavere di un bambino di una decina di anni ritrovato all'aeroporto parigino di Roissy Charles de Gaulle in provenienza da Abidjan.
Il cadavere di un bambino "di una decina d'anni" è stato ritrovato stamattina nel carrello di un aereo di Air France atterrato all'aeroporto parigino di Roissy Charles de Gaulle in provenienza da Abidjan, in Costa d'Avorio. 

E' probabile che il bambino si fosse nascosto nel carrello per poter arrivare in Francia, dove la comunità ivoriana è numerosa, forse per raggiungere dei parenti. All'arrivo, però, la tragica scoperta. Ancora nessuna notizia sulle cause della morte, forse sopraggiunta per assideramento.

Lo scorso luglio un migrante si era imbarcato nel vano carrello di un aereo in volo fra Nairobi e Londra per cercare di emigrare verso il Regno Unito, ma la sua avventura era finita in modo altrettanto atroce: l’uomo era precipitato dal velivolo durante la fase di atterraggio, dopo 9 ore di viaggio ai limiti dell'umanamente sopportabile.

martedì 26 novembre 2019

Oggi 26 novembre nuovo arrivo a Parigi dei profughi siriani provenienti dal Libano con i Corridoi Umanitari

santegidio.org
Il progetto dei corridoi umanitari continua con l'arrivo a Parigi dal Libano la sera di martedì 26 novembre 2019 di un nuovo gruppo di rifugiati siriani: sono famiglie che saranno accolte e accompagnate da organizzazioni, associazioni e cittadini. 


Arrivano in Francia attraverso una via legale e sicura, con un volo Air France. Si tratta 30 persone, tra cui 13 bambini.

Le famiglie saranno accolte Parigi (per la seconda volta) e andranno nella Loire-Atlantique, nella Loire e île d’Oléron.

Sono attesi all'aeroporto di Roissy Charles-de-Gaulle con tutto il calore e la fraternità dovuti a famiglie in esodo e ferite dalla guerra.

Sono più di 2800 i rifugiati arrivati in Europa con i corridoi umanitari

martedì 10 settembre 2019

Val di Susa, non fa notizia il ritrovamento del cadavere di un migrante nel fiume Dora, morto nel tentativo di arrivare in Francia

TGCom24
Lʼanno scorso erano stati rinvenuti altri tre corpi senza vita di migranti che volevano attraversare la frontiera. Sul posto è giunta la polizia.

Il cadavere di un uomo è stato trovato nel fiume Dora a Bardonecchia, in alta Val di Susa al confine tra Italia e Francia. Il corpo, in avanzato stato di decomposizione, potrebbe essere stato trascinato a valle dall'acqua. 

Si tratterebbe di un migrante che cercava di attraversare la frontiera. A dare l'allarme è stato un passante. L'anno scorso erano stati trovati i cadaveri di tre migranti, morti mentre cercavano di raggiungere la Francia.

Lo scorso febbraio, invece, un migrante era stato trovato in ipotermia, sulla strada nazionale 94 del colle del Monginevro, in territorio francese, ed era morto poco dopo essere arrivato in ospedale. Sul posto è giunta la polizia.

sabato 7 settembre 2019

Francia di ‘liberté-égalité-fraternité’ calpesta i diritti dei minori migranti

Remocontro
Un rapporto della Human Rights Watch denuncia le violazioni delle autorità di polizia francesi contro i migranti minori non accompagnati. Respingimenti illegali, procedure illegali per il riconoscimento della minore età, scarsa possibilità di accedere a strutture sanitarie, per non parlare di istruzione. Le accuse contenute nel documento riguardano anche il comportamento degli agenti nei confronti dei volontari che aiutano i migranti a passare il confine o che soccorrono chi è in difficoltà.


Peggio della peggiore ItaliaPeggio della peggiore Italia che forse così non è mai stata. Respingimenti duri e illegali, mancanza di alloggi adeguati, procedure fuori dalla legge per il riconoscimento della minore età, scarsa possibilità di accedere a istruzione e strutture sanitarie. L’ultimo rapporto dell’organizzazione umanitaria Human Right Watch si è concentrato sulla situazione dei migranti minori non accompagnati al confine tra Italia e Francia.

Le violazioni dei diritti dei giovani immigrati, che spesso tentano il passaggio del confine su sentieri ghiacciati e senza equipaggiamento adeguato, sono numerose. Non a caso il rapporto prende in esame ciò che succede nelle regione delle Alte Alpi e si basa su diverse testimonianze (almeno una sessantina) di ragazzi tra i 15 e i 18 anni.
Le violazioni dei gendarmi francesi

Sotto accusa le autorità francesi, colpevoli di procedure contrarie non solo al diritto transalpino ma anche internazionale per quanto riguarda la protezione dell’infanzia. Bènèdicte Jeannerod di HRW spiega: «interpellati dagli agenti di sicurezza dopo aver attraversato la montagna in condizioni estremamente difficili, durante il colloquio di valutazione i ragazzi vengono spesso accusati di mentire e ogni loro racconto viene strumentalizzato per non riconoscere arbitrariamente la loro minore età».

Un modo per sfuggire a contestazioni sulle violazioni dei diritti ma anche una ”abitudine” già denunciata lo scorso anno da ong di credibilità internazionale come Oxfam. In un altro rapporto infatti si raccontava della polizia che «ferma i bambini stranieri soli e li obbliga a salire su treni diretti in Italia dopo averne alterato i documenti per farli apparire più grandi o facendo risultare che solo loro che vogliano tornare». Bugiardi bastardi, per fare rima, e non lo dice Oxfam ma Remocontro.
False dichiarazioni e scarpe tagliate
Oxfam parlava chiaramente della registrazione dei minori fatti passare per maggiorenni, della falsificazione delle loro dichiarazioni, della detenzione senza cibo o coperte e senza la possibilità di parlare con un tutore legale. Più modello SS che Liberte, Egalitè, Fraternitè. Fecero scalpore anche le testimonianze riguardo furti delle Sim telefoniche e il taglio delle scarpe per impedire la prosecuzione del viaggio verso la Francia.

Ma le accuse riguardano anche il comportamento degli agenti nei confronti dei volontari che aiutano i migranti a passare il confine o che soccorrono chi è in difficoltà. Nonostante il riconoscimento del “principio di fratellanza” da parte della Corte costituzionale francese dopo il caso di Cedric Herrou (il contadino della Val Roya più volte sanzionato penalmente per la sua opera di solidarietà), nulla sembra essere cambiato.

Il rapporto di Human Rights Watch infatti attribuisce alla polizia francese atti «intimidatori per impedire le attività umanitarie». La ong ha spiegato cosa succede: «i loro veicoli vengono perquisiti abusivamente, subiscono controlli di identità non giustificati oppure finiscono in tribunale». Le conseguenze per i “solidali” possono essere pesanti. Chi aiuta i migranti ad entrare in territorio francese rischia fino a 5 anni di prigione e 30mila euro di sanzione pecuniaria.

venerdì 19 luglio 2019

«Migranti rinchiusi nei container al confine in Francia»: 19mila persone respinte e rimandate in Italia nell’ultimo anno.

Open
L’Ong ha chiesto al relatore speciale Onu di recarsi sul posto «per constatare i gravi oltraggi ai diritti delle persone perpetrati dalle autorità francesi»
«Ogni notte, al posto di frontiera di Mentone (in Francia, ndr), delle persone vengono rinchiuse nei container», questa la denuncia pubblicata su Twitterdall’Ong Medecins du Monde che ha già allertato la procura di Nizza.


Cosa succede in Francia: i dati
A fine giugno 2019 sono state depositate 13 segnalazioni presso la Procura di Nizza. Tutte riguardano la privazione illegale di libertà di cui sarebbero state oggetto delle persone nella fase precedente al loro respingimento in Italia.

Negli ultimi 12 mesi 18.125 persone sono state respinte alla frontiera di Ventimiglia dalla polizia francese. La maggioranza provenienti da Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Guinea e Algeria.

Numeri che si aggiungono a quelli espulsi a causa del Trattato di Dublino e riaccompagnati a Bardonecchia o fatti volare dall’Austria, Olanda e Germania di nuovo in Italia.

I dati, come riporta il Fatto Quotidiano, vengono dal Ministero dell’Interno. Il quotidiano è riuscito a ottenerli grazie alla richiesta dell’avvocato Alessandra Ballerini impegnata nell’Associazione Diritti e Frontiere.

Da gennaio a giugno sono stati respinte al confine francese 8.200 persone. Un numero elevato che si ricollega ai problemi derivanti dalla convenzione di Dublino che prevede che la verifica delle procedure d’asilo vengano fatto nel Paese di primo arrivo. Una procedura su cui il vicepremier Salvini è intrevenuto aspramente molte volte, senza mai, però, partecipare ai tavoli europei per modificarne i contenuti.

Ma dal 2014 lo Stato italiano avrebbe incassato 200 milioni dalla Commissione per far fronte alle spese di protezione internazionale, a cui si aggiungono i 653,7 milioni di euro assegnati nell’ambito del Fondo Asilo (AMIF) e del Fondo sicurezza interna (ISF).
I container
«In effetti, ogni sera – prosegue Medecins du Monde nel testo sottoscritto da altre Ong come Amnesty International e Caritas France – degli individui vengono rinchiusi per tutta la notte, in moduli “Algeco” adiacenti al posto di polizia situato al confine di Mentone. Questi moduli sono container di 15 m, sprovvisti di letti, in cui possono essere trattenute decine di persone simultaneamente, private di cibo, per una durata di tempo che supera ampiamente le quattro ragionevoli ore di privazione di libertà consentite dal Consiglio di Stato».

Anche dei minori sarebbero stati «regolarmente rinchiusi insieme agli adulti e le donne non vengono sempre separate dagli uomini» fanno sapere dall’Ong.

L’appello al relatore speciale Onu
Anche se al momento non si sono osservati «cambiamenti nelle procedure amministrative e di polizia», le Ong chiedono di includere i 13 nuovi casi nell’inchiesta giudiziaria.

Infine l’invito al relatore speciale Onu, Felipe Gonzalez Morales, affinché possa recarsi il prima possibile sul posto «per constatare i gravi oltraggi ai diritti delle persone esiliate perpetrati dalle autorità francesi» e «formulare le opportune raccomandazioni che, speriamo, facciano finalmente rispettare i diritti al confine franco-italiano».

Fabio Giuffrida

Fonte: Open

martedì 11 giugno 2019

Siria: media, curdi consegnano 12 orfani figli di francesi dell'Isis a Parigi

AnsaMed
Beirut - Le autorità curdo-siriane hanno consegnato alla Francia dodici bambini, orfani di jihadisti francesi e alcuni dei quali nati in Siria durante la guerra


Lo riferiscono media panarabi, secondo cui le autorità curde che controllano la Siria orientale col sostegno americano hanno incontrato una delegazione governativa proveniente da Parigi e hanno consegnato 12 bambini, il più grande di 10 anni di età.

Da due settimane le autorità curdo-siriane hanno cominciato a consegnare a diverse autorità straniere, tra cui americane e dell'Uzbekistan, minori e familiari di membri dell'Isis. Questi civili fanno parte degli oltre 70mila profughi ammassati nel campo di accoglienza di al Hol, al confine con l'Iraq. 

Nei giorni scorsi l'Iraq aveva annunciato di aver condannato a morte nove jihadisti francesi catturati in Siria dalle autorità curde a febbraio e consegnati, col placet di Parigi, alle autorità di Baghdad.

venerdì 19 aprile 2019

Gli "Yemen Papers" rivelano le forniture francesi di armi ad Arabia Saudita ed Emirati

Corriere della Sera
Dal sito investigativo Disclose, che ha reso pubblici documenti militari secretati, sono emerse nuove prove sulle ingenti forniture militari destinate dalla Francia all'Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, gli stati che guidano la coalizione che dal 2015 bombarda incessantemente lo Yemen nel tentativo di sconfiggere il gruppo armato huthi. 


Queste rivelazioni si aggiungono alla recente denuncia di Amnesty International, che nella battaglia di Hodeidah aveva verificato la presenza di carri armati Leclerc di fabbricazione francese.

La Francia è sotto accusa per aver inviato forniture militari, carri armati inclusi, alle forze armate degli Emirati Arabi Uniti, che le hanno poi girate a gruppi armati che combattono sul terreno accanto alle forze regolari della coalizione. 

Le ripetute richieste di Amnesty International al ministero della Difesa di Parigi di fornire informazioni sulle forniture di armi alla coalizione sono finora cadute nel vuoto. C'è da sperare che le rivelazioni di Disclose spingano le autorità francesi a essere trasparenti e, soprattutto, a sospendere tutti i trasferimenti alle parti in conflitto in Yemen. 

Secondo le Nazioni Unite negli ultimi tre mesi c'è stata una recrudescenza dei combattimenti nelle province dello Yemen confinanti con l'Arabia Saudita, col conseguente aumento del numero degli sfollati. Nella sola Sa'da, il 62 per cento delle proprietà civili è stato pesantemente danneggiato.

di Riccardo Noury

domenica 17 febbraio 2019

"Sporco ebreo": i "Gilet Jaune" insultano il filosofo Alain Finkielkraut

Globalist
L'accademico è stato presi di mira da un gruppo di manifestanti con slogan anti-semiti, minacce e insulti volgari.


Che tra di loro ci fossero molti razzisti si sapeva. Violenti pure. Islamofobi anche. Ma, per non farsi mancare nulla, sono spuntati anche volgarissimi anti-semiti.
"Sporco ebreo", "sporco sionista", "la Francia è dei francesi", "Palestina" e "il popolo ti punira'": queste le grida che si odono in un video postato su Twitter in cui si vede un gruppo di gilet gialli che incrocia oggi nelle strade di Parigi il filosofo e accademico Alain Finkielkraut e prende a insultarlo. 

Le grida sono estremamente aggressive, il gruppo si infoltisce e si fa più minaccioso fino a quando Finkielkraut viene preso per un braccio da una persona che lo invita ad allontanarsi. Il gruppo lo insegue per qualche metro, alcuni con il volto coperto da un passamontagna nero mentre le grida si fanno più forti e numerose.

mercoledì 13 febbraio 2019

Francia - Il ministro Interno dopo ultime azioni contro gli ebrei: "atti antisemiti aumentati del 74% nel 2018"

AnsaMed
Gli atti antisemiti sono aumentati del 74% in Francia nel 2018: lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Christophe Castaner, sull'onda di diverse azioni di questo tipo negli ultimi giorni a Parigi e in banlieue.


Castaner ha precisato che gli atti antisemiti sono passati da 311 nel 2017 a 541 nel 2018: "l'antisemitismo si diffonde come un veleno, un fiele. Attacca, marcisce le menti, uccide", ha aggiunto visitando a Sainte-Genevieve-des-Bois il luogo dove fu ucciso il giovane ebreo Ilan Halimi nel 2006, torturato per 3 settimane dai suoi rapitori e assassini. 

Ieri mattina, sul luogo della sua morte dove sorgono due alberi piantati in sua memoria, è stata scoperta una profanazione, con le due piante segate e danneggiate.

Negli ultimi giorni, un tag con la scritta "Juden" su un negozio di alimentari del Marais e l'imbrattamento di due opere di street-art dedicate a Simone Veil hanno suscitato indignazione nel paese.

martedì 22 gennaio 2019

Il flusso migratorio in Italia è causato dal neo-colonialismo francese? Solo il 9% degli immigrati sbarcati in Italia nel 2018 vengono da paesi che utilizzano (volontariamente) il FrancoCfa

Blog Diritti Umani - Human Rights
I numeri dell'immigrazione dai paesi Franco Cfa
La valuta Franco Cfa è presente in alcuni paesi africani, non tutti, per la precisione Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatorial, Gabon, Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Costa d'Avorio, Mali, Niger, Senegal e Togo. Secondo i dati pubblicati dal Ministero dell'Interno il 18 gennaio 2019, con dati aggiornati al 31 dicembre 2018, tra le nazionalità dei 23.370 migranti sbarcati in Italia troviamo al massimo la Costa d'Avorio (1.064) e il Mali (876), mentre bisogna fare attenzione a non confondere nella tabella la Guinea (che possiede il Franco guineiano, creato dopo l'uscita dal Franco CFA nel 1959) con le altre due, la Guinea Equatorial e la Guinea-Bissau.

Fonte: Open OnLine - Ministero dell'Interno

venerdì 9 novembre 2018

Francia respinge oltre 10mila migranti in Spagna violando il diritto europeo. Crisi alla frontiera di Irun

AnsaMed
Madrid - La frontiera di Irun sul versante nord-occidentale spagnolo al confine con la Francia rischia di diventare un campo di rifugiati per i respingimenti immediati da parte della gendarmeria francese. 


Come alla frontiera italo-francese, le espulsioni 'express' sono realizzate senza garanzie, spesso a margine dell'iter legale, e i migranti abbandonati in territorio spagnolo, secondo quanto denunciano varie Ong e documentano immagini mandate in onda dalla televisione basca ETB

Tra gennaio e ottobre di quest'anno, la Francia ha respinto in Spagna oltre 9.038 migranti irregolari, al ritmo di un migliaio al mese, il triplo dei dati diffusi dal governo iberico e pari al 26% in più che nello stesso periodo del 2017, stando ai dati della polizia francese frontaliera (Paf), citati da El Pais. 

La gran parte delle espulsioni avviene sul versante frontaliero di Irun, dove nei primi nove mesi dell'anno sono aumentate del 59% rispetto al 2017, fino a 5.609, secondo le fonti citate. 

Il ripristino dei controlli alla frontiera con le "non ammissioni", come sono tecnicamente definite, è giustificato dalle autorità francesi con la deroga dell'accordo Schengen per motivi di "sicurezza nazionale" e di lotta al terrorismo, dopo gli attacchi jihadisti del novembre 2015 a Parigi.


"I controlli si fanno in maniera sistematica e selezionando il profilo etnico, il che è discriminatorio e contrario al diritto europeo", sostiene l'esperto di migrazioni dell'Università dei Paesi Baschi, Iker Barbero. 

Varie Ong, fra le quali Sos Racismo, hanno denunciato l'alto numero di casi in cui la gendarmeria francese, eludendo l'iter legale, riporta i migranti irregolari in territorio spagnolo a bordo di furgoni anonimi, senza distintivi ufficiali, abbandonandoli dall'altro lato della frontiera, come documentano filmati emessi a ottobre dalla televisione basca ETB. 

Immagini che hanno costretto il ministro degli Interni, Fernando Grande-Marlaska, a riconoscere la pratica di ritorni a margine dell'accordo del 2002 col paese vicino, ma definendoli "assolutamente puntuali". La Red di Acogida di Irun, Ong per l'accoglienza e l'assistenza ai migranti, ha ripetutamente denunciato l'emergenza nelle strutture di transito di Irun e San Sebastian, in Guipuzcoa, sature e con i volontari sopraffatti dagli arrivi in massa. "Ogni giorno arriva più gente che si unisce ai migranti respinti alla frontiera, in molti casi richiedenti asilo e senza neanche un ordine di ritorno alla polizia spagnola", rilevano fonti della Ong citate dalla Tv Cuatro. 

I respingimenti di immigrati da parte della Francia rischiano di far collassare i servizi di assistenza sociale nei Paesi Baschi, dove la Croce Rossa ha assistito quasi 10mila migranti negli ultimi mesi. 

Il governo spagnolo, nel difendere le "eccellenti relazioni" con il Paese vicino, che ha collaborato con Madrid anche alla ripartizione dei migranti salvati a bordo della nave Aquarius e da altre Ong nel Mediterraneo, mantiene bassi i toni della polemica. E non ha presentato nessuna protesta ufficiale alle autorità francesi, come confermano fonti del ministero degli esteri a El Pais. Ma, come già accaduto per l'Italia, le espulsioni 'express' rischiano di suscitare forti tensioni. "Ci sono state perfino incursioni in territorio italiano della gendarmeria francese", ha ricordato il ministro degli Esteri, Josep Borrell, al Congresso dei Deputati. "Ma non consta che questo sia accaduto alla frontiera spagnola", ha assicurato.

Tuttavia, nel medio periodo, la Spagna, divenuta principale rotta di sbarco di migranti nel Mediterraneo, da Paese di transito verso il centro e nord Europa rischia di diventare destinazione finale dei flussi clandestini. Con un totale di 53.382 extracomunitari giunti dall'inizio del 2018, la penisola iberica supera già del 9% gli arrivi in Italia e Grecia assieme, pari a 48.706 persone, secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni.


Paola Del Vecchio

Leggi anche: EITB Francia traslada a Irun migrantes saltándose el protocolo de devolución

domenica 7 ottobre 2018

60.000 migranti "Dublinati" espulsi da Germania e Francia in Italia con voli charter. Pochi i ricollocamenti dei rifugiati in Europa. Italia isolata.

Il Messaggero
Da Francia e Germania dovranno tornare in Italia oltre 60mila profughi. Sono i cosiddetti "Dublinati": i migranti sbarcati in Italia che sono riusciti a superare i confini, hanno raggiunto la Francia e la Germania, ma anche altri stati dell'Unione, e nel nostro Paese devono tornare.



Nell'era Salvini, al di la delle minacce del ministro dell'Interno all'Europa, le cose non sono cambiate. Con una differenza: mentre prima i profughi arrivavano alla spicciolata, adesso ce li rimandano indietro con voli charter. 


Quaranta al mese da Berlino e venti ogni trenta giorni da Parigi. È un'applicazione del Trattato di Dublino e proprio sulla questione dei cosiddetti movimenti secondari si era discusso a lungo nel vertice di Vienna dello scorso settembre, quando Matteo Salvini aveva preteso un accordo, mai firmato, con l'omologo tedesco Horst Seehofer, che prevedesse il saldo zero, tra il numero di migranti "restituiti" e quello dei profughi presi in carico dalla Germania dopo gli sbarchi, ma intanto la riammissione non può essere fermata.
[...]
Sono almeno 40mila i profughi arrivati in Italia che, dal 2015, hanno superato il confine del Brennero e sono finiti in Germania. In base al Trattato di Dublino, che prevede la presa in carico dei richiedenti asilo nel paese di primo approdo, devono essere restituiti all'Italia.

Una procedura complessa perché le domande nominative devono essere controllate e accettate dal Dipartimento immigrazione e Liberta civili del Viminale. Alcuni hanno non sono mai stati registrati all'arrivo, ma le autorita tedesche sono riuscite a dimostrare che effettivamente lo sbarco era avvenuto sulle nostre coste e che successivamente i profughi erano riusciti a superare il confine, altri, invece, sono anche stati identificati negli hotspot e poi si sono allontanati facendo perdere le loro tracce. Il primo charter diretto a Roma è previsto per il prossimo 11 ottobre. I numeri francesi sono più bassi, ma la situazione è identica.

E anche Parigi, che conta gia una cifra considerevole di "dublinati" da restituirci, adesso, utilizza i charter. La quota francese è più bassa: 20mila persone in tutto. Un aereo è gia atterrato nei giorni scorsi. Gli altri cinquemila si trovano in altri stati dell'Unione, come l'Olanda e l'Austria, che hanno più volte sollevato il problema. La questione dell'attraversamento dei confini da parte dei migranti ha sempre suscitato forti polemiche, tanto da portare, periodicamente Germania e Francia a blindare le frontiere.

Valentina Errante

martedì 24 luglio 2018

Francesca Peirotti "Condannata perché trasportavo migranti in Francia? Lo rifarei subito. Quel confine è chiuso solo per i neri"

La Repubblica
Parla Francesca Peirotti, la cuneese a cui i giudici di Aix en Provence hanno inflitto 6 mesi: "Non sono una trafficante, penso solo che sia giusto aiutare persone in difficoltà".
Francesca Peirotti (al centro) durante un presidio di solidarietà
a Nizza in occasione del processo di primo grado
“Quella pronunciata contro di me è una sentenza politica”. Francesca Peirotti, 31 anni, è stata condannata a 6 mesi con la condizionale dal tribunale di Aix en Provence, in Francia, il 19 maggio scorso, per aver trasportato su un furgoncino da Ventimiglia a Nizza un gruppo di migranti originari del Ciad e dall’Eritrea, compreso un neonato. 

Oggi lei, originaria di Cuneo, vive a Marsiglia dove si è costruita una famiglia e dove lavora. I fatti che l’hanno portata davanti al tibunale risalgono all’8 novembre 2016. Assistita dal suo avvocato Zia Oloumi, Peirotti era stata condannata in primo grado, nel maggio 2017, ad una multa di 1000 euro ma aveva deciso di fare ricorso. Ma qualche giorno fa è arrivata una condanna molto più pesante.

Perché ha deciso di fare ricorso?
“Perché non ho fatto niente di male. Non sono un passeur, una trafficante, ho solo aiutato delle persone in difficoltà, ma la solidarietà è considerata un crimine. Ho deciso di fare ricorso perché non accetto una condanna per questo. E non accetterò nemmeno la sentenza della corte d’Appello, andrò fino in Cassazione e oltre, se sarà necessario. Non mi aspettavo che la condanna sarebbe stata innalzata, pensavo che al massimo avrebbero confermato la multa, ma evidentemente hanno voluto mostrare i muscoli”.

C’è la possibilità, se la condanna diventerà definitiva, che le venga vietato di vivere nella regione delle Alpi marittime per cinque anni. Questo la spaventa?
“Qui ho un lavoro e la mia famiglia, non credo sarà tanto facile mandarmi via o addirittura espellermi, e secondo me i magistrati e i giudici lo sanno benissimo: stanno cercando di convincermi a mollare, ma io non mi fermo”.

Cos’è successo quell’8 novembre 2016?
“Niente che si possa considerare un crimine. Ho aiutato degli amici, li ho accompagnati a Nizza e avevo intenzione di ospitarli a casa mia. Gli avrei chiesto dove fossero diretti e se avessero avuto bisogno di abiti o altro. Li stavo solo aiutando”.

Però l’accusano di aver favorito l’immigrazione clandestina.
“Accusano le mie idee politiche, il fatto che io abbia detto che quel confine non esiste”

Quello di Ventimiglia?
“Esatto. Io sono di Cuneo e ho passato tutte le estati della mia infanzia al mare. Attraversavo il confine e nessuno mi diceva niente perché ho la pelle chiara e i documenti italiani. Anche adesso nessuno mi ferma. I francesi non accettano che gli venga detto che quello non è un confine, ma un filtro che discrimina in base al colore della pelle. Io proprio non capisco come sia possibile che io possa passare tranquillamente solo perché sono una privilegiata”

Crede sia una guerra contro la solidarietà?
“E cos’altro? Stanno criminalizzando chi aiuta. Lo fanno a Ventimiglia e anche a Briançon. Io non ho mai fatto qualcosa pensando che potessero fermarmi e incriminarmi, altrimenti non avrei preso l’autostrada, avrei scelto almeno una strada secondaria”.

Questa condanna cambia qualcosa nella sua vita adesso?
“Per me assolutamente niente, mi spiace solo che faccia preoccupare persone a cui voglio bene”.

Se le capitasse ancora di incontrare qualcuno in difficoltà, lo rifarebbe?
“Sì, senza alcuna esitazione”.

sabato 21 luglio 2018

Giovane cuneese, Francesca Peirotti, condannata a 6 mesi di carcere in Francia per aver aiutato 8 migranti a attraversare il confine. "La solidarietà non può essere un reato"

Repubblica Torino
E' stata condannata dalla corte d'appello di Aix En Provence a sei mesi di carcere, con sospensione condizionale della pena per aver aiutato otto migranti ad attraversare il confine da Ventimiglia verso Mentone. Francesca Peirotti ha 31 anni ed è originaria di Cuneo ma da tempo vive a Marsiglia. L'accusa per lei è "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina in territorio francese".

I fatti risalgono all'8 novembre 2016. La giovane animatrice socio-culturale molto attiva sui temi dell'immigrazione, è accusata di aver trasportato su un furgone con il logo della Croce Rossa otto richiedenti asilo arrivati in Italia da Eritrea e Ciad e rimasti bloccati a Ventimiglia. Tra loro c'era anche un neonato. La ragazza era stata bloccata dalla gendarmeria francese sull'autostrada A8 all'altezza di Mentone.

Francesca Peirotti
In primo grado, a maggio 2017, era stata condannata a una multa di 1000 euro dal tribunale di Nizza che non aveva accolto la richiesta di condanna della procura. La corte d'Appello ha deciso per una pena ben più grave a cui potrebbe aggiungersi anche l'interdizione a vivere nella regione francese per prossimi cinque anni, se la condanna dovesse essere confermata anche in cassazione. La ragazza infatti, assistita dal suo avvocato Zia Oloumi, ha già presentato ricorso alla corte di cassazione di Parigi.

Peirotti aveva fatto ricorso in appello contro la multa e ora intende andare fino al terzo grado di giudizio e - se necessario - fino ala corte di giustizia europea. "La solidarietà non può essere un reato", ha più volte spiegato la giovane che in passato aveva passato sei mesi nella Jungle di Calais.

Carlotta Rocci

sabato 7 luglio 2018

Migranti: Francia, aiuto disinteressato a clandestini non è reato. Risponde allo spirito di "fratellanza"

ANSAmed
Il Consiglio costituzionale francese ha stabilito oggi che l'aiuto disinteressato al "soggiorno irregolare" non "è passibile di conseguenze giuridiche", in nome del "principio di fratellanza". 


La massima istanza della magistratura francese era stata sollecitata da Cedric Herrou, un agricoltore diventato il simbolo dell'aiuto ai migranti. La Corte ha dato forza a uno dei tre capisaldi della Francia repubblicana (Libertà, eguaglianza, fratellanza).

venerdì 15 giugno 2018

Ventimiglia, la denuncia di Oxfam: "La polizia francese taglia le scarpe ai bambini migranti"

La Repubblica
Ragazzini di 12 anni cui vengono tagliate le suole o viene rubata la Sim del telefonino. Detenuti in celle senza cibo e coperte. Costretti a tornare in Italia a piedi, o caricati sui treni falsificando la loro età e le loro dichiarazioni sulla volontà di restare Oltralpe. Nel rapporto "Se questa è Europa" le testimonianze sugli abusi alla frontiera italo-francese.

La polizia francese che "ferma i bambini stranieri soli e li obbliga a salire su treni diretti in Italia dopo averne alterato i documenti per farli apparire più grandi o facendo sembrare che vogliano tornare". Ragazzini che si vedono tagliare le suole delle scarpe o strappare via la Sim del telefonino. E raccontano "di maltrattamenti fisici e verbali subiti, di notti passate in celle senza cibo, acqua e coperte" in violazione di leggi francesi ed europee. 

È la denuncia del rapporto "Se questa è Europa", diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi: sarebbero decine i minori stranieri, anche dodicenni, vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali da parte della polizia francese, dopo aver superato la frontiera di Ventimiglia.

I bambini fatti passare per maggiorenni
Un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti migranti che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera: uno su 4 è un minore che cerca di raggiungere familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania, cui spesso vengono negati di fatto la protezione e il diritto di chiedere asilo. Il rapporto spiega che la prassi della polizia francese prevede, prima ancora del respingimento in Italia, il fermo dei minori, in violazione delle norme francesi ed europee. E inoltre, di frequente, la loro registrazione come maggiorenni, la falsificazione delle loro dichiarazioni sulla volontà di tornare indietro, la detenzione senza cibo o coperte e senza possibilità di parlare con un tutore legale.

Le scarpe tagliate e il furto della Sim
Molti i ragazzi che raccontano di aver subito abusi verbali o fisici: dal taglio delle suole delle scarpe al furto di carte Sim. Tanti vengono costretti a tornare a Ventimiglia a piedi, lungo una strada senza marciapiede, e con qualunque condizione atmosferica: una giovane donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, con in braccio il suo bambino di 40 giorni. In Italia poi, continua il rapporto, restano gravi carenze nella tutela dei diritti dei minori nei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, o non vengono informati sulla possibilità di richiedere asilo o di ricongiungersi ai familiari in altri Paesi europei.

Alla frontiera più di mille al mese
Stando al rapporto, da gennaio ad aprile 2018 sono stati 4.231 i migranti adulti e minorenni passati da Ventimiglia (16.500 da agosto 2017). Provenivano perlopiù da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero destinato a crescere con l'arrivo dell'estate. Al momento però l'unica struttura di accoglienza è al campo Roja, con 444 posti: qui a fare da deterrente sono l'obbligo di farsi identificare con le impronte digitali e la massiccia presenza di polizia. L'altro campo informale sul Roja, senza bagni e acqua potabile, è stato sgomberato di recente. Col risultato che i migranti più vulnerabili, tra cui molti bambini, continuano a dormire all'aperto.

"Ora un centro per donne e bambini"
Di fronte all'emergenza le tre associazioni chiedono alle autorità locali e al governo italiano di trovare subito gli spazi adeguati per realizzare un centro per i minori non accompagnati in transito e uno per le donne con e senza figli. "La situazione a Ventimiglia - dice Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne dei programmi in Italia di Oxfam - è lo specchio di un'Europa che sta tradendo i propri valori fondanti di solidarietà, non rispettando le norme nazionali ed europee alla base dell'idea stessa di Unione".

Un sistema di asilo europeo
"Per questo - continua Bacciotti - chiediamo al governo francese di intervenire per far cessare immediatamente gli abusi e i respingimenti illegali dei minori. E a quello italiano di attivarsi perché ciò avvenga, sospendendo i trasferimenti forzati verso i centri del Sud Italia". L'appello si rivolge anche all'Unione europea perché assicuri "procedure efficienti di ricongiungimento familiare e potenzi i meccanismi di ricollocamento tra i paesi Ue, assicurando la condivisione dell'accoglienza, anche attraverso la revisione del Trattato di Dublino e la creazione di un sistema di asilo europeo".

Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, con l'unità mobile del progetto Open Europe, da settembre hanno soccorso circa 750 migranti arrivati a Ventimiglia, il 20% minori soli, distribuendo kit d'emergenza ai tanti costretti a vivere sul greto del fiume. E fornendo assistenza legale e informazioni sui servizi locali e sui rischi di attraversare la frontiera.

venerdì 18 maggio 2018

Il sindaco di Briançon contro i fascisti di Generazione Identitaria: "se ne devono andare"

Globalist
Da più di un mese gli 'attivisti' di Generazione Identitaria pattugliano i confini a caccia di migranti, nella più totale indifferenza delle istituzioni
Defend Europe mentre pattuglia il confine Francia-Italia
Il sindaco di Briançon ha rilasciato un comunicato tramite la prefettura in cui domanda severe punizioni per gli 'attivisti' dell'organizzazione di estrema destra e fascista Generazione Identitaria, che nei mesi scorsi ha intrapreso delle vere e proprie spedizioni per impedire ai migranti di oltrepassare il confine italo-francese, nonostante il Ministero della Giustizia francese, lo scorso 4 maggio, abbia dichiarato illegali queste operazioni in quanto "chiara intromissione nelle funzioni delle forze dell'ordine".

Malgrado la decisione del Ministero, il sindaco denuncia che gli attivisti hanno continuato totalmente impuniti le loro attività di "controllo" delle frontiere e, con arrogante sprezzo delle istitituzioni, si vantano continuamente su Facebook (pagina che ora è stata cancellata) e altri social media delle loro imprese, come avevamo raccontato qui.

Il sindaco chiede allo Stato francese di prendere immediati provvedimenti penali per questi attivisti, contro cui si sono mobilitati molti centri sociali e antifascisti sia francesi che italiani.

venerdì 4 maggio 2018

Sulle Alpi a caccia del migrante - Ronde razziste francesi di «Defend Europe» collaborano con la gendarmeria

Il Manifesto
Monginevro. Nuova azione di Génération Identitaire, il gruppo di estrema destra francese ora pattuglia il confine con l’Italia

Giacca a vento azzurra, occhiali da sole, pantaloni sportivi, scarponcini da montagna: è questa la divisa di allegro e pur tremendo esercito privato, composto da ragazzi e ragazze dai tratti gentili. Partono da tutta la Francia per venire a pattugliare le montagne che separano l’Italia dal loro paese, perché devono «bloccare l’invasione». 


Una milizia che si coordina con la gendarmeria, affinché la caccia all’uomo abbia successo e l’invasore sia respinto al di là del confine. Le loro azioni sono pubbliche, sbandierate ai quattro venti grazie a una massiccia campagna mediatica. Sabato scorso rivendicavano «l’arresto di sette migranti avvistati e segnalati dalle squadre di Defend Europe al Monginevro» corroborando le parole con immagini in cui si vedono le ronde in giacchetta azzurra, composte da circa dieci persone, «accompagnare» in Italia chi tentava di passare il confine camminando lungo le piste da sci.

«Sulla base dell’articolo l 621-2 del codice dell’ingresso e del soggiorno degli stranieri e del diritto d’asilo e dell’articolo 73 del codice di procedura penale – dichiarano i volontari di Gènération Identitaire – che consente a ogni cittadino di arrestare l’autore di un reato palese, il nostro team ha riportato quattro clandestini alla frontiera, sotto la supervisione di un ufficiale di polizia. Sorpresi, non hanno mai cercato di scappare e hanno collaborato immediatamente».

Si percepiscono e operano come gli unici difensori del suolo francese, e non esitano a sfidare il governo Macron: «Contrariamente agli annunci del ministro degli interni Gérard Collomb, lo stato francese ancora non controlla il suo confine nella zona di Briançon. Gènération Identitaire richiede quindi nuovi rinforzi di polizia e un piano d’azione efficace. Non più un solo clandestino deve poter attraversare il confine. È soprattutto lo stato a garantire la sicurezza delle frontiere e non ai cittadini».

Si sono posizionati da circa due settimane al Monginevro – poco distante dalla chiesetta occupata di Claviere che funge da rifugio e presidio sanitario – e a Nevache, ovvero al di là del colle della Scala, sopra Bardonecchia: il passo che tra pochi giorni riaprirà. Si tengono lontani invece da Briançon dove la forte presenza di numerosi volontari pro migranti, nonché la connotazione politica dell’amministrazione locale, sinistra vicina a Mélenchon, non crea un terreno fertile per le passeggiate notturne delle ronde azzurre. Ma probabilmente operano anche in Italia.

Le polemiche successive all’incursione dei doganieri francesi all’interno del presidio sanitario gestito da Prefettura di Torino, Comune di Bardonecchia e due organizzazioni non governative, non spaventano i giovani patrioti francesi. Sabato notte davanti alla stazione ferroviaria di Bardonecchia è stato affisso un volantino, non firmato, in cui si legge: «Solidarietà con i funzionari di polizia francesi in servizio a Bardonecchia. Contrariamente a quando avviene in Italia essi compiono il proprio dovere per far rispettare le leggi. I locali di servizio a loro disposizione sono stati occupati da una ong che ci mangia con l’unilaterale consenso delle autorità italiane». 

Seguono una serie di insulti verso il sindaco di Bardoencchia Francesco Avato, e al prefetto di Torino Renato Saccone. La Digos di Torino sta tentando di capire chi abbia affisso il volantino e non è passata inosservata la concomitanza tra questo evento e l’attività di Gènération Identitaire. Anche perché la chiosa è una firma: «Dato che le autorità italiane sono queste, è bene che altri vengano a far rispettare la legge e riportare l’ordine».

Maurizio Pagliassotti - Bardonecchia

giovedì 3 maggio 2018

Prato - Al festival "Mediterraneo downtown" la città premia Benoit Duco la guida alpina che aiutò i migranti, indagata in Francia

Il Tirreno
Soccorse una donna incinta sulle Alpi e per questo è stato indagato: Benoit Ducos sarà il 4 maggio al Metastasio nella giornata inaugurale del “Mediterraneo Downtown”, il primo festival dedicato alle urgenze del "Mare Nostrum"
Benoit Ducos
La cerimonia inaugurale del festival si svolgerà venerdì alle 18,30 al Metastasio. E qui, a conclusione della serata, sarà assegnato il premio “Mediterraneo di pace”. Lo riceverà Benoit Ducos, la guida alpina indagata dalla magistratura transalpina per aver soccorso il 17 marzo scorso una famiglia di migranti al confine tra l’Italia e la Francia. Per aver trasportato la donna incinta a bordo della propria auto all’ospedale più vicino, Benoit dovrà rispondere del reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Ducos, che nell’occasione disse “Lo rifarei di nuovo”, riceverà il premio insieme a Anne Moutte e Pierre Mumber, tutti volontari dell’associazione “Tous Migrants” di Briançon”. Il premio a Ducos è un modo per ricordare che non solo “la solidarietà non è reato” secondo l’ormai noto slogan di tante ong, ma anche perché il lavoro di “Tous Migrants”, movimento di cittadini che si è mobilitato per rispondere alle criticità dell’accoglienza in questa zona di confine, sposa completamente lo spirito del festival: «La nostra inerzia, il nostro disinteresse, la nostra involontaria complicità – dice il direttore artistico Raffaele Palumbo – stanno frapponendo una sorta di distanza di sicurezza tra noi e il resto dei popoli del Mediterraneo. Stiamo cercando di non condividere uno stesso destino. Il nostro festival è un piccolo contributo a generare un racconto comune e nuovo del continente liquido, come lo chiama Braudel. Guardare gli altri per guardarci allo specchio».

La testimonianza delle famiglie che accolgono rifugiati. Cattivissimi, anzi cattivissime: sono quelle famiglie che accolgono in casa altre famiglie. Di migranti o rifugiati. Famiglie apparentemente normali che mettono la loro casa e il loro tempo a disposizione di altre persone, creando un circolo di solidarietà, accoglienza e condivisione. Arrivano da Ventimiglia a Lido di Camaiore, sono la famiglia di Pirrera-Torre e la famiglia Bastari-Mankowski. L’evento è organizzato insieme a Welcome refugees l’associazione che lavora per promuovere questo modello di accoglienza.

venerdì 27 aprile 2018

Migranti: appello vescovo francese Xavier Malle per aiutarli sulle Alpi

AnsaMed
'Basta strumentalizzazioni al confine italo-francese'.
"Aiutateci!": in un intervento pubblicato sul sito di France Info, Xavier Malle, vescovo di Gap e di Embrun, in Francia, lancia un appello alla "solidarietà nazionale" per il sostegno ai migranti in transito sulle Alpi.


Il Colle della Scala, alla frontiera franco-italiana, è oggetto di tensioni tra chi sostiene e tra chi invece vuole bloccare il passaggio dei migranti. Lo scorso fine settimana, dei militanti del gruppo di estrema destra Génération identitaire hanno manifestato sul posto erigendo un muro simbolico contro i migranti, con episodi di tensione con militanti no-border che invece invocano la soppressione delle frontiere.

"Le nostre montagne - avverte Xavier Malle - non possono essere terreno di giochi politici dove le persone, di un campo come dell'altro, possono liberamente affrontarsi strumentalizzando i migranti. La situazione è già abbastanza complicata, non ne abbiamo davvero bisogno". 

Quindi l'appello per maggiori aiuti in loro sostegno.